1848, nasce la Repubblica Italiana!

di Homer


Ho sempre pensato che l’unità d’Italia si sarebbe potuta fare in modo del tutto diverso rispetto a quanto avvenuto nella nostra linea temporale. Un differente processo di unificazione nazionale avrebbe sicuramente potuto rendere l’Italia più avanzata economicamente ed industrialmente, senza parlare dei problemi sociali. Perché non una Repubblica Federale auspicata dal Cattaneo, o comunque la Repubblica che Mazzini e Garibaldi tanto desideravano? Ecco qui uno svolgimento molto ucronico!

.

1820-1821: Moti Carbonari nel Napoletano con lo scopo di chiedere la costituzione a Ferdinando di Napoli. Florestano e Guglielmo Pepe, alti ufficiali borbonici di provato valore riescono ad imporre la costituzione al sovrano grazie alla sollevazione popolare fomentata da numerosi parroci ed ufficiali dell’esercito, come Michele Morelli e Giuseppe Silvati. In Luglio Guglielmo Pepe muove le sue forze di regolari ed insorti su Napoli, costringendo Re Ferdinando alla Costituzione del 6 Luglio. Pochi mesi dopo, a Lubiana, la Santa Alleanza decide di muovere su Napoli e nel Marzo 1821, le Armate Austriache che sostenevano la Restaurazione e Ferdinando, nel frattempo passato nuovamente ai reazionari, attaccano le forze costituzionaliste ad Antrodoco, dove Guglielmo Pepe infligge loro una tremenda sconfitta, forzando Ferdinando alla fuga in Sicilia due mesi dopo. Il Regno delle Due Sicilie scompare, sostituito dalla Repubblica Napoletana, presieduta dallo stesso Guglielmo Pepe. Sempre nel Marzo 1821 in Piemonte, Santorre di Santa Rosa e ambienti carbonari guidano una ribellione dei presidi di Alessandria, Novara, Vercelli e Torino, dove i capi delle truppe insorte propugnavano l’applicazione di nuove norme di carattere costituzionale simili a quelle Napoletane e Spagnole. Il Re Vittorio Emanuele I abdica piuttosto che concedere il documento, lasciando il trono al fratello Carlo Felice, al momento in Sardegna, lasciando Carlo Alberto, che più deciso e libero d’agire ratifica il documento, trasformando il Piemonte in una monarchia Costituzionale con lo Statuto del 1821. Nomina anche Santa Rosa primo ministro, che prende immediatamente contatto con Pepe.

1824: L’Austria decide di riaffermare fortemente il proprio peso in Italia, scendendo nel Meridione e battendo questa volta i Costituzionalisti di Pepe presso Guardiagrele (CH) , mentre corpi di spedizioni Borbonici vacillavano nel tentativo di risalire la Calabria, affrontando una tenace resistenza sulla Sila. Pepe viene catturato e gran parte del governo napoletano è passato per le armi entro Settembre. Contemporaneamente gli Austriaci varcano il Ticino per forzare i Piemontesi ad abrogare lo statuto. I Piemontesi oppongono un mese di resistenza sul Sesia, battendo due volte in scontri di media entità gli Austriaci, presso Oleggio (NO) e Romagnano Sesia (NO), ma sono definitivamente sconfitti nella Battaglia di Santhià (VC) del Novembre 1824, Carlo Alberto è costretto ad abdicare e Carlo Felice ritorna dalla Sardegna come Re di Sardegna e Piemonte, ovviamente abroga lo Statuto e incarcera Santa Rosa.

1828: In Lombardia iniziano le prime sollevazioni di stampo Repubblicano – Indipendentista sotto la guida di Confalonieri e Pellico, entrambi catturati e spediti allo Spielberg.

