Ucronie Diluviane

Il Secondo DiluvioIl Lago NeroMeno Mare sulla TerraFønikia
Il remake di "Noah"I Popoli del MareLe Amazzoni e Atlantide


1) Il Secondo Diluvio

di Det0

POD: Verso il 2300 a.C. un enorme evento tellurico sommerge l’intera area mesopotamica spazzando via le popolazioni che la abitano.

2340 a.C. Un immenso evento tellurico sommerge l’area della mezzaluna fertile: la Palestina, la Mesopotamia, Elam e la Persia, e una piccola parte di mare tra la Penisola Arabica e l’Egitto.
Le popolazioni che la abitano sono distrutte ad eccezione dei Sumeri, che grazie al re Lugalzagesi riescono a salvarsi e a emigrare in, ormai un isola, Arabia; dove rifondano città e ricostruiscono il loro regno.

2338 a.C. Lugalzagesi, dopo aver fondato la città di Tarim, sede del palazzo e capitale del regno, si dirige verso il sud dell’isola alleandosi e sottomettendo i popoli e i mercanti che abitavano la regione.

2336 a.C. Lugalzagesi giunge fino all’attuale Oman e comincia le guerre contro i regni pre-islamici di Aksum e Himyar.

2331 a.C. I sumeri distruggono Najran, capitale del regno di Aksum.

2328 a.C. Lugalzagesi espugna Zafar e Aden, le più grandi città del regno di Himyar, facendolo capitolare e assumendo il dominio della regione.

2319-2313 a.C. Scoppiano guerre contro i regni di Qataban e Hadhramaut, nel sud dell’Arabia, che vengono sconfitti rispettivamente nel 2317 e 2314, ma nell’assedio di Samharm Lugalzagesi muore ma questo viene portato a termine e i Sumeri prendono il possesso dell’intera isola.

2312 a.C. A Lugalzagesi succede il figlio Lugalzagesi II.

2307 a.C. Lugalzagesi II, governando malamente, viene preso sotto tiro da alcuni attentatori e ben presto il sud di Sumer comincia ad attuare delle rivolte.

2303 a.C. Lugalzagesi II scende nel sud di Sumer e reprime duramente le sommosse e nell’estate del 2303 si nomina dittatore.
Il regime dittatoriale potrebbe sembrare una scelta sbagliata, ma con questa Lugalzagesi II riesce a mantenere un ferreo controllo su tutti i possedimenti sumeri che, sotto la dittatura, diventano un vero e proprio regno e non più una confederazione di città-stato.

2298 a.C. Lugalzagesi II viene ucciso dal generale Shardma che regna ormai su uno stato ormai forte e unitario.

XXIII sec. a.C. Le prima navi partono dalla città cretese di Cnosso verso est, destinate a instaurare commerci nel nuovo Mare Mesopotamico.

2215 a.C. Primo contatto accertato tra Cretesi e Sumeri, cominciano i primi scambi tra Creta e Sumer, con il conseguente arricchimento di entrambe.

XXII sec. a.C. Fase palaziale a Creta: vengono costruiti i grandi palazzi nelle città dell’isola, prospera grazie ai floridi commerci.

2132 a.C. Battaglia di Rosetta: dei pirati cretesi attaccano il porto di Rosetta, la flotta egizia viene sconfitta e la città saccheggiata.

2130 a.C. Il faraone Neferkara invia una flotta per attaccare Creta, in inverno questa si scontra con quella cretese ne sud dell’isola, i minoici perdono la battaglia e Neferkara ne approfitta per inviare nuove truppe, al fine di conquistare Creta.

2116 a.C. Cnosso viene espugnata dalle truppe egizie, Creta viene conquistata e sottomessa al controllo del faraone Kheti.

XXI sec. a.C. I faraoni lanciano una serie di campagne militari mirate a conquistare la costa libica e la Nubia.
La costa libica viene presto sottomessa dagli egizi e assiste alla fondazione di numerose e prospere città; la Nubia impegna le truppe egizie dal 2050 al 2035 ma alla fine viene conquistata.
Truppe vengono anche inviate, verso il 2020, nell’Italia meridionale, nell’attuale Tunisia, in Spagna e a Cipro.

2007 a.C. Il faraone Sanktauef commette un errore tremendo, approfitta della conquista della Nubia per prendere il controllo di alcune parti della costa di Sumer, ma il re sumero Urukagina V vendica l’ingiuria e conquista una parte della penisola del Sinai e libera Creta.
Creta prende Urukagina V come un liberatore e, terminata la guerra tra egizi e sumeri, torna indipendente.

XX sec. a.C. Creta riacquista la sua autonomia e si impossessa dei territori egizi fuori dall’Africa, fonda molte città ed empori e commercia per tutto il Mediterraneo e il Mare Mesopotamico. Intanto gli egizi e i sumeri fermano la guerra e limitano i loro possedimenti i primi all’Africa e i secondi a Sumer, vivendo in pace.
IXX sec. a.C. Il periodo più prospero per Creta, si entra nella fase neopalaziale, vengono ricostruiti gli antichi palazzi distrutti dalle scorrerie egizie; si aprono nuove rotte commerciali che attraversano sconfinate distanze: dalle coste dell’attuale Catalogna e le Baleari fino all’Eritrea e alla Persia.

XVIII sec. a.C. I cretesi ampliano la loro influenza: verso il 1750 attraversano lo Stretto di Gibilterra e arrivano fino in Britannia, importantissima per il commercio dei metalli; circa nel 1710 i cretesi passano attraverso il Golfo Persico e arrivano fino in India.

1690 a.C. Una popolazione sopravvissuta al grande cataclisma del 2300, i Cimmeri, si stanzia a nord del Mare Mesopotamico e vi fonda un forte regno.

1660 a.C. Il Regno dei Cimmeri conosce una continua espansione toccando, nel 1660, le coste del Mar Nero.

1620 a.C. I Cimmeri arrivano a conquistare il Caucaso.

XVI sec. a.C. Il Regno dei Cimmeri si apre verso est e prende il controllo della Persia e dell’Elam.
C’è un tentativo di annessione dell’Anatolia da parte dei re cimmeri ma sono fermati da un popolo stanziato in quella zona, gli Ittiti.

1526 a.C. I Cimmeri tentano l’assedio di Hattusa, capitale dell’Impero Ittita, ma vengono sconfitti.

XV sec. a.C. Ittiti e Cimmeri espandono i loro possedimenti: i primi prendono il controllo dell’Anatolia e di Cipro mentre i secondi si spingono verso l’altopiano iranico e il Lago Aral fino ad arrivare a controllare un vastissimo impero.

1330 a.C. I Micenei si espandono verso la Troade e Creta per ragioni economiche, ma subiscono gravi sconfitte da entrambi i fronti.

1300 a.C. I Micenei riprovano l’attacco a Creta ma vengono nuovamente sconfitti, così si rivolgono all’Italia, nella quale fondano colonie nella zona centrale e meridionale.

1280 a.C. I Micenei espugnano la città di Troia e si impongono nell’Anatolia superiore, fondano anche alcune colonie sul Mar Nero.

1200 a.C. Le invasioni dei Popoli del Mare attaccano le popolazioni dei mari Mediterraneo e Mesopotamico, che però, grazie alla loro amicizia e alleanza, riescono a scacciare gli invasori e a vivere pacificamente.

Det0

Il mondo nel 1200 a.C.

Il mondo nel 1200 a.C.

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2) Il Lago Nero

Questa è una proposta alternativa di Pedro Felipe:

Secondo una recente teoria, l'innalzamento dei mari avvenuto intorno al 5600 a.C. in seguito al disgelo dopo una glaciazione, avrebbe portato il Mar Mediterraneo ad aumentare il suo livello e a riversarsi nel Mar Nero, che allora era un lago d'acqua dolce separato dal Mediterraneo da un ponte di terra dove ora si trova il Bosforo. Questo cataclisma avrebbe spazzato via moltissime terre bagnate dal Mar Nero e portato al collasso un'intera civiltà, localizzata nel nord dell'attuale Turchia, la prima civiltà della storia. Resti di questa civiltà sono ad esempio le città di Catal Hüyük e molte strutture sommerse al largo dell'attuale Sinope, in Turchia. Questi popoli avevano una religione neolitica matriarcale e adoravano il toro. Dopo il cataclisma i loro discendenti sarebbero fuggiti dando vita a varie popolazioni, come i Sumeri e i popoli delle steppe russe. La leggenda delle Amazzoni verrebbe proprio dai discendenti di questa civiltà, presenti nell'area del Mar Nero fino in epoca classica. Il ricordo dell'inondazione avrebbe creato poi i vari miti del diluvio, come quello biblico e sumerico, che identificano come luogo di raccolta dei sopravvissuti proprio l'area del Caucaso prospiciente al Mar Nero. Ora, cosa succede se il ponte di terra del Bosforo è più alto? Sicuramente il Mediterraneo dovrebbe trovare un altro sbocco, magari inondando zone costiere pianeggianti, oppure sfondando l'istmo di Suez. La civiltà di Catal Hüyük sopravvive: quali saranno le conseguenze sulla storia?

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Così gli risponde il solito Bhrg'hros:

Di solito si pensa che, se nella Preistoria c'era una comunità umana che parlava una lingua e da questa lingua sono storicamente derivate molte lingue diverse, tra le due fasi deve essere avvenuto un processo di espansione della comunità preistorica di parlanti, in sèguito al quale l'unica lingua originaria si è differenziata a seconda delle altre lingue con cui veniva a contatto durante l'espansione. Questo quadro è suscettibile di critiche in generale, ma specificamente è prossimo alla falsificazione nel caso degli Indoeuropei: esistono infatti prove linguistiche che l'indoeuropeo comune non si è differenziato DURANTE l'espansione, bensì in massima parte DOPO essersi espanso e il motivo più probabile di ciò è che NON abbia incontrato molte lingue diverse espandendosi (per il fatto che si è espanso solo su zone in precedenza non abitate da uomini anatomicamente moderni, mentre nelle zone dove si parlavano le molte altre lingue - non indoeuropee - non si sarebbe affatto espanso).

D'altra parte, a un certo punto l'indoeuropeo, che a lungo è rimasto un semplice continuum di dialetti, molto esteso territorialmente ma non solcato al proprio interno da profondi confini (bensì da tanti piccolissimi confini locali), deve aver cominciato a differenziarsi localmente a un ritmo molto più veloce, fino a dare origine - entro la fine della Protostoria - a classi linguistiche mutuamente non più comprensibili. Per rendere più accettabile questa ricostruzione, a prima vista controintuitiva, va precisato che il lessico indoeuropeo si deve essere costantemente modificato nel corso del tempo (lentamente e in direzioni divergenti a seconda dei luoghi), mentre ciò che risulta essere rimasto praticamente inalterato dalle origini preistoriche fino al termine della Protostoria è la fonologia.

Con l'Età del Bronzo, invece, da un lato il diasistema della fonologia indoeuropea comune si spezza in almeno una ventina di regioni, dall'altro le centinaia di piccole tribù indoeuropee differenziate lessicalmente tendono a riunirsi appunto nella ventina di regioni di cui sopra, le quali sono poi l'origine delle nazioni indoeuropee storiche (Celti, Germani, Slavi, Italici, Greci, Armeni, Indiani ecc.).

È comunemente accettato (in mancanza di alternative concepibili) che la diversificazione della fonologia anatolica (Ittiti, Luvî ecc.) e indoiranica dalla precedente fase indoeuropea sia dovuta al contatto con le lingue semitiche orientali e col sumerico. Lo stesso meccanismo interlinguistico è in grado di spiegare (anche se di solito l'argomento non suscita altrettanto interesse) le trasformazioni fonologiche che hanno portato all'identificazione delle altre nazioni indoeuropee: la trasformazione dall'indoeuropeo balto-scandinavo al protogermanico, per esempio, è riconducibile alla stratificazione di un influsso sociolinguistico cimmerio seguìto da uno scitico e infine da uno etrusco-italico (forse coevo all'introduzione della scrittura runica). In pratica, tutte le trasformazioni fonologiche che hanno mutato il continuum dialettale indoeuropeo in una ventina di nazioni vistosamente diverse proprio a livello fonematico sono sistematizzabili in una catena multipla di reazioni agli iniziali fenomeni di contatto interlinguistico avvenuti tra Sumeri, Accadi e Indoeuropei degli Altipiani Iranico e Anatolico (per completezza, bisogna aggiungere anche l'interazione tra locutori di semitico nordoccidentale e Indoeuropei egeo-anatolici).

È evidente che tali dinamiche interlinguistiche sono l'effetto di processi sociolinguistici - a loro volta sottoinsieme di processi sociologici di contatto interetnico - avvenuti nel contesto del primo sviluppo dell'urbanesimo in Mesopotamia (con una connessa 'appendice' nei Bacini dell'Indo e della Saraswati) nonché nel contiguo Levante mediterraneo.

Questo è il motivo per cui la rimozione (ucronica!) della cesura intervenuta nella Civiltà di Çatal Hüyük in conseguenza dell'apertura del collegamento tra Mar Nero e Mediterraneo potrebbe creare le condizioni per una diversa cronologia e localizzazione dello sviluppo dell'urbanesimo, le quali avrebbero sicure conseguenze - come le ha avuto l'urbanesimo storicamente documentato - sulla differenziazione linguistica del continuum dialettale indoeuropeo e, per il fatto di avvenire in anticipo rispetto alla nostra linea storica, avrebbero prevenuto alcuni sviluppi e ne avrebbero determinati altri (alternativi) al loro posto. In particolare, una minore consistenza di quelle che nella nostra Storia sono state le profondissime relazioni protostoriche indoeuropeo-semitiche (forse in parte 'sostituibili' da altrettanto profonde relazioni indoeuropeo-attiche, ma per il resto semplicemente non sostituibili da alcuna relazione interlinguistica) non sarebbe stata in grado di scatenare la catena multipla di reazioni fonistoriche che conosciamo (ce ne sarebbero state di diverse, ma probabilmente non altrettanto numerose).

Che importanza hanno sul piano storico queste considerazioni linguistiche? I confini linguistici sono un sintomo (marginalissimo, ma perciò assai significativo) di confini nella circolazione culturale. La cronologia delle stratificazioni lessicali indoeuropee preistoriche dimostra che, fino al Calcolitico, tutte le tribù indoeuropee sono state collegate in un unico, vastissimo continuum territoriale. L'orizzonte culturale delle singole tribù era probabilmente molto circoscritto, ma la rete generale dei contatti era per tre quarti limitata solo da confini naturali. In una situazione del genere, non ci sono condizioni per la nascita di grandi nazioni differenziate: la vita si svolge per millenni sempre uguale, le poche innovazioni tecnologiche si diffondono lentamente ma senza limiti, finché (come avvenuto nelle Americhe, in Australia e Nuova Guinea) l'accelerazione tecnologica postneolitica - non accompagnata da una corrispondente accelerazione delle comunicazioni - frantuma il continuum dialettale in una miriade di comunità distinte. (In America, specialmente al Nord, si è poi avuta una serie di riaggregazioni regionali, analoghe a quelle eurasiatiche.) Ciò che sarebbe potuto succedere in un'Indoeuropa investita da un'ondata innovatrice protourbana non accompagnata da significative alterazioni dovute a contatti interetnici con comunità linguisticamente abbastanza distanti (quale quella protosemitica) è presumibilmente da avvicinare a ciò che era accaduto fino ad allora con le precedenti ondate innovatrici (neolitica e calcolitica): l'innovazione si espande su tutto il territorio indoeuropeo, tribù dopo tribù, continuando a impedire la nascita di forti confini interni.

Di fatto, qualcosa di simile è realmente avvenuto nella storia delle nazioni indoeuropee: il "Grande Īrān" è appunto la continuazione - ridotta - della relativa unità (= assenza di profondi confini interni) indoeuropea, 'limitata' all'area compresa (molto approssimativamente) tra il Danubio a Nord-Ovest e l'Indo a Sud-Est.

Entro il "Grande Īrān" (che includeva gli Sciti, i Saci e le popolazioni īrāniche dell'Impero Achemenide) si è poi creata una grande frattura geopolitica tra le tradizioni di Pax Nomadica proprie delle popolazioni delle Steppe e uno dei massimi imperi a base (anche) urbana dell'Antichità, quello Persiano; tuttavia tale frattura è anche un'inevitabile conseguenza del fatto che la base urbana dell'Impero Persiano era in considerevole parte al di fuori del territorio īrānico (poiché l'urbanesimo si è sviluppato anzitutto in Mesopotamia) e che la costruzione della 'Nazione Persiana' ha coinvolto, alla fine, in notevole misura popolazioni non īrāniche (né - se il particolare può avere rilevanza - indoeuropee).

Se dunque proviamo a immaginare uno sviluppo storico strutturalmente uguale, ma con punto di partenza così mutato (Anatolia, VI. millennio a.C.), il prodotto più 'naturale' che otterremmo dopo cinque o seimila anni potrebbe essere un... Impero Indoeuropeo, oppure no, 'solo' una Pax Nomadica (ce ne sono state tante di simile estensione), ma comunque in associazione a una 'coscienza nazionale' a questo punto vastamente indoeuropea. Mi pare una conseguenza enorme: forse l'unica ucronia - o comunque la più diretta (più che la tanto suggestiva "prosecuzione dell'unità romana") - in grado di produrre nella metà occidentale dell'Eurasia (con ampie fette di regioni centro-orientali e meridionali) quanto di più simile si possa pensare al fenomeno della Cina.

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C'è da aggiungere anche la proposta di Lord Wilmore: l'Atlantonesia!

Cosa sarebbe accaduto se alcuni monti sottomarini dell'Oceano Atlantico fossero stati un po' più alti, e ci fossero state molte più isole tra il Vecchio e il Nuovo Mondo? (cliccare sulla cartina per ingrandirla)

Ecco alcune idee. 10 milioni di anni fa l'aumento dell'attività vulcanica nelle placche tettoniche nordamericane e eurasiatiche causa l'affioramento di nuove grandi isole atlantiche. Verso il 13.000 a.C. i cacciatori europei dell'età della pietra appartenenti alla cosiddetta Cultura Solutreana giungono nel Nord America durante l'ultima era glaciale, usando le isole dell'Atlantico come trampolini. Durante l'era glaciale il livello del mare era più basso, dunque esistevano ancora più isole e più grandi di quelle attualmente esistenti. I nomadi europei accrescono la diversità genetica dei nativi americani principalmente siberiani, specialmente sulla costa orientale del continente nordamericano. Inoltre alcune popolazioni rimangono nella più grande delle Azzorre Maggiori. Nel 10.000 a.C. circa termina l'ultima era glaciale e i ghiacci si ritirano verso i poli. I ghiacci in scioglimento sollevano il livello del mare di 120 metri (leggenda del Diluvio Universale), e quasi tutte le grandi isole dell'Oceano Atlantico sono sommerse. Sopravvivono soltanto diverse isole più piccole. I Micenei, i Fenici e poi i Romani colonizzano varie di tali isole e scoprono l'America in anticipo. Il geografo Strabone conia il termine Atlantonesia per indicare la totalità delle isole sparse nell'Atlantico. E poi?

(ispirata a questa pagina)

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3) Meno Mare sulla Terra

di Antonio Sinfarosa

POD: per un motivo qualunque, ma non legato al clima (quindi per esempio: meno impatti meteorici, o semplice casualità), sulla Terra il livello medio del mare è di circa 150 metri più basso, rispetto al livello del mare attuale, come mostra la cartina sottostante.

