L'Egitto Eterno  

di Perchè No?


Stupisce come la civiltà egiziana sia sopravvissuta fino ai nostri giorni, come ha fatto la civiltà cinese. Il momento critico si svolge durante il Quarto Periodo Intermedio. L’impero barbaro dei Persiani é stato espulso dalla Terra Santa d’Egitto nell’anno 4 del faraone Dario Codomano, dal famoso conquistatore macedone Alessandro il grande. Quest’ultimo, un uomo pio e degno dell’Egitto, sacrificò al dio Apis e venne riconosciuto come legittimo faraone, e poco dopo fu riconosciuto dal dio Ammone come suo vero figlio. Ancora oggi Alessandro é venerato in Egitto come un salvatore e un essere sopranaturale, l’eletto di Ammone, anche se non si sa perché il dio non ha scelto un Egiziano come nelle dinastie precedenti per liberare la terra d’Egitto: forse gli déi volevano che la loro terra si aprisse al mondo. Però il dio Alessandro morì lontano dalla sua terra lasciando l’Egitto senza eredi, cosi il Kemet cadde nelle mani di un avventuriero senza onore, generale del faraone, Tolomeo I il Furbo (amava chiamare se stesso Sotere, « Salvatore »).

Fu il primo esponente della malvagia e corrotta dinastia Lagide, che ha saccheggiato la terra degli Dei, governando dalla città empia di Alessandria, la città del dio Alessandro corrotta da questi sovrani eretici. Il popolo d’Egitto soffriva sotto la guida ferrea degli stranieri, i templi erano abbandonati, i preti disprezzati, l’antico ordine di Maât distrutto per far posto a déi stranieri. Però gli Dei non potevano tollerare tutto questo: dopo che il popolo d’Egitto aveva sofferto per la sua rigenerazione, essi inviarono un salvatore, il glorioso Amenardis, figlio di Hor. Sotto il regno dell’empio Tolomeo IV il Debole, lo stato del paese era tale che un re straniero, il barbaro Antioco, ne approfittò per conquistare le nostre province di Siria. Tolomeo IV non aveva più soldi per aver distribuito tutto ai codardi della sua corte, il suo esercito non era sufficiente contro le mille nazioni dei Barbari, e dunque chiese con umiltà agli Egiziani di difendere il loro paese. Questi eroi accettarono senza esitazione, anche se servivano un re straniero. In gran segreto furono allenati nelle tecniche di guerra moderna, armati e organizzati; per la sua forza e la sua intelligenza, Amenardis fu distinto come capitano. Nell’anno 5 di Tolomeo IV il re Antioco fu vinto a Raphia grazie all’eroismo dell’esercito egiziano. Antioco firmò la pace, però il furbo Tolomeo IV e suoi Greci, gelosi dalla gloria dei soldati egiziani, sciolsero i reparti salvatori, e l'eroe Amenardis dovette fuggire nelle oasi per non essere arrestato. Nella terra d’Egitto nulla cambiò, il popolo era oppresso, i Greci rubavano tutto.

Amenardis raggruppò a poco a poco i suoi compagni e nell’anno 4 di Tolomeo V (200 a.C.) scoppiò la Grande Ribellione. Amenardis II e i suoi riuscirono a liberare il paese della città santa di Uaset (Tebe) e Ammone riconobbe il liberatore come suo eletto, il quale diventòa il primo faraone egiziano da tempi benedetti di Nectanebo II. Amenardis riportò l’Alto Egitto nel suo antico ordine sottoposto alla volontà della Maât, creando un vero esercito moderno. Il Nord rimase occupato ma pronto a ribellarsi, Amenardis II dovette aspettare per far sì che gli Egiziani fossero pronti a riconquistare loro libertà. Si alleò anche con le tribù nubiane rimaste fedeli al ricordo dell’impero egiziano, e firmò un’alleanza con il re di Kush a Napata.

