Una diversa guerra franco-prussiana


POD. Nella guerra Franco-Prussiana del 1870 l’Austria-Ungheria stava per schierarsi con i francesi per sconfiggere i prussiani che nel 1866 avevano strappato agli Asburgo il ruolo egemone negli stati tedeschi. Supponiamo che così avvenga.

Se ciò fosse accaduto possiamo a buon titolo immaginare che la guerra sarebbe stata vinta dai francesi e che, al termine di questa, la Prussia non si sarebbe trasformata in Impero Tedesco; l’Austria-Ungheria riacquista il suo ruolo guida negli stati germanici e la Prussia cade sotto l’orbita asburgica e non viceversa (come è accaduto nella HL).

La Francia resta una grandissima potenza e condivide il primato continentale con l’Austria-Ungheria. In questa situazione Roma non può essere annessa, e ciò alla lunga porta gli italiani ad odiare i francesi che impediscono la presa della città più importante della Penisola. La capitale è posta a Firenze e il Regno d’Italia si allea con l’Austria e la Prussia a formare un’alleanza che si contrappone al blocco degli stati satelliti della Francia (Spagna, Belgio e poi Russia).

La guerra mondiale scoppia verso il 1920 come risultato di un assalto italiano a Roma. Iil Trentino è ceduto insieme all’Istria dagli Asburgo agli italiani durante la prima guerra mondiale come condizione per entrare in guerra con l'Austria. L'Inghilterra rimane neutrale nello scontro perché spera che i contendenti si rovinino uno con l’altro, onde evitare che o Francia o Austria abbiano il controllo del continente. Alla fine la guerra viene vinta dai francesi perché dispongono di un impero coloniale. Gli Stati Uniti rimangono neutrali. L’Italia, privata anche di parte del Piemonte e della Sardegna, dopo la guerra si butta tra le braccia del Fascismo come l’Austria, mentre in Prussia e Russia nascono e si consolidano regimi comunisti. Nel dopoguerra nasce la Grande Alleanza tra Italia, Austria, Inghilterra e Stati Uniti che ha come unico obbiettivo quello di sconfiggere i francesi, che nel frattempo si sono annessi tutti i territori spagnoli. Nasce così nel 1935 il Grande Impero, che comprende tutte le colonie spagnole e francesi, più le colonie prussiane in Africa orientale. Le nazioni comuniste si uniscono nell’U.R.F.S. o Unione delle Repubbliche Federate Socialiste (cioè Prussia e qualche ducato tedesco del nord, Russia e repubbliche baltiche).

Il Giappone può attaccare la Cina come nella nostra linea temporale, ma qui è osteggiato fortemente dall’U.R.F.S. che vorrebbe una Cina comunista. Verso la fine degli anni ’40 scoppia di nuovo la guerra, ancora una volta causata da un attacco italiano su Roma, che era rimasta al Papa poiché la prima guerra mondiale gli italiani l’avevano persa. L’attacco massiccio che la Francia subisce sembra distruggerla, ma gli scienziati transalpini guidati dai coniugi Irene Curie e Fréderic Joliot scoprono in tempo come si costruisce un’arma atomica e la usano contro gli italiani a Torino. I francesi tuttavia non hanno che solo due altri prototipi, poi gran parte del loro impero è occupato dagli Alleati. Si giunge dunque all’Armistizio di Le Havre. Con questo trattato l’Italia occupa Roma ed acquisisce Nizza, la Savoia, la Corsica, le Balearie la Tunisia, ma anche l’Albania e la Grecia che avevano combattuto a fianco dei francesi. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna occupano la Polinesia, mentre l’Impero Asburgico occupa gli stati tedeschi del sud, tornati indipendenti dopo la Prima Guerra Mondiale, e parte dell’Alsazia-Lorena, oltre a Romania e Bulgaria, che si erano alleate con l'Impero Francese. Giappone e U.R.F.S. sono rimasti neutrali. La pace è umiliante per i francesi e determina un feroce Renvanscismo che dura ancora negli anni 2000.