La cartina è presa da un gioco per cellulari (TerraGenesis, per chi fosse curioso) nel quale, dopo aver terraformato Marte, Luna, Mercurio e, soprattutto, Venere, ho avuto la possibilità di sbloccare la Terra, che avrei potuto salvare da un’estinzione di massa o applicando il pay per win o, forse, giocando per 24 ore di fila; visto che non ho fatto entrambe le cose, ecco la mappa della Terra terraformata dopo un’estinzione di massa avvenuta a fine XXI secolo, dove anche i deserti sono stati resi fertili e quindi tutta la Terra è ricoperta da vegetazione ed è pronta per accogliere quadrilioni di terrestri (grazie a un bug del gioco, già verificatosi sulla Luna terraformata).

Le differenze macroscopiche, rispetto al mappamondo cui siamo abituati, sono:

Se la Terra fosse così, le più grandi civiltà insulari dell’Eurasia, l’Inghilterra ed il Giappone, non sarebbero più tali; addirittura l’Inghilterra non sarebbe neanche più riconoscibile.

Ecco una prima bozza di Timeline:

3500 a.C.: Mezzaluna fertile più grande di come la conosciamo, visto che il Golfo Persico non esiste; Assiri, Babilonesi, Egiziani, tutto come da storia nota, ma tutto spostato più a est;

Circa 2000 a.C. Mosè guida il popolo ebraico fuori dall’Egitto attraversando davvero il Mar Rosso (e non il Mar dei Giunchi), camminando all’asciutto sul fondo marino.

Persiani, Greci, Alessandro Magno come da storia nota.

I Romani potrebbero arrivare prima in Britannia, addirittura con Giulio Cesare durante (o poco dopo) la sua campagna di Gallia, e quindi il De Bello Gallico inizierà con “Gallia est omnis diuisa in partes sex”; Addirittura, la maggiore possibilità di terre, potrebbe spingere i romani ad avere un impero più a nord di quello che conosciamo, per esempio ignorando il Mediterraneo Orientale (tranne ovviamente per la Grecia). Questo potrebbe avere grosse conseguenze, visto che il Cristianesimo vivrebbe in orbita persiana (o egiziana?) e non romana. Per semplicità, però, ipotizzerò che l’impero romano sarà come quello che conosciamo, ma più esteso a nord.

Impero Carolingio, come la storia nota, ma la penisola Britannica ne fa parte quasi per intero;

Similmente in Asia, l’Impero Cinese, il Giappone, la Corea, i Mongoli… tutto come storia nota (anche l’Orda e Gengis Khan)

Nella nostra Indocina, c’è spazio per un nuovo impero nella penisola Myanmar-Kalimantan, oppure potrebbe finire sotto influenza cinese, o indiana. Se però fosse una nazione indipendente e con la vocazione marinara, potrebbe scoprire prima l’Australia-Nuova Guinea e, soprattutto, instaurare rapporti commerciali con i persiani e i romani, diventando una specie di potenza locale ante-litteram.

In Europa l’Inghilterra (che si potrebbe chiamare “Bretagna”, anche senza Gran) non potrebbe avere una politica di isolamento.

L’America (che ovviamente non si chiamerà così) verrà scoperta molto prima, ma da ovest, visto che la Terra di Bering (quella che sostituisce il nostro stretto omonimo). Da definire se da Cinesi o, forse dai Giapponesi. Ovviamente, gli Europei potrebbero a loro volta navigare fino in America da est, e incontrarsi con i giapponesi (o con i Russi, se aspettiamo qualche altro secolo) come è successo per l’Alaska nella storia nota.

Da questo punto è pressappoco la cronistoria del gioco: le federazioni sono frutto della mia fantasia. Molto è basato sulla casualità insita nel software, il resto sulla mia -poca- fantasia descrittiva. Logicamente, anche questi punti (a partire dalla grande carestia) sono passibili di modifiche e commenti.

Fine XXI secolo: grande carestia e estinzione di massa: le uniche "Nazioni" (in realtà, poco più che villaggi di qualche decina di abitanti l’uno) sopravvissute sono: Francia, Russia (ma solo la parte europea), Libia, Zambia, Iraq, Kazakhstan, India, Cina, Arkansas, Messico, Brasile, Australia;

XXII secolo; a causa della criminalità australiana e di un’epidemia in Zambia, le due nazioni diventano terre fantasma.

XXIII secolo: Francia, Libia e Iraq fondano la Federazione Mediterranea; con frequenti scambi e agevolazioni commerciali tra di loro. lo Zambia si ripopola, mentre l’Australia viene rasa al suolo e usata come giacimento industriale; altri poli industriali nascono in Antartide (nella penisola antartica), Siberia, Groenlandia e Alaska; un gruppo di scienziati stabilitisi nei pressi della stazione Casey fondano la città di Antartide-Birkana.

XXIV secolo: l’India aderisce alla Federazione Mediterranea, che si rinomina in Federazione Indoeuropea; similmente nascono le federazioni asiatiche (comprendente anche la Russia a ovest degli Urali) e americane.

Fine XXVIII secolo: la popolazione della Terra tocca i 2 miliardi; i giacimenti di Antartide, Siberia, Groenlandia e Alaska si esauriscono: i minatori, assieme alle loro famiglie, si stabiliscono permanentemente in quelle zone, fondando nuove città. Similmente in Groenlandia, una volta che la pesca.

Che ne pensate?

Antonio Sinfarosa

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Gli risponde Enrico Pellerito:

Un cambiamento molto incisivo nella dinamica che porta ad una tale conformazione, comporta un'altamente probabile diversità sull'evoluzione del pianeta. E difatti è stato uno dei motivi che mi ha portato ad interrompere l'ucronia di un genere umano che si trovi limitato ad un'Africa separata e molto distante dalle altre terre emerse.
Qui, però, tralasciando la trasformazione indotta dagli esseri umani per ottenere l'intero pianeta ubertoso, si ipotizza un livello dei mari più basso; ciò può davvero influire in maniera negativa nel processo iniziato nelle acque e che ha portato fino ai Sapiens?
Forse nell'andamento temporale, con un ritardo o un anticipo riguardo la comparsa dei primi ominidi, ma non mi sentirei di escludere del tutto una sostanziale coincidenza dello sviluppo della vita per come lo conosciamo.
Un modello di riferimento che parta da questa base necessiterebbe di una quantità enorme di dati e dubito che si possa censirli e considerarli tutti, comprese le loro interconnessioni e le varianti e le variabili che durante i lunghissimi tempi indirizzerebbero i processi evolutivi.
Possiamo solo provare a "giocare", accettando il quadro proposto, cercando di trovare un senso di plausibilità e verosimiglianza alle cause che producono questo effetto, speculare sul panorama del pianeta che, rispetto al nostro, subirebbe dei cambiamenti ambientali in molte aree, infine immaginare la diversa storia dell'umanità.
Quindi avremmo gli ucro-sumeri, gli ucro-egizi, gli ucro-cinesi e tutte le altre civiltà che sono sorte e dalle quali poi si è sviluppata la storia, in aree similari per caratteristiche a quelle della nostra realtà ma differentemente posizionate.
La mezzaluna fertile potrebbe essere un triangolo (o un parallelepipedo) fertile e situato in quella che, per esempio, potrebbe essere la nostra Algeria.
A questo punto, o si crea un modello con la sempre notevole mole di dati (lavoro estremamente complicato e oneroso e che dubito si possa anche solo ipotizzare per chi non è uno specialista) o si individuano zone destinate a rappresentare le varie culle della civiltà umana attraverso il lancio dei dadi.

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William Riker chiosa:

Mi permetto di aggiungere un esempio al puntuale intervento di Enrico. Nel capitolo 2 della Genesi è contenuta una vera e propria "carta geografica del Paradiso". In essa si dice che nel mezzo del Giardino dell'Eden c'era una sorgente che si divideva in quattro rami e dava origine a quattro fiumi: Pison, Ghicon, Hiddekel e Phrat. Questi ultimi due sono i nomi ebraici del Tigri e dell'Eufrate, gli altri due sono sconosciuti e c'è chi li ha identificati con il Nilo, l'Indo o il Gange. In realtà, come scrive Isaac Asimov nel suo saggio "In Principio", molto probabilmente il Pison e il Ghicon erano due affluenti del Tigri e dell'Eufrate che scorrevano nel deserto arabico, ancora in parte pieni d'acqua stagionalmente nel VI secolo a.C. quando si formò la redazione definitiva del Pentateuco, ma subito dopo completamente disseccati. In un mondo di mari più bassi è presumibile che anche il Tigri e l'Eufrate si dissecchino completamente, altrimenti alimenterebbero il Golfo Persico che sarebbe più ampio di quanto visibile nella mappa del Videogame, e di conseguenza il mito dell'Eden come giardino di delizie non nascerebbe. In un mondo come quello da te disegnato, è possibile che la Bibbia, e dunque anche il Corano, siano completamente diversi. Escludo però la Tetrapotamia in Algeria, anche quella regione sarebbe desertica anzitempo; secondo me i dadi non sono necessari, basta usare la ragione umana. Io la butto lì: la razza caucasica come la conosciamo nasce in Cina, dove i fiumi Giallo e Azzurro sono alimentati dagli inesauribili ghiacciai dell'Himalaya, e dunque assicurano alla pianura cinese uno dei tassi di umidità e fertilità più alti del mondo. Idem dicasi per la valle del Mississippi, alimentato dai ghiacciai del Canada: forse le piramidi saranno edificate nel nostro Missouri...

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Ed Enrico gli risponde:

L'intervento del Comandante permette di esplorare altri aspetti di questa Terra alternativa.
L'Algeria l'ho citata solo come un qualsiasi punto del pianeta, ma i riferimenti alla Cina sono davvero molto più congrui e realistici.
Non so quanto sia possibile la nascita di una civiltà molto antica nelle Americhe che raggiunga in questa realtà alternativa gli stessi livelli di quelle dei popoli eurasiatici, ma ammetto che qui sono influenzato da quanto espresso da Jared Diamond nei suoi scritti a proposito degli sviluppi dell'umanità nelle varie parti del mondo; pertanto il richiamo alla "ragione umana" di Franco Maria trova la sua congrua applicazione proprio facendo riferimento a quanto afferma lo stesso Diamond nei suoi scritti.
L'autore citato, per esempio, non esclude che le società di origine dell'agricoltura e dell'allevamento sorte nel territorio degli attuali Stati Uniti orientali e nella Mesoamerica (diverso il discorso relativo alle zone andine) avrebbero potuto, se non fossero prima giunti gli Europei, progressivamente svilupparsi fino a raggiungere un più elevato livello di struttura organizzativa e scientifica.
Ora, se ci vincoliamo a quella che è stata la ormai assodata espansione antropica sul pianeta, dai primi movimenti in Africa risalenti a circa 7 milioni di anni a.C., avremmo una diffusione verso l'Asia databile a circa un milione di anni a.C., poi, a seguire, i nostri antenati si sarebbero spostati verso l'Europa (mezzo milione di anni a.C.) e solo "recentemente" avrebbero raggiunto l'Australia (40000 a.C.), la Siberia nordorientale (20000 a.C.), l'Alaska (12000 a.C.), gli attuali USA (11000 a.C.) e l'America Meridionale (10000 a.C.).
Ammettiamo che sul nostro stesso pianeta ci possa pure essere una variabilità temporale di qualche migliaio di anni rispetto le date su riportate, le cose non cambiano poi molto, almeno nei risultati che ci hanno portato all'attuale configurazione globale; c'è da vedere se nella Terra alternativa il "continuum" territoriale incide (e in quale misura) sull'espansione antropica.
Se i criteri che Diamond espone, sostenuti dalla maggioranza degli studiosi di varie discipline scientifiche e che cercano di spiegare il perché determinate zone hanno consentito tutto il processo di sviluppo che ha portato, ad un certo punto della Storia, ad avere delle civiltà progredite poi primeggianti su quelle che hanno segnato il passo per vari contingenti motivi, allora possiamo pure ipotizzare che anche su questa Terra alternativa si verifichi lo stesso iter.
Probabile, quindi, che come dice Franco Maria la "mezzaluna fertile" nascerebbe proprio in Cina nei pressi dei fiumi Giallo e Azzurro, con tutti gli aspetti che comporteranno l'evoluzione umana lungo una fascia "orizzontale" dei territori del pianeta.
Alla fine, mi chiedo, avremmo un mondo umano differente dallo storica processo di espansione e progressivo raggiungimento di scoperte e risultati?
Se non consideriamo possibili ostacoli dovuti ad un molto più differente panorama climatico, secondo me il mondo non sarebbe molto diverso e ritengo pure molto probabile che una parte dei caratteri fisici, oggi tipici dei popoli mongolici, sarebbe presente in modo ancor più prevalente fra gli attuali abitanti delle aree euroasiatiche fino alle sponde dell'alternativo oceano Atlantico; conseguenza di ciò anche coloro che hanno poi raggiunto le attuali Americhe mostrerebbero (come in effetti avvenuto nella nostra realtà) le anzidette caratteristiche.
Diciamo che perfino noi "bianchi" (che mediamente, specie i mediterranei, siamo anche più scuri rispetto ai Cinesi) ci potremmo ritrovare con gli occhi caratterizzati da un particolare taglio e con conformazione di capelli e peli tipiche degli attuali popoli asiatici.
Importante differenza che qui sarebbe presente, è la possibilità di espansione antropica in maniera molto, ma davvero molto, più continua rispetto alla nostra Terra, per cui i popoli che si trovano al settentrione sarebbero comunque in contatto tra quelli insediati nella fascia temperata euroasiatica e coloro che vivono nel Nord America. O forse no?
Il clima sarebbe diverso, lo abbiamo già detto, ma resta il fatto che oltre un certo parallelo esso sarebbe pur sempre rigido, costituendo sempre causa di rallentamento nei commerci e nei contatti.
Forse, dunque, anche per questi motivi i popoli i cui antenati si sono spostati nelle Americhe si troverebbero qualche gradino più giù rispetto a quelli che si sono sparsi nell'Eurasia?
E allora ciò comporterà la medesima "colonizzazione" a danno dei meno forti da parte dei più forti?
Forse anche i popoli del Missouri non saranno in grado di opporsi all'espansione che proverrà da fuori?
Si può ipotizzare che il continuum territoriale renda meno invasivo il contatto tra i vari popoli del pianeta, pur non mancando scontri e lotte.
Possiamo pure essere in presenza di una sostanziale omogeneità della civiltà presente nell'Eurasia e nell'Africa settentrionale, con un equilibrio tra i progressi raggiunti dalle varie società e una interconnessione economica, culturale, scientifica grazie ai commerci e ai contatti.
A questo punto le civiltà americane potranno essere un po' più progredite rispetto a quelle che storicamente conosciamo?
L'allevamento di animali che tanto ha influito sul progresso umano, potrà essere diverso anche in virtù dei differenti climi che questa Terra alternativa potrebbe offrire?
Ciò vale anche se le diversità climatologiche hanno, per esempio, creato una qualche ampia area desertica tra l'Asia e l'Europa; assisteremo, in questo caso, ad un minore travaso di dati, informazioni e via dicendo tra la prima civiltà umana e una parte del resto del pianeta.
Allora dobbiamo stabilire se questa Terra alternativa (e siamo punto e a capo per come Paolo ha fatto presente) sia caratterizzata da condizioni orografiche molto differenti rispetto al nostro pianeta, proprio per comprendere quali assi di espansione umana possono essere diversi e portare a precipue condizioni.
Sull'aspetto della glaciazione che ha proposto Asaf, credo sia un elemento molto importante, tale da risolvere la questione del come si arriva a questo quadro ambientale, ma la "clausola" climatica deve restare in essere per tutto il tempo che dagli ominidi si passa ai Sapiens, con conseguenze notevoli per quanto riguarda l'espansione verso il Nord; ciò significa che la fascia temperata si riduce e la prima colonizzazione antropica potrà giungere nelle Americhe attraverso una molto più successiva esplorazione marittima.
E vi dirò che questo mondo alternativo trova il mio gradimento, permettendosi di creare un'espansione umana molto più lenta e ritardata rispetto al nostro tempo.
Che poi era uno dei miei pallini dell'umanità isolata alla sola Africa, dove intendevo ottenere un ceppo umano prevalentemente di cute scura e il raggiungimento delle terre vergini (cioè tutto il mondo eccettuato, appunto, l'Africa) in un periodo dove il livello di civiltà umana consentisse un approccio alla natura e al territorio molto meno dannoso.
Qui, invece, potremmo avere due principali ceppi umani, quello asiatico e quello africano.
In conclusione, ci troviamo di fronte ad un unico (caso raro) Punto di Divergenza: la glaciazione che in HL si è conclusa circa 10.000 anni fa persiste, rendendo il livello dei mari più basso, ma impedendo una colonizzazione umana persistente oltre un certo parallelo e, quindi, tutte le variabili sul territorio e sull'umanità sono contingenti all'elemento climatico e le conseguenze storiche discendono (e ricadono) direttamente da (e su) tale quadro.

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Ed ecco l'immancabile parere di Bhrihskwobhloukstroy:

Quest’ucronia è il mio vero chiodo fisso (ben più che la Monarchia Universale in Età Moderna, il che è tutto dire)! Le obiezioni sono evidentemente perentorie e quindi la proposta iniziale è impraticabile per eccesso di variazione dei dati (considerata la situazione, non provo neanche a considerare l’addentellato dell’Estinzione di Massa nel XXI secolo; visto che questo messaggio non arriva al Gruppo, mi ritengo libero dal rispetto delle condizioni poste). Siccome gli unici Punti di Divergenza che non rischiano di modificare l’intero Universo sono quelli basati su una diversa decisione umana (dove la diversità è dovuta a una differente scommessa euristica sugli scenarî presi in considerazione da una singola mente umana, per cui la Divergenza da porre nel Big Bang è minima rispetto a qualsiasi altra), mi pare che l’ucronia si possa sviluppare soltanto ipotizzando che le Comunità Umane del Paleolitico si siano tramandate un timore reverenziale delle foreste più profondo di quel tanto che basta per inibire i disboscamenti neolitici attuati col fuoco (e dei quali si ritrova traccia nei carotaggi dei ghiacci groenlandesi).

Con la prosecuzione delle Glaciazioni (in realtà dei Cicli di Dansgaard e Oeschger) e senza lo sviluppo di un Modo di Produzione Neolitico di tali dimensioni da causare le Eccedenze Agricoli e quanto ne è conseguito fino alla Civiltà Urbana come la conosciamo (N.B. l’Urbanesimo non è escluso, lo è solo quello su modello mesopotamico con i suoi simili nel Mondo), tutto continua come nel Paleolitico superiore. A tale quota cronologica, l’Umanità era già molto simile a oggi (a parte l’abitabilità delle zone ghiacciate, che comunque non è del tutto azzerata, anche perché esiste pure una vasta e ramificata idrografia glaciale) e perfino molti macrotoponimi famosi dovevano già esistere (Genova e Milano, tanto per fare due esempi; uno che mi piace particolarmente è Phorbantia, l’attuale Lèvanzo, all’epoca promontorio e non ancora isola).

Un diverso Urbanesimo produce una Geopolitica diversa nei dettagli, ma identica nei principî (parto dall’idea che le tre Forze motrici della Storia siano appunto l’Urbanesimo, la Geopolitica e, contraria a entrambe, l’inerzia della Continuità). Se posso dare per nota l’interpretazione epipaleolitica di Atlantide come sommersione dello Scudo Celtico (con i corollarî toponomastici che ne avevo nel mio piccolo formulato), la ripresa dei Cicli Glaciali unita alla forza cumulativa della Continuità e all’eternità delle dinamiche geopolitiche produce come risultato massimamente probabile la Conquista dell’Area Egeo-Anatolica da parte degli Indoeuropei Atlantici dopo l’intervallo di tempo necessario alla ripresa dalla catastrofe della metà del X millennio a.C.: se il Punto di Divergenza è all’inizio del VII millennio a.C., una stima prudenziale ci permette di collocare dopo altri due millenni e mezzo – tre per scaramanzia (tanto per usare una parola atlantidea) – la ‘Vendetta di Atlantide’ e la Sottomissione di Atene, quindi più o meno verso il 4000 a.C., allorché siamo sicuri che ancora fossero parlate tutte le varietà indoeuropee preistoriche.

