Resa dei conti tra URSS e Cina

un'ucronia fantapolitica di Enrico Pellerito

Edward Nicolae Luttwak
Edward Nicolae Luttwak

Nel 1983 Edward Nicolae Luttwak (1942-) pubblicò il suo "La Grande Strategia dell'Unione Sovietica" (in Italia sarebbe stato edito nel 1984), dove esprimeva un possibile (per lui quasi certo) sviluppo geopolitico-strategico in ordine alle decisioni in materia che da lì a qualche anno sarbbero state prese al Cremlino.

L'autore riteneva che di fronte ad un Occidente sempre più moralmente (quindi anche socialmente) ed economicamente (quindi anche militarmente) in crisi, l'URSS non aveva nulla da temere e che di conseguenza stava volgendo al termine il periodo del "grande accerchiamento", voluto dagli USA per contenere il pericolo della propagazione comunista nel mondo.

Come aveva stigmatizzato in quel periodo il nostro "avvocato" Umberto Agnelli, la coalizione occidentale aveva dovuto annoverare pochi Egitto e troppe Angola, riferendosi al fatto che gli acquisti fra gli alleati filo-atlantici, come appunto l'Egitto di Mubarak, fossero stati numericamente inferiori rispetto ai territori che l'URSS era riuscita a conqusitare (specie in Africa) nella sua continua espansione, ottenuta più con gli aiuti militari (consiglieri e mezzi) che con la forza della sua vincente ideologia rispetto la contrapposta, ma da molti considerata ormai fiacca e perdente, dottrina capitalista.

L'analisi e le conclusioni di Luttwak erano certamente basate su dati di prima mano e metodologicamente gestiti su proiezioni assolutamente valide e scientificamente provate, ma la fine della guerra fredda ha, non tanto impedito che ciò che egli prospettava potesse effettivamente accadere, quanto il fatto che le sue valutazioni erano del tutto errate.

A Mosca, infatti, piani e proiezioni erano completamente differenti, nonostante nel loro carniere fossero cadute Angola, Mozambico, Zimbabwe e via dicendo.

Tanto che ci sarebbe da pensare che l'opera di Luttwak non sia stato altro che un'operazione di disinformazione della CIA per non far capire allo STAVKA e al Cremlino ciò che invece Pentagono e Casa Bianca avevano ben chiaro; un progetto tendente quasi a rassicurare i governanti sovietici e ad indurli a fare ciò che veniva enunciato nel libro.

Cosa pensava Luttwak?

Nessun leader sovietico poteva più vedere nella NATO e nelle altre alleanze di teatro concluse dagli USA un vero e concreto pericolo per la propria sicurezza.

L'industria sovietica era in grado di sfornare carri armati, mezzi blindati, artiglieria, aerei e navi da combattimento di tutti i tipi e per tutte le missioni, in copiosa quantità.

Inoltre questi mezzi erano di qualità notevole, spesso superiori agli analoghi mezzi occidentali.

Il fatto che questi stessi strumenti militari erano stati surclassati dai loro omologhi prodotti negli USA durante la guerra del Kippur (il quarto conflitto arabo-israeliano nel 1973) derivava dalla maggior e migliore preparazione dei militari israeliani rispetto quelli egiziani e siriani; i soldati del Patto di Varsavia erano molto meglio addestrati, motivati e disciplinati rispetto a quelli europei occidentali e poi, in ogni caso, il riferimento era ad un conflitto che risaliva a ben dieci anni prima.

In conclusione, la semplice esistenza della superpotenza militare sovietica aveva ormai ingenerato timore fra i popoli dell'Europa occidentale e i loro rappresentanti politici, tant'è che ormai la frase "meglio morti che rossi", aveva veramente assunto una sua dimensione non soltanto concettuale, ma realisticamente concreta.

Forse, sebbene non si palesasse questa convinzione fra le righe, nè da parte di Luttwak nè tantomeno dai supposti pensieri degli strateghi di Mosca, i giovani delle nazioni del vecchio continente legate agli USA erano di fatto inflacciditi dalla vita comoda, dalle droghe, da uno stile di vita viziato e vizioso che non avrebbe più potuto produrre alcun effettivo grattacapo a chi era responsabile della sicurezza del Patto di Varsavia(!!!).

Con un occidente ormai in piena decadenza, con gli USA, unico baluardo effettivo (ma altrettanto bacato al suo interno dallo stile di vita anzidetto) e con il tutt'altro che teorico profilarsi del collasso dell'intero mondo (insieme a tutte le sue strutture politiche, militari, economiche e sociali già corrotte) posto al di là dell'Elba e dell'Atlantico, l'URSS poteva dirsi certa che il dominio mondiale era a portata di mano.

Ma se la superpotenza bellica (convenzionale e nucleare) dell'URSS era considerata bastevole ad indurre a miti consigli un mondo lacerato da contraddizioni sociali e di costume come quello capitalista, lo stesso impatto non si era avuto nei confronti dell'altro antagonista, la Cina, che sulla compattezza della propria società comunista faceva affidamento, oltre alla quantità di forza militare producibile del proprio popolo.

Luttwak riteneva che a quel punto il nuovo impero romano, l'URSS secondo lui (salvo definire così successivamente gli USA) si sarebbe rivolto ad est, per evitare quanto occorso al suo illustre predecessore a causa dei barbari provenienti dalla stessa direzione.

Una preventiva guerra, certamente anche nucleare, contro la Cina popolare avrebbe risolto ad un tempo molti problemi: eliminato un avversario geostrategico nel "gioco" del raggiungimento della totale supremazia globale; risolto una volta per tutte la lotta ideologica che caratterizzava le due diverse interpretazioni di marxismo-leninismo che si erano andate nel tempo sviluppando, dato un terroristico monito a livello mondiale, garantito la caduta dei regimi filo-cinesi in Africa e Asia con conseguente acquisizione dei relativi territori senza colpo ferire.

Oggettivamente, a parte l'ultimo punto che sembrerebbe inconsistente, dato l'alto costo speso per il suo conseguimento, gli altri erano obbiettivi certamente importanti per la leadership di Mosca.

Penso che oggi si possa dire che l'URSS era intenzionata a perseguire i propri scopi tendenti alla supremazia assoluta sul pianeta ma considerando la guerra come ultima ratio, pur non escludendola a priori e dandole un valore, una progettualità ed una fattibilità molto più incisive rispetto a quanto si proponevano le cancellerie occidentali.

I piani che prevedevano l'invasione dell'europa occidentale e la sua eliminazione mediante attacchi nucleari sono oggi di dominio pubblico e tanto basti; anche l'eventualità di considerare più che plausibile uno scambio nucleare con gli USA faceva parte delle opzioni del Cremlino.

Altro che espansione primaria verso la Cina! questa espansione ci sarebbe stata solo in un secondo tempo, dopo aver ridotto ampie porzioni dell'Europa occidentale ad aree radiottive ed aver di fatto disinnescato la volontà degli USA, costringendoli alla difensiva.

Dopo siffatta, spero non fastidiosa, esposizione passo ad una TL su un ucronico conflitto sino-sovietico per come ipotizzato da Luttwak.

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Aprile 1984: un'ennesima crisi economica, dovuta all'indebitamento pubblico e alle speculazioni a carico delle più deboli valute occidentali, spinge i governi delle nazioni europee che fanno parte della NATO a misure sempre più drastiche in materia di contenimento dei costi, con tagli alla spesa pubblica, freno agli aumenti dei salari e, in alcuni casi come ad esempio l'Italia, ricorrendo alla svalutazione della propria moneta.

Inizia un periodo caratterizzato da scioperi di lunga durata con cortei di protesta che sfociano quasi sempre in scontri di piazza in numerose città, da Parigi ad Atene, passando per Milano.

A queste manifestazioni vanno aggiunte quelle promosse dai pacifisti che ancora lottano contro lo schieramento ormai completato dei cosiddetti euromissili.

Negli USA la crisi dell'industria automobilistica che ha colpito la Chrysler sembra invece essersi risolta, sebbene la concorrenza asiatica, giapponese ma anche sudcoreana, si fa sempre più forte; per evitare il dover far nuovamente ricorso a sovvenzioni bancarie garantite dal Congresso, vengono emanate leggi a carattere protezionistico. Questo ha l'effetto di sviluppare una guerra commerciale con le altre nazioni, producendo un'ulteriore rallentamento nella ripresa economica mondiale.

A Mosca il leader sovietico Konstantin Chernenko, Segretario generale del PCUS e Presidente del Praesidium del Soviet supremo dell'URSS da appena due mesi, ritiene, insieme ai suoi collaboratori più importanti, che la crisi economica nel mondo occidentale può essere decisiva nel processo di collasso del sistema capitalista; sebbene non si possa ignorare che le conseguenze economiche negative investiranno anche l'Est socialista, i vertici moscoviti giudicano l'indipendenza energetica dell'URSS un elemento favorevole, aggiunto al fatto che i raccolti agricoli sono prevedibilmente abbondanti e possono garantire l'autosufficienza alimentare nel prossimo futuro.

