Carausio, primo re della Britannia romana

di Spartac


Alla fine del III secolo d.C. l'usurpatore Carausio viene volutamente "dimenticato" da Diocleziano e Massimiano in Britannia. Il tentativo di Allecto di eliminarlo con un complotto interno viene sventato dalle sue spie. Un tentativo di invasione dell'isola da parte di Costanzo Cloro fallisce a causa della grande abilità di Carausio sul mare.

L'impero Romano è alle prese con la Persia e non può impegnarsi su due fronti. La Britannia diventa virtualmente indipendente in virtù delle 3 legioni di stanza sul suo territorio e di ausiliari franchi che vengono pagati profumatamente con i metalli preziosi dell'isola.

Allo stesso tempo egli conquista il pieno appoggio dei mercanti londinesi e romani che continuano a fare affari con il continente e vengono pagati in moneta di miglior fattura: il famoso Billone. Il popolo locale e gli stessi proprietari terrieri gli danno l'appoggio per il suo successo nel respingere le invasioni dei Sassoni con la nuova potente flotta e per aver abbassato le tasse (non più pagate a Roma)Inizio IV sec. : Carausio raggiunge accordi con Piti e Scoti in cambio di vantaggi economici e impegnandosi a difendere i loro territori dai Sassoni e dagli Juti.

La lunga pace e i commerci favoriscono l'incremento della popolazione e un boom economico. Carusio viene nominato padre della Patria e prepara la successione al figlio.

Alla inizio del V sec. il monaco britannico Pelagio ritorna nella natia in Britannia e diffonde con grande successo l'eresia pelagiana. I successori di Carausio, scelti per adozione diretta, per non inimicarsi il popolo e svincolarsi dal potere della Chiesa Romana accettano i principi del pelagianesimo secondo cui la Grazia Divina può essere conquistata da ogni uomo e che non vi è nessuna predestinazione nè esiste il peccato originale. Tutti gli uomini sono liberi e nascono uguali.

La nuova religione favorisce un clima di libertà e iniziativa privata che favorisce ulteriormente l'economia.

I sovrani britannici, ormai totalmente celti, assorbono lentamente e definitivamente la Scotia e conquistano l'Hibernia (Irlanda) in cambio della protezione navale contro i Sassoni.

All'inizio del VI sec. d.C. la Britannia è l'unico stato che mantiene l'eredità di Roma politica e culturale, mentre il resto del'Europa deve scendere a patti coi barbari e piomba nella crisi economica. La ricchezza, il successo mercantile, la religione aperta creano una nuova mentalità aperta e tollerante. Londinium diventa il più importante centro commerciale dell'Occidente e una città cosmopolita dove si rifugiano tutti i perseguitati in Europa. La Britannia è la prima vera nazione europea coesa.

Per riscoprire le proprie radici culturali i ricchi mercanti locali, con l'appoggio di sovrani illuminati, fondano i primi centri di cultura. A Londinium nasce la prima università.

VII sec.: Il disboscamento selvaggio del territorio obbligano le autorità locali a favorire il ricorso al carbone. Ben presto nelle fabbriche britanniche ci si accorge che il carbone come combustibile per fondere il ferro permette di ottenere una qualità del mettallo nettamente migliore. Nasce la prima industria dell'acciaio e del carbone.

VIII sec.: Compaiono le prime incursione Vichinghe ma vengono sventate dalla flotta britannica. A causa del molteplicarsi di tentativi di invasione i sovrani britannici ordinano alla flotta di intercettare sempre più al largo le imbarcazioni vichinghe.

IX sec.: Il regno dei Franchi e la Britannia si alleano per difendere le loro coste dai Vichinghi. Nessuna nave vichinga riesce più a toccare I'Europa e non c'è nessuna epoca normanna. La Britannia rimane celtica e romana.

X sec.: Per stroncare definitivamente le invasioni vichinghe la Britannia organizza una grande operazione anfibia e occupa tutta la costa e l'entroterra scandinavo. Non ci saranno più incursioni vichinghe. Rinasce un Impero Romano Britannico nel Nord Europa.

Erik il Rosso per sfuggire alla cattura si rifugia In Islanda, ma viene raggiunto da navi britanniche e catturato. La Britannia occupa così l'Islanda. Successivamente vengono condotte ulteriori esplorazioni verso Occidente. I Romano-Britanni giungono in Vinland (Terranova) e vi creano basi e piccole colonie.

Per far fronte alla sovrappopolazione il governo favorisce l'espansione coloniale in America del Nord dove la lingua ufficiale è il Latino-Celtico.

XI sec.: Le lotte per il potere tra la nobiltà e il nuovo centro mercantile-industriale mette in crisi la monarchia. Anche la comparsa di una grande massa di salariati dell'industria del ferro e della lana crea rivolte. Il re Edoardo III per salvare la monarchia e il potere si propone come intermediario. Si decide di creare un Senato su modello romano ma diviso in due camere: una Camera dei Lords per gli antichi patrizi e i nuovi cavalieri (mercanti) e una Camera dei Comuni per i cittadini e il popolo.

Grazie alle tecniche navali apprese dagli antichi vichinghi, la Britannia costruisce navi oceaniche sempre più grandi e solide. Continua l'espansione in America con nuove colonie. Navi di Sua Maestà entrano in contatto con gli Aztechi in America Centrale. Conquista dell'America Centrale. Inizia la corsa all'oro mentre a Spagna e Portogallo la flotta britannica impedisce di colonizzare l'America del Sud.

XII sec.: Le immense ricchezze proveniente dall'America creano una prosperità senza precedenti. L'industria decolla per far fronte alle nuove esigenze di una popolazione sempre più numerosa ed esigente. La democrazia amplifica gli effetti economici e l'Inghilterra diventa un modello da imitare per l'Europa oltre che la prima vera superpotenza economica del II millennio.

In Francia scoppiano ribellioni. Il re viene catturato. I prigionieri politici vengono liberati dal popolo. I leader della rivolta, in parte rientrati dalla Britannia, chiedono l'appoggio militare di Londra. Le truppe britanniche invadono la Francia e impongono una monarchia costituzionale e democratica.