Senza Urbanesimo Mesopotamico vengono meno le conseguenze linguistiche della Torre di Babele e quindi l’Indoeuropa Preistorica rimane un àmbito etnico percepibile come continuo, per cui le consuete dinamiche ci conducono all’Impero Indoeuropeo (‘neopaleolitico’) in luogo di quelli Persiano e Romano (nonché di quelli Indiani) e appunto come compimento dell’Imperialismo Atlantideo. Grazie agli Indoeuropei della Serindia (i Tocarî storici), la cui azione di superstrato sulla Cina e il Tibet Protostorici rimane – in quanto preurbana – inalterata, l’Impero Indoeuropeo Atlantideo raggiunge l’Oceano Pacifico e, in questa geografia, il territorio (qui peninsulare) del Giappone, mentre per lentissima espansione demica l’Indoeuropa rinsalda – anziché sciogliere – i legami con le Popolazioni Altaiche, Paleosiberiane, Eskimo-Aleutine e Amerindie (anzitutto, gli Indoeuropei d’America – Ts’msyan, Miwok, Costanos, Takelma, Siminóli – permangono tali; come benvenuta conseguenza, il tubero *gordu-pl[h₁]o-s ‘pieno di nocchi’ – ossia la patata, Kartoffel – prosegue anticipatamente la propria diffusione in Europa).

È chiaro che la Cerealicoltura si sviluppa comunque, solo concentrata nei terreni da cui il mare si ritira durante il Pleniglaciale (e che l’Uomo sa benissimo come irrigare di acqua dolce); tuttavia la densità demografica rimane decisamente più bassa che dal nostro Neolitico in poi (senza che ciò impedisca realizzazioni megalitiche). Molto ritardato sarà invece l’impiego utilitaristico (al contrario di quello artistico) della Scrittura; poiché però il numero dei Pensatori sarà più o meno pari (in assoluto) a quello storico – dunque molto maggiore in proporzione – e ci saranno assai meno guerre, credo che le Scienze conosceranno uno sviluppo quanto mai gratificante...

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Enrico replica:

Grazie tantissimo per essere intervenuto. Gli aspetti su cui hai posto attenzione sono di notevole importanza e vanno vagliati.
Se non ho compreso male, si potrebbe addirittura configurare una minore e/o più lenta evoluzione del linguaggio in termini di diversificazione dai ceppi originari.
Purtroppo oggi sarà una giornata abbastanza complicata per me, ma appena posso intendo aggiornarti con i vari contributi che si sono susseguiti, dove Paolo ha giustamente sollevato la problematica relativa alla presenza o meno dell'elemento "cavallo" e al quale, forse, si è data una risposta.
Gli stessi spunti che Antonio Sinfarosa prospetta sono molto dipendenti dal quadro di partenza previsto nel gioco cui egli fa riferimento; se dal punto di vista geografico, a mio giudizio, sono abbastanza realistici alla terra alternativa, gli sviluppi storici sono opinabili, ma ciò non toglie che possano avere un loro peso specifico.
Si è, però , davanti ad una problematica che ho scoperto durante una ricerca fatta in rete; cioè la configurazione, non so quanto presumibile o proprio realistica, della biosfera sul nostro pianeta nel momento delle ultime glaciazioni.
In pratica, dove possiamo rintracciare aree di tipo "mediterraneo"?
La possibilità che la "mezzaluna fertile alternativa" sia inferiore come capacità produttiva e la stessa molteplicità dei prodotti cerealicoli sia limitata, potrebbe influire sullo sviluppo, non già delle società agricole come struttura di base, ma sugli effetti dell'alimentazione stessa.

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Bhrihskwobhloukstroy riprende la parola:

Il dibattito fin qui è stato, come logico, imperniato sul Punto di Divergenza da individuare; di fatto, mi pare che il grosso della discussione si raggruppi fra due estremi, da un lato la situazione attuale diecimila anni prima di Cristo (un’eventualità cui non avevo mai pensato e che, siccome sono sempre più lento, avrò bisogno di anni prima di riuscire a immaginare), dall’altro una Divergenza relativamente recente (come hai illustrato in modo cristallino) e dovuta a un clima anche solo di poco più freddo (come sottolinea l’Ucroniarca).

Senza alcuna originalità, mi sono inconsapevolmente unito a questa seconda prospettiva, insistendo poi sulla condizione che avvenga nel nostro Universo (un’alterazione del clima senza un contributo decisivo da parte dell’Uomo implica una catena di cause naturali non umane che per forza comincia dal Big Bang – ossia da un diverso Big Bang, per quanto poco diverso – e quindi in pratica può avvenire solo in un altro Ergocronotopo). Forse il Punto di Divergenza cui penso si colloca a una quota cronologica particolarmente bassa (il 7000 a.C.), quindi è – come al solito – quanto mai conservativo (perciò abbiamo tutta la Preistoria identica fino ad allora, compresa l’Antropizzazione delle Americhe e quanto ne consegue, inoltre anche molto di quel che di essenziale è avvenuto dopo – la Cerealicoltura, l’Addomesticamento del Cavallo, il pur dislocato Urbanesimo, la Geopolitica &c. – permane più o meno invariato); tuttavia, la Storia Evenemenziale ne risulta radicalmente stravolta. Praticamente tutte le Personalità Storiche vengono meno, se teniamo conto del fatto che la sola differenza demografica è come minimo di 1 a 400 (ogni 400 persone realmente esistite, 399 non nascono mai, né esse stesse né alcun loro omologo più o meno diverso) e le persone che comunque esisterebbero in questa ucronia sono il risultato di una combinazione genetica talmente alterata da non avere alcun rapporto riconoscibile con la Storia come la conosciamo. In altri termini: il 99,75% dei Personaggi Storici non c’è e non è sostituito da nessuno, il restante 0,25% è completamente diverso e irriconoscibile. Per fare qualche nome a caso fra tantissimi, niente Mosé, Buddháḥ, Cesare, Maometto, Činggis qaγan, Giovanna D’Arco, Lutero, Re-Sole, Napoleone, Bismarck, Hitler, ma neanche Re Davide né Maria Vergine SS. (o comunque sarebbero totalmente diversi, quindi insomma non sono loro).

Esistono invece le Nazioni che già erano individuate nel 7000 a.C., anche se ancora prive di alcune caratteristiche (per esempio linguistiche). Di quelle formatesi dopo, alcune sono sostituite da altre che invece nella nostra Storia sono scomparse, per esempio i Bassoegizi al posto degli (Alto)Egizi, gli Eufratici al posto dei Sumeri e degli Assiro-Babilonesi (in tutti questi casi per ragioni climatiche), di conseguenza gli Etei, Evei, Gebusei, Gergesei &c. al posto degli Ebrei, tutti comunque con ogni verosimiglianza annessi dagli Atlantidei. In questo contesto, il Mondo assume le sembianze di uno Stato Moderno, con una Nazione egemone e un po’ di Minoranze marginali; l’unica davvero antagonista è quella asiatica sudorientale, che controlla l’Indocina e soprattutto l’Indochersonesia (il corrispondente dell’Indonesia, con le isole fuse in un’unica gigantesca penisola): è una branca della Nazione egemone, ma distaccatasi ormai da una quindicina di millenni e quindi completamente a sé, svincolata da ogni legame linguistico, politico, culturale &c. (al contrario, le Americhe vengono progressivamente inglobate nell’Indoeuropa, prima o poi tutta atlantidea).

Geneticamente, si tratta degli Occidentali (che qui abitano anche la Cina) e rispettivamente, almeno per la maggior parte, dei Cinesi (dislocati in Indochersonesia insieme ai loro parenti prossimi Austroasiatici, Austronesiani &c.); per una grottesca ironia della Storia (linguistica), gli Atlantidei hanno fra le proprie denominazioni anche quella di “Liberi”, che ci ricorda tanta Propaganda di un recente Passato che non passa...

Le aree di tipo ‘mediterraneo’ c’erano, anche in epoca glaciale, ma sulla cartina non si vedono. Nel settore settentrionale e orientale del Mediterraneo, sono la Spagna Meridionale, gran parte della Sicilia (con la connessa Penisola corrispondente al nostro Arcipelago Maltese) esclusa la costa settentrionale, poi il Peloponneso, l’Anatolia Meridionale e gran parte del Levante (Siria integralmente compresa): non avevano il clima attuale, ma grosso modo quello della Liguria, quindi con neve per pochi giorni d’inverno e macchia mediterranea a ridosso della costa (in fase glaciale le precipitazioni erano inferiori alle epoche più calde).

Mi fa piacere ripetere – senza particolari motivi per farlo – che il Punto di Divergenza parte da una maggiore Sacralità degli Alberi, con un po’ di semplificazione assimilabile al Principio della Sacertà della Vita Umana, per cui – almeno come tendenza – ogni albero avrà (come aveva) un nome proprio e se ne tramanderà il ricordo anche dopo la morte. È questo il contesto da cui parte lo sviluppo del Pensiero Scientifico, che oso riproporre maggiore rispetto alla Storia reale; non è che abbiamo molti millenni a disposizione (solo nove di Divergenza), ma credo che, con tutta la dovuta prudenza, le attuali conoscenze si possano postulare intorno all’anno corrispondente al 1000 a.C. (tre millenni dopo la Vittoria di Atlantide su Atene), anche se magari senza la Tecnologia degli ultimi due secoli, che potrebbe attendere (a voler essere radicalmente pessimisti) altri due millenni: in ogni caso, nella peggiore delle ipotesi potremmo avere la Civiltà nostra contemporanea già mille anni orsono.

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Enrico domanda ancora:

Secondo la proposta ucronica originaria di Antonio Sinfarosa, il panorama mondiale ha più terre emerse di quello nostro e nel gioco citato ciò avviene con tutta una serie di "meccanismi", facendo pure ottenere una Terra fertile a tutte le latitudini.
Quest'ultimo aspetto sembra non interessi più, mentre per giungere alla geografia alternativa terrestre, non essendo questa affatto differente rispetto a quella coincidente durante le ultime glaciazioni, quale punto di divergenza ci si è orientati sulla permanenza fino al presente delle suddette glaciazioni.
Il quadro climatico è, dunque, almeno quello di 20.000 anni fa.
Orbene, secondo le ipotesi scientifiche la Siberia nord-orientale sarebbe stata raggiunta dagli esseri umani all'incirca prima del 20.000 a.C., proprio a causa del suo clima rigido che non poteva certo definirsi salubre, mentre il "passaggio" nell'allora Alaska sarebbe avvenuto prima del 12.000 a.C., ma l'effettiva antropizzazione del resto del continente americano sarebbe iniziata almeno 2.000 anni dopo (10.000 a.C.).
Cosa impediva ai cacciatori del periodo glaciale di proseguire oltre l'Alaska: «...una vasta coltre di ghiaccio simile a quella che copre oggi la Groenlandia, che si estendeva da una costa all'altra del Canada.» (Jared Diamond, "Il terzo scimpanzé").
E proseguendo: «A intervalli, durante le epoche glaciali, attraverso questa calotta si apriva, subito a est delle Montagne Rocciose, uno stretto corridoio libero dai ghiacci in direzione nord-sud. Tale corridoio si richiuse attorno a 20.000 anni fa [18000 a.C.], quando - a quanto pare - in Alaska non c'erano ancora esseri umani in attesa di percorrerlo. Quando però il corridoio si riapri, intorno a 12.000 anni fa [10000 a.C.], i cacciatori dovevano essere pronti, giacche subito dopo i loro utensili litici appaiono non solo all'estremo meridionale del corridoio, nei pressi di Edmonton (nell'Alberta), ma anche in altri siti a sud della calotta glaciale.».
E se dunque il su citato corridoio non si apre per il permanere della glaciazione, l'antropizzazione delle Americhe non dovrebbe conseguentemente proiettarsi in momenti molto successivi rispetto ad HL?

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Bhrihskwobhloukstroy non può esimersi dal rispondergli:

In tal caso i due sviluppi ucronici – quello di Antonio e quello che ho proposto – sono, nonostante le molte somiglianze, profondamente diversi alla radice. L’abbassamento climatico, anche di un solo grado, se lasciato alle sole cause naturali non umane ha radici in un diverso Big Bang e quindi appartiene a un altro Ergocronotopo; ci possiamo riflettere in maniera puramente teorica, ma confesso di non avere la capacità di tener conto, neppure per sommi capi, delle variabili che potrebbe dover essere rimesse in discussione. Va bene ottenere un semplice grado in meno, va bene che è poco, ma, se la causa ne è – come d’obbligo – nel Big Bang, le incognite (quanto d’altro ne può conseguire, anche con effetti sulla Terra) sono incalcolabili e non prenderle in considerazione è una petizione di principio che credo lasci insoddisfatti tutti e quattro noi. Non è certo una botta di fantasia, lo scenario fa la gioia di molti Astrofisici, è la minuziosità dell’unica conseguenza presa in considerazione (un grado in meno sulla Terra) che mi pare sproporzionata.

Quel che propongo è che invece la goccia che fa traboccare il vaso sia una decisione umana, di quelle comunque naturali, ma prese con valutazioni del tutto approssimative (euristiche): un personaggio influente determina l’insorgenza del dogma di non bruciare le foreste (neanche per ricavarne terra coltivabile). Poiché sappiamo che i disboscamenti neolitici hanno davvero contribuito ad aumentare la temperatura dell’atmosfera nell’Emisfero Boreale (mentre, essendo molto dispersi, non hanno potuto oscurare abbastanza l’irraggiamento solare da farne calare l’effetto riscaldante), se questi non avvengono il clima continua col Ciclo delle Glaciazioni e Deglaciazioni e quindi non c’è un periodo di caldo tanto prolungato da sciogliere i ghiacciai come avvenuto entro l’Ŏptĭmŭm Climatico. Dal 7000 a.C. non c’è quindi la permanente (o quasi) stabilità non glaciale, di conseguenza continua il Ciclo delle Glaciazioni. È questo il motivo per cui le terre emerse tornano a essere maggiori di oggi (magari come nel Pleniglaciale).

Nella mia versione, dunque, fino al 7000 a.C. non c’è alcun cambiamento. L’apertura del Corridoio a Est delle Montagne Rocciose nel 10˙000 a.C. è regolarmente avvenuta e i Cacciatori pronti in Alaska lo hanno sùbito attraversato tutto, esattamente come nella Preistoria reale. Così pure il cavallo ha avuto tutto il tempo di diffondersi nel Mondo ed è possibile che si estingua ugualmente in America (di sicuro se l’estinzione è avvenuta prima del 7000 a.C., senza garanzie se invece è avvenuta dopo, anche se in ogni caso non più tardi del 5600 a.C.).

La boutade del maggior progresso scientifico è dovuta a questo: la minore diffusione dell’Agricoltura impedisce la crescita esponenziale della Popolazione e quindi scongiura l’abbassamento generale del tenore di vita e della stessa vita media (dovuto all’assenza di difesa dalle carestie), la guerra rimane allo stadio primitivo di blandi scontri fra giovani di villaggi confinanti (gli stessi villaggi non sono altrettanto fittamente diffusi sul territorio), le conoscenze naturalistiche sono essenziali per la sopravvivenza e ogni persona dispone di una quantità di tempo libero molto superiore a quello necessario per il procacciamento del cibo (esattamente come nelle comunità di Cacciatori/Raccoglitori osservabili ancor oggi). La crisi di crescita dell’Umanità (per esempio, nel Vicino Oriente, fra il 7000 e il 1500 a.C.) non ha luogo, per cui il patrimonio di conoscenze evita cinque millenni e mezzo di rallentamento: già questo comporta che al massimo un secolo dopo la Conquista Atlantidea di Atene può sorgere un Galileo e verso il 3500 a.C. ci si potrebbe attendere la Teoria della Relatività. A rigore, infatti, da un lato il rapporto della Popolazione è di un uomo per ogni 400 di oggi, dall’altro, se oggi gli Scienziati sono circa lo 0,1 % dell’Umanità, in una società di Cacciatori/Raccoglitori la Conoscenza è un patrimonio collettivo senza specializzazioni (il che significa che in una famiglia di due persone per quattro generazioni a tasso di crescita nullo almeno una, pari al 12,5%, deve tramandare la conoscenza) ossia la popolazione intellettuale è di 125 volte maggiore rispetto a noi: poiché il tempo libero di tutti è di dieci volte superiore, ci potremmo aspettare che il progresso scientifico sia almeno tre volte più rapido del nostro, ma calcoliamo pure solo il “lavoro” intellettuale (in un “dilettante”, grosso modo, meno di un terzo rispetto a un professionista) e otteniamo un progresso che segue lo stesso ritmo medio del nostro.

Per quanto riguarda lo sviluppo tecnologico, ci dobbiamo riferire alla Geopolitica. Se nella Storia (senza particolari innovazioni nei trasporti che non siano possibili anche in questa ucronia) il collegamento fra tutte le Potenze dell’Eurasia è avvenuto al più tardi in epoca romana, nel nostro caso più o meno alla stessa quota cronologica si avrà il bilanciamento definitivo fra l’Impero Atlantideo e l’Indochersonesia. Fino ad allora, il progresso scientifico – in assenza di vere guerre (a parte quella fra Atlantide e Atene) – sarà stato utilizzato più per scopi legati alla sopravvivenza (cura delle malattie) che all’emergenza geopolitica; abbiamo quindi un ritardo di circa due millenni e mezzo nella tecnica e tecnologia militari. Tuttavia, quando comincia la competizione tecnologico-militare fra Potenze, il livello delle conoscenze scientifiche sarebbe (anche se immaginiamo, nella peggiore delle ipotesi, che nel frattempo non abbia più segnato progressi rispetto a noi) almeno come quello attuale, per cui è come se, con le nostre conoscenze, avessimo i mezzi di Sargon I. Quanto occorrerebbe per colmare i 44 secoli di differenza rispetto alla guerra cibernetica? Di sicuro meno che altrettanto tempo (perché le conoscenze di partenza sono appunto altrettanto maggiori); quanto esattamente non so proprio come calcolarlo: se ci volesse la metà del tempo, ai nostri giorni potremmo essere più o meno come effettivamente siamo, se basta ancora meno potremmo essere arrivati alla moderna Tecnologia (quelli di noi che esistessero; statisticamente, di noi quattro non esisterebbe probabilmente nessuno) già da un millennio (se andiamo per date tonde).

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Enrico si informa:

Lo sai che sono un pervicace assertore del PoD unico, pertanto quanto da te proposto mi sta bene: non avvengono i disboscamenti attraverso gli incendi e le Americhe hanno iniziato ad essere antropizzata come in HL.
Se il più volte citato corridoio tornerà a chiudersi, perché intorno al 7000 a.C. ritorna il periodo glaciale, allora le Americhe subiranno lo stesso processo storico, con la successiva esplorazione e tutto quanto è similarmente avvenuto nella nostra realtà, restando il quadro del pianeta, fino all'oggi alternativo, del tutto simile a prima di 12.000 anni fa.
Un altro aspetto, che mi ripromettevo di chiederti dopo aver meglio compreso l'intelaiatura climatica: ma chi intendi per Atlantidei?

