25 luglio 1943, Hitler la prende male


In questo caso l'ucronia parte da un articolo del "Corriere della Sera" che ci è stato fatto conoscere dal nostro Webmaster William Riker:

Nel settembre 2009 sono stati resi pubblici per la prima volta in italiano i colloqui segreti che Adolf Hitler ebbe alle ore 21.30 del 25 luglio 1943, dopo la caduta di Mussolini, nel suo quartier generale di Rastenburg con i generali Wilhelm Keitel e Alfred Jodl.

« Dichiarano che combatteranno, ma questo è tradimento! » dichiarò il Führer: « La mia idea sarebbe che la 3ª divisione corazzata granatieri occupasse subito Roma e scardinasse immediatamente tutto il governo (...) La cosa decisiva intanto è che assicuriamo subito i passi sulle Alpi, che siamo pronti a prendere subito contatto con la IV armata italiana e che prendiamo subito in mano i valichi francesi. Per fare questo dobbiamo mandare giù subito delle unità, eventualmente anche la 24ª divisione corazzata. (...) Poi, grazie al cielo, abbiamo ancora qui la divisione cacciatori paracadutisti ed anche gli uomini della "Göring" » [la divisione scelta intitolata al capo dell'aeronautica Hermann Göring, NdR] « Ora sono 70 mila uomini. Se c'è la possibilità di volare, saranno di qua molto in fretta. Solo armi leggere, tutto il resto rimane, di più non serve. Contro gli italiani ce la caveremo anche con le armi leggere ».

E se il piano di Adolf Hitler viene messo in atto?

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Il commento a caldo di Enrico Pellerito è molto amaro:

A ben guardare, ma come avremmo veramente potuto prenderli per il naso? Prescindendo dal fatto che si è fatta una scelta di campo perchè non ce la facevamo più e si voleva chiudere col fascismo, l'immagine che diamo è anche quella di un popolo infido? Sarei curioso di sapere cosa veramente pensano di noi gli altri popoli... :-(

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Questo invece è il pensiero di Francesco Dessolis:

Col senno di poi, se veramente Hitler avesse occupato Roma subito dopo il 25 Luglio, per l'Italia sarebbe stato un bene. In caso di chiara aggressione tedesca (sia pure preventiva), pochi italiani avrebbero appoggiato i tedeschi, e davanti al resto del mondo saremmo stati delle vittime, non dei traditori (e per giunta stupidi!)

Con il trattato di pace ci sarebbe andata un po' meglio, forse...

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E MAS aggiunge:

Concordo pienamente: saremmo stati aggrediti, traditi... quasi meglio che la Francia!

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Invece Massimo obietta:

Hitler non era certo uno statista, ma certamente nemmeno uno stupido di tale livello!!!

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Ed ecco quanto partorito dalla mente geniale di Enrico Pellerito:

Giustissime e pertinenti considerazioni quelle espresse da Francesco e da MAS.

Anche Massimo dice giusto riguardo il fatto che Hitler non era uno stupido, ancorché non fosse uno statista, però, in questo caso, un POD potrebbe nascere da una sua avventata decisione, spinta dallo sconvolgimento e dalla voglia di vendetta che lo hanno tormentato subito dopo la notizia della caduta di Mussolini.

In effetti è stato solo per le sensate riflessioni dello stato maggiore germanico, sostenute solo per evitare il fallimento delle previste azioni in Italia e il non indebolimento della fronte orientale, che Hitler flemmatizzò il suo desiderio di ritorsione e castigo, consentendo di far preparare con più attenzione le manovre da doversi compiere.

Avesse avuto immediatamente a disposizione forze bastevoli, non avrebbe ascoltato il parere di nessuno e si sarebbe disinteressato delle conseguenze politiche o di "immagine" (forse se ne è mai preoccupato?)

Allora, fermo restando che la prima scintilla l'ha fatta scoccare Francesco...

25 luglio 1943: nelle prime ore del mattino il Gran Consiglio vota la sfiducia a Mussolini che, dopo aver presentato le proprie dimissioni al Re, viene sequestrato e condotto a bordo di un'autoambulanza alla caserma Podgora, sede del comando legione carabinieri di Roma.

Il Re incarica il maresciallo d'Italia Pietro Badoglio di formare un nuovo governo.

Alle 22.45, attraverso un proclama del nuoco capo del governo, viene dato comunicazione dei fatti alla nazione; nonostante il "la guerra continua" fra una parte della popolazione si verificano scene di giubilo per la caduta del Fascismo, che provocheranno manifestazioni spontanee.

