Un'altra Prima Guerra Mondiale scoppia nel 1905

di Ainelif


 

Nel 1870 Napoleone III non cerca di fermare l'unificazione tedesca,e l'Alsazia rimane francese.

Bismarck nel 1871 proclama a Berlino l'Impero Germanico o II Reich sotto la corona del kaiser Guglielmo I di Hohenzollern.

Ci sarà un lunga ed intensa corsa alle colonie in Africa e peggioreranno i rapporti tra Francia e Germania.

Il Continente Nero viene spartito così al Congresso di Madrid del 1880:

L'Impero Ottomano che aveva perso tutti i suoi territori in Africa Settentrionale vede scatenarsi gravi rivolte nazionaliste da parte dei Giovani Turchi nel 1895, mentre la Grecia unita a Bulgaria, Serbia e Albania scaccia i turchi dalla penisola balcanica.

L'Impero Russo mantiene saldamente sotto il proprio potere l'intera Alaska, mentre gli Stati Uniti creano vere e proprie colonie in Sudamerica come Cile, Argentina, Brasile, Venezuela, Nicaragua, Cuba e Santo Domingo.

Nel 1900, dopo l'uccisione a Monza del Re Umberto I da parte dell'anarchico russo Bakuin, l'Italia si allea con l'Impero Francese in funzione antirussa nei Balcani, mentre l'Impero Ottomano si allea con l'Inghilterra per impedire un dominio mediterraneo italo-francese.

La Russia d'altro canto era alleata dell'Impero Germanico e con l'Impero Austro-Ungarico con il Patto dei Tre Imperatori.

Poi però l'Inghilterra rinuncia all'alleanza con la Turchia e rimane fedele alla Francia, fondando l'Intesa Europea formata da Italia, Francia, Inghilterra, Portogallo, Grecia e Bulgaria.

Intanto a Vienna si riuniscono Russia, Germania, Austria-Ungheria respingendo ogni richiesta di entrata della Turchia e fondano l'Alleanza Imperiale.

In Asia il Giappone nutre molta antipatia per Russia e Germania ed entra nell'Intesa.

Proprio in Asia avverrà la scintilla della guerra mondiale: nel 1905 le navi russe attaccano a Sakhalin quelle giapponesi: il Giappone dichiara guerra alla Russia, l'intera AI dichiara guerra al Giappone, cosicché tutta l'IE dichiara guerra all'AI.

La Francia ha un livello industriale pari a quello tedesco e subito dà inizio all'invasione della Germania occupando la Saar e la Renania, gli inglesi sbarcano con i rinforzi in Olanda e nel porto belga di Anversa, mentre la Spagna viene tirata in guerra dall'Alleanza facendo guerra a Francia e Portogallo.

Gli spagnoli occupano in breve tempo il Portogallo, e il governo è costretto a riparare in Angola con il Re Manuel II, gli italiani combattono sull'arco alpino in Trentino e Istria contro gli austriaci mentre aiutano i greco-albanesi a resistere contro i russi alle porte di Belgrado.

I francesi occupano i Paesi Baschi e l'intera Catalogna respingendo l'esercito spagnolo,mentre in Asia i soldati nipponici occupano in breve tempo le colonie della Spagna di Filippine e Guam.

Stessa sorte tocca alle colonie tedesche come il Camerun che viene invaso dagli italo-francesi, e al Togo che viene occupato dagli anglo-francesi, mentre la Liberia resiste strenuamente.

I tedeschi occupano tutta la Danimarca, Belgio(tranne Anversa) e Lussemburgo scontrandosi con i francesi, i russi invadono il Regno di Svezia che cede ma l'intervento inglese respinge i russi fino in Finlandia e lì la guerra è un pantano nevoso e ghiacciato.

I giapponesi risalgono da Vladivostok e conquistano l'intera Manciuria per poi invadere la Mongolia.

La Micronesia Tedesca con la Guinea germanica viene occupata dagli anglo-olandesi, mentre Tsingtao è occupata dai nipponici.

Gli spagnoli occupano l'intero Marocco francese ed entrano in Algeria; qui incontrano intensissime resistenze arabe e francesi.

Gli italiani combattono sui monti dell'Africa Equatoriale contro gli spagnoli che vogliono invadere il Camerun ma falliscono, mentre gli inglesi li attaccano da sud.

I fronti di guerra sono questi:

La situazione si rovescia in favore dell'Intesa quando gli USA intervengono contro l'AI

[continua]

Ainelif

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Ed ora, ecco alcune intelligenti osservazioni di dDuck:

Davvero bella questa versione di Ainelif. comunque con tutti questi scenari sulla prima guerra mondiale, abbiamo visto che il fusibile del sistema (il più debole) è proprio l'impero asburgico, che stranamente è quello che ha dichiarato guerra per primo, per differenti ragioni:

* eterogeneità etnica del suo territorio 
* attaccabilità su più fronti 
* crisi della monarchia

Quindi il buon senso avrebbe fatto auspicare una più cauta politica estera.

