di Spartac
Alla fine del III secolo d.C. l'usurpatore Carausio viene volutamente "dimenticato" da Diocleziano e Massimiano in Britannia. Il tentativo di Allecto di eliminarlo con un complotto interno viene sventato dalle sue spie. Un tentativo di invasione dell'isola da parte di Costanzo Cloro fallisce a causa della grande abilità di Carausio sul mare.
L'impero Romano è alle prese con la Persia e non può impegnarsi su due fronti. La Britannia diventa virtualmente indipendente in virtù delle 3 legioni di stanza sul suo territorio e di ausiliari franchi che vengono pagati profumatamente con i metalli preziosi dell'isola.
Allo stesso tempo egli conquista il pieno appoggio dei mercanti londinesi e romani che continuano a fare affari con il continente e vengono pagati in moneta di miglior fattura: il famoso Billone. Il popolo locale e gli stessi proprietari terrieri gli danno l'appoggio per il suo successo nel respingere le invasioni dei Sassoni con la nuova potente flotta e per aver abbassato le tasse (non più pagate a Roma)Inizio IV sec. : Carausio raggiunge accordi con Piti e Scoti in cambio di vantaggi economici e impegnandosi a difendere i loro territori dai Sassoni e dagli Juti.
La lunga pace e i commerci favoriscono l'incremento della popolazione e un boom economico. Carusio viene nominato padre della Patria e prepara la successione al figlio.
Alla inizio del V sec. il monaco britannico Pelagio ritorna nella natia in Britannia e diffonde con grande successo l'eresia pelagiana. I successori di Carausio, scelti per adozione diretta, per non inimicarsi il popolo e svincolarsi dal potere della Chiesa Romana accettano i principi del pelagianesimo secondo cui la Grazia Divina può essere conquistata da ogni uomo e che non vi è nessuna predestinazione nè esiste il peccato originale. Tutti gli uomini sono liberi e nascono uguali.
La nuova religione favorisce un clima di libertà e iniziativa privata che favorisce ulteriormente l'economia.
I sovrani britannici, ormai totalmente celti, assorbono lentamente e definitivamente la Scotia e conquistano l'Hibernia (Irlanda) in cambio della protezione navale contro i Sassoni.
All'inizio del VI sec. d.C. la Britannia è l'unico stato che mantiene l'eredità di Roma politica e culturale, mentre il resto del'Europa deve scendere a patti coi barbari e piomba nella crisi economica. La ricchezza, il successo mercantile, la religione aperta creano una nuova mentalità aperta e tollerante. Londinium diventa il più importante centro commerciale dell'Occidente e una città cosmopolita dove si rifugiano tutti i perseguitati in Europa. La Britannia è la prima vera nazione europea coesa.
Per riscoprire le proprie radici culturali i ricchi mercanti locali, con l'appoggio di sovrani illuminati, fondano i primi centri di cultura. A Londinium nasce la prima università.
VII sec.: Il disboscamento selvaggio del territorio obbligano le autorità locali a favorire il ricorso al carbone. Ben presto nelle fabbriche britanniche ci si accorge che il carbone come combustibile per fondere il ferro permette di ottenere una qualità del mettallo nettamente migliore. Nasce la prima industria dell'acciaio e del carbone.
VIII sec.: Compaiono le prime incursione Vichinghe ma vengono sventate dalla flotta britannica. A causa del molteplicarsi di tentativi di invasione i sovrani britannici ordinano alla flotta di intercettare sempre più al largo le imbarcazioni vichinghe.
IX sec.: Il regno dei Franchi e la Britannia si alleano per difendere le loro coste dai Vichinghi. Nessuna nave vichinga riesce più a toccare I'Europa e non c'è nessuna epoca normanna. La Britannia rimane celtica e romana.
X sec.: Per stroncare definitivamente le invasioni vichinghe la Britannia organizza una grande operazione anfibia e occupa tutta la costa e l'entroterra scandinavo. Non ci saranno più incursioni vichinghe. Rinasce un Impero Romano Britannico nel Nord Europa.
