Spesso prendo spunto per le ucronie dai libri che ho letto.
In particolare, in questo caso ho preso spunto da "Il napoletano che domò gli afghani" di Stefano Malatesta, una biografia di Paolo Avitabile, personaggio poco conosciuto ma interessante (in senso storico, moralmente è un macellaio). Nella prima metà del XIX secolo, mentre quella terra cominciava a diventare il terreno del Grande Gioco tra l'imperialismo russo e quello britannico, chiamato dal maharaja del Punjab a governare la turbolenta città di Peshawar, seppe imporsi sulla popolazione (di maggioranza pashtun), riducendola all'ordine con metodi da Tamerlano, impiccando, fucilando, impalando o gettando dai minareti tutti coloro che non seguivano alla lettera le regole dell'impero sikh e del governatore in particolare. Ancora oggi nei territori circostanti il mitico Khyber Pass si mormora con un misto di orrore e rispetto il nome di quell'uomo, Abu Tabela, riduzione afghana del nome di Paolo Avitabile, oriundo napoletano. Un cannoniere di Murat che seppe diventare generale e governatore dell'imperatore sikh, sulla scia di tanti militari europei che, dopo Waterloo, andarono a offrire i propri servigi presso i potentati d'Oriente, dalla Turchia all'Indocina. La sua perizia militare contrastava violentemente con l'inettitudine di tanti suoi connazionali gallonati, che non seppero far fronte alla resistibilissima impresa garibaldina. Ma a quell'epoca Abu Tabela era già morto: poco dopo esser tornato a casa ricco e colmo di onori, nel 1850, all'età di 59 anni, Paolo Avitabile moriva, forse avvelenato dalla giovane moglie.
E se... Paolo Avitabile non fosse morto ma, tornato a casa, si fosse arruolato nell'esercito borbonico, magari senza ottenere un posto di altissimo rilevo , ma comunque contrastando in maniera efficace l'avanzata garibaldina, magari nell'Aspromonte , territorio montuoso a lui congeniale? Sarebbe sicuramente riuscito a far franare l'impresa dei Mille. E allora, che conseguenze ci sarebbero state per la politica europea? Questa è la mia ucronia.
POD:
1850: Paolo Avitabile, di ritorno dall'Afghanistan , scopre di essere stato oggetto di un tentativo di avvelenamento da parte della moglie. Furibondo, la fa gettare nelle prigioni borboniche (aveva un caratteraccio). A causa delle ristrettezze economiche si arruola nell'esercito borbonico, rinnegando il passato napoleonico (lo facevano in molti) e ottenendo il grado di tenente colonnello.
Negli anni successivi si distingue per esperienza (e ferocia) e gli viene affidato un reparto nell'Aspromonte.
1860: Spedizione dei Mille. Paolo Avitabile ha 69 anni ma è ancora arzillo e al comando del suo reparto in Aspromonte, che ha reso una divisione da montagna d'elite, in grado di contrastare e sconfiggere anche forze molto superiori.
Le navi dei Mille sbarcano a Marsala l'11 maggio. Due navi da guerra borboniche, giunti nel frattempo, tardano a bombardare gli invasori, poiché incerti circa le intenzioni di due navi britanniche presenti nel porto.
Il 14 maggio a Salemi Garibaldi dichiara di assumere la dittatura della Sicilia in nome di Vittorio Emanuele.
I Mille vincono, seppure a fatica, un primo scontro nella battaglia di Calatafimi il 15 maggio, contro circa 2000 soldati borbonici. Nel frattempo i mille sono diventati circa 1200 con l'arrivo di popolazione locale.
Aiutato da un'insurrezione popolare, tra il 27 e il 30 maggio Garibaldi conquista Palermo.
Il 20 luglio le truppe borboniche vengono sconfitte nella battaglia di Milazzo. Nei giorni successivi il Medici ottiene dal generale borbonico Clay la neutralizzazione della fortissima cittadella di Messina e del suo numeroso esercito con, in soprannumero, la liberazione della città.
Il 19 agosto Garibaldi sbarca sulla spiaggia di Melito Porto Salvo, in Calabria. Garibaldi dispone, ormai, di circa ventimila volontari, e del sostegno degli Inglesi, ma non ha fatto i conti con Paolo Avitabile e la sua divisione d'élite.
(Nella storia "reale", in Calabria i borbonici non seppero offrire una dignitosa resistenza: interi reparti dell'esercito borbonico si disperdevano o passavano al nemico. Il 30 agosto l'esercito borbonico, comandato dal generale Ghio, venne disarmato a Soveria Mannelli.)
Il 22 agosto un reparto garibaldino cade in un'imboscata del gruppo speciale di Avitabile a Brancaleone Marina, e viene completamento sterminato.
Avitabile punisce con particolare ferocia i volontari siciliani al servizio di Garibaldi.
Garibaldi prova a contrattaccare, ma il 25 agosto a Villa San Giovanni viene fermato di nuovo da Avitabile, che approfitta anche del fatto che nessun locale fornisce appoggio ai Garibaldini, dato il clima di terrore da lui instaurato.
Garibaldi è sconcertato, non pensava di trovarsi di fronte un reparto così preparato ed esperto nel combattimento rapido (che Avitabile ha "copiato" dalle incursioni afghane).
Dopo due pesanti sconfitte, e privo dell'appoggio locale, Garibaldi si viene a trovare in una situazione spinosa.
Gli Inglesi non possono scoprirsi apertamente con un appoggio diretto, così gli consigliano di allontanarsi dalla Calabria e tentare uno sbarco in Campania, supportato dalla loro flotta.
Garibaldi sbarca a Ascea il 10 luglio, mentre una rivolta popolare, fatta scoppiare dagli agenti inglesi, toglie Napoli al controllo dei Borbone.
Avitabile, divenuto popolarissimo per le sue vittorie, viene richiamato in Campania, dove, organizzatosi con una rapidità impressionante, il 15 luglio schiaccia a Battipaglia l'esercito garibaldino.
Lo stesso Garibaldi viene preso prigioniero, mentre fra il 17 e il 20 luglio le truppe di Avitabile reprimono con la solita crudeltà la rivolta napoletana, e il 20 luglio Garibaldi stesso, su incitamento di Avitabile, viene impiccato a Napoli, davanti ad una folla atterrita.
