2010, Ducato di Parma e Piacenza

di Simone Torresani


Ho voluto dare il mio contributo a questo bellissimo e intrigante sito scrivendo la seguente ucronia: invito tutti gli amici che collaborano ad esso e tutti i lettori a scrivermi liberamente la loro opinione su di essa a questo indirizzo.

Bandiera del Ducato di Parma e Piacenza

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2010: ponte sul PO a San Daniele Po (Cremona). Un'automobile di un cittadino della Repubblica Italiana, supponiamo abitante a Cremona (la mia città) transita sul ponte . Arrivato quasi alla fine, due agenti svogliati di polizia scrutano, senza fermarla, la vettura... tuttavia alla fine del ponte, vi é un gabbiotto, una garitta, una sbarra alzata conficcata nel terreno la bandiera bianca con lo stemma di gigli oro, bordata in alto da una fascia blu e in basso da una fascia gialla... un cartello d'altronde avvisa l'automobilista che ha ormai lasciato la Repubblica Italiana: "Benvenuti nel Ducato di Parma e Piacenza" si legge. Il nostro automobilista magari sarà anche sorpassato da auto con targa diversa, di colore diverso e con l'adesivo DPP (la sigla internazionale del Ducato...), e chissà, dovrà pure adeguarsi ai limiti... che qui sono diversi...

Benvenuti, signori, nel Ducato di Parma e Piacenza, stato associato all'Unione Europea che usufruisce del trattato di Schengen e ha l'euro come banconota!

Stato associato, però , non membro...

Avete letto bene! Il Ducato, nel 2010!!!

Tutto ciò é basato su un fatto ai più sconosciuto.

Nell'aprile 1859 il piccolo ducato non proclamò mai guerra né al Piemonte né all'Austria, e nessuno a sua volta gli dichiarò guerra.

L'invasione sabauda del 1859 di Parma, effettuata dall'esercito passando il Po, é stata a tutti gli effetti una palese violazione del diritto internazionale, un atto di invasione, poiché la duchessa Luisa Maria, reggente per conto di Roberto I (all'epoca undicenne) aveva ufficialmente proclamato la neutralità dello stato nella seconda guerra di indipendenza al contrario del duca di Modena, alleato degli Asburgo.

Il 13 giugno 1859 Luisa Maria ha inviato una durissima protesta a tutte le cancellerie d'Europa contro la palese violazione del diritto internazionale e l'occupazione abusiva di uno stato neutrale.

É un documento facilmente reperibile anche nel sito www.cronologia.it, nei riassunti dell'anno 1859.

Le cancellerie non hanno mosso un dito e le cose hanno seguito il loro corso, ma ma ma...

POD: nell'estate 1859, dopo Solferino e le convulse trattative che portarono alla pace di Zurigo e poi all'accordo tra Cavour e Napoleone in cui il primo, con la promessa del plebiscito a Nizza, si faceva dare mano libera all'annessione dei territori emiliani e toscani e degli ex ducati, il grido di protesta di Luisa Maria trova dei sostenitori, nella stessa Austria, che minaccia di mandare tutto a carte quarantotto, ma anche in altri paesi piccoli come ad esempio Il Belgio, l'Olanda, la Danimarca: tutti territori non estesi e il primo in particolare, sottoposto alle mire non segrete di Napoleone III.

La questione di Parma e Piacenza diventa una questione di principio, e siamo nel XIX secolo, con una mentalità diversa.

Si rischia a un certo punto un nuovo urto tra Austria, appoggiata da Danimarca che ha la coda di paglia, nella questione dei ducati di Schleswig e Holstein, e il Belgio, malfidente nei confronti del Secondo Impero.

La Prussia ne approfitta per ammonire la Danimarca... insomma, nell'inverno 1859 per Parma, l'Europa é a un passo dalla guerra! Cose folli oggi, ma normali in quegli anni.