Erik il Rosso per sfuggire alla cattura si rifugia In Islanda, ma viene raggiunto da navi britanniche e catturato. La Britannia occupa così l'Islanda. Successivamente vengono condotte ulteriori esplorazioni verso Occidente. I Romano-Britanni giungono in Vinland (Terranova) e vi creano basi e piccole colonie.
Per far fronte alla sovrappopolazione il governo favorisce l'espansione coloniale in America del Nord dove la lingua ufficiale è il Latino-Celtico.
XI sec.: Le lotte per il potere tra la nobiltà e il nuovo centro mercantile-industriale mette in crisi la monarchia. Anche la comparsa di una grande massa di salariati dell'industria del ferro e della lana crea rivolte. Il re Edoardo III per salvare la monarchia e il potere si propone come intermediario. Si decide di creare un Senato su modello romano ma diviso in due camere: una Camera dei Lords per gli antichi patrizi e i nuovi cavalieri (mercanti) e una Camera dei Comuni per i cittadini e il popolo.
Grazie alle tecniche navali apprese dagli antichi vichinghi, la Britannia costruisce navi oceaniche sempre più grandi e solide. Continua l'espansione in America con nuove colonie. Navi di Sua Maestà entrano in contatto con gli Aztechi in America Centrale. Conquista dell'America Centrale. Inizia la corsa all'oro mentre a Spagna e Portogallo la flotta britannica impedisce di colonizzare l'America del Sud.
XII sec.: Le immense ricchezze proveniente dall'America creano una prosperità senza precedenti. L'industria decolla per far fronte alle nuove esigenze di una popolazione sempre più numerosa ed esigente. La democrazia amplifica gli effetti economici e l'Inghilterra diventa un modello da imitare per l'Europa oltre che la prima vera superpotenza economica del II millennio.
In Francia scoppiano ribellioni. Il re viene catturato. I prigionieri politici vengono liberati dal popolo. I leader della rivolta, in parte rientrati dalla Britannia, chiedono l'appoggio militare di Londra. Le truppe britanniche invadono la Francia e impongono una monarchia costituzionale e democratica.
In tutta Europa il vento della libertà travolge le monarchia aristocratiche. Tutti gli stati diventano democrazie.
Un esperto di metallurgia inventa la stampa che si diffonde rapidamente in tutto il continente portando la cultura a tutte le classi sociali.
XIII sec.: I Mongoli, guidati da Ögödai, attaccano l'Europa ma vengono fermati nel cuore dell'Europa da una grande alleanza guidata dalla Britannia. I Mongoli scompaiono dalla Storia ma portano in Europa la polvere da sparo di invenzione cinese. In breve tempo viene inventato il cannone le cui specifiche tecniche richiedono una metallurgia più sofisticata. Ciò comporta un grande sviluppo dell'industria dell'acciaio e del carbone.
l nuovo clima politico ed economico in tutta Europa favorisce la nascita della Scienza e lo sviluppo dell'Arte e della Tecnica. La necessità di drenare acqua dalle miniere celtiche porta all'utilizzo del vapore. Poco dopo nasce la prima macchina a vapore rudimentale.
Ulteriore diffusione della cultura. E' il Rinascimento. In Europa vige una lunga pace favorita dalla prosperità e dalla democrazia, miglior antidoto alla guerra.
XIV sec.: Diffusione della macchina a vapore nell'industria tessile e poi nel settore ferroviario. Viene scoperta l'elettricità e in Medicina viene inventato il microscopio.
I territori americani diventano indipendenti dalla Britannia.
XV sec.: Vengono costruiti i primi motori a scoppio, la pila elettrica e successivamente il motore elettrico.
XVI sec.: Viene scoperta la penicillina. La medicina compie grandi progressi grazie al microscopio. L'elettricità entra in casa. Compaiono primi aerei a elica e le prime automobili.