In tutta Europa il vento della libertà travolge le monarchia aristocratiche. Tutti gli stati diventano democrazie.

Un esperto di metallurgia inventa la stampa che si diffonde rapidamente in tutto il continente portando la cultura a tutte le classi sociali.

XIII sec.: I Mongoli, guidati da Ögödai, attaccano l'Europa ma vengono fermati nel cuore dell'Europa da una grande alleanza guidata dalla Britannia. I Mongoli scompaiono dalla Storia ma portano in Europa la polvere da sparo di invenzione cinese. In breve tempo viene inventato il cannone le cui specifiche tecniche richiedono una metallurgia più sofisticata. Ciò comporta un grande sviluppo dell'industria dell'acciaio e del carbone.

l nuovo clima politico ed economico in tutta Europa favorisce la nascita della Scienza e lo sviluppo dell'Arte e della Tecnica. La necessità di drenare acqua dalle miniere celtiche porta all'utilizzo del vapore. Poco dopo nasce la prima macchina a vapore rudimentale.

Ulteriore diffusione della cultura. E' il Rinascimento. In Europa vige una lunga pace favorita dalla prosperità e dalla democrazia, miglior antidoto alla guerra.

XIV sec.: Diffusione della macchina a vapore nell'industria tessile e poi nel settore ferroviario. Viene scoperta l'elettricità e in Medicina viene inventato il microscopio.

I territori americani diventano indipendenti dalla Britannia.

XV sec.: Vengono costruiti i primi motori a scoppio, la pila elettrica e successivamente il motore elettrico.

XVI sec.: Viene scoperta la penicillina. La medicina compie grandi progressi grazie al microscopio. L'elettricità entra in casa. Compaiono primi aerei a elica e le prime automobili.

XVII sec.: Viene inventato il primo computer. Compaiono gli aerei a getto. Inizia la conquista dello spazio.

XVIII sec.: I progressi della medicina portano l'aspettativa di vita a 100 anni. L'uomo conquista la Luna e poi Marte. Viene scoperta l'energia nucleare.

XIX sec.: Viene scoperto il DNA. Inizia l'ingegneria genetica. Su Marte e sulla Luna vi sono colonie stabili con centri di ricerca e centri di vacanze.

Grazie alla terapia genica e alla tecnica delle cellule staminali si giunge all'immortalità biologica. Viene controllata la fusione nucleare. Inizia la prima spedizione automatica con una sonda interstellare.

XX sec.: Per l'Umanità il futuro è senza limiti.

Spartac

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E ora, quest'idea di Perchè No?:

Caracalla non pubblica la sua costituzione che faceva di ogni abitante libero dell’impero un cittadino romano. L’effetto sulla storia romana sarebbe minimo, però le conseguenze a lungo termine sono enormi: solo con questa costituzione il diritto romano é diventato il diritto di tutto l’impero accanto ai diversi diritti tradizionali locali, non nascerebbe così la vasta area di diritto romano, e con la fine dell’impero questo diritto sparirebbe, lasciando solo i diritti locali e i diritti dei popoli barbari: giustizia, regime politico, cultura, gerarchia ufficiale, potere dei vescovi, pensate solo a questi aspetti. Si può anche dire che con questa costituzione si afferma « un’identità » romana estesa a tutto l’impero e non più solo a una città, gli abitanti dell’impero sono infine dei veri Romani. Se ciò non sussiste, non so se gli imperatori avrebbero lasciato così facilmente Roma per altre capitali come Costantinopoli, ma se lo fanno, dopo la fine dell’impero in Occidente gli abitanti dell'Oriente non avranno nessuna volontà di dichiararsi Romani, l'impero bizantino non sarà romano ma puramente greco e orientale, e troverebbe la sua legitimità forse su modelli anteriori greci piuttosto che a Roma, potenza « di occupazione »...

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Gli risponde Bhrg'hros:

Grande ucronia! La successiva tappa sarebbero le modalità di passaggio (ammesso, come probabile, che vi si arrivi) di una "religione" (o simile fenomeno politico-sociale) monoteistica. Ammettiamo per comodità il Cristianesimo, nella versione storicamente prevalsa dell'Ortodossia-Cattolicesimo (altrimenti potremmo variare proprio su questo tema, immaginando Confessioni e Religioni dei tipi più diversi nelle aree non "romane"): la differenza si scaricherebbe sul piano linguistico, come dimostrato - persino con la Constitutio Antoniniana - dai casi britannico, vasconico e illirico (albanese). Ne conseguirebbero:

1) in Gallia Transalpina (fino al Norico), un riassorbimento (sul modello di quanto storicamente avvenuto in Britannia) delle isole urbane di romanità, con le possibili eccezioni del Limes renano(-danubiano) (comunque destinato a deromanizzarsi in prosieguo di tempo) e della costa della Narbonese;

2) nelle Hispaniae, una polarizzazione tra litorale mediterraneo (esteso verso l'entroterra specialmente nella Baetica) romanizzato e, dall'altro lato, il bacino atlantico (para)celtico (celtiberico, lusitanico, callaico) e vasconico (forse con consolidamento della celticità insulare nella Bretagna galiziana)

3) in Gallia Cisalpina, la contrapposizione tra Mediolanum (e poi Ticinum) da un lato e Aquileia + Ravenna potrebbe rimanere di carattere anche linguistico (anziché solo dialettale), con riassorbimento della romanità urbana nelle città padane da parte della celticità cisalpina e ligure; in uno scenario massimalistico, si potrebbe anche immaginare lo sviluppo di una latinità veneta molto più caratterizzata dal sostrato venetico;

4) in Dacia, la latinità danubiana non si sarebbe potuta imporre, alla lunga, sulle persistenze dacomisie, che sarebbero rimaste come una sorta di 'Albania' danubiano-carpatica in mezzo alla Slavia.