In questo oggi Austria, Italia e Inghilterra sono legate da una stretta alleanza in chiave anti-francese; Italia e Austria sono nazioni governate da regimi fascisti, mentre la Gran Bretagna ha un’impostazione parlamentare di stampo autoritario e anticomunista. Queste tre nazioni sono potenze mondiali molto attive e per nulla subordinate agli Stati Uniti con cui sono alleate, ma non in maniera forte perché si guarda comunque con interesse ad un accordo con l’U.R.F.S. contro la Francia. L’Impero Ottomano sussiste ancora. L’U.R.F.S. a livello internazionale si contrappone sia al Giappone, con il quale si è spartita la Cina, sia con gli Stati Uniti. Buona parte dell’Africa come India e Oceania sono sotto il controllo britannico, come il sud e centro America sono una prerogativa degli Stati Uniti anche se in Argentina si è consolidato un regime fascista fedele all’Italia che prova ad espandersi in Cile. Il Giappone è un impero asiatico militarista ma non fascista, molto chiuso e disposto a qualunque alleanza pur di espandersi in qualche altra zona. In ogni caso la protagonista di tutti i giochi diplomatici è la Grande Francia guidata da Napoleone VI , discendente diretto di Napoleone III, che nonostante la sconfitta rimane la nazione più potente dal punto di vista economico e forse anche militare.

Giorgio Tebaldi

 

L'Europa "napoleonica" nel 2007 (cartina di Giorgio Tebaldi)

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Ed ora, un'altra ucronia di Francesco Dessolis:

Nel 1870 re Vittorio Emanuele era propenso a schierarsi con Napoleone III. Dopo la caduta di Napoleone Garibaldi addirittura combatté contro i tedeschi... ma se fosse successo il contrario? In fondo i francesi impedivano l'unione di Roma all'Italia, e Nizza era stata unita alla Francia con un dubbio plebiscito.

Immaginiamo che Bismarck convinca l'Italia, magari favorendo l'ascesa politica anticipata di Crispi, a schierarsi nettamente contro la Francia. Non solo occupando Roma ma anche favorendo l'invasione di un contingente di "volontari" di garibaldini a Nizza. Garibaldi potrebbe annullare il plebiscito del 1860 e indirne un altro con esito contrario.

Il trattato di pace costringerebbe la Francia a rinunciare a Nizza e alla Corsica (oltre a Alsazia e Lorena), ma i rapporti tra Italia e Francia sarebbero irrimediabilmente rovinati.

L'Italia aderirebbe immediatamente alla Triplice e forse sarebbe aiutata dalla Germania anche in Tunisia e Libia. Nel 1878 l'Italia forse otterrà parte dell'Albania. Forse poi la cederà all'Austria in cambio del Trentino...

A questo punto che farà l'Italia durante la Grande Guerra? Interverrà contro la Francia, o manterrà una furba neutralità fino al crollo dell'Austria?

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Gli risponde da maestro Bhrghowidhon:

Le annessioni sabaude degli anni 1859-1866 sono state tutte, direttamente o indirettamente, annessioni francesi: il Regno d'Italia era ed è rimasto non solo attraverso la fase apparentemente triplicistica (e nonostante la Tunisia), ma addirittura fino al 1943 (!) un Protettorato della Francia (dopodiché è stato ceduto agli Stati Uniti come indennizzo di guerra). Basta confrontare le legislazioni dei due Stati e verificare gli ESITI delle rispettive politiche diplomatiche (non, ovviamente, le schermaglie puramente formali) per rendersi conto che l'Italia apparteneva alla Francia tanto quanto, in precedenza, i Ducati Padani o la Toscana appartenevano all'Austria. In questo quadro diventano comprensibili anche i momenti di forzato cedimento francese, come il 1870 o il 1940 (l'annessione di Nizza durante la Seconda Guerra Mondiale non è stata certo una manifestazione di francofilia, ma l'occupazione del 1942 sì, in opposizione e in confronto alla poi verificatasi occupazione tedesca).

Un cambio di politica nel 1870 sarebbe stato quindi un rivolgimento totale della strategia sabauda e degli equilibrî europei, ma per essere operativo avrebbe dovuto superare la semplice Triplice Alleanza e anticipare invece la progettata Unione Mitteleuropea (che sin dal 1848 era stata pensata con estensione fino alla Sicilia). Colgo l'occasione anche per un'altra considerazione: che Nizza sia stata per cinque secoli sabauda e, anche (sebbene non solo) in conseguenza di ciò, sia stata caratterizzata da una graficizzazione - e ri-morfofonologizzazione - toscana dei cognomi (in quanto corollario della progressiva adozione del fiorentino d'esportazione come lingua alta) è un fatto incontrovertibile, come dovrebbe esserlo anche quello complementare che non solo la Savoia, ma anche la Valle d'Aosta hanno avuto invece PER LE STESSE RAGIONI DINASTICHE una francesizzazione sociolinguistica e onomastica delle locali varietà francoprovenzali.

