di Fabio Oceano
Cari lettori ed amici di Utopiaucronia, sono un appassionato di ucronie e scenari futuribili col vezzo di scrivere racconti e qualche volta interi romanzi, cercando di dare una forma concreta alle mie fantasie.
Da alcuni mesi sto lavorando a una nuova ucronia post-bellica, ambientata negli anni successivi al 1945; dopo aver tracciato le linee essenziali della timeline, ho subito cominciato a buttare giù un piccolo racconto ambientato in tale scenario. Poco alla volta il racconto è diventato un romanzo breve e infine un tomo di 250 pagine che, dopo aver sottoposta a una fase di revisione ho deciso di mettere a disposizione gratuitamente di tutti quelli che come me sono appassionati di tale argomento. Potete scaricare il file cliccando qui, mentre questo è il link al blog che contiene qualche informazione supplementare. Altre ne aggiungerò in seguito.
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Ed ecco una sintesi della Timeline che porta al mio romanzo:
10 Luglio 1943: Invasione della Sicilia da parte delle forze alleate.
25 Luglio 1943: Caduta del Fascismo, arresto di Mussolini e governo Badoglio.
17 Agosto 1943: Conquista della Sicilia.
3 Settembre 1943: Invasione dell'Italia continentale.
8 Settembre 1943: Armistizio.
9 Settembre 1943: Sbarco delle truppe Alleate a Salerno (Operazione Avalanche) e Taranto (Operazione Slapstick).
22 Gennaio 1944: Sbarco ad Anzio (Operazione Shingle).
18 Maggio 1944: Caduta di Cassino dopo quattro battaglie.
4 Giugno 1944: Presa di Roma. Nello stesso giorno Vittorio Emanuele III nomina il figlio Umberto II Luogotenente del Regno.
Settembre 1944: Inizia l'assalto alla Linea Gotica.
Gennaio 1945: Ferruccio Parri muore durante un tentativo di liberazione da parte di Edgardo Sogno.
Aprile 1945: Le truppe Alleate raggiungono la Pianura Padana. Fallisce l'Operazione Sunrise che aveva lo scopo di far ritirare i tedeschi dal nordest dell'Italia. Le truppe alleate sono costrette a rallentare la loro corsa verso nord.
20 Aprile 1945: Mentre l'Armata Rossa entra a Berlino, truppe sovietiche e di Tito provenienti dalla Slovenia occupano Trieste.
25 Aprile 1945: I sovietici liberano Venezia e accerchiano le truppe naziste raccolte attorno a Verona.
28 Aprile/2 Maggio 1945: Battaglia di Verona. 30000 soldati tedeschi vengono catturati o uccisi. Truppe Alleate e sovietiche si incontrano sul Po. Nel frattempo reparti partigiani delle Brigate Garibaldi, supportate dai sovietici, si infiltrano oltre le linee alleate per occupare in un secondo momento i punti strategici della penisola fino all'Abruzzo, comprese Toscana, Emilia-Romagna e Umbria.
7 Maggio 1945: Alfred Jodl firma a Reims la resa incondizionata delle forze tedesche.
1 Luglio 1945: Il territorio italiano viene diviso in tre zone d'occupazione, amministrate da USA (Sud Italia e Sicilia), Francia/Gran Bretagna (Nordovest e Centro), URSS (Nordest).
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L'Italia nel 1950
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In questa timeline alternativa rispetto a quella classica, i sovietici hanno occupato il nordest creando una repubblica socialista indipendente (la Repubblica Democratica Italiana). Ciò ha portato alla frantumazione della penisola, ripiombata in una situazione che ricorda da vicino quella che precedette l'unità.
Nei cinque anni che intercorrono tra la fine della guerra e la data d'inizio del romanzo, oltre alla RDI sono nate la Repubblica del Nord Italia (quella che ricorda maggiormente la nostra attuale nazione e ne ricalca grossomodo lo spirito), il Regno del Sud Italia (retto da Umberto II di Savoia e spalleggiato dagli americani) e la Repubblica di Sicilia.
