di Falecius
Ancora oggi, l'omicidio del
leader del Mapai Haim Arlosoroff, avvenuto il 16 giugno 1933 a Tel Aviv, è un
mistero insoluto della storia sionista. Per anni la sinistra sionista ne ha accusato
i revisionisti, mentre questi ultimi hanno sempre sostenuto la tesi
dell'omicidio per ragioni personali e non politiche. Arlosoroff è un
personaggio di estremo interesse, perchè fu praticamente l'unico importante
esponente sionista a sostenere il dialogo con i palestinesi negli anni '20 e '30.
Se fosse sopravissuto, l'ascesa di ben Gurion, fautore del "Muro di
ferro", e di un Israele esclusivamente ebraica, avrebbe incontrato un
ostacolo.
Due sconosciuti fermano ed uccidono Arlosoroff mentre cammina con la moglie sul
lungomare di Tel Aviv. Il politico viene subito portato all'ospedale Hadassah.
Nella nostra linea, non c'era un chirurgo in quel momento. Arlosoroff spira
verso mezzanotte, con accanto Teddy Kollek, futuro sindaco di Gerusalemme.
Ma... invece il chirurgo c'è. Le condizioni di Arlosoroff sono gravi, ma
sopravvive alla notte.
Il giorno dopo, la comunità ebraica di Palestina è sconvolta a leggere i
giornali, sia apre un'inchiesta. Sima Arlosoroff riconosce in un certo Shavsky
l'uomo che ha puntato la torcia in faccia al marito. Stavsky è un militante del
Betar, il movimento giovanile revisionista. Ben Gurion accusa pubblicamente il
leader revisionista Zeev Jabotinsky di essere il "mandante morale" del
tentato omicidio. C'è tanta gente che vuole Arlosoroff morto. Egli è il
principale responsabile di un accordo con la Germania nazista che assicura a
questa un mercato in palestina, in cambio della possibilità per gli ebrei
tedeschi di lasciare il paese con tutti i propri averi (se lo vogliono). Questo
mentre le organizzazioni ebraiche fuori dalla Palestina stanno boicottando
economicamente Hitler.
Jabotinsky grida allo scandalo, ma in realtà anche il suo partito tratta con i
nazisti.
Il 17 giugno, di sera, Arlosoroff riprende conoscenza. Gli viene mostrata una
foto di Stavsky. Nega che fosse il suo assalitore. Il giorno dopo, il
sindacalista può camminare. Annuncia che necessario un lavoro di
riconciliazione all'interno della società ebraica in palestina. Che la violenza
politica non è accettabile. Appena è dimesso dall'ospedale, il 20 giugno si
reca da Jabotinsky. I due hanno un lungo colloquio, non amichevole, ma che calma
notevolmente l'acrimonia tra i rispettivi partiti. "Jabo" ammette
responsabilità nella campagna d'odio, contro Arlosoroff, che a sua volta
dichiara pubblicamente di aver sbagliato nel suo atteggiamento (non nel merito)
nella gestione dell'accordo di trasferimento con la Germania.
Nel corso dell'estate Arlosoroff ha un'intensa attività politica, intento in
negoziati con gli inglesi e gli arabi. Il suo obiettivo è ottenere
l'immigrazione ebraica illimitata, vista la crescita dell'antisemitismo in
Europa, specialmente in Germania, Austria, Polonia e Romania. Tenta inoltre di
moderare la violenza dei gruppi sionisti nei confronti dei villaggi arabi. La
sua popolarità è enormente accresciuta dall'attentato, e così i consensi che
riscuote il Mapai. Al congresso sionista di Praga, in Agosto, l'accordo con la
germania, pur subendo dei ritocchi, è approvato.