E' il momento di dimostrare al mondo che la potenza militare sovietica non ha eguali sul pianeta e che nessuno può ragionevolmente opporsi ad essa.

Maggio 1984: mentre in Europa occidentale si assiste ad una recrudescenza del terrorismo di matrice fascista, i Sovietici iniziano una serie di operazioni contro i mujaheddin in Afghanistan.

Giugno 1984: i satelliti americani seguono i preparativi delle previste manovre militari estive nell'Estremo Oriente sovietico. Parallelamente anche i Cinesi iniziano a fare altrettanto, mentre in Europa sembra che l'Armata Rossa, in base alle usuali notifiche scambiate con i comandi NATO, non intenda compiere esercitazioni di grande impegno, limitandole anche nella durata.

Luglio 1984: per il giorno 28 è prevista l'inaugurazione dei Giochi Olimpici a Los Angeles, ai quali si sa che non parteciperanno l'URSS e i paesi allineati o politicamente vicini, eccezion fatta per la Romania e la Jugoslavia. Parteciperà invece la Cina, dopo 32 anni che mancava dalle competizioni olimpiche.

Nella notte tra sabato 14 e domenica 15 luglio nella città di Blagoveschensk, al confine sino-sovietico lungo il fiume Amur, avvengono degli attentati presso alcuni edifici pubblici e militari e si contano decine di morti e di feriti; secondo quanto dichiarano i Sovietici, responsabili di queste azioni sono gruppi di terroristi provenienti dalla vicina città cinese di Heihe.

Nei successivi giorni fra Mosca e Pechino vengono scambiati violenti messaggi e pretese formali richieste di scuse; i Cinesi negano qualsiasi loro coinvolgimento negli attentati, mentre i Sovietici li accusano di aiutare i mujaheddin afgani.

All'ONU si cerca di dirimere la controversia ma le proposte di offrirsi quali mediatori da parte degli USA e di altre nazioni vengono rigettate dal rappresentante sovietico: "Che il governo di Pechino ammetta le sue colpe! Poi si potrà discutere di tutto".

Il successivo 20 luglio, alcuni chilometri a sud di Blagoveschensk e Heihe avviene uno scontro fra motovedette sovietiche e cinesi che pattugliano i confini fluviali dell'Amur; le note ufficiali della Tass parlano di due scafi cinesi danneggiati ed uno sovietico distrutto, oltre a quattro marinai sovietici uccisi e otto feriti; Mosca alza minacciosamente i toni della disputa e dichiara che sono stati i Cinesi ad aprire per primi il fuoco.

Pechino nega con veemenza che le proprie forze navali abbiano dato inizio allo scontro e rimpalla l'accusa ai Sovietici.

Lunedì 23 luglio pare che la situazione tenda a normalizzarsi; i rappresentanti cinese e sovietico alle Nazioni Unite s'incontrano e giungono all'impegno, che verrà presto ufficializzato tra i rappresentanti diplomatici nelle rispettive capitali, di nominare una commissione mista, integrata da rappresentanti dell'ONU, per accertare quanto accaduto a metà luglio a Blagoveschensk.

Sono in molti a tirare un respiro di sollievo.

Ma gli animi tornano tristi l'indomani alla notizia, non confermata diplomaticamente da Mosca e da Pechino, che durante la notte sono avvenuti degli scontri di frontiera fra opposte pattuglie nei pressi delle isole Bolshoi Ussuriisky', alla confluenza dei fiumi Amur e Ussuri, nei pressi della città sovietica di Khabarovsk.

Il 25 luglio il mondo è scosso da una nuova notizia proveniente da Oriente: un combattimento aereo è avvenuto nella stessa zona dove il 20 luglio si sono scontrate le motovedette fluviali sovietiche e cinesi; non si hanno dati certi ma Mosca accusa i Cinesi di aver violato lo spazio aereo sovietico e provocato con manovre azzardate i caccia inviati dall'aeroporto militare di Blagoveschensk per intercettare gli intrusi. Il risultato è stato che uno degli aerei cinesi è stato abbattuto dopo che non dimostrava alcuna intenzione di rientrare nello spazio aereo cinese.

Il Cremlino produce una nota ufficiale nella quale si evidenzia che le forze armate dell'Unione Sovietica non subiranno più passivamente alcuna provocazione da parte della Cina e contrasteranno con la forza qualsiasi ulteriore sconfinamento.

Da Pechino rispondono che a sconfinare sono stati due Mig sovietici che hanno proditoriamente abbattuto un ricognitore dell'Aviazione del Popolo e che si sono poi allontanati non appena la caccia cinese si è alzata in volo per intercettarli. Questi incidenti, volutamente causati dai Sovietici, sono ormai diventati intollerabili e perciò verranno prese tutte le misure atte a difendere gli inviolabili confini della Repubblica Popolare.

E poi? Che cosa accade?

Enrico Pellerito

Per inviare ad Enrico i vostri commenti sulla sua ucronia fantapolitica, scrivetegli a questo indirizzo.

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L'amico Lord Wilmore ha poi deciso di dedicare ad Enrico Pellerito un diverso possibile svolgimento della guerra sino-sovietica descritta nell'ucronia precedente. Attenzione, è un'opera di assoluta fantasia!

Il Grande Scontro del 1965

Tratto dal volume dello storico Enzo Bettiza (1927-2017) "Il comunismo da Budapest a Praga, 1956-1968", con Ennio Ceccarini e Arrigo Levi, prefazione di Adolfo Battaglia, Roma, Edizioni della Voce, 1969

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1  Prima della guerra

1.1  Antefatto

A partire dalla vittoria di Mao nella guerra civile cinese nel 1949, i due maggiori stati comunisti del mondo, URSS e Repubblica Popolare Cinese, diedero vita a una forte rivalità, e mantennero anche diverse contese, in particolare riguardo al controllo sulla Mongolia, il motivo principale di contenzioso tra i due paesi. Ulaan Bator era rimasta nella sfera d'influenza sovietica, ma Pechino la rivendicava fortemente, essendo già parte un tempo dell'Impero Qing, e ritenendo che da essa l'URSS potesse sferrare attacchi aerei e missilistici contro il suo territorio. Esistevano anche altre regioni contese, in particolare sul confine tra Kazakhstan e Xinjiang Uighur: la disputa sorse per la prima volta nel 1956 e si concluse con un successo sovietico che riprese il controllo dell'area contesa.

1.2  Casus Belli

Nel gennaio 1965 truppe cinesi cominciarono ad essere ammassate lungo il confine mongolo: Mao riteneva che il nuovo Presidente del Soviet Supremo Leonìd Il'ìč Brèžnev non avesse ancora consolidato il proprio potere, dopo aver estromesso il predecessore Nikita Sergeevič Chruščёv con un colpo di mano, e dunque sarebbe stato facile invadere la Mongolia ed imporre ad Ulaan Bator un governo fantoccio di Pechino. Alle prime provocazioni seguirono, l'8 aprile 1965, attacchi da entrambe le parti alla postazioni avversarie. Inizialmente le scaramucce coinvolsero la polizia di frontiera di entrambi gli stati, Cina e Mongolia, e le schermaglie tra le forze armate erano intermittenti. Dietro sollecitazione del Presidente mongolo Jamsrangiin Sambuu, nel giugno 1965 il Segretario Generale dell'ONU U Thant riuscì a convincere le parti a cessare le ostilità e ad avviare il dialogo per risolvere la questione mongola e quella di frontiera più ad occidente.

1.3  Prime azioni

Il Presidente del Partito Comunista Cinese Mao Zedong riteneva però che l'esercito sovietico non sarebbe stato in grado di difendersi di fronte ad una campagna militare di breve intensità per il conteso territorio della Mongolia, così, come era accaduto nel 1962, quando l'India venne sconfitta dalla Cina nella guerra sino-indiana. La Cina credeva che la popolazione della Mongolia fosse scontenta del ruolo dell'Unione Sovietica, ritenuta una forza di occupazione, e che fosse possibile la nascita di un movimento di resistenza con l'invio di agenti provocatori. Mediante un'operazione segreta che prese il nome di Operazione Zheng He la RPC tentò di promuovere un movimento di ribelli, ma gli infiltrati cinesi furono scoperti nel giro di breve tempo dalla popolazione locale e l'operazione risultò un completo fallimento.

