di Falecius e *Bhrg'howidhHô(n-)
Falecius inizia con il proporre quella che chiama un'« ucronia localista »:
Nel marzo 1520 si combatte la battaglia delle Piane di Tenna tra i Fermani di Lodovico Euffreducci (il nipote del celebre Oliverotto, citato da Machiavelli) e i pontifici comandati dal vescovo Bonafede da Lucca. La vittoria arride ai pontifici e lo Stato fermano viene sottomesso a Roma.
Ma che succede se Lodovico vince?
Potrebbe mantenere uno Stato autonomo nelle Marche del sud, sottomettendo i vicini (Ascoli, Macerata, Ripatransone, Osimo e Camerino, nella massima estensione possibile) e conservando l'autonomia dal Papato (con l'appoggio asburgico, I suppose). Quali le ripercussioni di un simile stato, quasi sicuramente feudo imperiale dato in signoria ai discendenti di Lodovico, sulla successiva storia italiana?
Suggerisco: conflitto col Papato almeno fino a Cateau Cambrésis, partecipazione alla Lega Santa, autonomia e sostanziale neutralità nel Seicento. Visti i cattivi rapporti con Roma, possibile una certa tolleranza religiosa. Rivitalizzazione dell'Università Fermana e forse anche di quella, ugualmente prestigiosa, di Macerata. Come sistema istituzionale, signoria assoluta, affiancata da una oligarchia borghese (già Oliverotto aveva spazzato via gran parte della vecchia aristocrazia fermana).
Probabilmente le vicende successive sono determinate in modo sostanziale dalla situazione dinastica degli Euffreducci e lo stato rimane stabile fino alla campagna napoleonica in Italia, se c'è un erede.
Le Marche del sud non conoscerebbero comunque la grave depressione economica e demografica che contraddistinse i primi due secoli di dominazione papale diretta (che pure accordava a Fermo grandi privilegi formali, come la concessione della dignità di "seconda città degli Stati pontifici" dal 1550 al 1675, che però corrispondevano ad una depredazione sostanziale).
L'alleanza con Napoleone potrebbe salvare lo Stato (realistica, in odio al Papa) e se abbandonata in tempo, garantire la sopravvivenza nella Restaurazione.
Difficile immaginare cosa accade al momento dell'Unità: do comunque per sicura l'annessione allo Stato sabaudo, ma non saprei in che modo. Tra l'altro in questa Timeline non ci sarebbe la battaglia di Castelfidardo, o meglio, non sarebbe tra Piemontesi e Pontifici: Castelfidardo sarebbe probabilmente infatti l'ultima città fermana verso nord.
Oggi comunque in Italia ci sarebbero due Regioni: Marche (provincia di Pesaro e quasi tutta quella di Ancona; probabilmente Urbino farebbe provincia a sé) e Piceno (province di Fermo, Ascoli, Macerata e forse Camerino).
Pareri?
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Ovviamente il primo parere è quello del mitico *Bhrg'howidhHô(n-):
È molto credibile e verosimile; la vicenda dei Ducati di Parma-Piacenza-Guastalla e di Modena-Reggio è un indizio che effettivamente una ex-Signoria tardomedioevale con tradizioni comunali (qui addirittura anteriori) e inclusa nei confini del Sacro Romano Impero può resistere all'espansione pontificia, persino dopo una temporanea annessione.
Come Feudo Imperiale, la prima opzione sarebbe di far parte del sistema asburgico spagnolo e poi austriaco in Italia. L'alternativa sarebbe un ingresso nell'orbita veneziana, ma comporterebbe probabilmente la rinuncia alle garanzie imperiali e di conseguenza un aumento della conflittualità con i due potenti vicini (Papa e Due Sicilie). Nonostante la fortissima tentazione (acuita dalla relativa tolleranza confessionale), opterei quindi, almeno come primo sviluppo dell'ucronia, alla versione asburgica. L'assenza di un vicino come Firenze eviterebbe alla Marca di Fermo e Camerino il destino di Siena (che pure è sempre riuscita a evitare l'inglobamento negli Stati Pontificî). Se tutto il resto rimane come nella Storia reale, è scontata l'annessione al Regno napoleonico d'Italia, dopodichè (se non già dalle Guerre di Successione, soprattutto nel caso di estinzione della Dinastia) propenderei per una stabile inclusione tra i possedimenti dei Cadetti di Casa d'Austria, come la Toscana e, appunto, i Ducati Padani. Nel 1848 e nel 1860 avrebbero luogo verosimilmente plebisciti di annessione al Piemonte (curiosità in sospeso: a chi sarebbe stata assegnata negli accordi di Plombières?). Ovviamente, l'alternativa in questo caso è un esito parallelo a San Marino, di probabilità inversamente proporzionale all'estensione del territorio firmano.