In Sicilia le truppe statunitensi del generale Patton incontrano sempre più difficoltà nella loro avanzata verso Messina.

Non va meglio nel settore britannico: la 1' divisione canadese, appoggiata dalla 231' brigata "Malta", attacca Agira, località a est di Leonforte, dove si registra una forte resistenza italo-tedesca.

Nel pomeriggio, nel suo quartier generale di Restenbug, Hitler viene a conoscenza di quanto accaduto in Italia e ne resta sconvolto.

E' talmente ossessionato dai fatti che si disinteressa perfino della gravissima situazione che si è creata sulla fronte orientale, dopo l'evidente fallimento dell'operazione "Zitadel".

Mussolini passa la notte su una brandina all'interno della sede della legione allievi carabinieri, in via Legnano a Roma, dove è stato trasferito.

26 luglio: alla sera, a Rastenburg, termina l'ultima delle quattro lunghissime riunioni che hanno avuto per oggetto le misure da adottare in chiave sanzionatoria contro una nazione alleata, che si è però dimostrata quanto mai fedifraga.

Sul massiccio tavolo intorno al quale Hitler riunisce il suo stato maggiore sono sparse le carte relative al "Fall Alarich" (piano Alarico), uno studio predisposto dal generale Jodl e pronto già dal 14 luglio, che prevede le misure di reazione all'evenienza di una defezione italiana; questa, a dire di Hitler, è ormai prossima, quindi tanto vale agire preventivamente.

Gli strateghi dell'Oberkommando der Wehrmacht e del comando operativo (Wehrmachtfuhrungsstab) non sono rimasti inoperosi di fronte ad una simile eventualità, sebbene difficoltà oggettive impediscano un'attuazione del piano in senso duramente punitivo per come vuole Hitler.

Ciò che è emerso nelle ultime 24 ore è l'assoluta volontà del dittatore tedesco di agire nel modo più spedito e risoluto possibile per dare un peso consistente e rapido alla ritorsione che intende applicare agli Italiani.

Hitler non vuole stare ad ascoltare i suoi collaboratori; è perfino disposto a far ritirare aliquote di forze corazzate dalle aree di Kursk e di Orel pur di poter inviare e dispiegare in Italia un robusto dispositivo militare, che gli permetterà di realizzare il suo desiderio di feroce rappresaglia.

Le obiezioni degli alti vertici delle forze armate naziste, che osservano con giudizio strategico la criticità della decisione, non fanno che infervorare di più l'ex caporale austriaco.

Hitler ha già ordinato lo spostamento da Viterbo a Roma della 3' Panzergrenadier Division e da Nimes a Pratica di Mare della 2' Fallschirmjager Division (paracadutisti, di cui tre battaglioni sono già presenti a Viterbo, proprio a rinforzo della 3' Panzergrenadier ).

Il Fuhrer vorrebbe che già quest'ultima unità agisse procedendo ad occupare Roma e ad "arrestare tutti i componenti del governo. Il re, il principe ereditario e tutta la banda immediatamente, poi Badoglio e i suoi amici".

Ma opportune ragioni di carattere militare impediscono l'attuazione di un tale progetto: le forze in campo sarebbero notevolmente squilibrate in favore degli Italiani, che avrebbero buon gioco nei confronti degli ancora pochi granatieri e cacciatori-paracadutisti.

Fra l'altro, una possibile immediata reazione degli Italiani che comporti l'interruzioni di ponti e gallerie ferroviarie, comprometterebbe i collegamenti tra Frascati, sede dell'Oberbefehlshaber Sud (comandante supremo del settore sud) feldmaresciallo Albert Kesselring, e le due divisioni corazzate tedesche attualmente in Calabria (15' e 16'), oltre alle truppe impegnate a combattere in Sicilia, dove proseguono gli scontri che vedono i progressi alleati piuttosto ridotti e costosi.

Ad ogni modo, vengono dettati gli ordini relativi al ripiegamento dalla zona di Orel, manovra che, a parte ogni altra considerazione, risulta necessaria a causa della pesante pressione operata dai Sovietici sin dal 15 luglio.

Inoltre viene disposto lo sgombero delle forze tedesche dalla Sicilia e si da immediata via libera all'esecuzione di varie operazioni tutte derivanti dal "Fall Alarich".