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2  Resoconto dei combattimenti

2.1  Prima fase degli scontri fra truppe di terra

2.1.1  Scoppia la guerra

Il 5 agosto 1965 330.000 soldati dell'Esercito Popolare di Liberazione (Zhōnggúo Rénmín Jiěfàngjūn, le forze armate della Repubblica Popolare Cinese) varcarono la linea di confine. Le forze sovietiche, assecondando la richiesta di aiuto del Presidente mongolo Jamsrangiin Sambuu, attraversarono il confine sovietico-mongolo il 15 agosto. Inizialmente le forze cinesi ottennero successi considerevoli, conquistando importanti posizioni di montagna dopo un prolungato sbarramento di artiglieria e giungendo a minacciare Ulaan Bator. Verso la fine di agosto, comunque, i sovietici avevano contrattaccato occupando e difendendo la capitale, e bloccando molte linee di comunicazione e di approvvigionamento alle truppe cinesi.

2.1.2  L'Operazione Grande Muraglia

Il 1º settembre 1965 l'Armata Rossa (Krasnaja Armija) diede il via ad un contrattacco, denominato Operazione Grande Muraglia, con l'obiettivo di penetrare sia nel Xinjiang Uighur che in Mongolia. Il Presidente cinese Liu Shaoqi non se ne preoccupò ed affermò che "il morale sovietico non avrebbe resistito a più di due duri colpi inferti al posto e al momento giusto", nonostante il fallimento dell'Operazione Zheng He e la conquista, da parte sovietica, di fondamentali passi montagnosi di confine. La PRC attaccò con un numero di truppe elevato e con carri armati tecnicamente superiori, le forze sovietiche furono invece colte impreparate e soffrirono forti perdite. L'URSS, per attenuare l'attacco, chiamò in causa la propria aeronautica e bombardò Harbin; il giorno successivo, per rappresaglia, l'aviazione cinese colpì le forze sovietiche e le basi aeree situate presso Vladivostok. La decisione cinese di allargare il conflitto alla regione dell'Amur spinse l'esercito sovietico a ricollocare le truppe per difendere quel territorio, di conseguenza l'Operazione Grande Muraglia fallì e l'URSS non fu in grado di conquistare Harbin via terra; questo divenne uno dei momenti fondamentali del conflitto perchè l'URSS decise di alleviare la pressione delle sue truppe sulla Manciuria per scacciare le truppe cinesi dal suolo mongolo.

2.1.3  L'Armata Rossa ad Ürümqi

L'Armata Rossa attraversò il confine sino-mongolo il 6 settembre e invase la Mongolia Interna; nello stesso giorno la 15ª Divisione cinese, guidata dal Generale Luo Ruiqing, iniziò un forte contrattacco per scacciare i sovietici dal Xinjiang Uighur. Tuttavia il generale cadde in un'imboscata e fu costretto a fuggire. Un secondo tentativo, questa volta riuscito, di raggiungere il precedente confine venne effettuato più a sud; tali sviluppi portarono le forze cinesi ad invadere il Kirghizistan. Gli Stati Uniti chiesero un temporaneo cessate il fuoco per evacuare i propri cittadini residenti in Cina e in Mongolia, ma la richiesta del Presidente Lyndon Johnson venne ignorata. L'URSS contrattaccò e giunse a Ürümqi, capitale del Xinjiang, mentre le truppe cinesi tentavano di deviare l'attenzione da questa città mediante un attacco sulle postazioni militari adiacenti. Brèžnev proclamò l'indipendenza della Repubblica Popolare dell'Uighuristan, gran parte del cui territorio restava però sotto il controllo di Pechino. Intanto, anche l'India pugnalava alle spalle la Cina, rioccupando le regioni di confine dell'Aksai Chin e di Shaksgam, conquistate in precedenza dall'esercito cinese, nonostante le minacce del Pakistan di intervenire a favore della Cina. Le azioni del Pakistan erano infatti bloccate dall'alleato americano, che temeva il dilagare del conflitto asiatico. Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria e Bulgaria mandarono propri limitati contingenti in appoggio di quelli sovietici, mentre l'Albania di Enver Hoxha inviò un battaglione di volontari in supporto alla Cina, e la Romania si rifiutò di appoggiare entrambe le parti in causa. Il Maresciallo Tito dichiarò che "la guerra sino-russa era la tomba del marxismo-leninismo imperialista", ed il Movimento dei Non Allineati si schierò con decisione contro il conflitto definito "inutile".

2.1.4  Attacco ad Harbin

L'offensiva su Harbin venne portata avanti dalla 1ª Divisione cinese supportata da tre reggimenti corazzati della 2ª Brigata corazzata, che avanzarono velocemente attraversando il confine sino-mongolo e giungendo in vista della città mancese il 6 settembre. L'esercito cinese tenne i ponti sul fiume Songhua, affluente dell'Amur, e fece esplodere quelli che non fu in grado di controllare, bloccando ogni ulteriore avanzata dei sovietici su Harbin. Un'unità cinese dal canto suo riuscì a conquistare la città di Frunze, capitale del Kirghizistan; poco dopo però una controffensiva composta da una divisione corazzata e da una divisione fanteria, supportata dall'aeronautica sovietica, costrinse la 15ª divisione cinese a ripiegare sulla propria posizione iniziale, abbandonando Frunze. Il grosso del danno riguardava munizioni e veicoli per l'approvvigionamento, gli alti comandanti non ebbero notizie della conquista e riconquista di Frunze e informazioni errate portarono il comando alla decisione di ritirarsi da Harbin. Questa decisione creò molta delusione tra i sovietici, che avanzarono nuovamente e conquistarono la città dopo una dura battaglia. Intanto la Corea del Nord inviava uomini e mezzi in difesa della Cina e mobilitava uomini e mezzi al confine con la "sorellastra" del sud; di conseguenza Corea del Sud e Giappone avvisarono Pyongyang che sarebbero intervenuti nel conflitto se la loro integrità territoriale fosse stata minacciata. Chiang Kai-shek restava alla finestra a Taipei, ben sapendo che una sconfitta cinese non avrebbe significato un suo ritorno a Pechino, ma l'arrivo a Pechino di un regime collaborazionista filosovietico. Intanto Papa Paolo VI lanciava inutilmente appelli alla pace, a deporre le armi e a restituire i territori occupati.

Operazioni militari sovietiche sul fronte del Kirghizistan

Operazioni militari sovietiche sul fronte del Kirghizistan

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2.2  Seconda fase degli scontri fra truppe di terra

2.2.1  Il buco nell'acqua a Frunze

L'8 settembre 1965 una compagnia di 5 unità sovietiche venne inviata nel Kirghizistan come rinforzo per le truppe che difendevano Frunze. Il compito era semplice, tenere la città di Balykchi sul lago Ysyk-Kol ed evitare l'invasione del Kirghizistan da parte dei battaglioni di fanteria cinesi. Tuttavia sulle rive del lago la compagnia sovietica riuscì a malapena a gestire un intenso attacco di 24 ore. Un battaglione venne inviato come rinforzo ma non riuscì a raggiungere il luogo. L'aeronautica sovietica bombardò l'intera area e colpì anche un treno proveniente da Frunze con i rinforzi. Il 10 settembre Frunze ricadde in mani cinesi e gli sforzi per riprendere il punto strategico non ebbero successo.

2.2.2  La battaglia di Liaoyuan

Nei giorni successivi il 9 settembre le migliori formazioni di entrambe le superpotenze furono sconfitte in battaglie impari. La 1ª Divisione corazzata, indicata come "l'orgoglio dell'esercito sovietico", lanciò un'offensiva verso Shenyang, si divise in due gruppi e venne costretta a ripiegare dalla 6ª Divisione corazzata cinese dopo aver sofferto gravi perdite, tra le quali circa 100 carri armati. In seguito a questo successo l'URSS lanciò l'Operazione Plutone che costrinse la Cina a ritirarsi ulteriormente. La 1ª Divisione corazzata, orgoglio dell'Unione Sovietica, diede il via ad un'offensiva verso il Liaoning con l'obiettivo di giungere sul Mar Giallo e minacciare la stessa Pechino, però non ce la fece e il 10 settembre venne distrutta dalla 4ª Divisione di montagna in quella che viene ricordata come la battaglia di Liaoyuan. Ben 137 carri armati sovietici furono distrutti o danneggiati, e i sovietici dovettero sgomberare quasi totalmente la Manciuria, mentre la Cina riprendeva anche quasi tutta la Mongolia Interna. Dal canto suo l'URSS riusciva a riprendere la regione dell'Amur, anche se Vladivostok restava in mani cinesi.

2.2.3  La battaglia di Changchun

Dopo che le forze cinesi aprirono una breccia nelle linee sovietiche in Manciuria l'11 settembre, la controffensiva sovietica venne bloccata e la strategia di Mosca ne venne fortemente influenzata. Nonostante alcuni risultati ottenuti dalle formazioni corazzate, l'attacco sovietico nella battaglia di Changchun venne bruscamente fermato dalle forze della PRC. Pechino sostenne che Mosca perse 120 carri armati in questa battaglia. Nessuno dei due contendenti dimostrò grandi abilità nell'utilizzo delle formazioni corazzate nelle operazioni offensive; al contrario entrambi si mostrarono efficaci con piccole forze in attività difensive.

