Gioacchino Murat primo Re dell'Italia Unita

di Camus Vanz


“Dall’Alpi allo stretto di Sicilia odasi un grido solo: L’indipendenza d’Italia”. Il 30 marzo 1815, a Rimini, ci fu il primo programma di rivendicazione dell’indipendenza, dell’unità e libertà nazionale racchiuso nel famoso documento del re-generale Giochino Murat noto come il “Proclama di Rimini”. Il proclama colpì positivamente Alessandro Manzoni che compose una canzone dal titolo omonimo: “Proclama di Rimini, 1815”, che al verso 34 recita: “liberi non sarem se non siam uni: / ai men forti di noi gregge dispetto, / fin che non sorga un uom che ci raduni”. L'opera rimase incompiuta in seguito all'esito negativo della campagna militare di Gioacchino Murat. Il “Proclama di Rimini”, su sollecitazione e incoraggiamento da parte di uomini come Vincenzo Cuoco e Giuseppe Zurlo, lanciava un appello a tutti gli italiani, affinché, sotto la bandiera di Gioacchino Murat, si realizzasse il sogno dell’unità d’Italia. Sul tema dell'indipendenza italiana, Murat fu diviso tra il legame con Napoleone e la voglia di conservare il trono, e questo ebbe gravi risvolti anche sul terreno politico, vanificando così il progetto di creare un Italia libera e indipendente. E se Murat invece, fosse riuscito a portare a termine la propria impresa?

Gioacchino Murat Re d'Italia

Gioacchino Murat Re d'Italia

PRIMA FASE DELLA GUERRA D'INDIPENDENZA

15 marzo 1815: Murat dichiara guerra all'Austria cinque giorni prima dell'entrata di Napoleone a Parigi, riuscendo a mettere insieme un esercito forte di 82.000 uomini, inclusi 7.000 cavalieri e 90 cannoni, lasciando in patria un contingente che avrebbe dovuto provvedere alla difesa del regno in caso di attacco dalla Sicilia. Gli austriaci rinforzano le proprie truppe in Lombardia, un esercito forte di 120.000 uomini, che inizialmente era stato mobilitato per attaccare Napoleone in Francia, posto sotto il comando di Heinrich Johann Bellegarde. Successivamente lo Stato Maggiore austriaco, assegna parte delle truppe dell'Italia settentrionale sotto il comando di Johann Maria Philipp Frimont, per contrastare l'avanzata di Murat. A tale scopo, Frimont stabilisce il proprio quartier generale a Piacenza per sbarrare la strada per Milano al Re di Napoli. Poco prima dell'inizio della guerra. Murat invia le sue due divisioni della Guardia nello Stato Pontificio. Papa Pio VII si rifugia a Genova, mentre con il resto dell'esercito Murat pone il proprio quartier generale ad Ancona e avanza verso Bologna.

19 marzo 1815: Gioachino Murat è acclamato re d’Italia e con circa 40 mila soldati incomincia l’impresa di liberazione dell’Italia dagli invasori. Oltre al suo proclama Gioachino scrive un bando indirizzato ai soldati: “d’Onore e di Fedeltà … per le libertà, per l’indipendenza della patria, pel trionfo dé principi liberali messi in bando dà vostri nemici …”.

30 marzo 1815: Murat giunge a Rimini. Viene emesso il “Proclama di Rimini”, col quale incita tutti gli Italiani a sollevarsi contro i dominatori stranieri e a combattere per la causa dell'Italia Unita.

Nel frattempo gli austriaci al comando del generale Federico Bianchi, vengono sconfitti in uno scontro nei pressi di Cesena e si ritirano verso Modena, schierandosi sulla difensiva dietro il fiume Panaro.

3 aprile 1815: Murat avanza verso Bologna conquistandola, per poi ingaggiare e sconfiggere nella battaglia del Panaro l'esercito di Federico Bianchi respingendolo fino a Borgoforte mentre la divisione comandata dal generale Michele Carrascosa su ordine di Murat occupa Modena, Carpi e Reggio Emilia. L'esercito Napoletano inizia l'assedio di Ferrara, che viene occupata dopo un lungo ed estenuante assedio, e solo dopo aver cacciato gli austriaci.

8 aprile 1815: Le due divisioni della guardia che Murat aveva inviato nello Stato pontificio riescono a penetrare indisturbate in Toscana, occupando Firenze, la capitale del Granducato, costringendo il granduca Ferdinando III di Toscana a fuggire a Pisa. Laval Nugent von Westmeath, generale della guarnigione austriaca di Firenze si ritira a Pistoia, installandosi in posizione difensiva, in attesa di rinforzi in arrivo da nord, fermando l'avanzata napoletana. Lo stesso 8 aprile Murat attraversa il Pò a Occhiobello, nei pressi di Ferrara, per entrare in territorio austriaco.

8-9 aprile 1815: Battaglia di Occhiobello. Primo attacco dei Napoletani che effettuano la carica di un intero reggimento di dragoni, che con astuzia ed efficacia rompono il piccolo sbarramento dell'artiglieria austriaca al comando di Jhoan Freiher von Mohr. La battaglia si conclude con la vittoria dei Napoletani. Il giorno successivo un contingente di 20.000 uomini composto in gran parte da reduci e veterani delle guerre napoleoniche si unisce all'esercito napoletano. Sul finire del 9 aprile gli austriaci ripiegano su di una posizione difensiva, in attesa della controffensiva napoletana. Il Regno Unito, che nel frattempo aveva inviato una flotta di cannoniere nel mar Adriatico, dichiara guerra al Regno di Napoli. Gli austriaci al comando di Laval Nugent von Westmeath vengono sbaragliati dai continui attacchi dei Napoletani sull'Appenino ligure, che risalgono in direzione di Modena.

12 aprile 1815: Dopo tre lunghi giorni di combattimenti e dopo aver subito 1500 perdite, gli austriaci sono nuovamente sconfitti nella battaglia Mantova e sono costretti a ritirarsi a Piacenza. Vengono, in seguito, occupate dall'esercito Napoletano la città di Parma e Cremona dove incontrano una fiacca resistenza da parte delle truppe austriache. Nel contempo, Murat ordina un attacco per liberare la città di Brescia assediata dalle truppe austriache dopo che questa era insorta.