Oltre a questi stati principali, ne esistono altri minori trasformati in altrettanti Protettorati amministrati da Francia e soprattutto Gran Bretagna, creati per venire incontro al secolare desiderio di autonomia di queste regioni, mai sopito nemmeno durante il ventennio fascista. Abbiamo così la Sardegna e i Protettorati dell'Alto Lazio, di Toscana, della Romagna, dell'Umbria, delle Marche e dell'Abruzzo. Roma e la sua provincia invece sono sotto la tutela dell'ONU per impedire che le altre nazioni la reclamino come capitale e in attesa che la riunificazione si compia.
Tema portante del romanzo è la ricerca di un nuovo e duraturo equilibrio e gli sforzi di ogni singola nuova entità italiana per sopravvivere allo scontro tra le due grandi superpotenze. A poco a poco l'Italia diventerà la scacchiera su cui si giocheranno i destini del mondo capitalista e quello comunista, in una vicenda che attraverserà tutta la Guerra Fredda e la caduta dei regimi comunisti fino alla globalizzazione più selvaggia.
Come sarebbe potuta essere l'Italia? E come sarà quella del futuro?
Grazie per l'attenzione. Ovviamente sentitevi liberi di esprimere le vostre opinioni, anche e soprattutto negative. Lo scenario è appena abbozzato e mi piacerebbe sapere cose ne pensate e come potrebbe svilupparsi viste tali premesse. Per farmi avere il vostro parere, scrivetemi a questo indirizzo.

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Ed ecco ora il parere in proposito di Manuele Serventi:
Mah, questo scenario mi lascia un po' perplesso. I protettorati del centro Italia mi sembrano delle forzature in un periodo come quello del secondo dopoguerra postcoloniale...
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Così gli replica Lord Wilmore:
Anch'io propendo per la bipartizione del paese: Val d'Aosta alla Francia; Tirolo Meridionale all'Austria; Trieste e Gorizia alla Jugoslavia; Piemonte, Liguria, Lombardia, Triveneto, Emilia, Toscana, Marche e Umbria formano la Repubblica Democratica Italiana facente parte del Patto di Varsavia, primo presidente Palmiro Togliatti; il centrosud più Sicilia e Sardegna formano il Regno d'Italia con capitale Roma, affidato ai Savoia e facente parte della NATO. Forse anche San Marino va nell'orbita dell'URSS.
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Manuele Serventi puntualizza:
Quasi sicuramente San Marino va nell' orbita dell' URSS, in quanto forte della presenza di un solido partito comunista (presente peraltro nelle realtà di quel tempo nella piccola repubblica). La mia domanda è allora questa: quali le conseguenze geopolitiche ed economiche di tale stato di cose? Faccio un esempio: come reagirà l'URSS allo strappo di Tito che isolerebbe la RDI dal resto dei suoi satelliti? Interverrà come in Ungheria, ritenendo quella zona strategicamente più importante dell'Albania, e questo consentirà a Stalin di raggiungere il quasi pieno controllo dell' Adriatico? Oppure la lascerà stare, con uno stato comunista del Nord Italia che improvvisamente si allinea a Mao? I paesi confinanti con l'Italia come prenderebbero la cosa?
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Enrico Pellerito non può fare a meno di intervenire, e lo fa da maestro:
L'ipotesi di un'Italia divisa in due all'indomani del secondo conflitto mondiale è già stata dibattuta in almeno un paio di racconti: "Supplemento d'indagine" di Pierfrancesco Prosperi e "L'estate e l'inverno" di Maurizio Viano.
Riguardo il POD che Manuele intende sviluppare attraverso l'azione dell'Armata Rossa, nella realtà i Sovietici giunsero in Jugoslavia... prima di penetrare in Ungheria; la loro avanzata non prevedeva, però, un'azione con obiettivo l'Italia, ma piuttosto impegnare le truppe tedesche presenti in Ungheria onde consentire ai loro fronti settentrionali di proseguire con maggior incisività verso Berlino.
