"De Brutto Gallico"


Così Falecius ha pensato di scrivere una "storia alternativa" dell'impero romano. Se volete inviare dei commenti o una vostra versione della stessa ucronia, siete i benvenuti: non dovete far altro che scrivere a questo indirizzo. Buona lettura!

56 a.C.: Battaglia di Gergovia. I Romani sconfiggono gli Arverni, ma il loro condottiero, Giulio Cesare, muore sotto le frecce galliche. Le legioni si ritirano dalla Gallia Celtica.

54 a.C.: Gneo Pompeo, capo del partito aristocratico e governatore della Spagna, dopo aver conquistato la Cantabria e la Vasconia passa i Pirenei per vendicare Cesare. Ottiene vittorie e prigionieri, ma le sue conquiste si limitano all'Aquitania (fino alla Gironda).

53 a.C.: Crasso viene ucciso a Charrae dai Parti.

50 a.C.: scaduto il suo mandato proconsolare, Pompeo rientra a Roma acclamato. Il Senato gli concede la dittatura a vita. 

49 a.C.: Sotto la guida di Pompeo e del cesariano Marco Antonio, iniziano i preparativi per le spedizioni contro la Partia e l'Armenia.

48 a.C.: La grande spedizione partica si suddivide in due tronconi, uno destinato all'Armenia e alla Media, che deve portare la guerra fin nel cuore dell'Iran, e l'altro che sotto Pompeo discende l'Eufrate con l'appoggio di ausiliari arabi verso la capitale nemica, Ctesifonte. 

47 a.C.: Antonio conquista l'Armenia, Pompeo l'Assiria. In Egitto divampa la guerra civile tra Tolomeo e la sorella ed ex moglie Cleopatra.

46 a.C.: Antonio sconfigge i Parti adottando le loro stesse tattiche di cavalleria, ed assedia Ectabana. Pompeo Entra trionfalmente a Seleucia, assedia ed espugna Ctesifonte e la rade al suolo, poi prosegue fino al porto di Charax e a Susa, dove annienta le forze del regno di Elimaide.

45 a.C.: Pompeo raggiunge Persepoli. Il re di Persia, sconfitto in battaglia, si uccide ed i suoi domini passano agli Arsacidi. Caduta Ectabana, i Parti chiedono la pace. Roma guadagna le nuove province di Sofene, Armenia Superior, Armenia Inferior, Osroene, Assyria, Chaldaea, Babylonia, Elymais. 

44 a.C.: Pompeo rientra a Roma come un eroe. Gli viene tributato un grandioso trionfo. Ad Antonio lascia il governo delle province asiatiche. 
Antonio raggiunge Alessandria d'Egitto, intervenendo nella guerra che devasta il paese. Incontra Cleopatra e se ne innamora, aiutandola a sconfiggere Tolomeo, che si rifugia presso Candace di Napata, in Nubia.

43 a.C.: A Roma, Pompeo inizia una massiccia epurazione dei populares, confiscandone le terre. Tra gli altri, ne sono vittime Giunio Bruto, Cassio, Marco Vipsanio Agrippa e il poeta Catullo (quest'ultimo accusato di immoralità). Antonio inizia a temere che stia per arrivare il suo turno e in Asia comincia ad organizzare la resistenza.

42 a.C.: Per rafforzare la sua posizione, Antonio conquista e riduce a provincia il regno di Commagene e la Palestina, intervenendo nella guerra tra Ircano ed Aristobulo, due principi Asmonei. La Giudea, Gaza, Moab e l'Idumea vanno però a Cleopatra. I Nabatei diventano un regno cliente dell'Egitto. In Gallia, il re degli Arverni Vercingetorige, conscio della minaccia romana, unisce tutte le tribù a sud della Loira in un regno e ricaccia gli Elvezi. Pompeo ordina campagne militari sulle Alpi per assicurare le comunicazioni tra Narbonese, Cisalpina e Illiria. Sottomessi i i Camuni, i Carni, i Venosti, i Lepontii, i Poenini, i Cottii, gli Allobrogi i Graioceli e i Liguri, sconfitti ma non soggiogati i Raetii.

41 a.C.: Antonio conquista il Bosforo Cimmerio. Ariovisto, capo dei Suebi, sottomette i Vindelici e gli Elvezi, arrivando a confinare col regno di Vercingetorige sulla Saona. I Raetii iniziano a pagargli tributo. 
Vercingetorige unisce alla sua confederazione i Venedi, gli Armorici, guidati dal celebre Asterix, che diventerà il suo migliore luogotenente, e i Parisii della Senna. Questo fiume sarà il confine nordorientale del suo stato. 

40 a.C.: Sigambri, Bructeri e Tencteri, alleati dei Treveri, passano il Reno ed invadono la belgica. 
Pompeo Magno muore improvvisamente nel suo letto. Il figlio Sesto pretende, ed ottiene dal senato, di succedergli come Dictator. Antonio passa l'Ellesponto e riduce la Tracia in due province ( Superior ed inferior, separate dai Monti Balcani ). Il giovane Ottaviano nipote di Cesare, temendo le persecuzioni sempre più estese di Sesto, si rifugia presso di lui.

39 a.C.: Sesto e Marco Tullio Cicerone ottengono dal Senato la messa al bando di Antonio. Questi, ricevuta la notizia mentre sta combattendo i Bessi e i Dardani nell'odierna Serbia, discende in armi in Macedonia.

38 a.C.: Le forze repubblicane sono sbaragliate dagli antoniani a Filippi in Macedonia, grazie alla cavalleria asiatica . Cleopatra invia in aiuto ad Antonio un esercito in maggioranza nabateo e giudaico, perlopiù cammellato, nell'Africa pompeiana dove ottiene grandiosi successi, prendendo Leptis magna, Sabratha e Utica.