2.2.4  La guerra in stallo

La guerra si stava dirigendo verso una situazione di stallo, con entrambe le nazioni che mantenevano in mano territori altrui. Xinjiang Uighur settentrionale e parte della Manciuria restavano occupate dall'URSS, mentre la Cina deteneva ancora Vladivostok e parte del Kazakhstan e del Kirghizistan. Non mancarono tra entrambi gli schieramenti alti ufficiali dell'esercito che, onde risolvere lo stallo, minacciarono un'escalation nucleare del conflitto (per prima fu Mosca a sollevare la questione). Tali minacce fortunatamente non furono seguite da fatti concreti, anche per le pressioni dell'opinione pubblica mondiale e dell'ONU. Intanto la guerra vedeva scontrarsi l'aeronautica militare sovietica (Voenno-vozdušnye sily SSSR) e l'aeronautica militare cinese (Zhōngguó Rénmín Jiěfàngjūn Kōngjūn) con gravissime perdite da entrambe le parti. Spesso è stato riportato che gli aerei sovietici erano superiori rispetto ai mezzi cinesi, spesso antiquati, ma questi ultimi prevalsero in un numero maggiore di combattimenti rispetto alla quantità inferiore impiegata dall'URSS, che doveva pur sempre mantenere intatto il suo dispositivo in Europa. Da segnalare il fatto che un MIG sovietico atterrò in una pista abbandonata presso Pechino e venne catturato dall'esercito cinese; il pilota raccontò che la maggior parte del suo equipaggiamento era rovinato e qualora avesse avuto qualche possibilità gli aerei cinesi lo avrebbe abbattuto. Questo aereo è oggi conservato come trofeo di guerra nel Museo dell'Aeronautica Cinese a Shanghai. Le dichiarazioni dei due paesi sulle perdite causate e subite durante la guerra furono contraddittorie, e poche fonti neutrali hanno verificato tali affermazioni. L'URSS ha sostenuto di aver abbattuto 104 mezzi cinesi e di averne persi 19, mentre la RPC ha indicato come 59 i mezzi persi e 73 gli aerei sovietici abbattuti. Secondo una fonte indipendente, riportata in una rivista subito dopo la guerra, l'URSS perse 116 aerei. La Cina cercò comunque di acquistare altri mezzi da vari paesi asiatici per affrontare la disparità di forze in campo, che era di tre ad uno.

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2.3  Considerazioni sugli armamenti in campo

2.3.1  Mezzi corazzati

La guerra del 1965 vide alcune delle più grandi battaglie combattute con i mezzi corazzati dai tempi della seconda guerra mondiale. All'inizio della guerra l'esercito sovietico era superiore nel suo complesso sia per quanto riguardava il numero di carri armato sia per un miglior equipaggiamento, tuttavia ad oriente non aveva così tante forze disponibili da subito e ci sarebbe voluto del tempo per mobilitare le riserve in un conflitto che restava convenzionale. La Cina invece mise in campo un'artiglieria più numerosa e più agguerrita. Nonostante la superiorità in termini numerici e di qualità, l'URSS venne sconfitta dalla Cina, la quale fece progressi in Mongolia Interna e riuscì ad arrestare l'offensiva verso il Mar Giallo.

2.3.2  Operazioni in mare

Le operazioni navali ebbero un ruolo marginale nel conflitto del 1965, anche perchè i cinesi avevano una marina decisamente insufficiente. Il 7 settembre una motovedetta lanciamissili cinese bombardò la stazione radio della marina sovietica situata a Južno-Sachalinsk, sull'isola di Sachalin. L'attacco è ritenuato dai cinesi un'azione rilevante, anche se i sovietici la considerano solo come una fastidiosa incursione. In seguito all'attacco a Sachalin la marina dovette rispondere ad un'interrogazione di fronte al Soviet Supremo dell'URSS, e una volta finita la guerra venne avviato un processo di modernizzazione ed espansione del corpo; altrettanto fece la RPC, potenziando notevolmente la propria marina da guerra. Secondo fonti cinesi, un sottomarino della PRC bloccò a Petropavlovsk-Kamchatsky, sulla penisola di Kamchatka, il cacciatorpediniere "Komsomolec Ukrainy" durante tutta la durata della guerra, ma fonti sovietiche hanno risposto che non era nelle loro intenzioni utilizzarlo durante il conflitto e il loro desiderio era limitare lo scontro alla terraferma.

2.3.3  Operazioni segrete

L'esercito cinese diede il via a diverse operazioni segrete per infiltrarsi e sabotare le basi sovietiche. In data 7 settembre 1965 un commando del Gruppo Servizi Speciali venne paracadutato in territorio nemico; un audace tentativo che si risolse in un "disastro assoluto". Solo 22 commando tornarono in Cina, 93 furono fatti prigionieri e 20 vennero uccisi, tra i prigionieri c'era anche uno dei comandanti dell'operazione. Le ragioni del fallimento sono attribuite a gravi inefficienze nel fornire mappe, istruzioni e un'adeguata preparazione. Nonostante il fallimento nel sabotaggio degli aerodromi, fonti cinesi affermano che le azioni dei commando abbiano influenzato alcune operazioni già pianificate dall'URSS. Quest'ultima rispose alle attività sotto copertura annunciando ricompense per chi catturava spie o paracadutisti. Nel frattempo in Cina diverse voci affermavano che l'URSS avesse, a sua volta, inviato dei commando in territorio cinese, anche se successivamente queste voci furono indicate come infondate.

"Non attaccheremo se non saremo attaccati ma, se saremo attaccati, noi certamente contrattaccheremo". Poster di propaganda del 1965

"Non attaccheremo se non saremo attaccati ma, se saremo attaccati,
noi certamente contrattaccheremo". Poster di propaganda del 1965

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3  Verso la conclusione del conflitto

3.1  La Dichiarazione di Bologna

Gli Stati Uniti e la CEE intanto portavano avanti delle forti attività diplomatiche per evitare ulteriori escalation del conflitto tra le due potenze asiatiche. Il Segretario di Stato USA Dean Rusk si offrì di ospitare i negoziati per il cessate il fuoco a Dayton, nell'Ohio, ma alla fine i due paesi comunisti decisero di accettare l'offerta del Presidente della Commissione Europea Walter Hallstein e del Vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, il socialista Pietro Nenni, di incontrarsi per cercare una soluzione diplomatica nella città di Bologna. Il Ministro degli Esteri Sovietico Andrej Andreevič Gromyko e il suo omologo cinese Zhou Enlai firmarono la Dichiarazione di Bologna concordando di ritirarsi, non prima del 25 febbraio 1966, alle linee dell'agosto precedente. La diminuzione delle scorte di munizioni fece temere al leader sovietico Leonid Il'ič Brežnev che la guerra volgesse a favore della PRC, di conseguenza accettò velocemente il cessate il fuoco di Bologna. Nonostante le forti resistenze dei suoi leader militari la Cina si piegò alle crescenti pressioni diplomatiche, giacché un conflitto prolungato conveniva meno alla Cina che all'URSS: Mao Zedong temeva che il trascinarsi del conflitto con l'URSS potesse dare a Chiang Kai-shek l'occasione per aprire un conflitto a sud. e accettò il cessate il fuoco. Quest'ultimo venne criticato da molti cinesi i quali, fidandosi della stampa controllata, credettero che la leadership si fosse arresa agli interessi dei militari. Le proteste portarono a rivolte degli studenti, ponendo le basi della successiva Rivoluzione Culturale. In data 22 settembre comunque venne approvato all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU una risoluzione che chiedeva il cessate il fuoco incondizionato ad entrambe le parti. La guerra ebbe termine il giorno seguente.