Gli Inglesi si defilano velocemente dal disastro garibaldino, e in breve tempo i Borbone riprendono il controllo anche della Sicilia, dove, nella battaglia di Enna, Avitabile distrugge anche le ultime forze garibaldine, comandate da Nino Bixio.
Gli Inglesi mantengono il controllo delle Eolie, di Lampedusa e di Linosa, che diventano fortezze dell'Impero sul modello di Malta (il Regno delle Due Sicilie non ha i mezzi per riconquistarle per via navale).
Avitabile diventa comandante in capo delle truppe borboniche, si guadagna la tristissima fama di "Massacratore dell'Aspromonte" e riorganizza l'esercito contro la minaccia piemontese, dotandolo di un addestramento valido, grande rapidità e efficienza.
Al Nord, Cavour, visto l'andazzo, sconsiglia dall'avventurarsi in nuovi disastri militari. Il Re Vittorio Emanuele , sconvolto dall'accaduto, segue il suo consiglio.
Nel frattempo, il papa Pio IX, pur deplorando, inorridito, l'estrema violenza di Avitabile e del suo gruppo, vede nel momento di debolezza dello Stato Sabaudo un'occasione per riprendere le zone passate di recente sotto controllo piemontese, e invia il generale Schimdt, capo delle guardie Svizzere, a riconquistare Bologna, l'Emilia e a conquistare la Toscana.
Il re Vittorio Emanuele decide di difendere le nuove conquiste, ma agli occhi dell'opinione pubblica internazionale passa (grazie all'influenza francese, che da ex-alleata è diventata sempre più scettica sulla necessità di uno Stato unitario italiano) per l'aggressore del Papa e della cristianità, e, grazie al determinante contributo francese e all'appaseament britannico (dato che gli inglesi temono di incorrere in nuove e disatrose sconfitte), viene sconfitto a Pavullo e a Ferrara.
La guerra sabaudo-pontificia si conclude nel maggio 1861 con la Pace di Roma: il papato torna ai vecchi confini e annette gli ex ducati di Modena e Reggio e di Toscana come danni di guerra.
Poco dopo Cavour muore (il 6 giugno 1861, come nella nostra Timeline) e il regno del Nord Italia attraversa una fase difficile.
Concentrandosi in Piemonte e Lombardia, il regno prosegue la sua politica di rinnovamento economico, ma dopo le batoste dei Mille e della guerra con il Papa, Vittorio Emanuele non ha più voglia di impelagarsi in avventure militari (tanto più che Cavour è morto e il Papa gode del sostegno francese).
Al Sud, Avitabile riorganizza l'esercito ed ottiene poteri sempre maggiori, divenendo una sorta di "Primo Console" (come Napoleone, sotto cui aveva servito), senza tuttavia urtare le sensibilità religiose della popolazioni (non ne ha alcun vantaggio).
Alla sua morte, nell'agosto 1863, il Regno Borbonico è diventato una piccola macchina da guerra (come la Prussia di Bismarck), senza però velleità politiche e senza essere mutato granché nelle condizioni di vita dei cittadini.
Nel frattempo, come nella nostra Timeline, la Prussia batte l'Austria nel 1863, occasione per una timida invasione sabauda del Veneto, prontamente respinta a Custoza.
Al termine della guerra la Prussia riesce comunque a imporre agli austriaci la cessione del Veneto a favore del Regno del Nord Italia (gli austriaci sdegnosamente lo cedono alla Prussia, che lo cede a sua volta al Nord Italia).
Pio IX riorganizza anch'egli l'esercito sul modello di quello delle Due Sicilie, e mantiene il potere temporale.
Nel 1870 la Francia crolla sotto i Prussiani, ma i Sabaudi non ne possono approfittare in quanto il loro tentativo di invadere l'Emilia viene bloccato con successo dall'intervento delle Guardie Svizzere a Piacenza.
Nel 1878 papa Pio IX muore, lasciando al suo erede Leone XIII uno stato ancora vasto e con un esercito in buone condizioni.
Leone XIII, figlio di un militare (storico), lo potenzia ulteriormente, rendendolo pari a quello del Sud o (per qualità, non certo per quantità) a quello tedesco (la Prussia si è costituita in Reich Germanico - il secondo Reich - nel 1870).
Leone XIII fa però concessioni politiche: rende lo Stato più efficiente, elimina le leggi più odiose, concede una costituzione, libera i prigionieri con grandi atti di clemenza.
Lo Stato Pontificio, a questo punto, è divenuto uno stato quasi liberale, dotato di istituzioni solide e di un buon esercito, e discretamente esteso.
Nel 1903 Leone XIII muore, e gli succede Pio X.
Al Sud, nel frattempo, le cose vanno male: dopo la morte di Avitabile l'esercito era rimasto in buono stato, ma lo sviluppo manca e (a parte alcuni timidi tentativi, come la concessione di alcune amnistie), la Politica è fortemente repressiva e reazionaria, mentre il vicino stato della Chiesa si liberalizza.
Pio X e i Borbone rimangono comunque in buoni rapporti, mentre il Nord Italia si sviluppa.
Pio X è più reazionario del predecessore, ma mantenne buoni rapporti con tutti gli stati (Nord Italia compreso), eccetto l'anticlericale Repubblica Francese.
Lo scoppio della Prima Guerra mondiale vede il Papato favorevole alla cattolica Austria, e contro Francia e Russia, così come il Sud Italia.
Il Nord Italia resta invece neutrale, in quanto minacciato da ogni parte e, seppur tecnologicamente più avanzato, in rapporti di decisa inferiorità militare.
Nella prima Guerra Mondiale gli Austriaci e i tedeschi estromettono la Russia (come nella nostra Timeline), ma subiscono pesanti sconfitte a ovest, nonostante l'appoggio di tre divisioni borboniche (e di una di Guardie Svizzere) sul fronte del Reno.
Il crollo degli Imperi Tedesco e Austriaco favorisce l'annessione, nel dopoguerra, di Trentino, Friuli e parte della Venezia Giulia (Trieste) al Nord Italia.
Nel Sud si segnalano sporadiche rivolte, represse sempre nel sangue, mentre lo Stato Pontificio si erge a paladino del quieto vivere.
