Boom economico negli anni Trenta!


Stavolta la discussione è partita da questa proposta ucronica di William Riker:

Niente crisi di Wall Street nel 1929; boom economico anticipato agli anni trenta; la Fiat Topolino (e non la 500) diventa l'auto di massa per gli italiani. Quale POD può portare a questa circostanza?

 

Sandro Degiani allora è partito a ruota libera come lui solo sa fare:

Dunque, colgo l'ispirazione ma solo per fornire le basi "economiche" alla nuova Ucronia....

La crisi di Wall Street del '29 fu causata da un concomitanza di cause ma innescata dalla incapacità degli USA di gestire il dopoguerra e le masse di uomini che si erano resi disponibili per il mercato del lavoro.

Non dobbiamo dimenticare che con la Prima Guerra Mondiale un grande risultato positivo e storico era stato raggiunto... l'emacipazione femminile aveva sfondato le barriere psicologiche ed infranto ogni tabù primitivo. Con gli uomini al fronte le donne avevano fatto ogni mestiere: tramviere, muratore, operaio, postino, avevano guadagnato il diritto a portare i pantaloni (nel senso letterale del termine, non si può lavorare in un cantiere sui ponteggi con la gonna..!!)

Questa conquista non poteva essere ritrattata a guerra finita e reduci rientrati... le donne oramai sapevano e volevano lavorare, conquistarsi una indipendenza economica che comportava anche una indipendenza psicologica dai mariti e dai padri.

Ormai la frittata era fatta e non si potevano riavere indietro le uova....!!

La Grande Guerra aveva impoverito la Gran Bretagna e tolto alla sterlina il suo ruolo di moneta di riferimento nello scenario mondiale.

Le sue Colonie si erano rese indipendenti o lo stavano per fare, la sua Marina commerciale era stata trascurata in favore di quella di guerra, il suo mercato interno era collassato e non si riprendeva. Già nel 1920 la sterlina era svalutata rispetto al dollaro del 22%. Inflazione e recessione erodevano ogni giorni di più salari e facevano precipitare lo standard di vita britannico verso livelli di "povertà" che non aveva mai conosciuto.

Invece di riconoscere lo stato di crisi, solo per non affievolire il prestigio della City l'Inghilterra, invece di rivedere il mutato rapporto della sterlina col dollaro, e stabilizzare il valore della sterlina alla nuova parità determinatasi, adottò una forte politica deflazionistica che le permise di ripristinare nel 1925 il rapporto con il dollaro alla parità prebellica, segnando il ritorno alla convertibilità aurea, sia pure integrata dall'apporto di monete forti (Gold Exchange Standard).

L'attuazione di questa politica deflazionistica, determinando una caduta dei prezzi interni e dei tassi di profitto e di interesse rispetto a quelli esteri, indebolì le esportazioni e favorì largamente le importazioni, contribuendo a precipitare l'economia britannica in una grave crisi, che non mancò di avere i suoi risvolti sociali, come attestano i gravi conflitti nel mondo del lavoro che culminarono nel lungo, estenuante sciopero dei minatori del 1926.

La Borsa di Londra (punto mondiale di riferimento) durante la Guerra era passata in secondo piano e Wall Street aveva visto spostarsi sulla sua Borsa tutti gli operatori mondiali grazie al fatto di essere collocata in un paese che non era "territorialmente" in guerra e in pericolo di invasione.

Partì quindi speculazione selvaggia su una Borsa "giovane ed inesperta", molto più euforica e portata all'ottimismo della prudente, conservatrice e cauta boersa inglese, fino a portarla al collasso. Solo poche settimane prima, nell'estate del 1929, la Borsa di Wall Street era euforica e gli analisti prevedevano ulteriori rialzi... anche se gli analisti già da un anno avevano messo in evidenza i sintomi di una futura crisi borsistica.

In questo clima di speculazione selvaggia erano i privati e gli inesperti alla ricerca di facili guadagni che rischiavano di più e furono quelli vennero travolti dal Crollo del '29.