3.2  Tregua tra le superpotenze

Per il suo ruolo di mediatore, a Pietro Nenni fu conferito l'Ordine di Lenin, la più alta onorificenza nazionale dell'Unione Sovietica. I rapporti ufficiali emanati dal governo cinese sostennero che i propri militari si erano comportati "meravigliosamente" durante la guerra, venne ingiustamente dichiarato che fu l'URSS a scatenarla e la Dichiarazione di Bologna venne indicata come una summa dei successi ottenuti. URSS e Cina si accusarono reciprocamente di violazioni del cessate il fuoco; in aggiunta ai colpi di artiglieria e di piccole armi da fuoco, l'URSS accusò la PRC di aver utilizzato la tregua per catturare alcune aree di frontiera. Un aereo dell'esercito sovietico venne abbattuto il 16 dicembre uccidendo un capitano e il 2 febbraio 1967 un aereo cinese venne abbattuto da caccia sovietici. Il cessate il fuoco venne, comunque, complessivamente rispettato. Complessivamente si ritiene che errori strategici commessi da ambe le parti determinarono una conclusione della guerra in una situazione di stallo. L'intelligence militare sovietica non avvertì dell'imminente invasione cinese della mongolia, e il KGB aveva sviluppato una visione esagerata della debolezza sia della Cina, sia del suo esercito: la guerra del 1965 fu per Mosca uno shock. Invece gli errori dell'esercito cinese incominciarono a partire dalla convinzione che vi fosse un generale scontento tra la popolazione della Mongolia, dando così l'opportunità alla PRC di avanzare e scatenare una rivolta contro i sovietici e ottenere una vittoria veloce e decisiva. Alcuni autori hanno sottolineato come la PRC potrebbe essere stata incoraggiata ad aprire il conflitto in seguito ad un war game condotto a tavolino nel marzo 1965, perchè l'esercitazione si era conclusa con una vittoria della Cina, qualora fosse scesa in guerra contro l'URSS. In ogni caso, in URSS la propaganda sulla guerra continuò, il conflitto non venne analizzato razionalmente, la maggior parte delle colpe furono attribuite alla leadership militare e venne data poca importanza ai fallimenti dell'intelligence; ciò persistette fino alla debacle della guerra in Afghanistan, che in fin dei conti fu decisiva per il crollo dell'URSS.

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4  Dopo il conflitto

4.1  Perdite e conseguenze

Come c'era da aspettarsi, le dichiarazioni di URSS e Cina sulle perdite sono molto divergenti, sia per quanto riguarda le perdite subite che per quelle arrecate. Secondo la Library of Congress Country Studies diretta dal Federal Research Division degli Stati Uniti "la guerra fu militarmente inconcludente; entrambi i contendenti fecero prigionieri e conquistarono territori. Le perdite furono relativamente pesanti sul fronte cinese: 100 aeromobili, 200 carri armati e 88.000 soldati. L'esercito cinese era stato in grado di resistere alle pressioni sovietiche, ma una prosecuzione dei combattimenti avrebbe portato solo a perdite maggiori e alla definitiva sconfitta per la Cina." A guerra conclusa, molti sovietici considerarono positiva la prova dei loro militari: il 6 settembre in URSS si celebrava il Giorno della Difesa per ricordare la vittoriosa difesa della città di Frunze dall'esercito cinese. Entrambi i paesi persero la metà dei loro armamenti, ma in Cina crebbe il mito del "Grande Timoniere" Mao Zedong che aveva impedito il disastro politico e militare della sua nazione. Molti cinesi, indottrinati nella certezza delle loro abilità militari, rifiutarono la possibilità che le forze armate del loro paese fossero sconfitte dall'odiata URSS e furono invece pronti ad incolpare il loro fallimento, nato dagli obiettivi militari, all'incapacità di Liu Shaoqi e del suo governo, che furono costretti a dimettersi; Liu Saoqi venne sostituito da Dong Biwu. Il "New York Times" scrisse che, "gravemente colpita dall'accanita resistenza delle forze armate cinesi, l'URSS avrebbe potuto continuare a combattere solo alleandosi con gli USA per distruggere definitivamente Pechino e voltando le spalle all'ONU".

4.2  Opinioni sulla guerra

David Van Praagh nel suo libro intitolato "The greater game" scrisse che, in fin dei conti, "la Cina vinse la guerra, non essendo riuscita a strappare la Mongolia all'URSS, ma impedendo a quest'ultima di invaderla e di abbattere il suo governo. Inoltre la Cina ottenne 18.400 km² di territorio sovietico mentre l'URSS prese solo 5.400 km² di territorio cinese". Dennis Kux invece ha fornito un sommario diverso della guerra nel suo "China and USSR strange dictatorships": "Nonostante entrambe le parti abbiano subito grosse perdite di uomini e materiali e nessuna abbia ottenuto una vittoria militare decisiva, l'URSS ottenne i migliori risultati dalla guerra: Mosca raggiunse il suo obiettivo di contrastare il tentativo cinese di conquistare la Mongolia con la forza, mentre la PRC  non ha ottenuto nulla da un conflitto che essa stessa ha provocato." Nel suo libro "War in the modern world since 1815", il noto storico di guerra Jeremy Black affermò che l'URSS "perse pesantemente" la guerra del 1965 e la decisione affrettata della PRC di procedere ai negoziati evitò gravi e ulteriori danni all'Armata Rossa. La BBC poi fece notare che la guerra determinò dei cambiamenti nella politica sovietica: "Con la sconfitta del 1965, la considerazione che l'Armata Rossa fosse invincibile si tramutò in un'opposizione crescente. Entrambe le parti dichiararono vittoria, ma la Cina aveva più da celebrare." Uk Heo e Shale Asher Horowitz scrissero nel loro libro "Conflict in Asia: Korea, China-USSR, and Vietnam": "L'URSS apparve ancora, almeno logisticamente, in una posizione superiore, ma nessuna delle parti era in grado di mobilitare abbastanza forze per ottenere una vittoria decisiva." Il giornale americano Newsweek sottolineò la capacità dei militari sovietici di tenere lontane la maggior parte delle forze cinesi: "Già dalla fine della prima settimana di conflitto, infatti, era chiaro che i mongoli con l'aiuto dei sovietici avrebbero difeso di più e meglio la loro terra". Nell'ottobre del 1965, infine, la rivista "TIME" riportò le valutazioni di un funzionario occidentale sulle conseguenze della guerra: "Adesso è evidente a tutti che la Cina emergerà come una potenza asiatica com'è nel suo diritto." Il prestigio ottenuto dai Cinesi convincerà Nixon a riconoscere la PRC attraverso la famosa "diplomazia del ping pong".

4.3  Considerazioni conclusive

Si ritiene che la guerra URSS-PRC abbia provocato un fatale rallentamento del programma spaziale sovietico, facendo perdere a Mosca la corsa per giungere per prima sulla Luna, a favore della NASA americana. Notevole l'impatto di quel conflitto sulla cultura di massa: la Guerra del 1965 appare in corso durante il film "L'uomo venuto dal Kremlino" con Anthony Quinn e Sir Lawrence Olivier, nel quale si immagina l'elezione di un Papa russo che riuscirà a porre fine al conflitto. Anche i romanzi "Uragano rosso" (1986) di Tom Clancy e "Classe Nimitz" (1997) di Patrick Robinson sono ambientati durante la Guerra Sino-Russa. Dopo la guerra del 1965 la corsa agli armamenti tra i due paesi divenne ancora più folle e, unitamente alla sconfitta americana nella Guerra del Vietnam, convinse la leadership del PCUS che la vittoria sovietica e il crollo dell'occidente fossero prossimi, iniziando una serie di battaglie su più fronti che finì per portare l'URSS all'indebolimento e alla catastrofe. Ma per questo bisognerà aspettare ancora un quarto di secolo.

Lord Wilmore

Vignetta di Edmund Valtman sulla Guerra del 1965

Vignetta di Edmund Valtman sulla Guerra del 1965 (da questo sito)

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William Riker in proposito domanda:

Secondo te, Enrico, si sarebbe arrivati a uno stallo come ha pensato il nostro Milord, risolto dalla mediazione del marxista Pietro Nenni, o uno dei due contendenti avrebbe prevalso sull'altro? Brežnev avrebbe conquistato la Manciuria, avrebbe costretto Mao a fuggire ad Hainan e avrebbe imposto a Pechino un regime fantoccio guidato da Lin Biao? O il Grande Timoniere avrebbe conquistato Kirghizistan, Tagikistan, Mongolia e Tannu Tuva, provocando il crollo accelerato dell'URSS in concomitanza con la Primavera di Praga?

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E l'interpellato gli risponde:

Nessuna delle due potenze mi sembra avere il vantaggio decisivo; l'URSS non ha i numeri per occupare pezzi di Cina, la Cina non ha i mezzi per invadere l'URSS. Questi erano i limiti effettivi dei contendenti, anche se entrambi di notevole capacità.

Nel 1965 l'URSS manteneva un apparato militare ai confini con la RPC del tutto analogo a quello che avrebbe avuto 4 anni dopo al momento degli scontri sull'Ussuri: capace di difendere il territorio, non certo di raggiungere Pechino e di far diventare la Cina un proprio vassallo.

Fra l'altro, quando la pressione cinese sembrò mettere in crisi le posizioni, non rinforzabili dall'Europa orientale o dall'URSS stessa senza il rischio di indebolirsi all'Occidente, i Sovietici sembra abbiano utilizzato una nucleare tattica, ma questo aspetto non è mai stato accertato.