Infatti, una volta liberata Belgrado, le forse sovietiche presenti sul territorio jugoslavo si diressero verso l'Ungheria, lasciando che i partigiani di Tito (per come questo stesso auspicava) terminassero la liberazione dalle forze naziste.
Poi, può anche darsi che i Sovietici volessero/dovessero rispettare il fatto che l'Italia, una volta finita la guerra, rimanesse "bottino" degli Alleati occidentali.
Ma possiamo tranquillamente ritenere che invece il Maresciallo Tolbuchin riceva l'ordine di avanzare verso la Croazia e proseguire quindi oltre il confine italiano.
Non sarebbe stata una passeggiata, ma è fattibilissimo, basta che le truppe magiare e tedesche vengano in qualche modo "fissate" dall'ala settentrionale delle forze sovietiche, permettendo così una penetrazione con obiettivo l'Isonzo prima, il Po in un secondo tempo, magari le Alpi Occidentali come fase finale.
Ribadisco che la cosa era fattibile, ma a patto di rinforzare notevolmente la branca meridionale dell'Armata Rossa in marcia verso ovest.
Più verosimilmente, la caduta dell'Ungheria attraverso un voltafaccia dell'ammiraglio Horty potrebbe consentire una più rapida avanzata dei Sovietici lungo la pianura magiara, con conseguente deviazione di una parte di queste forze verso la Slavonia e, quindi, verso il Friuli.
Ma bisogna considerare il fatto che la massima espansione si sarebbe veramente potuta arrestare al Po, neanche all'Appennino Tosco-Emiliano, dove ormai si erano attestati gli Anglo-Americani.
Ad ovest i sovietici sarebbero potuti giungere alla Lombardia, mentre in Piemonte e in Liguria, a quel punto, sarebbero avanzati gli Americani già presenti nella Francia meridionale.
E' anche una questione di tempi: la spinta dell'Armata Rossa tra il Danubio, i Carpazi e i Balcani, avvenne nell'ultimo quadrimestre del 1944, quando il fronte in Italia si consolidò proprio sugli Appennini Settentrionali e toccando la Pianura Padana a sud delle Valli di Comacchio; quindi il confine sarebbe un po' più su del Rubicone, se gli Anglo-Americani non si muovono e i sovietici riescono ad avanzare in Emilia-Romagna.
Tutto questo non impedisce lo sviluppo che voi avete fatto sulla suddivisione delle regioni (secondo me eccetto gran parte di Piemonte e Liguria) in mano alla Repubblica Democratica; forse il Veneto a Tito no, ma il Friuli fino all'Isonzo o addirittura fino al Tagliamento non è affatto una tesi peregrina.
A questo punto, però, l'ipotesi di Manuele per l'intervento di Mosca nei confronti di Tito sarebbe ancor più realistica: il tutto a garantire la continuità territoriale tra l'Ungheria e la RDI.
In tal caso, una volta conquistata la Jugoslavia, le zone ex italiane dell'Istria tornerebbero, per volontà di Stalin, a far parte dell'Italia popolare e socialista; però è chiaro che l'URSS (e ad un certo punto anche le forze di altri paesi satelliti di Mosca) si dissanguerebbero non poco nel dover contrastare la guerriglia endemica che si svilupperebbe in Jugoslavia.
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Lord Wilmore aggiunge:
L'Austria sarebbe ancor più accerchiata da paesi del Patto di Varsavia; la Francia avrebbe al fianco sudest le truppe sovietiche e de Gaulle non lascerebbe il comando integrato NATO, anche se si farà le sue proprie bombe atomiche; per la Svizzera non cambia niente (prima cassaforte dei nazisti, poi dei comunisti: o Franza o Spagna, purché se magna). Josip Tito potrebbe vedere molto male la presenza sovietica ai confini nordoccidentali, sarebbe accresciuta la sua percezione di accerchiamento, potrebbe cercare intese con la NATO. Il triangolo industriale è in mani sovietiche, che vi importerebbe le sue risorse minerarie da trasformare per poi inviare i prodotti finiti da Genova per tutti i paesi del blocco comunista; gli USA allora investirebbero molti soldi del piano Marshall per industrializzare il Sud e farne un contraltare al Nord. Certo prospereranno al Sud le mafie, strette alleate delle cosche d'oltreoceano. Forse le BR operano nel Sud d'Italia, probabile al Nord la presenza di Contras armati dagli USA.