37/36 a.C.: La guerra tra Senato e populares, che fu anche guerra tra Roma ed Egitto, divampa in tutte le province occidentali. Occupata la Grecia, Antonio è raggiunto dalla flotta egiziana. E' incerto se tentare la via dello sbarco in Puglia o quella più difficile e lunga, ma meno rischiosa, dell'Illiria. Nell'esitazione consolida la sua posizione in Grecia, Mesia ed Epiro.
Le legioni pompeiane vengono spazzate via dagli arabo-egiziani sui dromedari. Numidia, Getulia e Mauretania sono ridotte a province, mentre tutta la Tripolitania viene organizzata nell'Africa Nova. Sesto tenta di corrompere il re dei nabatei Obodas (Ubayd) grazie alla mediazione di un Idumeo, tale Erode, capo dell'ala destra. Obodas resta leale a Cleopatra, ma Erode ritorna in Giudea con un pretesto e lì tenta di organizzare una rivolta pompeiana. Una legione, sotto il comando di Ottaviano, basta a stroncarlo, e tutta la sua famiglia è sterminata, insieme a quei membri del Sinedrio e capi nabatei (Tolemeo e Silleo) che l'avevano sostenuto. la maggior parte del popolo ebraico comunque è soddisfatto della politica tollerante di Cleopatra e non reagisce alla fine di Erode. 
Schermaglie tra le due flotte, in cui gli antoniani hanno generalmente la meglio. 
Antonio si risolve ad invadere con un grande esercito i balcani. Numerose tribù illiriche, fino alla Sava, gli si sottomettono.

35 a.C.: Obodas sbarca nella Betica. Ariovisto consolida il suo dominio sottomettendo definitivamente i raetii, i Boii e gli Hermunduri, e esigendo tributo dai Taurini.
I Salassi saccheggiano Eporedia.
Vercingetorige, preoccupato dalla crescente potenza della confederazione belgica guidata dai Treveri, dai Sigambri e dai Menapi, accoglie la richiesta d'aiuto che viene dall minuscola nazione dei Batavi, e si allea con Ariovisto. 

34 a.C.: i Treveri vengono sbaragliati da Arverni e Suebi. La Gallia è spartita tra Vercingetorige ed Ariovisto lungo i fiumi Mosa e le Ardenne. Ariovisto, con le mani libere ad ovest e, finché dura la guerra romana, a sud, si dedica a soggiogare i Chatti, che gli si sottomettono con clausole moderate, e i Cheruschi, che invece gli resistono violentemente. Vercingetorige inizia a preparare una spedizione punitiva contro i Belgi della Britannia, ottenendo l'aiuto dei vicini Cantii. 
Antonio conquista Aquileia. L'intera Betica cade nelle mani di Obodas, che avanza nel cuore della spagna. 
Vercingetorige invia un ambsciatore ad Antonio offrendogli appoggio e amicizia, in cambio di un futuro aiuto contro Ariovisto in caso di necessità. Antonio, ansioso di accelerare la fine della guerra ( anche perchè ha seri problemi di rifornimento ), accetta, purché Vercingetoringe non richieda nessun territorio della repubblica romana. 

33 a.C.: Mentre Antonio prende Padova e Verona, e poi Mantova e Brixia, i galli passano il Rodano e la Cevenne entrando nella narbonese. Obodas è sostituito dal figlio Arethas (Harith) in Spagna, che ottiene grandi vittorie. 

32 a.C.: Sesto se la passa male. Molte sue legioni, vedednod come tira il vento, si ammutinano. Antonio prende Milano e Torino, poi, sorprendentemente, si lancia contro i Salassi, che sconfigge con grande impegno militare. Nel loro territorio deduce la colonia di Antonia Praetoria (Aosta). 
Arethas si congiunge con Vercingetorige sui Pirenei. Insieme marciano su marsiglia. Antonio raggiunge genova, Nizza e Cannes; tutti i suoi alleati si collegano qui con la sua forza principale ( mancano solo Cleopatra, che da Alessandria amministra, e bene, tutto lo stato, e Ottaviano, di cui Antonio si fida poco e che viene lasciato a governare la Siria ) e discendono la via Aurelia, svernando a Luni. 
Ariovisto sconfigge i Chauci e i Cheruschi, che però non sono ancora domati. Tuttavia suo figlio, già riconosciuto come re dell'Elvezia ( la parte meridionale del regno, a maggioranza non germanica, ) dimostra grandi doti guerriere in una spedizione assai ardita ad est dell'Elba, da cui torna con migliaia di schiavi sassoni. 

31 a.C.: la flotta di Antonio entra nel Tirreno, mentre il suo esercito attraversa l'Etruria. Il tentativo di Sesto di presentarlo come novello Annibale nella sua propaganda, anche se ottiene qualche voce come il poeta Virgilio ( che è stato privato da Antonio del suo podere nella cisalpina ) non risce a riscuotere successo. A Vetulonia, Antonio ottiene la decisiva vittoria sui pompeiani, per terra e per mare. Prima di proseguire, però, congeda Vercingetorige e le sue truppe, ritenendo poco consono entrare a Roma accompagnato dai nemici di Cesare. nel corso della battaglia Arethas cade. Nel suo testamento, lascia i suoi diritti ereditari sul regno nabateo a Cleopatra Selene, figlia di Antonio e Cleopatra. 
Antonio entra trionfalmente a Roma, dove gli viene concesso il trionfo su Traci, Dardani, Illiri e Salassi. Gli viene concessa la potestas tribunicia a vita, e la nuova carica di consul tertius ( a fianco dei due consoli elettivi ) ma rifiuta quella di dictator. 
Molti senatori, tra cui Marco Tullio Cicerone, vengono giustiziati. Sesto trova fortunosamente rifugio presso Ariovisto, assieme a pochissimi seguaci.

30  26 a.C.: le riforme di Antonio. Viene attuata una serie di riforme quasi identiche a quelle proproste un secolo prima dai Gracchi: abolizione della schiavitù per debiti ( e massiccio affrancamento di schiavi in alcune aree ) e radicale redistribuzione delle terre, che praticamente elimina il latifondo; il tribuno della plebe diventa di fatto l'uomo più potente della res pubblica. la carica di consul tertius viene abolita nel 29 ed accorpata con quella di tribuno. le altre istituzioni repubblicane vengono rese più " democratiche ma lasciate sostanzialmente immutate, mentre quella di dictator è abrogata e sostituita da quella di dux bellorum, limitata al settore militare ma non collegiale come quella dei consoli, e istituibile solo in emrgenza militare ( come l'antica dittatura, che però per Antonio era troppo pericolosa). Agli equites è consentito l'accesso al Senato 8 anche perchè il vecchio patriziato ha perso con la riforma agraria la base economica del suo potere ) Il tribuno diventa capo permanente dell'esercito, anche se affiancato dai consoli. 
Antonio diventa inoltre re dell'Egitto, in quanto sposo di Cleopatra, e d'Arabia, come reggente per la figlia Cleopatra Antonia Selene, nata nel 41 ( alla morte di Obodas, nel 29). Questo gli permette di dividere la sua vita tra Alessandria e Roma, e di disporre di una base di potere esterna, anche se ormai strettamente integrata, allo stato romano. Selene si dimostra bene presto guerriera come il padre e abile come la madre: nel 26, sedicenne, sconfigge i Dedaniti e riprende la città meridionale di Hegra.