Personalmente credo che le registrazioni dei sismografi di paesi lontani ma neutrali, quindi non sottoposti a pressioni da Mosca e da Washington, qualcosa potrebbero fornirla, per quanto "piccolo" potesse essere l'ordigno.

Solo a partire dal 1969 le forze armate sovietiche in Asia centrale e in Estremo oriente sarebbero aumentate di modo da essere consistenti subito senza attendere la mobilitazione delle riserve locali.

Riguardo la RPC, molto personale, molti armamenti, discreti anche se tecnologicamente inferiori, il tutto capace di creare difficoltà, ma non certo di penetrare in profondità e a distanza dentro il territorio sovietico.

A nessuno sarebbe convenuto scatenare un conflitto nucleare nel 1965, così come farlo degenerare nel 1969; troppo poco avrebbe potuto fare Pechino, mentre Mosca avrebbe rischiato un depauperamento del proprio arsenale, rendendolo troppo inferiore a quello americano.

Difatti, cessati gli scontri, i Sovietici chiesero agli Americani di valutare un piano comune per "difendere entrambe le nazioni da un'eventuale terza potenza che non desse sufficienti garanzie di stabilità". Ovviamente si riferivano alla RPC, ma nel frattempo era iniziata la politica di Kissinger per normalizzare i rapporti tra Pechino e Washington.

Digressione, se l'ucronia non è stata già fatta: ma se il nazismo non avesse preso il potere, quale ruolo politico avrebbe assunto Kissinger in una Germania alternativa?

Alla fine, un cessate il fuoco così come prospettato, anche se su una base di uti possidetis che dava sempre fastidio, può rappresentare una soluzione abbastanza verosimile.

Quanto invece supposto da Luttwak, avrebbe comportato una necessaria azione preventiva sovietica in chiave nucleare contro la corrispondente struttura cinese e poi una grande campagna per eliminare il governo e le forze armate cinesi. Meno male che non si è mai visto come sarebbe potuta andare.

Proprio un giornalista che scriveva su una rivista di analisi strategiche mi raccontò che la storia dell'ordigno tattico nucleare sovietico, poteva non essere affatto balzana (oggi la si definirebbe complottista o bufala). Da parte mia sono piuttosto scettico sull'accadimento in questione.

Vero è che una reazione dello stesso tipo da parte della Cina nel 1969 sarebbe stata davvero rischiosa per Mao.

Bombardare Vladivostok (sul Pacifico, innervosendo oltremodo USA e Giappone), ma anche qualsiasi altro centro dell'Estremo Oriente o dell'Asia centrale sovietici, come anche solo provare a ricambiare sul settore di confine sovietico per colpire esclusivamente truppe nemiche, avrebbe comportato un'inevitabile escalation e la potenza sovietica in questo campo era notevole, pur dovendosi erodere l'arsenale nucleare di Mosca.

Ma la stessa dirigenza sovietica cosa avrebbe fatto? Utilizzare una settantina di ordigni per distruggere tutto l'apparato governativo e militare cinese con una certa dose di sicurezza, infischiandosene della quantità allucinante di vittime?

Credo che, comunque, il cinismo dei leader e dei vertici militari in genere, pronti perfino a sacrificare i propri uomini pur di ottenere una vittoria, a volte sia stemperato da una riflessione a tavolino che consente di far sorgere scrupoli sufficienti a non far precipitare tutto nell'abisso e, per fortuna, c'è sempre la paura della ritorsione a frenare.

Cosa che avrà fatto meditare Hitler, accompagnata dalla sua personale negativa esperienza durante il primo conflitto mondiale, convincendolo a non usare i gas nervini sui campi di battaglia.

Pensate ad un'operazione Barbarossa dove da subito questi terribili agenti vengono utilizzati e contro i quali non vi era, all'epoca, alcuna difesa.

Di quanto avrebbe accelerato l'avanzata tedesca e dove sarebbe giunta prima dell'autunno del 1941?

Usarla contro coloro che erano considerati subumani non creava certo problemi a Hitler, ma restava il timore che negli USA avessero sintetizzato quegli stessi gas e allora si preferì usarli solo contro i prigionieri dei lager.

Sebbene siano stati previsti piani militari sviluppati negli anni, dove l'uso indiscriminato degli ordigni nucleari avrebbero spazzato via l'Europa occidentale, quella orientale, il Nord America e l'Eurasia, dobbiamo sperare che il buon senso collegiale prevalga sempre.

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C'è anche quest'altra idea di MattoMatteo:

A seguito della "Guerra civile Cinese" (1927-50), la nazione si spacca in due:

- Repubblica Popolare Cinese, capitale Pechino; comunista e supportata dall'URSS, a nord del Fiume Giallo; in seguito, grazie anche al supporto russo, (ri)annetterà la Mongolia e la Corea del Nord.

- Impero Cinese, capitale Nanchino; capitalista e supportato dagli Usa, a Sud del Fiume Giallo: comprende Taiwan, Hong Kong e Macao; queste ultime due torneranno a far parte dell'Impero Cinese prima che nella nostra HL; farà da supporto alle truppe americane nella guerra del Vietnam e potrebbe ricevere questo territorio, e altri della vecchia "Indocina Francese", come "regalo" dagli americani.

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Ma Perchè No? gli domanda:

Chi sarebbe sul trono celeste e perché? Non credo che né Puyi né suo fratello Pujie sarebbero restaurati, non perché gli Americani non vorrebbe, ma perché la Cina nazionalista non sopporterebbe il ritorno dell'odiata dinastia straniera dei Qing, e per quanto io ne sappia non ci sono più pretendenti Ming. E i discendenti di Yuan Shi-Kai? Nessuna leggitimità, era imperatore della Cina come Bokassa I é stato imperatore del Centrafrica, e solo per un tempo brevissimo. Chang Kai-Shek potrebbe proclamarsi imperatore: una scelta più logica, anche se inverosimile. Fatto aneddotico : un Chang Kai-Shek imperatore ci darebbe oggi un imperatore di Cina per metà occidentale, perchè il figlio di Chang Kai-Shek si era sposato con una Russa perchè all'epoca studiava a Mosca e hanno avuto dei figli!

Il nome della parte Sud sarebbe quello della Repubblica di Cina fondata in Cina e sempre esistente sotto la forma di Taiwan : Zhonghuà Minguo o Republic of China (ROC). Eccezione fatta di altri eventi imprevisti, la sua storia rimarrebbe la stessa con uno regime autoritario e militarista diretto da Jiang Jieshi e dopo di lui suo figlio fino alla democratizzazione all'inizio degli anni '90 (dopo di che la lista dei presidenti sarebbe diversa visto che non ci sarebbero ragioni per vedere solo Taiwanesi monopolizzare l'esecutivo). In questa mappa Nanjing sarebbe comunque nella parte "nordista", la capitale della ROC potrebbe allora diventare Guangzhou (Canton). L'insediamento di basi americane é da prevedere, soprattutto durante la guerra del Vietnam (Jiang Jieshi si era mostrato entusiasta di aiutare gli USA nella nostra HL... e farsi pagare per questo).

Solo una domanda, cosa diventa la ribellione pro-Kuomintang musulmana nell'attuale Xinjiang, il conflitto civile post-1949 più importante della RPC? Per i vicini delle Cine, forse il Tibet non viene annesso, probabilmente non ci sarebbe una guerra di Corea: il primo Kim aveva lanciato l'aggressione solo dopo la vittoria di Mao per mostrare anche lui quanto era indispensabile per Mosca e conservare una sorta di libertà di azione prima del risveglio del Grande Fratello cinese, ma infatti dipende da come le forze americane sarebbero state stanziate.

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Ed Enrico Pellerito aggiunge:

Considerando che rispetto al mondo anglosassone siamo arrivati in ritardo nel proporre ucronie di respiro globale, non c'è da meravigliarsi se qualcuno ha già pensato a certe ipotesi e difatti quella di due Cine continentali, una comunista e una filo-Usa è già stata fatta da ucronisti americani, ma credo che per la prima volta la Cina capitalista sia stata configurata come "impero"; fino ad ora è sempre stata vista come una repubblica nazionalista guidata da Chiang Kai-shek (e poi dai suoi eredi) che per motivi vari non elimina i comunisti dalla Manciuria e le due nazioni proseguono ad esistere, a malapena "tollerandosi" a vicenda.

Sul fatto che Mao riesca a conquistare Pechino, però, ho dei dubbi, ma solo dal punto di vista militare. Se Pechino viene presa dal leader comunista è probabile che prosegua poi l'avanzata per cercare di vincere definitivamente il Kuomintang. Per meglio dire: concordo con la divisione Sud capitalista e Nord comunista, ma quando avvenne l'avanzata dell'esercito maoista che portò alla conquista di Pechino, a quel punto l'esercito nazionalista era profondamente minato al suo interno da gravi problemi di corruzione degli ufficiali (a tutti i livelli), dalle diserzioni di singoli militari ormai stanchi dopo parecchi anni di servizio e da un cambiamento ideologico che stava sempre più facendo proseliti a favore del comunismo, tanto che ci furono interi reparti che, una volta eliminati coloro che si opponevano, passarono armi e bagagli, come si suole dire, dalla parte dell'Esercito Popolare.