XVII sec.: Viene inventato il primo computer. Compaiono gli aerei a getto. Inizia la conquista dello spazio.
XVIII sec.: I progressi della medicina portano l'aspettativa di vita a 100 anni. L'uomo conquista la Luna e poi Marte. Viene scoperta l'energia nucleare.
XIX sec.: Viene scoperto il DNA. Inizia l'ingegneria genetica. Su Marte e sulla Luna vi sono colonie stabili con centri di ricerca e centri di vacanze.
Grazie alla terapia genica e alla tecnica delle cellule staminali si giunge all'immortalità biologica. Viene controllata la fusione nucleare. Inizia la prima spedizione automatica con una sonda interstellare.
XX sec.: Per l'Umanità il futuro è senza limiti.
Spartac
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E ora, quest'idea di Perchè No?:
Caracalla non pubblica la sua costituzione che faceva di ogni abitante libero dell’impero un cittadino romano. L’effetto sulla storia romana sarebbe minimo, però le conseguenze a lungo termine sono enormi: solo con questa costituzione il diritto romano é diventato il diritto di tutto l’impero accanto ai diversi diritti tradizionali locali, non nascerebbe così la vasta area di diritto romano, e con la fine dell’impero questo diritto sparirebbe, lasciando solo i diritti locali e i diritti dei popoli barbari: giustizia, regime politico, cultura, gerarchia ufficiale, potere dei vescovi, pensate solo a questi aspetti. Si può anche dire che con questa costituzione si afferma « un’identità » romana estesa a tutto l’impero e non più solo a una città, gli abitanti dell’impero sono infine dei veri Romani. Se ciò non sussiste, non so se gli imperatori avrebbero lasciato così facilmente Roma per altre capitali come Costantinopoli, ma se lo fanno, dopo la fine dell’impero in Occidente gli abitanti dell'Oriente non avranno nessuna volontà di dichiararsi Romani, l'impero bizantino non sarà romano ma puramente greco e orientale, e troverebbe la sua legitimità forse su modelli anteriori greci piuttosto che a Roma, potenza « di occupazione »...
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Gli risponde Bhrg'hros:
Grande ucronia! La successiva tappa sarebbero le modalità di passaggio (ammesso, come probabile, che vi si arrivi) di una "religione" (o simile fenomeno politico-sociale) monoteistica. Ammettiamo per comodità il Cristianesimo, nella versione storicamente prevalsa dell'Ortodossia-Cattolicesimo (altrimenti potremmo variare proprio su questo tema, immaginando Confessioni e Religioni dei tipi più diversi nelle aree non "romane"): la differenza si scaricherebbe sul piano linguistico, come dimostrato - persino con la Constitutio Antoniniana - dai casi britannico, vasconico e illirico (albanese). Ne conseguirebbero:
1) in Gallia Transalpina (fino al Norico), un riassorbimento (sul modello di quanto storicamente avvenuto in Britannia) delle isole urbane di romanità, con le possibili eccezioni del Limes renano(-danubiano) (comunque destinato a deromanizzarsi in prosieguo di tempo) e della costa della Narbonese;
2) nelle Hispaniae, una polarizzazione tra litorale mediterraneo (esteso verso l'entroterra specialmente nella Baetica) romanizzato e, dall'altro lato, il bacino atlantico (para)celtico (celtiberico, lusitanico, callaico) e vasconico (forse con consolidamento della celticità insulare nella Bretagna galiziana)
3) in Gallia Cisalpina, la contrapposizione tra Mediolanum (e poi Ticinum) da un lato e Aquileia + Ravenna potrebbe rimanere di carattere anche linguistico (anziché solo dialettale), con riassorbimento della romanità urbana nelle città padane da parte della celticità cisalpina e ligure; in uno scenario massimalistico, si potrebbe anche immaginare lo sviluppo di una latinità veneta molto più caratterizzata dal sostrato venetico;
4) in Dacia, la latinità danubiana non si sarebbe potuta imporre, alla lunga, sulle persistenze dacomisie, che sarebbero rimaste come una sorta di 'Albania' danubiano-carpatica in mezzo alla Slavia.