Nella Seconda Guerra Mondiale Hitler, non ostacolato dai fallimentari insuccessi di Mussolini (qui semplice giornalista nato nello stato pontificio, rifugiatosi a Salò nel Regno del Nord), riesce a piegare la Russia Sovietica, a controllare l'Europa e a ingaggiare una "guerra fredda" con gli USA.
In Italia il regno delle Due Sicilie si allinea alle posizioni Naziste e invia le sue famose legioni d'elite di montagna nella Campagna degli Urali, nel 1944, contribuendo a schiacciare la resistenza sovietica; diventa insomma una sorta di Spagna franchista ancora più reazionaria (avendo come "Primo Console" dapprima Enrico De Nicola, poi un triumvirato fra Paolo Cirino Pomicino, Ciriaco De Mita e Giovanni Leone).
Il Nord si libera degli inetti Savoia nel dopoguerra e diviene una Repubblica filo-nazista con a capo Giorgio Almirante.
In tutta Europa, solo la Gran Bretagna (difesa dagli USA) e lo Stato delle Chiesa rimangono fuori dal controllo nazista. Hitler non osa attaccare direttamente lo Stato del Vaticano, per timore di alienarsi l'opinione pubblica cattolica, ancora molto forte in Europa, ma scatena piccoli "incidenti di frontiera" che nel 1962 sfociano nella Crisi dei missili di Mantova, dove fotografie satellitari americane mostrano la presenza di batterie di missili V-6 puntate direttamente contro il territorio pontificio e Roma.
Il mondo è sull'orlo di una guerra nucleare fra USA (che difendono il papato) e Germania nazista, ma il "papa buono" Angelo Roncalli, ovvero Giovanni XXIII , con acume e coraggio non comuni, riesce a mediare. Hitler é stupefatto: la sua provocazione (voleva realizzare "ostruzione mediante autodistruzione", visto che gli USA lo stanno battendo nelle ex-colonie britanniche e francesi, e non riesce a porvi rimedio) si è ritorta contro di lui, e ha perso la faccia verso l'opinione pubblica cattolica. Muore nel 1963 per la bile.
Negli anni seguenti i suoi successori Martin Bormann , Joseph Goebbels, Reinhard Heydrich (morto nel 1972 in un attentato ceco) e Baldur Benedikt von Schirach non decelerano lo sfacelo nazista nelle colonie, e devono arginare le numerosissime rivolte cattoliche in Spagna, Sud Italia, Francia e persino in Germania e Austria ("Weisse Rose").
Negli anni Ottanta il Nazista moderato Helmuth Kohl avvia una politica di rinnovamento e transito verso la Democrazia ("Erneuerung und Durchsichtigkeit", Rinnovamento e Trasparenza).
L'ultima ribellione dei vecchi nazisti è , nel 2001, la cosiddetta battaglia del Bundensrat, che si conclude con la loro sconfitta e la dissoluzione del Terzo Reich.
Angela Merkel, tedesca rifugiata nello Stato Pontificio, diviene cancelliere.
In Italia il Nord e il Sud Italia si uniscono al Regno Pontificio, che nel 2002 diventa Repubblica Italiana dello Stato Pontificio, dato che il papa Karol Wojtyla (Giovanni Paolo II, dato che Giovanni Paolo I era morto prematuramente, forse avvelenato da un complotto filonazista dei Borbone; lo stesso Giovanni Paolo II sfuggì nel 1981 per miracolo ad un attentato il cui mandante era con ogni probabilità l'establishment nazista), ha dichiarato decaduta l'autorità papale in campo strettamente politico, riservandosi il potere di "benedire, istruire e confermare nella carica" il Primo Ministro italiano, attualmente il bolognese Romano Prodi. Gli ultimi strascichi di neonazismo sono in Germania , Francia (Le Pen) e Italia (Fini), ma il mondo forse si è liberato dall'incubo della dittatura.
Oggi Internet, invenzione USA nella "Guerra Fredda" contro il nazismo, ha avuto un successo strepitoso, e proprio su Internet un giovane ex-pontificio (di Jesi) emigrato, dopo la fine del Nazismo, a Trieste, scrive un bizzarrissimo racconto secondo il quale Avitabile sarebbe morto ucciso dalla moglie, lo Stato pontificio sarebbe stato assorbito dal Regno d'Italia, che ovviamente avrebbe rimediato le sue batoste nella Seconda Guerra Mondiale e sarebbe divenuto una repubblica già nel 1946, Hitler sarebbe stato sconfitto e al suo posto avremmo avuto Stalin, e il mondo di oggi starebbe proseguendo verso una spirale di odio causata indirettamente anche dai conflitti in Medio Oriente fra Ebrei e Arabi (mentre gli Stati Arabi sotto tutela americana sono stati, assieme a quello pontificio, l'unico baluardo per gli ebrei!).
Cose da pazzi...
Per farmi sapere che ne pensate, scrivetemi a questo indirizzo.
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Lasciamo ora spazio a questa nuovissima idea di Sandro Degiani: l’Impero Austro-Italico!
« Io sono io, e me ne vanto; non voglio niente dalle altre e per le altre. Io valgo molto più di loro. Riconosco che posso non sembrare buona, dato il mio carattere fiero, franco e libero, che mi fa essere talvolta cruda e dura. Così qualcuno mi detesta; ma ciò non mi importa non ci tengo a piacere a tutti. »
Virginia Elisabetta Luisa Carlotta Antonietta Teresa Maria Oldoini, duchessa di Castiglione

La Contessa di Castiglione (1837-1899)
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Come ben sappiamo, nel 1856 Cavour spedisce alla Corte di Napoleone III la moglie del cugino Conte Verasis di Castiglione con la missione di usare, lei, la più bella nobildonna d’Europa, le sue ambite grazie per portare vicino alla causa dell’Unità d’Italia la Francia e magari anche l’Inghilterra.
La Duchessa di Castiglione finisce nel letto di Napoleone III ed inizia a parlare in favore dell’Italia Unita e libera come grande paese alleato… ma a un ricevimento di corte durante il Congresso di Parigi incontra ed impressiona talmente Otto Von Bismarck.