Il primo passo è volto all'occupazione dei valichi alpini e al mantenimento delle vie di comunicazione stradali e ferroviarie tra l'Italia e la Germania e tra l'Italia e la Francia (questa seconda azione è prevista dal "Fall Kopenhagen"); a tale scopo 8 divisioni tedesche, che costituiranno il gruppo armate B al comando del feldmaresciallo Rommel (subito richiamato dalla Grecia dove sta per insediarsi in un altro comando) verranno rapidamente fatte affluire dalla Germania e dalla Francia in Italia.

Non appena le condizioni lo consentiranno, si attuerà il completo disarmo delle forze armate italiane presenti nel Settentrione fino, perlomeno, alla linea Elba-Ancona ("Fall Schwartz"), occupando tutta questa area.

Nel contempo si attuerà la cattura o la distruzione della flotta italiana ("Fall Achse") [piano Asse].

Raggiunti questi obiettivi, le forze della Wehrmacht si spingeranno verso sud, per collegarsi con quelle che hanno preso possesso della capitale italiana, dato che nel frattempo verranno attuati anche l'occupazione militare di Roma e la cattura della famiglia reale e del governo italiano ("Fall Student").

Viene pure dato ordine di procedere alla liberazione di Mussolini ("Fall Eiche") [piano Quercia], onde restituirgli il potere. Se il luogo dove il Duce è ristretto non sarà scoperto, verrà chiesto il suo rilascio scambiandolo con qualcuno dei membri della famiglia reale.

Si procederà, contemporaneamente, all'occupazione dei territori francesi meridionali presidiati da truppe italiane che verranno messe nelle condizioni di non nuocere ("Fall Siegfried") e similare azione verrà realizzata nei Balcani ("Fall Konstantin").

In Italia, il capo di stato maggiore del Regio Esercito, generale Mario Roatta, emette una circolare in cui si dà ordine alle forze armate e alle forze dell'ordine di intervenire, anche con la forza, nella repressione di ogni manifestazione popolare non autorizzata; nei giorni successivi moriranno quasi cento civili.

Il principe ereditario Umberto giunge a Roma ed insieme alla moglie Maria Josè pranza con il padre Vittorio Emanuele: il Re ha invitato figlio e nuora per dare la propria versione di quanto accaduto.

Umberto, che nella mattinata ha già incontrato il ministro della Real Casa Acquarone, il cugino Aimone d'Aosta e il generale Sartoris, ha proprie idee in merito, ma che si guarda bene dal confidarle al padre a causa della sudditanza psicologica e del suo essere ligio all'autorità.

Egli non ha gradito l'impostazione del proclama di Badoglio e avrebbe preferito che si fosse mostrato un atteggiamento diverso nei confronti della Germania e della guerra; antinazista e non certo affabile nei confronti dei Tedeschi, il principe di Piemonte vorrebbe si prendessero altre iniziative, ma si limita ad ascoltare quanto gli viene detto dal Re.

Nel pomeriggio Umberto incontra ancora Acquarone e, successivamente, i generali Ambrosio e Roatta. Legato al suo carattere, non discute contro le decisioni prese e inizia un giro di visite di città e accampamenti militari in Abruzzo e in Campania.

27 luglio: una quinta riunione, dove stavolta, accanto ai vertici militari tedeschi, partecipano pure i capi nazisti, si conclude con la decisione di Hitler di agire, quanto prima, "contro la marmaglia".

Le preoccupazioni dei generali non vengono ascoltate.

Già dalla sera iniziano gli spostamenti delle truppe tedesche destinate ad agire nella penisola e in tutte le zone dove sono presenti acquartieramenti italiani.

In Sicilia, i Tedeschi, a seguito degli ordini ricevuti da Rastenburg, arretrano su linee successive senza impegnarsi in combattimento, lasciando l'onere della difesa alle forze italiane.

Reparti della 45' divisione americana, che sta avanzando sulla strada costiera in direzione est, raggiungono Tusa, pochi chilometri prima di Santo Stefano di Camastra, riuscendo ad attraversare l'omonimo fiume e resistendo ad un furioso contrattacco portato solo da truppe italiane.

Il tentativo di riconquistare il fiume Tusa indebolisce ancor di più le spossate forze della divisione di fanteria "Assietta".

Nel contempo, la 15' Panzergranadier Division "Sizilien" abbandona il settore meridionale di quella zona, sgomberando Nicosia e lasciando la divisione di fanteria italiana "Aosta" praticamente da sola a fronteggiare l'avanzata statunitense; la 1' divisione di fanteria americana riesce, così, a conquistare Nicosia dopo che ci aveva inutilmente provato in tre giorni di duri combattimenti.

