di Det0
Tutto parte da quest'idea di William Riker:
« Lo strazio e 'l grande scempio / che fece l'Arbia colorata in rosso » (Inf. X, 85-86): con questi versi Dante Alighieri ricorda con mestizia la celebre battaglia di Montaperti. In Toscana Manfredi appoggia le forze di Siena ed i ghibellini fuoriusciti da Firenze, che, guidati dal grande condottiero Farinata degli Uberti, il 4 settembre 1260 travolgono le milizie guelfe di Firenze sul torrente Arbia, « Ma fu' io solo, là dove sofferto / fu per ciascun di tòrre via Fiorenza, / colui che la difesi a viso aperto » (Inf. X, 91-93), fa dire Dante a colui che sembra avere « l'inferno a gran dispitto »: quando cioè i senesi proposero di radere al suolo Firenze, Farinata fu l'unico che si oppose e la salvò. Ma che accade se il ghibellino è più vendicativo? Una volta distrutta Firenze, cinque anni prima della nascita di Dante, chi sarà il padre della lingua italiana? Senza i Medici, che ne sarà dell'Umanesimo e del Rinascimento? E senza l'ago della bilancia, cioè Lorenzo il Magnifico, Milano o Venezia riusciranno a costruire uno stato nazionale almeno nell'Italia centrosettentrionale?
.
Ed ecco come Det0 ha sviluppato la proposta del nostro Webmaster:
Penso che senza Firenze i vantaggi per Milano sarebbero stati notevoli, e che avrebbe avuto la possibilità di creare uno stato nazionale. Ecco un abbozzo di Timeline:
1260: Battaglia di Montaperti, le forze ghibelline di Siena e Firenze
guidate da Farinata degli Uberti e appoggiate dal re di Sicilia Manfredi sconfiggono le forze guelfe fiorentine. Il Farinata, d'accordo con i
senesi, acconsente alla distruzione di Firenze.
1260-1275: Le città sottomesse al governo della Repubblica di Firenze tentano di riempire il vuoto lasciato dalla capitale impossessandosi dei territori circostanti l'ormai distrutta città. Traggono grandi vantaggi le città di Pisa, Livorno, Pistoia, Arezzo, Lucca, Prato ed (ovviamente) Siena.
1277: Battaglia di Desio, Ottone Visconti sconfigge Napoleone Della Torre: i Visconti divengono signori di Milano.
1287: Matteo Visconti è nominato capitano del popolo a Milano.
1302-1310: I Della Torre riprendono il controllo della città, Matteo Visconti è cacciato da Milano ma vi rientra vittorioso grazie alla discesa in Italia dell'imperatore Enrico VII.
1321: Dante Alighieri, figlio di un esule fiorentino riparato a Milano, pubblica "La Divina Commedia", il suo capolavoro, scritto in dialetto toscano con alcune contaminazioni del dialetto milanese. Ne segue che la lingua italiana conterrà più francesismi di quella parlata nella nostra Timeline.
1329-1339: Azzone Visconti è signore di Milano: riorganizzazione dei domini viscontei e accentramento del potere nelle mani dinastiche. Comincia l'espansione milanese in Lombardia: i territori dell'Ossola, della Valtellina, della Val Camonica, Pavia, Novara, Vercelli, Bergamo, Lodi, Crema, Cremona, Piacenza, Brescia vengono inglobati nei domini viscontei.
1339-1354: Giovanni Visconti è arcivescovo di Milano, governa la signoria con il fratello Luchino. Ulteriore espansione dei territori viscontei: annessione di Alessandria, Tortona, Mondovì, Parma e persino Bologna e Genova.
1354: Morte di Giovanni Visconti, i territori della signoria sono divisi tra i nipoti Bernabò e Matteo. Il controllo milanese si sposta persino su Verona, in quanto Bernabò era sposato con una componente della famiglia scaligera.
1387: Con un colpo di stato Gian Galeazzo Visconti, nipote di Bernabò, prende il potere e fa rinchiudere lo zio in un castello.
1395: Gian Galeazzo acquista dall'imperatore il titolo di Duca di Milano al costo di 100.000 fiorini; nascita del Ducato di Milano.
1395-1402: Gian Galeazzo porta il Ducato ad un'espansione mai vista
prima: vengono annesse ai suoi possedimenti Verona, Vicenza, Feltre, Belluno e Padova, con una conseguente
forte ostilità da parte dei veneziani.