25 a.C.: le vittorie di Cleopatra Selene a Dedan, Teima e Iatripa, in Arabia, allargano il raggio dell'attività commerciale egiziana nel Mar rosso. In particolare il regno nubiano di Napata, intermediario tra Egitto ed Etiopia e già ostile a Cleopatra, vede notevolmente ridotti i suoi traffici.
Vercingetorige muore in Britannia, Dopo aver sottomesso le maggiori tribù della parte meridionale dell'isola, combattendo contro i Brigantii. Il più fortunato Ariovisto invece muore nel suo letto. Immediatamente, Chatti, Cheruschi e Nervii si ribellano al dominio suebo. 
Il regno di Vercingetorige è diviso tra i suoi figli in due parti, Arvernia a sud della Loira e Sequania a nord e a est (che include la Britannia ).
Antonio soffoca una rivolta in Getulia. 

24 a.C.: Candace di Nubia invade l'Egitto, sostenendo la rivendicazione dei figli di Tolomeo. Dopo gli iniziali successi, è respinta dall'intervento di romani e nabatei, il suo regno è invaso e conquistato.

23 a.C.: Alessandro Antonio Elio, secondogenito di Antonio e Cleopatra, è insediato sul trono di Napata, sotto la reggenza del generale romano Elio Gallo.

21 a.C.: Cleopatra Selene al comando di un esercito arabo-romano conquista il territorio dei Garamanti, che diventa la nuova provincia romana di Phazania. 

20 a.C.: visita di Cleopatra Selene a Roma, dove viene accolta con tutti gli onori ma grande sospetto degli ambienti conservatori. Antonio pensa di garantirsi la scelta del tribuno che gli succederà dandogli la figlia in sposa; questo però infrangerebbe la tradizione egiziana, che vorrebbe Selene sposa di Elio, il che a Roma è inaccettabile sia perchè riunificherebbe Egitto, Arabia e Nubia che per l'incestuosità del rapporto. Ci sono vari candidati, ma del migliore, Ottaviano, Antonio non ha fiducia. 

19 a.C.: Ottaviano lascia la reggenza dell'Arabia e si trasferisce in Italia. Antonio si lancia una campagna militare contro i Pannoni, conquistando Emona e Sirmio. 
I Suebi, alleatisi con i Chatti, sconfiggono definitivamente i Cheruschi e li obbligano a migrare con altre tribù alleate in territorio belgico, Forzando Sigambri, Tencteri, Ubii, Nervii, menapi, e Treveri ad invadere a loro volta la Sequania. 

17 a.C.: i Germani espellono i Galli dal paese ad est della Senna e arrivano fino al lago Lemano e all'Alta loira. Quel che resta della Sequania continentale è riunito all'Arvernia. Migliaia di Galli migrano in britannia. 

16 a.C.: Antonio, onorando l'antica promessa fatta a Vercingetorige, invia un sercito sul Rodano per proteggere l'Arvernia dai germani. Con l'appoggio dei Suebi, i Cheruschi ed i Belgi vengono sconfitti. Lugdunum è annessa alla res Publica. 
Ottaviano, desideroso di emulare Antonio ed assicurarsi il tribunato, inizia ad organizzare una spedizione partica. 

15 a.C.: Diventa re di Britannia Ebiorix, nipote di Vergingetorige, che nello stesso anno sconfigge Silures ed Ordovici. 
La spedizione partica di Ottaviano si risolve in un totale disastro al Passo di Behistun. Lui stesso viene ucciso e tre legioni sono perdute. Antonio chiede allora di intervenire al suo miglior generale, che è... Cleopatra Selene. 

14 a.C.: le legioni romane rifiuterebbero di combattere agli ordini di una donna. Il re di Nubia Alessandro Elio è giovane ed inetto; Antonio pone il capace Quirinio, governatore della Panfilia e conquistatore della Licia, al comando dell'esercito, ed organizza nel frattempo il matrimonio tra Lucio Domizio Enobarbo, e uno dei suoi migliori generali, vincitore dei Belgi, e Selene. Il matrimonio avviene ad Alessandria, poco prima che la ragazza parta con Quirinio per la Mesopotamia invasa dai Parti. Ebiorix sottomette definitivamente i Brigantii

13 a.C.: le legioni di Quirinio e Selene riprendono Arbila, capitale dell'Assiria, e forzano i passi degli Zagros.
I Germani stanziati da ovest del Reno iniziano ad usare l'alfabeto greco. I Vindelici si fondono con i Suebi. 

12 a.C.: i Romani prendono Rhaga (Teheran) e marciano sulla capitale partica di Ecatompilo. Dopo due battaglie, i Perti accettano la pace, restituiscono le provincie occupate e le insegne di Ottaviano, e cedono l'alta valle della diyala (Media Inferior, Luristan) e l'Atropatene (Azerbaijan) 

11 a.C.: Quirinio celebra il trionfo ad alessandria e Roma. Elio Gallo muore di una malattia sconosciuta. Alessandro Elio assume personalmente il governo della Nubia. Nuova guerra ciile tra usipeti e menapi nella belgica. Ebiorix sottomette i Picti e unifica tutta Ynys Prydein. prima spedizione galloBritanna in Hibernia.

10 a.C.: Antonio muore. Lucio Domizio Enobarbo gli succede come tribuno, ovvero l'uomo più potente di roma, ma il vero potere dietro di lui sono le principesse lagidi, sua moglie selene, regina d'Arabia, e sua suocera Cleopatra VII. Alessandro Elio diventa re dell'Egitto.
Ebiorix, impegnato a conquistare il regno irlandese del Leinster, è costretto a tornare indietro da un grande rivolta dei Caledoni. In Arvernia viene scritto il primo poema in lingua gallica, usando l'alfabeto greco.

9 a.C.: Lucio Domizio Enobarbo diventa Tribuno. La sua politica è molto conciliatoria verso quel che resta degli ottimati; inoltre, si mostra avido e violento, disgustando la moglie. Nasce Tolomeo Domizio, figlio di Selene e Lucio (o, secondo alcuni, Quirinio). 
Ebiorix sconfigge definitivamente i Picti, e sulle lor terre insedia le popolazioni britanniche dei Dumnonii, Siluri e Atrebates. 

