di Falecius e *Bhrg'howidhHô(n-)
Ad aprire questa discussione è stato Falecius:
Riprendo una mia vecchia idea su Costantinopoli e gli Arabi. nell'ultimo assedio della città (718) le forze Umayyadi furono sconfitte da Tervel, re dei Bulgari, intervenuto in difesa di Bisanzio.
Immaginiamo che il Khan non intervenga. Probabilmente ci guadagna buona parte dei Balcani, mentre quasi tutta l'attuale Grecia è occupata dagli Arabi, così come l'Asia Minore. E' da capire come possano evolversi i rapporti arabo-bulgari (e se i Bulgari stessi siano in grado di fermare l'avanzata araba; probabilmente sì, grazie alla natura favorevole del territorio, ostico per gli Arabi).
La caduta di Costantinopoli non implica quindi la caduta dell'Europa (e per un certo tempo, è possibile che uno stato greco sopravviva nell'Italia meridionale, prima di essere conquistato, o dai Longobardi di Benevento, oppure dagli Aghlabiti attorno all'840) ma ha comunque conseguenze dirompenti: tanto per cominciare, la chiesa ortodossa avrà i secoli contati; probabilmente non si verificherà nessuno scisma d'Oriente, ma se anche fosse, si tratterebbe dello scisma di una Chiesa regionale e minoritaria, in partibus infidelium, che non diffonderebbe la sua predicazione agli Slavi. Quindi, la Russia sarebbe, o cattolica, o musulmana, mentre i Bulgari potrebbero facilmente aderire all'ebraismo, se non si islamizzano. Mancano le ragioni per la turchizzazione dell'Asia Minore.
Ipotizzo che l'ultimo Umayyade potrebbe stabilirsi a Costantinopoli piuttosto che a Cordova. Comunque si creerebbe una cultura greco-islamica (in greco demotico scritto con un adattamento dell'alfabeto arabo, com'è successo al persiano). La cultura greca penetrerebbe assai più a fondo nell'Islam e arriverebbe solo in misura minore all'Occidente, al punto che potrebbe non esserci nessun Rinascimento culturale basato sul modello greco classico.
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Chi è il più qualificato a rispondergli? Ovviamente *Bhrg'howidhHô(n-):, come al solito in forma interlineare:
Phalaecîus:
Riprendo una mia vecchia idea su Costantinopoli e gli Arabi. nell'ultimo assedio della città (718) le forze Umayyadi furono sconfitte da Tervel, re dei Bulgari, intervenuto in difesa di Bisanzio.
*Bhrg'howidhHô(n-):
È uno degli argomenti più importanti che siano stati qui affrontati, rientra a pieno titolo nelle ossessioni con cui l'Occidente ha costruito il proprio mito anti-"orientale" (Maratona-Salamina, Campi Catalauni(ci), Poitiers, Kulikovo, Lepanto, Vienna) - anche se, ancor più disgustosamente, relegato tra quelli già troppo poco "occidentali" (come Kulikovo), dato il disprezzo degli autoproclamatisi Europei per Bisanzio (centro locale della vera e propria 'piccola' Europa originaria!) e la Russia - e, più in generale, nei possibili punti di divergenza più vistosi e discussi (appena dopo i consueti 323 a.C., 44 a.C., 9 d.C., 476, 1453, 1492, 1789, 1815, 1917, 1918, 1945 e, di interesse più circoscritto, 1498 e 1860). È molto importante che vengano richiamati e affrontati in modo così intelligente e onesto. Speriamo che CoDeste riflessioni, magari scomode per qualcuno, abbiano la diffusione che meritano!
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Phalaecîus:
Immaginiamo che il Khan non intervenga. Probabilmente ci guadagna buona parte dei Balcani...
*Bhrg'howidhHô(n-):
Un settore delicato potrebbe essere anche quello danubiano-carpatico: fino al VII. secolo era incluso nel Khânato Bulgaro e sono sempre convinto che la specifica diffusione geografica del romeno sia legata soprattutto a quella circostanza.