Alle richiesta di spiegazioni da parte del generale Guzzoni, comandante delle truppe italiane nell'isola, l'ufficiale di collegamento tedesco presso la 6' armata italiana si dimostra evasivo.

Nel settore britannico, la 1' divisione canadese conquista Agira, mentre la 231' brigata "Malta" avanza verso est, ma viene rallentata presso Regalbuto.

Mussolini viene prelevato dalla caserma della legione allievi carabinieri di Roma dove è stato "ospitato" e condotto a Gaeta; da lì proseguirà per l'isola di Ponza.

28 luglio: al Comando Supremo italiano viene notificato il prossimo ingresso in Italia di truppe germaniche; queste si assumeranno la difesa dell'Italia settentrionale, permettendo di sollevare da questo compito le forze italiane ivi dislocate, in modo che le seconde possano essere impiegate nel Meridione ormai minacciato dagli anglo-americani.

In mattinata, dalla frontiera del Brennero vengono segnalati passaggi di convogli ferroviari militari tedeschi, debitamente e preventivamente comunicati, oltreché di qualche autocolonna, diretti verso Verona.

Similari movimenti avvengono alla frontiera occidentale e a quella orientale, anche qui sembra si tratta di grossi contingenti.

In Sicilia prosegue la resistenza contro gli Alleati, ma a contrastare la 7' armata USA (che avanza verso Messina) e la famosa 8' armata britannica di Montgomery (impegnata a conquistare Catania e le pendici dell'Etna) stanno rimanendo solo le esauste truppe della sempre più disarticolata 6' armata italiana.

I generali Hube e von Senger si presentano al generale Guzzoni cercando di giustificare l'arretramento ordinato alla 15' "Sizilien"; nonostante le insistenze di Guzzoni gli ufficiali della Whermacht si dimostrano sfuggenti, ma agli Italiani è ormai chiaro che i Tedeschi intendono abbandonare al più presto la Sicilia.

La 1' divisione di fanteria USA avanza verso Troina mentre la 45' viene impegnata presso Santo Stefano di Camastra dalla "Assietta", che, come tutte le forze italiane, difetta di artiglieria controcarro e può ben poco nei confronti degli Sherman con la stella bianca.

La 231' brigata "Malta" occupa Regalbuto e prosegue verso Centuripe.

29 luglio: dopo aver deliberato lo scioglimento del Partito Nazionale Fascista e della Camera dei fasci e delle corporazioni, il maresciallo d'Italia Pietro Badoglio, accompagnato dal generale Vittorio Ambrosio, capo di stato maggiore, si incontra con re Vittorio Emanuele III, per discutere della palese intenzione dei Tedeschi di rafforzare il loro dispositivo militare in Italia.

"Forse hanno scoperto cosa intendiamo fare" dice Badoglio.

"Non credo" risponde il Re.

"Ma non sarebbe meglio dirgli che non vogliamo altre loro truppe qui da noi?" chiede Ambrosio.

"No, no. Così rischiamo di farli incavolare", conclude il Re, "non mi sembra che stiano spostando molta gente; vediamo di prender tempo, neh!?!"

Nel frattempo in Sicilia e in tutta la nazione continuano a morire soldati e civili italiani (n.d.a.)

La 75' divisione di fanteria britannica, da poco giunta in Sicilia, attacca la zona fra i comuni di Catenanuova e Adrano, a nord-ovest di Catania, occupando la prima località.

Santo Stefano di Camastra viene conquistata dagli Statunitensi dopo violenti combattimenti.

Inizia l'attacco delle truppe del Commonwealth all'abitato di Centuripe che, data la sua collocazione geografica (posto in cima ad un monte che domina sull'unica strada degna di questo nome nella zona) è molto ben difendibile.

Al colonnello Otto Skorzeny viene dato incarico di scoprire dove Mussolini viene tenuto imprigionato.

30 luglio: ulteriori reparti tedeschi fanno il loro ingresso in Italia andandosi a raggruppare nei dintorni di Verona.

A Montorio Veronese, un soldato tedesco di sentinella all'edificio dove si è acquartierato un reparto delle SS, apre il fuoco contro una pattuglia di Carabinieri che sta facendo una perlustrazione della zona. L'incidente provoca il ferimento di un milite e dello stesso SS, ma viene prontamente chiuso.