8 a.C.: gli Arverni invadono la Belgica, con scarso successo. La regione è ormai largamente germanizzata, sotto l'egemonia dei Cheruschi che dominano su una blanda federazione tribale. Gli Elvezi si ribellano ai Suebi occidentali e agli Hermunduri. 
A Roma, Lucio riceve ambasciatori dei Suebi orientali, guidati dal giovane principe Maroboduo. 

7 a.C.: Suebi e Romani invadono la Pannonia, dividendosela lungo il fiume Drava. Il Norico è occupato dai Vandali, vassalli dei Suebi. Lucio Domizio celebra il trionfo. Selene, sempre più lontana dal marito, trascorre la maggior parte del tempo ad Alessandria o ad Antiochia presso Quirinio. 

6 a.C.: Quirinio, per rimettere ordine nel sistema fiscale della provincia di Siriae le sue dipendenze (tra cui la Palestina), dichiara il censimento generale. Migliaia di Ebrei e di Arabi devono farsi registrare nel luogo d'origine della propria tribù. tra questi, Giuseppe e Maria di Nazareth, la cui famiglia è originaria di Betlemme. In una stalla presso questo città viene alla luce il figlio di Maria, Gesù.
Nell'esercito serpeggia insoddisfazione per l'atteggiamento autoritario e l'ingordigia di Lucio, che peraltro ha iniziato a pretendere la divinizzazione.Anche ad Antonio è tributato culto come padre della patria, molti sono contrari a concedere lo stesso onore a Lucio. In Oriente, invece, Cleopatra Selene è venerata nell'ambito dei culti di redenzione come Iside o Demetra. 

5 a.C.: alcuni militari contattano Selene. la strana alleanza tra conservatori repubblicani, elites orientali legate ai Lagidi e popolari estremisti che venerano il ricordo di Antonio prende forma, e viene ordita una congiura contro Lucio. le due Cleopatre, madre e figlia, non parteciapno direttamente ma ne sono al corrente. 
I Suebi sconfiggono i Chatti; il loro regno va dalle Alpi al mare del Nord e dal Danubio e l'Elba al Reno, anche se è poco più di una lega di tribù minata dai conflitti interni. Maroboduo inizia però ad accentrare il potere con una accorta politica matrimoniale e di alleanze, ed eliminando i capi più riottosi ad uno ad uno. A Roma si comincia a parlare di Regnum Germaniae.
Il ciclo epico della creazione e della guerra tra Asi e Vani viene scritto, in esametri, dal poeta marcomanno (un sottogruppo dei Suebi stanziato sul basso Inn ) Eteulfus, adattando l'alfabeto grecogallico e la metrica greca e latina alla lingua germanica. nel poema si glorifica come discendente del dio guerriero Donar e della dea madre Eostre Dana la linea regale sueba di Ariovisto e Maroboduo.
Lucio muore avvelenato. A Roma il senato proclama la repubblica, mentre l'Oriente romano riconosce Tolomeo Domizio come nuovo tribuno e Selene ed Elio reggenti.

4 a.C.: Selene sposa Quirinio ed occupa Roma con legioni a lei fedeli. Truppe egiziane sbarcano in Italia del sud e conquistano le città fedeli al Senato. 
Rivolta degli ottimati in Spagna.
Ebiorix riprende l'invasione dell'Hibernia
Maroboduo diventa re dei Suebi orientali e dei chatti, e passa il Reno per sconfiggere i regni degli Elvezi ( ormai largamente germanizzati ) e degli Hermunduri ( che hanno assorbito Raetii ed Edui) 
Nella Belgica comincia farsi strada il pirncipe cherusco Hermann ( arminio) 

3 a.C.: Ebiorix annette e colonizza Leinster e Meath, e sconfigge l'Ulster. Tutte le tribù d'Hibernia si coalizzano contro di lui.
Selene conquista la Gallia Romana e passa i Pirenei, dove resistono le opposizioni senatorie.
Quirinio diventa tribuno.

2 a.C.: Maroboduo raggiunge la Loira. Lo stato suebo è ormai una entità solida, e Selene inizia a preoccuparsi della sua pressione sulle regioni alpine ancora "non pacatae".
Gli ottimati vengono sconfitti a tarragona. Il Senato è abolito e con esso la Repubblica Romana cessa di fatto di esistere.
Quirinio emana la Lex de Potestate, con cui il tribunato diventa una carica ereditaria ( anche per adozione ) ed è legalizzata la speciale relazione tra il tribuno e la casa dei Lagidi d'Egitto, Nubia ed Arabia. 
Il culto di Iside Cleopatra Selene e Quirino Serapide è ufficialmente introdotto a Roma. 
Ebiorix conquista Ulster e Thomond.
incursioni di Sigambri e Menapi oltre la Senna.

1 a.C.: Selene fa avvelenare Elio. Tolomeo Domizio è proclamato erede al trono d'egitto, arabia e nubia e alla potestas tribunicia di Roma, e Selene sua coreggente assieme alla morente Cleopatra e a Quirinio.
Ebiorix conquista il Desmond.

1 d.C.: Cleopatra muore pacificamente nel suo letto, circondata dal lutto dell'Egitto. 
Ebiorix invade il Connacht e si proclama Re delle Isole. Il suo dominio si estende dalle Shetland a Jersey e dal Kent a Sligo e alle foci dello Shannon. 
Il giovane Arminio inizia una campagna per unificare la Belgica e invade l'Armorica Magna. 

2 d.C.: Maroboduo sconfigge Sassoni, Longobardi e Semnoni e si spinge fino al fiume Viadro (Oder) ma non realizza conquiste durature. I Germani iniziano ad imitare l'ordinamento militare romano. 

3 d.C.: Ebiorix è signore incontrastato delle Isole Britanniche. Stabilisce la sua capitale a Caer Lannis (Lancaster) Arminio inizia a stabilire legami con Chatti per contrastare Maroboduo, ma intanto, dopo aver annientato i ribelli Sigambri, conquista l'Armorica fino alla Loira. 

4 d.C.: Continuano le guerre di Arminio tra Senna e Loira. Molti Venedi della regione si trasferiscono nella Gallia Nova (Britannia meridionale) e ottengono assistenza da Ebiorix.
A Roma, Selene e Quirinio dominano incontrastati. Tolomeo Domizio riceve il governo della Tracia e Mesia.