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Manuele Serventi non demorde:
Vi è la possibilità che si creino forze armate e di polizia della RDI? Si verrà alla creazione di un muro divisorio tra le due Italie ? Come sarà la forma di governo e di stato della repubblica popolare? Potrà godere di un certa autonomia da parte dell'URSS o sarà una sorta di riproposizione della Repubblica Sociale?
Per quanto riguarda il Regno del Sud, è auspicabile un' evoluzione federale sul modello della Germania Ovest o si avrà invece un regime dittatoriale come nella Corea del Sud?
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JFB gli replica:
Forze Armate e Polizia, secondo me sì, dato che aderirebbe al Patto di Varsavia.
Vi sarebbero basi sovietiche con truppe pronte ad invadere la Francia, in caso di guerra. Sarebbe interessante capire come varierebbero le strategie sia Nato, sia del Patto di Varsavia in caso di guerra.
Un muro mi pare troppo costoso, però un confine particolarmente robusto immagino sia ovvio. Bisogna anche vedere se gli investimenti americani nel Centro Sud provochino uno sviluppo analogo a quello coreano.
Non credo sia immaginabile una particolare differenza con i paesi dell'Est. Probabilmente comunisti e socialisti sarebbero confluiti in un partito unico, mentre nel resto d'Italia l'estrema sinistra sarebbe stata costituita dai socialdemocratici e dai repubblicani e probabilmente l'MSI o il suo equivalente sarebbe stato inglobato nel Governo in chiave antisovietica.
Infine, riguardo all'evoluzione politica del Regno del Sud, entrambe le soluzioni che proponi mi paiono poco praticabili. Il centralismo liberale e poi fascista avevano tagliato le radici a qualsiasi soluzione federalista. Né, per ragioni di propaganda, gli americani potevano permettersi un secondo Mussolini (e chi metterci tra l'altro?)
E' più probabile una replica del nostro Centrismo, più orientato a destra e con una maggiore evidenza degli aspetti conservatori e clericali.
Tra l'altro, la stagione degli anni di Piombo in Italia e Francia potrebbe essere molto più accentuata e sanguinaria, con la RDI ed i suoi servizi segreti pronti a destabilizzare i vicini.
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Enrico ribatte:
Concordo . È ovvio che nella RDI sarebbero presenti installazioni militari sovietiche; probabilmente esisterebbe un Gruppo di Forze Sovietiche in Italia (GFSI) così come le similari forze nella DDR, in Polonia, nell'allora Cecoslovacchia ed in Ungheria, ma ritengo che il loro scopo sarebbe di tenere impegnata una cospicua aliquota dell'esercito francese, più che invadere la Francia.
La massima di von Clausewitz « attaccare la Francia dalle Alpi è come pretendere di sollevare un fucile afferrandolo per la punta della baionetta » sarebbe stata valida anche durante la guerra fredda.
Ciò non toglie che un attacco via terra contro la Francia sarebbe pur sempre stato fattibile, ma lo ritengo strategicamente logico e utile allorquando le forze sovietiche presenti nell'Europa centrale avessero sfondato il fronte tedesco e fossero avanzate oltre il Reno; a quel punto si sarebbe potuto prevedere un'azione verso la Costa Azzurra, appoggiata da attacchi in montagna portati dall'equivalente "democratico" degli alpini (forse denominati "cacciatori delle Alpi" in ricordo di Garibaldi, sempre visto dalla cultura di sinistra come un antesignano della guerra popolare).
La strategia NATO prevedrebbe, in tempo di pace, il mantenimento di cospicue truppe lungo il confine, creando un ulteriore onere economico per la Francia.
