ovvero: E se Omero fosse stato Ebreo?

di William Riker

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Capitolo 1
1 O Signore degli Eserciti, ispirami a narrare del danita Sansone l'ira funesta, che infiniti addusse lutti agli Ebrei.
2 Molte anzitempo allo Sheol travolse alme d'eroi, e di cani e d'augelli orrido pasto lor salme abbandonò.
3 Così del Signore Dio l'alto consiglio s'adempia, da quando primamente disgiunse aspra contesa il Giudice dei prodi Iefte e il gran Sansone [Iliade I, 1-7].
4 Un giorno, dunque, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore, e anche Satana andò in mezzo a loro [Gb 1,6-12].
5 Il Signore chiese a Satana: "Da dove vieni?" Satana rispose al Signore: "Da un giro sulla terra, che ho percorsa in lungo e in largo."
6 Il Signore replicò a Satana: "Hai posto attenzione al mio servo Israele? Nessun popolo è come lui sulla terra: uomini integri e retti, temono Dio e sono alieni dal male. Io sono il loro Dio, e loro il mio popolo."
7 Satana tuttavia rispose al Signore Iddio: "Forse che Israele teme Dio per nulla?
8 Non lo hai forse liberato dalla schiavitù in Egitto, lo hai condotto in una nuova patria e gli hai dato una terra che stilla latte e miele?
9 Non lo hai forse liberato da tutti i nemici, non hai forse messo tutti i suoi avversari sotto i suoi piedi? Tu hai benedetto Israele ed egli te ne è grato.
10 Ma stendi un poco la mano e poni la discordia in mezzo a loro, costringili a una guerra lunga e difficile, vedrai se ti benediranno ancora!"
11 Il Signore allora disse a Satana: "Ecco, mettili alla prova con difficoltà e angoscia: il loro destino è in tuo potere per dieci anni, poi tornerai a riferirmi." E Satana si allontanò dalla presenza del Signore.
12 In quel tempo a Betlemme di Giuda si celebravano le nozze tra Booz, figlio di Salmòn, Giudice dei Giudei, e Rut, la principessa di Moab [Rut 1-4].
13 La negromante di Endor [1Sam 28,7], colei che conosceva le virtù delle erbe e delle pietre e sapeva evocare i morti per interrogarli, non fu invitata alle nozze, per la sinistra fama che la circondava.
14 Satana così le penetrò nel cuore, la convinse a vendicarsi e le consegnò una spada d'oro, su cui era scritto « Per il più potente ».
15 Alle nozze erano stati invitati Eglon, Re di Moab [Gdc 3,12], Nacas, Re degli Ammoniti [1 Sam 12,12], e Adar, Re degli Edomiti [Gen 36,39].
16 La negromante di Endor si travestì da mendicante ed entrò nella sala del banchetto; quando fu accanto alla mensa, lanciò la spada d'oro su di essa.
17 Booz di Giuda la raccolse e lesse l'iscrizione. Subito il Re di Moab, il Re di Ammon e il Re di Edom rivendicarono ciascuno per sé quel prezioso armamento, ritenendosi ognuno il più potente e il più forte in battaglia in tutta Canaan.
18 I tre re vennero a contesa ed i loro uomini estrassero le armi. Onde impedire che il banchetto terminasse con una carneficina, Booz propose di sottoporre la questione ad Alessandro, figlio di Priamo, il Re di Gaza [Gs 13,3], la grande città dei Filistei che è sulla via per l'Egitto.
19 I Filistei erano infatti in pace con gli altri popoli della regione, e si mantenevano per lo più neutrali nelle loro contese.
20 Alessandro era inoltre un guerriero valoroso, e aveva vinto in battaglia anche il Faraone d'Egitto.
21 Messaggeri di Moab, Ammon e Edom vennero inviati a Gaza, ed Alessandro accettò di fare da giudice nella contesa tra i tre re, giurando in nome del suo dio Dagon che avrebbe agito secondo retta coscienza.

Capitolo 2
1 Correva l'anno duemilanovecentoquarantasette dalla Creazione del Mondo, il 12 del mese di Tishri, quando i Re di Moab, Ammon ed Edom convennero a Gaza, nel tempio di Dagon, accolti da Re Priamo, per ascoltare il giudizio di suo figlio Alessandro.
2 La notte prima del giudizio, alla prima veglia, Adar incontrò Alessandro e gli promise: "Se darai a me la spada, io ti coprirò d'argento e d'oro."
3 Ma Alessandro giudicò in cuor suo: "Chi è più potente, non ha bisogno di corrompere il giudice per dimostrarlo""
3 Alla seconda veglia, Nacas incontrò Alessandro e gli promise: "Se darai a me la spada, ti farò generale del mio esercito."
4 Ma Alessandro giudicò in cuor suo: "Chi è più potente, non ha bisogno di assoldare generali stranieri per diventarlo ancora di più!"
5 Alla terza veglia, Eglon incontrò Alessandro e gli promise: "Se darai a me la spada, ti assicurerò l'amore della donna più bella del mio regno."
6 Alessandro allora giudicò in cuor suo: "Solo l'uomo più potente della terra può convincere una donna ad amare colui che ancora non conosce!"
7 E così, sorto il sole, radunò l'assemblea e consegnò la spada della discordia ad Eglon di Moab.
8 Da allora Ammoniti ed Edomiti divennero acerrimi nemici dei Filistei di Gaza, giacché Alessandro li aveva umiliati di fronte a tutti i cananei.
9 Eglon invece strinse alleanza con Priamo e prese in sposa Laodice, la più bella delle figlie da lui avute dalla regina Ecuba [Iliade VI, 252].
10 Il Re di Moab volle tenere fede alla promessa fatta ad Alessandro, e così consultò la negromante di Endor onde sapere da lei come far sì che la bella Rut, sposa di Booz, si innamorasse del principe filisteo.
11 L'incantatrice gli rivelò che la sorgente di Izreèl [1 Sam 29,1], posta sul confine tra la Pentapoli dei Filistei e le terre della Tribù di Giuda, aveva il potere di far innamorare chi ne bevesse le acque della persona che la aveva condotta in quel posto.
12 Eglon suggerì a Priamo di inviare suo figlio Alessandro a Rama, nelle terre di Giuda, con l'incarico di offrire doni a Booz in segno di amicizia, includendo fra i doni vesti preziose e monili per la sua sposa Rut, in modo che potesse incontrarla di persona.
13 Priamo esitò, giacché suo figlio Esaco, dotato di virtù profetiche, gli aveva rivelato in gioventù che uno dei suoi figli avrebbe causato la rovina della sua città, ma alla fine cedette alle insistenze di Alessandro.
14 Alessandro giunse a Rama ed offrì doni preziosi a Rut, tra i quali fini vesti di porpora e di bisso, e monili d'oro di Avila. Dopo essere rimasto ospite di Booz per sette giorni, annunciò che sarebbe ritornato in patria, ma che gli sarebbe piaciuto essere accompagnato fin dal confine proprio da Rut e dalle sue ancelle.
15 Booz non era contento della proposta, ma Rut ritenne di non poter rifiutare, visti i ricchissimi doni che aveva ricevuto.
16 Alessandro la condusse così alla sorgente di Izreèl, dove la giovane si dissetò perchè era estate e faceva molto caldo.
17 Salita dalla sorgente, rivide il principe di Gaza e si innamorò perdutamente di lui, come la negromante di Endor aveva predetto.
18 Alessandro, infatti, era alto, muscoloso e di gentile aspetto, e tutte le donne di Filistea e di Giuda avrebbero desiderato averlo come sposo.
19 Il giovane principe così portò la moglie di Booz con sé a Gaza, e la sposò con il rito dei Filistei.
20 Saputa la cosa, Booz andò su tutte le furie e pretese da Priamo la restituzione della sposa. Il re di Gaza consultò Rut, la quale, stregata dalle acque della fontana di Izreèl, dichiarò che suo desiderio era passare il resto dei suoi giorni con Alessandro.
21 Priamo figlio di Laomedonte fu allora costretto a rispondere agli Anziani di Giuda che da allora in poi, per sua scelta, Rut di Moab sarebbe vissuta nel palazzo reale di Gaza come una donna filistea.
22 Tutto ciò fu conseguenza degli intrighi di Satana, il quale intendeva seminare la discordia tra Filistei e Giudei, onde dimostrare quanto fosse facile scardinare la fede del popolo che YHWH si era scelto tra tutte le nazioni.

Capitolo 3
1 Or Booz radunò in Silo, dove si trovava la tenda sotto la quale era custodita l'Arca dell'Alleanza, tutti i Giudici delle Dodici Tribù di Israele,
2 e chiese loro consiglio su come farsi restituire la sposa che, a suo avviso, gli era stata sottratta con una malia, dato che Rut sinceramente lo amava quando la aveva presa in moglie, e gli aveva dato il figlio Obed [Rut 4,21].
3 Gedeone, figlio di Ioas, l'Abiezerita [Gdc 5,11], Giudice della tribù di Manasse ed uomo di multiforme ingegno, suggerì che si provasse a convincere Priamo a restituire pacificamente la Moabita, offrendogli doni e tre donne di Israele come concubine per Alessandro.
4 In tal modo si sarebbe evitato un conflitto che avrebbe devastato tutta la terra di Canaan, promessa dal Signore Dio ai loro padri.
5 Satana tuttavia penetrò nel cuore di Iefte, signore di Galaad, la regione al di là del Giordano assegnata da Mosè a una parte dei Manassiti prima che i figli d'Israele varcassero il Giordano al comando di Giosuè figlio di Nun [Num 32].
6 Figlio illegittimo di uno dei più importanti capiclan della tribù di Manasse, Iefte era stato eletto comandante militare di Galaad per difendere la sua regione, esposta agli attacchi da parte di tutti i popoli circostanti, in un momento di grave emergenza,
7 quando i Moabiti avevano tentato di conquistare Galaad [Gdc 11,1-11]. Egli aveva perciò forti motivi di risentimento contro i Moabiti, sconfitti da lui solo a prezzo di grandi perdite umane.
8 Così Satana ebbe buon gioco ad aizzare il Giudice Iefte contro i Filistei, che con Moab avevano stretto un'alleanza indissolubile.
9 Alzatosi davanti all'assemblea di tutti i Giudici, Iefte il Galaadita proclamò con voce tonante:
10 "Che il Signore Dio d'Israele mi maledica, e maledica tutti voi, se lascerete impunita l'offesa arrecata a Booz dai Filistei.
11 Essi infatti sono razziatori che hanno depredato i nostri campi riducendoci allo stremo, nemici giurati che hanno oppresso la nostra gente e rapito le nostre spose per farne ciò che loro aggradava,
12 e profanatori che hanno avversato in ogni modo il culto del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, arrivando a minacciare questo stesso santuario.

13 Iddio stesso ha voluto il ratto della Moabita da parte di Alessandro, affinché noi tutti avessimo l'occasione di vendicare tutte le malefatte dei Filistei e radere al suolo Gaza, la loro più superba città.
14 Non vogliate perdere l'occasione, o i Filistei ne approfitteranno per conquistare l'intera Terra di Canaan e proibire il culto del Signore che ha creato il Cielo e la Terra,
15 al punto da costringerci a fare ritorno in Egitto, per esservi schiavi per altri quattrocento anni!"
16 Tutti i Giudici approvarono le parole di Iefte, gridando che la misura era colma, e l'ora della vendetta era finalmente giunta.
17 Fu deciso di riunire in Silo entro sei mesi tutte le truppe che potevano essere messe a disposizione delle Dodici Tribù, affinché marciassero su Gaza e lavassero nel sangue l'onta arrecata ai loro fratelli della Tribù di Giuda.
18 Iefte il Gaaladita, che aveva saputo infiammare gli animi di tutti con tanto ardore guerriero, fu eletto capo della spedizione contro i Filistei.
19 Tutti i capi e i Giudici tornarono dunque nelle loro terre, per preparare la guerra contro i Filistei, nella speranza di debellarli definitivamente dal paese che il Signore aveva promesso al loro padre Abramo di concedere loro.
20 Anche Gedeone tornò ad Ofra di Manasse; ma siccome l'angelo del Signore gli aveva ispirato che il conflitto sarebbe stato lungo e difficile, a dispetto delle speranze di Iefte in una guerra lampo, decise di sottrarsi alla promessa fatta alle altre Tribù.
21 Per questo, quando Iefte il Gaaladita con altri capi militari venne ad Ofra per ricordargli il solenne giuramento che aveva pronunciato al santuario di Silo, Gedeone, famoso per la sua astuzia, decise di fingersi pazzo:
22 Iefte lo trovò mentre arava il suo campo con due asini, lanciandosi alle spalle manciate di sale.
23 Il Giudice di Galaad, tuttavia, ben conosceva la furbizia del figlio di Ioas e subodorò l'inganno. Per questo prese Abimelech, figlio di Gedeone ancora infante, e lo posò sul campo proprio davanti all'aratro condotto da Ierub-Baal.
24 Subito questi si fermò e tirò le redini per salvare il figlio, ed Iefte lo smascherò. Riconoscendo di essere stato turlupinato da un uomo che per una volta si era dimostrato più scaltro di lui,
25 Gedeone si arrese, radunò i suoi prodi e partì per la spedizione contro i Filistei.

Capitolo 4
1 Il sesto mese le truppe di tutto Israele si radunarono presso il Santuario di Silo per preparare la guerra contro Priamo, Re di Gaza, onde vendicare l'affronto che suo figlio Alessandro aveva arrecato a Booz e alla sua Tribù.
2 Iefte, figlio di Galaad, Giudice delle Tribù di Ruben, di Gad e dei figli di Manasse insediati nelle regioni della Transgiordania, giunse da Mizpa con quindicimila uomini in armi e si pose a capo della coalizione.
3 Gedeone, figlio di Ioas, Giudice della Tribù di Manasse di qua dal Giordano, detto anche Ierub-Baal [Gdc 6,32], giunse da Ofra con trentaduemila uomini in armi.
4 Abdon, figlio di Illel, Giudice della Tribù di Efraim, giunse da Piraton con i suoi quaranta figli [Gdc 12,13-14] e con quattordicimila uomini in armi.
5 Booz, figlio di Salmòn, Giudice delle Tribù di Simeone e Giuda, giunse da Hebron con quarantamila uomini.
6 Anche Otniel, figlio di Kenaz, fratello minore di Caleb [Gdc 3,9], il più anziano e il più saggio di tutti i capi degli Israeliti, venne da Betlemme di Giudea con seicento uomini e si unì alla coalizione.
7 Eud, figlio di Ghera, Giudice della Tribù di Beniamino, che era mancino [Gdc 3,15], giunse da Gàbaon con diecimila uomini in armi.
8 Tola, figlio di Pua, figlio di Dodo, Giudice della Tribù di Issacar [Gdc 10,1], giunse da Samir con seimila uomini in armi.
9 Barak, figlio di Abinoam, Giudice delle Tribù di Neftali [Gdc 4,6] e di Aser, il più valoroso condottiero di uomini in tutto Israele, venne da Kades con diecimila uomini in armi, celebri per il loro ardore in battaglia.
10 Elon, figlio di Obed, Giudice della Tribù di Zabulon [Gdc 12,11], giunse da Aialon con cinquemila uomini in armi.
11 Sansone, il Nazireo, figlio di Manoach, Giudice della Tribù di Dan [Gdc 12,1-5], il più forte di tutti gli Israeliti, implacabile nemico dei Filistei, giunse da Zorea con settemilasettecento uomini in armi.
12 In rappresentanza della Tribù di Levi si unì alla spedizione la profetessa Debora, moglie di Lappidot; ella sedeva sotto una palma tra Rama e Betel, sulle montagne di Efraim, e gli Israeliti venivano a lei per le vertenze giudiziarie [Gdc 4,5].
13 Anche Nacas, Re degli Ammoniti, e Adar, Re degli Edomiti, inviarono ciascuno milleduecento uomini in armi a supporto dei figli d'Israele,
14 dei quali in passato erano stati avversari, perchè in quei giorni giudicavano conveniente allearsi con loro per punire la città di Alessandro, colui che li aveva umiliati davanti a tutta la Terra di Canaan.
15 Anche Eber il Kenita, discendente di Obab, suocero di Mosè, che aveva preso in sposa l'ebrea Giaele, aveva fatto alleanza con Barak ed aveva stretto amicizia con Sansone, giunse da Saannaim con ottocento uomini in armi [Gdc 4,11].
16 Anche Pigmalione, figlio di Belo, Re di Tiro e fratello di Didone, alleato con la Tribù di Aser, mandò cinquecento uomini in armi e fornì dieci navi cariche di viveri per supportare l'esercito di Israele.
17 Questi sono i nomi dei Giudici e condottieri di Israele e dei loro alleati che giunsero a Silo per marciare contro le città dei Filistei.
18 In tutto dunque furono centoquarantaquattromila gli uomini in armi che mossero da Silo verso la costa dove sorgeva la città di Gaza, lungo la via del mare che conduce al paese d'Egitto.
19 Nel frattempo Priamo ebbe notizia che si preparava una spedizione militare contro la sua città, e decise di chiedere aiuto alle altre quattro città della Pentapoli filistea per resistere all'assalto da parte delle Tribù d'Israele e dei loro alleati.
20 I Re di Ascalona, Asdod, Ekron e Gat risposero positivamente e mandarono in tutto quarantamila soldati a supporto dell'esercito di Gaza.
21 Anche altri nemici storici di Israele mandarono aiuti militari a Priamo: il Re di Aram mandò diecimila uomini in armi.
22 Iabin, Re di Cazor, mandò settemila uomini in armi e ben novecento carri da guerra di ferro al comando dello spietato generale Sisara [Gdc 4,2-3]. Priamo lo stimava così tanto che gli diede in moglie sua nipote Andromaca.
23 La città di Sidone mandò ottocento uomini in armi e dieci navi cariche di viveri e masserizie in aiuto di Gaza.
24 Agag, Re di Amalek [1Sam 15,8], inviò settecento uomini in armi e cinquanta cammelli.
25 Oreb e Zeeb, principi di Madian [Gdc 7,25], raggiunsero Gaza con i loro millecento uomini e con settanta cammelli.
26 I Kedariti, discendenti di Ismaele, inviarono trecento uomini in armi e dieci cammelli.
27 Anche i Gergesei, gli Amorriti, i Perizziti, gli Evei di Gabaon e i Gebusei di Gerusalemme [Dt 7,1] inviarono uomini in armi in aiuto di Gaza, onde impedire che Israele diventasse troppo potente conquistando l'intera regione di Canaan.
28 Priamo fece anche innalzare una nuova formidabile cinta di mura in difesa della sua città, nella quale si aprivano le inespugnabili Porte Scee, e le consacrò al suo dio Dagon, convinto che egli avrebbe combattuto al suo fianco contro il Dio degli Ebrei.

Capitolo 5
1 Le armate di Israele dunque mossero da Silo verso la Filistea e, attraversati i monti di Efraim, si accamparono a Bet-Oron, lungo la via verso il mare [Gs 10,10-11].
2 Da Gat vennero loro incontro le falangi dei Filistei, ben decisi a sbarrare loro il passo verso Gaza [1Sam 13,17-18].
3 Per tre volte le avanguardie israelite condotte da Abdon ed Eud si scontrarono con quelle avversarie, ma nessuna delle battaglie fu decisive.
4 Vedendo che non riusciva a prevalere, Iefte chiese alla Profetessa Debora cosa avrebbe dovuto fare per propiziarsi il favore del Signore.
5 Debora rispose: "Sacrifica al Signore degli Eserciti trecento pecore e trecento buoi, e in questo giorno Egli metterà i nemici nelle tue mani."
6 Ad Iefte però questo sacrificio non parve adeguato per l'impresa che aveva di fronte, e Satana gli mise in cuore di sacrificare sua figlia, la creatura più bella che mai fosse nata in Galaad di Transgiordania.
7 Egli la fece venire da Mizpa a Bet-Oron con la promessa di darla in sposa a Sansone, il più forte dei figli di Israele; una volta giunta nell'accampamento, tuttavia, egli la sacrificò sull'altare che i Giudici di Israele avevano edificato.
8 Essa non aveva conosciuto uomo; di qui venne in Israele questa usanza: ogni anno le fanciulle d'Israele vanno a piangere la figlia di Iefte il Galaadita per quattro giorni [Gdc 11,39-40].
9 Reso duro nell'animo da quanto aveva compiuto, Iefte in persona guidò le truppe delle Tribù di Efraim e di Beniamino contro i Filistei, e il Signore glieli mise nelle mani. Egli li sconfisse da Gezer fin sotto le mura di Gat, e così i Filistei furono umiliati davanti agli Israeliti.
10 Quando però i Giudici di Israele seppero a quale prezzo Iefte aveva ottenuto la vittoria, si sdegnarono con lui perchè il Signore Dio aveva sempre aborrito i sacrifici umani, tanto che aveva impedito ad Abramo di sacrificargli il figlio Isacco, dopo aver saggiato la sua fede.
11 "Se Dio avesse aborrito il mio olocausto, non avrebbe messo i Filistei nelle mie mani", ribatté altero Iefte il Gaaladita. E nessuno osò contraddirlo, perchè chi è vittorioso sui suoi nemici ha sempre ragione.
12 Debora la Profetessa tuttavia si alzò e ingiunse a Iefte: "Iddio gradisce forse gli olocausti e i sacrifici come obbedire alla voce del Signore? Ecco, obbedire è meglio del maggiore dei sacrifici, essere docili vale più della più grande rinunzia [1Sam 15,22].
13 Poiché peccato di superbia è ignorare la voce del Signore, e iniquità è il prestare orecchio a Satana.
14 Perché tu hai rigettato la parola del Signore, Egli rigetterà le tue preghiere quando sarai sotto le mura di Gaza.
15 Tu e coloro che non hanno punito la tua colpa, inutilmente implorerete Iddio di abbreviare la guerra. Alla fine il Signore metterà la città nelle vostre mani, poiché ha votato allo sterminio i peccatori nemici di Israele;
16 ma per dieci anni assedierete invano le sue mura, per dieci anni assalirete le sue torri senza riuscire ad abbatterle, e la guerra logorerà voi quanto i Filistei. Essa cesserà solo quando riconoscerete che Iddio, non uno qualsiasi tra di voi, è il Signore."
17 Iefte il Gaaladita si stracciò le vesti, fece penitenza e sacrificò trecento pecore e trecento buoi al Signore degli Eserciti, ma ormai la parola di Dio era stata pronunciata ed era irrevocabile.
18 Dopo questo gli eserciti di Israele, rifocillatisi a Lachis di Giuda, si mossero e raggiunsero la città di Gaza. Le sue mura però erano inespugnabili, ed i Giudici del popolo la strinsero d'assedio, tentando invano di espugnarla con inutili assalti e grande dispendio di vite umane per dieci anni.
19 Satana se ne rallegrò Tutto questo avvenne in realtà per volontà del Signore Dio, e non di Satana.
20 Il popolo di Israele infatti aveva servito il Signore durante tutta la vita degli anziani che sopravvissero a Giosuè figlio di Nun e che avevano visto tutte le grandi opere che il Signore aveva fatto in favore d'Israele.
21 Quando Giosuè, servo del Signore, morì e fu sepolto nel territorio, che gli era toccato a Timnat-Cheres sulle montagne di Efraim, e quando tutta la sua generazione fu riunita ai suoi padri,
22 dopo di essa ne sorse un'altra, che non conosceva il Signore né le opere che Egli aveva compiuto in favore d'Israele.
23 Gli Israeliti fecero allora ciò che è male agli occhi del Signore e servirono i Baal;
24 abbandonarono il Signore, Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dal paese d'Egitto, e seguirono altri dei di quei popoli che avevano intorno: si prostrarono davanti a loro e provocarono il Signore, adorando i Baal e le Astarti [Gdc 2,7-17].
25 Allora si accese l'ira del Signore contro Israele, che per mezzo di Satana suscitò la discordia tra di loro e contro i popoli confinanti; e fu così che la guerra infuriò nella Terra di Canaan per dieci anni,
26 prosciugando ogni ricchezza del paese promesso in eredità ad Abramo e alla sua discendenza, e decimando il fior fiore della gioventù di Israele.

La Terra di Canaan al tempo della Guerra di Gaza (cliccare per ingrandire)

La Terra di Canaan al tempo della Guerra di Gaza (cliccare per ingrandire)

Capitolo 6
1 Per nove anni si protrasse la guerra tra Ebrei e Filistei e i rispettivi alleati. Anche i Re di Ascalona, Asdod ed Ekron intervennero direttamente nel conflitto,
2 allargandolo ed arrivando a devastare i territori delle tribù di Dan, Manasse, Efraim, Beniamino e Giuda, causando gravi sofferenze alle loro popolazioni, già costrette a fornire viveri e masserizie alle armate d'Israele.
3 Quando Anchise, Re di Asdod, bruciò Zorea, sua città natale, Sansone si vendicò terribilmente contro di lui: catturò trecento volpi, prese delle fiaccole, le legò a due a due per la coda e pose una fiaccola fra le due code.
4 Poi accese le fiaccole, lasciò correre le volpi terrorizzate attraverso i campi di grano dei Filistei e bruciò i covoni ammassati, il grano tuttora in piedi e perfino le vigne e gli oliveti. E i Filistei soffrirono la fame [Gdc 15,4-5].
5 Allora la Regina di Saba inviò mille uomini e duecento cammelli carichi di grano in aiuto dei Filistei, guidati da suo figlio Memnone, da lei avuto da Titone, fratello di Priamo.
6 Sotto le mura di Gaza Memnone dimostrò coraggio e valore, portando lo scompiglio tra gli Israeliti e uccidendo diversi guerrieri ebrei. Arrivò a ferire Barak, figlio di Abinoam, il secondo più forte tra tutti gli Ebrei, e fu l'unico suo nemico a riuscirci veramente.
7 Inseguì poi il carro dell'anziano Otniel, il cui auriga era stato ucciso dal filisteo Alessandro, e uccise a fil di spada suo figlio Ieriòt [1Cr 2,18], che era accorso in aiuto del padre.
8 Il corpo del giovane Ieriòt fu catturato dai guerrieri di Saba ma, prima che fosse spogliato delle armi, fu recuperato da Sansone, particolarmente affezionato ad Ieriòt. L'eroe Danita cedette poi le sue armi a Cur, fratello di Ieriòt [1Cr 2,19], che riuscì così a mettersi in salvo aprendosi la strada fra i nemici.
9 Schiumante di rabbia e dimentico del pericolo, Sansone affrontò i guerrieri Sabei che dissero: "Forza, uccidiamolo, è un uomo solo e disarmato contro tutti noi. Può essere in gamba, ma non invincibile! La sua chioma sarà nostra preda di guerra."
10 Ma lo Spirito del Signore lo investì; egli vide sul campo di battaglia una mascella d'asino ancora fresca, stese la mano, l'afferrò e uccise con essa tutti i mille uomini.
11 Sansone allora intonò: "Con una mascella d'asino li ho ammazzati tutti, con una mascella d'asino ho ucciso mille uomini!"
12 Quando ebbe finito di cantare, Sansone gettò via la mascella; per questo quel luogo fu chiamato Ramat-Lechi, "Collina della Mascella".
13 Poi ebbe una grande sete e invocò il Signore dicendo: "Tu hai concesso ad Israele questa grande vittoria mediante il tuo servo; ora dovrò morire di sete e cader nelle mani di un non circonciso?"
14 Allora Iddio frantumò la roccia concava che è a Ramat-Lechi e da essa scaturì l'acqua. Sansone bevve, il suo spirito si rianimò ed egli riprese forza. Perciò quella fonte fu chiamata En-Korè ("la fonte di colui che è chiamato"): essa esiste a Lechi fino ad oggi [Gdc 15, 14-19].
15 Rinfrancato da quell'acqua, Sansone affrontò Memnone, il quale lo apostrofò: "Tu da questa mischia non sfuggirai vivo!
16 Sciocco, perché hai sterminato crudelmente i Filistei, dichiarandoti il più potente degli uomini? Credi forse che il tuo Dio ti salverà dalla mia lancia?" [Quinto Smirneo, Posthomerica II,516-521]
17 Memnone duellò con Sansone, che dopo lungo combattimento lo decapitò per vendicare Ieriòt. Il suo corpo fu restituito ai Filistei che, com'è loro usanza, lo bruciarono su di una pira.
18 Dalle ceneri di Memnone nacque una stirpe di uccelli detti Memnonidi che, ogni anno, vengono dal mare, si posano sulle spiagge di Gaza e piangono la morte del più valoroso tra gli eroi non circoncisi.
19 Dopo la morte di Memnone, Sansone compì scorrerie in tutte le terre dei Filistei e degli Amaleciti e conquistò undici città e dodici villaggi [Iliade I,328].
20 Si spinse fino a Gerar, che accolse Abramo ai tempi del Re Abimelech [Gen 20,1-18]. Entrato in città, trascorse la notte nella casa di una prostituta famosa per la sua bellezza.
21 Fu detto a quelli di Gaza: "Sansone è venuto qui!" Allora gli alleati di Priamo circondarono la città, stettero in agguato tutta la notte presso la porta della città e tutta quella notte rimasero in attesa, dicendo: "Attendiamo lo spuntar del giorno, e allora lo uccideremo."
22 Sansone tuttavia restò in casa della donna fino a mezzanotte; a mezzanotte si alzò, afferrò i battenti della porta della città di Gerar e i due stipiti, li divelse insieme con la sbarra, se li mise sulle spalle e li portò in cima al colle che guarda in direzione di Gaza, piantandoli lassù [Gen 16,1-3].
23 Insieme ad altri eroi israeliti Sansone prese poi Timna, prese prigioniera la filistea Ippodamia, figlia di Brise, che si innamorò di lui, e la prese in sposa. Iefte prese invece come schiava Astinome, figlia di Crise, sacerdote del Dio Altissimo.
24 Dal canto suo Barak, per non essere da meno del fortissimo Sansone, raggiunse la città di Kades-Barnea, agli estremi confini meridionali della Terra di Canaan.
25 A Kades-Barnea regnava Polimestore, genero di Priamo, che aveva inviato presso di lui Polidoro, il più giovane dei suoi figli, onde sottrarlo agli orrori della guerra. Il sovrano assediato, temendo la sconfitta e la distruzione della sua città,
26 fece atto di sottomissione nei confronti degli Israeliti e, per dimostrare la propria sincerità, fece uccidere lo sfortunato Polidoro.

