Il Secondo Diluvio

di Det0


POD: Verso il 2300 a.C. un enorme evento tellurico sommerge l’intera area mesopotamica spazzando via le popolazioni che la abitano.

2340 a.C. Un immenso evento tellurico sommerge l’area della mezzaluna fertile: la Palestina, la Mesopotamia, Elam e la Persia, e una piccola parte di mare tra la Penisola Arabica e l’Egitto.
Le popolazioni che la abitano sono distrutte ad eccezione dei Sumeri, che grazie al re Lugalzagesi riescono a salvarsi e a emigrare in, ormai un isola, Arabia; dove rifondano città e ricostruiscono il loro regno.

2338 a.C. Lugalzagesi, dopo aver fondato la città di Tarim, sede del palazzo e capitale del regno, si dirige verso il sud dell’isola alleandosi e sottomettendo i popoli e i mercanti che abitavano la regione.

2336 a.C. Lugalzagesi giunge fino all’attuale Oman e comincia le guerre contro i regni pre-islamici di Aksum e Himyar.

2331 a.C. I sumeri distruggono Najran, capitale del regno di Aksum.

2328 a.C. Lugalzagesi espugna Zafar e Aden, le più grandi città del regno di Himyar, facendolo capitolare e assumendo il dominio della regione.

2319-2313 a.C. Scoppiano guerre contro i regni di Qataban e Hadhramaut, nel sud dell’Arabia, che vengono sconfitti rispettivamente nel 2317 e 2314, ma nell’assedio di Samharm Lugalzagesi muore ma questo viene portato a termine e i Sumeri prendono il possesso dell’intera isola.

2312 a.C. A Lugalzagesi succede il figlio Lugalzagesi II.

2307 a.C. Lugalzagesi II, governando malamente, viene preso sotto tiro da alcuni attentatori e ben presto il sud di Sumer comincia ad attuare delle rivolte.

2303 a.C. Lugalzagesi II scende nel sud di Sumer e reprime duramente le sommosse e nell’estate del 2303 si nomina dittatore.
Il regime dittatoriale potrebbe sembrare una scelta sbagliata, ma con questa Lugalzagesi II riesce a mantenere un ferreo controllo su tutti i possedimenti sumeri che, sotto la dittatura, diventano un vero e proprio regno e non più una confederazione di città-stato.

2298 a.C. Lugalzagesi II viene ucciso dal generale Shardma che regna ormai su uno stato ormai forte e unitario.

XXIII sec. a.C. Le prima navi partono dalla città cretese di Cnosso verso est, destinate a instaurare commerci nel nuovo Mare Mesopotamico.

2215 a.C. Primo contatto accertato tra Cretesi e Sumeri, cominciano i primi scambi tra Creta e Sumer, con il conseguente arricchimento di entrambe.

XXII sec. a.C. Fase palaziale a Creta: vengono costruiti i grandi palazzi nelle città dell’isola, prospera grazie ai floridi commerci.

2132 a.C. Battaglia di Rosetta: dei pirati cretesi attaccano il porto di Rosetta, la flotta egizia viene sconfitta e la città saccheggiata.

2130 a.C. Il faraone Neferkara invia una flotta per attaccare Creta, in inverno questa si scontra con quella cretese ne sud dell’isola, i minoici perdono la battaglia e Neferkara ne approfitta per inviare nuove truppe, al fine di conquistare Creta.

2116 a.C. Cnosso viene espugnata dalle truppe egizie, Creta viene conquistata e sottomessa al controllo del faraone Kheti.

XXI sec. a.C. I faraoni lanciano una serie di campagne militari mirate a conquistare la costa libica e la Nubia.
La costa libica viene presto sottomessa dagli egizi e assiste alla fondazione di numerose e prospere città; la Nubia impegna le truppe egizie dal 2050 al 2035 ma alla fine viene conquistata.
Truppe vengono anche inviate, verso il 2020, nell’Italia meridionale, nell’attuale Tunisia, in Spagna e a Cipro.

2007 a.C. Il faraone Sanktauef commette un errore tremendo, approfitta della conquista della Nubia per prendere il controllo di alcune parti della costa di Sumer, ma il re sumero Urukagina V vendica l’ingiuria e conquista una parte della penisola del Sinai e libera Creta.
Creta prende Urukagina V come un liberatore e, terminata la guerra tra egizi e sumeri, torna indipendente.

XX sec. a.C. Creta riacquista la sua autonomia e si impossessa dei territori egizi fuori dall’Africa, fonda molte città ed empori e commercia per tutto il Mediterraneo e il Mare Mesopotamico. Intanto gli egizi e i sumeri fermano la guerra e limitano i loro possedimenti i primi all’Africa e i secondi a Sumer, vivendo in pace.
IXX sec. a.C. Il periodo più prospero per Creta, si entra nella fase neopalaziale, vengono ricostruiti gli antichi palazzi distrutti dalle scorrerie egizie; si aprono nuove rotte commerciali che attraversano sconfinate distanze: dalle coste dell’attuale Catalogna e le Baleari fino all’Eritrea e alla Persia.

XVIII sec. a.C. I cretesi ampliano la loro influenza: verso il 1750 attraversano lo Stretto di Gibilterra e arrivano fino in Britannia, importantissima per il commercio dei metalli; circa nel 1710 i cretesi passano attraverso il Golfo Persico e arrivano fino in India.

1690 a.C. Una popolazione sopravvissuta al grande cataclisma del 2300, i Cimmeri, si stanzia a nord del Mare Mesopotamico e vi fonda un forte regno.

1660 a.C. Il Regno dei Cimmeri conosce una continua espansione toccando, nel 1660, le coste del Mar Nero.

1620 a.C. I Cimmeri arrivano a conquistare il Caucaso.

XVI sec. a.C. Il Regno dei Cimmeri si apre verso est e prende il controllo della Persia e dell’Elam.
C’è un tentativo di annessione dell’Anatolia da parte dei re cimmeri ma sono fermati da un popolo stanziato in quella zona, gli Ittiti.

1526 a.C. I Cimmeri tentano l’assedio di Hattusa, capitale dell’Impero Ittita, ma vengono sconfitti.

XV sec. a.C. Ittiti e Cimmeri espandono i loro possedimenti: i primi prendono il controllo dell’Anatolia e di Cipro mentre i secondi si spingono verso l’altopiano iranico e il Lago Aral fino ad arrivare a controllare un vastissimo impero.

