2 giugno 1946, la vittoria della Monarchia


Ecco un'ucronia di Andrea Vezzaro, che ringraziamo infinitamente (più sotto c'è una versione alternativa di Ainelif):

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25 luglio 1943, la svolta di Roma

Dopo aver fatto arrestare Mussolini il 25 luglio 1943, il Re Imperatore Vittorio Emanuele III decide di abdicare in favore del figlio, il principe di Piemonte Umberto. Il 26 luglio un comunicato del Quirinale ratificava l’abdicazione e confermava il passaggio della corona; lo stesso giorno l’ex-sovrano si rivolgeva a tutti gli italiani con una lettera nella quale si dichiarava colpevole dell’apertura al fascismo (dopo la marcia su Roma dell’ottobre 1922), delle leggi razziali (1938) e della guerra (1940). Con la moglie, la regina Elena, il “re soldato” và in esilio in Portogallo, come il suo avo Carlo Alberto, sotto la protezione del presidente Antonio de Oliveira Salazar e delle forze angloamericane, che avevano caldeggiato l’arresto di Mussolini e la successiva abdicazione.

Lo stesso giorno il nuovo Re d’Italia Umberto II convoca al Quirinale Benedetto Croce, Ivanoe Bonomi, Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat e Pietro Nenni: è la famosa “svolta di Roma”. Durante questo incontro vengono fissate le seguenti decisioni: abolizione del Partito Nazionale Fascista, del Gran Consiglio del Fascismo e della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, ripristino della libertà e della democrazia, nascita di un governo democratico di “unità nazionale” tra le forze politiche antifasciste. Lo stesso giorno Umberto II nomina il maresciallo Giovanni Messe comandante in capo delle forze militari italiane, il quale riunisce d’emergenza i quadri militari dell’esercito italiano e comincia a stilare un piano per affrontare la situazione bellica.

I servizi segreti militari italiani cominciano a contattare gli Alleati, mentre vengono chiuse le relazioni con il Reich tedesco, senza però dichiarare guerra alla Germania.

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8 settembre 1943, la nuova Patria

Dopo circa un mese di trattative e riunioni, viene varato ufficialmente il primo centro-sinistra “di unità nazionale”: primo ministro De Gasperi, vice-presidenti Nenni e Saragat, ministro dell’interno Bonomi, ministro degli esteri Giuseppe Dossetti e ministro della cultura Croce. Lo stesso giorno, tramite un decreto del sovrano controfirmato da De Gasperi e dal maresciallo Messe, vengono chiuse le frontiere italiane con l’estero. Con una dichiarazione congiunta, Umberto II e De Gasperi dichiarano finite le ostilità con gli Alleati angloamericani e terminata l’alleanza con Hitler nell’Asse: è la cosiddetta “rinascita della Patria” dell’8 settembre 1943.

A questo punto Hitler, furibondo per l’evoluzione degli avvenimenti in Italia, decide di invadere la penisola da Nord con truppe già stanziate in Austria e con l’aiuto di reparti tedeschi già dislocati nell’ex-paese alleato. Ma Fuhrer non sapeva che, durante il mese di riunioni e trattative, il governo italiano aveva contattato direttamente gli Alleati, con i quali aveva già predisposto un sostanziale soffocamento delle resistenze che sarebbero state riscontrate. Il problema era però l’invasione che difficilmente sarebbe stata bloccata dagli italiani.

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Inverno 1943, la lotta partigiana

Di fronte all’occupazione di Trento, di Trieste, di Bergamo e dell’assedio di Brescia, nacquero le prime formazioni partigiane che volevano bloccare l’invasione nazista. Il coordinamento, affidato al partigiano socialista Sandro Pertini, decise di firmare un documento con il quale riconosceva il nuovo sovrano e il governo; il patto tra il coordinamento partigiano e il governo centrale avvenne durante un incontro segreto tra Pertini e la moglie del sovrano, la regina Maria Josè.

