DE IMPERIO BELLICOSO

di Det0


POD: Nel 23 d.C.; un complotto messo in atto dal prefetto del pretorio Seiano e da Agrippina Maggiore, elimina Druso, figlio di Tiberio, dalla scena politica, così divenne imperatore Caligola.
In questa ucronia il complotto non va a buon fine, Druso sopravvive e eredita l’impero
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37: Muore Tiberio, gli succede il figlio Druso: uomo di carattere violento e aggressivo, che conduce una politica estera espansionistica e mirata alla guerra; e governa con moderazione in ambito di politica interna, introducendo nuove riforme.

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CAPITOLO I – DE BELLO GERMANICO

38: Druso emana alcune riforme contro i problemi di quel tempo(declino dell’Italia, difficili rapporti tra imperatore e senato, la crisi economica, i conflitti esteri), le più importanti sono:

• La provincia dell’Italia viene affidata ai senatori.
• Le campagne vengono maggiormente controllate ed aiutate.
• Le legioni stanziate in Africa e in Oriente vengono spostate a nord per contrastare i Germani.

39-42: Druso avvia una campagna militare contro i Germani, al rientro a Roma, nel settembre del 42, aveva sottomesso Cherusci, Frisi, Catti e Longobardi; annettendo a Roma una nuova provincia, la Germania Inferiore.

42-44: Druso attua una nuova campagna militare spingendosi ancora più a nord, verso la Danimarca, popolata da Angli e Sassoni, che in due anni vengono sottomessi; nasce la provincia della Germania Superiore.

46: Druso continua la sua espansione attraverso la Germania, e attraversa il fiume Albis(Elba), dove si scontra con la tribù dei Burgundi; in una battaglia contro questi, perde la vita. Gli succede il figlio Tiberio Gemello.

47: Nel tentativo di ampliare la Germania Inferiore, Tiberio Gemello attacca Marcomanni, ma prima di partire per il nord si sposa con Livia Giulia, che gli da due figli: Caio Cesare Antonio, nel 47, e Massimo Lucio Tiberio, nel 57.

51: Nel 51 d.C. Tiberio Gemello deve rientrare, poiché gli Alemanni hanno oltrepassato il confine e si sono stanziati in Rezia, fondando un loro regno, così, Tiberio Gemello, si prende il compito di cacciarli dall’Impero.

52: Mentre Tiberio Gemello combatteva gli Alemanni in Rezia, la conquista della Germania era stata affidata a Lucio Clodio Macro, comandante delle legioni III Augusta, X Fratensis e III Cyrenaica.

55: Tiberio Gemello sconfigge gli Alemanni, e torna a Roma; intanto Lucio Clodio Macro aveva sconfitto i Marcomanni, l’unica frontiera ormai rimasta alla conquista romana della Germania erano i Quadi.Regvm Germaniae (cliccare per ingrandire)

57: Tiberio Gemello invia in Germania per l’ultima volta Lucio Clodio Macro, che sconfigge i Quadi portando l’intera Germania sotto il controllo romano.

61: Lucio Clodio Macro diventa un veterano e si stabilisce in Germania, provincia assegnatali dall’imperatore al merito militare.

62: Muore Lucio Clodio Macro, nel testamento dichiara la Germania suo possesso personale e la lascia al suo fidato centurione Papirio, che fonda il REGNVM GERMANIAE.

63: Nel riportare la Germania sotto il controllo romano, Tiberio Gemello muore in battaglia; gli succede il figlio Caio Cesare Antonio.

65: Dopo ripetuti scontri Caio Antonio sconfigge Papirio che viene portato a Roma e giustiziato; la Germania torna sotto il controllo di Roma.

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CAPITOLO II – DE BELLO BRITANNICO

68: Caio Antonio organizza una spedizione di conquista in Britannia, e parte da Roma in ottobre con quattro legioni, tre guidate da lui e l’ altra, la XX Valeria Victrix, da un suo generale fidato: Gneo Giulio Agricola.