5 d.C.: Gli Arverni di Gallia Vetus sono sconfitti definitivamente da Arminio e si ritirano a sud della Loira. 
nella Gallia Nova nasce per opera di alcuni druidi una letteratura locale, che utilizza un alfabeto misto di greco e latino ed una lingua diversa dal gallico, ma anche dai dialetti britanni ed iberni. la prima opera è una adattamento, a gloria della stirpe di vercingetorige, del poema germanico di Eteulfus.
I Gallobritanni dominano una rete commerciale che si estende dalla Gironda al Kattegat, includendo le terre arverne nella Gallia Vetus e i due regni germanici. 
Centro della rete è il porto fluviale di Londinium. 
Una moda grecizzante inonda le province occidentali della potestas romana. Il greco diventa lingua ufficiale accanto al latino e decine di migliaia di Greci nelle province orientali ottengono la cittadinanza. Scontri sulla frontiera Reno-Mosella che separa la Suebia di Maroboduo dalla belgica di Arminio.

6 d.C.: Selene viene ufficialmente riconosciuta come incarnazione di Iside-Artemide, e suo figlio Tolomeo Domizio come Apollo-Serapide; Quirinio è talvolta visto come Osiride, ma questo culto non diverrà ufficiale fino a dopo la sua morte.
Gli Arverni, deboli, impoveriti e gravati dai prughi della gallia invasa dai germani, compiono scorrerie in Aquitania.

7 d.C.: Selene e Quirinio decidono di porre fine alle incursioni arverne ed invadono il paese. Sconfitti, i Galli pagano tributo a Roma, ma Arminio invade da nord, e infine il loro regno, ormai distrutto, è spartito; l'Arvernia vera e propria sopravvive come stato cliente di Roma, sotto Claudio Tiberio Druso, parente sia della casa di Vercingetorige che dei Lagidi, mentre il resto del regno è spartito tra Roma e Cheruschi all'altezza dalla Charente.

8 d.C.: Quirinio rientra a Roma trionfante. Arminio attacca i Chatti, vassalli di Maroboduo, e ne annette il territorio fino al Weser. Ma la sua politica accentratrice suscita malcontento, e varie tribù cercano a Gergovia, in Suebia o presso Ebiorix un aiuto contro il crescente dipsotismo del Cherusco.

9 d.C.: Grande offensiva di Maroboduo, col sostegno romano, contro i Cheruschi. Arminio, gravemente sconfitto, si uccide. Roma si espande fino alla Loira, mentre il resto del suo regno passa, almeno teoricamente, a Maroboduo. nella Belgica però, i Cherusci e alcune altre tribù mantengono vivo il fuoco della ribellione.

10/15 d.C.: Maroboduo è pesantemente impegnato a nord a domare Chatti, Chauci, Cherischi ed Armorici, questi ultimi sostenuti da Ebiorix.

12 d.C.: L'Arvernia è ridotta a provincia in seguito ad una rivolta.
Ebiorix sbarca nella Belgica contro Maroboduo.

13 d.C.: Le tribù galliche soggette a Maroboduo si sollevano a fianco di Ebiorix. Galli e Germani si scontrano sulla Somme; Maroboduo ottiene una grande vittoria ( le sue troppe hanno adottato una modello simile a quello della legione romana, anche se la cavalleria ha un ruolo maggiore ) 
Ebiorix ripassa la Manica seguito da innumerevoli fuggiaschi, tutti i Celti a nord della Loira fuggono in Britannia o sono resi schiavi. 

14 d.C.: Maroboduo sconfigge i Cheruschi e i soliti Chatti. Nervii, Menapi e Treveri gli si oppongono ancora, ma la Grande germania è ormai una realtà pericolosa alle frontiere di Roma. Il commercio gallobritanno mantiene solo pochi caposaldi ad est, nel Chersoneso Cimbrico.
Quirinio annette l'Arvernia e concede la cittadinanza ai nobili locali e ai pochi Druidi rimasti (il druidismo è quasi sparito nell'Europa continentale, anche se la loro conoscenza comincia ad essere trascritta dai dotti della Gallia Vetus) 

15 d.C.: maroboduo annienta le ultime opposizioni nella Belgica e Armorica. Selene trasferisce la Giudea dalla giurisdizione egizia a quella romana. 
Iniziano in Mesia, sotto la guida di Selene e Tolomeo Domizio, i preparativi per l'invasione della Dacia, motivati dalle scorrerie dei locali oltre il Danubio, dalle ricche miniere d'oro e dalla paura che Maroboduo ci arrivi per primo. 
I Tocari devastano le province orientali dell'Impero Partico, incalzati dai Kushana. 

16 d.C.: Prima spedizione contro la Dacia. I Sarmati iazigi e roxolani si schierano coi Daci. Le forze romane occupano la riva nord del Danubio oltre le Porte di ferro, ma non riscono a forzare i passi dei carpazi.

17 d.C.: Maroboduo arriva da nordest a soccorrere i Romani in Dacia. Attraversato con un potente esercito il paese dei Quadi, che assoggetta a tributo, piomba sugli Iazigi e ne fa a pezzi la celebre cavalleria grazie allo schieramento compatto dei suoi manipoli. 
Selene può passare i Carpazi e prende Sarmizegetusa, riducendo l'intera Dacia a provincia, poi procede a d ovest e spazza i via i resti delle forze sarmate in fuga. Incontrato Maroboduo concorda con lui sulla Tisia come frontiera comune.

18 d.C.: I Romani attaccano i Roxolani e li respingono ad est del Boristene ( Dnestr). Selene raggiunge le città greche sulla costa del mar nero e le annette, passando poi nella provincia di Cimmeria, dove ristabilisce il dominio romano sconfiggendo i Taifali. Da qui, raggiunge il Caucaso e conquista il paese degli Eniochi (Circassia costiera) e la Colchide, che diventano una provincia romana. Il Mar nero è un lago romano. 

19 d.C.: Selene raggiunge Quirinio ad Antiochia. Maroboduo sottomette i Sassoni, i Semnoni, i Longobardi ed i Burgundi. 