14 aprile 1815: Il gen. Carrascosa, libera Brescia. Alcuni reparti austriaci al comando di Federico Bianchi, acquartierati a Legnano e Rovigo, si ritirano inspiegabilmente verso Verona dove sono raggiunti da resto delle truppe evacuate da Brescia, poco prima della liberazione della città.

17 aprile 1815: La battaglia di Piacenza segnerà il punto di svolta della campagna militare murattinana. Prima dell'inizio della battaglia, Murat incrementa il contingente napoletano fino a 9.000 uomini, per lo più tra i volontari proveniente da tutta Italia pronti a morire per la causa dell'Unità e dell'Indipendenza della Nazione Italiana. Frimont, invece, riceve l'ordine di tornare in Lombardia e preparare le truppe austriache per l'invasione della Francia: a combattere Muarat così, rimasero così solo due corpi austriaci per un totale di 25.000 uomini. Nella battaglia di Piacenza, Murat riesce con una sequenza impressionante di manovre e rapide schermaglie a basa intensità, ad accerchiare Neipperg, il quale ordina alle sue truppe di ripiegare su Milano per organizzare un estremo tentativo di difendere la città dai napoletani. Le divisioni comandate da Carrascosa occupano le città di Pavia, Vigevano, Lodi e Melegnano sbaragliando la la fiacca resistenza opposta dalle guarnigioni austriache dalle truppe di Frimont. Murat, decide allora, di attaccare Milano e sconfiggere Neipperg, prima che potessero giungere nuovi rinforzi inviati da Frimont, cercando poi affrontare quest'ultimo e sconfiggerlo definitivamente.

20 aprile 1815: Murat conquista Milano. Murat, che fino a quel momento aveva ricevuto uno scarso sostegno dalle popolazioni italiane, viene accolto oltre che da una folla entusiasta di milanesi. Ugo Foscolo gli conferirà l'appellativo di “Padre della Patria” e “Imperatorum Romanorum”, Imperatore di tutti i Romani. Frimont ordina la ritirata generale delle sue truppe dalla Lombardia e pone il nuovo quartier generale a Verona per organizzare la difensiva contro l'esercito Napoletano. A Milano, Murat adotta come bandiera , non più quella del Regno di Napoli ma il Tricolore Italiano, verde, rosso e bianco con al centro lo stemma del Regno di Napoli (1808 – 1815): uno scudo che rappresenta lo stemma del nuovo stato in un vessillo a sfondo azzurro circondato da una cornice rettangolare a scacchi rossi e bianchi. Lo stemma unisce al fascio e all'aquila, simboli dell'Impero francese, il cavallo nero su sfondo dorato come emblema di Napoli, e il triscele per rappresentare la Sicilia. La corona all'apice dello stemma rappresenta il titolo regale del Murat ottenuto secondo una costituzione, lo statuto di Baiona, mentre lo sfondo per la prima volta riprende i colori dello stemma degli Altavilla, primi sovrani di Sicilia.

Bandiera del Regno d'Italia (1815)

Bandiera del Regno d'Italia (1815)

21 aprile 1815: Frimont ordina il dispiegamento delle sue truppe lungo il fiume Adige a difesa dei possibili passaggi e allo scopo di bloccare la marcia del “Re di Napoli” in Veneto. La sera stessa del 21 aprile Murat invia il gen. Carrascosa e Pepe a Pastregno con due contingenti di 60.000 uomini ciascuno, più altri 20.000 volontari accorsi da tutte le regioni d'Italia per combattere gli austriaci.

26 aprile 1815: I successi di Muarat inducono i Ducati Parma, Modena, Granducato di Toscana, Stato Pontificio, liberatesi dai rispettivi sovrani, a chiedere l'annessione al Regno di Napoli. A Napoli, il governo provvisorio ratifica la fusione con gli Stati dell'Italia centrale. Il Regno di Sardegna rimane neutrale.

10 maggio 1815: L'esercito Napoletano, varcato l'Adige, entra a Verona e prosegue verso Vicenza. Nuove armate raccogliticce sono battute e respinte oltre l'Adige. Capitolazione dell'armata di Neipperg che verrà fatto prigioniero dai Napoletani dopo la battaglia.

22 maggio 1815: Offensiva dell'esercito Napoletano. Dopo accaniti combattimenti le truppe guidate dal gen. Guglielmo Pepe, riescono ad accerchiare e sconfiggere gli Austriaci nella battaglia di Vicenza. La battaglia in cui muoiono molti ufficiali austriaci, contribuì far scendere il morale dell'esercito Austriaco, che si ritira scompaginato.

24 maggio 1815: Murat e Carrascosa avanzano da Verona su Rovigo, e si dirigono su Padova, dove Murat ottiene un'altra vittoria sugli austriaci. Subito dopo le armate Napoletane si ricongiungono a Montecchio Maggiore nei pressi di Treviso.

31 maggio 1815: I Napoletani, battono gli austriaci nella battaglia di Mira, cui partecipano anche volontari accorsi dal Piemonte. Al termine della battaglia l'esercito Napoletano si impadronisce della città, mentre l'esercito Austriaco si sgretola. Frimont è fatto prigioniero dai soldati napoletani.

3 giugno 1815: Murat alla testa dell'esercito Napoletano marcia su Venezia. Gli inglesi inviano una flotta al largo della Sicilia.

4 giugno 1815: Murat entra trionfalmente a Venezia. Il popolo accoglie con entusiasmo il liberatore. Intanto la scarsa popolarità della guerra in Austria, la preoccupazione che l'Italia si avvii all'Unità, inducono l'imperatore Austriaco Ferdinando II, a porre fine alla guerra col Trattato di Mirano.

7 giugno 1815: Firma del TRATTATO DI MIRANO, stipulato il 20 maggio a Mirano, tra l'esercito austriaco, sconfitto nella battaglia di Padova e quello Napoletano di Gioacchino Murat, Re di Napoli. Il trattato pone fine alla dominazione austriaca sul Lombardo-Veneto (il Veneto fino al fiume Livenza), che l'Imperatore Francesco I d'Asburgo consegna a Murat. La convenzione, è sottoscritta per i Napoletani da Pietro Colletta, plenipotenziario del gen. in capo Michele Carrascosa. Per gli Austriaci, il trattato è firmato da Adam Neiperg, plenipotenziario del generale in capo Federico Bianchi e da Lord Burghrsh, ministro plenipotenziario di Sua maestà Britannica presso la corte di Toscana.