Ma il colpaccio Arlosoroff lo ottiene in autunno: l'accordo con Raghib
Nashashibi, sindaco arabo di Gerusalemme, e alcuni leader arabi minori (ma non
l'influentissimo muftì Haj Amin al-Husayni) per creare uno Stato binazionale in
Palestina. L'accordo trova l'opposizione di Husayni da parte araba, ma anche di
ben Gurion e di Jabotinsky da parte ebraica. Arlosoroff esce allora dal Mapai
assieme agli membri suo vecchio partito, Hapo'el ha-Tzair, e diversi esponenti
della sinistra (incluso l'influente leader sindacale Berl Katznelson) e fonda
assieme ai leader arabi Nashashibi e Khalidi un nuovo partito, Ahadut/Wahda
(unità), che si presenta in coalizione con il movimento di estrema sinistra
Mapam. Il programma è l'indipendenza della Palestina unita, di cui viene
affermata l'identità araba ed ebraica, nella quale tutti gli Ebrei perseguitati
potranno immigrare senza restrizioni. L'ebraico e l'arabo saranno entrambi
lingue ufficiali. Alle elezioni del 1934 nell'Agenzia ebraica,
Arlosoroff ottiene un successo di misura. Le elezioni amministrative nelle città
arabe vedono i candidati di Wahda ottenere buoni risultati, preoccupando gli
Inglesi. La richiesta di immediata indipendenza, col sostegno popolare che
mostra di ricevere, li preoccupa, specialmente dopo che anche alcuni esponenti
del clan al-Husayni hanno appoggiato la piattaforma di Wahda in funzione
anti-inglese. Ben Gurion resta a capo di un piccolo partito, schiacciato tra i
"colossi" di Ahadut e dei revisionisti (l'elettorato di sinistra ha
appoggiato Arlosoroff).
L'immigrazione ebraica in
palestina conosce un picco nel 1934-35, arrivando a quasi 200.000 unità,
soprattutto ebrei tedeschi, polacchi e romeni. Ora che l'immigrazione non è più
contingentata, infatti, il vecchio sistema di quote territoriali e partitiche
viene eliminato. Nel frattempo, si costituisce il Tanzim al-Istiqbal al-Filastin,
l'organizzazione araba d'accoglienza, che collabora con l'Agenzia ebraica per
accogliere i nuovi venuti, mentre il Jewish National Fund viene complatamente
riorganizzato e l'acquisto di nuova terra temporaneamente bloccato (il JNF sarà
in seguito abolito).
Arlosoroff promuove una campagna di sfruttamento agricolo nello spopolato Negev
settentrionale, dove non ci sono contadini arabi. Intanto, Ahdut/Wahda inizia a
negoziare con gli inglesi la costituzione di un governo resposnasbile unico nel
mandato, come primo passo per l'Indipendenza.
Nel dicembre del 1935, i contadini di tre villaggi della Bassa Galilea
costituiscono il primo tajmi' (fattoria collettiva) assieme ad un piccolo nucleo
di immigrati sionisti del movimento Ha-shomer Ha-tzair, un movimento confluito
nella Ahdut anche in origine vicino al Mapam.
Il fenomeno è salutato con gioia dai leader di Ahdut, ma ha l'effetto di
intimorire i latifondisti palestinesi, in particolare gli Husayni, già tiepidi
nei confronti dell'alleanza Arlosoroff-Nashashibi. Quest'ultimo, nel 1934 è
sostituito dal un altro esponente di Wahda, il borghese liberale al-Khalidi.
Gli elementi più radicali delle due etnie, espressi rispettivamente dai
revisionisti e dal Supremo consiglio dell'Islam di Amin al-Husayni, iniziano a
fomentare scontri armati, con qualche velato incoroggiamento degli inglesi, che
temono Arlosoroff e la sua popolarità. Tuttavia, il ministero responsabile e
l'autogoverno sono concessi nella primavera del 1936.
In agosto, subito dopo la rimilitarizzazione nazista della Renania, si tengono
le elezioni generali dell'assemblea costituente di 120 membri, così ripartiti:
Wahda - 44 seggi
Ahdut - 18 seggi
Mapam - 4 seggi
Mapai - 5 seggi
Partito Liberale - 3 seggi
Revisionisti - 10 seggi
Supremo Consiglio Islamico - 26 seggi
Partito della Difesa Nazionale (palestinese) - 8 seggi
Unione Cristiana di Palestina - 3 seggi
Dato che Ahdut/Wahda dispone della maggioranza assoluta, resa assai più
confortante dagli alleati del Mapam e (dopo un accordo) del Mapai, Arlosoroff
non ha problemi ad ottenere l'incarico di Primo ministro, affidando a ben Gurion
la direzione dell'Agenzia Ebraica e l'importante dicastero dell'Immigrazione.
