L'assassinio di Togliatti

di Enrico Pellerito


Il tentativo di uccidere Palmiro Togliatti da parte di Antonio Pallante fallì perché le pallottole usate, sebbene di calibro 38, erano di quelle in uso alla polizia statunitense, fatte per ferire più che per uccidere.

Ma se Pallante fosse stato in possesso di munizioni più letali? O se la ferita alla nuca avesse sfondato la parete ossea? Insomma, se Togliatti fosse da subito rimasto ucciso nell’attentato?

Inutile dire che l’Italia doveva far parte del novero della nazioni schierate, per amore o per forza, nel campo occidentale, ma di fronte ad una sollevazione popolare di entità tale che tutto si rimetteva in discussione, cosa avrebbero fatto governo italiano e statunitense?

Alla notizia che avevano sparato a Togliatti, l’Italia operaia, comunista ed ex-partigiana, si mosse senza attendere le direttive del partito e dando luogo ad uno sciopero generale.

Ma oltre allo sciopero, in molte città si verificarono scontri tra comunisti e forze dell’ordine, occupazioni di fabbriche e di edifici pubblici, blocchi stradali e barricate, la devastazione di sedi della DC e delle ACLI; a Genova il prefetto arrivò a proclamare lo stato d’assedio e tutta la nazione avvertì che si era in un clima pre-insurrezionale.

Le cose poi rientrarono, anche se purtroppo ci furono delle vittime, e tutto tornò nell’alveo della legalità.

A parte il fatto che Togliatti era sopravissuto e che aveva invitato i dirigenti del PCI a mantenere la calma, la stessa area “staliniana” sapeva che un’eventuale insurrezione non sarebbe stata supportata dall’URSS. Stalin, in questo si dimostrò osservante degli accordi (decisi o meno a Yalta) con gli ex alleati occidentali, almeno per quanto riguardava il teatro europeo.

Infatti, sebbene supportasse attraverso la Bulgaria la guerra civile in Grecia, ebbe a dire che mai gli americani avrebbero abbandonato quella nazione, e quando nell’aprile 1947, poco prima della crisi che estromise il PCI dal governo, Pietro Secchia chiese a Scevliaghin, alto dirigente sovietico, se l’URSS sarebbe intervenuta in aiuto di una sollevazione dei comunisti italiani, la risposta fu lapidaria e lascio Secchia attonito: “No, non possiamo, non contate su di noi.”

Ma l’insurrezione scoppia. La morte di Togliatti ha esacerbato gli animi dei comunisti e di una parte dei socialisti, convinti che le precedenti elezioni del 18 aprile siano state, in qualche modo, manipolate al fine di non far trionfare il Blocco del Popolo.

Gli elementi più oltranzisti prendono in mano la guida del PCI e “chissenefrega” se i compagni sovietici non ci verranno in soccorso, mostreremo a loro e al mondo intero di che tempra sono fatti i lavoratori italiani. A nulla valgono i tentativi di riportare la calma e coloro che cercano di far rientrare la protesta vengono esautorati dalla responsabilità della dirigenza, in alcuni casi sono addirittura messi agli arresti e accusati di essere nemici del popolo; processati e fucilati come già si fa con i prefetti o gli ufficiali presi prigionieri.

La nazione si spacca. Le forze armate si spaccano. Pure all’interno della polizia e degli stessi carabinieri ci sono infiltrati il cui cuore batte a sinistra. I moschetti, i cannoni e i carri armati che devono bloccare la rivolta non sempre sparano secondo le direttive del governo.

De Gasperi è seriamente preoccupato: le città del Nord Ovest, dell’Emilia-Romagna, della Toscana e dell’Umbria sono in preda alla sollevazione e le campagne circostanti cominciano a diventare pericolose per militari e poliziotti; le forze che controllano le comunicazioni tra Firenze e Bologna sono sotto continuo attacco dei sovversivi e anche a Roma non si è più certi di garantire la sicurezza delle sedi governative. Il Sud è più tranquillo, ma episodi di violenza sono segnalati in Campania e in Puglia.

A questo punto, come si svilupperebbe l’ucronia?

Scelba riesce a riportare l’ordine e la legalità contando solo sulle risorse nazionali, o De Gasperi sarà costretto a richiedere l’intervento degli USA? E questi, che nel 1948 non hanno poi molte basi e forze presenti in Italia, decidono d’intervenire per ripristinare l’ordine “occidentale” su tutta la nazione o si limiteranno a mantenere il controllo delle isole sbarcandovi una seconda volta, per come già previsto (altra ucronia ipotizzabile) nel caso le elezioni del 18 aprile avessero dato la maggioranza alle sinistre? 

