15 maggio 1949, la fine di Stalin e dell’Unione Sovietica


Ecco un'ucronia di Demofilo, che ringraziamo infinitamente:

 

1924, la morte di Lenin e la difficile successione

Con la morte del padre della Rivoluzione d’Ottobre, Lenin, avvenuta dopo una lunga paralisi nel 1924, numerose e diverse erano le posizioni all’interno del Partito Comunista dell’Unione Sovietica e difficile era la situazione del paese. All’interno del partito avevamo due fazioni contrapposte: la “destra” capeggiata da Nicolaj Bucharin e la “sinistra” di Lev Trockij, che opponevano fortemente poiché avevano due diverse soluzioni per quanto riguarda sia la politica economica, sia la politica estera. Bucharin riteneva che la Russia doveva essere faro per il comunismo a livello internazionale, diversamente da Trockij che teorizzava la “rivoluzione mondiale”. In campo economico i metodi erano sostanzialmente due: la “destra” caldeggiava la possibilità che l’industrializzazione potesse essere sostenuta soltanto con un’agricoltura sviluppata, mentre la “sinistra” era favorevole all’industrializzazione di massa, depredando le risorse del mondo rurale. Le differenze erano quindi enormi tanto che il 7 maggio 1925 ci fu uno scontro all’interno del direttivo del Pcus che provò la conclusione anticipata dei lavori da parte del segretario generale Stalin.

 

1925-1927, Stalin tra i due fuochi

Stalin infatti era stato nominato da Lenin segretario del partito nel 1922, ma la contrapposizione tra Bucharin e Trockij rischiava veramente di bloccare la rivoluzione e lo sviluppo. Dopo aver cercato una linea comune tra le due ali estremiste, Stalin decise di attuare la seguente strategia: decise di adottare le linea di Trockij, isolando Bucharin e successivamente avrebbe fatto la stessa cosa con il leader della “sinistra” del Pcus. Così fu adottata la linea della “rivoluzione mondiale” e fu varata la nuova economia politica (la Nep staliniana) mentre Trockij veniva eletto, sotto l’approvazione di Stalin, presidente dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Il povere Bucharin fu espulso dall’Urss e dovette trovare rifugio in Cina, sotto la protezione del regime nazionalista di Chiang Kai-Schek e del Kuomintang.

 

18 novembre 1935, il piano di Arcangelo

Erano passati quasi dieci anni dallo scontro all’interno della direzione del Pcus, ma tanto era cambiato: Stalin era rimasto saldo alla testa del partito, Trockij era stato nominato presidente dell’Urss e Bucharin si trovava in esilio a Pechino. Ma a questo punto Stalin decise di attuare il piano segreto che aveva elaborato durante una breve vacanza ad Arcangelo, località russa bagnata dal Circolo Polare Artico. Il “piano di Arcangelo” fu attuato lunedì 18 novembre 1935: il presidente Lev Trockij fu arrestato dalla polizia politica del regime e condotto nelle segrete nel Cremlino, dove fu sgozzato dalle guardie per ordine di Stalin. La stessa mattina a Pechino Bucharin riuscì in modo rocambolesco a scappare ad un attentato compiuto dagli scagnozzi di Stalin. Il “Piano di Arcangelo” non portò quindi ai risultati sperati e questo avrebbe pesato soprattutto nei successivi avvenimenti.

 

