LA SCUOLA DELLA CARITÀ

(da "La Nona Campana", ottobre-novembre 2008)


Questo filone di storia di Lonate non era mai stato studiato finora.

Nell'archivio comunale è stato trovato anni fa un bifoglio a stampa dell'anno 1695 riportante un decreto di san Carlo Borromeo del 1570 e un brano degli atti della visita del 1620 del cardinal Federico Borromeo alle parrocchie della pieve di Gallarate. I due testi, riguardanti un ente che si chiamava Scuola della Carità, venivano stampati insieme presumibilmente perché erano insorti dubbi e litigi in merito a dettagli amministrativi dell'ente.

"Erigiamo ex nunc - aveva deciso san Carlo - la Scola della Carità con l'osservanza delle Regole Generali stampate et ex nunc parimente, di consenso ancora delli Scolari, incorporiamo in questa Scola le altre tre, cioé S. Ambrogio, S. Maria e S. Gioanni". Il decreto proseguiva precisando che le entrate della Scuola erano destinate ai poveri, tranne un quarto di esse che era destinato alla chiesa parrocchiale. Il brano del 1620, rievocando i tre consorzi medievali di Santa Maria, Sant'Ambrogio e San Giovanni Battista, li diceva risalenti agli anni 1333-1341; ricordava che san Carlo li aveva ridotti in unità e gravati dell'obbligo di destinare un terzo delle entrate annuali (circa 1000 lire imperiali, derivanti dall'affitto dei beni immobili) alla manutenzione e decoro della chiesa di Sant'Ambrogio e all'alimentazione delta lampada ad olio del SS. Sacramento, fatta salva per i poveri la restante parte delle entrate.

Che cosa si sa di questi consorzi medievali? Si sa abbastanza del consorzio di Santa Maria giuridicamente insediato nel 1333 nella chiesa omonima (poi ricostruita nel Seicento con il nome di Santa Maria degli Angeli); quasi niente degli altri due consorzi, risalenti al 1341, insediati nella chiesa di Sant'Ambrogio. Lo statuto, un elenco dei beni, i nomi degli antichi ufficiali del consorzio di Santa Maria sono contenuti in un fascicolo pergamenaceo, avviato proprio nel 1333 e già incompleto nel Seicento, il cui testo e pubblicato in appendice alla "Storia di Lonate" scritta da Gian Domenico Oltrona Visconti. I concetti dello statuto si possono cosi riassumere.

"Ogni socio versi come quota di iscrizione soldi 20 e poi aggiunga ogni mese denari 20 per le necessità del consorzio. In caso di litigi tra i soci, si stia alla decisione dei consoli [del consorzio]. Ogni socio parteciperà al funerale del socio che muore e dirà per l'anima sua 25 Pater e 25 Ave. Se un socio si ammala e non ha più di che vivere, il consorzio gli passerà alimenti per tutta la durata della malattia. Alla morte di un socio, i consoli facciano suonare come segno distintivo prima due campane insieme per poco tempo, subito dopo una campana sola lungamente; il consorzio assicuri due torce al funerale. Se un socio muore fuori paese ma nel raggio di 10 miglia, sarà portato a Lonate a spese del consorzio. Ogni anno nella festa dell'Ascensione il consorzio distribuirà ai poveri in elemosina 5 sacchi di segale e miglio."

Simili al consorzio di Santa Maria per organizzazione e finalità dovevano essere gli altri due. Di questi consorzi, formatisi in gran parte proprio nel Trecento ed ispirati a modelli comportamentali tipici del basso Medioevo, ce n'erano ben sette a Busto Arsizio, dei quali rimane solo il nome; rimane invece lo statuto del consorzio del 1376 di Sant'Antonio di Gallarate, matrice primordiale dell'omonimo ospedale civico della città. I consorzi di Lonate non produssero un esito socialmente cosi significativo.

L'elenco degli "anziani", cioè degli ufficiali del consorzio di Santa Maria, nel fascicolo suddetto si spinge fino all'anno 1435 entro il fascicolo accennato, conservato pure nell'archivio comunale.

Questi consorzi vennero presto chiamati scuole. Proprietà della Scuola di Santa Maria sono menzionate in documenti del 1457 e del 1464; proprietà delle Scuole di Lonate (il plurale nascondeva una fusione?) sono menzionate nel 1504. Dei tre consorzi lonatesi si ha cenno nel 1491 quando, lamentando furti di beni e di documenti, invocavano dalla curia arcivescovile di Milano sanzioni contro gli illegittimi detentori.

San Carlo aveva già istituito la Scuola della Carità in altre parrocchie, e di essa aveva promulgato regole, diffuse a mezzo stampa. Dopo di lui trattarono di questa Scuola parecchi dei visitatori ecclesiastici venuti a Lonate, dato che la Scuola durò per almeno due secoli con sede canonica nella chiesa di Sant'Ambrogio e con funzione precipua ai assistenza ai poveri del paese. Le loro note si conservano parte nell'archivio storico diocesano di Milano, parte nell'archivio plebano di Gallarate.

