Il "Paradiso Comunista" in Europa

CCCP = Cari Compagni, Che Pacchia!

di Demofilo

Nell'ucronia reazionaria "L'Ascesa delle Destre" ho voluto sottolineare come l'Europa negli anni venti e trenta del XX secolo abbia toccato con le dita un gravoso rischio di involuzione interna: poche erano le democrazie europee il 1 settembre 1939. Ad ogni modo ho deciso di illustrare ben altra situazione, l'ascesa del comunismo in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Anche in questo caso non abbiamo uno specifico POD che determina un cambiamento determinante, ma una serie di divergenze storiche che garantiscono una storia ben diversa. Ad ogni modo iniziamo il nostro viaggio, e ricordatevi che rimango un fervente irenista.

Introduzione:
La Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) termina con la sconfitta del nazifascismo in Europa e dell'imperalismo giapponese in Asia. Le due grandi superpotenze del mondo, gli Stati Uniti d'America e l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, con il beneplacito della Gran Bretagna, firmano un patto ventennale di amicizia il 3 febbraio 1945 a Yalta, località sul Mar Nero. L'incontro di Yalta è fondamentale: il presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt, il segretario del PCUS Jozif Jugasvili, detto Stalin, e il primo ministro britannico Winston Churchill decidono che l'Europa dovrà camminare con le proprie gambe e Churchill si fa promotore del progetto degli "Stati Uniti d'Europa".Roosevelt inizialmente vorrebbe intervenire nell'ambito geopolitico del vecchio continente ma la sua morte, il 12 aprile 1945, porta alla presidenza il suo vice, il democratico Harry Truman, il quale adotta una politica isolazionista e in linea con la cosidetta dottrina che il presidente statunitense James Monroe rivendicò nel 1823, l'America agli americani. In questo modo la politica estera di Washington si rivolge soltanto agli stati dell'America Centrale e Meridionale, avviando un vero e proprio "neocolonialismo di massa". Con gli Stati Uniti che si disinteressano nell'Europa, l'Unione Sovietica inizialmente adotta una politica di collaborazione e di aiuto economico e finanziario, in particolare con il "piano Molotov", organizzato dal ministro degli esteri russo Vjaceslav Michajlovic Skrjabin Molotov, ma successivamente avvierà una vera e propria espansione politica, economica e militare nel vecchio continente. Nel giro di un decennio tutti i paesi dell'Europa sarebbero entrati nell'orbita di Mosca. Ma andiamo per ordine.

La Polonia
Il governo polacco, in esilio a Londra dopo la caduta del paese nel 1939, ben presto divenne un alleato di Mosca e nel gennaio del 1945 l'esecutivo era composto da una maggioranza di ministri comunisti. Il nuovo esecutivo però non riuscì ad avere l'appoggio popolare che premiò invece il Partito dei Contadini di Stanislaw Mikolajczyk il quale accettò di diventare presidente della repubblica polacca. Ad ogni modo però tale titolo era soltanto una proforma: tale incarico era infatti privo di ogni forza ed autorità e Mikolajczyk divenne ben presto un fantoccio nelle mani dei comunisti polacchi che lo mantennero presidente per più di un decennio mentre il paese entrava nell'orbita della politica espansionistica dei sovietici. Lo stesso Mikolajczyk firmerà nel 1948 il Patto di Varsavia, nel 1949 la nascita del COMECON e nel 1955 l'adesione alla stessa federazione sovietica. I principali provvedimenti del governo comunista polacco furono la completa nazionalizzazione delle risorse naturali e minerarie del paese e la nascita di una serie di imprese gestite dallo stato, la cui produzione era appunto stilata per quantità dall'esecutivo. Ad ogni modo la Polonia fu una delle maggiori polveriere nell'ambito della ribellione contro l'autorità del nuovo stato comunista polacco. In particolare và ricordata la forte presenza nel paese della Chiesa Cattolica che animò un piccolo gruppo, una specie di sindacato cattolico libero guidato dal minatore Lech Walesa, che però non riuscì nell'intento che si era prefissato. Lo stesso Walesa sarebbe stato arrestato mentre l'arcivescovo di Cracovia, il giovane Karol Wojtyla avrebbe preso la via dell'esilio negli Stati Uniti. Và ricordato che nel 1955 a capo della repubblica socialista polacca sarebbe andato il segretario del Partito Comunista Polacco Edward Gierek mentre a capo dell'esercito polacco sarebbe andato il generale Wojciech Jarunzelski che completò la violenta repressione contro le istituzioni e le organizzazioni antigovernative di matrice cattolica.

La Romania
Il paese venne guidato fin dal gennaio del 1945 da una giunta militare guidata dal re Michele e avviò una profonda riforma agraria che scontentò parecchio la borghesia medio alta. Ad ogni modo però la maggioranza della popolazione si schierà con il Fronte Democratico Nazionale che alle elezioni del marzo 1946 conquistò la maggioranza assoluta dei seggi nella nuova assemblea legislativa di Bucarest. Di fronte alla forte radicazione della falce e del martello nel paese il sovrano decise di mettersi a capo di una nuova giunta militare che avviò la nazionalizzazione delle fabbriche e delle terre ma questa linea sarebbe decaduta proprio nel 1955 quando Michele sarebbe stato fatto cadere da parte di un colpo di stato ordito direttamente da Mosca. Il 2 luglio 1955 infatti nasce ufficialmente la repubblica socialista rumena e il primo presidente sarebbe diventato Nicolae Ceausescu, segretario del Partito Socialista dei Lavoratori Rumeni. Ceausescu avrebbe sradicato tutti quei reparti dello stato che erano collegati con la decaduta monarchia e man forte fu data dalla stessa Armata Rossa. La Romania aveva ad ogni modo sottoscritto sotto il regno di Michele tutti i patti e le alleanze del 1948 e del 1949, mentre sarà Ceausescu a sottoscrivere l'adesione alla federazione di Mosca nell'autunno del 1955. La figura di Nicolae Ceausescu, che prese il titolo di "conducator", assunse i veri e propri caratteri di una tirannia personale e più volte il suo potere fu messo in discussione anche se le rivolte, in particolare quelle che ebbero inizio a Timisoara, città della Transilvania, furono sempre domate dall'esercito. La sua politica dittatoriale e sanguinosa, atta soprattutto ad impersonare il potere nella sua persona, fu giudicata pericolosa dallo stesso Soviet Supremo di Mosca e Ceausescu fu richiamato all'ordine; a partire però dal 1956 le sue pratiche sanguinarie ripresero in grande stile.

La Bulgaria 
Le elezioni del 1945 attribuirono una schiacciante vittoria alla lista unitaria delle sinistre del Fronte Patriottico, controllata dai comunisti, ma nel giugno del 1946 un referendum preferì il mantenimento dell'istituto monarchico e re Simeone II rimase sul trono, assistito da un tutore vista la giovane età. Si prospettava quindi una vera e propria diarchia a Sofia: da una parte la monarchia, difesa a spada tratta dall'esercito e da buona parte della macchina burocratica dello stato bulgaro, dall'altra parte il governo comunista filosovietico che aveva avviato profonde riforme che andavano contro gli interessi della borghesia terriera. Ad ogni modo i dirigenti del Partito dei Lavoratori Bulgari decide di incontrarsi con i quadri generali del Cremlino per organizzare un colpo di stato a Sofia in grado di far cadere la monarchia. Le elezioni politiche anticipate del 1948 confermarono la maggioranza assoluta al comunisti di Georgi Dimitrov che assunse la carica di primo ministro. Sotto il suo governo fu avviata la nascita di un vero e proprio stato dittatoriale socialista con l'eliminazione delle opposizioni e l'accerchiamento della monarchia bulgara stessa. Il 10 novembre 1948 veniva diramata la notizia della morte accidentale del piccolo Simeone II e la proclamazione della repubblica socialista bulgara. Il nuovo stato aveva Dimitrov come presidente della repubblica, titolo privo comunque di ogni tipo di potere decisionale, vista l'ingombrante presenza del nuovo primo ministro, Todor Zivkov, segretario del Partito Comunista Bulgaro. Naturalmente la Bulgaria avrebbe firmato il Patto di Varsavia nel 1948, l'accordo sul COMECON nel 1949 e l'adesione alla federazione sovietica nel 1955. Zivkov strutturato personalmente la nuova carta costituzionale che nel giro di pochi anni vide la concentrazione del potere nella mani del primo ministro, nominato capo dello stato e del governo, comandante supremo dell'esercito e primo giudice della nazione.

La Cecoslovacchia 
Particolare è il caso della repubblica cecoslovacca, stato che negli anni precendeti alla guerra era rimasta isola democratica con sale istituzioni liberaldemocratiche. Ad ogni modo però le elezioni politiche del 1945 portarono al governo una coalizione eterogenea con la forte presenza dei socialdemocratici riformisti del giovane Alexander Dudcek che ebbero la presidenza del consiglio e avviarono profonde riforme che andavano contro le direttive comuniste sovietiche: in particolare ricordiamo la riforma agraria, la riforma del mercato del lavoro e il nuovo sistema isitituzionale che puntava ad un multipartitismo ed ad una repubblica democratica parlamentare. Ad ogni modo Dubcek non si sentiva per nulla imparito di fronte ad un possibile attacco dell'Unione Sovietica e dei suoi satelliti; il 5 maggio 1946, durante un discorso a piazza Venceslao, a Praga, il primo ministro ribadì le linee programmatiche del suo esecutivo. Il 2 luglio 1946 i ministri appartenenti alla compagine comunista cecoslovacca decisero di abbandonare l'esecutivo, che però non andò in crisi pocihè disponeva nel parlamento una maggioranza solida. Estremo tentativo di salvaguardare la democrazia fu fatto dallo stesso Dudcek che si recò in visita ufficiale a Mosca il 15 ottobre 1946: le posizioni però erano inconciliabili. Stalin infatti aveva già deciso l'invasione del paese e il 1 gennaio 1947 impose ai tutti i paesi confinanti alla Cecoslovacchia la chiudere le frontiere con quest'ultima. Il 15 febbario 1947 le truppe dell'Armata Rossa entrarono a Praga mentre Dudcek stava lavorando tranquillamente nel suo studio, nel Palazzo Reale nel Castello. La "Primavera di Praga" era finita. Un gruppo di cattolici democratici cecoslovacchi, sostenitori della linea socialdemocratica, cercarono di prelevare il primo ministro per trasportarlo nella cattedrale di San Nicola, ma Dudcek si rifiutò di chiedere il "diritto d'asilo" alla Chiesa cattolica. Egli sarà infatti arrestato e deportato nei gulag della Siberia dove resterà per ben ventidue anni, fino al 1969, quando fu espulso e riparò negli Stati Uniti. La restaurazione staliniana a Praga fu assicurata dal segretario del Partito Comunista dei Lavoratori Cecoslovacchi Gustav Husàk, che fece calare sul paese una pesante cappa di repressione e di conformismo con le direttive sovietiche. Era la "normalizzazione" che Stalin aveva invocato in più occasioni. La repubblica popolare cecoslovacca aderirà ai diversi patti stretti con i sovietici a livello europeo e alla federazione nel 1955.

L'Ungheria
Anche l'Ungheria ebbe un dopoguerra travagliato dove la compagione al governo ebbe duri scontri interni tra componenti riformiste e componenti filosovietiche. Le elezioni politiche del 1945 avevano infatti dato al Partito Operaio Ungherese la maggioranza dei seggi nella camera dei deputati di Budapest, ma alcuni esponenti comunisti erano convinti che era fondametale una gestione unitaria del governo della giovane repubblica. In particolare avevano il riformista Imre Nagy che aveva espressamente chiesto al nuovo capo del governo, il filosovietico Matyas Rakosi, di firmare un esecutivo di coalizione con le forze riformiete e moderate nell'arco costituzionale. Tale proposta non venne però messa ai voti nel primo congresso nel partito che quindi sconfessò la linea di Nagy, il quale però non si diede per vinto. Mentre il governo intavolata un regime monopoartitico con l'abbolizione di tutti i partiti tranne quello comunista e la certificazione della "dittatura del proletariato", Nagy fondava il 13 agosto 1945 il Partito Socialista Democratico Ungherese, nuovo soggetto politico che si dichiarava "socialista e democratico senza sè e senza ma". Anche per questo motivo esso non fu dichiarato illegittimo dal governo e potè partecipare alle elezioni politiche indette per la primavera del 1948. Nagy aveva infatti adottato una linea moderna per lo sviluppo dell'Ungheria e la sua visione critica non era mai stato ripresa dal Cremlino; erano questi gli anni dell'"anomalia Dudcek". Ad ogni modo la sinistra ungherese stava avvicinadosi ad un vero e proprio scontro frontale il 2 marzo 1948. Le elezioni politiche infatti videro scontrasi pesantemente i comunisti di Rakosi e i socialdemocratici di Nagy, le cui fila erano state ingrossate da parte di dissidenti del regime che vedevano nel Partito Socialista Democratico l'unica anima critica nel paese. E infatti le consultazioni diedero la maggioranza a Nagy che potè andare al potere formando una coalizione programmatica con lo sconfitto Rakosi. Il nuovo governo iniziò una serie di riforme che andavano contro la colletivizzazione e l'economia pianificata e trovò l'opposizione del Partito Operaio Ungherese e la freddezza del Cremlino. Quets'ulitmo, dopo aver spento la "Primavera di Praga" aveva concentrato le sue attenzioni sull'Ungheria. Stalin per prima cosa chiese la testa dell'ex-capo del governo Matyas Rakosi e nominò nuovo segretario Jànos Kàdàr. Quest'ultimo prima fece uscire i comunisti dal governo e successivamente chiese l'intervento dell'Armata Rossa dopo le perplessità di Rakosi nel sottoscrivere il Patto di Varsavia. Il 14 settembre 1948 Budapest era occupata, Imre Nagy deportato in Siberia dove troverà la morte nel 1958 e Kàdàr nuovo capo dello stato e del governo, dittatore assoluto della nuova repubblica comunista del popolo ungherese. Naturalmente Kàdàr firmerà i patti del 1948, del 1949 e del 1955.

La Jugoslavia
Il grande prestigio acquisito nella Guerra di Liberazione da parte del maresciallo Josip Broz, detto Tito, lo fece diventare ben presto padrone assoluto nella Jugoslavia. Innanzi tutto egli fu messo a capo di un governo provvisorio di Unità Nazionale. Ben presto però Tito, che erano stato nominato segretario della Lega dei Comunisti Jugoslavi, aveva deciso di avviare una nuova fase nella storia del suo paese. Per prima cosa riordinò istituzionalmente il paese con una struttura federale che univa la Serbia, la Croazia, la Slovenia, la Bosnia ed Erzegovina, la Macedonia, il Montenegro e l'Albania, con due regioni autonome, Kosovo e Vojvodina. Non a caso il maresciallo aveva condotto la guerra di liberazione affermando l'esigenza di conquistare "libertà, uguali diritti e fratellanza per tutti i popoli della Jugoslavia". Ad ogni modo il particolare prestigio di Tito gli consentì da un lato la creazione di una repubblica socialista federale jugoslava che aderirà al Patto di Varsavia nel 1948, al COMECON nel 1949 e alla federazione sovietica nel 1955, dall'altro una "via jugoslava al socialismo reale". Venne infatti ripristinata la piccola proprietà terriera e fu avviata l'autogestione delle fabbriche da parte dei consigli degli operai. Allo stesso tempo fu concessa maggiore libertà di espressione alla stampa e al dibattito, anche se il monopolio del potere veniva mantenuto dal partito comunista. Tale linea politica fu al centro di una serie di dibattiti sul diversi modelli del socialismo da attuare ma non fu mai sconfessata né da Stalin né altri poiché grande era il prestigio internazionale del maresciallo di Belgrado. In partito lare dobbiamo ricordare che l'ingegneria istituzionale titoista che aveva modellato la creazione della federazione jugoslava aveva confermato la pace e sviluppo soprattutto fra popoli che per secoli avevano combattuto e avevano utilizzato il ferro e il fuoco. Possiamo quindi parlare di una vera e propria "eccezione Tito", anche alla luce della repressione sovietica a Praga e Budapest.

La Germania 
Inizialmente a Yalta era stata decise la divisione della Germania in due entità, ma dopo la morte di Roosevelt, la linea isolazionista di Truman e la fiacca voce di Churchill (sconfitto alle elezioni politiche da parte dei laburisti britannici) si optò alla proposta del ministro degli esteri russo Vjaceslav Michajlovic Skrjabin Molotov: la creazione di una repubblica democratica tedesca, con capitale Berlino e la presenza dell'Armata Rossa e di pattuglie anglofrancesi per il controllo della struttura democratica della nuova nazione germanica. Il Comando Militare di Controllo sulla Germania aveva approvato le prime libere elezioni politiche che si tennero nel febbraio del 1948, dopo tre anni di occupazione militare e di legislazione militare: il Partito Socialista Unificato e l'Unione Democratica Cristiana avevano formato un governo di coalizione guidato dal socialista Otto Grotewohl con il democratico cristiano Konrad Adenauer al ministero degli esteri e con la carica di vice-cancelliere della nuova repubblica. La collaborazione tra i due grandi partiti di massa però non tardò a incrinarsi quando, nell'autunno del 1948 Stalin e Molotov proposero l'adesione al Patto di Varsavia anche alla Germania. Adenauer si era detto contrario ed aveva proposto la nascita di un unico sistema di difesa europeo e autonomo, anche da Mosca, ma i socialisti tedeschi e lo stesso Grotewohl acconsentirono. A questo punto il braccio di ferro all'interno dell'esecutivo si fece bollente: altra questione sul tavolo era quella della presidenza della repubblica tedesca, la carica di capo dello stato che fungeva da garanzia per la nazione, ma i socialisti avevano candidato lo stesso Otto Grotewohl ipotizzando l'unione tra le due cariche. L'Unione Democratica Cristiana gridò al colpo di stato e ricordò i precedenti nazisti quando Hitler unificò le due cariche di canceliere e di presidente della repubblica: la collaborazione era ormai finita. Il 1 gennaio 1949 un comunicato diramato dal Palazzo della Cancelleria di Berlino informava dell'entrata in vigore della nuova carta costituzionale della nuova repubblica democratica del popolo tedesco. Nuovo capo dello stato e del governo era confermato Grotewohl, che però assegnò al socialista filosovietico Wiehelm Pieck, il quale nel febbraio 1949 intavolò la nuova politica della Germania socialista: fine della libertà di espressione e abbolizione di tutti i partiti e sindacati, tranne del Partito Socialista Unificato e la piena adesione al Patto di Varsavia. Konrad Adenauer e i democratici cristiani tedeschi furono espulsi dalla repubblica e la maggioranza riparò negli Stati Uniti. La nuova repubblica divenne sotto la gestione Grotewohl-Pieck un centro per la produzione di armi chimiche e batteriologiche e una conferma il disastro ambientale che le industrie di stato provocarono a Bonn, quando una nube tossica fuoriuscì dalla locale fabbrica che produceva armi chimiche e sconvolse tutta la regione. Nella zone confinante con l'Alsazia francese ci furono in più occasioni contine violenze e scontri con la polizia di stato che però non comportò una riduzione della durezza del regime socialista tedesco. Anzi, Mosca entrò in modo preponderante della vita interna della Germania e ne influenzò il suo comportamento nei confronti dei ribelli; ricordiamo che lo stesso Stalin minaccò un embargo al governo amico di Berlino se non avesse fucilato un gruppo di oppositori che si erano incatenati davanti alla porta di Brandeburgo, nella piazza principale di Berlino, nell'ottobre del 1950. Ad ogni modo Grotewohl sottoscrisse anche i patti del 1949 e del 1955.

L'Austria
Il paese ebbe una vita particolarmente autonoma, simile alla situazione vigente di Jugoslavia. L'Austria infatti era stata inglobata, dal 1938, alla Germania nazista e Vienna aveva seguito le sorti di Berlino nel dopoguerra. Dopo essere cioè stata occupata da truppe sovietiche, inglesi e francesi, il Comando Militare di Controllo ha avviato nel febbraio del 1948, le procedure per organizzare le prime elezioni politiche austriache per l'autunno. La consultazione elettorale legislativa diede al Partito Socialista Austriaco la maggioranza delle camere e decise di formare una coalizione di governo con il Partito Cristiano Sociale mentre il Blocco Nazionale andava all'opposizione; nuovo presidente della repubblica diventata Karl Renner, segretario della formazione socialista, mentre cancelliere della repubblica federale austriaca diventava il cristiano sociale Leopold Figl. Le linee programmatiche della cancelleria Figl erano incentrate sulla costruzione di una democrazia su stampo occidentale e liberaldemocratico: numerose furono infatti le riforme che furono attuate nel tre anni di governo della coalizione, dal 1948 al 1951. Successivamente però all'interno dello stesso Partito Socialista si rafforzò la linea ferrea di alleanza e di uniformità con Mosca: il presidente Renner e la sua linea programmatica furono però confermati dal congresso del partito. Renner e Figl incontreranno a Mosca Stalin e gli illustreranno la complessità della situazione austriaca e l'impossibilità di una vera e propria socializzazione del paese. L'Austria sarebbe rimasta una Repubblica Federale, la libertà sarebbe stata limitata soltato alla destra nazionalista, liberalista e conservatrice e il potere rimaneva nella mani dei socialisti e dei cristiano sociali. Renner avrebbe sottoscritto i patti e la federazione sovietica del 1955. Sarebbe infatti rimasto presidente fino alla morte, nel 1956. La presidenza sarebbe stata affidata a Figl mentre alla cancelleria andava Theodor Körner.

Ipotetica bandiera di un Belgio comunista nel secondo dopoguerra (le quattro stelle rappresentano Fiamminghi, Valloni, la capitale Bruxelles e il Congo Belga)

La Francia
Dopo che la presidenza provvisoria della repubblica era stata assegnata temporaneamente al maresciallo Charles De Gaulle, capo della resistenza francese, dal 1944 al 1947, essa fu assegnata a Léon Blum il quale, con una giunta politico-militare, organizzò le elezioni politiche del gennaio 1948. Esse diedero la maggioranza alla SFIO, la Sezione Francese dell'Internazionale Operaia, e il 16 gennaio 1947 si insedì René-Jules-Gustave Coty, repubblicano e socialista di ferro. Coty assegnò al primo ministro Vincent Auriol la formazione del governo, monocolore, poiché rappresentava soltanto il partito socialista che aveva vinto le elezioni. Di fronte alle ripetute critiche che il maresciallo De Gaulle aveva fatto contro la possibilità di costruire una coalizione di governo con le altre forze politiche, Coty rispose mandando l'esercito e la polizia a disperdere le varie manifestazioni della destra liberale francese davanti al palazzo dell'Eliseo, a Parigi. In secondo luogo il presidente della repubblica sciolse nel maggio del 1949 le camere e decise di indire nuove elezioni per l'autunno. Elezioni che si svolsero in una clima infuocato e pieno di attriti tra le forze politiche che avevano fatto la guerra di liberazione contro i nazisti e i collaborazionisti: la SFIO raggiunse il massimo storico on il 52,7% mentre le opposizioni, i centristi del Movimento Popolare e la destra liberale crollarono. Coty e Auriol rimasero al loro posto e, con il vecchio Blum, nel gennaio 1950, andarono a Mosca dove decisero di entrare nel Patto di Varsavia e nel COMECON. Nel 1955 la Francia, diventata Repubblica del Popolo di tutti i Francesi, dove le libertà erano state sprangate dalle leggi eccezionali fatte da Auriol, si legava definitivamente all'Unione Sovietica. La patria della libertà, dell'uguaglianza, della fraternità, la patria della Rivoluzione, diventata quindi un baluardo nel socialismo reale esportato dall'Est.