A lungo termine è lecito immaginare che, da un lato, la frontiera linguistica germanica nel bacino renano avanzasse più verso Sud-Ovest (come avvenuto in Britannia), dall'altro lo facesse più lentamente e con meno compattezza in Elvezia e nel bacino altodanubiano (in assenza della contrapposizione germano-romana che ha catalizzato la nascita del Ducato di Alemannia e la germanizzazione della Baviera). Sempre per la mancanza di polarizzazione tra Romani e no, anche la slavizzazione nel bacino danubiano sarebbe stata molto più graduale (a meno che, come va sempre rilevato, invece della slavizzazione avesse luogo una germanizzazione, che era l'eventualità più probabile fino al 568, ma di nuovo bisogna tener conto delle differenze condizioni di partenza in questo scenario, così come visto per il bacino renano e altodanubiano). In tutti i casi, il territorio abitato da Albanesi sarebbe stato più esteso (con l'eccezione sempre problematica delle città elleniche della costa) e probabilmente anche altre comunità preromane e pregreche (dacomisie e traciche) sarebbero sopravvissute nella Penisola Balcanica.
La Magna Graecia si sarebbe mantenuta tale, mentre l'Italia romana avrebbe rappresentato una sorta di Impero Bizantino / Stato Pontificio / Repubblicone Marinaro (a seconda della permanenza o meno degli Imperatori a Roma) costituito dalla Penisola Appenninica e, con varie interruzioni (in Mauritania e Numidia, parzialmente in Liguria e Liburnia), dalle città costiere adriatiche orientali e mediterranee occidentali fino all'Atlantico e alla Bizacena (mentre il resto dell'Africa sarebbe stato riassorbito da regni neolibici e verosimilmente anche neopunici).
Tutto il versante atlantico dell'Europa sarebbe rimasto prevalentemente celtico (nonché basco-aquitanico in area pirenaica), quasi certamente frammentato in baronie nei confini delle ciuitates imperiali; come storicamente in Britannia, alcune di queste baronie sarebbero state inglobate in più estese contee a egemonia germanica (sia occidentale sia, in questo scenario, forse anche orientale).
Per riassumere, le Nazioni postimperiali avrebbero ricalcato le linee di quelle preromane, tenendo conto dell'espansione romana e germanica (in Occidente), greca e forse (balto)slava (nei settori centro-orientali del Mediterraneo e del continente europeo):
un continuum gallobritannico dai Pitti alla Lusitania;
Ducati germanici più piccoli e compatti, ma etnicamente più estesi verso Sud-Ovest;
Mediterraneo Occidentale, Penisola Italica e Adriatico Orientale in continuità latina;
Regni libico-berberi e almeno uno neopunico in Africa;
una o più Monarchie ellenistico-romane nel Mediterraneo centrale e orientale;
una o più 'Albanie' (illiriche, dacomisie e traciche) di cospicua estensione nella Penisola Danubiano-Balcanica;
espansione slava (o germanica?) a pelle di leopardo nel medio e basso Danubio;
Regni nazionali di tipo armeno nella Penisola Anatolica (Frigia, Pisidia, Isauria, Licaonia);
restaurazione di grandi Monarchie di cultura greca ma con prevalenza linguistica locale in Siria, Israele ed Egitto, variamente soggette alla pressione espansionistica iranica (dove è possibile che l'emersione di una Dinastia mediopersiana come i Sāsānidi fosse meno caratterizzata in senso nazionale, parallelamente alla mancata Constitutio Antoniniana nell'Impero Romano).
Naturalmente tutto ciò presuppone che qualcosa di sostanzialmente identico alla Constitutio Antoniniana non venisse emanato neppure in sèguito, ossia che l'Impero Romano non attuasse mai una politica di livellamento fiscale.