Resta un piccolo interrogativo sull'appartenenza regionale: come i Ducati Padani sono stati fusi con le Legazioni Pontific(i)e a formare l'Emilia-Romagna (indubbiamente con la forte suggestione della Regio VIII. Augustea), così le Marche (Anconetana e Firmana) potrebbero essere fuse in un'unica regione, anche se, in tal caso, il modello classicistico potrebbe suggerire invece di unire la Pentapoli all'Umbria (Regio VI) e Ancona al Piceno (Regio V).
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Così gli risponde ancora Falecius:
Sottolineo che Fermo, a differenza del ducato perugino e della Pentapoli, e al pari di Modena e Parma (e Spoleto), non faceva parte della donazione di Pipino.
Storicamente la città ebbe sempre ottimi rapporti con Venezia (anche se ci furono fasi di forte influenza viscontea) testimoniati anche dalla presenza di una forte comunità dalmata oltre che da caratteri architettonici (palazzi in gotico veneziano, ampio uso della pietra d'Istria). Tuttavia nel 1527 la Serenissima era già un alleato troppo debole. L'alleanza asburgica è quasi sicura (confermando una radicatissima tradizione ghibellina che risale almeno al dodicesimo secolo; il partito guelfo fu sempre debole a Fermo, e i rapporti con gli ultimi Staufen erano ottimi) e realistico anche un imparentamento tra Euffreducci ed Asburgo (del ramo spagnolo?). Non escluderei nemmeno un'unione personale con le Due Sicilie. In questo caso, come cambia la storia del Regno di Napoli?
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Ed ecco il dotto contributo di *Bhrg'howidhHô(n-) relativamente a quest'ultima domanda:
Dunque, la storia del Regno di Napoli può cambiare in due modi:
1) se l'accrescimento territoriale (di fatto, anche se nella forma di unione personale) riguarda esclusivamente la Marca di Fermo e Camerino:
2) se finisce per favorire anche l'annessione - per l'appunto - di Spoleto e quanto restava del Ducato (che non fosse già incluso nel Regno).
L'eventualità n° 1 avrebbe massima rilevanza nel periodo in cui ogni variazione territoriale influiva sull'intero sistema geopolitico europeo, cioè il Settecento (nelle epoche successive il sistema diventa invece articolato in subsistemi relativamente conchiusi). In particolare, l'alterazione decisiva potrebbe essere stata che un Regno delle Due Sicilie più esteso - anche se in misura relativamente circoscritta - costituisse una rinuncia troppo grande per la Casa d'Austria a paragone dell'incameramento di Parma e Piacenza, per quanto quest'ultimo potesse essere appetibile a motivo della collocazione in Lombardia (storicamente intesa): di fronte a una sufficiente sproporzione territoriale, l'Austria avrebbe potuto preferire il mantenimento del possesso delle Due Sicilie (rimandando Parma a tempi migliori), di conseguenza non ci sarebbe stata la circostanza storica della divisione della dinastia borbonica tra Spagna e Napoli e dunque Napoli non sarebbe tornata indipendente; la pressione austriaca su Venezia si sarebbe accentuata precocemente e in epoca giuseppina si sarebbe potuti arrivare a concepire una spartizione nientemeno che dello stesso Stato Pontificio, che pertanto avrebbe rischiato di non essere restaurato nel 1814-1815, con facilmente immaginabile epilogo in una paradossale unificazione dell'Espressione Geografica (Stati Sabaudi esclusi) sotto l'egida di Metternich e saldamente all'interno dei possedimenti asburgici.
L'eventualità n° 2 si suddivide a sua volta in due filoni:
2a) si instaura un meccanismo imperialistico a valanga per cui l'accresciuta base territoriale delle Due Sicilie diventa la condizione e lo stimolo per ulteriori espansioni, che nei secoli XVI.-XVIII. tenderebbero quasi inevitabilmente a essere in direzione antiottomana. Ammessa la possibilità di un successo (certo oltremodo difficile e sicuramente solo su tempi molto lunghi), Napoli si sarebbe trovata in primo piano tra le Potenze occidentali nel momento in cui iniziassero i progetti di erosione e spartizione dell'Impero Ottomano, alla pari con l'Austria erede (in questo) di Venezia e con la Russia ossessionata dal mito della capitale a Costantinopoli. Sviluppi a piacere...