20 d.C.: Muore Quirinio. Tolomeo Domizio gli succede senza contestazioni come Tribuno. Maroboduo continua nella sua politica di unificazione di tutti i Germani schiacciando i Quadi e i Bastarni. Il suo dominio arriva ormai ai Carpazi e all'Oder. 
Ebiorix stringe alleanza difensiva con i Romani. Il suo potere in Britannia è più saldo che quello del composito impero suebo, ma il suo regno è minacciato dall'infedeltà di Pitti ed Hyberni.

21 d.C.: Tolomeo Domizio sottomette i Carpi, l'ultima propaggine indipendente dei Daci. Maroboduo continua la sottomissione delle tribù ad est dell'Elba annientando i Sassoni.

22 d.C.: Muore Ebiorix, cui succede il figlio, avuto da una principessa Dumnonia, che assume il nome di Vercingetorige II
.
A Roma, Selene e Tolomeo concordano sulla necessità di contrastare Maroboduo e vengono allestite forze per una grande spedizione contro di lui.
Ambasciatori romani arrivano a Caerlannis proponendo una alleanza offensiva.
I Kushana invadono la Partia e la sottomettono. In Persia, gli Arsacidi vengono scacciati da Khusraw, che si dichiara discendente degli Achemenidi.

23 d.C.: Approfittando del caos in Iran, i Romani conquistano la Media Superior (regione di Ectabana) e la Tabaria (Gilan e Mazenderan occidentale) sotto la guida di Tolomeo, che si dimostra degno della tradizione di strateghi dei suoi antenati.

24 d.C.: Ad Alessandria, muore Selene. Tolomeo, dopo uno scontro incerto con i Kushana presso Rhagae, ritorna in patria per partecipare alle esequie della madre.
Gesù di Nazareth inizia a predicare in Galilea.

E poi?

Falecius

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Ed ecco il commento in proposito di Dorian Gray:

Anch'io avevo avuto un'idea simile, ma l'ucronia di Falecius si distingue dalla mia in quanto ipotizza che la sconfitta di Cesare avvenga prima di Alesia, già nella battaglia di Gergovia, il che lascerebbe spazio anche ad Ariovisto. Inoltre Falecius attribuisce molta forza ad Antonio e la nomina a dittatore di Pompeo. In realtà Antonio, senza un Cesare vittorioso, non era nessuno. L'unica vera battaglia che vinse fu quella di Filippi, in tutte le altre fu sempre sconfitto. E come politico valeva ancora meno. Era un bravo oratore, e questo forse lo avrebbe reso un capopopolo come Clodio e probabilmente avrebbe fatto la stessa fine. Pompeo non avrebbe mai ottenuto la dittatura: il Senato lo avrebbe proclamato Pater Patriae, e gli avrebbe affidato la guerra contro i Parti. Pompeo dunque sarebbe stato il conquistatore dell'Oriente, ma poi per motivi di età, avrebbe passato ai figli il comando e a Roma avrebbe instaurato un regime simile a quello di Augusto.

Io invece mi sono chiesto: cosa sarebbe successo se l'assedio di Alesia fosse stato vinto da Vercingetorige ed i Romani fossero stati sconfitti e uccisi, compreso Giulio Cesare? Si sarebbe fondato uno stato gallico unitario, comprendente anche la Provincia Narbonense e la Gallia Cisalpina? La Repubblica Romana si sarebbe salvata, diventando, come voleva Cicerone, un esempio di "concordia ordinum" tra Senato, Equites e Populus, concentrando le sue forze sulla difesa delle province più importanti e cioè il granaio dell'Africa, le miniere della Spagna e le ricche regioni di Grecia, Asia Minore e Siria?

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Questa è invece la risposta di Bhrihskwobhloukstroy Bhrghowidhon:

C'è un intreccio di questioni, oltre allo spettro di possibili conseguenze di Alesia: le possibilità di un impero gallico; l'esito a lungo termine delle mire espansionistiche romane nell'Europa temperata; le tendenze fondamentali dell'imperialismo di Roma nel Mediterraneo e oltre; la compatibilità tra queste ultime e i regimi politici dell'Urbe.

La presenza di un impero favorisce le aggregazioni politiche nei territorî confinanti; le stesse confederazioni galliche e germaniche sono state, nella fase più tarda, una reazione a Roma, quindi anche il tentativo di Vercingetorige mirava effettivamente a creare una compagine stabile in Gallia, verosimilmente nella forma di un confederazione, ma che andasse oltre la transitoria egemonia di un popolo (gli Arverni). Inoltre, in Gallia e nei connessi territorî altodanubiani era già da tempo maturata una società di tipo pienamente urbano e fondata su un'economia in consistente misura schiavile, quindi è lecito paragonare il possibile Regno di Gallia a - per esempio - l'Armenia (che comunque era di urbanizzazione molto anteriore) o altri Regni confinanti con Roma.

È tuttavia decisamente improbabile che un Regno di Gallia potesse conquistare la Narbonese o la Cisalpina: il massimo pericolo per la Gallia sarebbe rimasto pur sempre quello romano e di conseguenza la Gallia si sarebbe potuta garantire un'indipendenza stabile solo entrando nel novero dei Socii et Amici Populi Romani, ma con ciò avrebbe dovuto rinunciare definitivamente a qualsiasi velleità espansionistica verso il Mediterraneo (che pure sarebbe stata la direttrice geopolitica più logica). Il massimo cui potesse aspirare in tale quadrante si può cercare nei territorî alpini (più difficilmente in quelli iberici) che non erano ancora, all'epoca, stati conquistati da Augusto: la Spagna comunque era considerata da Roma come proprietà esclusiva (e i territorî di fatto indipendenti alla stregua di ribelli), mentre nelle Alpi si sarebbe verificata, nel migliore dei casi, una diffrazione di alleanze e annessioni alla Gallia o a Roma a seconda del territorio.

Va tenuto presente, soprattutto, che la Cisalpina non solo non mostrava da ormai più di un secolo alcuna tendenza al distacco da quella che formalmente era un'alleanza con Roma (casomai rivendicava una promozione politica a livello romano-italico e a lungo termine avrebbe aspirato a collocarsi al centro del potere), ma oltre a ciò - nell'impraticabilità di qualunque imperialismo cisalpino in direzione italica e mediterranea - riteneva propria sfera geopolitica lo stesso arco alpino e addirittura il ventaglio dei territorî transalpini fino al medio Danubio (come mostrato più tardi dalla politica ecclesiastica ambrosiana). In pratica, un Regno di Gallia che includesse anche la Cisalpina si sarebbe potuto creare solo con centro nella Cisalpina medesima e questo sarebbe stato realizzabile nella peculiare situazione intorno alla Seconda Guerra Punica, con da un lato la preclusione delle direttrici di espansione peninsulare e mediterranea (ormai romane e, nel caso di una fine di Roma, comunque etrusco-italiche, eventualmente con centro a Capua), dall'altro la possibilità di attrarre la Gallia Transalpina nell'orbita di una compagine politica urbana e sufficientemente centripeta.