Lo statu quo andò avanti fino all’anno 14 di Amenardis II, quando il barbaro Tolomeo V, sempre tiranno del Nord, provò a riconquistare il Sud con l’aiuto di Antioco e di tutte le nazioni (anche la lontanissima Roma con il suo appoggio in denaro). Alla testa di un esercito di Greci si portò verso Sud distruggendo tutto sul suo passaggio. La battaglia si svolse preso la città di Ermopoli, città del dio Djehouty (Thot). Amenardis con i suoi egiziani, le tribù nubiane e il re di Kush accettò la battaglia, affidandosi ai veterani di Raphia. Prima di partire un segno divino mostrò il suo favore: uno gruppo di preti ritrova per caso la tomba dove sono stati radunati con grandi tesori tutti i grandi faraoni dell’impero: Ramesse II, Tuthmosi III e anche il liberatore Ahmosis! Un segno chiaro della rigenerazione dei tempi. Però la battaglia fu durissima e, allorché il campo regio stava per essere preso dai mercenari, il re invocò suo padre Ammone e il Grande Horo. Gli déi lo ascoltarono e accordarono un po' della loro forza al faraone, la sua pelle divenne come l’oro e respinse le frecce, il suo braccio divino si abbassò ed uccise in un sol colpo cento nemici. Sul suo carro inseguì le falangi nemiche, i Greci terrorizzati dal suo splendore divino fuggirono davanti a lui, e Tolomeo V stesso fuggì e si prese la lancia del re nella schiena. La sua morte segnò la vittoria dell’Egitto. L’esercito nemico fuggì e lasciò l’intero Egitto in ribellione, pronto a darsi ad Amenardis II.

Ad Alessandria alcuni cortigiani codardi misero il bambino Tolomeo VI sul trono e chiamarono in soccorso il re Antioco che invase il paese da Nord. Però la Grande Liberazione proseguì, Amenardis II prese Menfi e Saïs (dove onorò la memoria del faraone Amasis). Antioco disprezzò il valore dell’esercito egiziano, ma Amenardis II ricevette un’ambasciata segreta dei Romani che, pieni di malizia, gli proposero in caso di vittoria alleanza e amicizia. La battaglia decisiva ebbe luogo attorno a Alessandria dove Antioco si era trincerato. La battaglia ebbe esito abbastanza incerto e Antioco accettò di incontrare Amenardis II, per dirgli che non lascerà mai cadere Alessandria, perla dei Greci, in mani barbariche. Il re, generoso, gli rispose : « A noi non importa nulla di questa città empia, non é neanche in Egitto, non é in nessun paese, se la vuoi prendila, ma lascia a noi la terra santa d’Egitto », Un ambasciatore romano si mostrò favorevole a un accordo e la pace fu firmata. Antioco conservò per sé Alessandria e Pelusio, il resto dell’Egitto fu riconosciuto come possesso di Amenardis II, Tolomeo VI fu ucciso discretamente.

Cosi rinacque l’impero egiziano. Amenardis II regnò 50 anni e respinse Antioco IV Epifane, e riprendendo Alessandria che verrà distrutta fino alle fondazioni. Respinse anche il re di Kush e prese Napata, creando il regno vassallo di Meroe). I suoi successori riuscirono a respingere la fame di conquista e terre dei Romani, fondandosi sui precetti della religione dei loro antenati. Il re Psammetico VII ebbe una posizione neutrale nelle guerre civili romane ma si alleò con Augusto, firmando uno trattato di stretta alleanza. Amasis III con l’appoggio di Ebrei, Nubiani e diversi popoli oppressi da Roma riuscì a respingere il tirannico Nerone. La dinastia finì poco dopo con Amenardis IV in battaglia contro Traiano, ma l’Egitto indipendente rinacque come sempre con la liberazione da parte di Hor III (XXXII dinastia), con l’appoggio dei cristiani perseguitati da Caracalla. Il peso della nuova dinastia crebbe nel paese, la Bibbia e i Vangeli furono tradotti in geroglifici (il loro studio fu reso obbligatorio per volontà del Stato), cosi nell’anno 17 del regno di Iossef I il cristianesimo divenne religione di Stato e il tempio di Karnak diventa il palazzo del patriarcato di Tebe (contemporaneamente a Costantino I, alleato di Iossef).

Così passarono le dinastie e gli imperi, con fasi di occupazione, di divisione e di liberazione; la storia d’Egitto é ciclica ma la nostra civiltà permane intatta, sempre in rinascimento, guardando tutti questi paesi bambini crescere e crollare senza mai imparare niente: abbiamo rispetto solo per i Cinesi, che hanno una filosofia e una concezione del mondo assai simile alla nostra. L’Egitto é come le piramidi: il tempo ha paura di esse, e la morte non si avvicina a loro. Questo ha scritto Sethi, lo scriba storico, ai suoi amici italiani da Menfi, anno 26 del faraone Hosni I (XLI dinastia): scusate per gli errori, ma non é mai facile tradurre dai geroglifici nell’alfabeto latino...