Ma l'espansionismo di Gian Galeazzo si spinge ancora più a sud: prende possesso di Lucca, Siena, Pisa, Perugia, Assisi e delle piccole
signorie nei territori dell'ex Repubblica di Firenze senza alcuna opposizione.
Grazie ad alcune promesse territoriali il duca riesce ad ottenere l'appoggio del papa per un aiuto militare contro Venezia.
Alla morte di Gian Galeazzo i suoi progetti sembrano avere fine, ma con l'appoggio papale Giovanni Maria Visconti
riesce a mantenere intatti i piani espansionistici del ducato.
1400: il toscano con influenze milanesi diventa la lingua ufficiale del Ducato di Milano.
1402-1412: Continuando i progetti del padre, Giovanni Maria Visconti ottiene l'alleanza del papa promettendogli il possesso delle città di Rimini e Cesena, controllate dai Malatesta (con i quali aveva dei rapporti di parentela, avendo sposato la figlia di Carlo di Rimini); così facendo le truppe milanesi e pontificie riescono ad entrare a Rovigo e Treviso.
1412: la morte di Giovanni Maria lascia ancora una volta incompiuti i piani espansionistici milanesi.
1412-1447: Filippo Maria Visconti, fratello di Giovanni Maria, tenta di
ultimare ciò che il padre e il fratello avevano iniziato. Dopo la penetrazione nell'entroterra veneto, il duca intrattiene dei
rapporti con il Friuli e l'Ungheria per tentare l'assalto definitivo alla Serenissima, in crisi dopo le sconfitte nella guerra di Zara.
Per sconfiggere Venezia la città viene isolata e lasciata senza approvvigionamenti: l'Ungheria blocca l'accesso al mare Adriatico mentre
i milanesi fermano i commerci via terra verso Venezia, costringendo la città a cedere.
Caduta Venezia, sono suddivisi i territori promessi per gli aiuti militari a Milano: al papa va la costa Adriatica da Rimini ad Ancona, al
Patriarcato di Aquileia viene concesso il pieno possesso dell'Istria, mentre l'Ungheria ottiene la costa dalmata.
Ora gli unici rivali alla completa dominazione milanese nell'Italia centro-settentrionale rimangono i ducati di Mantova e Ferrara e quello
di Savoia. Per risolvere questi problemi Filippo Maria mostra una notevole abilità politica: decide di mettere in vendita il territorio di Reggio
Emilia, conteso sia dai Gonzaga sia dagli Estensi, scatenando una guerra nella quale poi si inserisce, riuscendo ad ottenere il controllo di
entrambi i ducati.
Per sbarazzarsi del problema sabaudo Filippo usa un'acuta strategia matrimoniale: prende in sposa la figlia del re di
Francia Carlo VII chiedendogli in cambio un aiuto militare contro il ducato di Savoia; dopo una guerra di pochi anni l'intero Piemonte
(compresi i marchesati di Saluzzo e Monferrato) è sotto il controllo milanese, mentre Nizza e la Savoia vanno al re di Francia.
Nei primi anni quaranta il Patriarcato di Aquileia viene acquistato dal duca milanese ed entra a far parte dei possedimenti viscontei.

1441: con l'appoggio papale Renato d'Angiò sconfigge Alfonso V d'Aragona, diventando re di Napoli e conquistando Sicilia e Sardegna.
1447-1454: Filippo Maria
muore senza eredi maschi
nella, e l'intero complesso statale visconteo va in crisi: a Milano emerge (per pochi anni) l'Aurea Repubblica Ambrosiana,
moltissime città del centro e del nord Italia si ribellano al dominio milanese e
la Toscana va (temporaneamente) sotto il controllo di un delegato papale.
Quando tutto sembra perduto si presentano due aspiranti al trono milanese: il re di Francia e il nobile Francesco Sforza, che aveva
sposato una delle figlie di Filippo Maria; rischiando di sfociare in una crisi ancora più profonda la questione si risolve con un ulteriore
donazione territoriale: Francesco Sforza diviene duca di Milano ed in cambio alla Francia è
ceduta la Corsica.
Nei successivi anni lo Sforza riesce (fortunatamente) a placare la situazione
della quale aveva perso il controllo alla morte di Filippo Maria.
1454: Viene firmata la Pace di Lodi, che legittima il potere di Milano
sull'intera Italia Centrosettentrionale. La penisola è così divisa in tre
stati: il Regno d'Italia al Nord; lo Stato Pontificio al Centro; il Regno di
Napoli sotto la dinastia d'Angiò al Sud.