1330 a.C. I Micenei si espandono verso la Troade e Creta per ragioni economiche, ma subiscono gravi sconfitte da entrambi i fronti.

1300 a.C. I Micenei riprovano l’attacco a Creta ma vengono nuovamente sconfitti, così si rivolgono all’Italia, nella quale fondano colonie nella zona centrale e meridionale.

1280 a.C. I Micenei espugnano la città di Troia e si impongono nell’Anatolia superiore, fondano anche alcune colonie sul Mar Nero.

1200 a.C. Le invasioni dei Popoli del Mare attaccano le popolazioni dei mari Mediterraneo e Mesopotamico, che però, grazie alla loro amicizia e alleanza, riescono a scacciare gli invasori e a vivere pacificamente.

Det0

Il mondo nel 1200 a.C.

Il mondo nel 1200 a.C.


Il Lago Nero

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Questa è una proposta alternativa di Pedro Felipe:

Secondo una recente teoria, l'innalzamento dei mari avvenuto intorno al 5600 a.C. in seguito al disgelo dopo una glaciazione, avrebbe portato il Mar Mediterraneo ad aumentare il suo livello e a riversarsi nel Mar Nero, che allora era un lago d'acqua dolce separato dal Mediterraneo da un ponte di terra dove ora si trova il Bosforo. Questo cataclisma avrebbe spazzato via moltissime terre bagnate dal Mar Nero e portato al collasso un'intera civiltà, localizzata nel nord dell'attuale Turchia, la prima civiltà della storia. Resti di questa civiltà sono ad esempio le città di Catal Hüyük e molte strutture sommerse al largo dell'attuale Sinope, in Turchia. Questi popoli avevano una religione neolitica matriarcale e adoravano il toro. Dopo il cataclisma i loro discendenti sarebbero fuggiti dando vita a varie popolazioni, come i Sumeri e i popoli delle steppe russe. La leggenda delle Amazzoni verrebbe proprio dai discendenti di questa civiltà, presenti nell'area del Mar Nero fino in epoca classica. Il ricordo dell'inondazione avrebbe creato poi i vari miti del diluvio, come quello biblico e sumerico, che identificano come luogo di raccolta dei sopravvissuti proprio l'area del Caucaso prospiciente al Mar Nero. Ora, cosa succede se il ponte di terra del Bosforo è più alto? Sicuramente il Mediterraneo dovrebbe trovare un altro sbocco, magari inondando zone costiere pianeggianti, oppure sfondando l'istmo di Suez. La civiltà di Catal Hüyük sopravvive: quali saranno le conseguenze sulla storia?

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Così gli risponde il solito Bhrg'hros:

Di solito si pensa che, se nella Preistoria c'era una comunità umana che parlava una lingua e da questa lingua sono storicamente derivate molte lingue diverse, tra le due fasi deve essere avvenuto un processo di espansione della comunità preistorica di parlanti, in sèguito al quale l'unica lingua originaria si è differenziata a seconda delle altre lingue con cui veniva a contatto durante l'espansione. Questo quadro è suscettibile di critiche in generale, ma specificamente è prossimo alla falsificazione nel caso degli Indoeuropei: esistono infatti prove linguistiche che l'indoeuropeo comune non si è differenziato DURANTE l'espansione, bensì in massima parte DOPO essersi espanso e il motivo più probabile di ciò è che NON abbia incontrato molte lingue diverse espandendosi (per il fatto che si è espanso solo su zone in precedenza non abitate da uomini anatomicamente moderni, mentre nelle zone dove si parlavano le molte altre lingue - non indoeuropee - non si sarebbe affatto espanso).

D'altra parte, a un certo punto l'indoeuropeo, che a lungo è rimasto un semplice continuum di dialetti, molto esteso territorialmente ma non solcato al proprio interno da profondi confini (bensì da tanti piccolissimi confini locali), deve aver cominciato a differenziarsi localmente a un ritmo molto più veloce, fino a dare origine - entro la fine della Protostoria - a classi linguistiche mutuamente non più comprensibili. Per rendere più accettabile questa ricostruzione, a prima vista controintuitiva, va precisato che il lessico indoeuropeo si deve essere costantemente modificato nel corso del tempo (lentamente e in direzioni divergenti a seconda dei luoghi), mentre ciò che risulta essere rimasto praticamente inalterato dalle origini preistoriche fino al termine della Protostoria è la fonologia.

Con l'Età del Bronzo, invece, da un lato il diasistema della fonologia indoeuropea comune si spezza in almeno una ventina di regioni, dall'altro le centinaia di piccole tribù indoeuropee differenziate lessicalmente tendono a riunirsi appunto nella ventina di regioni di cui sopra, le quali sono poi l'origine delle nazioni indoeuropee storiche (Celti, Germani, Slavi, Italici, Greci, Armeni, Indiani ecc.).

È comunemente accettato (in mancanza di alternative concepibili) che la diversificazione della fonologia anatolica (Ittiti, Luvî ecc.) e indoiranica dalla precedente fase indoeuropea sia dovuta al contatto con le lingue semitiche orientali e col sumerico. Lo stesso meccanismo interlinguistico è in grado di spiegare (anche se di solito l'argomento non suscita altrettanto interesse) le trasformazioni fonologiche che hanno portato all'identificazione delle altre nazioni indoeuropee: la trasformazione dall'indoeuropeo balto-scandinavo al protogermanico, per esempio, è riconducibile alla stratificazione di un influsso sociolinguistico cimmerio seguìto da uno scitico e infine da uno etrusco-italico (forse coevo all'introduzione della scrittura runica). In pratica, tutte le trasformazioni fonologiche che hanno mutato il continuum dialettale indoeuropeo in una ventina di nazioni vistosamente diverse proprio a livello fonematico sono sistematizzabili in una catena multipla di reazioni agli iniziali fenomeni di contatto interlinguistico avvenuti tra Sumeri, Accadi e Indoeuropei degli Altipiani Iranico e Anatolico (per completezza, bisogna aggiungere anche l'interazione tra locutori di semitico nordoccidentale e Indoeuropei egeo-anatolici).

È evidente che tali dinamiche interlinguistiche sono l'effetto di processi sociolinguistici - a loro volta sottoinsieme di processi sociologici di contatto interetnico - avvenuti nel contesto del primo sviluppo dell'urbanesimo in Mesopotamia (con una connessa 'appendice' nei Bacini dell'Indo e della Saraswati) nonché nel contiguo Levante mediterraneo.