I comandi italiani nella Francia Meridionale e quelli nei Balcani comunicano un aumento consistente degli spostamenti delle truppe tedesche nei territori prossimi a quelli occupati dal Regio Esercito.

Troina, nonostante l'accanita resistenza italiana, viene occupata dalla 1' divisione di fanteria USA. La 78' divisione di fanteria britannica conquista Centuripe, mentre l'omologa 5' divisione ha iniziato alcuni attacchi notturni per investire Catania.

Durante la notte appena trascorsa, molti dei paracadutisti tedeschi che combattevano nella Piana di Catania sono stati reimbarcati su aerei da trasporto che hanno fatto la spola, debitamente scortati dai caccia della Luftwaffe, tra il campo d'aviazione di Paternò e quello di Pratica di Mare.

I Tedeschi, sebbene ordinatamente, stanno completando il ritiro in Calabria di ciò che rimane della 15' "Sizilien", della 29' Panzergrenadier e della Panzer Division "Hermann Goering", mostrando di voler accelerare i tempi dello sgombero dall'isola.

31 luglio: a Roma fervono i preparativi per due missioni diplomatiche, una diretta a Lisbona e una Tangeri, onde prendere effettivi contatti con gli Alleati e ottenere l'uscita dell'Italia dal conflitto.

Sulla strada costiera da Palermo a Messina, l'avanzata USA è sensibilmente rallentata dalle opere che i genieri italiani hanno messo in atto: campi minati, ponti distrutti e varie interruzioni stradali.

Le forze tedesche non sostengono più alcuna azione di retroguardia, lasciando tale compito agli Italiani, affrettandosi ad evacuare la Sicilia.

Coloro che raggiungono la Calabria hanno un tempo limitato per ristorarsi e riposare: vengono presto avviati verso nord, insieme alle altre truppe germaniche presenti nel Meridione.

Le truppe italiane invece cominciano a sgretolarsi: carenti nell'armamento e nell'equipaggiamento, la loro efficienza è pure compromessa dal morale sempre più basso.

Il generale Montgomery ritiene che un'ultima spallata ad ovest dell'Etna possa chiudere la partita e da ordine alla 51' divisione di fanteria britannica "Higland" di spostarsi verso Adrano.

1 agosto: l'ingresso in Italia delle forze tedesche si è fatto notevolmente più considerevole; ora è chiaro che ci si trova di fronte al trasferimento di intere divisioni della Wehrmacht e delle Waffen-SS.

Alcune di queste forze si sono dislocate a cavallo delle frontiere, altre sono rimaste a Verona, altre ancora stanno stanziandosi in Emilia, in prossimità degli Appennini fra Parma e Bologna; la 305' Infanterie Division sta prendendo posizione tra Savona, Lucca e Livorno, per contrastare, a detta dell'OKW, eventuali sbarchi nemici nel Golfo di Genova.

Il governo italiano è convinto che i Tedeschi non hanno interesse a difendere l'Italia se non per garantire quanta più distanza possibile fra gli Alleati e le Alpi.

Il maresciallo Badoglio teme pure una possibile azione con lo scopo di rovesciarlo; nonostante ciò, cerca ancora di evitare atteggiamenti che possano sembra provocatori nei confronti dell'"alleato" tedesco, non provvedendo ad adottare misure preventive.

Ma c'è pure chi, avendo ancora a cuore il regime fascista, afferma che le manovre tedesche sono volte a ritirarsi, in questa fase, dalla Sicilia e dal Meridione, per poi ripiegare completamente oltre il Brennero e abbandonare l'Italia alla mercè di Churchill e Roosevelt, facendo così pagare amaramente la scelta di aver fatto cadere il Duce.

Ulteriore cedimento del fronte in Sicilia: il 2° corpo d'armata USA sfonda la difesa italiana presso il crinale di San Fratello e conquista Sant'Agata di Militello, mentre le truppe del Commonwealth penetrano ad Adrano e si dirigono verso Bronte; in questo modo le forze italiane che difendono Catania rischiano seriamente di restare imbottigliate se Montgomery riuscirà ad aggirare l'Etna.

2 agosto: prosegue l'arrivo di forze tedesche in Italia; violente proteste vengono espresse dal Comando supremo italiano riguardo questi fatti, sostenendo che il dispiegamento va fatto dove si ritiene sia necessario, ma pur sempre in un'ottica congiunta.

La risposta dell'"alleato" è vaga, ribadendo quanto a proposito affermato cinque giorni prima.

