un'ucronia fantapolitica di Enrico Pellerito
Nel 1983 Edward Nicole Luttwak (1942-) pubblicò il suo "La Grande Strategia dell'Unione Sovietica" (in Italia sarebbe stato edito nel 1984), dove esprimeva un possibile (per lui quasi certo) sviluppo geopolitico-strategico in ordine alle decisioni in materia che da lì a qualche anno sarbbero state prese al Cremlino.
L'autore riteneva che di fronte ad un Occidente sempre più moralmente (quindi anche socialmente) ed economicamente (quindi anche militarmente) in crisi, l'URSS non aveva nulla da temere e che di conseguenza stava volgendo al termine il periodo del "grande accerchiamento", voluto dagli USA per contenere il pericolo della propagazione comunista nel mondo.
Come aveva stigmatizzato in quel periodo il nostro "avvocato" Umberto Agnelli, la coalizione occidentale aveva dovuto annoverare pochi Egitto e troppe Angola, riferendosi al fatto che gli acquisti fra gli alleati filo-atlantici, come appunto l'Egitto di Mubarak, fossero stati numericamente inferiori rispetto ai territori che l'URSS era riuscita a conqusitare (specie in Africa) nella sua continua espansione, ottenuta più con gli aiuti militari (consiglieri e mezzi) che con la forza della sua vincente ideologia rispetto la contrapposta, ma da molti considerata ormai fiacca e perdente, dottrina capitalista.
L'analisi e le conclusioni di Luttwak erano certamente basate su dati di prima mano e metodologicamente gestiti su proiezioni assolutamente valide e scientificamente provate, ma la fine della guerra fredda ha, non tanto impedito che ciò che egli prospettava potesse effettivamente accadere, quanto il fatto che le sue valutazioni erano del tutto errate.
A Mosca, infatti, piani e proiezioni erano completamente differenti, nonostante nel loro carniere fossero cadute Angola, Mozambico, Zimbabwe e via dicendo.
Tanto che ci sarebbe da pensare che l'opera di Luttwak non sia stato altro che un'operazione di disinformazione della CIA per non far capire allo STAVKA e al Cremlino ciò che invece Pentagono e Casa Bianca avevano ben chiaro; un progetto tendente quasi a rassicurare i governanti sovietici e ad indurli a fare ciò che veniva enunciato nel libro.
Cosa pensava Luttwak?
Nessun leader sovietico poteva più vedere nella NATO e nelle altre alleanze di teatro concluse dagli USA un vero e concreto pericolo per la propria sicurezza.
L'industria sovietica era in grado di sfornare carri armati, mezzi blindati, artiglieria, aerei e navi da combattimento di tutti i tipi e per tutte le missioni, in copiosa quantità.
Inoltre questi mezzi erano di qualità notevole, spesso superiori agli analoghi mezzi occidentali.
Il fatto che questi stessi strumenti militari erano stati surclassati dai loro omologhi prodotti negli USA durante la guerra del Kippur (il quarto conflitto arabo-israeliano nel 1973) derivava dalla maggior e migliore preparazione dei militari israeliani rispetto quelli egiziani e siriani; i soldati del Patto di Varsavia erano molto meglio addestrati, motivati e disciplinati rispetto a quelli europei occidentali e poi, in ogni caso, il riferimento era ad un conflitto che risaliva a ben dieci anni prima.
In conclusione, la semplice esistenza della superpotenza militare sovietica aveva ormai ingenerato timore fra i popoli dell'Europa occidentale e i loro rappresentanti politici, tant'è che ormai la frase "meglio morti che rossi", aveva veramente assunto una sua dimensione non soltanto concettuale, ma realisticamente concreta.
Forse, sebbene non si palesasse questa convinzione fra le righe, nè da parte di Luttwak nè tantomeno dai supposti pensieri degli strateghi di Mosca, i giovani delle nazioni del vecchio continente legate agli USA erano di fatto inflacciditi dalla vita comoda, dalle droghe, da uno stile di vita viziato e vizioso che non avrebbe più potuto produrre alcun effettivo grattacapo a chi era responsabile della sicurezza del Patto di Varsavia(!!!).
Con un occidente ormai in piena decadenza, con gli USA, unico baluardo effettivo (ma altrettanto bacato al suo interno dallo stile di vita anzidetto) e con il tutt'altro che teorico profilarsi del collasso dell'intero mondo (insieme a tutte le sue strutture politiche, militari, economiche e sociali già corrotte) posto al di là dell'Elba e dell'Atlantico, l'URSS poteva dirsi certa che il dominio mondiale era a portata di mano.