L'Italia 
Nel nostro paese fondamentali furono le elezioni dell'aprile 1948. L'Italia infatti era diventata repubblica dopo il referendum del 2 giugno 1946 e nell'Assemblea Costituente la componente socialista nella veste del Partito Socialista di Unità Proletaria di Pietro Nenni, Giuseppe Saragat e Sandro Pertini era il secondo partito politico dopo la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi e prima del Partito Comunista di Palmiro Togliatti. Nenni aveva detto infatti "la repubblica sarà socialista, o non sarà repubblica". Le elezioni diedero la maggioranza al Fronte Democratico Popolare, una lista unica che univa i socialdemocratici di Saragat, i socialisti unitari di Pertini e Nenni, i comunisti di Togliatti ed era federato con il Partito Repubblicano di Ugo La Malfa e altre liste laiche, socialiste e riformiste capeggiate da Ivanoe Bonomi e Ferruccio Parri. Presidente del Senato fu eletto il liberale Benedetto Croce, presidente della camera il comunista Giorgio Napolitano mentre alla presidenza della repubblica fu scelto l'ex-primo ministro Francesco Saverio Nitti. E sarà proprio Nitti a convocare al Quirinale Giuseppe Saragat il quale formerà un governo composto dal Fronte Democratico Popolare, cioè le sinistre italiane unite, e la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi e Giuseppe Dossetti. Saragat e il ministro degli esteri Nenni andarono da Stalin, nell'agosto del 1948 e stipularono un trattato che diceva che veniva fatta una proroga per quanto riguarda l'Italia nell'adesione ai diversi patti con Mosca. Ma la pazienza di Stalin si sarebbe esaurita nel 1953, quando Togliatti, ministro della grazia e giustizia, subiva il secondo attentato ma rimane vivo. L'Armata Rossa entrò in Italia e fece piazza pulita della repubblica democratica: Togliatti, dopo una breve riabilitazione, fu issato alla presidenza della repubblica mentre presidente del consiglio diventava Umberto Terracini. La penisola diventava quindi una Repubblica Popolare Democratica con il partito unico, il Partito Comunista Italiano e la fine della libertà di opinione e di espressione. Ricordiamo che i socialisti Nenni, Saragat e Pertini, i democristiani De Gasperi, Dossetti e La Pira, il gruppo liberaldemocratico e gli stessi comunisti Napolitano ed Enrico Berlinguer scapparono dall'Italia e si rifiugiarono negli Stati Uniti dove formarono con don Luigi Sturzo il "Centro per la Democrazia in Italia" e qui lo stesso Nenni si pentì dell'alleanza con i comunisti nel Fronte. In patria intanto la destra fu trucidata dall'Armata Rossa e Togliatti aderì al Patto di Varsavia, al COMECON e nel 1955 alla federazione sovietica.

L'URSE
Come abbiamo già detto in precedenza, il 21 ottobre 1948, Jozif Jugasvili, detto Stalin, leader dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e il ministro degli esteri russo Vjaceslav Michajlovic Skrjabin Molotov proposero la nascita di un grande patto politico e militare, il Patto di Varsavia, basato sull'intervento dell'Armata Rossa nel caso in cui ci fossero particolari problemi all'interno di una singola realtà nazionale. In particolare il Patto di Varsavia e l'Armata Rossa avrebbero protetto le compagini socialiste e comuniste filosovietiche. L'anno successivo, il 14 giugno 1949, il ministro dell'economia russo Nikita Sergeevič Chruščёv proponeva la nascita del COMECON, il Consiglio per la Mutua Assistenza Economica, che puntava a far cooperare le varie economie nazionali, basate prima di tutto dalla colletivizzazione e dalla pianificazione della produzione. Ad ogni modo Stalin, il 12 dicembre 1955, chiamerà a raccolta a Mosca, nel Palazzo del Popolo e delle Nazioni, i rappresentato di un'Europa ormai quasi completamente rossa: il presidente polacco Edward Gierek, il presidente rumeno Nicolae Ceausescu, il presidente bulgaro Georgi Dimitrov e il primo ministro Todor Zivkov, il presidente cecoslovacco Gustav Husàk, il presidente ungherese Jànos Kàdàr, il presidente jugoslavo maresciallo Josip Broz, detto Tito, il presidente austriaco Leopold Figl (unico non comunista...) e il cancelliere Theodor Körner, il presidente tedesco Otto Grotewohl e il cancelliere Wiehelm Pieck, il presidente francese René-Jules-Gustave Coty e il primo ministro Vincent Auriol, il presidente italiano Palmiro Togliatti e il presidente del consiglio Umberto Terracini. Qui Stalin presentò loro il progetto dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Europee, la nascita di una grande federazione europea che univa i paesi socialisti e comunisti. La nuova federazione aveva un Consiglio di Presidenza e di Esecutivo, che appunto univa tutti i presidenti delle repubbliche e i segretari dei partiti unici nazionali. La presidenza fu assegnata all'unanimità a Jozif Stalin mentre il coordinatore della federazione divenne Georgij Maksimilianovič Malenkov. Nella stessa occasione fu fondato COMINFORM (da "Communist Information Bureau"), l'ufficio di coordinamento dei partiti comunisti, la Quarta Internazionale, la cui presidenza andrà a Palmiro Togliatti. 
L'espansione del socialismo comunista sarebbe continuata. Nel 1956 una rivolta in Spagna avrebbe rovesciato il governo fascista del generale Francisco Franco e sarebbe andato al potere il socialista Indalecio Prieto Tuero, segretario del Partito Socialista Operaio Spagnolo, il quale sarebbe volato subito a Mosca dove avrebbe firmato l'alleanza con Stalin e l'entrata nell'URSE. E Lisbona, nel 1958 avrebbe copiato da Madrid, quando quando un gruppo di militari legati al Partito Socialista Portoghese, e guidati dal suo segretario Màrio Soares, avrebbe rovesciato la dittatura corporativista del professore Antonio Salazar: anche in questo caso alleanza con Mosca. Nel biennio 1959-1960 l'espansione della falce e del martello avrebbe toccato anche la Grecia, dove le elezioni sarebbero state vinte dal Partito Comunista di Grecia Marxista-Leninista e la fuga di re Paolo I negli Stati Uniti; qui la nuova repubblica socialista sarebbe stata retta dal presidente Geórgios Papandréu. Mentre nel Nord Europa nasceva una Federazione del Nord a guida Socialdemocratica che giurava fedeltà a Stalin e all'URSE, la Francia di accaparrava Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, mentre la Spagna occupava l'Andorra, l'Italia Montecarlo, Malta e San Marino e la Germania la Svizzera. Mancava soltanto la Gran Bretagna, ma le elezioni del 1960, avrebbero ridato la maggioranza ad un cartello che univa i labuisti al nuovo Partito Operaio Britannico, e il nuovo primo ministro James Harold Wilson che dovrà proclamare la repubblica e volare a Mosca per aderire all'URSE mentre i sovrani inglesi se ne andavano in esilio in Australia. In caso contrario sarebbe intervenuta l'Armata Rossa. E Dublino sarebbe ritornata sotto la protezione di Londra visto il cambio di marcia da parte degli inglesi. Il 5 dicembre 1960 Jozif Jugasvili, detto Stalin, si sepegneva nel suo ufficio al Cremlino. Nuovo presidente dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Europee diventava Vjačeslav Molotov. E sarà proprio l'ex-ministro degli esteri il resposabile di una federazione socialista che univa due oceani: da Lisbona, sull'Oceano Atlantico, a Vladivostok, sull'Oceano Pacifico, un unico inno veniva cantato: l'Internazionale, Futuro e Umanità! "Compagni, avanti, il gran Partito noi siamo dei Lavorator!" E la bandiera rossa sarebbe sventolata ben presto anche a Cuba anche in Cina con Mao Tse-Tung. Un incontro a Washington, nel 1965, tra Vjačeslav Molotov, leader dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Europee e il presidente degli Stati Uniti d'America Lyndon Baines Johnson avrebbe ristabilito le due sfere di influenza tra le due superpotenze.

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Nota: Qualcuno si chiederà come mai ho scritto tutto questo, io che tradizionalmente sono stato definito un fervente irenista. Naturalmente le persone possono cambiare, e soltanto gli stupidi non cambiano, ma certo non sono diventato un comunista nostalgico dell'Unione Sovietica. Anzi, credo che putroppo l'Europa Orientale, negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, poteva ribellarsi al gioco di Mosca ma le elezioni falsificate e le armi dell'Armata Rossa hanno fatto zittire i partiti dei contadini di matrice cattolica e gli stessi movimenti socialdemocartici. Studiando in modo approfondito la Storia Contemporanea, ho potuto leggere attentamente l'evoluzione di ogni singola realtà europea, e per questo ho voluto determinare una serie di POD che hanno portato ad una situazione tutt'altro che rosea.

Demofilo

Le bandiere dell'ipotetica Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche di America!

Le bandiere dell'ipotetica Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche di America!

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Riguardo l'Albania, MorteBianca propone un'alternativa:

Mussolini capisce che "italianizzare" l'Albania è una pura utopia, così si concentra nell'italianizzare le coste occidentali più vicine fisicamente all'italia, creando una piccola porzione popolata a forza da italiani e albanesi "convertiti" e filo-colonialisti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l'Albania esce disastrata, perché la presenza italiana è stata molto più forte, molto più concentrata e ben militarizzata. Gli Alleati (che sanno del gigante comunista Slavo a pochi passi) decidono di tenere per il momento salvo il territorio italiano in Albania, inventandosi un referendum per l'autodeterminazione. L'Albania del Nord viene annessa tout-court alla Jugoslavia comunista, quella del Sud invece dalla Grecia nazionalista.

L'Albania si ritrova così divisa in tre porzioni: una democratica (ma sotto controllo straniero), una comunista (sempre sotto controllo straniero), e una fascista (idem). Durante la crisi fra Tito e Stalin un frammento dell'Albania potrebbe decidere di secedere (per l'esattezza quello meno a Nord) dalla Jugoslavia, per poi cadere nell'isolamento filo-maoista che ha caratterizzato la nostra storia, e dando all'Albania un aspetto frantumato e diviso in 4. Durante la Guerra Civile in Jugoslavia anche gli Albanesi saranno fra le etnie coinvolte, e la piccola Albania "indipendentista" filo-Hoxa si ritroverà fra le mire della Serbia, l'Italia in tutto questo gongola potendo mantenere il "Protettorato Italiano d'Albania". La Cortina di Ferro Albanese ancora oggi è uno dei pochissimi pezzi del "Muro ferrato" fra occidente e mondo socialista (insieme a quello fra le due Coree) e non sembra profilarsi una soluzione.

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Anche MorteBianca ha qualcosa da aggiungere:

Il Giappone
Penso che tutti possiamo concordare sul fatto che il Giappone non era culturalmente preparato per un movimento socialista di massa (il partito socialista più grosso non arrivava al 20%, prima della fine della Guerra Fredda). Il giappone fa ancora oggi fatica ad affrancarsi dal suo passato teocratico (molti ancora vedono nell'Imperatore una figura divina), assolutista (e il fatto che sia Imperatore non aiuta), fascista (la questione dei crimini di guerra) e feudale. Il conservatorismo giapponese è molto forte, così come il nazionalismo. L'economia è rigorosamente liberistica. Non c'è dunque proprio lo spazio concettuale per un partito di massa comunista e una presa di potere, anche con tutto il supporto sino-sovietico del mondo.

L'unica soluzione dunque è la famosa spartizione. Il Giappone si rifiuta  di arrendersi, e quando l'Imperatore tenta di fare qualcosa viene estromesso dalla Giunta Militare ed obbligato ad abdicare in favore del figlio. La Giunta nomina un reggente (magari lo zio Asoka, criminale di guerra) e prosegue il conflitto giocando sulla scommessa che gli USA avessero finito le bombe. Ed infatti è così, dopo un po' gli Americani finiscono le Bombe, e procedono ad invadere via Terra.

I Giapponesi, prontamente, ammazzano quasi tutti i loro POWs come vendetta per lo sbarco ed inizia una guerriglia casa per casa. I Sovietici intanto avanzano. Senza la scusa della guerra finita presto la Corea viene totalmente inglobata nella loro orbita, e da lì e dall'arcipelago di confine russo-nipponico organizzano un Doppio Sbarco. Sovietici, Cinesi, Americani e Inglesi (con una breve partecipazione francese, più simbolica che altro) si scavano le proprie zone d'influenza. Alla fine il Giappone viene obbligato ad una resa senza condizioni. Il Giappone viene diviso in due parti e quattro sfere d'influenza: Cina, URSS, USA e Regno Unito. Niente monarchia. Quando ci sarà la Guerra Civile l'Unione Sovietica occuperà temporaneamente la zona d'occupazione cinese per motivi di sicurezza fino alla fine del conflitto. L'atto verrà criticato, ma non condannato ufficialmente da nessuno e causerà una crisi diplomatica risolta con la vittoria definitiva di Mao, il quale concede di lasciare la zona occupata ai Sovietici in cambio di una riparazione di guerra da parte della neonata Repubblica Popolare Giapponese.

Sia a Nord sia a Sud l'identità nipponica è radicalmente rivista: gli studenti a scuola imparano i crimini di guerra. Ai generali responsabili di tali crimini non viene riservato alcun onore, neanche la sepoltura onorifica. Lo Stato è laico e repubblicano ma non progressista (A Sud, almeno, dove viene instaurata una dittatura con ex membri della giunta militare e nobili coalizzati). I due paesi avranno due evoluzioni radicalmente diverse, a loro confronto la divisione della Germania, dell'Austria e del Vietnam sembrerà poca cosa. Il Nord subirà un "corso progressista" accelerato, con parità tra uomini e donne, diritti per le donne (aborto, divorzio) subito e radicali, amministrazione razzialmente paritaria (con la fine per le discriminazioni dei Paria) ed economia pianificata, radicale riduzione della povertà. Il Sud invece si manterrà sull'utilizzo di una atroce dittatura di estrema destra e sulla temibile Yakuza, la Mafia nipponica usata in funzione anticomunista. Le autorità chiudono più di tre occhi sulle loro attività. La popolazione nel Sud è estremamente povera e diseguale, subisce trattamenti orribili, le strade sono poco sicure. Gli americani investono relativamente poco sul Giappone, dato che non si è arreso subito, la sua identità è spezzata e ha perso parte della sua funzione di argine (la Corea è persa, i Sovietici sono al confine, la Cina è persa e ben presto segue il Vietnam). Il Sud resta comunque più ricco del Nord, ma non di molto e ad un grave prezzo. Il Nord, aiutato dalle economie cinesi, coreane e sovietiche, si arricchisce ed investe in tecnologie informatiche (OGAS viene implementata da ingegneri giapponesi e diventa la prima rete internet del pianeta) e spaziali. Il Sud invece è preso da conflitti con Taiwan per questioni di confine e bacchettato dagli Stati Uniti sui crimini passati (cosa che cozza con il loro fervido nazionalismo).

Il primo leader del giappone Nord sarà Sanzo Nosaka, co-fondatore del PCG. Sarà obbligato a dimissioni a seguito di uno scandalo riguardante la sua famiglia. Questo scandalo sarà rivelato al pubblico anni dopo, e venne per il momento tenuto sotto copertura dai suoi cospiratori, che ufficialmente lo fecero dimettere per motivi di salute. Dopo la fase iniziale di Stalinismo (sebbene Nosaka tenne il regime nipponico relativamente autonomo e parzialmente critico dell'URSS) si passa quindi al suo successore che segue la linea Krusheviana, ossia Itsuro Sakisaka. Ex socialista poi convertitosi con l'occupazione alla causa comunista, egli liberalizza la stampa e la critica al regime e concede numerose libertà, cercando anche un dialogo (rifiutati) con il Sud. Sakisaka si ritrova in una situazione difficile, in quanto la Corea e la Cina maoiste sono a lui ostili e l'URSS non può aiutarlo più di quel tanto. Il Sud è in condizioni critiche ed è sempre più instabile tra rivolte e golpe e minacce di guerra. Iniziano ad arrivare migranti dal Sud verso il Nord, che contribuiscono a riempire posti di lavoro (soprattuto intellettuali in possesso di tecnologie e informazioni dal mondo capitalistico). Con la fase Brezneviana l'URSS abbandona definitivamente il Giappone, e il Giappone passa a Kenji Miyamoto, successore designato di Sakisaka. Pacifista e dialoghista, era uno strenuo sostenitore della via democratica al socialismo, saltando la Dittatura del Proletariato. Critico sia di Mao che di Breznev, sosteneva il modello del "Socialismo Sorridente", che esattamente come il Socialismo dal Volto Umano venne pesantemente criticato dall'URSS, tanto che gli Stati Uniti presero la palla al balzo, offrendosi di tutelare e proteggere il Giappone (e strappando due alleati all'URSS). In questo periodo Miyamoto riallaccia i rapporti con la Cina (soprattutto con la transizione a Deng Xiaoping, di cui imita le politiche producendo una liberalizzazione economiche che produce un grande aumento della produttività). Il Sud si sente tradito (così come Taiwan si sentì tradita), ma era in difficoltà tra i vari golpe. Miyamoto si concentrò particolarmente sulla propaganda estera, finanziando movimenti dissidenti e di rivolta in tutto il Sud, concentrandosi su temi come il costo della vita, gli affitti, l'inflazione e l'educazione gratuita per tutti. Accolse gli intellettuali repressi dal Sud. Sotto la sua guida, il Giappone del Nord (che molti persino in occidente presero a chiamare Giappone e basta) divenne la sesta economia mondiale. Con la fine della Guerra Fredda Germania e Giappone erano in situazioni speculari: in un caso era la parte capitalista la più ricca, nell'altro quella comunista. In un caso era la parte capitalista la più grossa, nell'altro la comunista. Ed anche i rapporti di democrazia erano diametralmente opposti. Con il crollo del Muro di Berlino e il collasso nella Guerra Civile del Giappone Sud le tensioni tra Unione Sovietica e Stati Uniti sono altissime, per questo motivo si decide di gestire la situazione con la massima cautela. Si riprende la dottrina Krushev che portò alla pace con Kennedy, e si opta per uno scambio: l'URSS cede la Germania Est (che si unisce al resto della Germania capitalista). Gli USA cedono il Giappone Sud, che si unisce al resto del Giappone Socialista. L'America si concentra su un programma europeista atlantista, l'URSS e la Cina si un programma di espansione nel pacifico.

Il Giappone Socialista è ancora fortemente diseguale: nel Sud (dove prefetture a statuto autonomo hanno ancora molta libera impresa) l'economia è instabile e i prezzi sono alti, così come la povertà. Ci sono milizie terroristiche imperiali, la Yakuza si ricicla nella politica socialista e non è facile da sradicare. Il Giappone Socialista è anche noto per la sua ricca produzione di cartoni animati, detti Akanime (Cartoni Rossi). Mentre nel Sud le arti erano limitate unicamente allo scopo di propaganda, e sempre realistiche, nel Nord era attiva una grande sperimentazione. Sono noti numerosi prodotti diventati estremamente popolari in Europa e nel mondo, quali Neon Genesis Evangelion (la storia di un team di scienziati giapponesi che cerca di vincere contro gli Angeli provenienti da un altro mondo, la cui vittoria risiede nell'unire tutti gli umani in una sola coscienza collettiva), Akira (che parla di un gruppo di esper discriminati in una società post-apocalittica e distopica molto simile al Giappone Sud), Welcome to Capitalism (la storia di un Borghese egoista ed isolato che scopre come aprirsi all'amicizia, uscire dalla sua stanza e lavorare con gli amici), Dragon Ball (in cui i cattivi, la Green Ribbon, sono contraddistinti dal simbolo del denaro, e l'Imperatore Freezer è pericolosamente simile all'erede al trono Hirohito), One Piece (la storia di Pirati informatici cyberpunk che lottano contro una dittatura del mare virtuale delle grandi corporations), Naruto (che è uguale a prima), My Hero Academia (in cui i super eroi sono discriminati e oppressi e si uniscono sotto la guida di All Marx per rivoltarsi contro il regime capitalista), La Malinconia di Haruhi Suzumiya (la cui storia finisce con il confronto tra i protaognisti e Haruhi sul suo potere e la necessità di condividerlo), Pokemon (una poetica storia di rivolta degli animali al dominio degli umani, con pochi umani illuminati che si uniscono a questa lotta contro i loro simili), Ghost in the Shell (ina parabola Cyberpunk che si conclude con l'emancipazione dei Robot), Death Note (Il presidente della Coca Cola ottiene un quaderno in cui si può scrivere il nome di chiunque ed ucciderlo. Lo utilizza per arricchirsi e mettere in ginocchio il mondo. L'investigatore socialista Ryuzaki deve trovarlo), Emergence (una forte critica alla mercificazione della donna e l'omologazione dei licei sudisti, oltre che del mercato della droga), Code Geass (una palese parabola della rivolta socialista del giappone contro una ipotetica occupazione americana), Girls Und Pantzer (in cui si immagina un mondo alternativo dove l'Unione Sovietica e gli altri paesi lasciano il controllo dei carri armati alle donne, in questo anime le ragazzine sovietiche sono le protagoniste) e molti altri capolavori.

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Tuttavia Perchè No? obietta:

Attenzione, la cosa del passato che fa torto al Giappone non é l’imperatore ma piuttosto l’amministrazione onnipotente. Oggi pochi Giapponesi accordano veramente un valore all’istituzione imperiale e solo i più estremisti considerano l’imperatore come un essere divino (lui stesso non é per niente di questa opinione). C’era solo da vedere i dibattiti attorno all’intronizzazione di Naruhito, anche se semplificato molti hanno criticato l'organizzazione di una cerimonia tradizionale religiosa (in uno Stato laico) pagata con le tasse (questo é stato molto discusso e rimproverato). L'attitudine più comune é l’indifferenza.

Ma in Giappone la vera Potenza non é l’imperatore e neanche i partiti politici, bensì l’alta amministrazione, già dalla restaurazione Meiji quando Okubo toshimichi ha creato un’amministrazione sotto egemonia samurai che ha governato il Giappone senza limiti di potere fino alla costituzione del 1890 e ha conservato il suo potere in seguito. Anche gli Americani hanno conservato l’amministrazione quasi intatta. Non si è mai evoluta e mantiene il Giappone in un'attitudine conservatrice (anche la destra quasi estrema di Shinzô Abe aveva idee di riforme sociali, sempre stroncate). L'amministrazione é assoluta, non l’imperatore.

