di Rubrus
POD: Annibale non si ferma a Capua ma marcia su Roma e la rade al suolo. Roma esce dalla storia per sempre.
I successi del condottiero cartaginese impauriscono il Senato punico che teme l’instaurarsi di una dittatura barcide in Europa. Ad Annibale viene impedito di tornare a Cartagine. Lo stato barcide, tuttavia, non vede mai la luce. Mentre Annibale, isolato in Italia, parte per l’Oriente in cerca di appoggi, l’esercito, decimato, non riesce ad impedire alle popolazioni liberate dal giogo romano di sollevarsi. Le popolazioni dell’Italia preromana riconquistano l’indipendenza e molti territori si costituiscono in regni autonomi.
Annibale muore in Oriente, forse assassinato, mentre Cartagine perde parte delle terre conquistate: nel Nord Italia e nella Gallia meridionale si formano regni celtici, mentre nell’Italia centro - meridionale si consolida la potenza sannita. Cartagine riesce a mantenere il controllo sulle isole, su gran parte delle coste europee del mediterraneo e sulla Spagna meridionale.
L’impero cartaginese, tuttavia, è più frammentato e meno bellicoso di quello che Roma fonderà nella nostra timeline e la sua espansione è commerciale e marittima piuttosto che militare. Anche se Cartagine fonda colonie su tutte le coste dell’Europa occidentale ed atlantica, giungendo fino in Britannia, nelle Azzorre e sulle sponde del golfo di Guinea, la città punica non riesce ad imporre il proprio dominio sui regni ellenistici dell’Oriente mediterraneo e sull’Egitto. Nell’Europa continentale, invece, i regni celtici si sviluppano in modo costante, ma lento, minacciati dalle sempre più frequenti incursioni germaniche.
Agli inizi del I sec. a.C. Cimbri e Teutoni abbattono i regni formatisi nell’Italia settentrionale e peninsulare, invadono la penisola balcanica e si spingono fino alle frontiere della Macedonia, dove una lega ellenistica li ferma. Molte colonie cartaginesi vengono saccheggiate. Le Gallie sono un campo di battaglia.
Verso la metà dello stesso secolo, Vercingetorige riesce a sconfiggere i Germani ed a creare un protostato celtico unitario in Francia. Poco dopo la sua morte, però, il suo effimero regno si sfalda e le tribù dell’Europa Centro – orientale riprendono la loro espansione, minacciando i domini cartaginesi della penisola iberica. Contemporaneamente, in Medio Oriente, i Parti premono sui regni ellenistici di Siria ed Anatolia. Cartagine cerca di compensare le perdite di terre e mercati espandendosi in Africa e sulle coste Atlantiche dell’Europa. Si vocifera di terre al di là del grande mare occidentale mentre si intensificano i contatti con l’India, ma le distanze sono eccessive.
Cleopatra conquista Tripolitania, Cirenaica e Palestina e stringe solide alleanze con quello che rimane dei regni di Siria e Macedonia. I confini occidentali dell’Egitto sono sicuri grazie ad un’efficace politica matrimoniale che Cartagine, suo malgrado, è costretta ad accettare. I Parti sono stati fermati mentre l’Egitto è di nuovo una grande potenza. Segue un periodo di pace, anche se gran parte dell’Europa è ripiombata nell’età del ferro e non conosce la scrittura.
Verso la fine del secolo e, poi, nei primi anni corrispondenti alla nostra era volgare, Paolo diffonde il messaggio cristiano in Oriente, disinteressandosi dell’Occidente imbarbarito, se si eccettuano i territori tuttora sotto il dominio cartaginese.
Anche se la nuova religione si diffonde pure nei domini punici, alla frammentazione politica corrisponde ben presto la frammentazione del nuovo credo, che perde ben presto i suoi tratti unitari per non più recuperarli. Iniziano i primi scontri tra le varie confessioni, che si lanciano accuse reciproche di eresia.
Negli anni corrispondenti al secondo / terzo secolo d.c. della nostra era riprendono le invasioni barbariche da Oriente. Questa volta Cartagine perde tutti i domini europei mentre la Grecia si salva a stento. Qualche decennio più tardi si afferma, in medio oriente, il regno palmireno sotto la guida della regina Zenobia. Cartagine è ridotta ai suoi domini nordafricani.