Per questo una volta raggiunta Pechino e aver compreso di poter sconfiggere in modo, se non facile, abbastanza agevole l'esercito nazionalista, Mao e compagni (è il caso di dire) si lanciarono alla conquista dell'intero paese e neanche tre mesi dopo avrebbe conquistato pure Nanchino.

Come PoD si dovrebbe ipotizzare una tenuta interna dei nazionalisti senza, però, rischiare la sconfitta di Mao. Nel 1945, alla fine del conflitto, Mao si trovava in una situazione per nulla gradevole; stanziato con il grosso delle forze nella provincia dello Shaanxi (cui l'unico vantaggio strategico era la vicinanza alla Mongolia controllata da Mosca), da dove aveva, comunque, dato parecchio filo da torcere ai Giapponesi, avrebbe ora rischiato il prosieguo della guerra civile contro un Kuomintang non più impegnato anche contro l'esercito invasore nipponico e notevolmente appoggiato dagli Usa. Né Mao nutriva molte speranze di un appoggio da parte sovietica, dato che Stalin ufficialmente riconosceva come Cina quella di Chiang Kai-shek.

Presto, però, le cose cambiarono e l'Urss iniziò ad appoggiare i comunisti cinesi, fornendo loro consiglieri e materiale bellico, specie quello catturato ai Giapponesi in Manciuria e proprio in questa zona, utilizzando le rotabili sotto loro controllo, i Sovietici fecero trasferire le truppe maoiste. Così, quando Chiang fece aviotrasportare le proprie truppe nelle zone urbane mancesi, subito dopo il rientro dell'Armata rossa in Siberia, le campagne erano già in mano ai comunisti e decise di eliminarli.

Ci stava quasi riuscendo e Lin Biao era stato costretto a fuggire ma intervennero gli Usa; il segretario di Stato Marshall, già generale, cercò di far giungere le due parti ad un accordo e quando fu evidente che questo tentativo era fallito, l'Esercito Popolare di Liberazione aveva avuto tutto il tempo per riorganizzarsi e riuscì a conquistare la Manciuria. Rispetto alla nostra realtà, Chiang preferisce rafforzare il proprio dispositivo difensivo ai confini settentrionali e non si avventura oltre, lasciando in essere una Cina comunista, impegnandosi in un'opera di riforme sociali e di lotta alla corruzione, contrastando i guerriglieri marxisti nel resto del paese rimasto sotto controllo del Kuomintang e che sarebbe ben più ampio rispetto alla mappa postata, che comunque vuole solo indicare l'area meridionale della Cina.

Ad ogni modo, una Cina comunista confinata nel Settentrione sarebbe ben poco indipendente, essendo legata all'Urss ne più ne meno delle altre nazioni europee e della Repubblica Popolare mongola e non credo proprio che Mao su questo fosse proprio d'accordo. C'è poi da chiedersi cosa avrebbe significato, nel panorama economico globale, una Cina capitalista in essere già dal secondo dopoguerra.

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Perchè No? tuttavia osserva:

Dopotutto questa Cina nazionalista non può essere troppo vasta, le truppe nazionaliste perdono questa guerra civile visto che non riescono a impedire la creazione della Cina Popolare. La loro zona dovrebbe essere solo uno perimetro più piccolo della zona nordista con una sicurezza garantita dagli USA, dunque non può essere troppo estesa. Veramente la zona tra Yunnan e Guangzhou con Taiwan inclusa mi sembra più verosimile.

E poi, Chang Kai Chek che lotta contro la corruzione? Ma era lui stesso la corruzione personificata. Preferirei un altro leader per la Cina nazionalista, più efficace, meno corrotto e più apprezzato degli USA (per non parlare di Sông Meiling, la famosa "madama" Chang).

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Ma Enrico Pellerito gli obietta:

Va bene, però è necessario che qualcuno (gli Usa o l'Urss) frenino Mao, perché una Cina Nazionalista più piccola di quella Popolare lo spingerebbe a completare la conquista del restante territorio, come di fatto avvenuto in Hl dopo la conquista di Pechino. Riguardo la lotta alla corruzione, ancora oggi l'amministrazione continentale cinese è impegnata su questo fronte; siamo in presenza di un reato endemico che si verifica tra la più vasta popolazione di una singola nazione e non è certo una cosa facile da estirpare.

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Perchè No? non si dà per vinto:

Lo credi? Chissà se Stalin non preferirebbe una Cina divisa, forse più facile da controllare e che avrebbe molto più bisogno del sostegno del Grande Fratello. A maggior ragione se senza guerra di Corea gli USA si impegnano maggiormente in Cina meridionale e si costruisce un'altra DMZ. Vedo bene MacArthur nominato in Cina dopo il Giappone, che promette un buco rotondo al posto della Città Proibita quadrata!

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Ed Enrico non è da meno:

Se la Cina comunista fosse stata solo una porzione dell'intero paese, è certo che sarebbe stata soggetta all'Urss; però, come ho già scritto sopra, Mao non sarebbe stato contento. Mi limito a vedere come sono andati i fatti: Stalin pensava, forse, di riuscire a controllare Mao e lo aiutò nella conquista di tutto il paese.

Il quadro che garantisce la situazione delineata dovrebbe prevedere una prima operazione comunista che riesce a conquistare la Manciuria così come in Hl, quindi un'avanzata verso sud che giunga a conquistare Pechino (anche questo come in Hl), poi qualcosa di divergente: Stalin comprende che Mao potrebbe diventare ingovernabile e riottoso una volta conquistata tutta la Cina; nel contempo lo stato maggiore del Kuomintang, insieme a consiglieri Usa, riesce a riorganizzare l'esercito nazionalista e a contenere i comunisti. Nessuna delle due armate, però, è in grado di prevalere sull'altra, anche per la stanchezza di tutti questi anni di guerra e si giunge ad un cessate il fuoco, non dichiarato ma di fatto.

L'interesse convergente tra Mosca e Washington ritiene lo status quo abbastanza soddisfacente e ci si limita a minacce, come quella di MacArthur, ma oltre non si va.

Per questo credo che sia meglio non ingrandire troppo la Repubblica Popolare a scapito di quella nazionalista. Poi c'è il problema delle zone occidentali, lontane dai centri principali e, ancora nel 1948, in preda all'anarchia,
Le ingloba la Rpc? In questo caso, avremo la rivolta dello Xinjiang, giustamente ricordata, mentre il problema tibetano si ricrea tale e quale. Se invece il controllo della zona occidentale lo riprende il Kuomintang avremo due Cine, grosso modo quelle ipotizzate da alcuni ucronisti americani, come il professore Arthur Waldron.

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Così ci ha scritto inoltre Tony Moretta:

Vi voglio mostrare questa mappa ucronica che rappresenta gli schieramenti in una ipotetica Terza Guerra Mondiale negli anni '80: in blu la NATO e i suoi alleati, in rosso il patto di Varsavia e i suoi alleati, in verde i paesi neutrali.

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Aggiungiamo la trovata di Federico Sangalli:

Con una mossa che ha stupito il Mondo il Presidente USA Richard Milhous Nixon si è recato a Mosca per un tour ufficiale di una settimana in Unione Sovietica, dal 21 al 28 febbraio 1972. Il viaggio è stato accuratamente preparato dal Segretario di Stato Heinz "Henry" Alfred Kissinger durante una serie di incontri segreti di alto livello nel Luglio e nell'Ottobre del 1971. Il Segretario si tratterà ulteriormente per firmare il 26 maggio 1972 l'Accordo Anti-Missile SALT I che dovrebbe, nelle parole di Mister Lissinger, "preservare il Mondo dalla proliferazione nucleare imponendo il controllo dei grandi alle nazioni emergenti", un chiaro messaggio alla Cina comunista, secondo molti analisti, e un tentativo di guadagnare il supporto sovietico per isolare i vietnamiti. Il Presidente Nixon, salendo i gradini dell'Air Force One, ha dichiarato che questa è stata "la settimana che ha cambiato il Mondo". Forse il Mondo no, ma la politica estera americana sicuramente.