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C'è poi l'idea di William Riker:
Nel marzo del 274 d.C. Gaio Pio Esuvio Tetrico, imperatore delle Gallie, sconfigge Aureliano nella Battaglia di Châlons-sur-Marne; il sovrano di Roma cade nello scontro. L'Impero delle Gallie diventa definitivamente indipendente da Roma, comprendendo le Gallie fino alle Alpi, la Britannia, l'Ispania e la Mauretania Tingitana; la capitale è spostata da Treviri a Bordeaux. Lo stato si rafforza con la conquista successiva della Caledonia e dell'Irlanda. Costanzo Cloro e suo figlio Costantino potrebbero essere Imperatori delle Gallie; riuscirà lo stato a resistere alla forza d'urto di Unni, Franchi e Visigoti? E che ne sarà di quanto rimane dell'Impero Romano?
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Cui risponde Dorian Gray:
Interessante... certo la vedo difficile riuscire a resistere all'urto di Visigoti, Franchi e Unni.
Bisognerebbe sapere bene di quali risorse materiali e umane disponevano le Gallie, la Britannia e la Spagna all'epoca di Aureliano. Certamente l'Impero Romano si sarebbe sbriciolato, perché senza un Aureliano vittorioso a Chalons, Zenobia di Palmyra avrebbe conquistato l'Oriente, e Roma avrebbe mantenuto il controllo solo sull'Italia, la Dalmazia e forse la provincia d'Africa come granaio...
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Ed ecco il dotto intervento di Bhrg'hros:
Ucronia particolarmente favorevole, perché di molti suoi possibili sviluppi si possono fare verifiche storiche.
I tre principali problemi dell'Impero delle Gallie erano:
1) all'interno, il ruolo delle rivolte dei Bagaudae
2) verso l'Impero Romano, i reciproci tentativi di conquista
3) la relazione (dapprima esterna, poi presumibilmente anche interna) con i Germani
Rispetto al resto dell'Impero, quello delle Gallie avrebbe avuto il vantaggio di non dover dilapidare la maggior parte delle proprie risorse in secoli di guerra contro i Persiani, ma avrebbe avuto comunque il costante pericolo di riconquista romana, il che annulla gran parte dei vantaggi.
Ogni conflitto con i Bagaudae avrebbe implicato l'introduzione di Germani come Foederati. Le eventualità di riconquista delle Gallie da parte romana o di espansione dell'Impero delle Gallie a tutto l'Impero d'Occidente (se non addirittura all'intero Impero) e comunque qualsiasi conquista da parte germanica, specialmente dei Franchi, avrebbe portato la situazione a quella che ci è nota dalla Storia reale.
L'unica combinazione in grado di garantire una sopravvivenza a lungo termine dell'Impero delle Gallie dovrebbe prevedere l'eliminazione delle cause delle rivolte (quindi drastica riduzione delle spese militari) unita al mantenimento della rete di scambi commerciali in grado di sostenere la produzione di beni al di sopra della sussistenza locale. Dato che, tuttavia, le spese militari non sarebbero state riducibili di fronte ai continui tentativi di riconquista romani (e d'altra parte una conquista dell'Impero Romano, eventualmente con l'ausilio di Federati germanici, avrebbe riportato alla situazione nota dell'Impero d'Occidente), l'unico appiglio sarebbe rappresentato da una neutralizzazione dell'Impero d'Occidente (perché impegnato in lotte con l'Impero d'Oriente o perché, insieme a quest'ultimo, impegnato nel conflitto secolare con la Persia, o ancora perché interessato da crisi di successione con partecipazione germanica e in séguito espansione più verso Oriente che verso Occidente).