Capitolo 7
1 Nel nono anno di guerra tra Israeliti e Filistei, il vegliardo Crise si recò all'accampamento degli Ebrei di fronte a Gaza ed offrì ricchi doni a Iefte il Galaadita affinché liberasse sua figlia e gliela restituisse.
2 Tutti i Giudici delle Tribù approvarono e sollecitarono il Giudice di Galaad ad accondiscendere alla sua richiesta.
3 Il superbo Iefte tuttavia rifiutò sdegnato e lo apostrofò con male parole: "Vecchio, non far che presso a queste tende ned or nè poscia più ti colga io mai; chè forse nulla ti varrà il bastone nè il sacro efod di Dio.
4 Franca non fia costei, se lungi dalla patria, in Ofra, nella nostra magion pria non la sfiori vecchiezza, all'opra delle spole intenta, e a parte assunta del mio nobil letto. Or va, nè m'irritar, se salvo ir brami!"
5 Atterrito, Crise se ne andò con la coda tra le gambe, ma in riva al risonante mare levò questo prego al Signore Dio:
6 "O Dio d'Abramo, o tu che sull'Oreb siedi, e sei di Silo possente imperador, Dio del Ciel, deh m'odi.
7 Se di serti devoti unqua il leggiadro altare tuo adornai, se di giovenchi e di caprette io t'arsi i fianchi opimi, questo voto m'adempi; il pianto mio paghino gli Israeliti per le Tue vendette!" [Iliade I,10-42]
8 Il Signore degli Eserciti lo udì da sopra la Grandi Acque che sono sui Cieli dei Cieli, e la Sua ira si accese contro Iefte e contro tutto l'esercito di Israele;
9 insultando e scacciando in malo modo il Suo sacerdote, infatti, il comandante supremo dell'esercito aveva offeso anche la Sua maestà, oltre a venire meno al sacro dovere dell'ospitalità.
10 L'accampamento dell'esercito assediante venne così invaso da serpenti velenosi, il cui morso era come fuoco, e tutti coloro che venivano morsi morivano tra atroci sofferenze [Nm 21,6].
11 Per nove giorni la vendetta di Dio infuriò tra gli Ebrei. Il decimo giorno Sansone figlio di Manoach convocò un'assemblea di tutti i Giudici e i capiclan per cercare di impetrare il perdono divino.
12 La profetessa Debora, l'unica insieme a Sansone il Danita a non temere le ire di Iefte, fu investita dallo spirito divino, si alzò e profetò:
13 "Il Dio degli Eserciti è corrucciato per l'offesa che Iefte il Gaaladita arrecò al sacerdote Crise di Timna, rifiutando di liberare sua figlia.
14 Costei sia restituita al padre, si sacrifichino cento buoi al Signore, e le serpi mortifere si ritireranno."
15 Iefte si alzò a sua volta corrucciato: "Profetessa di sciagure, unqua un accento non uscì di tua bocca a me gradito!
16 Al maligno tuo cor sempre fu dolce predir disastri, e d'onor vote e nude son l'opre tue del par che le parole.
17 Sa il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe quanto mi costa privarmi della mia schiava preferita. Ma libera sia pur, se questo è il meglio; chè la salvezza io cerco, e non la morte del popol mio.
18 Ma voi mi preparate tosto il compenso, chè degli Ebrei io solo restarmi senza guiderdon non deggio!"
19 Sansone ritenne ingiusto quanto richiesto dal Gaaladita, e gli propose invece di aspettare il prossimo saccheggio nell'entroterra, dove avrebbe potuto catturare altre bellissime concubine.
20 Tuttavia Satana entrò nel cuore di Iefte e lo indurì, sicché il Giudice di Galaad rifiutò, minacciando anzi Sansone che piuttosto avrebbe preso in cambio proprio la sua schiava, e ora moglie, Ippodamia.
21 Una risposta sì arrogante scatenò l'ira di Sansone, che minacciò di far ritorno subito a Zorea con tutti i suoi uomini, piantando in asso le altre tribù d'Israele.
22 "Fuggi dunque", riprese Iefte con tono beffardo: "Fuggi pur, se t'aggrada. Io non ti prego di rimanerti. Al fianco mio si stanno ben altri eroi. Di quanti Giudici d'Israele Iddio costituì sul tuo popolo, dall'anziano Otniel all'astuto Gedeone, io aborro te più ch'altri;
23 sì, te che le contese sempre agogni e le zuffe e le battaglie. Se fortissimo sei, di Dio fu dono la tua fortezza!
24 Or và, fa co' tuoi prodi al patrio suol ritorno, i figli di Dan giudica; io non ti curo, e l'ire tue derido; anzi m'ascolta.
25 Poichè il Signore la Criseide mi toglie, verrò oggi stesso nella tua tenda e mi prenderò la bella Briseide, onde t'avvegga quant'io t'avanzo di possanza, e quindi altri meco uguagliarsi e cozzar tema." [Iliade I,101-186]

Capitolo 8
1 Di furore infiammar l'alma di Sansone queste parole, e il più forte tra i figli di Giacobbe fu sul punto di colpire a morte Iefte, ma a quel punto intervenne la profetessa Debora,
2 che nonostante la possanza dei suoi muscoli non ebbe timore a venirgli alle spalle, ad afferrargli la fortissima chioma e a fermarlo con queste parole:
3 "Or via, ti calma, o Nazireo, e solo di parole contendi. Io tel predíco, e andrà pieno il mio detto: verrà tempo che tre volte maggior, per doni eletti, avrai riparo dell'ingiusta offesa. Tu reprimi la furia, ed obbedisci."
4 Sansone, che sempre aveva avuto in grande stima la profetessa di Efraim, accettò di assecondare le sue parole, e di cedere per il bene degli Ebrei la schiava divenuta sua moglie all'empio Iefte, dandogli del "Cane agli sguardi e cervo al core".
5 Promise tuttavia che si sarebbe ritirato dal conflitto, fino a che i Giudici delle altre Tribù non avessero riparato quell'ingiustizia, consapevole che senza il suo aiuto gli esiti della guerra sarebbero mutati, che gli Ebrei lo avrebbero rimpianto e che Iefte stesso si sarebbe pentito di averlo offeso.
6 L'anziano e saggio Otniel, nipote di Caleb, provò ad intervenire per mettere pace, ma tra i due Giudici la rottura era ormai insanabile, giacché nessuno dei due era disposto a perdonare il torto subito [Iliade I,187-403].
7 Abbandonata l'assemblea, dopo aver ricevuto la visita degli scudieri di Iefte giunti a prendere Ippodamia, l'amareggiato Sansone si recò sulle rive del mare dove edificò un altare ed immolò un capretto nero al Signore, che opera cose misteriose.
8 Mentre il fumo dell'olocausto saliva al Cielo, ecco, gli apparve lo stesso angelo che era apparso un giorno a sua padre Manoach e a sua moglie per annunciare loro la nascita di un figlio [Gdc 13,1-25]; ma egli non sapeva che si trattava di un angelo del Signore.
9 "Come ti ha detto la profetessa Debora, avrai modo di vendicarti dell'arroganza di Iefte il Galaadita, che non è piaciuta all'Onnipotente", gli spiegò l'angelo. "Il Signore Dio degli Eserciti darà forza ai Filistei e farà loro mietere grandi successi contro le Tribù d'Israele.
10 In tal modo tu avrai soddisfazione e il Giudice del Galaad sarà costretto a chiederti perdono. Anche tu però avrai da soffrire, in conseguenza di questa tua scelta di non combattere più per il momento."
11 "Sia pure", rispose Sansone, "pur di avere soddisfazione su quel superbo che si crede in diritto di essere unto Re di tutto Israele. Permettimi di trattenerti e di prepararti un capretto."
12 L'angelo del Signore rispose a Sansone: "Anche se tu mi trattenessi, non mangerei il tuo cibo; ma se vuoi fare un olocausto, offrilo al Signore".
13 Allora Sansone chiese all'angelo: "Come ti chiami, profeta, perché quando si saranno avverate le tue parole, io ti renda onore?"
14 L'angelo del Signore gli rispose: "Perché mi chiedi il nome? Esso è misterioso." E mentre la fiamma saliva dall'altare al cielo, l'angelo del Signore salì con la fiamma dell'altare, sparendo dalla sua vista.
15 Sansone allora comprese che quello era l'angelo del Signore, e si gettò con la faccia a terra, certo che avrebbe avuto la sua rivincita su Iefte figlio di Galaad, seppure a caro prezzo [Gdc 13,15-21].
16 Intanto Gedeone, dietro ordine di Iefte, ignaro di quell'apparizione, organizzò la restituzione di Criseide allestendo una carovana diretta alla città di Timna, dove egli stesso officiò un imponente sacrificio in onore del Dio Altissimo;
17 il rito durò tutto il giorno, e i partecipanti fecero ritorno solo all'alba del giorno seguente.
18 La notte successiva, il Signore Dio inviò ad Iefte un sogno ingannatore, che lo indusse ad attaccare la città di Gaza, cosicché, nel colmo della battaglia, gli Ebrei avvertissero la mancanza di Sansone e rimpiangessero di averlo offeso.
19 Convocata nuovamente l'assemblea dei Giudici, il Galaadita narrò il suo sogno ed espose i suoi propositi, rivelando inoltre l'intenzione di annunciare all'esercito, prima del combattimento, di volersi ritirare e tornare a casa, per saggiarne lo spirito guerriero.
20 A questa notizia tutti gli Israeliti esultarono ed erano già pronti a tornare alle proprie case, dopo tanti anni di inutile assedio.
21 Ma Satana in persona intervenne e penetrò nel cuore di Ierub-Baal che, riluttante a rinunciare alla guerra contro gli odiati Filistei, si diede con zelo a persuadere gli Ebrei a non interrompere l'assedio sul più bello.
22 Venne dunque nuovamente convocata l'assemblea. In essa solo Merib-Baal, di Beeròt dei figli di Beniamino [2 Sam 4,4], gobbo, storpio, pavido e codardo, il più brutto tra gli Ebrei che assediarono Gaza, contestò la decisione di continuare la guerra,
23 ma Ierub-Baal lo percosse con il proprio bastone, costringendolo al silenzio.
24 Allore Gedeone e Otniel esortarono gli Ebrei a prepararsi alla battaglia, e dopo aver offerto un olocausto al Signore Dio, invitarono Iefte a schierare l'esercito.
25 Nel frattempo l'angelo di Dio, sotto le spoglie di Polite, figlio di Priamo, apparve davanti all'assemblea dei guerrieri che difendevano Gaza, li informò dei preparativi nemici ed esortò il generale Sisara, il più forte fra i difensori della città, a contrattaccare quanto prima [Iliade II].

Capitolo 9
1 Infuriarono così gli scontri tra Israele e i Filistei dalle belle gambiere. A un tratto, il generale Alessandro in persona si fece avanti, con indosso una pelle di pantera e il tipico copricapo piumato dei Filistei, ed armato di arco.
2 Egli propose di porre fine all'annosa guerra con un duello tra lui e il Giudice Booz: chi tra i due avesse vinto avrebbe tenuto Rut per sé.
3 L'esercito dello sconfitto avrebbe poi pagato un tributo ingentissimo a quello del vincitore.
4 Il generale Sisara fu entusiasta della proposta, prese accordi con gli Ebrei per lo svolgimento del duello, e offrì molti sacrifici a Baal e a Dagon.
5 Iniziò così il duello a colpi di spada tra Booz, figlio di Salmòn, Giudice dei Giudei, e Alessandro, figlio di Priamo.
6 Booz sembrava avere la meglio, ma proprio quando stava per uccidere il suo avversario, Satana in persona salvò Alessandro nascondendolo in un'improvvisa nebbia che salì dal mare, e lo portò in salvo a Gaza, dove ricevette il biasimo di Rut.
7 Secondo la bella moabita, infatti, il suo primo marito si era mostrato molto più valoroso e meno vigliacco di lui.
8 Nel frattempo Booz, furente, cercava invano il rivale, minacciando di scardinare e di porsi in spalla le Porte Scee così come Sansone si era portato via quelle di Gerar.
9 Iefte provò a volgere la cosa a suo favore proclamando Booz vincitore del duello a causa della fuga del suo avversario, e chiese a gran voce la restituzione di Rut, in modo che l'inutile guerra potesse avere fine una buona volta [Iliade III].
10 Satana tuttavia, desideroso che la guerra infuriasse come non mai, entrò nel cuore di Pandaro, figlio del Re filisteo di Ascalona, e lo convinse a scagliare a tradimento una freccia contro Booz, ferendolo al fianco.
11 Booz, tratto in salvo da Eud il Beniaminita, fu curato da Eli [1Sam 1,3], il sacerdote del Santuario di Silo che aveva seguito gli Ebrei davanti a Gaza per officiare i sacrifici ed esercitare l'arte medica; era infatti un taumaturgo.
12 Intanto il gesto di Pandaro aveva riacceso la battaglia, con numerosi morti e feriti da ambe le parti [Iliade IV].
13 Pandaro, scoraggiato dal fatto di non essere riuscito ad uccidere il Giudice Booz con il suo arco, chiese l'assistenza di Enea, figlio di Anchise, Re di Asdod e cugino di Priamo. Enea gli prestò il suo carro da guerra, e Pandaro fece per lui da auriga.
14 Pandaro ed Enea mossero insieme contro Eud; il guerriero di Ascalona scagliò invano il suo giavellotto contro il figlio di Ghera, che invece, con l'aiuto di Dio, riuscì a colpire il suo nemico in pieno volto, uccidendolo.
15 Enea tentò di difendere il corpo dell'amico Pandaro e di riportarlo in città, e per poco non fu ucciso da Eud, ma fu salvato dall'angelo del Signore, che lo nascose e lo riportò in città.
16 A questo punto Satana fece in modo che Eud il Beniaminita, il terzo più forte tra gli Ebrei dopo Sansone e Barak,
17 potesse scorgere miracolosamente l'angelo di Dio che salvava Enea, e, credendolo uno spirito maligno alleato con i Filistei, gli scagliò contro la propria lancia.
18 Nessuna lancia tuttavia può ferire un angelo del Signore, e Iddio colpì Eud con un abbaglio accecante [Gen 19,11] che gli tolse temporaneamente la vista per il suo gesto sacrilego.
19 Gedeone tuttavia, che di Eud era amico fraterno, lo prese con sé e lo guidò all'accampamento di Israele, dove Eli gli curò gli occhi [Iliade V].
20 Intanto il Beniaminita Eud e il filisteo Glauco, imparentato con l'eroe greco Bellerofonte, si scontrarono in duello,
21 ma venuti a conoscenza delle rispettive parentele e del rapporto di ospitalità che legava i loro antenati, decisero di evitare di combattere l'uno contro l'altro e si scambiarono doni.
22 Intanto il generale Sisara, che era uscito dalle mura di Gaza e si era scagliato sui nemici, compiendo una strage inenarrabile, tornò in città,
23 si recò da Alessandro e lo rimproverò duramente per la sua assenza dalla battaglia. Raggiunse poi la moglie Andromaca, che era andata alle porte Scee insieme al loro fìglioletto Astianatte e alla sua nutrice, ansiosa per la sorte del marito.
24 Durante il loro straziante incontro, Andromaca gli ricordò che tutti i suoi cari erano stati uccisi da Sansone il Danita, e che lei stessa sarebbe stata attesa da un destino di schiavitù, in caso di sconfitta. rimasta senza famiglia a causa di Sansone) e del suo destino come schiava, in caso di sconfitta.
25 Andromaca consigliò al marito di spostare le sue truppe di Cazor sulla collina del fico selvatico, nel punto in cui le mura di Gaza erano più deboli, per non mettere a repentaglio la sua vita e il destino dei suoi cari,
26 ma Sisara, pur consapevole del destino che lo attendeva, temette di apparire un vile come Alessandro agli occhi dei Filistei, e la ammonì di lasciare le faccende belliche a lui, che non poteva venire meno ai suoi doveri di generale.
27 E cosi, dopo aver abbracciato il figlio, si congedò da lei, che scoppiò in lacrime [Iliade VI].

Il profeta Omero in una miniatura da una Bibbia del XIV secolo

Il Profeta cieco Omero in una miniatura da una Bibbia del XIV secolo

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Capitolo 10
1 Rinfrancato e ispirato dal Signore, Sisara decise di sfidare a duello all'ultimo sangue uno degli Ebrei, per dimostrare la forza dei difensori di Gaza.
2 A raccogliere la sfida fu Booz, ma Iefte lo trattenne, ritenendo che egli non avrebbe avuto scampo contro il guerriero di Cazor. Tutti allora restarono in silenzio timorosi.
3 L'anziano Otniel rimproverò dunque gli Ebrei che non volevano battersi con l'incirconciso Sisara, e raccontò loro un episodio della sua giovinezza, quando combatteva con Giosuè durante la conquista della Terra di Canaan:
4 egli non volle tirarsi indietro dalla sfida lanciata agli Ebrei da Oam, Re di Ghezer [Gs 10,31-33]: Otniel figlio di Kenaz era il più giovane di tutti i presenti, eppure sconfisse e uccise Oam, e Giosuè si impossessò della sua città, complimentandosi con lui per il suo valore.
5 "Oh mi fiorisse or quell'etade e la mia forza intégra! Per certo Sisara trovería qui tosto chi gli risponda. E voi del campo ebreo i più forti, i più degni, ad incontrarlo voi non andrete con allegro petto?" [Iliade VII,157-160]
6 Allora si fecero avanti nove volontari, tra cui lo stesso Iefte, Barak, Gedeone, Eud ed Eber il Kenita. Otniel propose che lo sfidante venisse estratto a sorte.
7 Eli consultò gli Urim e i Tummin [Es 28,30], e la sorte indicò il nome di Barak.
8 Lo scontro tra Barak e Sisara si protrasse senza vincitori né vinti fino al calare delle tenebre, quando venne sospeso.
9 Il saggio Otniel consigliò gli Ebrei di approfittare della notte per seppellire i cadaveri dei caduti e costruire una palizzata.
10 Intanto a Gaza l'anziano Antenore, zio di Priamo, propose come aveva già fatto molte volte di restituire Rut e la sua dote agli Ebrei, ma ottenne solo che Alessandro, sobillato da Satana, si infuriasse con lui, dandogli del traditore [Iliade VII].
11 Il giorno dopo la battaglia si riaccese furibonda. Sisara fece strage di Ebrei e fece per avventarsi su Otniel in difficoltà, ma in difesa di quest'ultimo intervenne Eud. Questi avrebbe voluto sfidare Sisara, ma un fuoco piovuto dal cielo e mandato da Dio lo fece desistere [1Sam 18,38].
12 Elon, figlio di Obed, si aprì la strada con eroismo tra folte schiere di nemici per raggiungere ed uccidere Sisara, ma il generale di Cazor lo ferì gravemente, e a fatica Elon venne trasportato fuori dal campo di battaglia.
13 In tal modo i Filistei costrinsero gli Ebrei a ripararsi dietro le mura costruite a difesa del loro accampamento, finché le tenebre non posero momentaneamente fine allo scontro [Iliade VIII].
14 I Filistei erano ringalluzziti e gli Ebrei angosciati. I Giudici di Israele così furono costretti a riunirsi di nuovo.
15 Iefte, scuro in volto, propose di tornare ciascuno a casa propria, sembrandogli ormai l'assedio di Gaza un'impresa vana, dato che la città resisteva ad ogni assalto.
16 Eud tuttavia si oppose con fermezza al suo disfattismo, e Otniel propose di convincere Sansone a tornare. Iefte decise di mettere da parte l'orgoglio e di provarci.
17 Furono così inviati Gedeone e Barak con Ippodamia la Briseide e ricchi doni. Il figlio di Manoach accolse benevolmente i suoi due vecchi compagni d'armi nella sua tenda, ma rifiutò sdegnosamente l'offerta di Iefte il Gaaladita, e anzi annunciò loro che il giorno seguente avrebbe fatto ritorno a Zorea di Dan.
18 Quando Gedeone e Barak tornarono sconsolati davanti all'assemblea, ammettendo di aver fatto un buco nell'acqua, Eud proclamò baldanzoso che il giorno successivo avrebbe affrontato i Filistei anche senza il capriccioso Danita dai lunghi capelli [Iliade IX].
19 Tormentato dall'incubo della sconfitta, Iefte inviò Gedeone e Barak, ormai compagni inseparabili, a spiare il campo nemico.
20 Intanto nel campo filisteo Dolone si offrì di compiere la stessa sortita ma, avviatosi verso le tende degli Israeliti, venne sopraffatto dai due Giudici che lo interrogarono sulla sua missione.
21 Egli, sperando di aver salva la vita, tradì i suoi compagni indicando le tende degli alleati Kerariti, ma Barak lo uccise per punirlo della delazione, mozzandogli il capo di netto con la propria spada.
22 I due Ebrei, grazie alle informazioni ottenute, fecero strage tra i figli di Kedar addormentati, e riuscirono a fuggire senza essere visti [Iliade X].
23 Il giorno seguente, nel tentativo di far dimenticare l'assenza di Sansone, Iefte si batté furiosamente, uccidendo un gran numero di nemici tra cui due figli di Priamo, Iso e Antifo, ma fu ferito da una freccia.
24 Sisara allora incitò i suoi a combattere, si slanciò contro i nemici uccidendone molti, finché fu affrontato da Eud. Questi riuscì solo a stordirlo con una botta in testa, prima di essere a sua volta ferito da Alessandro. Poco dopo la stessa sorte toccò anche a Gedeone, detto Ierub-Baal.
25 Il Signore Dio infuse il terrore di Sisara nell'animo di Barak, che indietreggiò paurosamente.
26 Intanto Sansone, curioso di avere notizie, mandò il caro amico Eber il Kenita alla tenda di Otniel. Quest'ultimo descrisse il disastro dei Greci e invitò Eber, se proprio Sansone non voleva più combattere, a scendere lui stesso in battaglia con le armi del Giudice di Dan [Iliade XI].

Capitolo 11
1 La battaglia arrivò fin sotto il muro ebraico, e gli Israeliti, da assedianti, si ritrovarono in pratica assediati. Barak, figlio di Abinoam, resistette disperatamente e respinse più volte gli attacchi di Sarpedonte, cugino di Glauco e nipote dell'eroe acheo Bellerofonte.
2 Intanto il Signore Dio mandò un segno di difficile interpretazione: un'aquila volò sul campo di battaglia con un serpente tra gli artigli, ma questo le si ritorse contro e la morse.
3 Il Profeta Eleno, figlio di Priamo, lo interpretò come un presagio funesto nei confronti dei Filistei e dei loro alleati,
4 ma Sisara volle continuare l'assedio ad ogni costo e, preso un macigno, lo scagliò contro la porta del muro ebraico, abbattendolo. I Filistei invasero così l'accampamento degli Israeliti [Iliade XII].
5 A questo punto Michele, il Gran Principe, che veglia sui figli del popolo di Israele [Dn 12,1], infuse nuova forza e nuovo coraggio a Tola, figlio di Pua, che assalì l'ala destra filistea e mieté molte vittime, tra cui un principe dei Gergesei.
6 Sisara, avvisato da Eleno, si staccò dal centro del fronte, dove stava fronteggiando Barak, e corse a soccorrere l'esercito in difficoltà. Quindi tornò nuovamente al centro dello schieramento per ingaggiare un corpo a corpo con Barak [Iliade XIII].
7 Iefte, vedendo l'esercito ebreo in grave difficoltà, e i maggiori tra i Giudici e i loro alleati feriti e indecisi sul da farsi, propose nuovamente la fuga, ma Gedeone, benché ferito, si ribellò.
8 Essendo impossibilitati a scendere in battaglia, dietro consiglio dell'astuto Gedeone, i Giudici si diedero ad incoraggiare i compagni e i loro soldati con grandi urla.
9 Intanto Barak, incoraggiato e rinvigorito dall'angelo Michele, riuscì a centrare Sisara con un macigno, facendolo cadere a terra privo di sensi. I suoi compagni tuttavia lo salvarono traendolo fuori dal combattimento [Iliade XIV].
10 Il Signore Dio, che voleva punire gli Israeliti per aver oltraggiato il Suo campione Sansone, mandò l'angelo Gabriele a Michele, il Principe delle schiere celesti, onde intimargli di abbandonare il campo di battaglia, cosa che egli fece a malincorpo.
11 Dal canto suo Gabriele, incaricato di rianimare i Filistei, diede nuovo vigore a Sisara.
12 Sotto la sua spinta i Filistei travolsero gli Israeliti ed arrivarono fino alle tende, ben decisi ad incendiarle: l'ultima difesa fu messa in atto da Barak figlio di Abinoam che, armato di un pesante tronco di sicomoro, tentò di respingere i nemici [Iliade XV].
13 Nel frattempo Otniel insistette di nuovo con Sansone che, impietosito per la sorte dei suoi compagni, accettò di far vestire l'amico Eber il Kenita con le sue armi per guidare le truppe di Dan e di Caino contro i Filistei, accanto alle altre tribù.
14 Tuttavia lo scongiurò di non esporsi troppo e di limitarsi a incutere timore nel nemico, facendo finta di essere Sansone.
15 Il Giudice di Dan pregò ardentemente il Signore Dio di far riuscire la missione di Eber e di farlo tornare da lui sano e salvo.
16 Satana tuttavia ascoltò la sua preghiera e decise di intervenire. Vestito con la possente armatura di Sansone, Eber fece strage di nemici, uccidendo tra gli altri l'eroe acheo Sarpedonte, ma venne slealmente colpito alle spalle da Satana, e poi gravemente ferito dal filisteo Euforbo.
17 Sisara ebbe così buon gioco ad infliggergli il colpo di grazia, per poi insultarlo: "Che ti valse, o sventurato, quel tuo sì forte Sansone?"
18 Il morente Eber tuttavia gli replicò: "Satana, non tu, m'hai domo. Or io vo' dirti cosa che in mente collocar ben devi.
19 Breve corso a te pur resta di vita: già t'incalza la Morte, e tu cadrai sotto la destra di Sansone invitto."
20 Disse e spirò. Disciolta dalle membra scese l'alma allo Sheol la sua piangendo sorte infelice, e la perduta insieme fortezza e gioventù.
21 Sovra l'estinto arrestatosi Sisara, "A che mi vai profetando", dicea, "morte funesta? Chi sa che questo vantato Nazireo, questo Sansone allo Sheol colto dall'asta mia non mi preceda?"
22 Così dicendo, lo calcò d'un piede, Gli svelse il telo dalla piaga, e lungi lui supino gittò [Iliade XVI].