Anche l’idea che il Giappone sia ultraliberale é a criticare. La sua economia é liberale, certo, ma lo Stato giapponese ha anche lui gli aspetti di una democrazia sociale con una protezione sociale assai vasta: le spese per la salute sono coperte universalmente a 30%, ci sono aiuti in caso di disoccupazione, invalidità ecc. Ultimamente lo Stato non esita a intervenire nell’economia e a fornire aiuti estesi direttamente alla popolazione (quest’anno ogni famiglia residente in Giappone, anche straniera, ha ricevuto un aiuto di più o meno 800 euro a marzo, importanti aiuti per le piccole compagnie, garanzie per pagare gli affitti, non posso dirvi quanto ho personalmente ricevuto ma era molto ed era rapido, in uno mese o quasi).

Quanto all’ucronia di MorteBianca ma volevo precisarlo, sono d’accordo sulla possibilità di un golpe ma penso che esso non avrebbe deposto Hirohito, difficile da spiegare ai soldati e al popolo, ma piuttosto sarebbe stato tenuto in isolamento nei nuovi bunker di Yamashirô (presso Nagano, dove la famiglia doveva nascondersi in caso di occupazione di Tokyo) e posto sotto reggenza. La monarchia giapponese può ancora sopravvivere nella zona Sud ma dipende da come si é fatta la resa finale. Può darsi che il golpe dei fanatici sia all’origine di una breve guerra civile contro la fazione pro-resa che contava alcuni grandi nomi. Questi ultimi potrebbero facilmente denunciare il trattamento fatto all’imperatore e le loro forze erano più importanti. Tokyo sarebbe nelle loro mani e potrebbero formare un governo provvisorio in nome di Hirohito (perché il bello é che l’istituzione imperiale non ha veramente bisogno di un imperatore fisicamente presente per funzionare, basta se c’é l’amministrazione e l’esercito!!) Se c'è questa Guerra civile, forse le forze armate sarebbero abbastanza divise per impedire una vera resistenza allo sbarco, i civili… chissà cosa farebbero, tra i veri fanatici e quelli che approfitterebbero per scappare all’obbligo di resistenza.

Non so se i Sovietici avrebbero preso tutta la Corea, era già previsto da Postdam che la Corea sarebbe divisa e a questo punto potrebbero preferire il rispetto questa decisione. Ne ho parlato altrove, ma la zona di occupazione prevista per la Cina era l'isola di Shikoku. Se il Giappone sovietico corrisponde all ‘Hokkaido + Tohoku (Nord Giappone) ,non vedo come potrebbero occuparla senza passare oltre la zona americana o organizzare uno sbarco.

Per il Giappone del dopoguerra credo che la zona Sud conserverebbe l’imperatore, pur essendo riorganizzato come Stato laico come nella nostra TL. Il Nord ovviamente come repubblica popolare come descritta da te. Ma il Sud dovrebbe presto diventare più ricco del Nord perché possiede tutti i grandi porti, le istituzioni dell'educazione, le fabbriche ecc. Il Nord del Giappone é essenzialmente un paese agricolo, sarebbe ovviamente industrializzato dagli Grandi Fratelli cinesi e sovietici ma rimane povero di risorse. Lo scenario del Sud modellato sulla nostra Corea del Sud OTL é possibile, ma probabilmente più stabile se conserva sia l’imperatore che l’amministrazione, la sola cosa divergente sarebbe l'aspra lotta anti-comunista e lo sviluppo di uno stato di polizia per controllare le rivendicazioni sociali (e nella nostra TL sono state numerose e talvolta violente).

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Abbiamo anche la cartina disegnata da Lord Wilmore:

Che sarebbe accaduto se la Guerra Civile Greca avesse avuto un esito di questo tipo? La Repubblica Popolare Greca con capitale Salonicco a nord, il Regno di Grecia con capitale Atene a sud...

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E ora, la proposta di xpnck:

Negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale, un'Unione Sovietica armata di rivendicazioni illegittime sul territorio turco e piena di zelo per aver appena "liberato" l'intera penisola balcanica, invade la Turchia. Con il resto degli Alleati ancora troppo concentrati sulla guerra contro la Germania per poter intervenire, truppe sovietiche indurite dalla battaglia respingono l'ignaro esercito turco e si fanno rapidamente strada verso la parte europea di Istanbul, cosicché la Turchia europea cade presto nelle loro mani.
I collaborazionisti sovietici dichiararono in questa regione occupata la "Repubblica popolare di Tracia", firmando il Patto di Varsavia e fungendo da stato fantoccio sovietico per l'intera durata della Guerra Fredda.
La caduta del comunismo coinvolge anche in Tracia, e nel 1990 viene scritta una nuova costituzione, che cambia il nome del paese in quello di Repubblica Turca di Tracia, rispecchiando il nome dato a Cipro del Nord.
Durante l'era sovietica, sono stati fatti tentativi per convincere la popolazione di un'identità tracia diversa da quella turca, usando figure storiche come Spartaco e l'imperatore Giustiniano come esempi di eroi traci. Questi tentativi basteranno per mantenere la Tracia indipendente dalla Turchia, oppure Recep Tayyip Erdogan convincerà i Traci ad indire un referendum per il ricongiungimento con la madrepatria turca?

Cliccare sulla cartina per ingrandirla (da questo sito)

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Anche Generalissimus dice la sua:

Il 1905 è l'anno del POD alla base della saga ucronica "Back in the USSA" di Eugene Byrne e Kim Newman. Ad inizio ventesimo secolo le relazioni tra i partiti americani vanno a rotoli, la polizia apre il fuoco nel 1905 su un corteo pacifico a Chicago facendone strage, nel 1912 Theodore Roosevelt viene assassinato a causa delle sue azioni contro il socialismo, gli USA entrano prima nella Grande Guerra e infine la presidenza del corrotto Charles Foster Kane provoca una rivoluzione socialista capeggiata da Eugene Debs...

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Subito dopo però, per alleggerire la tensione di quest'ucronia, lo stesso Generalissimus ci ha raccontato alcune barzellette sull'Unione Sovietica:

Battuta sovietica vecchia e stravecchia:

Un giudice esce dalla sua aula di tribunale sbellicandosi dalle risate.
Un collega gli si avvicina e gli chiede perché sta ridendo.
"Ho appena sentito la barzelletta più divertente del mondo!"
"Beh, allora forza, raccontamela!" dice l'altro giudice.
"Non posso, ho appena inflitto dieci anni di galera al tizio che l'ha raccontata!"

Sugli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione Russa:

Mezzanotte a Pietrogrado: una pattuglia di Guardie Rosse scorge qualcuno che sta cercando di nascondersi nell'ombra.
"Stop! Chi va là? Documenti!"
L'uomo, terrorizzato, fruga nelle sue tasche e porge alla pattuglia il primo pezzo di carta che gli capita sottomano.
Il comandante del manipolo inizia a leggerlo lentamente e con difficoltà:
"A-na-li-si del-le u-ri-ne... Mmm... Sembra un nome straniero..."
"Forse è una spia", dice un altro membro della squadraccia, "dovremmo fucilarlo sul posto!"
Ma il comandante va avanti a leggere: "Proteine: zero; zuccheri: zero; grassi: zero... Sei libero di andare, compagno proletario, lunga vita alla Rivoluzione Mondiale!"

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E Federico Sangalli ha aggiunto:

Sui repentini cambi di regime in URSS alla fine degli Anni Ottanta:

In un carcere moscovita, nell'apposita sezione per detenuti politici, c'è una cella con tre carcerati. Per fare un po' di conversazione, il primo confessa agli altri:
"Io sono qui perché ero contro Gorbaciov. E tu?"
"Ma pensa", fa il secondo "Io sono qui perché ero a favore di Gorbaciov. E tu?"
"Dannati imbecilli!" sbotta il terzo alzandosi in piedi: "Io sono Gorbaciov!"

Sulla ufficiale amicizia ed ufficiosa "rivalità" tra Mosca e il Partito Comunista Italiano berlingueriano:

Un giorno Enrico Berlinguer, Segretario del PC, sta lavorando nel suo ufficio alle Botteghe Oscure, sede romana del Partito, quando improvvisamente gli squilla il telefono. All'altro capo niente meno che il Segretario del Partito Comunista dell'Unione Sovietica Leonid Breznev.
"Tovarisch Enrico? Privet, sono Leonid" fa il leader sovietico.
"Ciao Leonid, cosa posso fare per te?" chiede il compagno di Roma.
"Tovarisch Enrico, è accaduto un grave, gravissimo inconveniente" dice con voce grave il moscovita. "La nostra fabbrica nazionale di preservativi è esplosa e ora i miei compagni proletari dell'URSS rischiano di essere contagiati dall'AIDS e dalla gonorrea! Non ci resta che chiederne una nuova partita all'estero, ma quale umiliazione sarebbe per la gloriosa patria del Proletariato dover mendicare su un argomento così delicato la bontà degli americansky? Immagini che sghignazzate che si farebbero? Allora ho pensato che tu sei il leader del più grande partito comunista d'Occidente, quello con più agganci, il più accettato, e quindi, per farla breve, sarebbe necessario che tu facessi la commessa per noi presso le fabbriche occidentali. Ci aiuterai, Tovarisch Enrico?"
"Ma certo, Leonid, non rifiuterei mai una mano ad un compagno in difficoltà. Non ci sono problemi, conosco la fabbrica che fa per noi, la più grande d'Europa: quanti ve ne servono?"
"Almeno un milione all'anno."
"Nessun problema, Leonid"
"Mi potresti fare anche un altro favore, Tovarisch Enrico?"
"Ma certo, Leonid, dimmi pure."
"Li vorrei tutti rossi e delle seguenti dimensioni: 30 cm di lunghezza e 10 cm di diametro, se fosse possibile."
"Nessun problema, Leonid, chiamo subito la fabbrica per fargli l'ordinazione."
Finita la telefonata, Berlinguer chiama il direttore della fabbrica di preservativi della HATU e gli chiede: "Ho appena ricevuto una richiesta riservata, lei capisce... per una grossa commessa dall'Unione Sovietica per un milione di preservativi l'anno. Ci sono problemi?"
"Certo che no. Saranno pronti in pochi giorni", risponde il direttore.
"Molto bene. La richiesta dei sovietici richiede anche che siano tutti rossi, di 30 cm di lunghezza e 10 cm di diametro. Ci sono problemi?"
"Assolutamente nessun problema, ne facciamo di tutti i tipi. Nient'altro?" chiede infine il direttore. Berlinguer ci pensa un po', poi sorride e risponde:
"Beh, sì! Su ogni preservativo aggiungete la scritta « Made in Italy: taglia media »!"

Sulle due Germanie, così diverse tra di loro:

Lo sapete come le due Germanie si sono spartite l'eredità di Karl Marx? La Germania Ovest si è presa il Capitale, la Germania Est il Manifesto del Partito Comunista!

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E ora, torniamo all'ucronia con la proposta di Enrica S.:

Nella notte fra il 3 e il 4 giugno 1944, quando ormai gli Alleati erano alle porte di Roma, le SS abbandonarono la famigerata sede in via Tasso, dopo aver bruciato buona parte dei documenti, e portarono con sé quattordici prigionieri, che fucilarono poi sulla via Cassia (il cosiddetto eccidio della Storta). Tra questi c'era Bruno Buozzi, Segretario Generale del Sindacato Unitario. Che succede se invece Buozzi scampa alla fucilazione? Probabilmente firmerà il Patto di Roma del 9 giugno 1944 che farà nascere la CGIL. Che ruolo avrà nella storia sindacale dell'Italia repubblicana?

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Le replica Alessandro Cerminara:

Bruno BuozziSicuramente l'asse con Di Vittorio sarebbe stato forte, e forse tutti i Socialisti sarebbero rimasti nella CGIL (probabile che la UIL, se nasce, abbia un'impronta più che altro "Liberale"). C'è da capire chi dei due la guiderà, peraltro. Dipenderà da quale dei due partiti avrà più iscritti dentro il Sindacato (Buozzi era per il principio "il segretario al gruppo più grosso"). Comunque vada, in ogni caso, interessante anche capire quale posizione potrà prendere la CGIL nel '56. O meglio, se potrà mantenere quella iniziale. Quand'anche ci fosse ugualmente Di Vittorio alla guida, in un Sindacato con rapporti di forza interni molto meno squilibrati, sarebbe molto più facile per lui dire a Togliatti "no, la posizione non cambia", magari adducendo la motivazione di non dover spaccare il Sindacato... Che la CGIL rimanga unita nel '48, invece, è difficile ugualmente. Ci voleva ancora Grandi vivo...

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Ed ora, un'idea di Lord Wilnore:

Nel dicembre del 1947 il vicesegretario del PCI, Pietro Secchia, fece un viaggio in incognito a Mosca, per essere ricevuto da Stalin.

Lo scopo della riunione era di criticare Togliatti, considerato troppo morbido, visto che secondo Secchia la sua politica non era orientata alla preparazione dell'insurrezione armata e della rivoluzione.

Stalin, pur approvando a parole le tesi di Secchia, era abbastanza saggio da comprendere che una scelta del genere in Italia sarebbe stata fallimentare come in Grecia.

Congedò Secchia con tanto onore, ma tutto rimase come prima. Se invece Secchia, dal 1946 capo dell'Ufficio Propaganda del PCI e dell'apparato paramilitare del partito, costituito da ex partigiani armati, avesse avuto il placet di Stalin, rimuovendo Togliatti dalla segreteria?

Sarebbe scoppiata la guerra civile? Oppure la struttura paramilitare, nel tentativo di destabilizzare De Gasperi, avrebbe anticipato il fenomeno delle BR?

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Cui risponde Taximaxi:

Mi sembra di avere un dejà vu... Parlo dei rapporti Gladio e P2!!!

Da qui inizia la nascita di Gladio appena gli americani lo sono venuti a sapere e saggiamente hanno finanziato la ricostruzione dell'Italia e delle campagne politiche dei successivi anni...

Cosa sarebbe accaduto?

Guerra civile e non come in Grecia, ma come nella ex Jugoslavia! Troppi i movimenti paramilitari ancora in circolazione, troppe le armi che ancora giacevano ovunque. Non sto parlando di residuati bellici, ma veri e propri depositi!

Il quadrilatero delle province di Modena, Bologna, Mantova e Milano. Per non dire enclave come Torino, Genova e Napoli sarebbero state la culla dei movimenti armati! Non dimentichiamoci Tito appena al di là dell'Adriatico... 

Forse i primi episodi armati avrebbero allarmato gli americani, ma se dopo le elezioni, i comunisti accusano di brogli elettorali il governo e dopo una successiva votazione di massa popolare i comunisti non avrebbero preso il potere in modo legittimo, ecco che all'ora sì le colonne armate avrebbero marciato contro gli esponenti del governo corrotto.

Sindaci, carabinieri, caserme, sarebbero stati i primi obiettivi.

Non parlo di attentati stile BR, ma vere e proprie forze armate con tanto di foulard al collo per identificarsi e gagliardetto e bandiera rossa con falce e martello in testa alle colonne a guidarle!

Politicamente sarebbe stato un suicidio politico, e l'intervento armato americano avrebbe spianato la strada per la vittoria, ma gli effetti sarebbero stati dannosi per l'ordine pubblico e per la credibilità dell'Italia a livello politico mondiale. Guardate la Grecia: è una potenza economica marittima, eppure è in bancarotta.

In ogni caso, altro che anni di piombo... Sarebbero stati anni di guerra civile e di occupazione!!!

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William Riker ha avuto un'altra idea:

Quali deviazioni dalla HL bisogna introdurre perchè l'India sia un paese retto da un regime sovietico, sia che esso sia alleato di Mosca, sia che esso sia suo rivale strategico come la Cina? E con quali effetti sulla storia asiatica e mondiale? Gli anticomunisti indiani si rifugeranno a Sri Lanka?

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Tommaso propone:

Storicamente l'Indian National Congress fu vicino al Socialismo. Se il Partito Comunista Indiano non nascesse, e i suoi membri storici entrassero nell' INC e riuscissero a prenderne il controllo potrebbero trasformare l'India in uno stato Socialista dopo l'indipendenza.

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Invece Paolo Maltagliati ha altre idee in serbo

Dunque, io vedo prevalentemente vie 'per reazione'.

1) gli inglesi non mollano l'osso e la bomba nazionalcomunista gli scoppia in faccia nell'immediato dopoguerra (alla faccia di Nehru)

2) Nixon decide di fare qualche stupidata nella guerra indopakistana del 1971 per l'indipendenza del Bangladesh e provoca una escalation. Questo costringe Indira (È noto che Nixon l'ha definita apertamente 'puttana') a legarsi ancor più strettamente all'Urss. Non dico che questo basti a far diventare l'India sovietica in senso stretto, ma ha il vantaggio di essere una opzione MOLTO realistica per allineare a sinistra l'INC (o meglio, la parte di INC di Indira)

3) Questa è un po' troppo tarda perché in fase di decadenza sovietica, ma con un po' di fortuna può riuscire: il KGB convince Rajiv ancor di più che dietro la ribellione del Punjab c'è la longa manus pakistan-Usa. Rajiv o il Pakistan perdono la testa e l'operazione Blue-Star diventa a tutti gli effetti una guerra India-Pakistan. L'India ovviamente si indebita con l'Urss e la conclusione è come il punto 2. Con più il fatto che la faccenda si collega all'invasione dell'Afghanistan. Anche qui, non è che l'India divenga tout court comunista, epperò.

Sono convinto che quella più fattibile (e rischiosa per l'umanità) sia la 2, con la seria probabilità di una stalinizzazione dell'India portata avanti da una Indira in delirio di controllo, con Sanjay Gandhi che in pratica instaura un regime di terrore poliziesco in nome della madre. Il principio teorico non sarebbe il comunismo vero e proprio ma un 'Garibi Hatao' eterno, con una sorta di giustificazione dello stesso dato dallo stato di emergenza della guerra e con la caccia ai borghesi (filoamericani) (potrebbero chiamarli 'i vecchi principi' in onore alla lunga e annosa diatriba sui diritti rivendicati dagli ex principi degli stati principeschi), che saprebbe tanto di dekulakizzazione del 1937. Prima o poi Rajiv entrerebbe in rotta con Sanjay e scapperebbe da qualche parte, riconosciuto dagli americani come 'governo legittimo dell'India in esilio' (magari all'inizio il Sikkim).

È un'ucronia un po' distopica, ma ripeto, è la soluzione più passibile di realizzazione che vedo per rispondere alla domanda iniziale.

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Passiamo ora alle proposte di Generalissimus:

Nel 1947 anche l'URSS diede il via ad una controparte comunista del Piano Marshall, il Piano Molotov, dal quale sarebbe in seguito derivato il COMECON.
Questo piano, però, mirava soprattutto a rendere economicamente dipendenti da Mosca i paesi appena entrati nell'orbita sovietica e non prevedeva interruzioni o sconti nel pagamento dei danni di guerra per i paesi che avevano fatto parte dell'Asse.
Ma che accade se questo piano non ha, per così dire, "secondi fini", e i Russi fanno tutto come si deve?

Un'altra possibilità ucronica è la seguente. Stalin all'inizio era favorevole ad accettare il Piano Marshall, ma poi Molotov lo convinse che accettare gli aiuti del piano avrebbe significato permettere agli USA di esercitare un certo controllo sulle economie dei paesi del blocco orientale.
Ma cosa succede se Stalin decide di fare di testa sua e dice si al Piano?

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Ed ecco il commento di Enrico Pellerito:

Stalin accetta il piano Marshall ma gli aiuti finanziari in URSS e nei paesi dell'Europa orientale vengono incanalati solo su settori che hanno ricadute nel mondo civile: edilizia in campo sociale (abitazioni, scuole, biblioteche, ospedali), industriale manifatturiera (nulla in quella quella siderurgica e metalmeccanica) e produttiva idroelettrica (dighe e centrali); implementazione delle reti ferroviarie, della viabilità e della elettrificazione anche in aree rurali.
Si tratta di aspetti strategici ma che possono facilmente rientrare in una gestione facilmente controllabile in maniera esclusiva dagli organismi locali, eludendo eventuali ingerenze da parte degli USA.
Anche dal punto di vista propagandistico l'influenza economica "straniera" viene sottaciuta e sulla stampa e nei cinegiornali la presenza di esponenti americani che collaborano e controllano viene marginalizzata, tanto che la stragrande maggioranza dei sovietici e dei cittadini dei paesi soggetti all'URSS è convinta che gli investimenti provengono dal PCUS e dai partiti "fratelli", e che siano questi a garantire un aumento dei beni di consumo a disposizione della popolazione e il miglioramento della distribuzione nella filiera alimentare, rafforzandosi così fiducia, gratitudine e fedeltà popolari nelle dirigenze che guidano gli stati socialisti.
Accorgendosi che l'industria pesante sovietica viene indirizzata verso il rafforzamento dell'apparato militare in chiave anti occidentale, Truman decide l'interruzione degli aiuti e la restituzione di quanto non a fondo perduto; il risultato è solo l'inizio di un lungo e dibattuto contenzioso.
Stalin & C. ringraziano.

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C'è pure l'idea di Dario Carcano:

Ho trovato su internet questa immagine dal gioco Hearts of Iron IV in cui Trockij è diventato leader di un Canada comunista e, evidentemente, non più membro del Commonwealth. In che anno siamo e quali avvenimenti hanno reso ciò possibile?

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Gli replica Tommaso:

Indipendenza del Canada nel 1918, in protesta per la guerra; Trockij, esiliato negli anni '30, guida il partito comunista alla conquista del potere nella repubblica canadese; chissà come saranno contenti gli Stati Uniti.

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E Inuyasha Han'yō aggiunge:

Secondo me un Canada rosso sarebbe stato una spina nel fianco non solo degli USA (che vedrebbero minacciato non solo il territorio metropolitano ma anche l'Alaska) ma anche dell'Unione Sovietica, dove Stalin vedrebbe la repubblica popolare del Canada (o come verrebbe chiamata) come una pericolosa rivale in ambito ideologico, per giunta governata da un suo nemico giurato. Una cosa simile si verificò tra Cina e URSS nella HL. Tornando agli USA, la paranoia anti-comunista schizza a 1000. Questo maccartismo anticipato potrebbe essere abilmente cavalcato dai Democratici, se non da frange più estremiste e filo-fasciste. Possibile un maccartismo anticipato guidato da Palmer e da J. Edgar Hoover, suo braccio destro?

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Questa è l'articolata Timeline in merito di Federico Sangalli:

La Germania vince la Prima Guerra Mondiale. La Gran Bretagna ne risulta fortemente indebolita, crisi economica, recessione, infrastrutture a pezzi, danni di guerra e esercito disarmato. Con i tedeschi già in predicato di vittoria nel 1917, quando la Russia collassa Berlino non libera Lenin per accelerare il processo e non finanzia i Bolscevichi che quindi ne risultano duramente indeboliti.

La Rivoluzione non avviene e la Russia diventa qualcosa di simile alla Cina, con bande di rivoluzionari vari, signori della guerra, monarchici e potenze straniere che imperversano per difendere i loro interessi. Trockij quindi rimane a Brooklin ma è espulso dopo la Prima Paura Rossa del 1919 e si rifugia in Canada.

