L'Impero Genovese

di Toxon


POD: i fratelli genovesi Ugolino e Vadino Vivaldi nel 1292 riescono nell'impresa di circumnavigare l'Africa, ed aprono l'era delle grandi esplorazioni geografiche con duecento anni di anticipo. Come cambia la storia moderna?

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Nel 1291 i due fratelli Vivaldi non scompaiono nell’ignoto del Mare Oceano. Semplicemente, giunti alla costa della Guinea, si accorgono che continuare a viaggiare sarebbe molto rischioso per le loro fragili imbarcazioni. Inoltre la regione in cui sono arrivati non è male; ci sono oro, avorio, schiavi, piante sconosciute. Il commercio con l’Africa Nera offre decisamente buoni margini di guadagni. Perciò i due fratelli, stabilito un forte alle Canarie e uno alla foce del fiume Senegal, rientrano a Genova per tornare con una spedizione più grossa ed organizzata. Entro qualche anno ormai hanno formato una fitta rete commerciale nella zona, e sono diventati tra i più ricchi mercanti della loro città; tenendo però al segreto sulle loro rotte, controllano minuziosamente i loro equipaggi, punendo con estrema durezza ogni tentativo di “spionaggio industriale”. Questa situazione va avanti ancora per qualche lustro.

Per il 1315 però la Castiglia e il Portogallo si sono ormai interessate ai nuovi traffici, e cominciano già a mandare qualche nave sulla rotta delle Canarie e della Guinea. A quel punto Ugolino Vivaldi (Vadino era morto qualche anno prima) lancia un progetto che ha dell’incredibile: cercare di fondare un proprio regno autonomo, dotato di una popolazione propria, nelle nuove isole scoperte nell’Oceano, in modo da avere le risorse per contrastare la concorrenza di interi regni. Viene subito lanciata una campagna di colonizzazione, che attrae persone non solo dalla Liguria, ma anche da altre parti dell’Europa cristiana; perfino qualche comunità moresca ed ebrea si stabilisce nel nuovo paese. I capitali per realizzare quest’ opera apparentemente immane ci sono, perché Vivaldi è ormai uno degli uomini più ricchi d’Europa, e così per la metà del secolo le Canarie, Madera, le Azzorre e le Isola di Capo Verde sono ormai stabilmente occupate. E’ il cosiddetto “Regno delle Isole”, formalmente sotto sovranità genovese ma governato con pugno di ferro da un singolo mercante e popolato da gente di tutte le stirpi. Il relativo isolamento del regno gli permette di non essere tanto colpito dalla Peste Nera, e il suo peso specifico aumenta di molto. Tutto ciò solletica l’ambizione di Agostino Vivaldi, ultimo erede dei due fratelli, che ormai ambisce a un ruolo politico vero e proprio. Nel 1360 egli rovescia il doge di Genova Simone Boccanegra e assume personalmente il potere: il fatto che egli controlli, direttamente o indirettamente, gran parte del commercio della città gli para le spalle da eventuali congiure interne. Ad ogni modo egli non vuole strafare e, prudentemente, riserva un certo ruolo agli aristocratici della città. Ma soprattutto egli integrerà il Regno delle Isole nei domini genovesi, aprendo le porte dell’Atlantico a tutti gli altri mercanti della città. Quando morirà, nel 1386, il potere dogale sarà ormai ereditario, stabilmente nelle mani della sua famiglia.

Nel frattempo la marineria genovese si forma le ossa nelle difficili acque dell’Atlantico. Vengono sperimentate nuove tecniche di navigazione, nuovi tipi di navi, in breve, nasce la navigazione oceanica. La flotta della compagnia Vivaldi giunge a toccare la foce del Congo, la punta estrema nordorientale del Brasile, il Capo di Buona Speranza (1403). Nel 1411 le prime navi genovesi giungono in India dopo aver compiuto il periplo dell’Africa, realizzando così il progetto originario dei due fratelli. Per quella data inoltre i Genovesi sono già giunti in contatto coi Cinesi, che sono nel pieno della loro espansione oltremare, e assimilano il meglio della tecnologia orientale. Un emporio di proprietà Vivaldi, viene stabilito a Canton, mentre un ambasciatore del Celeste Impero, in visita ufficiale in Occidente, viene ospitato in maniera principesca nel Palazzo Vivaldi di Genova; tuttavia gli invitati della Superba alla cerimonia di incoronazione dell’imperatore Yongle riferiranno di lussi ancora più magnifici.