Dal punto di vista linguistico e culturale, le tre possibili evoluzioni (alternative alla Storia reale: Gran Bretagna, Francia, Nazioni iberoromanze, Marocco) sono, in ordine decrescente di verosimiglianza:
1) sviluppo di una o più nazioni neolatine (una sorta di grande Ispano-Gallia più o meno contraibile), (probabilmente) con o (difficilmente) senza superstrati germanici;
2) contrasto con l'Impero Romano fino al punto di privilegiare le componenti locali, adozione di una Religione imperiale con traduzione dei Testi Sacri nella lingua preromana, fino alla formazione di una o più nazioni genericamente celtiche (sul modello del Galles), eventualmente più ristrette che l'Imperium Galliarum, anche in questo caso (probabilmente) con o (difficilmente) senza superstrati germanici;
3) da una qualunque delle situazioni precedenti, ingresso nel mondo islâmico e duraturo sviluppo di un Occidente arabo-berbero a sostrato celto-romano-germanico o (forse più verosimilmente?) un Islâm (celto)romanzo o romano-germanico o celto(germano)romano a superstrato arabo-berbero.
Ancora una volta, l'evoluzione più probabile, ossia la prima (specialmente nel caso di superstrato germanico), è quasi indistinguibile da ciò che è avvenuto realmente. Constatiamo quindi che tra la Storia reale e l'ucronia radicalmente alternativa si trova una zona grigia di ucronie vicine o vicinissime alla Storia reale o che comunque finiscono per 'riconfluirvi' e che sono quasi sempre più probabili delle ucronie più decisamente alternative. (In altri termini, il cosiddetto "effetto-farfalla" è sì possibile, ma meno probabile rispetto all'eventualità che la farfalla non abbia conseguenze di rilievo.)
Ciò tuttavia non deve indurre a rigettare l'ucronia; è invece uno stimolo a impostare le ucronie - se lo si vuole - in modo inverso, cioè a partire dal risultato: non tanto "cosa succede se", bensì "cosa deve succedere per arrivare a".
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Ed ecco ora l'idea di Marco A. Probo:
Nel 270 d.C. Lucio Domizio Aureliano sale al potere, come Imperatore di Roma, dopo una lunga serie di guerre civili e di conflitti sanguinosi contro i barbari invasori. Roma è allo sbando, ma c'è ancora speranza. L'economia ristagna mentre, in oriente ed in occidente, ampie porzioni di territorio romano si staccano dal corpo dell'Impero annunciando l'indipendenza.
Aureliano
compie l'impossibile, riconquista i secessionisti palmirensi e gallici, distrugge i barbari e nel 274 d.C. viene assassinato… ma non in questa storia.
Aureliano viene salvato dai suoi fidati generali che invece, decidono di punire il segretario istigatore della congiura il quale viene giustiziato per tradimento.
Da quel momento, l'Impero rifiorisce. Mentre a Roma le grandi Mura Aureliane vengono erette per volere dell'Imperatore, il senato viene riformato con esponenti e rappresentanti delle province ora più autonome di prima ma legate a Roma da duplici rapporti di lavoro nell'amministrazione civile ed in quella militare.
Aureliano nel 275 d.C. sconfigge i parti in combattimento, entrando a Ectabana e distruggendola, lasciando i barbari nel caos per un biennio.
Nel frattempo le sue straordinarie doti di militare gli suggeriscono che l'Impero è, nella sua totalità, troppo vasto per essere difeso da così pochi uomini, di conseguenza, sviluppa la teoria degli imperi gemelli già molto tempo prima l'avvento di Diocleziano. Mentre il figlio viene annunciato come successore al trono, Aureliano stesso forgia la propria idea e la nuova dinastia orientale.
Parte così nel finire del 275 d.C. la campagna propagandistica della nascita dell'Impero Romano d'Oriente, che porta via tutte le province d'oriente a Roma, compreso l'Egitto, fondamentale fonte di nutrimento per la capitale.
Nel 276 d.C. Aureliano, forte di un esercito composto anche dalle Legioni d'oriente, oltrepassa il Reno e mette a ferro e a fuoco la Germania, pacificata nel volgere di un singolo anno. Nell'anno successivo, rientra in Dacia riannettendola ai territori imperiali. Il Limes romano si sposta verso nord fino all'Albis.