69: Sottomessa buona parte dell’isola, le quattro legioni si dividono, Britannico, nome dato a Caio Antonio, va verso nord e Gneo Agricola si dirige verso l’Hibernia.

70-71: Britannico combatte in Caledonia contro le tribù locali: Calcedoni, Scoti e Pitti, nell’inverno del 61 sconfigge questi ultimi e termina la conquista dell’isola.

72: Nel 62 le truppe di Britannico si dirigono in Hibernia, dove vengono attaccate dalla XX Legio Valeria Victrix, l’imperatore perde la vita nella battaglia e Gneo Agricola prende il controllo dell’arcipelago Britannico.

74: Massimo Lucio Tiberio, fratello di Britannico, diventa imperatore, e si reca in Britannia per vendicare il fratello; qui trova Gneo Agricola e la sua legione, e in una battaglia nei pressi di Londinum lo sconfigge.

75: Nel 65 Massimo riparte alla volta dell’Hibernia.

76: Massimo conquista l’Hibernia e ritorna a Roma.

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Le province dell’Impero Romano nel 66, dopo le guerre germaniche e britanniche (cliccare per ingrandire)

Le province dell’Impero Romano nel 66, dopo le guerre germaniche e britanniche

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CAPITOLO III - DE BELLO DACICO

77: Massimo, ricordato come il più grande conquistatore di tutti i tempi, dal 67 d.C. comincia alcune campagne militari che porteranno l’Impero Romano ad un espansione mai vista. Nell’inverno del 77 si dirige in Dacia.

79: Massimo ultima la conquista della Dacia e delinea il nuovo c limes romano, sui fiumi Vistula(Vistola) e Tyras(Dnestr).

80: Massimo comincia la costruzione del Valium Massimi, al fortificazione che unisce il lembo di terra tra i due fiumi che segnano il confine settentrionale dell’impero.

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CAPITOLO IV – DE BELLO GARAMANTICO

82: I Garamanti attaccano le province romane dell’Africa, approfittando della mancanza di legioni.

83: Massimo invia delle truppe in Africa, ma la situazione era già grave, e nell'83 Cirene viene distrutta.

84: I Garamanti entrano nell’Africa Proconsularis, nella battaglia di Zama l’esercito romano subisce una tremenda sconfitta e nell’estate del 84 Cartagine viene distrutta; i commerci con l’Africa diventano, perciò, molto difficili.

85: Poiché le truppe vengono inviate molto lentamente i Garamanti riescono ad avanzare in tutta l’africa, si alleano con i Nubiani e conquistano l’Egitto.

86: I Garamanti attraversano la penisola del Sinai ma vengono fermati dai Parti, che intanto avevano attaccato l’Arabia Petreia.

87: Nel 87 i Garamanti entrano in Mauretania e arrivano allo stretto di Gibilterra, ma vengono fermati dalle legioni spagnole; Massimo si rassegna e abbandona le province africane. I Parti avevano conquistato la Siria.

88: Massimo cerca di salvare almeno le province orientali e si reca in Cappadocia per combattere i Parti, che erano penetrati in Turchia dopo aver sottomesso Siria e Giudea.

89: Nel 89 la flotta romana viene sconfitta a Rodi, Massimo, tra lamentele e rivolte, abbandona le province orientali; alleandosi con i Parti e con i Garamanti.
Così facendo, però, rende i confini romani più difendibili, a nord sui fiumi Vistula e Tyras, a est sullo Stretto del Bosforo, e a sud-ovest sullo Stretto di Gibilterra.

90: Massimo rientra a Roma; questo è il periodo di massimo splendore dell’Impero Romano, poiché, con i confini difesi e delineati, l’imperatore può pensare agli affari interni, gestiti con grande abilità da Massimo.