Russia e Inghilterra, nelle persone dei ministri Gortchakov e Lord Russell, gettano acqua sul fuoco e fanno da mediatori nel Congresso di Ginevra, nel febbraio 1860, con i territori del centro Italia ancora dal destino incerto.

Il 24 febbraio 1860 si decide che:

A) Il Piemonte avrà mano libera su Toscana, Modena e Bologna dopo plebiscito, ma non su Parma, in quanto l'occupazione é stata illegale poiché il ducato era neutrale;

B) tutti gli stati neutrali non possono essere occupati o attraversati da eserciti terzi (con 45 anni di anticipo sulla Conferenza dell'Aia). Tutte le potenze d'Europa firmano.

Il duca di Modena Francesco V grida alla "buffonata e pagliacciata senza circo", alla politica dei "due pesi e due misure", protesta, ma nulla da fare.

Quello di Parma é stato solo un pretesto per definire le convenzioni di neutralità in tempo di guerra, e così in questo gioco di dichiarazioni di principio e di interessi, il piccolo ducato é salvo!!

Il 2 aprile 1860, la duchessa si decide a ritornare a Parma.

Nel frattempo, la storia italiana prosegue come nel nostro tempo: i Mille, Garibaldi in Sicilia, eccetera.

Il 31 maggio 1861 Parma firma un accordo militare con l'Austria e nel 1862 anche con la Prussia.

Dopo un intensissimo lavorio diplomatico, nel 1863, grazie alla mediazione del Belgio, ora in stretti rapporti coi ducali, anche l'Inghilterra diventa garante della sovranità ducale.

Il 29 gennaio 1864 lo stesso Vittorio Emanuele dichiara: "nulla da fare... più facile risolvere la questione romana e veneziana... Parma é persa, non possiamo attirarci contro le ire dell'Europa".

Due giorni dopo, la duchessa muore.

Roberto I é ancora minorenne... e si trova la soluzione nominando lo zio Enrico conte di Chambord reggente. Enrico, benché riluttante, accetta.

Nel 1866 questi passa il trono a Roberto I, ora diciottenne.

L'Italia prende il Veneto e, nel 1870, Roma.

Parma e Piacenza sono ora "terre irredente" ma protette da prussiani, austriaci e inglesi, e i governi italiani sono costretti a bloccare con severità estrema alcuni tentativi insurrezionali, come nel 1868 e nel 1872, arrestando volontari italiani al confine.

Lo stesso Roberto I nel 1871 sventa un complotto irredentista, con agganci anche a Mantova e Cremona: sono 45 le condanne a varie pene pesanti, di cui 8 a morte, eseguite.

Inasprendosi la questione romana, Parma é accantonata e nel 1879 Roberto I firma il suo capolavoro: in chiave anti-italiana, un accordo di difesa e di commercio con la Francia. Anzi, il 5 agosto 1879 Mac Mahon, presidente francese, dichiara la Francia garante della integrità del ducato.

Una rivolta, capeggiata dalla piccola borghesia, scuote il ducato nel 1881: Piacenza é a soqquadro, a Parma stessa i dragoni ducali devono caricare con violenza la folla, provocando 7 morti e 44 feriti, nel contado numerose le ville in fiamme e attacchi a caserme.

Roberto I nel 1882 emana allora una costituzione liberale molto avanzata, stanco di complotti e instabilità. Il parlamento sarà monocamerale di 80 membri, eletti su base censitaria, il duca ha il potere di sciogliere la Camera e nominare i ministri su indicazione del premier, ha potere di dichiarare guerra, di concludere trattati di alleanza. Tuttavia il governo é responsabile di fronte alla Camera.

Nel 1883 si tengono le prime elezioni.

Tra il 1883 e il 1888 il governo dell'avv. Predaneschi riforma i codici di commercio, il codice civile e quello penale.

Nel 1888 é abolita la pena capitale.