Chi rischiava di meno era la GB, isolata e difficilmente invadibile. Anche gli USA stavano bene (anzi meglio della GB), circondati da paesi deboli (Messico) e spopolati (Canada), al massimo un'eventuale sconfitta (solo una forte alleanza europea potrebbe innescarla e comunque difficilmente invaderebbe il territorio USA) pagherebbero con il canale di Panama o con l'Alaska, cioè con una parte insignificante della popolazione.

La Francia rischiava per la contiguità territoriale con la Germania, e un'eventuale entrata in guerra dell'Italia a fianco di quest'ultima avrebbe provocato la catastrofe. La Russia rischiava per l'eterogeneità della sua popolazione e per la decadenza della monarchia, ma aveva il vantaggio di un territorio immenso.

Ed ecco allora, a mio giudizio, il coefficiente di rischio dal più alto al più basso:

1) Austria-Ungheria - contiguità territoriale, multietnicità, crisi della monarchia
2) Impero Ottomano - contiguità territoriale, territori da fare gola, multietnicità, crisi della monarchia
3) Francia - contiguità territoriale, multietnicità delle colonie
4) Italia - contiguità territoriale, risorse limitate, multietnicità delle colonie
5) Russia - contiguità territoriale ma vasto e incontrollabile, crisi della monarchia, multietnicità
6) Germania - contiguità territoriale ma paese omogeneo etnicamente
7) Giappone - territorio isolato e omogeneo etnicamente 
8) GB - territorio isolato, risorse immense ma multietnicità delle colonie
9) USA - territorio isolato, risorse immense.

Sembra davvero assurdo che il paese con il tasso di rischio più alto sia quello che ha iniziato la guerra!

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Questo è ciò che gli risponde Lord Wilmore:

In realtà Francesco Giuseppe era esasperato, gli avevano ammazzato il fratello, la moglie e il nipote, e suo figlio s'era suicidato con l'amante. Quando gli diedero la notizia dell'attentato di Sarajevo, Cecco Beppe si coprì gli occhi e pianse: "Nulla, nulla mi è stato risparmiato!" Ecco perchè dichiarò guerra contro ogni logica.

Lui non lo sapeva, ma il suo mondo sarebbe morto con lui.

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Ed ecco la proposta venuta in mente ad Enrico Pellerito:

Forse mi sbaglio, ma credo che nessuno di noi abbia scritto finora su Pëtr (Pyotr) Arkadevich Stolypin.

Grazie a mio figlio, che ha presentato la sua tesi di laurea proprio su argomenti legati al problema agrario in Russia, affrontato sia durante l'impero zarista, sia durante il regime sovietico, nel leggere la suddetta tesi ho potuto rispolverare quanto operato da Stolypin.

In effetti molti analisti concordano sulla possibilità che l'azione "riformatrice" intrapresa da questo politico russo, nominato primo ministro dallo zar Nicola II nel luglio del 1906, avrebbe potuto cambiare il corso della Storia.

Considerare Stolypin un progressista non è, comunque, del tutto corretto; la legge agraria del 9 novembre 1906, ad esempio, mirava certamente a risolvere l'annoso problema della proprietà terriera, che affliggeva da secoli i contadini russi non possidenti, ma lo faceva in un'ottica para-feudale, consentendo, ad ogni modo, la possibilità di acquisire a prezzi abbordabili e tramite finanziamenti garantiti dall'autorità imperiale, terre che la stragrande maggioranza dei contadini non avrebbero mai potuto acquisire con le loro sole forze.

Stolypin aveva compreso che i sudditi dello Zar, per più del 90% contadini, aspiravano ad un miglioramento sociale che vedeva la proprietà terriera come obbiettivo primario e finale dei loro sforzi.

Onde evitare che ciò potesse sempre più venire strumentalizzato dai movimenti rivoluzionari, bisognava flemmatizzare le ambizioni offrendo progressivamente quanto desiderato, senza per questo produrre sconvolgimenti sociali. Una bella sfida, che aveva però iniziato a dar i primi frutti, sebbene non nella misura sperata.

Parallelamente all'azione nelle campagne, Stolypin rivolse la sua opera verso l'industrializzazione del paese, la realizzazione di infrastrutture e di vie di grande comunicazione, come l'impulso che diede alla ferrovia transiberiana, in costruzione sin dal 1891.

Tutto ciò cercò di farlo impedendo, per quanto gli fu possibile (e in buona parte ci riuscì creandosi, però, grandi nemici) alla finanza internazionale di investire propri capitali in queste opere, rischiando così una possibile sudditanza economica della Russia.