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E Bhrihskwobhloukstroy gli spiega:

Se lasciamo stare Platone, intendo gli Indoeuropei (realmente esistiti) dell’Europa Atlantica, Centrale e Mediterranea Occidentale, che nei periodi di abbassamento del Livello dei Mari abitavano anche le pianure oggi sommerse come piattaforma continentale nel Mare del Nord, nell’Altantico Settentrionale fra l’Arcipelago Britannico e la Francia Atlantica e nel Tirreno fra la Toscana e le Isole Maggiori. I loro discendenti diretti del II e I millennio a.C. sono i Celti, Celtiberi, Lusitani, Liguri &c.

Li ho chiamati Atlantidei perché ritengo probabile che l’eventuale base reale del mito platonico sia proprio quella, a preferenza del centinaio di ipotesi alternative che sono state avanzate (compresa quella che Platone si sia inventato tutto); mi baso su concordanze linguistiche che trovo convincenti, ma ai fini della nostra ucronia tutto questo è irrilevante, se non il fatto che è da lì che traggo la nozione di un conflitto fra Atlantide (in pratica, gli Indoeuropei futuri Celti) e Atene, che potrebbe pure non essere mai avvenuto in questa ucronia (non è importante), mi serve soltanto come modello per un conflitto – questo mai avvenuto (perché il Livello dei Mari si è alzato) e dunque ucronico – fra gli Indoeuropei dell’Europa Occidentale e Centrale da un lato e una più o meno forte Potenza locale (altrettanto indoeuropea) in area egea.

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A questo punto. Paolo Maltagliati osserva:

Tutto questo, però, ha effetti sulla fauna. O meglio, sulla macro-fauna (che non si estingue né direttamente né indirettamente per mano d'uomo) Francamente questo credo alteri sia la storia dell'allevamento, sia l'apporto nutrizionale che ciò ha sulle diverse popolazioni umane.

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Enrico annuisce:

Vi confesso che, forse anche per l'età, sono sempre più scettico sul fatto che gli esseri umani possano migliorare in tempi brevi, pur riconoscendo che negli ultimi 100 anni qualcosa ha cominciato a muoversi; non è stato sufficiente ad impedire la catastrofe bellica di 80 anni fa, il progressivo inquinamento, il disboscamento selvaggio, lo sfruttamento smodato delle risorse naturali che sono iniziate sin dagli albori e si sono accentuate con il progresso, in specie quello recente, eppure, ad un ritmo sempre un po' più accelerato, la quantità di persone che si sono sensibilizzate su temi quali quelli su citati, è andata aumentando.
C'è da presumere che le cose potrebbero davvero migliorare per il pianeta e per la razza umana, man mano che la presa di coscienza coinvolgerà gli esseri umani (i vecchi come me e come quelli più anziani di me spariremo e i giovani attenti all'ambiente, alla pace e alle tematiche sociali saranno la maggioranza).
Si può ipotizzare che altrettanta sensibilità non sarà avvertita dai paesi del Terzo e Quarto Mondo, intenzionati a raggiungere livelli di benessere che comporteranno lo stesso iter che ha interessato il mondo industrializzato, ma questo non possiamo saperlo.
Anzi, nulla vieta di pensare che aver spostato le industrie inquinanti nei paesi arretrati, e averli resi discariche dei nostri rifiuti non faccia scattare anche li una presa di coscienza.
Ma è possibile presumere che questa "miglioria" sarebbe potuta avvenire in precedenza?
Temo di no, perché allora per qualsiasi ucronia il vero punto di divergenza sarebbe una natura umana ben diversa.
Ormai è acclarato che nessuna società antica abbia vissuto in sintonia con l'ambiente circostante e con la Natura intesa nella sua universalità, dovendosi misurare con essa per sopravvivere.
Alcune (poche) culture hanno dimostrato maggiore accortezza, più moderazione, una tendenza a non sfruttare oltre misura perché avvertivano la concreta possibilità di depauperare i territori dove insistevano, ma in genere antenati e discendenti appartenenti al genere umano non hanno mai guardato troppo per il sottile quanto li circondasse.
Il sistematico killeraggio delle mega-faune da parte dei nostri progenitori è una fatto assodato e qualsiasi divergenza storica, se non fa riferimento ad una diversa natura umana, può solo alterare tempi ma non modalità.
Con questo, intendo sostenere che il sogno (ucronico) che Paolo e io abbiamo su una sopravvivenza della macro-fauna sia destinato a non esaudirsi.
Meraviglioso, ad esempio, sarebbe che una civiltà, anche solo medievale come quelle storiche, si approcci a territori mai prima esplorati da esseri umani.
Non siamo di fronte a cacciatori-raccoglitori preistorici che arrivano in un continente vergine e iniziano a massacrare allegramente tutto ciò che si muove per nutrirsi, infischiandosene se di una grande bestia uccisa si usi solo una minima percentuale come cibo, semmai a persone che hanno raggiunto livelli etici e culturali tali che consentiranno la sopravvivenza di tutte queste specie mai viste prima, studiandole, catalogandole, ecc. ecc.
Pensiamo a quanti animali derivati dall'evoluzione di ciò che esisteva nel 10000 a.C. nelle Americhe sarebbero stati oggetto di meraviglia e di osservazione.
Però, basta pensare a come nell'ottocento ci siamo comportati nei confronti dei bisonti per concludere che le cose non sarebbero state molto diverse.
Forse, se l'Australia o le Americhe fossero state scoperte nel nostro 1980 si potrebbe concretizzare quanto sopra ho riportato.
A meno che il rispetto per le foreste non sia accompagnato anche per il rispetto degli animali che vi vivono, allora temo che nessuno vieterà ai cacciatori siberiani di sterminare i mammut, così come anche in questa TL i loro discendenti passati in Alaska faranno con tutto ciò che incontreranno nelle Americhe.
E questo vale per tutti i posti, a tutte le latitudini l'uomo si proietti, come storicamente avvenuto.

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Restituiamo la parola a Bhrihskwobhloukstroy:

Si tratterebbe di salvare – quasi letteralmente – capra e cavoli... In modo diretto non ne sono capace; vediamo invece se a osservare più in dettaglio il Punto di Divergenza se ne ricava qualcosa. Non ho soluzioni da proporre; specifico soltanto ciò che ritengo sarebbe (o potrebbe essere) implicato da ciò che intendevo. Il Punto di Divergenza riguarda i primi Agricoltori (è infatti chiaro che ai Cacciatori-Raccoglitori non verrebbe mai in mente di bruciare un bosco), quindi almeno le prime tecniche agricole sono già state elaborate. Il divieto che innesca la Divergenza riguarda solo gli incendi dei boschi; non, evidentemente, il taglio degli alberi (che sarebbe un’innovazione incredibile e improponibile per società ancora immerse nel Modo di Produzione mesolitico). La prima conseguenza, come abbiamo visto (e ammesso che l’ipotesi di William Ruddiman colga nel segno), è che il Clima resta com’è e presto o tardi comincia una nuova fase di raffreddamento; un’altra conseguenza, però, è anche che l’Espansione Demica dell’Agricoltura è più lenta e ciò comporta un aumento molto più graduale della Popolazione. Fin qui era evidente o comunque sottinteso; vediamo se si può approfondire. Non aumenta la popolazione di Cacciatori-Raccoglitori; aumenta quella di Agricoltori, ma più lentamente. Come è possibile che una popolazione di Agricoltori non aumenti alla velocità che storicamente conosciamo? L’unica possibilità è che permanga un Controllo delle Nascite, più o meno come nelle società di Cacciatori-Raccoglitori (o di Cacciatori e Pescatori specializzati come nel Mesolitico): non nella stessa misura, ma con gli stessi effetti di evitare il sovrapopolamento. Qui incontriamo un bivio ucronico: il Controllo delle Nascite è tale da permettere agli Agricoltori di sopravvivere alle periodiche (e impreviste) carestie o no? Propenderei per un deciso no, perché il vantaggio dell’Agricoltura sta quasi tutto nella maggiore resa del territorio sul piano della produzione di cibo, quindi sarebbe impensabile di produrne per ottocento persone e buttarlo via perché non ci sono abbastanza bocche da sfamare (anzi, un maggior numero di persone serve ad alleviare la fatica del lavoro agricolo): quindi consueto meccanismo di cibo-popolazione-carestia-morte e quanto ne consegue in termini di Durata e Qualità della Vita (Media).

In questi termini, per la Selvaggina si mette male (perché, prima di morire di fame, gli Agricoltori in carestia si spargeranno nelle vicine foreste – rimaste in grande quantità – per procacciarsi cibo), anche se non ancora così male come con i grandi Incendi Neolitici. A lungo andare, il limite sarà costituito da quello della disponibilità di riserve di cibo nelle foreste nei casi periodici di carestia (per la rovina dei raccolti): esaurite anche queste riserve (che di certo verranno sfruttate più intensamente – il che significa anche senza sprechi – dalle comunità agricole, relativamente più popolose di quelle paleo- e mesolitiche), si comincerà a morire davvero di fame in ‘massa’ (per le proporzioni dell’epoca) e le comunità di Agricoltori, già minori rispetto alla nostra (Prei)storia, si ridurranno drasticamente, dopodiché – se non scompaiono del tutto – il processo ricomincerà fino al successivo raggiungimento del limite. Nel frattempo, ci si adatterà a vivere (per procacciarsi Grandi Prede) in zone prima evitate perché troppo ostili per le esigenze umane, quindi sia il Ghiacciaio Alpino (a maggior ragione quelli Pirenaico, Caucasico, Īrānici) sia quello Nordeuropeo verrano colonizzati nei limiti in cui possono sostenere un popolamento umano, per cui postulerei che clanna (plurale di clan) come quello di “Ötzi”, l’Uomo del Similaun, vivano, più o meno nei medesimi luoghi in cui li conosciamo, nello stile degli Inuit (evidentemente con qualche cambiamento, per esempio la più vicina località il cui nome risale alla preistoria, l’Alpe di Vent, non si potrà chiamare così, se risale all’indoeuropeo *Bʱĕndʱăhₐ ‘canniccio’, mentre è ben possibile che il Brennero sia così denominato lo stesso, se trae nome dai *Bʱrĕu̯[hₓ]nŏ-ĕs ‘quelli che hanno il limite [= lo Spartiacque]’).

Sufficienti successioni di annate di buoni raccolti creano abbastanza eccedenze agricole per lo sviluppo di un sia pur modestissimo urbanesimo di “legno, paglia e fango” come quello, per intenderci, che poteva esistere nella Germania esterna all’Impero Romano. Certo, man mano che la superficie agricola (pur senza incendi) si espande, proporzionalmente si riduce la foresta con le proprie riserve di cacciagione e la stessa tundra europea centrosettentrionale, sempre più sfruttata nei periodi di carestia, non potrà evitare periodiche catastrofi umanitarie, ma ormai il meccanismo sarebbe avviato e, per quanto lento, credo che non si interromperebbe mai in modo definitivo. La densità di popolazione della Cisalpina al termine del Neolitico era infatti paragonabile a quella del XIX secolo, allorché l’Impero Russo è stato in grado di superare i 150 milioni di abitanti (con ampie aree dal clima che l’Europa centromeridionale avrebbe avuto in fase glaciale), mentre l’Indoeuropa Preistorica alla massima espansione non arrivava a 15 milioni eppure aveva già tutti i mezzi che nel giro di due millenni hanno permesso lo sviluppo dell’Urbanesimo senza invasioni né annessioni a Imperi esterni.

Bassa densità di popolazione, ambiente steppico, sviluppo dell’agricoltura (con massima concentrazione nelle antiche praterie tropicali), riserve di cibo (sia pure in progressiva riduzione) nelle residue foreste e nelle aree più fredde, embrionale sviluppo dell’Urbanesimo: tutto ciò porta, come passo successivo, alla nascita di vere e proprie dinamiche geopolitiche, a mio umilissimo parere nella forma di un Impero delle Steppe che ha il controllo delle Civiltà Urbane e del relativo bacino di Produzione del Cibo; nella cartina qui sopra, l’Indoeuropa comprenderebbe sei zone:

1) il Deserto Polare e Alpino (con gli adiacenti Ghiacciai) come periferia esterna settentrionale,
2) la Steppa-Tundra dall’Atlantico all’Asia Centrale (come periferia interna settentrionale),
3) la Steppa Forestale mediterranea settentrionale (come base territoriale; nella cartina non sono segnate le aree a clima e
ambiente mediterraneo: Spagna Meridionale, gran parte della Sicilia con l’attuale Arcipelago Maltese, Peloponneso, Anatolia Meridionale e gran parte del Levante),
4) il Semi-Deserto Tropicale indo-mediterraneo e dell’Atlante (come periferia interna meridionale),
5) la Prateria Tropicale indiana (come granaio),
6) la sottile striscia settentrionale del Deserto Tropicale Estremo (afroasiatico) come periferia esterna meridionale (il resto è abitato dai Camito-Semiti).

Il modello cui mi rifaccio (con tutti i limiti facilmente intuibili; è il primo su cui abbiamo un minimo di documentazione) è l’Impero degli Unni Neri, in questo caso esteso al territorio degli Unni Bianchi e nella compiutezza del suo obiettivo geopolitico di egemonia sugli Imperi Sedentarî (qui ridotti al Granaio Indiano). Mi piace notare che il nome di Attila, notoriamente traducibile come “Piccolo Padre” (come gli Carí “Zar” russi), dal gotico attila appunto diminutivo di atta ‘padre’, nella motivazione etimologica indoeuropea di quest’ultimo lessema (atta) significa ‘colui che per antonomasia possiede ciò con cui si mangia’ (indoeuropeo *h₁ŏd-nŏ́-h₃ōⁿ). Dati per ammessi l’addomesticamento del cavallo e l’invenzione del carro, mi immagino i contadini del Gange che coltivano il grano poi inviato con le carovane attraverso l’Altipiano Īrānico fino ai numerosi centri neolitici nelle zone del Mediterraneo a clima ‘ligure’ e da questi al Centro del Potere nella Fascia delle Steppe fra l’Atlantico e il Mar Nero, dove il Piccolo Padre tiene la propria Corte itinerante. Credo che da questo punto si possa ripartire per discutere l’ucronia vera e propria (mentre finora ci siamo giustamente concentrati sul Punto di Divergenza).

Attenzione però che adesso arriva l’ucronia vera e propria, dopo un addentellato (senza le Civiltà Urbane del Vicino Oriente contrassegnate dalla compresenza di Indoeuropei, Sumeri e Semiti [e altri], il cŏntĭnŭŭm indoeuropeo non viene solcato da innovazioni macroscopiche come quelle che lo hanno frantumato nell’Età del Bronzo) e un richiamo (per la maggiore estensione delle aree desertiche, prevalgono i Bassoegizi sugli Altoegizi, gli Etei &c. sugli Ebrei, gli Eufratici sui Sumeri e sugli Assiro-Babilonesi): il persistente cŏntĭnŭŭm indoeuropeo fa interamente parte dell’Impero delle Steppe e quindi, sia pure con tutte le alternanze dinastiche e di clanna che possiamo immaginare (come normale negli Imperi delle Steppe), riassume in sé gli Imperi Persiano, Greco-Macedone e Romano nonché i Celti, i Germani e i Balto-Slavi, quindi anche la Gran Bretagna e la Russia (fin qui tutto abbastanza prevedibile), ma ingloba anche i territorî che per noi sono altaici (comprese la Corea e l’ucronica Penisola Giapponese) e la Cina Settentrionale, almeno a Nord del Fiume Giallo (Huáng Hé < cinese arcaico *N-kʷˤaŋ [C.q]ˤaj; si noti che huáng ‘giallo’ è un indoeuropeismo in cinese, da *kn̥h₁ĕkŏs ‘d’oro’), in virtù della sua natura di Impero delle Steppe, mentre il resto della Cina rientra nella gigantesca compagine delle Civiltà dell’Indochersonesia, meno estesa ma almeno altrettanto potente, ricca e popolosa (anzi, sotto questo aspetto assai di più) dell’Indoeuropa. Importante: per amor di ucronia, dobbiamo postulare che il divieto di incendiare i boschi sia incontrastato anche nell’Indochersonesia, nelle Americhe e in Africa, quindi che sia in realtà molto più antico del Neolitico, anche se i suoi effetti si vedono solo dal Neolitico in poi.

Fra le due culture, per ragioni territoriali solo l’Impero delle Steppe si può estendere per via di terra alle Americhe (sia pure con tutta la lentezza che abbiamo messo in conto anche per le fasi precedenti), Il quadro ucronico che propongo è quindi che l’Impero delle Steppe arrivi, in prosieguo di tempo, prima a raddoppiare le proprie dimensioni estendendosi a tutta la Fascia delle Steppe eurasiatica (qui più estesa che nella nostra Storia), poi le raddoppi ulteriormente infiltrandosi senza alcun ostacolo nel (qui Sub-)continente Americano.

Questi due punti ucronici – l’espansione eurasiatica e quella americana – sono cruciali per il nucleo di tutta la Storia Alternativa nello scenario ipotizzato. Le vicende evenemenziali saranno complicate fin che si vuole, con più o meno frequenti sostituzioni e rovesciamenti di clanna dinastici nell’egemonia dell’Impero, ma in ogni caso siamo in presenza di processi etnogenetici che portano a una vera e propria Nazione, le cui dimensioni coincidono con quelle dell’Impero nella sua massima estensione. Come visto, è del tutto improbabile che esista Činggis qaγan come persona, ma qualche figura nel suo ruolo è invece prima o poi inevitabile e si tratta appunto di convenire se il suo Dominio vada dall’Atlantico al Fiume Giallo o alla Terra del Fuoco.

Molto meno controverso mi pare lo sviluppo gradualmente centripeto dell’Indochersonesia dal Mesolitico al Neolitico fino alle locali Grandi Civiltà, di certo fluviali oltre e più che marittime, ma sempre con grandi estensioni forestali (sia pure in progressiva contrazione). Nel caso che tutto ciò risulti accettabile, il punto critico si raggiunge quando, fatalmente, l’Impero delle Steppe comincia a premere da un lato lungo il Fiume Giallo, dall’altro lungo la Costa del Golfo del Bengala verso l’Indocina. Se ciò, come credo, deve accadere, temo che da allora in poi si crei una condizione di conflitto permanente che somiglia in modo preoccupante ai più cupi delirî hitleriani, perché da un lato l’Indochersonesia ha troppe risorse per poter essere sconfitta, dall’altro l’Impero delle Steppe è troppo potente per non ricominciare di continuo...

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Enrico propone:

La decisione di non procedere alla devastazione boschiva la si potrebbe datare, come proposto, anche prima del 7000 a.C., ma è certo che con il passare del tempo le dinamiche culturali, per quanto lente, limitate, controllate, frenate o perfino contestate non influiranno sui comportamenti futuri producendo approcci diversi nei confronti della natura?
Ovvio, se gli studi evidenziano che certe decisioni del nostro passato sono rimaste in essere per decine di secoli, il problema non si pone.
Ma anche se la scelta si fosse concretizzata 9.000 anni orsono, senza coinvolgere i cacciatori-raccoglitori dell'allora Alaska, proprio per la loro peculiarità essi non incendierebbero foreste e la realtà faunistica con la quale si troverebbero a contatto verrebbe trattata come in HL.
Essendo questo l'ambiente, la domesticazione di piante e animali non sarebbe differente da quella effettivamente avvenuta, e presumo non ci sarebbero incendi boschivi come avvenuti in realtà in Eurasia e qui non verificantisi.
Tornerò a rileggere le analisi di Guido per meglio comprendere il tutto.
Certo, come scrive Paolo, in un simile alternativa le diversità riguardo le religioni sarebbero davvero importanti.