1831: Ciro Menotti organizza delle rivolte nel Ducato di Modena e nelle Legazioni Pontificie, governato da Francesco IV d’Austria-Este, tra l’altro indicato da Carlo Felice come successore del Regno di Sardegna, in quanto ne aveva sposato la nipote Maria Beatrice di Savoia (figlia primogenita di Vittorio Emanuele I), con la velata idea d’un aiuto della Francia di Luigi Filippo e del falso appoggio del Duca, che fa reprimere il moto con l’appoggio austriaco dopo aver fatto arrestare il Menotti. Una ad una le città dell’Emilia e della Romagna cadono in mano agli Austriaci, che in Aprile, alla morte di Carlo Felice, ratificano la successione di Francesco IV al trono di Sardegna.  Francesco mantiene Modena e Reggio in cambio della sua sottomissione all’Austria.

1832-1847: Moderato riformismo liberale in Piemonte e inizio dello sviluppo economico del paese. Figure di spicco come D’Azeglio, Gioberti e Balbo si avvicendano ai tiepidi segnali riformisti del sovrano Francesco IV, che si inizia a svincolare sempre di più dall’Austria. Nel 1847 succede a Francesco IV, il figlio Francesco, che assume il titolo di Re d’Alta Italia, dopo che un plebiscito (con favore austriaco) ha dato Parma agli Austria-Este.

Ecco la situazione all’inizio del 1848:

La penisola italiana nel 1848

1848: Il 12 Gennaio, la Sicilia dichiara l’Indipendenza dal Regno delle Due Sicilie, sotto la guida di Ruggero Settimo, che insieme alle assemblee locali dà vita ad una costituzione liberaldemocratica sullo stampo di quella del 1812. Poco tempo dopo Ferdinando II è costretto a concedere una nuova costituzione in Febbraio. La piega costituzionalista spinge Francesco d’Alta Italia a riconcedere lo Statuto Albertino con minime modifiche in Marzo. Tra 13 e 15 Marzo i domini asburgici sono scossi da agitazioni popolari che spingono gli Italiani a darsi da fare, così il 17 Marzo a Venezia per opera di Daniele Manin e Niccolò Tommaseo. Il Giorno successivo a Milano, iniziano le Cinque Giornate, conclusesi con la vittoria degli insorti, che con Carlo Cattaneo danno vita ad un governo di guerra d’orientamento liberale, e un governo provvisorio presieduto dal Conte Gabrio Casati di posizioni aristocratiche e moderate. Francesco d’Alta Italia intravede di realizzare il Sogno del Padre, Francesco IV d’Austria-Este, cioè unificare l’intero Norditalia sotto il suo scettro e il 23 Marzo dichiara guerra all’Austria in supporto agli insorti. Il 3 Aprile Ferdinando II delle Due Sicilie nomina primo ministro il Liberale Troja. La guerra nel nord va avanti con l’appoggio di decine di migliaia di volontari e il 30 Aprile gli Alto Italiani vincono a Pastrengo (VR). Il 15 Maggio una sollevazione reazionaria prova a rovesciare il governo liberale di Troja, ma Ferdinando II placa gli animi, liberando tra l’altro Guglielmo Pepe, che è inviato al nord in appoggio ai rivoltosi. Il 28 Maggio Volontari Toscani resistono a Curtatone (MN) agli Austriaci. Due giorni dopo a Goito (MN) gli Italiani vincono ancora avanzando verso Verona e il Quadrilatero, dove Radetzky si è rifugiato. Il 30 Maggio è occupata la fortezza di Peschiera, in quei giorni Francesco è acclamato addirittura Re d’Italia dalle sue truppe. Pio IX però fa marcia indietro, ritirando le sue truppe che avevano marciato su Vicenza e Padova per coprire Venezia. Allo stesso modo le truppe di Ferdinando II si ritirano per ordine Regio, ma il Pepe si unisce con migliaia di volontari agli insorti veneziani. Nel frattempo Radetzky, ricevuti rinforzi da Friuli e Tirolo rilancia l’offensiva, attaccando Vicenza e prendendola il 10 Giugno, mentre Casati si recava a Torino per dire a Re Francesco che il plebiscito d’annessione era riuscito per quanto riguardava il Milanese, nonostante i dubbi dei liberali e dei repubblicani guidati da Cattaneo che avevano indicato di votare in massa la terza alternativa, l’indipendenza. Il 23-25 Luglio l’Austria sconfisse definitivamente a Custoza (VR) gli Italiani. Francesco si lasciò andare ad una tregua precipitosa che consegnava all’Austria gli ex-ducati in cambio del mantenimento della corona di Sardegna. I Milanesi, traditi, si trovarono nuovamente nelle mani degli Austriaci in Agosto.