Lo stesso anno le elezioni sono vinte ancora dalla borghesia moderata, Predaneschi é rieletto e avvia l'industrializzazione tra Piacenza e Parma.

Sorgono (1889-93) le manifatture ducali dei tabacchi a Parma, alcune industrie metallurgiche a Piacenza e alimentari a Fiorenzuola e Cortemaggiore.

Nel 1892 il duca Roberto I firma una intesa con le ferrovie italiane, dando a loro la gestione dei treni dello Stato.

Nel 1893 le elezioni sono vinte dai conservatori, e il cav. Ferrari é eletto premier.

Nasce un embrione di partito socialista, fomentato e aizzato da quello italiano.

Il 1896 é un anno di scioperi agrari, repressi da Ferrari.

Lo stesso duca, il 16 settembre 1896, é colpito da un attentato durante una visita a Borgo Val di Taro: subisce lievi ferite di striscio, ma nel 1898, quando il figlio Elias (ricordiamo che Roberto ebbe numerosi figli, ma molti erano ritardati mentali, Elias al contrario era sano) compie 18 anni, abdica.

Nel 1899 Elias viene incoronato Elias I, il padre dopo 32 anni di governo si ritira a Piacenza.

Nel 1900 Elias, impressionato dall'omicidio di Umberto I d'Italia, scioglie la Camera (dove dal 1898 siedono 7 socialisti). Le elezioni vedono ancora la vittoria dei conservatori, ora guidati dall'avv. Soleri, ma i socialisti di De Ambris, collegato stretto a quelli italiani, hanno stavolta 11 seggi.

Elias I, impaurito, fa pressioni sulla maggioranza, che nel 1902 emana una legge restrittiva sulle associazioni dei lavoratori e proibisce lo sciopero.

Vi sono tumulti nelle campagne in tutta l'estate del 1902, che in ottobre si estendono a Parma e alle industrie del piacentino. L'esercito ducale e la polizia le reprimono con durezza, a Parma vi sono anche 12 morti e le barricate.

Nel dicembre 1902 Elias I lascia Parma e si rifugia nella cittadella di Piacenza, il trono é a un passo dall'essere perso.

A febbraio 1903 il duca fugge all'estero, a Parma é proclamata la Repubblica e vi sono scontri tra chi vuole l'annessione all'Italia e chi no.

Il governo italiano, spaventato dai repubblicani che ora dominano a Parma, si offre di aiutare il duca.

Truppe ducali e italiane espugnano Parma nel maggio 1903.

Elias rientra solo a luglio per abdicare a ottobre, e con un colpo di scena é il padre, il vecchio Roberto I, a riassumere le redini, dal 1903 al 1907.

Questi quattro anni sono di governo militare, che reprime anarchici, repubblicani e socialisti. De Ambris fugge a Milano.

Nel 1906 comunque Roberto I fa ampie riforme liberali per calmare i ceti operai e contadini: regola lo sciopero e introduce vaste migliorie salariali e materiali.

Il 16 novembre 1907 Roberto I muore, ed Elias rinuncia al trono, lasciandolo al fratello Sisto, incoronato a 22 anni come Sisto I di Borbone-Parma nell'estate 1908, durante un durissimo sciopero agrario, che mette in ginocchio le campagne.

Sisto I scioglie ancora la Camera e di propria iniziativa, con un decreto d'emergenza (previsto dallo Statuto del 1882) alza il numero dei parlamentari a 85 e cambia la legge elettorale in chiave anti-socialista.

Le elezioni sono vinte dai borghesi moderati, che richiamano il vecchio guerriero Predaneschi.

Il governo del 1909-14 fa una vasta riforma del mondo del lavoro, introducendo altre piccole migliorie, fissando la giornata di 9 ore massime, e l'assicurazione sul lavoro e estendendo il suffragio universale nel 1910. Migliora le strade, le acque, il regime dei canali, firma trattati commerciali con Francia e Spagna e revisiona i dazi doganali per lo sviluppo dell'industria.