Capitolo 12
1 Immediatamente si accese una furibonda battaglia per impadronirsi del corpo di Eber. Booz si pone subito a difesa delle spoglie del Kenita e uccide Euforbo, ma fu costretto ad invocare aiuto quando vide Sisara farglisi incontro come una furia.
2 Accorsero Barak, Eud e Tola, mentre dall'altra parte arrivò di gran carriera Enea, e ne seguì una tremenda zuffa, durante la quale Sisara spogliò il corpo di Eber, si impossessò delle armi di Sansone e se ne rivestì, tornando a Gaza da trionfatore.
3 Booz allora si recò da Debora, la profetessa, la informò della morte di Eber e lo mandò ad avvisare Sansone; poi tornò a combattere con tutte le forze.
4 Supportato da Tola e difeso da Barak, che respinse i continui assalti filistei, come lïon, cui, mentre al bosco mena i leoncini, sopravvien la turba de' cacciatori, il Giudeo riuscì infine a riportare il corpo di Patroclo all'accampamento di Israele [Iliade XVII].
5 Sansone, che presagiva qualcosa, si aggirava inquieto davanti alla sua tenda, quando giunse Debora che lo informò della morte di Eber e della battaglia che si stava combattendo per il suo cadavere.
6 Il più forte degli Ebrei si stracciò le vesti, si coprì il capo di cenere e lanciò urla così forti, che Debora dovette trattenerlo dal pensiero di suicidarsi.
7 Allora gli apparve l'angelo che era già comparso un giorno a sua madre e poi a suo padre Manoach per annunciare la sua nascita, e lo rincuorò.
8 Vedendo che Sansone era irremovibile nel suo desiderio di vendetta, a costo di pagarlo con la vita, l'angelo del Signore lo esortò a farsi vedere sulle mura ebraiche per spaventare i Filistei e agevolare il salvataggio della salma di Eber da parte dei compagni.
9 Subito Debora, che aveva visto l'angelo del Signore e ne aveva udito le parole, incaricò Barak di inviare un messaggero nella terra dei Keniti,
10 abili forgiatori di metalli, giacché discendevano da Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro [Gen 4,22],
11 affinché forgiassero nuove armi per Sansone, degne del più forte della Casa di Giacobbe. I Keniti, desiderando che Sansone vendicasse il loro capo,
12 gli realizzarono uno scudo d'oro meravigliosamente intarsiato con sette scene gloriose della storia d'Israele: la vittoria di Abramo sui quattro Re d'Oriente [Gen 14,1-16], il passaggio del Mar Rosso da parte di Mosè [Es 14,15-31], la vittoria di Giosuè su Amalek [Es 17,8-15],
13 quella contro Re Og di Basan [Nm 21,33-35], il crollo delle mura di Gerico [Gs 6,1-21], il miracolo del Sole su Gabaon [Gs 10,12-14] e lo stesso Sansone con le porte di Gerar sulle spalle [1Om 6,22].
14 Una carovana dal paese di Caino portò subito le nuove armi al furente Sansone, che non vedeva l'ora di vendicare Eber [Iliade XVIII].
15 Infatti il desiderio di vendetta del Giudice di Dan era più forte della sua ira nei confronti di Iefte, tanto che egli mise da parte il suo orgoglio e si riconciliò con il capo supremo di Israele, decidendosi a rientrare in campo.
16 Gli Ebrei si prepararono alla battaglia e riacquistarono le forze con un banchetto rituale, ma Sansone non riuscì a mangiare e rimase a piangere sulla salma dell'amico.
17 Il giorno seguente Sansone figlio di Manoach, terribile nelle sue nuove armi e con i lunghi capelli al vento, uscì dalla sua tenda per affrontare i Filistei.
18 L'angelo del Signore gli apparve nuovamente e gli rammentò che era solo un mortale, e che era sì fortissimo, ma non invincibile.
19 Sansone gli rispose di essere cosciente del suo destino, ma che nulla lo avrebbe distolto dal desiderio di vendicarsi di Sisara [Iliade XIX].
20 Per primo, Sansone affrontò Enea, figlio di Anchise e Principe di Asdod, che li ricordò la sua illustre discendenza da Dardano, da lui creduto figlio del dio Dagon e di Elettra, una delle Pleiadi.
21 Dardano era colui che aveva guidato i Filistei da Creta fin sulle coste della Terra di Canaan. "Tu, invece", gli rinfacciò Enea, "sei figlio di contadini e discendi da un pastore Arameo errante." [Dt 26,5]
22 Sansone, offeso, si avventò contro Enea e lo avrebbe sicuramente ucciso, se l'angelo del Signore non lo avesse salvato prendendolo per la sommità dei capelli e portandolo lontano dal campo di battaglia con la velocità del vento [Dn 14,36]
23 Enea infatti era destinato a regnare sui Filistei scampati alla distruzione di Gaza.
24 Sansone allora uccise Polidoro, scudiero di Sisara, il quale, accecato dall'ira, scagliò la sua lancia contro il Giudice di Dan, lancia che vienne però deviata dall'Angelo Michele.
25 Sansone si scagliò su Sisara, ma Satana intervenne avvolgendo il generale di Cazor in una fitta nebbia e sottraendolo alle ire dell'eroe di Dan. Allora il Signore lo investì ed egli, furibondo, cominciò a far strage degli altri nemici intorno a lui.
26 Tra i Filistei così trucidati ci furono Troo figlio di Alastore, al quale Sansone fece uscire con una pugnalata il fegato che gli cadde a terra, senza pietà alcuna per il nemico arresosi spontaneamente,
27 e Deucalione, colto a un braccio dalla lancia dell'eroe, che gli diede poi il colpo di grazia decapitandolo e facendo rotolare la sua testa tra le gambe dei propri nemici [Iliade XX].

Capitolo 13
1 Sansone il Danita menò grande strage di nemici sulla riva del mare, gettandone poi i corpi tra i flutti. Subirono questa sorte anche Licaone figlio di Priamo e il forte eroe Asteropeo, nipote del re di Ugarit, città alleata con i Filistei.
2 Satana, apertamente schierato con i Filistei, sollevò una grande onda che dal mare minacciò di travolgere l'eroe Nazireo. Questi, atterrito, fuggì via verso l'interno, temendo di morire di una morte vergognosa.
3 Intervenne allora Michele, il Gran Principe, che fece piovere dal cielo sopra il mare zolfo e fuoco proveniente dal Signore [Gen 19,24], placando l'impeto delle acque del mare e salvando il Giudice di Dan.
4 Ma Satana non si diede per vinto, e ingannò Sansone prendendo le sembianze di Agenore, un guerriero filisteo figlio di Antenore che poco prima lo aveva affrontato.
5 Il figlio di Manoach lo inseguì lontano dalle porte Scee, mentre i fuggitivi filistei riuscivano a rientrare in città [Iliade XXI].
6 Solo Sisara rimase all'esterno delle porte; a nulla valsero i disperati richiami di Priamo e della moglie, poiché egli non voleva mostrarsi vile né di fronte agli Ebrei né ai Filistei.
7 Quando Sansone, che ancora rincorreva il falso Agenore, lo scorse da solo davanti alle Porte Scee, riconobbe l'assassino dell'amico Eber il Kenita e, dimentico di ogni altro nemico, corse di gran carriera verso di lui.
8 Vedendolo giungere come una furia, Sisara fu assalito dal terrore, e fuggì. Per sette volte i due avversari fecero il giro delle mura della città;
9 poi Michele, assunte le sembianze di Deifobo, figlio di Priamo e caro amico di Sisara, lo convinse a fermarsi e ad affrontare il nemico.
10 Sisara propose a Sansone un giuramento in nome di Dio: restituire alla sua famiglia il corpo di quello dei due che sarebbe stato ucciso,
11 ma il Danita rifiutò rabbiosamente, ricordandogli che egli avrebbe voluto dare il corpo di Eber in pasto a cani ed avvoltoi: così sarebbe accaduto di lui.
12 Il drammatico duello iniziò, le armi scintillarono al sole, e Sisara riuscì a schivare la lancia di Sansone, ma neppure lui riuscì a trafiggerlo.
13 Si volse allora a Deifobo per avere da lui la sua asta di bronzo, ma non vide più nessuno. Capì allora che si trattava di un inganno del Cielo, e che la sua ora era suonata, ma non per questo volle sottrarsi al suo destino.
14 Il guerriero di Cazor saltò verso Sansone con la spada in mano in un disperato corpo a corpo, ma il figlio di Manoach trafisse Sisara nel solo punto scoperto, tra il collo e la spalla.
15 Gli promise quindi, feroce come un leone: "No, mai non fia che sul funereo letto la tua gente ti pianga. Io vo' che tutto ti squarcino le belve a brano a brano!"
16 Ma il morente cananeo gli rispose: "Ben lo previdi che pregato indarno t'avrei: hai cor di ferro, e lo sapea.
17 Ma bada che del Dio d'Israele ira cagione io non ti sia, quel dì che Dagon, Baal ed Alessandro, malgrado il tuo valore, t'ancideranno su le porte Scee."
18 Così detto, spirò. Sciolta dal corpo prese l'alma il suo vol verso l'abisso.
19 Tutti gli Ebrei corsero ad osservare il corpo del fiero nemico caduto, e Sansone, accecato dall'odio nei suoi confronti, gli forò le caviglie, vi fece passare delle corregge di cuoio e lo trascinò nella polvere dietro al suo carro.
20 Vedendo la miserevole scena dalle mura, Priamo e gli altri capi dei Filistei scoppiarono in pianto ed urlarono disperati. Rattenevano a stento i cittadini il re canuto, che di duol scoppiando dalle filistee porte a tutti i costi fuor voleva gittarsi.
21 Le sue grida di dolore raggiunsero Andromaca, moglie di Sisara, chiusa nelle proprie stanze: quando le ancelle la avvisarono della morte del marito, comprese subito il terribile destino che attendeva lei ed il figlio Astianatte, e svenne [Iliade XXII].

Capitolo 14
1 Il giorno dopo si tennero i solenni funerali di Eber il Kenita. Sansone condusse sulla sua tomba dodici giovani prigionieri filistei, e li sgozzò, mentre le donne Kenite venute al seguito di Eber intonavano il lamento funebre.
2 In quel giorno Debora, la Profetessa, intonò questo canto insieme a tutte le donne di Israele e a tutte le donne di Caino:
3 « Ci furono capi in Israele
per assumere il comando;
ci furono volontari
per arruolarsi in massa:
Benedite il Signore!

4 Ascoltate, o re,
porgete gli orecchi, o principi;
io voglio cantare al Signore,
voglio cantare al Signore,
voglio cantare inni al Signore, Dio d'Israele!

5 Signore, quando uscivi dal Seir,
quando avanzavi dalla steppa di Edom,
la terra tremò, i cieli si scossero,
le nubi si sciolsero in acqua.

6 Si stemperarono i monti
davanti al Signore, Signore del Sinai,
davanti al Signore, Dio d'Israele.
[Gdc 5,1-5]
7 Vennero i re, diedero battaglia,
combatterono i re di Canaan,
combatterono i re dei Filistei,
ma non riportarono bottino d'argento.

8 Dal cielo le stelle diedero battaglia,
dalle loro orbite combatterono contro Sisara.
[Gdc 5,19-20]
9 Dietro la finestra si affaccia e si lamenta
la madre di Sisara, dietro la persiana:
Perché il suo carro tarda ad arrivare?
Perché così a rilento procedono i suoi carri?

10 Le più sagge sue principesse rispondono
e anche lei torna a dire a se stessa:

11 Certo han trovato bottino, stan facendo le parti:
una fanciulla, due fanciulle per ogni uomo;
un bottino di vesti variopinte per Sisara,
un bottino di vesti variopinte a ricamo;
una veste variopinta a due ricami
è il bottino per il mio collo...

12 Così periscano tutti i tuoi nemici, Signore!
Ma coloro che ti amano siano come il sole,
quando sorge con tutto lo splendore. »
[Gdc 5,28-31]
13 Si tennero anche giochi funebri in onore di Eber. Nella gara di lotta si affrontarono Gedeone, con la sua astuzia, e Barak, con la sua forza, e la gara terminò con un pareggio.
14 La corsa fu vinta da Gedeone che precedette Tola. Sansone invitò due guerrieri a combattere per ottenere come premio l'armatura di Sarpedonte;
15 ad aggiudicarsela fu Eud, che sconfisse Barak figlio di Abinoam. Invece nel tiro con il giavellotto fu proclamato vincitore Iefte senza neppure bisogno di disputare la gara [Iliade XXIII].
16 Sansone aveva davvero intenzione di lasciare insepolto il corpo di Sisara, preda di uccelli e animali selvatici, ma gli apparve l'angelo del Signore che gli ingiunse di restituire il suo corpo ai Filistei,
17 perchè chi non rispetta i morti, anche se nemici, contravviene la Legge del Signore. Sansone dovette cedere, non potendo rifiutarsi di compiere il volere di Dio.
18 Allora Re Iabin di Cazor in persona, avvisato dall'angelo, venne all'accampamento degli Israeliti dopo aver attraversato tutta la Terra di Canaan.
19 Arrivò disarmato, con i suoi più alti dignitari, e dopo aver incontrato il Giudice Iefte, fu ammesso alla presenza di Sansone il Danita.
20 Non appena gli fu davanti, si inginocchiò e lo supplicò di rendergli le spoglie del più valoroso tra i suoi generali, che era anche un suo caro amico.
21 Sansone, impietosito da Iabin che gli ricordava suo padre Manoach, acconsentì e gli consegnò il corpo di Sisara.
22 Subito Iabin ripartì per la sua città con i resti di Sisara. Andromaca pianse il marito, ma rifiutò di fuggire a Cazor e lasciare la città che ormai sentiva sua. Anche Rut pianse la morte di Sisara, sentendosene responsabile [Iliade XXIV].

Capitolo 15
1 Iabin tuttavia contattò i suoi alleati, e sette giorni dopo fece irruzione sulla piana alle spalle di Gaza Pentesilea, regina del popolo dei Cimmeri.
2 Infatti i Cimmeri, discendenti di Gomer, primogenito di Iafet [Gen 10,2], sono governati da regine guerriere fin dalla notte dei tempi.
3 Ella era stata informata da Iabin della morte del più forte tra tutti i difensori di Gaza, ed era corsa in aiuto dei Filistei, promettendo di incendiare le tende ebraiche e di uccidere Sansone.
4 Cimmeri ed Ebrei si scontrarono e Pentesilea si dimostrò una guerriera straordinaria, uccidendo tra gli altri il Giudice Tola.
5 Dopo aver ferito anche Barak, ella fu affrontata in duello da Sansone che, investito dallo Spirito del Signore, la sconfisse e la uccise. Togliendole l'armatura, il Nazireo si accorse della sua bellezza, si innamorò di lei e la pianse disperatamente.
6 Lo storpio Merib-Baal si burlò di lui, essendosi egli innamorato di colei che aveva appena ucciso, e Sansone lo accoppò dove si trovava [Posthomerica I].
7 Il corpo di Pentesilea fu riconsegnato ai Cimmeri, che si ritirarono.
8 Sulle mura di Gaza si svolse una cerimonia in onore della regina defunta, e fu allora che il Giudice Sansone vide per la prima volta Dalila [Gdc 16,4], la più giovane e la più bella delle figlie di Priamo, che stava in piedi accanto a suo padre, e se ne innamorò perdutamente [Posthomerica III].
9 Alessandro se ne accorse e decise di sfruttare quella passione a suo vantaggio. Andò da lei e le disse: "Seducilo e fatti dire da dove proviene la sua forza così grande e come potremmo prevalere su di lui per domarlo."
10 Dalila accettò allora di incontrare il campione degli Ebrei in una capanna nella terra di nessuno fra l'accampamento di Israele e le mura.
11 Sansone, folle di passione ci andò nonostante tutti gli altri Giudici lo sconsigliassero di commettere una simile imprudennza, e giacque con lei.
12 Dalila dunque disse a Sansone: "Spiegami: da dove proviene la tua forza così grande e in che modo si potrebbe fare per domarti?"
13 Sansone le rispose: "Se mi si legasse con sette corde d'arco fresche, non ancora secche, io diventerei debole e sarei come un uomo qualunque."
14 Allora Alessandro le portò sette corde d'arco fresche, non ancora secche, ed essa lo legò con esse. Ella gli gridò: "Sansone, i Filistei ti sono addosso!"
15 Ma egli spezzò le corde come si spezza un fil di stoppa, quando sente il fuoco. Così il segreto della sua forza non fu conosciuto [Gdc 16,5-9].
16 Nonostante questo, Sansone volle incontrare di nuovo Dalila, prima di chiedere la sua mano a suo padre Priamo, ed essa le disse:
17 "Ecco, tu che vuoi sposarmi ti sei burlato di me e mi hai detto menzogne; ora spiegami come ti si potrebbe domare."
18 Ora poiché essa lo importunava e lo tormentava con le sue parole, egli ne fu annoiato fino alla morte,
19 ed allora le aprì tutto il cuore e le disse: "Non è mai passato il rasoio sulla mia testa, perché sono un Nazireo di Dio dal seno di mia madre; se fossi rasato, la mia forza si ritirerebbe da me, diventerei debole e sarei come un uomo qualunque."
20 Allora Dalila vide che egli le aveva aperto tutto il cuore, mandò a chiamare Alessandro e gli fece riferire: "Vieni con uomini in armi, perché egli mi ha aperto tutto il cuore."
21 Essa lo addormentò sulle sue ginocchia, chiamò un barbiere di Gaza e gli fece radere le sette trecce del suo capo. Egli cominciò a infiacchirsi e la sua forza si ritirò da lui.
22 Allora essa gli gridò: "Sansone, i Filistei ti sono addosso!" Egli, svegliatosi dal sonno, pensò: "Io ne uscirò come ogni altra volta e mi svincolerò." Ma non sapeva che il Signore si era ritirato da lui.
23 Alessandro con i suoi soldati Filistei lo presero e gli cavarono gli occhi, poiché non volevano ucciderlo subito, ma fargli pagare con lunghe sofferenze lo scempio da lui fatto del cadavere di Sisara davanti alle Porte Scee;
24 perciò lo portarono entro le mura di Gaza, lo legarono con catene di rame e lo costrinsero a girare la macina nella prigione [Gdc 16,16-21].

Capitolo 16
1 Grande fu la costernazione degli Ebrei quando seppero che Sansone era stato catturato ed accecato, e non avrebbe più potuto combattere al loro fianco.
2 Tuttavia tennero consiglio e decisero di assaltare le mura di Gaza per liberarlo, restituendolo così vivo alla sua Tribù.
3 Intanto tutti i capi dei Filistei si radunarono per offrire un gran sacrificio a Dagon loro dio e per far festa. Dicevano: "Il nostro dio ci ha messo nelle mani Sansone, il peggiore dei nostri nemici che ha ucciso tanti dei nostri!"
4 Nella gioia del loro cuore diedero un banchetto cui intervennero anche alcuni figli e figlie di Priamo, ma non il Re né sua moglie né Alessandro, impegnati nella difesa della città contro gli Ebrei che la attaccavano per liberare il Giudice di Dan.
5 E dissero: "Chiamate Sansone perché ci faccia divertire!" Fecero quindi uscire Sansone dalla prigione ed egli si mise a far giochi alla loro presenza insieme ai nani di corte. Nel palazzo c'erano almeno trecento invitati.
6 Resosi conto che si trovava tra le colonne che reggevano il tetto del palazzo reale, Sansone disse al carceriere che lo accompagnava: "Fammi appoggiare per un attimo alle colonne sulle quali poggia la reggia, così che possa riposarmi un poco."
7 Il carceriere accondiscese, ed allora Sansone invocò il Signore e disse: "Signore, ricordati di me! Dammi forza per questa volta soltanto, Dio, e in un colpo solo mi vendicherò dei Filistei per quello che hanno fatto a me e al tuo Popolo Santo!"
8 Il Signore Dio ascoltò la sua preghiera. Sansone si appoggiò allora alle due colonne di mezzo, sulle quali posava la reggia, all'una con la destra, all'altra con la sinistra, quindi urlò: "Muoia Sansone con tutti i Filistei!"
9 Spinse con tutta la sua forza, spezzò le colonne e la reggia rovinò addosso ai nobili e ai generali che vi erano riuniti. Furono così più i morti che egli causò con la sua morte, di quanti aveva uccisi in vita.
10 Priamo pianse a lungo la morte dei suoi figli, ma infine acconsentì a restituire ai Daniti il corpo di Sansone, memore del fatto che egli gli aveva restituito quello di Sisara senza volere nulla in cambio.
11 Allora tutti gli Ebrei fecero grande lutto e pianto su di lui. Poi i suoi fratelli e tutta la casa di suo padre lo portarono via e lo seppellirono fra Zorea ed Estaol nel sepolcro di Manoach suo padre. Egli era stato Giudice della Tribù di Dan per vent'anni [Gdc 16,23-31].
12 A questo punto però la tribù dei Daniti giurò di vendicarsi di Alessandro, figlio di Priamo, per quello che egli aveva fatto al loro Giudice Sansone.
13 Consultarono perciò Debora, la Profetessa, la quale parlò loro così: "Se volete vendicare Sansone, andate a cercare colui che ha costruito un santuario al Signore con i proventi di un furto commesso ai danni di sua madre."
14 Per quanto il vaticinio potesse apparire bizzarro e difficilmente realizzabile, i figli di Dan credettero a Debora e mandarono dunque cinque uomini di valore della loro tribù provenienti da Estaol,
15 ben armati, ad esplorare la Terra di Canaan, finché non avessero trovato come Debora aveva detto loro.
16 Ora, vi era un uomo sulle montagne di Efraim, che si chiamava Mica. Egli disse alla madre: "Quei millecento sicli di argento che ti hanno rubato e per i quali hai pronunziato una maledizione e l'hai pronunziata alla mia presenza, ecco, li ho io; quel denaro l'avevo preso io. Ora te lo restituisco."
17 La madre disse: "Benedetto sia mio figlio dal Signore!»" Egli restituì alla madre i millecento sicli d'argento e la madre disse: "Io consacro con la mia mano questo denaro al Signore, in favore di mio figlio, per farne una statua scolpita e una statua di getto."
18 Quando egli ebbe restituito il denaro alla madre, questa prese duecento sicli e li diede al fonditore, il quale ne fece una statua scolpita e una statua di getto, che furono collocate nella casa di Mica.
19 Quest'uomo, Mica, ebbe così un suo Santuario; fece un efod e i terafim e diede l'investitura a un giovane di Betlemme, della tribù di Giuda, il quale era un levita e abitava in quel luogo come forestiero; egli gli fece da sacerdote.
20 Mica disse: "Ora so che il Signore mi farà del bene, perché ho ottenuto questo levita come mio sacerdote."
21 In quel tempo infatti non c'era un Tempio in Israele, in cui venerare il Signore Dio; ognuno faceva quello che gli pareva meglio [Gdc 17,1-13].

Capitolo 17
1 Dopo lungo peregrinare, i cinque uomini di Estaol di Dan si accamparono a Kiriat-Iearim, in Giuda; perciò il luogo, che è a occidente di Kiriat-Iearim, fu chiamato e si chiama fino ad oggi l'accampamento di Dan.
2 Di là passarono sulle montagne di Efraim, giunsero alla casa di Mica e passarono la notte in quel luogo.
3 Mentre erano presso la casa di Mica, riconobbero la voce del giovane levita; avvicinatisi, gli chiesero: "Chi ti ha condotto qua? Che fai in questo luogo? Che hai tu qui?"
4 Rispose loro: «Mica mi ha invitato in casa sua, mi dà un salario e io gli faccio da sacerdote."
5 Gli dissero: "Consulta Dio, perché possiamo sapere se il viaggio che abbiamo intrapreso avrà buon esito."
6 Il sacerdote rispose loro: "Il viaggio che fate è sotto lo sguardo del Signore, ed esso è giunto al suo compimento." [Gdc 18,1-6]
7 I cinque uomini gli chiesero maggiori spiegazioni, ed egli spiegò loro: "Sapete che in queste case c'è un efod, ci sono i terafim, una statua scolpita e una statua di getto?" E rivelò loro la storia di quel Santuario.
8 I Daniti si guardarono l'un l'altro negli occhi e si dissero: "Sia lode a Dio Onnipotente, che ha dato compimento per noi alle parole di Debora. Ora sappiamo quello che dobbiamo fare."
9 I cinque uomini entrarono in casa, presero la statua scolpita, l'efod, i terafim e la statua di getto. Il sacerdote disse loro: "Che fate?"
10 Quelli gli risposero: "Vieni con noi e sarai per noi padre e sacerdote. Che cosa è meglio per te, essere sacerdote della casa di un uomo solo oppure essere colui che propizierà la vittoria di Dan contro i Filistei e la vendetta della morte di Sansone?"
11 Il sacerdote gioì in cuor suo; prese l'efod, i terafim e la statua scolpita e si unì a quella gente. Allora si rimisero in cammino, per tornare a Gaza di buon passo.
12 Ora, Mica li inseguì e disse loro: "Fermatevi! Avete portato via le statue che mi ero fatti e il sacerdote e ve ne siete andati. Ora che mi resta?"
13 Ma i Daniti gli risposero: "Vieni piuttosto con noi, ed avrai parte nella gloria di Israele che distruggerà Gaza e si vendicherà dei suoi nemici."
14 Mica tuttavia non volle essere coinvolto in quell'annoso conflitto e, vedendo che i Daniti erano più forti di lui, si voltò indietro e tornò a casa [Gdc 18,14-26].
15 Quelli dunque, presi con sé gli oggetti che Mica aveva fatti e il sacerdote che aveva al suo servizio, tornarono a Gaza di buon passo.
16 Qui giunti, i Daniti marciarono alla testa delle armate di tutto Israele e scesero in campo contro Alessandro, che comandava l'esercito di Gaza dopo la morte di Ssisara.
17 Con loro portavano in processione l'efod, i terafim, la statua scolpita e la statua di getto, mentre il levita offriva sacrifici a Dio. Dietro di loro veniva Barak figlio di Abinoam con tutte le sue schiere.
18 Il Signore sconfisse, davanti a Dan, Alessandro con tutti i suoi carri e con tutto il suo esercito, secondo la parola di Debora. I Filistei superstiti ripararono dentro le mura di Gaza, ma non Alessandro scese dal carro e fuggì a piedi.
19 La statua scolpita e la statua di getto furono poi portate a Lais, nella valle che si estende verso Bet-Recob, città che dopo questa vittoria fu rinominata Dan [Gdc 18,28]. Le due statue si trovano ancor oggi in quella città.
20 Mentre Israele celebrava la vittoria con danze e canti, Alessandro raggiunse a piedi verso la tenda di Giaele, vedova di Eber il Kenita, che un tempo, molti anni prima della guerra, aveva accolto il filisteo in casa sua come ospite con tutti gli onori.
21 Giaele uscì incontro ad Alessandro e gli disse: "Fermati, mio signore, fermati da me: non temere." Egli entrò da lei nella sua tenda ed essa lo nascose sotto una coperta, poi aprì l'otre del latte, gli diede da bere e lo ricoprì.
22 Egli le disse: "Stai all'ingresso della tenda; se viene qualcuno a interrogarti dicendo: « C'è qui un uomo?», risponderai: « Nessuno. »"
23 Ma Giaele, vedova di Eber, ansiosa di vendicarlo, prese un picchetto della tenda ed un martello, si avvicinò pian piano a lui che era sfinito e profondamente addormentato, e gli conficcò il picchetto nella tempia, fino a farlo penetrare in terra. Egli così morì.
24 Ed ecco arrivare Barak, all'inseguimento di Alessandro. Giaele gli uscì incontro e gli disse: "Vieni e ti mostrerò l'uomo che cerchi." Egli entrò da lei, ed ecco, il figlio di Priamo era steso morto con il picchetto nella tempia.
25 Così Dio umiliò quel giorno Alessandro, Principe di Gaza, davanti a tutti gli Israeliti [Gdc 4,16-23].
26 E Rut, avendo perso il proprio marito filisteo, fu presa in moglie da suo fratello Deifobo, in obbedienza alla legge del levirato [Pseudo-Apollodoro, Epitome V,9].

Capitolo 18
1 Mentre i Daniti consumavano la loro vendetta, si accese tra gli Ebrei la disputa su chi dovesse ereditare le favolose armi di Sansone, fabbricate per lui dai fabbriferrai Keniti e rimaste nella sua tenda,
2 poiché egli si era recato disarmato all'appuntamento con Dalila, tanto era sicuro della propria forza.
3 Tutti i Giudici le reclamavano per sé, come riconoscimento del proprio valore in battaglia. Ma la battaglia che segnò la fine di Alessandro ridusse la rosa dei pretendenti a due soli nomi: Barak figlio di Abinoam e Gedeone figlio di Ioas.
4 Infatti, mentre Barak faceva strage di Filistei roteando la sua immensa ascia, che lui solo era in grado di maneggiare,
5 l'astuto Gedeone fece cadere i Filistei in un tranello, portando i propri guerrieri sulle ali esterne dello schieramento ebraico mentre gli uomini di Gaza attaccavano frontalmente i Daniti, ritenuti più deboli,
6 e poi chiudendo i Filistei in una morsa facendo ricongiungere le due ali dell'armata di Israele alle loro spalle.
7 Inoltre Barak aveva trovato il corpo di Alessandro nella tenda di Giaele, mentre Gedeone aveva ucciso di sua mano Glauco, parente dell'eroe greco Bellerofonte, e ferito Enea.
8 Siccome i due generali si erano distinti entrambi per valore nella casa di Giacobbe, la Profetessa Debora consultò gli urim e i tummim, e la sorte cadde su Gedeone, che ebbe così le armi di Sansone.
9 Allora Barak fu preso da rabbia incontenibile: Satana penetrò in lui, egli impazzì e sotto gli occhi di tutti si lanciò contro una mandria di porci, massacrandoli dopo averli scambiati per Gedeone ed i suoi uomini.
10 Rientrato in sé, Barak vide i maiali macellati, le proprie mani lorde di sangue e comprese ciò che aveva commesso: perduto l'onore, preferì suicidarsi piuttosto che continuare a vivere nella vergogna.
11 Si gettò sulla propria spada, e fu così che morì colui che tutti ritenevano il più forte tra gli Ebrei dopo Sansone il Nazireo [Sofocle, Aiace].
12 Dal terreno intriso del suo sangue spuntò un fiore rosso. Egli fu sepolto a Kades di Nèftali, e la sua tomba è meta di pellegrinaggi fino ad oggi.
13 A questo punto tutti i più forti eroi da ambe le parti erano caduti, e l'esercito di Israele era stanco di un assedio che durava da dieci anni e sembrava destinato a non avere mai fine.
14 Ammoniti, Edomiti e Keniti avevano già abbandonato il campo di battaglia, ed anche alcune delle Dodici Tribù minacciavano di farlo.
15 E così ad Iefte il Gaaladita, comandante in capo delle armate degli Ebrei, non restò altro da fare che convocare un'assemblea di tutti i Giudici e i capiclan superstiti, per decidere se restare, logorando ancor più le proprie truppe,
16 oppure ritirarsi e far ritorno alle loro case con la coda tra le gambe, coprendosi così di ignominia [Posthomerica XII].
17 Mentre i Giudici discutevano animatamente tra loro, Michele, il Gran Principe, si accostò a Gedeone figlio di Ioas, detto Ierub-Baal, il più prudente ed astuto tra i guerrieri di Israele, e gli mise in cuore un progetto per porre fine a quell'insensata carneficina.
18 Allora Gedeone disse: "Mi si dia il permesso di congedarmi dall'assemblea, perchè mi è sorta in cuore una speranza e desidero conoscere se veramente è il Signore Dio che me la ha ispirata per salvarci, o Satana per distruggerci."
19 Subito la Profetessa Debora si alzò e disse: "Vai pure, l'assemblea è aggiornata al momento in cui ti sentirai pronto per comunicarci il tuo pensiero."
20 Iefte ne fu contrariato, perchè pensava che a lui solo spettasse convocare, aggiornare e sciogliere un'assemblea, ma non si poteva negare nulla a colei che già tante volte aveva salvato Israele dai suoi nemici, facendo da tramite tra i Giudici e il Signore.
21 Gedeone dunque pregò: "O Dio, se Tu stai per accordare la vittoria ad Israele per mia mano, come mi hai ispirato,
22 ecco, io metterò un vello di lana sull'aia: se c'è rugiada soltanto sul vello e tutto il terreno resta asciutto, io saprò che tu accorderai la vittoria ad Israele per mia mano, come mi hai ispirato."
23 Così avvenne. La mattina dopo Gedeone si alzò per tempo, strizzò il vello e ne spremette la rugiada: una coppa piena d'acqua.
24 Gedeone tuttavia pregò ancora «Non adirarti contro di me, mio Signore, se parlerò una volta ancora. Lasciami fare di nuovo la prova con il vello: resti asciutto soltanto il vello e ci sia la rugiada su tutto il terreno."
25 Dio fece così anche quella notte: il vello soltanto restò asciutto e ci fu rugiada su tutto il terreno [Gdc 6,36-40].