Nello stesso anno Francesco Sforza è incoronato "Re d'Italia" da papa Niccolo V con il nome di Francesco I, nasce il Regno d'Italia.
Renato d'Angiò rifiuta di riconoscere il titolo di Re d'Italia a Francesco
Sforza, ed anzi assume a sua volta il titolo di Re d'Italia Meridionale. Tra
Nord e Sud della Penisola inizia una vera e propria guerra fredda, aizzata dal
Papa, che fa da ago della bilancia ed è interessato a far sì che nessuna delle
due dinastie, Sforza ed Angiò, riesca a prevalere sull'altra, accerchiando i
suoi domini.
1460: l'imperatore Federico III d'Asburgo concede al Re d'Italia Francesco I il titolo di Grande Elettore. Per mantenere dispari il numero dei Grandi Elettori ed evitare stalli al momento dell'elezione imperiale, tale titolo è concesso anche al Gran Maestro dell'Ordine Teutonico Ludwig von Erlichshausen.
1466: l'8 marzo muore re a 65
anni Francesco I Sforza, gli succede il figlio Galeazzo Maria I.
La lingua napoletana assurge a dignità letteraria e diviene lingua ufficiale
del Regno del Sud.
1476: detestato dalla nobiltà milanese per il suo carattere tirannico, re Galeazzo Maria I cade vittima di una congiura, probabilmente supportata dalla longa manus del re di Napoli Renato d'Angiò. Il 26 dicembre sulla soglia della chiesa di Santo Stefano il Re Galeazzo Maria I viene pugnalato da Giovanni Andrea Lampugnani, Gerolamo Olgiati e Carlo Visconti: il sovrano non ha ancora compiuto 33 anni. Il Lampugnani viene subito ucciso da una guardia del Duca, mentre il Visconti e l'Olgiati vengono catturati successivamente e messi a morte. A Galeazzo Maria I succede il figlio con il nome di Gian Galeazzo I, che ha solo 7 anni, sotto la reggenza della madre Maddalena di Valois (1443-1495), sorella del re di Francia Luigi XI. Primo Ministro del Regno e Siniscalco della Corona è Cicco Simonetta.
1480: il 10 luglio muore a 71 anni il re di Napoli Renato d'Angiò, gli succede il figlio Giovanni. L'ambizioso Ludovico, zio di Gian Galeazzo detto il Moro per la carnagione scura, diviene coreggente del Regno d'Italia.
1489: il 2 febbraio Re Gian Galeazzo I sposa Cunegonda d'Asburgo (1465-1520), figlia dell'imperatore Federico III ed Arciduchessa d'Austria.
1490: il 1 gennaio ha fine la
reggenza di Maddalena di Valois e di Ludovico il Moro, Gian Galeazzo I assume i
pieni poteri regali. Nell'ambito dei festeggiamenti che fanno seguito a questo
evento il 13 gennaio a Milano viene rappresentata di un'opera musicale il cui testo poetico
è stato composto da Bernardo Bellincioni, mentre le scenografie sono state realizzate da Leonardo da Vinci:
essa passerà alla storia come la "Festa del Paradiso".
Se però nella nostra Timeline dopo le nozze Gian Galeazzo si disinteressa del
governo e si dedica agli svaghi di corte, evidentemente in questa linea
temporale il Re d'Italia ha preso dalla madre, perchè dimostra notevole energia
allontanando subito da Milano tutti i cortigiani e i funzionari che non gli
vanno a genio, a partire dallo zio Ludovico, che giudica un intrigante
desideroso di togliergli il trono. Il Moro, che ha effettivamente manie di
grandezza, non la prende bene e trama con il re di Napoli Giovanni d'Angiò per
mettere in atto un colpo di stato e liquidare il giovane sovrano.
La delazione di uno dei congiurati fa però fallire il golpe: Ludovico il Moro
è arrestato, torturato e giustiziato nel Castello Sforzesco.

1491: il 30 gennaio nasce Francesco Maria, figlio primogenito di Gian Galeazzo I e Principe di Venezia (titolo questo che da qui in poi caratterizza l'erede al trono d'Italia). Il genovese Cristoforo Colombo, che si è inutilmente rivolto prima al re di Portogallo e poi al re di Spagna, si reca alla corte di Gian Galeazzo I, che decide di finanziare la sua spedizione transoceanica grazie ad alcune corvèe che il porto di Genova gli deve.