Il 17 novembre 1943 gli Alleati erano riusciti ad occupare Roma e quindi garantivano a corona e governo una certa sicurezza, ma il Nord era particolarmente turbolento: le truppe naziste infatti avevano occupato pure Milano ed il fronte italiano si attestava su tre principali vertici: Torino, dove la lotta tra esercito italiano e partigiani contro i tedeschi si era in parte congelata con una guerra di posizione; Milano, dove i nazisti avevano occupato la città, ma ogni giorno avvenivano azioni di sabotaggio firmate dai partigiani e Trieste, dove particolarmente violento era lo scontro tra le due parti. Ogni giorno la batteria radiofonica del Quirinale inviava nelle zone occupate messaggi del sovrano che invitavano alla resistenza e alla liberazione, mentre gli Alleati ormai avevano raggiunto la Pianura Padana e qui avevano cominciato a coordinare le operazioni insieme all’esercito italiano e alle formazioni partigiane: le operazioni comunque erano soprattutto di contenimento e di sabotaggio.

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1944, dallo stallo all’avanzata allo stallo

Mentre la zona centro-meridionale del paese era sotto l’occupazione militare statunitense governata da Umberto II e da un governo democratico di centro-sinistra “di unità nazionale”, il Nord era ancora sotto il nero stivale nazista: particolarmente feroci furono i rastrellamenti che le SS fecero, aiutate dagli “squadroni della morte”, gruppi di militari italiani comandati da Alessandro Pavolini e da Junio Valerio Borghese. Il 5 maggio 1944 furono sterminate a Crespi d’Adda, nel lombardo, circa 1837 persone e circa un mese dopo, il 3 giugno a Milano furono fucilati davanti al Duomo 336 prigionieri italiani come rappresaglia per un attentato partigiano che era costato la vita a 31 militari tedeschi. Ma tre giorni dopo, il 6 giugno 1944 la situazione cambiò radicalmente: fu aperto un terzo fronte, in Normandia, e numerosi reparti dovettero riparare nel Nord della Francia; questo alleggerì il confronto nel fronte italiano. Le operazioni erano coordinate da maresciallo Messe e dal generale Montgomery: numerose divisioni alleate affiancano ora un nuovo esercito italiano “di liberazione” e le formazioni partigiane. Il 5 agosto 1944 viene liberata Torino e il re Umberto II sfila a cavallo nella città che fu capitale del Regno d’Italia e capitale del vecchio e risorgimentale Regno di Sardegna, ma nel Nord-est la situazione peggiora: i tedeschi riescono a sfondare e occupando Vicenza, Verona, Padova, Rovigo e Venezia. Tutto il Veneto è sotto l’occupazione nazista. Questo disordina lo scenario italiano: il Lombardo-Veneto nella mani dei tedeschi, che rischiano ora di attraversare il Po’ e occupare la liberata Emilia. 

La situazione dopo una possibile veloce avanzata si congela quindi con l’arrivo della primavera. La liberazione è rimandata alla primavera del 1945.

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1945, la liberazione

Il 1945 si apre con la visita, il 12 gennaio, di Umberto II e di De Gasperi a Washington dal presidente statunitense Roosevelt. Il colloquio, cordiale ma allo stesso impegnato, arriva ad una conclusione semplice e chiara: l’Italia, dopo la guerra, sarà aiutata economicamente dagli Stati Uniti e non sarebbe stata trattata come una nazione sconfitta durante la successiva conferenza di pace. Nel febbraio del 1945 ricomincia finalmente l’avanzata a Nord e il 25 aprile 1945 le truppe tedesche presenti in Italia chiedono l’armistizio, che viene firmato nella barocca Villa Verlato a Villaverla, nel vicentino. Con l’armistizio di Villa Verlato terminava finalmente la guerra in Italia e poteva aprirsi un nuovo scenario.