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E Bhrihskwobhloukstroy precisa:

La generale tendenza alla conservatività che dobbiamo postulare per salvare l’ucronia (che comunque non significa aggiungere Punti di Divergenza, solo scegliere di considerare quello in cui la decisione di non incendiare le foreste è più efficace anche in prosieguo di tempo) suggerisce di ricostruire un complesso religioso in cui coesistono il Culto dei Morti dei Cacciatori-Raccoglitori del Paleolitico, il Totemismo Animalistico del Mesolitico, il Culto neolitico della Madre Terra (in questo caso non esclusivo) e la Religione Astrale dei Pastori-Allevatori del Calcolitico; tutto ciò potrà essere reinterpretato nella forma di un Pantheon di Divinità Antropomorfe come nell’Età del Bronzo (che comunque prima o poi arriverà) e infine non vedo ostacoli all’elaborazione di una Dottrina dell’Immortalità dell’Anima come nell’Età del Ferro. Non ci saranno le specifiche persone dei grandi Riformatori Religiosi, ma questo non impedisce che abbiano luogo Riforme Religiose.

Si tende a ritenere che la struttura sociale degli Imperi delle Steppe favorisca il Monoteismo (Celeste) e il Patriarcato, per cui almeno provvisoriamente inserirei nel quadro queste caratteristiche. Purtroppo tutto ciò configura una società estranea ai nostri gusti e di nuovo ci troviamo vicini al ‘delirio barbarico’ di certo Neopaganesimo... In pratica il ritorno della Glaciazione – a Neolitico già cominciato – finisce per favorire, più che i Cacciatori-Raccoglitori, i Pastori-Allevatori che per noi sono stati caratteristici del Calcolitico, dopo l’Ŏptĭmŭm Climatico.

Mi chiedo a questo punto come saremmo messi col Razzismo. Dal punto di vista geopolitico, abbiamo visto che l’Impero delle Steppe può assimilare tutto fino alle Americhe (incluse). L’Indochersonesia ha l’esclusiva sull’intera Oceania; l’Impero delle Steppe controlla le vie d’accesso all’Africa Nera, che però, a differenza delle Americhe, è già popolata a sufficienza per rendere impossibile l’assimilazione da parte dell’Indoeuropa. Tenuto conto che la Schiavitù per Debiti è un’eventualità molto verosimile, ho paura che il passaggio successivo sia l’approvvigionamento di Schiavi dalle aree non assimilabili... Un freno peggiore del male sarebbe che queste società non avessero sufficienti eccedenze per potersi permettere il mantenimento degli schiavi, per cui nelle razzie non verrebbero fatti prigionieri; tuttavia gli Imperi delle Steppe sono di solito molto sottopopolati e quindi l’assimilazione potrebbe alla fine rivelarsi la strategia più fortunata.

Nella comune percezione, i Popoli Preistorici e quelli ‘Primitivi’ (o di Interesse Etnologico, come si dice) “non hanno Storia”. In parte, questa percezione è dovuta al fatto che non abbiamo documenti né monumenti (materiali o scritti) e quindi, in pratica, soggettiva. In parte, tuttavia, è vero che alcuni fenomeni sociali, come il mutamento linguistico, avvengono a ritmo notevolmente più lento rispetto alle società in cui viviamo. Indubbiamente, ciò si deve anche alla minor quantità di popolazione, inoltre alle spesso più limitate dimensioni delle comunità politiche, a volte anche al fatto che i contatti con altri popoli sono di meno perché ci sono possibilità di comunicazione più difficili (localizzazione su isole o in foreste o comunque in aree isolate; nella Preistoria anche per la vastità delle aree desertiche o in ogni caso deserte).

Quanto di tutto ciò ricorrerebbe in questa ucronia? Le aree desert(ich)e sarebbero le stesse dell’Era Glaciale, anche se l’addomesticamento (prima o poi inevitabile) di alcuni animali permette di percorrerle meglio che nella Preistoria; la Popolazione sarebbe in assoluto minore, anche se comunque in crescita, per quanto lenta. L’ampiezza delle comunità politiche sarebbe invece forse maggiore che nella nostra Storia, perché la facilità dell’amministrazione di un’ampia area è inversamente proporzionale alla numerosità della popolazione e direttamente proporzionale alle tecniche di comunicazione: nella nostra ucronia, la Popolazione cresce meno, mentre le tecniche di comunicazione si sviluppano alla stessa velocità, quindi il risultato è una maggiore facilità di controllo del territorio (a parità di mezzi a disposizione) rispetto alla nostra Storia.

E allora la Storia evenemenziale? Azzardo un accostamento: forse potrebbero essere come nell’Età Eroica, quindi con un discreto numero di No(ta)bili tutti presi dai reciproci rapporti personali (questo mi ricorda anche l’infantile pseudopolitica che ci viene propinata dai Mezzi di Comunicazione Sociale) e di notevole non succede praticamente niente...

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Paolo Maltagliati dal canto suo commenta:

È affascinante e inquietante in pari tempo. Ho solo un enorme dubbio che mi farebbe pensare che alla fine l'Indochersonesia possa vincere.
La 'grande secessione' periodicamente tentata dai granai nei confronti della steppa. Se sfruttata dall'Indochersonesia, nel giro di qualche tempo (pur sempre secoli, comunque) l'impero delle steppe non può autosostentarsi e crolla.

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Bhrihskwobhloukstroy gli risponde:

Per quell'epoca l'Impero delle Steppe potrebbe contare su almeno due granai grandi quanto l'Indochersonesia: le ex-Praterie Tropicali dell'ìndia e in America. D'altra parte, mi figuro che l'Impero delle Steppe non conquisti mai l'Indochersonesia.

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Però Paolo obietta:

È proprio la 'grande secessione americana' il nodo, per me.
Cerco di essere l'avvocato del diavolo, introducendo la variabile della maggiore velocità di sviluppo dei mezzi di navigazione da parte dell'Indochersonesia da una parte e dalla difficoltà comunque di attraversare la Beringia, che rende una secessione in grado di controllare lo stretto particolarmente incisiva.
In realtà, la 'rivolta del granaio' americana potrebbe avere conseguenze devastanti non solo da un punto di vista geopolitico, ma soprattutto perché potrebbe indurre a sdoganare l'incendio boschivo.
Le alternative sono tre:
1a) ripresa del controllo da parte dell'impero delle steppe
1b) i clanna steppici americani conquistano il potere centrale.
In ogni caso si mantiene l'impero
2) i clanna steppici americani sfruttano la secessione del granaio: abbastanza da impedire l'accesso alla Beringia, ma non abbastanza da conquistare l'heartland, motivo per cui si crea un impero americano
3) il granaio prende il potere, i clanna steppici giurano obbedienza alle città e alla dea madre; inizio degli incendi.

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Bhrihskwobhloukstroy replica:

Un programma impegnativo... Il terzo scenario è forse il più probabile, ma lo dobbiamo scongiurare per definizione, altrimenti l’ucronia stessa si annulla. In questo caso, verrebbe annullato ciò che ha costituito il Punto di Divergenza, frutto di una decisione umana; ci chiediamo quindi se tale decisione umana sia per forza destinata a essere prima o poi neutralizzata oppure se se ne possa concepire almeno una forma in grado di avere effetti duraturi. Come per quasi tutte le decisioni umane, allo stesso modo in cui non credo che ce ne possano essere di talmente forti da essere sempre e comunque immuni dall’eventualità di essere prima o poi rovesciate, così tenderei a escludere che siano sempre così deboli da essere per forza, presto o tardi, neutralizzate; in altri termini, per ogni Divergenza causata da una decisione umana ci sono tot possibilità di avere conseguenze permanenti e tot di non averne. Interessante sarebbe di poter stabilire quante esattamente nel primo caso e quante nel secondo, ma in fondo non è essenziale per la nostra ucronia: ci può bastare di sapere che esistono le possibilità di un divieto permanente di incendiare i boschi, per cui possiamo optare per questo Punto di Divergenza (per esempio, a un certo punto della Preistoria una comunità umana relativamente grande per l’epoca potrebbe essere morta in modo orribile nell’incendio di una foresta e questo trauma collettivo si sarebbe tramandato in tutte le generazioni successive venutene a conoscenza e in quelle in contatto con loro, attraverso miti, precetti, atteggiamenti culturali, proverbi &c.).

Naturalmente, a livello geopolitico il terzo scenario si può comunque riproporre, dimidiato della sua parte finale (gli incendi): si tratta dello scenario 1b oppure, in caso di ‘sola’ secessione permanente delle Americhe, del secondo scenario. Dato che lo scenario 1a ritorna a quello che ho proposto (migliorandolo, perché contempla la realistica eventualità di una ribellione delle Americhe), dobbiamo confrontare le possibilità di 1a rispetto a 1b e rispetto a 2. 1a ha a proprio favore, a breve termine, il fattore demografico (il granaio indiano è inferiore a quello dell’Indochersonesia e a quelli americani, ma vale comunque come granaio); 1b ha a proprio favore le risorse a lungo termine (lungo perché la scarsità demografica iniziale non permette nemmeno di sfruttare tutte le risorse). Tutti e due gli esiti sono possibili e realistici, ma mi pare che siano di più i casi in cui chi ha più possibilità all’inizio vince chi ne avrà di più solo in séguito rispetto a quelli in cui chi ha più possibilità in séguito riesce a resistere a chi ne ha di più in partenza. Per questa stima molto euristica, propenderei per vedere maggiori possibilità a favore di 1a che di 1b.

Nel confronto fra 1a e 2, valgono considerazioni simili, ma evidentemente il vantaggio di 1a si riduce drasticamente: è tanto più sicuro quanto maggiore è la superiorità dell’Eurasia rispetto alle Americhe, quindi in prosieguo di tempo cala, a meno che aumenti l’integrazione fra i due Semicontinenti, al punto da rendere meno conveniente alle Americhe la Secessione.

Nel complesso, disporrei gli scenarî in questo ordine di probabilità decrescente: 3, 1a, 2, 1b. Il 3 viene tuttavia escluso dalla nuova e più rigida formulazione del Punto di Divergenza, quindi restiamo con: 1a, 2, 1b, dunque in sostanza la vera lotta è fra 1a e 2, secondo l’asse di variazione visto, per cui in prosieguo di tempo il vantaggio di 1a diminuisce se non aumenta l’integrazione fra Eurasia e Americhe. Noi sappiamo che nella nostra Storia l’integrazione fra Eurasia e Americhe è drammaticamente diminuita (per la maggior parte del tempo); in questa ucronia è abbastanza chiaro che la diminuzione sarebbe minore, perché le trasformazioni sono in generale più lente (a parte quelle intellettuali, ma non per esempio quelle culturali a livello linguistico): ciò significa che in questa ucronia il pessimismo cui tendiamo (a questo riguardo) deve essere mitigato.

A questo punto sarà diventato chiaro che il Granaio a Oriente dell’Impero delle Steppe ci ricorda molto il Granaio dell’Europa Orientale come Lebensraum per il Terzo Reich e quindi una volta tanto ci permette di pensare all’eventualità, che di solito dobbiamo escludere per le tante note ragioni, di una vittoria di Hitler nella Seconda Guerra Mondiale (senza il freno di un Nemico più a Occidente) e di immaginarci che cosa sarebbe successo dopo, all’interno del Großgermanisches Reich (in cui comunque la maggior parte dei Tedeschi sarebbero stati di origine slava). Meno mare (ops, male) che non è la nostra Timeline...

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4) Fønikia

di Ainelif

260 milioni di anni fa, più o meno nel Permiano, come sappiamo, l'Europa è ancora in formazione.

Arriviamo fino a 90 milioni di anni fa (più o meno), quando la Tetide si chiude formando il Mediterraneo. Ma la grande terra che collega le isole Britanniche alla Scandinavia non viene sommersa e le Shetland non esistono, così come tutti i fiordi scozzesi e norvegesi; anche l'attuale mar di Norvegia non esiste.

Con l'estinzione dei dinosauri e la comparsa delle stagioni e del dominio dei mammiferi,arrivano anche le Ere Glaciali che congelano tutta l'Europa Settentrionale e Continentale.

Soprattutto l'ultima, la glaciazione di Würm, installa nella zona del Mare del Nord enormi ghiacci che si scioglieranno dopo millenni, con il raffreddamento della temperatura in quella zona.

Che cosa succede? Come cambia la storia con questo piccolo cambiamento geologico sull'Europa?

I fenici dal Mediterraneo cominciano a spingersi verso il 600 a.C. nelle isole Britanniche alla ricerca dello stagno, dove ce n'è in abbondanza.

Sbarcano in Britannia e arrivano fino in Scozia spingendosi nel territorio che la unisce alla Scandinavia; qui conoscono i barbari antenati dei vichinghi, e la ricchezza del sottosuolo permette la fondazione di molte colonie fenicie in questa zona.

Quando gli Assiri annientano i Fenici in Medio Oriente, essi fuggono dal Mediterraneo rifugiandosi nella colonia in Britannia. La rinominano Fenicia, unificando tutte le colonie commerciali e fondando città come Neocartagine, commerciando con i barbari ed alleandosi con questi.

Intanto in Medio Oriente le truppe di Alessandro Magno invadono la Persia e sottomettono l'Egitto arrivando fino nella penisola indiana, e creando un immenso impero sotto la sua corona.

Quando Alessandro muore, il suo immenso impero si dissolve, mentre nel Mediterraneo ascende la potenza di Roma.

La Fenicia intanto si sviluppa con le sue città stato, in isolamento rispetto ai mari caldi.

Intanto si forma l'Impero Romano che comprende Italia,penisola balcanica, Tracia, Gallia, Hispania e Nord Africa. I Romani sbarcano in Britannia nell'intenzione di conquistarla, e vengono a contatto con i Fenici; naturalmente dichiarano loro guerra.

La guerra è lunga, ma i Romani vincono e i Fenici si arrendono. La Fenicia diventa colonia romana e al confine con la Scandinavia viene eretto il Vallo di Adriano, che segna il confine tra Romani e barbari.

Quando gli Unni arrivano in Europa, travolgono e distruggono l'Impero Romano nel 376, entrano anche nel corridoio che separa l'Atlantico dal Mare del Nord ed entrano in Britannia, annientando le ultime resistenze.

Entriamo in pieno Medioevo quando nella penisola balcanica si forma l'Impero Latino d'Oriente come sopravvivenza di quello Romano, mentre in Italia si forma il Regno degli Ostrogoti, che poi ha fine con la sua distruzione da parte del vicino Impero Latino.

Ma l'Ostrogotia viene presa d'assalto dai Longobardi che con una serie di battaglie vittoriose sottomettono l'Elvetia, la Germania e l'Italia fondando l'Impero di Lombardia.

L'Hispania o Spagna viene invasa dagli arabi che vi fondano il Califfato di Cordova.

Nei secoli seguenti Carlo Magno conquista la Lombardia e parte della Spagna, fondando il Sacro Romano Impero, poi rottosi in Francia ad ovest e in Sassonia ad est.

Intanto in Britannia si stabiliscono definitivamente i vichinghi senza l'arrivo dei Sassoni. I Vichinghi dominano la Fenicia, da essi ribattezzata Fønikia.

La penisola iberica, riconquistata dai cristiani, si suddivide in tanti regni e principati, mentre al centro-sud sopravvive il califfato musulmano.

Intanto i turchi sottomettono l'Anatolia premendo sull'Impero Latino.

Arriviamo nel 1348: l'Italia è divisa in due: a nord si è formato un Regno d'Italia vassallo dei francesi, il sud rimane sotto il Regno d'Aragona.

I vichinghi dichiarano guerra alla Francia, la guerra dura 116 anni e i francesi subiscono dolorosissime sconfitte che portano all'occupazione del loro territorio da parte vichinga.

Per molti secoli la Normandia, la Bretagna e l'Aquitania rimangono sotto i Vichinghi, dopodichè la Sassonia si allea con i francesi, attraversa il Mare del Nord e sbarca in Fønikia. I sassoni si scontrano con i vichinghi e li sconfiggono, alleandosi con i ribelli scozzesi di Braveheart. I francesi intanto si sono riorganizzati e nel 1460 finalmente cacciano gli inglesi dalla Francia con Giovanna d'Arco.

Gli scozzesi fondano un regno tutto loro,ma si trovano in conflitto con i sassoni che hanno occupato la Fønikia come "colonia".

Nel 1492 Cristoforo Colombo non viene ascoltato né dai portoghesi, né dagli spagnoli, e si affida ai sassoni che hanno enormemente potenziato la loro flotta navale militare. Con 14 navi da guerra arrivano in Groenlandia e Islanda, ma si spingono oltre sbarcando in quello che oggi è il Canada.

La notizia della scoperta di un nuovo continente suscita poco scalpore, poiché una tremenda peste bubbonica dal porto di Genova dilaga in Europa trucidando milioni di persone e spopolandola.

In seguito a questo drammatico evento, sempre più spedizioni di nazioni europee vengono organizzate,e centinaia di migliaia di navi fuggono dalla peste in Europa per arrivare nel nuovo continente, che viene denominato America da Amerigo Vespucci, il quale su una nave portoghese è sbarcato in Sudamerica.

Nei decenni a venire,gli europei cominciano a spartirsi l'America: la Sassonia occupa il Canada e la Groenlandia rinominandole "Terre della Nuova Sassonia" e installando nuove città e colonie commerciali. I Vichinghi hanno bisogno di decenni per riprendersi dalla guerra contro la Francia e la Sassonia, ma poi cominciano a spingersi in America Centrale colonizzando le Bahamas, Cuba, le Antille, l'Honduras e la Florida. La Spagna prende Argentina, Cile, Bolivia, Venezuela e il Messico.

Il Giappone si modernizza molto prima della nostra Timeline, e colonizza l'Alaska.

In Russia nel 1613 tutti i principati vengono unificati sotto il potere del primo zar dei Romanov Michele I, che fonda l'Impero Russo.

Nel 1660 in Inghilterra sale al potere il vichingo Olaf Kromland (Oliver Cromwell) che proclama la Repubblica Vichinga sotto la sua dittatura.

L'Impero Latino crolla definitivamente e i turchi lo conquistano; il Regno d'Aragona lotta in tutti i modi per non farsi annettere dal Regno di Castiglia.

Il regno d'Italia cade sotto il controllo del Regno di Sassonia che ne fa un suo satellite.

I Vichinghi d'Inghilterra invadono prima il Regno di Scozia che cede e viene annesso, poi anche la Fønikia che cade sotto il loro dominio dopo la sconfitta dei sassoni nel 1721.

La Francia si lancia in America e colonizza tutta la zona occidentale americana, poi invade l'Indocina.

Nel 1789 scoppia la rivoluzione francese, il re Luigi XVI viene decapitato con sua moglie Maria Antonietta e viene proclamata la Repubblica Francese, che però si trasforma in una dittatura sanguinaria di Robespierre.

Nel 1798 prende il potere Napoleone Bonaparte che si autoproclama imperatore di Francia ed invade il Regno d'Aragona, annettendolo e mette sul trono suo fratello Giuseppe; la Castiglia invece resiste. L'Italia viene invasa totalmente dai francesi che vi instaurano delle repubbliche sorelle.

Le truppe napoleoniche conquistano anche la Svezia e la Fønikia; alleandosi con la Scozia Napoleone conquista la Repubblica Vichinga che crolla e cade sotto il diretto potere monarchico napoleonico,, mentre le 13 colonie fondate dai Vichinghi in America Centrale sotto la guida di Wassynsen (Washington) dichiarano l'indipendenza, approfittando del fatto che la madrepatria è occupata.

Spagna, Russia e Sassonia si coalizzano per liberare l'Europa, sconfiggono Napoleone e lo relegano a Sant'Elena fino alla sua morte nel 1821.