Capitolo 19
1 Dopo che il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe gli ebbe inviato questi segni prodigiosi, lo spirito del Signore investì Gedeone; egli suonò la tromba [Gdc 6,34] e convocò nuovamente tutta l'assemblea dei Giudici d'Israele.
2 Disse quindi: "Ascoltate, fratelli, cosa dovremo fare se vogliamo sopraffare i Filistei e porre fine una volta per tutte a questo conflitto decennale.
3 Costruiremo un vitello di legno, grande come una montagna, ad imitazione di quello che i nostri padri fabbricarono ai piedi del Monte Sinai, usando i pendenti d'oro delle loro donne [Es 32,1-6].
4 Esso sarà cavo, ed in esso nasconderemo dodici uomini ben armati. Fingeremo dunque di togliere l'accampamento e di andarcene.
5 I Filistei porteranno il vitello dentro le mura, e nottetempo i nostri guerrieri usciranno, apriranno le porte e permetteranno a tutte le truppe delle Tribù d'Israele di fare irruzione nella città.
6 In tal modo Iddio consegnerà i nostri nemici nelle nostre mani, e tutti sapranno che Egli è il Signore, l'unico Dio."
7 Tutti i Giudici là riuniti approvarono la proposta, esaltando l'astuzia di Ierub-Baal, il che irritò Iefte, invidioso nei confronti del Giudice di Manasse, poiché avrebbe voluto le lodi soltanto per lui.
8 Ma non poté opporre alcunché, dal momento che Debora sentenziò: "Vai, dunque, figlio di Ioas, e fai quanto hai in mente di fare, perché il Signore è con te." [2Sam 7,3]
9 Gedeone prese allora con sé i cinque Daniti che erano andati a cercare dove si era adempiuta la profezia pronunciata da Debora,
10 e con loro fece ritorno sulle montagne di Efraim, alla casa di Mica. Quando li vide tornare, questi li maledisse: "Che altro volete rubarmi, dopo aver portato a Gaza con voi tutto ciò che possedevo?"
11 Gedeone tuttavia gli ingiunse: "Seguici a Gaza, il Signore ha bisogno della tua perizia come artigiano per concederci la vittoria contro i Filistei."
12 Mica stava per maledirli nuovamente, quando gli apparve Michele, visibile a lui solo, che con occhi terribili gli imponeva di obbedire a Gedeone.
13 Terrorizzato, Mica non poté fare altro che seguire i sei uomini fino alle mura di Gaza, e là si mise all'opera per costruire il gigantesco vitello dal ventre cavo, sempre sorvegliato a vista da Michele, il Gran Principe, con in mano la spada di fuoco guizzante [Gen 3,24].
14 Il legno necessario venne portato da navi di Tiro, e quando fu pronto, in esso entrarono dodici uomini ben armati:
15 Gedeone figlio di Ioas che aveva suggerito lo stratagemma, Booz figlio di Salmòn, Ibsan di Betlemme che era scudiero di Booz,
16 Mica il costruttore del vitello, Abdon figlio di Illel, Eud figlio di Ghera, Elon figlio di Obed, Samgar figlio di Anat [Gdc 3,31],
17 Gaal figlio di Ebed [Gdc 9,28], Iair il Gaaladita [Gdc 10,3], scudiero di Iefte, Ner di Gabaon della Tribù di Beniamino [1Cr 8,33], padre di Kis, padre del Re Saul, ed Elkana figlio di Ierocàm [1Sam 1,1].
18 Il resto dell'esercito abbandonò nottetempo il campo di battaglia e si inoltrò nel deserto del Negev, lontano dagli occhi dei Filistei, in una zona così arida e brulla che nessuno vi passava mai.
19 Il mattino seguente i Filistei scoprirono che gli Ebrei se ne erano andati, credendo che la guerra fosse finita, cominciarono a far festa, a lodare Dagon e a dire: "Il nostro dio ha messo in fuga i nostri nemici, che ci devastavano il paese e che hanno ucciso tanti dei nostri!" [Gdc 16,24]
20 Visto il gigantesco vitello di legno, cominciarono ad interrogarsi sul suo significato.
21 Alcuni proponevano di portarlo dentro le mura; altri, soprattutto i più anziani, guidati da Anchise, Re di Asdod e cugino di Priamo, proposero di buttarlo in mare, di darlo alle fiamme o di squarciarne i fianchi per verificare se vi si annidasse qualche inganno.
22 A questo punto, ecco arrivare il filisteo Laocoonte, figlio di Priamo, un guerriero divenuto sacerdote di Dagon, il quale urlò adirato:
23 "Sciagurati cittadini, quale grande follia vi offusca le menti? Credete davvero che i nemici se ne siano andati? Siete davvero sicuri che i doni degli Ebrei siano privi di inganni? Conoscete così poco Ierub-Baal?
24 O chiusi in questo legno si tengono nascosti dei guerrieri di Israele, o questa macchina è fabbricata a danno delle nostre mura, per spiare le fortificazioni e sorprendere di notte la città di Gaza, o cela un'altra insidia:
25 Filistei, non credete al vitello. Di qualunque cosa si tratti, gli Ebrei io temo anche se recano doni!"
26 Ciò detto, scagliò una lancia contro il fianco del vitello, facendone rimbombare cupamente le vuote viscere [Eneide II,25-56].

Capitolo 20
1 Mentre si infervorava il dibattito intorno al vitello, e molti si lasciavano persuadere da Laocoonte a distruggere lo strano marchingegno,
2 alcuni guerrieri filistei giunsero portando con sé un ragazzo, che si nascondeva tra gli alberi. "Chi sei?" gli chiese Priamo, ed egli rispose:
3 "Mi chiamo Samuele, e sono figlio di Elkana, figlio di Ierocàm, figlio di Eliàu, figlio di Tòcu, figlio di Zuf, l'Efraimita [1Sam 1,1].
4 Siccome mio padre aveva offeso Gedeone, quest'ultimo convinse il sacerdote Eli a profetare il falso, sostenendo che avremmo avuto difficili ritorni alle nostre case, se mio padre non mi avesse immolato al Signore, come Iefte aveva fatto con sua figlia.
5 Io però riuscii a fuggire e mi nascosi tra gli alberi, salvandomi così da un triste destino."
6 Priamo provò compassione per le sventure del ragazzo, ma lo interrogò circa il significato del vitello di legno
7 Egli rispose: "Il Signore Dio d'Israele è adirato con il Suo popolo per le crudeltà da esso commesse nel corso di questa guerra, a partire dal sacrificio della figlia di Iefte fino al brutale assassinio di Alessandro.
8 Eli, sacerdote del Santuario di Silo, ha sentenziato che, a causa di queste iniquità, non potremo mai vincere la guerra. Il Giudice Iefte ha perciò deciso di levare il campo e di dichiararsi sconfitto, prima che voi Filistei lo umiliate sul campo di battaglia.
9 Il vitello è dunque un'offerta al Signore, come espiazione dei crimini commessi."
10 "E per quale motivo è così immenso, da richiedere un intero bosco per essere costruito?" gli domandò Enea a questo punto.
11 Samuele replicò: "Perchè l'artigiano Mica lo ha costruito così in modo da impedire a voi Filistei di trasportarlo all'interno delle mura di Gaza, poiché se questo avvenisse, il favore del Signore degli Eserciti andrebbe a voi Filistei, anziché al Popolo dell'Alleanza.
12 Se invece danneggerete o distruggerete il vitello, che è simbolo della Sua potenza, Iddio Onnipotente perseguiterà voi."
13 I Filistei si lasciarono convincere dalle parole del giovane Samuele, e decisero di portare il vitello dentro le mura, sebbene Laocoonte e la profetessa Cassandra, figlia di Priamo, consigliassero di non farlo [Eneide II,57-194].
14 Laocoonte allora si recò sulla spiaggia insieme ai suoi figli e offerse un olocausto al suo dio Dagon, per chiedergli di mandare un segno ai Filistei onde scoraggiarli dal fidarsi delle insidie degli Israeliti.
15 Dal mare tuttavia emerse il Leviatano, il serpente marino dalla corazza irta di scaglie e cui esce fuoco dalle nari [Gb 41,1-34], e divorò Laocoonte e i suoi figli, per poi tornarsene negli abissi.
16 Priamo si convinse allora che Laocoonte era stato punito dal Dio degli Ebrei per aver minacciato la sua effigie, e diede ordine di abbattere le Porte Scee per portare il gigantesco vitello dentro la sua città [Eneide II,195-227].
17 I Filistei trascorsero la serata e buona parte della notte tra i festeggiamenti per lo scampato pericolo; ma non sapevano ciò che li aspettava.
18 Infatti Samuele, che era stato accolto dai Filistei come uno di loro, mentre tutti ormai dormivano, molti dei quali ubriachi, aperse la porta segreta nel ventre del vitello, e ne fece uscire i dodici guerrieri ivi nascosti, tra cui c'era anche suo padre Elkana [Eneide II,250-269].
19 Essi eliminarono le sentinelle ed accesero un fuoco sulle mura di Gaza. Lo vide Iefte, che comandava le truppe d'Israele, già messesi in marcia per tempo, e a tappe forzate raggiunse la città, le cui porte erano state aperte da Ierub-Baal e dai suoi compagni.
20 Gli Ebrei fecero così irruzione in città e ne massacrarono gli abitanti, desiderosi di vendetta per tutti i lutti che i Filistei avevano causato in dieci anni di guerra.
21 Il sangue scorreva in torrenti, faceva marcire il terreno, era quello dei Filistei e dei loro alleati stranieri. Tutta la città da su e giù era bagnata dai fiumi del loro sangue [Posthomerica XII].
22 Il massacro continuò anche per l'intera durata della giornata seguente, poiché i Filistei, benché disperati e confusi dagli effetti dell'alcool, cercarono di difendere la propria città con tutti i mezzi che avevano a disposizione, anche se alla fine dovettero soccombere.
23 Iefte assassinò il vecchio re Priamo e suo figlio Polite, malgrado essi fossero disarmati e si fossero rifugiati nel tempio del loro dio Baal [Eneide II, 506-558].
24 Gli Ebrei decisero invece di salvare l'anziano Antenore insieme alla sua famiglia, che si era sempre opposto alla guerra e aveva tentato più volte di mediare la pace [Ditti Cretese, Ephemeris Belli Troiani V,1-18].
25 Samgar figlio di Anat, colui che si vantava di aver sconfitto seicento Filistei con un pungolo da buoi [Gdc 3,31], inseguì la sacerdotessa Cassandra fin dentro il Tempio di Baal, e la stuprò sull'altare [Posthomerica XIII].

Capitolo 21
1 Il Giudice Booz fece irruzione nella camera da letto di Deifobo e lo uccise nel sonno; suo desiderio era anche quello di uccidere la principessa Rut, onde punirla per la sua infedeltà;
2 tuttavia dopo dieci anni l'effetto dell'acqua della fontana di Izreèl era cessato: ella si gettò ai piedi di Booz e gli confessò che non aveva mai amato Deifobo, che era stata costretta a sposarlo per la legge del levirato, e che aveva nascosto le sue armi proprio perchè Booz potesse ucciderlo senza rischi.
3 Booz restò abbagliato dalla sua bellezza, gettò via la spada, la baciò, la perdonò e la riprese con sé come sua sposa [Eneide VI,494-547].
4 Iefte catturò Andromaca, vedova di Sisara, le strappò il figlioletto Astianatte e lo precipitò giù dalle mura di Gaza [Euripide, Le Troiane].
5 Lo fece per sete di sangue e di vendetta, giacché anch'egli era stato costretto a sacrificare sua figlia per dare inizio all'impresa.
6 Gli Ebrei distrussero l'acropoli di Gaza e diedero fuoco alla città, quindi si spartirono il bottino. Cassandra fu presa come schiava da Iefte, Andromaca da Eud ed Ecuba, vedova di Priamo, da Gedeone.
7 Sansone tuttavia apparve in sogno ai Giudici di Israele e pretese lui pure la preda che gli spettava anche da morto. Per questo Gedeone sacrificò senza pietà la bella Dalila davanti alla capanna nella quale aveva tradito il Giudice di Dan [Euripide, Ecuba].
8 Tutte queste efferatezze tuttavia non piacquero al Dio di Israele, giacché i Giudici delle Tribù, con la loro condotta perversa, avevano finito per dar ragione a Satana, dimostrando di non essere diversi dai capi e dai re degli altri popoli.
9 E fu così che per gli Ebrei vittoriosi si prepararono dei tristi ritorni nelle rispettive patrie.
10 Invece il pio Enea, figlio di Anchise, si salvò perchè, mentre dormiva, gli apparve in sogno il generale Sisara.
11 Quanto era mutato da colui che un dì fece ritorno vestito delle spoglie di Sansone, e poi ch'ebbe lanciato il fuoco filisteo nelle tende degli Israeliti!
12 Con la barba incolta, con lordo il crine d'aggrumato sangue, segnato dalle innumeri ferite onde fu rotto intorno ai muri di Gaza.
13 E allor ad Enea parve che con mesti accenti in lagrime gli dicesse: "O splendore della Filistea, o valida speranza nostra, perchè sì tardo a noi tu giungi?
14 Sisara tanto atteso, onde ritorni? Da qual corruccio è indegnamente offeso quel tuo volto sereno? E perché mostri tante ferite?"
15 Nulla egli rispose, ma mise un lungo gemito profondo e disse: "Fuggi, figlio di Anchise! Scampa al fuoco! Il nemico è sulle mura, e Gaza dall'eccelsa arce precipita.
16 A te io affido i sacri simboli e gli déi della Filistea. Prendili compagni del tuo destino: una città novella cerca per essi; grande l'alzerete dopo aver corso lungamente il mare." [Eneide II,268-297]
17 Destatosi, Enea vide la città in fiamme e si unì ai difensori, ma l'angelo del Signore gli apparve e lo avvisò che non poteva fare nulla, poiché la rovina di Gaza era voluta dal Signore Dio, e lo sollecitò a seguire il consiglio che Sisara gli aveva dato in sogno.
18 Enea tornò allora a casa sua, si pose in spalla l'anziano Anchise, prese per mano il figlio Ascanio e, seguito dalla moglie Creusa, figlia di Priamo, corse verso il deserto per mettersi in salvo.
19 Giunto fuori città, si rese conto di aver perso il contatto con sua moglie, ed allora, affidati padre e figlio ad altri Filistei scampati alla rovina di Gaza, ritornò nella città in fiamme alla ricerca di Creusa.
20 Incontrò invece il suo fantasma, il quale gli rivelò che era stata catturata ed uccisa da alcuni Israeliti, gli chiese di vegliare sul loro figlio e lo invitò nuovamente a cercare una terra in cui fondare una sua città [Eneide II, 730-804].
21 Riunitosi con gli altri superstiti di Gaza, si ritirò con essi ad Asdod, la sua città natale, ma ebbe paura di rimanervi, temendo la vendetta degli Ebrei, e così con il legname fornitogli dal Re di Sidone costruì una flotta, e partì per cercare un'altra patria oltremare.

Capitolo 22
1 Ripartirono dunque le schiere superstiti delle Tribù d'Israele per fare ritorno alle loro case, alle spose e ai campi da troppo tempo trascurati,
2 minacciate senza saperlo dall'ira del Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà,
3 che conserva il Suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, ed anzi castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione [Es 34,6-7].
4 Prima della partenza, tuttavia, il sacerdote Eli con il suo pupillo Samuele proclamò un ultimo cantico in lode del Signore:
5 « Signore, Israele gioisce della Tua potenza,
quanto esulta per la Tua vittoria!
6 Hai esaudito il desiderio del nostro cuore,
non hai respinto la richiesta delle nostre labbra.
7 Ci sei venuto incontro con larghe benedizioni,
ci hai posto sul capo una corona di oro puro.
8 Vittoria ti abbiamo chiesto, e a noi la hai concessa,
giorni di gloria che saranno celebrati per sempre.
9 Grande è la Tua gloria per la nostra vittoria,
ci hai ricoperti di maestà e di onore,
10 poiché Tu accordi ad Israele benedizioni per sempre,
lo inondi di gioia dinanzi al Tuo volto.
11 Le Tribù d'Israele infatti confidano nel Signore,
e la sua fedeltà all'Altissimo non sarà mai scossa.
12 La Tua mano raggiungerà tutti i nostri nemici,
la Tua destra raggiungerà quelli che ti odiano.
13 Li hai gettati in una fornace ardente nel giorno in cui Ti sei mostrato;
nella Sua ira li ha inghiottiti il Signore, li ha divorati il fuoco.
14 Hai eliminato dalla terra il loro frutto,
la loro stirpe di mezzo agli uomini.
15 Perché hanno riversato su di noi il male,
hanno tramato insidie, ma non hanno avuto successo.
16 Hai fatto loro voltare la schiena,
quando contro di loro puntavi il Tuo arco.
[Sal 21,2-13]
17 Ora sappiamo che il Signore dà vittoria a chi spera in Lui,
gli risponde dal Suo cielo santo con la forza vittoriosa della Sua destra.

18 Chi fa affidamento sui carri, chi sui cavalli:
noi invochiamo il nome del Signore, nostro Dio.

19 Quelli si piegano e cadono,
ma noi restiamo in piedi e siamo saldi.
[Sal 20,7-9]
20 Ti sei alzato, Signore, in tutta la Tua forza:
canteremo e inneggeremo alla Tua potenza in eterno. Amen. »
[Sal 21,14]
21 E voi, palme e cipressi che le nuore piantan di Priamo, un dì vedrete mendico un cieco errar sotto le vostre antichissime ombre, e brancolando penetrar negli avelli di Gaza, e abbracciar l'urne, e interrogarle [Foscolo, Dei Sepolcri, 272.279-295].
22 Gemeranno gli antri segreti, e tutta narrerà la tomba Gaza rasa al suolo due volte e due risorta splendidamente sulle mute vie, per far più bello l'ultimo trofeo ai profetati Giudici israeliti.
23 Il cieco Profeta di Dio, placando quelle afflitte alme col canto, i Giudici Ebrei e i Prenci Filistei eternerà per quante abbraccia terre il grande mare Oceano.
24 E voi onore di pianti, o grandi eroi, avrete, ove fia santo e lagrimato il sangue per la patria versato, e finché il Sole risplenderà sulle sciagure umane.

William Riker

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In seguito William Riker ha voluto dare un seguito alla Filistiade, scrivendo per noi anche la...

ovvero

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Capitolo 1
1 O mio Signor, quel Giudice di multiforme ingegno dimmi, che molto errò, poi ch'ebbe a terra gettate giù di Gaza le alte torri;
2 che città vide molte, e delle genti l'indol conobbe, che nel gran deserto molti dentro del cor sofferse affanni, mentre a guardar la cara vita intende,
3 e i suoi compagni a ricondur: ma indarno ricondur desiava i suoi compagni, che delle colpe lor tutti periron.
4 Stolti! Ché osaron violare i sacri al Signore Iddio candidi agnelli del Monte Oreb col loro empio dente, e Lo irritaron sì, che del ritorno il dì lor non addusse [Odissea I,1-9].
5 In quei giorni, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore, e anche Satana andò in mezzo a loro.
6 Il Signore chiese a Satana: "Da dove vieni?" Satana rispose al Signore: "Da un giro sulla terra, che ho percorsa in lungo e in largo."
7 Il Signore replicò a Satana: "Hai posto attenzione al mio servo Israele? Nessun popolo è come lui sulla terra: uomini integri e retti, temono Dio e sono alieni dal male. Io sono il loro Dio, e loro il mio popolo.
8 Nonostante dieci devastanti anni di guerra contro i Filistei, essi sono ancora saldi nella loro integrità; tu mi hai spinto contro di loro senza ragione, per rovinarli, ma non ci sei riuscito!" [Gb 2,1-3] [1Om 1 4-11]
7 Satana tuttavia rispose al Signore Iddio: "Essi erano tutti insieme, in gran numero, davanti alle mura di Gaza, che si trova appena fuori dei confini della terra che Tu hai giurato di dar loro in eredità.
10 Ma stendi un poco la mano e costringi uno solo di loro ad affrontare prove durissime, lontano dalla patria e del tutto solo. Vedrai come ti benedirà in faccia!"
11 Michele, il Gran Principe, il patrono del Popolo dell'Alleanza, prese allora la parola e disse a Satana: "Non ti basta di aver già sottoposto i Giudici di Israele a così grandi prove per tornare a casa loro, dopo dieci inutili anni di guerra contro i Filistei?"
12 Satana beffardo gli rispose: "Bah! L'uomo incolpa sempre Dio dei propri guai: quando a se stesso i mali fabbrica, al Signore ne dà carco, e la stoltezza sua chiama volere divino.
13 Così, non tratto dal volere divino, Gioele [1Cr 5,4] si accordò con la moglie di Iefte il Galaadita, divenuta sua amante, e lui da Gaza ritornato spense;
14 benché conscio dell'ultima ruina che il messaggero Gabriele, da Dio mandato, prediceagli: « Astieniti dal sangue del Galaadita, ed il suo letto guardati di salir; chè alta vendetta ne farà Iair il Gaaladita [Gdc 10,3], suo scudiero, che egli amava come un figlio. »
15 Ma questi di Gabrièl utili avvisi colui nell'alma non accolse: quindi pagò il fio d'ogni colpa in un sol punto."
16 "O Dio del Cielo, Re de' Regnanti", a lui rispose Michele dalla spada di fuoco, "era dritto che colui non vivesse: in simil foggia pera chiunque in simil foggia vive.
17 Ma io di doglia per l'egregio Gedeone mi struggo, lasso! che dai suoi lontano giorni conduce di rammarco in quella oasi che del deserto giace nel cuore,
18 e di palme verdeggia: oasi dove soggiorna entro alle sue tende secrete Cozbi [Num 25,6-18], figlia di Zur, la principessa di Madian che regna sul popolo dei Thamūd [Corano XXVII,45-53; XXIX,38-40].
19 Pensoso, inconsolabile, l'accorta regina il ritiene, e con soavi e molli parolette carezzalo, se mai potesse Ofra sua trargli dal petto:
20 Ma ei non brama che veder dai tetti sbalzar della sua dolce Ofra il fumo, e poi chiuder per sempre al giorno gli occhi.
21 Né commuovere, o Dio, il cuor ti senti? Grati di Gedeone i sacrifici appresso all'accampamento di Manasse nei filistei campi non t'eran forse? Onde rancor sì fiero, mio Signor, contro lui dunque in Te s'alletta?" [Odissea I,32-47]

Capitolo 2
1 "Michele, figlio mio, qual parola ti sfuggì dalla chiostra dei denti?" riprese allora dell'universo l'onnisciente Creatore.
2 "Io l'uom preclaro disgradir, che in senno vince tutti i mortali, e il suo Signore sempre onorò di sacrifici opimi?
3 Asmodeo, il cattivo demonio [Tob 3,8], chiamato anche Semeyaza, d'infuriar non resta per l'offesa arrecata al suo devoto Ohya, a cui lo scaltro ebreo dell'unico occhio vedovò la fronte, benché possente più d'ogni altro tra i Nephilim [Gen 6,1-4] [2Om 12,6-13,16]:
4 il demone malvagio dalla patria il desvia da quell'istante, e, lasciandolo in vita, a errar tra le dune e le rocce lo costringe.
5 Or via, pensiamo al modo che l'infelice rieda ad Ofra, e che Asmodeo lo lasci in pace una buona volta: pugnerà con tutte le schiere degli angeli egli solo? Il tenterebbe indarno."
6 Il Principe Michele colse allora l'occasione propizia: "Mio Dio e mio Signore, se il ritorno di Gedeone a tutti aggrada, perchè non s'invia nell'oasi di Hegra [Plinio il Vecchio, Naturalis Historia VI,32; Corano XV,80], ove regna Cozbi, l'ambasciatore Gabriele,
7 il qual veloce avvisi la dama dalle belle trecce come è fermo volere del Cielo che Gedeone al fine il natio suol rivegga?" [Odissea I,48-87]
8 "Così sia fatto", annuì il Signore del Mondo. "Che Gabriele parta subito per il deserto d'Arabia; e quanto a te, Satana, eccolo nelle tue mani! Metti alla prova ancora una volta la sua fede, anche nella sua patria. Soltanto, risparmia la sua vita." [Gb 2,6]
9 Satana si allontanò dal Signore e andò a cercare Asmodeo nell'Alto Egitto, onde informarlo che era stato decretato il ritorno a casa di Gedeone, e che quella era l'ultima occasione, se voleva vendicarsi di lui.
10 Michele sospettava qualcosa del genere, ed incaricò Raffaele, il guaritore [Tob 3,17], di tenere d'occhio Asmodeo, considerato da Raffaele il suo nemico peggiore.
11 Si recò poi personalmente ad Ofra di Manasse, entrò nella casa di Gedeone e prese l'aspetto di Eli, il sacerdote di Silo che aveva accompagnato gli Ebrei durante la decennale Guerra di Gaza.
12 Si accostò quindi ad Abimelec, giovane figlio di Gedeone, simile a un angelo, che guardava corrucciato i pretendenti alla mano di sua madre Ammoleket [1Cr 7,18], venuti da ogni Tribù d'Israele per sposarla e diventare Giudici di Manasse.
13 Da anni si erano installati in casa sua, gli sgozzavano le greggi e gli divoravano gli armenti dai piedi torti e dalle torte corna.
14 Presentatosi a lui, ascoltò la triste storia della sua casa e lo rassicurò circa il fatto che Gedeone era vivo, e che presto avrebbe fatto ritorno ad Ofra.
15 "Mio padre non è più, e le sue ossa biancheggiano insepolte in qualche angolo del deserto", replicò sconsolato il giovane: "Per troppo tempo ho atteso il suo ritorno, per avere ancora fede in esso.
16 Intanto i Pretendenti, da mane a sera banchettando, tutte le sostanze mi struggono e gli averi; né molto andrà, che struggeran me stesso!"
17 Michele si intenerì, e lo consigliò: "Alle mie voci porrai tu mente? Convoca tutti i Pretendenti a parlamento per domattina in questo palagio, e ingiungi loro di rientrare nelle loro case.
18 Quanto a te, vai ad Hebron, che Giosuè diede in eredità a Caleb, figlio di Iefunne [Gs 14,13], ad incontrare Otniel, il saggio ed anziano compagno d'armi di tuo padre sotto le mura di Gaza [1Om 4,6];
19 poi raggiungi Betlemme di Giudea, dove Booz figlio di Salmòn esercita il ruolo di Giudice delle Tribù di Simeone e Giuda insieme alla moglie Rut, per cui tanto reo tempo si volse [Dante, Inferno V,64] [1Om 2,20];
20 là potrai procacciarti novelle su tuo padre. Ma dove lo sapessi nello Sheol, in patria torna, e qui gli erigi un sepolcro, e i più solenni rendigli, qual s'addice, onori funebri, e alla madre presenta un altro sposo.
21 Dopo ciò, studia per qual modo i Pretendenti con inganno tu scacci: non hai udito di come il giovane Iair il Galaadita fece vendetta della morte di Iefte, da lui considerato alla stregua di un padre? D'un eroe l'aspetto ti veggio, abbine il core!"
22 Ciò detto, scomparve. Allora Abimelec si rese conto di non aver parlato con il sacerdote Eli, ma con un angelo del Signore, e si sentì rinascere nel cuore forza e speranza.
23 In quel momento Asaf il levita [1Cr 6,24; Sal 50,1], cantore presso la casa di Gedeone, stava narrando la distruzione di Gaza e i difficili ritorni toccati ai Giudici di Israele a causa dei loro peccati durante la presa della città.
24 Intervenne allora la prudente Ammoleket, sposa di Gedeone: "Asaf, bocca divina, non hai tu nel petto storie infinite ad ascoltar soavi, d'eroi dei tempi antichi imprese altere? Narra di quelle, e cessa canzon molesta, che mi spezza il cuore!"
25 Abimelec tuttavia la rimproverò: "O madre mia, lascia il dolce cantor là gir coi versi, dove l'estro il porta. I guai, che canta, non li crea già il poeta: Iddio li manda, ed a cui vuole, e quando. Ritirati nelle tue stanze; sono io l'uomo di casa, in assenza di mio padre.
26 E voi tutti, Pretendenti, ascoltatemi. Ci riuniremo domattina a parlamento, ed io vi dirò chiaramente che dovete levarvi dai piedi, e cessate di divorare il nostro patrimonio: divorate il vostro, a casa vostra!
27 Io invocherò il Dio del Cielo che a colpe tali un giusto guiderdone renda, e che inulto tinga un dì queste mura il vostro sangue!"
28 I Pretendenti urlarono e lo minacciarono, ma egli non mostrò alcun timore, rassicurato dalle parole dell'angelo, e si ritirò a dormire nella propria stanza [Odissea I, 113-444].

