di Demofilo
Come sapete uno dei grandi temi al centro della discussione politica nei primi anni cinquanta del XX secolo in Italia è la questione della "Legge Truffa": ecco cosa sarebbe successo se...
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27 maggio 1951: tornata di elezioni amministrative in importanti centri e realtà locali italiane. Sono circa diciotto milioni gli italiani e le italiane chiamati ad esprimere una preferenza relativamente all'elezione dei consigli comunali della propria città: sono alle urne Milano, Firenze, Bologna e Napoli. La Democrazia Cristiana, che ha conquistato il capoluogo lombardo, quello fiorentino (portando a Palazzo Vecchio Giorgio La Pira) e quello bolognese (roccaforte delle sinistre), deve registrare il calo elettorale che la porta, dallo straordinario 48,5% delle elezioni politiche del 18 aprile 1948 ad un magro 39,1%. Nel capoluogo partenopeo il partito dello scudo crociato vede infatti la sconfitta vista la forte affermazione della destra guidata dall'armatore napoletano Achille Lauro, capo del Partito Nazionale Monarchico, il quale aveva conquistato la maggioranza dei voti grazie ad un'alleanza con il Movimento Sociale Italiano, i rimasugli della destra qualunquista e il Partito Liberale Italiano. Tale risultato viene confermato anche in altre realtà del centro-sud.
5 luglio 1951: nella sede della Democrazia Cristiana, a piazza del Gesù a Roma, si tiene il consiglio nazionale del partito presieduto dal presidente del consiglio Alcide De Gasperi nel quale si analizza il calo elettorale e la sconfitta elettorale nel centro-sud. Il vice-segretario Giuseppe Dossetti, leader di "Cronache Sociali" ricorda che la "Democrazia Cristiana ha conquistato il consenso in realtà a noi avverse con Milano e Bologna, senza dimenticare l'elezione del caro Giorgio a Firenze" ma allo stesso tempo chiede "una virata riformatrice" al governo. Il consiglio nazionale affida al presidente De Gasperi la gestione del partito, dando allo statista "carta bianca" per risolvere le questioni interne al partito e garantire la governabilità al paese.
16 luglio 1951: in seguito alla batosta elettorale e alle dimissioni del ministro del bilancio, il democratico cristiano Giuseppe Pella, contrario al piano di liberalizzazioni proposto dal governo per il commercio con l'estero, De Gasperi rassegna le dimissioni nelle mani del presidente della repubblica, il liberale Luigi Einaudi. Iniziano le consultazioni al Quirinale.
26 luglio 1951: nasce il settimo esecutivo guidato da Alcide De Gasperi, con l'appoggio della Democrazia Cristiana e del Partito Repubblicano Italiano, l'astensione del Partito Socialista Democratico Italiano e del Partito Liberale Italiano. Al democratico cristiano Ezio Vanoni viene affidato un superministero che ha delega per il bilancio, il tesoro, le finanze e la programmazione economica. Di fronte ad alcune domande dei giornalisti De Gasperi assicura che il piano di liberalizzazione del commercio con l'Europa verrà approvato prima della fine dell'anno.
8 ottobre 1951: De Gasperi durante il consiglio nazionale del partito mette ai voti una mozioni che porta alla segretaria Giuseppe Dossetti. Forti discussioni interne al partito e critiche da parte della destra interna, in particolare il "ribelle" Giuseppe Pella e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giulio Andreotti. Dopo circa sette ore e mezzo di riunione Dossetti viene eletto segretario con l'appoggio di tutti i gruppi e l'astensione di parte della destra; uscendo dal consiglio il ministro dell'interno Mario Scelba dichiara ai giornalisti che "l'amico Giuseppe farà un ottimo lavoro come segretario". Lo stesso giorno Pella lascia la direzione del partito e il seggio da deputato abbandonando la politica.
1 novembre 1951: il ministro del commercio estero, il repubblicano Ugo La Malfa, decide la riduzione di alcune tariffe doganali e l'abolizione dei tetti alle importazioni dai paesi della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio: è avviata così la tanto discussa liberalizzazione degli scambi con l'estero.