A lungo termine è lecito immaginare che, da un lato, la frontiera linguistica germanica nel bacino renano avanzasse più verso Sud-Ovest (come avvenuto in Britannia), dall'altro lo facesse più lentamente e con meno compattezza in Elvezia e nel bacino altodanubiano (in assenza della contrapposizione germano-romana che ha catalizzato la nascita del Ducato di Alemannia e la germanizzazione della Baviera). Sempre per la mancanza di polarizzazione tra Romani e no, anche la slavizzazione nel bacino danubiano sarebbe stata molto più graduale (a meno che, come va sempre rilevato, invece della slavizzazione avesse luogo una germanizzazione, che era l'eventualità più probabile fino al 568, ma di nuovo bisogna tener conto delle differenze condizioni di partenza in questo scenario, così come visto per il bacino renano e altodanubiano). In tutti i casi, il territorio abitato da Albanesi sarebbe stato più esteso (con l'eccezione sempre problematica delle città elleniche della costa) e probabilmente anche altre comunità preromane e pregreche (dacomisie e traciche) sarebbero sopravvissute nella Penisola Balcanica.

La Magna Graecia si sarebbe mantenuta tale, mentre l'Italia romana avrebbe rappresentato una sorta di Impero Bizantino / Stato Pontificio / Repubblicone Marinaro (a seconda della permanenza o meno degli Imperatori a Roma) costituito dalla Penisola Appenninica e, con varie interruzioni (in Mauritania e Numidia, parzialmente in Liguria e Liburnia), dalle città costiere adriatiche orientali e mediterranee occidentali fino all'Atlantico e alla Bizacena (mentre il resto dell'Africa sarebbe stato riassorbito da regni neolibici e verosimilmente anche neopunici).

Tutto il versante atlantico dell'Europa sarebbe rimasto prevalentemente celtico (nonché basco-aquitanico in area pirenaica), quasi certamente frammentato in baronie nei confini delle ciuitates imperiali; come storicamente in Britannia, alcune di queste baronie sarebbero state inglobate in più estese contee a egemonia germanica (sia occidentale sia, in questo scenario, forse anche orientale).

Per riassumere, le Nazioni postimperiali avrebbero ricalcato le linee di quelle preromane, tenendo conto dell'espansione romana e germanica (in Occidente), greca e forse (balto)slava (nei settori centro-orientali del Mediterraneo e del continente europeo):

Naturalmente tutto ciò presuppone che qualcosa di sostanzialmente identico alla Constitutio Antoniniana non venisse emanato neppure in sèguito, ossia che l'Impero Romano non attuasse mai una politica di livellamento fiscale.

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E ora, l'idea di Generalissimus:

La dinastia dei Severi riesce ad unificare pacificamente l'Impero Romano e l'Impero Partico come auspicava lo storico Erodiano. Secondo quest'ulyimo, Parti e Romani insieme si sarebbero completati a vicenda e avrebbero potuto tranquillamente conquistare il mondo! Arriveremo alla costruzione di un iperimpero?

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Lasciamo la parola ad Enrica S.:

Dunque, è da un po' che penso alle possibili direttrici di espansione dell'Impero Romano. Considerato il fatto che il Sahara e le paludi del Sudan sono una barriera naturale verso l'espansione in Africa Nera e che i Germani sono riottosi, penso che le strade possibili siano tre: nelle isole britanniche; verso la Sarmazia per rafforzare il confine settentrionale; e, appunto, verso l'Oriente. Quest'ultima direttrice di espansione può venire incontro alle aspettative di Generalissimus. Ed ecco cosa ho pensato...

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Operazioni in Caledonia

80: Gneo Giulio Agricola, governatore della Britannia romana, decide la conquista della Caledonia (la nostra Scozia), e in estate guida il suo esercito fino all'estuario del fiume Taus (il Solway Firth), dove fa costruire dei forti.

82: spedizione punitiva di Agricola in Irlanda dopo aver fortificato la costa britannica ed aver dato rifugio a Tuathal Teachtmhar, re supremo irlandese esiliato da ragazzo, del quale parlano antiche tradizioni dell'isola; rimettere sul trono quest'ultimo è la causa occasionale della spedizione. Agricola rinuncia a conquistare militarmente l'Irlanda, per concentrarsi sulla Scozia, ma Tuathal, una volta insediato sul trono, stringe un patto di amicizia con l'imperatore Domiziano, e i manufatti romani cominciano a essere commerciati sull'isola.

83: Agricola muove guerra ai Caledoni, i quali attaccano nella notte l'accampamento della Legio IX Hispana. Agricola riesce però a respingerli con la cavalleria, penetrando con le sue truppe fin sulle Highlands e costruendo il forte di Cawdor vicino ad Inverness.

84: l'esercito romano guidato da Agricola si scontra nella battaglia del Monte Graupio contro un'enorme armata di Caledoni, guidati da Calgaco. Secondo Tacito, genero di Agricola, le truppe di quest'ultimo sbaragliano i nemici, che perdono circa 10.000 uomini contro appena 360 perdite dei Romani. Agricola fa alleanza con i Pitti contro i Caledoni, e ottiene la sottomissione del loro re Gartnait. Intanto un prefetto navale da lui nominato esplora la costa settentrionale della Scozia e scopre le isole Orcadi.

86: Agricola annette all'Impero la provincia di Caledonia. Fa inoltre costruire il forte romano di Drumanargh in Irlanda come base commerciale abitata permanentemente. Domiziano, invidioso dei suoi successi, lo richiama a Roma, e secondo Tacito lo fa anche assassinare.

120: la Legio IX Hispana comandata dal generale Tito Flavio Virilo viene mandata dall'imperatore Elio Adriano a reprimere una rivolta dei Caledoni, che tentano di recuperare l'indipendenza. Il centurione romano Quinto Dia scopre che la guida pitta della Legione, Etain, la sta portando verso un'imboscata per vendicarsi dello stupro di sua madre compiuto dai romani, e così le truppe romane si salvano e sconfiggono definitivamente i ribelli Caledoni. Nella nostra Timeline invece la IX Hispana viene massacrata, si salva solo Quinto Dia che rientra in Britannia, ma il governatore romano cerca di eliminarlo per distruggere le prove che un'intera legione romana si sia fatta massacrare dai barbari, ed egli fugge a vivere tra i Pitti dove sposa la guaritrice Arianne, come narrato nel film "Centurion" (2010) di Neil Marshall.