Col sostegno della Histadrut di Katznelson e delle maggiori organizzazioni
palestinesi (che stanno creando un framework di struttore sociali in parte
modello sionista) Arlosoroff si dedica a gestire una situazione promettetente ma
anche difficile. Gli obiettivi sono quelli di stendere una Costituzione
accettabile anche per l'opposizione, in particolare Husayni e Jabotinsky, e
ottenere l'indipendenza dagli inglesi in modo pacifico. In tutto questo si
moltiplicano gli attacchi di estremisti revisionisti dell'Irgun Zvai Leumi
contro del sedi di Wahda e perfino della Histadrut, e dall'altro lato, dei
gruppi armati legati al Consiglio islamico contro strutture sioniste e
contro gli stessi tajmi', che hanno formato un movimento sociale e sindacale (Ittihad
al-Fillahin al-mujtami'in) vicino a Wahda.
Nella Haganah si ha una scissione tra seguaci di Arlosoroff e di Ben Gurion,
questi ultimi sono più numerosi e iniziano a compiere azioni contro i militanti
del Consiglio Islamico e gli inglesi. L'ordine pubblico si deteriora col
surriscaldarsi delle passioni politiche, ponendo ad Arlosoroff una serie di
problemi, che vengono però ben gestiti dal moderato e responsabile ministro
delgli Interni, al-Khalidi. Ben presto in Wahda il dibattito si fa rovente sulla
questione della riforma agraria, richiesta a gran voce dalla Ittihad ed
osteggiata da Nashashibi e dalla sua corrente nel partito.
La bozza di Costituzione, da sottoporsi a referendum confermativo, è emessa
nell'ottobre 1937, dopo estenuanti discussioni. Al suo interno è prevista una
radicale riforma agraria, approvata con un solo voto di margine. Non si fa cenno
al mandato né alla dipendenza dall'Inghilterra. Il primo articolo dichiara che
"lo Stato di Palestina è in perpetuo lo Stato del popolo ebraico e del
popolo arabo palestinese, e la sua terra interamente ed indivisibilmente è la
terra d'Israele (Eretz Yisrael), la terra del popolo arabo di Palestina e la
terra Santa dei cristiani e dei musulmani. La sua capitale eterna è la santa
città di Gerusalemme. Esso assume la forma repubblicana e stabilisce
l'inviolabile libertà e l'uguaglianza dei suoi cittadini".
Il governo Arlosoroff, per
mezzo del responsabile agli esteri Moshe Shertok (che poi cambierà il nome in
Sharett) avvia con la Gran Bretagna trattative per l'indipendenza, obiettivo
condiviso da Ahdut/Wahda e dall'opposizione tanto araba che ebraica. Sir Peel,
il plenipotenziario inglese, si mostra disponibile, ma il governo di Sua maestà
ha delle precise richieste: la più scottente è il mantenimento della basa
navale inglese di Haifa, che viene infine accordato con un trattato decennale.