Il grande statista, colpito dalla sua intelligenza e bellezza, le propone di accompagnarlo a Berlino per presentarla al Re di Prussia Federico Guglielmo IV.
La Duchessa non se lo fa ripetere due volte, da donna energica e ben consapevole della sua intelligenza e superiorità, prende un sua iniziativa politica. accetta e va a Berlino.
Qui al ricevimento coglie uno sguardo di desiderio nell’imperatore d’Austria e inizia la schermaglia,,civetta, resiste, cede e poi si nega, finché fa letteralmente impazzire il Federico Guglielmo IV.
Nell’alcova, suggerisce di non attendere che il Piemonte con l’appoggio di Francia ed Inghilterra si prenda con la guerra e con lo spreco di tante giovani vite umane ciò che un giorno sarà inevitabilmente suo.
Perché non fa un gran gesto, degno di un Augusto imperatore, e dona libertà alle terre d’Italia?
In cambio l’Italia potrebbe diventare la sua più fedele alleata…
Poi ritorna a Parigi e nel letto di Napoleone III e qui gli racconta che sarebbe bello che invece di scontrarsi i due più grandi personaggi d’Europa si stringessero una volta per tutte la mano e facessero un sacro patto, magari con un gesto plateale di comune accordo come appoggiare la causa dell’indipendenza dell’Italia.
Federico Guglielmo IV ci pensa su , Napoleone anche, poi contattano direttamente i Savoia che cascano dalle nuvole ma colgono la palla al balzo.
Mazzini insorge scandalizzato dal cambiamento di fronte… Cavour vede crollare i suoi disegni ma entrambi vengono messi a tacere e considerando il vantaggio di anni di lotte, enormi somme di denaro speso in armi e migliaia di vite umane.
Nasce l’Italia che entrerà a far parte dell’Impero Asburgico.quando Guglielmo I si proclamerà Imperatore dell’Impero Austro Italico. La Francia non vede ciò come una minaccia ma un diversione verso Sud degli interessi dell’Austria e la tensione sull’Alsazia cala. La Guerra Franco-Prussiana del 1866 non ci sarà…
Ulteriori sviluppi da ampliare:
Amedeo Ferdinando Maria Savoia (figlio di Vittorio Emanuele II) non diventa Re di Spagna e non fonda il ramo dei Duchi d’Aosta, ma riceve la Corona del Messico al posto di Massimiliano d’Asburgo-Lorena…il Messico retto dalla saggia mano del Savoia dopo Alamo, sconfigge gli eserciti dell’America del Nord e si tiene California, Texas ed Arizona, fondando una grande Unione degli Stati del Sud in cui poi confluiscono gli altri stati del Sud.
Il confine Est si fissa sui percorsi dei fiumi Ohio, Missouri, North Platte e Humboldt. Sacramento. Kansas City e Louisville sono città di confine.
Infine, prima di passare la mano al figlio Vittorio Emanuele Savoia, Conte di Torino come ultimo atto prima di abdicare abolisce la Schiavitù nera nel 1869.
Non si verifica la Guerra di Secessione (o guerra civile americana) ed il Nord rimane una piccola nazione industriale filobritannica, fedele membro del
Commonwealth...
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Per farmi sapere che ne pensate, scrivetemi a questo indirizzo.
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Nel quadro delle ucronie che prevedono inversioni di ruoli, ho immaginato un'Italia unificata da Sud. A molti sembrerà irrealistica. Ma l'idea è divertente...
Gennaio- Febbraio 1848:
Primi moti in Europa. A Napoli, re Ferdinando emette per primo in Italia una costituzione ispirata a quella francese. Il re è acclamato come possibile re d'Italia da molti liberali. In questa TL, Re Ferdinando non accetta l'offerta, ma comincia a prendere in considerazione l'idea…
Marzo 1848:
Concedono una costituzione anche re Carlo Alberto a Torino, IL granduca Leopoldo a Firenze e il papa Pio
IX.
Scoppia la rivoluzione a Vienna. Rivolte in tutto il Lombardo Veneto. Alla fine delle Cinque giornate, gli Austriaci lasciano Milano. Solo allora Carlo Alberto si decide a invadere la Lombardia entrando nella già liberata Milano senza colpo ferire.
In questa TL, Re Ferdinando convince Pio IX a permettere alle sue truppe di attraversare Marche e Romagna per andare in soccorso dei “fratelli italiani”. Pio IX non dichiara guerra all'Austria ma permette a dei “volontari” di unirsi all'esercito di re Ferdinando, guidato dal generale Pepe.
Aprile 1848:
Carlo Alberto tentenna per convincere i milanesi a votare l'annessione al Piemonte. Appena saputo che le truppe napoletane hanno varcato il Po, il re guida l'esercito verso il Quadrilatero dove sconfigge gli Austriaci a Goito, e occupando la fortezza di Peschiera.
Intanto i napoletani, accolti festosamente dai ribelli veneti, raggiungo l'Adige ed espugnano la fortezza di
Legnago. Il generale Pepe si dirige poi verso Mantova dove le truppe napoletane e piemontesi s'incontrano. Cade anche Mantova, e i generale Radetzky è costretto ad asserragliarsi a Verona.
Maggio 1848:
A Custoza, le truppe napoletane e piemontesi affrontano insieme l'esercito austriaco. Il generale
Radetzky, sconfitto, si ritira a Verona, ultima fortezza del Quadrilatero rimasta all'Austria.
Cominciano i primo disaccordi tra piemontesi e napoletani. Carlo Alberto vorrebbe annettere lombardia e veneto al Piemonte ma molti vorrebbero la repubblica e altri inneggiano a re Ferdinando. Carlo Alberto inizia negoziati segreti con
l'Austria.
Giugno 1848:
Il governo austriaco offre a Carlo Alberto l'annessione al Piemonte di Milano e la Lombardia fino all'Adda. in cambio di una pace separata del Regno di Sardegna con l'Austria.
Carlo Alberto tentenna ma suo figlio Vittorio Emanuele, timoroso anche del prestigio che sta guadagnando Re Ferdinando, lo spinge ad accettare. Dopo che i Milanesi hanno votato l'annessione al Regno di Sardegna, l'esercito piemontese si ritira a Cremona, lasciando l'esercito del generale Pepe ad affrontare
Radestzky.