Ma la ricchezza della Repubblica stimola anche la sua aggressività; nel 1381 essa sconfigge Venezia e acquisisce molti scali commerciali nell’Egeo e nel Levante. Venti anni più tardi la Tunisia viene ridotta a un protettorato. In seguito Genova conquista la Sardegna e Gibilterra che, munita delle fortificazioni più avanzate della sua epoca, diventa una pedina fondamentale nell’unione delle rotte oceaniche con la madrepatria. Nel 1453 la Repubblica, intuendo le minacce che sarebbero derivate da una conquista turca di Costantinopoli, sbarca in forze sul Bosforo, sconfigge il Sultano e salvaguarda l’integrità del territorio dell’Impero Bizantino. Questo ad ogni modo è poco più che un protettorato genovese, e del resto i commerci col Mar Nero (dove tutta la Crimea è ormai un possedimento della Repubblica) passano ormai solo per la colonia di Pera. L’anno seguente Genova, territorialmente esigua ma finanziariamente potentissima, diventa la garante del Trattato di Lodi.

Per quella data la città è una metropoli cosmopolita di 200 000 persone, estesa senza soluzione di continuità da Sampierdarena alla Foce. Nella zona tra il Bisagno e la porta di Sant’Andrea (Porta Soprana) è stata costruita una città nuova, costruita secondo i canoni rinascimentali spianando le colline della zona; l’unica altura rimasta, quella di Carignano, è occupata dal grande palazzo dei Vivaldi, che ospita una corte ricca e vivace dal punto di vista culturale. Nella zona dell’Acquasola è costruita una vasta biblioteca, l’ottava meraviglia del mondo, l’unico posto in Europa dove sia possibile accedere direttamente alle culture cinese e indiana. A Sampierdarena viene inoltre fondato un vero e proprio “centro di ricerca” di tecniche navali: l’applicazione tecnica del sapere è del resto uno degli aspetti più importanti del cosiddetto “Rinascimento genovese”, che si sta sviluppando e che porta la città a competere con Firenze in quanto a fioritura culturale. La crescente importanza di Genova porta addirittura a mettere in discussione il primato del toscano fra i dialetti italiani: la “Vivaldia” dell’isolano Oberto Monfort, un poema epico sul viaggio dei due fratelli Vivaldi, innalza all’improvviso il genovese al rango di lingua letteraria, tanto che nelle corti dell’Italia settentrionale si afferma una specie di bilinguismo genovese-toscano.

Nel frattempo continua l’esplorazione degli altri continenti. Nell’Oceano Indiano, dopo la distruzione della marineria cinese, i Genovesi si affermano come leader commerciali; questa potenza sarà consacrata dalla conquista di Calicut (1459), la “Gemma della Repubblica”. Per quella data però i Genovesi hanno anche esplorato e parzialmente occupato i Caraibi. Quell’area del mondo non attira all’inizio le attenzioni dei Genovesi, che si stanno interessando all’Oriente, ma acquisteranno una grandissima importanza dopo il primo contatto con l’Impero Azteco (1465). Ai mercanti liguri si apre un vero paradiso: terre ricchissime di metalli preziosi e tecnologicamente arretrate, dove i cavalli o le armi da fuoco provocano terrore e meraviglia. In pochi anni la regione diviene economicamente quasi una colonia genovese. Ma è nella società azteca stessa che si verifica il cambiamento più importante.

Per questa civiltà l’arrivo degli Europei era stato uno shock culturale inimmaginabile: la visione autoctona del mondo aveva dovuto essere radicalmente modificata, la stessa sopravvivenza della cultura azteca era minacciata dai nuovi modelli europei. Non si dimentichi inoltre che presto tutte le Americhe furono colpite da colossali epidemie dovute al contatto col Vecchio Mondo. Ma in assenza di un’invasione militare (i Genovesi non erano intenzionati a distruggere dei partner commerciali) l’Impero Azteco poté alla fine riorganizzarsi e risollevarsi. Il Messico riuscì ad accogliere molti elementi europei nella propria cultura, facendoli propri e sviluppandosi dal punto di vista tecnologico. Per i primi decenni del XV secolo l’impero azteco (che aveva proclamato il cattolicesimo religione di stato, entrando così a far parte a pieno titolo dell’Occidente cristiano) aveva una cavalleria, delle armi da fuoco, delle università; nelle campagne la ripresa demografica era stimolata dall’uso dei nuovi animali domestici europei. Lo stesso modello fu dopo seguito dalla maggior parte dei popoli amerindi che entrarono in contatto con la Repubblica.

Nel 1492, infine, un navigatore genovese, Cristoforo Colombo, riuscì a raggiungere Canton passando per l’Oceano Pacifico, scoprendo nuove terre e nuove rotte navali. Per la prima volta nella storia si compiva il giro del mondo. La Repubblica si affrettò a trarre profitto dalle nuove scoperte; allo stesso tempo però si rendeva conto che, per conservare il monopolio su mari tanto vasti, bisognava pensare più in grande. Ormai era arrivata l’epoca degli Stati nazionali, e la politica internazionale si stava trasformando in un gioco sempre più pericoloso, specialmente per stati piccoli e ricchi come quello genovese.