Nella situazione della metà del I. secolo a.C., gli spazî per un'espansione della Gallia - vitale per la sopravvivenza del Regno - sarebbero stati quelli che nei decenni successivi hanno caratterizzato la politica romana nel quadrante in esame: Germania e Britannia. Un'ulteriore conferma si ha dall'analisi delle costanti della politica del Regno dei Franchi ogni volta che l'espansione in direzione mediterranea fosse bloccata (da Bisanzio o dagli Arabi). Resta comunque irrisolta la concorrenza strutturale tra la Gallia (Transalpina) e la politica che la Cisalpina avrebbe chiesto a Roma di perseguire (se non verso la Gallia Transalpina, almeno verso l'alto e medio Danubio). Nel complesso, quindi, un Regno di Gallia avrebbe avuto esistenza duratura solo a condizione di un accordo sostanziale con Roma (astenendosi da velleità di conquista in Spagna, nella regione alpina e nel bacino danubiano) e quindi svolgendo il ruolo, geopoliticamente 'controcorrente', di espandersi verso Nord e Nord-Est, tra l'altro nella funzione - che storicamente è stata di Roma (o meglio, appunto, della Gallia romana) - di propagatore dell'urbanesimo nell'Europa centro-settentrionale.

Per l'Impero Romano era dunque irrinunciabile il controllo diretto dell'intera Penisola Iberica nonché - a motivo dei proprî alleati più o meno 'annessi' (Gallia Narbonese con Marsiglia; Gallia Cisalpina) - le Alpi e l'alto e medio bacino del Danubio. D'altra parte, una volta raggiunto l'obiettivo primario di unificazione politico-militare del Mediterraneo, qualunque centro di potere in tal condizione (e pertanto, all'epoca e sinora per l'unica volta nella Storia, l'Impero Romano) si sarebbe trovato nell'obbligo - per le dinamiche del sistema geopolitico internazionale - di perseguire l'espansione verso Oriente fino, tendenzialmente, all'India, quindi in sostanza di tentare la conquista dell'Impero Partico. Che tale sia stata storicamente la massima aspirazione romana è della più chiara evidenza; non è invece sicuro se a tale scopo e per amministrare una struttura imperiale in tale prospettiva fosse indispensabile un regime politico, se non esplicitamente monarchico come il Dominato, almeno nelle forme del Principato augusteo.

Di certo non sarebbero state compatibili situazioni come quelle della tarda Repubblica, in cui si stava riproponendo una spartizione dell'Impero (con belligeranza endemica) come nelle Guerre dei Diadochi e degli Epigoni. Una complessa e al contempo ferrea organizzazione istituzionale avrebbe dovuto assicurare la rotazione delle più alte cariche e degli incarichi governativi nelle Province. In assenza di un comando di tutte le legioni unificato in una sola persona (l'Imperatore), i generali - che non potevano essere sottoposti al regime di rotazione degli incarichi - avrebbero dovuto evitare il rischio di creare Potentati regionali (prevedibilmente ad Antiochia e Alessandria e forse in altri grandi o strategici centri ellenistici, per esempio proprio Bisanzio o Nicomedia) e in prospettiva di lottare tra loro per l'egemonia, ma ciò sarebbe stato possibile solo convogliando le inevitabili rivalità in una sorta di competizione per i successi più spettacolari nell'espansione a Oriente. A loro volta, obiettivi così ambiziosi avrebbero richiesto mezzi militari di dimensioni enormi e di costi elevatissimi, intollerabili se scaricati per intero sulla pressione fiscale  nei confronti dei Provinciali e dunque possibili solo al prezzo di spietate politiche di rapina a danno dei territorî conquistati (risp. da conquistare).

Per riassumere: il Regno arvernico di Gallia sarebbe stato possibile solo come Socius et Amicus Populi Romani (quindi con la costante prospettiva di un'annessione di fatto); avrebbe dovuto lasciare a Roma, oltre chiaramente le Gallie Narbonese e Cisalpina, il controllo esclusivo della Penisola Iberica, delle Alpi e dell'alto e medio Danubio, espandendosi invece verso la Britannia e la Germania. Roma senza Imperatori avrebbe evitato guerre civili e divisioni dell'Impero solo conseguendo una serie continua di espansioni territoriali fondamentalmente predatorie attraverso l'Impero Partico fino all'India.

Un corollario: il paragone, pur notevolmente imperfetto, con l'Armenia, suggerisce che anche la Gallia sarebbe stata in grado di sopravvivere come Nazione alla fase delle grandi conversioni religiose monoteistiche, verosimilmente seguendo a breve distanza le vicende dell'Impero Romano (non è decisivo se in forme cristiane o mithrâiche o con maggiore continuità formale rispetto alle tradizioni religiose precedenti) e distinguendosene essenzialmente per le scelte linguistiche - di necessità centrate sul gallico nel caso della Gallia. Se, per non complicare ulteriormente il quadro con nuove varianti rispetto alla Storia reale, ammettiamo per ipotesi che la religione imperiale romana si stabilisse come Cristianesimo, il risultato che ci attenderemmo per le epoche successive - a meno di una pur possibilissima maggior fortuna dell'Islâm - sarebbe una sorta di grande nazione cristiana denominata probabilmente Celtica, estesa grosso modo nell'area storica della Francia (non mediterranea), della Gran Bretagna (se non dell'intero Arcipelago Britannico) e con una certa verosimiglianza anche abbastanza ampiamente in Germania. È tutto da discutere il ruolo, specialmente linguistico e di sicuro rilevante, che vi avrebbero avuto i varî superstrati (o come minimo adstrati) germanici (di fronte a un piccolo ma deciso imperialismo locale gallico in Germania, il centro 'nazionale' della Germanità sarebbe rimasto più a Oriente, in particolare nel ben noto Istmo Ponto-Baltico con possibile - ma niente affatto scontata, data la maggior orientalità dell'Impero Romano - estensione verso il basso Danubio o, in alternativa, verso la Ciscaucasia e il Caspio; è ipotizzabile che le condizioni di sviluppo della Slavità storicamente documentate sarebbero state più difficili, come pure quelle dei Balti, che nella Storia reale sembrano dovute a una sorta di vuoto geopolitico tra i Franchi, Bisanzio, i Khazari e l'Islâm).