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Phalaecîus:
...mentre quasi tutta l'attuale Grecia è occupata dagli Arabi, così come l'Asia Minore. E' da capire come possano evolversi i rapporti arabo-bulgari (e se i Bulgari stessi siano in grado di fermare l'avanzata araba; probabilmente sì, grazie alla natura favorevole del territorio, ostico per gli Arabi).
*Bhrg'howidhHô(n-):
Paragone con i K(h)azari in area caucasica?
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Phalaecîus:
La caduta di Costantinopoli non implica quindi la caduta dell'Europa (e per un certo tempo, è possibile che uno stato greco sopravviva nell'Italia meridionale, prima di essere conquistato, o dai Longobardi di Benevento, oppure dagli Aghlabiti attorno all'840)...
*Bhrg'howidhHô(n-):
Quale sarebbe l'exclave greca bizantina con le massime possibilità di persistere più a lungo?
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Phalaecîus:
...ma ha comunque conseguenze dirompenti: tanto per cominciare, la chiesa ortodossa avrà i secoli contati; probabilmente non si verificherà nessuno scisma d'Oriente, ma se anche fosse, si tratterebbe dello scisma di una Chiesa regionale e minoritaria, in partibus infidelium, che non diffonderebbe la sua predicazione agli Slavi.
*Bhrg'howidhHô(n-):
Effettivamente, senza un Imperatore, lo scisma diventa meno realistico. Soprattutto, l'operazione geopolitica della Cristianizzazione degli Slavi assumerebbe una fisionomia del tutto diversa (espansione dell'Impero d'Occidente o risp. dei suoi eredi anziché di Bisanzio; secondo il modello storicamente osservabile viene da pensare che non ci sarebbe stata la promozione linguistica del paleoslavo , bensì tutto si sarebbe svolto in latino come nelle Isole Britanniche, in Germania e in Scandinavia, anche se d'altra parte è pur possibile che, venuta meno l'esigenza di allontanamento da Bisanzio e dalle sue tradizioni, anche Roma optasse per un'Evangelizzazione più etnolinguisticamente contestualizzata, appunto secondo la tradizione costantinopolitana) e verosimilmente dovrebbe a un certo punto incontrare proprio in quel settore la linea di avanzamento della diffusione musulmana.
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Phalaecîus:
Quindi, la Russia sarebbe, o cattolica, o musulmana...
*Bhrg'howidhHô(n-):
A favore del Cattolicesimo stanno i fattori che storicamente hanno determinato la conversione al Cristianesimo (precisatosi solo in séguito come non cattolico sia per la matrice direttamente e indirettamente bizantina dell'Evangelizzazione sia perché inevitabilmente la collocazione geografica della Rus' era troppo a Est rispetto alla linea di faglia confessionale): l'opzione dell'élite k(h)azara per l'Ebraismo in quanto non compromesso con nessuno dei due Imperi sedentarî e, (a quanto risulta) in risposta, quella per l'Islâm da parte dei Bulgari del(la) Volga; a favore dell'Islâm gioca il fatto che il centro propulsore dell'Evangelizzazione della Russia, Costantinopoli, è in questo caso divenuto per tempo musulmano.
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Phalaecîus:
...mentre i Bulgari potrebbero facilmente aderire all'ebraismo, se non si islamizzano.
*Bhrg'howidhHô(n-):
Antibizantini finché è esistito il Khânato degli Avari, i Bulgari si sono poi accostati alla Grecità dopo l'espansione romano-germanica dei Franchi in Pannonia: con i cambiamenti introdotti in questa ucronia, l'Ebraismo si raccomanderebbe per le stesse ragioni considerate dai K(h)azari, se non che l'insediamento dei Magiari in Pannonia (evidentemente favorito almeno in parte - nonostante le forme molto aggressive inizialmente assunte - da un accordo franco-k(h)azaro in funzione antislava a contenimento dell'espansione bizantina in Europa centro-orientale) potrebbe far apparire a lungo termine lo stesso Ebraismo come troppo vicino ai K(h)azari (d'altra parte l'Islâm lo sarebbe ancora di più verso la nuova dirigenza di Costantinopoli...). In ogni caso, il parallelismo con la Storia reale suggerisce la confluenza sul centro attrattore più vicino, quindi la Costantinopoli musulmana.