Il trattato di Akka, sancisce il ritiro britannico dalla Palestina entro il
1938, il mantenimento di relazioni amichevoli tra i due paesi e uno stretto
coordinamento in campo militare; viene anche stabilito un sistema di
consultazione permanente sulla politica estera ed un regime commerciale di
favore. Il 24 febbraio 1938 lo Stato Libero di Palestina proclama la propria
indipendenza. il 4 marzo si tengono le elezioni generali, a suffragio universale
sopra i 18 anni, del presidente della
Repubblica, della Camera dei Deputati (eletta con sistema proporzionale) e del
Senato (eletto con sistema maggioritario, con voto separato per Arabi musulmani,
Arabi cristiani ed Ebrei; musulmani ed ebrei hanno entrambi il 45% per cento dei
seggi, i cristiani il 10%). Risulta eletto presidente Raghib an-Nashashibi,
Ahdut/Wahda emerge come primo partito con 66 deputati su 120 e 37 senatori su
70. Arlosoroff è confermato Primo Ministro. Martin Buber riceve il dicastero
dell'Istruzione, Shertok rimane agli Esteri e Ben Gurion all'Immigrazione,
al-Khalidi agli Interni, Arthur Ruppin del Mapai ai Lavori Pubblici, Katznelson
al Lavoro e Sicurezza Sociale, Abd-ul-Qadir al-Husayni alla Guerra; Tra i primi
atti del nuovo Stato, immediatamente riconosciuto dall'Unione Sovietica e dalla
Francia, e subito dopo da Egitto, Iraq, Giappone e dal governo etiope in esilio,
vi è l'invio di una divisione ebraica e di tre reggimenti arabi a sostegno
della repubblica spagnola. Un gruppo di
soldati perlopiù ebrei agli ordini del generale Orde Wingate (un inglese
passato al servizio della Palestina) si trasferisce con avallo ufficioso del
governo a combattere i fascisti in Etiopia, assistendo i partigiani del
cagnasmac Abebe Aregai. La Germania nazista riconosce il nuovo Stato ad agosto.
Nel paese vivono circa 650000 ebrei e 900000 arabi. Le leggi razziali in Italia
e l'Anschluss portano una nuova ondata di immigrati: tra questi, Enrico Fermi,
Emilio Segrè ed Elise Meitner, che si sono occupati delle reazioni nucleari a
catena dell'uranio.
Nel 1939 la palestina sottoscrive un alleanza militare difensiva con
Il Paese conosce un notevole sviluppo economico, che attira un numero crescente
di ebrei dall'Europa occidentale, spesso con grandi disponibilità di capitale.
Viene attuata con successo la riforma agraria, che spezza il potere dei
latifondisti arabi, facendo tramontare la forza degli Husayni. Il clan rivale
dei Nashashibi invece si insedia comodamente ai vertici dello Stato, pur
perdendo la terra mantiene un notevole potere.
Alla fine del 1939 iniziano le ricerche sull'uranio al Dipartimento di Fisica
della nuova università di Arad, nel Negev, sotto la guida di Meitner e Fermi.
Nel frattempo malgrado la notevole abilità mostrata dalle truppe palestinesi,
Madrid cade ai franchisti nel luglio del 1939. Nella primavera dello stesso anno
l'Italia occupa l'Albania. Arlosoroff, convinto antifascista, convince il
parlamento a votare un notevole aumento degli stanziamenti militari, ed assicura
a Francia ed Inghilterra il sostegno incondizionato della palestina in caso di
attacco tedesco o italiano.
La crisi di Danzica esplode e il 1 settembre 1939 la Wehrmacht invade la
Polonia. Il tre settembre, Francia, Inghilterra, e Palestina dichiarano guerra
alla Germania. L'obiettivo di salvare gli ebrei tedeschi viene subordinato alla
speranza di battere Hitler. Tuttavia, esponenti delle autorità ebraiche
sioniste restano nell'Europa nazista con lo scopo di negoziare un miglior
destino per le centinaia di ebrei locali, sotto la guida di Levi Eshkol.
Nel 1939 le potenze dell'Asse prendono accordi con Amin al-Husayni per
destabilizzare la Palestina. L'Italia progetta un offensiva contro l'Egitto e la
Palestina, Hitler vuole distruggere lo stato "ebraico" e aprire un
fronte contro gli inglesi, ed è interessato al petrolio iracheno. Il crollo
della Polonia, che ospita la maggiore comunità ebraica d'Europa dopo quella
sovietica, porta all'istituzione dei ghetti e degli Judenrat. Adolf Eichmann
diventa segretario nazista degli Affari Ebraici.
In inverno gli unici eventi militari riguardano la guerra russo-finnica e gli
ultimi spasmi della resistenza etiopica; in Germania si elabora il piano
Manstein per la conquista della Francia. In Palestina entra in produzione il
carro armato "Rakib" (cavaliere), basato un progetto Shkoda, di cui 80
unità sono pronte per essere schierate in Francia nella primavera del 1940,
sotto il comando del giovane maggiore dell'esercito Moshe Dayan (da poco padre
della piccola Yael).