Dopo la sconfitta l'Impero Britannico inizia a sgretolarsi: l'Australia dell'opportunista Primo Ministro Billy Hughes si dichiara una Repubblica, seguita dalla Nuova Zelanda; nel Quebec si susseguono le proteste; il Sudafrica forma un regime a parte retto dall'aristocrazia boera. L'India ribolle ma il movimento indipendentista non è sufficientemente forte per reclamare il potere e in effetti la sua politica all'epoca era avere solo l'auto governo come Dominion autonomo, cosa che ottengono con gli inglesi volenti o nolenti.

Visto che gli USA hanno perso tutti i loro soldi investiti nei debiti inglesi e francesi, cadono in una Grande Depressione anticipata che colpisce facilmente il vicino Canada.

Al Democratico Wilson succedono i repubblicani della Banda Harding, Cooling & Mellon che sono convinti che il libero mercato sia il Santo Graal dell'economia. Risultato la crisi peggiora e va fuori controllo e nel 1923 Harding scampa a un impeachment per la sua corruzione solo perché muore prima. Nel 1924 il Partito Progressista, una coalizione di sindacati, contadini, operai, attivisti dei diritti civili, il Partito Socialista e abitanti delle zone rurali, di Robert LaFollette Sr vince le elezioni e lancia una sorta di New Deal mentre internazionalmente predica isolazionismo e pacifismo ancora più dei predecessori.

Trockij in Canada si organizza insieme ad altri esuli comunisti e fonda un Partito Rivoluzionario locale, dividendosi tra esso e l'Internazionale comunista: la Recessione gli garantisce un notevole pubblico ed egli non è ancora così caratterizzato come leader comunista (sovietico) da subire i pregiudizi anticomunisti.

Alla morte di Lenin, viene letto il suo testamento che designa Trockij come suo successore alla guida dell'Internazionale. Con il sostegno di tutto il movimento, il leader rivoluzionario (ormai cittadino canadese come Leon Bronstein) fa valere le sue idee frontiste, socialdemocratiche e rivoluzionarie per riunire, sull'onda del successo americano, un'alleanza tra gli interessi rurali-agrari, quelli operai-urbani e gli attivisti francofoni.

Nel 1926 in Gran Bretagna la situazione è al limite e i governi sempre più conservatori che si sono succeduti non riescono a calmare la situazione: il Grande Sciopero degenera in una rivoluzione vera e propria. Questa è infatti l'unica strada giacché l'opzione "fascista" non avrebbe molto senso visto che ovunque e sopratutto in Gran Bretagna i "fascisti" sono sempre stati molto pro-Re (la simpatia di Churchill era dovuta al suo patriottismo: tra una Dittatura Rivoluzionaria lacchè della Mosca stalinista, un Regime Nazifascista suddito di Berlino è un Autoritarismo all'Inglese al ritmo di Re, Patria, Impero e Caccia alla Volpe. In primis comunque egli tifava sempre per la democrazia, solo tra le dittature preferiva quelle autoctone che quelle imposte dall'estero, cosa che guidò poi la sua ostilità sia per i comunisti sia per i nazisti).
La Rivoluzione del '26 ha successo, si realizzano gli scritti di Marx che dichiaravano l'Inghilterra come il paese perfetto per la rivoluzione. La Famiglia Reale fugge in India.

Approfittando dell'onda lunga della rivolta inglese, della crisi e dell'isolazionismo simpatizzante degli USA Trockij vince le elezioni/attua una rivoluzione più o meno incruenta e prende il potere in Canada.

Conseguenze:

La Famiglia Reale inglese continua a regnare sull'India e su pochi altri possedimenti (cioè in pratica Pakistan, Birmania, Singapore, i Possedimenti nel Pacifico e forse Hong Kong). De facto decade di tutti i suoi titoli salvo quello di Imperatori dell'India in loro possesso dai tempi della Regina Vittoria. L'erede al trono prende il titolo di Principe di Bombay, Birmania, Singapore e Hong Kong. La numerazione viene rivista con Vittoria I (1858-1901), Edoardo I (1901-1910), Giorgio I (1910-1936), Edoardo II (1936-1972), Elisabetta I (1972-...). Edoardo II sarà il primo sovrano a sposare un'indiana, nella persona della Principessa Indira Devi (già amante del fratello Giorgio, non il Re, l'altro). Il sovrano britannico non avrà un ruolo superiore al nostro ma sarà visto come un simbolo di unità di un Impero vasto, multietnico e multireligioso.

Senza le armi americane i Cristeros vincono la guerra civile contro il regime massonico di Calles. Particolare interessante, in questo modo (e considerando la successiva vittoria degli agraristi in Centro America e nei Caraibi, da Arbenz ai vari rivoluzionari cubani) l'intero Nord America sarà governato da governi di ispirazione rivoluzionaria di stampo agrario-rurale, già di per sé una discontinuità notevole.

Trockij o meglio Bronstein guiderà il Canada fino alla morte, formando un'alleanza con i paesi comunisti (Secondo Commonwealth Socialista Britannico, Spagna, presumibilmente Francia, Portogallo, Cile, forse Italia e altri paesi latino-americani. Eventuali alleati aggiuntivi non comunisti potrebbero essere Stati Uniti, Messico, Grecia e paesi arabi). Se avverrà una Seconda Guerra Mondiale probabilmente vedrà quest'alleanza contro la novella Santa Alleanza reazionaria guidata dalla Germania Guglielmina.

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Vale la pena di aggiungere la proposta estremizzata di Antonio Mele:

E se, dopo la Seconda Guerra Civile Americana del 1919-1923, nascesse la "Federazione Comunista della Nuova Inghilterra"? Come arrivarci?

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E adesso, la parola a Generalissimus:

La rapida scomparsa dell'Unione Sovietica fu uno shock per tutto il mondo, e pose fine alla Guerra Fredda.
Con la caduta dell'URSS il paesaggio geopolitico del mondo cambiò, aprendo la strada agli odierni conflitti in Iraq, Afghanistan e Ucraina.
Ma, come esercizio di storia alternativa, cosa sarebbe successo se la Guerra Fredda non fosse mai finita? E se l'Unione Sovietica non fosse mai caduta ed entrambe le parti continuassero ancora oggi a competere l'una contro l'altra? L'Unione Sovietica come si sarebbe adattata all'era digitale e alla rivoluzione tecnologica? Come sarebbe questa nuova URSS? Prima di parlare di questo mondo alternativo dobbiamo guardare prima di tutto come cadde l'Unione Sovietica: l'argomento è oggetto di forti dibattiti, ma la teoria più accettata è che l'URSS cadde perché il suo sistema non era affatto malleabile, qualsiasi tipo di riforma o adattamento avrebbe causato piccole crepe e poi fatto crollare l'intera struttura, ed è esattamente quello che accadde: le riforme di Gorbačëv condussero a libertà maggiori per il popolo, come maggiore libertà di parola e la nascita di un'opposizione politica, ma queste riforme gli si rivoltarono contro, dato che l'esposizione al mondo esterno fece capire al pubblico quanto in realtà fosse corrotto e imperfetto il governo.
La gente perse semplicemente la fiducia nel sistema e iniziò a chiedere dei cambiamenti.
Con la nascita di nuove tecnologie l'URSS non riuscì a fermare il diffondersi di queste idee, e secondo la gente la soluzione divenne sostituire tutto.
La possibilità di parlare più apertamente permise a molti di dare voce alla loro opinione, e la loro unica opinione era abbandonare l'Unione.
Molti paesi abbandonarono l'URSS, che cadde, ma in questo mondo alternativo, quale potrebbe essere uno scenario possibile per la sopravvivenza dell'URSS, per quanto improbabile possa essere? Questa è solo una delle possibili TL alternative che si sarebbe potuta verificare nel caso l'Unione Sovietica continuasse a vivere.
In questo scenario i Sovietici in qualche modo dovrebbero non solo risolvere la loro stagnazione economica, ma farlo anche senza concedere libertà politiche e sociali.
In questa TL alternativa l'Unione Sovietica sopravvive perché i Comunisti della linea dura riprendono il controllo dalle mani di Gorbačëv e sopprimono l'opposizione politica e la libertà di parola.
Gorbačëv non riesce ad implementare le sue riforme e il governo estremista sovietico si abbatte contro tutte le idee liberali e occidentali che possono costituire una minaccia per il suo potere.
L'URSS non avrebbe dovuto combattere il pensiero rivoluzionario solo in Russia, ma anche in tutta l'Europa orientale, le dimensioni di questa oppressione sarebbero immense, i Sovietici censurerebbero le nuove tecnologie e i media combattendo allo stesso tempo il nuovo mondo in ascesa di internet.
Questo avrebbe voluto dire che l'URSS avrebbe dovuto controllare quello che la gente vedeva su internet in tutta l'Europa orientale, la Russia e l'Asia centrale.
Poiché il mondo negli anni '90 diventerebbe molto connesso il governo si preoccuperebbe del fatto che i nuovi media potrebbero condurre alla sua caduta, le comunicazioni con l'esterno sarebbero pesantemente regolate o inesistenti.
Dato che non si è potuta ammodernare, l'Unione Sovietica diventerebbe più isolata socialmente, e se le idee occidentali diventeranno il principale nemico dell'Unione Sovietica, essa sigillerà il suo paese il più possibile, così da fermare il flusso di pensieri simili, un'Unione Sovietica degli anni '90 sarebbe quasi un eremita.
Al di fuori dell'URSS, l'Europa rimarrebbe completamente divisa, oggi la Germania non sarebbe affatto unita, perché i Sovietici non permetterebbero alcuna opposizione politica, alle nazioni del blocco orientale non verrebbe concesso alcuno sgarro e qualsiasi tentativo di ribellarsi all'URSS viene affrontato rapidamente e brutalmente.
La storia della Jugoslavia probabilmente avrebbe preso una piega completamente differente.
Nella nostra TL dopo la caduta dell'URSS la Jugoslavia si trovò in una posizione difficile: il suo governo era nei guai e l'ondata di rivoluzioni in tutta Europa fece perdere ai suoi leader la presa sulla loro nazione, e col potere centrale sempre più debole varie aree del paese iniziarono a staccarsi.
Le forti tensioni etniche della regione portarono a violenze settarie e genocidi che ancora oggi segnano l'area.
Se la Guerra Fredda non ha fine, è presumibile che la Jugoslavia non si divida e il paese esista ancora.
La storia degli anni '90 sarebbe drasticamente diversa, un'Unione Sovietica che segue la linea dura potrebbe danneggiare le relazioni Sovietico-Americane, portando a nuove tensioni.
L'ascesa di internet e dell'economia globale diventerebbero gravi minacce per il regime sovietico, costringendo il governo a scagliarsi contro l'uso di internet o portando la Russia ad avere siti come quelli che ha oggi la Cina.

La fine della Guerra Fredda fu uno shock per la razza umana, era incredibile che una nazione gigantesca come la Russia potesse crollare in poche settimane, perciò questa TL parlerà di una Russia che non è mai caduta e riesce a tenere insieme il Patto di Varsavia.
Prima di entrare in questa TL devo spiegare perché l'URSS collassò, per mostrare come si sarebbe potuta avverare questa TL.
Il motivo principale del crollo dell'URSS è che il sistema era troppo inefficiente, ne è un esempio il fatto che anche in tempo di pace dalle fabbriche sovietiche uscivano principalmente armi, perché il sistema non era abbastanza sofisticato ed efficiente per produrre beni che la gente avrebbe comprato in tempo di pace, e perché il paese era così povero che non c'erano soldi per comprare nulla, ma per mantenere bassa la disoccupazione bisognava pur produrre qualcosa, e così si producevano armi.
Ecco perché gli USA pensavano che l'URSS sembrasse così formidabile, perché tutta la sua economia era rivolta all'esercito.
Un altro importante motivo è che il popolo russo aveva perso fiducia nel governo per alcune ragioni, ma soprattutto perché il governo russo era pessimo.
Un esempio tra i tanti fu il trasferimento per molti anni da parte di Stalin di tutti i Cosacchi dalla valle del Dnepr, in quella che adesso è l'Ucraina, alla Siberia orientale, solo perché avevano simpatizzato per i Tedeschi.
Se fate una ricerca Google su Stalin troverete molte, molte, molte storie come queste, e mi ci vorrebbe un intero video per raccontarle tutte.
La terza ragione principale è che gli ideali occidentali avevano iniziato a far breccia in Unione Sovietica, mostrando ai Sovietici quanto in realtà fossero brutte le loro vite rispetto agli standard occidentali.
Il modo migliore di spiegare l'esplosione della polveriera sovietica è usare un'analogia: immaginate l'Unione Sovietica come una diga sotto forte pressione con Gorbačëv come suo guardiano.
Gorbačëv sapeva che la diga stava per saltare, così emanò delle riforme che alleviarono un po' la pressione, ma alla fine i danni vennero alla luce e si acuirono dopo il calo della pressione.
L'unico modo per cui questa TL funzioni è che i Comunisti della linea dura caccino Gorbačëv e prendano il potere, così da evitare le riforme e ritardare la distruzione dell'Unione Sovietica.
Primo e forse ultimo problema di questa Unione Sovietica degli anni '90 sarebbe internet.
La forza principale di internet sta nell'essere facilmente raggiungibile tramite telefoni o computer, nelle sue dimensioni e nella sua capacità di raggiungere ogni luogo.
Per esempio, mentre state guardando questo video 12 ore di filmati stanno venendo caricati su YouTube.
Immaginate di essere un cittadino sovietico che ha appena visto internet, immaginate quanto potrebbe peggiorare le cose per l'Unione Sovietica tutto quello che c'è su internet, con tutte quelle idee occidentali.
I ribelli sovietici potrebbero facilmente unirsi sul deep web e aiutarsi l'un l'altro.
Uno dei punti di forza dell'Unione Sovietica era l'assenza del movimento di idee che c'era negli altri paesi, che mantenne le rivolte sempre piccole e localizzate, mentre negli altri paesi, a causa del movimento di informazioni, si poteva assistere a gigantesche ribellioni in grandi aree, e questo avrebbe indebolito di molto l'URSS.
Per questo motivo i Sovietici cercherebbero di impedire il diffondersi della tecnologia come i computer e i telefoni nell'URSS e nei paesi del Patto di Varsavia.
Dato che non ci sarebbe nessun vincitore chiaro tra internet e l'URSS questa TL si biforcherà brevemente: la prima e meno probabile vede l'URSS che impedisce con successo l'uso di massa di internet, la seconda e più probabile vede internet fare a pezzi la Russia.
Se l'Unione Sovietica riuscisse a sopravvivere a internet dovrebbe affrontare il movimento jihadista, questo perché ai jihadisti non piaceva l'Unione Sovietica, molti dei loro movimenti ebbero inizio combattendo contro i Sovietici in Afghanistan, e molti dei loro leader disprezzavano personalmente i Sovietici, in più la Russia era un paese ateo.
L'America è principalmente un paese Cristiano, e secondo il Corano i Cristiani e gli Ebrei sono migliori dei non Cristiani, dei non Ebrei e degli Ahl al-Kitab non Musulmani, e quindi i Russi erano i peggiori agli occhi dei movimenti jihadisti.
Per esempio in questa TL al posto delle Torri Gemelle verrebbe attaccato un importante sito russo come l'Ermitage.
Questo vuol dire che l'esercito russo verrebbe coinvolto in lunghe e protratte guerre in Medio Oriente e in paesi come l'Afghanistan, l'Iran e l'Iraq, proprio come gli USA.
Ironicamente, gli Stati Uniti, per impedire ai Comunisti di prendere il controllo del Medio Oriente, armerebbe i gruppi jihadisti per combattere contro i Russi, similmente a quanto fecero nella nostra TL in Afghanistan.
Se l'URSS si è sbarazzata della tecnologia per sopravvivere, questo significa che è parecchio arretrata rispetto agli USA, che i Russi sopravvivrebbero solo per poco e che alla fine l'URSS cadrà.
La seconda TL sarebbe molto simile alla nostra, le idee occidentali irromperebbero in URSS, mostrando ai Russi quanto fossero merdose le loro vite e, come ho detto prima, verrebbero organizzate delle rivolte sul deep web, e ci sarebbero delle enormi manifestazioni in tutta la Russia come nella nostra TL.
L'Unione Sovietica cadrebbe a fine anni '90 o a inizio anni 2000, e a parte questo sarebbe tutto esattamente come nella nostra TL.

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Non può mancare il contributo a quattro mani di Enrica S. e di Federico Sangalli:

Resa dei conti tra Occidente ed URSS nell'anno 1948, in seguito al blocco di Berlino Ovest: scoppia la Terza Guerra Mondiale. Gli USA conquistano la Gran Bretagna stremata e il suo impero coloniale, ed il Maccartismo raggiunge livelli tali da imporre de facto una dittatura. L'URSS invece invade l'Europa Continentale. Poco tempo dopo, a Est Giappone e Cina si uniscono, e non bisognerà attendere molto perchè Mao, approfittando della debolezza delle due potenze impegnate a scannarsi e sempre desideroso di sganciarsi dal controllo altrui, unifichi l'Estremo Oriente in un'altra potenza dittatoriale. In questo tragico scenario gli eventi di "1984" di George Orwell si realizzano davvero, con una somiglianza tale da restar atterriti. L'unica cosa che cambia sono i nomi (Es. Partito Repubblicano = Socing, Culto di Mao =  Culto della Morte...). Vi sembra credibile?

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Ad essi risponde Enrico Pizzo:

In "1984" si lascia intuire che la terza guerra mondiale sia iniziata qualche anno dopo la fine della seconda perché Smith dice che uno dei suoi primi ricordi, lui è nato nel '45, è un incursione aerea che aveva colto tutti di sorpresa.

Dice anche che da allora la guerra è continuata ininterrottamente, sebbene non fosse sempre la stessa guerra, e che per alcune settimane vi fu qualcosa, come una guerriglia, nelle strade di Londra.

Qual è il nome del partito? Non viene specificato da nessuna parte, ma poiché il sistema politico che governa l'Inghilterra, pardon Pista Prima, è il Socing, neolinguismo per Socialismo Inglese, ritengo che il nome esteso del partito sia "Partito Socialista Inglese".

Quando è nato il Partito Socialista Inglese? Anche su questo argomento Orwell è evasivo, ma poiché Goldstein nel suo libro "Teoria e pratica del collettivismo oligarchico", pseudobiblio in "1984", dice "il Socing che prese avvio dai moti socialisti inglesi e da cui ereditò la fraseologia..." ritengo che il Partito Socialista Inglese sia nato da una scissione interna ai Laburisti.

Quest'ipotesi è confermata, indirettamente, dal "vecchio" con cui "Smith" si ferma a parlare al pub, per avere informazioni sulla società prerivoluzionaria, che ricorda di un oratore che attaccava "i lacché della borghesia, intendeva i laburisti naturalmente".

Il "Grande Fratello" esiste? La risposta è: come persona fisica no. Questo viene indirettamente confermato da "O'Brien" che risponde a "Smith" dicendo "Il Grande Fratello è la personificazione del partito".

Ma allora chi governa l'Oceania? è ovvio, una sorta di Politburo supremo del Partito Interno al cui vertice sta una figura analoga ad un Segretario.

Questo ci viene confermato indirettamente da "Smith" stesso, che ricorda di non avere sentito parlare del Grande Fratello prima del 1960. E che incontrando al "caffé del castagno", "Jones, Aaronson e Rutherford" ricorda "di aver sentito i loro nomi prima ancora del Grande Fratello".

"Smith" aggiunge: "la cosa era iniziata nel 1965 nei Grandi repulisti, in cui i capi originari della Rivoluzione erano stati spazzati via, dopo il 1970 non ne era rimasto nessuno, eccetto il Grande Fratello. Goldstein se n'era volato via. Tra gli ultimi ad essere arrestati c'erano tre uomini, Jones, Aaronson e Rutherford".

Da queste scarne informazioni ho ipotizzato che alla sua nascita il Partito fosse governato da una sorta di quadrumvirato costituito da Jones, Aaronson, Rutherford e Goldstein. La figura del Grande Fratello è stata introdotta a Rivoluzione terminata per poter avere una figura su cui concentrare il "Culto della Personalità", fattore importante per la tenuta di un partito, senza avere l'imbarazzo che questa figura sia una persona concreta che può diventare troppo ingombrante. In robusta sintesi il Grande Fratello è un paravento dietro cui si nascondono i capi reali del Partito, che possono cosi portare avanti, in tutta tranquillità, le loro lotte di potere.

La data del 1960 è oltremodo interessante perchè il romanzo inizia nell'Aprile del 1984 e "Smith" sta ascoltando alla televisione i dati relativi alla produzione della ghisa nel "secondo quarto del 1984 che è anche il sesto quarto del nono piano triennale". Da questo si evince che il primo piano triennale è partito il 1 Gennaio 1958...

Quindi intorno al 1957 la Rivoluzione poteva dirsi compiuta e nel 1960 nasce per magia il Grande Fratello, poi nel 1965 partono i Repulisti che si concludono nel 1970 con l'eliminazione di tutti i capi originari. In questo vedo l'accrescimento del gruppo direttivo del Partito Interno con l'introduzione di elementi nuovi. Questi inanzitutto riescono a far approvare un principio secondo cui il capo formale del Partito è una persona immaginaria. Cosa che dev'essere stata accettata dai capi "vecchi" perchè apparentemente limitava il potere dei "nuovi" ma che in realtà si è risolta proprio in una debacle dei vecchi che hanno visto il proprio potere e prestigio offuscarsi.

Concludo il mio discorso su "1984". I fondatori originari del Partito stabilirono un concetto per cui i progressi non sono merito del singolo, ma del partito. Questo viene confermato da Smith stesso che ricorda come il partito assegni a sé il merito dello sviluppo degli aeroplani, mentre Smith ricorda di averli visti anche quando era piccolo e che allora il Partito dichiarava solo il merito dello sviluppo degli elicotteri.

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Antonio Maria Macri fa notare:

I confini del mondo di 1984 sono stati palesemente tracciati con righello e matita dalle tre Superpotenza Continentali per far in modo che nessuna delle tre abbia un confine con l' altra, di mezzo c' è sempre una striscia di terra anarchica. L' Eurasia potrebbe invadere il centro amministrativo di Oceania, la Gran Bretagna, ma invece combattono nella terra di nessuno, all' inizio del libro l' Eurasia stà raggiungendo i confini africani di Oceania, e guarda caso quando questo sta per succedere si inventano una vittoria assolutamente insensata che avrebbe in un solo colpo scacciato il nemico che un giorno prima li aveva messo in rotta dall' intero continente, è evidente che questo è stato organizzato dalle due Superpotenza Mondiali, non vogliono danneggiare i loro confini, perché se si sconfiggessero davvero a vicenda allora il gioco sarebbe finito, quei tre Super Stati sopravvivono grazie alla Farsa eterna, senza sarebbero destinati a crollare, hanno bisogno di un nemico su cui gettare l' odio della popolazione, una guerra che fomento la propaganda patriottica ecc.