1849: L’iniziativa italiana passa nelle mani dei democratici come Cattaneo: in Toscana il Granduca Leopoldo affidato il governo al democratico Montanelli già nell’Ottobre 1848 fugge a Gaeta, stessa cosa fa il Papa dopo che i democratici hanno dichiarato la Repubblica Romana il 9 Febbraio sotto la guida del triumvirato Saffi, Armellini e Mazzini, raggiunti da Garibaldi e dai suoi volontari. Nei primi di Marzo l’esercito sardo esautora Re Francesco, che fugge in Svizzera e ripara poi in Austria. Il 20 Marzo truppe Sarde coadiuvate da volontari Toscani,Lombardi e Romani varca il Ticino e congiuntesi con altri volontari guidati dall’onnipresente Garibaldi, infligge il 23 Marzo una pesante sconfitta agli Austriaci presso Magenta (MI), occupando Milano due giorni dopo. A Milano Cattaneo dichiara la Repubblica Ambrosiana, mentre contemporaneamente a Genova e a Torino nascono le Repubbliche Genovese e Subalpina sotto la guida di Lorenzo Pareto e Massimo d’Azeglio, coadiuvato da Camillo Benso. I Volontari e l’esercito Sardo raggiungono il 1 Aprile la città di Brescia, dove i patrioti di Tito Speri resistevano da tempo ai tentativi austriaci di entrare in città, guadagnando alla città l’epiteto di Leonessa. Nello stesso periodo l’Ungheria si rivolta violentemente contro l’Austria, togliendo risorse preziose al teatro italiano. Così le quattro repubbliche del Nord (Subalpina, Ligure, Ambrosiana e San Marco) si confederano con le Repubbliche Toscana e Romana nella Repubblica Italiana, che riconosce il governo di Cattaneo e la priorità nel rompere l’assedio di Venezia. Intanto Radetzky e gli Austriaci vacillano attorno a Verona e Mantova con forze stimate attorno ai trentamila uomini, mentre gli si oppone la totalità dell’esercito ex-sardo, volontari delle sei repubbliche e stranieri al comando unificato di Giuseppe Garibaldi per un totale di 57000 uomini. Garibaldi in Giugno, più precisamente il 17 sfonda definitivamente l’accerchiamento di Venezia con la vittoria di Piove di Sacco (PD), liberando la città che era sotto assedio da diversi mesi. Luigi Bonaparte, timoroso della piega presa in Italia si mise in combutta con l’Austria, invadendo Savoia e Piemonte con 21000 uomini al comando del Generale Oudinot, mentre il grosso degli Italiani si trovava in Veneto e Friuli. Oudinot batte agevolmente le bande disorganizzate in Savoia e in Val d’Aosta, occupando Ivrea il 30 Giugno. Cattaneo negozia una pace immediata con la Francia prima che questa possa mettere in crisi la già precaria situazione italiana, cede la Savoia in cambio del ritiro dei Francesi. Bonaparte accetta e Oudinot si ritira il 3 Luglio. Il 23 Agosto arriva la vittoria decisiva italiana del Garibaldi presso Cormons (PN), dove il D’Aspre, succeduto a Radetzky alla guida degli Austriaci perde pur in condizioni di netta superiorità numerica (57000 Austriaci contro 32000 Italiani). Il 6 Settembre gli Austriaci chiedono la pace, sconfitti dalla “marmaglia” italiana sono costretti al momento ad accettare l’indipendenza italiana. Il Governo Cattaneo cade dopo accese proteste per la cessione della Savoia alla Francia, e l’incarico di governo è dato a Giuseppe Mazzini. In Maggio la Sicilia è caduta nelle mani dei Borbone e Settimo fugge a Civitavecchia. La Capitale della Neonata Repubblica Italiana viene portata da Milano a Roma in Novembre, e Mazzini indice le elezioni per l’Assemblea Costituzionale il Gennaio successivo.