Quando in aprile le divisioni di Guderian invado l'Olanda ed il Belgio, che
crollando rapidamente, ed irrompono poi in Francia, trovano la scomoda sorpresa
del VI reggimento corazzato palestinese. I Panzer tedeschi sono obbligati a
ritirarsi con serie perdite, anche perché Dayan avuto l'audace idea di formire
ai suoi uomini armi anticarro da 86 mm, recentemente sviluppate dagli inglesi, E
dispone di Rakib per sfruttare le brecce aperte tra i tank nemici.
la liena tedesca ovviamente si riorganizza in fretta, e Dayan è costretto a
ritirarsi dalla pura forza dei numeri; ma questo dà al colonnello de Gaulle il
tempo e la prova provata per mettere in atto i suoi piani con le truppe
corazzata francesi, ben più numerose anche se meno addestrate, e permette al
BEF di abbandonare Dunquerque e stabilire una linea difensiva più a sud.
I tedeschi ottengono un notevole successo sulla Somme, e da Gaulle, pur
ottenendo notevoli successi e facendo sanguinare i tedeschi, semplicemente non
ha le forze e il sostegno politico sufficienti per fermarli. Mussolini sta alla
finestra e continua a cospirare con al-Husayni. Infine, il 12 luglio, con i
tedeschi alle porte di Parigi, decide di intervenire.
La sua offensiva sulla Alpi è quasi un disastro, ma distoglie abbastanza truppe
francesi. Nel frattempo si inizia ad organizzare l'invasione dell'Egitto dalla
Libia.
L'intervento italiano porta il muftì allo scoperto: inizia la cosiddetta "rivolta degli effendi" contro lo Stato binazionale, il socialismo del
governo, l'alleanza con le democrazie, la riforma agraria e il clan Nashashibi;
contro troppe cose, in definitiva per avere successo. Arlosoroff, che è a corto
di uomini per via della campagna di Francia, decide quindi di arruolare i membri
dell'Irgun per sconfiggere i latifondisti arabi. Questi, però devono giurare
fedeltà alla palestina binazionale.La maggior parte accetta, ma un gruppo, di
cui fa parte Menahem Begin, rifiuta e si unisce al Lehi, la fazione di estrema
destra guidata da Avraham Stern, che ha essa stessa contatti con l'Asse. La
maggior parte dei sionisti revisionisti, incluso lo stesso Jabotinsky, a questo
punto appoggiano in qualche modo l'odiato Arlosoroff pur di tenere a bada gli
arabi. Ma Arlosoroff fa anche qualcosa che Jabotinsky disapprova completamente:
in settembre, ordina di armare i Fallahin contro i
proprietari terrieri. Alla rivolta degli effendi contrappone la rivolta
contadina.
Quello che NON fa invece, è permettere alle truppe britanniche di intervenire;
sa bene che questo gli alienerebbe l'appoggio di vasti strati popolazione. Lo
scontro è interno alla società palestinese, con gli ebrei che invece,
appoggiano compatti una delle due parti, quella alleanza tra borghesia urbana
produttiva (al-Khalidi) e contadini, rappresentati dal movimento dei tajmi' e
dal sindacato Ittihad. Alleanza che paradossoalmente è rappresentata dal
presidente della Repubblica Nashashibi, un latifondista egli stesso. Alla
rivolta degli effendi segue dunque la rivoluzione dei fellahin.
Il 27 luglio Parigi cade. Il 18 Agosto non c'è praticamente più un esercito
francese di cui valga la pena di parlare, il governo francese a Bordeaux è nel
caos, e le sole forze operative della guerra sono il BEF, che difende Normandia
e Bretagna ma ha subito serie perdite, e le tre divisioni palestinesi,
ritiratesi in Borgogna.