In Inghilterra salgono al potere i Wynsen (Windsor) che restaurano la monarchia annettendo l'Irlanda, la Scozia e la Fønikia. Gli Stati Uniti di Centroamerica si avviano a diventare la prima potenza mondiale, e la lingua vichinga, opportunamente semplificata, diventa la lingua franca del mondo intero.

Ainelif

Mappa della Fønikia realizzata da Edoardo Secco

Mappa della Fønikia realizzata da Edoardo Secco

 

5) Il remake di "Noah"

di Enrica S.

Non si può parlare di ucronie diluviane senza ricordare il film "Noah" di Darren Aronofsky, uscito nel 2014 e preceduto da un'incredibile grancassa pubblicitaria. Questo film era stato presentato come la più grandiosa trasposizione cinematografica del racconto biblico del diluvio; ma, dopo averlo visto, mi sono reso conto che con il racconto dei capitoli 6-9 della Genesi esso ha in comune solo l'idea di fondo e i nomi di alcuni dei personaggi, ed esso si è rivelato niente più che il solito blockbuster americano, fatto per incassare soldi al botteghino e non certo per trasmettere un messaggio di fede, nonostante Aronofsky sia un Ebreo osservante. Voglio perciò cimentarmi nella riscrittura della trama del film in modo coerente con il racconto biblico!

Il film narra la celebre impresa biblica compiuta dal patriarca Noè, che costruì un'imponente arca, la più grande imbarcazione in legno che abbia mai solcato i mari nella storia dell'uomo, allo scopo di salvare la razza umana dal diluvio universale voluto dal Signore: così viene chiamato Dio per l'intero film [ in HL invece viene chiamato in modo inappropriato solo "il Creatore", titolo divino sconosciuto alla Genesi ].

Diecimila anni fa, nel pieno della Preistoria. Noè, discendente di Set, è ancora un bambino quando assiste impotente all'assassinio di suo padre Lamech da parte del capotribù dei discendenti di Caino, Tubalcain. Questi governa sul suo popolo seminomade con pugno di ferro: ormai i discendenti di Caino si sono espansi su tutta la Terra conosciuta, diffondendovi odio e violenza dappertutto. Disgustato da tutto ciò, Noè sceglie di vivere da solitario cacciatore-raccoglitore con la sposa Naama e di non far mai violenza a nessuno. Noè e Naama diventano genitori di tre figli: Sem, Cam e il piccolo Jafet. Di notte il patriarca comincia a vedere in sogno una misteriosa inondazione che sommerge la Terra uccidendo uomini ed animali [ in HL solo gli animali, gli unici cui a Noè preme salvare ] e la montagna dove vive suo nonno Matusalemme, l'uomo più vecchio e saggio del mondo. Egli si rende conto che non si tratta di incubi, ma che il Signore lo sta mettendo in guardia: sterminerà tutti gli uomini colpevoli di aver corrotto la bellezza della Creazione. "Cosa pensi che farà Egli?" gli domanda la moglie, dopo che lui le ha confidato tutto, e lui: "Distruggerà il mondo!" Per saperne di più e verificare se è possibile far cambiare idea al Signore, Noè decide di intraprendere un difficile viaggio con i suoi familiari fra terre improduttive ed impervie per dirigersi a nord, dove abita Matusalemme, e chiedergli risposte.

Durante il viaggio, la piccola tribù trova l'accampamento in fiamme di una tribù completamente massacrata dai Cainiti. L'unica superstite è una bambina di nome Ila ferita gravemente al ventre. Naama, la moglie di Noè, la cura e la prende con loro, ma avverte suo marito che a causa della ferita ella non potrà mai avere figli. Più a nord, si imbattono in un gruppo di orrendi giganti di pietra che li cattura. "Ma chi sono?" domanda Naama. "Temo che siano i Vigilanti", replica un terrorizzato Noè. Il loro capo, Samyaza, ordina di gettare gli uomini in una fossa e lasciarli morire; uno di loro però, il Guardiano Og, li libera e si offre inaspettatamente di accompagnarli a destinazione. Egli spiega loro che un tempo i Vigilanti erano angeli di pura luce che, vedendo la stirpe di Adamo ed Eva abbandonata fuori dall'Eden in un mondo ostile, contravvenendo agli ordini del Signore, decisero di aiutarla, scendendo sulla Terra, anche se qui il fango e la roccia li imprigionarono fatalmente ("A quel tempo c'erano i Giganti sulla Terra", dice la Genesi). Grazie al loro aiuto gli uomini sopravvissero, ma col tempo resero schiavi i Vigilanti, facendo di loro l'ennesimo strumento di violenza. Ci fu un uomo, però, che li salvò da questo destino, e quell'uomo era proprio Matusalemme. Di qui, la gratitudine di Og verso suo nipote.

Arrivati alla montagna, Noè entra nella grotta del nonno, al quale racconta i suoi incubi. Matusalemme, depositario dell'intera saggezza del mondo [ nel film è descritto invece come uno stregone mezzo matto e paranoico ], il quale afferma che il Signore è apparso in sogno anche a lui, e gli suggerisce di costruire un'arca dove mettersi in salvo per far sopravvivere l'umanità dopo il diluvio, e dove stivare una coppia per ogni specie di animale. Matusalemme fa inoltre al nipote un regalo inaspettato: un seme proveniente dal giardino dell'Eden, consegnatogli da suo padre Enoch. Quella sera stessa Noè pianta il seme nella terra. La mattina dopo Noè è ridestato dal trambusto: i Vigilanti li hanno inseguiti, e Og, colpevole di aver aiutato l'uomo e la sua famiglia, per ordine di Samyaza sta per essere portato via dai Vigilanti Magog e Rameel. A questo punto però scoppia a piovere, e dal seme dell'Eden germoglia in pochi minuti una gigantesca foresta. Matusalemme spiega a Samyaza che, se accetterà di aiutare Noè e i suoi cari, il Signore riammetterà in Cielo i Vigilanti, e il Gigante accetta. Inizia così la costruzione dell'Arca.

Passano dieci anni, la costruzione dell'arca sta volgendo quasi al termine e si moltiplicano i segnali (terremoti, inondazioni, eruzioni vulcaniche, segni nel cielo...) che il diluvio sia imminente. Nel frattempo, Sem si innamora di Ila, dalla quale è ricambiato, anche se lei pensa che il suo amato debba meritare una donna fertile che possa donargli una discendenza. Cam invece, al contrario del fratello, non ha moglie, ha uno spirito ribelle e non vorrebbe più essere trattato come un bambino dal padre. Alla fine dei lavori, Noè e famiglia vengono raggiunti da una tribù di nomadi discendenti di Caino, comandati da Tubalcain, lo stesso che aveva ucciso Lamech. L'uomo è convinto che Noè stia costruendo una fortezza per resistere ai Cainiti, deride Sem quando questi si lascia scappare che la fine del mondo è vicina e li spazzerà via tutti, e sta per ordinare l'assalto quando si mostrano i Vigilanti, che terrorizzano i suoi guerrieri. Tubalcain è costretto ad andarsene, ma promette che tornerà per prendere possesso dell'arca. Noè ha l'intuizione che il disastro è imminente e che dovrà difendersi dall'assalto degli uomini di Tubalcain, per cui con l'aiuto dei Vigilanti comincia ad approntare le difese [ nel film invece si convince di essere uguale a Tubalcain, che nessun uomo può sfuggire all'odio e alla violenza di Caino, e decide che al termine della tempesta nessun altro uomo dopo di loro dovrà mai vivere sulla Terra, capovolgendo così il messaggio biblico ]. Gli animali intanto, per volere divino, salgono spontaneamente sull'arca e vi cadono in letargo fino alla fine del diluvio.

Tuttavia Cam ha un brusco litigio col padre e si allontana, per unirsi a Tubalcain, che considera un vero guerriero. Ila, amareggiata, va a cercarlo nonostante il pericolo rappresentato dai Cainiti; raggiunta la montagna di Matusalemme, questi le fa bere una pozione di erbe che la rende nuovamente fertile e la benedice, poi muore dopo una vita lunghissima [ nel film invece è alla ricerca di bacche e muore nelle acque del diluvio ]. Tornata indietro, Ila si imbatte in alcuni Cainiti che vorrebbero violentarla, ma Sem li uccide e la salva. La giovane ha un rapporto sessuale con il marito e rimane incinta. In quel momento però il diluvio ha inizio e dal cielo comincia a cadere una pioggia torrenziale, mentre il terremoto distrugge colline e foreste; anche la montagna di Matusalemme crolla. Noè capisce che la morte del giusto Matusalemme è stato il segnale della fine del mondo vecchio, si pente di aver maltrattato Cam, lo va a cercare, gli rivela che i Cainiti hanno cercato di uccidere Ila e lo convince a venire con lui. Mentre rientrano, tra fulmini e alberi che crollano, trovano in una fossa di cadaveri uccisi da Tubalcain una ragazza di nome Na'el che stringe al collo la sorellina, e le portano entrambe con loro [ in HL invece Na'el muore nel diluvio perchè Noè si è rifiutato di aiutarla, e Cam e Jafet restano assurdamente senza moglie ]. Tubalcain capisce allora il vero significato dell'arca e con i suoi soldati attacca Noè, ma questi viene aiutato dai Vigilanti, i quali combattono come furie la tribù nemica. Intanto, all'orizzonte compare uno tsunami alto duecento metri: sono gli oceani che si sono sollevati [ nel film invece il diluvio è prodotto da incomprensibili getti d'acqua provenienti da sotto terra ].

Naama riesce a far salire sull'arca Sem, Ila, Cam, Na'el, sua sorella e Iafet, mentre i Vigilanti, per via del loro nobile gesto, abbandonano i loro corpi di pietra e vengono infine riaccolti in Cielo. L'onda di tsunami arriva e si abbatte sull'arca, Noè fa in tempo a chiudersi dentro ma anche Tubalcain riesce ad infiltrarsi nell'arca, dopo essere stato gettato contro di essa dall'onda anomala. L'onda solleva l'arca che finalmente galleggia, mentre le rocce scompaiono sotto l'acqua e chiunque è fuori dall'arca trova la morte. I famigliari di Noè sono sconvolti dal fato di essere gli unici sopravvissuti dell'universo, ma il patriarca racconta loro la storia della Creazione in sette giorni [ senza alcun riferimento alla scienza moderna, a differenza della HL ]. Noè apprende della gravidanza di Ila e ne è felice [ nel film di Aronofsky invece Noè si è messo in testa che la sopravvivenza della razza umana rappresenterebbe una disobbedienza verso il Creatore e decide che, se dovesse nascere una femmina, egli sarebbe costretto ad ucciderla poiché in grado di procreare altri uomini, un comportamento davvero incredibile e anti-biblico ].

Sull'arca, intanto, Cam scopre che Tubalcain è riuscito a salire a bordo ma decide di tenerlo nascosto al padre e di aiutarlo a riprendersi dalle ferite ricevute in battaglia. La pioggia finisce, ma le acque persistono sulla Terra per centocinquanta giorni. Durante il parto di Ila, che tiene impegnata tutta la famiglia, Tubalcain, ripresosi dalle ferite, decide di usare Cam come esca per uccidere finalmente Noè. I due ingaggiano quindi una feroce lotta, Tualcain sta per avere la meglio e promette a Noè di prendersi la sua arca e la sua donna, ma a questo punto Cam prende le difese del padre e uccide Tubalcain pugnalandolo alle spalle. Intanto Ila ha dato alla luce non una bensì due gemelle femmine, e anche Na'el scopre di essere incinta [ nel film Noè tenta di uccidere le nipoti, ma si pente all'ultimo momento, e solo alla fine si renderà conto di aver sbagliato ].

Finalmente le acque si prosciugano e l'arca si arena sul massiccio dell'Ararat. Gli animali si risvegliano e ripopolano la Terra, che ricomincia a germogliare. Noè è sopraffatto dai rimorsi per non aver salvato l'intera umanità: allontanatosi dai famigliari, diventa agricoltore, pianta la vite, fabbrica il vino e si ubriaca; è Cam che lo trova per primo, nudo in mezzo alla spiaggia, e chiama Sem e Jafet che però lo coprono con una coperta camminando all'indietro; al risveglio, Noè chiede dove sia Cam, ma il figlio gli rinfaccia di avergli sempre preferito il primogenito Sem e sua moglie e abbandona l'accampamento con la moglie Na'el, attraversando terre impervie alla ricerca di un posto tutto per loro. Noè è disperato, ma Ila lo convince che è stata merito suo, la salvezza dell'umanità attraverso la catastrofe del diluvio, e lo esorta: "Aiutaci a ricominciare e, stavolta, a fare meglio!" Noè capisce e torna dai suoi familiari, elevando a Dio un sacrificio sulla montagna. Il film termina con l'arcobaleno che solca la la volta celeste e con la Benedizione di Dio su Noè e sulla sua famiglia: "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Ogni essere che striscia e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe. Io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, e con tutti gli animali della terra: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra."

Fine.

Enrica S.

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6) Fanta-popoli del mare

di MorteBianca

Arrivano gli Indoeuropei, che colonizzano tutta l'Europa soppiantando i popoli pre-esistenti. Saranno parte di tale nucleo anche i famosi Popoli del Mare.

L'Atlantide di cui si parla nelle varie mitologie, chiamata con vari nomi da vari popoli, altro non è che una manifestazione della Talassocrazia dei popoli del Mare. Tra questi figurano gli Shardana (Sardi), Shekelesh (Siciliani), gli Ekwesh (futuri greci), Pheleset (Palestines), Lici (Troiani), Teresh (Etruschi?) e Liguri. Tali popoli fanno vanto di grande potenza e del fatto che non potranno mai venire sconfitti, cambieranno solo nome e bandiera.

Forte correlazione tra Troiani ed Etruschi, da cui deriva il mito di Enea.

La civiltà dei popoli del Mare si conclude quando una gigantesca catastrofe di natura vulcanica a Santorini (o Thera) distrugge completamente una delle città centrali, devasta con uno Tsunami i porti maggiori, distrugge la flotta e rende nulli i traffici marittini, terminando il dominio dei Popoli del Mare. Il Diluvio e altre catastrofi sono rappresentazioni di ciò.

I greci dell'entroterra, seppur influenzati dai Popoli del Mare e loro coloni (forse Atene stessa nasce come colonia marittima) vedono tale talassocrazia come un dominio sgradito, e ad un certo punto cessano di pagare i tributi.

Il tributo in risorse e uomini armati viene trasposto mitologicamente come la donazione di giovani bambini, che vengono divorati dal Toro, ossia il simbolo di Cnosso, uno degli avamposti dei Popoli del Mare e la loro confederazione. Teseo viene rappresentato come l'eroe indipendentista (ma, guardacaso, non è il primo Re di Atene, indicando che dunque i Re ateniesi erano vassalli dei popoli del Mare), il legame con Arianna è la discendenza matrimoniale con i loro ex dominatori.

Anche gli Egiziani avevano le scatole piene dei Popoli del Mare che frequentemente gli rompevano i cabbasisi, giungendo a depredare il Nilo anche in profondità. Come molti popoli in parte cercano di liberarsi dal dominio residuale, ma in parte persistono legami con ciò che resta dell'antica nobiltà e le armate dei Popoli del Mare che si integrano nei nuovi stati indipendenti. In Egitto in particolare vengono accolti da tempo diversi popoli (di stirpe Indoeuropea, di lingua Semita) provenienti dai territori di Caanan (luogo conquistato dall'Egitto per un breve periodo). Questi popoli arrivano migrando in Egitto, anche se si tratta di un mix di Immigrazione/Invasione (modello Impero Romano), con popoli nomadi e pastori indistinti e separati che vengono a stanziarsi in Egitto. Tale immigrazione/invasione, dai connotati mai del tutto chiariti (non ci fu una vera e propria dichiarazione di guerra, mancando un governo unitario che invade), è rappresentata dall'arrivo di Giuseppe in Egitto. Tra i popoli del mare infatti ricordiamo che ci sono i Pheleset, e che due dei popli del mare potrebbero essere tribù israelite.

Questi popoli si integrano nella classe dirigente egiziana, si mescolano agli egiziani e prendono il controllo addirittura di un pezzo d'egitto. Vengono chiamati Hyksos, creando uno stato fantoccio egiziano. Nascono due narrative su questa storia: una filo-egiziana (che parla dei veneratori di Set come malvagi e crudeli) ed una filo-Hyksos (che parla invece di un benigno governo retto da uomini estranei alla cultura egiziana). La seconda narrativa è rappresentata da Giuseppe che diventa primo ministro egiziano e permette all'Egitto di prosperare.

L'Egitto alla fine riesce a riconquistare il suo dominio da tempo perduto, ma gli Hyksos sono ancora lì e la loro burocrazia e cultura hanno lasciato l'impronta. Gli Hyksos e tutti questi popoli semiti, ex popoli del mare e cananiti vivono tutti come schiavi in quartieri-ghetto, assumono una cultura comune e una lingua comune. Si caratterizzano per il loro Monoteismo, contrapposto al politeismo egizio. Un tempo importanti, sono ora schiavizzati in massa, ma si stanno riproducendo e ben presto in certe zone d'egitto gli egiziani "etnici" (Schiavi o meno) saranno una minoranza.

Akhenaten, per ottenere il dominio diretto sull'Egitto, decide di prendere in prestito il monoteismo e parte della cultura di questi popoli istituendo un culto solare, l'Atonismo (da qui il suo nuovo nome), reprime i privilegi della casta sacerdotale ed aumenta il suo potere personale. Molti nella classe dirigente sono a lui fedele (Atonisti), è un momento di breve ripresa delle condizioni di questi popoli, che da Hyksos sono ora chiamati "Ebrei".

Akhenaten chiama il suo figlio Tutankhaten. Questo però alla sua morte riprende gli dei egiziani, si proclama Tutankhamon e sopprime il culto atonista. Molti però nella classe dirigente sono Atonisti, e taluni hanno discendenze Hyksos. Gli ebrei tornano a venire repressi brutalmente.

E così arriviamo a Seti I. La situazione è ormai grave, ci sono troppi ebrei e si teme una rivolta. Per tal motivo Seti ordina un eccidio di massa di tutti i bambini ebrei per bloccare la crescita di questo popolo. Egli però non sa che il nemico è "alle porte" e ci sono ancora molti Atonisti e discendenti Ebrei tra i suoi. Tra questi c'è appunto Mosè (nome egiziano, di cultura e portamento palesemente nobiliari).

Ramses II, suo figlio, si dimostra crudele con gli Ebrei, e per gelosia fa scacciare Mosé e lo condanna alla damnatio memoriae. Mosé, dopo un periodo nel deserto, rientra a contatto con le sue radici e decide di provocare una rivolta.
Tale rivolta non sarà popolare, o almeno non subito: prima sarà necessario rendere gli egiziani terrorizzati e sminuire i loro dei, su cui tutto si basa, risvegliando l'Atonismo dormiente.

L'esplosione di Santorini ha prodotto un cambiamento climatico notevole, che produce una siccità che ha un grave effetto sui campi, ma soprattutto il Nilo ora ha un'acqua più densa e argillosa, nella quale si diffondono particolari alghe che rendono l'acqua di colore scurissimo, simile al sangue, molti pesci emergono morti e le acque diventano ancor più putrefatte. Gli egiziani hanno difficoltà a bere, Mosé proclama ciò un segno divino. I sacerdoti riescono a replicare il miracolo con dei coloranti. E' la prima piaga.

Il fiume così oscurato causa la fuoriuscita di tutti i rospi nelle città (spesso vicinissime all'acqua), che poi muoiono, non prima di aver terrorizzato il popolino. E' la seconda piaga. Molti egiziani si riconvertono ad Aton, o addirittura all'ebraismo. Altri sono scettici.