Ma se la superpotenza bellica (convenzionale e nucleare) dell'URSS era considerata bastevole ad indurre a miti consigli un mondo lacerato da contraddizioni sociali e di costume come quello capitalista, lo stesso impatto non si era avuto nei confronti dell'altro antagonista, la Cina, che sulla compattezza della propria società comunista faceva affidamento, oltre alla quantità di forza militare producibile del proprio popolo.
Luttwak riteneva che a quel punto il nuovo impero romano, l'URSS secondo lui (salvo definire così successivamente gli USA) si sarebbe rivolto ad est, per evitare quanto occorso al suo illustre predecessore a causa dei barbari provenienti dalla stessa direzione.
Una preventiva guerra, certamente anche nucleare, contro la Cina popolare avrebbe risolto ad un tempo molti problemi: eliminato un avversario geostrategico nel "gioco" del raggiungimento della totale supremazia globale; risolto una volta per tutte la lotta ideologica che caratterizzava le due diverse interpretazioni di marxismo-leninismo che si erano andate nel tempo sviluppando, dato un terroristico monito a livello mondiale, garantito la caduta dei regimi filo-cinesi in Africa e Asia con conseguente acquisizione dei relativi territori senza colpo ferire.
Oggettivamente, a parte l'ultimo punto che sembrerebbe inconsistente, dato l'alto costo speso per il suo conseguimento, gli altri erano obbiettivi certamente importanti per la leadership di Mosca.
Penso che oggi si possa dire che l'URSS era intenzionata a perseguire i propri scopi tendenti alla supremazia assoluta sul pianeta ma considerando la guerra come ultima ratio, pur non escludendola a priori e dandole un valore, una progettualità ed una fattibilità molto più incisive rispetto a quanto si proponevano le cancellerie occidentali.
I piani che prevedevano l'invasione dell'europa occidentale e la sua eliminazione mediante attacchi nucleari sono oggi di dominio pubblico e tanto basti; anche l'eventualità di considerare più che plausibile uno scambio nucleare con gli USA faceva parte delle opzioni del Cremlino.
Altro che espansione primaria verso la Cina! questa espansione ci sarebbe stata solo in un secondo tempo, dopo aver ridotto ampie porzioni dell'Europa occidentale ad aree radiottive ed aver di fatto disinnescato la volontà degli USA, costringendoli alla difensiva.
Dopo siffatta, spero non fastidiosa, esposizione passo ad una TL su un ucronico conflitto sino-sovietico per come ipotizzato da Luttwak.
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Aprile 1984: un'ennesima crisi economica, dovuta all'indebitamento pubblico e alle speculazioni a carico delle più deboli valute occidentali, spinge i governi delle nazioni europee che fanno parte della NATO a misure sempre più drastiche in materia di contenimento dei costi, con tagli alla spesa pubblica, freno agli aumenti dei salari e, in alcuni casi come ad esempio l'Italia, ricorrendo alla svalutazione della propria moneta.
Inizia un periodo caratterizzato da scioperi di lunga durata con cortei di protesta che sfociano quasi sempre in scontri di piazza in numerose città, da Parigi ad Atene, passando per Milano.
A queste manifestazioni vanno aggiunte quelle promosse dai pacifisti che ancora lottano contro lo schieramento ormai completato dei cosiddetti euromissili.
Negli USA la crisi dell'industria automobilistica che ha colpito la Chrysler sembra invece essersi risolta, sebbene la concorrenza asiatica, giapponese ma anche sudcoreana, si fa sempre più forte; per evitare il dover far nuovamente ricorso a sovvenzioni bancarie garantite dal Congresso, vengono emanate leggi a carattere protezionistico. Questo ha l'effetto di sviluppare una guerra commerciale con le altre nazioni, producendo un'ulteriore rallentamento nella ripresa economica mondiale.
A Mosca il leader sovietico Konstantin Chernenko, Segretario generale del PCUS e Presidente del Praesidium del Soviet supremo dell'URSS da appena due mesi, ritiene, insieme ai suoi collaboratori più importanti, che la crisi economica nel mondo occidentale può essere decisiva nel processo di collasso del sistema capitalista; sebbene non si possa ignorare che le conseguenze economiche negative investiranno anche l'Est socialista, i vertici moscoviti giudicano l'indipendenza energetica dell'URSS un elemento favorevole, aggiunto al fatto che i raccolti agricoli sono prevedibilmente abbondanti e possono garantire l'autosufficienza alimentare nel prossimo futuro.
E' il momento di dimostrare al mondo che la potenza militare sovietica non ha eguali sul pianeta e che nessuno può ragionevolmente opporsi ad essa.