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L’Impero Romano nel 90 d.C., dopo la conquista della Dacia e l’abbandono di Africa e Oriente (cliccare per ingrandire)

L’Impero Romano nel 90 d.C., dopo la conquista della Dacia e l’abbandono di Africa e Oriente

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CAPITOLO VI – DE BELLO GOTHICO

92: Per bilanciare le perdite delle province asiatiche e africane, e per la sua insaziabile sete di conquiste, Massimo avvia una spedizione per sconfiggere i Goti.

93: Cominciano le Guerre Visigotiche, Massimo riporta alcune vittorie e nell’inverno del 93 riesce a conquistare la Crimea.

94: Cominciano le Guerre Ostrogotiche, nel tentativo di conquistare i territori sul Mar Baltico, Massimo si ferisce gravemente in una battaglia contro gli Ostrogoti e torna urgentemente a Roma.

95: Dopo essere stato curato da Galeno di Pergamo, uno dei più grandi medici dell’antichità, Massimo torna a nord e sconfigge gli Ostrogoti.

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CAPITOLO VII – DE BELLO FINNICO

97: Con la conquista delle terre sul Mar Baltico, a Roma si erano aperte le porte del commercio con i popoli scandinavi, la cui ambra e il pesce favorivano la ricchezza economica romana; nella sua espansione, però, l’Impero finisce per scontrarsi con le popolazioni dei Finni.L'Impero Romano e i Finni (cliccare per ingrandire)

98-100: Massimo guida le campagne militari contro i Finni, ma negli anni 97 e 98 subisce ingenti sconfitte.
Nel 99 la campagna viene affidata al generale Gaio Oppio Sabino, che sconfigge i Finni e viene nominato Garans Septentrionis, cioè colui che doveva controllare i commerci e i possedimenti a nord.

102: Oppio scopre grandi miniere di stagno e ferro e guida delle altre spedizioni nel cuore della Scandinavia, conquistandola.

103: Oppio guida una spedizione di esplorazione sulle coste russe, ma viene catturato dagli Slavi; Massimo interviene e si reca in Russia con 6 legioni.

104: Dopo due anni di combattimenti Massimo sconfigge gli Slavi e libera Oppio, che si stabilisce a Holmia (l’odierna Stoccolma).

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CAPITOLO VIII – DE BELLO SARMATICO

105: Ormai, l’unico impedimento alla conquista romana di tutta l’Europa erano i Sarmati, popolazioni stanziate nell’attuale Ucraina, nel 104 Massimo comincia delle campagne contro questi.

106: Massimo sconfigge gli Iazigi. In estate si spinge ancora più a est e sconfigge i Roxolani, l’Impero Romano arriva fino al fiume Rahm(Volga).

107: Massimo sconfigge gli Alani e conquista il Caucaso(provincia dell’Iberia).

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CAPITOLO IX – DE BELLO PARTHICO

109: Massimo, ormai quarantenne, sposa la regina partica Zenobia; il senato si ribella poiché ritiene leso il mos maiorum, i pretoriani di Massimo attaccano il senato, che si prende provvedimenti e fonda, in Italia(affidata appunto ai senatori), l’IMPERIVM SENATVS.

110: Massimo mantiene la calma nell’Impero e sposta la capitale a Treviri. Nell’inverno attacca l’Italia e ne riprende il controllo. Il senato convoca Massimo a Roma e chiede perdono, l’Italia torna sotto il dominio dell’imperatore.

112: I pretoriani di Massimo uccidono di nascosto Zenobia, e Massimo eredita i territori del Regno dei Parti, che si ribellano ma Massimo li sottomette in quattro anni(112-116), nei quali conquista anche la Scizia.

117: Ormai sessantenne, Massimo decide di concludere il suo principato con un ultima impresa, la riconquista dell’Africa, ed invia il generale Asellio Emiliano.
Asellio, con quindici legioni a disposizione, riconquista Cartagine e in pochi mesi riesce a riprendere il controllo dell’intera Africa, sconfiggendo i Garamanti.
Nell’estate del 117 Massimo Lucio Tiberio muore.