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Estate 1945, congressi e riunioni

Mentre la guerra in Europa era finita (morte di Hitler e armistizio tedesco dell’8 maggio 1945) e nell’Oceano Pacifico ancora sparava l’artiglieria americana contro i nipponici, in Italia si era aperta la cosiddetta “stagione dei congressi”: durante infatti l’estate del 1945 si ricostituirono definitivamente partiti e movimenti politici democratici ed antifascisti. Ad aprire le danze fu il Partito Liberale Italiano che, durante l’assemblea al Teatro Brancaccio di Roma, aveva confermato presidente onorario Benedetto Croce, segretario politico Enrico De Nicola e segretario organizzativo Piero Gobetti, che tutti credevano morto in Francia durante l’esilio ma in realtà era stato scambiato con un altro emigrante italiano. Fu poi la volta della Democrazia del Lavoro, partito che faceva capo a Ivanoe Bonomi, Vittorio Emanuele Orlando e Francesco Saverio Nitti. Il Partito Popolare fu riorganizzato dopo il ritorno dall’esilio statunitense di don Luigi Sturzo, il quale fu nominato presidente onorario mentre la segreteria fu affidata al “consolato” di Alcide De Gasperi e Giuseppe Dossetti: durante l’assemblea pubblica, nell’albergo di Santa Chiara a Roma, furono esposte le linee guida e il programma del partito del primo ministro. Ma a sinistra avvennero le vicende più interessanti: il Partito Socialista Italiano infatti durante la segreteria di Pietro Nenni aveva cercato di creare un unico fronte progressista che poteva unire sia la sinistra moderata e riformista, sia quella massimalista e rivoluzionaria. Tentare però di unire socialdemocratici e comunisti non era certo facile anche perché dall’Unione Sovietica era arrivato Palmiro Togliatti, dirigente italiano dell’Internazionale Comunista, il quale aveva proposto ed imposto di fondare un partito comunista in Italia che potesse unificare tutta la sinistra sotto la falce ed il martello. Tale progetto fu però bocciato durante il consiglio nazionale di Palazzo Barberini, durante il quale la componente massimalista di Togliatti uscì dal partito e Nenni decise di dimettersi, sia dalla segreteria sia dalla vicepresidenza. La “svolta di Palazzo Barberini” portò alla segreteria Saragat, Sandro Pertini divenne presidente e nacque il Partito Socialdemocratico Italiano, seguendo l’insegnamento dei defunti Filippo Turati e Giacomo Matteotti. Togliatti e la sua cricca fondò il Partito Comunista Italiano, ma ebbe poco seguito e dopo pochi anni scomparve.

A destra tutto taceva. I fascisti erano stati sconfitti e i sostenitori si riunivano segretamente in piccole stanze che fungevano da ripostiglio nella fognature di Roma: durante questi incontri sarebbe nato il Movimento Sociale Italiano fondato da Giorgio Almirante e da Mirko Tremaglia, due ex-combattenti degli “squadroni della morte”. Sempre a destra nasceva numerosi gruppi conservatori e nazionalisti, ma ebbero poco seguito.

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12 dicembre 1945, la pace

Il 12 dicembre 1945 a Parigi fu invitato Umberto II e De Gasperi ai lavori della Conferenza per la Pace. Durante i due discorsi furono principalmente sottolineati i seguenti aspetti: l’Italia si era liberata del fascismo e della dittatura e i protagonisti della vicenda erano stati arrestati e giudicati. Ora voleva cambiare, voleva rinascere e voleva diventare un paese autenticamente democratico. Furono apprezzate soprattutto le parole di Umberto II: “Nel 1943, quando fu liquidato Mussolini, l’Italia ritornò unita e con lei riemersero le migliori energie di questo paese.” De Gasperi invece si soffermò sul suo grande sogno: “la nascita di confermazione di stati democratici capaci di reciproca collaborazione. In nome di questo sogno crediamo nella nascita di un’Europa Unita, la nostra patria Europa che sta in cima ai nostri pensieri ed ai nostri interessi”.