Il 1 marzo 1914 Predaneschi muore, Sisto indice elezioni che nonostante l'aumento dei socialisti sono vinte dalla borghesia moderata, e premier diventa l'ex ministro delle finanze, Carlo Sacco.

La settimana rossa in Italia trova proseliti pure nel ducato, ma Sisto é spietato, e reprime con durezza estrema i primi moti e a metà giugno Parma é tranquillissima.

Scansa anche con la neutralità in anticipo la tempesta della Grande Guerra: con una politica scaltra e spregiudicata e andando in rotta con la sorella Zita d'Austria, non appoggia né Italia né Austria e chiede la garanzia a francesi e inglesi.

É un colpo da maestro, che garantisce la salvezza del ducato.

Per dimostrare all'Italia la sua buona volontà , invia 3000 dei 7000 soldati al fronte: 1800 vi periranno.

Pur diventando un covo di fuoriusciti dal 1922 al 1945, Parma non sperimenta il fascismo, anche se Sisto, per mera convenienza, dal 1927 al 1934 governa con metodi autoritari al limite della legalità. Altro colpo di scena: Elias I, alla morte di Sisto, ritorna duca, ha imparato gli errori del passato e governa meglio.

Parma sperimenta però la dura occupazione nazista, nel 1943-45, coinvolta nelle vicende italiane.

Quattromila soldati ducali e ottomila partigiani collaborano con i partigiani italiani.

Nel 1946 il Ducato é ripristinato: in quasi 90 anni di storia separata, é nato un fiero sentimento "Ducale" e con il referendum del 1948 Parma conferma la sua indipendenza.

Nel 1950 il governo é ormai democratico, con 4 partiti riconosciuti.

Nel 1952 si associa alla NATO.

Lo stesso anno Elias, che dal 1941 ha avviato una grande svolta liberale, indice un referendum istituzionale. I cittadini confermano la monarchia con il 61% dei voti, nonostante i comunisti, come partito, abbiano il 20% dei voti.

Elias muore nel 1959. Il figlio Roberto II é duca ed assiste al boom degli anni 60, alla nascita della Parmalat, alle durissime contestazioni del 1968, con Parma, Piacenza e Fidenza squassate dalla rivolta studentesca.

Riforma universitaria nel 1970 da parte della coalizione liberal-cattolica.

Roberto II muore nel 1974, il trono va al vecchissimo Saverio I, uno dei molti figli di Roberto I, che ha già 76 anni.

Il duca governa solo 3 anni, ma nel 1975 e nel 1976 scioglie due governi coinvolti in scandali finanziari e la sua politica integerrima allontana dai comunisti molti voti, é Saverio I a benedire il primo centro-sinistra parmense del marzo 1977, con democristiani e socialdemocratici, che rinnovano profondamente la classe dirigente.

Il 7 maggio 1977 Saverio I muore, gli succede il figlio Carlo IV.

Carlo IV é incoronato con gran semplicità il 3 febbraio 1978.

A marzo si offre intermediario nel caso Moro.

Nel 1979 -1980 la polizia ducale collabora fortemente alla lotta contro le BR, che tentano di attecchire pure nel Ducato.

Nel 1981 la polizia sgomina diverse cellule BR nel territorio e le condanna a pene durissime.

Molti BR sono consegnati alla giustizia di Roma, Parma é terra bruciata per i brigatisti, che però si vendicano nel 1980-81 colpendo due giudici e un commissario di polizia.

Carlo IV, il premier democristiano Malchiodi e il ministro degli esteri Anna Maria Francini si associano alla UE nel 1994.

Negli anni '90 i governi danno l'OK all'alta velocità in territorio ducale, anche se nel 2002 si svolgono proteste che culminano a Fidenza in una battaglia tra la polizia ducale e i no global, con 87 feriti.