Nel caso dello scoppio di un conflitto mondiale, comunque, l'impegno maggiore della RDI e del Patto di Varsavia nella penisola sarebbe di procedere all'invasione della Repubblica filoamericana, anch'essa facente parte della NATO.
Tutto questo anche tenendo conto del fatto che la strategia del Patto di Varsavia prevedeva l'utilizzo degli ordigni nucleari sullo stesso campo di battaglia e sulle retrovie avversarie, siano esse state infrastrutture militari o civili.
Infine, le tesi sulla situazione politica delle due Italie e sull'azione del terrorismo e l'eversione in genere, al fine di destabilizzare l'Italia centromeridionale, sono più che corrette.

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Anche Lord Wilmore vuole aggiungere qualcosa:
Prevedo inoltre l'irrigidimento della Chiesa su posizioni conservatrici (Pio XII ha i cavalli dei Cosacchi ha un tiro di schioppo): è possibile che nel Conclave del '58 sia eletto Siri al posto di Roncalli, ed allora addio Vaticano II, ma anche Sessantotto in ritardo. Anzi, se scoppia un '68 in Italia settentrionale sarà represso nel sangue dai carri armati sovietici (Primavera di Milano).
Può darsi che Viktor Grishin sia nominato capo del Soviet Supremo al posto di Michail Gorbachev, ed allora l'URSS durerà una ventina d'anni più a lungo; ma esiste anche la possibilità che, essendo Wojtyla rimasto in Polonia, il castello di carte crolli prima.
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Segnaliamo questa domanda di Manuele:
E se invece nel Sud d'Italia fosse proclamata una Repubblica? Come sarebbe strutturata istituzionalmente, politicamente e militarmente? Sarebbe in grado di sostenere militarmente un confronto con il nord, sul tipo delle due Coree? Godrà di qualche forma di autonomia dagli USA?
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Ecco la risposta di Enrico:
Data la situazione di confine caldo con la "sorellastra" settentrionale, vedo più probabile una repubblica presidenziale, rispetto la forma parlamentare; questo comporterebbe anche un accentramento del potere non solo esecutivo ma anche amministrativo, lasciando le autorità locali a meri esecutori della volontà di chi comanda a Roma.
Molto probabilmente, con la Sardegna e la Sicilia rispettivamente in mano a Francia e USA, le spinte autonomistiche sarebbero notevolmente smorzate.
E poi, lo spauracchio del Nord comunista verrebbe usato ad ogni piè sospinto per promulgare leggi e dispositivi da legislatura d'emergenza, anche nel campo del lavoro e della previdenza sociale, non soltanto in materia di ordine pubblico e di sicurezza nazionale.
Insomma, più cannoni e meno burro e con questo rispondo anche alla tua seconda domanda; notevoli risorse sarebbero destinate a mantenere un forte apparato militare (che questo sia poi efficiente è tutto un altro discorso).
Una certa dose di benessere economico, però, non mancherebbe, grazie prima agli aiuti del Piano Marshall e poi agli investimenti americani; sviluppi industriali non paragonabili a quelli del dopoguerra (specie quelli del triangolo industriale) ma abbastanza da dare un minimo di sollievo a tutti gli strati della popolazione.
A beneficiarne in massima parte, i soliti capitalisti e industriali, in buona parte
transfughi (insieme ai capitali) dal Nord.
Quindi avremmo questa repubblica lacché del capitalismo USA, come direbbero nella RDI, militarmente sostenuta ed equipaggiata da Washington, sulla carta apparentemente capace di resistere ad uno scontro con la sua antagonista settentrionale, ma che necessiterebbe dell'affiancamento di contingenti americani spiegati lungo la penisola; assolutamente necessari in caso d'intervento sovietico.
Proprio per tutto questo, credo poco in un ampio grado di autonomia dal potere americano...