Umberto II e De Gasperi firmarono la dichiarazione della Nazioni Unite e il riconoscimento della guerra contro il nazifascismo, allo stesso tempo doveva lasciare tutte le colonie africane, il Dodecaneso e l’Albania ma i territori metropolitani e i confini non venivano toccati. Era una grande vittoria per un paese che era riuscito a cambiare nel giro di pochi mesi le sorti del suo futuro.

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3 marzo 1946, la discussione sul futuro

Il 3 marzo 1946 il sovrano presentò una proposta al governo: organizzare un referendum sulla forma istituzionale del paese, da presentare parallelamente alle votazioni per l’Assemblea Costituente. Il governo di centro-sinistra si disse stupito della decisione: De Gasperi si disse profondamente sorpreso poiché credeva che la monarchia fosse la forma di stato ideale poiché “Umberto II e la corona avevano lavato l’onta del compromesso tra fascismo e monarchia”, Croce ritenne che “era un rischio che l’Italia non si poteva permettere” e lo stesso Pertini ritenne che la “monarchia aveva ridato onore al paese e per questo doveva essere mantenuta”. In una nota del Quirinale il sovrano riteneva necessaria la votazione in modo da poter tagliare con il passato e far nascere una monarchia democratica parlamentare simile alla tradizione scandinava. D’altro avviso furono i comunisti di Togliatti e i neofascisti di Almirante che si espressero contro la monarchia e per la repubblica per ragioni diametralmente opposte.

Ad ogni modo dopo un incontro a Villa Savoia tra Umberto II e De Gasperi fu approvato un decreto legge sul referendum istituzionale e sull’elezione dell’Assemblea Costituente, fissato per domenica 2 giugno 1946.

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Primavera 1946, le trame nere e rosse

Nell’aprile 1946 vanno purtroppo registrate numerose azioni di violenza e di terrorismo, organizzate da bande e da gruppi facenti parte la sinistra e la destra extra-parlamentare che si legava sia con il Pci sia con l’Msi. Il 16 aprile 1946 un gruppo della cosiddette “Brigate Rosse” prese d’assalto la villa dei conti Manzoni a Lugo di Romagna, in Emilia Romagna, uccidendo i nobili e i domestici. Pochi giorni dopo furono ritrovati in un fosso della campagna toscana, vicino ad Arezzo, il corpo del segretario locale del Partito Socialdemocratico, parente dei nobili uccisi.

Il 30 aprile 1946 avvenne però l’azione più pericolosa. Un gruppo di ex-combattenti negli “squadroni della morte” assaltarono con esplosivi la prigione a Campo Imperatore, sul Gran Sasso, dove era rinchiuso Mussolini ed alcuni gerarchi fascisti. Ci furono parecchi morti sia nella polizia che difendeva il penitenziario, sia nel gruppo sovversivo. Di fronte poi ad altri avvenimenti particolarmente pericolosi il governo decise di varare delle leggi speciali: il ministro dell’interno Bonomi diede maggiori poteri alle forze dell’ordine e mobilitò anche l’esercito in caso la situazione precipitasse. Con un decreto legge furono dichiarati illegali sia il Partito Comunista sia il Movimento Sociale, colpevoli di aver collaborato con gruppi terroristici.

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Maggio 1946, la nascita del Fronte per la Monarchia Democratica

Il 16 maggio 1946 nacque a Roma il Fronte per la Monarchia Democratica che univa i partiti e i movimenti politici che volevano sostenere la nuova monarchia. De Gasperi e il Partito Popolare, Saragat e il Partito Socialdemocratico, De Nicola e il Partito Liberale e Bonomi e la Democrazia del Lavoro aderirono alla scelta monarchica consapevoli che era stato dato un taglio netto con il passato. Contrari erano naturalmente i repubblicani, nati da una scissione della Democrazia del Lavoro, di Ugo La Malfa, i “nuovi socialisti” di Nenni, i “comunisti democratici” di Umberto Terracini e la destra conservatrice di Roberto Selvaggi.