A questo punto, normalmente si tende ad assumere una posizione equivoca: la Savoia non viene considerata "italiana", ma tutt'al più "sabauda" (tra virgolette perché altrimenti sembra una tautologia), la Val d'Aosta viene considerata "italiana" (oltre che ovviamente sabauda) perché è entrata a far parte del Regno d'Italia (prima di allora non ne aveva mai fatto parte), ma Nizza viene considerata bensì sabauda (come è vero), ma pure "italiana" per ragioni diverse e OPPOSTE (acroletto, antroponimia) a quelle della Val d'Aosta. Questa è una prima incoerenza.

Una seconda incoerenza riguarda il presunto confine nazionale. La Francia in senso stretto è la Francia settentrionale (escluso il Sud, provenzal-occitano e guascone), in senso lato è il Regno franco e poi francese fino al Reno e alle Alpi; l'Italia in senso stretto è la Penisola omonima, in senso lato è la Confederazione (Etrusco-)Romana e poi il Regno Longobardo con inclusione della Cisalpina (che propriamente è Gallia, non Italia). Le due accezioni in senso lato arrivano a 'giustificare' (si fa per dire) il confine costituito dallo spartiacque alpino, ammessa l'assenza di qualsiasi altro centro statale tra Francia e Italia; non funzionano, tuttavia, lungo la costa del Mediterraneo, dove il confine alpino semplicemente non c'è (provare a camminare a piedi: personalmente l'ho fatto molte volte).

Ricorrere al criterio linguistico, come si è preteso di fare (per cadere però sùbito in contraddizione), dovrebbe porre il punto intermedio in Lunigiana, non certo a Nizza. Tra provenzale e ligure, Monaco è la più ligure, Mentone la più provenzale (sia pure con un sostrato ligure), mentre Nizza è esattamente a metà (benché geograficamente sia all'estremo Ovest dell'anfizona). Tutto ciò, d'altronde, può servire per delimitare le due regioni (Provenza e Liguria), ma non certo due nazioni come Francia e Italia, perché la diversità tra provenzale e ligure è minore di quella tra provenzale e francese o tra ligure e toscano. Ognuno di questi Stati (Italia, Francia, anche la Spagna) è notoriamente diverso al proprio interno, allo stesso tempo ha anche qualcosa di comune a tutte (o quasi) le proprie componenti, ma il punto cruciale è che:

- tutto ciò che è comune all'intera Spagna è un insieme di caratteristiche che include anche il Portogallo;
- tutto ciò che è comune all'intera Francia è un insieme di caratteristiche che include sicuramente la Padania, probabilmente l'intera Cisalpina e la Catalogna;
- tutto ciò che è comune all'intera Italia (escluse le zone tedesche, slave, albanesi e greche) è un insieme di caratteristiche che include... tutte le altre 'Nazioni' romanze!

In pratica: Francia e Italia non sono nozioni comparabili. Lo sarebbero Francia e "Italia in senso stretto (= Penisola)", mentre "Italia in senso lato" significa Romània (con accento sulla /a/), cioè l'insieme di tutti i Paesi neolatini, eventualmente con - discutibile - eccezione della Romanìa (con accento sulla /i/)

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E Marco Busi aggiunge:

Beh, il problema è che già l'alleanza della terza guerra d'indipendenza fu più un caso che qualcosa di pianificato: le trattative furono condotte da diplomatici di basso livello, e fino a pochi giorni dall'inizio delle ostilità il governo italiano non era proprio certo di entrare in guerra a fianco della Prussia; inoltre la pessima figura delle nostre forze armate di certo non fece intendere al Cancelliere di Ferro che un'alleanza tra le due nazioni era qualcosa di benefico per la Prussia.

Se vogliamo dare una possibilità all'alleanza italo-prussiana l'esercito italiano deve dare una prova migliore durante la guerra del 1866, cosa molto fattibile perchè peggio è quasi impossibile. Visti gli inerenti problemi strutturali del regio esercito dovuto a motivi dottrinali e per la recente unificazioni l'unico punto su cui lavorare è la catena di comando, cioè il Re (oltre a starsene fuori dalla guerra e non prende il comando diretto delle forze) dà il comando delle forze italiana a La Marmora che da le dimissioni dal governo prima per studire meglio il piano di battaglia, è rende chiaro a tutti che è lui che da gli ordini ciò dovrebbe almeno rendere la condotta della guerra più semplice e lineare per l'Italia e magari. Certo anche se la guerra va meglio non ci si può aspettare molte più conquiste territoriali, primo era già stato deciso tutto a tavolino secondo Francia e Inghilterra non vedrebbero di buon occhio un eccessivo indebolimento dell'Austria-Ungheria in quanto destabilizzerebbe troppo l'equilibrio europeo, al massimo si potrà ottenere la provincia di Trento, ma non di più. La migliore prestazione italiana però mostrerebbe a Bismarck che come alleati gli italiani valgono perciò una sua richiesta di ripetere con la Francia il gioco appena finito non sarebbe assurda ed in questo caso i nostri cugini d'oltralpe sono messi molto male, inoltre anche se non sarà una pace umiliante è difficile che ci si limiti alla sola Nizza come richiesta ma anche la Savoia e forse la Corsica ma quest'ultima è poco probabile. Il problema è che quest'alleanza porterebbe sicuramente ad un riavvicinamento tra Vienna e Parigi per contrastarla ed in caso di guerra nel 1870, in cui oltre alla crisi Franco-Prussiana s'aggiungono il problema di Roma, la successione al trono spagnolo (offerto ad un Savoia), la voglia di rivincita Austriaca per l'umiliazione ricevuta, potremmo avere un conflitto a quattro tra una 'doppia intesa' di Francia ed Austria-Ungheria e le potenze centrali ante litteram di Italia e Prussia con Russia, Impero Ottomano e Gran Bretagna che guardano preoccupati cosa avviene e decido cosa è meglio per loro.