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Enrica S. a sua volta suggerisce:

Hai pensato alla possibilità che il Grande Fratello d'Oceania conquisti Eurasia ed Estasia, scopra la propulsione a curvatura, conquisti le stelle vicine e dia vita all'Impero, il cui stemma è il globo attraversato da un pugnale, che si vede nell'Universo dello Specchio in "Star Trek, the Next Generation", "Deep Space Nine" e "Enterprise"? (vedere questo video)

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C'è spazio anche per l'idea di MorteBianca:

Sono numerose le organizzazioni fasciste internazionali sorte nel corso del '900, fra queste si distinguono tutte per il loro identificarsi spessissimo per le uniformi e il loro colore (Camicie Nere in Italia, Camicie Dorate in Messico, Camicie Azzurre in Cina), ed è proprio delle Camicie Azzurre che parliamo in questa ucronia.
Erano un gruppo fascista all'interno del Kuomintang creato da Chang Kai-shek che sognava di portare la Cina sotto una guida forte, carismatica, autoritaria in una struttura nazionalista, oppressiva e corporativa. Il loro disprezzo per i comunisti era ovviamente proverbiale. La loro disfatta è avvolta nel mistero, pare siano crollati con il KMT durante la Guerra Civile. Che succede se invece le Camicie Verdi si mettono in mostra reprimendo nelle campagne i comunisti, andando addosso agli scioperi nelle fabbriche e, dopo essersi guadagnati il sostegno della borghesia che li vede come strumento per tenere sotto controllo il proletariato, finiscono per prevalere nel Kuomintang?

Tutto cambia nello scenario cinese: Siglata una pace con il Giappone, l'obiettivo comune sono i comunisti, che si ritrovano oppressi da entrambi. Quando il conflitto riprende i nazionalisti difendono la Cina dai Giapponesi palmo per palmo, e poi partecipano alla liberazione di Corea e Indocina.

Nel Dopoguerra la Cina Nazionalista (Repubblica Nazionale Cinese) ha occupato parecchie zone, praticamente tutte le attuali ambizioni territoriali di RPC e Taiwan. La Mongolia è occupata, così anche la Corea e il Vietnam (dove ha assistito la lotta ai giapponesi).

La Cina prosegue nel suo sviluppo con un grande Boom economico e demografico, e successivamente si coalizza con i Terzomondisti neutrali avversi all'ottica Bipolare, come nazione superiore. USA e URSS si contendono il "terzo incomodo" che però è sostanzialmente aiutato dagli USA, che lo vedono come una spina nel fianco del nemico, e arrivano persino a rifornirli nello sviluppo nucleare.

Dopo la Guerra Fredda la Cina diventa la seconda potenza al mondo, rivaleggiando con gli Stati Uniti in ogni campo. Le tensioni fra le due nazioni si accrescono a seguito delle contestazioni territoriali nel Mar della Cina, praticamente ogni isola fra Giappone e Cina è reclamata da quest'ultima (A questo punto si potrebbe dire che vorrebbero occupare direttamente il Giappone).

La Cina, chiusa autarchicamente in se stessa, per favorire la ripresa economica dalla crisi riprende il programma bellico, decisa ad armarsi in flotta ed esercito per riprendersi i territori "irredenti". La cosa degenera, come succede sempre, con il solito incidente diplomatico-fuffa (questa volta di matrice Cinese) e scoppia la guerra. Gli USA questa volta interverranno per il Giappone, o rimarranno neutrali? E se intervengono riusciranno a sconfiggere il gigante Cina, con Russia, UE, Iran e India neutrali e forse nemmeno tanto ostili alla Grande Azzurra?

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Aggiungiamo questa proposta di Inuyasha Han'yō:

Nel periodo immediatamente successivo all'attacco tedesco all'URSS del 22 giugno 1941, la propaganda di Goebbels giustificò, tra le altre cose, l'azione tedesca sulla base di un attacco preventivo. In pratica, secondo quanto propinato dalla propaganda, la Russia sovietica stava preparando un attacco in forze nei confronti dell'Europa occidentale. Se il pensiero di Goebbels fosse realmente questo, o si trattasse di una mera invenzione propagandistica per giustificare in qualche modo l'attacco, non è dato sapere. Ammettiamo che l'offensiva avvenga e abbia successo. Basandomi su tale POD ho creato questa cartina: in rosso l'URSS e gli alleati, in blu gli USA e in celeste gli alleati, in bianco i non allineati. L'anno è il 1953, quello della morte di Stalin. Come cambia la storia in un contesto simile?

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Ci sono anche queste proposte di feder:

Dieci ucronie sovietiche

1) Sciagura della Vistola
Il famoso miracolo della Vistola non avviene, i russi entrano a Varsavia e il maresciallo Pilsudsky deve fuggire a Londra, dove costituisce un governo in esilio. Polonia, Lettonia, Estonia, Lituania Carelia e forse anche la Finlandia sono egemonizzate dall'URSS (peraltro qui non ancora nata) con trent'anni di anticipo; una rivoluzione è assicurata in Germania e Ungheria, la politica dei Fronti Popolari in Francia, Italia e Spagna funziona, poiché la vicinanza dell'orso sovietico instilla nei socialisti uno spirito di intesa comune nella convinzione che la vittoria sarà prossima. Non nascono fascismo né nazismo; la GB resta il baluardo del liberalismo in Europa... almeno finché i laburisti non salgono al potere.

2) Trockij per Stalin
Già ampiamente trattata sul nostro sito, giusto l'altro giorno ho scritto qualcosa. Qua riassumo brevemente: niente purghe, niente collettivizzazioni forzate, niente 'socialismo reale'. Il focus è sulla rivoluzione permanente, da perseguire con ogni mezzo in ogni luogo (sicuro un intervento in Spagna); qui l'URSS non patteggia con Hitler e già nel '39 è a fianco della Polonia nel fronteggiare l'invasore fascista. Dal momento che Berlino deve combattere su due fronti, la guerra finisce prima e con molti meno morti.

3) Prima il Giappone
Baffone, forse spinto dai contatti con Mao, o magari convinto dalle prestazioni brillanti del giovane Zhukov in Mongolia, si schiera a favore dei cinesi quando questi ultimi sono attaccati da Tokyo nel 1937. I giapponesi sbarcano a Vladivostok e riescono a effettuare una penetrazione profonda nel nord, ma alla fine la sproporzione di uomini e mezzi è troppa per non farsi notare. Mi sembra perfettamente possibile che il Giappone capitoli ampiamente entro il 1941 (le riserve di carburante nipponiche erano molto limitate) permettendo dunque a Stalin di ricollocare tutte le proprie forze a oriente in tempo per sconfiggere l'aggressione nazista, ma ovviamente possiamo fantasticare.

4) Il sogno di Roosevelt
Roosevelt non muore (le atomiche sono autorizzate comunque, perché non si aveva idea del loro potenziale distruttivo). Stalin, preoccupato per la capacità dell'URSS di rigenerare la propria capacità produttiva dopo l'invasione nazista, accetta gli aiuti del suo amico americano e così tale piano si estende a tutto il Vecchio Continente. Qui la rivalità atlantica logicamente non si instaura: l'URSS entra nella NATO già nel 1949, insieme con la nuova Cina. Germania e Corea sono riunificate come nazioni neutrali e disarmate; non avviene alcuna guerra fredda e, alla morte di Stalin, URSS e USA iniziano una lenta conversione, con il sistema americano che si socialistizza e il corrispettivo sovietico che si capitalizza progressivamente. La Guerra Fredda resta un disegno di pochi falchi, ignorati dai popoli che desiderano solo la pace; i Quattro Poliziotti diventano prima due, poi uno, poiché la NATO si trasforma nel braccio armato dell'ONU. Sulla Luna sventolano sia la bandiera con la falce e il martello, sia l'effigie a stelle e strisce.

5) L'incubo di Roosevelt
Alle elezioni del 1948, Truman viene sostituito da Strom Thurmond, della corrente suprematista e nazionalista interna ai democratici poiché la sua politica estera (la famosa dottrina Truman, votata al contenimento invece che al combattimento) viene giudicata arrendevole dai compagni di partito. Quando, l'anno seguente, Stalin inizia il blocco di Berlino, Thurmond risponde inviando i suoi aerei, come Truman. Ma egli non mira a foraggiare i poveri berlinesi; piuttosto, bombarda Berlino. A distanza di nemmeno quattro anni dalla fine della seconda, scoppia la Terza Guerra Mondiale. Convenzionale, perchè le due superpotenze non hanno arsenali nucleari mastodontici (e mi sa che comunque le atomiche non li userebbero mai).

6) Corea unificata
In quel fatidico giorno del 1950 il rappresentante sovietico all'ONU rinuncia al quotidiano giro di vodka. Quando si vota per la condanna della condotta della NK egli è presente e anzi ben attivo, e così egli agisce il tanto esecrato veto che blocca ogni provvedimento delle Nazioni Unite contro Pyongyang. Kim Il-Sung unifica la Corea, e governa col pugno di ferro fino alla sua morte; gli americani devono accontentarsi di sostenere un governo in esilio che, similmente a quanto accaduto con il Kuomintang l'anno prima, potrebbe rifugiarsi a Jeju. Quali rivolgimenti sugli sviluppi dell'area? Penso soprattutto alla politica giapponese.

7) Potere al Pazzo
Quel macellaio di Berja si assicura la successione a Stalin, magari eliminando tutti i possibili rivali quando quest'ultimo, che di Lavrentij si fidava ciecamente, è ancora vivo. Non avviene alcuna destalinizzazione, anzi; sotto il governo del loro ex capoccia l'NKVD si potenzia oltremodo, costruendo un sistema poliziesco ancora più opprimente e parassitario (se possibile) di quanto fu sotto Baffone. L'URSS entra in un ciclo di violenza ottusa e dalle caratteristiche suicide che la porta al collasso già alla morte del nuovo segretario, che potrebbe avvenire negli anni '60 o '70.

8) Potere al Diplomatico
Morto Stalin, non se ne fa un altro, perché a salire al potere è Molotov, ultimo dei grandi uomini che hanno fatto la rivoluzione in prima persona. Posto in mezzo fra le istanze rinnovatrici di Chruscev e quelle conservatrici di Berja, molto probabilmente riuscirebbe ad agire in favore delle prime senza infastidire troppo la fazione destrorsa del PCUS e facendo calare in silenzio la mannaia sul capo degli elementi peggiori (come lo stesso Berja, non per dire). Molotov ripudia la guerra e risolve le controversie in modo diplomatico, permettendo al sistema industriale di riconvertirsi in un'ottica di consumo e non più bellica. Con un'URSS ancora in salute e saldamente in piedi, la Guerra Fredda si trascina fino ad oggi.

9) Il grande balzo indietro
Quando viene estromesso dal partito, Mao non riesce a ricostituire il potere che aveva avuto ai tempi d'oro della rivoluzione appoggiandosi sui giovani (forse perché, con molto buon senso, viene ammazzato). Il PCC si allinea alla ventata d'aria fresca inaugurata da Chruscev, tanto che non si consuma alcuna rottura sino-sovietica, la Cina non assurge al ruolo di grande potenza e a Mosca resta il ruolo di nazione egemone del mondo socialista. Brezhnev salirà poi al potere, ma a Pechino la leader riformista si mantiene e inizia una politica di liberalizzazioni che la porteranno, dopo la caduta dell'URSS, ad avvicinarsi all'Occidente, favorendo la riunificazione delle due Coree (quando Kim Il-Sung muore non viene sostituito), e venire incontro alle pretese del Dalai Lama, riformandosi in senso federale e accogliendo il multipartitismo. Oggi sono in corso le trattative per le modalità di annessione di Taiwan alla RPC.

10) Perestroika e Glasnost'
Il tentativo di rinnovamento agito da Gorbachev, inaspettamente, riesce, poiché il colpo di Stato tentato dai burocrati più corrotti dell'URSS è evitato. Gorbachev, consapevole di quanto precaria fosse la situazione, mantiene un atteggiamento prudente e non lascia la capitale in mano ai suoi nemici. La Guerra Fredda finisce ugualmente, perché il Patto di Varsavia si sfascia in seguito ai moti di popolo nell'Europa Orientale e lo stesso segretario è favorevole a trovare un accordo con l'Occidente; ma, allo stesso tempo, l'Unione si riforma e si mantiene, basando la propria legittimità sul referendum tenuto (storicamente) dal governo in cui la proposta di rinnovamento dell'URSS vinse con una maggioranza schiacciante. Lituania, Lettonia ed Estonia, così come la Georgia, escono dall'URSS, ma nel complesso questa si mantiene la formidabile potenza che è sempre stata. Rimane il ban per i partiti fascisti, ma il comunismo smette di essere egemone in politica, e si tollerano varie sfumature di rosso, fino a che, nel 2020, assisteremmo alla prima vittoria di un politico di destra (tale Aleksej Naval'nyj, liberale) alle elezioni primarie!

Paradossalmente, un mondo in cui l'Unione è ancora in piedi sarebbe più pacifico, perché non avremmo l'ascesa di Putin e del nazionalismo che questo becero individuo sostiene...

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Diamo la parola a MorteBianca:

Dopo la Seconda Guerra Mondiale i vari partiti comunisti sotto l'egida di Stalin discutono di come meglio strutturare il mondo socialista in contrapposizione alla nascente NATO. Subito si sviluppano due scuole di  pensiero: gli Unionisti (i quali vorrebbero realizzare il sogno di  Trockij di una sola Unione Sovietica da Berlino alla Siberia, da Novgorod alla Jugoslavia bassa) in nome dell'internazionalismo proletario. Questa tesi trova supporter anche negli Stalinisti ironicamente (i quali la vogliono invece per espandere l'imperialismo del socialismo in una sola nazione). Vi sono invece i "nazionalisti", raccoglienti ciò che resta dei partiti non comunisti, i quali vogliono una repubblica socialista per ogni paese. Alla fine si giunge ad un bizzarro compromesso: la nascita di una sola nazione che deve riunire Germania Est, Austria occupata, Jugoslavia, Polonia, Ungheria, Albania, Cecoslovacchia, Romania, Bulgaria. In pratica, tutto il Patto di Varsavia meno URSS, unito in un solo paese.

La cosa viene fatta "Alla Sovietica", fino alla fine. Anzitutto, il modello politico: una Federazione a modello URSS, dove i singoli paesi sono gli stati membri, diretta in un sistema a piramide che ha alla base i partiti comunisti locali, fino al Politburo. La capitale sarà probabilmente Varsavia (Berlino è più influente ma tutti sappiamo perché non andrebbe bene). Il paese viene denominato "Unione delle Repubbliche Socialiste Europee" (URSE), con il chiaro intento di una futura unificazione con il resto dell'Europa (cosa che rende lietissimi i paesi europei della NATO ovviamente).

Il Partito Comunista Europeo è posto come nodo centrale dell'organico politico. Il Partito ovviamente fa parte della Terza Internazionale. Viene anche creata una lingua artificiale per cercare di unificare i paesi, il Nadsat, che ovviamente non prende piede, oppure si usa l'Interlingua. Molto bene, tutto è sistemato: come procede la storia? Come passa lo stato le sfide che conosciamo?

1) Rottura con Tito: Stalin era estremamente pesante nel suo controllo ideologico della Terza. Il COMECON risolveva in parte questo problema perché era un'istituzione basata sulla democrazia maggioritaria dei singoli paesi. Ma ora che un eventuale COMECON sarebbe a due (e quindi con un dualismo perenne URSS vs URSE) si crea il problema del fatto che chi ha più voti vince continuamente, rendendo il COMECON inutile. Tito soffriva molto il dominio Stalinista. E Tito aveva fortissime influenze negli altri paesi (Romania, Bulgaria e Albania). E' indubbio che Tito avrebbe influenza all'interno dell'URSE, divenendone forse segretario.
Ciò condurrà al distacco?
Lo vedo poco probabile: per quanto Tito fosse influente, era solo una parte dell'URSE, gli altri paesi hanno bisogno del sostegno sovietico. Tuttavia, Tito potrebbe iniziare un progressivo allontanamento dall'URSS ed una progressiva autonomia economica. Del resto l'Est Europa Unito non è certo uno scherzetto: industrie da non ridere (anche post bellum), un ceto intellettuale che superava numericamente quello sovietico, un numero di abitanti non indifferente. Se vogliamo immaginare che Tito esporti il suo modello in tutta l'URSE, avremo un modello di socialismo molto diverso da quello di Mosca.

2) Rottura con Mao: Stalin muore. Krushev avvia la destalinizzazione. Questo ha, storicamente, diviso i paesi del patto di varsavia in fedeli a Stalin (che hanno quindi obbedito a Pechino, vedendo in Mao il suo prosecutore. E azzeccandoci vista la follia comune dei due) e quelli che hanno elogiato Krushev. Visto che con Tito era iniziata l'autonomia da Mosca, Krushev produrrebbe un riavvicinamento. Ci saranno sicuramente, in futuro, moltissimi cosmonauti dell'Est Europa.

3) Primavere: Il '68 porta rivoluzioni civili in tutto il blocco. L'URSE non ne è esente: si sono manifestate in Germania Est, in Polonia e ovviamente a Praga. L'Esercito Russo interviene e chiede all'URSE il lasciapassare, ed anzi il supporto pieno per reprimere questi politicanti "dissidenti". L'URSE probabilmente rifiuterà. Il Patto di Varsavia fu indeciso sulla Primavera di Praga perché tutti i paesi avevano paura di essere i prossimi, e nessuno voleva finire come Tito o Hoxa (isolato). Quindi per quanto dalla Germania Est si siano sollevate proteste, nessuno agì contro Mosca. Ma un'URSE unita attuerebbe una formula "o tutto o niente", uniti fino alla fine. E sicuramente, visti i precedenti, difenderanno il modello di Socialismo dal Volto umano (a cui verrà dato un nome diverso, tipo Socialismo Europeo o qualcosa di simile)

4) Rottura con Deng: quando Mao muore, viene sostituito da Deng, che avvia numerose riforme a carattere economico e sociale, ma al tempo stesso mantiene la ferma stretta autorittaria. L'URSE probabilmente si riavvicina alla Cina, ma sia per questioni di fedeltà (nonostante tutti i casini) a Mosca, sia per protesta in risposta a Tiananmen.

5) Berlinguer: Il PCI critico dell'URSS e favorevole alla primavera di Praga di Berlinguer sarà sicuramente visto come un prezioso alleato: dopo il PCE il PCI è il partito comunista più grosso d'Europa. La loro vicinanza ai valori liberali (non liberisti), alla democrazia e all'autonomia da Mosca sarà sicuramente apprezzata. Quando Berlinguer crea l'Eurocomunismo con PCF e PCS la coalizione è estremamente influente ed è probabile che gli Eurocomunisti si coalizzino con il PCE a livello internazionale. Nulla di più di un semplice mutuo riconoscimento, sia chiaro (o al massimo finanziamenti in più per il PCI alle elezioni). Se il progetto dell'Eurocomunismo prosegue così però, può darsi che nella nascente Unione Europea gli Eurocomunisti non lascino fare tutti a Popolari e Liberali, e l'UE di oggi sarebbe più simile ad una federazione in cui i paesi più ricchi pagano per sostenere i più poveri. In questo caso vedo una Germania meno ricca, ma una Grecia sicuramente meno povera.

6) Crollo?: Gorbachev sicuramente si ispira all'esperienza del PCE. Le sue riforme per la trasformazione democratica potrebbero portare comunque al crollo dell'URSS. Oppure no.
Una URSE unita è più forte economicamente, e la presenza di un simile alleato potrebbe fare la differenza. I golpisti potrebbero venire fermati. Oppure agire comunque. Quel che è certo è questo: se l'URSS crolla, l'URSE la segue. Se non crolla, neanche l'URSE crolla.
La Germania Est non è da sola, non seguirebbe lo stesso destino della nostra timeline.
Se l'URSS crolla, c'è una minima possibilità che l'URSE così autonomi regga il colpo ed anzi annetta alcune delle repubbliche baltiche.
Se crolla, come sarà l'Est Europa?
Se non crolla, l'Unione Europea come si relaziona con l'URSE? Come stato membro singolo (escludendo la Germania Est e l'Austria, che mettiamo caso si riuniscano) avrebbe una popolazione gigantesca! Se non si integra limiterà l'espansione europea ad Est. Magari l'Europa guarderà a Nord...

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E ora la palla passa a Dario Carcano:

La RSS della Battria Greca

Fine degli anni '40. La Guerra civile greca sta per concludersi con la vittoria delle forze governative e la sconfitta dei comunisti. L'Unione Sovietica, tra Alma-Ata, Kazakistan, e Tashkent, Uzbekistan, dove ha sede il comando dell'Esercito Democratico Greco in esilio, ospita circa 12.000 partigiani greci, sia uomini che donne. Migliaia di rifugiati e profughi hanno varcato le frontiere della Grecia coi paesi del blocco orientale, per cercare in questi ultimi riparo dalla guerra e una casa.
A Mosca ci si chiede cosa fare con tutte queste persone. E a qualche funzionario sovietico appassionato di storia classica viene un'idea: proprio in Asia centrale Alessandro Magno aveva fondato Alessandria Eschate, 'la lontanissima' in greco, e per secoli in quella regione c'era stato un regno culturalmente greco, la Battria, quindi perché non inviare i greci in quella regione e fondare lì una nuova Repubblica Socialista Sovietica di lingua e cultura greca?
L'idea iniziò pian piano a scalare le gerarchie del PCUS fino a giungere tra le mani del compagno Stalin, che la approvò.

In primis, si sarebbe ricostruita la città di Alessandria Eschate, e si sarebbe iniziato a far giungere lì i profughi del conflitto in Grecia. Poi, ultimata la ricostruzione della città, dalle RSS Tagika e Uzbeka si sarebbe staccata una RSS Greca centrata su Alessandria.
La ricostruzione della città, nei pressi di Xuçand, in Tagikistan, iniziò nel 1949. Nel biennio successivo arrivarono i profughi greci e i partigiani del DSE, cui si aggiunsero anche alcune migliaia di epiroti di lingua greca espulsi dall'Albania (quando Hoxa seppe del progetto di Stalin decise di contribuire, liberandosi anche di una fastidiosa minoranza). In tutto circa 150.000 persone, che progressivamente furono insediate nella ricostruita Alessandria.
Nel 1953, con la conclusione dei lavori, nacque ufficialmente la RSS della Battria Greca.
Il nome era sbagliato per due motivi: innanzitutto la Battria era più a sud, nell'odierno Afghanistan, e la regione in cui era situata Alessandria era la Sogdiana. In secondo luogo perché, nonostante le migliaia di greci arrivati lì, questi erano comunque una minoranza: la maggioranza della popolazione era ancora tagika. E proprio i tagiki, che per far posto ad Alessandria Eschate avevano perso Xuçand, la seconda città del Tagikistan, nutrivano il maggior risentimento verso i nuovi arrivati.

Il primo leader della RSS della Battria Greca fu Charilaos Florakis, dirigente del KKE e generale del DSE riparato in URSS dopo la sconfitta nella guerra civile. La dirigenza della RSS greca si mostrò conciliante verso la popolazione tagika, garantendo il bilinguismo nei luoghi pubblici e nei programmi scolastici, ma contemporaneamente fu avviato un programma di ellenizzazione dei tagiki, consistente in festival della cultura greca (la cui partecipazione era obbligatoria) e insegnamento della lingua greca, sia attraverso corsi serali che attraverso la televisione. Queste politiche aumentarono la tensione tra greci e tagiki, che tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60 culminò in atti terroristici dei tagiki contro i greci.
A Mosca qualcuno propose di sopprimere la RSS della Battria Greca, ma la fine del terrorismo tagiko in seguito all'arresto delle cellule sovversive, e il colpo di stato in Grecia del 1967, che fece moltiplicare l'emigrazione greca verso l'URSS, spinsero i vertici sovietici a respingere queste ipotesi.
Nel 1979 la popolazione greca della RSS della Battria Greca fu per la prima volta la maggioranza della popolazione, seppur relativa, arrivando al 40% del totale. Questo sia grazie alle nuove nascite, sia grazie all'immigrazione dalla Grecia, e all'emigrazione di una parte della popolazione tagika verso il vicino Tagikistan.