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Operazioni nell'area danubiana

101-102: prima campagna di Traiano contro Decebalo, re della Dacia, allo scopo di risanare le finanze dell'Impero Romano con le miniere d'oro della Transilvania. Traiano assedia la capitale dacica Sarmizegetusa e ne occupa parte del territorio.

105-106: seconda campagna di Traiano contro la Dacia, che si conclude con il suicidio di Decebalo e la conquista dell'intero territorio. Nasce la provincia romana della Dacia, e per celebrare l'evento viene scolpita la Colonna Traiana a Roma.

169: Lucio Vero, fratello adottivo di Marco Aurelio, non è colpito da infarto, e conduce una campagna militare contro gli Iazigi e i Sarmati nella piana del fiume Tisza. Lucio Vero intende così punire questi popoli per aver compiuto, l'anno precedente, un'incursione nella provincia della Dacia, ora che ha concluso trattati di pace con le popolazioni suebe (Quadi, Marcomanni e Naristi) che gravitano lungo i confini del medio Danubio. Gli Iazigi sono battuti con grande difficoltà; Lucio Vero è costretto ad andare in soccorso del fratello che sta combattendo contro i Marcomanni, lasciando al governatori della Dacia Claudio Frontone il compito di portare avanti la Guerra Sarmatica.

175: dopo aver sconfitto i Marcomanni, Marco Aurelio decide di sottomettere una volta per tutte gli Iazigi che gli si sono ribellati. La campagna contro le popolazioni della piana del Tibisco è appena ripresa, quando gli giunge notizia che Avidio Cassio, governatore di Siria, si è ribellato e si è autoproclamato imperatore di buona parte delle province orientali. Marco Aurelio è costretto ad abbandonare l'Europa Centrale, ma vi lascia il fratello adottivo Lucio Vero, che come abbiamo visto è sopravvissuto. Mentre Marco Aurelio si sposta in Oriente per affrontare Avidio Cassio, Lucio prosegue la guerra contro gli Iazigi e, se non riesce ad annettere la Marcomannia, crea però la nuova provincia di Sarmazia mella piana del Tibisco. Si sposta quindi ad oriente della Dacia per conquistare la Valacchia ed accorciare così il confine romano rendendolo più sicuro.

177: Avidio Cassio è assassinato da un centurione romano, rimasto fedele a Marco Aurelio, scongiurando così una probabile nuova guerra civile. Intanto Lucio Vero sconfigge i Sarmati Roxolani a Piroboridava, l'attuale Poiana in Moldavia, e riconquista così un territorio strategico che era stato stupidamente abbandonato da Adriano, ma muore nello scontro. In suo ricordo Marco Aurelio fonda in Muntenia la città di Colonia Vera, che secoli dopo darà origine all'attuale città di Bucarest, capitale della Romania. Il confine romano viene così tracciato fin sulle rive del Mar Nero ad Olbia Pontica, antica colonia di Mileto sulla foce del Bug Meridionale, il cui porto è uno dei principali scali del mar Nero per l'esportazione di cereali, pesci, e schiavi verso Roma, e Marco Aurelio può organizzare la nuova provincia romana di Scizia.

180: il 17 marzo Marco Aurelio muore a Boristene, colonia greca alla foce del nuovo Dnepr, secondo alcuni di peste, secondo altri combattendo contro i Sarmati; i maligni dicono invece che sia stato assassinato dal figlio Commodo, il quale può così succedergli al trono, mentre Marco Aurelio aveva designato come proprio successore il generale Massimo Decimo Meridio, originario della Lusitania, come raccontato dal film "Il Gladiatore" (2000) di Ridley Scott.

193: Commodo, che ama i combattimenti con i gladiatori (secondo i maligni sarebbe lui stesso figlio di un gladiatore), viene ucciso nell'arena da Massimo Decimo Meridio, cui ha fatto ammazzare la moglie e il figlio, in un complotto cui partecipano anche sua sorella Lucilla, cui Commodo ha fatto assassinare il marito, il senatore Gracco e Marzia, cugina e amante cristiana di Commodo. Massimo Decimo Meridio muore lui pure nel combattimento, come narrato nel film suddetto. Dopo un periodo di torbidi, prende il potere il generale Settimio Severo, che avvia una nuova dinastia.

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La fusione tra i due imperi

197: dopo due secoli e mezzo di guerre tra i Parti e i Romani, l'Imperatore Settimio Severo decide di chiudere il conto con gli eterni nemici dell'Urbe ed invade la Mesopotamia durante il regno di Vologase V (191–208), allo scopo di portare a termine ciò che Traiano e Lucio Vero hanno iniziato. Disceso l'Eufrate, conquista prima Seleucia e poi la capitole Ctesifonte, assumendo il titolo di Parthicus Maximus. Settimio Severo è però costretto a ritirarsi alla fine del 198, e deve limitarsi ad annettere la Mesopotamia settentrionale.

212: poco tempo dopo l'ascesa al trono del Re dei Parti Vologase VI, suo fratello Artabano IV si rivolta contro di lui impadronendosi di gran parte dell'Impero. Indebolito dalla crisi interna e dalle guerre con Roma, l'Impero dei Parti è ormai prossimo al collasso. La fine è ritardata solo dal fatto che l'Imperatore Caracalla decide di aiutare Vologase VI contro Artabano IV; quest'ultimo è sconfitto presso Dura Europos. Come compenso, Caracalla ottiene Arbil ad est del fiume Tigri e il protettorato su tutta l'Armenia e l'Osroene.

222: dopo l'assassinio di Elagabalo, Giulia Mesa, sorella della moglie di Settimio Severo, fa in modo che i pretoriani acclamino nuovo Imperatore suo nipote (nonché cugino di Elagabalo), Alessandro Severo, che ha solo quattordici anni. A differenza del cugino, questi vive come un monaco, mangia pochissimo ed è molto rispettoso di tutte le religioni dell'Impero, compreso il Cristianesimo, contro il quale sospende tutte le persecuzioni (si dice anche che tenga un crocifisso nel suo larario insieme a tutte le statuette dei suoi déi).