Le forze di Patton raggiungono le difese di Capo d'Orlando e sono costrette a fermare la loro avanzata.

I Britannici occupano Bronte e si ricongiungono presso Randazzo con la 1' divisione di fanteria statunitense proveniente da Troina.

In serata, caduta Linguaglossa, i Britannici raggiungono celermente la costa jonica: l'accerchiamento di Catania è completato.

Da Algeri viene trasmesso un messaggio al popolo italiano, annunciando l'imminente invasione della penisola da parte delle Nazioni Unite.

3 agosto: a Roma perviene la notizia che nei pressi di Patti truppe tedesche sono entrate in conflitto a fuoco con reparti italiani, cui volevano sottrarre gli automezzi in dotazione per utilizzarli in vista del ripiegamento generale verso Messina.

Il ripetersi di "incidenti" con i Tedeschi, fa richiedere al governo Badoglio l'anticipazione di un incontro, previsto per il 6 agosto a Tarvisio, fra il ministro degli esteri von Ribbentropp e il capo di Stato maggiore della Wehrmacht Keitel da una parte e gli omologhi italiani, Guariglia e Ambrosio, dall'altra.

Ribbentrop fa sapere che non può modificare i suoi programmi e che intende avere l'incontro per la data fissata.

Senza più l'appoggio delle truppe tedesche e senza quasi più munizioni, le forze italiane che ancora lottano in Sicilia possono ben poco nei confronti degli Alleati.

Lungo la costa settentrionale dell'isola riprende l'offensiva dopo la caduta di Capo d'Orlando; ormai mancano meno di 100 chkilometri per raggiungere la Città dello Stretto e l'avanzata sta diventando più che altro un problema per i genieri statunitensi, che devono porre rimedio alle opere di rallentamento poste in essere dagli equivalenti tecnici nemici.

Difficoltà più forti incontra l'ala meridionale del 2° corpo d'armata statunitense, allorché deve affrontare il caposaldo di Floresta. Quando sono ben attestati, gli Italiani dimostrano che non sono secondi a nessuno.

Montgomery chiede di parlamentare con i responsabili della difesa di Catania; a questi ultimi viene fatto presente che la città è ormai isolata e che a nulla varrebbe opporre una strenua resistenza.

Dato che agli Italiani risulta ormai compromessa la via della ritirata (già si combatte a Giarre per impedire ai Britannici di avanzare da nord verso Acireale e la città etnea) i responsabili giudicano saggio cedere le armi, onde evitare ulteriori lutti e sacrifici alla popolazione e ai militari.

Le forze tedesche presenti in Italia sono adesso molto più consistenti rispetto al 25 luglio e il loro acquartieramento è stato strategicamente impostato: di fatto possono procedere al controllo dei valichi di tutto l'arco alpino (eccettuato quelli al confine con la Svizzera), delle vie d'accesso all'Appennino tosco-emiliano, dei principali nodi stradali e ferroviari tra il Reich e il Regno d'Italia.

Ma ciò che preoccupa il Re e Badoglio è il concentramento che si sta creando tra Roma e Frascati, dove, secondo il S.I.M. (Servizio Informazioni Militare) a cavallo dell'Appia e della Casilina sono giunti nelle ultime ore tutti i reparti germanici provenienti da sud.

A conti fatti si tratta di ben tre divisioni corazzate e due di Panzergrenadier.

A queste bisogna aggiungere la 3' Panzergrenadier che si è spostata poco a nord del Lago di Bracciano e due divisioni paracadutiste (1' e 2') stanziate tra Ostia e Nettunia (le odierne Anzio e Nettuno).

Il capo di stato maggiore, generale Ambrosio convoca il capo di stato maggiore del Regio Esercito, generale Roatta, illustrandogli l'esigenza di correre ai ripari di fronte alla possibile minaccia di un'azione tedesca; si dovrà, quindi, procedere ad attivare una serie di misure tese a garantire la sicurezza della capitale, della famiglia reale e del governo.

I necessari movimenti delle truppe destinate ad assicurare la difesa di Roma, dovranno, però, essere quanto più discreti, onde evitare che possano insospettire i Tedeschi o sembrare provocazioni ai loro occhi.

4 agosto: nella mattinata il principe di Piemonte giunge a Roma per festeggiare il compleanno della moglie.