Non mancherebbero poi altri possibili allargamenti dello scenario: Tito potrebbe fornire aiuto ai rivoltosi, i quali, anche se servi di Stalin, sono pur sempre compagni (dopotutto, durante la guerra civile in Grecia non avrebbe fatto mancare il suo supporto ai combattenti comunisti). Non dimentichiamo che l’Alto-Adige confina con la parte dell’Austria sotto controllo dei Britannici; da lì potrebbero intervenire truppe anglo-americane per mantenere isolato il Nord Ovest dal Veneto e dal Friuli, considerati a meno rischio.

C’è anche il Territorio Libero di Trieste, dove la presenza alleata è più massiccia. La Francia potrebbe anche pensare di tornare ad occupare la Val d’Aosta. I potenziali attori su questo palcoscenico non sono pochi.

Gli esiti immaginabili possono andare da un’Italia divenuta, tutta o in parte, repubblica popolare a quella assoggettata ad una dittatura militare tremendamente repressiva; tra questi estremi si possono avere situazioni intermedie, come l’esistenza di due nazioni, una comunista e una filo-occidentale dove l’unica sinistra tollerata sarebbe rappresentata dai socialdemocratici di Saragat.

I confini di queste due nazioni possono variare in base alle concomitanza o meno di più fattori politici e militari: un’Italia continentale rossa e una insulare che si fregia del titolo di Repubblica Italiana, oppure una separazione dello stivale all’altezza del lago di Bolsena. Le congetture possono essere innumerevoli.

Enrico Pellerito


La Repubblica Socialista d'Italia

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Ecco una possibile svolta nella storia del nostro paese: la vittoria del blocco social-comunista alle elezioni del 1948, con conseguente avvicinamento al Patto di Varsavia e guerra civile. Penso sia un tema che si possa sviluppare ampiamente e con molti risvolti differenti: ad esempio come avrebbero reagito gli USA o la NATO con un regime socialista in pieno mediterraneo, in una posizione altamente strategica per qualsiasi rotta, sarebbe scoppiata una terza guerra mondiale?

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Comunicato di Palazzo Chigi: "La Repubblica Italiana ha cessato d'esistere oggi, è inutile tentare di resistere alla nostra occupazione, anche lo Stato Maggiore e molti quadri dell'Esercito Italiano hanno cessato d'esistere, quindi si prega la popolazione a non compiere inutili azioni contro l'occupazione o l'instaurazione della Repubblica Socialista d'Italia".

Palmiro Togliatti

Nelle elezioni del 18 aprile 1948 vince il Fronte Popolare, composto da Comunisti e Socialisti, ma a molti ex-partigiani rossi il neoeletto governo Comunista di Togliatti non basta, e riprendono le armi per portare la rivoluzione nel Belpaese, occupando le fabbriche e molte città tra le quali Milano,Torino e Bologna. L'Esercito Italiano, troppo debole per difendere la Democrazia, viene usato in una parvenza di repressione; le truppe NATO in Italia vengono costrette a riparare in Francia e all'estero, mentre tutto il Nord d'Italia cade in mano all'Armata Rossa di Arrigo Boldrini. Giungono per via aerea e marittima reparti Sovietici in appoggio ai ribelli, ma neanche gli americani stanno a guardare, sbarcano ad Anzio ed occupano Roma; il governo di sinistra cade e lo stesso Togliatti è arrestato insieme a molti esponenti di PCI e PSI, quindi il Presidente de Nicola affida a De Gasperi il compito di formare un gabinetto di crisi composto da DC, PSDI, PRI e PLI. Vengono esclusi tutti i deputati Rossi dal Parlamento. L'Offensiva dei Ribelli, appoggiata da colonne corazzate sovietiche, porta tuttavia all'Occupazione di Marche, Umbria e Abruzzo. Truman in America si consulta con i suoi alleati, ma decide che non gli conviene scatenare una nuova guerra contro Stalin e allora ordina il ritiro delle sue truppe dall'Italia continentale. Tito pensa bene di aiutare l'Italia, credendo nella cessione di tutto il Territorio Libero di Trieste, con tre divisioni che sbarcano tra Puglia e Molise. Firenze si solleva e caccia i Governativi aprendo le porte ai Rivoluzionari, che in maggio minacciano già Roma. A metà maggio inizia l'Assedio di Roma, mentre il Governo ripara a Cagliari, perché in Calabria, in Sicilia e in Sardegna gli Americani armano gli Italiani che resistono alla Rivoluzione. Invece il Papa Pio XII rimane in Vaticano sotto garanzie internazionali. Il 5 giugno colonne di partigiani rossi entrano a Roma e sfilano in Piazza del Popolo, vengono liberati i prigionieri politici e Togliatti viene restaurato come Primo Ministro della Repubblica Socialista d'Italia (RSI), con Presidente Nenni. L'Italia è spaccata in due: lo stivale è tutto sotto controllo Sovietico, mentre Calabria, Sicilia, Sardegna ed Elba costituiscono la Repubblica Federale Italiana, uno stato fantoccio statunitense.