Nel 1992, col collasso dell'URSS, il destino della RSS della Battria Greca appariva quanto mai incerto. Sarebbe riuscita la piccola repubblica a sopravvivere? O era destinata ad essere fagocitata dai suoi vicini, in particolare il Tagikistan, desideroso di riannettersi quelle terre un tempo sue? Non credo che tale stato potrebbe costituire un vero pericolo per i Battriani Greci, dato che ha avuto cinque anni di guerra civile dopo l'indipendenza. Comunque, credo che se la Battria vuole garantirsi la propria indipendenza sul lungo termine, dovrebbe comunque avvicinarsi ad una potenza della regione. Ci sarebbe qualche potenza nella zona che potrebbe avere interesse alla sopravvivenza della Battria Greca?

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Gli replica feder:

L'Iran, naturalmente, in chiave anti-russa, anti-cinese, anti-talebana (e cioè anti-pakistana). Del resto, riflettici: i due Paesi sarebbero i paria della comunità internazionali, proprio come a suo tempo lo furono Germania e Unione Sovietica; il patto col diavolo è strumentale alla propria stessa sopravvivenza.

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Questo è il parere in proposito di Federico Sangalli:

Secondo me l’RSS greco-battriana ha le carte per resistere e sopravvivere. In HL il Tagikistan fu coinvolto in una Guerra civile tra gli ex comunisti e gruppi islamisti più o meno estremisti. Poiché Florakis è rimasto fedele al Comunismo fino alla morte posso immaginarmelo alleato con gli ex comunisti tagiki durante la guerra civile, dopo la quale rimarrebbe un certo risentimento etnico ma in nome dell’aiuto prestato durante il conflitto verrebbe deciso di tirarci una riga sopra e provare a convivere. Poiché il Tagikistan ha problemi con quasi tutti i suoi vicini (Kirghizistan, Uzbekistan, Afghanistan) per questioni etniche, forse avere un non-nemico potrebbe fargli comodo, soprattutto se questo potesse far leva sui suoi legami culturali per attirare investimenti dall’Occidente, magari dopo una primavera politica seguita alla morte di Florakis nel 2005. Se Kim e il suo collega turkmeno sono riusciti a costruire città monumentali imponenti nel più completo isolazionismo e nell’assoluta arretratezza economica, non vedo perché Alessandria Eschate non possa diventare una bella città con richiami alla Grecia antica, all’Ellenismo alessandrino e alla leggendaria Samarcanda.

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Così Dario ha poi perfezionato la sua idea:

Nome ufficiale: Repubblica Socialista Sovietica Greca di Battria (1953-1992); Repubblica Democratica Ellenica di Battria (1992-2006); Repubblica Democratica di Battria (dal 2006)
Fondazione: 1° gennaio 1953
Superficie: 49.253 km²
Popolazione: 9.035.900 ab.
Densità: 183,46 ab./km²
Capitale: Alessandria Eschate (2.678.034 ab.)
Altre città: Leninopolis/Fergana
Lingue ufficiali: Greco, tagiko
Altre lingue: Uzbeco
Religione principale: Musulmana sunnita
Altre religioni: Cristianesimo greco-ortodosso
Gruppo Etnico Principale: Elleni
Altri: Tagiki, uzbechi
Forma di governo: Repubblica parlamentare socialista
Presidente del Praesidium del Soviet Supremo: Yannis Dragasakis (Partito Socialista Operaio di Battria, SEKV)
Presidente del Consiglio dei Ministri: Panagiotis Lafazanis (Partito Socialista Operaio di Battria, SEKV)
Moneta: Dracma battriana
Fuso orario: UTC+5
Prefisso internazionale: +72
Sigla automobilistica: BKT
TLD: .bk

Bandiera ufficiale:

Storia:
Alla fine degli anni '40, la Guerra civile greca stava per concludersi con la vittoria delle forze governative e la sconfitta dei comunisti. L'Unione Sovietica, tra Alma-Ata, Kazakistan, e Tashkent, Uzbekistan, dove aveva sede il comando dell'Esercito Democratico Greco in esilio, ospitava circa 12.000 partigiani greci, sia uomini che donne. Migliaia di rifugiati e profughi avevano varcato le frontiere della Grecia coi paesi del blocco orientale, per cercare in questi ultimi riparo dalla guerra e una casa.
A Mosca ci si chiedeva cosa fare con tutte quelle persone. E a qualche funzionario sovietico appassionato di storia classica viene un’idea: proprio in Asia centrale Alessandro Magno aveva fondato Alessandria Eschate, 'la lontanissima' in greco, e per secoli in quella regione c'era stato un regno culturalmente greco, la Battria, quindi perché non inviare i greci in quella regione e fondare lì una nuova Repubblica Socialista Sovietica di lingua e cultura greca?
L'idea iniziò pian piano a scalare le gerarchie del PCUS fino a giungere tra le mani del compagno Stalin, che la approvò. In primis, si sarebbe ricostruita la città di Alessandria Eschate, e si sarebbe iniziato a far giungere lì i profughi del conflitto in Grecia. Poi, ultimata la ricostruzione della città, dalle RSS Tagika, Uzbeka e Kirghisa si sarebbe staccata una RSS Greca centrata su Alessandria.
La ricostruzione della città, nei pressi di Xuçand, in Tagikistan, iniziò nel 1949. Nel biennio successivo arrivarono i profughi greci e i partigiani del DSE, cui si aggiunsero anche alcune migliaia di epiroti di lingua greca espulsi dall'Albania (quando Hoxa seppe del progetto di Stalin decise di contribuire, liberandosi anche di una fastidiosa minoranza). In tutto circa 150.000 persone, che progressivamente furono insediate nella ricostruita Alessandria.
Nel 1953, con la conclusione dei lavori, nacque ufficialmente la RSS Greca di Battria.
Il nome era sbagliato per due motivi: innanzitutto la Battria era più a sud, nell'odierno Afghanistan, e la regione storica in cui era situata Alessandria era la Sogdiana. In secondo luogo, perché nonostante le migliaia di greci arrivati lì, questi erano comunque una minoranza: la maggioranza della popolazione era ancora uzbeca e tagika. E proprio i tagiki, che per far posto ad Alessandria Eschate avevano perso Xuçand, la seconda città del Tagikistan, nutrivano il maggior risentimento verso i nuovi arrivati.
La dirigenza della RSS greca si mostrò conciliante verso la popolazione locale, garantendo il trilinguismo nei luoghi pubblici e nei programmi scolastici, ma contemporaneamente fu avviato un programma di ellenizzazione delle popolazioni autoctone, consistente in festival della cultura greca (la cui partecipazione era obbligatoria) e insegnamento della lingua greca, sia attraverso corsi serali che attraverso la televisione. Queste politiche aumentarono la tensione tra greci e tagiki, che tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60 culminò in atti terroristici dei tagiki contro i greci.
A Mosca qualcuno propose di sopprimere la RSS Greca di Battria, ma la fine del terrorismo tagiko in seguito all'arresto delle cellule sovversive, e il colpo di stato in Grecia del 1967, che fece moltiplicare l'emigrazione greca verso l'URSS, spinsero i vertici sovietici a respingere queste ipotesi.
Negli anni ’70 vi fu però una rottura tra la Battria e la madrepatria: fino a quel momento, il capo di stato della RSS greco-battriana era stato anche il segretario del Partito Comunista di Grecia, il KKE. Tuttavia, nel 1968, in seguito alla repressione della Primavera di Praga, il KKE si spaccò: la parte più filosovietica, radicata ad Alessandria Eschate e nella Battria, si schierò sulla stessa linea di Mosca e difese l’atto.
La parte greca del KKE, più vicina a posizioni antistaliniste, fu invece critica della repressione. La lotta comune al regime dei colonnelli spinse il KKE a mantenere un’unità di facciata, ma la frattura era insanabile. Nel 1975 l’ala greca del KKE si scisse e costituì il Partito Comunista di Grecia dell’Interno (KKEE); l’ala sovietica invece cambiò nome in Partito Comunista Ellenico di Battria (KKEV). Più tardi, nel corso degli anni’80, il KKEE avrebbe ripreso il nome di Partito Comunista di Grecia.
Nel 1979 la popolazione greca della RSS Greca di Battria fu per la prima volta la maggioranza della popolazione, seppur relativa, arrivando al 40% del totale. Questo sia grazie alle nuove nascite, sia grazie all'immigrazione dalla Grecia, e all'emigrazione di una parte della popolazione tagika e uzbeca verso le RSS confinanti.
Nel 1992, col collasso dell'URSS, il destino della RSS della Battria Greca appariva quanto mai incerto. La transizione fu gestita dall’allora segretario del KKEV e capo di Stato della RSS battriana, Charilaos Florakis.
Come prima mossa, cambiò il nome del KKEV in Partito Socialista Ellenico della Madrepatria Battriana (ΕSΚVP), mentre la RSS della Battria Greca divenne la Repubblica Democratica Ellenica di Battria. Questo però senza mai rinnegare formalmente la teoria marxista-leninista, e mantenendo inalterate le simbologie e le denominazioni di epoca sovietica.
Solo, rispetto al passato, si poneva più enfasi alla cultura greca e al nazionalismo ellenico come base dello stato, anziché alla teoria stalinista.
In secondo luogo, Florakis decise di intervenire nella guerra civile del vicino Tagikistan. Aiutare i comunisti tagiki a vincere la guerra civile contro gli islamisti voleva dire avere un nemico in meno sul lungo periodo; e così fu: le truppe battriane aiutarono il regime dell’ex comunista Rahmon a vincere il conflitto.
Da allora Battria e Tagikistan, pur non essendo del tutto amiche, hanno comunque smesso di essere rivali.
I primi anni della transizione post-sovietica si caratterizzarono per il fatto che l’apparato repressivo sovietico e il verticismo interno erano rimasti quasi inalterati. Tuttavia, la pressione politica e il declino della sua salute, spinsero Florakis ad allentare il cappio della repressione e concedere alcune riforme democratiche. Questa prima spinta riformista ebbe un’accelerazione nel 2001, quando Florakis nominò alla guida del governo Aleka Papariga, considerata la politica più liberale della Battria.
Quando nel 2005 Florakis morì, la Papariga gli successe alla guida del Partito e dello Stato, vincendo l’opposizione dell’ala stalinista.
Con la Papariga alla guida del partito, la Battria conobbe un’intensa stagione di riforme: furono tenute le prime elezioni libere e aperte a forze politiche estranee all’ΕSΚVP, ed entrò in vigore una nuova costituzione che aumentava la separazione dei poteri, aumentava la libertà di stampa ed eliminava ciò che restava del verticismo stalinista.
Fu mantenuto il centralismo democratico, che però tornò a essere ciò che era stato inteso da Lenin (si sceglie democraticamente una linea di partito che poi si segue con coerenza) e non ciò che fu applicato da Stalin (il vertice impone la linea di partito), e dall’ideologia di partito sparirono i richiami al nazionalismo greco introdotti da Florakis.
Questo cambiamento fu anche simboleggiato dal cambio di nome dell’ΕSΚVP in Partito Socialista Operaio di Battria (SEKV), e dello Stato in Repubblica Democratica di Battria.
Le riforme della Papariga la resero ostile agli stalinisti, che si scissero dal SEKV per formare il Partito Marxista-Leninista della Madrepatria Battriana (ΜLKVP). Ma le riforme della Papariga avevano un ampio consenso popolare: il referendum del 2006 sulla nuova costituzione vide l’85% di voti favorevoli con un affluenza del 95%, le elezioni politiche del 2007 furono vinte dal SEKV con oltre il 60% dei voti.
La popolarità dei comunisti fu anche accresciuta dai successi economici, che fecero della Battria una meta di immigrazione sia dai paesi dell’area, sia dalla madrepatria greca, specialmente dopo la crisi economica del 2008.

Bandiere storiche:

Bandiera della Repubblica Socialista Sovietica Greca di Battria (1953-1992)

Bandiera della Repubblica Democratica Ellenica di Battria (1992-2006). È basata sul vessillo dell'Esercito Democratico Greco, cioè la bandiera greca con al centro la Delta, ossia "Democrazia" e "Repubblica"

Economia:
La Battria è una regione ricca di risorse naturali, che includono oro, argento, petrolio, gas naturale, argilla e, fino agli anni '90, uranio. Fino agli anni 2000 le principali attività industriali erano quelle legate alla raffinazione del petrolio e all'estrazione del gas naturale, tuttavia nel 2014, il governo Lafazanis decise di avviare un programma di riconversione alle energie rinnovabili. Il piano era chiudere i giacimenti petroliferi e iniziare a sfruttare l'energia eolica, in particolare nella regione di Batken, fino a quel momento depressa.
Il piano fu completato nel 2020, rendendo la Battria la prima nazione produttrice di petrolio a rinunciare alle proprie riserve di combustibile fossile, e una delle poche nazioni che soddisfano il proprio fabbisogno energetico attraverso fonti rinnovabili.
La Battria è anche una meta turistica: Alessandria Eschate, col suo unico mix di ellenismo, cultura islamica e stile sovietico attira turisti da tutto il mondo. Sono state fatte molte ricerche per trovare le rovine della città fondata da Alessandro Magno, ma non hanno condotto a niente.
La Battria è anche uno dei principali produttori mondiali di cotone, con una produzione annua che supera le 100.000 tonnellate.

Politica:
La Battria, dopo l'entrata in vigore della costituzione del 2006, è una repubblica parlamentare. Il parlamento monocamerale, il Soviet Supremo, è eletto a suffragio universale ogni 5 anni e vota la fiducia al governo, presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Soviet Supremo può sfiduciare il governo, purché entro 30 giorni voti la fiducia ad un nuovo esecutivo. In caso contrario, il governo sfiduciato rientra nella pienezza delle sue funzioni.
Il capo dello Stato è il Presidente del Praesidium del Soviet Supremo, eletto ogni 7 anni dal Soviet Supremo, che sulla carta è anche il presidente del parlamento; nei fatti, il parlamento è presieduto dal vicepresidente del Praesidium, lasciando il presidente libero di svolgere i compiti di capo dello Stato. Il Presidente riceve il giuramento del Presidente del consiglio e dei ministri del governo, nominati dal presidente del consiglio.
Il Presidente del Praesidium non può sciogliere anticipatamente il Soviet Supremo, a meno che non sia la camera stessa a votare a favore del proprio scioglimento.
Il principale partito politico della Battria è il Partito Socialista Operaio di Battria (SEKV), forza in maggioranza socialista democratica e post-comunista, che al suo interno ha minoranze socialdemocratiche, leniniste e trozkiste. Il SEKV è la forza politica dominante della Battria, vincendo ogni elezione con percentuali tra il 60 e 75%.
La seconda forza politica della Battria è il Partito Democratico degli Uzbeki di Battria (DKOV), forza autonomista che rappresenta la grossa minoranza uzbeca che vive in Battria, e che ottiene percentuali tra il 10 e il 20%.
Il terzo partito della Battria è il già citato Partito Marxista-Leninista della Madrepatria Battriana (ΜLKVP), ossia gli stalinisti duri e puri separatisi dal SEKV, che di solito ottiene percentuali tra il 5 e il 10%.
Il quarto partito della Battria è il Partito Islamico Unito per la Rinascita e la Giustizia (IIKAD), che riunisce diverse associazioni islamiche che in precedenza partecipavano separate alle elezioni politiche. È, assieme agli stalinisti, la forza politica più ostile al governo del SEKV; generalmente ottiene percentuali tra il 5 e il 10%.

Presidenti del Praesidium del Soviet Supremo:
Nikos Zachariadis (KKE, 1953-1956)
Kostas Koligiannis (KKE, 1956-1972)
Charilaos Florakis (KKE/KKEV/ΕSKVP, 1972-2005)
Aleka Papariga (ESKVP/SEKV, 2005-2014)
Alekos Alavanos (SEKV, 2014-2021)
Yannis Dragasakis (SEKV, 2021-in carica)

Presidenti del Consiglio dei Ministri:
Charilaos Florakis (KKE, 1953-1972)
Dimitris Tsiaras (KKEV, 1972-1992)
Dimitris Koutsoumpas (ΕSKVP, 1992-2001)
Aleka Papariga (ΕSKVP, 2001-2005)
Alekos Alavanos (SEKV, 2005-2014)
Panagiotis Lafazanis (SEKV, 2014-in carica)

Segretari Generali del Partito:
Nikos Zachariadis (1953-1956)
Kostas Koligiannis (1956-1972)
Charilaos Florakis (1972-2005)
Aleka Papariga (2005-2008)
Alekos Alavanos (2008-2014)
Panagiotis Lafazanis (2014-in carica)

Inno: "Η Διεθνής" ("L'Internazionale")

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Degna di nota è anche questa idea di Inuyasha Han'yō:

E se invece dell'a destra massonica fosse l'estrema sinistra a prendere il potere in Messico negli anni '30, cioè il Partito Comunista Messicano e le Camicie Rosse? Si forma un governo anti-clericale che perseguita i cattolici, molti dei quali abbandonano il paese emigrando nei paesi vicini (Cuba, Guatemala, USA), altri invece danno vita a movimenti guerriglieri cattolici dando vita a una nuova guerra civile, sostenuti sottobanco dagli Stati Uniti che mal vedono un governo bolscevico alle porte di casa. Dopo il 1939 però Washington si concentra sugli eventi d'oltreoceano, foraggiando Inghilterra, URSS e Cina contro l'asse. Nel 1942 addirittura Messico e USA si ritrovano alleati contro Germania, Italia e Giappone, così Roosevelt smette di appoggiare i ribelli cattolici che vengono facilmente repressi. Con l'inizio della guerra fredda però i rapporti tra Washington e Ciudad de Mexico tornano a farsi tesi, anche perchè i messicani sono alleati dell'URSS e spalleggiano guerriglie comuniste in tutto il centro America, compresi i Barbudos a Cuba. Non è da escludere che governi comunisti si formino non solo a Cuba e in Messico, ma anche negli staterelli dell'America Centrale (Guatemala, Honduras, Nicaragua dove i Sandinisti potrebbero andare al potere in anticipo). Negli Stati Uniti d'America la paranoia anti-comunista sale a mille, i confini con lo scomodo vicino vengono blindati, l'US Army attestato perennemente sul confine. Gli immigrati messicani subiscono un trattamento ancora peggiore della HL, essendo considerati potenziali spie, e per questo internati in vari lager in Texas, California e altri stati meridionali. In questa HL invece della crisi di Cuba potremmo avere una crisi del Messico, molto più grave. E, inoltre, la presenza di uno stato comunista alle proprie frontiere potrebbe spingere gli americani a concentrarsi maggiormente sull'America Latina, trascurando i teatri più lontani (quindi niente intervento in Vietnam). Potrebbero addirittura invadere lo stesso Messico con un pretesto, a patto che questi non si sia dotato dell'arma atomica (magari con l'aiuto di scienziati sovietici), ma si ritroverebbero alle prese con gli stessi problemi incontrati nel Sud est asiatico, con una sfiancante guerriglia comunista foraggiata sottobanco da sovietici e anche dai cubani (se Castro va al potere, cosa non certa visto che gli USA potrebbero appoggiare con più determinazione il governo di Batista). I guerriglieri potrebbero addirittura penetrare in territorio statunitense mischiandosi ai profughi in fuga dal conflitto e ciò spingerebbe le autorità ad adottare le misure su descritte, ma intanto la guerra diventerebbe sempre più impopolare... In alternativa gli USA si limitano a rompere le relazioni con il Messico, sottoponendolo ad embargo. Ora, quale futuro attenderebbe il paese latino-americano? Ecco un paio di scenari:

1) Est europeo: crollo del regime nei primi anni '90, con instaurazione di un governo democratico (ma il PCM è messo al bando).

2) Cinese: il Messico "copia" le riforme di Deng Xiaoping, diventa una potenza economica/politica/militare, e il PCM si mantiene al potere fino ai giorni nostri. Alleanza con Cuba, Nicaragua, Venezuela, Ecuador e Bolivia (quest'ultima fino alla cacciata di Morales). Buoni rapporti anche con Mosca e Pechino.

3) Nordcoreano: il paese si mantiene isolazionista e stalinista, continue tensioni con i vicini USA. Amicizia con Cuba, Venezuela e altri paesi anti-americani.

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Gli replica Alessio Mammarella:

La repressione dei cattolici in Messico c'è stata già senza bisogno di un governo comunista (la rivolta dei cristeros), e gli Stati Uniti non hanno avversato il governo messicano per questo. Tuttavia, un governo comunista non saprei che reazioni avrebbe indotto negli States... forse cambiato il loro punto di vista, influendo sulle loro scelte strategiche e quindi sulla storia del mondo intero. Magari avrebbero potuto intraprendere una guerra per bonificare il Messico, disinteressandosi a ciò che accadeva altrove. Magari avrebbero potuto scegliere di combattere solo una delle due tra Germania e Giappone...

Bypassando la questione della II Guerra Mondiale per immaginare un Messico comunista nel corso della Guerra Fredda, il dubbio che mi viene sul destino del paese è legato al narcotraffico. Essendo gli Stati Uniti un immenso mercato per la droga sudamericana, ritengo ineluttabile che il Messico ne sarebbe stato toccato. Penso che la sfida più grande per il regime comunista messicano non sarebbe stata quella politico-militare con gli Stati Uniti, bensì quella interna contro la corruzione dei funzionari del regime e dei militari.

Quindi io oltre ai tre scenari prospettati (est-europeo; cinese; nordcoreano) oserei prospettarne un quarto, lo scenario "birmano".

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C'è persino aNoNimo che si è spinto a immaginare un'Africa interamente comunista!

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Per non parlare della domanda postaci da Inuyasha Han'yō:

Quali PoD bisogna introdurre per avere un'Australia retta nel secondo dopoguerra da un regime comunista? E quali conseguenze ciò avrà, sullo scacchiere della guerra fredda?

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La palla passa a William Riker:

Il 22 maggio 2020 su "Il Manifesto" è stato scritto che Stalin nel 1956 ordinò all'Armata Rossa di sparare sugli operai ungheresi in rivolta. Peccato che il Compagno Acciaio sia morto nella sua dacia di Kuntsevo il 5 marzo 1953, a 74 anni, pare in conseguenza di una colossale sbronza di vodka. Ora io mi domando e dico: sarebbe cambiato qualcosa, se l'ex seminarista georgiano avesse badato maggiormente alla sua salute e fosse campato altri dieci anni, cioè praticamente fino alla crisi dei missili di Cuba?  Come si sarebbero confrontati Ike e JFK con il Piccolo Padre?