1 febbraio 1952: il Senato della Repubblica, dopo la precedente approvazione della Camera dei Deputati, approva in forma definitiva la
cosiddetta "Legge Scelba" elaborata dal ministro dell'interno che impedisce la formazione di un nuovo partito di chiara ispirazione fascista. Tale provvedimento faceva parte del piano elaborato da De Gasperi per bloccare le destre, vera novità nei primi anni cinquanta: in realtà questo favorirà il consolidamento, soprattutto nel Sud, del Partito Nazionale Monarchico e la rinascita dell'Uomo Qualunque el commediografo Guglielmo Giannini, riesumato dopo la batosta elettorale del 1948. In questo modo anche in Italia nasce una destra conservatrice mentre quella di chiara matrice neofascista ne deve assecondare le scelte.
22 aprile 1952: don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare e padre nobile del popolarismo cattolico democratico in Italia, con un articolo a "Il Popolo", quotidiano organo di stampa della Democrazia Cristiana, benedice il "nuovo corso" avviato da Dossetti, "apprezza la politica" di De Gasperi e sostiene la tesi secondo la quale la "Democrazia Cristiana è partito di centro che guarda a sinistra". In particolare don Sturzo dichiara che "Roma, città santa, non può avere un sindaco fascista".
25 maggio 1952: tornata di elezioni amministrative con circa dieci milioni di italiani e italiane chiamati al voto. La Democrazia Cristiana, alleata con i socialdemocratici, i repubblicani e i liberali riesce a confermare la sua forza elettorale a Roma, con l'elezione a sindaco del democratico cristiano Umberto Tupini, e altri centri sia al nord che al sud. Premiata quindi la linea Dossetti e sconfitte sinistre e destre.
18 ottobre 1952: il Consiglio dei Ministri vara il progetto di una nuova legge elettorale maggioritaria che assegnerebbe il 65% dei seggi, 380 per la precisione, al partito o coalizione che superi il 50% dei voti, lasciando alle minoranze circa 205 seggi. Tale provvedimento, elaborato dal ministro Scelba, era per l'ennesima volta rivolto contro la destra neofascista del Movimento Sociale Italiano. Si dicono favorevoli i socialisti democratici e i repubblicani mentre contrari i liberali. Le destre, con Lauro, Giannini e Almirante chiedono di essere ricevuti dal presidente della repubblica vista la forte disapprovazione nei confronti della riforma elettorale.
4 dicembre 1952: a Montecitorio inizia la discussione sulla nuova legge elettorale che il leader dell'Uomo Qualunque Giannini ha definito "Legge
Truffa". I lavori dureranno circa un mese. Le sinistre socialcomuniste partecipano poco alla discussione della riforma elettorale viste alcune divergenze nate all'interno del Partito Comunista dopo il viaggio del segretario Palmiro Togliatti a Mosca e alcune ipotesi di sostituzione con altri esponenti del partito più filosovietici. Il Partito Socialista intanto deve registrare l'ennesima uscita di scena di un gruppo di esponenti del socialismo democratico unitario e riformista guidati dall'ex
partigiano Sandro Pertini. Il gruppo si unisce al Partito Socialista Democratico Italiano di Giuseppe Saragat insieme alla corrente di Giuseppe Romita. Polemiche da parte di alcuni giornali di sinistra contro la poca partecipazione delle sinistre al dibattito.
31 dicembre 1952: il presidente della Camera dei Deputati, il democratico cristiano Giovanni Gronchi, respinge circa 205 ordini su 216 presentati dalle destre in opposizione della "Legge Truffa". Saragat rivela al Corriere della Sera che i socialcomunisti mon intervengono spesso nella discussione poichè tale legge elettorale sarebbe fatale solo per le destre e non per la sinistra. Polemiche e smetite.
14 gennaio 1953: mentre la Camera dei Deputati approva la legge elettorale maggioritaria con i voti della coalizione degasperiana, l'astensione delle sinistre e il voto contrario delle destre e dei liberali, nelle strade di Roma avvengono dimostrazioni contro la "Legge Truffa" da parte di gruppi facenti parte la destra neofascista e scontri con la Celere che provocano circa un centinaio di arresti. Da ricordare il leader qualunquista Giannini che si incateva davanti a Montecitorio contro tale provvedimento.