11 giugno 1815: Con votazione unanime, il Parlamento Napoletano, proclama GIOACCHINO NAPOLEONE MURAT “Re d'Italia”. Napoli è la capitale del Regno di Italia. A Napoli il governo provvisorio annuncia l'elaborazione di una costituzione che concili, “libertà e autorità”.
Il regno d'Italia viene suddiviso in 7 grandi regioni: Transpadania, Veneto, Etruria, Sabinia, Napolitania, Lucania, Calabria.

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L'Italia al momento dell'Unità, è un paese essenzialmente agricolo, caratterizzato dalla presenza di residui feudali (la mezzadria diffusa nell'Italia centrale, il latifondo nel Meridione). L'industria è ancora debole ed è accettata in Lombardia; il sistema fabbrica e poco diffuso: la produzione artigianale continua ad avere rilevante importanza.
Al momento dell'Unità Murat, si trova ad affrontare molti gravi problemi: dall'Unificazione legislativa, amministrativa e doganale (superamento dei particolarismi e separatismi), alla formazione di un esercito Nazionale, alla creazione delle infrastrutture (rete stradale e ferroviaria), all'approntamento di un efficiente sistema scolastico. Le spese militari e quelle del nuovo stato unitario gravano sul bilancio statale (deficit) e portano a un eccessiva pressione fiscale, che grava soprattutto sui ceti meno abbietti.
Viene adottata l'organizzazione centralizzata dello Stato, imperniata sui Governatori di nomina governativa a capo delle 7 regioni; limitata autonomia ai Comuni: rappresentanza politica censitaria (elettori il 5% della popolazione).

Settembre 1815: Tutta l'attenzione politica e rivolta alla cosiddetta, “Questione Romana”. Reazione del Pontefice Papa PIO VII. SILLABO: condanna dell'Unità d'Italia, del liberalismo, del laicismo, del cattolicesimo liberale, della supremazia dello Stato sulla Chiesa.

Febbraio 1816: Il gen. Guglielmo Pepe con un corpo di volontari, fidando nel tacito consenso di Murat, inizia da Messina una spedizione per liberare tutta la Sicilia “Trinacria, terra d'Italia”. Viene però fermato dalla flotta Anglo-Borbonica.

16 febbraio 1816: Il governo italiano impone alla flotta Italiana un'azione generale nel Tirreno per cacciare la flotta Inglese.

3 marzo 1816: Battaglia navale al largo di Messina (“Battaglia di Messina”) e sconfitta della flotta navale Inglese, dovuta alla crisi di comando, alla scarsa coesione dell'esercito, e ai contrasti tra i Comandanti Inglesi e i Borboni.

24 marzo 1816: Armistizio di Milazzo, stipulato tra il comandante della flotta inglese e l'Ammiraglio della Marina Italiana. I Borboni sono costretti a evacuare tutta la Sicilia. In Inghilterra le polemiche sul disastroso andamento della guerra provocano delusione e malcontento. Gli inglesi per cercare di risolvere con la forza la situazione consegnano la Sicilia e le Isole Eolie al Regno d'Italia in cambio del loro predominio su Malta, Pantelleria e il Mar Mediterraneo.

25 marzo 1816: Il governo italiano sancisce l'annessione della Sicilia al Regno d'Italia, con il nome di “Trinacria”. Ferdinando IV è costretto a fuggire dall'Isola, prima in Sardegna poi a Madrid, su di un mercantile spagnolo, dopo che la flotta italiana, aveva bloccato il porto di Palermo e distrutto le cannoniere borboniche li presenti.

30 marzo 1816: In Sardegna, cresce il malcontento della masse popolari contro Vittorio Emanuele I di Savoia. I comitati popolari chiedono formalmente l'intervento militare italiano e l'annessione al Regno d'Italia.

6 aprile 1816: L'intenzione di occupare la Sardegna da parte dell'esercito italiano, comunicato alle altre potenze, non provoca reazione in Europa, nonostante le forti proteste del governo Sabaudo e di Casa Savoia.

Giugno 1816: Scoppiano delle ribellioni in ogni città della Corsica sottoposte a pesanti tributi. Le milizie cittadine corse sono battute dai Francesi, nella battaglia di Saint-Florent. Nello stesso mese si costituisce il “Partito della Corsica Italiana”. Il sentimento dell'indipendenza Corsa è tenuto vivo da associazioni e comitati cittadini filo-italiani.

Luglio 1816: Si costituisce il “Movimenti degli Italici Corsi” che si batte per salvaguardare l'appartenenza “Italiana” della Corsica. Scoppia la guerra civile tra i Patrioti filo-Italiani e e le truppe di occupazione francese con l'intervento delle truppe italiane che conquistano Portovecchio e il 14 luglio occupano Ajaccio. Per iniziativa di Gioacchino Muarat, “Re d'Italia”, un'assemblea di patrioti corsi proclama l'annessione della Corsica al Regno d'Italia. La Francia ritira tutte le truppe presenti nell'isola.

Settembre 1816: La “Guerra Civile Corsa” ha richiesto gravi sacrifici e entrambi i belligeranti (oltre 20.000 morti falciati soprattutto da epidemie negli ospedali e nei campi di prigionia francesi). Al momento dell'annessione la Corsica è completamente dissestata. La ricostruzione dell'isola diventa il compito principale degli anni che seguono.