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A rispondergli è naturalmente il nostro esperto di cose statunitensi, Federico Sangalli:

Mi scuso per la mia sporadicità di commenti, purtroppo lo studio mi lascia poco tempo per interventi complessi: ho sempre sperato un giorno di poter avere la conoscenza che Bhrghowidhon spesso ci offre con il suo stile puntuale e raffinato, ma sembra che per adesso condividiamo solo la tirannia del tempo.

Se Stalin fosse morto a 85 anni nel 1963 il Mondo sarebbe molto diverso, come può esserlo in conseguenza ad un cambio decennale di politiche al vertice di una superpotenza che controlla o influenza bene o male quasi la metà del pianeta. Abbastanza ironicamente Stalin sembrava essere conscio dei danni arrecati dal consumo eccessivo di alcol, tant'è che quando il suo pupillo e erede Andrej Zhdanov, Ministro della Cultura sovietico, si ammalo nel 1948 egli gli ordinò perentoriamente di smetterla con gli alcolici e passare ai succhi di frutta. Ma ovviamente il concetto di "abuso di alcolici" in Russia è piuttosto relativo, penso che Stalin abbia continuato a bere in maniera proibitiva anche in tarda età anche se magari convinto di contenersi rispetto alla media dei bevitori slavi.

Un prima immediata conseguenza di una sua sopravvivenza sarebbe la paranoia: Stalin era tremendamente paranoico, questo è arcinoto, ma lo stava diventando sempre di più con il passare degli anni e la vecchiaia lo rendeva sempre più volubile e insofferente. All'ultimo Congresso del Partito attaccò pesantemente esponenti di punta sovietici come il Ministro degli Esteri Vjacheslav Molotov e il Ministro del Commercio Anastas Mikoyan e successivamente emerse che aveva ordinato a Berija di metterli sulla prossima lista per una maxi purga che si apprestava a lanciare, ma morì prima (il che lascia spazio all'idea che Stalin non sia rimasto tre giorni ad agonizzare senza un medico per un caso, ma perché il resto del Politburò voleva evitare di sparire in Siberia, Berija compreso). Molotov e Mikoyan erano Stalinisti della prima ora, a fianco del georgiano nella scalata al potere fin dai tempi della successione a Lenin, e il fatto che Stalin avesse deciso di eliminarli denota un evidente stadio di paranoia persecutoria. Il mio parere è che alla lunga anche Berija e Chruscev sarebbero finiti davanti ad un plotone d'esecuzione: il primo complottava perennemente alle spalle del padre-padrone con adulazione e falsa amicizia (quando Stalin andò in coma Berija iniziò ad insultarlo finché non si risvegliò brevemente; allora si gettò ai suoi piedi e gli baciò la mano invocandolo come una fanciulla smarrita nel bosco e appena ricadde in coma si alzò di scatto e sputò su di lui), ma il Segretario Generale iniziava a capirlo visto che tra il 1946 e il 1953 i suoi principali collaboratori al ministero della sicurezza nazionale e a capo dei servizi segreti furono sostituiti con uomini anti-Berija (in particolare il Ministro Serghei Kruglov e il nuovo direttore dell'NKVD Viktor Abakumov) che si lanciarono in una purga di tutti i dirigenti pro-Berija in Unione Sovietica e nei paesi satelliti; il secondo, da buon ex trozkista convinto che il Comunismo non fosse il delirio schizofrenico instaurato dal folle georgiano, sfiorava costantemente la pazienza del leader, che già durante la Seconda Guerra Mondiale lo aveva spedito al fronte come commissario in una non meglio specificata punizione e che dopo la guerra si preoccupò di contraddire duramente i progetti agricoli di Chruscev, costringendolo a ritrattarli. Il Maresciallo Zhukov sarebbe rimasto dov'era, in esilio forzato al comando di una base militare in Siberia, laddove la sua immensa popolarità, la stessa che ne impediva l'eliminazione, non avrebbe potuto danneggiare il paranoico del Cremlino. Alla fine credo che alla sua morte George Malenkov, il tranquillo e fedele gerarca con una sua opinione ben nascosta e una personalità non particolarmente forte che Stalin si era scelto come successore designato, diventerebbe il nuovo leader, probabilmente come parte di uno sforzo di leadership collegiale assieme a Nikolaj Bulganin e Abakumov. Va comunque notato che se Stalin cadesse in coma ma poi si svegliasse la sola visione di Malenkov che dà ordini al posto suo durante la degenza potrebbe indurre il suo cervello malato e paranoico ad eliminarlo, il che probabilmente lascerebbe solo il grigio burocrate ed ideologo del partito Mikhail Suslov al comando.

Un'altra conseguenza sarebbe l'antisemitismo: la paranoia di Stalin era sconfinata nell'odio per le cospirazioni ebraiche, che a suo dire si annidavano ovunque. Non aiutava certo il fatto che il suo acerrimo e ormai defunto nemico Trockij fosse mezzo ebreo. Dopo la morte di Zhdanov Stalin decise che era stato avvelenato da "medici sionisti" e scatenato il cosiddetto Processo dei Dottori, durante il quale i migliori medici dell'Unione Sovietica furono processati e giustiziati. In modo piuttosto ironico al momento del suo infarto l'equipe medica chiamata sul posto era composta da medici richiamati dalla pensione e studenti di medicina giacché i migliori esperti erano finiti a concimare la Siberia anni prima. La purga si allargò oltre i confini sovietici e diversi leader cecoslovacchi, rumeni, polacchi ed ungheresi furono giustiziati con l'accusa di essere "agenti del sionismo". Stalin avrebbe continuato con i massacri, rompendo definitivamente con Israele e causando pesanti critiche internazionali. In Medio Oriente il suo sostegno alla causa araba avrebbe probabilmente permesso ai comunisti di prendere il potere in Iraq e avrebbe fortemente allineato Egitto e Siria a Mosca.

Stalin continuerebbe anche le sue persecuzioni sulle minoranze non russe: centinaia di appartenenti alla minoranza tedesca, tartara e delle popolazioni baltiche saranno deportati in Asia centrale (in HL il programma fu applicato parzialmente e interrotto alla morte di Stalin) e possiamo aspettarci anche nuove stragi di ucraini, oltre alla quasi completa russificazione del Kazakhstan e all'annessione della Mongolia.

Anche la Guerra di Corea ne avrebbe risentito: nel 1953 le trattative per l'armistizio erano già state avviate ma procedevano con difficoltà, davanti all'opposizione di Mao e Kim e lo scarso favore di Stalin. Mentre dopo la sua morte l'armistizio fu concluso in meno di quattro mesi, la permanenza del dittatore probabilmente farebbe prolungare il conflitto, trasformandolo in una guerra di posizione tra le nevi coreane.

La Rivolta Ungherese scoppierebbe ugualmente, anche se non sarete guidata da Nagy, qui mai nominato come segretario riformista post-stalinista e poi silurato perché troppo riformista, mentre sarebbero evitate le Proteste di Poznam dello stesso anno, causate anche dalla morte del Presidente comunista Bierut, morto d'infarto alla lettura del Discorso Segreto di Chruscev contro il da lui amatissimo Stalin (Gomulka resterebbe in prigione). Il caos a Budapest sarebbe foriero di problemi anche per la Germania Est: nel 1953 la nuova dirigenza sovietica vide che le ricette staliniste stavano portando al collasso il paese e gli ordinarono di sospenderle, senza però revocare quando già fatto per evitare di mettere in dubbio le strategie del partito, la confusione indusse gli operai tedeschi a scendere in piazza e ciò che ne seguì fu la Rivolta del '53. In questa TL invece Stalin fa continuare Ulbricht come se niente fosse e la rivolta scoppia in ritardo ma molto più violenta, dietro ispirazione di quella magiara. Ne potrebbe conseguire una costruzione anticipata del Muro.

Penso che la Crisi di Suez sarebbe andata allo stesso modo, più che altro perché nel 1956 l'Unione Sovietica non aveva i missili per mettere in atto le sue minacce, ma sarebbe un atto molto caldo, dato che contemporaneamente si verificherebbero anche la crisi ungherese e tedesco-orientale e sarebbe presumibilmente ancora in corso la guerra coreana.

Il caos in Europa orientale sarebbe la prova delle infiltrazioni imperialiste e del fatto che lasciare autonomia (!) ai paesi satelliti sia una ricetta fallimentare, per cui Stalin rioccuperebbe tutto militarmente e alzerebbe il livello di scontro: la Iugoslavia sarebbe espulsa dall'Internazionale nel 1955 (in HL invece Chruscev la salvò e recuperò un dialogo, pur distanziato, con Tito) e Stalin accuserebbe agenti titoisti delle sommosse. Mi aspetto quindi un'invasione diretta della Iugoslavia nella seconda metà degli Anni Cinquanta, un vecchio pallino di Stalin che più volte cospirò per uccidere il leader iugoslavo. In compenso l'Albania rimarrebbe nel Patto di Varsavia, con l'inossidabile Hoxha al potere.

Questo susseguirsi di aggressioni e crisi internazionali, non da ultima quella dell'U2, rafforzerebbe l'anticomunismo in Occidente: il Partito Socialista di Nenni potrebbe recuperare quegli otto punti che lo separavano negli anni cinquanta dai comunisti di Togliatti e diventare la prima forza politica di sinistra in Italia (il che tra l'altro eviterà poi la svolta craxiana), mentre negli USA Nixon vincerebbe le elezioni del 1960.

Tricky Dicky probabilmente lancerebbe un piano di controffensiva globale, iniziando dalle invasioni del Vietnam e di Cuba. Non vi sarebbe dunque alcuna Crisi dei Missili perché Nixon lancerebbe i Marines sulle spiagge de L'Avana dopo la Baia dei Porci, senza contare l'intervento militare in Brasile di cui abbiamo parlato altrove.

Dopo la morte di Stalin comunque Nixon lancerebbe un periodo di bilanciamento con Mosca, in particolare ponendo fine alla Guerra di Corea, con gli Anni Sessanta caratterizzati dalle due superpotenze ambedue impegnate in sanguinosi conflitti senza via d'uscita: l'URSS nei Balcani e forse in Medio Oriente, gli USA in America Latina ed in Indocina. Il cattivo andamento della guerra provocherebbe proteste ed inchieste giornalistiche che a loro volta risveglierebbero la paranoia di un altro personaggio, cioè Nixon, portando al suo impeachment.

Il problema di fondo rimane però un altro: in HL quindici anni di riedizione delle politiche staliniste sotto Breznev avviarono il periodo della Stagnazione che portò al collasso sovietico nonostante i tentativi e la buona volontà di Gorbaciov. Anche i pessimi esperimenti stalinisti in fatto di agricoltura continuerebbero. C'è dunque il serio rischio che altri dieci anni di Stalin, senza la boccata di ossigeno sotto Chruscev, risultino fatali per l'Unione Sovietica: tra il 1968 e il 1970 la Primavera di Praga e le Proteste Polacche potrebbero innescare un effetto domino in Europa orientale, unito a nuove rivolte in Ungheria e Germania Est. In Unione Sovietica Malenkov è debole e i falchi potrebbero decidere di rovesciarlo, sempre che Viktor Ilyin non sia più fortunato e non crei un pericoloso vuoto di potere nel momento sbagliato. A questo punto il modo con cui l'URSS possa subire un tracollo sarebbero un po' difficili da immaginar così su due piedi: probabilmente include un burocrate ambizioso e senza scrupoli, per esempio Nikolaj Ignatov, che prende il potere e proclama una nuova era ecc ecc., ma senza dubbio Mosca non sarebbe più la stessa potenza. La Cina Maoista rimarrà unica guida del mondo comunista e ne prenderà le redini, assieme a Corea del Nord, Albania (Hoxha al potere, presto attaccato dal ritornato Tito), Cambogia e Romania (Ceausescu appena eletto aveva un approccio molto più liberale e anti-russo e potrebbe riciclarsi). Il Vietnam al contrario alla fine caccerà gli americani ma troverà poi un modus vivendi con loro davanti alla minaccia cinese.

(Vaghissima) Lista dei Leader delle Due Superpotenze:

Segretari Generali del Partito Comunista dell'Unione Sovietica:

Josif Stalin 1923-1963
Georgy Malenkov 1963-1969 [Assassinato o deposto perché giudicato debole nel fronteggiare le crisi in Europa orientale]
Mikhail Suslov 1969-1971 [Stalinista conclamato, nominato nuovo leader sperando in una svolta militarista, delude l'ala dura per la sua opposizione all'interventismo militare, lasciando l'Europa dell'Est al suo destino. Deposto dal Golpe di Agosto]
Viktor Abakumov 1971 [Capo dell'NKVD, autore del Golpe di Agosto, fallito dopo mesi di proteste e l'opposizione dell'Armata Rossa]
Mikhail Suslov 1971-1972 [Rimesso al potere dopo il fallimento del golpe, ma ormai ridotto a un mero rappresentante di facciata. Poco ambizioso, si dimette di sua volontà]
Nikolaj Ignatov 1972-1974 [Premier della Repubblica Sovietica Russa, prende il potere dopo aver convinto tutti gli schieramenti del golpe d'agosto di essere dalla loro parte. Muore di malattia poco dopo]
Viktor Grishin 1975-... [Capo della sezione moscovita del Partito, assume il potere grazie al vuoto di leadership e imprime una svolta fortemente autoritaria e filo-cinese]

Presidenti degli Stati Uniti d'America:

34 Dwight D. Einsenhower (R-New York)/ Richard Nixon (R-California) 1953-1961
def 1952 Adlai Stevenson (D-Illinois)
def 1956 Adlai Stevenson (D-Illinois)

35 Richard Nixon (R-California)/ Hnery Cabot Lodge Jr (R-Massachusetts) 1961-1966
def 1960 John Fitzgerald Kennedy (D-Massachusetts)
def 1964 Lyndon B. Johnson (D-Texas)

36 Henry Cabot Lodge Jr (R-Massachusetts)/ Vacante 1966-1969
37 Hubert Horatio Humphrey (D-Minnesota)/ Edmund Muskie (D-Maine) 1969-1977

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Generalissimus chiosa:

Oppure Grigorij Romanov al posto di Grishin, lui sì che era Stalinista.

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E Lord Wilmore aggiunge:

Un'alternativa a Grishin avrebbe forse potuto essere anche Konstantin Černenko, con 8 anni a disposizione anziché tredici mesi poteva lasciare un'altra impronta nella storia (Černenko fu talmente una meteora nel mondo sovietico che la stampa diede notizia prima della nomina di Gorbačev, e poi della sua morte).

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A questo punto Alessio Mammarella domanda:

Se ho capito bene, tra il 1969 e il 1971 si verifica qualcosa di simile al 1989: vengono menzionate solo Albania e Romania come nazioni dove resta un regime comunista quindi dobbiamo immaginare che in tutti gli altri casi il partito comunista abbandoni il potere. Ciò genera una prima serie di interrogativi.

- Si verificherebbe la riunificazione tedesca, oppure sarebbe troppo presto?
- Qualche paese potrebbe scegliere, come forma di "uscita morbida" dal comunismo, la via iugoslava? Oppure, le aperture democratiche nei paesi circostanti potrebbero al contrario indebolire il regime di Tito?

Unica cosa sicura, sembra invece che l'URSS, nonostante i vorticosi cambiamenti al vertice, non subisca lo stesso crollo del 1991 (perlomeno fino al 1975, quando la situazione dovrebbe iniziare a stabilizzarsi).

Altra situazione interessante, la Cina. All'inizio degli anni '70, Nixon si avvicinò alla Cina in funzione anti-sovietica. Quest'apertura favorì l'evoluzione del regime cinese verso il riformismo di Deng Xiaoping. Con tre fattori diversi (democratici alla Casa Bianca, URSS in crisi e Cina che diventa l'unico riferimento del mondo comunista) ci sarebbe lo stesso l'avvicinamento USA-Cina?

Per quanto riguarda la nostra Italia, la crisi dell'URSS e la fine dei regimi comunisti potrebbe produrre conseguenze più serie di quel 8% in più per i socialisti? Forse sarebbe presto per una trasformazione del PCI in PDS, ma comunque gli equilibri politici cambierebbero. Più che hai partiti penso alla situazione sociale, potrebbe esserci una situazione più distesa e addirittura scampare gli "anni di piombo"?

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Naturalmente Federico replica loro:

Allora, ho scelto Grishin perché dal 1967 era l'uomo al potere a Mosca città, quindi una posizione vicina per poter intervenire sugli eventi in modo simile a quanto fece Elstin sfruttando la sua carica di Presidente della Repubblica Sovietica Russa. Romanov venne nominato a capo della sezione di Leningrado solo nel 1970 e inoltre sembra che Stalin avesse qualche problema con i dirigenti provenienti da questa città (dopo Zhdanov Stalin imbastì un processo farsa per far giustiziare tutti i leader cittadini. Sembra che l'idea che Leningrado/San Pietroburgo fosse la città "rivale" di Mosca come prima città della Russia lo avesse spinto a pensare che di conseguenza i suoi dirigenti dovessero essere per forza "rivali" di chi stava al comando nella capitale. Paranoie...). Chernenko all'epoca svolgeva un grigio lavoro in un ufficio burocratico sull'ideologia del partito, però sì, potrebbe magari emergere più tardi. La rivolta tedesca del 1953 fu causata dalla confusa riapertura dettata dal fatto che la situazione economica tedesca orientale era "sull'orlo della più completa catastrofe" (parole di Malenkov quando consegnò le direttive ad Ulbricht), per cui alla fine la fame avrebbe spinto la gente comunque a rivoltarsi. Il caso Ungheria è più complesso ma non posso escludere che una sommossa avvenga ugualmente, in Polonia invece non si verifica alcun disordine, almeno fino al crollo del muro.

Per rispondere invece ad ad Alessio:

- credo sia possibile una riunificazione tedesca anticipata. Dall'tra parte, una volta ritirata l'Armata Rossa, non c'è molto che possa fermare i tedeschi. Però sarà una riunificazione un po' diversa: in primis la Germania Est sarà mezza distrutta dopo due rivolte contro i carri sovietici, in secundis al potere ci sono i socialdemocratici di Brandt, fautori di una riunificazione graduale e a tappe. Da un lato le distruzioni belliche potrebbero favorire la transizione economica verso un'economia di mercato "costruita da zero", lasciando sul lungo periodo una Germania orientale meno impoverita, dall'altro un processo graduale potrebbe ritardare l'erogazione dei fondi lasciando invece vaste aree del paese nella povertà. Probabilmente si verificheranno entrambi i processi, il primo nelle aree urbane maggiormente soggetti agli scontri con i sovietici, il secondo nelle zone più rurali.

- Tito paradossalmente qua è più forte, perché dopo l'invasione sovietica della Iugoslavia il Maresciallo trova la via per l'Occidente e ritorna a guidare i partigiani iugoslavi contro l'invasore straniero, mentre contemporaneamente fa promesse di un modello socialista aperto al libero mercato per ottenere i fondi della CIA. Al ritiro sovietico Tito ritorna al potere, la Iugoslavia si apre di più per ottenere il sostegno economico europeo e affrontare i problemi postbellici. Probabile è che Tito poi si vendichi, in primis degli stalinisti serbi che che hanno collaborato con Stalin, in secundis con Hoxha stesso: in particolare Tito ha sempre avuto l'ambizione di annettere l'Albania, non potendo mai fare nulla a causa del sostegno sovietico. Non è detto che qui invece non decida prima o poi di invadere il piccolo paese balcanico.

- la caduta dell'URSS è sempre un tema dibattuto: era inevitabile? Se no cosa sarebbe stato necessario per evitarlo? Quale l'apporto dei suoi protagonisti? Hanno inciso realmente o erano solo figure di movimenti più grandi di loro? Fino ad oggi mi sono fatto l'opinione che il ruolo degli individui sia molto importante e, in questo caso specifico, che Gorbaciov (e Elstin) siano figure quasi uniche al mondo. Senza (e senza neanche un altro moderato, giacché gli unici sopravvissuti alla morte di Stalin sono tutti stalinisti) immaginare la transizione e conseguente abbandono del Comunismo appare difficile: sembra più probabile che qualche gerarca meno avveduto preferisca tenere l'ideologia come collante sociale ed etnico e si impegni nel tentativo di mantenere unita l'Unione. Penso che Mosca possa tenere sotto il suo controllo l'Asia Centrale, governata dispoticamente dai burocrati locali e in parte russificata, il Caucaso, che sotto Stalin fu l'unica regione trattata bene (e penso che i Ceceni possano essere stati deportati da tempo), la Bielorussia e i Paesi Baltici (la Strage di Vilnius dimostra che l'unica ragione per cui riuscirono ad ottenere l'indipendenza fu che Gorbaciov decise di permetterglielo. In questa Tl sarebbero anche parzialmente russificati). L'Ucraina è un tema importante: odiata e ripetutamente devastata da Stalin, senza neanche l'epoca d'oro di Chruscev (non a caso ucraino), Kiev potrebbe insorgere e rivendicare la sua indipendenza, con conseguenze incerte (teniamo conto che in Ucraina erano presenti armi nucleari). In ogni caso la Crimea rimarrà russa giacché senza Chruscev non diventerà mai ucraina.

- no, probabilmente Mao non si riavvicinerà mai agli USA, in quanto l'intero gioco delle tre carte era un sistema (ideato di Kissinger, che qui sarebbe comunque Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Humphrey glielo aveva promesso) per cui Washington flirtava con Mosca quando aveva bisogno di spaventare Pechino e viceversa. Ma qua non c'è da spaventare nessuno, quindi la Diplomazia del Ping Pong non si verificherà e la Cina potrebbe invadere il Vietnam dopo lo scoppio dei contrasti sulla Cambogia. Questo non significa che una moderazione delle politiche cinesi non possa verificarsi ugualmente: il fallimento dell'Unione Sovietica spingerebbe a riconoscere il fallimento delle politiche sull'industrializzazione pesante sostenute da Hua Guofeng e Li Xiannan, comunque in favore di Deng Xiaponing. Il cambio di linea verrà giudicato revisionista da molti maoisti, Albania in primis, lasciando Tirana isolata alla mercé di Tito.

- in Italia senza dubbio gli Anni di Piombo saranno evitati e Moro e Berlinguer verranno ricordati come coloro che hanno guidato la transizione, "recuperando" quel terzo della popolazione italiana che votava comunista al processo democratico italiano. Il centrosinistra DC-PSI potrebbe continuare e gli Anni Settanta saranno infinitamente più allegri. Non si può promettere niente ma un esecutivo completamente di sinistra potrebbe essere possibile verso la fine del decennio.

- Albania e Romania sopravvivono ma in modo molto diverso: la prima diventa una specie di Corea del Nord balcanica, che accusa tutti gli altri comunisti di revisionismo prima di esser invasa dalla Iugoslavia, la seconda invece vede l'opportunista Ceausescu copiare il modello cinese e annunciare grandi riforme mentre coltiva un sottile culto della personalità, alla fine riuscendo a far transitare il paese carpatico in un regime post-sovietico.