224: il 28 aprile Vologase VI, ultimo sovrano dei Parti, è sconfitto e ucciso in battaglia presso Esfahan da Ardashir, della Casa di Sasan, che si insedia al suo posto e proclama la rinascita dell'Impero degli Achemenide, dei quali si dice discendente. Poco prima di morire, Vologase VI ha invocato l'aiuto di Alessandro Severo, offrendogli in sposa la più bella delle sue figlie, Rodogune. Il giovane sovrano allora fa saltare fuori un'altra lettera, in cui Vologase VI lo nomina suo erede universale, lasciandogli il suo impero. Egli allora raccoglie numerose truppe per una grandiosa campagna d'oriente, ottenendo in tal modo il favore dell'esercito romano, che fin qui lo ha malvisto per il suo pacifismo. Alessandro può presentare la sua come una guerra difensiva, poiché Ardashir ha subito rivendicato tutti i possedimenti che erano stati degli Achemenidi, inclusi Egitto, Palestina, Siria e Anatolia.

225: come raccontano gli storici Erodiano, Aurelio Vittore ed Eutropio, Alessandro Severo avanza via terra in Mesopotamia mentre la sua flotta discende l'Eufrate. La capitale Ctesifonte è presa facilmente, e il signore della Caracene e quello dell'Elimaide gli fanno atto di sottomissione. Intanto Ardashir si è ritirato in Persia, la sua regione d'origine, per preparare un poderoso esercito, forte di settecento elefanti da guerra e milleottocento carri falcati, oltre che di migliaia di cavalieri ritenuti invincibili. Lo scontro decisivo avviene presso Susa, e il giovane imperatore romano prende personalmente parte alla battaglia, comandando il fianco destro romano. Dopo una delle battaglie più sanguinose della storia, l'esercito sasanide è messo in rotta. Ardashir si salva a stento e si rifugia a Istakhr, suo feudo personale, sperando che gli altri satrapi lo aiutino, ma i Parti, gli abitanti della Margiana e quelli dell'Atropatene (l'odierno Azerbaigian) riconoscono Alessandro come Re dei Re.

227: dopo un lungo assedio, Istakhr è presa dai Romani e dai loro alleati orientali, e Ardashir muore nel rogo del suo palazzo dentro cui si è asserragliato, senza lasciare discendenti. In linea con la sua dirittura morale, Alessandro impedisce ai suoi soldati di saccheggiare le città che si sono arrese, quindi sposa Rodogune e si fa solennemente incoronare Re dei Re sul trono degli Arsacidi. Per presentarsi come « il nuovo Alessandro Magno » compie un viaggio verso oriente che lo porta a Rhagae, Nishapur ed Herat, fin nell'attuale Afghanistan, quindi fa ritorno a Roma, dove celebra un grandioso trionfo con donativi al popolo e due settimane di giochi gratuiti (tutti i gladiatori sconfitti vengono graziati, e i vittoriosi liberati). L'Historia Augusta ci ha tramandato il discorso di Alessandro di fronte al Senato romano, in cui l'imperatore rivendica il proprio successo grazie al favore di tutti gli déi venerati nell'Impero, ed anche di Ahura Mazda, il dio supremo della religione zroastriana, da lui grecizzato in Ormisda. Egli fa perciò elevare a Roma un grande tempio intitolato a Giove Ormisda, unificando così i due culti, e il Senato gli fa innalzare un grandioso Arco Trionfale accanto al Colosseo. Il nome di sua moglie Rodogune, che gli darà ben undici figli, viene latinizzato in Giulia Rodopi. Alessandro ora governa un impero esteso dalle Highlands della Scozia fino alla foce dell'Indo, e può commerciare direttamente con i ricchissimi mercati dell'India e della Cina.

235: dopo aver sconfitto gli Alemanni a Magonza, sul Reno, rendendo così sicuro quel confine, Alessandro Severo, che ha trascorso buona parte del suo regno a visitare le province come faceva Elio Adriano, decide che Roma è troppo decentrata rispetto al suo vastissimo impero, e decide di costruire una nuova capitale che sia più o meno equidistante dalla Spagna e dall'Indo. Per questo, dopo aver preso in considerazione Alessandria d'Egitto e Antiochia di Siria, sceglie Bisanzio, sulla riva europea del Bosforo, cui dà il nome di Nova Roma. Tutti però la conosceranno fino al giorno d'oggi con il nome di Alessandropoli, la Città delle Città.

Fin qui sono arrivato io. E poi? Come continua la storia di questo immenso Impero Romano-Persiano?

Chi ce lo vuole suggerire, ci scriva a questo indirizzo!

L'Impero di Alessandro Severo e i suoi stati satelliti

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Ecco cosa gli risponde Iacopo Maffi:

Per l'unificazione di impero Romano e impero Persiano qui prospettata, la finestra utile va dal 27 a.C. (primo principato di Ottaviano, e inizio dell'Impero) al 224 d.C. (superamento dell'egemonia partica sui potentati iranici e sua sostituzione con l'autorità imperiale Sasanide). Peccato: questo lascia fuori Cesare (protagonista di un'ucronia simile pubblicata sul sito, un capolavoro), e Crasso ("Dicci Crasso, che gusto ha l'oro?) da una parte, e Costanzo II dall'altra. Le date più promettenti prima dello scontro finale del VI-VII secolo sono fuorigioco.

Un'unificazione dinastica è stata tentata più volte, senza nessun successo, in più occasioni da Caracalla a Maurizio. Dubito che avrebbe potuto funzionare: in nessuno dei due imperi si era ancora espresso il principio astratta di ereditarietà che fu poi tipico dei regni post germanici. Una "guerra di successione" alla maniera di quelle del '700 europeo, o una concentrazione di corone come ne avvenne nel '500 erano impensabili. Il portatore dell'autorità non si era ancora astratto dall'esercizio effettivo del potere: per essere Imperatore, a Roma, dovevi meritartelo, o aspettarti una coltellata. L'appartenenza ad una famiglia "reale" come i Claudi o i Severi non corrisponde in nessun modo all'essere erede di una famiglia reale come gli Asburgo o i Jagelloni. E oltre l'Eufrate la situazione non era certo diversa: i Parti erano una confederazione formata, forse, da sette Case, nessuna delle quali tra l'altro controllava il centro della cultura persiana. La struttura del potere non era astratta (non lo fu nemmeno per i Sasanidi). Sposare la figlia del re dei parti significava suggellare un patto di alleanza, una pace. Ma per essere il re dei Parti non serviva a nulla essere figlio del precedente re dei parti -dovevi essere... beh, molto semplicemente, dovevi essere re. (Per capire meglio cosa ciò significhi, si confronti la cerimonia bizantina di investitura imperiale da parte di esercito, senato, demi e patriarca, necessaria anche per un figlio porfirogenito, con l'espressione moderna "il re è morto, lunga vita al re": la logica del potere è del tutto diversa).