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L’Impero Romano alla morte di Massimo (cliccare per ingrandire)

L’Impero Romano alla morte di Massimo, il più grande conquistatore dell’antichità

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Se volete fornirmi suggerimenti o commenti, scrivetemi a questo indirizzo.


La Caledonia e l'Islanda romane

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Ecco la geniale proposta di Falecius:

Immaginiamo che Domiziano non richiami le legioni di Agricola dalla Caledonia. Forse i Romani non conquisteranno l'Irlanda, o almeno non subito, ma tutta la Gran Bretagna sarà nelle loro mani. Non ci sarà bisogno di presidiare quella frontiera né di erigere il Vallo di Adriano, liberando in seguito forze che si riveleranno preziose altrove. In compenso i Romani della Scozia saranno interessati ad una flotta oceanica come difesa contro gli ultimi Caledoni nelle isole Ebridi ed Orcadi, e contro gli Irlandesi. È probabile che queste isole siano conquistate, anche se difficilmente la presenza romana vi sarà particolarmente stabile o significativa. Perfino le Shetland potrebbero essere interessate da una limitata presenza romana.

Difficile dire se e quando, invece, verrà sottomessa l'Irlanda, e qui si aprono due scenari. Nel primo l'intero arcipelago britannico è conquistato. Questo era possibile già poco dopo Agricola, il quale stimava sufficiente una legione per conquistare l'isola. Pur essendo una valutazione ottimistica, senza il ritiro delle forze romane possiamo ritenere tutte le isole Britanniche ridotte in potere romano entro la fine del regno di Traiano, se a Roma si decide di lasciare mano libera ai governatori locali.

Conseguenze? Quale impatto avrà l'invasione anglosassone con una Britannia così allargata? L'Irlanda potrebbe fungere da base e serbatoio per la resistenza?

Nel secondo scenario, la Britannia è unificata dai romani mentre l'Irlanda, pur subendone maggiore influenza, resta indipendente. Dopo il ritiro romano, è possibile una maggior espansione irlandese in Scozia e Galles?

Infine, quanto l'assenza di un fronte britannico attivo agirà sul mondo romano nel suo insieme? Senza gli ausiliari Sarmati inviati nella regione, avremo la saga arturiana?

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C'è allora spazio anche per l'idea di Basileus TFT:

Perchè mai fermarsi alla Caledonia? Un'ipotesi molto remota ma affascinante è la colonizzazione romana dell'Islanda. Alcuni hanno identificato quest'isola come Thule, una terra ricca di grano e pianure fertili scoperta dall'esploratore greco Pitea (altri la identificano come l'isola estonedi Saarema), cosa effettivamente possibile viste le maggiori temperature del tempo. In Islanda sono state trovate diverse monete romane del III secolo, non si se se usate dai vichinghi, approdate li per caso oppure usate proprio dai coloni romani. Mettiamo caso che Roma decida di intraprendere una spedizione verso quest'ipotetica Thule. Le carte nautiche romane sono primitive e quindi sbagliate ma alla fine i romani giungono sull'isola con grande fortuna (un po' come Colombo in America). Tornati a casa raccontano di questa terra ricca e poco abitata e riescono ad ottenere una spedizione di stanziamento-popolamentoo (magari composta da avversari politici o reietti vari. Ecco che i romani organizzano la provincia di Thule. Come si evolve la demografia del Paese? Cosa succede dopo il 300 e il 476?

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Così gli risponde Lord Wilmore:

Si porrebbe infatti l'interessantissima questione dell'annessione da parte di Roma di un territorio praticamente disabitato: chi lo popolerebbe? Più precisamente: da dove verrebbero e che lingue parlerebbero? Candidati principali: Celti, Germani.