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E ora, l'idea di MorteBianca:

Spesso, negli ambienti comunisti, Gorbachev viene visto come un "traditore" che ha, volontariamente, osteggiato il socialismo reale e volontariamente portato alla nascita della Federazione Russa capitalista. E' invece poco noto il suo originale progetto, a cui mirava la sua opera, di riforma dell'URSS in senso che le permettesse di sopravvivere, migliorarsi e perdere molti dei suoi difetti, con la realizzazione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche Sovrane. E se il progetto politico di Gorbachev si realizza? Se riesce ad applicarlo prima, il Golpe degli oltranzisti viene sventato senza l'intervento di Elstin (che rimane collaboratore ma non gli fa le scarpe) e Gorbachev ha via libera?

Il PCUS, dopo che la fazione conservatrice ha tentato il colpo di stato, viene messo sotto processo dalle autorità giudiziare: è la prima volta, nella storia dell'URSS, che il potere giudiziario mette sotto giudizio critico il potere politico. Stato e Partito perdono la loro identificazione. E' una "rivoluzione culturale" usata da Gorbachev, cavalcando il malcontento dei giovani e dei nazionalisti contro i vecchi e corrotti quadri del PCUS, come in Cina.

Proseguimento delle riforme di Trasparenza e lotta alla corruzione. Una grandissima "Tangentopoli" ripulisce i quadri dirigenti dai casi di nepotismo, corruzione, favoritismo e simili. Gran parte della corrente conservatrice viene messa all'angolo sotto pesanti accuse di eversione e mancato rispetto dell'autorità statale nonchè della costituzione. I magistrati fanno piazza pulita, il PCUS subisce una grande riforma interna, le varie correnti sono in lotta, storiche espulsioni e fuoriuscite. Si cerca di fondare partiti a sinistra e a destra del PCUS che però restano di nicchia.

Attuato un corpus di leggi amministrative che permettono l'iniziativa privata in limitate percentuali nelle aziende statali. Addirittura le piccole aziende possono essere lasciate in mano a cooperative (da distinguersi in Nazionali, Regionali, provinciali e così via, secondo la dicitura sovietica del tempo) a base popolare indipendenti dallo stato. Ed infine le piccole imprese locali possono venire lasciate a Solchoz e Mir indipendenti comunali auto-gestite, oppure ad imprese private (anche straniere). E' un modello ibrido di Socialismo di Mercato, NEP e Socialismo a caratteri cinesi.

Sancita la libertà di stampa, parola, pensiero e culto, liberalizzazione delle suddete. I media rimangono sotto controllo statale ma cessa la propaganda martellante.

Maggiore autonomia etnica e linguistica. L'URSS diventa un unione di nazioni sovrane (da qui la dicitura) con esercito, economia, esteri, difesa, trasporti e tanto altro in comune. I vari parlamenti distinti accontentano in tal modo i nazionalisti, specie nel baltico.

Vengono aperte delle zone al mercato occidentale (modello Zone ad amministrazione speciali cinesi). La prima è Stalingrado.

Le proteste e le rivolte di ordine neo-liberista, fascista e di sorta vengono represse. Lo stato mantiene la propria stabilità reprimendo le rivolte di questa affiliazione, ma non quelle studentesche (che però causano diversi disordini ed occupazioni, ma tutto viene incanalato da Gorbachev nella lotta al vecchiume).

Apertura del Parlamento ai partiti non comunisti ma sempre socialisti e socialdemocratici, secondo la teoria della "Democrazia Socialista" che considera le altre forme eversive.

Il Patto di Varsavia subisce una profonda riforma: i vari partiti comunisti vengono messi al vaglio, e quando sono considerati filo-stalinisti vengono scomunicati da Mosca. La Romania è la prima a subire questo processo. La Jugoslavia invece viene ufficialmente riconosciuta dopo decenni di mutuo odio. In Polonia le elezioni danno ragione ai liberali, e la Polonia viene liberalizzata ed esce dal Patto. Avviene quindi una riunione dei vari presidenti a Praga (città dove l'ultima volta i russi erano venuti con i carri armati). Il tentativo di liberalizzazione precedente viene riconosciuto come "utile e necessario" e Krushev, in questa azione, è scomunicato. Il Patto di Varsavia rinasce come Patto di Praha, successivamente rinominato "Alleanza Internazionale Socialista" o AIS.

Riallacciati i rapporti con la Cina, specie con Deng Xiaoping (che fu storicamente simile a Gorbachev nelle riforme). L'economia cinese riversa i propri investimenti in quella russa e viceversa, evitando la stagnazione economica (scongiurata di fatto con le aperture agli investimenti stranieri). Vietnam e Cambogia ritornano a riconoscere l'URSS. La Corea del Nord invece è chiusa nella Juche.

Alla Terza Internazionale l'Eurocomunismo viene accettato come prassi nei paesi occidentali: sarà possibile e auspicabile una via democratica e lenta al Socialismo Reale (su modello sovietico, altrimenti si scende nell'indefinito socialismo non-leninista). Il PCI, il PCF e il PCS sono a capo della coalizione dei partiti comunisti nella futura Unione Europea, e in blocco con il PSE (in questa timeline alleato con il "PCE" e quindi non nasce il DS) per contrastare l'Europa Popolare delle Banche. I comunisti sono ufficialmente "europeisti" latu sensu.

A seguito di questa esperienza la Terza Internazionale incontra la Quarta sotto la direzione di Gorbachev, auspicando ad una possibile riunione delle due correnti a seguito dell'ammissione degli errori dello stalinismo e della ragionevolezza dell'Internazionalismo, pur concedendo l'importanza del socialismo "momentaneamente" concentrato in pochi paesi. Le due Internazionali si riuniscono.

Aperto il dialogo con l'Internazionale Socialista "Per una prolifica alleanza fra socialisti e comunisti in tutti i parlamenti di tutto il mondo". Il comunismo "moderno" si apre a Femminismo, Ambientalismo, Movimento Studentesco e simili. In questo frangente otterrà l'appoggio, in seguito, di Mandela, di Chavez, del Subcomandante Marcos, di Sonia Ghandi e vari altri leader socialisti di vario genere in tutto il mondo. "L'Alleanza Rossa" di paesi socialisti è ancora più estesa (Bolivia in primis). In Messico gli Zapatisti prendono il potere. Successo della Socialdemocrazia Verde nei paesi nordici.

Incontro con i rappresentanti della Lega Araba: riconosciuto il Pararabismo e il Socialismo Arabo come prassi rivoluzionaria in oriente. La figura di Nasser è ritenuta eroica. Ambiguo il rapporto con Gheddafi, che comunque si mantiene coalizzato con i rossi.

Vittoria Laburista in Inghilterra, Referendum per l'indipendenza della Scozia in cui vincono i No. Il Commonwealth è riformato con ampie autonomie e partecipazioni parlamentari per tutte le nazioni e progressiva autonomia economica delle ex colonie, e anzi un progressivo supporto sociale dalla madrepatria.

Della NATO, o meglio dei "non rossi a varie sfumature", ormai sono rimasti solo USA, Isreaele, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e Singapore.

Hong Kong viene ceduto alla Cina alla fine del mandato britannico. A seguito delle forti contestazioni però viene lasciata una forte autonomia, e visto che le manifestazioni si sono diffuse anche nell'entroterra vengono avviati dei referendum per le città costiere, molte delle qali ottengono lo status di città ad amministrazione speciale. Il Tibet acquisisce maggiore autonomia, il Dalai Lama torna in patria.

Golpe in Corea del Nord, imprigionati i membri della dinastia "Kim" in Cina. Riunione delle due Coree in modello simile a quello Isreaelo-Palestinese e simile a quello Bosniaco: due nazioni, due parlamenti, una sola economia, esercito, costituzione, parlamento sovranazionale, esteri, difesa ecc...

A Taiwan vincono i socialdemocratici: avviata l'unione economica e militare con la Cina, che inizia la progressiva infiltrazione sull'Isola...

A Singapore vengono edificati i primi grattacieli autosufficienti, la popolazione al suo interno gestisce le risorse in comune, si parla di "comunismo utopico".

In America il Partito Democratico porta all'elezione di Obama, sostenuto da comunisti, ambientalisti, socialisti, Black Panthers, Minoranze spagnole e arabe nonché europee e native. Benché al governo ci siano solo democratici e repubblicani, nei singoli stati iniziano ad essere eletti i primi rappresentanti di terzi partiti, primo fra tutti quello Ambientalista...

E poi?

MorteBianca

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Chiudiamo per ora con l'originale proposta di Pietro Cociancich:

Le autorità sovietiche si rendono conto del pericolo rappresentato dal prosciugamento del Lago d'Aral, e a inizio anni '80 cominciano i lavori per un canale navigabile che lo colleghi al Mar Caspio da una parte e al fiume Ural dall'altra. Dopo il 1991 il Kazakistan entra in conflitto con l'Uzbekistan per il controllo del canale. Come cambia la situazione geopolitica dell'Asia centrale?

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Se volete farci sapere che ne pensate, scriveteci a questo indirizzo.


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