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2 giugno 1946, la vittoria della Monarchia

L’election day finalmente arrivò e le votazioni avvennero in maniera regolare in tutta Italia e per la prima volta votarono anche le donne. Umberto II e la regina Maria Josè votarono la mattina presto mentre De Gasperi e altri esponenti del governo nel tardo pomeriggio. Da ricordare alcune scritte comparse sui muri della capitale: “Umberto in Portogallo dal papà e De Gasperi in sacrestia”, “Saragat socialfascista”, ecc… . Alla fine vinse la monarchia con il 64,7% dei suffragi: la scelta a favore della corona prevalse in tutta Italia, con le percentuali maggiori al Sud e un vantaggio anche di misura al Nord.

Umberto II e la famiglia vennero acclamati nuovi sovrani d’Italia la sera del 4 giugno, quando i dati furono definitivi e confermarono la vittoria monarchica. “Si è aperta una nuova era per l’Italia” disse Umberto II in una lettera agli italiani “un’era fatta di pace, di libertà e di sviluppo. Tocca ad ognuno di noi lavorare affinché il paese possa rifiorire, nell’ambito di un’Europa dei popoli unita”.

Le votazioni per l’Assemblea Costituente premiarono tutto il governo di centro-sinistra in carica che ebbe la maggioranza: Partito Popolare 32,8%, Partito Socialdemocratico 20,2%, Unione Democratica Nazionale (Pli e Dl) 12,9%. Il restante 34,1% dei voti andò sia alla Destra Conservatrice di Selvaggi 8,1% e alla sinistra radicale di Nenni e Terracini 26%.

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1946-1948, Governo e Costituente al lavoro

Il 15 luglio 1946 si riunì al palazzo di Montecitorio l’Assemblea Costituente, che doveva varare la nuova costituzione visto che Umberto II aveva decretato lo Statuto Albertino del 1848 troppo vecchio e retrivo.  I lavori della Costituente furono coordinati dal giovane Aldo Moro, giurista e costituzionalista cattolica, e durarono complessivamente due anni; il 23 dicembre 1947 infatti fu approvata la nuova costituzione, il 27 dello stesso mese, durante una solenne cerimonia, Umberto II, De Gasperi e Moro firmarono la fresca carta costituzionale. La quale entra in vigore il 1 gennaio 1948, cento anni dopo la promulgazione del vecchio Statuto Albertino. Dal punto di vista politico i lavori ebbero andarono complessivamente bene poiché si trovarono naturalmente le intese all’interno della coalizione di governo, con diverse “grandi intese” con i repubblicani e i socialcomunisti. La destra invece non approvò nessun articolo della carta e durante i lavori fece continuo ostruzionismo nelle varie commissioni.

L’azione del governo andava intanto avanti: De Gasperi e Saragat avevano ricevuto a Palazzo Chigi, il 3 dicembre 1946 il presidente Truman il quale aveva confermato gli aiuti economici per la ricostruzione in Italia chiedendo però la possibilità di istallare basi militari statunitensi nella penisola. De Gasperi era contrario, ma gli avvenimenti di Praga del 15 dicembre 1946 fecero cambiare idea al primo ministro; di fronte infatti al pericolo sovietico bisognava difendersi. La decisione fu riferita alla Costituente e trovò la solita opposizione della destra; persino la sinistra radicale aveva avanzato paura e negli stessi giorni aveva varato la linea politica dell’eurocomunismo democratico. Il primo governo De Gasperi, nato con la svolta di Roma del 1943, verrà trionfalmente confermato il 18 aprile 1948: le elezioni politiche infatti premieranno i partiti di governo, penalizzata fu la sinistra radicale che si sciolse e confluirà nei socialdemocratici  e sbalorditivo fu il successo di Selvaggi e si Guglielmo Giannini con la Destra Conservatrice e il movimento dell’Uomo Qualunque.