Capitolo 3
1 Giunto il mattino, come promesso Abimelec convocò i Pretendenti a Parlamento e, preso in mano il bastone del comando che era appartenuto a suo padre, accusò tutti loro di sperperare le ricchezze di Gedeone e di addolorare sua moglie, che tanto soffriva ignorando la sorte del marito.
2 Tuttavia Zelofcad, figlio di Chefer, figlio di Gàlaad, figlio di Machir, figlio di Manasse [Num 27,1], capo dei Pretendenti ed eminente tra tutti i capiclan di Manasse, accusò Abimelec di calunniare tutti loro,
3 e ritorse l'accusa contro sua madre Ammoleket che, rifiutandosi di scegliere un nuovo marito e continuando ad attendere vanamente Gedeone, di fatto permetteva a tutti i Pretendenti, e non a uno solo di loro, di rimanere nel suo palazzo a gozzovigliare:
4 "O Abimelec dalla lingua lunga", disse, "non noi, ma la cara tua madre, e l'arti ond'è maestra incolpa.
5 Già il terzo anno si volse, e or gira il quarto, che dei Pretendenti suoi prendesi gioco, manda messaggi a tutti, ed altro ha in core.
6 Questo ancor non pensò novello inganno? Tela sottile, tela grande, immensa, a intessere si mise, e disse: « Poichè già Gedeone allo Sheol discese, ed egli non ha fratelli in vita, che io possa impalmare per la legge del levirato,
7 intendo risposarmi con uno di voi. Solo, attendete il tempo necessario a completare questa tela funebre per l'eroe Ioas, mio suocero, ormai anziano e cieco. Non voglio che alcuna delle donne achee mi critichi perchè un uomo che fu tanto ricco e coperto di gloria da vivo,
8 da partecipare alla presa di Gerico da parte di Giosuè [Gs 6,1-25], non abbia un drappo degno di lui nel quale giacere da morto. »
9 Noi accettammo. Intanto, finché il giorno splendea, tessea la tela superba; e poi la distessea la notte al complice chiaror di mute faci.
10 Così un triennio la sua frode ascose e deluse gli Ebrei. Ma come il quarto anno con le volubili ore sovvenne, noi, da un'ancella avvertiti, Ammolèket trovammo, che disciogliea la bella tela ingannatrice: quindi compierla dovè al fin, benché a dispetto.
11 Or, perchè a te sia noto, e agli Israeliti, il tutto, ecco la nostra risposta; a disposar costringila, altrimenti nel frattempo continueremo a consumare i tuoi vettovagliamenti. Noi certo da te pensiam non istaccarci, s'ella quel, che le aggrada più, pria non impalma." [Odissea II,85-128]
12 Sdegnato, Abimelec gli ribatté che non poter rimandare a casa la madre per il rispetto che aveva nei confronti suoi, del padre di lei e di Gedeone:
13 "Ma se vi par meglio continuare a gozzovigliare impunemente a nostre spese, proseguite pure. Io invocherò il Signore degli Eserciti affinché Egli renda la debita mercè ai vostri misfatti, e che inulto scorra nel mio palagio il vostro sangue!" [Odissea II,129-145]
14 In quell'istante il Sacerdote Pincas, l'anziano figlio di Eleazaro, figlio di Aronne [1Cr 6,35], che dopo aver lasciato l'ufficio di Sommo Sacerdote al figlio Abisuà viveva nella casa di Gede
one, prese la parola: "Ascoltate, voi tutti Pretendenti alla mano della sposa di Gedeone: ho fatto un sogno.
15 Mi pareva di vedere una pagnotta di orzo rotolare nella casa di Gedeone: arrivò ad un mucchio di spade e lance, lo urtò, lo rovesciò e le spade e le lance caddero a terra.
16 Questo non è altro che la spada di Gedeone, figlio di Ioas, uomo di Israele; Dio ha messo nelle sue mani tutti i Pretendenti, destinati a morire di sua mano appena egli farà ritorno." [Gdc 7,13-14]
17 Pincas tuttavia venne schernito e minacciato da Izrachia, capoclan della Tribù di Issacar [1Cr 7,3], che chiese il ritorno di Ammoleket alla casa di suo padre e le conseguenti nozze, naturalmente con lui.
18 Abimelec non se ne diede per inteso ed annunciò ai Pretendenti la sua intenzione di recarsi ad Hebron e a Betlemme, al fine di raccogliere notizie del padre, per scoprire una buona volta se egli era vivo o morto e, in quest'ultimo caso, autorizzare le nuove nozze di sua madre.
19 Lasciò quindi la piazza e andò a passeggiare in mezzo alla campagna. Qui l'angelo Michele gli apparve nuovamente sotto le mentite spoglie di Pincas il sacerdote, gli profetizzò la tragica fine dei Pretendenti e lo condusse sulla via che conduceva a sud,
20 dove gli fece trovare una carovana pronta a portarlo in Giudea, costituita tutta da uomini fedelissimi a Gedeone, da lui arruolati.
21 Entusiasta, il giovane Abimelec tornò a casa di corsa, confidò alla sua nutrice Macla [Gs 17,3] i propri progetti, facendosi promettere che non avrebbe svelato nulla a sua madre,
22 quindi tornò da Pincas, che altri non era se non Michele, il Gran Principe, patrono della Casa di Gedeone.
23 I Pretendenti ne furono informati, e uno di loro disse: "Chi sa, ch'egli non men, sul mar vagando, dagli amici lontano un dì non muoia, come il suo genitore? Fatica più grave sulle spalle ne avremmo: spartirci tutta la sua eredità, e assegnare la sua casa alla sua casta madre e a quel di noi ch'ella scegliesse a sposo."
24 Ma Michele sparse sui Pretendenti tal di sonno un vapor, che lor si turbò l'intelletto, e confondeasi, e di mano cascò sul desco la sonante coppa.
25 E intanto la carovana di Abimelec marciava la notte intera, e del suo corso al fin giungea con l'alba [Odissea II, 146-434].

Capitolo 4
1 Giunto ad Hebron sul far del mattino, Abimelec fu accolto dall'anziano Otniel, che si trovava nel vicino querceto di Mamre [Gen 13,18], dove si era stabilito il patriarca Abramo, e stava offrendo un olocausto al Signore in compagnia dei due figli.
2 Dopo aver offerto agli ospiti un banchetto, Otniel interrogò Abimelec circa la sua identità e lo scopo del suo viaggio.
3 Abimelec gli si presentò come il figlio di Gedeone e gli domandò cosa ne era stato di suo padre: "Nè timore, o pietà, del palesarmi quanto sai, ti ritenga. Ah! se l'egregio mio padre ti fu amico, là nei Filistei campi, che si tinsero del vostro sangue, o Giudei, tel rimembra ora, e non tacermi nulla."
4 "Tu mi ricordi, amico, i guai, che molti di noi, prole invitta degli Ebrei, patimmo", rispose Otniel, "quando erranti per il riarso deserto ce ne andavam in cerca di preda, ovunque ci guidasse il gran Sansone,
5 e allor che pugnavam sotto le mura della cittade alta di Priamo, dove Israele quasi d'eroi spento rimase.
6 Là cadde Sansone, e il marziale Barak; là Eber il Kenita, nel senno agli angeli vicino, ed anche Ieriòt forte e gentile, mio diletto figliuol, che abil del pari la mano ebbe ai duelli, e al corso il piede [1Om 6,7].
7 Nove anni, offese macchinando, combattemmo intorno a Gaza; e, benché ogni arte vi s'adoprasse, d'espugnarla Iddio ci consentì nel decimo a fatica.
8 Alcun Giudice col padre tuo non s'ardia là a gareggiar: cotanto Gedeone per inventive e per ingegni ciascun vincea.
9 L'accorto figlio di Ioas, ed io, né in parlamento mai, né in concilio, parlavam diversi. Rovesciata l'alta città di Priamo, si divise il campo, e subito ben si vide da quell'istante, che un ritorno infausto ci destinava il Correttor del Mondo.
10 Senno non era, né giustizia in tutti: troppi peccati avevamo commesso sotto le mura dell'alta Gaza.
11 E così, al momento di levare il campo, scoppiarono fatali dissensi tra Iefte, che voleva rimanere lì per offrire olocausti ed ingraziarsi l'angelo Michele, il Gran Principe, protettore della Casa di Giacobbe,
12 e Booz, che intendeva far ritorno subito a casa: ciò provocò la divisione dell'esercito. Io e Gedeone facevamo parte del contingente che aveva deciso di partire subito, ma poco dopo, inspiegabilmente, tuo padre decise di tornare sui suoi passi, e non ne ho saputo più nulla.
13 Per quanto io ne so, Iefte, che poi fu ucciso da Gioele e vendicato dallo scudiero Iair, Gaal, Ner il Beniaminita, Elkana, il sacerdote Eli e la profetessa Debora sono stati gli unici a far ritorno subito in patria con ciò che restava dei loro contingenti."
14 Abimelec si mostrò deluso, ma prontamente venne confortato da Otniel e da Michele. Il nipote di Caleb riconobbe di non essere la persona più idonea a dar testimonianza degli eventi capitati in sorte a Gedeone, essendo vissuto da allora ad Hebron,
15 e così invitò il figlio del suo vecchio compagno d'armi a far visita a Booz, il cui recente ritorno lo rendeva un testimone più accreditato.
16 Infatti Booz, il cui esercito era stato attaccato dai predoni Madianiti e decimato da una terribile pestilenza sul bordo del deserto di Paran [Gen 21,21],
17 per salvarsi era stato costretto a rifugiarsi in Egitto ed era riuscito a far ritorno solo dopo otto anni.
18 Otniel invitò i suoi ospiti a dormire nella propria dimora, ma ricevette un rifiuto da parte di Pincas. Intuì allora che quest'ultimo fosse in realtà Michele e lo fece capire ad Abimelec, rincuorandolo:
19 infatti, se gli angeli di Dio, e il loro principe Michele in particolare, si curavano tanto della sua sorte, egli di certo non aveva nulla da temere per il futuro.
20 Dopo la notte trascorsa da Abimelec e compagni sotto le proprie tende, la mattina seguente ad Hebron fu immolata una vacca in onore del Dio degli Eserciti, affinché accompagnasse Abimelec nella ricerca di suo padre;
21 quindi Sobab, figlio di Otniel [1Cr 2,18], accompagnò Abimelec a Betlemme, che tra i monti giace, dove si stavano celebrando le nozze di Obed, figlio di Booz [Rut 4,17], con la figlia di Machir [1Cr 2,21].
22 Il Giudice di Giuda e sua moglie Rut accolsero i loro ospiti in modo fastoso, li fecero lavare ed ungere d'olio dalle loro ancelle, li fecero rivestire di tuniche e di mantelli di lana, poi li invitarono alla loro mensa imbandita [Odissea III].

Capitolo 5
1 Durante il lauto banchetto offerto da Booz ai suoi ospiti, Abimelec sussurrò all'amico: "Mira, o diletto figlio di Otniel, come di rame, argento, avorio, elettro, ed oro l'echeggiante magion risplende intorno! Sì fatta, io credo, è del Faraone l'aula di dentro. Oh gli infiniti oggetti! Io maraviglio più, quanto più guardo."
2 L'intese il Giudice di Giudea, e ad entrambi disse: "Figliuoli miei, chi gareggiar mai può dei mortali con il re d'Egitto? Tutti i beni che vedete attorno a voi, li ho riportati in patria dopo otto anni di peripezie.
3 Vagando di terra in terra, io visitai l'Egitto, la Libia, l'oasi di Ammone, ove le agnelle figlìan tre volte nel girar d'un anno, e giunsi fino agli Erembi, ai Nubiani e agli Etiopi, e vidi Cipro, Ugarit e Tiro [Odissea IV,1-89].
4 Cosa non soffersi? Ruinai dal fondo casa di ricchi arredi, e d'agi colma. Oh, piacesse al Signore Dio che sol rimasta mi fosse in man un terzo di quelle ricchezze,
5 e fossero ancora vivi quei prodi che lungi dalla gloriosa Betlemme, Casa del Pane, perirono nei vasti campi di Gaza! Tutti io li piango, e li sospiro tutti, standomi spesso nei miei tetti assiso, e or mi pasco di cure, or nuovamente piglio conforto:
6 chè non puote a lungo viver l'uom di tristezza, e al fin molesto torna quel pianto, che fu pria sì dolce.
7 Pure io di tutti coloro che ho perduto in Filistia non mi dispero quanto d'un sol, che ingrato mi rende, ove a lui penso, il cibo, e il sonno:
8 poiché nessun Giudice in tutto Israele, o il bene oprando, o sostenendo il male, patì quanto Gedeone figlio di Ioas.
9 Ma dispose il Dio degli dei ch'io mesti per sua cagion traessi i giorni, io che non lo vedo da tanti anni, e ignoro se viva, o morto giaccia.
10 Lo piangono intanto il vecchio e cieco Ioas, la prudente Ammoleket e Abimelec, Abimelec l'ardimentoso, che il padre lasciò lattante nei suoi dolci alberghi [Odissea IV,90-112].
11 Subito in Abimelec si risvegliò la voglia di piangere, ed il purpureo manto con le mani si alzò dinanzi al volto.
12 Sobab non poté trattenersi, e rivelò al Giudice che il suo compagno di viaggio era proprio Abimelec, simile a un angelo. Booz si meravigliò e così la sua sposa, la bellissima Rut, madre di Re, la quale a sua volta prese a lodare l'inclito Gedeone e le gesta che egli compì sotto le mura di Gaza.
13 Sorse in ciascuno a tali parole un vivo di lagrime desio. Piangea la figlia del sire di Moab, piangea di Gedeone il figlio, e il Giudice di Giuda, né asciutte aveva Sobab le guance, pensando al fratello perito davanti a Gaza per salvare suo padre.
14 A questo punto Michele, il Gran Principe, ispirò Rut affinché servisse ai presenti boccali di vino in cui aveva disciolto il nepente, che oggi chiamiamo oppio, un farmaco originario dell'India di cui aveva appreso l'uso in Egitto:
15 esso placa l'ira e sgombra l'animo da ogni dolore. Mentre la droga faceva effetto, ella narrò ai presenti le gesta di Gedeone poco prima della caduta della rocca di Gaza:
16 ella infatti aveva incontrato Gedeone, che era riuscito ad intrufolarsi nella città travestito da mendicante. Ella sola lo aveva riconosciuto e rifocillato, e gli aveva promesso che non avrebbe rivelato ai Filistei la sua identità;
17 dopo di che Booz aggiunse: "Dicesti, o donna, giustamente. Io terra molta trascorsi, e penetrai col guardo di molti eroi nel sen: ma pari a quella del saggio Gedeone alma non vidi.
18 Basti quel, che oprò e che sostenne nel grembo  del vitello di legno, ove era nascosto il fior fiore degli Ebrei.
19 Sospinta, io credo, da Satana, cui la gloria dei Filistei a cuore stava, là tu giungesti, Rut, e con te venne Deifobo; ben tre volte intorno al cavo agguato ti aggirasti;
20 e a nome i primi chiamavi degli Ebrei, contraffacendo delle lor donne le diverse voci. Io, Eud e Gedeone chiamar ci udimmo; e il beniaminita figlio di Ghera ed io ci alzammo, e di saltar fuor del vitello, o dar risposta dal profondo ventre, ambo pronti eravam:
21 ma non lo permise, e, benché ardenti, ci contenne Gedeone, che poi stese con un pugno Elkana, il qual credette di sentirsi chiamar dalle due mogli Anna e Peninna [1Sam 1,2]. Sì di tutto Israele ei fu salute."
22 "E ciò il dolore, o Booz, m'accresce", Abimelec riprese: "A che gli valse tanta virtù, se non potea da Morte difenderlo dentro il petto il suo cuore di ferro?"
23 "Ma deh! piacciavi omai, che noi troviamo dove posarci, acciò su noi del sonno la dolcezza ineffabile discenda."
24 Subito Rut la Moabita, la più bella tra le figlie di Eva, ordinò alle ancelle di approntare i letti per i suoi ospiti sotto la loggia,
25 quindi si ritirò anch'ella nella camera nuziale, depose la sinuosa veste ond'era cinta, e giacque del consorte a lato [Odissea IV,113-305].

Capitolo 6
1 Appena spuntò mattiniera l'Aurora, Booz si rivestì, appese per il pendaglio all'omero la spada, si allacciò i bei calzari e raggiunse Abimelec, già sveglio.
2 "Qual", gli disse, "cagione ad Efrata sull'immenso tergo dei monti di Giudea, Abimelec, ti condusse? Pubblico affare, o tuo? Schietto favella."
3 Il robusto figlio di Gedeone gli espose allora la sua richiesta di avere informazioni sul destino del padre, dato che l'anziano e saggio Otniel non gli aveva potuto dire alcunché di nuovo, e gli narrò quali soprusi stessero compiendo in casa sua i Pretendenti alla mano di sua madre.
4 Il suo anfitrione trasse un profondo sospiro, e "Ohimè", rispose, "Volean d'un eroe dunque uomini imbelli giacer nel letto? Qual se incauta cerva, i cerbiatti suoi teneri e lattanti deposti in tana di leon feroce, cerca, pascendo, i gioghi erti, e l'erbose valli profonde;
5 e quel feroce intanto riede alla sua caverna, e morte ai figli porta, e alla madre ancor: non altrimenti porterà morte ai concorrenti Gedeone!
6 Quanto a ciò, che mi chiedi, io tutte intendo schiettamente narrarti, e senza inganno, le arcane cose, ch'io appresi dalla Sibilla Egiziana, che mai non mente [Odissea IV,306-350].
7 Me, che alla patria ritornar bramava, in terra d'Egitto tratteneva il Signore di tutto l'universo, che tuona sulle acque [Sal 28,3],
8 poiché ancora non avevo espiato i peccati commessi nella piana di Gaza offrendoGli i dovuti olocausti e promettendo la conversione del mio cuore.
9 Dopo essere rimasto sette anni ospite del Faraone, ed aver visitato la Nubia e l'Etiopia e il remoto paese di Punt, da dove riportai incenso, mirra, resine, ambra, agata verde, lapislazzuli, oro, avorio, ebano e altri legni pregiati,
10 e dopo aver raggiunto anche il paese di Ofir, dove presi quattrocentoventi talenti d'oro [1Re 9,28], desiderai ardentemente poter rientrare nella natia Giudea,
11 ed allora il Re d'Egitto, divenuto mio amico, mi consigliò di raggiungere l'oasi di Ammone [Erodoto, Storie III,26], nel cuore del deserto della Libia, dove ancora viveva Na'eltama'uk [Libro dei Giubilei 7,14], nuora di Noè avendo sposato suo figlio Cam, detta anche la Sibilla Egiziana.
12 Il Signore Dio aveva infatti concesso alle mogli dei figli di Noè una vita lunghissima e la virtù profetica [Oracoli Sibillini] per poter essere di giovamento ai giusti che andavano ad interrogarle.
13 Mi misi dunque in marcia attraverso il deserto con pochi compagni e, vissute mille peripezie tra caldo soffocante e tempeste di sabbia, infine giunsi all'oasi e potei dissetarmi.
14 Non riuscimmo però a trovare l'anziana Na'eltama'uk, che a noi si nascondeva nelle grotte scavate nella pietra, poiché eravamo impuri per il sangue versato a Gaza, ed ella si rifiutava di incontrarci.
15 Incontrammo invece sua sorella Sedeqetelebab [Libro dei Giubilei 7,16], moglie di Sem, detta la Sibilla Eritrea, che era venuta a visitarla.
16 Questa, mossa a compassione per il mio infelice destino, escogitò un inganno ai danni della sorella: ci portò delle pelli di giovani dromedari e ci suggerì di nasconderci dentro di esse e di attendere l'arrivo di Na'eltama'uk,
17 perchè ella molto amava gli animali del deserto, e si avvicinava ad essi per carezzarli e rifocillarli.
18 Così facemmo: tutto il mattino aspettavam con alma forte e costante. Vennero i dromedari del deserto ad abbeverarsi all'oasi, e noi ci mescolammo a loro.
19 Uscí sul mezzogiorno la vegliarda Sibilla e si avvicinò ai suoi amati animali, nè di frode parea nutrir sospetto.
20 A quel punto noi saltammo fuori, e la afferrammo. Ella, atterrita, chiamò in soccorso i suoi amici animali: giunsero un leone, un serpente, una pantera e un immane cinghiale, ma noi tutti li uccidemmo o li mettemmo in fuga.
21 Intanto la tenevamo prigioniera. Infine l'astuta Sibilla, che nel petto stanco troppo sentiasi omai stringer lo spirito, con queste voci mi interrogò:
22 « O figlio di Salmòn, quale fu tra i figli di Eva che d'insidiarmi ti diè il consiglio, e di pigliarmi a forza? Di che hai bisogno? »
23 « Tu lo sai bene, o Sibilla », io le risposi: « Perchè lo domandi, e fai la gnorri? Tu sai bene che da sette anni tento inutilmente di far ritorno in patria, e sento distruggermisi il core. Ah dimmi, dal momento che nulla ti tiene celato l'ispirazione divina,
24 quale tra i demoni m'inceppa e mi rinchiude il deserto intorno, e in quale modo potrò alfine rivedere la cara Betlemme. » [Odissea IV,351-474]

La Sibilla Egiziana, ritratta da Michelangelo nella volta della Cappella Sistina

La Sibilla Egiziana, ritratta da Michelangelo nella volta della Cappella Sistina

Capitolo 7
1 « Non dovevi riprendere il cammino », riprese Na'eltama'uk, « prima di esserti vestito di sacco e fatto penitenza per i crimini da te commessi durante la presa di Gaza, se in breve al natio suol giungere ardevi.
2 Invece Satana e il demone Asmodeo, che infuria tra le sabbie del deserto, ti precludono la strasa del ritorno via terra.
3 Or la tua patria, degli amici il volto, e la magion ben fabbricata la Volontà di Dio riveder non ti dà, dove tu prima non compia i necessari sacrifici di espiazione insieme alla tua sposa, che infiniti addusse lutti sia agli Ebrei che ai Filistei.
4 Poi del fiume Nilo, che dai Monti della Luna scende, devi discendere la corrente su navi ben costruite, e raggiungere la tua Tribù via mare, sperando di non trovare sulla tua strada il Behemoth, la prima delle opere di Dio, che solo il suo Creatore minaccia di spada. [Gb 40,15-24] »
5 A tali parole mi si infranse il core, udendo che di Canaan in su le rive ricondurmi io dovea per gli atri flutti, lunga e difficil via.
6 Pur dissi: « O vecchia, ciò tutto io compirò. Ma ora rispondi, ti prego, a questo, e schiettamente parla: salvi tornaron con i loro eserciti tutti i Giudici che lasciammo indietro, partendo dalla Filistia, Otniel ed io?
7 O perì alcun d'inopinata morte lungo la via, o ai cari amici in grembo, posate l'armi per cui Gaza cadde? »
8 « Booz », ella replicò, « perchè tal cosa mi chiedi tu? Saperlo ti sarà causa di grande pianto. Molti infatti colpì Azrael, l'Angelo della Morte [Corano XXXII,11], e molti non toccò. Otniel, Gaal, il Sacerdote Eli e la Profetessa Debora tornarono subito in patria senza problemi.
9 Eud, il più forte dei guerrieri Israeliti dopo Sansone e Barak, che ha osato scagliare il suo giavellotto contro l'Angelo del Signore [1Om 9,17-18], tornò a Gàbaon ma scoprì che sua moglie Maaca [1Cr 8,29] non lo aveva aspettato e si era risposata con Gàbaon.
10 Temendo di essere assassinato, e deluso dall'infedeltà della sposa, partì per Tiro, si mise in mare con alcuni compagni e raggiunse la terra di Tiras [Gen 10,2], ai confini occidentali del mondo, dove sposò Evippe, figlia di Re Dauno, e portò la civiltà in quella terra selvaggia [Strabone, Geografia VI].
11 Due Giudici tra i guerrieri Ebrei vestiti di rame morirono nel ritorno, e trattenuto nel seno del vasto deserto un terzo vive.
12 Samgar figlio di Anat si perse nel deserto di Sin [Es 16,1] e fu travolto da una tempesta di sabbia, perseguitato dall'ira di Satana perchè aveva stuprato la sacerdotessa Cassandra [1Om 20,25]. Ritrovatosi separato dai suoi compagni,
13 fu salvato dall'angelo Raffaele che gli indicò una grotta in cui trovare rifugio. Avrebbe potuto ritornare a casa, ma accecato dall'ira si mise a urlare che sarebbe riuscito a salvarsi senza bisogno dell'aiuto degli angeli del Cielo.
14 Michele non gradì la sua tracotanza e, colpita la roccia con la propria spada di fuoco, gli fece crollare addosso la volta della grotta, e così egli perì.
15 Quanto a Iefte il Galaadita, che tu amavi come un fratello e che ti fu compagno di mille battaglie nella pianura di Gaza, con il favore del Signore tornò a Mizpa, ma appena vi ebbe messo piede, fu assassinato da Gioele, che dimorava in Aroer [1Cr 5,8]:
16 questi era divenuto amante della moglie di Iefte, che non gli aveva perdonato di aver sacrificato la loro figlia in terra di Filistia [1Om 5,7]. I due così scannarono come un toro il prode Iefte durante il banchetto che avevano imbandito per festeggiare il suo ritorno,
17 e con lui perì Cassandra, sua schiava, che invano gli aveva profetizzato la prematura fine. Non sopravvisse di Iefte un solo compagno, ma di tutti corse nel palagio il sangue. »
18 E a me schiantossi il core a queste voci: pianto io versava su l'arena steso, nè più mirar del Sol volea la luce.
19 Quando infine mi calmai, tal seguitava la non mendace vecchia: « Resta, o figlio di Salmòn, dall'infinite lagrime per un mal già vendicato: Iair il Gaaladita [2Om 1,14], che Iefte amava come figlio suo, ha già ucciso sia Gioele sia la sposa infedele. »
20 Disse; e di gioia un improvviso raggio nel mio cor balenava. « Ma chi è quel terzo, che il suo reo destino vivo in mezzo alle dune ancor trattiene? Io d'udir temo, e bramo a un tempo. »
21 E nuovamente la non bugiarda sposa di Cam: « Di Manasse il Giudice, che da Ioas nacque. Costui dirotto dalle ciglia il pianto spargere io vidi in solitaria oasi, soggiorno della madianita Cozbi, figlia di Zur, che rimandarlo nega [2Om 1,18];
22 ond'ei, cui solo non avanza un cavallo, e non compagni, star gli convien dalla sua patria in bando.
23 Ma tu, tu, Booz, alunno di Iddio Onnipotente, chiuder gli occhi non dèi nella nutrice di agnelli Betlemme; ché non vuole così il tuo Signore.
24 Te nella terra di Dilmun, ai confini del mondo [Enuma Elish; Epopea di Gilgamesh X], condurrà l'angelo di Dio, là dove visse Noè dopo il diluvio, e dove scorre senza cura o pensiero all'uom la vita.
25 Neve non mai, non lungo verno o pioggia regna colà; ma di Favonio il dolce fiato, che sempre il Creatore invia, quei fortunati abitator rinfresca.
26 Là morrai all'età di centodieci anni. Poiché sei destinato a dare inizio alla dinastia dei Re d'Israele, tal sortirai ventura. »
27 Tacque, e saltò in una grotta, e il suol l'ascose. Ed io, da vari pensier l'alma turbato, movea coi prodi amici in ver l'Egitto." [Odissea IV,475-570]

Capitolo 8
1 "Compiuti insieme a mia moglie Rut la Moabita i necessari riti di espiazione, partimmo via mare per fare ritorno in terra di Giudea;
2 ma ancora Satana ci perseguitava, e così i venti avversi ci spinsero fino a Cipro, poi nella terra degli Ittiti. Da lì raggiungemmo Ugarit, Sidone, Tiro, e finalmente, dopo tanti anni, potei baciare il suolo dell'amata Betlemme di Giuda. Questo è quanto posso narrarti."
3 Detto questo, il Giudice dei Giudei propose a Abimelec di trattenersi nella sua reggia alcuni giorni per godere della sua ospitalità, ma il giovane rifiutò la sua offerta per raggiungere i compagni; Booz gli consegnò allora in dono un piccolo vitello in oro, come ricordo del Vitello di Gaza.
4 Nel frattempo, ad Ofra di Manasse Asrièl, fratello di Zelofcad [1Cr 7,14], che aveva aiutato Michele a radunare uomini per la carovana di Abimelec, andò ad avvisare i Pretendenti, intenti ai loro bagordi,
5 che il figlio del Giudice era partito in compagnia di un angelo nascosto sotto le mentite spoglie di Pincas il Sacerdote.
6 Allora Zelofcad, il più astuto e superbo tra i Pretendenti, con venti compagni partì per tendergli un agguato mortale presso Tirzah, in una gola che Abimelec avrebbe dovuto giocoforza attraversare per tornare a casa.
7 L'araldo Machir [1Cr 7,15], che aveva ascoltato non visto i loro discorsi, informò però Ammoleket, ignara della partenza del figlio, del fatto che i Pretendenti volevano attentare alla vita di Abimelec,
8 La moglie di Gedeone si disperò, si sfogò contro le ancelle, sgridandole per non averla informata, e pensò di mandare un servo dall'anziano Ioas per informarlo, ma fu dissuasa dalla fedele Macla.
9 Alla fine si ritirò nelle proprie stanze per innalzare una preghiera a Michele, affinché salvasse il suo adorato figlio.
10 Addormentatasi, lo stesso angelo Michele, il Grande Principe, le apparve in sogno sotto le sembianze di sua sorella Noa [Gs 17,3], la rassicurò riguardo alla sorte del figlio, ma non le rivelò se Gedeone fosse vivo o meno [Odissea IV,571-847].
11 Subito dopo Michele tornò a presentarsi al cospetto del Signore, il cui trono è sopra i Cieli dei Cieli [Sal 148,4], e ribadì la necessità di concedere a Gedeone il ritorno in patria, prima che i Pretendenti eliminassero anche suo figlio.
12 Il Signore Dio assentì e inviò l'angelo Gabriele nell'oasi di Hegra per sollecitare la principessa Cozbi a rilasciare il suo prigioniero.
13 Il divino messaggero volò più rapido del pensiero, e lungo il deserto sen gia, finché vicina s'offerse a lui l'oasi lussureggiante, soggiorno della nobildonna il crin ricciuta, che l'angelo trovò seduta all'ombra della sua tenda.
14 Alto splendeva il sole, e la fragranza del cedro ardente e del goloso dattero per tutta l'oasi si spargeva intorno; e tra i lor rami fabbricato il nido s'aveano augelli dalle lunghe penne.
15 Ella, cantando con leggiadra voce, fra i tesi fili dell'ordita tela lucida spola d'òr lanciando andava. Ma nella grotta il generoso Gedeone non c'era: mesto sul limitare del  deserto sedeva, ed ivi con dolori, con gemiti, con pianti struggeasi l'alma, e le dune sempre mirava, lagrime stillando.
16 Quando vide Gabriele giungere a lui in forma umana, subito la Madianita lo riconobbe, poiché possedeva il dono della Profezia, e gli domandò il motivo di quella visita, pur temendo in cuor suo di ascoltare la risposta.
17 "Il vero, poiché udirlo tu vuoi, schietto io ti narro", rispose il messaggero immortale. "A te mi manda l'Onnipossente, e i precetti di Dio ad alcun mortale nè violar, nè obbliar lice. Teco i giorni mena l'uom più sfortunato tra quanti la cittade di Priamo combattean.
18 Alfin, Gaza combusta, intraprese la strada del ritorno. Ma esso fu lungo e tortuoso, tutti periron di quest'uomo i compagni; ed ei dal vento venne infine ai palmizi tuoi portato.
19 Or tu costui rilascerai, chè non morir dalla sua terra lunge, ma la patria bensì, gli amici, e riveder l'alto suo palagio, è a lui destino."
20 Inorridì Cozbi, ed esclamò: "Ah, ingiusti abitator del Cielo, mi vedete con un eroe da me salvato da morte certa: io raccogliealo amica, io lo nutria gelosamente, io prometteagli di farlo Re degli Arabi al mio fianco; e il Signore me lo toglie per restituirlo a una sposa che non lo vede da vent'anni,
21 e che forse gli fu infedele! Ma il nostro comune padre Abramo, l'Amico di Dio [Corano IV,125], ci insegnò che non si può disobbedire al Signore, lento all'ira e ricco di misericordia [Es 34,6], e così, a malincuore, lo rimanderò con una scorta fino alla Terra di Canaan."
22 Subito Gabriele si dileguò, tornando al Cielo, e Cozbi raggiunse veloce il povero Gedeone, annunciandogli che lo avrebbe finalmente lasciato partire per far ritorno ad Ofra di Manasse.
23 Gedeone però era diffidente: "No, principessa, a tuo dispetto, non proverò neppure ad attraversare il deserto infuocato che non perdona, dove tu pria non degni giurare a me con giuramento grande che nessun danno il cuore tuo mi ordisce!"
24 La sovrana dei Thamudeni vinse la sua perplessità con un giuramento solenne, fingendo che il suo fosse un atto di mera generosità, e tacendo completamente l'incontro da lei avuto con l'angelo Gabriele e l'ingiunzione da parte dell'Altissimo.
25 Gedeone allora si convinse e ribadì alla principessa araba che, a dispetto delle prove che avrebbe dovuto affrontare per tornare in patria, non avrebbe mai rinunciato a recarvisi per amore di Ammoleket.
26 Nel giro di cinque giorni i Thamudeni approntarono una spedizione per ricondurre Gedeone in patria, e Cozbi, che era la più colta tra le principesse dell'Arabia, diede loro indicazioni a riguardo di che rotta seguire, orientandosi con le stelle.
27 Lieto l'eroe partì da Hegra con la carovana, e attento le Pleiadi mirava, e il tardo a tramontar Boóte, e l'Orsa che mai non si tuffa sotto l'orizzonte, ma ancora non sapeva cosa lo aspettava [Odissea V,1-277].