1816 – 1821: A luglio del 1816, viene convocato il primo Parlamento Italiano eletto, presieduto da Vincenzo Cuoco: il 70% dei seggi è liberal-monarchico, il 24% democratico e il rimanente 9% indipendente. La costituzione che nasce tra settembre e gennaio è una Costituzione Laica e Liberale; Monarchia rappresentativa ereditaria secondo la legge salica (il Re nomina il Primo Ministro e l'esecutivo); Sistema Bicamerale: Senato vitalizio di nomina regia; Camera dei Deputati elettiva su base censitaria; La religione cattolica è religione di Stato.
Il governo provvisorio presieduto da un comitato di salute pubblica cade e Murat affida l'incarico di formare un nuovo governo a Pellegrino Rossi. Il gabinetto presieduto da Pellegrino Rossi, si applica per rendere più efficiente l'intero apparato burocratico, riorganizzare la giustizia, trasformando i giudici in funzionari. L'istruzione diventa obbligatoria e si articola in scuole inferiori, medie e superiori, controllate e regolamentate dallo stato. L'accento è posto soprattutto sulle materie umanistiche (letteratura italiana, latino, greco), in misura minore alla matematiche e le scienze applicate.
Nel Novembre del 1815 entra in vigore il “Concordato”, che subordina il clero allo Stato e stabilisce la confisca dei beni ecclesiasti e la chiusura di scuole religiose e dei seminari. Grazie ha un provvedimento del governo Rossi si attenua l'inflazione con la fondazione del “Banco d'Italia”. Ripresa del commercio e dell'industria dovuta ai dazi protezionistici, costruzione di strade, ferrovie e commesse statali per l'esercito. La carriera statale è aperta a tutti i cittadini. Creazione di una nuova nobiltà dotata di maggioraschi e insignita di antichi titoli. Entra in vigore il “CODICE MURATTIANO” che codifica le leggi, garantendo la libertà personale, la proprietà privata, la parità di diritti, i matrimoni civili e il divorzio. 
Sotto Muarat, l'Italia si avvia a diventare una grande potenza economica e militare. L'Italia acquista maggiore peso politico e commerciale, con la stipula dei trattati commerciali con le altre potenze europee. Viene introdotto il servizio militare obbligatorio e riorganizzato l'esercito sul modello francese e prussiano; l'istruzione diventa obbligatoria. La moneta del Regno d'Italia e la LIRA. Viene abolito l'ultimo residuo di ordinamento feudale: i grandi latifondisti sono sostituiti dai distretti amministrativi; istituzione delle pensioni statali per indennizzare i veterani e reduci di guerra. La popolazione è in continuo aumento. Trattati di amicizia con Francia, Inghilterra, Russia, Impero Ottomano.

- Cultura
La cultura si fa portavoce, soprattutto dell'aspirazione unitaria. Napoli, diventa il centro di un intensa attività culturale, affluiscono i maggiori rappresentanti della vita intellettuale italiana, continuando il processo iniziato durante il rinnovamento settecentesco. Gli scrittori italiani partecipano attivamente anche alla vita politica, in vari posti di responsabilità civile e militare, spesso alternando l'intellettuale con l'azione politica.

- Politica 
In parlamento si formano le correnti politiche: conservatrice, federalista, costituzionale unitarista. Pur concordando, nell'aspirare all'unità nazionale, i RADICALI (generalmente piccolo borghesi, artigiani) tendono a una Repubblica Democratica, mentre la borghesia cittadina e l'intellettualità liberale, si limitano a riforme moderate e costituzionali. Vengono nominati ministri liberali. Il parlamento abolisce la censura e realizza le prime riforme. Dal 1821 nelle varie regioni d'Italia si rafforza il movimento democratico che ha come scopo la revisione della Costituzione: ne deriva un acuto contrasto tra Liberali, che sono a favore della monarchia Costituzionale, e i Radicali e Democratici, che vogliono l'abolizione della Monarchia e l'instaurazione di una Repubblica Democratica.

- Economia & Industria
Organizzazione per lo sviluppo delle industrie minerarie, siderurgiche e meccaniche. Nascono le grandi banche; migliora l'agricoltura. Incremento delle attività commerciali attraverso la formazioni dei capitali finanziari (istituti bancari e di credito) e lo sviluppo della grande industria. Sviluppo dell'industria e delle ferrovie italiane. Lo sviluppo della cooperazione agricola rurale incrementa l'esportazione di prodotti agricoli.

- Urbanistica
Inizio di nuovi programmi edilizi di lavori pubblici (ferrovie, strade, canali, porti). Tra il 1816 e il 1825 trasformazione urbanistica di Napoli: circa 60.000 nuove costruzioni, alloggi case popolari, palazzi. Proclamazione della libertà di sciopero e l'affrancamento dei contadini dalla servitù feudale. Nuove provvidenze sociali per i lavoratori e i meno abbietti ( casse mutue, alloggi, biblioteche popolari), le ore di lavoro sono ridotte a otto e viene sancito per la prima volta il diritto di sciopero e associazione. Servizio militare obbligatorio.

SECONDA FASE DELLA GUERRA D'INDIPENDENZA

Marzo 1821: In Piemonte i patrioti lombardi, con a capo Santorre di Santarosa, contano sull'appoggio di Murat per espellere Vittorio Emanuele I e dichiarare l'annessione di tutta la Savoia al Regno d'Italia. Vittorio Emanuele e il figlio Carlo Felice, fiduciosi dell'intervento francese, tentano una sporadica resistenza contro le milizie popolari guidate da Santorre di Santarosa e Ciro Menotti.

15 marzo 1821: Falliscono i tentativi di Vittorio Emanuele I di conciliarsi la simpatia della popolazione per evitare il sorgere di un conflitto. Il pericolo di guerra imminente preoccupa Luigi XVIII che ordina la mobilitazione dell'esercito Francese al confine con la Savoia. Contro Murat, il Regno Sabaudo stringe un'alleanza con la Francia in vista di una soluzione militare per sedare le ribellioni. Invitato da Vittorio Emanuele I, Luigi XVIII invia truppe francesi da impiegare contro l'Italia.

16 marzo 1821: Vittorio Emanuele I e Luigi XVIII, sottoscrivono un trattato che obbliga la Francia a inviare un contingente di 15.000 uomini, in caso di attacco da parte italiana. Nello stesso periodo, in Europa, incomincia ad accendersi un grande entusiasmo per la causa italiana, ma nessun governo si dimostra disposto a dare un contributo concreto.

26 marzo 1821: L'esercito francese, su espressa richiesta di Vittorio Emanuele, giunge a Torino, e subito intraprende una sistematica repressione degli insorti. Migliaia di patrioti piemontesi filoitaliani per fuggire alle rappresaglie riparano all'estero. A Torino con l'aiuto dell'esercito francese è restaurato il regime assoluto: processi e condanne.

29 aprile 1821: Scontri tra i volontari italiani guidati da Confalonieri e i soldati franco-piemontesi ad Asti e Alessandria.

2 maggio 1821: Le truppe italiane entrano in Piemonte, avanzando verso Torino. L'esercito franco-piemontese viene sconfitto nella battaglia di Chivasso ad opera del gen. Guglielmo Pepe, a cui hanno partecipato, volontari appartenenti alla aristocrazia Piemontese.

3 maggio 1821: L'avanzata degli italiani verso Torino, stimola il sentimento patriottico e nazionale italiano. Falliscono i tentativi francesi di respingere gli italiani.