1492: il 25 luglio muore papa
Innocenzo VIII, nel successivo Conclave (6-11 agosto) viene eletto Papa Giuliano
della Rovere, arcivescovo di Bologna e Decano del Sacro Collegio Cardinalizio,
grazie alla pesante ingerenza di Gian Galeazzo Sforza che gli assicura
abbastanza oro in prestito per pagare i Cardinali elettori; il nuovo Papa prende
il nome di Giulio II. Il grande sconfitto è il candidato di re Giovanni d'Angiò
e dei Re di Spagna, lo spagnolo Rodrigo de Borja i Borja, nipote di Papa
Callisto III.
Il 12 agosto Cristoforo Colombo parte da Genova per tentare di raggiungere le
Indie navigando verso occidente. Il 12 ottobre avvista un'isola (oggi sappiamo
che si trova nelle Bahamas) da lui battezzata San Salvatore. Il 27 ottobre
scopre Cuba, da lui definita "l'isola più bella che occhio umano abbia mai
visto". Il 5 dicembre è la volta di Haiti, da lui battezzata Isola
Sforzesca.
1493: il 6 marzo Cristoforo
Colombo, di ritorno dalle Indie, giunge in Portogallo, il paese dove ha vissuto
per sette anni e preso moglie, ed è ricevuto dal re Giovanni II; il successivo
25 marzo giunge a Genova dove incontra re Gian Galeazzo I, mostrandogli dieci
indiani portati con sé, pappagalli tropicali, frutti esotici e polvere d'oro.
Entusiasta, il Re d'Italia nomina Colombo Ammiraglio della Flotta Reale e lo
incarica di organizzare una nuova spedizione nelle "isole dell'India oltre il Gange",
delle quali è nominato fin d'ora governatore suo fratello Giacomo Colombo.
Inizia l'avventura coloniale italiana. Si mordono le mani i Re Cattolici di
Spagna e il Re di Napoli, che non hanno dato retta al "visionario"
Colombo.
Il 19 agosto muore l'imperatore Federico III. Re Gian Galeazzo I avanza la
propria candidatura al titolo imperiale, ma per 5 voti a 4 viene sconfitto dal
cognato Massimiliano d'Asburgo.
1494: il 7 giugno, dietro mediazione di Papa Giulio II, è firmato il Trattato di Tortona, con il quale il mondo è letteralmente spartito in due con una Linea in direzione nord-sud, 370 Leghe (1770 km) ad ovest delle Isole di Capo Verde, corrispondenti a una longitudine a 46° 37' Ovest. Le terre ad est di questa Linea (così chiamata per antonomasia) apparterranno al Portogallo, e quelle ad ovest al Regno d'Italia. Il nuovo Papa è infatti italiano, a differenza dello spagnolo Rodrigo de Borja, e trascura completamente Spagna, Francia e Inghilterra nella suddivisione del Nuovo Mondo. Fine del Medioevo, ha inizio l'Età Moderna.
Per suggerimenti o commenti, scrivetemi pure a questo indirizzo.
.
Questo è il commento del grande Bhrg'hros:
Fantastico sviluppo! Comunque anche l'Europa riserva grandi obiettivi: dopo la Corona di Re d'Italia, quella Imperiale, poi la Polonia, poi la (ri)conquista di Costantinopoli e dopo i tentativi su Francia e Napoli.
Aggiungo per associazione di idee:
- se non ci fosse stata (tra
XI. e XIX. secolo) la fabbricazione dell'idea di Italia (sulle cui ragioni
potremmo discutere molto a lungo proprio con lo strumento decostruttivo che
l'ucronia ci fornisce), Milano stessa (o "stesso") avrebbe fatto parte
di una Grande Francia;
- se (prima) non ci fosse stata la Cattolicizzazione dei Longobardi, Milano
farebbe parte di una Grande Germania;
- se non ci fosse stata la Cristianizzazione tardoromana, Milano farebbe
parte... di un Grande Galles!
.
E ora, una pensata di Renato Balduzzi:
Com'è noto, pur essendo Guelfo, Dante era un ammiratore dell'Imperatore Enrico VII di Lussemburgo. E se, dopo essere stato esiliato da Firenze, si trasferisce in Germania, dove il potere imperiale è più forte, alla corte prima di Enrico VII e poi di Ludovico IV di Baviera? Potrebbe scrivere la sua opera principale in lingua tedesca, segnando l'inizio di una nuova fase della letteratura germanica. Come sarà strutturato il poema nazionale teutonico?
.