Nel secolo successivo i Goti e gli altri popoli germanici travolgono quel che rimane dello Stato cartaginese, dell’Egitto (preda ambitissima) e dei regni ellenistici del medio oriente. L’impero cartaginese e gli altri imperi dell’antichità cessano di esistere. L’Europa continentale è unificata dagli Unni, ma il loro dominio è di breve durata.
Con circa due secoli di anticipo rispetto a quanto accade nella nostra timeline, l’età antica ha termine.
Mentre i regni greco – barbarici e punico – barbarici iniziano un lento, incerto progresso e i credi cristiani prendono timidamente piede, l’Europa è quasi tutta selvaggia.
Nel settimo secolo gli Arabi escono dai confini della loro penisola portando con sé la nuova fede islamica. I loro eserciti abbattono facilmente i regni greco – barbarici e punico – barbarici. La penisola balcanica, quella iberica, quella italiana e la Francia meridionale si trasformano in domini islamici. Le fedi cristiane sopravvivono, tollerate dai nuovi dominatori, ma praticate da pochi individui.
Nell’ottavo e nel nono secolo Carlo Magno, Califfo dei Franchi, sottomette l’Europa continentale fino alla Vistola e parte dell’Inghilterra meridionale. Anche se, alla sua morte, l’Impero da lui creato si sfalda in tre regni governati dai suoi figli, l’Europa, unita dalla fede islamica, entra nella Storia.
E poi?
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di Falecius
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POD: Roma interviene in Africa durante la rivolta dei mercenari nel 239 a.C. Cartagine è presa, le altre città conquistate ed alcune distrutte, i mercenari ed i loro alleati libici sconfitti. La zona diventa un territorio sotto occupazione (così come la Sardegna e la Corsica, ed anche le Baleari).
Amilcare Barca si rifugia a Cadice, controllando l'area ad ovest di Iol sulla costa africana e fino all'Ebro su quella spagnola, dove riesce ad imporre una specie di monarchia e ad estendere il suo controllo sulle popolazioni maure ed iberiche dell'interno, sviluppando il commercio atlantico e preparando la riscossa; nel frattempo gli eserciti romani si impegnano, assoggettando dopo Tuscolo (l'ultima città indipendente d'Italia) i Sardi, i Corsi, i Libi, gli Elilmi, i Siculi, i Sicani, i Numidi, sconfiggendo gli Illiri. Nel 227 sono istituite le province di Africa, Sardinia et Corsica, Sicilia (con Malta).
Nel 225 tocca ai Galli, che vengono ripetutamente battuti (prima gli Insubri, poi i Boi, infine gli ex alleati Cenomani e Veneti). Nel 222 la pianura padana è romana e soggetta a colonizzazione viritim.
Nel frattempo Cadice prospera, estende la sua potenza su gran parte della Spagna, fonda colonie sulle coste mauritane fino al Golfo di Agadir, commercia con Gallia, Britannia, isole Fortunate e Nigrizia, diventa sempre più potente il figlio e successore di Amilcare, Annibale Barca, vincitore dei Lusitani e degli Arevaci, che porta le frontiere al Tago e ai monti iberici, ed infine all'Ebro.
Tuttavia, la potenza navale romana nel Mediterraneo è schiacciante.
Nel 218, con l'attacco di Annibale alla città filoromana di Sagunto, inizia la nuova guerra. Il condottiero punico decide di lanciare un attacco su due fronti: da un lato, truppe dall'est attccheranno i Romani in Africa, nel tentativo di riprendere Cartagine, con l'aiuto del principe numida Siface, detronizzato dai Romani, sotto la guida di suo fratello Asdrubale. Dall'altro, Annbale stesso tenta di portare la guerra in Italia, dalla Spagna, attarverso i Pirenei e le Alpi. Sottomesse le città greche della Gallia meridionale, sconfigge i Romani sul Ticino, sul Trebbia e sul Trasimeno, e punta verso sud, per ricongiunersi alle armate d'Africa, ottenendo una straordinaria vittoria a Canne nel 216 Tuttavia, lo attende una sgradevole sorpresa: in Africa Asdrubale non riesce a sfondare, ed è sconfitto nel 214 a Theveste; Annibale resta isolato in Italia, mentre i consoli Quinto Fabio Massimo e Publio Cornelio Scipione conquistano rispettivamente la Gallia e la Mauritania. Siracusa, alleata di Annibale, è presa dai Romani nel 212. Nel 209, con l'Italia sempre più ostile (nonostante una vittoria in Calabria) e la Spagna minacciata dalle legioni di Scipione sbarcato a Gibilterra, Annibale è in una situazione disperata. Senza una flotta, non può rientrare in Africa o Spagna. Si ritira dunque, con le poche forze che gli restano, in Epiro, con l'aiuto del re di Macedonia Filippo, e da lì tenta di rientrare in Spagna attraverso l'Illiria, la Cisalpina (dove Roma non è riuscita a ristabilire il suo potere) e la Gallia. Nel 205 arriva infine a Numanzia, nel paese degli Arevaci, che trova in rivolta contro Cadice coll'aiuto romano; vince una battaglia, ma si affretta a procedere verso sud, saputo che tutta la costa spagnola è perduta e la stessa Cadice assediata, mentre i Lusitani hanno fatto anch'essi lega con Roma.