Inoltre, l'importante è che non si limitino all'Islanda. Soprattutto la domanda è: sfruttando l'optimum climatico, dall'Islanda i Romani potrebbero passare in Groenlandia e da qui in America, sfruttando in pratica le rotte seguite secoli dopo da Eric il Rosso e Leif Ericsson?

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E Bhrg'hros aggiunge:

Ehi, qui ci stiamo facendo prendere la mano... La scoperta anticipata di Vinland e Helluland sarebbe un impegno poco remunerativo (beninteso: possibilissima! Mi riferisco proprio ai costi e benefici per l'epoca). In pratica: l'America sarebbe stata, in qualsiasi epoca, una terra troppo costosa per un Impero che volesse - come Roma - trasferirvi risorse dall'Egitto e dal Vicino Oriente; se nella Storia moderna e contemporanea ha invece alterato gli equilibri geopolitici, è perché vi è stata operata una politica paragonabile al Nazionalsocialismo (ma in stile più grande): imperialismo illimitato, cancellazione (volontaria o no) di praticamente tutte le popolazioni preesistenti, appropriazione di risorse accumulate da altri, sfruttamento di manodopera schiavile di origine razzial-rapinatoria, trasferimenti di masse di popolazione giovane in età da lavoro, ideologia millenaristica.

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Anche Sandro Degiani dice la sua:

Carissimi, il motivo della conquista della Britannia sono le miniere di stagno della Cornovaglia. Esse sono l'unica fonte di stagno esistente in Europa, metallo fondamentale per realizzare il bronzo, lega di rame e stagno. Un volta messe le mani sulle miniere britanniche, i romani non si mostrarono interessati al resto dell'isola e con il Vallo di Adriano tagliarono fuori scozzesi e Celti.

I Romani si sono sempre spostati lungo la linea di demarcazione dell'ulivo e della vite (che in quegli anni era spostato molto più a nord anche senza l'effetto serra) sia verso Nord che verso Sud. Non si sono mai interessati a lande desolate o deserti, a meno che fossero terre dove transitavano ricche carovane o vitali per il commercio.

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Bhrg'hros però torna alla carica:

Ma, per stare al gioco, mettiamola così: cosa sarebbe stato necessario perché i Romani intraprendessero e portassero a termine la conquista dell'Islanda?

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William Riker suggerisce:

Direi un imperatore visionario che ha letto la "Medea" di Seneca e decide di lasciar perdere la Persia e provare nuove direttrici di espansione:

a) di là dall'Atlantico, alla ricerca dell'Ultima Thule;
b) a sud di capo Bajador, verso un tentativo di circumnavigazione dell'Africa per raggiungere le Indie scavalcando i Sasanidi;
c) attraverso le paludi del Sudan verso l'Africa Nera, alla ricerca delle "Montagne della Luna" e delle sorgenti del Nilo.

L'epoca di Adriano e di Antonino Pio mi pare la più propizia.

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Ed ecco il commento di Bhrg'hros:

Effettivamente molto imprevedibile come Imperatore...

(Chiedo scusa di aver generalizzato "Persia", non pensavo che restringessimo all'epoca degli Antonini e quindi ai Parti; sono sempre incline a considerare Costantino il centro dell'imperialismo romano)

L'idea della circumnavigazione dell'Africa, classicissima e credibile, avrebbe d'altra parte sollevato giustificate perplessità in relazione al motivo (pretesto?) addotto: per arrivare via mare al lato oceanico della Penisola Arabica erano sufficienti (non essendoci presidî partici interposti) le posizioni già stabilmente in mano romana in Egitto (sponda eritrea) e Nabatea, come del resto storicamente avvenuto.

Ai fini dell'ucronia che è stata qui proposta, comunque, ciò che è rilevante è soprattutto la ricerca dell'Ultima Thule (già sufficiente al di qua dell'Atlantico, ma innegabilmente estensibile alla Groenlandia e alle regioni continentali americane scoperte da Leif Eiríksson otto secoli e mezzo dopo, pur con un clima più caldo).