Così gli risponde Bhrg'hros:
Il cognome è sicuramente di origine germanica, presumibilmente francone (Aldighieri < *Aldi-gaiRa-R < *Aldi-gaizaz "lancia epocale"), il nome potrebbe a sua volta esserlo, attraverso il longobardo o l'alemannico (*Durant "che osa" < germanico *thurejanda-z), quindi in Germania sarebbe stato pressoché sicuramente ritedeschizzato in Durant Aldger. Detto questo, l'idea di Dante che scrive in tedesco è originale!
.
C'è poi la proposta di Never75:
In questo sito sono state avanzate parecchie ipotesi circa un proto-regno d'Italia prima dei Savoia. Gli attori sono stati, di volta in volta, i Visconti, gli Sforza, le varie dinastie del regno di Sicilia, gli stessi Savoia. Nessuno però ha mai preso in considerazione l'unico uomo che, prima di molti altri, fu a un passo da realizzare se non un regno d'Italia, perlomeno qualcosa di molto simile a esso: Ezzelino da Romano. Al culmine della sua carriera, questo avventuriero nonché vicario imperiale si era trovato tra le mani un vastissimo territorio che abbracciava quasi per intero il Veneto (eccettuata Venezia) gran parte della Lombardia, il Trentino e territori minori in Emilia. La parabola di Ezzelino si concluse il 27 settembre 1259 con la sconfitta di Cassano d'Adda. Ipotizziamo però almeno due scenari diversi:
1) Ezzelino vince la battaglia di Cassano e si dirige a Milano conquistandola. Diventa de facto il padrone dell'Italia Settentrionale. Venezia e il papa in un modo o nell'altro si devono riconciliare con lui. Non avendo figli legittimi, saranno i suoi nipoti, figli del fratello Alberico a proseguire il suo sogno regale. Una volta assicuratasi la parte con Venezia, interessata più ai commerci e agli empori in Oriente che alla Terraferma Veneta, i da Romano si concentrano su Genova e, dopo un lungo assedio, la conquistano con l'aiuto degli stessi Veneziani. Con un potente alleato nel Nord d'Italia, anche la discesa di Enrico VII è più proficua e Firenze viene conquistata. In segno di ringraziamento l'imperatore regala la città ai da Romano, che aggiungono un altro tassello ai loro domini. Inoltre la strada per il Sud è spianata: l'esercito imperiale e quello dei da Romano, dopo aver saccheggiato Roma, si dirigono alla volta di Napoli. Roberto d'Angiò è costretto alla resa. I da Romano rimangono, per volere imperiale, gli unici e incontrastati padroni dell'Italia Centrosettentrionale. E il papa, ridotto a più miti consigli, è costretto suo malgrado a incoronare Alberichetto II da Romano come Re d'Italia.
2) Ezzelino viene a patti col Papa e si dichiara formalmente suo vassallo. In cambio il pontefice è più che disposto a conferire legittimità ai territori da lui conquistati. Si consolida così una potente signoria che fa da argine a Venezia e Milano. Quali sviluppi?
.
Gli replica il solito Bhrg'hros:
Nel primo scenario mi manca la politica nazionale sveva mirante a unificare nella Nazione tedesca i Tedeschi 'cisalpini', ossia i continuatori dei Longobardi e altri esponenti del Ghibellinismo; per il Vicario Imperiale e Capo della Parte Ghibellina sarebbe stato il quadro immediato di riferimento. Quei decenni sono stati l'ultimo momento in cui si poteva avere qualche incertezza sui processi di formazione nazionale (a parità degli altri fenomeni di lunga durata); dopo di allora la prevalenza dell'opzione neolatina (addirittura riformulata dopo pochi decenni come 'toscana') è stata assoluta. Nel secondo scenario non riesco invece a cogliere i vantaggi del Papa a favorire Ezzelino rispetto a Venezia e Milano (da cui Roma non aveva alcunché da temere).
.
E ora, un divertissement che dobbiamo al grande Falecius. La sua amica Milady de Winter ("ultraprecaria di italiano" come lei stessa si definisce) nel suo blog "Il salotto di Milady de Winter. Diario quasi quotidiano della mia vita scolastica e non" ha pubblicato un post intitolato "Perchè non darò mai più un esercizio di completamento", che qui val certo la pena di riprodurre, poiché ci presenta un Quattrocento europeo invero... ucronico!