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La replica di Dorian Gray non si fa attendere:

Voglio complimentarmi per la completezza e la correttezza di questa risposta. Come laureato in storia e appassionato di storia romana e di storia celtica concordo pienamente con le tue osservazioni.

Sicuramente la Cisalpina e la Narbonese sarebbero rimaste romane, su questo anche io non ho alcun dubbio.

E certamente la necessità di conquista della Romanità si sarebbe diretta verso il ricco Oriente, con una grande rapacità. Io vedo bene Pompeo in questo ruolo (sempre ipotizzando la morte di Cesare ad Alesia) anche perché è bene ricordare che dopo la sconfitta di Farsalo, Pompeo si era recato in Egitto con l'intento di imbarcarsi, nel Mar Rosso, verso le Indie, non avendo idea della lunghezza della penisola araba, né della scarsa ospitalità del re Tolomeo XIII.

Credo che la dinamica della Gallia avrebbe potuto essere simile a quella della Britannia dopo il ritiro dei Romani, e forse una alleanza "celtica" tra Gallia e Britannia avrebbe potuto contenere l'espansionismo dei Germani, sia Franchi che Anglo-Sassoni.

Molto interessante il paragone con l'Armenia, che è uno stato-nazione per il quale ho sempre avuto grande interesse e grande favore, nel senso che mi fa soffrire il solo pensiero di ciò che i Turchi hanno fatto agli Armeni, e avrei preferito di gran lunga una Anatolia controllata in buona parte dagli Armeni e dai Curdi. Non nascondo di avere scarsa simpatia per la Turchia e per il genocidio di massa messo in atto contro gli Armeni. Ma torniamo all'ucronia di cui stiamo discutendo. Riguardo alla religione, sappiamo che i Celti hanno vissuto con molta profondità la conversione al cristianesimo: ne è testimone San Colombano, che dall'Irlanda portò in Italia un rito benedettino riformato, nella abbazia di Bobbio, che diventerà poi il modello del monachesimo cluniacense.

Quindi certamente un cristianesimo di rito celtico avrebbe avuto una forza spirituale immensa. Basti pensare a come il cattolicesimo irlandese sia ancora vitale e vissuto come una bandiera nazionale.

Mi riservo di riflettere riguardo alle dinamiche interne di Roma. E' probabile che l'espansione territoriale a est avrebbe richiesto una forma di dominio centralistica e quantomeno simile al principato augusteo, per evitare i rischi di una lotta tra diadochi.

Una dinastia Pompeiana a questo punto è l'opzione più probabile, essendo Pompeo un politico che univa amicizie patrizie, simpatie senatoriali come quella del suo grande amico Cicerone, e popolarità presso gli equites e la plebe.

Probabilmente suo figlio Sesto avrebbe sposato una nobile e così i suoi figli, in modo da rendere la dinastia accettabile dal Senato e pronta ad essere "divinizzata" da Virgilio, che avrebbe certamente fatto sbarcare Enea nel Piceno, terra d'origine della gens Pompea, e lì avrebbe generato un figlio capostipite della gens.

Quindi avremmo avuto una Eneide alquanto diversa, ma l'avremmo avuta senz'altro, perché Virgilio aveva inizialmente simpatie pompeiane, come anche Orazio, e non cesariane, cosa che avvenne solo in seguito all'ascesa politica di Ottaviano e quindi di Mecenate. Forse Mecenate sarebbe diventato amico di Pompeo, facendosi presentare a lui da Cicerone, che conosceva tutti e faceva da mediatore con tutti.

Un caro saluto da Dorianix il Gallico ^__^

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Anche Perchè No? dice la sua, da conterraneo di Vercingetorige:

Secondo me la vittoria gallica ad Alesia avrebbe permesso la nascita di uno stato gallico che durerà alcuni anni, poi ci sarà una ribellione interna da parte dei popoli più indipendenti e potenti come gli Edui. Comunque sarebbe stata una prima esperienza, forse esempio per un futuro regno gallico. Roma sarebbe tornata a una politica di confronto organizzato tra i più potenti gruppi della Gallia, ma non credo che Roma abbandonerebbe la Cisalpina e neanche la Transalpina, dopo una sconfitta ad Alesia.

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E Dorian gli risponde:

Sì, sono pienamente d'accordo con Perchè No?. Formare un regno gallico unificato non sarebbe stato facile. Io prendo come esempio la Britannia, dove le tribù si radunavano per eleggere, tra i loro Re, quello che sarebbe stato il Grande Re, come viene narrato dalle fonti, in particolare dalla Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth.

Il primo Grande Re della Gallia sarebbe Vercingetorix, che diventerebbe quello che Artù è stato per i Britanni. Anche in Britannia c'erano guerre civili per il trono, per esempio quella tra l'usurpatore Vortigern e il re eletto Uther Pendràgon, padre di Artù.

Una alleanza tra Gallia e Britannia avrebbe permesso alla civiltà celtica di unire le proprie forze per diventare più compatti al proprio interno ed affrontare con maggiore successo la lotta contro i Germani.
La Cisalpina invece avrebbe ottenuto la cittadinanza romanza, e la Narbonense sarebbe rimasta la Provincia romana per eccellenza.

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Prima di chiudere, c'è spazio per l'osservazione di Enrica S.:

Un'incredibile svarione può diventare un'ucronia. Questa vignetta è tratta dalla storia a fumetti "Paperino e l'eredità del centurione" (sceneggiatura di Rodolfo Cimino, disegni di Roberto Marini), apparsa su "Topolino" n°1849 del 5 maggio 1991. Ovviamente il Vallo Adriano non fu costruito dai Britanni per arrestare l'avanzata di Giulio Cesare nella loro terra, altrimenti si sarebbe chiamato il Vallo di Cassivellauno, ma quasi due secoli dopo dall'imperatore Adriano per arginare le scorrerie di Pitti e Scoti nella Britannia Romana. Ma se Cassivellauno (o Caswallawn) nel 48 a.C. avesse davvero avuto l'idea di costruire una simile fortificazione, e Cesare si fosse incaponito a volerla espugnare ad ogni costo? Come avrebbe potuto cambiare la storia?

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