Capitolo 9
1 Quando già la carovana con Gedeone alla sua testa era in prossimità della terra di Edom, ai confini meridionali di Canaan, purtroppo la scorse Asmodeo, il nemico acerrimo del figlio di Ioas.
2 Avvertito da Satana che il Signore voleva il rientro in patria di Gedeone [2Om 2,9], il demone era giunto fin dall'Alto Egitto, e scatenò una violenta tempesta di sabbia per cercare di farlo perdere nuovamente nel deserto,
3 o persino di ucciderlo, facendogli rimpiangere il fatto di essere scampato alla Guerra di Gaza solo per andare incontro a un'ingloriosa morte.
4 Separatosi dagli altri membri della carovana, Gedeone fu salvato dall'angelo Uriele [Libro di Enoch 20, II Libro di Esdra] che, in quanto "Luce di Dio", gli fece apparire una luce per guidarlo in mezzo alla tempesta, finché egli non trovò riparo tra alcune rocce.
5 Raffaele scacciò Asmodeo e lo inseguì fino all'Alto Egitto, dove lo incatenò perchè non potesse più nuocere a Gedeone [Tob 8,3], mentre Michele sedò la tempesta di sabbia.
6 Esausto, Gedeone andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: "Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché sono esausto di tanta persecuzione nei miei confronti, ed io non sono migliore dei miei padri."
7 Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora un angelo lo toccò e gli disse: "Alzati e mangia!"
8 Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi.
9 Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: "Su, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino!"
10 Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per tre giorni [1Re 19,4-8].
11 Giunto alle porte di Bosra, capitale di Edom, sul far del tramonto, bevve ad un pozzo scavato da Esaù e andò a dormire sotto un oleandro e un olivo, dove si coprì di foglie, e Michele fece scendere su di lui un sonno ristoratore [Odissea V,278-493].
12 Nel frattempo Michele entrò nel palazzo reale di Bosra, raggiunse la camera della principessa Timna [Gen 36,22], figlia del re Adar, di straordinaria bellezza, prese l'aspetto di una sua cara amica e la invitò a recarsi al pozzo quella mattina stessa per attingere acqua.
13 La mattina successiva, senza accennare minimamente all'incontro notturno, Timna chiese al padre un carro tirato da mule per poter andare al pozzo con le sue ancelle; egli, sempre ispirato da Michele, assentì.
14 Uscita dalla città con le sue compagne, si recò al pozzo di Esaù; dopo aver riempito le anfore, le fanciulle si lavarono e, fatta colazione, iniziarono a giocare a palla attendendo che le loro vesti si asciugassero.
15 La palla lanciata da Timna dalle bianche braccia non venne afferrata da alcuna ancella, e andò a cadere tra gli alberi, così le grida delle ragazze svegliarono Gedeone. Questi si alzò e si avvicinò alle fanciulle, che fuggirono terrorizzate da lui, tutto imbrattato di sabbia e di terra.
16 Solo la figlia di Re Adar rimase, perché Michele le tolse la paura dal cuore. Dopo aver pensato se fosse stato meglio supplicarla abbracciandole le ginocchia o parlarle da lontano, e preferendo quest'ultima ipotesi,
17 Gedeone le si rivolse complimentandosi per la sua eccezionale bellezza, dono di Dio, accennò ai tragici eventi del suo passato e le chiese se poteva indicargli la via per la vicina città e donargli un panno con cui rivestirsi.
18 Timna, incoraggiata da Michele e impietositasi per la sorte dello straniero, richiamò le sue ancelle, ordinò loro di dare all'ospite cibo, bevande e vestiti, e comandò loro di lavarlo.
19 Gedeone tuttavia rifiutò quest'ultima proposta, si lavò da solo con l'acqua delle anfore fornitegli dalle fanciulle, e si rivestì. Maggior d'aspetto, e più ricolmo in faccia lo rese l'angelo Michele, e più fresco, e dei capei lucenti, che di giacinto a fior parean sembianti, sugli omeri cader gli feo le anella.
20 Era così prestante e muscoloso che Timna si innamorò di lui; ella lo invitò a seguire il suo carro, ma a lasciare che lei e le ancelle entrassero per prime in città, trattenendosi in un pioppeto sacro a Qos, il dio nazionale degli Edomiti,
21 affinché non sorgesse il rischio che qualcuno, vedendo al suo fianco Gedeone, potesse sospettare malignamente che tra loro ci sia una relazione, compromettente per la dignità della ragazza, che presto avrebbe dovuto sposarsi.
22 Gli spiegò inoltre di presentarsi al cospetto della coppia regale come umile supplice, abbracciando le ginocchia della regina Meetabel, figlia di Matred, figlia di Mezaab [Gen 36,39], sua madre, non di suo padre Adar.
23 Così fecero. E quando Gedeone si separò dalle ragazze nei pressi delle porte della città di Bosra,  pregava in tali accenti: "Odimi, invitto Principe delle milizie celesti, o Michele, ed oggi almen fa pieni i voti miei.
24 Tu, che pieni i miei voti unqua non festi finché tra le sabbie mi sbalzò Asmodeo, dammi che gradito, e non indegno di pietade, agli Edomiti io m'appresenti."
25 Disse, e Michele l'udì: ma non ancora visibilmente lo assistea per tema che Satana lo notasse, ed altri inganni tendesse al pari agli angeli Gedeone [Odissea VI].

Capitolo 10
1 Timna fece ritorno a palazzo, senza nulla svelare al padre e ritirandosi nelle proprie stanze.
2 Nel frattempo Gedeone, circondato dalla nebbia che Michele gli aveva fatto scendere attorno, entrò in città, ed ecco farglisi incontro l'angelo Michele sotto le mentite spoglie di una giovinetta con una brocca d'acqua in testa.
3 Gedeone le chiese di condurlo alla reggia, l'angelo accettò e così venne condotto di nascosto per la città.
4 Dopo avergli brevemente riassunto la storia del popolo di Edom, discendente di Esaù, fratello gemello di Giacobbe, Michele scomparve lasciando l'eroe ad ammirare la bellezza e la ricchezza della reggia.
5 Il figlio di Ioas dalle larghe spalle non ebbe timore di entrarvi, giacché re Adar era stato alleato degli Israeliti nel corso della Guerra di Gaza, inviando un piccolo contingente in loro aiuto [1Om 4,13].
6 Passato di nascosto per le vaste sale grazie alla nebbia con cui Michele lo aveva circondato, si palesò solo quando si trovò davanti alla regina Meetabel, pregandola e abbracciandole le ginocchia.
7 Supplicandola in nome di Dio, Gedeone dai molti espedienti implorò Meetabel di fornirgli dei compagni e dei mezzi con i quale tornare ad Ofra di Manasse.
8 La regina gli concesse cortesemente di sedersi accanto a lei, al pari degli altri commensali, ordinò di lavarlo e di farlo partecipare al loro banchetto.
9 Dopo che Re Adar e i principi di Edom ebbero libato ad Asera protettrice dei supplici, Meetabel riconobbe gli abiti indossai dallo straniero come quelli tessuti da sua figlia, pur ignorando ciò che era accaduto quel giorno presso il pozzo, e gli domandò da dove venisse.
10 Gedeone spiegò di essere stato trattenuto per sette anni nell'oasi di Hegra dalla principessa Cozbi e dalla furia del demone Asmodeo; solo da poco era stato rilasciato, ma i demoni avevano infierito ancora contro di lui.
11 Solo per miracolo era riuscito a raggiungere Bosra di Edom dalle larghe porte, e presso il pozzo era stato soccorso dalla loro figlia Timna.
12 Per proteggere la principessa dal biasimo paterno, dovuto al fatto che non ha condotto con sé l'ospite alla reggia, Gedeone si addossò la responsabilità della scelta di arrivare da solo ed in un secondo momento.
13 Adar apprezzò molto la sua accortezza e la sua prestanza fisica, e gli propose di rimanere tra di loro e di sposare sua figlia, ma Gedeone gli rispose di avere già una moglie, e di voler tornare da lei il più presto possibile. Alla fine la coppia regale e l'ospite andarono a coricarsi [Odissea VII].
14 Il mattino successivo l'angelo Michele si aggirò per la città di Bosra dagli eccelsi tetti sotto le mentite spoglie di un araldo, diffuse la notizia dell'arrivo di un fuggiasco e versò straordinarie bellezza e forza su di lui.
15 Re Adar, dopo essersi dedicato ai preparativi per il ritorno a casa dello straniero, fece imbandire un lauto pranzo e fece condurre nella sala il cantore cieco Eman, il Keatita [1Cr 6,18], figlio di Gioele, che era solito rallegrare la sua mensa con la propria musica.
16 Il canto intonato da Eman narrava le sofferenze patite dagli Edomiti alleati con gli Israeliti durante la Guerra di Gaza, e ad udirlo Gedeone si commosse profondamente.
17 Notata la sospetta commozione di Gedeone, Re Adar indisse i giochi in onore dell'ospite. Suo figlio Baal-Canan [Gen 36,38] vinse la gara di pugilato, e propose al loro muscoloso ospite di prendere parte ai giochi, ma questi rifiutò:
18 "Baal-Canan, a che cotesto invito, deridendomi quasi? Io, più che giochi, disastri volgo per l'afflitta mente. Io, che tanto patii, sostenni tanto, e or qui, mendico di ritorno, e scorta, siedomi, al Re pregando, e al popol tutto."
19 Il giovane a viso aperto allora lo offese: "Uom non mi sembri tu, che si conosca di quelle pugne, che la stirpe umana per suo diletto esercitar costuma.
20 Tu m'hai vista di tal, che presso carovana di molti cammelli s'affaccendi, capo di mercanti al trafficare intesi, che in mente serba il carico, e pensa ai guadagni con rapina fatti: ma nulla certo dell'atleta tieni!"
21 Gedeone dai molti consigli lo guardò bieco, e gli replicò: "Male assai parlasti, e ad un uom insolente somigli in tutto. Dunque è vero che Iddio Onnipotente le più care doti non dà ad un uomo solo: te fregia la beltà, né meglio formar saprebbe il Creatore un volto, se non che poco della mente vali.
22 Io nuovo non son dei giochi, qual tu cianci, e credo anzi ch'io degli atleti andai tra i primi, finché potei dei verdi anni e di queste braccia fidarmi. Ma mi cimenterò nelle gare, pur avendo tanto sofferto per colpa degli uomini e dei demoni: mordace troppo fu il tuo sermone!"
23 Ciò detto, afferrò il giavellotto più pesante di tutti, e lo scagliò più lontano di tutti quelli lanciati dai giovani Edomiti, ottenendo i complimenti di Re Adar e la richiesta di scuse da parte di Baal-Canan, che egli accettò.
24 Ritornati tutti dentro il palazzo reale di Bosra, Adar gli regalò una spada d'oro, e Gedeone ebbe modo di salutare Timna, riconoscendosi suo debitore.
25 Il cantore cieco Eman il Keatita si mise a narrare di come Giacobbe derubò Edom della primogenitura [Gen 27,1-40]. Subito dopo però passò a cantare l'inganno del vitello di legno ideato da Gedeone grazie al quale gli Israeliti espugnarono Gaza,
26 e il loro ospite pianse calde lacrime udendo la narrazione di questi eventi. Allora Re Adar chiese in nome del suo dio Qos che il cantore tacesse e che lo straniero svelasse una buona volta il suo nome e la sua identità,
27 spiegando perché i fatti relativi alla guerra combattuta presso Gaza gli provocavano tanta commozione, prima che gli Edomiti lo riconducessero in patria [Odissea VIII].

Francesco Hayez, Gedeone alla corte del Re di Edom, 1815

Francesco Hayez, Gedeone alla corte del Re di Edom, 1815

Capitolo 11
1 "O Re Adar, che ai cananei tutti di grandezza e di gloria innanzi vai", gli replicò Gedeone, "bello è udir un cantore come Eman, di cui pari a quella d'un angelo suona la voce, e tutta una gente si dissolve in gioia.
2 Ma tu la storia dei miei guai domandi, perch'io rinnovi, ed inacerbi il duolo. Qual pria dirò, qual poi, qual nell'estremo racconto serberò delle sventure che gravi, e molte, m'inviò il Signore Dio di Israele?
3 Prima il mio nome; acciò, se vita un giorno mi si concede riposata e ferma, dell'ospitalità ci unisca il nodo. Gedeone, il figlio di Ioas io sono,
4 che innanzi alle Porte Scee combatteva, ed ideò l'inganno del vitello: quel Gedeone le cui vicende Eman cantava.
5 Deh, qual giammai l'uom può della natia sua contrada veder cosa più dolce? Cozbi di Madian, e di Saba la Regina mi ritenean con arte, desiando d'avermi entrambe a sposo.
6 Ma né l'una né l'altra il core mio piegava mai: chè di dolcezza tutto la patria avanza, e nulla giova un ricco splendido albergo a chi da' suoi disgiunto vive in estrania terra.
7 Or tu mi chiedi quello che mi accadde poi che da Gaza fui partito, ed il mio lacrimabil ritorno; ed io tel narro.
8 Quando ripresi la via del ritorno con Otniel, Booz e gli altri Giudici degli Ebrei, portai con me Ecuba, figlia di Dimante re di Frigia e vedova di re Priamo, che mi era stata destinata come schiava [Euripide, Le Troiane] [1Om 21,6],
9 ma dopo un giorno di cammino ella riuscì a fuggire e si rifugiò a Gat, città filistea che era stata alleata di Gaza, e che già noi Ebrei una volta avevamo saccheggiato.
10 I miei uomini mi chiesero di lasciarla perdere e di proseguire la marcia, ma in sogno un angelo mi aveva rivelato che, se non avessi portato in patria con me la regina Ecuba, avrei avuto un ritorno allucinante e pieno di insidie.
11 Senza dire nulla ad alcuno del sogno, mi staccai così dagli eserciti degli altri Giudici e tornai a Gat [2Om 4,12]. Ma le fortificazioni della città erano state ricostruite, e un esercito numeroso si era schierato davanti a me.
12 « Alzatevi, perché il Signore ha messo nelle vostre mani la città di Gat », dissi ai miei uomini. Li divisi in tre schiere, consegnai a tutti trombe e brocche vuote con dentro fiaccole e spiegai loro: « Guardate me e fate come farò io, così farete voi.
13 Quando io, con quanti sono con me, suonerò la tromba, anche voi suonerete le trombe intorno a tutto l'accampamento e griderete: La spada per il Signore e per Gedeone! »
14 Con i cento uomini che erano con me giunsi all'estremità dell'accampamento nemico all'inizio della veglia di mezzanotte, quando appena avevano cambiato le sentinelle. Io suonai la tromba spezzando la brocca che avevo in mano.
15 Allora le tre schiere suonarono le trombe e spezzarono le brocche, tenendo le fiaccole con la sinistra e con la destra le trombe per suonare e gridarono: « La spada per il Signore e per Gedeone! »
16 Ognuno di essi rimase al suo posto, intorno all'accampamento; tutto il campo si mise a correre, a gridare, a fuggire mentre quelli suonavano le trecento trombe,
17 e grande fu la rotta dei Filistei [Gdc 7,15-22]. Così prendemmo la città di Gat, dividemmo il bottino e lo spartimmo tra di noi.
18 Ecuba però non potei trovarla da nessuna parte, con mia grande disdetta, sebbene fossi certo che nessuno avesse lasciato Gat.
19 Da allora i miei uomini asserirono che tra le rovine di Gat ripetutamente appariva loro il fantasma di una gigantesca cagna nera, e si convinsero che si trattava dello spettro di Ecuba, venuto a vendicare la morte propria e quella dei propri figli [Euripide, Ecuba].
20 Compresi che si trattava di un presagio di sventura, feci erigere per lei un cenotafio in un punto della costa chiamato da allora "la Tomba della Cagna", e proposi ai miei compagni di partire al più presto, ma non venni ascoltato.
21 Mentre i miei uomini continuavano a far razzia e a gozzovigliare, purtroppo, i Filistei di Gat si erano coalizzati con quelli delle altre città e con alcune tribù del deserto, ci attaccarono di sorpresa e ci respinsero lontano, causando la morte di settantadue nostri valorosi compagni.
22 Noi superstiti ci ritirammo in fretta e furia nel deserto di Sur [Esodo 15,22], ma ci colpì una tremenda tempesta di sabbia che ci costrinse a vagare per giorni e giorni nel deserto, perdendo qualunque punto di riferimento e la strada verso casa [Odissea IX,1-81].

Capitolo 12
1 Dopo nove giorni di cammino senza riconoscere alcun luogo a noi noto, raggiungemmo Rephidim [Es 17,8], la terra dei mangiatori di canapa.
2 Io inviai presso quelle tribù tre ambasciatori, che però non fecero ritorno. Io ne inviai degli altri, e neppure essi tornarono; alla fine mi mossi di persona, ben armato e accompagnato da molti guerrieri.
3 Scoprii così gli abitanti del luogo non si mostravano ostili nei confronti dei miei ambasciatori, ma offrivano loro da mangiare le sommità fiorite della pianta che essi coltivavano nella loro oasi.
4 Ora, chiunque l'esca dilettosa e nuova gustato avea, con le novelle indietro non bramava tornar: colà bramava starsi, e, mangiando del soave fiore, la contrada natia sbandir dal petto.
5 Fui così costretto a portarli via a viva forza, e ci allontanammo di là a tappe forzate.
6 Giungemmo dunque nella valle abitata dai giganti Nephilim [Gen 6,4; Num 13,33], di straordinaria statura, che vivon senza leggi. Questi né ramo, o seme por, né soglion gleba col vomere spezzar: ma il tutto viene non seminato, non piantato, o arato l'orzo, il frumento, e la gioconda vite.
7 Leggi non han, non radunanze, in cui si consulti tra lor: dei monti eccelsi dimoran per le cime, o in antri cavi. Sulla moglie ciascun regna, e sui figli, e non si curano gli uni degli altri, e non praticano il commercio poiché vivono di sussistenza.
8 Su quelle verdeggianti colline vivono allo stato brado infinite capre. Arrivati nella terra dei Nephilim, discendenti degli angeli caduti [Libro di Enoch 6,1-6], cacciammo le capre e ci rendemmo conto che la valle era abitata, giacché da una lontana spelonca si alzavano fili di fumo.
9 « Amici », allora dissi, « qui vi piaccia rimaner, mentr'io della gente a spiar vo' con dodici di voi, se ingiusta, soperchievole, selvaggia, o di core ospital sia, ed a cui timore del Signor si chiuda in petto. »
10 Lasciati gli altri al sicuro, partimmo, portando con noi un grande otre di vino donatomi da Marone, sacerdote filisteo di Dagon a Gat per averlo risparmiato insieme alla moglie e al figlio:
11 era un vino speciale, fortissimo, ed ogni coppa andava allungata con ventiquattro misure di acqua. Mio intento era quello di donarlo a colui che abitava nella spelonca, come regalo di benvenuto.
12 Entrammo nella grotta, e tutto era di dimensioni enormi. Nonostante i compagni mi sollecitassero a fuggire alla svelta, una volta presi i formaggi presenti nella spelonca, io decisi di rimanere per conoscere il padrone di casa, e sperando di poter ricevere doni da lui.
13 Egli giunse, ed ecco, era un gigante di statura immensa, con un occhio solo in mezzo alla fronte, per cui i Filistei chiamano Ciclopi i tremendi Nephilim, cui minaccia Iddio del cielo ancora quando tuona [Dante, Inferno XXXI,44-45].
14 Subito sbarrò l'ingresso della grotta con un masso smisurato, che ventiquattro carri a quattro ruote non avrebbero smosso, quindi si diede a mungere i propri animali per prepararsi la cena.
15 A un tratto egli ci scorse e ci interrogò circa la nostra identità. Io gli risposi: « Siamo Ebrei, da Gaza partiti, e sballottati nel deserto dalle tempeste di sabbia, cercando il suol natio, per altre vie e con viaggi non pensati, giungemmo alla tua terra.
16 Ed or, prostesi alle ginocchia tue, ti preghiam d'averci ospiti in grado, e d'un tuo dono rimandarci lieti. Ah! temi, o potentissimo, il Signore, e ricordati che Iddio vendica chi supplica e protegge lo straniero che domanda ospitalità!"
17 Ed ei con atroce sguardo: « O ti fallisce, straniero, il senno, o tu di lunge vieni, che vuoi che Iddio io riverisca e tema. Nessun Signore temono i Nephilim, chè di tutti mortali siam noi molto più forti.
18 Né, perchè un dio inimicarmi io debba, io, Ohya [Libro dei Giganti, frammenti 6Q8 e 4Q530], figlio di Asmodeo, concederò perdono a te e a questi compagni tuoi, se a me il mio cor nol detta! »
19 Ciò detto, quel mostro afferrò due miei compagni e se ne nutrì, mentre noi urlavamo e piangevamo, spettacol miserabile scorgendo con gli occhi nostri, e disperando scampo.
20 Subito dopo si distese e si addormentò. D'impulso io pensai di ucciderlo con la mia appuntita spada, ma mi trattenni, perché ciò avrebbe causato anche la morte di noi tutti, considerato che l'entrata della caverna era chiusa con un masso che noi non avremmo mai potuto spostare!
21 La mattina seguente il gigante uccise altri due miei compagni per farne la sua colazione, poi uscì dalla grotta bloccandola di nuovo con lo stesso masso.
22 I miei compagni piangevano, sicuri di stare per morire, ma io promisi loro che li avrei portati in salvo, ed invocai la divina Sapienza, che è uscita dalla bocca dell'Altissimo e ha ricoperto come nube la terra [Sir 24,3].
23 Ella mi udì, ed io concepii un piano. Un verde, enorme tronco d'oliva, che Ohya svelse di terra, onde fermar con quello i passi, entro la stalla a inaridir giacea. Noi lo scortecciammo e ne aguzzammo un'estremità, per poi nasconderlo.
24 Quando il figlio di Asmodeo tornò, uccise altri due uomini e se ne nutrì, ed io gli offrii l'otre di vino che avevamo portato con noi. Egli ne volle ancora, e mi chiese il mio nome, affinché egli potesse porgermi l'ospital dono.
25 Gli risposi: « Satana è il mio nome: me la madre e il padre chiamano Satana, e tutti gli altri amici. »
26 Ed ei con cuore spietato: « L'ultimo ch'io divorerò, sarai tu, Satana. Questo riceverai da me dono ospitale! » disse, e diè indietro, e cadde addormentato, vinto dal vino che tutti doma [Odissea IX,82-374].

Capitolo 13
1 Subito io e i miei uomini tirammo fuori il tronco d'ulivo dal nascondiglio, ne arroventammo la punta, ci arrampicammo sopra il giaciglio di Ohya e lo conficcammo nell'unico occhio del mostro antropofago.
2 Ohya urlò selvaggiamente di dolore, si strappò via il palo dall'occhio sanguinante e chiamò aiuto, facendo accorrere tutti i Nephilim abitanti nelle grotte circostanti. Essi gli domandarono:
3 « Per quale offesa, Ohya, tanto gridasti mai? Perchè così ci turbi la balsamica notte, e i dolci sonni? » Ed Ohya rispose loro dal profondo speco:
4 « Satana, amici, mi uccide, con inganno, non già con la virtù! » « Or se Satana ti nuoce », rispondevano, « e solo abiti, dallo Sheol ti viene il morbo, e non v'è scampo. Al padre tuo Asmodeo tu devi drizzare i prieghi, chè a Satana è quasi pari negli Inferi. »
5 Dopo ciò, ritornaron sui loro passi; ed a me il cor ridea, che sol d'un nome tutta si fosse la mia frode ordita!
6 Giunto il mattino, dopo una notte di urla e di lamenti, il cieco gigante levò il masso dalla grotta e si pose a far la guardia all'uscio, ma io riuscii a far fuggire tutti i compagni con un nuovo espediente:
7 li feci infatti aggrappare al vello al di sotto delle pecore che uscivano al pascolo, mentre io mi aggrappai sotto all'ariete, il più bello del gregge, ed inutilmente egli tastava le schiene degli animali.
8 In tal modo scampammo e facemmo ritorno all'accampamento degli altri, prendemmo con noi molte pecore, e ci apprestammo a lasciare per sempre quella terra maledetta. Tuttavia da lungi, in cima alla collina, io vidi Ohya in piedi, che ancora a tentoni ci cercava.
9 Allora gli gridai: « O gigante, nato da un demone, color che nel tuo cavo antro, le grandi forze abusando, divorasti, amici non eran dunque d'un mortal da nulla, e il mal te pur coglier dovea. Malvagio! Che la carne cenar nelle tue case non temevi degli ospiti. Per questo il Signore Dio d'Israele t'ha punito! »
10 A queste voci il tremendo Ohya in rabbia montò più alta, e con la sua forza straordinaria mi scagliò contro d'un monte la divelta cima,
11 che cadde sul colle davanti a quello su cui noi ci trovavamo. Benché i compagni mi invitassero al silenzio e alla rapida fuga, io aggiunsi con lo sdegno in petto:
12 « O mostro, se della notte in cui or tu giaci, alcuno ti chiederà, gli narrerai che Gedeone, figlio di Ioas, che in Ofra di Manasse ha la sua casa, il distruttore di città, il dì ti tolse! »
13 Ed ei, le palme alla stellata volta levando, supplicava: « O Asmodeo, chiamato anche Semeyaza, padre mio, tu che al tempo di Noè guidasti i Figli di Dio sulla Terra ad accoppiarsi con le figlie degli uomini e a generare i Nephilim [Gen 6,1-8; Libro di Enoch 6,1-8], ascolta la mia preghiera.
14 Se tuo pur son, se padre mio ti chiami, di tanto mi contenta: in patria Gedeone, figlio di Ioas, che in Ofra di Manasse ha la sua casa, il distruttore di città, giammai non torni.
15 E dove il natio suolo, e le paterne case il Cielo non gli negasse, almeno vi giunga tardi, e a stento, e in nave altrui, perduti in pria tutti i compagni, e nuove nell'avita magion trovi sciagure! »
16 Fuggimmo; ma oramai mi ero inimicato in perpetuo il demonio Asmodeo, il capo dei Vigilanti, che mi avrebbe reso così lungo e periglioso il ritorno, e già meditava come uccidermi tutti i compagni, e me stesso [Odissea IX,375-566].
17 E di là andammo verso est, in mezzo alla catena montuosa del deserto, e vidi un'oasi solitaria, pieno di alberi e piante. E l'acqua sgorgava dal cielo, precipitandosi come un copioso corso d'acqua verso nordovest, e faceva salire da ogni parte nuvole e rugiada [Libro di Enoch 28,1-3].
18 Ed ecco un alto monte, cinto da un muro di bronzo indistruttibile, da cui liscia si leva in alto la rupe [Odissea X,1-4].
19 E qui vidi aprirsi nel cielo tre portali: attraverso ciascuno di essi procedono i venti del nord. Quando soffiano c'è freddo, grandine, gelo, neve, rugiada e pioggia.
20 E da una porta soffiano per il bene degli uomini; ma quando soffiano attraverso le altre due porte, soffiano con violenza e afflizione sulla terra [Libro di Enoch 34,2-3].
21 Quivi dimorava Enoch lo Scriba, figlio di Iared, figlio di Maalaleèl, figlio di Kenan, figlio di Enos, figlio di Set, figlio di Adamo; di trecentosessantacinque anni fu la sua vita, poi Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l'aveva preso [Gen 5,23-24].
22 Dopo il diluvio l'angelo Uriele lo condusse in quella regione, ai confini della terra, ed egli dimora là in attesa dell'ultimo giorno [Libro di Enoch 17,1].
23 Enoch ci accolse nel suo giardino di delizie, ed io mi prostrai dinanzi al mio antenato, che ebbe Noè come pronipote [1Cr 1,1]. Per un mese egli mi trattenne con sé, affinché gli narrassi gli eventi della guerra combattuta davanti a Gaza, e le mie peripezie.
24 Ed allorché gli chiesi di partire, egli benevolo me lo concesse, e mi fece ricchi doni, tra cui un otre di cuoio consegnatogli dall'angelo Uriele, che conteneva quasi tutti i venti del mondo, fatta eccezione per Zefiro, che soffiava in direzione di Israele,
25 in modo che, seguendo il suo soffio, avrei ritrovato la strada di casa nell'immensità del deserto.
26 Così ci incamminammo, ritrovando paesaggi a noi ben più familiari. Il dono di Enoch, Scriba della Giustizia, aveva però suscitato il sospetto dei miei compagni, i quali credevano che in esso si celassero ingenti ricchezze.
27 Quando, dopo nove giorni di cammino, eravamo finalmente in vista del Giordano, io stanco per l'arsura del deserto mi addormentai all'ombra di un ricino. Allora i miei compagni aprirono l'otre e liberarono i venti contrari, causando una tromba d'aria che ci investì e ci riportò nella felice Valle di Enoch.
28 Io mi presentai allo Scriba figlio di Iared che aveva visto tutte le meraviglie dello Sheol, del cielo e della terra, e mi umiliai chiedendogli di nuovo soccorso, ma egli mi scacciò, rimproverandomi per la mia stoltezza, giacché non a Dio, ma al demone della ricchezza i miei uomini avevano prestato orecchio.
29 Dovevo gettarmi sulla mia spada, o soffrir muto, e rimaner tra i vivi? Soffrii, rimasi; ma a tutti del ritorno moria la speme nei dogliosi petti [Odissea X,5-79].