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11 maggio 1948, il secondo governo De Gasperi

Il secondo governo De Gasperi fu arricchito da nuove personalità: naturalmente De Gasperi alla presidenza e Saragat il suo inseparabile vice. Agli interni fu confermato Bonomi, alla Difesa fu chiamato l’ex-partigiano Pertini, alla marina mercantile il cugino del sovrano Aimone di Savoia, i ministeri di finanza, tesoro e bilancio furono semplificati nel “super ministero dell’economia” guidato da Luigi Enaudi, all’istruzione fu chiamato Gobetti, ala cultura fu confermato Croce e Dossetti agli esteri. Umberto II nominò poi i primi senatori a vita: don Luigi Sturzo, Enrico De Nicola, Vittorio Emanuele Orlando e Francesco Saverio Nitti.

La ricostruzione intanto continuava in modo inesorabile.

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30 aprile 1949, la nascita dell’Europa Unita

Il 30 aprile 1949 ad Aquisgrana, la capitale del Sacro Romano Impero di Carlo Magno, si ritrovarono Giorgio V e il primo ministro inglese Clement Attlee, il presidente francese Charles De Gaulle, il cancelliere tedesco Konrad Adenauer, Umberto II e Alcide De Gasperi e i sovrani e rispettivi primi ministri di Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi. Durante la conferenza nacque la Comunità per l’Europa Unita che abolì le dogane, confermò il libero scambio e naturalmente fece nascere i primi organi comunitari come un consiglio di presidenza, che fu affidato all’europerista De Gasperi. Per l’Italia fu un autentico trionfo . Una settimana dopo ci furono due importanti avvenimenti: un colpo di stato in Russia aveva fatto cadere Stalin e la sua cricca e la cortina di ferro si stava dissolvendo mentre a Campo Imperatore Mussolini fu trovato impiccato.

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1950, il Giubileo

Papa Pio XII celebrò l’anno santo 1950 per ringraziare il Signore di due particolari cose: la fine del pericolo “rosso” e la nascita dell’Europa Unita. Celebre fu la foto scattata sul sacrato della basilica di San Pietro tra i protagonisti della nuova Italia: naturalmente in prima fila il successore di Pietro Papa Pio XII, il quale dopo la fine dell’Unione Sovietica vedeva nella destra conservatrice un pericolo per la democrazia; Umberto II e la regina Maria Josè, simboli della nuova monarchia democratica nata in Italia ed emblema della “famiglia italiana”; Alcide De Gasperi, “l’Uomo della Speranza”, leader del Partito Popolare e del centro-sinistra “moderato e riformista”, primo ministro e presidente dell’Europa Unita.

Andrea Vezzaro


Ed ecco una versione alternativa di Ainelif, in cui nel referendum del 1946 vince la monarchia, ma nel 1948 vince il Fronte Democratico Popolare, ed Umberto II è soprannominato" il Re Comunista"

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Nell'anno 1946, quando Vittorio Emanuele III dà la corona al figlio Umberto II, questi accetta l'approvazione da parte  dell'assemblea costituente del referendum preposto per il 2 giugno per decidere se mantenere lo statuto monarchico o creare una repubblica.

Il 2 giugno arriva con battaglie politiche e lotte elettorali, Re Umberto II per salvare il Regno simpatizza per i partiti di sinistra,i repubblicani di Pacciardi e mazziniani tentano delle offensive,ma oramai va il 55% dei voti alla monarchia,Umberto II vorrebbe rifare il referendum,ma Alcide De Gasperi lo invita a non creare troppi attriti,così il 18 giugno è confermata la vittoria della Monarchia,Togliatti già premedita come sfruttare la popolarità del Re.

1948:il 1 gennaio entra in vigore una nuova costituzione voluta dallo stesso Umberto II e dall'istituto della Monarchia,con l'abolizione dello Statuto Albertino ritenuto complice del fascismo e arretrato.