Perchè No?

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Segue a ruota l'idea di Daniele Fabbro:

POD: Sparta ottiene, al termine della Guerra del Peloponneso, il controllo della Grecia, tuttavia in Macedonia, Re Filippo II muore in una delle tante campagne compiute ufficialmente per “difendere la grecità”. Di conseguenza non abbiamo né il primo conquistatore della Grecia né Alessandro il Grande conquistatore della Persia. La Grecia è salva ed Atene, dopo aver ricostruito il suo “impero”, lo consolida in maniera più durevole, costituendo finalmente un vero e proprio governo centralizzato. Dall’altra “parte”, Sparta ed alleati rinfocolano il loro odio nei confronti di Atene, ma questa volta la situazione è differente. Sparta e la Lega Peloponnesiaca questa volta intendono costituire un vero ostacolo per Atene ed iniziano una guerra di espansione per compensare l’imperialismo ateniese nel bacino del Mediterraneo e nel bacino del Mar Nero (a scapito di molte città-stato greche e molti barbari). Sparta si espande a nord occupando gran parte della penisola Balcanica, ottiene l’aiuto di Siracusa in cambio (forse mediante una sorta di spartizione delle sfere d’influenza?) del controllo della Sicilia. Per questo Sparta si impegna a supportare Siracusa sul suolo siciliano contro le truppe cartaginesi che non ottengono così il controllo dell’isola.

Roma trovandosi di fronte una situazione troppo complessa e con un Impero Persiano (che a sua volta si è espanso oltre l’Egitto e a nord del Caucaso) e la Repubblica Cartaginese ancora forti, decide per un’espansione prima in Hispania e successivamente a nord, verso la Gallia (anticipando Cesare) e poi in Britannia e Germania, la Repubblica Romana è quindi ancora integra e potente, molto vasta e stabile, quando Cesare sorge sulla scena politica, mentre alcune casate romane di alto lignaggio ambiscono a posizioni chiave in altre nazioni come la Lega Peloponnesiaca per i Valerii o l’Impero Ateniese per i Scipioni.

Con le tensioni crescenti tra Sparta ed Atene, la presenza di valorose famiglie patrizie a sostenerle con le loro vaste clientele e regni ed imperi non formalmente schierati tra le due alleanze, come si evolverà la storia del mondo europeo e globale?

Ed ecco ora un'altra idea di Perchè No:

Nel 217 la battaglia di Rafia, vinta da Tolomeo IV nei confronti di Antioco III, ebbe uno spiacevole effetto collaterale per i Lagidi. I soldati e gli ufficiali egiziani, ritenendosi decisivi per la vittoria, non solo incominciarono a protestare contro il fiscalismo alessandrino, ma addirittura si ribellarono in massa, creando un regno secessionista a Tebe che durò sino al 185, con due dinasti Herwennefer e Anchwennefer.

Ma se la secessione del sud dell'Egitto diviene permanente, magari alleandosi con romani e spacciandosi come regno satellite? È possibile allora che il regno tebano si mantenga in piedi, ma si deve pensare che tutte le dinastie indigene egiziane hanno avuto l'obiettivo di regnare su tutto l'Egitto. Da uno momento all'altro questi dinasti avrebbero provato a riconquistare il Delta (forse lasciando Alessandria).

Mi pare anche che l'importanza dell'Egitto per il suo grano provocherebbe lo stesso le ambizioni romane. Dunque il regno tebano deve essere limitato tra la fine del III secolo e la fine del I secolo a.C. (o al più all'epoca di Augusto).

Pare anche che questo regno sarebbe fortemente fondato sull'autorità religiosa dei sacerdoti. Erano rimasti l'unica autorità indigena con cui i Greci avevano relazioni. In quest'epoca lo sviluppo della religione egiziana porta a una sorta di enoteismo di Osiride e Iside. Si deve dunque prevedere lo sviluppo del centro religioso di Abido e forse un maggior grande sviluppo filosofico delle antiche religioni egiziane (forse si potrebbe immaginare la nascita di uno culto unico misto, fatto di filosofie greche e di fanatismo egiziano). Le conseguenze religiose mi sembrano dunque importanti.