La battaglia decisiva si svolge presso Victoria Italica (Siviglia) così chiamata dai Romani dopo aver vinto lo scontro. Annibale e le su truppe si battono con valore ma sono annientati. Lui stesso, obbligato a fuggire, ripara nel nord della Spagna e da lì in Gallia, dove cerca di indurre i popoli locali a coalizzarsi contro Roma. Cadice viene distrutta, Roma annette le province di Mauritania, Hispania, Betica, Lusitania e Gallia Transalpina (che include solo la costa).
Nel 203, l'Occidente è quasi
pacificato, anche se la Gallia, le Spagne e la Mauritania richiedono ciascuna
una legione, ed altre due devono stazionare in Cisalpina. Il reclutamento per la
guerra contro Filippo risulta quindi difficile, e dopo un breve conflitto, Roma
accetta di ritirarsi dall'Epiro, che resta cliente della Repubblica.
Il 202 vede una nuova guerra illirica, che stavolta si conclude con una vittoria
totale: il paese tra i monti, il fiume Drin ed il Quarnaro diventa provincia nel
200, mentre il territorio degli Histri e dei Carni,fino al Carso, è unito alla
Cisalpina, presto seguito da quello dei Tridentini, dei Venosti e dei Camuni.
Nel 197 i Romani possono impegnare il grosso delle loro forze contro i Liguri,
mentre le truppe nelle Spagne avanzano, tribù dopo tribù, verso nordovest, e
quelle d'Africa combattono una dura guerra contro Massinissa, figlio di Siface,
che si ribella nelle regioni dell'Atlante. Trascurato resta il fronte di Gallia,
dove Roma si limita a sottomettere i Salluvii (guidati, alla fine, da Annibale,
che non riuscì ad evitare la sconfitta e morì con le armi in pugno).

La guerra numida viene condotta senza mezzi termini dopo la disfatta dei Liguri Statellati (nel 195). Massinissa cade in battaglia solo dopo più di dieci anni di fiera resistenza, che porta a Roma tutto il paese a nord dell'Atlante Sahariano e il paese dei Getuli Baniuri, alleati del numida.
Le guerre in Spagna procedono lentamente, con mezzi relativamente scarsi, mentre prosegue la colonizzazione della Cisalpina e popoli come i Salassi, i Leponzi, i Taurini, sono espropriati e sconfitti. Solo la definitiva sconfitta di Massinissa nel 184, permette di ridurre l'esercito d'Africa (arrivato a quattro delle sette e poi otto, legioni regolari) e dedicare risorse alla Spagna, all'Adriatico e alle Alpi. Le legioni diventano dieci nel 179, (una per provincia, due in Spagna e Cisalpina, nessuna nelle Baleari) permettendo una decisiva vittoria sui Vasconi e, l'anno seguente, i Gallaeci. Asturi e Cantabri cadranno sotto il dominio di Roma entro i dieci anni successivi, così come i popoli tra le Alpi ed il Rodano (compresi i Poenini sull'alto Rodano) nella provincia di Gallia, il cui confine con la Cisalpina è stabilito al Varo e a nord di questo al crinale alpino.
I Volci, principale popolo gallico tra il mare e le Cevennes, sono sottomessi nel 168, con l'intervento di ben tre legioni (una della cisalpina ed una della Spagna oltre a quella della Gallia).