Il problema è però il recente rincaro della dose: "colonizzazione, non conquista. Basterebbe un piccolo insediamento. Non so come è messa l'isola a metalli però so che c'era terra fertile per il grano, per i pascoli e l'apicoltura" (fine della citazione) Certo, la conquista sarebbe solo il preludio a un'indipendenza di fatto, poiché non ci sarebbe modo di mantenere a costi ragionevoli un controllo come su una 'normale' Provincia. È vero inoltre che anche un piccolo insediamento sarebbe sufficiente a popolare l'isola, in assenza di popolazioni preesistenti (resta però l'interrogativo su cosa accadrebbe qualche secolo dopo, con gli Irlandesi e soprattutto con la migrazione norvegese). Ma allora "colonizzazione" significa "insediamento di Romani / Latini (di stirpe o almeno di lingua)" o "promozione da parte romana di insediamento di coloni provenienti dall'Impero (quindi prevalentemente non di lingua né soprattutto di stirpe romano-latina)" o addirittura "beneplacito romano a immigrazioni proveniente da territorî esterni all'Impero (per esempio la Scandinavia)"?

Mi pare di ricordare che in almeno un'occasione in questo club ucronico sia già stata proposta l'idea di una sorta di emigrazione 'repubblicana' dopo le Guerre Civili; è solo un esempio, ma la questione in generale torna a essere quella dell'inizio: cosa potrebbe indurre una colonizzazione così insolita come obiettivo territoriale? (Perfino dalla Scandinavia, popolata da dodici millenni, non era partito nessun popolamento e per altri otto secoli non ce ne sarebbero stati, fino all'arrivo in Norvegia dell'onda lunga dell'urbanizzazione e conseguente centralizzazione monarchica - beninteso in termini medioevali).

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William Riker insiste:

Però Elio Adriano poteva essere interessato all'avorio e agli animali esotici dell'Africa Nera. O magari commerciare con i ricchissimi regni del Golfo di Guinea, come la Cultura di Nok. Per quanto un viaggio paia improbabile, è sempre possibile trovare un pazzo abbastanza pazzo per iniziarlo!

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E Bhrg'hros ammette:

Giusto, infatti il viaggio è ben possibile; ricamavo soltanto sul possibile dibattito interno circa le sue motivazioni, e queste in effetti sono ineccepibili.

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Non possiamo non citare il messaggio inviatoci da Tony Moretta:

A proposito della presente discussione, vi sottopongo questa mappa ucronica proveniente dal romanzo "Romanitas", ambientato in un mondo dove l'impero di Roma è sopravvissuto fino ai giorni nostri. Questo mondo alternativo è diviso in quattro imperi: romano, cinese, giapponese e africano...

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Cediamo la parola ad Enrica S.:

Il 24 agosto del 79 d.C. Domiziano, fratello dell'Imperatore Tito da lui molto poco amato, si trova in villeggiatura ad Ercolano, ospite dell'amico poeta Cesio Basso. Quando il Vesuvio erutta improvvisamente, siccome Domiziano è pur sempre sangue del suo sangue, Tito ordina all'ammiraglio Gaio Plinio Secondo (meglio noto come Plinio il Vecchio) di andare a trarlo in salvo. Costretto a cambiare rotta a causa del ritiro improvviso delle acque, Plinio attracca a Stabia e da lì raggiunge Ercolano via terra, ma sulla spiaggia sia Plinio sia Domiziano trovano la morte avvelenati dalle nubi di anidride solforosa ad alta temperatura emesse dal vulcano in eruzione. Tito fa celebrare solennemente i funerali del fratello, ma sotto sotto è ben lieto di essersene sbarazzato (non gli ha mai concesso la Tribunicia Potestas). Quando, il 13 settembre dell'81 d.C., Tito morirà di malaria, chi gli succederà al trono? E come cambia la storia romana senza Domiziano?