« Completa il testo inserendo al posto dei puntini le parole opportune (divisa, Lodi, Firenze, Spagna, Napoli, Venezia, Bizantino, imperatore, Ottomano, Principati, nazionali, Stati regionali, Signorie, Medici, nobiltà, equilibrio, centro-settentrionale, meridionale)
Nel Quattrocento
l'Europa era caratterizzata nella parte occidentale dalla presenza di tre forti
monarchie signorie: la Francia, l'Inghilterra e la
Nobiltà. Lo stesso Napoli era ormai più debole dei
re perchè non riusciva a limitare il potere della divisa. Emerse
invece la forza dell'impero Meridionale che nel 1453 conquistò
Costantinopoli, determinando la caduta dell'impero degli Stati Generali.
Nel Quattrocento l'Italia si presentava Equilibrio sia
politicamente che economicamente in due zone ben distinte: l'area bizantino
era caratterizzata da una vivace civiltà urbana, mentre quella ottomano
era dominata dalla civiltà feudale. Dalla fine del Duecento e per
tutto il Trecento i conflitti interni ai Comuni portarono alla formazione delle nazionali
che poi si trasformarono in Lodi.
Contemporaneamente gli Stati più forti estesero il loro potere su quelli più
deboli, dando vita a Medici.
L'Italia rimase divisa ma si affermarono cinque Stati più forti: il Ducato di
Milano; la Repubblica di centro-settentrionale che difese a
lungo la sua organizzazione comunale ma che finì sotto il potere dei Venezia;
la Repubblica di Principati che non divenne mai una
Signoria e che dominava i traffici mediterranei; lo Stato della Chiesa e il
Regno di Firenze dove i sovrani faticavano a imporre il
loro potere sui signori feudali. Nella seconda metà del Quattrocento, in Italia
si aprì con la pace di Spagna un lungo periodo
caratterizzato dall'Imperatore tra gli Stati regionali.
»
.
Effettivamente il somaro ne ha sbagliate 18 su 18. Ma ecco come il nostro Renato Balduzzi ha tradotto questo capolavoro di fantastoria:
« Le monarchie
signorili: Francia, Gran Bretagna e Nobiltà (un impero corrispondente all'incirca alla nostra Germania diviso in regni dove tutti sono nobili)
Il re di Baden Giuseppe Napoli era il presidente della Nobiltà, ma non riusciva a tenere testa alla rivoluzione armata della
Divisa, che altri non erano che il potere militare.
L'Impero meridionale conquistò Costantinopoli, capitale dell'impero degli
Stati Generali.
L'Italia divisa in due regioni: l'area bizantina (meridionale) e ottomana (settentrionale).
I comuni iniziarono a farsi la guerra fra di loro e finivano per annettersi a vicenda in confederazioni chiamate
Nazionali che poi furono ribattezzate Lodi in onore della capitale, dando origine ad una grande confederazione di confederazioni nel nord italia.
Medici fu la degenerazione centralista della confederazione Lodi dopo una serie di sconfitte contro l'Impero Ottomano, che vi instaurò un governo fantoccio.
Dopo la liberazione ottomana dello stato dei Medici, la nazione si disgregò in Ducato di Milano, Repubblica
centro-settentrionale dominata dalla dinastia dei Venezia, la repubblica di
Principati, lo stato della Chiesa (che scalzò evidentemente l'Impero meridionale dalla penisola) e il regno di
Firenze.
Gli Stati Regionali avevano deciso di nominare un imperatore d'Italia, ma non c'era unanimità sulla capitale da assegnare cosicché
l'Imperatore aveva un trono itinerante. »
Post scriptum: Ovviamente, lo stato dei Medici era anche conosciuto come lo stato dei Dottori. ^__^
.
E non basta: Renato ha preparato anche due cartine per quest'Europa folle! Prima l'Italia:
E poi l'Europa (cliccate per ingrandire):
.
Così ci ha risposto prontamente Milady de Winter:
Caro Collega, mi è abbastanza chiaro che voialtri appartenete alla categoria dei GTA (Geni Totali Assoluti). La spiegazione assolutamente seria e plausibile del delirio del mio alunno è una delle cose più godibili del mondo, a pari merito con la coppa TripleChocolat di una gelateria al mare! Le cartine, poi, sono un capolavoro.
Lieta che fra le italiche genti si annidino ancora siffatti individui, mi permetto a mia volta di segnalare il vostro indirizzo in un mio post, a beneficio dei lettori. Un pucciniano saluto, vostra Milady.
.
Se volete contribuire alle discussioni in corso, scriveteci a questo indirizzo.