Le missioni diplomatiche italiane presso gli ambasciatori del Regno Unito in Portogallo e a Tangeri non ottengono buona accoglienza: i più disponibili a discutere con l'Italia sembrano gli Statunitensi rispetto ai Britannici (in ogni caso, gli Alleati non accettano ambiguità e preferiscono avere contatti diretti con i vertici militari italiani piuttosto che con il corpo diplomatico).

Mentre la 5' divisione completa il rastrellamento dell'area urbana di Catania, "Monty" decide di provare a battere sul tempo Patton e emana ordini perché la 1' divisione canadese raggiunga Messina.

Poco dopo le 14.00, le forze tedesche attestate intorno a Roma si mettono in movimento e procedono a tutta forza verso la città, da sud e da nord.

I posti di controllo collocati lungo le strade vengono travolti; la sorpresa tra i militari italiani è evidente, ma dato che i Tedeschi avanzano aprendo il fuoco, è giocoforza che si reagisce secondo il principio "a chi ti spara... gli spari".

Grande confusione nelle stanze del potere romano, una volta che la trasmissione delle notizie percorre tutta la catena gerarchica; presi alla sprovvista, Badoglio e Vittorio Emanuele pensano che forse i Tedeschi possono essere "calmati" offrendo loro la persona di Mussolini, e tentativi di contatto con la Germania vengono fatti, ma l'ambasciatore Mackensen non risulta raggiungibile.

Momenti concitati si susseguono; allo sgomento per il precipitare degli eventi si assomma il timore della ritorsione nazista; con la scusa di "salvaguardare l'indipendenza del governo e negoziare condizioni d'armistizio più onorevoli" con le Nazioni Unite, si decide l'allontanamento da Roma di tutti i vertici istituzionali, dal governo agli stati maggiori militari e, ovviamente, anche della famiglia reale.

Il principe di Piemonte comunica la notizia alla moglie, la quale si dimostra molto più ferma e coraggiosa del marito: "Un giorno tu sarai il sovrano di questa nazione! Vuoi forse essere ricordato come un codardo? Vuoi che la tua dinastia venga umiliata da un atto di viltà? Possibile che non si riesca resistere ai Tedeschi? La città è piena di soldati; ho saputo che i granatieri già combattono sulla via Ostiense. Non capisco molto di cose militari, ma se i Tedeschi non ricevono aiuti dalla Germania non potranno attaccarci per molto tempo. Loro non sono a casa, mentre noi si. Noi abbiamo i rifornimenti perché siamo a casa nostra. A casa nostra! Capisci Umberto?"

La reazione del principe é, come minimo, inconsueta: si reca nella stanza dove il padre è riunito con Badoglio, Acquarone e alcuni alti ufficiali; si scusa dell'intrusione ma fa presente che essendo un Maresciallo d'Italia, è nel suo diritto chiedere di essere posto al comando delle truppe che devono opporsi all'infame e sleale attacco nazista.

Il discorso del principe ereditario smuove gli animi di alcuni dei presenti; qualche ufficiale cambia l'atteggiamento tenuto fino a quel momento, recedendo dalla precedente tesi di abbandonare la città al nuovo nemico.

A poco a poco, le opinioni seguono il punto di vista espresso dal principe ereditario; il Re fa la voce grossa ma non può contestare una volontà che, in fondo, non pregiudica il suo diritto a regnare.

Ne può disapprovare, di fronte ai presenti, il richiamo alla dignità e al coraggio della dinastia.

Badoglio batte sul punto di garantire la continuità del governo. Se i Tedeschi prendono prigionieri i presenti, questi verranno sicuramente tenuti come ostaggi e allora nessuno potrà garantire l'indipendenza della guida della nazione. A parte che Hitler vuole certamente Mussolini libero e non aspetta altro che di rimetterlo a capo di un'Italia fascista. Alla vendetta dei Tedeschi si aggiungerà quella di Mussolini e dei suoi.

Umberto risponde con fermezza: se i vertici del governo, di cui, sottolinea, il principe ereditario non fa parte, intendono preservare la loro funzione, allontanandosi da una prima linea quale è diventata oggi la capitale, si assumono la responsabilità di una decisione razionale ed opportuna; ma che si faccia in fretta, perchè la città è ad un passo dall'essere completamente accerchiata e, una volta sotto assedio, diventerà impossibile allontanarsene, anche perchè fra Roma e gli aeroporti ci sono i Tedeschi.

"Non credo ci si vorrà allontanare" calca pesantemente sulla parola, volendo evidenziare che viene usata come eufemismo per fuga,"attraverso le fogne, come i topi!"