Luglio 1848:
Il tradimento di Carlo Alberto lascia tutti indignati, in primo luogo Giuseppe Garibaldi appena giunto dall'America. Garibaldi organizza la difesa di Bergamo e Brescia mentre Re Ferdinando occupa Mantova e manda la sua flotta ad aiutare i ribelli veneziani, che lo acclamano come ultimo difensore dell'Italia.
Agosto- Settembre 1848:
Radetzky riceve rinforzi dall'Austria e costringe i soldati Napoletani a ritirarsi oltre il Po, tenendo solo la fortezza di Mantova. Resta libera solo Venezia, grazie anche ai rifornimenti della flotta napoletana.
L'esercito di re Ferdinando continua l'occupazione di Marche e Romagna con il pretesto di difendere il territorio del papa dall'Austria.
Garibaldi cacciato dalla Lombardia ri rifugia A Firenze, dove è tra gli animatori della Repubblica toscana.
A Torino e a Milano ci sono dimostrazioni contro il traditore Carlo Alberto che finisce per abdicare a favore del figlio Vittorio Emanuele.
Ottobre- Dicembre 1848:
Re Vittorio Emanuele sospende a tempo indeterminato la costituzione, e reprime con la forza i moti di Torino e Milano.
In Austria sale al potere il giovane Francesco Giuseppe. Gli austriaci iniziano l'assedio di Mantova mentre un esercito austriaco occupa Parma e Modena e attacca la Toscana.
1849:
Cade la repubblica toscana e il granduca è rimesso sul trono dagli austriaci. Le truppe napoletane, per difendere il papa, occupano anche Umbria e Lazio del nord schierandosi ai confini del granducato di Toscana. Il papa si pone come mediatore tra Napoli e Vienna.
I napoletani si ritirano da Mantova, ma continuano ad occupare le fortezze della Romagna.
Garibaldi si ritira nell'isola di Ponza.
Il parlamento napoletano è convinto ad accettare la pace con l'Austria da due esuli piemontese: Massimo d'Azeglio e Camillo Benso, conte di Cavour. Cavour prenderà poi la cittadinanza napoletana e Re Ferdinando lo nominerà primo ministro.
1850-1854:
A Napoli si consolida il regime parlamentare. Una revisione della costituzione dà ampia autonomia alla Sicilia. Continua l'afflusso di profughi dal Veneto e dal regno di Sardegna dove Vittorio Emanuele si mostra spietato con i suoi oppositori meritando il soprannome di re bomba. Re Ferdinando non ha rinunciato al suo sogno di diventare re d'Italia e continua a mantenere il grosso del suo esercito in Romagna, malgrado le proteste del papa.
1855:
Cavour convince re Ferdinando ad allearsi con la Francia mandando un contingente in Crimea. Al congresso di Parigi Cavour denuncerà l'oppressione Austriaca nel Veneto e il governo tirannico di Vittorio Emanuele in Piemonte e a Milano.
Re Ferdinando rivendica il regno di Sardegna per suo figlio Francesco, la cui madre discendeva dalla linea diretta dei Savoia.
1856-1858:
Regno delle Due Sicilie e Francia raggiungono un accordo per un nuovo assetto dell'Italia.
La Francia si impegna a difendere il regno dall'Austria. In caso di vittoria, re Ferdinando avrebbe sarebbe diventato re d'Italia, cedendo Piemonte e Liguria alla Francia.
Il principe Francesco sposa Letizia Rasponi Murat, nipote di Gioacchino Murat.
1859:
In seguito a una rivolta in Liguria, Garibaldi parte con mille volontari da Castellammare di
Stabia, approdando a Genova Quarto. La città insorge e i garibaldini sconfiggono l'esercito di Vittorio Emanuele presso Novi Ligure.
Vittorio Emanuele chiede l'aiuto all'Austria. L'Austria interviene provocando l'intervento della Francia e dell'Esercito del Regno delle Due Sicilie che supera il Po e avanza verso il Quadrilatero.
Garibaldi entra trionfante a Torino mentre Vittorio Emanuele fugge in Sardegna.
Ribellioni anche in Toscana, Parma e Modena...
L'esercito franco napoletano sconfigge le truppe austriache a Solferino e a San Martino. L'intera Lombardia è liberata quando Napoleone, vedendo che il Piemonte acclama Garibaldi e re Ferdinando, stipula un trattato di pace separata con l'Austria.
1860-1861:
Dopo lunghe trattative, Napoleone accetta che Re Ferdinando diventi
Re d'Italia, accontentandosi di Nizza e Savoia.
L'esercito italiano sbarca in Sardegna. Vittorio Emanuele fugge in Austria. A Napoli re Ferdinando è incoronato re d'Italia.
All'Austria rimane il Veneto oltre l'Adige (fino al 1866) .
Al papa rimane solo il Lazio (fino al 1870).
Negli anni successivi il l'Italia meridionale avrà un enorme sviluppo industriale, mentre l'Italia settentrionale conserverà un'economia prevalentemente agricola.
Il nord subirà questa situazione?
Oppure nascerà una Lega Padana con qualche decennio d'anticipo?
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Per farmi sapere che ne pensate, scrivetemi a questo indirizzo.
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Se si osserva il modo in cui "si fece l'Italia" tra il 1859 e il 1861 non si può non convenire che entrarono in gioco una serie di eventi e di circostanze fortuiti e contingenti difficilmente ripetibili, uniti alla totale insipienza politica degli Stati italiani preunitari (ad eccezione del Piemonte ovviamente) e a gravi errori di valutazione da parte della stessa Austria. Le cose quindi avrebbero potuto prendere una piega diversa. Ecco un'ipotesi ucronica in tal senso...
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Gli accordi segreti di Plombières tra Napoleone III e Cavour prevedevano l'entrata in guerra della Francia a fianco del Piemonte contro l'Austria solo se quest'ultima avesse attaccato il Piemonte. Occorreva quindi creare un casus belli che inducesse l'Austria a fare la prima mossa. L'attenzione si concentra sul territorio di Massa, allora appartenente al Ducato di Modena, dove Cavour intende fare scoppiare disordini pro Piemonte in modo da provocare la reazione del Duca e quindi dell'Austria. Intanto, a partire dall'inizio del 1859 il Piemonte permette provocatoriamente a Garibaldi di arruolare nella legione dei Cacciatori delle Alpi anche esuli lombardi. La situazione è tesissima ma gli avversari dell'espansionismo sabaudo sapranno tenere i nervi a posto e giocheranno bene le loro carte.