Nello stesso anno, Roma ha a che fare con problemi nell'est. La vittoria sulla Macedonia di quaranta anni prima, si rivela inutile di fronte alle rinnovate velleità di re Perseo contro Eumene, re di Pergamo ed alleato di Roma, e le città greche, con cui la Repubblica ha stabilito relazioni amichevoli se non di alleanza.
Un esercito romano attraversa l'Epiro (ridotto a provincia, non fidandosi del re locale) ed invade la Macedonia. Perseo è catturato in battaglia nel 167, presso Pidna, e le forze del suo alleato Antioco di Siria abbandonano l'Europa.
Roma sceglie di ridurre a provincia (nel 165) anche la macedonia, inclusa la Tessaglia, e da essa dipendono le città greche. Eumene mantiene il suo regno (dove gli succederà Attalo) mentr ei Romani si impegnano in Tracia, annettendone alla provincia macedone la zona meridionale (a sud dei Rodopi) entro il 160. Nello stesso periodo la rivolta di Viriato in Lusitania e Hispania viene soffocata (durerà fino al 154), e vengono sottomessi gli Allobrogi (164-161). Roma invia importanti aiuti ai Maccabei contro la Siria, principale potenza rivale nel mediterraneo.
Nel 149 un certo Andrisco in Macedonia, si ribella a Roma proclamandosi re del paese ed erede di Perseo, e allo stesso tempo si rivoltano Corinto ed altre città greche. Andrisco ottiene appoggi in Epiro, Illiria e perfino tra i Traci ed i Dardani. Il console Scipione Emiliano agirà con severità estrema, annientando Andrisco (148) e distruggendo Corinto (146), riducendo la Grecia a provincia col nome di Achaia. Ripassa a Nord, sconfigge i Traci, respingendoli definitivamente a nord del Rodope, (144)e poi risale in Dardania, fino al Danubio, e fa anche di questa una provincia romana (142, si tratta della nostra Serbia). Tracia, Bitinia, Pergamo e Rodi sono clienti di Roma, e la Siria, che aveva aiutato i rivali di Roma, si trova sconfitta ed indebolita. Nel 140, i Parti sconfiggono i Siriani e conquistano il territorio ad est del Tigri.
Nel 140 Roma intraprende una serie di operazioni in Illiria, sulle Alpi e nella Gallia che terminano solo nel 134, con la conquista di Delminio e delle regioni vicine (la nuova provincia di Dalmatia, tra i Dinari, la Drina e la Sava) ed il consolidamento della frontiera in altre zone (il Norico è regno cliente, la Raetia fino al Reno subisce un crescente influsso romano, la provincia di Gallia è estesa e rafforzata).
Nel 133, il re di Pergamo, Attalo, muore lasciando a Roma il suo regno, ma a questo segue una guerra tra Roma e la Siria.
La prima guerra siriaca si conclude nel 122. Roma ottiene la provincia d'Asia, che oltre al regno di Pergamo comprende le isole Sporadi orientali (inclusa Rodi) la Licia, la Misia, la Frigia, la Pisidia, la Licaonia, l'Isauria, e la Panfilia, e la provincia di Cipro. In sostanza la maggior parte dell'Asia Minore, per non dire del rafforzamento del potere romano sulla Tracia.
I Seleucidi vengono estromessi del tutto dall'Anatolia, mentre i Parti avanzano in Mesopotamia, contrastati più dagli Armeni che dalla stessa Siria. Nella stessa epoca, Roma è sconvolta dai disordini del tribuno Tiberio Gracco, che, (dopo aver guadagnato prestigio in Asia con vittorie militari) tenta di proporre delle riforme sociali che saranno stroncate con la forza dal Senato, e, poco dopo (nel 117) da suo fratello Caio, anch'egli arrivato al tribunato della plebe.
Nel 116 riesce ad ottenere il mandato pluriennale per la sua carica, e fino al 112 la usa per dominare Roma, sotto il suo tribunato, segnato da conflitti, si ha l'estensione della cittadinanza a tutti gli Italici (compresi i Messinesi) e a parte dei Cisalpini, e sono fondate colonie in Africa, Betica, Sicilia, Sardegna, Illiria e Baleari (la Cisalpina era già area di intensissima colonizzazione), per un totale di undici insediamenti.
