La discussione parte da questa proposta di William Riker:
Nel 588 il re longobardo Autari respinge un attacco da parte dei Franchi e, per contrastarli meglio, cerca un'alleanza con i Bavari, nemici storici dei Franchi, fidanzandosi con la principessa Teodolinda. Nel 590 tuttavia il re franco Childeberto gioca d'anticipo, si accorda con i duchi longobardi di Bergamo, Treviso, Parma, Reggio Emilia e Piacenza, ed attacca i Longobardi che perdono tutta l'Emilia. Autari è costretto a trincerasi a Pavia, mentre Childeberto spezza in due il regno longobardo, occupando Verona ed infilandosi nella Valle dell'Adige fino a Trento. Tuttavia il caldo, le epidemie e un'esondazione dell'Adige che quasi travolge l'esercito franco consentono ad Autari di risollevarsi e di sconfiggere ad Asti re Childelberto che, provato e deluso, si accorda con lui e ripassa le Alpi. Ma che accade se Childeberto riesce a prendere Pavia e a trarre prigioniero Autari? Fine anticipata del regno longobardo (si mantengono indipendenti solo i ducati di Spoleto e di Benevento), e i bizantini riescono a mantenere molto più a lungo le loro posizioni nel centro d'Italia; il potere temporale dei Papi non sorge.
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Ed ecco il commento del grande *Bhrg'howidhHô(n-):
Sì, e si possono argomentare ulteriori conseguenze di grandissimo peso sui fenomeni di lunga durata.
E' pressoché sicuro che il confine linguistico tra retoromanzo e cisalpino non esisterebbe (la Lombardia e il Veneto sarebbero ladini); l'intera Cisalpina costituirebbe parte integrante del galloromanzo (verosimilmente a sua volta solcata dai confini interni di quest'ultimo; in particolare, il provenzale e il francoprovenzale sarebbero estesi fino alla Pianura Piemontese) e, soprattutto, la Linea Massa-Senigallia rappresenterebbe il più importante confine linguistico interno (tra galloromanzo e italoromanzo) della Romània. Inoltre, la lingua veicolare transalpina avrebbe vigore virtualmente incontrastato fino agli Appennini.
Tutto ciò è praticamente documentabile e non sussistono dubbî sulla sua inevitabilità. Verosimilmente si sarebbe avuta anche una differente dinamica macrosociolinguistica in Austria / Baviera: il ladino sarebbe rimasto la varietà principale di Salisburgo, Innsbruck e Coira e la colonizzazione tedesca della Slavia Alpina sarebbe stata 'sostituita' almeno in parte da un'espansione alpinoromanza.
Di per sé non ci sono motivi cogenti per ritenere che la Longobardia / Lombardia (non più rinominabile classicamente "Italia") non dovesse confluire nel Sacro Romano Impero della Nazione Germanica come nella Storia reale. Diventa invece quasi necessario che l'imperialismo francese dei secoli XVI.-XIX abbia la conquista del Bacino Padano come obiettivo non più solo principale, ma assolutamente prioritario e quindi lo consegua, anche precocemente (di sicuro tra l'inizio e la fine del XVIII secolo). In ogni caso, da Napoleone III la Francia includerebbe definitivamente i Dipartimenti cisalpini.
Molto più opinabile il profilo della Penisola: tra le molte possibilità, una delle più economiche è forse - specialmente in assenza dello sviluppo storico di uno Stato Pontificio - quella di una Monarchia di origine ispanonapoletana (eventualmente non borbonica, dato che la politica di equilibrio europeo avrebbe evitato a qualsiasi costo una presenza della Dinastia reale francese sul Trono di Spagna).
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Falecius vuole dire la sua:
Interessanti proposta e risposta. Le conseguenze sono importanti: i Bizantini potrebbero recuperare il controllo di tutta la Penisola? A questo punto forse Carlo Magno affermerebbe le sue pretese imperiali conquistandola (assieme forse alla Dalmazia), e la divisione dell'Impero alla sua morte come avverrebbe? (immagino linee su Alpi e Reno). Con un'area francese cisalpina, Lione potrebbe essere la capitale? E che effetti avrebbe la presenza normanna?