1850-1853: In Gennaio il Parlamento Nazionale eletto, presieduto da Ruggero Settimo, è a schiacciante maggioranza democratica con il 60% dei seggi, il 34% dei seggi è moderato e il restante indipendente, Mazzini è dichiarato Presidente della Repubblica e Cattaneo Primo Ministro. La Costituzione che nasce tra Gennaio e Giugno è una costituzione Repubblicana,Democratica, Laica e Federale. La Repubblica Italiana si articola in Sette Repubbliche: Subalpina (Piemonte e Nizza), Genovese (Liguria e Lunigiana), Ambrosiana (Lombardia), San Marco (Veneto), Toscana (Ex-Granducato), Romana (Ex-Stato Pontificio) e la Repubblica di Sardegna, con forti connotati autonomisti. Il Gabinetto Cattaneo riesce a far riconoscere l’Italia a gran parte degli Stati Europei, come Francia, Inghilterra e Prussia e pone le basi per l’istruzione elementare e lo sviluppo ferroviario e industriale unitario, inoltre prende contatto con i patrioti trentini guidati da Nepomuceno Bolognini e con quelli meridionali guidati dal Crispi. L’Unificazione Legislativa ed economica, improntata al protezionismo e all’abolizione dei dazi tra stati italiani venne perseguita per la durata di tutto il governo Cattaneo, che terminò nel 1853 in seguito alle mancate promesse del suffragio universale maschile.

1853-1859: Alle elezioni del Maggio 1853 vince il Moderato Cavour, che si applica immediatamente per rimettere a posto le questioni con il Papa, che nello stesso anno torna a Roma seppur restio a riconoscere il nuovo stato italiano. Il Cavour rafforza fortemente l’industria siderurgica italiana e dà grande impulso ai traffici commerciali, facendo di Genova il porto più importante d’Italia e uno dei maggiori del Mediterraneo, il nascente triangolo industriale tra Torino, Milano e Genova è avvicendato dallo sviluppo d’un asse industriale che va Verona a Firenze, passando per le città emiliane e Bologna. La Ferrovia è uno degli strumenti del boom dell’economia italiana, e i km posati decuplicano.

Ecco una cartina del 1855:

La penisola italiana nel 1855

Cavour, per venire incontro alle volontà delle regioni emiliane e romagnole, svincola il governo locale dalla Repubblica Romana creando la Repubblica Padana. Cavour nel 1856 è rieletto, sconfiggendo Cattaneo, che si ritira a Lugano per motivi misteriosi. Il Secondo gabinetto Cavour si prepone l’unificazione totale del paese e l’esercito Regolare Italiano è fortemente rinforzato per invadere le Due Sicilie e per proteggere il Nord in caso di reazione austriaca. Nel 1856 Cavour riceve una proposta interessante dal movimento indipendentista Corso, che stancatosi del colera dilagante e della trasformazione dell’isola in una specie di colonia penale, pensa di appoggiarsi all’Italia,e non nega la possibilità di unirsi all’Italia. Cavour fa orecchie da mercante e fa finta di nulla con i diplomatici Francesi e Inglesi che ha contattato nel 1857, giusto per avvisare la imminente sollevazione nell’Italia meridionale. L’Inghilterra si dice entusiasta, a patto di poter mantenere il predominio commerciale in Sicilia e Mediterraneo, mentre i Francesi sono timorosi riguardo un’unificazione completa della penisola Italiana. Nel 1858 Cavour batte Rattazzi alle elezioni con il 68% delle preferenze. Cavour negozia a Klagenfurt con Francesco Giuseppe le modalità per il non intervento austriaco nella guerra contro le Due Sicilie. L’Italia rinuncia alle pretese su Trento, Trieste, Istria e Dalmazia. Il 26 Marzo l’Italia dichiara guerra al Regno delle Due Sicilie, nell’indifferenza delle potenze Europee. L’Esercito Italiano al comando di Garibaldi sconfigge agevolmente e ripetutamente l’esercito Borbonico tra Aprile e Maggio a Chieti, Sora (FR) e Gaeta (LT) e il 9 Maggio entra a Napoli. Il Re Ferdinando II, ormai vecchio, accetta la sconfitta e abdica. La vittoria Repubblicana è totale e il Regno delle Due Sicilie viene annesso definitivamente alla Repubblica Italiana nel Dicembre 1859, organizzato nelle due Repubbliche di Sicilia e Napoli. Contemporaneamente una sollevazione popolare del tutto inaspettata agita Ticino e Grigioni, nel primo 1860, animata da Giovan Battista Pioda, memore delle battaglie della Guerra del Sonderbund, in cui aveva realizzato che forse la Svizzera non era la nazione giusta per i Ticinesi. Gli Italiani prendono la palla al balzo e riconoscono il Ticino e le Valli Italiane dei Grigioni indipendenti, mandandovi Garibaldi e un pugno di Volontari. La Svizzera prova a reagire, ma gli Italiani riescono a chiudere i passi di Sempione e San Gottardo, così le truppe elvetiche si trovano il passaggio sbarrato. Gli Elvetici riconoscono alla fine la perdita della Svizzera Italiana con i patti di Torino del 1861, in cui Cavour dimostra la sua enorme abilità diplomatica, intavolando i lavori per l’espansione ferroviaria, commerciale ed economica dell’Italia verso l’Europa centrale. Il 17 Marzo, deputati da tutte le Repubbliche Italiane si ritrovano a Roma e a Palazzo Madama, Mazzini e Cavour dichiarano l’Unità d’Italia. Mazzini rimette al voto, a suffragio maschile censitario (vota chi paga almeno 15 Lire e ha più di 21 anni, cioè un terzo della popolazione maschile), di circa due milioni di Italiani i lavori per la Costituente. Vince la Sinistra Mazziniana e di Cattaneo con il 57% dei voti. Nello stesso anno in Trentino,Istria e a Zara appaiono nel giro di pochi giorni migliaia di coccarde tricolori.

1862-1865: Mazzini nel tardo 1862 legge il testo della Costituzione Italiana del 1862:

Articolo Primo:
La Repubblica Italiana è una Repubblica Federale e Democratica, fondata sulla nazione Italiana.
Il Popolo Italiano esercita la sovranità nelle forme e nei limiti espressi dalla Costituzione.

Articolo Secondo:
La Repubblica ritiene e garantisce l’inviolabilità dei diritti dell’Uomo, sia nella sua persona che in associazione con altre, la Repubblica richiede al cittadino l’adempimento dei doveri di solidarietà economica, politica e sociale.

Articolo Terzo:
I Cittadini sono eguali di fronte alla Legge e hanno pari diritti e doveri di fronte alla Repubblica, senza distinzione di razza, di lingua, di religione, di idee e di condizioni civili ed economiche…

(Piccola rielaborazione della nostra Carta Costituzionale…)

La Repubblica Italiana si articola in Nove Repubbliche: Subalpina, Ligure, Lombarda, Veneta, Padana, Toscana, Romana, Napoletana, Siciliana, Sarda. Il sistema è bicamerale, con Senato e Camera dei Deputati, la prima eletta con due Senatori per Prefettura, ente amministrativo di base di ogni Repubblica (le nostre province) per un totale di 130 Senatori più cinque Senatori a vita (Mazzini, Cattaneo, Cavour, Garibaldi e D’Azeglio), mentre la Camera, di duecento membri viene eletta in ragione della popolazione delle Repubbliche. La popolazione elegge il Presidente, che a sua volta nomina il Primo Ministro e l’Esecutivo (semipresidenzialismo alla francese di oggi).

Il primo Presidente della Repubblica è Cattaneo, che nomina Mazzini primo Ministro. Vengono rapidamente intraprese riforme come quella della Scuola, del Casati (1859) che viene estesa a tutto il territorio nazionale, allo stesso modo vengono definitivamente eliminate le differenze legislative e amministrative tra Sud, Ticino e Italia pre-1859, vennero intraprese politiche commerciali di protezionismo per difendere la nascente industria Italiana, che si dirama lungo le arterie ferroviarie statali che si snodano verso Sud, portando alla nascita del quadrilatero industriale Siena-Terni-Perugia-Roma. Il debito pubblico però vola e il governo Mazzini cade nel 1865 con tre anni d’anticipo rispetto al termine previsto della legislatura. Cattaneo è costretto, dopo aver affidato a Rattazzi il governo a sciogliere le Camere per le agitazioni popolari a sfondo nostalgico nel Meridione.