Del tutto diversa la condizione degli Stati Uniti. Con le sole eccezioni del 1924 e del 1927, gli USA registrarono un boom ininterrotto fino all'ottobre 1929. A stimolare l'economia americana furono molti fattori: - l'espansione dell'industria edilizia e delle industrie da questa indotte; - una serie di innovazioni, basate sullo sfruttamento di nuovi prodotti (l'automobile, grazie all'adozione di nuovi sistemi di produzione) e delle industrie collegate (petrolifere, della gomma, dell'acciaio, delle costruzioni stradali, dei trasporti stradali, ecc.); - lo sviluppo dell'industria elettrica, la cui produzione raddoppiò tra il 1923 e il 1929; - l'impulso notevole alla razionalizzazione dei processi produttivi, con l'adozione, nelle industrie dei prodotti di massa, di un'organizzazione scientifica del lavoro, o «taylorismo», mirante ad eliminare i tempi morti, e a ridurre al minimo i movimenti inutili (un esempio per tutti fu l'adozione della catena di montaggio da parte della Ford agli inizi del secolo).

Il reddito nazionale aumentò, fra il 1923 e il 1929, del 23% laddove la popolazione, in seguito alle leggi restrittive dell'immigrazione del 1921, aumentò solo del 9% e la forza di lavoro solo dell'11%. Questa maggiore disponibilità di capitali fece degli Stati Uniti il paese più prospero del mondo. E furono proprio queste abbondanti disponibilità che consentirono agli USA di concedere cospicui prestiti non solo all'Europa ma anche all'America latina, al Canada e ad alcuni paesi asiatici (si parla in tutto di quasi 30 miliardi di dollari). La maggior parte dei prestiti fu concessa ai paesi europei dopo che essi erano riusciti a domare l'inflazione che li avevano afflitti nel dopoguerra. Inflazione che era stata di tale ampiezza e gravità che si era dovuto provvedere a sostituire le monete esistenti, creandone delle altre, dopo aver assicurato loro congrue ed effettive garanzie (dalla corona allo scellino in Austria; dal marco al renten-mark in Germania; dal rublo al rublo-cervonetz in Russia).

Dato che il sistema monetario prebellico era ancorato all'oro si ritenne che bisognasse ritornare all'oro. E poiché era la moneta inglese il punto di riferimento delle altre monete europee, il fatto che essa puntasse a ripristinare il rapporto prebellico col dollaro non fu senza conseguenza per gli altri paesi occidentali. Anche se non si ebbe un vero e proprio ritorno al Gold Standard, ma si arrivò ad un Gold Exchange Standard, nel senso cioè che si equipararono all'oro le valute pregiate estere, il risultato non fu meno grave. Le riforme monetarie, mano mano che si succedevano creavano (o scoprivano) il vuoto nelle economie interessate.

Così quando l'Inghilterra nel '25 tornò alla parità entrò in crisi; allo stesso modo, quando nel '27 la lira si allineò alla sterlina ebbe inizio la crisi anche in Italia (cfr. A. Musco). Eppure fu dopo questa generale sistemazione delle monete europee svoltasi tra il 1925 e il 1927 che gli Stati Uniti intensificarono i loro prestiti ai vari Paesi europei. Nei soli anni 1925-1929, gli Stati Uniti prestarono all'estero circa tre miliardi di dollari. E a poco a poco una gran parte dell'oro del mondo si andò a concentrare a Fort Knox (che nel 1929 ha già il 38% dell'oro del mondo).

In Europa la Germania era stata il maggior beneficiario dei prestiti americani, e grazie a questi aveva potuto riprendersi rapidamente dal collasso del marco nel dopoguerra. Per fronteggiare le sue esigenze di sviluppo, la Germania aveva utilizzato molti dei prestiti americani a breve termine per investimenti a medio e a lungo termine, confidando che, dato il ritmo e l'intensità dello sviluppo dell'economia statunitense, questi prestiti non sarebbero stati rapidamente ritirati. E in quale migliore mercato investire se non proprio New York? Sempre più capitali a breve termine, l'hot money («moneta calda»), furono attratti pertanto dal boom della borsa di New York.

Ma l'aumento delle quotazioni alla borsa di New York non era collegato all'aumento dei dividendi delle azioni, cioè dei profitti delle corrispondenti società, bensì a un puro gioco di speculazioni. Dal momento che i prezzi crescevano appariva vantaggioso comprare per rivendere, senza preoccuparsi della bontà dei titoli. Per il possesso di questi titoli l'investitore piccolo come quello grosso ricorreva alle banche per ottenere i finanziamenti necessari al completamento dell'operazione. Fu così che tra il 1925 e il 1929 il numero dei valori scambiati raddoppiò (incurante dell'aumento del tasso di sconto del governo statunitense del 1924).