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Perchè No? suggerisce:

Penso a Tito Flavio Sabino, cugino di Domiziano e Tito ma anche marito di Giulia Flavia, figlia di Tito. Fu eliminato da Domiziano nell'82, cosa impossibile in questa Timeline. Possiamo dunque rimanere con la stessa dinastia, cosa che il Senato avrebbe probabilmente preferito, ricordando la guerra civile. Dopo Tito Flavio Sabino, se non ha figli, c'é anche la possibilità di veder salire alla porpora suo fratello Tito Flavio Clemente, probabilmente cristiano (fu messo a morte da Domiziano nel 95 con l'accusa di ateismo, ovvero di non credere alle divinità romane e ovviamente alla figura dell'Imperatore divinizzato, accusa solitamente mossa ai convertiti al cristianesimo, visto che l'ebraismo fa pochi proseliti al di fuori degli stessi ebrei).

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Così risponde invece Federico Sangalli:

Clemente era sposato con Domitilla la Giovane, sorella di Tito. Dopo di lui vi sarebbero i suoi due figli maggiori (ne ebbe 7) che in HL furono adottati come eredi da Domiziano (bella faccia tosta. visto che ne avrebbe poi ucciso padre e zio) con i nuovi nomi di Vespasiano e Domiziano, che in questa TL potrebbero essere Vespasiano e Tito Flavio. Ragione per cui dovremmo avere (date a caso e puramente indicative):

Vespasiano I 69-79
Tito I 79-81
Sabino (o Tito II) 81-92
Clemente (o Tito III) 92-98
Vespasiano II 98-119
Tito II (o IV) 119-129

Loro sono quelli certi e confermati, dopodichè la successione vedrebbe interessati i Flavi Tiziani, discendenti di uno dei figli di Clemente. Di essi vi farebbero sicuramente parte Tito Flavio Tiziano il Vecchio (governatore d'Egitto tra il 124 ed il 133) e Tito Flavio Tiaziano il Giovane (governatore tra il 164 ed il 167), Tito Flavio Claudio Sulpiciano (console nel 170 e proconsole d'Asia nel 186, condannato a morte da Settimio Severo nel 197), Tito Flavio Tiziano (procuratore di Alessandria sotto Caracalla, condannato a morte nel 216), Flavia Tiziana (moglie dell'Imperatore Pertinace) e infine Tito Flavio Tiziano Postumo (console nel 301). Quindi seguirebbero:

Tiziano I 129-153
Tiziano II 153-175
Sulpiciano 175-205
Tiziano III 205-224
Pertinace il Giovane 224-250
Pertinace II (fittizio) 250-289
Tiziano IV Postumo 289-320

 Traiano divenne generale grazie alle guerre lanciate contro Daci e Germani da quello schizzato di Domiziano e fu sempre lui a nominarlo governatore della Germania nel 96, cosicché non sarebbe ancora nella posizione adatta per impossessarsi del potere. Se Vespasiano II é furbo manda Traiano contro i Parti così da levarselo dai piedi e magari saccheggiare pure Ctesifonte e Media con Plinio il Giovane per ridare potere al Senato, se no la Storia ritorna sui suoi binari. Se per caso la Dinastia Flavia sopravvivesse mi immagino bene un Adriano, un Antonino Pio ed un Marco Aurelio intenti a duettare di filosofia e letteratura presso la corte imperiale, dotti studiosi del sapere. Commodo lo mandiamo nell'arena ma per davvero, mica con gli animali feriti e gli uomini zoppi e stanchi. Settimio Severo era molto amico di Pertinace padre, potrebbe garantire alla sua famiglia una posizione di potere durante i loro regni. Aureliano senz'altro un generale (che non viene assassinato). Tuttavia la questione religiosa di avere un imperatore cristiano già nel I Secolo é scottante: un Editto sulla Libertà di Culto é il minimo ma come reagirebbe il Senato, perlopiù pagano? Fermo restando che se fossero in grado di mantenersi al potere perlomeno l'apparato statale finirebbe per convertirsi, analogamente con quanto accaduto con Costantino.