1865-1867: Le elezioni premiano la destra storica di Cavour, che diviene Presidente e che nomina La Marmora Primo Ministro. Il La Marmora reagisce con il pugno di ferro contro i briganti meridionali, mentre Cavour si allea con la Prussia per ottenere le terre irredente del Trentino, di Trieste e della Dalmazia. Nel 1866 Gli Italiani al comando di Garibaldi attaccano il Trentino, mentre truppe al comando di Cialdini attaccano dal Tagliamento la Venezia Giulia. Insurrezioni a Trento, Trieste, Fiume e Zara. La Flotta Italiana al comando di Persano distrugge le navi Austriache a Lissa, mentre Garibaldi batte gli Austriaci a Caldaro e Cialdini sta per entrare a Trieste. I Prussiani battono gli Austriaci a Sadowa. Cavour ottiene nella pace di Potsdam la cessione del Trentino, della Venezia Giulia, dell’Istria e della Costa Dalmata. Nel 1867 queste aree divengono a tutte gli effetti parte della Repubblica Italiana, Trento, con lo scorporo di Belluno dalla Repubblica Veneta diviene la Repubblica Alpina, mentre nasce la Repubblica d’Istria e Dalmazia con capitale Trieste. Le spese enormi portano a misure impopolari e alla crescita del peso fiscale, che però viene ripartito in modo più equo della nostra linea temporale. Cavour morì però nel 1867 a causa d’una delle sue numerose crisi malariche. Si ritornò alle elezioni e ancora una volta vinse la Destra Storica con Lanza.

1867-1872: Le impopolari misure economiche correttive iniziano ad affievolirsi quando il deficit statale per l’anno 1868 si attesta attorno al 3,1% del totale e il debito pubblico è elevato ma ancora ampiamente estinguibile. Lanza rimane neutrale nelle questioni politiche estere, interessandosi solamente alle riforme interne e ai rapporti con il Papato, a cui riconosce nel 1869 la Legge delle Guarentigie, che di fatto apre la strada al Concordato del 1891, dopo l’Enciclica Rerum Novarum. Il 4 Settembre 1870 i Francesi perdono a Sedan contro i Prussiani, aprendo il fianco agli Italiani, che sbarcano in Corsica, dove trovano una calda accoglienza da parte del movimento filoitaliano e anche indipendententista. La Francia, completamente disorganizzata, accetta di perdere contemporaneamente l’Alsazia-Lorena e anche la Corsica (il Revanscismo sarà molto più forte che nella nostra Linea Temporale).

La penisola italiana nel 1870

1872: Alle nuove elezioni la Destra perde molto consenso, ma tuttavia Marco Minghetti riesce a vincere, nominando Lanza primo ministro.

1873: Meucci riesce a rinnovare il brevetto dell’invenzione del telefono grazie all’interessamento del Consolato Italiano di New York. Politiche sempre più severe per perseguire il pareggio del bilancio scatenano il malcontento della classe rurale: vi sono alcune rivolte a sfondo contadino nella bassa padana. Ciononostante Quintino Sella è ancora riconfermato Ministro delle Finanze della Repubblica. La crisi fa però cadere il Gabinetto Lanza, a cui subentra Luigi Federico Menabrea.

1874-1875: L’iniziativa privata, che aveva sorretto la crescita delle arterie ferroviarie, era in forte difficoltà. Gli interessi del notabilato della Destra erano così compromessi. Menabrea rassegna le dimissioni a metà 1875 per le resistenze sulla nazionalizzazione delle ferrovie da parte della Destra. Minghetti subentra come Primo Ministro ad interim, fino a quando è sfiduciato dalla Camera. La nuova maggioranza che emerge dal voto è della Sinistra, guidata da Agostino Depretis. Minghetti riconosce la sconfitta e fa Depretis primo ministro fino alle elezioni dell’anno successivo.