13 maggio 1821: Conquista di Asti e Alessandria. Le esigue truppe franco-piemontesi sono sopraffatte dalla superiorità delle truppe italiane del gen. Guglielmo Pepe. L'esercito Piemontese deve ripiegare sotto l'incalzare delle truppe italiane, dopo aver subito gravi perdite.

14 maggio 1821: La campagna dell'Italia contro il Piemonte termina con la presa di Torino, per giungere alla Pace di Sestrierre: cessione della Savoia, Piemonte, Nizza che vengono annesse al Regno d'Italia. Vittorio Emanuele I abdica, rinunciando per sempre al Regno e fugge a Parigi.

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29 maggio 1821: Trattato di Nizza, che contribuisce alla distensione tra le varie potenze Europee. Viene firmato il seguente accordo: PATTO DI SICUREZZA, (Francia, Inghilterra, Italia, Impero Austro-Ungarico), per la regolazione pacifica di tutte le controversie, con l'impegno della dell'Austria a non attuare con la forza rettifiche del confine sud occidentale; la Francia a garantire l'inviolabilità del confine sud-orientale e la smilitarizzazione dell'Occitania orientale.
Alla fine del conflitto si rafforza la coscienza nazionale italiana, ma rimangono per lo più insoluti i problemi delle minoranze nazionali e le questioni di confine. L'Italia persegue sempre più una politica dettata da interessi nazionali, per affermare la sua egemonia su tutta l'area del Mediterraneo.

Camus Vanz

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Ed ecco una possibile continuazione scritta dall'amico Stefano Giaccaglia:

1821-1836: Periodo relativamente tranquillo in cui l’Italia si dedica allo sviluppo interno. Riforme per favorire l’industrializzazione, che favoriscono la nascita dei triangoli industriali tra Milano, Torino e Genova e tra Venezia, Padova e Bologna, ma anche la nascita del quadrilatero industriale tra Napoli, Reggio Calabria Taranto e Bari. I Porti di Genova, Gioia Tauro, Taranto, Ancona e Venezia diventano i più sviluppati del mediterraneo. Decuplicano anche i chilometri di reti ferroviarie. Iniziano anche i lavori per i trafori sulle alpi. Importanti riforme anche nell’esercito, con maggiore risalto dato al merito e incentivi per quelli che dopo la leva intendono rimanere e far carriera nelle forze armate. Potenziamento della marina da guerra con la realizzazione di molte navi e cannoniere legate agli ultimi ritrovati della tecnica in ambito militare. Razionalizzazione e miglioramento dei reparti dell’esercito. In particolare con regio decreto n°1953 del 18 giugno 1836, viene creato su idea del gen. La Marmora la specialità di fanteria dei bersaglieri per l’esplorazione e l’assalto, e viene promossa a forza armata, con compiti di polizia e polizia militare, l’arma dei carabinieri, nella quale si convogliano tutti i corpi di gendarmeria e similari presenti nel regio esercito.

21 febbraio 1837: All’età di 70 anni, si spegne nella notte per un attacco di cuore il re soldato, il padre della patria, nonché il fautore dell’unità. Profondo cordoglio in tutto il paese per la morte del primo re d’Italia. Secondo la costituzione, il 20 marzo 1837, equinozio di primavera,viene incoronato nel duomo di Napoli il figlio primogenito di Murat e Carolina Bonaparte, Napoleone Achille Murat.

1837-1838: Francia, Inghilterra e impero Asburgico ritengono il nuovo sovrano un debole, e sono convinti che l’Italia unita si reggeva solo su carisma del grande re soldato e sulla sua figura, quindi cestinando il trattato di Nizza del 1821 e, forti dell’accordo segreto di Marsiglia, che impegna le tre nazioni ad entrare in guerra se attaccate dall’Italia, iniziano molte campagne per trascinarla in guerra e, successivamente, per smembrarla facendo ritornare la situazione antecedente all’unità. A riprova di ciò, in tutto il territorio italiano, nel primo biennio di regno del secondo re d’Italia, vengono arrestati qualcosa come 200 anarchici insurrezionalisti che poi si dimostrano essere collegati se non finanziati direttamente dalle tre potenze sopracitate. Contemporaneamente sia Austria che Francia mobilitano le loro truppe al confine, effettuando continue esercitazioni volte a provocare gli italiani per trascinarli in una guerra. Però il nuovo re non è stupido come tutti credono, ma si dimostra alquanto assennato. Di carattere mite e gioviale, ma anche risoluto, cresce a Napoli con idee piuttosto liberali. Raggiunta la maggiore età, prima di intraprendere la carriera militare, viaggia per tutte le capitali europee ed americane come rappresentante del regno d’Italia. Si innamora particolarmente degli Usa, dove conosce Catherine Daingerfield Willis, che sposerà nel 1826. Nel 1824 entra nell’esercito. Dimostra subito la stessa capacità tattica del padre e fa rapidamente carriera. Nel 1828 raggiunge il comando di uno squadrone dei dragoni di Firenze e nel 1832 raggiunge il comando della 3° divisione di cavalleria “Lupi di toscana”. Divenuto re e imbeccato dall’eccellente servizio segreto del regno, capisce subito le manovre tentate dalle potenze confinanti, e agisce di conseguenza: con il regio decreto n°2051 del 16 giugno 1837, vengono create 4 divisioni alpine, divisioni formate da personale reclutato tra le valli su base volontaria, quindi con forte senso di corpo e con ferrea volontà nel difendere le proprie case. Inoltre sono addestrate duramente per combattere nelle condizioni più dure possibili: si tratta a tutti gli effetti del primo esempio di truppe da montagna. Inoltre sfrutta i suoi contatti con gli americani per stipulare accordi commerciali e di amicizia. Sfrutta le sue tendenze liberali dando mandato ad un pool di giuristi, letterati e politici di proporre una modifica della costituzione per adeguarla a modello di quella americana, che ritiene la migliore esistente.

2 novembre 1838: le continue intromissioni per rovesciare e smembrare il regno culminano nella così detta “rivolta dei morti”: la notte la flotta inglese sbarca tra Marsala e Mazara del Vallo un migliaio di filo borbonici che dovrebbero istigare alla rivolta la Sicilia, ma la popolazione non partecipa alla rivolta e anzi, prende le armi contro i rivoltosi e aiuta i carabinieri e il corpo delle guardie di pubblica sicurezza ad arrestarli. Questo atto da parte degli inglesi, provoca la rottura dei rapporti diplomatici tra l’Italia e l’Inghilterra.