24 agosto 1939, il piano di Canton 

Nicolaj Bucharin, dopo essere riuscito a scampare all’attentato, aveva iniziato una riflessione profonda sulle sue convinzioni e sulle sue idee. Durante gli anni di esilio poi vide come in Cina Chiang Kai-Schek, presidente della repubblica cinese, aveva trasformato il Kuomintang, partito nazionalista, in una moderna formazione democratica che univa tutte le correnti democratiche: il “partito democratico cinese” vedeva seduti intorno allo stesso tavolo moderati, riformisti, progressisti e nazionalisti e un governo di “unità nazionale” era l’unica via per uscire dalla crisi e dalla possibile invasione giapponese. Il 24 agosto 1939, il giorno dopo il patto di non aggressione tra Hitler e Stalin, Bucharin riunì nella saletta del Vecchio Teatro a Canton numerose personalità russe fuggite alla Rivoluzione: Petr Arkad’evic Stolypin, ex-primo ministro che era riuscito a scampare ad un attentato nel 1911, Aleksandr Kerenskij, ex-primo ministro socialdemocratico esiliato dai sovietici dopo l’ottobre 1917 e altri funzionari del vecchio apparato statale zarista. Ma la vera sorpresa la presenza dell’intera famiglia imperiale russa, che tutti pensavano trucidata per ordine di Lenin; in verità lo zar Nicola II, la zarina Alessandra, le figlie Olga, Tatiana, Maria, Anastasia e lo zarevic Alessio erano riusciti ad evadere dal confino in Siberia e grazie ai reparti dell’esercito ancora fedeli alla corona avevano raggiunto la Cina , sotto la protezione di Chiang Kai-Schek. Alla fine dell’incontro fu chiara la nuova e “incredibile” linea politica assunta da Bucharin: rovesciare Stalin e la sua cricca, concludere l’esperienza comunista in Russia e riportare al potere lo zar con un regime pienamente democratico alle spalle. La “linea politica di Canton” venne segretamente sottoscritta da Nicola II, Bucharin, Stolypin e Kerenskij con il consenso dello stesso Chiang Kai-Schek che aveva promesso mezzi e uomini per riuscire a rovesciare il “pericolo rosso”.

 

1939-1945, la guerra parallela e il mito di Zaizef

Mentre l’Unione Sovietica prima si era spartita con la Germania nazista l’Europa orientale e successivamente aveva ingaggiato con Hitler una guerra sanguinosa, Bucharin, artefice del piano di Canton, continua a delineare come riuscire a far cadere il regime staliniano. Prima di tutto Stalin si era macchiato le mani con le sue orrende “purghe” che avevamo eliminato molti dirigenti storici della Rivoluzione Rossa; questo non aveva quindi garantito tutta la fedeltà al dittatore. In secondo luogo era circolata la voce della riapparizione dello zar, che tutti in Russia credevano morto. Questo fece nascere la leggenda della “resurrezione” di Nicola II rafforzando la “resistenza bianca” interna coordinata da generali fedeli al vecchio regime e dalla Chiesa ortodossa.

Parallelamente al colpo di stato, parte degli aderenti al nuovo progetto decisero di impegnarsi direttamente nella lotta contro l’invasore nazista. Và ricordato il cecchino Vassily Zaizef, figlio di una famiglia di pastori residenti nei Monti Urali e fervente sostenitore dello zar, che fu il principale artefice della vittoria a Stalingrado e della ritirata nazista nel febbraio del 1943. Il 27 giugno 1944 fu lo stesso Zaizef ad entrare a Varsavia, alla testa dell’Armata Rossa, liberandola dai tedeschi. Per i russi era quindi diventato un eroe nazionale.

Circa un anno dopo, il 25 aprile 1945 lo stesso Vassily Zaizef, nominato da Stalin generale dell’Armata Rossa visto il merito militare e la grande popolarità, incontrava sul fiume Elba i rappresentati dell’esercito degli Alleati angloamericani. Quel giorno Zaizef diede ai rappresentanti del comando statunitense una voluminosa borsa in pelle che doveva essere consegnata al Presidente Harry Truman.

 

27 settembre 1945, l’incontro Truman-Bucharin

Nella Sala Ovale della Casa Bianca, cinque mesi dopo aver letto i numerosi fogli che erano contenuti fantomatica borsa di Zaizef, Truman e Bucharin ebbero un incontro segreto nel quale gli Stati Uniti decisero di stringere un patto ferreo con i “ribelli russi” per riportare lo zar al potere. Allo stesso tempo però avrebbero mantenuto un atteggiamento di completa indifferenza nei confronti dell’Unione Sovietica in modo da non creare crisi internazionali o quale altro problema. Truman consegnerà a Bucharin una lettera per Nicola II nella quale indicava come necessario poteva essere la rinascita di una Russia zarista per evitare quella che il Presidente già definiva “guerra fredda”.