Questo è il motivo per cui la rimozione (ucronica!) della cesura intervenuta nella Civiltà di Çatal Hüyük in conseguenza dell'apertura del collegamento tra Mar Nero e Mediterraneo potrebbe creare le condizioni per una diversa cronologia e localizzazione dello sviluppo dell'urbanesimo, le quali avrebbero sicure conseguenze - come le ha avuto l'urbanesimo storicamente documentato - sulla differenziazione linguistica del continuum dialettale indoeuropeo e, per il fatto di avvenire in anticipo rispetto alla nostra linea storica, avrebbero prevenuto alcuni sviluppi e ne avrebbero determinati altri (alternativi) al loro posto. In particolare, una minore consistenza di quelle che nella nostra Storia sono state le profondissime relazioni protostoriche indoeuropeo-semitiche (forse in parte 'sostituibili' da altrettanto profonde relazioni indoeuropeo-attiche, ma per il resto semplicemente non sostituibili da alcuna relazione interlinguistica) non sarebbe stata in grado di scatenare la catena multipla di reazioni fonistoriche che conosciamo (ce ne sarebbero state di diverse, ma probabilmente non altrettanto numerose).

Che importanza hanno sul piano storico queste considerazioni linguistiche? I confini linguistici sono un sintomo (marginalissimo, ma perciò assai significativo) di confini nella circolazione culturale. La cronologia delle stratificazioni lessicali indoeuropee preistoriche dimostra che, fino al Calcolitico, tutte le tribù indoeuropee sono state collegate in un unico, vastissimo continuum territoriale. L'orizzonte culturale delle singole tribù era probabilmente molto circoscritto, ma la rete generale dei contatti era per tre quarti limitata solo da confini naturali. In una situazione del genere, non ci sono condizioni per la nascita di grandi nazioni differenziate: la vita si svolge per millenni sempre uguale, le poche innovazioni tecnologiche si diffondono lentamente ma senza limiti, finché (come avvenuto nelle Americhe, in Australia e Nuova Guinea) l'accelerazione tecnologica postneolitica - non accompagnata da una corrispondente accelerazione delle comunicazioni - frantuma il continuum dialettale in una miriade di comunità distinte. (In America, specialmente al Nord, si è poi avuta una serie di riaggregazioni regionali, analoghe a quelle eurasiatiche.) Ciò che sarebbe potuto succedere in un'Indoeuropa investita da un'ondata innovatrice protourbana non accompagnata da significative alterazioni dovute a contatti interetnici con comunità linguisticamente abbastanza distanti (quale quella protosemitica) è presumibilmente da avvicinare a ciò che era accaduto fino ad allora con le precedenti ondate innovatrici (neolitica e calcolitica): l'innovazione si espande su tutto il territorio indoeuropeo, tribù dopo tribù, continuando a impedire la nascita di forti confini interni.

Di fatto, qualcosa di simile è realmente avvenuto nella storia delle nazioni indoeuropee: il "Grande Īrān" è appunto la continuazione - ridotta - della relativa unità (= assenza di profondi confini interni) indoeuropea, 'limitata' all'area compresa (molto approssimativamente) tra il Danubio a Nord-Ovest e l'Indo a Sud-Est.

Entro il "Grande Īrān" (che includeva gli Sciti, i Saci e le popolazioni īrāniche dell'Impero Achemenide) si è poi creata una grande frattura geopolitica tra le tradizioni di Pax Nomadica proprie delle popolazioni delle Steppe e uno dei massimi imperi a base (anche) urbana dell'Antichità, quello Persiano; tuttavia tale frattura è anche un'inevitabile conseguenza del fatto che la base urbana dell'Impero Persiano era in considerevole parte al di fuori del territorio īrānico (poiché l'urbanesimo si è sviluppato anzitutto in Mesopotamia) e che la costruzione della 'Nazione Persiana' ha coinvolto, alla fine, in notevole misura popolazioni non īrāniche (né - se il particolare può avere rilevanza - indoeuropee).

Se dunque proviamo a immaginare uno sviluppo storico strutturalmente uguale, ma con punto di partenza così mutato (Anatolia, VI. millennio a.C.), il prodotto più 'naturale' che otterremmo dopo cinque o seimila anni potrebbe essere un... Impero Indoeuropeo, oppure no, 'solo' una Pax Nomadica (ce ne sono state tante di simile estensione), ma comunque in associazione a una 'coscienza nazionale' a questo punto vastamente indoeuropea. Mi pare una conseguenza enorme: forse l'unica ucronia - o comunque la più diretta (più che la tanto suggestiva "prosecuzione dell'unità romana") - in grado di produrre nella metà occidentale dell'Eurasia (con ampie fette di regioni centro-orientali e meridionali) quanto di più simile si possa pensare al fenomeno della Cina.

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Ed ora, a proposito di diluvi, un testo inviatoci dall'amico Liutprand, che in realtà è vecchio di quasi 2100 anni!


Le Amazzoni e Atlantide

di Diodoro Siculo (90–20 a.C.)

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LIII. Si racconta che ai confini della terra e all’occidente della Libia abiti una nazione governata da donne, che hanno costumi del tutto diversi dai nostri. Le donne usano prestare servizio militare durante un periodo di tempo determinato, conservando la propria verginità. Quando il termine del servizio militare è raggiunto, si accostano agli uomini per averne dei figli, e coprono le magistrature e tutte le funzioni pubbliche. Gli uomini trascorrono tutta la propria vita a casa, come le nostre casalinghe, dedicandosi solamente a occupazioni domestiche; sono tenuti lontani dall’esercito, dalla magistratura e da ogni altra funzione pubblica che possa ispirare loro l’idea di sottrarsi al giogo delle donne. Dopo aver partorito, le Amazzoni consegnano il neonato tra le mani degli uomini, che pensano a nutrirlo di latte e di altri alimenti appropriati per la sua età. Se il bambino è una femmina, le si bruciano le mammelle, per impedire a tali organi di svilupparsi con l’età, perché delle mammelle prominenti sarebbero scomode per l’esercizio guerriero; ciò spiega il nome di Amazzoni che i Greci hanno dato loro. Secondo la tradizione, le Amazzoni abitavano in un’isola chiamata Espera, posta a occidente, nel lago Tritonide. Questo lago, che si trova presso l’Oceano che circonda la terra, trae il proprio nome dal fiume Tritone, che vi si getta. Il lago Tritonide si trova in vicinanza dell’Etiopia, al piede della più alta montagna di quel paese, che i Greci chiamano Atlante, e che tocca l’Oceano. L’isola Espera è abbastanza grande e piena di alberi da frutto di ogni specie, che forniscono cibo agli abitanti. Questi si nutrono anche del latte e della carne, delle quali hanno grandi greggi, ma non hanno ancora appreso la coltivazione del grano. Spinte dai propri istinti guerrieri, le Amazzoni sottomisero prima con le armi tutte le città dell’isola, tranne una sola che si chiamava Mené, ed era considerata sacra. Questa città era abitata da Etiopi mangiatori di pesce, vi si vedevano esalazioni infiammate, e vi si trovavano molte pietre preziose, come quelle che i Greci chiamano carbonchi (rubini), sardoines (pietre di calcedonio) e smeraldi. Dopo, le Amazzoni soggiogarono le terre circostanti, molte tribù libiche e costruirono, nel lago Tritonide, una città che chiamarono Cherconeso, a causa del suo aspetto.