Nel 1596 alla Scuola della Carità, erroneamente indicata negli atti della visita come Scuola della Pietà, venivano riconosciuti entrate annuali nella misura di 437 lire e di 30 moggia di mistura (segale e miglio), uscite annuali cosi suddivise: 10 moggia di mistura alla chiesa di Sant'Ambrogio e 6 a quella di Santa Maria, 60 lire per la lampada del Santissimo, 56 lire per il magazziniere, elemosine per 4 anniversari funebri (cui intervenivano anche i sacerdoti di Ferno e di Sant'Antonino) e per altre 8 messe. La differenza attiva era tutta per i poveri, che ne potevano fruire presentando una scheda firmata da uno dei due parroci del borgo e da due dei quattro deputati o amministratori della Scuola e controfirmata dal cancelliere. I deputati erano Giovanni Antonio Carcano, Ambrogio Spezzi, Ambrogio Regalia, Antonio Tomasoni, il cancelliere era Pietro Piantanida, il tesoriere Francesco Locati. La Scuola aveva anche un "protettore" (oggi diremmo sponsor) in Marco Antonio Della Croce. Nel 1639 i deputati della Scuola erano il mastro artigiano Stefano Rossi Bertolli, Ambrogio Tanzi, il signor Giovanni Repossi; era tesoriere Francesco Piantanida Zaro.

Nel 1684, quando la Scuola venne indicata come "mons caritatis", cioè banca della carità, le entrate da fitti erano computate in lire 1.200. Nel 1707 le entrate dichiarate furono invece lire 870, derivanti da 463 pertiche di terra. I deputati erano Francesco Zaro, Arcangelo Agnelli, Paolo Zaro, Giulio Repossi, il tesoriere era Pier Giuseppe Canziani. Era allora aperta una controversia, che il visitatore appianò, sul calcolo di quanto dovuto per la lampada del Santissimo.

Molti debitori della Scuola erano attestati insolventi da anni. La Scuola, novità interessante, gestiva l'eredità disposta con testamento del 1681 da Antonio Repossi (rimane a lui intitolata una via del paese), eredità che comportava entrate annue per lire 400, uscite ogni anno per 4 doti di ragazze povere in età da marito, altre uscite a favore del parroco decano, dei deputati della Scuola e anche di altre persone, loro vita naturale durante.

Nel 1750, negli atti della visita del cardinal Pozzobonelli, è ricordato il Luogo Pio della Carità, sostenuto da antichi pii benefattori e rinvigorito dalla famiglia Repossi. La proprietà della Scuola era salita a 632 pertiche di campi, 48 di prati, 40 di boschi, 280 di brughiera. Poveri e infermi rimanevano i principali destinatari delle rendite. Gli amministratori erano Giovanni Antonio Zaro, Carlo Antonio Bollazzi, il cancelliere era Martino Tapella, faceva da tesoriere il sacerdote Francesco Mazzucchelli il quale, dopo il controllo dei libri, risultò debitore verso la Scuola di ben 1.545 lire.

Rinvii alla Scuola della Carità si trovano anche nei registri dell'archivio parrocchiale di Lonate. Nelle ultime pagine del primo registro dei battesimi che furono dedicate alle ufficiature da morto, si legge di "legati n. 4 adì 3, 4, 5, 7 genàr de 1600 a cunto delle scole della Carità di Lonà Pozoldo, con l'intervento del clero di Lonà, Ferno et Santo Antonino, così come è consuetudine, et l'ultimo si fa a cunto del messer Vilano testator". I quattro uffici dei primi giorni di gennaio a carico del Luogo Pio della Carità si incontrano ancora nel registro degli annuali o anniversari funebri degli anni 1705-1750: erano uffici per i benefattori del Luogo Pio. E ritornano sotto i giorni dal 2 al 7 gennaio anche nel registro degli annuali esteso fino all'anno 1805.

Già sappiamo dell'intervento risolutivo messo in campo nel 1801 dal Luogo Pio delta Carità che, subentrando a una cordata in crisi di privati, sborsò la bella somma di lire 7.300 per pagare il nuovo concerto di cinque campane, fornite dal fonditore Comerio di Malnate per la torre di Sant'Ambrogio che era stata sopraelevata pochi anni prima.

A queste notizie se ne dovranno aggiungere altre, perché giace inesplorata presso l'archivio di Stato di Milano un'intera cartella intitolata "Scuola dei Poveri" di Lonate Pozzolo, presumibilmente un modo diverso per denominare la Scuola della Carità, mentre l'ultima parte delta storia dell'ente fino ai subentrati servizi di assistenza del secolo XX dovrebbe leggersi nell'archivio comunale.

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Già che ci siete, se lo credete, potete dare un'occhiata alla storia antica di Lonate; altrimenti, cliccate qui e tornate indietro.


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