I cadaveri dei pesci e delle rane produce un gigantesco sciame di larve, zanzare e mosche negli ambienti vicini al Nilo (spesso paludosi ed umidi), che attaccano le città. Questi stormi si diffondono ovunque infastidendo il popolino. E' la terza piaga insieme alla quarta. Inoltre senza i rospi gli insetti non hanno il loro predatore primario.

Le punture continue e gli scambi da una puntura all'altra producono una grande epidemia zoologica, che fa morire tutto il bestiame. La carestia si aggrava. Quinta piaga. Ormai un terzo del popolo egiziano è almeno a minimi livelli convinto che qualcosa dell'Ebraismo sia vero.

Sesta piaga, la grande malattia viene trasmessa dalle pulci tra animale e uomo. Si diffondono bubboni e piaghe nella pelle, gli umani poi se la trasmettono. Le scarse condizioni igieniche, l'assenza di cibo peggiorano la crisi. Più di metà del popolo egiziano inizia a dare retta ai sacerdoti ebrei.

Nuove eruzioni vulcaniche producono pioggie di fuoco e lapilli dal cielo. La popolazione è in delirio di massa, c'è panico per le strade. L'Atonismo è religione di maggioranza, gli ebrei egiziani aumentano a ritmo giornaliero. Diserzioni di massa dai templi e dalle armate egiziane. E' l'Ottava piaga.

Nona piaga: il mix di cambiamenti climatici (recenti e antichi), fumi causati dai roghi di cadaveri, essiccamento della Terra, inquinamento cittadino e maltempo produce la totale assenza del giorno. Ciò, unito all'Eclissi Solare, produce nei superstiziosi egiziani un timore gigantesco per il loro destino. La temperatura si abbassa, i raccolti già miseri per via delle cavallette sono ora impossibili, le notti sono rigide. Gli ebrei intanto lavorano per aumentare la propaganda: distruggono di notte gli idoli egiziani (facendolo sembrare un incidente), incendiano i templi già vuoti. Il Faraone ha ormai al suo seguoto soltanto i sacerdoti più ortodossi e i nobili egiziani la cui economia dipende dalla schiavitù, più qualche sparuto fedelissimo, che tuttavia dubita ed è terrorizzato. Gli ebrei illuminano i loro quartieri con torce offrendo rifugio agli egiziani.

A seguito della piaga, sul terreno, si sedimentano ceneri e polveri di ogni tipo discendenti da quei fumi tossici che stanno infestando il cielo. I campi sono irrigati dall'acqua tossica del Nilo, gli animali superstiti sono malati ed infettati da quest'acqua e da questi sedimenti. Tutto questo produce un avvelenamento di massa da cibo, mai visto nella storia dell'umanità. Gli egiziani ancora fedeli agli idoli sono ovviamente i nobili, che quindi danno estrema importanza alla primogenitura, quindi sono i primogeniti a venire nutriti di più con cibo fresco (mentre i secondogeniti mangiano cibo conservato e più frugale, come gli ebrei che ormai non toccano più cibo lievitato o carne e predicano uno stoico digiuno). Gli ebrei negli ultimi giorni affermano di usare il sangue di un agnello per segnare le porte, affinché la morte non passi laddove "il popolo ha creduto". Quasi tutti gli egiziani seguono l'esempio, ed inconsapevolmente seguono anche le direttive dietetiche degli ebrei. Molti di loro neanche avevano accesso a cibo del genere. Di fatto a venire colpita è solo una porzione minuscola della popolazione ancora miscredente (Solo gli egiziani autoctoni (di una popolazione davvero scarna), solo i nobili, solo quelli strenuamente anti-ebrei e solo i primogeniti, qualora questi fossero presenti). E' anche possibile che dei gas fossero risaliti dal terreno, e dato che i primogeniti usavano dormire in un piano separato dagli altri figli, questa potrebbe essere la spiegazione. Dopo diversi giorni avviene la strage, tutti i primogeniti sono morti (anche nel bestiame, per i motivi esplicati).

Anche il Faraone è stato colpito, e dopo questo ennesimo colpo anche la sua fede negli idoli egiziani cessa (visto che ogni piaga ha colpito nell'intimo le principali divinità del pantheon). Ramses concede agli ebrei di partire. Una gigantesca massa di persone (di origine davvero eterogenea: Hyksos, altri popoli del mare, Pheleset, Cananei, Semiti, schiavi di vario genere, egiziani atonisti, popolo rivoltoso, neoconvertiti ecc.....) avvia un grande Esodo. Gli Egiziani tentano di colpirli alle spalle tagliando loro la ritirata, ma si verifica un fenomeno climatico estremamente raro: il Mar Rosso, in un punto particolarmente pieno di secche, in cui il tragitto dall'altro lato è molto più breve e pieno di canne, durante questo periodo di siccità subisce una folata di vento particolarmente distribuita che produce di fatto un passaggio sicuro, con il ritiro delle acque. Mosè conduce il popolo libero dalla crudele monarchia egizia per il mare. L'armata egizia cerca di inseguirli ma il mare si richiude, e molti muoiono.

Inizia un lunghissimo viaggio nel deserto, durante il quale il neonato popolo inizia a legiferare (Dieci Comandamenti), si struttura (simboleggiato dalla nascita dei Leviti come sacerdoti), vengono eliminati i politeismi residui (Vitello d'oro) ed inizia in questa moltitudine culturale ad eliminare rivoltosi, criminali e visioni divergenti, fino ad arrivare a Caanan ormai uniformati.

La Profezia dei Popoli del Mare di fatto è realizzata: I Sardi sono stati dominatori del mare, I Pheleset sono diventato gli Ebrei, da cui deriva il Cristianesimo, che ha dominato per millenni. I Lici hanno dato i natali agli etruschi e proprio in quella zona sono sorti ben due imperi orientali (Romano ed Ottomano), Gli Etruschi hanno dato i natali a Roma,i Greci hanno dominato il mondo durante l'Ellenismo, I Siciliani hanno per ben tre volte fatto parte (principale o secondaria) di enormi imperi (Normanno, o Trinacria, Carlo V e poi i Borbone delle Due Sicilie, richiamati anche in Spagna a governare). Quando secoli dopo Hitler proclama la superiorità della Razza ariana sulla cultura Romana egli dimentica dei tempi in cui i Popoli del Mare dominarono l'Europa, e la loro cultura si è poi diffusa nel mondo. E questa è ovviamente solo una compagine dell'influenza degli Indoeuropei: sono pochi i territori nel Pianeta a non essere stati sotto il controllo di una stirpe indoeuropea ad un certo punto della storia, e ancor meno quelli che non hanno subito la cultura (namely religiosa, come il Buddhismo), forse solo la Liberia.

MorteBianca

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A questo punto, il grande Bhrihskwobhloukstroy interloquisce:

Però anche la visione vulgata che prima degli Indoeuropei ci fossero Popolazioni (di sapientēs) preindoeuropee è in realtà un'ucronia: tutti gli indizi in Europa sono solamente indoeuropei, prima dei quali si riconoscono esclusivamente i Neanderthaliani...

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Alessio Mammarella gli obietta:

E le lingue egee, tirseniche, paleoispaniche? Non sono forse tracce di "qualcun altro" oltre a neanderthaliani ed indoeuropei?

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Allora Bhrihskwobhloukstroy parte a ruota libera:

No, sono lingue indoeuropee, anche se il Pubblico non lo sa ancora. L’argomento è lunghissimo; per chi è interessato, cerco di sintetizzarlo nella formulazione più breve possibile.

Anzitutto il criterio. Per stabilire una parentela genealogica fra lingue è indispensabile individuare corrispondenze regolari fra fonemi; per esempio: il fonema italiano (toscano) /t/ corrisponde, fra vocali, al fonema spagnolo (castigliano) /d/ nella stessa posizione (per esempio i participî in -ado, -ido). Quando due lingue presentano queste corrispondenze regolari (= senza eccezioni) è perché derivano dalla medesima (proto)lingua: per esempio, il toscano e il castigliano presentano corrispondenze regolari perché sono entrambi trasformazioni del latino.

Le lingue in esame sono:

egee: cretese (minoico), pelasgico, lelegico, cario;
tirseniche: lemnio, etrusco, retico;
paleoispaniche: celtiberico/ispanoceltico, lusitanico, tartessio, iberico, vasconico (basco).

Il lelegico non ha testi e sono incerte anche le sue attestazioni onomastiche, quindi in pratica non se ne può dire niente (tutto quel che se ne potrebbe dire riguarda parole che più verosimilmente sono greche o cretesi o carie). Il cario è certamente anatolico, quindi indoeuropeo (l’indoeuropeità dell’anatolico è dimostrata dal 1916 e nessuno la contesta). Il pelasgico è di identificazione incerta (non ci sono testi, solo possibili relitti lessicali od onomastici), ma dovunque si sia creduto di riconoscerlo è risultato tracio (quindi indoeuropeo) oppure (per un solo autore, Furnée) georgiano (ma si noti che il georgiano è, da duecento anni a questa parte, sospetto di essere una lingua indoeuropea, sia pure molto trasformata; in ogni caso è sicuramente apparentata con l’indoeuropeo).

Il minoico è attestato da molti testi, ma resta di affiliazione incerta. Le proposte correnti sono: anatolico (quindi indoeuropeo), ḫattico, semitico. Il ḫattico è una lingua (estinta) dell’Anatolia Orientale e che si ritiene connessa con le attuali lingue caucasiche settentrionali, le quali a loro volta sono sicuramente apparentate con l’indoeuropeo e il basco e forse (novità dell’ultimo decennio) sono indoeuropee tout court. Dato che il basco è stato dimostrato indoeuropeo (nove anni fa; Gianfranco Forni), le affiliazioni del minoico si riducono a due alternative: indoeuropeo (nella maggior parte dei casi) oppure semitico. Anche nel caso che fosse semitico, niente dimostra che sia anteriore alle lingue indoeuropee circostanti (greco e anatolico).

Le lingue tirseniche sono sicuramente apparentate fra loro; la meglio documentata è l’etrusco. Per l’etrusco sono state proposte molte affializioni, ma le uniche basate su corrispondenze fonetiche regolari sono con l’ungherese (lingua ugrofinnica, quindi della famiglia uralica) o con l’anatolico (indoeuropeo). L’uralico e l’indoeuropeo sono sicuramente apparentati, ma l’ungherese non è (evidentemente) l’anatolico, quindi almeno una delle due affiliazioni deve essere sbagliata. Ora, i confronti con l’ungherese sono sulla base di radici e suffissi molto brevi, mentre i confronti con l’anatolico riguardano radici e suffissi appena appena più lunghi. Siccome una coincidenza casuale è meno probabile fra sequenze lunghe che fra sequenze brevi (per esempio: è più facile che due persone diverse coincidano per caso a pensare un numero di una cifra – ossia da zero a nove – che uno di due, possiamo affermare che il confronto dell’etrusco con l’anatolico è più probabile di quello con l’ungherese (si noti che perfino l’Autore di quest’ultima proposta, Mario Alinei, l’ha abbandonata, sia pure per una ancora meno probabile, col turco).

Le lingue paleoispaniche non sono tutte strettamente apparentate fra loro. Il celtiberico/ispanoceltico è, chiaramente, celtico; anche il tartessio è stato recentemente dimostrato come celtico (John Koch, Terrence Kaufman), mentre il lusitanico è sicuramente indoeuropeo ma forse non celtico e il basco è stato appunto anch’esso di recente dimostrato indoeuropeo (Gianfranco Forni), perfino vicino al celtico, ma non celtico vero e proprio. L’iberico è apparentato al basco oppure al tartessio, quindi è sicuramente indoeuropeo e forse addirittura celtico.

I nomi di luogo di tutte queste regioni sono sempre di etimologia indoeuropea; nessuna delle etimologie non indoeuropee (che pure sono state proposte) è altrettanto probabile di quelle indoeuropee, perché o sono irregolari (= basati su corrispondenze fonetiche non regolari) oppure sono fondate sul confronto con parole di lingue indoeuropee solo ipoteticamente mutuate (le parole) da lingue non indoeuropee (fra l’altro non attestate).

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Alessio Mammarella si informa:

Sul popolamento del continente europeo potrebbe quindi aver ragione Mario Alinei, rispetto alle teorie che contemplano gli indoeuropei come "invasori" attraverso le pianure russe (Gimbutas) o l'Anatolia (Renfrew)?

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E Bhrihskwobhloukstroy gli risponde:

Solo in parte, perché Alinei ritiene indoeuropei i Cacciatori-Raccoglitori Paleolitici (il che è molto probabile), ma semiti gli Agricoltori Neolitici (che è assolutamente controfattuale; sui Neolitici è molto più probabile Renfrew) e altaici i Kurganici (dimostrabilmente falso; la Tesi Gimbutas-Mallory è inattaccabile per la pars cōnstruēns e infatti lo stesso Renfrew la mantiene). In pratica sono stati Indoeuropei (paleolitici) + Indoeuropei (neolitici) + Indoeuropei (calcolitici).

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Interviene anche Perchè No?:

E l'uomo di Cheddar che ha fatto tanto sudare gli Inglesi ? Quale lingua poteva parlare?

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Al che il solito Bhrihskwobhloukstroy gli replica:

Nel 7150 a.C. l'indoeuropeo preistorico di area destinata a diventare celtica (quindi un indoeuropeo già con coloritura regionale molto spiccata, me sempre in fonologia preistorica).

Comunque, per ritornare al nocciolo dell'ucronia di MorteBianca, bisogna dire che per molti di noi Atlantide è il culmine di ogni interesse... Anch'io ci ho dedicato decenni e come criterio di orientamento fra tutte le ipotesi (premesso che l'assenza del presunto testo egizio è una lacuna che tutte devono scontare) ho scelto il criterio della relativa distanza da questi tre dati del racconto platonico:

1) dall'epoca di ambientazione (intendere gli anni come “mesi” è una tradizione antica, ma pur sempre un'emendazione, quindi ha un prezzo epistemologico di cui, se non altro, tener conto);

2) dal luogo di ambientazione (intendere le Colonne d'Ercole come diverse da quelle tradizionali è una congettura lecita, ma anche questa ha un prezzo di cui tener conto);

3) dai fatti descritti (ogni interpretazione allegorica o metaforica è seducente, ma appunto implica un compromesso e anche di questo va tenuto conto);

4) dai fatti indipendentemente dimostrati dall'attuale Ricerca (Scientifico-Naturale).

Per esempio, se Atlantide viene posta 9000 mesi (anziché anni) prima di Solone e nello Stretto di Sicilia, ha già due punti in meno per il primo e secondo criterio. Non è una bocciatura, ma di certo appartiene a un gruppo di Ipotesi distanziato di almeno due lunghezze dal gruppo di Ipotesi che soddisfano al 100% tutti e quattro i criterî, ossia di Atlantide posta 9000 anni prima di Solone, al di là delle Colonne d'Ercole (N.B. alla lettera «al di là» significa che per arrivarci dalla Grecia per mare bisogna superare le Colonne d'Ercole, tutto qui; a quel punto anche il Sudafrica può andar bene), più grande dell'Africa e dell'Asia (conosciute dai Greci) messe insieme, estesa nel Mediterraneo ((in direzione dela Grecia) fino alla Tirrenia e corrispondente a sommersioni note alla Paleogeografia.

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Ed ora, a proposito di diluvi e di Atlantide, eccovi un testo inviatoci dall'amico Liutprand, che in realtà è vecchio di quasi 2100 anni!

7) Le Amazzoni e Atlantide

di Diodoro Siculo (90–20 a.C.)

LIII. Si racconta che ai confini della terra e all’occidente della Libia abiti una nazione governata da donne, che hanno costumi del tutto diversi dai nostri. Le donne usano prestare servizio militare durante un periodo di tempo determinato, conservando la propria verginità. Quando il termine del servizio militare è raggiunto, si accostano agli uomini per averne dei figli, e coprono le magistrature e tutte le funzioni pubbliche. Gli uomini trascorrono tutta la propria vita a casa, come le nostre casalinghe, dedicandosi solamente a occupazioni domestiche; sono tenuti lontani dall’esercito, dalla magistratura e da ogni altra funzione pubblica che possa ispirare loro l’idea di sottrarsi al giogo delle donne. Dopo aver partorito, le Amazzoni consegnano il neonato tra le mani degli uomini, che pensano a nutrirlo di latte e di altri alimenti appropriati per la sua età. Se il bambino è una femmina, le si bruciano le mammelle, per impedire a tali organi di svilupparsi con l’età, perché delle mammelle prominenti sarebbero scomode per l’esercizio guerriero; ciò spiega il nome di Amazzoni che i Greci hanno dato loro. Secondo la tradizione, le Amazzoni abitavano in un’isola chiamata Espera, posta a occidente, nel lago Tritonide. Questo lago, che si trova presso l’Oceano che circonda la terra, trae il proprio nome dal fiume Tritone, che vi si getta. Il lago Tritonide si trova in vicinanza dell’Etiopia, al piede della più alta montagna di quel paese, che i Greci chiamano Atlante, e che tocca l’Oceano. L’isola Espera è abbastanza grande e piena di alberi da frutto di ogni specie, che forniscono cibo agli abitanti. Questi si nutrono anche del latte e della carne, delle quali hanno grandi greggi, ma non hanno ancora appreso la coltivazione del grano. Spinte dai propri istinti guerrieri, le Amazzoni sottomisero prima con le armi tutte le città dell’isola, tranne una sola che si chiamava Mené, ed era considerata sacra. Questa città era abitata da Etiopi mangiatori di pesce, vi si vedevano esalazioni infiammate, e vi si trovavano molte pietre preziose, come quelle che i Greci chiamano carbonchi (rubini), sardoines (pietre di calcedonio) e smeraldi. Dopo, le Amazzoni soggiogarono le terre circostanti, molte tribù libiche e costruirono, nel lago Tritonide, una città che chiamarono Cherconeso, a causa del suo aspetto.

LIV. Incoraggiate dai loro successi, le Amazzoni percorsero diverse parti del mondo. Si dice che i primi uomini attaccati da loro fossero gli Atlanti, il popolo più civilizzato di quelle terre, che abitavano in una regione ricca, con grandi città. Fu presso gli Atlanti e nel paese vicino all’Oceano che, secondo la mitologia, nacquero gli dèi; e ciò si accorda abbastanza bene con i racconti dei mitologi greci; più avanti ne parleremo dettagliatamente. Si dice che Myrina, regina delle Amazzoni, raccolse un esercito di trentamila donne di fanteria, e di ventimila a cavallo; esse si applicavano in modo particolare all’esercizio del cavallo, per la sua utilità in guerra. Usavano portare come difesa delle pelli di serpente, poiché in Libia si trovano rettili enormi. Le loro armi offensive erano spade, lance e archi. Sapevano servirsene molto bene, non solo per attaccare, ma anche per respingere chi le avesse messe in fuga. Dopo aver invaso il territorio degli Atlanti, esse sconfissero in battaglia campale gli abitanti di Kerne e inseguirono i fuggiaschi, si dentro le mura. S’impadronirono della città e maltrattarono i prigionieri, per diffondere il terrore tra i popoli vicini. Passarono a fil di spada tutti gli uomini puberi, ridussero in schiavitù le donne e i bambini, e demolirono la città. Quando la voce del disastro dei Kerneani si diffuse in tutto il paese, gli altri Atlanti ne furono talmente terrorizzati che tutti, di comune accordo, consegnarono le loro città e promisero di fare tutto ciò che fosse stato loro ordinato. 
La regina Myrina li trattò con dolcezza, accordò loro la propria amicizia e, al posto della città distrutta, ne fondò un’altra a cui diede il proprio nome. La popolò con tutti gli indigeni, da lei fatti prigionieri, che volessero abitarvi. Dopo di che, gli Atlanti le fecero doni magnifici e le tributarono pubblicamente grandi onori, ed ella accettò i segni del loro affetto e promise di proteggerli. Poiché gli Atlanti erano spesso attaccati dalle Gorgoni, che stavano nelle vicinanze e che da sempre erano loro nemiche, la regina Myrina andò a combattere le Gorgoni nel loro paese, dietro preghiera degli Atlanti. Le Gorgoni si schierarono in battaglia e il combattimento fu accanito, ma infine le Amazzoni le sopraffecero e uccisero un gran numero delle nemiche, e fecero più di tremila prigioniere. Poiché le altre erano fuggite nei boschi, Myrina, che voleva distruggere completamente quella nazione, appiccò il fuoco; non essendo riuscita in tale disegno, si ritirò alle frontiere del paese.