LIV. Incoraggiate dai loro successi, le Amazzoni percorsero diverse parti del mondo. Si dice che i primi uomini attaccati da loro fossero gli Atlanti, il popolo più civilizzato di quelle terre, che abitavano in una regione ricca, con grandi città. Fu presso gli Atlanti e nel paese vicino all’Oceano che, secondo la mitologia, nacquero gli dèi; e ciò si accorda abbastanza bene con i racconti dei mitologi greci; più avanti ne parleremo dettagliatamente. Si dice che Myrina, regina delle Amazzoni, raccolse un esercito di trentamila donne di fanteria, e di ventimila a cavallo; esse si applicavano in modo particolare all’esercizio del cavallo, per la sua utilità in guerra. Usavano portare come difesa delle pelli di serpente, poiché in Libia si trovano rettili enormi. Le loro armi offensive erano spade, lance e archi. Sapevano servirsene molto bene, non solo per attaccare, ma anche per respingere chi le avesse messe in fuga. Dopo aver invaso il territorio degli Atlanti, esse sconfissero in battaglia campale gli abitanti di Kerne e inseguirono i fuggiaschi, si dentro le mura. S’impadronirono della città e maltrattarono i prigionieri, per diffondere il terrore tra i popoli vicini. Passarono a fil di spada tutti gli uomini puberi, ridussero in schiavitù le donne e i bambini, e demolirono la città. Quando la voce del disastro dei Kerneani si diffuse in tutto il paese, gli altri Atlanti ne furono talmente terrorizzati che tutti, di comune accordo, consegnarono le loro città e promisero di fare tutto ciò che fosse stato loro ordinato. 
La regina Myrina li trattò con dolcezza, accordò loro la propria amicizia e, al posto della città distrutta, ne fondò un’altra a cui diede il proprio nome. La popolò con tutti gli indigeni, da lei fatti prigionieri, che volessero abitarvi. Dopo di che, gli Atlanti le fecero doni magnifici e le tributarono pubblicamente grandi onori, ed ella accettò i segni del loro affetto e promise di proteggerli. Poiché gli Atlanti erano spesso attaccati dalle Gorgoni, che stavano nelle vicinanze e che da sempre erano loro nemiche, la regina Myrina andò a combattere le Gorgoni nel loro paese, dietro preghiera degli Atlanti. Le Gorgoni si schierarono in battaglia e il combattimento fu accanito, ma infine le Amazzoni le sopraffecero e uccisero un gran numero delle nemiche, e fecero più di tremila prigioniere. Poiché le altre erano fuggite nei boschi, Myrina, che voleva distruggere completamente quella nazione, appiccò il fuoco; non essendo riuscita in tale disegno, si ritirò alle frontiere del paese.

LV. Una notte le Amazzoni, eccitate dal successo, facevano la guardia con negligenza. Allora le Gorgoni prigioniere riuscirono a riprendersi le spade e ne sgozzarono un gran numero, ma furono ben presto circondate dalle Amazzoni e sopraffatte dal numero. Furono tutte uccise, dopo una vigorosa resistenza. Myrina fece bruciare su tre roghi i corpi delle compagne uccise e fece innalzare con la terra tre grandi tumuli, che sono chiamati ancor oggi le tombe delle Amazzoni. In seguito le Gorgoni, che si erano moltiplicate, furono attaccate anche da Perseo, figlio di Zeus (Dia); Medusa era allora la loro regina. Infine le Gorgoni, così come la razza delle Amazzoni, furono sterminate da Eracle, quando, durante la sua spedizione a Occidente, pose una colonna in Libia, poiché non poteva tollerare che, dopo tutti i benefici che egli aveva offerto al genere umano, ci fosse una nazione governata da donne. 
Si dice che il lago Tritonide sia completamente scomparso a causa di terremoti, che hanno fatto rompere la diga verso l’Oceano. 
Myrina, dopo aver percorso con il suo esercito gran parte della Libia, entrò in Egitto, dove si legò di amicizia con Horus, figlio di Iside, che era in quel tempo il re del paese. Di là, andò a fare la guerra agli Arabi, e ne sterminò un grandissimo numero. In seguito, sottomise tutta la Siria; gli abitanti della Cilicia le andarono incontro offrendole doni e promettendole di sottomettersi volontariamente ai suoi ordini. Myrina lasciò loro la libertà, poiché erano venuti ad arrendersi spontaneamente. Perciò ancor oggi essi sono chiamati Eleuthero–Cilici. Dopo aver fatto la guerra ai popoli che abitano presso il monte Tauro, famosi per la loro forza, ella entrò nella grande Frigia, situata presso il mare, e, dopo aver percorso con il proprio esercito diverse terre lungo il mare, terminò la sua spedizione lungo il fiume Caïcus. Nel paese conquistato, scelse i luoghi più adatti per la fondazione di città; ne costruì parecchie, tra le quali una portò il suo nome. Alle altre città diede il nome delle Amazzoni che avevano comandato i principali corpi d’armata, come le città di Cyme, di Pitana e di Priene, che si trovano sul mare, e ne fondò diverse altre all’interno. Sottomise anche alcune isole e particolarmente Lesbo, ove fondò la città di Mitilene, dal nome di sua sorella, che aveva partecipato alla spedizione. Mentre andava a sottomettere altre isole, la sua nave fu colpita da una tempesta; e, implorando la madre degli dèi per la propria salvezza, fu gettata su un’isola deserta; seguendo un avvertimento ricevuto in sogno, consacrò tutta quell’isola alla dea che aveva invocato, le eresse degli altari e istituì sacrifici in suo onore. Diede a quell’isola il nome di Samotracia che, tradotto in greco, significa « isola santa ». Alcuni storici sostengono che quell’isola dapprima si chiamasse Samos e che dopo divenne Samotracia, dai Traci che vi abitavano. Comunque sia, quando, secondo la tradizione, le Amazzoni ebbero conquistato il continente, la madre degli dèi portò in quest’isola, a lei gradita, dei coloni per popolarla, tra i quali i propri stessi figli, i Coribanti, il cui padre è rivelato solo a coloro che sono iniziati ai misteri. Quella dea insegnò loro i misteri che ancor oggi sono celebrati nell’isola, e vi consacrò un tempio inviolabile. A quell’epoca, Mopso di Tracia, bandito dalla patria da parte del re Licurgo, invase il paese delle Amazzoni con un esercito. Sipilo, della nazione degli Sciti, bandito a sua volta dalla propria patria, la Scizia, limitrofa della Tracia, si unì alla spedizione di Mopso. Vi fu una battaglia; le truppe di Mopso e di Sipilo riportarono la vittoria. Myrina, la regina delle Amazzoni, e la maggior parte delle sue compagne furono massacrate. Vi furono in seguito diversi altri combattimenti nei quali i Traci rimasero vincitori, e ciò che rimaneva dell’esercito delle Amazzoni si ritirò in Libia. Questa fu, secondo la mitologia, la fine della spedizione delle Amazzoni.