Nel 111, Caio non viene rieletto, e ne segue un anno di torbidi; nel corso degli scontri, lo stesso Gracco è assassinato; nel frattempo, l'avanzata dei Cimbri e dei Teutoni dal nord e l'accresciuta attività dei pirati basati a Creta, in Cirenaica ed in Cilicia minacciano Roma.
Il seguace di Gracco, Caio Mario, riesce ad ottenere il consolato nel 109 e a vederselo confermato fino al 98. Fino al 104, trascorrerà il mandato in Gallia, contro i Cimbri ed i Teutoni, che sconfigge ad Aquae Sextiae nel 106, per poi annettere (nel 105 e 104) la provincia Raetia, tra il Giura, il Reno e le Alpi. Nel 103 ritorna a Roma, nel 100 la Gallia Cisalpina è unita all'Italia e suoi abitanti ottengono la cittadinanza.
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Ed ora, la circostanziata proposta di Falecius:
Solo due volte, nella storia della Repubblica romana, il Senato ed i Comizi esitarono prima di scegliere la guerra: nel 264 e nel 202 a.C., rispettivamente prima di iniziare il confronto con Cartagine e la Macedonia. Nel 264 il Senato rifiutò di accogliere la richiesta di aiuto dei Mamertini contro Cartagine, rinviando la questione a comizi, che votarono la guerra. Ma se invece... evidentemente il Senato nutriva perplessità sulla possibilità della Repubblica di vincere Cartagine, o di proseguire l'espansione fuori d'Italia. Dunque, nel 264 la richiesta d'aiuto dei mamertini viene respinta, ed approvato invece l'invio di due armate consolari contro gli Apuani e i Friniati, in vista di una guerra risolutiva contro gli antichi nemici, i galli Boi ed Insubri. Gli Apuani appongono strenua resistenza, ma alla fine vengono annientati e deportati in Lucania ed Irpinia.
L'assegnazione di terre ai Liguri provoca una vasta rivolta che coinvolge Messapi, Picenti, Vestini, Marsi, Peligni, Caudini, Irpini, Dauni, Lucani, Bruzii, Falisci e Iapigi; nel 263, 262, 261, Roma impegna le sue forze nel distruggere le ultime resistenze del Sud; vaste aree agricole sono convertite alla colonizzazione viritana, aggiungendo 20.000 kmq all'Ager Romanus; interi popoli, come i Caudini i Falisci ed i Vestini, sono cancellati dalla faccia della Terra. Nel frattempo, un'armata proconsolare dal territorio Apuano attacca i Liguri Eleiati e Statellati, il cui paese è annesso e aperto alla colonizzazione romana nel 260. Nello stesso anno è il turno degli Ingauni, mentre le due armate consolari attaccano rispettivamente i Galli Boi e Taurini, nel tentativo di schiacciare a tenaglia gli Insubri. Scoppia dunque la terza guerra gallica, nel corso della quale gli Insubri ricevono l'aiuto dei Gaesati trasalpini.
La sconfitta di Taurini e Salassi ad opera del proconsole Attilio regolo, nel 259, taglia la Cisalpina dal resto del mondo gallico. Nel 258 gli insubri, attaccati da Romani, Veneti e Cenomani, si arrendono, Veneti e Cenomani ricevono la status di Latini e sul loro territorio vengono dedotte le colonie romane di Aquileia, Cremona e Brixia. Nel 256, i Boii, ridotti allo stremo, privati di quasi tutta la loro terra, con la maggior parte dei maschi adulti massacrata dalle legioni (tra cui i loro ex alleati Insubri), migrano in Pannonia, lasciando l'intera Emilia all'Ager Romanus. Seguono tre campagne (contro Cenomani ribelli, Gaesati e Tridentini, nel 255, Leponzii, Salassi, Poenini ed Orobii, nel 254, Carni, Euganei, Camuni, Pusterii e Venosti nel 253) per consolidare il possesso della pianura padana e della valli, dove gli alleati trovano nuova terra da colonizzare. Il processo si conclude nel 252, quando due armate consolari sono inviate rispettivamente contro la città greca di Nikeia, ridotta a municipium, e gli Histri, il cui paese è unito all'Ager di Aquileia.