La fine della rivolta degli Effendi, nel febbraio 1941, con la fuga di haj Amin
in Iraq via Giordania, lascia una Palestina molto diversa: l grande proprietà
terriera non esiste praticamente più, sostituita da fattorie collettive di
piccole dimensioni. La borghesia, sia araba che ebraica, risulta arricchita; le
industrie dispongono di capitale, manodopera e sostegno politico. L'aver
combattuto assieme cementa ils entimento nazionale dei palestinesi arabi ed
ebrei; agli ex ribelli, come anche agli ex Irgun, viene proposto di unirsi
all'esercito inglese in Egitto, che sta respingendo gli italiani di Graziani
indietro, in Cirenaica; i capi della rivolta invece vengono imprigionati (la
pena di morte è proibita dalla Costituzione).
In cirenaica viene sperimentato per la prima volta una versione modificata del
Rakib, il Buraq (dal nome dell'animale mitologico che condusse Maometto nel suo
viaggio celeste, partendo dalla roccia di Gerusalemme) adattato al deserto e
testato già nelle operazioni contro effendi attorno Betlemme.
Nel 1942, a Dimona nel Negev, Fermi, Meitner, e Bethe mettono in funzione il
primo reattore nucleare della storia. nel 1943, il team di robert Oppenheimer ed
Edvard Teller negli stati uniti farà la stessa cosa a Chicago. Entrambi i
gruppi, ed anche un team tedesco guidato da Werner Heisenberg, sospettano che
l'energia nucleare possa essere creata nuove, potentissime armi.
Bet
Eretz, Rehavia, Gerusalemme Ovest. 18 Dicembre 1944
Sulla scrivania di Chaim Arlosoroff c'è una pipa spenta. E ci sono delle
lettere ancora sigillate. Una è di Abdallah, emiro di Transgiordania, un'altra
di re Faruq d'Egitto, la terza del presidente libanese Khoury. Sa cosa
contengono: le bozze dei trattati amicizia e vicinato dell'accordo istitutivo
della lega Araba. Deve vederli, leggerli ed inviare il suo parere. Un foglio
scritto per metà a penna contiene la proposta: un vertice arabo, da tenersi
magari a Beirut. Gerusalemme sarebbe perfetta, ma meglio che gli ebrei non
facciano i padroni di casa, come faceva notare Nuri Sa'id. Bisogna invitare il
Senusso? E Muhammad V del Marocco? O il bey di Tunisi? Beirut o Damasco allora.
I sirani non si sono fatti sentire granchè. Ma no, non oggi. Occorre aspettare.
Le dita del Primo Ministro di Palestina tamburellano nervosamente sul tavolo.
Yoel Palgi. Tutto dipende da lui.
Arlosoroff si alza. Non ha voglia di leggere le proposte dei capi arabi.
Potrebbe passarle a Shertok... ehm, Sharett. Le pila di fogli sul tavolo,
solitamente, sono ordinate, per cartelline, con meticolosità. Ma non oggi. i
telegrammi di Dayan (fronte francese) Abd-alQadir al-Husayni (fronte jugoslavo)
e Qawuqji (fronte italiano) sono sparsi alla rinfusa. Ne legge qualcuno, a
casaccio. Fissa con intensità la grande carta geografica appesa alla parete
bucherellata dai forellini di centinaia di puntine colorate per segnare le
posizioni. Vorrebbe forarla con lo sguardo, bruciarla. Il suo sguardo corre
dall'angolo inferiore destro, dov'è lui, adesso, la stellina che indica
Gerusalemme, verso nord, verso est, lugo le immaginarie onde del mediterraneo
fino a quell'aeroporto militare di Tsahal, sull'Adriatico, dove la costra
italiana si impunta e fa angolo. Da lì, dritto verso nord, Venezia, poi le
Alpi, e oltre quelle, nella parte alata a sinistra della carta... l'odiata
Germania. Nella cartina sono la parte inferiore emerge dall'indefinito, pauroso
nord. come un mostro che dall'altro cali sulla preda. Però la Baviera si vede
bene. Chissà dov'è ora... Andata? Ritorno? Nessuno può saperlo. Il silenzio
radio è indispensabile.
Si siede ancora. Carica la pipa, svogliatamente, ma non l'accende.
Bussano. Sobbalza. Chi è?