Capitolo 14
1 Sei dì marciammo e sei notti. Giungemmo così all'estremo nord, nella terra di Magog [Ez 38,2 e 39,6; Corano XVIII,83-98]. Quivi pastor, che a sera entra col gregge, incrocia un altro, che fuor con l'armento esce.
2 Quivi uomo insonne avria doppia mercede, l'una pascendo i buoi, l'altra le agnelle dalla candida lana: sì vicini sono il diurno, ed il notturno pasco.
3 Rimasti fuori dalla città, mandammo tre di noi a domandare ospitalità. Non sapevo che quella era la terra degli Anakiti [Dt 9,2], giganti antropofagi che a caro prezzo Giosuè era riuscito a scacciare dai monti di Giuda [Gs 11,21-22].
4 Appena videro i miei uomini, gli abitanti del posto chiamarono a gran voce il loro re Gog [Ez 39,1; Ap 20,8], il quale venne, uno afferrò che gli fu cena; gli altri due con fuga precipitosa giunsero tra noi.
5 Ma era tardi: gli Anakiti accorrevan chi da un lato, e chi dall'altro, forti di braccio, in numero infiniti, e giganti alla vista. Immense pietre così dai monti a scagliar si diero, che d'uomini morenti sorse nel piano un suon tetro, e confuso.
6 Ed alcuni infilzati eran con l'aste, quali topi in trappola, e alle ferali mense future riserbati. Solo io con ventitrè compagni riuscii a scampare e a darmi alla fuga, giacché per prudenza ero rimasto fuori tiro dei terribili figli di Anak.
7 Contenti dello scampo, e in un dogliosi per i troppi compagni in sì crudele modo sbranati, via fuggimmo. Dopo una marcia terribile e privazioni infinite, sempre in cerca della Terra di Canaan,
8 giungemmo infine in vista del leggendario Regno di Saba [1Re 10,1-13], su cui governava la regina Nitocri [Erodoto Storie II,100], che gli Arabi chiamano Bilqis. La negromante di Endor, vissuta alla sua corte, le aveva insegnato tutte le arti magiche e le virtù delle piante e delle pietre,
9 e di questo presto avremmo fatto triste esperienza. Giunti tra i palmizi e i terebinti di Saba, ci riposammo per due giorni, poi tenni un discorso ai miei compagni, spiegando loro la necessità di metterci in contatto con gli abitanti del luogo, pur usando più prudenza di quanta ne avevamo adoperata tra gli Anakiti.
10 Divisi i compagni in due gruppi, e mandai in esplorazione sette marinai scelti per estrazione. La sera tornò solo il loro accorto capo, Ulam figlio di Peres [1Cr 7,16] Dopo essersi calmato, poiché era sconvolto, ci narròcosa era avvenuto quel giorno sotto i suoi occhi.
11 Giunti al palazzo di Nitocri, i sette avevano incontrato nel suo giardino animali selvatici dall'atteggiamento insolitamente affettuoso.
12 I miei uomini erano entrati tutti nella reggia, ad eccezione di Ulam, che li aveva visti trasformati in vitelli per mezzo delle arti magiche della regina.
13 Ulam era riuscito a scappare e a far ritorno tra di noi. Benché sconsigliato da Ulam, decisi di partire per la dimora di Nitocri.
14 Appena partito, mi si accostò un uomo che disse di chiamarsi Azaria figlio di Anania [Tob 5,13], e si offrì di accompagnarmi alla reggia. Io accettai ma, mentre eravamo in cammino, mi fermai ad una sorgente per compiere le necessarie abluzioni prima di presentarmi alla regina.
15 Ed ecco un grosso pesce balzò dall'acqua e tentò di divorarmi il piede. Allora Azaria mi disse: « Afferra il pesce e non lasciarlo fuggire. » Riuscii ad afferrare il pesce e a tirarlo a riva.
16 Mi disse allora il forestiero: « Aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte e getta via invece gli intestini. Il fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti. »
17 Gli domandai: « Prode Azaria, che rimedio può esserci nel cuore, nel fegato e nel fiele del pesce? »
18 Mi rispose: « Quanto al cuore e al fegato, arrostiscili e mangiali, perchè ti proteggeranno dai funesti filtri di Nitocri. Il fiele conservalo caro, serve per spalmarlo sugli occhi di un cieco; lo si applica, si soffia sugli occhi ed essi guariscono [Tob 6,2-8].
19 Bevanda mista, e di succo esiziale infusa, colei t'appresterà: ma le sue tazze contro il farmaco mio nulla varranno.
20 Come te la regina percosso avrà d'una sua lunga verga, tu sguaina l'arma che ti pende al fianco, e, di ferirla in atto, a lei t'avventa. Assalita da timor, Nitocri ti offrirà pronta il suo letto: non rifiutare tu il letto di una regina, se vuoi che ti sciolga gli amici, e amica ti si renda.
21 Solo di giurarti costringila col grande giuramento sul cielo e sulla terra, che nulla più non sarà per macchinarti a danno: onde, poiché t'avrà l'armi spogliate, del cor la forza non ti spogli ancora. »
22 Disse, e scomparve. Ed io compresi che avevo parlato con l'angelo Raffaele [Tob 12,15], il Guaritore, il nemico numero uno del demone Asmodeo, colui che ne aveva denunciato i crimini quando era sceso sulla Terra degli uomini, prima del diluvio [Libro di Enoch 8,1-11].
23 Ed io verso la casa di Nitocri andai: ma di pensieri in gran tempesta m'ondeggiava il core.
24 Giunto a destinazione, la Regina di Saba dalle belle trecce mi accolse benevolmente, mi fece sedere alla sua mensa e mi offrì i cibi avvelenati. Poi mi toccò con la sua bacchetta magica e mi ingiunse: « Vattene nella stalla con i tuoi compagni! »
25 Ma io avevo mangiato il cuore ed il fegato del pesce, che mi protessero dall'incantesimo secondo la parola di Raffaele: le puntai contro la spada. Ella si spaventò a morte e mi offrì di giacere nel letto con lei, ma io accettai solo dopo che quella mi ebbe giurato di non tramare alcun artificio contro di me.
26 Rimasi tuttavia sospettoso: chiesi a Nitocri che liberasse i miei compagni, come pegno della sua sincerità, ed ella tosto mi obbedì, come se il re fossi io.
27 Tornato il dì seguente dai compagni, li invitai a recarsi con me da Nitocri, vincendo la perplessità di Ulam che, terrorizzato, era giunto ad accusarmi delle molte perdite subite durante il viaggio.
28 Io ed i miei compagni di sventure restammo nel regno di Saba, ospiti di Nitocri, per un anno intero, godendo delle splendide delizie della sua corte. Giorno non spuntò, che a lauta mensa me non vedesse, e i miei compagni in festa [Odissea X,80-469].

Gedeone acceca il gigante Ohya, vasellame trovato a Samaria

Gedeone acceca il gigante Ohya, vasellame trovato a Samaria

Capitolo 15
1 Trascorso un anno, io ed i compagni pregammo Nitocri di adempiere la sua promessa e di concederci di ripartire, insegnandoci la via carovaniera da seguire per tornare alla Terra d'Israele.
2 « O di Ioas sovrumana prole », la regina mi rispose, « ritenervi a forza io più oltre non voglio. Ma un'altra via ti è necessario percorrere per raggiungere Ofra.
3 Tu infatti ti sei inimicato il demone Asmodeo, accecandogli il figlio Ohya dall'unico occhio. L'unica che ti può rivelare come scampare alla sua furia è Miriam, la Profetessa, la sorella maggiore di Mosè ed Aronne, colei che celebrò con canti la disfatta degli Egiziani e il passaggio del Mar Rosso [Es 15,1-18].
4 Per questo devi scendere nello Sheol ed interrogarne l'ombra, lei che anche laggiù nell'oscurità conserva puro della mente il lume. »
5 Rompere il core io mi sentii. « Come dunque arriverò? Nessuno è mai sceso allo Sheol prima che si compia il suo destino mortale! »
6 Nitocri mi spiegò che conosceva la via, e che avrebbe incaricato alcuni dei suoi marinai di portarmi fin là con una delle sue navi; mi fornì poi informazioni riguardo a dove attraccare, a come effettuare i sacrifici per accedere, a come contattare la Profetessa e a come ringraziare le anime dei defunti una volta tornato in patria.
7 Uscito per recarmi alla nave, il fido Ulam mi avvisò che suo fratello Rekem [1Cr 7,16], uno dei compagni a me più cari, si era addormentato ubriaco sul tetto della reggia di Nitocri, era precipitato giù e si era rotto l'osso del collo.
8 Gravato di tanta tristezza, salii sulla nave dei Sabei e partii alla volta del regno dei morti [Odissea X,469-574], il cammino tenebroso da cui negano che alcuno possa mai fare ritorno [Catullo, Carme III,12].
9 Spento il giorno, e d'ombra ricoperte le vie, la nave raggiunse i gelidi confini dell'Oceano ed approdò nel triste paese di Nod [Gen 4,16], dove Caino andò ad abitare dopo aver ucciso suo fratello Abele e dopo essersi allontanato dalla presenza del Signore.
10 Nebbia e buio sempiterno lo avvolgono: monti nel cielo stelleggiato, o scenda, lo sfavillante d'or Sole non guarda quegli infelici popoli, che trista circonda ognora perniciosa notte.
11 Là sbarcato, come mi aveva suggerito la regina Nitocri dal crin crespo, attraversai la nera porta dello Sheol, sacrificai un montone nero e una pecora nera, ed implorai il Signore Dio della Vita perchè mi permettesse di parlare con le anime dei trapassati.
12 Ed ecco sorgere dal più cupo dell'Abisso le pallide ombre dei morti, ed assembrarsi dinanzi a me: giovanette spose, fanciulli, vecchi da nemica fortuna assai vessati, vergini tenere, che impressi portavano i cuori del recente lutto,
13 e molti guerrieri dalle acute aste, a cui rosseggiava sul petto ancor l'insanguinato usbergo. Si facevano intorno a me con tali grida, ch'io ne gelai per subitanea tema.
14 Ed io, ch'avea d'orror la testa cinta [Dante, Inferno III,31], vidi per prima venirmi incontro l'ombra dello sfortunato Rekem, il cui corpo giaceva ancora insepolto a casa di Nitocri, e per questo non era ancora entrato nello Sheol: egli mi pregò di seppellirlo, ed infiggere la sua spada sopra il suo tumulo.
15 Ed ecco, salì dalla terra e venne a me lo spirito della profetessa Miriam, sorella di Mosè, che fu punita con la lebbra per sette giorni [Num 12,10-15].
16 Subito mi riconobbe, giacché aveva il dono della profezia, e mi disse: « Uomo infelice, perchè, del Sole abbandonati i raggi, le dimore tristissime dei morti scendesti a visitar? Per interrogarmi circa il tuo futuro? Ebbene, sia: il vero ti narrerò.
17 Rinomato Gedeone, tu alla dolcezza del ritorno aneli, e un demone permaloso te lo impedisce. Come celarti da Asmodeo, che grave sdegno nel petto concepì contro di te per il figlio, a cui spegnesti in fronte l'occhio?
18 Eppur, sebbene con gran pena, Ofra rivedrai, se però terrai a freno te stesso e i tuoi compagni quando, vinti tutti i perigli del deserto, giungerai all'Oreb, il Monte di Dio, su cui pascolano gli agnelli sacri al Signore degli Eserciti. Se pasceranno illesi, benché a stento, rivedrete la patria.
19 Ma dove osiate toccarli, eccidio ai tuoi io predico, ed a te stesso. E ancor che morte tu schivassi, tardo sarà, ed infausto, e senza un sol compagno, e con una carovana straniera, il tuo ritorno. E mali oltre a ciò t'aspetteranno a casa.
20 Una volta tornato al tuo palazzo, rispetta scrupolosamente la Legge del Signore, e chiedi al Sacerdote Pincas, che con voi vive, di sottoporti a un esorcismo, acciocché nessun demone possa più perseguitarti così crudelmente.
21 Vai in pellegrinaggio al Santuario di Silo, ed offri al Signore un toro, un ariete e un agnello. Se lo farai, vedrai i figli dei figli dei tuoi figli, ed infine dal deserto ti verrà la morte, sazio di giorni, mentre felice intorno a te vivrà la Tribù di Manasse. La profezia mia, che non ti inganna, è questa.
22 Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il Suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il Suo volto e ti conceda pace » [Num 6,24-26]
23 Svelate a me tali cose, in seno allo Sheol della profetessa Miriam l'ombra si immerse.
24 Ma io di là non mi togliea. Con mio raccapriccio, infatti, dalla tenebra vidi avanzare verso di me l'anima di mia madre, che queste mi drizzò lagrimando alate voci:
25 « Deh come, figliuol mio, scendesti vivo sotto l'atra caligine? Chi vive, difficilmente questi alberghi mira, però che vasti fiumi, e paurose correnti ci dividono, e il temuto oceano, cui varcare ad uom non lice... »
26 « O madre mia, necessità mi induce, e non diletto [Dante, Inferno XII,87]. La dolce Ofra non ho ancora rivisto, ma vo ramingo, e dalle cure oppresso.
27 Ma dimmi, come Azrael, l'Angelo della Morte, ti domò? Ti vinse un lungo morbo, o qualcuno ti uccise? Vive ancora mio padre, mio figlio vive che in Ofra io lasciai? E la consorte mia mi è ancora fedele, o qualcun altro dei nobili Israeliti la impalmò? »
28 Riprese allor la veneranda madre: « La moglie tua non lasciò mai la soglia del tuo palazzo; e lentamente a lei scorron nel pianto i dì, scorron le notti.
29 Ioas trascorre i giorni in campagna, oramai cieco, e di vesti ignobili coperto dorme tra i servi al focolare sulla pallida cenere.
30 Nessuno, o figlio, mi uccise, né il termine dei miei stanchi giorni venne a me per colpa di febbre o d'altro morbo; ma la nostalgia, il desiderio di rivederti,
31 l'affanno della tua lontananza, del saperti ogni giorno in pericolo, nobile Gedeone, la vita e il dolce giorno del tuo ritorno mi hanno tolto! »
32 Ed io, disperato, l'estinta madre volevo stringermi al seno: tre volte mi slanciai su di lei, e tre volte mi uscì fuor dalle braccia, come nebbia sottile o lieve sogno.
33 Dolor più acerbo mi trafisse, e piansi: « Ahi, madre, perchè mi sfuggi, per modo che neppure nello Sheol possiamo saziarci di duolo entrambi, e di pianto? »
34 « O degli uomini tutti il più infelice », la veneranda genitrice aggiunse, « dopo il peccato di Adamo è tale degli uomini il destin, da che non son più in vita, che i muscoli tra sé, l'ossa ed i nervi non si congiungan più:
35 alla terra ritornano, perchè da essa son stati tratti: polvere noi siamo, e in polvere torniamo [Gen 3,19], e vagola per l'aere il nudo spirto. Ma tu d'uscire alla superna luce da questo buio affretta! » E sparve [Odissea XI,1-224].

Capitolo 16
1 Ed ecco, io mi trovai circondato dalle ombre di molte donne famose, con le quali parlai: Sara, la sposa di Abramo, che morì di dolore ingannata da Satana, credendo che il marito avesse sacrificato il loro figlio Isacco [Midrash Tanhuma, Vayera 23];
2 vidi Rebecca, la moglie di Isacco, che indusse suo figlio Israele a buggerare il padre e a rubare la primogenitura a vostro padre Esaù;
3 vidi Emzara, la moglie di Noè [Libro dei Giublei IV,33], che entrò con lui nell'Arca e rinnovò il genere umano, e Agar, la madre di Ismaele;
4 vidi Lia e Rachele, le mogli di Israele, che insieme alle loro schiave generarono le Dodici Tribù; e mi venne incontro Eva, la prima donna, che fu la madre di tutti i viventi [Gen 3,20], e con lei Awan, sorella e moglie di Caino [Libro dei Giublei IV,9];
5 e vidi Bithia, la figlia del Faraone che raccolse ed allevò Mosè [1Cr 4,18]; e Raab, colei che protesse le spie inviate a Gerico da Giosuè [Gs 2,1.24].
6 Ma dove io tutte degli Ebrei le apparse figlie nomar volessi, e le consorti, non mi basterebbe tutta questa notte, e a me par tempo di posar la testa."
7 Tacque, ma la regina Meetabel lo invitò a proseguire il racconto, e Re Adar gli propose di trattenersi un giorno in più e di riferire se nell'oltretomba avesse incontrato alcuni dei suoi compagni di battaglia.
8 Gedeone accettò la proposta e riprese la narrazione riferendo dell'incontro con l'ombra di Iefte, che gli aveva spiegato come era morto in seguito all'agguato di Gioele e raccomandato di non dar confidenza alle donne, nonostante riconoscesse che Ammoleket fosse dotata di maggior senno di sua moglie.
9 Ai due si erano avvicinati altri prodi reduci della Guerra di Gaza, tra cui Eber il Kenita e Tola. Riconosciuto da un incredulo Sansone, Gedeone gli aveva spiegato i motivi della sua visita allo Sheol e gli aveva assicurato come egli apparisse persino tra i morti il più forte e il più glorioso di tutti.
10 "« Non consolarmi della morte », mi replicava il Nazireo figlio di Manoach. « Io preferirei servir bifolco per mercede sulla Terra, che del mondo dei defunti aver l'impero! »"
11 A Gedeone era poi apparso lo spirito di Barak, ancora sdegnato con lui poiché le armi di Sansone dopo la morte di questi erano state assegnate non a lui ma al Giudice di Manasse [1Om 18,1-11]: persino nello Sheol egli aveva rifiutato di rivolgergli la parola, andandosene senza degnarlo di uno sguardo.
12 "Vidi poi l'anima di Adamo, il primo uomo", continuava l'eroe rivolgendosi agli intenti Edomiti, "e quella di suo figlio Abele; quella di Enos, che fu il primo ad invocare il nome del Signore [Gen 4,26];
13 quella di Nimrod, il primo Re, che fu valente nella caccia davanti al Signore [Gen 10,8-12]; quella di Mosè, che conversò con Dio faccia a faccia; quella di Giosuè, il conquistatore della Terra Promessa; e quella di Esaù, detto anche Edom, il vostro antico padre.
14 Vidi Caino, il primo assassino, condannato a spingere un masso sulla cima di un monte, che ogni volta lo travolgeva ricadendo a valle e costringendolo a ripetere in eterno l'inutile fatica;
15 e vidi Core figlio di Izear, e Datan e Abiram, figli di Eliab, che si erano ribellati a Mosè durante la marcia nel deserto [Num 16,1-35], ed erano per questo inchiodati sul fondo dello Sheol, e tutti camminavano sopra di loro, ed è mestier che sentan qualunque passa, come pesa, pria [Dante, Inferno XXII,119-120].
16 Speravo di poter vedere anche lo spirito di Abramo, nostro padre comune, ma fui spaventato dall'accorrere di così tante ombre di morti verso di me,
17 e temetti che l'orrendo demone Lilith [Is 34,14; Talmud Eruvin 18b], Signora della Notte e sposa di Satana, fosse spedita da Asmodeo contro di me per uccidermi, e così mi affrettai a fuggire sulla spiaggia e a chiedere ai marinai di Saba di salpare quanto prima [Odissea XI,225-640].
18 Ritornammo in fretta nel reame di Saba, dove seppellii il povero Rekem secondo le modalità da lui stesso indicate. La regina Nitocri mi invitò a un banchetto, durante il quale mi diede importanti istruzioni sul prosieguo del mio viaggio.
19 Prima di accomiatarsi da me, mi disse: «Era vero, dunque, quanto avevo sentito sul tuo conto e sulla tua sagacia! Io non credevo a quanto si diceva, finché i miei occhi non ti hanno visto; ebbene, non me ne era stata riferita neppure una metà! » [1Re 10,6-7]
20 Ora, Nitocri ci donò una nave, ci insegnò come governarla, e ci invitò a risalire il corso del fiume Pison, che nasce dal Giardino di Eden: esso scorre intorno a tutto il paese di Avìla, e l'oro di quella terra è fine; qui c'è anche la resina odorosa e la pietra di onice [Gen 2,11-12].
21 Il Pison attraversava il regno di Saba, così noi lo risalimmo. La regina dotata di poteri magici mi aveva però avvisato che saremmo passati attraverso le rovine della città di Iram delle Colonne, un tempo una delle città più ricche del mondo.
22 Il suo Re Shaddad tuttavia aveva gravemente offeso il profeta Eber, antenato di Abramo [Gen 10,25], ed il Signore Dio aveva scatenato una tremenda tempesta di sabbia che aveva cancellato Iram dalla faccia della Terra [Corano LXXXIX,6-8].
23 Ora, le rovine di Iram erano infestate di Ghul, demoni di sesso femminile che attiravano in trappola i viandanti imitando le voci delle persone a loro care, quindi li uccidevano e li divoravano; le colonne spezzate di Iram biancheggiavano delle loro ossa.
24 Io volli provare ad ascoltare le voci delle Ghul, ma presi le mie precauzioni: tappai le orecchie di tutti i compagni con della cera, e mi feci legare da loro all'albero maestro della nave; se avessi chiesto loro di sciogliermi, avrebbero dovuto legarmi con ancor maggior vigore.
25 Quando le Ghul videro la nostra nave passare sul fiume che attraversava la città, un dolce canto cominciarono a sciogliere con la voce di mia moglie Ammoleket: « O molto illustre Gedeone, o degli Ebrei somma gloria, suvvia, qua vieni, ferma la nave, e il mio canto ascolta.
26 Perchè non vieni a giacere nel nostro talamo nuziale, che troppo a lungo rimase vuoto? Io ti consolerò di tutte le sofferenze che hai sopportato a Gaza!"
27 Io implorai i miei compagni di sciogliermi, ma essi con più vigore fecero forza sui remi, e il fido Ulam mi legò ancora più stretto, né mi sciolse fino a che la nave si fu allontanata dalla città maledetta.
28 E così io, Gedeone, figlio di Ioas, fui l'unico mortale ad ascoltare il canto ammaliante delle Ghul, e a restare in vita! [Odissea XII,1-200]

Capitolo 17
1 Ma i pericoli non erano finiti. Seguendo le indicazioni di Nitocri, attraverso un canale scavato in tempi immemorabili da una civiltà ormai estinta e dimenticata, lasciammo il fiume Pison ed entrammo nel Mare dei Giunchi [Es 13,18],
2 che Mosè separò per permettere agi Ebrei di lasciare l'Egitto, travolgendo poi sotto le acque l'esercito del Faraone [Es 13,17-14,29; Corano XXVI,60-67].
3 ora, lo stretto che consentiva l'accesso al Mare dei Giunchi era presidiato da due guardiani terribili, il Leviatano [Gb 41,1-34] e il Behemoth [Gb 40,15-24], l'uno sulla costa asiatica, l'altro sulla costa africana.
4 Quando giungemmo allo stretto, i miei compagni, come me poco avvezzi alla navigazione, furono terrorizzati dalla presenza di onde altissime. Io li rincuorai, tenendo con mano salda il timone, e cercai di stare il più possibile alla larga dal vortice provocato dal Behemoth,
5 che vive sotto le acque, ha le ossa sono come tubi di bronzo, e le cartilagini come lastre di ferro. I miei compagni guardavano terrorizzati il vortice, che pareva in procinto di risucchiarli a sé,
6 ma per stargli il più lontano possibile ci avvicinammo troppo all'altra costa, dove era in agguato il mostruoso Leviatano dagli occhi di fuoco e dalle cui narici esce fumo come da una caldaia.
7 Sei dei compagni, i più di man gagliardi, quel drago orrendo mi rapì: con questi occhi impotenti li vidi che, levati in alto, braccia e piedi agitavano, ed il mio nome chiamavano per l'ultima volta.
8 Fra i molti acerbi casi, ond'io sostenni la vista solcando il deserto, oggetto mai di cotanta pietà non mi si offerse!
9 Sfuggiti al famelico Behemoth e all'orrendo Leviatano, sbarcammo giurando di non ritentare mai più le strade del mare, e per due giorni ci inoltrammo nell'entroterra, giungendo ad un altissimo monte.
10 Ricco era di selvaggina, di capri selvatici e soprattutto di teneri agnelli. Memore degli ammonimenti di Miriam la Profetessa incontrata nello Sheol, e di quanto mi aveva raccomandato la Regina di Saba, proposi di passar oltre senza fermarci,
11 ma i compagni erano stanchi dopo i pericoli corsi sul fiume e nel mare, ed Ulam mi costrinse a fermarmi. Io feci giurare a tutti loro che non si sarebbero nutriti degli animali là presenti, ma solo della carne salata di cui ci aveva rifornito Nitocri;
12 invece, mentre io dormivo, istigati da Asmodeo essi uccisero i candidi agnelli che saltellavano sulle pendici del monte. Subito vi furono tuoni e lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di corno: tutta la roccia fu scossa da tremore.
13 Il monte era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco, e ne saliva il fumo come il fumo di una fornace: tutto il monte era squassato dal terremoto [Es 19,16.18].
14 Risvegliato da tanto fracasso, mi disperai, urlando loro: « Sventurati, questo è l'Oreb, il Monte di Dio sopra il quale il Profeta Mosè ricevette la Legge, la terra che voi calpestate è santa [Es 3,5], ed è sacrilegio spargere sangue umano o animale sopra di esso! »
15 Ma ormai era tardi: le pelli degli agnelli uccisi strisciavano, e le carni degli agnelli macellati belavano, segni certi dell'ira divina nei nostri confronti.
16 Infrangemmo allora un altro giuramento: corremmo veloci alla costa, riprendemmo la nave di Nitocri che vi avevamo lasciato, e tentammo di raggiungere la terra d'Egitto passando il mare,
17 ma il Signore Dio fece piovere su di noi zolfo e fuoco, e la nave fu incendiata e distrutta, e i miei compagni di tante avventure dispersi in mare; e così l'Onnipossente il ritorno togliea loro, e la vita.
18 Non volle però ch'io condividessi la stessa sorte, perchè mi ero astenuto dal cibarmi degli agnelli dell'Oreb;
19 Egli così dispose che un grosso pesce mi inghiottisse. Io restai nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Dal ventre del pesce pregai il Signore, mio Dio, e dissi:
20 « Nella mia angoscia ho invocato il Signore e Tu mi hai risposto; dal profondo degli inferi ho gridato, e Tu hai ascoltato la mia voce.
21 Mi hai gettato nell'abisso, nel cuore del mare, e le correnti mi hanno circondato; tutti i tuoi flutti e le tue onde sopra di me sono passati.
21 Ma Tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita, Signore, mio Dio. Quando in me sentivo venir meno la vita, ho ricordato il Signore. La mia preghiera è giunta fino a Te, fino al Tuo santo trono:
22 io con voce di lode offrirò a Te un sacrificio e adempirò il voto che ho fatto; la salvezza viene dal Signore. »
23 Allora il Signore Dio comandò al pesce, ed esso mi rigettò vivo sulla spiaggia dell'Arabia [Giona 2,1-4.7-8.10-11].
24 Lì mi trovarono alcuni cammellieri Madianiti, mi rifocillarono e mi portarono con loro sino all'oasi di Hegra, dove la Principessa Cozbi dai bei capelli mi accolse, si innamorò di me e mi trattenne sette anni presso le sue tende, sperando di farmi suo sposo.
25 Ma perchè tutto questo ripeterti? Tali cose, illustre Adar, ieri le hai udite, le udivano teco la tua casta donna e la tua corte, e non val la pena di ridir ciò ch'io già dissi." [Odissea XII,201-453]