Daniele Novati

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Questo è il commento in proposito di Enrico Pellerito:

Di base l'idea è buona, e proposte su questa linea sono già state fatte da Alessandro Pala e da Demofilo. Tuttavia una domanda viene spontanea: se il Fronte Popolare vince, che bisogno c'è di un'invasione comunista; semmai sarebbe il governo social-comunista a chiedere che le truppe sovietiche entrino in Italia per garantirla da eventuali azioni statunitensi. Se invece le cose vanno per come sono andate, e la sinistra ritiene che la propria sconfitta sia stata opera di brogli a cui non sono estranei gli USA (per come realmente forse è stato) ecco che potrebbe scoppiare l'insurrezione e la guerra civile.

A questo punto, vorrei fare presente alcune cose: la NATO nel 1948 non era ancora in essere (sarà fondata il 4 aprile del 1949), quindi non ci sono truppe di tale organizzazione in Italia. C'è anzi da vedere (a parte il contingente anglo-americano a Trieste) se gli USA hanno loro forze stanziate in Italia in quel periodo. Forse c'è qualche altra installazione, ma a quanto io ricordo, dopo la firma del Trattato di Pace tutti i contingenti alleati avevano lasciato la nostra nazione, con l'eccezione, appunto, della zona di Trieste. Di conseguenza, un'eventuale guerra civile dovrebbe essere contrastata, in principio, solo dalle forze governative nostrane.

Secondo punto: nel caso di vittoria del Fronte popolare e di una sollevazione degli ex-partigiani perchè vogliono non un governo democratico ma la dittatura del proletariato, l'ipotesi è abbastanza realistica, considerando che una bella fetta di ex-partigiani volevano chiudere definitivamente la partita con borghesi, capitalisti ed ex-repubblichini.

L'Intervento sovietico è probabile, ma non per via mare, più facilmente per via aerea o attraverso la Jugoslavia, che fino a quel momento è ancora, formalmente, nell'orbita di Mosca, anche se le prime lacerazioni si fanno evidenti. E per via aerea intendo l'aviotrasporto di truppe leggere sugli aeroporti in mano ai rivoltosi, mentre il lancio di paras potrebbe essere usato solo quando carri armati, artiglieria e la maggior parte delle truppe perverrebbero dall'Ungheria attraverso la Slovenia, in modo che le colonne motorizzate raggiungano velocemente le aree eventualmente occupate dai paras.

Quanto all'Intervento Jugoslavo, vedo oneroso e pericoloso uno sbarco tra Puglia e Molise, più facile un'avanzata in Friuli, insieme all'Armata Rosssa. Chiaramente, oltre a Trieste Tito chiederebbe, ed otterrebbe, il Friuli fino al Tagliamento.

E l'Intervento USA? Sembra fosse già previsto uno sbarco in Sicilia e Sardegna all'indomani di un'eventuale vittoria elettorale, libera e democratica del Fronte Popolare; in tal caso, a cominciare la guerra sarebbe stato Truman.

Andamento della campagna: se la guerra è limitata al solo nostro territorio, cosa invero difficile, ma a Washington si ritiene sufficientemente utile mantenere il controllo delle maggiori isole, penso che alla fine anche la Calabria e l'Elba cadranno sotto l'egida comunista; si prospetterebbero dunque due Italie, come già ipotizzato da altri e da me, una continentale e una insulare, rispettivamente pro-URSS e pro-USA. Se invece Truman o Stalin decidono di giocare il tutto per tutto, non è detto che l'incenerimento di Mosca concluderebbe il conflitto. Forti della loro potenza convenzionale, i Sovietici invaderebbero l'Europa occidentale, e per gli sviluppi e i probabili esiti di una III guerra mondiale iniziata nel 1948, possiamo fare riferimento a quanto già detto in "Chi non fisica non rosica".

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Anche MAS dice la sua:

Concordo pienamente con Enrico. Non vedo il bisogno di una sollevazione partigiana in caso di vittoria elettorale del Fronte Popolare (senza i brogli e i sotterfugi finanziati dalla CIA la cosa non sarebbe stata impossibile). In effetti oltre a Trieste anch'io credo che di soldati USA in Italia nel '48 non ce ne fossero o quasi (Forse a Pisa-Livorno?). Al momento del possibile intervento Sovietico (maggio/giugno '48) la Jugoslavia faceva ancora parte del Cominform (sarà espulsa il 26/06) e, allettata da Trieste e dalla Slavia veneta, permette il passaggio di truppe sovietiche e partecipa essa stessa.

Assai probabile un intervento americano che porta alla III Guerra Mondiale, specialmente se si forma un governo "ribelle" in Sardegna o Sicilia e se buona parte delle FF.AA. (marina in primis) aderisce al governo dello "Stato Italiano" (così chiamato in quanto De Gasperi decide di richiamare dall'esilio Umberto II pur senza rinominarlo Re).

La guerra sarebbe stata vinta in pochi mesi dagli Occidentali grazie all'uso di alcune atomiche, malgrado le forze convenzionali sovietiche fossero giunte alle porte di Parigi e di Marsiglia.

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