LV. Una notte le Amazzoni, eccitate dal successo, facevano la guardia con negligenza. Allora le Gorgoni prigioniere riuscirono a riprendersi le spade e ne sgozzarono un gran numero, ma furono ben presto circondate dalle Amazzoni e sopraffatte dal numero. Furono tutte uccise, dopo una vigorosa resistenza. Myrina fece bruciare su tre roghi i corpi delle compagne uccise e fece innalzare con la terra tre grandi tumuli, che sono chiamati ancor oggi le tombe delle Amazzoni. In seguito le Gorgoni, che si erano moltiplicate, furono attaccate anche da Perseo, figlio di Zeus (Dia); Medusa era allora la loro regina. Infine le Gorgoni, così come la razza delle Amazzoni, furono sterminate da Eracle, quando, durante la sua spedizione a Occidente, pose una colonna in Libia, poiché non poteva tollerare che, dopo tutti i benefici che egli aveva offerto al genere umano, ci fosse una nazione governata da donne. 
Si dice che il lago Tritonide sia completamente scomparso a causa di terremoti, che hanno fatto rompere la diga verso l’Oceano. 
Myrina, dopo aver percorso con il suo esercito gran parte della Libia, entrò in Egitto, dove si legò di amicizia con Horus, figlio di Iside, che era in quel tempo il re del paese. Di là, andò a fare la guerra agli Arabi, e ne sterminò un grandissimo numero. In seguito, sottomise tutta la Siria; gli abitanti della Cilicia le andarono incontro offrendole doni e promettendole di sottomettersi volontariamente ai suoi ordini. Myrina lasciò loro la libertà, poiché erano venuti ad arrendersi spontaneamente. Perciò ancor oggi essi sono chiamati Eleuthero–Cilici. Dopo aver fatto la guerra ai popoli che abitano presso il monte Tauro, famosi per la loro forza, ella entrò nella grande Frigia, situata presso il mare, e, dopo aver percorso con il proprio esercito diverse terre lungo il mare, terminò la sua spedizione lungo il fiume Caïcus. Nel paese conquistato, scelse i luoghi più adatti per la fondazione di città; ne costruì parecchie, tra le quali una portò il suo nome. Alle altre città diede il nome delle Amazzoni che avevano comandato i principali corpi d’armata, come le città di Cyme, di Pitana e di Priene, che si trovano sul mare, e ne fondò diverse altre all’interno. Sottomise anche alcune isole e particolarmente Lesbo, ove fondò la città di Mitilene, dal nome di sua sorella, che aveva partecipato alla spedizione. Mentre andava a sottomettere altre isole, la sua nave fu colpita da una tempesta; e, implorando la madre degli dèi per la propria salvezza, fu gettata su un’isola deserta; seguendo un avvertimento ricevuto in sogno, consacrò tutta quell’isola alla dea che aveva invocato, le eresse degli altari e istituì sacrifici in suo onore. Diede a quell’isola il nome di Samotracia che, tradotto in greco, significa « isola santa ». Alcuni storici sostengono che quell’isola dapprima si chiamasse Samos e che dopo divenne Samotracia, dai Traci che vi abitavano. Comunque sia, quando, secondo la tradizione, le Amazzoni ebbero conquistato il continente, la madre degli dèi portò in quest’isola, a lei gradita, dei coloni per popolarla, tra i quali i propri stessi figli, i Coribanti, il cui padre è rivelato solo a coloro che sono iniziati ai misteri. Quella dea insegnò loro i misteri che ancor oggi sono celebrati nell’isola, e vi consacrò un tempio inviolabile. A quell’epoca, Mopso di Tracia, bandito dalla patria da parte del re Licurgo, invase il paese delle Amazzoni con un esercito. Sipilo, della nazione degli Sciti, bandito a sua volta dalla propria patria, la Scizia, limitrofa della Tracia, si unì alla spedizione di Mopso. Vi fu una battaglia; le truppe di Mopso e di Sipilo riportarono la vittoria. Myrina, la regina delle Amazzoni, e la maggior parte delle sue compagne furono massacrate. Vi furono in seguito diversi altri combattimenti nei quali i Traci rimasero vincitori, e ciò che rimaneva dell’esercito delle Amazzoni si ritirò in Libia. Questa fu, secondo la mitologia, la fine della spedizione delle Amazzoni.

LVI. Poiché abbiamo menzionato gli Atlanti, pensiamo che non sia fuori luogo riferire ciò che essi raccontano sulla nascita degli dèi. Le loro tradizioni non sono, a tal proposito, molto lontane da quelle dei Greci. Gli Atlanti abitano sul litorale dell’Oceano, in una terra molto fertile. Sembrano distinguersi dai loro vicini per la loro pietà e la loro ospitalità. Pretendono che il loro paese sia stato la culla degli dèi, e il più celebre di tutti i poeti della Grecia sembra condividere tale opinione, quando fa dire a Hera: "Parto per visitare i limiti della Terra, l’Oceano, padre degli dèi, e Teti, loro madre". Ora, secondo la tradizione mitologica degli Atlanti, il loro primo re fu Urano. Quel principe radunò tra le mura di una città gli uomini, che prima di lui erano sparsi per le campagne. Ritirò i suoi sudditi dalla vita selvaggia, insegnò loro l’uso dei frutti e la maniera di conservarli, e trasmise loro diverse altre invenzioni utili. Il suo impero di estendeva su quasi tutta la terra, ma principalmente verso occidente e verso il nord. Preciso osservatore degli astri, egli predisse diversi eventi che dovevano accadere nel mondo, e insegnò alle nazioni a misurare l’anno tramite il percorso del sole, e i mesi con il corso della luna, e divise l’anno in stagioni. Il volgo, che ignorava l’ordine eterno del movimento degli astri, ammirava queste predizioni e guardava colui che le aveva fatte come un essere soprannaturale. Dopo la sua morte, i popoli gli decretarono onori divini, in ricordo dei benefici che avevano ricevuto da lui. Diedero il suo nome all’universo; sia perché gli attribuivano la conoscenza della levata e del tramonto degli astri e di altri fenomeni naturali, sia per testimoniare la loro riconoscenza con gli onori eminenti che gli rendevano. Infine lo chiamarono re eterno di tutte le cose.

LVII. Secondo le stesse tradizioni, Urano ebbe quarantacinque figli, da diverse donne ; ne ebbe diciotto da Titea. Questi ultimi, ciascuno dei quali aveva un nome particolare, furono identificati col nome collettivo di Titani dal nome della loro madre. Titea, conosciuta per la sua saggezza e la sua benevolenza, fu, dopo la morte, elevata al rango degli dèi da coloro che aveva colmato di beni, e il suo nome fu mutato in quello di Gea (Terra). Urano ebbe anche parecchie figlie, e le due maggiori furono le più famose, Basilea e Rea, che qualcuno chiama anche Pandora. Basilea, la più grande e al tempo stesso la più saggia e la più intelligente, allevò tutti i suoi fratelli e prodigò loro le cure di una madre. Perciò fu soprannominata la Grande Madre. Quando suo padre fu elevato al rango degli dèi, ella salì sul trono col consenso dei popoli e dei suoi fratelli. Era ancora vergine e, per un eccesso di saggezza, non voleva sposarsi. Più tardi, per avere dei figli che potessero succederle nella regalità, Sposò Hyperion, quello tra i fratelli che più amava. Ne ebbe due figli, Helio e Selene, entrambi ammirevoli per bellezza e saggezza. La sua felicità attirò a Basilea la gelosia dei fratelli i quali, temendo che Hyperion s’impadronisse del regno, concepirono un disegno esecrabile. Complottarono tra loro e sgozzarono Hyperion e annegarono nell’Eridano suo figlio Helio, che era ancora un bambino. Quando tale disgrazia fu scoperta, Selene, che amava molto il fratello, si precipitò dall’alto del palazzo. Mentre Basilea cercava lungo il fiume il corpo di suo figlio Helio, si addormentò per la stanchezza e vide in sogno Helio che la consolò, raccomandandole di non affliggersi per la morte dei suoi figli ; aggiunse che i Titani avrebbero ricevuto il meritato castigo, che sua sorella e lui si sarebbero trasformati in esseri immortali per ordine di una provvidenza divina; che quello che un tempo si chiamava il cielo del fuoco sacro sarebbe stato indicato dagli uomini col nome di Helio (Sole), e che l’antico nome di Mene sarebbe stato mutato in quello di Selene (Luna). Al suo risveglio, ella raccontò al popolo il sogno che aveva avuto, e le sue disgrazie. Poi ordinò di accordare ai suoi figli onori divini, e proibì a chiunque di toccare il loro corpo. Dopo di che, fu presa da una specie di mania. Afferrava i giocattoli della figlia, e strumenti rumorosi, e andava in giro per tutto il paese, con i capelli sciolti, danzando come al suono dei timpani e dei cimbali, causando sorpresa in chi la vedeva. Tutti ebbero pietà di lei; qualcuno cercò di fermarla, quando arrivò una gran pioggia, accompagnata da tuoni in continuazione. Il quel momento, Basilea scomparve. Il popolo, rimasto attonito per l’evento, collocò Helio e Selene tra gli astri. Furono innalzati altari in onore della loro madre e si offrirono sacrifici, con altri onori, al suono di timpani e cimbali, imitando ciò che ella aveva fatto.

LVIII. I Frigi raccontano in modo diverso la nascita di questa dea. Secondo la loro tradizione, Meone, che regnava un tempo sulla Frigia e la Lidia, sposò Dindima e ne ebbe una figlia. Non volendo allevarla, ma espose sul monte Cibelo. Là, protetta dagli dèi, la bambina fu nutrita dal latte delle pantere e di altri animali feroci. Alcune donne, che portavano le loro greggi a pascolare sulla montagna, furono testimoni di questo fatto miracoloso; presero con sé la bambina e la chiamarono Cibele, dal nome del luogo ove l’avevano trovata. La ragazza, crescendo, si fece notare per bellezza, intelligenza e spirito. Inventò il primo flauto a diverse canne e introdusse nei giochi e nella danza i cimbali e i timpani. Compose rimedi purificanti per gli animali malati e i neonati e, poiché guariva molti bambini, che teneva tra le braccia, con canti magici, ricevette per tali buoni gesti il nome di Madre della montagna. Si dice che il suo amico più intimo fosse Marsia il Frigio, un uomo ammirato per il suo spirito e la sua saggezza. Marsia diede una prova del suo spirito quando inventò il flauto semplice, capace di imitare da solo tutti i suoni del flauto a diverse canne, e si può valutare la sua castità dal fatto che morì senza aver conosciuto i piaceri di Venere. Tuttavia, arrivata all’età della pubertà, Cibele amò un giovane del paese, chiamato prima Attis e poi Papas. Ebbe con lui rapporti intimi e rimase incinta, quando fu riconosciuta dai suoi genitori.

LIX. Ricondotta al palazzo del re, fu dapprima ricevuta come una vergine dal padre e dalla madre. La sua colpa fu poi scoperta e il padre fece uccidere le pastore che l’avevano nutrita, e Attis, e lasciò insepolti i loro corpi. Trasportata dall’amore per quel giovane e afflitta dalla sorte delle sue nutrici, Cibele impazzì e percorse il paese coi capelli sciolti, gemendo e battendo il tamburo. Marsia, preso dalla commiserazione, si mise a seguirla volontariamente, in ricordo dell’amicizia che un tempo le aveva portato. Arrivarono così insieme presso Dioniso a Nisa e qui incontrarono Apollo, celebre in quel tempo come suonatore di cetra. Si pretende che Hermes sia stato l’inventore di questo strumento, ma che Apollo sia stato il primo che se ne servì con metodo. Marsia entrò in gara con Apollo per l’arte della musica, e scelsero gli abitanti di Nisa come giudici. Apollo suonò per primo sulla cetra, senza accompagnamento di canto, ma Marsia, col suo flauto, colpì maggiormente gli ascoltatori per la novità del suono e per la melodia della sua arte, se sembrò in grado di vincere di gran lunga sul rivale. Convennero di riprendere la gara e di dare ai giudici una nuova prova della loro abilità. Apollo suonò dopo il rivale e, mescolando il canto al suono della cetra, sorpassò di gran lunga il suono primitivo del flauto da solo. Marsia, indignato, protestò agli uditori la propria frustrazione contro l’ingiustizia; perché bisognava valutare l’esecuzione strumentale e non la voce, ma si trattava di sapere se fosse la cetra o il flauto a vincere per armonia e melodia del suono. In una parola, era ingiusto impiegare due arti contro una sola. Apollo rispose, secondo quanto raccontano i mitologi, che non aveva preso alcun vantaggio su di lui; che aveva fatto come Marsia che soffiava nel suo flauto e che, affinché la lotta fosse uguale, bisognava che nessuno dei due antagonisti si servisse della bocca nell’esercizio della propria arte, oppure che entrambi non si servissero delle dita. Gli uditori trovarono che Apollo aveva ragionato giustamente e ordinarono una nuova prova. Marsia fu vinto ancora e Apollo, che era rimasto inasprito dalla lotta, lo scorticò vivo. Apollo tuttavia se ne pentì poco tempo dopo e, constatando quanto aveva fatto, ruppe le corde della sua cetra e fece scomparire il modo armonico che aveva inventato. Le Muse poi ritrovarono la Mese, Linus Lichanos, Orfeo e Thamiris, Hipate e Paripate. Apollo depose nella grotta di Dioniso la sua cetra e i flauti di Marsia, divenne amante di Cibele e l’accompagnò nei suoi spostamenti sino agli Iperborei. In quell’epoca, i Frigi erano afflitti da una malattia e la terra era sterile. Nella loro sventura, gli abitanti si rivolsero all’oracolo, che ordinò loro di seppellire il corpo di Attis e di onorare Cibele come una dea. Ma poiché il corpo di Attis era stato interamente corroso dal tempo, i Frigi lo raffigurarono come un giovane uomo. Davanti a lui facevano grandi lamentazioni, per calmare la collera di colui che era stato ingiustamente messo a morte. Questa cerimonia si è conservata sino ad oggi. Compiono anche sacrifici annuali in onore di Cibele sui loro antichi altari. Infine le costruirono un magnifico tempio a Pisinunte, in Frigia, e le dedicarono delle feste. A questa solennità contribuì grandemente il re Mida. La statua di Cibele è circondata da leoni e da pantere, perché si ritiene che la dea fosse allattata da quegli animali. Ecco quello che i Frigi e gli Atlanti, che abitano sulle rive dell’Oceano, raccontano della madre degli dèi.

LX. Dopo la morte di Hyperion, i figli di Urano si divisero il regno. I più celebri furono Atlante e Cronos. Le terre litorali erano toccate in sorte ad Atlante, che diede il suo nome ai suoi sudditi Atlanti, e alla più alta montagna del suo paese. Atlante eccelleva nell’astrologia e fu il primo a raffigurare il mondo come una sfera. Di là viene la favola, secondo la quale Atlante porta il mondo sulle sue spalle. Atlante ebbe parecchi figli; ma Espero si distinse solo per la sua pietà, per la sua giustizia e la sua dolcezza. Salito in cima all’Atlante per osservare gli astri, Espero fu improvvisamente portato via da un vento impetuoso. Il popolo, toccato dalla sua sorte, e ricordandosi le sue virtù, gli decretò gli onori divini, e consacrò al suo nome il più brillante degli astri. 
Atlante fu anche padre di sette figlie che, dal nome del padre, furono chiamate Atlantidi; i nomi di ciascuna di loro sono: Maia, Elettra, Taigete, Asterope, Merope, Alcione e Celeno. Esse si congiunsero ai più nobili degli eroi e degli dèi, e generarono figli che furono i capi di molti popoli e che in seguito divennero famosi come i loro padri. Maia, la maggiore di tutte, ebbe da Zeus (Dia) un figlio chiamato Hermes, che fu l’inventore di parecchie arti utili agli uomini. Le altre Atlantidi ebbero pure figli celebi; gli uni diedero la nascita a diverse nazioni, e gli altri fondarono città. Perciò non solo alcuni Barbari, ma anche i Greci, fanno discendere dalle Atlantidi la maggior parte dei loro antichi eroi. Queste donne erano di una saggezza notevole; dopo la loro morte, elles furono venerate come divinità e poste nel cielo, sotto il nome di Pleiadi. Le Atlantidi furono chiamate anche Ninfe, perché nel loro paese si chiamavano così tutte le donne.

LXI. Secondo il racconto dei mitologi, Cronos, fratello di Atlante, si fece invece notare per la sua empietà e avarizia. Sposò sua sorella Rea, e generò Zeus (Dia), in seguito soprannominato l’Olimpico. Ci fu un altro Zeus (Dia), fratello di Urano e re di Creta, ma era inferiore in gloria a quello che nacque dopo, perché quest’ultimo divenne padrone del mondo intero. Zeus (Dia), re di Creta, ebbe dieci figli chiamati Cureti; chiamò l’isola di Creta Idea , dal nome di sua moglie ; vi fu sepolto e si mostra ancor oggi il luogo della sua tomba. Tuttavia i Cretesi raccontano le cose in modo differente, e vi ritorneremo parlando della storia di Creta. Cronos regnò sulla Sicilia, la Libia, e persino sull’Italia. In breve, estese il suo impero su tutti i paesi dell’Occidente. Costruì in questo paese fortezze, affidate a guardie, e fortificò tutti i punti elevati. Ecco perché si chiamano ancor oggi Saturniani (Cronou) i luoghi elevati che si vedono in Sicilia e nei paesi occidentali. Zeus (Dia), figlio di Cronos, condusse una vita del tutto opposta a quella di suo padre; si mostrò dolce e benevolo verso gli uomini. Perciò gli uomini lo chiamarono Padre. Succedette al comando dell’impero, sia che Cronos glie lo avesse ceduto volontariamente, sia che vi fosse stato costretto dai suoi sudditi, che lo odiavano. Zeus (Dia) vinse suo padre, che era venuto ad attaccarlo coi Titani, e s’impadronì del trono. In seguito percorse tutta la terra per spargere i suoi benefici sulla razza degli uomini. Dotato di gran forza e di molte altre qualità, divenne ben presto padrone del mondo intero. Si sforzò di rendere felici i suoi sudditi, puniva severamente gli empi e i malvagi. Così, dopo la sua morte, gli uomini gli diedero il nome di Zeus, perché aveva insegnato loro a vivere bene. Per riconoscenza lo elevarono al cielo e gli decretarono il titolo di dio e di signore eterno di tutto l’universo. Ecco in breve quali sono le tradizioni degli Atlanti, relative all’origine degli dèi.

DIODORO SICULO, BIBLIOTHECA HISTORICA, libro III, LIII–LXI

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