Ci resta solo la forza. Bisogna capire da che parte stanno i vincitori e i vinti. Non che i Parti avessero molte possibilità: non furono mai un pensiero reale per Roma, specie se confrontati con gente come Quadi, Marcomanni, Goti. Serviranno i Sasanidi per rendere caldo il confine orientale. C'è tuttavia una possibilità: che POD1 Marcantonio e Cleopatra fuggano in Partia e soillino e addestrino i nemici di Roma. Dopo il 27 a.C. merciano sulla Siria, prima della morte di Ottaviano si riprendono l'Egitto, prima della fine della dinastia Giulio-Claudia son in Europa e poi basta il tem-po. Amor Vicit Omnia.
Tra il 14 e il 96 Roma e la Partia sono in pace. Potremmo immaginare che uno degli imperatori di questo periodo la infranga. Candidati ideali sono secondo me Nerone, Domiziano e Tito. Quest'ultimo in particolare, POD2 dopo avere conquistato Israele, potrebbe spingersi ad oriente.
Nel 117 Traiano effettivamente conquista la Mesopotamia e cattura Ctesifonde, il federal district dei Parti. Il suo successore, Adriano, ritira le truppe. Ora, io non ho nessuna simpatia per Adriano. Di lui penso che fosse un fascistello arrivista, quindi le mie parole siano pesate si questo. Comunque: se Traiano defunge più tranquillamente, potrebbe POD3 concedere la porpora a qualcun altro, per esempio Lusio Quieto. La province mesopotamiche sono integrate e l'impero persiano integrato -nella fase di maggiore resilienza dell'Impero Romano!
Lucio Vero, Settimio Severo e Caracalla tentarono tutti e tre di espandersi verso oriente, ma ottennero un risultato pessimo: la leadership partica fu messa in crisi, e sorse quella molto più efficiente dei sasanidi. Una vittoria in questa fase dunque avrebbe dovuto essere completa, o non ottenere i risultati sperati. Ma l'impero stava attraversando una fase di grandi cambiamenti, con l'estensione della cittadinanza e così via, dunque mi sembra poco probabile una grande espansione nel terzo secolo.

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C'è poi l'idea di William Riker: Tetrico Augusto!

Nel marzo del 274 d.C. Gaio Pio Esuvio Tetrico, imperatore delle Gallie, sconfigge Aureliano nella Battaglia di Châlons-sur-Marne; il sovrano di Roma cade nello scontro. L'Impero delle Gallie diventa definitivamente indipendente da Roma, comprendendo le Gallie fino alle Alpi, la Britannia, l'Ispania e la Mauretania Tingitana; la capitale è spostata da Treviri a Bordeaux. Lo stato si rafforza con la conquista successiva della Caledonia e dell'Irlanda. Costanzo Cloro e suo figlio Costantino potrebbero essere Imperatori delle Gallie; riuscirà lo stato a resistere alla forza d'urto di Unni, Franchi e Visigoti? E che ne sarà di quanto rimane dell'Impero Romano?

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Cui risponde Dorian Gray:

Interessante... certo la vedo difficile riuscire a resistere all'urto di Visigoti, Franchi e Unni.
Bisognerebbe sapere bene di quali risorse materiali e umane disponevano le Gallie, la Britannia e la Spagna all'epoca di Aureliano. Certamente l'Impero Romano si sarebbe sbriciolato, perché senza un Aureliano vittorioso a Chalons, Zenobia di Palmyra avrebbe conquistato l'Oriente, e Roma avrebbe mantenuto il controllo solo sull'Italia, la Dalmazia e forse la provincia d'Africa come granaio...

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Ed ecco il dotto intervento di Bhrg'hros:

Ucronia particolarmente favorevole, perché di molti suoi possibili sviluppi si possono fare verifiche storiche.

I tre principali problemi dell'Impero delle Gallie erano:
1) all'interno, il ruolo delle rivolte dei Bagaudae
2) verso l'Impero Romano, i reciproci tentativi di conquista
3) la relazione (dapprima esterna, poi presumibilmente anche interna) con i Germani

Rispetto al resto dell'Impero, quello delle Gallie avrebbe avuto il vantaggio di non dover dilapidare la maggior parte delle proprie risorse in secoli di guerra contro i Persiani, ma avrebbe avuto comunque il costante pericolo di riconquista romana, il che annulla gran parte dei vantaggi.

Ogni conflitto con i Bagaudae avrebbe implicato l'introduzione di Germani come Foederati. Le eventualità di riconquista delle Gallie da parte romana o di espansione dell'Impero delle Gallie a tutto l'Impero d'Occidente (se non addirittura all'intero Impero) e comunque qualsiasi conquista da parte germanica, specialmente dei Franchi, avrebbe portato la situazione a quella che ci è nota dalla Storia reale.

L'unica combinazione in grado di garantire una sopravvivenza a lungo termine dell'Impero delle Gallie dovrebbe prevedere l'eliminazione delle cause delle rivolte (quindi drastica riduzione delle spese militari) unita al mantenimento della rete di scambi commerciali in grado di sostenere la produzione di beni al di sopra della sussistenza locale. Dato che, tuttavia, le spese militari non sarebbero state riducibili di fronte ai continui tentativi di riconquista romani (e d'altra parte una conquista dell'Impero Romano, eventualmente con l'ausilio di Federati germanici, avrebbe riportato alla situazione nota dell'Impero d'Occidente), l'unico appiglio sarebbe rappresentato da una neutralizzazione dell'Impero d'Occidente (perché impegnato in lotte con l'Impero d'Oriente o perché, insieme a quest'ultimo, impegnato nel conflitto secolare con la Persia, o ancora perché interessato da crisi di successione con partecipazione germanica e in séguito espansione più verso Oriente che verso Occidente).