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Phalaecîus:
Mancano le ragioni per la turchizzazione dell'Asia Minore.
*Bhrg'howidhHô(n-):
Certo; non si possono escludere infiltrazioni turcomanne, ma di sicuro viene a mancare il motore del cambiamento etnico da Greci a Turchi. Solo apparentemente facile è la determinazione di ciò che avverrebbe in luogo della turchizzazione: il parallelo storico suggerirebbe che prevalga l'adesione all'etnia portatrice della Conversione Religiosa, quindi agli Arabi (come -per restare nei confini bizantini - nel Levante e in Africa Settentrionale); d'altra parte, se tutta la Grecia, la Pólis inclusa, si converte all'Islâm, viene a mancare la persistenza del contrasto che ha determinato la continua riproposizione della scelta musulmana in opposizione alla politica imperiale bizantina: di conseguenza (come in Persia) si potrebbe avere anche in Anatolia il caso - relativamente raro - di Conversione Religiosa senza sostituzione linguistica (tutt'al più, appunto, solo grafica ed eventualmente con scelta di una varietà diversa, cioè ai livelli che in Politica Linguistica vengono chiamati di Corpus Planning).
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Phalaecîus:
Ipotizzo che l'ultimo Umayyade potrebbe stabilirsi a Costantinopoli piuttosto che a Cordova.
*Bhrg'howidhHô(n-):
Bel dilemma! Entrambe le Capitali costituivano potenzialmente i centri culturali e politici dello spazio continentale a Nord del Mediterraneo.
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Phalaecîus:
Comunque si creerebbe una cultura greco-islamica (in greco demotico scritto con un adattamento dell'alfabeto arabo, com'è successo al persiano).
*Bhrg'howidhHô(n-):
Ragionamento irreprensibile. L'unico punto di incertezza potrebbe essere sulla maggiore o minore facilità di un passaggio da un sistema alfabetico a un abugida (mnemonicamente più impegnativo), laddove invece in Persia la preesistenza della scrittura aramaica per tutti gli usi non strettamente liturgici deve aver facilitato l'adozione - a livello scritto - dell'arabo quasi quanto la parentela genealogica ha innegabilmente condizionato l'arabizzazione - anche orale - delle aree arameofone.
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Phalaecîus:
La cultura greca penetrerebbe assai più a fondo nell'Islam e arriverebbe solo in misura minore all'Occidente, al punto che potrebbe non esserci nessun Rinascimento culturale basato sul modello greco classico.
*Bhrg'howidhHô(n-):
Sarebbe interessante speculare sulle possibili conseguenze dell'incontro tra tradizione ellenica (senza limitazioni) e continuità îrânica entro il contesto islâmico.
È presumibile che il locus del Rinascimento (l'Europa occidentale meridionale) rimanga nella condizione di colonia economica e culturale del mondo islâmico e da ciò tragga le strutture per il proprio sviluppo, senza balzi o periodi di accelerazione.
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E Falecius risponde:
*Bhrg'howidhHô(n-):
Un settore delicato potrebbe essere anche quello danubiano-carpatico: fino al VII. secolo era incluso nel Khânato Bulgaro e sono sempre convinto che la specifica diffusione geografica del romeno sia legata soprattutto a quella circostanza.
Phalaecîus:
Concordo; c'è da vedere come si evolvono i rapporti di forza con gli Avari.
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*Bhrg'howidhHô(n-):
Paragone con i K(h)azari in area caucasica?
Phalaecîus:
Senz'altro.
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*Bhrg'howidhHô(n-):
Quale sarebbe l'exclave greca bizantina con le massime possibilità di persistere più a lungo?
Phalaecîus:
Probabilmente Venezia.
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Ed ecco il suggerimento di Iacopo:
Faccio notare un'altro momento in cui un'Asia Minore non turca avrebbe dato uno spin decisamente diverso alla Storia: Il gengizkhanide Hulegu Khan nel 1258 espugna Baghdad e mette a morte l'ultimo Califfo. Viene quindi fermato in Galilea dai Mamelucchi (schiavi guerrieri all'egiziana, ma di etnia turca o circassa, quindi azeri o georgiani). La presenza dei turchi Selgiuchidi nella regione di Dhu al-Qadir, Erzurum e Sivas blocca il suo ingresso in Asia Minore. Malgrado gli Ottomani mantengano molti tratti dell'impero dinastico mongolo, la Turchia non entrerà mai nell'orbita dell'impero gengizkhanide, ne di quello Timuride, di fatto (la battaglia di Ankara non fu seguita da una terza penetrazione turcomanna).