Nicola II aveva visto giusto nel nominare Stolypin a capo del governo; se questi avesse potuto portare a termine i progetti politici intrapresi, avrebbe certamente influenzato le condizioni perché si evitasse una nuova rivoluzione come quella del 1905.

Stolypin infatti disse "....date al paese dieci anni di calma e voi non riconoscerete più la Russia."

Forse dieci anni sarebbero stati troppo pochi per riuscire a dare a tutto l'impero un'impronta diversa: giustizia sociale, un più accentuato benessere tale da poter sottrarre vasti strati della popolazione all'indigenza, una scolarizzazione più ampia, un contenimento della pressione sovvertitrice. Ma a prescindere che la sua morte (il 18 settembre 1911 ad opera di Dmitrij Grigor'evic Bogrov, alias Mordechaj [Mordka] Gerškovic) impedì la prosecuzione della regia di questo abile e lungimirante politico, lasciando ai successori l'onere di un progetto che non furono in grado di sviluppare con la stessa progressione, Stolypin avrebbe veramente potuto impedire che il primo conflitto mondiale scatenasse a sua volta la rivoluzione del 1917 in Russia?

La "blasfema" alleanza tra i rivoluzionari (che correttamente ritenevano quelle riforme in grado di stemperare lo spirito ribelle del popolo, in virtù dei graduali e nel tempo crescenti miglioramenti economici che ne avrebbero attenuato il malessere) e gli ambienti della grande finanza internazionale, anche massonica, che si vedevano privati della possibilità di fare grandi affari nella "costruzione" di una Russia moderna e industrializzata, armò la mano dell'assassino di Stolypin.

Il comune scopo tendeva, dunque, ad eliminare l'uomo senza altre opzioni, e se anche Bogrov/Gerškovic; avesse fallito, altri tentativi sarebbero stati fatti. Ammettiamo, però, che Stolypin, grazie a particolari misure di protezione e ad una buona dose di fortuna, sia ancora vivo e alla guida del governo nell'estate del 1914: basterebbe questo ad impedire la discesa in guerra della Russia zarista?

Non dimentichiamoci che anche Nicola II era contrario a farsi coinvolgere in un conflitto contro la Germania; egli stesso fece ritardare la mobilitazione e propose che Guglielmo II facesse da mediatore tra Vienna e Belgrado, ma alla fine la dichiarazione di guerra gli giunse proprio dal cugino tedesco.

Ce l'avrebbe fatta Stolypin, sopravvivendo all'attentato del 1911 e restando al governo altri tre anni, ad ottenere quanto sopra esposto, in termini di miglioramenti nell'impero?

Io credo proprio di no; avrebbe proseguito la sua opera ma in soli altri tre anni non avrebbe poi così potuto modificare le cose, tanto da evitare la disastrosa conduzione del conflitto, le offensive degli Imperi Centrali, il disagio dei militari e del popolo, stretti i primi tra il gelo, la fame e il nemico; il secondo con gli stessi problemi, tranne quello di opporsi alle baionette tedesche o austro-ungheresi (ma non certo a quelle delle stesse truppe russe inviate per sedare tumulti e rivolte che sarebbero, immancabilmente scoppiati).

Per concludere, il mio pensiero è che solo un ulteriore e prolungato periodo di pace, o meglio, di mancanza di conflitti verso l'esterno, avrebbe potuto realmente produrre ciò che Stolypin aveva progettato.

A partire dalla seconda metà degli anni Venti, ritengo si sarebbe potuto vedere un impero zarista solido e proiettato verso un futuro senza più paventare sommovimenti rivoluzionari di ampia portata. Ma fu proprio la guerra, oltre e ancor più dell'assassinio di Stolypin, che impedì tutto ciò.

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Chiudiamo per il momento con quest'idea di Fabio Roman:

Stavo ascoltando la replica notturna di 105&Friends su Radio 105 e dentro la rubrica CSI Milano hanno parlato del processo di Sacco e Vanzetti con relativa condanna. Gli speaker hanno però detto una castroneria quando, citando Gaetano Bresci come anarchico italiano che pochi anni prima aveva commesso un fatto molto grave, hanno detto che questo fosse l'omicidio del principe ereditario d'Austria, piuttosto che quello del nostro Re, confondendolo con Gavrilo Princip (oltretutto sono passati 14 anni tra il secondo e il primo evento).