Nel 1492 moriva Lorenzo il Magnifico. Due anni dopo Genova doveva capitanare una lega italiana contro le ambizioni del re di Francia. Successivamente dovette anche sconfiggere le armate spagnole. Ma ormai le corti degli stati italiani cominciavano a tessere più intrighi di quanti la Repubblica, con le sue semplici forze finanziarie, potesse sconfiggere.

Nel 1519 Carlo d’Asburgo, re di Spagna, saliva al trono imperiale. Francesco I di Francia, spaventato da quell’accerchiamento di forze, si preparò a combatterlo. Nello stesso anno l’ammiraglio Andrea d’Oria rovesciava l’ultimo imbelle discendente dei Vivaldi e si proclamava doge. L’anno successivo, dietro consiglio del suo ministro Machiavelli, cominciò a unire gran parte degli stati italiani in una organizzazione statale organica. Nel 1530, dopo dieci anni di guerre, alleanze e tradimenti con gli altri stati europei e ricatti finanziari, tutti gli stati della penisola, esclusi la Repubblica di Venezia, lo Stato della Chiesa e la Repubblica di San Marino, riconoscevano l’autorità del doge. Era cominciata una nuova fase della storia italiana.

Toxon

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Ecco in proposito il commento di MAS:

A leggere un'ucronia come questa, viene un acquolina in bocca che la metà basta; io per la verità sono più filo-veneto (come ogni bergamasco) però, belin, vorrà dire che per un impero italiano imparerò a dire "mussa"...

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E la relativa risposta di Toxon:

Caro MAS, grazie per l'apprezzamento. In effetti (da ligure devo ammetterlo) sono molti di più i POD che portano a un'unità d'Italia anticipata realizzata da Venezia piuttosto che quelli che portano a un'unificazione sotto Genova (e di questi, forse il viaggio dei Vivaldi è il più probabile). Inoltre, dovessi dire, non sono sicuro che i Genovesi avrebbero saputo gestire un'unificazione meglio dei Veneziani: la mia città non mi sembra abbia uno spirito "da capitale", sarà anche perchè, storicamente, la repubblica di Genova era uno stato molto meno organizzato e accentratore della repubblica di Venezia, per certi versi un po' più anarchico. E del resto, te l'immagini uno sviluppo urbano da capitale di un grande impero dell'era moderna (perchè se l'Italia si unifica nel Cinquecento, diventa automaticamente una grande potenza) in una città in cui anche adesso, con tutte le nostre macchine e i nostri treni, ci si muove a passo di lumaca?

Vabbè, questa era una mia considerazione personale, ma che si dica "mussa" o "mona" (si dice così? È da un bel po' che non vado a Venezia) ,non c'è dubbio che un'unificazione anticipata al Rinascimento sia probabilmente molto meglio di quanto ci è capitato nello stesso periodo nella nostra Timeline...

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E ora, un'idea di Never75:

E se il complotto di Marin Faliero nel 1355 non venisse sventato? Alla pari di altre città-stato dell'epoca, Venezia passerebbe da libero Comune oligarchico a una signoria, appunto quella dei Falieri. Cosa potrebbe cambiare nella storia futura della Serenissima elevata in questa ucronia a Granducato di Venezia?

La dinastia dei Falieri si consolida stipulando accordi politici/matrimoniali con le principali dinastie italiane e non. Essendo prevalentemente interessata alla Terraferma verrà a decadere in parte il mito di "regina dell'Adriatico". Verrà stipulata una pace di compromesso con Genova (dalla quale, peraltro, il Faliero "storico" come doge ricevette effettivamente una batosta tremenda) la quale erediterà il ruolo che fu e sarà della Serenissima. Quindi è Genova a espandersi in Oriente e a lottare contro il Turco per tutto il '500 e '600. I patrizi veneti che vivono a Creta, contando anche sull'aiuto dei greci "locali", non accettano però il nuovo regime instauratosi nella città madre e ne approfittano per dichiarare l'indipendenza. Sorgerà così la "Serenissima Repubblica Cretese" in pratica un'oligarchia composta per la maggior parte da membri del patriziato veneto (alcuni giunti da Venezia stessa dopo il cambio di regime) con qualche apertura ai "locali" (il termine indigeno per i greci cretesi mi pare un po' offensivo!). Dopo vari tentativi per riprendersi la ex-colonia ribelle (aiutata nella sua indipendenza dalla stessa Genova) i Falerei rinunciano, accontentandosi di mantenere le isolette egee e Negroponte, ancora fedeli alla madrepatria. E poi?


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