Ma se l'Anatolia non è più greca dall'ottavo o dal nono secolo (Amorio), probabilmente entra nell'orbita azera, armena e curda, venendo così annessa di peso dai Mongoli. Il confine tra Ilkhan e Jujidi dell'Orda d'Oro va da Tabriz a Trapzon, rendendo al rivalità fra i due khanati molto più grave e rivelante ai fini della politica dle Grande Khanato. Ankhara sarebbe il limite fra una regione turco-arabo-greca e una mongolo-turcomanna. Alessandretta sarebbe una solida testa di ponte mongola sul Mediterraneo. Forse che i successori di Hulegu tenterebbero la riunione con i loro cugini russi attraverso i Dardanelli? Fino a dove si spingerebbe Timur? immagino una grande battaglia navale fra le forze latine e greche alleate contro il mongolo invasore nel Mar di Marmara (vedi alla voce Salamina, vedi alla voce Lepanto). E durante il periodo di disgregazione dell'impero timuride? Probabilmente l'elemento iranico avrebbe prevalso, forse nella forma di una serie di dinastie armene ortodosse -fino alla prima guerra fra ottomani e persiani la regione compresa fra Anatolia e Caspio era ricchissima. Come cambia l'impero Ottomano? Come cambia la Safawiyya? Come cambiano i Mamelucchi?
In questa situazione credo che l'elemento georgiano, così importante nel primo periodo safavide, giocherà un ruolo cruciale...
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Se avete suggerimenti da darmi, scrivetemi a questo indirizzo.
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Chiudiamo per ora con questo racconto di Liutprand:
Terzo Classificato (ex aequo) al Concorso Nazionale di Narrativa Storica Inedita : "Sulle tracce dei Templari: storie e misteri d'Italia"
Proprio nel cuore dell’Africa, il Ciad non è certamente un paese aperto ai turisti. Io ci sono stato, anni fa, per motivi connessi al mio lavoro. La capitale N’Djamena era stata in gran parte distrutta da una lunga guerra civile. La città aveva un museo, un tempo ricco, che però era stato depredato d’ogni oggetto dotato di valore venale. Così, tra altri cimeli, era esposto lo scheletro completo d’un elefante... tranne le zanne, segate alla radice e finite sul mercato nero dell’avorio. In una veranda coperta, a lato dell’ingresso, si vedevano due catafratti, con cotte di maglia metallica, simili a quelle portate dai guerrieri d’ambo le parti durante le Crociate. Secondo la tradizione, i guerrieri musulmani del potente imperatore del Kanem erano andati a combattere in Terra Santa, al fianco dei saraceni, e poi erano ritornati qui, con il bottino strappato ai nassara (i cristiani). Di quel bottino, però, non v’era più traccia. Nel vicino Bornu, le guardie dei sultani montano ancor oggi a cavallo con elmi, corazze e maglie di ferro. È usanza diffusa, durante le feste annuali, vedere catafratti a cavallo che celebrano “fantasie” in armi, con costumi che ricordano i fasti feudali del nostro Medioevo. La curiosità mi spinse a svolgere una mia ricerca personale, nel solco della tradizione di quelle armature. Attraversai in auto il letto – ormai quasi disseccato – del lago Ciad, sino a Maiduguri, una città di contrabbandieri, al di là dell’invisibile frontiera nigeriana. Qui si commercia di tutto e quasi tutto si può trovare, purché si sia disponibili a pagarne il giusto prezzo. Cominciai a chiedere, con prudenza, come si potessero acquisire reperti antichi. Conobbi un collezionista olandese, Van Broek, “insabbiato” da decenni nella regione, che viveva d’ignoti traffici. I suoi fornitori battevano i villaggi, con frequenza regolare, alla ricerca di pezzi antichi della storia e dell’arte delle popolazioni locali. La sua casa non aveva nulla da invidiare al più fornito dei musei d’arte africana. Pezzi veramente unici, che nessun