10 gennaio 1839: entra in vigore la nuova costituzione, che introduce tra le altre cose un senato non più di nomina regia ma di nomina a base regionale, la dichiarazione dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge ed infine, ma non meno importante, l’introduzione del suffragio universale maschile valido per tutti i cittadini. Di fatto l’Italia diventa uno degli stati più liberali d’Europa non che del mondo, e i salotti culturali di Roma, Napoli e Firenze divengono i punti di ritrovo di tutti i liberali europei.

1839-1847: continua l’opera di industrializzazione del paese, che progressivamente sta diventando una delle prime potenze mondiali. Inel 1842, con il completamento del traforo del Frejus, la rete ferroviaria italiana diventa la prima d’Europa per estensione. Continua anche la scolarizzazione della penisola, con l’innalzamento della scuola dell’obbligo fino alla terza media e con il tasso di analfabetismo che cala progressivamente. Continuazione del potenziamento dell’esercito e della marina, che ormai contende alla Mediterranean Fleet il controllo del mediterraneo.

15 aprile 1847: improvvisa quanto inaspettata morte del secondo re d’Italia Napoleone Achille Murat. Secondo la costituzione, diventa regina la figlia secondogenita di Gioacchino, Letizia Murat, dato che Napoleone Achille non ha lasciato eredi. Rispettando la consuetudine inaugurata dal fratello dopo i funerali del padre, la regina viene incoronata nel duomo di Napoli dopo un mese dai funerali, quindi il 15 maggio 1847.

TERZA FASE DELLA GUERRA D’INDIPENDENZA

1848: la primavera dei popoli, che colpisce tutta l’Europa, passa marginalmente in Italia, che anzi, da salotto liberale d’Europa, finanzia segretamente i liberali austriaci, francesi ed inglesi che chiedono riforme e libertà. Nell’impero Asburgico la rivolta accende gli animi propagandosi in Boemia e in Ungheria, ed infine anche nell’Austria. Il 13 marzo gli studenti di Vienna insorgono chiedendo un governo più liberale.

18 aprile - 23 maggio 1848: Sentendo le notizie che arrivano dalla capitale, la protesta monta in tutte le regioni a maggioranza italiana, fomentate anche dagli esuli riparati in Italia: Trento, Trieste, Belluno, Aquileia, Udine, Fiume, Zara, Spalato, Ragusa e tante altre cacciano le rispettive guarnigioni e si dichiarano libere città italiane chiedendo l’annessione al regno d’Italia. Il governo subito si affretta a riconoscere la libertà di queste città si dichiara pronto all’annessione, intimando al governo asburgico di non intervenire contro le città ribelli. Nel frattempo mobilita l’esercito e la marina in previsione della più che probabile guerra.

27 maggio 1848: sotto il comando del maresciallo Radetzky, l’armata austriaca del Friuli cinge d’assedio Trento, Belluno e Udine.

28 maggio 1848: il governo italiano dichiara guerra all’impero Asburgico e passa i confini. Gli italiani attaccano con due divisioni alpine, quattro divisioni di fanteria e due di cavalleria, mentre dal mare usano la flotta dell’adriatico, che comprende anche due battaglioni di “fanti da mar”, la fanteria da sbarco creato per ricalcare il famoso reparto della marina veneziana.

30 maggio 1848: la flotta dell’adriatico si raduna davanti a Cattaro e comincia la risalita verso nord, rimando bene in vista dalla costa. La vista della flotta italiana che viene a portare appoggio fa esplodere gli animi in tutta la bassa Dalmazia: dovunque spuntano tricolori e si bruciano i simboli asburgici.

1 giugno 1848: primo scontro tra italiani e austriaci: l’armata alpina raggiunge Trento e rompe l’assedio costringendo gli austriaci a ritirasi verso Belluno. Intanto la flotta continua a risalire verso nord e in serata arriva nella baia di Ragusa tra il giubilo della cittadinanza.

5 giugno 1848: la seconda armata raggiunge Belluno e libera anch’essa dall’assedio. Gli austriaci si ritirano intorno ad Udine. Il maresciallo Radetzky richiede rinforzi per rimpiazzare le forze perse nei primi due scontri. Nel frattempo la flotta italiana arriva a Spalato.

6 giugno 1848: il Regno Unito, preoccupato dalla nuova potenza ostile che sta nascendo nel mezzo del Mediterraneo, rompe gli indugi e dichiara guerra all’Italia. La Francia, sconquassata dalle rivolte interne, non interviene.

8 giugno 1848: le due armate italiane si incontrano a una ventina di chilometri da Udine. La flotta intanto raggiunge Zara senza trovare traccia della flotta nemica.

9 - 10 giugno 1848: battaglia di Udine, dove gli italiani, con un capolavoro tattico, riescono ad accerchiare l’armata austriaca infliggendogli perdite spaventose. Ora senza la protezione dell’esercito, gli italiani hanno via libera fino ad Innsbruck e Bolzano, senza che nessuno possa opporsi. Lo stesso maresciallo Radetzky viene catturato mentre cercava di scappare. Intanto le altre tre flotte italiane (quella del Tirreno settentrionale, quella del tirreno meridionale e quella ionica) si muovono per cercare la Mediterranean Fleet.

12 giugno 1848: battaglia dell’isola di Unie: la flotta austriaca compare al largo dell’isola e viene affrontata e distrutta da quella italiana. Gli italiani catturano cinque navi e ne affondano otto, non perdendone nessuna. Dopo un giorno di riposo, l’esercito italiano si rimette in marcia procedendo verso nord.

13 giugno 1848: l’Adriatico è a tutti gli effetti un lago italiano, quindi vede un via vai di trasporti italiani che sbarcano truppe in Dalmazia e Istria, mentre la flotta dell’adriatico si ritira verso Ancona per riorganizzarsi e prendere parte alla caccia della flotta inglese.

15 giugno 1848: firma dell’armistizio di Trento tra Austria e Italia.

17 giugno 1848: la flotta dello ionio blocca l’isola di Malta e inizia il cannoneggiamento di La Valletta.