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Francesco Dessolis torna alla carica:

L'annessione anche del solo trentino al regno d'Italia, nel 1866, renderebbe molto più deboli le posizioni irredentistiche in Italia. Più probabile quindi un avvicinamento italiano a Germania e Austria, in funzione antifrancese.

Sono solo parzialmente d'accordo con Bhrghowidhon sulla soggezione italiana alla Francia nel XIX secolo. Fino al 1859 l'Austria comandava in rutta Italia, ad eccezione del Piemonte. Dal 1881 al 1914 tra Italia e Francia ci sono stati molto di più che "screzi". C'era però una soggezione "culturale" nella borghesia liberale italiana verso la Francia.. Solo in questi ultimi anni è stata soppiantata da quella americana.... naturalmente intentendo "cultura" in senso molto ampio, forse improprio per i prodotti commerciali USA!

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Al che Marco Busi risponde:

Il problema è che, vedendo un alleanza italo-Prussiana (poi Italo-Germanica) diventare qualcosa di stabile, come per esempio dopo una seconda guerra insieme, potrebbe essere l'Austria a cercare l'alleanza con la Francia in funzione anti-italiana, perciò se non partecipa a fianco della Francia alla guerra del 1870 magari non sentendosi pronta per un secondo round potremmo avere il continente diviso in due fazioni: Intesa con Francia, Austria-Ungheria, Russia e probabilmente Gran Bretagna; Potenze Centrali formate da Germania ed Italia, ora BFF (Best Friend Forever), e Impero Ottomano.

Se poi guardiamo attentamente i fatti accaduti, si può notare che se l'Austria è il nemico numero uno dell'Italia, la Francia occupa comodamente il secondo posto specialmente durante il governo Crispi, per non parlare dello "schiaffo di Tunisi", etc. etc. Però è vero che l'aristocrazia e parte dell'alta borghesia piemontese si sentiva sempre vicina alla Francia per motivi storici e culturali ma più passava il tempo e meno influenza questi avevano in generale.

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A questo punto ritorna in campo anche Bhrghowidhon:

Lasciamo stare le percezioni dell'élite e guardiamo alla concretezza geopolitica. L'imperialismo del Regno d'Italia mirava - oltre evidentemente allo spartiacque alpino e qualcosa in più (Engadina) - al Bacino dell'Adriatico e, grandiosamente, a tutti i territorî mediterranei dell'Impero Ottomano; queste erano le direttrici classiche da secoli (Repubbliche Marinare, Normanni &c.), a quel punto riunite in un unico blocco.

La politica francese era sovraordinata a tutto ciò, perseguendo l'unione di tutti i Paesi neolatini (America inclusa) e i loro imperi. Non dimentichiamo che, fino al XIX. secolo, le "Nazioni" erano rimaste quelle dell'Anno 1000: Latini, Germani, Slavi, Greci, egemonizzate rispettivamente dalla Francia, dall'Inghilterra (la stessa Gran Bretagna puntava alla Teutonic Connection tra Germania e Greater Britain = Impero Britannico + Stati Uniti d'America con tutte le Americhe, puntando più in là alla colonizzazione angloamericana della Cina e a quella tedesca della Russia) e dall'Impero Zarista (che ambiva a Costantinopoli capitale e ad annettere i quattro Imperi asiatici: Ottomano, Persiano, Indiano e Cinese).

Questo (il triplice iperimperialismo) era il motore ultimo; le disumane carneficine delle Guerre Mondiali non sono state una tragica conseguenza imprevista, ma il prezzo pagato consapevolmente per questi obiettivi fantapolitici.

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