2b) al contrario, un accrescimento territoriale non seguìto da ulteriori espansioni si traduce spesso in un fattore di instabilità fino al rischio di catalizzare dinamiche secessionistiche, nel caso specifico come minimo una rianimazione del Ducato di Spoleto nei massimi confini storici, altrimenti addirittura una riproposizione - a cinque o più secoli dall'unificazione normanna - della linea di frattura già longobardo-bizantina, con gran parte del versante adriatico (in ogni caso a esclusione del Salento) e fantasiosamente persino Capua e i Principati (Ultra e Citra) dell'eredità salernitana gravitanti intorno a un centro (in tutta franchezza penso che finirebbe per essere la stessa un tempo antilongobarda Napoli, dato che il riferimento ai Longobardi è solo indicativo), mentre il Salento, forse il litorale ionico della Basilicata, sicuramente gran parte della Calabria e a questo punto anche la Sicilia (anzi, con tutta probabilità proprio con centro in Sicilia) costituirebbero un'interessante alternativa, magari geopoliticamente contrapposta (come con Carlo VIII.: Napoli e la parte a Nord alla Francia, il resto e la Sicilia, almeno in prosieguo di tempo, alla Spagna). Sembra molto irreale, ma in fondo la faglia tra Sicilia e Napoli - storicamente effettiva - si sarebbe potuta localizzare, anche se un po' meno naturalmente, più a Nord che sullo Stretto.
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Interviene anche Francesco Dessolis:
Ho studiato la figura di Federico II scrivendo il mio romanzo "L'ultima rosa". Nel mio romanzo faccio dire a Federico II una frase che lo stesso imperatore avrebbe condiviso:
« Nessuno si accontenta di essere re, quando può essere imperatore! »
Ottone IV avrebbe forse potuto accordarsi con Federico II, tenendo per se la corona di Germania, e lasciando a Federico II l'Italia. Invece ha avanzato pretese anche sulla Sicilia... Evidentemente neanche lui si accontentava di essere re!
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E *Bhrg'howidhHô(n-) gli replica:
Certo, in effetti con ciò si torna alla questione secolare (sintetizzabile come "guicciardiniana" o, al contrario, "plekhanoviana") sul ruolo delle personalità nella storia o, viceversa, sul determinismo geo-socio-storico nell'emersione di personalità (apparentemente) determinanti.
In una prospettiva coerentemente deterministica, Ottone IV e Federico II potrebbero rappresentare l'incarnazione delle teorie di Plekhanov: due personalità ugualmente disponibili per svolgere una medesima funzione (non importa che poi tale funzione abbia avuto esito negativo). Se però non vogliamo impegnarci fino a tal punto, possiamo osservare che Federico II ha realmente concepito un progetto di Impero mediterraneo, mentre l'orizzonte di Ottone IV. era alla fase 'ottoniano-enriciana" (= di Ottone II ed Enrico VI) che mirava a unire in un'unica compagine politica la fascia centrale del continente europeo, dalla Sassonia alla Sicilia. Questo era il punto di arrivo della geopolitica tedesca (significativamente, proprio prima dell'apice della colonizzazione verso Est, che avrebbe sbilanciato la percezione imperialistica della Germania); i progetti fridericiani (di Federico II., intendo) erano invece di una categoria diversa, come se l'unità europea (pur limitata alla Cristianità Romana) fosse ormai un dato acquisito e si trattasse di riprendere le linee imperiali dell'espansione verso il Levante. Ciò coincide di fatto con le direttrici delle Repubbliche Marinare, ma ho l'impressione che sia riduttivo interpretare gli uni e le altre come "italiani".
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Per rilanciare ancora, sempre a *Bhrg'howidhHô(n-) è venuta in mente un'idea un po' sui generis:
A parte gli orizzonti europei e mediterranei, il clamoroso desiderio del Conte Monaldo Leopardi di un'annessione di Recanati alla Cina (in odio al "giacobino" Stato Pontificio), se davvero fosse stato realtà due o tre secoli prima (poi si può discutere se prima o invece dopo il 1644), esteso a tutta la Marca di Fermo e Camerino (per esempio, come cessione feudale da parte del Sacro Romano Impero alla Cina in cambio di analoga concessione agli Asburgo in Estremo Oriente?), avrebbe creato una situazione totalmente inedita, un vero esperimento storico mai tentato, una presenza politica in Europa (senza modalità coloniali) di una grande Potenza assai distante, ma dotata se non altro dei mezzi economici (se non della volontà diplomatica) per portare avanti tutto ciò in sicurezza. Durante o dopo la vita di Matteo Ricci (a seconda di come si decide di valutare l'importanza del cambio di Dinastia tra Míng e Qîng), le Università della Marca sarebbero state il centro di diffusione della cultura cinese in Europa, con effetti paragonabili alla fase di intensificazione dell'Umanesimo da parte bizantina.
Certo, le pressioni coloniali sulla Cina, enormi nel XIX secolo, si sarebbe fatte sentire anche ben prima sulla Marca Firmana, ma è perfettamente concepibile per quest'ultima un destino simile a quello di Malta, da Stato 'Crociato' nell'àmbito delle Due Sicilie a Possedimento Britannico a Stato Arabo a Membro dell'Unione Europea, attraverso periodi di crisi, ma senza fratture irrevocabili: da Signoria soggetta all'Imperatore (Figlio del Cielo), rifugio fra l'altro di tutte le possibili eterodossie, a Protettorato Britannico a obiettivo irredentistico a Membro dell'Unione Europea...
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