Il Duca di Modena Francesco V decide il 15 gennaio 1859 di riconoscere finalmente Napoleone III come legittimo imperatore di Francia (fino a quel momento si era ostinatamente rifiutato di farlo). Questo fatto, per quanto possa apparire marginale, contribuisce a ridurre l'ostilità di Napoleone III verso il piccolo Ducato e avrà conseguenze importanti poco dopo.
Di fronte al rapido peggioramento dei rapporti diplomatici tra il Piemonte e l'Austria, è sempre Francesco V con un'abile mossa diplomatica e promuovere il 15 marzo 1859 la Conferenza di Pontremoli insieme alla Reggente del Ducato di Parma e Piacenza Luisa Maria di Berry Borbone e al Granduca di Toscana Leopoldo II. I tre Sovrani sanciscono la neutralità dei rispettivi Stati e approvano una serie di misure per la nascita di una Confederazione Italica dell'Appennino in buoni rapporti con l'Austria ma al contempo desiderosa di un ruolo meno subalterno. Presiederà provvisoriamente la Confederazione Leopoldo II. Per il momento si decide di mettere in comune la politica estera e di introdurre misure per la progressiva unificazione delle forze armate.
Il 20 marzo in Toscana il Barone Bettino Ricasoli convince il Granduca a reintrodurre la Costituzione. Leopoldo II accetta. In questo modo la dinastia degli Asburgo Lorena riacquista prestigio anche tra gli ambienti liberali e si smorzano le simpatie pro Piemonte, diffuse fino a quel momento anche all'interno dell'esercito granducale. Nel giro di una settimana la Costituzione viene introdotta anche nei 2 Ducati.
Il 5 aprile Bettino Ricasoli diviene il primo Cancelliere della Confederazione (Primo Ministro). Vienna non è entusiasta delle novità incorse ma Ricasoli riesce a persuadere la diplomazia asburgica che la Confederazione tutto sommato è nell'interesse della stessa Austria: una forte compagine statale nell'Italia centro/settentrionale rappresenta un baluardo alle ambizioni sabaude. Vienna accetta quindi il fatto compiuto, rassicurata anche dal fatto che le dinastie amiche e imparentate con la stessa casa imperiale austriaca sono rimaste al loro posto.
Il 23 aprile Cavour, dopo avere introdotto alcuni agenti sobillatori e avere fatto sconfinare in territorio modenese una colonna di volontari formata da fuoriusciti, fa scoppiare disordini a Massa. Le truppe del Duca di Modena si ritirano momentaneamente a Fivizzano per riorganizzarsi e attendere rinforzi, mentre a Massa un Comitato Nazionale proclama immediatamente l'annessione al Piemonte. Il 28 aprile però le truppe modenesi supportate da contingenti toscani che agiscono unitariamente nell'ambito della neonata Confederazione rientrano a Massa. L'Austria non è intervenuta nella faccenda, pertanto Cavour non può appellarsi a Napoleone III.
Il 29 aprile Garibaldi cerca di forzare la mano all'Austria traghettando sulla sponda lombarda del Lago Maggiore una parte dei suoi Cacciatori delle Alpi. Malgrado l'evidente provocazione da parte piemontese, Francesco Giuseppe, avendo ormai avuto sentore dell'accordo franco piemontese, non cade nella provocazione. Gli Austriaci si limitano a "insaccare" i garibaldini nell'alto varesotto. Questi, dopo due settimane di inconcludente guerriglia, sono costretti a riparare parte in Svizzera e parte a ritraghettare in Piemonte. Cavour è costretto a chiedere scusa all'I.R. Governo Austriaco per l'increscioso incidente. E' il fallimento totale di quella trama politico/diplomatica faticosamente costruita da molti anni. Cavour, fortemente amareggiato, si dimette il 1 giugno, sostituito da un Ministero incolore che risponde sostanzialmente ai desiderata di Vittorio Emanuele II.
Il 15 giugno Napoleone III riconosce ufficialmente la Confederazione Italica dell'Appennino. Scartata ormai la carta piemontese, l'Imperatore francese cerca con questa mossa di controbilanciare l'influenza austriaca. Del resto per ragioni politiche interne a Napoleone III non dispiace sostenere in questo modo la posizione della Reggente di Parma, una Borbone di Francia.
Il 30 giugno scoppia a Perugia un moto antipapalino. Gli insorti, attaccati dalle truppe pontificie, chiedono l'aiuto di Ricasoli. I Toscani intervengono, mentre anche nelle Delegazioni emiliane e romagnole si formano Giunte locali di Governo che chiedono di potere entrare a fare parte della Confederazione. Sotto le mura di Perugia i Papalini sono sconfitti dai Toscani il 18 luglio. Due giorni dopo le truppe estensi e quelle parmensi entrano a Bologna dando man forte agli insorti locali. Malgrado le fortissime proteste di Pio IX, entro metà agosto l'Umbria, Bologna, Ferrara, Ravenna, la Romagne, Urbino e il Pesarese entrano a fare parte della Confederazione decisione sancita da successivi plebisciti. Il Papa conserva comunque il Lazio e nelle Marche Ancona, Macerata e Ascoli, mantenendo quindi uno sbocco sul Mare Adriatico.
Il 15 marzo 1860 anche Francesco II di Napoli concede la Costituzione e firma un patto di amicizia e di cooperazione con la Confederazione, contribuendo in tal modo a isolare diplomaticamente ancora di più il Piemonte.
Il 30 aprile 1860 Napoleone III, a corto di successi in politica estera, lancia un ultimatum al Piemonte intimando un referendum in Savoia e a Nizza (da tenersi sotto l'occhio vigile dell'esercito imperiale francese) per decidere del loro destino. Vittorio Emanuele II è costretto a chiedere l'aiuto dell'Austria, ribaltando così interamente la politica sabauda degli ultimi 20 anni. Vienna gongola e accetta maliziosamente di fare da piacere. Non si arriverà alla guerra e alla fine il Piemonte sarà costretto a cedere alla Francia la Savoia, mentre potrà conservare il Nizzardo.