 

15 maggio 1949, il tramonto della Stella Rossa

15 maggio 1949. Nelle periferie della città di Mosca scoppiano numerosi tumuli che coinvolgono operai, contadini e studenti stanchi della nuova stagione della purghe che Stalin aveva inaugurato dalla primavera del 1948. Contro la rivolta sono mandati diversi reparti prima della polizia politica e successivamente dell’esercito, ma gran parte dei militari gettano le armi e si uniscono alla rivolta che verso le 12.00 raggiunge la Piazza Rossa. Le autorità del Soviet Supremo e del Pcus intervengono dichiarando lo stato d’assedio e richiamando altri reparti dislocati fuori dalla capitale, ma è inutile. Sta di fatto che la stessa cosa avviene a Leningrado e Stalingrado: la gente scende in piazza e i militari si uniscono alla loro protesta. Alle 19.35 dello stesso giorno dal Cremlino arrivava una circolare nella quale si dice esplicitamente che sarà indetto un congresso straordinario del Pcus per risolvere i problemi e invita la popolazione a ritornare nelle proprie case senza creare problemi. I quali nascono proprio dopo il comunicato: la gente infatti decise di invadere il Cremlino e a questo punto scatta il colpo di stato che Bucharin aveva con abilità progettato dieci anni prima, nella riunione di Canton. Vassily Zaizef, generale dell’Armata Rossa, con un manipolo di uomini ben armati riesce ad arrestare Stalin e a tenerlo ostaggio nel suo ufficio al Cremlino. Allo stesso tempo ordina che le porte del Cremlino siano aperte e che nessuno cerchi di ostacolare la ricolta che quindi invade “pacificamente”il centro del potere sovietico. A questo punto viene convocata una conferenza stampa nel salone centrale del Cremlino alla quale partecipano Zaizef e un ripulito Nicolaj Bucharin, il quale dichiara ufficialmente chiusa la parentesi socialista sovietica. E successivamente Bucharin ricordò tutto quello che Stalin con la sua cricca aveva fatto: le purghe contro i responsabili del partito, contro i militari e gli esponenti storici della rivoluzione. Tutto era finito e Stalin sarebbe stato processato e rinchiuso nelle carceri militari di Mosca poiché chiuse dovevano essere sia i gulag e la pena di morte doveva essere abolita.

Bucharin finalmente poi disse “che l’illuminato zar di tutte le Russie, sua eccellenza Nicola II e la vera e unica famiglia imperiale russa erano sopravvissuti alle orde barbariche bolscheviche”. Fu dichiarata la formazione di una giunta politica e militare che avrebbe successivamente portato il paese verso la pacificazione interna formata da Bucharin, da Zaizef, da Stolypin e da Kerenskij. La stessa notte, alle 24.00 precise fu ammainata dalla torre centrale del Cremlino la bandiera rossa con falce e martello e con una decreto della giunta fu ufficializzata lo scioglimento dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche trentadue anni dopo la Rivoluzione d’Ottobre e la presa del potere da parte dei soviet e veniva sciolto l’accordo politico e militare che legava l’ex-stato sovietico ai paesi dell’Europa dell’Est: il Comminter e il Patto di Varsavia venivano quindi sciolti e le truppe sovietiche presenti in quei paesi avevano l’ordine di ritirarsi subito. Si dissolveva quindi in un giorno l’eblematica “cortina di ferro” che era scesa sull’Europa e che l’aveva spaccata in due. La guerra fredda era durata soltanto quattro anni.

 

27 giugno 1949, la Russia del Secondo Impero

Circa un mese dopo la fine della dittatura sovietica Nicola II e la famiglia arrivarono in treno nella ribattezzata San Pietroburgo dove furono accolti con tutti gli onori dai reparti militari di Zaizef, dal capo della giunta Bucharin e dal presidente della commissione che stava redigendo la nuova carta costituzionale Kerenskij. Una folla immensa salutò il ritorno al trono dello zar che dichiarò l’intenzione di riapre la vecchia Duma, il parlamento russo, e di indire quindi libere elezioni a suffragio universale.

Demofilo


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