altro possedeva, e tutti autentici, senza possibilità di dubbio. Tra gli scrigni di legno delle donne dei villaggi, dalla forma di statuette di cavalieri con cassetti segreti nella pancia, che mi ricordavano il cavallo di Troia, scoprii una spada a lama diritta, dall’elsa a forma di croce: un oggetto decisamente fuori luogo, in quelle contrade. Era un primo indizio. Chiesi a Van Broek di poterla esaminare con cura. Alla base della lama damascata, mi si rivelarono alcuni caratteri in alfabeto latino, insieme ad una piccola croce patente: “NND + PMT”. Non nobis, Domine… Pauperes milites Templi… Era mai possibile, o si trattava di un abbaglio indotto dal mio entusiasmo? Come avrei potuto ricucire il filo spezzato di quella storia, a quasi ottocento anni dalla caduta della fortezza d’Acri? Van Broek era stupito più di me. Si offrì di accompagnarmi in perlustrazione, nella zona da cui doveva provenire il reperto. Partimmo con un uomo locale, di sua fiducia, un Kirdi dell’altopiano, che svolgeva funzioni di guida, interprete e guardia del corpo. Di notte, quando cercavamo il riposo all’interno del nostro mezzo di trasporto, attrezzato come un camper, Muuse (“Mosé”, era questo il nome del Kirdi) camminava intorno, guardingo, in ampi giri, armato con arco, frecce, e con uno di quegli incredibili coltelli da lancio a tre lame, che ho visto soltanto in quella regione. Furono lunghe le trattative per ottenere la fiducia degli abitanti locali, abituati da secoli a resistere alle razzie di predoni d’ogni tipo. Finalmente, in un villaggio sperduto, raccolsi le testimonianze di tradizioni che mi sembravano molto interessanti. Dopo lunghe trattative, il capovillaggio si convinse a mostrarmi in segreto il suo tesoro: parti d’armature molto antiche, un elmo, parti di scudi, cotte di maglia. La tradizione locale li presentava come cimeli, strappati ai guerrieri cristiani durante le Crociate e portati sin qui in epoca molto lontana. Mi sembrava che ciò potesse avere un certo fondamento. In quella zona, le case sono tutte costruite d’argilla cruda, con un’antica tecnica che le rende simili a grandi formicai, o meglio a grandi ogive, tutte d’un pezzo, plasmate come vasi rovesciati, simili a missili schierati sulle loro rampe di lancio, dalla superficie decorata con rilievi a sbalzo. Una sorta di replica in terra cruda degli slanci verticali dell’architettura gotica. Forme che richiamano alla memoria il medioevo, ma soprattutto l’architettura visionaria dell’architetto catalano Antoni Gaudi. Una coppa. Una splendida coppa di smeraldo, brillante nel sole d’Africa. Che vogliate credere o no, il tesoro è custodito in un remoto villaggio della regione settentrionale del Camerun. Sotto una di quelle cuspidi di terra, ne sono sicuro, è rimasta custodita da secoli la coppa meravigliosa. Non è difesa da mura robuste, né da forzieri con combinazioni misteriose. È solo nascosta agli occhi di chi non sa vedere. Non saprei dire se sia stato un sogno, ma ricordo che una notte, in quel villaggio, qualcosa turbò il mio sonno. Aprii gli occhi e vidi sopra di me il vibrare di un’intensa luminosità verde. I rumori notturni della savana erano sovrastati dal brusio di un’incessante litania. Un gruppo di figure umane, bianche e barbute, coperte d’ampi mantelli, si stava allontanando in processione verso la boscaglia. Un intenso raggio di luce verde emanava dalle mani di quello che sembrava il capo, o comunque il più anziano di loro, e si diffondeva verso il cielo. Il corteo dei bianchi fantasmi svanì nel nulla, tra le ombre della boscaglia africana, ma so che quando sarà il momento, e soltanto allora, la magica coppa si rivelerà a tutti.
Per farmi sapere che ne pensate, scrivetemi a questo indirizzo.