Il 27 maggio 1860 l'irrequieto Garibaldi, espulso dal Piemonte, parte da Malta con il tacito assenso delle autorità inglesi (in quel momento in cattivi rapporti con la corte napoletana) e con circa 300 uomini sbarca in Sicilia. L'intento è quello di abbattere la dinastia borbonica e di risalire la penisola fino a Roma proclamando la Repubblica Italiana. Poco dopo lo sbarco però le truppe napoletane del Generale Landi, in schiacciante superiorità numerica, circondano i Garibaldini facendole a pezzi. I Borbonici sono supportati nella fase finale della battaglia anche dai "picciotti" siciliani. Garibaldi viene deportato alle Isole Tremiti. Sarà liberato nel 1862 e espulso dal Regno a seguito di un decreto di amnistia di Francesco II. Garibaldi finirà i suoi giorni povero e amareggiato in Uruguay, dopo avere tentato senza successo alcune avventure imprenditoriali nel settore dell'allevamento.
L'Italia resta così divisa e con una importante influenza austriaca nel nord della penisola, mentre il Piemonte è indebolito e marginalizzato. Al "centro" però si è avviato un processo confederale che ha "razionalizzato" la situazione. Come andrà a finire? La Confederazione con il tempo diverrà il motore di una diversa unità italiana in "salsa federale"? Oppure si consolideranno rispettivamente un patriottismo meridionale e uno centro/settentrionale? E il ruolo dello Stato della Chiesa? Il Papa riuscirà a conservare i suoi residui domini o subirà una ulteriore erosione del suo potere temporale, magari a seguito di una spartizione concordata tra la Confederazione e il Regno delle Due Sicilie dopo la caduta di Napoleone III? Infine, la Lombardia e il Veneto si integreranno nell'Impero Asburgico, magari a seguito di buone politiche di sviluppo economico, o resteranno un'area turbolenta e periferica per Vienna? Chi prova a rispondere?
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Così ci prova Bhrghowidhon:
Ottima mossa la Confederazione (abbastanza ottimistica), forse un po' troppo facili le annessioni a spese dello Stato Pontificio. La conquista francese della Savoia (regione deliziosa, ma francamente troppo poco rispetto alle ambizioni) è comunque incredibile senza alcun compenso; neppure Napoleone III poteva permettersi di prendere senza pagare.
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E Massimiliano replica:
C'è da dire che Francesco V di Modena aveva realmente vagheggiato una confederazione italiana presieduta dal Papa e a "regia austriaca". I problemi erano due:
1) non voleva saperne di concedere la Costituzione (alienandosi così le simpatie dei liberali)
2) i piccoli Stati italiani erano molto gelosi dei rispettivi particolarismi.
Per quanto riguarda il secondo punto basti ricordare le forti frizioni tra il Ducato di Modena e Granducato di Toscana nel 1847. In seguito agli accordi presi già al tempo del Congresso di Vienna, nel 1847 Lucca fu annessa alla Toscana. Contemporaneamente però alcune storiche enclavi toscane incuneate tra il territorio lucchese e quello dei due Ducati furono cedute a Parma e a Modena. Gli abitanti ex granducali destinati a passare sotto la sovranità del Duca di Modena non volevano saperne, e in Toscana si invocò la guerra contro Francesco V, guerra evitata per l'atteggiamento bonario e accomodante di Leopoldo II, oltre alle forti pressioni austriache che voleva evitare ulteriori grattacapi in Italia. Quindi certo, lo scenario di una Confederazione è abbastanza ottimistico, anche se forse una "zampata di genio" dovuta alla paura avrebbe potuto svegliato i Sovrani dell'Italia Centrale dal loro intorpidimento.
Militarmente lo Stato Pontificio era piuttosto debole, e il Granduca Leopoldo aveva appena finito di riarmare e ammodernare l'esercito sostenendo forti spese (esercito che però nella timeline reale degli eventi si schierò con i filo piemontesi costringendo il Granduca ad abbandonare la Toscana nel giugno 1859). Anche il Duca di Modena disponeva di un esercito relativamente grande (rispetto alle dimensioni dello Stato), efficiente e fedele, che avrebbe potuto operare efficacemente in Emilia. Credo quindi che, con l'Austria neutrale, il Papa avrebbe comunque perso le Legazioni e parte dell'Umbria e della Marche. Forse non sarebbe stata una "scampagnata" come a Castelfidardo, ma alla fine i Confederati aiutati dai liberali locali l'avrebbero spuntata.
Per quanto riguarda la Savoia, era il minimo che Napoleone potesse ottenere. L'Austria sarebbe stata ben contenta di "pagare" tale prezzo (tra l'altro con "merce" non sua, ma piemontese) per "ricompensare" Napoleone del mancato intervento in Italia e nello stesso tempo per punire Vittorio Emanule II per il tentativo abortito di scompaginare le carte in Italia. Il piccolo Piemonte, diplomaticamente e militarmente isolato, avrebbe potuto fare ben poco da solo e la Savoia, di lingua francese e anche geograficamente non italiana, non avrebbe scaldato più di tanto gli animi nemmeno dei patrioti unitari italiani...
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Bhrghowidhon torna alla carica:
Che l'occupazione militare dei territorî pontifici fosse possibile è chiaro; se tuttavia fosse stata così indolore non sarebbe stata rimandata fino al XIX. secolo, sarebbe avvenuta da un'enormità di tempo. È invece molto probabile che l'imbarazzo diplomatico per l'Austria, garante dell'applicazione del Trattato di Vienna per l'Espressione Geografica tra le Alpi e il Mediterraneo, fosse davvero insostenibile; solo Napoleone I se l'era potuto temporaneamente permettere, ma come corollario dopo aver eliminato tutti i nemici compresi tra Gran Bretagna e Russia.