Nel 277 d.C. Roma, l'Impero continentale europeo di Roma, ora più facilmente difendibile, inizia un opera monumentale: la costruzione di un vallo settentrionale che costeggi le sponde meridionali dell'Albis e dell'Elba lungo tutto il confine settentrionale. Mentre Aureliano passa il trono al figlio, la conquista e la razzia dei territori a settentrione del limes, sotto una ferma politica nello stile di Aureliano, consente di raggiungere più obiettivi nello stesso tempo: viene implementata la produzione di granaglie nelle gallie, viene data maggior stabilità all'Impero, vengono acquisite le tratte commerciali per ottenere i prodotti di lusso da commerciare con l'oriente, ponendo un freno alla dilapidazione dell'oro dell'Impero, vengono annientate molte minacce dei barbari e nel contempo, alcuni esponenti dell'aristocrazia romana vengono legati in matrimonio con le case dinastiche dei barbari settentrionali, gettando le basi di piccoli regni clienti alleati dell'Impero. Ed il tutto con una disciplina che forgerà Imperatori-soldato ai quali l'unico obbligo imposto è quello della difesa dei confini e la salvaguardia dell'onore delle armi romane.
L'Impero di Aureliano (clic per ingrandire)
Mentre Roma si appresta a tornare una repubblica con un Imperatore a sua difesa, l'economia pare rifiorire e la figura di Aureliano viene osannata come quella di un Dio. La nascita di numerosi regni a settentrione del limes però causa la prima conseguenza negativa, quale il controllo delle rotte commerciali e soprattutto delle derrate alimentari per la sopravvivenza delle popolazione dei regni. Ma non solo, in alcuni casi, la politica di meritocrazia e disciplina adottata da Roma, porta alla nascita di regni guerrieri che concorrono tra loro per fregiarsi delle migliori vittorie contro i barbari che oramai cominciano a sciamare nel nord-est. Il premio non è solo una maggior quantità di derrate alimentari o di denaro, ma una possibile concessione di cittadinanza con l'ingresso del popolo in questione entro i confini imperiali.
Tuttavia anche i migliori propositi possono causare effetti negativi e l'avvento di orde barbariche più numerose ed agguerrite ha costretto i regni del nord, regni romano-barbarici, a competere per la sopravvivenza più che per la gloria. La formazione dell'Impero Unno, nel freddo nord, ha costretto i regni di mezzo a schierarsi dalla parte di Roma o dalla parte di Attila. Con il solo vantaggio di poter combattere con il supporto delle armate dell'una o dell'altra potenza.
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Per farci avere il vostro parere, scriveteci a questo indirizzo.
Per concludere, ecco un articolo di Never75 che vale la pena di leggere e meditare:
27/4/2010
Già molte volte su diversi giornali si è segnalato lo stato (pietoso) in cui si trova Pompei, uno dei siti archeologici più importanti al Mondo.
Ora, per par condicio, voglio approfittare della votra attenzione per descriversi le condizioni in cui si trova un altro importante sito che sta andando letteralmente a pezzi ma che è ubicato molto più a Nord: sto parlando della splendida Aquileia.
Io ci sono stato settimana scorsa e quindi ho ancora la memoria abbastanza fresca su quanto visto.
Premessa: anche Aquileia, come Pompei, fa parte dei siti patrimonio dell'Umanità protetti dall'UNESCO ed è forse il sito archeologico più importante (dell'epoca romana, almeno) presente in Italia settentrionale.
Ora: gli orari di apertura dei due musei, quello archeologico nazionale e quello paleocristiano sono molto "ballerini" tanto che a volte neppure gli stessi custodi se li ricordano.