Dal punto di vista linguistico e culturale, le tre possibili evoluzioni (alternative alla Storia reale: Gran Bretagna, Francia, Nazioni iberoromanze, Marocco) sono, in ordine decrescente di verosimiglianza:

1) sviluppo di una o più nazioni neolatine (una sorta di grande Ispano-Gallia più o meno contraibile), (probabilmente) con o (difficilmente) senza superstrati germanici;

2) contrasto con l'Impero Romano fino al punto di privilegiare le componenti locali, adozione di una Religione imperiale con traduzione dei Testi Sacri nella lingua preromana, fino alla formazione di una o più nazioni genericamente celtiche (sul modello del Galles), eventualmente più ristrette che l'Imperium Galliarum, anche in questo caso (probabilmente) con o (difficilmente) senza superstrati germanici;

3) da una qualunque delle situazioni precedenti, ingresso nel mondo islâmico e duraturo sviluppo di un Occidente arabo-berbero a sostrato celto-romano-germanico o (forse più verosimilmente?) un Islâm (celto)romanzo o romano-germanico o celto(germano)romano a superstrato arabo-berbero.

Ancora una volta, l'evoluzione più probabile, ossia la prima (specialmente nel caso di superstrato germanico), è quasi indistinguibile da ciò che è avvenuto realmente. Constatiamo quindi che tra la Storia reale e l'ucronia radicalmente alternativa si trova una zona grigia di ucronie vicine o vicinissime alla Storia reale o che comunque finiscono per 'riconfluirvi' e che sono quasi sempre più probabili delle ucronie più decisamente alternative. (In altri termini, il cosiddetto "effetto-farfalla" è sì possibile, ma meno probabile rispetto all'eventualità che la farfalla non abbia conseguenze di rilievo.)

Ciò tuttavia non deve indurre a rigettare l'ucronia; è invece uno stimolo a impostare le ucronie - se lo si vuole - in modo inverso, cioè a partire dal risultato: non tanto "cosa succede se", bensì "cosa deve succedere per arrivare a".

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Ed ecco ora l'idea di Marco A. Probo:

Nel 270 d.C. Lucio Domizio Aureliano sale al potere, come Imperatore di Roma, dopo una lunga serie di guerre civili e di conflitti sanguinosi contro i barbari invasori. Roma è allo sbando, ma c'è ancora speranza. L'economia ristagna mentre, in oriente ed in occidente, ampie porzioni di territorio romano si staccano dal corpo dell'Impero annunciando l'indipendenza.

Aureliano compie l'impossibile, riconquista i secessionisti palmirensi e gallici, distrugge i barbari e nel 274 d.C. viene assassinato… ma non in questa storia. Aureliano viene salvato dai suoi fidati generali che invece, decidono di punire il segretario istigatore della congiura il quale viene giustiziato per tradimento.
Da quel momento, l'Impero rifiorisce. Mentre a Roma le grandi Mura Aureliane vengono erette per volere dell'Imperatore, il senato viene riformato con esponenti e rappresentanti delle province ora più autonome di prima ma legate a Roma da duplici rapporti di lavoro nell'amministrazione civile ed in quella militare. Aureliano nel 275 d.C. sconfigge i parti in combattimento, entrando a Ectabana e distruggendola, lasciando i barbari nel caos per un biennio.

Nel frattempo le sue straordinarie doti di militare gli suggeriscono che l'Impero è, nella sua totalità, troppo vasto per essere difeso da così pochi uomini, di conseguenza, sviluppa la teoria degli imperi gemelli già molto tempo prima l'avvento di Diocleziano. Mentre il figlio viene annunciato come successore al trono, Aureliano stesso forgia la propria idea e la nuova dinastia orientale.

Parte così nel finire del 275 d.C. la campagna propagandistica della nascita dell'Impero Romano d'Oriente, che porta via tutte le province d'oriente a Roma, compreso l'Egitto, fondamentale fonte di nutrimento per la capitale.

Nel 276 d.C. Aureliano, forte di un esercito composto anche dalle Legioni d'oriente, oltrepassa il Reno e mette a ferro e a fuoco la Germania, pacificata nel volgere di un singolo anno. Nell'anno successivo, rientra in Dacia riannettendola ai territori imperiali. Il Limes romano si sposta verso nord fino all'Albis.

Nel 277 d.C. Roma, l'Impero continentale europeo di Roma, ora più facilmente difendibile, inizia un opera monumentale: la costruzione di un vallo settentrionale che costeggi le sponde meridionali dell'Albis e dell'Elba lungo tutto il confine settentrionale. Mentre Aureliano passa il trono al figlio, la conquista e la razzia dei territori a settentrione del limes, sotto una ferma politica nello stile di Aureliano, consente di raggiungere più obiettivi nello stesso tempo: viene implementata la produzione di granaglie nelle gallie, viene data maggior stabilità all'Impero, vengono acquisite le tratte commerciali per ottenere i prodotti di lusso da commerciare con l'oriente, ponendo un freno alla dilapidazione dell'oro dell'Impero, vengono annientate molte minacce dei barbari e nel contempo, alcuni esponenti dell'aristocrazia romana vengono legati in matrimonio con le case dinastiche dei barbari settentrionali, gettando le basi di piccoli regni clienti alleati dell'Impero. Ed il tutto con una disciplina che forgerà Imperatori-soldato ai quali l'unico obbligo imposto è quello della difesa dei confini e la salvaguardia dell'onore delle armi romane.