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Per finire, ecco quest'altra interessante proposta di Mattiopolis:

Nel 97-98 dopo Cristo, una spedizione cinese di 70.000 uomini comandata dal generale Ban Chao e comprendente l' ambasciatore militare Gan Ying attraversò il regno partico accompagnata da delle guide, nella speranza di raggiungere una favolosa terra nell' estremo Occidente chiamata Taqin Guo, e stabilire rapporti con il suo leader, data la sua posizione ad un estremo della Via della Seta, in cui i cinesi erano l'altro estremo: Taqin Guo, in altre parole, è l'Impero Romano.

Ma le guide partiche, accortesi di ciò che gli inviati del Celeste Impero volevano fare, li fecero desistere descrivendo chissà quali pericoli, mentre erano a pochi chilometri da Antiochia. Infatti i Parti accumulavano fortune sui dazi imposti ai mercanti che viaggiavano per il loro territorio, ed un rapporto diretto tra Roma e la Cina avrebbe sfavorito i loro affari.

Ma se le guide non si accorgono di nulla, magari perchè i cinesi spacciano il loro viaggio come banale esplorazione di terre sconosciute? I cinesi riescono ad ottenere udienza dall'imperatore, e i due stati, troppo lontani per costituire un reciproco pericolo, allacciano rapporti commerciali, magari evitando la mediazione partica facendo procedere le carovane nelle steppe dell'Asia e della Russia invece che del Medio Oriente, o via mare.

Col passare del tempo, si aggiungono gli scambi culturali: le opere dei filosofi greci e le tattiche belliche romane raggiungono l'Oriente, mentre il pensiero di Confucio e quello di Buddha, e magari anche la polvere da sparo, raggiungono Roma.

Questo potrebbe avere conseguenze enormi: Confucio e Buddha vengono riconosciuti come saggi al pari di Platone ed Aristotele, e dato che buddismo e confucianesimo sono rispettivamente tolleranti nei confronti delle altre religioni e adatti all'esercizio del potere, queste filosofie potrebbero trovare spazio sia tra il popolino che tra l'aristocrazia, e magari Costantino si convertirà al Buddismo anziché al Cristianesimo, cambiando per sempre la storia religiosa d'Europa.

Se i Romani riescono ad utilizzare la polvere da sparo a scopi bellici, magari riempiendo della suddetta polvere le palle di cannone o i proiettili per le fionde, potrebbero avere un grande vantaggio negli scontri, riuscendo a tener testa alle orde barbare almeno quel tanto che basta per permettere la sopravvivenza dell' Impero in Europa, anche se credo che saranno inevitabili divisioni all'interno dello Stato e balcanizzazioni varie.

Forse l' Impero si vedrà ridotto alla sola Italia più isole e Provenza, mentre l'Oriente e le aree periferiche daranno vita a regni "latini" indipendenti, che vedranno la loro cultura fondersi con quella dei popoli germanici, slavi e celtici, sempre però tenendo una pesante eredità romana... il tedesco e l'inglese potrebbero essere lingue neolatine influenzate da quelle dei popoli teutonici così come il rumeno è influenzato dallo slavo.

E la Cina? Forse da Roma erediterà le grandi opere come gli acquedotti, qualche divinità, il teatro (che vivrà una seconda giovinezza in Oriente, dato che dopo Terenzio i cives si rivolsero a passatempi più "plebei"), le filosofie più stoicheggianti, e magari anche il Cristianesimo, che potrebbe venire assorbito nelle varie credenze cinesi. Se poi i due imperi si mettono d'accordo per spazzare via i Parti o chiunque governi la Persia, allora...

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Voi che ne dite? Per partecipare alla discussione, scriveteci a questo indirizzo.


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