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Ed ecco le osservazioni di JFB:
Probabilmente, sarebbe stato introdotto un meccanismo elettorale simile alle legge truffa. E sull'apparato militare, o sarebbe stato acquisito a debito dagli USA, con un incremento del deficit e con una totale dipendenza della Repubblica del Sud dall'America; oppure prodotta in loco, con l'introduzione del differenziale keynesiano e la necessità di creare un polo industriale alternativo che ovviamente, dovrebbe essere lontano dal confine con la RDI, per evitare colpi di mano.
Si avrebbe avuto triangolo industriale Potenza, Foggia, Taranto?
Aggiungerei una considerazione all'analisi di Enrico. La prima è lo scenario di guerra. Le truppe sovietiche, sul fronte alpino, si sarebbero trovati davanti una linea di difesa rigida da affrontare senza il supporto delle divisioni corazzate.
L'unica soluzione praticabile per non perdere troppo tempo sarebbe stata di aggirarle con truppe aviotrasportare, in modo da renderle un'enorme sacca, ma questo costringerebbe i sovietici a cambiare di parecchio dottrine operative ed armamenti rispetto alla nostra linea temporale.
Inoltre la penetrazione verso il Sud deve essere tale da garantire le linee di rifornimento verso la Francia... Si sarebbe fermata a Viterbo?
Altra questione, riguardante sempre la politica francese. Con il patto di Varsavia alle porte, si sarebbe veramente impegnata a fondo nella lotta contro la decolonizzazione? E quali sarebbero stati gli effetti di un disimpegno rapido ed indolore dall'Indocina e dall'Algeria? De Gaulle che spazio avrebbe avuto?
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Questa è la risposta di Enrico:
Sull'apparato militare ambedue le ipotesi sono plausibili, al limite sarebbe possibile anche una combinazione delle due con il progressivo sviluppo del polo industriale cui parli, logicamente decentrato rispetto il confine per le motivazioni da te eccepite.
Sullo scenario bellico, certamente i Sovietici non hanno mai eccelso nel combattimento in montagna e nella manovra in quel tipo di ambiente (l'esperienza afgana lo ha dimostrato); tutt'al più azioni di controguerriglia, non sempre brillantemente concluse.
Sta di fatto che i loro piani, per come si è scoperto dopo la caduta del Muro, dell'URSS, del Patto di Varsavia e la conseguente presa visione da parte degli USA e della NATO degli archivi militari degli ex satelliti di Mosca, prevedevano, ad esempio, l'invasione dell'Italia non già attraverso la Jugoslavia (per come si era sempre ipotizzato) ma attraverso l'Austria, una volta invasa e conquistata, lasciando in pace i "titini".
Certo, non sarebbe stata una cosa facile, eppure erano i loro progetti.
Non la vedo tanto "comoda" per i tank sovietici avanzare tra le montagne dell'Alto Adige/Sud Tirolo.
Riguardo l'utilizzo delle forze aviotrasportate, questo è sempre stato una costante della dottrina militare sovietica, aggiornato anche attraverso gli elicotteri.
Ritengo, però, che il "fronte italiano", come d'altronde quello norvegese, quello turco e quello greco, fossero considerati dallo Stavka assolutamente secondari e di corollario rispetto quello ben più importante della Germania; ciò sembra confermato dalla strategia prospettata nei loro piani.
Nell'ipotesi di un'Italia settentrionale in loro mano, Mosca avrebbe fatto leva su un contingente in grado di tenere in all'erta truppe francesi che sarebbero state, invece, molto più necessarie nel centro Europa; un'avanzata verso la Francia meridionale la vedrei solo quando i carri sovietici fossero giunti alle porte di Parigi, o addirittura a Lione.
In un primo tempo URSS e RDI, con la presenza di truppe ungheresi, potrebbero avanzare verso ovest cercando di conquistare la pianura piemontese ed isolare la Liguria.
Un certo uso di truppe aviotrasportate per incapsulare i Francesi, ad esempio attorno a Torino, potrebbe esser fatto già in questa fase.