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Allora *Bhrg'howidhHô(n-) replica come lui solo sa fare:
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Phalaikeios:
I Bizantini potrebbero recuperare il controllo di tutta la Penisola?
*Bhrg'howidhHô(n-):
Sembra molto verosimile; in effetti i Principati sviluppatisi dal Ducato di Benevento sono realmente rientrati nella sfera di influenza bizantina (Basilio II) alla stessa stregua delle tradizionali dipendenze costituite dai Ducati di Gaeta, Napoli e Amalfi. Qui si tratterebbe di ipotizzare lo stesso per il Ducato di Spoleto, stretto tra quelli di Roma e Perugia e la Pentapoli.
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Phalaikeios:
A questo punto forse Carlo Magno affermerebbe le sue pretese imperiali conquistandola (assieme forse alla Dalmazia)
*Bhrg'howidhHô(n-):
Di sicuro, tale sarebbe stato il suo principale disegno geopolitico. Se ci allontaniamo il meno possibile dalle effettive congiunture della Storia reale, forse possiamo affermare che ci sarebbe riuscito, almeno provvisoriamente.
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Phalaikeios:
E la divisione dell'Impero alla sua morte come avverrebbe? (immagino linee su Alpi e Reno).
*Bhrg'howidhHô(n-):
Sembrerebbe, â posteriôrî, la soluzione più spontanea, ma fino ad allora le spartizioni erano avvenute tenendo in considerazione i soli confini delle Diocesi (nemmeno quelli delle Arcidiocesi, per non parlare dei grandi Ducati), quindi potremmo prendere in considerazione una frantumazione delle dipendenze cisalpine tra i varî eredi, a seconda delle Diocesi (per esempio: Milano a uno, Como a un altro, Pavia a un terzo, Genova di nuovo al primo e così via).
D'altra parte, sempre se ci teniamo stretti alle vicende della Storia reale ogni volta che è possibile, possiamo anche 'copiare e incollare' le divisioni realmente avvenute dopo Carlo Magno.
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Phalaikeios:
Con un'area francese cisalpina, Lione potrebbe essere la capitale?
*Bhrg'howidhHô(n-):
Effettivamente, anche nelle vicende reali, l'emersione di Parigi come centro della Francia avviene solo con i Capetingi; in precedenza, dal punto di vista linguistico il centro innovatore risulterebbe Orléans, anche se d'altra parte i Giuramenti di Strasburgo sembrano piuttosto riflettere il pittavino (benché la questione sia tuttora controversa, a quanto pare).
Molto probabilmente Lione sarebbe perlomeno una delle capitali; quali potessero essere eventuali altre omologhe dipende dal numero di divisioni (nel senso di "parti divise") dell'Impero che postuliamo. In assenza della tradizione longobarda dopo Ariberto I, è difficile che Pavia conservasse il primato: a questo punto diventerebbe quasi inevitabile un'egemonia milanese.
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Phalaikeios:
E che effetti avrebbe la presenza normanna?
*Bhrg'howidhHô(n-):
E' vero che le vicende dei Normanni appaiono come molto contingenti e legati a vicende quasi personali, quindi difficili da inserire in un'interpretazione geopolitica (per quanto post êuentum), ma se non altro si può dire che si è trattato di un episodio dello scontro tra la Pars Occidentis e la Pars Orientis, più specificamente entro la categoria degli scontri "per procura" attuati attraverso componenti etniche di recente "arruolamento".
La localizzazione (Meridione italico) è il luogo per eccellenza dello scontro tra le tre linee espansionistiche mediterranee (romano-germanica, greca imperiale e arabo-'islâmica), quindi si può considerare inevitabile come punto di massima tensione.Anche il ruolo dei Normanni in quanto tali (componente etnica germanica entrata per ultima nel blocco imperiale dell'Occidente romano-germanico) risulta la scelta più probabile in quella fase storica. In alternativa, se per qualche motivo non dovessero restare disponibili (ma con questo ci allontaneremmo più del necessario dalla Storia reale), il secondo miglior candidato potrebbero essere i Bretoni...
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