Badoglio arrossisce e freme per l'umiliazione, ma non può dare sfogo alla propria collera.

Anche re Vittorio Emanuele prova una profonda vergogna.

Umberto prosegue nel suo discorso e torna a richiedere il comando delle forze presenti a Roma e dintorni, onde predisporre una reazione solerte e coordinata. Inoltre, dice che è immediatamente necessario allertare tutte le truppe in Italia e nei territori dove esse sono presenti, dando loro ordini appropriati per reagire o, ancor meglio, anticipare le iniziative tedesche e, infine, comunicare lo stato delle cose alla nazione e al resto del mondo. Se non c'è mai stato un tentativo di contattare gli Alleati, può essere che siano loro, stavolta, ad offrire sostegno contro la Germania.

Umberto non ha terminato di parlare che la riunione viene interrotta per una comunicazione della massima gravità: il comando della 2' armata, che ha sede presso Fiume, chiede come comportarsi a seguito della richiesta tedesca di cedere le armi, pena l'annientamento.

Similari segnalazioni stanno pervenendo dalla Grecia e dalla Francia.

Ormai è il momento di prendere le decisioni necessarie: il Re e Badoglio, in accordo con i presenti, emanano le disposizioni che dovranno, da subito, essere trasmesse e rese esecutive.

A tutti i comandi, in patria e oltre i confini, si da l'ordine di non cedere le armi e di contrastare le forze tedesche; Umberto è nominato, seduta stante, comandante della piazza militare di Roma; infine, verrà immediatamente comunicato un proclama alla nazione.

Purtroppo, anche i Tedeschi hanno avuto ordini categorici e di fronte alla mancata resa degli Italiani agiscono con la forza.

5 agosto: in questa giornata la notizia più importante avrebbe potuto essere che i Canadesi della 8' armata britannica sono riusciti ad entrare a Messina, prima dei loro commilitoni statunitensi, che arrancano dopo la conquista di Barcellona Pozzo di Gotto avvenuta la notte precedente.

Dopo 26 giorni di combattimenti la Sicilia è conquistata dagli Alleati, che guardano con i binocoli la punta dello stivale, pensando a cosa comporterà il doverlo risalire, non sapendo ancora, in base alle ultime notizie, se sarà necessario farlo combattendo. Ma nessuno si fa illusioni: la guerra non concederà sconti.

In Italia, la caduta della Sicilia non viene quasi presa in considerazione; più preoccupanti sono le notizie degli scontri feroci che oppongono gli ex alleati in molte zone dell'Italia, in Francia, in Croazia, in Dalmazia, in Grecia e nelle isole dei suoi arcipelaghi.

I Tedeschi sono appoggiati anche da molti elementi facenti parte della Milizia e, nel caso dei combattimenti che investono Roma, anche dalla quasi totalità della divisione corazzata Centauro II, mentre in tutta Italia non sono mancati i civili che danno man forte ai reparti che fronteggiano i nazisti.

Il dispositivo difensivo di Roma è stato forzato in più punti, ma la resistenza continua con caparbietà e pare che reparti del Regio Esercito stiano confluendo da sud verso la capitale, per portare aiuto alle truppe comandate dal Principe di Piemonte.

Il tentativo tedesco di occupare La Spezia, dove è all'ancora la flotta, non è riuscito; Hitler ha dato ordine che la 1' Panzer Division "Leibstandarte SS Adolf Hitler" venga inviata in zona a dare man forte alla 305' Infanterie Division.

In un discorso alla radio, Sir Winston Churchill dichiara che neanche i più fedeli alleati possono fidarsi di Adolf Hitler. "La sua falsità diverrà proverbiale" dice il leader britannico. "Oggi noi assistiamo ad un rovesciamento di campi che ben poche volte la Storia ha potuto mostrarci. Oggi l'Italia, fino a ieri nostra fiera nemica, dopo essere riuscita a togliersi di dosso il gioco di un uomo che ha avuto il grande torto di essersi schierato a fianco del nazismo, lotta con coraggio e abnegazione contro questa degenerata forma di oppressione. Non possiamo esimerci dal portare il nostro aiuto, l'aiuto dei popoli liberi, a coloro che sono oggi le nuove vittime della Germania nazista, nonostante essi stessi siano stati, per lungo tempo, complici con questa nel portare lutti e distruzioni a noi e ai nostri amici."

Il resto... è "storia"!

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Se volete farmi sapere che ne pensate, scrivetemi a quest'indirizzo.


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