Ad aprile le elezioni danno la maggioranza al Fronte Democratico Popolare di Togliatti e Nenni che col 41,7% sconfigge la Democrazia Cristiana, ferma al 31% dopo la scissione del Partito Cristiano Sociale-Associazione Cristiana per la Pace che arriva terzo col 9,6% dei voti e forma il governo assieme a Unità Socialista. Premier è nuovamente Falcone Lucifero, con Togliatti e Nenni vicepremier. Il ministro degli Esteri Nenni riesce ad ottenere dall'amico Tito la zona B dell'Istria, ma non a impedire che gli USA sospendano gli aiuti del piano Marshall e sostengano la proclamazione d'indipendenza della Repubblica Siciliana, guidata dal Presidente Salvatore Giuliano.

1949: L'Italia aderisce al Comecon, la Repubblica Siciliana aderisce alla NATO. Il ministro della Difesa Pertini a Trieste firma un trattato di difesa bilaterale con la Iugoslavia titina. Come rappresaglia alla sospensione degli aiuti americani, il governo dichiara la socializzazione delle imprese e vaste nazionalizzazioni, rifacendosi (secondo i critici) al decreto di socializzazione mussoliniano.

1950: Di fronte alla presenza di una vasta area extrablocchi nel centro Europa (Italia e Iugoslavia), gli Stati Uniti accolgono la proposta di Stalin di riunificare le due Germanie in una entità confederale smilitarizzata. Il Fronte Democratico Popolare diviene un unico partito, Togliatti Segretario.

1953: Morte di Stalin, il governo proclama un giorno di lutto. Varata la "legge truffa" che garantisce alla coalizione che superi il 50,1% il 65% dei seggi: il blocco governativo trionfa alle successive elezioni.

1956: Fatti di Ungheria e maretta nella coalizione di governo. di fronte al durissimo scontro tra togliattiani filosovietici e nenniani filoungheresi, Lucifero rassegna le dimissioni. A una burrascosa riunione del comitato centrale dell'FDP, Togliatti viene messo in minoranza, e si nomina segretario al suo posto Giuseppe di Vittorio: l'Italia esce dal Comecon e, assieme alla Germania e alla Iugoslavia, aderisce alla CECA. Togliatti e i suoi escono dall'FDP per fondare il Partito Comunista d'Italia. Umberto II scioglie la Camera dei Deputati e convoca nuove elezioni che danno la maggioranza dei seggi ai democristiani.

1960: boom economico e demografico in Italia,Fanfani propone al Re Umberto II il liberismo,ma il sovrano si rifiuta di accettarlo,continuando a mantenere l'intervento aperto dello Stato verso le imprese private.

1965: Valerio Julio Borghese tenta un golpe militare contro la Monarchia ritenuta troppo complice dei partiti di sinistra,il golpe riesce,il Re Umberto II si rifugia in Francia con Maria Josè e la famiglia insieme al governo di Aldo Moro,inizialmente alcuni ex reduci della RSI propongono a Borghese l'instaurazione della repubblica,ma lui stesso ha un gran rispetto verso il re(certo non verso suo padre).

1969: il regime chiamato "dei colonnelli" è di chiara ispirazione neofascista,le ribellioni sono represse,le navi sovietiche stanziate nel Mediterraneo minacciano di attaccare,ciò provocherebbe una inevitabile guerra mondiale.

1972: il regime dei colonnelli cade con proteste,moti e scioperi,nello stesso anno però un governo provvisorio retto da PCI,Democrazia Cristiana,PSI,e dallo stesso Movimento Sociale Italiano propone un plebiscito,che dà la maggioranza dei voti ai repubblicani. Il 9 settembre è proclamata la Repubblica Italiana.

Ainelif

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E poi? Se volete darmi dei suggerimenti, scrivetemi a questo indirizzo.


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