Nell'autunno del 1929 gli Stati Uniti, che tenevano in piedi e unito il sistema economico internazionale, cominciarono a richiamare drasticamente i capitali sottraendoli, quindi, alle attività in cui erano investiti. E la crisi si allargò a macchia d'olio.

 

FIN QUI LA STORIA... ADESSO VEDIAMO DI CAMBIARE LE BASI E POI VOI SBRIGLIATE I CAVALLI DELLA FANTASIA...

 

I920, la Grande Guerra è finita da due anni.... la Germania sta già facendo ripartire la sua macchina industriale... l'Inghilterra e la Francia si dibattono in gravi difficoltà economiche. La Russia ha appena avuto la sua Rivoluzione e sta ricostruendo la sua politica estera.

Lenin ha una visione dell'Europa socialista ed unitaria e lancia la sfida... tutte le potenze europee si siedano ad un tavolo e mettano in gioco le loro risorse e capacità al fine di creare una Grande Europa.

David Lloyd George, primo ministro inglese, si dimostra molto disponibile ma Georges Clemenceau non vuole sedere ad un tavolo assieme agli odiati tedeschi. Per fortuna la crisi economica Francese lo travolge con il suo governo.... nel 1921 l'ex presidente Raymond Poincarè lo sconfigge così sonoramente che Georges Clemenceau si ritira dalla politica e và a vivere in Guyana . Raymond Poincarè vorrebbe usare la mano forte con la Germania ed annettersi l'Azazia e la Lorena, ma i suoi consiglieri lo consigliano che la regione potrebbe diventare la prima area di libero scambio europea e la più ricca economicamente dell'intero Vecchio Continente.

Nel 1920 le elezioni politiche in Germania portano alla carica il centro-cattolico Konstantin Feherenbach, convinto europeista e pacifista che ha dichiarato che non vuole precipitare in una nuova Tragedia la Germania, la soluzione dei problemi tedeschi è nella collaborazione e non nella contrapposizione delle nazioni.

Poincarè e Feherenbach si incontrano a Strasburgo nel 1922 e firmano un trattato di collaborazione economica che vede Alsazia e Lorena diventare territori ad amministrazione congiunta franco-tedesca e con regime fiscale e dazi estremamente favorevoli.

Nel 1923 Hindenburg, presidente della Germania comincia ed intravede una possibilità di riscatto pacifico per la Germania ma è intimorito dalla proposta Russa di Lenin di unione europea che viene rilanciata ogni sei mesi con caparbietà e teme che rischi di spostare ad Est il baricentro dell'Europa.

Contatti con l'Inghilterra e l'Italia rilevano terreno favorevole per una "Convenzione Europea". L'idea di Lenin viene rilanciata da Francia, Germania, Italia ed Inghilterra e diviene l'argomento politico centrale delle discussioni.

Giolitti piglia la palla al balzo e propone Roma come sede dell'incontro.

La sede viene accettata e si fissa per il 14 Aprile 1924 la data.

Lenin muore il 24 Gennaio ma da sette mesi è invalido e non può vedere il suo obiettivo che si stà realizzando. Ma nel suo Testamento spirituale, la famosa "Lettera al Congresso" Lenin indica come priorità assoluta per la Russia essere attore della scena Europea, diventarne fulcro e motore, non isolarsi ma collaborare con le altre nazioni, per la vittoria del socialismo e il riscatto dell'uomo. Lenin un'anno prima aveva rotto ogni rapporto con Stalin e lo aveva emarginato dal partito per la questione del rozzo rimprovero che Stalin fece alla moglie Nadejda per la lettera indirizzata a Trotzky. .

Il 21 dicembre Lenin detta a Nadejda una lettera indirizzata a Trotski, in cui si dichiara soddisfatto della decisione del plenum circa la conferma dell'intangibilità del monopolio del commercio estero e suggerisce che venga posta al congresso del partito la questione del consolidamento di tale commercio e delle misure da prendere per migliorarne l'efficienza.