Una volta raggiunte le Alpi, comincerebbero ad agire le truppe da montagna norditaliane, ma solo per raggiungere limitati obiettivi, come il controllo di valichi e vie d'accesso in genere.
Eventuali controffensive NATO sarebbero dovute essere contenute a qualsiasi costo, e qui possiamo immaginarci addirittura l'uso di bombe nucleari nei pressi di Alessandria, La Spezia, Genova, Nizza.
Quando il fronte tedesco e quello francese settentrionale avessero ceduto, un'azione Marsiglia sarebbe stata probabile.
Per evitare ciò Parigi avrebbe dovuto mantenere notevoli forze blindo-corazzate schierate sul Ticino, presumendo questo il confine orientale dei territori italiani occupati prima della fine della II guerra mondiale.
E in queste zone sarebbero stati certo presenti anche contingenti USA. Certo che è una prospettiva abbastanza brutta.
Riguardo la tua ultima considerazione, anche per Mosca & C. la coperta sarebbe stata troppo corta: probabilmente l'avanzata verso sud poteva essere non tanto veloce e neanche tanto supportata, ma una volta che fosse caduta anche la Francia, il successivo completamento della conquista della penisola sarebbe stata una cosa scontata.
Sulle questioni che sollevi riguardo la politica francese in tema di lotta alla decolonizzazione, proprio per aver appreso da te l'importanza degli effetti a lungo termine, credo che dipenda dalla volontà di quante risorse destinare dall'Eliseo alla difesa.
L'eventuale necessità di mantenere un forte dispositivo militare da opporre ad un confine diretto con il Patto di Varsavia avrebbe non poco pesato sul bilancio nazionale.
Molto probabile l'eventualità per Parigi di non poter contenere da sola le lotte indipendentiste; a questo punto gli aiuti americani sarebbero stati ancora più massicci, compreso, ad esempio, il bombardamento a Dien Bien Phu (o un suo equivalente) delle linee Vietminh da parte dei B-29 USA stanziati ad Okinawa e nelle Filippine. Difficile vedere un disimpegno anticipato dalle colonie.
Forse De Gaulle avrebbe avuto un maggior spazio come uomo politico, diventando, a differenza della nostra Timeline, uno strenuo difensore della presenza francese in Africa e Asia, beninteso appoggiato da un forte supporto economico e militare USA, che stavolta avrebbe anche potuto non negare le "due o tre bombe atomiche" chieste ad Ike Eisenhower nel 1954.
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Ed ecco ulteriori annotazioni di JFB:
Tra l'altro pare che il piano sovietico fosse legato alle "informazioni" provenienti da Botteghe Oscure. Qualcuno dei vertici del PCI o per fare doppio gioco, o per guadagnarsi una prebenda come "agente all'Avana", esegerò notevolmente le difese italiane in Friuli.
Di fatto l'ennesima riprova che la Strategia Militare è nella teoria dei giochi classificabile come "gioco dinamico ad informazione incompleta", in cui le l'albero decisionale dell'avversario è condizionato da parametri non razionali.
Tutte le nostre supposizioni sono sensate, ma il problema base è come il cambio di scenario rispetto alla TL avrebbe influito sulla visione sovietica.
Faccio un esempio: un GFSI in Italia probabilmente avrebbe diminuito la capacità di attrito sul fronte renano, diminuendone l'importanza strategica.
Nulla vieta che l'URSS potesse replicare quanto accaduto nella nostra TL, considerando la RDI sacrificabile.
È inoltre possibile che la Francia pretenda di annettere anche la Sardegna. Non è allora escluso che sull'isola si sviluppi, come reazione al centralismo francese, un movimento indipendentista analogo a quello corso. Si sa infatti che la forma di stato francese è una forma molto accentratrice che lascia poco spazio alle autonomie locali, demandando molti poteri al governo centrale di Parigi. Ora, questo può venir percepito dalle popolazioni di isole come la Sardegna come lesivo delle propria capacità di governarsi secondo linee guida più funzionali. A questo poi va aggiunta la quasi sicura tendenza a "francesizzare" gli usi ed i costumi locali, così come avvenuto in altri territori dell'impero francese. Non dimentichiamo che la Francia, in politica immigratoria, tende all' assimilazione dei nuovi arrivati, più che ad una loro effettiva integrazione. Da questi due punti di vista è pertanto assai probabile che sorga un movimento indipendentista analogo a quello corso che rivendichi l'indipendenza dell'isola, aiutato in questo dai vicini corsi e dagli italiani del nord e magari anche del sud, in vista di un possibile ricongiungimento con la madrepatria.