Maggio 1984: mentre in Europa occidentale si assiste ad una recrudescenza del terrorismo di matrice fascista, i Sovietici iniziano una serie di operazioni contro i mujaheddin in Afghanistan.
Giugno 1984: i satelliti americani seguono i preparativi delle previste manovre militari estive nell'Estremo Oriente sovietico. Parallelamente anche i Cinesi iniziano a fare altrettanto, mentre in Europa sembra che l'Armata Rossa, in base alle usuali notifiche scambiate con i comandi NATO, non intenda compiere esercitazioni di grande impegno, limitandole anche nella durata.
Luglio 1984: per il giorno 28 è prevista l'inaugurazione dei Giochi Olimpici a Los Angeles, ai quali si sa che non parteciperanno l'URSS e i paesi allineati o politicamente vicini, eccezion fatta per la Romania e la Jugoslavia. Parteciperà invece la Cina, dopo 32 anni che mancava dalle competizioni olimpiche.
Nella notte tra sabato 14 e domenica 15 luglio nella città di Blagoveschensk, al confine sino-sovietico lungo il fiume Amur, avvengono degli attentati presso alcuni edifici pubblici e militari e si contano decine di morti e di feriti; secondo quanto dichiarano i Sovietici, responsabili di queste azioni sono gruppi di terroristi provenienti dalla vicina città cinese di Heihe.
Nei successivi giorni fra Mosca e Pechino vengono scambiati violenti messaggi e pretese formali richieste di scuse; i Cinesi negano qualsiasi loro coinvolgimento negli attentati, mentre i Sovietici li accusano di aiutare i mujaheddin afgani.
All'ONU si cerca di dirimere la controversia ma le proposte di offrirsi quali mediatori da parte degli USA e di altre nazioni vengono rigettate dal rappresentante sovietico: "Che il governo di Pechino ammetta le sue colpe! Poi si potrà discutere di tutto".
Il successivo 20 luglio, alcuni chilometri a sud di Blagoveschensk e Heihe avviene uno scontro fra motovedette sovietiche e cinesi che pattugliano i confini fluviali dell'Amur; le note ufficiali della Tass parlano di due scafi cinesi danneggiati ed uno sovietico distrutto, oltre a quattro marinai sovietici uccisi e otto feriti; Mosca alza minacciosamente i toni della disputa e dichiara che sono stati i Cinesi ad aprire per primi il fuoco.
Pechino nega con veemenza che le proprie forze navali abbiano dato inizio allo scontro e rimpalla l'accusa ai Sovietici.
Lunedì 23 luglio pare che la situazione tenda a normalizzarsi; i rappresentanti cinese e sovietico alle Nazioni Unite s'incontrano e giungono all'impegno, che verrà presto ufficializzato tra i rappresentanti diplomatici nelle rispettive capitali, di nominare una commissione mista, integrata da rappresentanti dell'ONU, per accertare quanto accaduto a metà luglio a Blagoveschensk.
Sono in molti a tirare un respiro di sollievo.
Ma gli animi tornano tristi l'indomani alla notizia, non confermata diplomaticamente da Mosca e da Pechino, che durante la notte sono avvenuti degli scontri di frontiera fra opposte pattuglie nei pressi delle isole Bolshoi Ussuriisky', alla confluenza dei fiumi Amur e Ussuri, nei pressi della città sovietica di Khabarovsk.
Il 25 luglio il mondo è scosso da una nuova notizia proveniente da Oriente: un combattimento aereo è avvenuto nella stessa zona dove il 20 luglio si sono scontrate le motovedette fluviali sovietiche e cinesi; non si hanno dati certi ma Mosca accusa i Cinesi di aver violato lo spazio aereo sovietico e provocato con manovre azzardate i caccia inviati dall'aeroporto militare di Blagoveschensk per intercettare gli intrusi. Il risultato è stato che uno degli aerei cinesi è stato abbattuto dopo che non dimostrava alcuna intenzione di rientrare nello spazio aereo cinese.
Il Cremlino produce una nota ufficiale nella quale si evidenzia che le forze armate dell'Unione Sovietica non subiranno più passivamente alcuna provocazione da parte della Cina e contrasteranno con la forza qualsiasi ulteriore sconfinamento.
Da Pechino rispondono che a sconfinare sono stati due Mig sovietici che hanno proditoriamente abbattuto un ricognitore dell'Aviazione del Popolo e che si sono poi allontanati non appena la caccia cinese si è alzata in volo per intercettarli. Questi incidenti, volutamente causati dai Sovietici, sono ormai diventati intollerabili e perciò verranno prese tutte le misure atte a difendere gli inviolabili confini della Repubblica Popolare.
[continua]
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