Il 251 vede due campagne consolari, non però di conquista, ma di bottino. Vittime ne saranno i Raeti al di là delle Alpi ed i Giapidi del Quarnaro (in effetti, le isole di Veglia, Cherso, Lussino, Lissa e Lagosa passano a Roma). Viene stabilito dunque il confine della Terra Italia. Nel 250 viene consacrato il nuovo Pomerium, segnato dal Quarnaro, dal Carso, dalle Alpi e dal Var. Nello stesso anno due legioni saccheggiano il territorio dei Salluvii, Galli che minacciavano l'alleata di Roma, Marsiglia, ma non vi compiono conquiste.
Nel frattempo, Cartagine si trova coinvolta in una guerra contro Siracusa, e malgrado l'aiuto prestato a Gerone dalla lega Achea, nel 249 tutta la Sicilia passa sotto controllo cartaginese, grazie soprattutto all'abilità del generale Amilcare Barca, che in seguito deventa governatore della Sardegnae della Corsica, conquistandosi buoni rapporti con le popolazioni locali. Marsiglia resta l'ultima città greca indipendente nel mediterraneo occidentale.
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Anche Perchè no? ha le sue idee in proposito:
Un piccolo tributo a Polibio, che stavo leggendo ieri sera. Durante la prima guerra punica la spedizione romana in Africa non fallisce. Nel 255 a.C. Marco Attilio Regolo é quasi sotto le mura di Cartagine e propone una pace che il senato punico avrebbe potuto accettare se Regolo non fosse stato troppo duro, ordinando brutalmente la dissoluzione pura e semplice dell’impero cartaginese e della sua flotta. Di fronte a questo orgoglioso Romano i Cartaginesi furono pronti a ricominciare la guerra con l’aiuto del mercenario lacedemone Santippo. Regolo fu sconfitto in campo aperto, catturato e poi giustiziato, e la Prima Guerra punica fu prolungata di 14 anni. Ma se Regolo esige meno dai Cartaginesi? La sua posizione di forza gli permette forse di ottenere tutta la Sicilia e la Sardegna, la distruzione della flotta punica e la liberazione senza riscatto dei prigionieri, senza però fare di Cartagine una città vassalla che paga il tributo. Una proposta probabilmente un po' troppo irenista; ma se le cose vanno proprio così?
Roma lascia delle truppe nel porto di Clypea che diventa una piazzaforte per impedire il riarmo punico. La Sicilia e la Sardegna diventano province, ma sopratutto Roma non é dissanguata da una lunga guerra e potrà rivolgersi prima contro nuovi nemici, i Galli in Cisalpina o anche in Transalpina (per aiutare Marsiglia), le coste illiriche, potrà anche diventare una vera potenza navale avendo guadagnato una grande fama ed esperienza senza le dure sconfitte che avrebbe subito nella nostra Timeline. Dal canto suo Cartagine può continuare a condurre una politica autonoma ma con rapporti tesi con Roma; per vendicarsi i Cartaginesi si lanciano nella conquista della Spagna e della Numidia prima che nella nostra Timeline ma con maggior successo, essendo meno rovinati da anni di guerra con i mercenari. Amilcare Barca non ha tempo di guadagnarsi una fama militare, e la sua famiglia non sorge come una grande dinastia di capi militari. Forse l’assenza di spese per una flotta di guerra potrebbe permettere a Cartagine di finanziare altre operazioni belliche o sviluppare suo commercio navale. Le due potenze potrebbero allora crescere assai più in forza e ricchezza. È possibile che in questo scenario l’odio tra i due popoli spinga infine a una seconda guerra punica?