Si deve anche pensare alla possibilità che l'esistenza di una dinastia indipendente all'epoca ellenistica incoraggi le ribellioni all'epoca imperiale. Potremmo avere delle dinastie secessioniste di breve durata soprattutto durante il III secolo d.C. (e forse una sorta di diaspora nel II secolo come avvenuto agli Ebrei). Sulla possibilità di un regno satellite e delle conseguenze per l'espansione verso Sud lascio la parola a voi.

Mi sembra interessante pensare alle conseguenze a lungo termine quando la zona sarebbe stata cristianizzata. questa tradizione di ribellione potrebbe rinascere durante la crisi monofisita, e forse l'Egitto sorgerebbe come impero rivale di Bisanzio?

Si potrebbe pensare:

a) Intorno al primo secolo a.C. una sua sottomissione ad Za Haqala di Axum per difesa contro i romani (sempre se si adotta la cronologia alta o bassa... Nel secondo caso, si deve ipotizzare o la sua sottimissione a qualche entità statale pre axumita o la sopravvivenza del regno sino a Domiziano)

b) Dato il sincretismo tolemaico che aveva portato a Serapide è possibile anche una deriva antiellenica e "fondamentalista" dei tebani

c) Bellissima l'idea di missionari osiriaci per l'Africa!

d) Axum-Tebe con il baricentro spostato più a Nord e monofisizzato potrebbe svolgere un ruolo analogo a quello dei Sasanidi. In questo caso, con la conquista dell'Egitto e l'alleanza con Vandali, le ambizioni di Giustiniano potrebbero essere orientati verso la Mesopotamia.

Poi si deve pensare che l'alfabeto greco in queste condizioni non prenderebbe mai il posto del demotico per scrivere la lingua faraonica.

I geroglifici senza dubbio cadrebbero in disuso anche se, in questo ambiente di cultura egiziana sempre rinascente, pochi specialisti sarebbero rimasti. Quale sarebbero le conseguenze se l'insieme della cultura egiziana, della sua storia, delle sue scienze conservate nel sapere umano fosse tradotto e pubblicato durante il Medioveo? Certo che Champollion dovrebbe allora interessarsi ad altre lingue (forse diventerebbe il traduttore del cuneiforme, o del Lineare B). Si potrebbe pensare quanto segue:

1) Un rilancio del geroglifico "classico" per i monumenti di rappresentanza, come legittimazione ed idea di continuità con l'egitto faraonico (in analogia a quanto fanno i Lagidi)

2) Una demotizzazione dell'Africa... Ossia l'adozione del demotico come modello base di scritture locali?

Inoltre stavo riflettendo se far convergere in un'unica Timeline gli eventi della migrazione bantù con i neotebani, vista la convergenza degli effetti.

Tra l'altro il verificarsi di un evento favorisce l'altro:

a) Uno stato neoegizio centrato su Tebe ed Axum favorisce l'acculturazione bantù
b) La presenza bantù rende più forte la potenza regionale africana, favorendo la sua espansione verso l'Arabia, i grandi Laghi ed il Mediterraneo.

Nell'ambiente tra regno neotebano e "bantuizzazione" lo stile architettonico, la pittura e i motivi a geroglifici potrebbero passare alle civiltà africane. I geroglifici col tempo sarebbero ridotti a motivi di decorazione sacra (che forse potrebbe essere ripreso in Occidente).

Ma quali sarebbero le conseguenze se le civiltà africane ereditano l'arte architettonica dell'Egitto, o almeno una forma bastarda simile all'arte di Meroe? sorgerebbero delle città africane attorno a grandi templi e piccole piramidi come a Meroe?

Mi chiedo anche (sempre mescolando la linea tebana e la linea bantù) cosa potrebbe succedere poi in Africa Orientale, quali i rapporti con l'Etiopia? Quali i rapporti con i porti e i mercanti arabi dell'Africa orientale durante il Medioevo e l'epoca moderna? Le conseguenze descritte potrebbero estendersi col tempo al resto delle etnie africane?

A proposito, sempre nell'ambito africano avevo lanciato un'idea dove Alessandro orienta le sue conquiste piuttosto in Africa che in Asia, per diversi motivi più o meno forzati. Ma l'obiettivo era lo stesso, fare entrare prima l'Africa nelle vicende storiche legate all'ambiente mediterraneo e poi europeo.

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