20 giugno 1848: battaglia di Biserta: la flotta inglese viene individuata e seguita a distanza fino al punto di raduno, al largo della città tunisina. Qui due flotte italiane, quella del tirreno settentrionale e quella del tirreno meridionale, l’attaccano e riescono ad averne la meglio, catturando sette navi e distruggendone una quindicina, a fronte della perdita di sole due navi.

21 giugno 1848: le navi reduci dalla battaglia che non hanno subito danni significativi si muovono verso Gibilterra, mentre le navi danneggiate scortano i velieri catturati in Sicilia.

25 giugno 1848: la flotta reduce dalla battaglia raggiunge i porti di Trapani e Palermo, tra la gioia degli abitanti delle città. La notizia della clamorosa vittoria si diffonde subito in tutta Italia.

30 giugno 1848: la flotta dell’Adriatico si ricongiunge a quella dello Ionio completando l’accerchiamento di malta, di Pantelleria, e delle isole Pelagie.

5 luglio 1848: arriva a Gibilterra la flotta reduce dalla battaglia di Biserta, e subito blocca l’importante avamposto inglese.

7 luglio 1848: inizia l’invasione di Malta: tutti i fanti da mar delle due flotte riunite sbarcano nello stagno di Malleggia, conquistano agevolmente tutta la zona nord dell’isola, mentre dalla Sicilia provengono due divisioni di fanteria.

8 luglio 1848: prosegue l’avanzata delle truppe italiane sull’isola. La squadra navale che assedia Gibilterra si deve ritirare per la comparsa all’orizzonte di una imponente flotta britannica, inviata in soccorso agli assediati. Vengono lasciate solo delle piccole e veloci navi che sorvegliano a distanza i movimenti degli inglesi.

11 luglio 1848: tutta l’isola di Malta è quasi completamente sotto il controllo italiano, ad eccezione di La Valletta, che comunque è sotto assedio.

14 luglio 1848: la regina di Spagna si rende disponibile per mediare una conferenza di pace.

15 luglio 1848: le guarnigioni di Pantelleria e delle isole Pelagie si arrendono alla flotta italiana. Intanto la situazione di La Valletta, bombardata sia dal mare che da terra, si fa disperata e tra i difensori si registrano molte defezioni.

20 luglio 1848: la flotta che assediava Gibilterra arriva a Cagliari e dà l’allarme.

25 luglio 1848: per evitare che l’arrivo degli inglesi dia morale ai difensori e costringa la flotta ad allontanarsi, gli italiani lanciano l’assalto finale a La Valletta, che stremata da più di un mese di assedi e cannoneggiamenti, non riesce a resistere più di qualche ora. Con la conquista della città, si completa la conquista della strategica isola al centro del mediterraneo.

27 luglio 1848: Battaglia di Pantelleria: un’imponente flotta italiana, formata dall’unione delle migliori navi di tutte e quattro le flotte italiane intercetta al largo dell’isola di Pantelleria un’altrettanto imponente flotta inglese. La sanguinosissima battaglia che segue si protrae dal mattino per tutto il giorno con fasi alterne, sino a che, verso le cinque di pomeriggio, l’ammiraglia inglese, la Hms Havanna, viene abbordata dai fanti da mar che riescono a catturare l’ammiraglio Sir George Martin, comandante in capo della flotta. Il bilancio a fine giornata vede alte perdite su ambo i lati, rispettivamente 4 navi affondate per gli italiani e 7 affondate e 5 catturate per gli inglesi, che sono anche costretti a ritirarsi verso Gibilterra.

31 luglio 1848: firma dell’armistizio di Palermo con l’ammiraglio Martin.

10 agosto 1848: inizio del congresso di Barcellona.

30 agosto 1848: firma del trattato di Barcellona alla presenza di Isabella II di Spagna, di Letizia Murat regina d’Italia, di Ferdinando I d’Austria e della regina Vittoria, dove si rettifica il nuovo ordine del mediterraneo: L’Austria cede all’Italia il Trentino, il Friuli Venezia Giulia, l’Istria e la Dalmazia, mentre l’Inghilterra cede le Pelegee, Pantelleria e Malta. Festeggiamenti in tutto il regno per la grande vittoria ottenuta. Ora il processo di unificazione dell’Italia viene considerato compiuto. Per i posteri la data del 30 agosto diviene la festa dell’indipendenza, dato che in questa data è stata raggiunta la completa indipendenza di tutta l’Italia.

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Così gli risponde Camus Vanz:

Ti ringrazio, sono contento tu abbia apprezzato i miei lavori. Ho letto la tua Ucronia e devo dire che l'ho trovata molto interessante. Hai fatto davvero un ottimo lavoro. Solo su alcuni punti non posso trovarmi d'accordo, la narrazione sistematica dei fatti da te esposti, interpretati criticamente e considerati nella loro reciproca connessione mi hanno lasciato un po' l'amaro in bocca per quello che io considero essere una sensazione di incompiuto.

Secondo me i moti del '48 in Europa da soli non sarebbero bastati a provocare una crisi nell'impero austriaco tale da poter permettere la completa e definitiva unità dell'Italia.

Io mi immagino invece un intervento dell'Italia nel 1821 a favore dell'indipendenza greca. Le prime rivoluzioni si verificarono nel 1820 - 1821 in quei paesi dove la Restaurazione era stata più intensa ed il malcontento era più forte. La Grecia combatteva contro i Turchi e le varie rivoluzioni guidate da militari, studenti e borghesi fallirono. Immaginiamo che Russia, Francia, Inghilterra e anche l'Italia di Murat intervengano in favore dei patrioti greci nella Guerra d'Indipendenza Greca. Ovviamente francesi, inglesi e russi intervengono per motivi puramente economici e commerciali. Non bisogna dimenticare che il Mediterraneo ed il Mar Nero erano ritornati importanti per il commercio e indebolendo gli Ottomani per i paesi citati sopra sarebbe stato più facile commerciare con l'Oriente.

Andiamo avanti: da una parte Francia, Inghilterra, Russia e Italia che fiancheggiano il nascente Stato Greco, e dall'altra l’Austria, che vede nell’impero Ottomano un elemento determinante per l’equilibrio europeo.