E se invece fosse andata davvero così? Gaetano Bresci non uccide il re, che nel 1914 è ancora un settantenne Umberto I, mentre assassina Francesco Ferdinando, colpevole a sua detta di opprimere i popoli del suo impero impedendone l'autodeterminazione, e in particolare, in una personale quanto discutibile interpretazione della tematica irredentista, i trentini e i giuliani. L'Austria risponde nello stesso modo con cui ha risposto alla Serbia nella nostra timeline: a parole disposta a trovare una soluzione pacifica, ma presentando nei fatti richieste inesaudibili, e la richiesta imprescindibile di permettere alla polizia austriaca di svolgere indagini in territorio italiano non può venire accettata da Roma, portando inevitabilmente allo scontro. Il "re mitraglia" si trova una guerra tra le mani, che - considerata la sua posizione sempre accondiscendente nei confronti degli austriaci - non sa come affrontare, mentre gli austriaci si limitano ad occupare una zona di confine comprendente Udine, ma la linea sul Tagliamento regge, e gli austro-ungarici non sembrano nemmeno intenzionati ad investire troppo su di una guerra di posizione (in questa linea temporale le altre potenze perlomeno all'inizio ne stanno fuori, la guerra non diventa subito totale, e c'è il modo di rendersi conto che la guerra diventerebbe inevitabilmente di logoramento).

D'altro canto la Germania resta neutrale, essendo stata alleata con entrambe nella Triplice, mentre Francia, Gran Bretagna e Russia per ora stanno a vedere. Nell'estate 1915 la situazione non è cambiata: le altre potenze non vogliono logorarsi, al fronte italo-austriaco si continua a combattere ma senza risultati di rilievo, e negli ambienti di corte a Vienna prende sempre più piede l'ipotesi di accettare un consistente risarcimento come riparazione di guerra e di ritirarsi dalla provincia di Udine, ritornando senza troppo baccano alla situazione precedente l'omicidio.

Che succede? La Russia potrebbe interpretare questa mossa come un segno di debolezza e lanciarsi nel sogno panslavista attaccando la duplice monarchia da est, rivoluzione comunista o meno? E in caso di particolare successo russo, magari dopo un anno o due, l'Italia potrebbe rimangiarsi quanto accordato, per esempio con un pretesto, e buttarsi su Trento e Trieste? La Francia potrebbe approfittare del caos e della rottura della Triplice Alleanza per occupare Tenda come gli spetterebbe di diritto dal 1860 (e come nella nostra timeline hanno ottenuto soltanto nel 1947)? Cosa farà la Germania a questo punto, con i due alleati precedenti almeno per un po' di tempo impossibilitati a riconciliarsi in un patto di mutua difesa? E come prosegue la politica italiana?

Un solo anno di guerra non dovrebbe essere sufficiente a scombussolare la situazione portando al nostro dopoguerra, oltretutto non c'è nemmeno il discorso della vittoria mutilata, si è combattuta una guerra difensiva nemmeno troppo logorante e le cose ora riprendono il loro corso, prosegue il solco tracciato da Giolitti, magari con il voto alle donne già negli anni venti?

Discorso diverso naturalmente in caso di nuova guerra per le terre irredente: in tal caso oltretutto la Germania potrebbe prendere le parti di un'Austria pugnalata alle spalle e dichiarare guerra a sua volta all'Italia, portando magari anche Francia e Gran Bretagna in un conflitto da cui, pur sapendo ormai sarà molto duro, non potranno più tirarsi indietro. In questo caso, pur probabilmente con una Russia meglio piazzata e che evita la rivoluzione rossa, le cose non andranno troppo diversamente che nella nostra storia: magari pure in questo caso l'Italia e l'Intesa vincono al prezzo di milioni di morti, Roma ottiene Trento, Trieste, Pola e Zara, ma la parte di Dalmazia e Balcani sulla quale speravano di mettere le mani gli italiani finisce in mano russa o comunque filorussa, e la vittoria viene percepita come mutilata, portando alla nascita di un fascismo prettamente anti-slavo e anti-russo. Così venti anni dopo il Mussolini di turno dichiarerà subito guerra ad est invece di farlo ad ovest, nonostante un patto di non aggressione tra la Germania nazista (anche in questa timeline punita eccessivamente per le sue colpe di guerra) e la sfera d'influenza russa, che comprende gran parte di quello che noi conosciamo dal nostro secondo dopoguerra come blocco sovietico, senza una Cecoslovacchia ceduta ai tedeschi alla luce di una politica almeno per il momento fondata sull'appeasement, ma con buona parte della Jugoslavia compresa. Questa sfera d'influenza è molto grande e difficile da gestire, oltretutto non tutti i popoli slavi sono così soddisfatti della "protezione" di Mosca, senza dimenticare la componente italiana presente specialmente sulla costa, le prime azioni italiane riscuotono pertanto un discreto successo, riuscendo a conquistare una certa parte delle terre al di là dell'Adriatico, ma poi che accade?

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