Fact checking e commento di "Morto Stalin se ne fa un altro": personalmente l'ho trovato fantastico e molto divertente. Il film ovviamente tende a dare un tocco comico, ma la quasi totalità delle vicende narrate è realmente accaduta: la pianista Maria Judina era una fervente anti-stalinista ma era anche una delle pianiste preferite da Stalin, cosa che le salvò sempre la vita; la vicenda della lettera a Stalin è riportata dal musicista dissidente Solomon Volkov, che a sua volta affermava, però senza conferma, di citare le memorie di Shostakovich; il fatto che Stalin abbia agonizzato per giorni mentre gli altri gerarchi decidevano sul da farsi e che sia stato curato da medici troppo vecchi o troppo giovani per essere purgati sono entrambi veri; il figlio di Stalin Jurij era davvero un alcolizzato con impulsi sconsiderati; la nazionale sovietica di hockey perì davvero in un incidente aereo che venne a lungo minimizzato dalle autorità sovietiche; i gerarchi, sopratutto Berija e Chruscev, lottarono davvero per avere "l'esclusiva" su Svetlana, figlia del dittatore defunto, che pensavano potesse rappresentare un potente simbolismo nella loro futura ascesa politica; il comportamento da doppiogiochista di Berija è confermato dalle memorie degli altri gerarchi, sopratutto Molotov e Chruscev; Stalin negli ultimi anni non presiedeva più da tempo le riunioni del Politburò e l'attività governativa era davvero svolta a cena nella sua dacia, dove poi il dittatore obbligava i suoi collaboratori a guardare con lui per ore film di John Wayne fatti arrivare clandestinamente in Russia e senza sottotitoli; durante una di queste sedute Chruscev (che aveva iniziato, dice nei suoi diari, a dormire al pomeriggio e a tenere memoria di tutto ciò che diceva per evitare di addormentarsi davanti al film o dire qualcosa di inappropriato) fu "costretto" ad esibirsi in una danza tradizionale ucraina per Stalin (come disse in seguito: "Se Stalin dice: danza, l'uomo saggio danza"); la moglie di Molotov, Polina, fu davvero arrestata per ordine di Stalin perché ebrea e Molotov, che credeva ciecamente nel Partito, pur amandola fortemente, continuò a fare il Ministro degli Esteri e sostenne anche sinceramente che la moglie fosse colpevole, salvo poi credere alla falsità delle accuse dopo la liberazione della consorte come "errore giudiziario"; Berija era davvero un predatore sessuale e un pedofilo e cercò davvero di riciclarsi come leader liberale per accattivarsi il popolo, lanciando addirittura proposte più liberali di Chruscev (come riunificare la Germania, accettare il Piano Marshall, restituire l'indipendenza agli Stati Baltici e concedere una maggiore libertà d'impresa economica interna); il Maresciallo Zhukov, credo il mio personaggio preferito, giocò davvero un ruolo determinante nelle successive lotte di potere, prima eliminando Berija, poi salvando Chruscev da un contro-golpe di Malenkov e Molotov nel 1957; una moratoria sulle esecuzioni fu effettivamente dichiarata dopo la morte del georgiano; Berija, che aveva davvero minacciato gli altri affermando di averli salvati tutti da Stalin e di avere documenti "su tutti voi!", fu effettivamente attirato in una riunione del Politburò ed eliminato sommariamente, come raccontò, sembra, lo stesso Chruscev ad una delegazione comunista italiana, come poi Celeste Negarville, Sindaco di Torino e parte della stessa, raccontò a Montanelli. Ovviamente ci sono alcune discrepanze; infatti il film non si limita a raccontare le lotte di potere ma intende anche mostrare un affresco del regno stalinista, pertanto comprime in pochi giorni eventi in realtà avvenuti in momenti diversi: il concerto di Maria Judina sarebbe avvenuto tra il 1944 e il 1948, la nazionale sovietica di hockey perì in un incidente aereo nel 1950, la stessa esecuzione di Berija sarebbe avvenuta nel dicembre 1953, non pochi giorni dopo la morte di Stalin, a inizio marzo. Anche il massacro dei cittadini sovietici al funerale di Stalin ad opera dei soldati in realtà è la somma di due eventi separati: la morte di decine o centinaia di persone morte calpestate nella calca del funerale e la strage a fucilate degli operai tedeschi in sciopero in Germania Est pochi mesi dopo, che fu il pretesto con cui Berija fu effettivamente messo sotto accusa ed eliminato. In definitiva il mio giudizio è positivo: gli attori e l'ambientazione sono buone, gli adattamenti storici accettabili e superiori alla media e non è facile un film ironico su un tema tetro come il lascito di Stalin (con un colpo da maestro il regista ce lo ricorda alla fine, quando ci stiamo rilassando e pensiamo di aver visto un film comico, quando scorrono fotografie di persone e folle, i cui volti scompaiono uno dopo l'altro, cancellati dalla Storia dalle purghe staliniste) e difficile come le complicate lotte di potere successive alla sua morte. Da questo punto di vista è anche un buon intrattenimento storico, nel senso che mette in luce un pezzo di Storia importante ma poco conosciuto e lo fa bene, anche per qualcuno che non conosce la Storia. Io lo consiglio a tutti.

P.S.: in Russia il film è vietato perché il governo russo lo ritiene offensivo per "la grande figura storica e culturale di Josif Stalin, il cui contributo al popolo russo nella Grande Guerra Patriottica" bla bla bla. Se c'è un medaglia più importante del mio giudizio, questa lo è senz'altro! ;)

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In seguito, ancora Federico ha aggiunto:

Chi ha letto "Fatherland" sa che in esso Stalin è ancora in sella, nonostante abbia 85 anni (il romanzo è ambientato nel 1964). Il fatto che il Piccolo Padre viva stranamente più a lungo mi fa pensare a un racconto ucronico che avevo letto una volta in cui, alla sua morte, il tiranno georgiano veniva rimpiazzato da un sosia (o, meglio, da più sosia, a quanto pare Stalin ne aveva parecchi e li usava per le occasioni pubbliche meno rilevanti per ridurre le probabilità di essere assassinato) ad opera di Berija, intenzionato a fingere che nulla sia accaduto per guadagnare tempo in attesa della sua ascesa. Ovviamente tra i suoi primi atti "Stalin" ordina una delle sue purghe per eliminare i suoi più stretti collaboratori e molti ministri, per spianare la strada a Berija, certo, ma soprattutto per eliminare chiunque vivesse a stretto contatto con Stalin da tempo e avrebbe potuto accorgersi della sostituzione, rimpiazzandoli con persone che non hanno mai visto di persona il vero Stalin. L'Unione Sovietica continua la sua rotta sotto la guida occulta di Berija, anche perché il capo della polizia segreta alla fine ci prende gusto (può governare senza correre il minimo rischio, visto che tutti ritengono che Stalin sia ancora il vero leader), ma dopo un paio d'anni l'inganno è scoperto e Berija e i suoi complici vengono arrestati e fucilati. Il racconto si chiudeva con una nota ironica e cioè con la menzione che Stalin sarebbe stato ricordato come uno dei migliori leader della storia russa: poiché infatti nessuno è sicuro di quando il vero Stalin sia morto e sia stato rimpiazzato da Berija, mentre il coinvolgimento di quest'ultimo in qualità di capo della polizia nei crimini stalinisti è evidente, sono tutti portati a pensare che Stalin o fosse già morto (le periodiche purghe sono così interpretate come tentativi di Berija di non tenere per troppo tempo le stesse persone vicine al sosia-Stalin, per evitare che si accorgessero della messinscena) oppure fosse all'oscuro di tutto, raggirato da quello che pensava essere il suo più fedele collaboratore (da un pedofilo con tendenze totalitarie che giunge a rimpiazzarti con una copia per manovrare tutto nell'ombra ci si aspetta il peggio del peggio quindi nulla di più credibile che produrre un'altra versione della favoletta de "il Re è buono, sono i consiglieri ad essere cattivi").

Quindi magari in "Fatherland" Stalin è morto come in HL nel 1953 ma, data la situazione disperata dovuta alla guerra continua con i nazisti vincitori, i suoi collaboratori hanno pensato fosse preferibile evitare al popolo il trauma della morte del suo eroico leader, sostituendolo quindi con un sosia che dal suo bunker in Siberia continua ad arringare alla resistenza a oltranza dei Sovietici contro i Nazisti vincitori. A proposito di quest'ultima, se conosco qualcosa degli slavi dubito fortemente che ci siano movimenti pacifisti o tentativi di negoziare la pace con i tedeschi, non prima di aver liberare ogni singola zolla di terra, sasso e albero di tutta la dannata Madre Russia.

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C'è pure la trovata di Dario Carcano:

Roma - Appena scendo dall'aereo che mi ha condotto nella capitale della cosiddetta Terza Repubblica Romana, sono accolto da un grande manifesto della propaganda che mette in fila, da destra a sinistra, Ottaviano Augusto, Costantino I, Giustiniano, Carlo Magno e Federico II di Svevia; in calce la scritta "Augusti fra gli Augusti".
La propaganda del regime si è dimenticata che se Carlo Magno e Federico II si fossero trovati nella stessa stanza con Augusto, Costantino I e Giustiniano, si sarebbero sentiti dire: "Voi che ci fate qui? Non siete nemmeno romani!"
Ma evidentemente la propaganda di regime è superiore a questi dettagli.
Penso fra me che il mio viaggio nell'Impero comincia nel migliore dei modi; non sono in viaggio di piacere, devo seguire le manifestazioni che fra una settimana celebreranno i 120 dalla restaurazione della Repubblica.
Si prevedono parate militari, congressi di partito e film di propaganda che magnificano la vita nell'Impero sotto il governo del più grande partito comunista dell'Europa occidentale. Insomma, il solito tronfio e borioso copione degno di un regime marxista che si vanta di aver salvato il mondo dal Nazismo.
Come se il signor Hitler fosse stato peggio dei comunisti.

Alle celebrazioni parteciperanno delegati provenienti da tutti i regimi comunisti del Mondo; tra gli altri russi, cinesi, cubani - guidati da Fidel Castro in persona - e anche una delegazione vietnamita. Non è un mistero infatti che il governo dell'Impero sostenga il regime nordvietnamita nella guerra che combattiamo per liberare l'Indocina dalla peste comunista. Ciò ha riavvicinato Roma e Mosca, che si erano allontanate per l'ostilità della repubblica romana verso le politiche staliniste; avvicinamento graduale, iniziato con la morte di Stalin nel 1953 e culminato nel 1961 con la visita a Roma di Nikita Chruščëv.

Nel taxi che mi porta all'Hotel dove ho preso alloggio, sento un discorso del pontefice in cui sua Santità critica il capitalismo e giudica giuste alcune delle politiche del governo repubblicano. È proprio vero; il papa si è venduto ai comunisti. Se solo ci fosse un Pio IX sul soglio di Pietro, oggi la Chiesa Cattolica non sarebbe in questa situazione. E poi lo sanno tutti: il comunismo è anticristiano, perché il denaro è il segno della grazia divina.
Ma non c'è niente da fare, e non c'è limite alla vergogna a quanto pare, se il regime non esita a dire "Dio è con noi".

Joseph Griffin per The Washington Star,
2 febbraio 1969

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Fabio Roman commenta:

Mi piace la sfumatura per cui, se il cattolicesimo diventa di fatto cattocomunismo, le altre confessioni di stampo calvinista saranno inevitabilmente più diffuse nei paesi capitalisti.

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Ecco ora il contributo di Andrea Li Castri:

Qualcuno conosce il Posadismo? E' un ramo del Trotskysmo elaborato da Juan Posadas (pseudonimo di Homero Rómulo Cristalli Frasnell). E' praticamente il Trotskysmo, ma crede all'olocausto nucleare per avanzare nel comunismo mondiale. Inoltre crede nell'esistenza degli alieni, come compagni socialisti, e nella comunicazione con i delfini.

Mettiamo caso che nella crisi dei missili di Cuba, la guerra nucleare tra URSS ed USA scoppi davvero. Tuttavia, una civiltà extraterrestre avanzata socialista riesce a salvare la terra in tempo dall'autoannichilimento. Il vecchio mondo viene distrutto, e la terra viene riunita nella Repubblica Socialista Mondiale alleata degli alieni.

Cosa ne pensate?

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Generalissimus gli risponde:

Purtroppo esiste e fortunatamente ha perso qualsiasi credibilità. Voglio vedere quali alieni verranno a salvarti dopo aver premuto il grande bottone rosso! E se pure esistessero avranno sicuramente qualche ideologia molto più avanzata del Comunismo (o avranno completamente superato il concetto di ideologia). E poi, chi glielo fa fare di stabilire contatti con una razza che non è stata in grado di trattenere istinti così bassi e ha distrutto il suo stesso pianeta (perché questo è l'unico esito certo di una guerra nucleare)?

Vi racconto piuttosto alcune barzellette sul tema:

Che differenza c'è tra le favole Capitaliste e le favole Marxiste?
Le favole Capitaliste iniziano tutte con "C'era una volta", le favole Marxiste con "Un giorno ci sarà"...

"Qual è la differenza tra la costituzione americana e quella dell'Unione Sovietica? Entrambe garantiscono la libertà di parola..."
"Sì, ma solo la costituzione americana garantisce la libertà anche dopo la parola!"

Cosa accadrebbe se il Sahara diventasse un paese comunista?
All'inizio niente, poi però inizierebbe a scarseggiare la sabbia.

Un gruppo di contadini affamati va da Lenin per sottoporgli una petizione.
"Ci siamo ridotti a dover mangiare l'erba", dice uno dei contadini, "tra un po' inizieremo a nitrire come cavalli!"
"Suvvia, non diciamo sciocchezze", risponde Lenin, "noi qui beviamo tutti i giorni tè col miele, eppure non mi sembra che ronziamo come api!"

Ad un artista viene commissionato un dipinto che celebri l'amicizia Polacco-Sovietica, il cui titolo e tema dovranno essere "Lenin in Polonia".
Arriva il giorno della presentazione, e il dipinto viene svelato davanti ad una folla di curiosi riunitasi di fronte al Cremlino.
Quando però lo vedono, tutti rimangono senza fiato: il quadro rappresenta Nadežda Krupskaja nuda a letto con Lev Trockij.
Uno dei committenti vuole quasi strangolare il pittore: "Che cosa mai dovrebbe rappresentare questa schifezza?? E dov'è Lenin??"
"Appunto, Lenin è in Polonia!"

Su un treno ci sono tutti i principali leader sovietici. All'improvviso il treno si ferma.
Lenin dice: "Forse dovrei annunciare un subbotnik, così saranno gli operai e i contadini a risolvere il problema", ma il treno non riparte.
Stalin si sporge dal finestrino e si metta a urlare: "Se il treno non comincia a muoversi, farò fucilare il conducente!", ma il treno rimane fermo.
Poi arriva Chruščëv e dichiara: "Prendiamo le rotaie che abbiamo già percorso, smontiamole e utilizziamole per costruire un nuovo binario", ma il treno continua a non muoversi.
Allora Brežnev, Andropov e Černenko dicono: "Compagni, compagni, ma che cos'è tutto questo trambusto? Non c'è motivo di preoccuparci, chiudiamo le tendine, accendiamo il grammofono e facciamo finta che ci stiamo muovendo".
Poi sopraggiunge Gorbačëv e grida: "Per tutto questo tempo siamo andati nella direzione sbagliata!", e fa cambiare direzione al treno.
Infine si palesa El'cin, pretende di entrare nella cabina di guida della locomotiva e di mettersi ai comandi e fa deragliare il treno.
Nelle versioni più moderne della barzelletta c'è anche Putin che rimette il treno sui binari e lo fa ripartire. Ma per andare dove, non si sa.

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Chiudiamo questa pagina con le considerazioni del grande Enrico Pellerito:

Si tratta di un mio antico pallino: sin da quando si sarebbe potuto instaurare, addirittura a livello globale o poco meno, un governo dove la classe sociale maggioritaria e più indigente riesce a sovvertire il tradizionale sistema di potere, sostituendosi ai nobili e impedendo che il nascente ceto medio ne prenda il posto?

Nel senso orwelliano, questa volta i "bassi" si insinuano nell'eterna legge che vede i "medi" cercare di prevalere sugli "alti" per soppiantarli e sedersi al loro posto, diventando, a loro volta, i nuovi "alti", nell'attesa che una ricostituita categoria di "medi" provi a ripetere quanto già avvenuto in precedenza a proprio vantaggio. Tale scuotimento sociale che vede i "bassi" dominare avviene in un momento durante il quale gli "alti" sono rappresentati dalla scala piramidale che alla sua base ha i feudatari e al suo vertice una famiglia reale.

Un momento importante può essere quello della Rivoluzione d'Ottobre che "contamina" come sembrava potesse accadere, l'Europa tutta, compresa quella dove, indipendentemente dalla presenza di una monarchia, anche se parlamentare e costituzionale, vedeva buona parte dei governanti pur sempre espressione delle classi privilegiate e/o borghesi, tendenti, se non a limitare le esigenze degli strati inferiori della società, a farli progredire in un'ottica liberale e fin troppo moderatamente socialisteggiante.

Ma, appunto perché siamo già in presenza di forme di governo repubblicane, con una certa apertura a principi di eguaglianza e libertà, ritengo di anticipare nel tempo il concreto ribaltamento che porti ad una società un po' più, mi si consenta l'aggettivo, "livellata".

L'appuntamento precedente potrebbe essere l'episodio della Comune di Parigi, ma la sua mancata espansione del fenomeno già a livello francese rende molto difficoltoso un coinvolgimento internazionale; va da se che rivolte che avvengono a seguito di una crisi, a sua volta conseguenza di una sconfitta, rendono molto poco fattibile il propalarsi di un'insurrezione popolare nei confronti di una compagine in atto avversaria e addirittura vincente, come potevano essere i "Tedeschi" nel 1870 o nel 1917, fin tanto che detta compagine avversaria non venga anch'essa travolta da motivi di disagio, tali da creare movimenti di rivolta.

Andando indietro nel tempo, abbiamo avuto le varie rivoluzioni del 1848 e 1849, momento di grande fermento e caratterizzato da una propagazione a livello europeo tale da farla definire la "Primavera dei popoli".

Con tutto il rispetto, però, di quei moti, essi erano indirizzati a contrastare ed abbattere un sistema nato dalla Restaurazione, onde ottenere governi di indirizzo liberale, non del tutto propriamente a favore delle classi più deboli in senso di ripartizione delle risorse economiche; sarebbe, comunque, un momento storico abbastanza favorevole per il mio "obbiettivo".

Non ci sono guerre contro altre nazioni, non esistono contrasti fra le monarchie che costringono i popoli a lottare fra essi, semmai a creare questi sommovimenti vi è la consapevolezza della ricerca della giustizia sociale, non più solo mero concetto intellettuale, privilegio dei riformisti liberali e radicali borghesi, avendo questa ricerca "contagiato" anche le masse meno colte, oltre alla presenza di un fattore molto incentivante quale la recessione economica del biennio precedente e alla condizione di inedia, che si stava concretizzando a causa della rovina di una parte dei raccolti agricoli in quasi tutta l'Europa.

In HL la recessione fu abbastanza celermente recuperata e la situazione di fame che si era palesata venne altrettanto presto risolta, sebbene i problemi alimentari e di miseria non del tutto eliminati, ma bastò a consentire di evitare ulteriori malcontenti, venendo quelli in essere, peraltro, soppressi in modo sanguinoso.

Se però la situazione economica non verrà risolta e i problemi di indigenza alimentare si faranno più pressanti, è lecito pensare che l'annosa questione dove prìncipi e signori vivono agiatamente a danno del popolo, diventi sempre più detonante.

A questo punto, non servirà più l'ottenimento di costituzioni (di fatto, in HL, poi revocate nella stragrande maggioranza dei casi), dell'abolizione formale del feudalesimo, dell'abrogazione, anch'essa formale, della servitù della gleba; non potranno neanche essere sufficienti un'autodeterminazione nazionale di facciata o lo stabilirsi del principio di uguaglianza da parte di tribunali che sono, comunque, avvertiti come dalla parte dei più forti e non certo dei più poveri e deboli.

Parallelamente, quindi, alle richieste dei rappresentanti dei ceti borghesi colti, che sono quelle di eliminare la monarchia assoluta, di ripristinare parlamenti, di ottenere la libertà di parola, di pensiero, di stampa, cioè di consentire la formazione di un'opinione pubblica in grado dire la propria ai governi di turno, si costituisce un'altra ben più vasta linea d'azione: la volontà di trovare una definitiva risoluzione del disagio economico, della lotta alla fame, non tollerando più ci sia gente che sulla base di leggi e principi autoreferenziali si senta,e ed è, autorizzata ad impossessarsi di tutto a danno dei meno fortunati o meno spregiudicati. Deve finire questa rapina continuata che riduce e mantiene in miseria contadini, pescatori, operai, facchini, artigiani.

E quindi si passa alla riedizione, riveduta e corretta in senso molto più sovvertente, della rivoluzione francese nel suo momento di genuina rivolta popolare; si assaltano anche le prigioni ma anche le ville dei nobili, i palazzi reali, le case di coloro che appartengono alla classe borghese che, però, non mostrano alcuna empatia verso coloro che sono cafoni, poveri, che vengono tenuti ai margini della società e riescono ad ottenere solo per volontà e concessione altrui le briciole, quand'anche si ottengono.

Diamo per assodato che la repressione sarà violenta, sanguinosa, tendente non soltanto a schiacciare le rivolte ma ad imbrigliare tutte le tensioni sociali attraverso la repressione poliziesca una volta che si ritiene ripristinato l'ordine; però stavolta non basteranno più carcere, deportazione, confino o esilio, né tanto meno persecuzioni o fucilazioni a contenere la rabbia della piazza, che nasce dal diffuso malcontento (che poi non è altro che il morso della fame).
Le truppe e i gendarmi sparano contro la folla, cannoneggiano le barricate, ma presto anche qualcuno che indossa la divisa comincia a porsi delle domande e rivolge le armi in dotazione contro gli ufficiali.

I moti, diventati rivoluzioni estese, sconquassano l'intero continente, dal Portogallo alla Russia, dalle Due Sicilie all'Irlanda britannica, con Londra che deve pure tenere a bada anche i suoi proletari, non soltanto quelli gaelici, perché stanchi di vessazioni concrete laddove le libertà assumono solo un aspetto esteriore e non sostanziale; perfino in Svezia, in Norvegia e in Svizzera avvengono delle sollevazioni, anche lì la fame si fa sentire.

Scorrono fiumi di sangue, è un periodo storico da orrore, ma alla fine i popoli delle varie nazioni europee prevalgono e, per quanto riguarda la loro guida, una parte della borghesia più progressista coopererà con gli esponenti della classe fin ad allora svantaggiata, per iniziare il cammino di una nuova società.
Inizia il lungo periodo delle repubbliche cosiddette neogiacobine.

P.S.: procedendo ancora prima nel tempo, fenomeni che avrebbero potuto giungere ad una similare (e capisco bene) forzosa controfattualità, si possano rintracciare al momento della rivoluzione francese del 1789 e alle guerre dei contadini del XVI secolo, coinvolgendo il resto dei popoli che verrebbero influenzati dalla lotta di classe, mentre non ritengo la rivoluzione americana di fine settecento e la guerra civile inglese del precedente secolo, altrettanto "sensibilizzanti", se non in minore intensità.

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Per partecipare alle discussioni in corso, scriveteci a questo indirizzo.


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