Invece per la Savoia è troppo basso il prezzo della neutralità francese. Come avevano mostrato le Guerre di Successione, ogni accrescimento territoriale - specialmente di Stati non direttamente coinvolte nel conflitto - sarebbe stato da compensare in egual misura a favore delle altre Parti contraenti del Trattato e dato che si trattava di portare il confine sullo Spartiacque, militarmente meglio difendibile (le questioni nazionali erano puri pretesti - la Savoia non è più francese che i Grigioni o Milano, essendo tutti linguisticamente galloromanzi - e a quel punto il medesimo criterio avrebbe rivendicato anche le altre parti francoprovenzali sabaude, in primis la Valle d'Aosta), l'Austria non si sarebbe accontentata di Novara e Alessandria (tutte indifendibili) e avrebbe forse voluto Genova.
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Massimiliano allora corregge il tiro:
Provo dunque a immaginare le seguenti varianti:
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Bhrghowidhon gli risponde:
Eccellente, l'espulsione di un socio dal sistema di equilibrio delle Potenze e la sua spartizione sono una strategia tipicamente europea (benché non esclusiva). Il 'gioco' però funziona solo se si trova un compenso anche per lo Stato Pontificio. Comunque il punto critico diventa adesso la Germania. I successi su un quadrante non possono mai giustificare la rinuncia totale su un altro: evitare lo scontro è possibile solo attraverso un accordo di spartizione soddisfacente per entrambe le parti.
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E Massimiliano annuisce:
Vero, il problema diventa il ruolo della Prussia e dell'Austria in Germania. Diciamo che l'Austria, più proiettata verso sud (dopo l'occupazione di Genova inizia a guardare anche verso l'Africa con interesse), non punta in piedi per lo Schleswig-Holstein e si accontenta di conservare una certa egemonia sulla Germania meridionale.
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Allora Bhrghowidhon commenta:
Col senno di poi sarebbe una soluzione ragionevolissima; tuttavia è inevitabile che occorresse un compenso territoriale anche per la rinuncia all'Holstein. Invece mi stupisce l'interesse austriaco per l'Africa, che dovrebbe essere invece di pertinenza pressoché esclusivamente riservata alla Francia (certo in concorrenza con la Gran Bretagna), mentre una tentazione fortissima diventerebbe il Regno delle Due Sicilie...
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Ma Massimiliano non demorde:
Qualche timido tentativo di impiantare colonie (Nicobare, Borneo) da parte di Austriaci, anche se scarsamente appoggiati dal loro Governo, in realtà ci fu tra il XVIII e il XIX Secolo. Perchè quindi non ipotizzare un accresciuto interesse dell'Austria per il bacino del Mediterraneo, per l'Africa e per le rotte verso l'Oceano Indiano a seguito dell'occupazione di Genova e del perdurare del dominio diretto sull'Italia settentrionale? Del resto nella Seconda metà del XIX secolo il "mal d'Africa (e d'Asia)" interessò Potenze grandi, medie e piccole. Chissà, forse la Libia sarebbe stata occupata da una spedizione congiunta Austro/Napoletana, con relativa successiva spartizione (Tripolitania all'Austria, Cirenaica a Napoli) nel contesto di una guerra con la Turchia iniziata per l'egemonia sull'Albania...
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E Bhrghowidhon fa notare:
Certo, obiettivi coloniali austriaci esistevano eccome, ma erano anzitutto l'Egitto e in sèguito una spartizione con la Germania della parte asiatica dell'Impero Ottomano.
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Con Massimiliano che aggiunge:
L'Austria ebbe anche una concessione a Tientsin in Cina a seguito della sua partecipazione alla spedizione internazionale organizzata per reprimere la rivolta dei Boxers e riportare la dinastia Manciù a "più miti consigli". Dopo la Prima Guerra Mondiale la concessione austriaca fu annessa alla contigua concessione italiana.
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Bhrghowidhon ha ancora una freccia al suo arco:
Da quel punto di vista la proposta giapponese del 1916 era più sensata di quanto si è storicamente verificato: spartizione della Cina tra Giappone (ovviamente) e altre Potenze europee (ma principali), soprattutto la Russia, in cambio di rinuncia di quest'ultima non solo a ulteriori espansioni, ma addirittura a proprie province periferiche in Europa, che andrebbero a soddisfare le ambizioni degli Imperi Centrali. Aggiungere la spartizione degli altri Imperi asiatici (in primis l'Ottomano) avrebbe completato il quadro, ma naturalmente chi - per fortuna dei Turchi - si è opposto a tutto questo è l'Impero Britannico (per evitare accrescimenti di potere altrui), che poi comunque ha ampiamente partecipato alla spartizione dell'Impero Ottomano (con la sola Francia).
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C'è poi il contributo di dDuck:
La Prussia ormai è in piena ascesa, ma per la regola dell'alleanza a scacchiera la Prussia è un ottima alleata perchè confinante sia con l'Austria che con la Francia. Quindi la Prussia avrà interesse a un forte stato italiano nel Mediterraneo in funzione antifrancese e antiaustriaca.
A questo Punto il Bismarck non solo fa l'unità tedesca, ma annette l'Austria, alleato di una coalizione di paesi italiani. magari con a capo il papa. Una volta creato un enorme impero tedesco con l'annessione anche bella Boemia e la creazione di un Ungheria e una Croazia semi indipendenti, si affronta la Francia come nella HL.
Non saprei chi potrebbe comandare, ipotizziamo i Borboni, Franceschiello diventa l'eroe dell'unificazione, le guerre gli le vince tutte la Prussia, Garibaldi va a lavorare per il sud, e i suoi Cacciatori dell'Appennino guidano la spedizione. nel nord. Il sud unifica il nord!
Con una Germania cosi però Trento e Trieste ce le sogniamo, sono città tedesche, e prima o poi si germanizzano anche. Finisce anche la dinastia Asburgica, e nel '70 pure quella napoleonica. I Savoia rimangono in una Savoia di loro proprietà, una specie di stato cuscinetto. L'Italia comprende anche la Corsica ceduta dalla Francia umiliata. Francesco di Borbone Re d'Italia...
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Cui replica Bhrghowidhon:
Mi sembra che il punto debole della tua ricostruzione sia il dare per scontata la sconfitta sia francese sia austriaca; in ogni caso un'incoerenza clamorosa è il passaggio di campo della Confederazione Austriacante (dall'Austria alla Prussia).
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Per farmi sapere che ne pensate di tutto questo, scrivetemi a questo indirizzo.