29 marzo 1953: dopo un mese circa di discussioni a Palazzo Madama, il Senato della Repubblica approva la "Legge Truffa" dopo l'approvazione del famoso emendamento richiesto dal repubblicano Ferruccio Parri che abbassa a 55% il premio di maggioranza per la coalizione che supera il 50% dei suffragi. Nello stesso è presente una variazione per l'elezione del Senato su base regionale, come dice la Costituzione, richiesta da Emilio Lussu. Votano a favore i partiti di governo, contrarie le destre mentre i socialisti e comunisti abbandonano l'emiciclo durante la votazione. In questo caso il Partito Liberale vota a favore della legge.
30 aprile 1953: la Camera dei Deputati approva in via definitiva la nuova legge elettorale maggioritaria con il premio di maggioranza al 55% e l'elezione del Senato della Repubblica su base regionale. Il presidente De Gasperi dichiara che in questo modo "il prossimo governo durerà quanto una legislatura".
2 maggio 1953: il presidente della repubblica Luigi Einaudi scioglie le camere dopo aver controfirmato la nuova legge elettorale. Si apre la campagna elettorale.
7 luglio 1953: lunghe file davanti ai seggi per l'elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Si registrano incidenti soprattutto al Sud ma tutto procete regolarmente. La Democrazia Cristiana, coalizzata con il Partito Socialdemocratico di Giuseppe Saragat, il Partito Repubblicano di Ugo La Malfa e il Partito Liberale di Bruno Villabruna, vince le elezioni e supera la fatidica soglia del 50%. Al partito dello scudo crociato vanno il 40,8% dei suffragi, il sole che sorge dei socialdemocratici conquista il 6,2%, l'edera repubblicana il 3,4% e il tricolore liberale il 2,3% dei voti arrivando al 52,7% dei voti. Contro ogni previsione il Partito Comunista e il Partito Socialista, che si ripresentavano uniti nella lista del Fronte Democratico Popolare, ricevono circa il 20,7% dei consensi. Bocciata sia la linea troppo poco battagliera contro la "Legge Truffa" di Palmiro Togliatti e Pietro Nenni, sia una sinistra socialcomunista viste le rivelazioni inedite sui crimini stalinisti. Vera novità è invece il Blocco Nazionale, lista unica che unisce il Partito Nazionale Monarchico, l'Uomo Qualunque e il Movimento Sociale Italiano che conquista
inaspettatamente il 26,6% dei voti.
13 luglio 1953: Alcide De Gasperi giura per l'ottava volta come presidente del consiglio nelle mani del presidente della repubblica Luigi
Einaudi.
Conclusioni: come avete visto anche in questo caso non c'è un POD unico, ma una serie di variatio che garantiscono una timeline alternativa
ucronizzata. Naturalmente il successo della Dc al Nord e la sconfitta la centro-sud: in realtà nel 1951 il partito bianco conquista soltanto Firenze e non ha maggioranza a Bologna e Milano. Si continua con l'uscita di scena di
Pella, il liberalista per eccellenza, che abbandona la Dc lo stesso giorno nel quale
Dossetti, l'anima sociale dello scudo crociato, diventa segretario per iniziativa dello stesso De Gasperi: nella nostra timeline Pella resta ministro e Dossetti se ne va. In secondo luogo a destra riappare Giannini e il suo Uomo Qualunque riabilitato dalle elezioni amministrative del 1951 con il conseguente rafforzamento del versante conservatore italiano vista l'intesa tra monarchici, qualunquisti e missini: immagino un Achille Lauro stile "imprenditore prestato alla politica" con collegamenti putroppo con i nostri tempi. Abbiamo Sturzo che esorcizza ogni vittoria delle destre e Roma, le sinistre socialcomuniste sconvolte dalla morte di Stalin e dalla scoperta delle sue purghe che perdono terreno e grazie alla "Legge Truffa" a partire dal 1953 abbiamo un sano e costruttivo bipolarismo tra un centro-sinistra
(Dc, Psdi, Pri, Pli) e destra (Pnm, Uq, Msi).