Avendo saputo di questa lettera, Stalin, al telefono, rimprovera duramente Nadejda d'aver trasgredito l'ordine di riposo assoluto impartito dai medici. Nadejda reagisce inviando il 23 dicembre una lettera a Kamenev, allora vice-presidente del consiglio dei ministri: "Stalin s'è permesso ieri un attacco assai rozzo nei miei riguardi, sotto il pretesto che avevo autorizzato Ilich a dettarmi una breve lettera - ciò che io ho fatto col consenso dei medici. Non è da oggi che sono membra del partito, ma in 30 anni non avevo mai sentito nulla di simile. Gli interessi del partito e dello stesso Ilich mi stanno a cuore tanto quanto a Stalin. So bene ciò di cui si può o non si può parlare con Ilich, poiché so che cosa lo preoccupa, lo so meglio di qualunque medico, in tutti i casi meglio di Stalin... Non sono di marmo e i miei nervi sono al limite":

La Krupskaia non disse niente a Lenin dell'incidente, per cui è da escludere ch'essa l'abbia influenzato nel ritratto che di Stalin egli fece in una nota del 4 gennaio 1923. Solo il 5 marzo egli viene a conoscenza dell'incidente, per il quale dettò subito una lettera indirizzata a Stalin: "Compagno Stalin, voi avete avuto l'impudenza di chiamare mia moglie al telefono per insultarla. Benché essa vi abbia promesso di dimenticare l'incidente, il fatto tuttavia, per mezzo di lei, è venuto a conoscenza di Zinoviev e Kamenev. Io non ho intenzione di dimenticare così facilmente ciò che è stato fatto contro di me: va da sé infatti che quanto viene fatto contro mia moglie è come se fosse fatto contro di me. Ecco perché vi chiedo di farmi sapere se siete disposto a ritirare ciò che avete detto e a scusarvi, o se invece preferite interrompere le relazioni tra noi. Con i miei rispetti, Lenin".

Lenin non si scusò ma anzi dichiarò che Lenin non era oramai in grado di prendere decisioni perchè la malattia gli aveva ottenebrato la mente. Il riuultato fu che una delle ultime decisioni prese da Lenin fu di spedire Stalin in una remota località della Siberia dove pochi giorni dopo venne ritrovato assiderato in un bosco.

Lenin nel suo Testamento Spirituale indica anche il suo successore in una coppia di persone con poteri divisi: Bucharin e Piatakov. Bucharin seguirà la politica interna e Piatakov quella estera.

Nel 1924 si incontrano a Roma cinque nazioni: Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Russia.

Giolitti affida la missione di rappresentare l'Italia ad un giovane politico socialista, tale Benito Mussolini.

Il risultato è la creazione di area di libero scambio da rendere realtà in cinque anni... in questa area affluiranno dalla Russia le materie prime, dalla Germania le competenze industriali e parte della mano d'opera, dalla Francia e dall'Inghilterra i capitali, l'Italia gestirà il commercio da e verso l'esterno grazie alla sua posizione privilegiata nel Mediterraneo.

L'inghilterra inizia una politica di inflazione pilotata mentre Italia e Francia mettono in campo severe politiche economiche. L'obiettivo è una "moneta unica" da varare nel 1930 ad economie e bilanci livellati. Il 1929 arriva con una economia europea sane e in crescita. La Borsa di riferimento europea è quella di Roma, I Capitali non arrivano più dagli USA ma anzi vanno dall'Europa verso l'America a cercare nuovi campi di investimento.

Gli USA per reagire varano una politica protezionistica nei confronti dell'Europa voluta da con Franklin Delano Roosevelt. L'Europa risponde fregandose altamente e gli USA si chiudono in uno splendido isolazionismo politico ed economico ed escono dalla scena mondiale.

L'Italia "Mercante Mondiale" conosce una nuova epoca di Rinascimento artistico ed economico, la Germania con illimitate materie prime che arrivano dalla Russia , può finalmente sfruttare la propria industria e l'operosità dei suoi figli per inondare il mercato di tecnologia inarrivabile per qualità e prezzo.