L'Impero di Aureliano (clic per ingrandire)

L'Impero di Aureliano (clic per ingrandire)

Mentre Roma si appresta a tornare una repubblica con un Imperatore a sua difesa, l'economia pare rifiorire e la figura di Aureliano viene osannata come quella di un Dio. La nascita di numerosi regni a settentrione del limes però causa la prima conseguenza negativa, quale il controllo delle rotte commerciali e soprattutto delle derrate alimentari per la sopravvivenza delle popolazione dei regni. Ma non solo, in alcuni casi, la politica di meritocrazia e disciplina adottata da Roma, porta alla nascita di regni guerrieri che concorrono tra loro per fregiarsi delle migliori vittorie contro i barbari che oramai cominciano a sciamare nel nord-est. Il premio non è solo una maggior quantità di derrate alimentari o di denaro, ma una possibile concessione di cittadinanza con l'ingresso del popolo in questione entro i confini imperiali.

Tuttavia anche i migliori propositi possono causare effetti negativi e l'avvento di orde barbariche più numerose ed agguerrite ha costretto i regni del nord, regni romano-barbarici, a competere per la sopravvivenza più che per la gloria. La formazione dell'Impero Unno, nel freddo nord, ha costretto i regni di mezzo a schierarsi dalla parte di Roma o dalla parte di Attila. Con il solo vantaggio di poter combattere con il supporto delle armate dell'una o dell'altra potenza.

Per farci avere il vostro parere, scriveteci a questo indirizzo.

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Per concludere, ecco un articolo di Never75 che vale la pena di leggere e meditare:

27/4/2010

Già molte volte su diversi giornali si è segnalato lo stato (pietoso) in cui si trova Pompei, uno dei siti archeologici più importanti al Mondo. 
Ora, per par condicio, voglio approfittare della votra attenzione per descriversi le condizioni in cui si trova un altro importante sito che sta andando letteralmente a pezzi ma che è ubicato molto più a Nord: sto parlando della splendida Aquileia. 
Io ci sono stato settimana scorsa e quindi ho ancora la memoria abbastanza fresca su quanto visto. 
Premessa: anche Aquileia, come Pompei, fa parte dei siti patrimonio dell'Umanità protetti dall'UNESCO ed è forse il sito archeologico più importante (dell'epoca romana, almeno) presente in Italia settentrionale. 

Ora: gli orari di apertura dei due musei, quello archeologico nazionale e quello paleocristiano sono molto "ballerini" tanto che a volte neppure gli stessi custodi se li ricordano. 
Prima di andarci avevo chiesto all'APT di Trieste, che su prenotazione organizza visite guidate anche ad Aquileia, quali fossero gli orari di apertura dei musei. Mi era stato detto che il lunedì l'archeologico era aperto solo la mattina fino alle ore 14.00. 
Benissimo. Vedo di arrivare al più presto possibile e, come solito, lo trovo chiuso perchè il Lunedì anche lì è giorno di chiusura! Bella fregatura dico io! 
Benissimo che il lunedì sia chiuso, alla pari di quasi tutti i musei italiani, ma almeno che le APT del territorio lo sappiano, o no? 
E sì che era pure la "Settimana della cultura"! 

Poi:l'area archeologica relativa al porto fluviale è tenuta ancora abbastanza bene (anche se un po' di pulizia in più non guasterebbe) ma la parte dei sepolcri e quella che si trova dalla parte opposta alla basilica sono in condizioni a dir poco pietose. 
Nei sepolcri romani cresce perfino l'insalata sulle tombe (senza esagerare) mentre dall'altra parte abbiamo mosaici preziosissimi (se non altro come valore storico se non artistico), colonne, pilastri e pavimenti esposti ad ogni genere di intemperie senza il minimo riparo ed immerse in un prato amazzonico con erba che cresce liberamente tra una crepa e l'altra. 
Per di più ometto di dire ciò che mi ha raccontato la custode che mi ha fatto anche da accompagnatrice. 
(Ed approfitto anche per ringraziarla, se mai dovesse capitare per caso su questo sito e leggere questa recensione: la sua guida è stata veramente utile e preziosa ed in parte mi ha fatto anche "smaltire" un po' di nervoso e delusione) 
Attila davanti a tale scempio si sarebbe dimostrato perfino lui più clemente... 
Vale proprio il caso di dire che ciò che non hanno fatto i barbari... ci hanno pensato a fare i nostri contemporanei. 
Ma, dico io, è così che consideriamo la nostra cultura ed il nostro patrimonio? Il turismo è forse l'ultima risorsa che abbiamo ancora e la trattiamo così? 
Giusto per concludere l'opera va detto, per onestà intellettuale, che invece la vicina basilica patriarcale è tenuta molto bene. Ha un orario di apertura continuato e la visita ad essa è gratuita (tranne due sole sezioni per le quali è chiesto un biglietto di 3.50€) e i bellissimi mosaici tardoimperiali pavimetali sono perfettamente conservati. 
A differenza, ahimé, della vicina Grado (altro grido di dolore!) in cui la chiesa principale ha pure essa mosaici paleocristiani quasi altrettanto belli, ma tenuti malissimo. Non sono minimamente protetti da lastre di vetro (come quelli aquileiesi) tanto che per vederli bene e per tutta la lunghezza ci devi camminare direttamente sopra (sic!). 
In alcune parti sono poi perfettamente visibili i danni arrecati dalle gambe delle panche di legno posizionate per la Messa. 
In quella zona i mosaici sono completamente scomparsi. 
Un disastro! 
Non credo che ricoprire di vetro o plexiglas costi poi molto, no? 
Per di più sempre nella stessa chiesa c'era un manifesto il cui contenuto dopo quanto visto sembra quasi ironico: "Chiediamo che anche i mosaici di Grado entrino nell'Unesco"...Caspita, meglio affrettarsi prima che spariscano del tutto! 
Scusate se mi sono dilungato (forse eccessivamente) su due dei tanti casi di mala-organizzazione italica, ma credo sia stato doveroso portarvi a conoscenza di quali siano le effettive condizioni di due stupende città che potrebbero essere benissimo (anche da sole) il fiore all'occhiello di qualsiasi Nazione, tranne, appunto, la nostra! 
Scoccia per di più che questo avvenga non sempre nel solito bistrattato Sud, ma nel ricchissimo Nord-Est e per di più in una delle poche regioni a Statuto speciale, in cui le sovvenzioni statali dovrebbero essere anche più alte in proporzione.

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Per farmi sapere che ne pensate, scrivetemi a questo indirizzo.


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