Con la pace di Adrianopoli nel 1829 si riconosce l’indipendenza della Grecia. Nasce così un nuovo Stato al quale le grandi potenze impongono un governo di tipo monarchico-assolutista, dopo la scomparsa di Giovanni Capodistria (è bene ricordare questo personaggio, la Grecia si era data fin dal 1827 un ordinamento politico repubblicano), che come ben saprai anche tu, in realtà fu assassinato, nel 1831, perché la sua politica filo russa non piaceva assolutamente a Francesi e Inglesi. Questo episodio offrirà il pretesto alle potenze vincitrici per imporre un monarca fantoccio: Ottone principe di Baviera.

Da qui comincia il lento e inesorabile declino del grande e potente impero ottomano e la fine della Santa Alleanza, con conseguente riavvicinamento dell'Italia di Murat con Francia e Inghilterra.

Nessuno lo dice, ma Giovanni Capodistria non era Albanese come qualcuno vuol farci credere, ma Italiano. Giovanni Capodistria nacque a Corfù da una famiglia della nobiltà corfiota (a quel tempo parte della Serenissima) ed era il sesto figlio del Conte Antonio Maria Capodistria e di Diamantina Gonemi. Quindi perché non ipotizzare un Intervento dell'Italia a favore dell'indipendenza greca il quale per smarcarsi dall'influenza Inglese cerca l'appoggio e il sostegno dell'Italia, magari anche rinunciando all'indipendenza greca ma propendendo più per l'annessione della Grecia (Peloponneso e Dodecaneso) all' Regno d'Italia (Grecia quindi Ellade).

Per quanto riguarda la questione connessa al completamento dell'unità d'Italia credo si sarebbe potuta ottenere solo nel 1866 grazie ad una alleanza con la Prussia di Bismarck. La Prussia, in quel preciso momento storico aspirava a diventare la principale e unica potenza del mondo germanico se non dell'intera Europa. Ritengo quindi più plausibile che l'italia ottenga Veneto, Trentino Istria e Dalmazia nel 1866 e non nel 1848.

E poi la Guerra di Crimea. Si potrebbe pensare a un Italia forte militarmente che partecipa alla guerra contro la Russia zarista a fianco di Francia e Inghilterra.

L'obiettivo di Achille Napoleone (figlio di Murat, succeduto al padre) e quello di imporre il predominio sul tutto mediterraneo. Si può facilmente immaginare che ciò avvenga al Congresso di Parigi, dove i rappresentanti delle potenze europee si riuniscono per le trattative di pace (1856), ottenendo come contropartita il protettorato sull'isola di Creta, Tripolitania e Cirenaica. Mentre con la guerra Franco-Prussiana del 1870 un'Italia alleata ancora della Prussia potrebbe ottenere dalla Francia sconfitta il controllo della Tunisia e dell'Algeria Orientale. Insomma, ci sarebbe tanto da dire. Comunque anch'io avevo pensato ad Achille Napoleone Murat come successore... ma questa è un'altra storia, e al momento ci sto lavorando.

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E Stefano Giaccaglia aggiunge:

Invece io ho optato per un'altra valutazione delle priorità:

- la crisi greca, inizialmente l'ho valutat,a ma alla fine mi sono risposto che l'Italia era appena uscita da una guerra con molteplici acquisizioni territoriali, quindi ho pensato che un diretto coinvolgimento possa essere troppo anche per l'esercito italiano di questa timeline. Quindi ho ritenuto più conveniente un invio di volontari (Garibaldi nelle fasi avanzate del conflitto???), magari qualche consigliere militare, ma nulla di più, visto la spietata opposizione che l'Italia riceve da parte internazionale e visto anche la necessità di rimoderanre e unire il paese. Detto ciò, preciso però che non sono esperto della guerra d'indipendenza greca, quindi non vorrei dire castroneria, ma a parer mio l'unione tra Italia e Grecia non penso che sia fattibile, in quanto se i Greci fanno di tutto per ottenere l'indipendenza, non si mettono di certo sotto un nuovo padrone, per quanto più vicino culturalmente al precedente.

- Invece, per quanto riguarda il 1848, sono convinto che non sia così improbabile una repentina avanzata ai danni austriaci: nella timeline reale gli austriaci sono in effettiva difficoltà all'inizio del conflitto e, se re tentenna fosse stato meno indeciso, il Piemonte con il suo esiguo esercito, avrebbe davvero strappato una sorprendente vittoria agli austriaci. Nella Timeline ipotizzata da me, l'esercito e la marina italiani sono letteralmente una spanna sopra (scusa per l'espressione, ma da noi si dice così e non trovo parole migliori per descrivere ciò che voglio dire) a quelli piemontesi sia per addestramento che per numero di uomini, senza contare poi i corpi di volontari (ancora Garibaldi che scappa fuori!?). Inoltre grazie alle politiche liberali adottate, l'italia ha il vantaggio di non risentire della primavera dei popoli, essendo diventata lei stessa la paladina degli oppressi (in questo senso forse un maggiore intervento in Grecia potrebbe essere più logico, in corrispondenza del ruolo che si vuole ritagliare).

- L'intervento in Crimea non l'ho neanche considerato, dato che viene meno la motivazione per il quale il Piemonte partecipò al conflitto. In ogni caso, se l'intervento c'è, ipotizzo che il corpo di spedizione sia un'armata pari se non superiore a quelle di Francia e Inghilterra, che porta ad ottenere importanti aquisizioni territoriali (Dodecaneso e Creta in cambio dell'intervento? Tripolitania e Cirenaica non credo che riescano a strapparle).

- L'avventura coloniale la immagino spalmata in tutta la seconda metà del 1800, e non concentrata al termine: così vedo la conquista della Tripolitania e della Cirenaica (mancate acquisizioni della guerra di Crimea) già all'inizio degli anni sessanta, magari sfruttando come casus belli, gli atti pirateschi verso le navi commerciali italiane (finanziati di fatto dalla corona britannica in una nuova edizione delle guerre di corsa seicentesche), completata poi dalla presa di Algeria e Tunisia dopo la guerra Franco-Prussiana. Contemporaneamente vedo la penetrazione in Etiopia e Somalia già intorno al 1870, magari con l'allargamento verso il Sudan e l'Egitto, in contrapposizione con la rivale storica: l'Inghilterra.

Insomma: il futuro alternativo è bello perchè non è scritto e ognuno lo vede in maniera diversa, e io ho cercato di spiegare la mia visione, aggiungendo anche alcune delle tue idee. Detto ciò mi auguro di continuare presto la discussione.

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Come continuarla? Se avete suggerimenti da darmi, scrivetemi a questo indirizzo.


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