1876-1878: Depretis vince a man bassa le elezioni e nomina Benedetto Cairoli (suo avversario interno) primo ministro. Viene portata a termine la nazionalizzazione delle Ferrovie, che ormai si estendono anche localmente e non più solo trasversalmente al paese. Grazie alle rigide politiche di bilancio degli anni precedenti, il 1876 si chiude con il pareggio del bilancio. Viene immediatamente approntata una politica protezionista, che permette la nascita d’un’industria di base solida nel Nordovest, una forte industria manifatturiera tra Nordest e Toscana, mentre al sud, le riforme protezioniste sono ridotte, abbattendosi sul latifondo, che viene seriamente indebolito. In questo modo il prezzo del pane rimane a livelli accettabili e si evitano le proteste dello stomaco. Nel 1877 viene varata la Legge Coppino sull’istruzione pubblica, che porta l’istruzione obbligatoria e gratuita fino agli 8 anni e mette a disposizione delle varie repubbliche fondi supplementari ed adeguati. La legge si basa sulle leggi federali di Repubblica Subalpina e Toscana, estendendo i buoni standard d’istruzione e tagliando i tassi d’analfabetismo nel giro di 20 anni del 30%. 

1878-1881: Le diatribe tra Depretis e Cairoli portarono alla sfiducia di quest’ultimo, con la nomina di Giuseppe Zanardelli a primo ministro. Il fenomeno del trasformismo non prende piede, con la Sinistra che si avvicina sempre di più ad un partito simile ai Whig Britannici e la Destra allo stesso modo diverrà similare ai Tories. Nel 1878 sale al soglio di Pietro Leone XIII. L’eccessivo radicalismo di Zanardelli convince la parte più moderata della Sinistra a fare pressioni su Depretis per la sua destituzione. Depretis nicchia, ma alla fine nel 1880 è costretto a richiamare Cairoli. Quest’ultimo apre alla costruzione di nuovi complessi portuali a Napoli e punta forte sulla Cantieristica e sul Siderurgico, con l’apertura dei poli di Castellamare e Taranto. A fine legislatura è approvato un ulteriore allargamento del suffragio, che porta il 65% dei maschi adulti (ventuno anni o più) al diritto di voto.

1881-1886: Terremoto di Casamicciola: muoiono trecento persone. La Sinistra rivince le elezioni, con largo distacco. Depretis rimane presidente, nomina Alfredo Baccarini primo ministro.  Alcune decine di famiglie della Valsugana migrano in Lucania, presso Melfi, dove è approntata una florida industria.  Nel 1882 vengono sopiti i rancori con l’Austria-Ungheria, e viene rafforzato il legame con la Germania, con la firma del patto Roma-Berlino, un’alleanza difensiva rinnovabile ogni 5 anni. La bozza di riforma agraria di Baccarini mette in allarme il notabilato meridionale (circa il 60% dei voti della Sinistra vengono dal Meridione), e nel 1883 il Baccarini è sfiduciato dalla sua maggioranza. Depretis nomina il Mazziniano Crispi, che impone nel 1884 la riforma, che distrugge definitivamente il latifondo, distribuendo la terra ai contadini in lotti medi, permettendo la sussistenza e per i più industriosi la possibilità di una agricoltura più ricca, similare a quella del Nord.  Nel 1886 si hanno i primi segni di debolezza di Depretis, e Crispi viene indicato come erede naturale della Leadership dalla Sinistra.