LVI. Poiché abbiamo menzionato gli Atlanti, pensiamo che non sia fuori luogo riferire ciò che essi raccontano sulla nascita degli dèi. Le loro tradizioni non sono, a tal proposito, molto lontane da quelle dei Greci. Gli Atlanti abitano sul litorale dell’Oceano, in una terra molto fertile. Sembrano distinguersi dai loro vicini per la loro pietà e la loro ospitalità. Pretendono che il loro paese sia stato la culla degli dèi, e il più celebre di tutti i poeti della Grecia sembra condividere tale opinione, quando fa dire a Hera: "Parto per visitare i limiti della Terra, l’Oceano, padre degli dèi, e Teti, loro madre". Ora, secondo la tradizione mitologica degli Atlanti, il loro primo re fu Urano. Quel principe radunò tra le mura di una città gli uomini, che prima di lui erano sparsi per le campagne. Ritirò i suoi sudditi dalla vita selvaggia, insegnò loro l’uso dei frutti e la maniera di conservarli, e trasmise loro diverse altre invenzioni utili. Il suo impero di estendeva su quasi tutta la terra, ma principalmente verso occidente e verso il nord. Preciso osservatore degli astri, egli predisse diversi eventi che dovevano accadere nel mondo, e insegnò alle nazioni a misurare l’anno tramite il percorso del sole, e i mesi con il corso della luna, e divise l’anno in stagioni. Il volgo, che ignorava l’ordine eterno del movimento degli astri, ammirava queste predizioni e guardava colui che le aveva fatte come un essere soprannaturale. Dopo la sua morte, i popoli gli decretarono onori divini, in ricordo dei benefici che avevano ricevuto da lui. Diedero il suo nome all’universo; sia perché gli attribuivano la conoscenza della levata e del tramonto degli astri e di altri fenomeni naturali, sia per testimoniare la loro riconoscenza con gli onori eminenti che gli rendevano. Infine lo chiamarono re eterno di tutte le cose.

LVII. Secondo le stesse tradizioni, Urano ebbe quarantacinque figli, da diverse donne ; ne ebbe diciotto da Titea. Questi ultimi, ciascuno dei quali aveva un nome particolare, furono identificati col nome collettivo di Titani dal nome della loro madre. Titea, conosciuta per la sua saggezza e la sua benevolenza, fu, dopo la morte, elevata al rango degli dèi da coloro che aveva colmato di beni, e il suo nome fu mutato in quello di Gea (Terra). Urano ebbe anche parecchie figlie, e le due maggiori furono le più famose, Basilea e Rea, che qualcuno chiama anche Pandora. Basilea, la più grande e al tempo stesso la più saggia e la più intelligente, allevò tutti i suoi fratelli e prodigò loro le cure di una madre. Perciò fu soprannominata la Grande Madre. Quando suo padre fu elevato al rango degli dèi, ella salì sul trono col consenso dei popoli e dei suoi fratelli. Era ancora vergine e, per un eccesso di saggezza, non voleva sposarsi. Più tardi, per avere dei figli che potessero succederle nella regalità, Sposò Hyperion, quello tra i fratelli che più amava. Ne ebbe due figli, Helio e Selene, entrambi ammirevoli per bellezza e saggezza. La sua felicità attirò a Basilea la gelosia dei fratelli i quali, temendo che Hyperion s’impadronisse del regno, concepirono un disegno esecrabile. Complottarono tra loro e sgozzarono Hyperion e annegarono nell’Eridano suo figlio Helio, che era ancora un bambino. Quando tale disgrazia fu scoperta, Selene, che amava molto il fratello, si precipitò dall’alto del palazzo. Mentre Basilea cercava lungo il fiume il corpo di suo figlio Helio, si addormentò per la stanchezza e vide in sogno Helio che la consolò, raccomandandole di non affliggersi per la morte dei suoi figli ; aggiunse che i Titani avrebbero ricevuto il meritato castigo, che sua sorella e lui si sarebbero trasformati in esseri immortali per ordine di una provvidenza divina; che quello che un tempo si chiamava il cielo del fuoco sacro sarebbe stato indicato dagli uomini col nome di Helio (Sole), e che l’antico nome di Mene sarebbe stato mutato in quello di Selene (Luna). Al suo risveglio, ella raccontò al popolo il sogno che aveva avuto, e le sue disgrazie. Poi ordinò di accordare ai suoi figli onori divini, e proibì a chiunque di toccare il loro corpo. Dopo di che, fu presa da una specie di mania. Afferrava i giocattoli della figlia, e strumenti rumorosi, e andava in giro per tutto il paese, con i capelli sciolti, danzando come al suono dei timpani e dei cimbali, causando sorpresa in chi la vedeva. Tutti ebbero pietà di lei; qualcuno cercò di fermarla, quando arrivò una gran pioggia, accompagnata da tuoni in continuazione. Il quel momento, Basilea scomparve. Il popolo, rimasto attonito per l’evento, collocò Helio e Selene tra gli astri. Furono innalzati altari in onore della loro madre e si offrirono sacrifici, con altri onori, al suono di timpani e cimbali, imitando ciò che ella aveva fatto.