Seconda ipotesi ben più radicale: Regolo mantiene le sue condizioni e Cartagine cerca in Santippo una soluzione all'occupazione romana. Santippo si permette di criticare la strategia dei generali cartaginesi e la motivazione del Senato: nella nostra Timeline Cartagine é abbastanza in pericolo per convincere i generali ad ascoltare le dure critiche sistemando i conti più tardi, ma nel nostro racconto il generale Aderbale non sopporta l’offesa e minaccia il Greco così violentemente, che quest’ultimo decide di rimbarcarsi verso il Peloponneso. Nella battaglia seguente i Cartaginesi usano ancora una volta i loro elefanti in maniera inefficace e vengono severamente sconfitti. Attilio Regolo é vincitore e poi, ricevendo truppe fresche con i nuovi consoli, può assediare Cartagine stessa. A Questo punto il senato punico acconsente a tutto. Cartagine é sottoposta a un tributo prima di diventare per forza una dei socii di Roma. La sconfitta le fa perdere tutto il suo impero che si sottomette a Roma o diventa indipendente per un po' prima di essere sconfitto dagli « argomenti » dei Romani. Attilio Regolo riceve a Roma il maggior trionfo mai organizzato e il cognome di Africano. Roma si espande in anticipo in tutto il Mediterraneo occidentale, e questo accelera ancor più il cammino verso l’egemonia. Avendo sconfitto Cartagine senza le tre durissime guerre puniche, Roma si svilupperà come spiegato prima, ma senza crisi all’interno della città, senza emorragia degli suoi cittadini e con rafforzata convinzione della sua forza.
Dal canto suo Cartagine é umiliata e sconfitta ma può ancora fare commerci, le sue navi continuano a renderla più ricca, la sua civiltà non sparisce del tutto e può avere un grande peso nella storia romana: nella guerra sociale Cartagine ritroverà temporaneamente la sua indipendenza e avrà un ruolo guida. L’Africa e la Spagna diventano lentamente delle zone punicofone di civiltà semitica o celto-semitica. Alla fine dell’impero romano, l’impero sarà diviso in tre potenze, l’Est greco (Costantinopoli), il Nord latino (Ravenna) e il Sud punico (Cartagine). So che ho inanellato numerose idee in poco spazio, c’é molto da dire o da correggere in queste immense ucronie: vi lascio questo piacere.
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Così gli risponde il solito Bhrghowidhon:
La conseguenza di più lunga durata sarebbe la sopravvivenza e addirittura l'espansione del punico. In realtà ciò è accaduto davvero: il punico si è mantenuto in ottime condizioni per secoli dopo la fine dell'Impero Cartaginese e fino al termine della fase romana è rimasto la principale lingua della regione; non solo, ha anche conosciuto un'espansione oltremare nelle Isole Canarie (*dopo* le Guerre Puniche), dove è rimasto fino alla colonizzazione europea. Poiché anche il latino è divenuto esclusivo (rispetto alle lingue preromane, escluso il basco) nella Penisola Iberica solo in epoca visigotica, il necessario punto di svolta sarebbe da porre in tale periodo e a Nord dello Stretto di Gibilterra, in modo da avere un Regno Romano-Punico succeduto all'Impero d'Occidente ed esteso anche ad almeno parte della Penisola Iberica, in ogni caso con una Chiesa Nazionale Cattolico-Ortodossa non Romana (magari deformando in senso episcopalista la tradizione ciprianea) e per definizione di lingua liturgica neopunica. Non ci sarebbe alcunché di strano se accadesse con i Vandali, nell'ipotesi che anch'essi - come sul lungo periodo i Visigoti e i Longobardi - abbandonassero la Confessione Ariana.
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Ma ecco un'altra trovata di Basileus TFT:
Mi sono chiesto cosa sarebbe successo nel caso Cartagine non avesse assediato Sagunto, annullando la seconda e la terza guerra punica. Roma e Cartagine vivono come due entità separate, rivali ed indipendenti, un po' come saranno Bisanzio e la Persia diversi secoli dopo.
Questa è la possibile cartina dell'Ucronia alla morte di Traiano: in verde Cartagine, in Rosso Roma. Voi che ne pensate?
dDuck propone di correggere il tiro:
Io vedrei la Spagna tutta romana.Poi i cartaginesi si espandono nell'Atlantico, e prendono il posto dei portoghesi della nostra Timeline. Il Brasile diviene di lingua punica, con la statua colossale di Baal al posto di quella di Cristo a Rio. L'america è divisa tra un'America anglosassone, una latina e una punica. Immaginiamo un Samba, una Lambada, la musica brasileira in lingua punica...
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E il Marziano aggiunge:
Bella idea; solo, credo che Sardegna, Corsica e la punta occidentale della Sicilia (e forse anche qualche più o meno grande area di Creta e/o Cipro), sarebbero rimaste cartaginesi.
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Anche Lord Wilmore vuole dire la sua:
E se Siracusa, sconfitta sia dai Romani sia dai Punici, fosse tagliata in due dal "Muro di Siracusa"?
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