Ma tutto si placa, e oggi il ducato é un tranquillo stato europeo, piccolo ma assai prospero, benché anche qui la crisi si senta un poco e il tema della ripresa e del lavoro é nella agenda del governo, oggi sono i "progressisti moderati", di centro-destra, un partito nato circa 25 anni fa.

E dall'alto di palazzo ducale, Carlo IV a 80 anni può contemplare il ducato con serenità: ha navigato nelle tempeste della vita, però é indipendente e sicuro e benché il Parma e il Piacenza giochino nel campionato italiano, ha pure una sua nazionale di calcio. Il campionato locale é in pratica un torneo amatori.

Spero vi sia piaciuta... e se verrete a Cremona, passate uno dei ponti sul Po... chi lo sa, magari incontrerete un corteo, con la vegliarda figura del duca in visita ai suoi sudditi...

Simone Torresani, classe 1979, Cremona

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Per fornire suggerimenti all'autore, contattatelo a questo indirizzo.

E ora, un'idea di JFB e di Renato:

Nel 1840 si svolse a Torino, presso l'Accademia delle Scienze il secondo Congresso degli Scienziati italiani, invitati dal re Carlo Alberto di Savoia. Al congresso partecipò anche Charles Babbage, invitato dall'astronomo Giovanni Plana a presentare il suo progetto di macchina analitica. A Torino Babbage presentò per la prima volta ad un pubblico scientifico il suo progetto ed ebbe modo di mostrare vari disegni del suo ambizioso e complesso progetto. La presentazione appassionò gli scienziati italiani e proseguì in seminari ristretti.

Particolarmente interessati a questi seminari, nei quali per la prima volta si discusse di concatenamento delle operazioni, potremmo dire di programmazione, furono il fisico Ottaviano Fabrizio Mossotti e l'ingegnere Luigi Menabrea. Questi si dedicò successivamente a una descrizione del progetto di Babbage che pubblicò in francese nel 1842 presso la "Bibliothèque Universelle de Genève", in quello che può essere considerato il primo lavoro scientifico nella disciplina dell'informatica: "Notions sur la machine analytique de Charles Babbage". Il testo qualche mese dopo venne ripreso per essere tradotto in inglese e notevolmente ampliato da Ada Lovelace, figlia di Lord Byron e valente collaboratrice di Babbage.

Per farla breve, Menabrea aveva ipotizzato una struttura analoga alla nostra macchina di Van Neumann, formata da un "magazzino" (memoria), un "mulino" (CPU), e un lettore di schede perforate (input), la cui meccanica era molto più economica e semplice da realizzare del progetto originale di Babbage.

Come succede spesso in Italia, dell'idea di Menabrea non importò nulla a nessuno. Ma supponiamo che Cavour, rendendosi conto delle sue potenzialità, decida di investire e di realizzarla.

Nel 1850 Menabrea lavora per il regno di Sardegna, che gli commissiona dei calcolatori meccanici per analizzare i dati anagrafici e statistici del Regno. Qualche anno dopo a Menabrea viene in mente di scambiare informazioni tra due calcolatori meccanici tramite il sistema del telegrafo... nasce Internet meccanica.

Nel 1859 il primo file meccanico viene inviato tramite la linea telegrafica da Torino a Genova. Il successo è tale che molte linee telegrafiche devono essere riassettate per poter trasmettere un numero maggiore di informazioni.

Nel 1865 viene trasmessa attraverso la rete telegrafica la prima fotografia.

Nel 1871 Meucci, sconfitto da Bell nella battaglia legale sul brevetto da attribuire al telefono, torna in Italia e propone l'idea all'équipe di Menabrea; l'idea di Meucci di applicare la tecnologia del telefono a quella informatica diventa realtà nel 1877, quando l'innovazione del fonografo permette all'industria meccano-informatica italiana di trasmettere i primi file sonori.

Nel 1896 Guglielmo Marconi, con il suo telefono senza fili, inventa anche la rete wireless!

Che ne dite?


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