1886-1891: Crispi vince le elezioni e nomina Depretis primo ministro. Questi però muore nel 1887 e Crispi assume la carica ad interim fino al 1888, con il passaggio del ministero a Cairoli ad inizio anno. Grazie a discreti finanziamenti dalle banche miste e da ingenti capitali provenienti dall’estero, l’industria italiana diviene competitiva anche all’estero (un esempio arcinoto è la Industria Meccanica Breda). La produzione di energia elettrica è centuplicata grazie all’approntarsi di centrali idroelettriche nell’intero arco alpino. Nel 1887 sono firmati diversi accordi sullo status quo nel Mediterraneo con Gran Bretagna, Impero Ottomano e Austria-Ungheria. L’Italia ottiene allo scapito della Francia il diritto d’occupare la Tunisia, mentre l’espansione nel Corno si limita all’Eritrea e al protettorato sulla Somalia. Alla morte di Cairoli nel 1889 succede il primo gabinetto Giolitti (1889-1891). Lo scandalo della Banca Romana rovinò del tutto la credibilità di Crispi, che non si ricandidò alle successive elezioni. Durante il gabinetto Giolitti crescono i rapporti Italo-Tedeschi, in funzione antifrancese. Nel 1890 viene definitivamente dato l’assetto alla Colonia Tunisia, in cui migrano diverse centinaia di migliaia di italiani. Il fenomeno dell’emigrazione è più contenuto, con la forte crescita dell’industria e le mutate condizioni agricole del Sud, ma tuttavia è una piaga indelebile sulla storia del paese anche in questa Linea Temporale.

1891-1896: Giolitti vince le elezioni, mentre si presenta per la prima volta il Partito Socialista Italiano, fondato a Genova da Filippo Turati e Andrea Costa, ottenendo un risultato insperatamente buono (6 eletti). Giolitti, debole in seguito al risultato mediocre delle elezioni media con la Destra Moderata, nominando Di Rudinì Primo Ministro. Il nuovo governo riprese delle politiche economiche strette, per rimettere a posto il bilancio, dissanguato dalla finanza allegra di Magliani e rinnovò il trattato difensivo con la Germania. A Di Rudinì nel 1893 seguì il breve governo di Nicotera, che istituì la Banca d’Italia. Ad egli succede di nuovo Crispi, che prova a spezzare il moto socialista dei Fasci Siciliani del 1893 con la forza, ma è costretto da Giolitti a desistere. Quest’ultimo viene incontro alle esigenze dei lavoratori, mediando tra padroni e braccianti.  Nel 1895 Marconi fa i primi esperimenti sulle onde radio. La fronda interna della Sinistra guidata da Crispi trama contro Giolitti e infatti alle successive elezioni del 1896 le divisioni interne saranno care alla Sinistra.

1896-1901: Di Rudinì vince le elezioni: apre però a Giolitti ed anche ai Radicali di Felice Cavallotti. Ad Adua gli Etiopi massacrano un forte contingente francese.  Giolitti è nominato primo ministro (1896-1898). Giolitti dovette affrontare le rivolte di Milano e ancora una volta si dimostrò abile negoziatore, evitando il ricorso alla forza. La crisi economica di fine secolo colpì l’Italia marginalmente e il paese si ritrovò ancora forte, nonostante i tentativi di accentramento del gabinetto Pelloux (1898-1900, voluto dalla Destra per l’eccessiva accondiscendenza verso le rivolte, a loro parere, di Giolitti) e la debolezza del gabinetto di transizione presieduto da Giuseppe Saracco (1900-1901).

1901-1906: La Sinistra candidò Zanardelli, ottenendo la vittoria. Questi nominò Giolitti primo ministro. Vennero intraprese politiche di dialogo con il Partito Socialista, in cui prevaleva la componente riformista, promuovendo importanti riforme sociali. Frattanto si sviluppava un asse industriale che da Napoli andava a Taranto, attraverso la Lucania, impiegando migliaia di lavoratori. La Tunisia divenne sbocco di forte immigrazione (circa 500000 italiani residenti nel 1905). Nel 1903 Zanardelli muore, e Giolitti diviene Presidente, nomina prima Tommaso Tittoni e poi Alessandro Fortis come primo ministro.  Sale al soglio di Pietro Pio X.  Nel Salento viene portato a compimento dal governo Tittoni una redistribuzione delle terre di latifondo, dopo un decennio di proteste (fin dalla riforma Agraria Baccarini, mai attuata nel Salento).  Nel 1906 nasce la CGL, e già la sezione metalmeccanica FIOM firma contratti collettivi con Itala e FIAT a Torino.

Homer

.

Per fornirmi suggerimenti e consigli, scrivetemi a questo indirizzo.


Torna indietro