Prima di andarci avevo chiesto all'APT di Trieste, che su prenotazione organizza visite guidate anche ad Aquileia, quali fossero gli orari di apertura dei musei. Mi era stato detto che il lunedì l'archeologico era aperto solo la mattina fino alle ore 14.00.
Benissimo. Vedo di arrivare al più presto possibile e, come solito, lo trovo chiuso perchè il Lunedì anche lì è giorno di chiusura! Bella fregatura dico io!
Benissimo che il lunedì sia chiuso, alla pari di quasi tutti i musei italiani, ma almeno che le APT del territorio lo sappiano, o no?
E sì che era pure la "Settimana della cultura"!
Poi:l'area archeologica relativa al porto fluviale è tenuta ancora abbastanza bene (anche se un po' di pulizia in più non guasterebbe) ma la parte dei sepolcri e quella che si trova dalla parte opposta alla basilica sono in condizioni a dir poco pietose.
Nei sepolcri romani cresce perfino l'insalata sulle tombe (senza esagerare) mentre dall'altra parte abbiamo mosaici preziosissimi (se non altro come valore storico se non artistico), colonne, pilastri e pavimenti esposti ad ogni genere di
intemperie senza il minimo riparo ed immerse in un prato amazzonico con erba che cresce liberamente tra una crepa e l'altra.
Per di più ometto di dire ciò che mi ha raccontato la custode che mi ha fatto anche da accompagnatrice.
(Ed approfitto anche per ringraziarla, se mai dovesse capitare per caso su questo sito e leggere questa recensione: la sua guida è stata veramente utile e preziosa ed in parte mi ha fatto anche "smaltire" un po' di nervoso e delusione)
Attila davanti a tale scempio si sarebbe dimostrato perfino lui più clemente...
Vale proprio il caso di dire che ciò che non hanno fatto i barbari... ci hanno pensato a fare i nostri contemporanei.
Ma, dico io, è così che consideriamo la nostra cultura ed il nostro patrimonio? Il turismo è forse l'ultima risorsa che abbiamo ancora e la trattiamo così?
Giusto per concludere l'opera va detto, per onestà intellettuale, che invece la vicina basilica patriarcale è tenuta molto bene. Ha un orario di apertura continuato e la visita ad essa è gratuita (tranne due sole sezioni per le quali è chiesto un biglietto di 3.50€) e i bellissimi mosaici tardoimperiali
pavimetali sono perfettamente conservati.
A differenza, ahimé, della vicina Grado (altro grido di dolore!) in cui la chiesa principale ha pure essa mosaici paleocristiani quasi altrettanto belli, ma tenuti malissimo. Non sono minimamente protetti da lastre di vetro (come quelli aquileiesi) tanto che per vederli bene e per tutta la lunghezza ci devi camminare direttamente sopra (sic!).
In alcune parti sono poi perfettamente visibili i danni arrecati dalle gambe delle panche di legno posizionate per la Messa.
In quella zona i mosaici sono completamente scomparsi.
Un disastro!
Non credo che ricoprire di vetro o plexiglas costi poi molto, no?
Per di più sempre nella stessa chiesa c'era un manifesto il cui contenuto dopo quanto visto sembra quasi ironico: "Chiediamo che anche i mosaici di Grado entrino nell'Unesco"...Caspita, meglio affrettarsi prima che spariscano del tutto!
Scusate se mi sono dilungato (forse eccessivamente) su due dei tanti casi di mala-organizzazione italica, ma credo sia stato doveroso portarvi a conoscenza di quali siano le effettive condizioni di due stupende città che potrebbero essere benissimo (anche da sole) il fiore all'occhiello di qualsiasi Nazione, tranne, appunto, la nostra!
Scoccia per di più che questo avvenga non sempre nel solito bistrattato Sud, ma nel ricchissimo Nord-Est e per di più in una delle poche regioni a Statuto speciale, in cui le sovvenzioni statali dovrebbero essere anche più alte in proporzione.
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Per farmi sapere che ne pensate, scrivetemi a questo indirizzo.