E se la Sicilia diventasse la Puerto Rico del Mediterraneo, annessa agli USA? Quali sarebbero gli effetti della puertoricizzazione della Sicilia?
Una piccola nota a quanto scritto finora. In tutto questo bailamme che fine fanno Trento e Bolzano?
Una URSS più forte in Europa avrebbe seguito la politica di Breznev di overstretching nel Terzo Mondo che, logorandone le risorse, ne ha accelerato la caduta ? In caso contrario, il collasso dell'economica sovietica potrebbe essere ritardato intorno al 2000?
Ipotizziamo come tra il 1990 ed il 2000 avvenga la crisi sovietica. Che impatto avrebbe nello scenario italiano?
Mi spiego, trascurando il fatto che non oso immaginare i risultati del socialismo reale in salsa italiota (data la nostra incredibile capacità di rendere confusionaria qualsiasi forma di governo), la Repubblica del Sud avrebbe la stessa forza della Germania per imporre la riunificazione?
In tale caso, è possibile che nell'ex RDI si sviluppi un movimento social-autonomista, un mix del Linke e della Lega, per capirci? E ciò imporrebbe de facto una soluzione federalista?
Poi, la Repubblica Italiana Unitaria avrebbe tre grandi problemi.
Il primo si chiama Sicilia, ma questo è legato dalla volontà americana di continuare a tenersela sul groppone (ho il sospetto che dopo 40 anni, l'impresa non varrebbe la spesa) anche in mutati scenari strategici.
Il secondo, come evidenziato da Manuele, la questione Sardegna/Corsica, che però potrebbe essere anche risolto con un compromesso (stato autonomo e neutrale?)
La terza è la questione Istria. Trascurando il fatto che non ho idea se una Jugoslavia stalinizzata possa essere vittima delle tendenze centrifughe che l'hanno distrutta nella nostra Linea Temporale, è possibile che essa o la Croazia possano rivendicare le zone assegnate alla RDI dopo l'eliminazione di Tito?
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Chiudiamo per ora con le risposte di Enrico:
Il supposto GFSI non dovrebbe essere tanto tanto robusto, basterebbero un paio di divisioni corazzate e due di fucilieri motorizzati affiancanti l'esercito popolare della RDI, il tutto in funzione difensiva, salvo prendere l'iniziativa allorquando ceda il fronte renano; d'accordo sulle ipotesi relative a Sardegna e Sicilia, certamente preferite ad essere reintegrate nella madrepatria centro-meridionale, ancora prima della ex-RDI.
Trento e Bolzano dovrebbero far parte della RDI, specie se il POD è scatenato da un riuscito voltafaccia dell'Ungheria, cosa che aprirebbe meglio e prima la strada ai Sovietici per entrare in Italia.
Riguardo l'Istria, tutto dipende se Stalin vuole la pelle di Tito, perchè se ammettiamo che quest'ultimo riesce ad ottenere il Friuli fino alla linea Pontebba-Grado (o addirittura fino al Tagliamento) rischia di perdere tutto a seguito dell'invasione sovietica della Jugoslavia, che ripristinerebbe quanto tolto alla RDI, magari pure allargando l'entroterra di Fiume.
Nel caso la Jugoslavia diventi un fedele alleato di Mosca, si può ipotizzare che la politica di "slavizzazione" avvenga anche a Trieste (e nel caso di massima espansione pure a Udine), rendendo veramente difficoltosa la possibilità di un reintegro alla nuova nazione italiana post guerra fredda.
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