LVIII. I Frigi raccontano in modo diverso la nascita di questa dea. Secondo la loro tradizione, Meone, che regnava un tempo sulla Frigia e la Lidia, sposò Dindima e ne ebbe una figlia. Non volendo allevarla, ma espose sul monte Cibelo. Là, protetta dagli dèi, la bambina fu nutrita dal latte delle pantere e di altri animali feroci. Alcune donne, che portavano le loro greggi a pascolare sulla montagna, furono testimoni di questo fatto miracoloso; presero con sé la bambina e la chiamarono Cibele, dal nome del luogo ove l’avevano trovata. La ragazza, crescendo, si fece notare per bellezza, intelligenza e spirito. Inventò il primo flauto a diverse canne e introdusse nei giochi e nella danza i cimbali e i timpani. Compose rimedi purificanti per gli animali malati e i neonati e, poiché guariva molti bambini, che teneva tra le braccia, con canti magici, ricevette per tali buoni gesti il nome di Madre della montagna. Si dice che il suo amico più intimo fosse Marsia il Frigio, un uomo ammirato per il suo spirito e la sua saggezza. Marsia diede una prova del suo spirito quando inventò il flauto semplice, capace di imitare da solo tutti i suoni del flauto a diverse canne, e si può valutare la sua castità dal fatto che morì senza aver conosciuto i piaceri di Venere. Tuttavia, arrivata all’età della pubertà, Cibele amò un giovane del paese, chiamato prima Attis e poi Papas. Ebbe con lui rapporti intimi e rimase incinta, quando fu riconosciuta dai suoi genitori.

LIX. Ricondotta al palazzo del re, fu dapprima ricevuta come una vergine dal padre e dalla madre. La sua colpa fu poi scoperta e il padre fece uccidere le pastore che l’avevano nutrita, e Attis, e lasciò insepolti i loro corpi. Trasportata dall’amore per quel giovane e afflitta dalla sorte delle sue nutrici, Cibele impazzì e percorse il paese coi capelli sciolti, gemendo e battendo il tamburo. Marsia, preso dalla commiserazione, si mise a seguirla volontariamente, in ricordo dell’amicizia che un tempo le aveva portato. Arrivarono così insieme presso Dioniso a Nisa e qui incontrarono Apollo, celebre in quel tempo come suonatore di cetra. Si pretende che Hermes sia stato l’inventore di questo strumento, ma che Apollo sia stato il primo che se ne servì con metodo. Marsia entrò in gara con Apollo per l’arte della musica, e scelsero gli abitanti di Nisa come giudici. Apollo suonò per primo sulla cetra, senza accompagnamento di canto, ma Marsia, col suo flauto, colpì maggiormente gli ascoltatori per la novità del suono e per la melodia della sua arte, se sembrò in grado di vincere di gran lunga sul rivale. Convennero di riprendere la gara e di dare ai giudici una nuova prova della loro abilità. Apollo suonò dopo il rivale e, mescolando il canto al suono della cetra, sorpassò di gran lunga il suono primitivo del flauto da solo. Marsia, indignato, protestò agli uditori la propria frustrazione contro l’ingiustizia; perché bisognava valutare l’esecuzione strumentale e non la voce, ma si trattava di sapere se fosse la cetra o il flauto a vincere per armonia e melodia del suono. In una parola, era ingiusto impiegare due arti contro una sola. Apollo rispose, secondo quanto raccontano i mitologi, che non aveva preso alcun vantaggio su di lui; che aveva fatto come Marsia che soffiava nel suo flauto e che, affinché la lotta fosse uguale, bisognava che nessuno dei due antagonisti si servisse della bocca nell’esercizio della propria arte, oppure che entrambi non si servissero delle dita. Gli uditori trovarono che Apollo aveva ragionato giustamente e ordinarono una nuova prova. Marsia fu vinto ancora e Apollo, che era rimasto inasprito dalla lotta, lo scorticò vivo. Apollo tuttavia se ne pentì poco tempo dopo e, constatando quanto aveva fatto, ruppe le corde della sua cetra e fece scomparire il modo armonico che aveva inventato. Le Muse poi ritrovarono la Mese, Linus Lichanos, Orfeo e Thamiris, Hipate e Paripate. Apollo depose nella grotta di Dioniso la sua cetra e i flauti di Marsia, divenne amante di Cibele e l’accompagnò nei suoi spostamenti sino agli Iperborei. In quell’epoca, i Frigi erano afflitti da una malattia e la terra era sterile. Nella loro sventura, gli abitanti si rivolsero all’oracolo, che ordinò loro di seppellire il corpo di Attis e di onorare Cibele come una dea. Ma poiché il corpo di Attis era stato interamente corroso dal tempo, i Frigi lo raffigurarono come un giovane uomo. Davanti a lui facevano grandi lamentazioni, per calmare la collera di colui che era stato ingiustamente messo a morte. Questa cerimonia si è conservata sino ad oggi. Compiono anche sacrifici annuali in onore di Cibele sui loro antichi altari. Infine le costruirono un magnifico tempio a Pisinunte, in Frigia, e le dedicarono delle feste. A questa solennità contribuì grandemente il re Mida. La statua di Cibele è circondata da leoni e da pantere, perché si ritiene che la dea fosse allattata da quegli animali. Ecco quello che i Frigi e gli Atlanti, che abitano sulle rive dell’Oceano, raccontano della madre degli dèi.