Il maggiore Menachem Begin entra sorridendo, attenti, saluto. Gli occhi gli
brillano di gioia.
-Hitler è morto, signor Primo ministro. - dice.
- Signori, propongo un
brindisi.- dichiara il Ministro della Difesa, Musa al-Husayni. Spumante per gli
ebrei e i cristaini, thè per i musulmani. I bicchieri tintinnano l'uno contro
l'altro. Gli occhi di molti sono lucidi di gioia... Lise Meitner abbraccia il
ministro dell'Educazione Buber, mentre Henrik Omed, raggiante, stringe le mani e
parla di nuove applicazioni pacifiche. Il capo di stato maggiore Yigal Allon si
avvicina al rettore dell'Università del Monte Scopus, il professor Ahadsela,
che fissa il suo spumante con aria triste. Lui, l'ideatore della formula
terribile che ha permesso ad Omed di costruire l'arma. Premio Nobel per la
Fisica. Forse il fisco più celebre del mondo, si sente un criminale dei guerra,
un assassino di massa. Sa che l'esplosione su Berchtesgaden no ha ucciso più di
tremila persone, in gra parte militari, alti gerarchi del Reich. ma sa anche che
lui, Omed, Meitner e gli altri hanno messo nelle mani irresponsabili dei
politici un'arma spaventosa.
Avrebbero potuto sganciare la bomba su Berlino, Vienna, Amburgo... rabbrividì.
In fondo, nonostante il cognome ebraicizzato, in fondo è ancora un tedesco. In
fondo al cuore è ancora Albert Einstein.
Al suo ritorno, Yoel Palgi è un eroe. L'uomo che ha sganciato la bomba atomica
di Omed sul nido di Hitler, Berchtesgaden, e ha decapitato il nazismo, con solo,
netto colpo di ghigliottina atomica, lasciando tutti gli altri alleati attoniti
lungo le linee del fronte. La piccola Palestina, all'improvviso, è la massima
potenza mondiale. Impossibile combattere con un nemico che ha quelle armi. Un
nemico ebreo...
Radio Londra trasmette incessantemente:
"Oggi, alle 9 e trentadue minuti, ora dell'Europa centrale, un
squadriglia dell'Aviazione Palestinese ha sganciato tre tonnellate di bombe
esplosive ed un solo ordigno di nuovo tipo, che impiega la forza del nucleo
atomico per sviluppare una energia tremenda e mai vista, sopra al quartier
generale di Adolf Hitler a Berhchtesgaden, in Baviera. Il quartier generale è
stato completamente distrutto. Hitler, assieme ai suoi più stretti
collaboratori, era all'interno al momento dell'attacco. Tutte le strutture
militari naziste nell'area soono state ugualmente spazzate via. L'ammiraglio
Doenitz, il supersite di più alto livello della gerarchia nazista, ha
dichiarato la resa incondizionata mezz'ora fa, appena ha avuto conferma della
notizia... La guerra in Europa è finita".

Dal
Corriere della Sera del 14 Ottobre 1982:
ARLOSOROFF,
TRE MILIONI AI FUNERALI
Folla incredibile a Gerusalemme per il leader palestinese
La Salma dell'ottantatreeenne ex primo ministro e presidente palestinese, Haim
Arlosoroff, che ha guidato la Palestina per ben 48 anni, e per almeno venti è
stato l'eminenza grigia dell'Unione Semitica, è stata interrata oggi nel
cimitero ebraico di Gerusalemme.
Ai funerali erano presenti i principali Capi di Stati del pianeta. Per l'Italia,
la presidente della Repubblica Rita Levi Montalcini ed il ministro degli Esteri
Enrico Berlinguer. L'Unione Sovietica era reppresentata ai massimi livelli da
Michail Gorbacev, segretario del PCUS, e dall'accademco Andrej Sacharov, Capo
dello Stato, gli Stati Uniti dal Presidente Theodore Kennedy, la Germania dal
Cancelliere Brandt, la Gran Bretagna dal Principe Carlo di Galles, la
Federazione Africana dal Segretario, il voltese Thomas Sankara. L'ayatollah
Ruohollah Khomeyni, Rahbar della Repubblica Iraniana, ed Ubayd Barzani,
vicepresidente del Kurdistan Meridionale, attualmente segretario di turno
dell'Unione Semitica, hanno tenuto le orazioni funebri come rappresentati
internazionali. Dopo di loro, ha parlato il deputato ebreo palestinese Uri
Avnery, rivolgendosi agli abitanti della Palestina, ed il giudice della Corte
Suprema Haim Cohen, ricordando la Shoah ed il ruolo importantissimo di
Arlosoroff nel salvare le comunità ebraiche d'Europa assalite dal nazismo.