La Francia e l'Inghilterra diventano i banchieri del Pianeta, una posizione sancita dal matrimonio nel 1926 di Elisabetta I di Inghilterra con il barone Edmond de Rothschild. Elisabetta porta in dote l'Oro della Banca d'Inghilterra, Edmond in pacchetto societario che comprende le 100 aziende più ricche del pianeta e la l'esperienza finanziaria e la spregiudicatezza di tre secoli di banchieri partiti nel 1764 dal ghetto di Francoforte ed ora seduti sul trono di Inghilterra.

(La data non è un caso... è un anniversario, anzi un centenario, i Rothschild avevano salvato dalla bancarotta la Banca di Inghilterra nel 1826 e i WIndsor non lo avevano dimenticato).

 Bah... ho cominciato da una parte e sono finito in un'altra... è così che funziona con le ucronie? ^__^

Però, ora che ci penso, se un sistema economico è una rete a feedback, questo lo rende intrinsecamente caotico: ciò oltre all'autostrutturazione (ergo il capitalismo vince sempre sul socialismo) però lo rende soggetto a "catastrofi", le cuspidi. Quindi la crisi è connessa proprio nella natura stessa dell'economia... In una forma o l'altra si verifica sempre.... Poi non è detto che sia una brutta cosa: senza le estinzioni di massa, l'evoluzione non sarebbe diversa?

Magari intorno agli anni '40 possiamo metterci un traumatico ingresso della Cina nella scena economica mondiale dopo che Chiang Kai Shek, sconfitti i Signori della Guerra nel 1928, riesce a sradicare il comunismo dalla Cina e far impiccare nel 1930 Mao Tze Tung in  Piazza Tien A men.

La Cina inizia una vorticosa ascesa industriale ed economica a tassi da capogiro e crea un mercato Comune Orientale che va dalla Corea fino alla Indocina. Nel 1942, dopo 13 anni di continua crescita al tasso del 15 % annuo, la Cina è pronta allo sbarco nel Mercato Europeo...  in 5 anni le economie dei paesi dell'Europa sono messe in ginocchio.

La politica di Wellfare Europea deve essere drasticamente ridotta ed i salari bloccati mentre una paurosa inflazione ne decurta il potere di acquisto. Nel 1960 l'operaio medio europeo ha visto il suo potere di acquisto dimezzato, la disoccupazione tocca il 17 %, le pensioni sono da fame e gli anziani vivono di stanti. Ma nel 1962 la Rivoluzione Robotica parte da Grugliasco (sobborgo di Torino). Unendo i nuovi "Cervelli Elettronici" che il genio italico ha sviluppato ad Ivrea presso la Olivetti con i manipolatori automatici del Consorzio Macchine Utensili (acronimo COMAU) nasce il primo robot in grado di imparare ed eseguire compiti complessi. Si chiama "Leonardo".

L'Italia rinuncia al brevetto verso i paesi membri della Comunità Europea e viene rilasciata licenza libera di costruzione dei robot in tutta l'Europa. 

Il basso costo e l'immensa risorsa costituita dalla mano d'opera orientale viene compensata con il costo nullo e la precisione della manodopera cibernetica. Nel 1970 l'Europa ricomincia a recuperare il terreno perduto e a crescere costantenemte oltre il 6%.

I cinesi cercano di copiare i robot ma nel 1972 la fabbrica che li costruisce viene messa a ferro e fuoco dalla folla inferocita che teme di perdere il benessere conquistato duramente. L'ondata luddista travolge la complessa ma fragile rete economica dell'intero oriente. Nel 1973 Corea, Giappone e Birmania alzano la testa e dichiarano la loro indipendenza politica e industriale rispetto alle scelte della Cina. I questi paesi i robot sono banditi, la folla inneggia alla scelta che privilegia l'umano rispetto alla macchina. I politici cinesi capiscono che se scelgono la via del robot perderanno il consenso popolare e chinano la testa I (non prima che il Ministro dell'Industria venga assassinato in diretta TV durante un dibattito sull'impiego delle macchine nella produzione da uno spettatore rimasto disoccupato perchè il suo lavoro veniva svolto da robot).

Nel 1980 l'economia mondiale è di nuovo tranquilla. A un Occidente tecnologico che sforna quantità immense di prodotti tutti perfettamente identici si contrappone un Oriente manuale e orientato alla personalizzazione del prodotto...

 

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