LX. Dopo la morte di Hyperion, i figli di Urano si divisero il regno. I più celebri furono Atlante e Cronos. Le terre litorali erano toccate in sorte ad Atlante, che diede il suo nome ai suoi sudditi Atlanti, e alla più alta montagna del suo paese. Atlante eccelleva nell’astrologia e fu il primo a raffigurare il mondo come una sfera. Di là viene la favola, secondo la quale Atlante porta il mondo sulle sue spalle. Atlante ebbe parecchi figli; ma Espero si distinse solo per la sua pietà, per la sua giustizia e la sua dolcezza. Salito in cima all’Atlante per osservare gli astri, Espero fu improvvisamente portato via da un vento impetuoso. Il popolo, toccato dalla sua sorte, e ricordandosi le sue virtù, gli decretò gli onori divini, e consacrò al suo nome il più brillante degli astri. 
Atlante fu anche padre di sette figlie che, dal nome del padre, furono chiamate Atlantidi; i nomi di ciascuna di loro sono: Maia, Elettra, Taigete, Asterope, Merope, Alcione e Celeno. Esse si congiunsero ai più nobili degli eroi e degli dèi, e generarono figli che furono i capi di molti popoli e che in seguito divennero famosi come i loro padri. Maia, la maggiore di tutte, ebbe da Zeus (Dia) un figlio chiamato Hermes, che fu l’inventore di parecchie arti utili agli uomini. Le altre Atlantidi ebbero pure figli celebi; gli uni diedero la nascita a diverse nazioni, e gli altri fondarono città. Perciò non solo alcuni Barbari, ma anche i Greci, fanno discendere dalle Atlantidi la maggior parte dei loro antichi eroi. Queste donne erano di una saggezza notevole; dopo la loro morte, elles furono venerate come divinità e poste nel cielo, sotto il nome di Pleiadi. Le Atlantidi furono chiamate anche Ninfe, perché nel loro paese si chiamavano così tutte le donne.

LXI. Secondo il racconto dei mitologi, Cronos, fratello di Atlante, si fece invece notare per la sua empietà e avarizia. Sposò sua sorella Rea, e generò Zeus (Dia), in seguito soprannominato l’Olimpico. Ci fu un altro Zeus (Dia), fratello di Urano e re di Creta, ma era inferiore in gloria a quello che nacque dopo, perché quest’ultimo divenne padrone del mondo intero. Zeus (Dia), re di Creta, ebbe dieci figli chiamati Cureti; chiamò l’isola di Creta Idea , dal nome di sua moglie ; vi fu sepolto e si mostra ancor oggi il luogo della sua tomba. Tuttavia i Cretesi raccontano le cose in modo differente, e vi ritorneremo parlando della storia di Creta. Cronos regnò sulla Sicilia, la Libia, e persino sull’Italia. In breve, estese il suo impero su tutti i paesi dell’Occidente. Costruì in questo paese fortezze, affidate a guardie, e fortificò tutti i punti elevati. Ecco perché si chiamano ancor oggi Saturniani (Cronou) i luoghi elevati che si vedono in Sicilia e nei paesi occidentali. Zeus (Dia), figlio di Cronos, condusse una vita del tutto opposta a quella di suo padre; si mostrò dolce e benevolo verso gli uomini. Perciò gli uomini lo chiamarono Padre. Succedette al comando dell’impero, sia che Cronos glie lo avesse ceduto volontariamente, sia che vi fosse stato costretto dai suoi sudditi, che lo odiavano. Zeus (Dia) vinse suo padre, che era venuto ad attaccarlo coi Titani, e s’impadronì del trono. In seguito percorse tutta la terra per spargere i suoi benefici sulla razza degli uomini. Dotato di gran forza e di molte altre qualità, divenne ben presto padrone del mondo intero. Si sforzò di rendere felici i suoi sudditi, puniva severamente gli empi e i malvagi. Così, dopo la sua morte, gli uomini gli diedero il nome di Zeus, perché aveva insegnato loro a vivere bene. Per riconoscenza lo elevarono al cielo e gli decretarono il titolo di dio e di signore eterno di tutto l’universo. Ecco in breve quali sono le tradizioni degli Atlanti, relative all’origine degli dèi.

DIODORO SICULO, BIBLIOTHECA HISTORICA, libro III, LIII–LXI.


Fønikia

di Ainelif

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260 milioni di anni fa, più o meno nel Permiano, come sappiamo, l'Europa è ancora in formazione.

Arriviamo fino a 90 milioni di anni fa (più o meno), quando la Tetide si chiude formando il Mediterraneo. Ma la grande terra che collega le isole Britanniche alla Scandinavia non viene sommersa e le Shetland non esistono, così come tutti i fiordi scozzesi e norvegesi; anche l'attuale mar di Norvegia non esiste.

Con l'estinzione dei dinosauri e la comparsa delle stagioni e del dominio dei mammiferi,arrivano anche le Ere Glaciali che congelano tutta l'Europa Settentrionale e Continentale.

Soprattutto l'ultima, la glaciazione di Würm, installa nella zona del Mare del Nord enormi ghiacci che si scioglieranno dopo millenni, con il raffreddamento della temperatura in quella zona.

Che cosa succede? Come cambia la storia con questo piccolo cambiamento geologico sull'Europa?

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I fenici dal Mediterraneo cominciano a spingersi verso il 600 a.C. nelle isole Britanniche alla ricerca dello stagno, dove ce n'è in abbondanza.

Sbarcano in Britannia e arrivano fino in Scozia spingendosi nel territorio che la unisce alla Scandinavia; qui conoscono i barbari antenati dei vichinghi, e la ricchezza del sottosuolo permette la fondazione di molte colonie fenicie in questa zona.

Quando gli Assiri annientano i Fenici in Medio Oriente, essi fuggono dal Mediterraneo rifugiandosi nella colonia in Britannia. La rinominano Fenicia, unificando tutte le colonie commerciali e fondando città come Neocartagine, commerciando con i barbari ed alleandosi con questi.

Intanto in Medio Oriente le truppe di Alessandro Magno invadono la Persia e sottomettono l'Egitto arrivando fino nella penisola indiana, e creando un immenso impero sotto la sua corona.

Quando Alessandro muore, il suo immenso impero si dissolve, mentre nel Mediterraneo ascende la potenza di Roma.

La Fenicia intanto si sviluppa con le sue città stato, in isolamento rispetto ai mari caldi.

Intanto si forma l'Impero Romano che comprende Italia,penisola balcanica, Tracia, Gallia, Hispania e Nord Africa. I Romani sbarcano in Britannia nell'intenzione di conquistarla, e vengono a contatto con i Fenici; naturalmente dichiarano loro guerra.

La guerra è lunga, ma i Romani vincono e i Fenici si arrendono. La Fenicia diventa colonia romana e al confine con la Scandinavia viene eretto il Vallo di Adriano, che segna il confine tra Romani e barbari.