Dall'avversario politico Yitzhaq Shamir, un toccante omaggio; Yasir 'Arafat, suo
successore alla presidenza della Repubblica (carica che Arlosoroff ha ricoperto
per tre mandati) ha interrotto il proprio discorso per la commozione.
Il ruolo di Arlosoroff nella poltica del medio Oriente è senza dubbio
essenziale. Anche se alcuni storici, di recente, hanno posto l'ipotesi che oggi
la situazione sarebbe migliore se nel corso degli anni Trenta il suo rivale nel
Mapai e nella sinistra ebraica di palestina, David ben Gurion, avesse ottenuto
la maggioranza.
Il culmine della lunga cerimonia funebre, degna di un vero Padre della patria,
è sttao il discorso del supersite dell'Olocausto e senatore palestinese Primo
Levi, ebreo d'origine italiana, membro della Ahdut, il partito fondato nel 1933
da Arlosoroff stesso, scrittore e premio nobel.
"L'insegnamento che Haim ci ha lasciato, e che resterà a lungo nella
storia, è riassunto nel nome stesso del nostro partito: Ahdut, Wahda, Unità.
Armato di questa sola parola, Arlosoroff ha unito in Palestina ebrei ed arabi, e
poi, con una politica visionaria e pragmatica, ha dato vita all'Unione
Semitica, che oggi, dal Golfo all'Oceano e dal Mediterraneo al Juba, riunisce
una grande e prospera comunità di popoli democratici, liberi; un segno di pace
di fronte all'Europa divisa, un monito che l'uguaglianza del blocco sovietico e
la libertà dell'occidente non sono inevitabilemente nemiche, che possono essere
conciliate. Ed egli è un precursore, in qualche modo, della riconciliazione a
cui stiamo assistendo oggi grazie ai presidenti kennedy e sacharov."
Dopo di lui, hanno preso la parola il primo ministro indiano Indira Gandhi ed il
presidente sudafricano Mandela, citando il grande contributo di Arlosoroff alla
lotta di decolonizzazione eal suo svolgimento prevalentemente pacifico. Perfino
il presidente francese Mitterrand, malgrado la nota, viruenta ruggine creata
dall'intervento palestinese in algeria, ha elogiato davanti alla stampa il
compianto leader ebraico. Assieme al maresciallo Tito e al leader indocinese o
Chi Minh, Arlosoroff è stato uno dei più importanti capi che hanno portato al
usccesso del movimento dei non allineati ed ha ostacolato il diffondersi della
rivalità est-ovest nei paesi decolonizzati, aiuntando il mantenimento della
stabilità in una regione strageica come il medio oriente. l'augurio di chi
scrive è che il successore alla presidenza Arafat, ed il nuovo segretario del
blocco regionale dell'Unione Semitica, il generale Muhammar al Qaddhafi, possano
seguire sulla sua strada. Tuttavia, l'assenza
di qualsiasi rappresentate del nuovo regime iracheno di Saddam Husayn Takriti,
pur membro dell'Unione, fa presagire che i tempi facili per il medio oriente
siano finiti, e che ai successori di Arlosoroff si prospettino tempi duri... Lo
stesso Rahbar Khomeyni, nel suo discorso, ha adombrato scenari di rapporti
difficili con l'Iraq.
Non è una mistero che, con la scomparsa di Arlosoroff, il regime iracheno
potrebbe perdere i freni al suo esplicito irredentismo, minacciando la precaria
indipendenza del Kurdistan, della quale Arlosoroff è stato uno degli artefici e
garanti.