Quando gli Unni arrivano in Europa, travolgono e distruggono l'Impero Romano nel 376, entrano anche nel corridoio che separa l'Atlantico dal Mare del Nord ed entrano in Britannia, annientando le ultime resistenze.

Entriamo in pieno Medioevo quando nella penisola balcanica si forma l'Impero Latino d'Oriente come sopravvivenza di quello Romano, mentre in Italia si forma il Regno degli Ostrogoti, che poi ha fine con la sua distruzione da parte del vicino Impero Latino.

Ma l'Ostrogotia viene presa d'assalto dai Longobardi che con una serie di battaglie vittoriose sottomettono l'Elvetia, la Germania e l'Italia fondando l'Impero di Lombardia.

L'Hispania o Spagna viene invasa dagli arabi che vi fondano il Califfato di Cordova.

Nei secoli seguenti Carlo Magno conquista la Lombardia e parte della Spagna, fondando il Sacro Romano Impero, poi rottosi in Francia ad ovest e in Sassonia ad est.

Intanto in Britannia si stabiliscono definitivamente i vichinghi senza l'arrivo dei Sassoni. I Vichinghi dominano la Fenicia, da essi ribattezzata Fønikia.

La penisola iberica, riconquistata dai cristiani, si suddivide in tanti regni e principati, mentre al centro-sud sopravvive il califfato musulmano.

Intanto i turchi sottomettono l'Anatolia premendo sull'Impero Latino.

Arriviamo nel 1348: l'Italia è divisa in due: a nord si è formato un Regno d'Italia vassallo dei francesi, il sud rimane sotto il Regno d'Aragona.

I vichinghi dichiarano guerra alla Francia, la guerra dura 116 anni e i francesi subiscono dolorosissime sconfitte che portano all'occupazione del loro territorio da parte vichinga.

Per molti secoli la Normandia, la Bretagna e l'Aquitania rimangono sotto i Vichinghi, dopodichè la Sassonia si allea con i francesi, attraversa il Mare del Nord e sbarca in Fønikia. I sassoni si scontrano con i vichinghi e li sconfiggono, alleandosi con i ribelli scozzesi di Braveheart. I francesi intanto si sono riorganizzati e nel 1460 finalmente cacciano gli inglesi dalla Francia con Giovanna d'Arco.

Gli scozzesi fondano un regno tutto loro,ma si trovano in conflitto con i sassoni che hanno occupato la Fønikia come "colonia".

Nel 1492 Cristoforo Colombo non viene ascoltato né dai portoghesi, né dagli spagnoli, e si affida ai sassoni che hanno enormemente potenziato la loro flotta navale militare. Con 14 navi da guerra arrivano in Groenlandia e Islanda, ma si spingono oltre sbarcando in quello che oggi è il Canada.

La notizia della scoperta di un nuovo continente suscita poco scalpore, poiché una tremenda peste bubbonica dal porto di Genova dilaga in Europa trucidando milioni di persone e spopolandola.

In seguito a questo drammatico evento, sempre più spedizioni di nazioni europee vengono organizzate,e centinaia di migliaia di navi fuggono dalla peste in Europa per arrivare nel nuovo continente, che viene denominato America da Amerigo Vespucci, il quale su una nave portoghese è sbarcato in Sudamerica.

Nei decenni a venire,gli europei cominciano a spartirsi l'America: la Sassonia occupa il Canada e la Groenlandia rinominandole "Terre della Nuova Sassonia" e installando nuove città e colonie commerciali. I Vichinghi hanno bisogno di decenni per riprendersi dalla guerra contro la Francia e la Sassonia, ma poi cominciano a spingersi in America Centrale colonizzando le Bahamas, Cuba, le Antille, l'Honduras e la Florida. La Spagna prende Argentina, Cile, Bolivia, Venezuela e il Messico.

Il Giappone si modernizza molto prima della nostra Timeline, e colonizza l'Alaska.

In Russia nel 1613 tutti i principati vengono unificati sotto il potere del primo zar dei Romanov Michele I, fondando l'Impero Russo.

Nel 1660 in Inghilterra sale al potere il vichingo Olaf Kromland (Oliver Cromwell) che proclama la Repubblica Vichinga sotto la sua dittatura.

L'Impero Latino crolla definitivamente e i turchi lo conquistano; il Regno d'Aragona lotta in tutti i modi per non farsi annettere dal Regno di Castiglia.

Il regno d'Italia cade sotto il controllo del Regno di Sassonia che ne fa un suo satellite.

I Vichinghi d'Inghilterra invadono prima il Regno di Scozia che cede e viene annesso, poi anche la Fønikia che cade sotto il loro dominio dopo la sconfitta dei sassoni nel 1721.

La Francia si lancia in America e colonizza tutta la zona occidentale americana, poi invade l'Indocina.

Nel 1789 scoppia la rivoluzione francese, il re Luigi XVI viene decapitato con sua moglie Maria Antonietta e viene proclamata la Repubblica Francese, che però si trasforma in una dittatura sanguinaria di Robespierre.

Nel 1798 prende il potere Napoleone Bonaparte che si autoproclama imperatore di Francia ed invade il Regno d'Aragona, annettendolo e mette sul trono suo fratello Giuseppe; la Castiglia invece resiste. L'Italia viene invasa totalmente dai francesi che vi instaurano delle repubbliche sorelle.

Le truppe napoleoniche conquistano anche la Svezia e la Fønikia; alleandosi con la Scozia Napoleone conquista la Repubblica Vichinga che crolla e cade sotto il diretto potere monarchico napoleonico,, mentre le 13 colonie fondate dai Vichinghi in America Centrale sotto la guida di Wassynsen (Washington) dichiarano l'indipendenza, approfittando del fatto che la madrepatria è occupata.

Spagna, Russia e Sassonia si coalizzano per liberare l'Europa, sconfiggono Napoleone e lo relegano a Sant'Elena fino alla sua morte nel 1821.

In Inghilterra salgono al potere i Wynsen (Windsor) che restaurano la monarchia annettendo l'Irlanda, la Scozia e la Fønikia. Gli Stati Uniti di Centroamerica si avviano a diventare la prima potenza mondiale, e la lingua vichinga, opportunamente semplificata, diventa la lingua franca del mondo intero.

Ainelif

Mappa della Fønikia realizzata da Edoardo Secco

Mappa della Fønikia realizzata da Edoardo Secco


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