Capitolo 18
1 Stavansi tutti per l'oscura sala taciti, immoti, e nel diletto assorti. Terminata la narrazione, Re Adar ricompensò Gedeone con ulteriori doni, come compenso per le mille peripezie cui era sopravvissuto grazie alla forza del suo braccio e della sua mente,
2 quindi il Giudice di Manasse salutò la regina Meetabel e sua figlia Timna, cui Gedeone aveva occupato un cantuccio del cuore.
3 Tosto la carovana degli Edomiti si mise in marcia, e in tre giorni di cammino superò il torrente Kana, confine meridionale della Tribù di Manasse [Gs 17,9].
4  Gedeone viaggiò con il cappuccio del mantello calcato sul capo, per non essere riconosciuto da alcuno delle altre tribù di Israele, così che nessuno potesse mettere in allerta i nemici che lo attendevano in patria, come gli aveva profetizzato Miriam nello Sheol.
5 Si fece lasciare presso la fonte di Tappuach [Gs 17,7], in direzione di Iasib, e salutò i suoi amici che finalmente lo avevano ricondotto nella sospirata patria.
6 Ciò gli riuscì perchè Asmodeo era stato imprigionato da Raffaele nell'Alto Egitto. Tuttavia Satana volle punire gli Edomiti che avevano ricondotto Gedeone a casa sua, e così, quando i carovanieri stavano per far rientro a Bosra, vennero tutti trasformati in statue di sale [Gen 19,26].
7 Intanto Gedeone era così felice da dubitare si essere finalmente tornato nel territorio di Manasse, e temeva un nuovo inganno da parte dei demoni. A quel punto però venne raggiunto da un pastorello, che altri non era se non l'angelo Michele.
8 Questi, interrogato, gli rivelò di essere giunto proprio nel territorio della sua tribù, suscitando la sua gioia. Per non svelarsi, Gedeone affermò di essere un mercante della Tribù di Giuda in viaggio verso Sidone, che intendeva fermarsi ad Ofra per la notte,
9 tuttavia Michele non si lasciò ingannare, gli svelò la propria identità e spiegò a Gedeone di non averlo potuto assistere adeguatamente durante tanto difficoltoso viaggio di ritorno perchè Satana aveva scommesso con il Signore Dio che egli non ce la avrebbe fatta da solo,
10 ma egli era sicuro che sarebbe riuscito comunque a far ritorno a casa. Gli consigliò inoltre di nascondere i doni ricevuti dagli Edomiti in una vicina grotta, di chiuderla con un masso e di tornare a palazzo, vendicandosi dei Pretendenti alla mano di Ammoleket.
11 I due si misero in cammino verso Ofra, e l'angelo Michele riassunse al suo pupillo Gedeone ciò che era accaduto in casa sua negli ultimi vent'anni.
12 Quando furono in vista della città di Ofra, l'angelo promise a Gedeone di aiutarlo nella sua vendetta, e gli espose il suo piano:
13 lo rese irriconoscibile a tutti, trasformandolo in un anziano e lacero mendicante, e invitandolo a raggiungere il pastore Achian figlio di Semidà [1Cr 7,19], rimastogli sempre fedele, mentre egli si sarebbe recato a Betlemme per far ritornare in patria Abimelec al più presto [Odissea XIII].
14 Dopo essersi separato dall'angelo, l'eroe dalle mille astuzie si diresse verso la capanna in cui viveva il pastore Achian, il quale trattenne i cani che in un primo momento avevano attaccato il viandante,
15 quindi espresse tutto il proprio dolore per l'assenza del suo padrone, dimostrando a Gedeone che poteva contare sulla sua lealtà.
16 Entrati in casa, Gedeone ringraziò Achian per la squisita ospitalità, e si vide offerta della carne di capretto poiché gli animali da ingrasso erano stati tutti riservati per i Pretendenti, che stavano divorando tutto ciò che di meglio i vasti possedimenti di Gedeone potevano offrire.
17 Il Giudice quindi propose ad Achian di rivelargli il nome del suo amatissimo padrone affinché, avendo molto viaggiato, potesse riportare agli abitanti di Ofra qualche sua notizia,
18 Ma Achian scosse il capo: secondo lui infatti il Giudice era morto da anni, e in ogni caso, essendo già molti bugiardi passati per la corte con l'unico fine di raccontare frottole per ricevere doni ed onori, nessuno più gli avrebbe creduto.
19 Il viandante tuttavia gli ricordò che Gedeone lo amava al pari di un figlio e gli pronosticò il ritorno del Giudice e la vendetta di questi sui Pretendenti.
20 Achian non gli volle credere, ma gli spiegò che Abimelec era partito alla ricerca di notizie del padre e i Pretendenti gli stavano tendendo un agguato. Domandò poi a Gedeone di svelare la sua identità.
21 Il figlio di Ioas aveva incontrato troppe traversie sul suo cammino per essere imprudente, e così si descrisse come figlio di un importante capoclan di Giuda, abile nella guerra ma diseredato, che aveva partecipato alla guerra di Gaza facendo ritorno in patria ma ripartendo poco dopo per l'Egitto,
22 dove i suoi compagni si sarebbero dati ai saccheggi, provocando la reazione degli abitanti che si sarebbero vendicati facendo strage degli aggressori. Riuscito a fuggire per un pelo, sarebbe ripartito per la Fenicia al seguito di alcuni mercanti madianiti, dai quali avrebbe appreso notizie a riguardo di Gedeone.
23 Siccome i Madianiti avrebbero voluto venderlo come schiavo, come era accaduto al patriarca Giuseppe [Gen 37,28], giunti nei pressi di Ofra egli era riuscito a fuggire, chiedendo ospitalità ad Achian.
24 Dopo aver compianto l'ospite per il suo triste destino, il pastore ribadì, a dispetto delle solenni promesse fattegli da Gedeone, di essere convinto che il Giudice non fosse più in vita e che nessuno potesse più portargli notizie veritiere a suo riguardo, poiché era stato più volte buggerato.
25 Tornati a casa gli altri pastori, tutti mangiarono con colui che non sapevano essere il loro padrone. Scesa la notte, scoppiò una tempesta, ed allora Achian cedette al viandante il proprio giaciglio di pelli presso il focolare,
26 mentre egli uscì e passò la notte in una spelonca assieme agli animali. Egli dimostrò ancora una volta la sua fedeltà al Giudice, il quale si convinse che poteva certamente fidarsi di un uomo come lui [Odissea XIV].

Capitolo 19
1 Intanto l'angelo Michele, giunto nella casa di Booz a Betlemme, invitò Abimelec, che conversava con Sobab figlio di Otniel, a partire per Ofra, sostenendo che il matrimonio di Ammoleket con Izrachia era ormai prossimo, essendo la donna forzata a quel passo dai suoi parenti.
2 Dopo averlo messo in guardia circa l'imboscata tesagli dai Pretendenti, gli raccomandò di non tornare subito in città, ma di farsi precedere dai compagni passando la notte dal fedele pastore Achian.
3 Abimelec chiese a Booz di lasciarlo ripartire seduta stante per la propria patria, ed allora il Giudice dei Giudei organizzò un banchetto in onore suo e di Sobab, e fece loro ricchi doni. Durante il banchetto, un servo rovesciò accidentalmente una pentola che stava a bollire sul fuoco.
4 Improvvisamente lo Spirito del Signore investì Rut, la Moabita, moglie di Booz, e gli domamdò: "Booz, che cosa vedi?"
5 Il marito le rispose: "Vedo una caldaia sul fuoco, inclinata verso settentrione." [Ger 1,13]
6 "Così", le rispose la moglie, "da mezzogiorno si rovescerà sui Pretendenti di Ofra la vendetta di Gedeone che, dopo aver molto viaggiato, ritornerà a casa, portando con sé il desiderio di vendetta insieme al frutto delle sue avventure."
7 Abimelec, rincuorato da quella predizione, ripartì con l'amico Sobab alla volta di Hebron. Ben sapendo che Otniel lo avrebbe trattenuto molto a lungo, il figlio di Gedeone evitò di passare per casa sua,
8 lasciò Sobab sulla soglia e riprese il cammino con i suoi compagni. Poco dopo incontrò un giovane pressappoco della sua età, vestito con gli abiti di coloro che servivano presso il Santuario di Silo,
9 il quale gli domandò il permesso di aggregarsi alla loro carovana, perchè stava recandosi presso i capi della Tribù settentrionale di Neftali per conto di Eli, custode del Santuario di Silo e reduce della Guerra di Gaza.
10 Il giovane disse di chiamarsi Samuele, ed Abimelec lo riconobbe come il ragazzo che si era fatto catturare dai Filistei e li aveva convinti a portare il Vitello di Legno dentro le mura di Gaza [1Om 20,2-13]. Subito lo invitò ad unirsi a lui, promettendogli ospitalità per riposarsi presso la sua casa ad Ofra.
11 Samuele, che era dotato di spirito profetico ed era ispirato dall'angelo Michele, gli consigliò di evitare di passare per la gola presso Tirzah [2Om 8,6] dove i Pretendenti avevano organizzato un'imboscata ai suoi danni, ed egli obbedì, prendendo una strada più lunga.
12 Mentre Abimelec era in viaggio, Gedeone nella capanna di Achian domandò ai suoi ospiti di condurlo in città il giorno successivo, dandogli così modo di mantenersi da sé con l'elemosina o offrendo i propri servigi ai Pretendenti, per non pesare più su di loro.
13 Achian e gli altri pastori rifiutarono, affermando che i servitori di quegli sfaccendati erano molto più giovani di lui, e gli assicurarono che invece sarebbe stato Abimelec a prendersi cura di lui.
14 Ringraziatili, Gedeone domandò a Achian notizie a riguardo dei propri genitori, sentendosi raccontare che Ioas, vecchio e stanco per la morte della moglie e l'assenza del figlio, oramai cieco per la cataratta, viveva in una miserabile capanna, pregando il Signore Dio di Abramo di farlo morire.
15 Riguardo ad Ammoleket, Achian era visibilmente dispiaciuto per le condizioni nelle quali era costretta a vivere, pressata in continuazione dai parassiti perchè sposasse uno di loro;
16 quanto invece alla defunta moglie di Ioas, egli ricordò con affetto di essere stato allevato da lei, in quanto suo padre Semidà era andato in rovina per alcune operazioni commerciali sbagliate,
17 ed era stato venduto come schiavo insieme a tutta la famiglia. Achian era stato comprato da Ioas, l'Abiezerita, uomo buono e pietoso, che lo aveva trattato davvero come un figlio.
18 Incapace di riconoscerlo, raccontò che egli era con Gedeone allorché il Signore gli disse: "Prendi il giovenco di tuo padre e un secondo giovenco di sette anni, demolisci l'altare di Baal fatto da tuo padre e taglia il palo sacro che gli sta accanto.
19 Costruisci un altare al Signore tuo Dio sulla cima di questa roccia, disponendo ogni cosa con ordine; poi prendi il secondo giovenco e offrilo in olocausto sulla legna del palo sacro che avrai tagliato.".
20 Allora Gedeone aveva preso dieci uomini fra i suoi servitori, a capo dei quali c'era proprio lui, Achian, e nottetempo aveva fatto come il Signore gli aveva ordinato.
21 Quando il mattino dopo la gente della città si era alzata, si era avvista che l'altare di Baal era stato demolito, che il palo sacro accanto era stato tagliato e che il secondo giovenco era stato offerto in olocausto sull'altare che era stato costruito;
22 erano infatti ricaduti da tempo nel paganesimo. Gli abitanti di Ofra si dissero l'un altro: "Chi ha fatto questo?". Una volta scoperto che era stato Gedeone, figlio di Ioas, la gente della città aveva ingiunto a Ioas:
23 "Conduci qui tuo figlio affinché sia messo a morte, perché ha demolito l'altare di Baal e ha tagliato il palo sacro che gli stava accanto!"
21 Proprio Achian però si era alzato in mezzo a tutti loro e aveva risposto con coraggio: "Volete difendere voi la causa di Baal e venirgli in aiuto? Se è davvero un dio, egli difenda da sé la sua causa, per il fatto che hanno demolito il suo altare!"
24 Nessuno ebbe più il coraggio di far del male a Gedeone. Perciò da quel giorno il figlio di Ioas era stato chiamato anche Ierub-Baal, cioè "Baal difenda" [Gdc 6,25-32].
25 Gedeone sorrise, poiché ricordava bene quell'episodio, a partire dal quale iniziò la sua ascesa che lo avrebbe portato alla vittoria contro i Madianiti nella Battaglia della Collina di More [Gdc 7,16-25] e all'elezione a Giudice di Manasse;
26 ma tacque, in quanto Achian, pur reduce da quella battaglia, era lontano mille miglia dal riconoscere in lui il suo antico condottiero.
27 Intanto Abimelec giungeva ad Ofra; mentre stava entrando in città, su di lui apparve un'aquila di straordinaria grandezza e bellezza.
28 Subito lo Spirito del Signore investì Samuele, ed egli profetò: "Un'aquila dalle grandi ali e dalle lunghe penne, folta di piume dal colore variopinto, venne sul Libano e portò via la cima del cedro; ne troncò il ramo più alto e lo portò nel suo nido [Ez 17,3-4].
29 Ecco, o Abimelec, la dinastia di Gedeone ritorna a prendere possesso del titolo di Giudice della tribù di Manasse, e il Signore consegna tutti i suoi nemici nelle sue mani!"
30 "Dio voglia, o Samuele, che la tua predizione di realizzi", gli rispose Abimelec, affidò l'ospite ad un amico e si diresse verso la casa di Achian [Odissea XV].

Capitolo 20
1 Abimelec giunse alla capanna di Achian proprio al momento della cena, fu ben accolto da questi e dai suoi cani, e subito si informò su quanto era avvenuto durante la propria assenza.
2 Gli fu presentato l'ospite, che non sapeva fosse suo padre, mostrando cordialità ed amicizia nei suoi confronti.
3 Invitato a prendere parte allo spartano pasto, domandò notizie a riguardo del nuovo venuto, e Achian gli spiegò che si trattava di un reduce di guerra della Tribù di Giuda, che aveva affrontato molte peripezie e molto aveva sofferto.
4 "Come mio padre", commentò Abimelec con un sospiro. Quando Gedeone con atteggiamento supplice gli domandò ospitalità, il giovane accettò di buon grado, ma lo avvisò che casa sua era infestata dai prepotenti Pretendenti alla mano di sua madre.
5 Gedeone si disse dispiaciuto con Abimelec per la sua incresciosa condizione, ed il giovane invitò il pastore a recarsi da sua madre, per avvisarla del suo ritorno e informare il vecchio Ioas. Achian partì immediatamente.
6 In quell'istante l'angelo Michele apparve a Gedeone senza che Abimelec potesse vederlo, e lo invitò a svelare la sua identità al figlio per pianificare la vendetta contro i Pretendenti, facendogli riacquistare all'istante il suo reale aspetto.
7 Di fronte a quel prodigio, Abimelec rimase scosso ed incredulo, insinuando che il nuovo venuto fosse un demone apparsogli per contristarlo maggiormente.
8 "Non sono Asmodeo né alcuno degli angeli dell'abisso", gli rispose Gedeone. "Tuo padre io son: quel, per cui soffri nella tua fresca età tante sciagure ed onte!"
9 Così dicendo, baciò il figlio, e al pianto, che dentro gli occhi avea costantemente ritenuto sin qui, l'uscita aperse.
10 Abimelec ancor non riusciva a credere di aver davanti agli occhi il padre: "No", replicava, "Gedeone tu, tu il mio genitor non sei, ma per maggior mia pena un demone m'inganna!"
11 "Sì, quello io son, che dopo tanti affanni, dopo vent'anni la mia patria rividi. Opra fu questa di Michele dalla spada fiammeggiante, che qual più aggrada a lui, tale mi forma, ora un canuto mendicante, ed ora giovane con bei panni al corpo intorno:
12 però che alzare un dei mortali al cielo, o negli abissi sprofondarlo, è facile al Signore."
13 Il figlio allora del genitor s'abbandonò sul collo, in lagrime scoppiando ed in singhiozzi. Ambi un vivo desir sentian di pianto: e già piangenti, e sospirosi ancora lasciati avriali, tramontando, il Sole,
14 se il figlio al padre non dicea: "Qual carovana, padre, qua finalmente ti condusse, e quali generosi amici?"
15 Gedeone spiegò che ad aiutarlo erano stati gli Edomiti, già suoi alleati al tempo della Guerra di Gaza, quindi palesò al figlio la sua volontà di vendetta, sentendosi dire che per il gran numero di avversari sarebbe meglio assoldare degli alleati in armi;
16 egli tuttavia gli rispose che come aiutanti sarebbero bastati il Signore Dio e il suo patrono, l'angelo Michele; propose quindi a Abimelec di recarsi per primo in città, mentre lui lo avrebbe seguito guidato da Achian e mischiandosi con i Pretendenti,
17 sotto le mentite soglie di un mendicante, per provare la fedeltà delle ancelle e dei servitori, e fargli poi un segno col capo invitandolo a togliere dalla stanza tutte le armi che erano appese alle pareti, lasciando solo quelle necessarie alla loro vendetta. Abimelec accettò di buon grado.
18 Nel frattempo Achian era arrivato ad Ofra e si recò subito in casa del suo padrone per informare Ammoleket del ritorno del figlio. I Pretendenti vennero a conoscenza di questo fatto grazie alle ancelle che avevano origliato alla porta della donna,
19 e decisero di far tornare quanto prima ad Ofra i loro compagni che se ne erano andati per tendere l'agguato al giovane, ma scoprirono che i loro compari stavano proprio in quel momento rientrando con le pive nel sacco.
20 Informata dall'araldo Machir, che aveva udito le trame dei Pretendenti, Ammoleket rimproverò Zelofcad poiché voleva sbarazzarsi dell'erede di Gedeone,
21 recando oltraggio a una casata al quale suo padre era debitore poiché Gedeone lo aveva ospitato a palazzo come supplice durante una rivolta del popolo contro di lui.
22 Izrachia rispose che avrebbe garantito in prima persona per la salvezza di suo figlio, trattandolo come se egli fosse figlio suo, ma mentiva, poiché anch'egli lo avrebbe desiderato morto.
23 Intanto, vedendo Achian ritornare alla propria capanna, Michele trasformò nuovamente il Giudice in un anziano mendicante, perché il pastore fedele non potesse riconoscerlo, almeno per il momento.
24 Abimelec domandò ad Achian cosa fosse accaduto di nuovo in città, sentendosi riferire che i Pretendenti che avevano attentato alla sua vita avevano fatto ritorno, ed ora erano tutti in casa sua [Odissea XVI].

Gedeone incontra il fedele pastore Achian, illustrazione del XX secolo

Gedeone incontra il fedele pastore Achian, illustrazione del XX secolo

Capitolo 21
1 Lasciando la capanna del pastore al sorgere del sole, Abimelec invitò Achian a portare Gedeone con sé in città, con la scusa che là avrebbe potuto procacciarsi da vivere con i suoi mezzi.
2 Ritornato a casa ed accolto festosamente dalla nutrice Macla e dalle ancelle fedeli, venne salutato dalla madre, che invitò a pregare il Signore Dio di Israele affinché lo aiutasse nella sua lotta contro i suoi avversari.
3 Partì quindi per ritrovare il sacerdote che lo aveva accompagnato durante il viaggio di ritorno. Sceso in città, attraversò la folla dei Pretendenti che fingevano di essere ben disposti verso di lui solo a parole, e incontrò il sacerdote Pincas.
4 Gli venne quindi incontro il giovane Samuele, che esortò a non mostrare in giro i doni portati con sé durante il viaggio, affinché i Pretendenti non potessero impossessarsene.
5 Dopo essersi lavato, Abimelec partecipò a un banchetto durante il quale raccontò per filo e per segno i risultati del suo viaggio, provocando il pianto di sua madre Ammoleket, che fu subito confortata sia da Pincas che da Samuele.
6 Mentre i Pretendenti gozzovigliavano, Gedeone, guidato da Achian, si avviava in direzione della città portando con sé il fior fiore delle greggi di Ofra perché finissero sulle tavole dei parassiti.
7 Nei pressi della casa del Giudice incontrarono il capraio Iseod [1Cr 7,18], viscido ed insolente, il quale lo schernì dicendogli di essere uno straccione buono a nulla, e osò perfino mollargli un calcio. Solo la prudenza trattenne Gedeone dall'ammazzarlo all'istante con un colpo di bastone.
8 Dopo aver promesso ad Achian che prima o poi lo avrebbe venduto come schiavo, e urlando che augurava la morte ad Abimelec, Iseod si recò a palazzo e ricevette dai Pretendenti un pezzo di carne come premio per la propria tracotanza.
9 Giunto a palazzo, Gedeone invitò Achian a precederlo nella sala dove i Pretendenti pasteggiavano, ben sapendo che sarebbe stato maltrattato.
10 Accanto al portone, il nostro eroe vide il cane Tobia [Tob 6,1], sdraiato su un mucchio di letame e coperto di zecche, e si fermò a salutarlo, lasciandosi sfuggire una lacrima e ricordando quando era ancora un cucciolo e lo accompagnava nelle battute di caccia.
11 Achian, commosso, lo descrisse come un animale un tempo bellissimo e agilissimo, ma ormai vecchio e stanco. Tobia, appena visto il padrone tornato in patria, lo riconobbe ma non ce la fece a corrergli incontro: scodinzolò, uggiolò e poi chiuse gli occhi per sempre, felice di aver rivisto l'amato Gedeone.
12 Dopo che Achian fu entrato nella stanza dei banchetti e si fu seduto a mangiare con Abimelec, vi entrò pure Gedeone, prontamente invitato da Abimelec per mezzo di Achian a ricevere da lui del cibo e a chiederne altro ai commensali.
13 Dopo che Iseod ebbe narrato ai pretendenti l'incontro precedentemente avuto con colui che credeva solo uno straccione, l'arrogante Zelofcad accusò Achian di doppiezza, poiché non avrebbe dovuto criticare i Pretendenti quando egli era il primo ad invitare mendicanti a sfamarsi a spese della famiglia regale.
14 Achian tuttavia ribatté che il mendico si era recato nella sua capanna e non vi era stato invitato con dolo, a differenza dei molti cuochi al servizio dei Pretendenti.
15 Abimelec calmò Achian, per evitare che fosse percosso dai Pretendenti, e rivolgendosi a Zelofcad lo accusò di ingordigia.
16 Intanto Gedeone, aggirandosi per la sala, ottenne molte vivande e se le infilò nella bisaccia: arrivato davanti ad Zelofcad, supplicò anche lui di offrirgli del cibo, affermando che quando era in patria anche lui era solito fare altrettanto.
17 Zelofcad gli ringhiò contro di andarsene immediatamente, e Gedeone gli replicò sarcastico: "Ahimè, alla bellezza tu l'animo pari non hai.
18 Chi mai potrebbe credere infatti che tu daresti solo un grano di sale dalla tua mensa, tu che non hai saputo darmi un tozzo di pane da una mensa altrui, e pure così ricca?"
19 Furente, Zelofcad gli tirò addosso lo sgabello dei piedi, colpendolo sulla spalla destra. Tuttavia Gedeone fermo stette qual rupe, né del suo avversario il colpo lo smosse: bensì tacito scrollò il capo, agitando la vendetta in core.
20 Gedeone, osservato con appartenente indifferenza da Abimelec, che dentro di sé meditava la rovina di chi aveva percosso suo padre,
21 andò a sedersi sulla soglia ed augurò la morte a Zelofcad, il quale lo minacciò di farlo percuotere a sangue dai servi, ma così facendo causò il biasimo dei compagni nei suoi confronti.
22 Informata di quanto era accaduto, Ammoleket esclamò: "Deh, così lui colpisca l'angelo Michele con la sua spada di fuoco!"
23 E la fida Macla a lei: "Se avessero effetto le mie maledizioni, nessuno di quei parassiti vedrebbe la nuova alba spuntare in cielo!"
24 "Nutrice mia", Ammoleket riprese, "li detesto tutti, perchè tutti ingiusti: ma del par che la morte, abborro Zelofcad. Gira per casa un ospite infelice dalla sua fame a mendicar costretto, ciascun gli dà, ed egli con uno sgabello nella punta dell'omero il percuote!"
25 La sposa di Gedeone chiese quindi ad Achian maggiori informazioni a riguardo del misterioso visitatore e, sentitasi narrare la sua storia e saputo che portava notizie di Gedeone, domandò di potergli parlare.
26 Quando Achian lo raggiunse e lo informò della richiesta della padrona di casa, Gedeone gli disse di riferirle che le avrebbe raccontato tutto ciò che sapeva solo dopo il tramonto del sole, poiché temeva l'ira dei Pretendenti.
27 Achian riferì queste parole alla regina, che le approvò, e, prima di tornare alla sua capanna, si avvicinò ad Abimelec e gli raccomandò la massima prudenza [Odissea XVII].

Capitolo 22
1 A quel punto Acan, figlio di Carmi, della tribù di Giuda [Gs 7,1], prepotente mendicante nella casa di Abimelec e tollerato dai Pretendenti, provocò Gedeone ingiungendogli di andarsene dal palazzo, che era troppo piccolo per tutti e due.
2 Gedeone, che era sempre stato un campione di pugilato, gli rispose a muso duro: "Invitarmi a venir alle mani non ti consiglio, onde infiammato, benché vecchio, d'ira, le labbra io non t'insanguini ed il petto.
3 Ben più tranquillo io ne sarei domani, chè alla magion del figlio di Ioas tu non potresti far ritorno, io credo!"
4 Udito il battibecco, per vendicarsi del nuovo venuto, Zelofcad propose ai Pretendenti un incontro di pugilato tra i due: il vincitore avrebbe ricevuto della carne come compenso e sarebbe stato loro ospite fisso da allora in poi.
5 Abimelec approvò, sapendo che il padre era uno dei più forti guerrieri che si batterono sotto le mura di Gaza, e il suo aspetto di uomo molto anziano era solo un'astuzia ordita dal suo angelo custode Michele.
6 Si spogliò tosto Gedeone, si cinse i fianchi e, nudi i larghi omeri, nudo mostrò il gran petto e le robuste braccia, e i fianchi discoprì: i Pretendenti ne rimasero stupiti, e capirono che Acan non aveva speranze.
7 Acan tremò di paura e tentò di svignarsela, ma i Pretendenti lo spinsero a viva forza davanti al suo avversario, deridendolo poiché aveva paura di un vecchio.
8 Gedeone soppesò se fosse meglio colpirlo con tal forza da ucciderlo dove si trovava, o limitarsi a metterlo al tappeto come monito per gli altri. Alla fine scelse questa seconda opzione, per nascondersi meglio agli occhi dei parassiti.
9 Acan la destra spalla a Gedeone colpì; ma questi gli sferrò un tremendo pugno sul collo, sotto l'orecchio, che gli fracassò l'ossa: usciagli il rosso sangue fuor per la bocca, ed ei mugghiando cascò al suolo esanime, tra le risa dei presenti.
10 L'un dei piedi afferratogli, Gedeone lo trascinò fuori in cortile, lo appoggiò con la schiena all'entrata del portico, gli mise il bastone in mano e gli disse:
11 "Qui siedi, e scaccia dal palazzo i cani, nè osa mai più fare il prepotente, così vile qual sei, con gli ospiti e i mendichi, perchè la prossima volta che ti pescherò a farlo, ti capiterà molto di peggio!"
12 Gedeone venne festeggiato dai Pretendenti, ma non da Zelofcad che lo odiò ancor di più.
13 Elead, figlio di Zabad, della Tribù di Efraim [1Cr 7,21], offrì del cibo a Gedeone e lo invitò ad andarsene, perchè Zelofcad avrebbe cercato di ucciderlo alla prima occasione.
14 Allora il Giudice tentò di avvertirlo e di convincerlo ad andarsene e a mettersi in salvo, poiché gli era sembrata una persona retta, ma Elead non gli credette e non comprese i suoi avvertimenti.
15 Ammoleket seppe della zuffa e, fattasi bella, scese nella sala del banchetto e comparve dinanzi ai Pretendenti; subito rimproverò il figlio per non aver reagito ai maltrattamenti inflitti al loro ospite dai banchettanti, sentendosi rispondere che, pur odiando i commensali, non poteva reagire per l'inferiorità numerica.
16 La padrona di casa non fu affatto lusingata dai complimenti profferti nei suoi confronti da Izrachia, e affermò di essere offesa dalla condotta dei Pretendenti, che avrebbero dovuto farle ricchi doni, anziché divorare le sostanze della casata della sposa, poi si ritirò nel gineceo.
17 Scesa la sera, Gedeone, invitò le ancelle che deliziavano i Pretendenti a raggiungere la loro padrona per farle compagnia, ma fu da queste deriso, e in particolare da Maaca [1Cr 7,15] l'amante di Izrachia, la quale affermò che un simile straccione non avrebbe neppure dovuto avvicinarsi a quei nobiluomini di Israele.
18 Izrachia approvò, deridendolo per la sua calvizie, e quando Gedeone gli augurò la morte per mano del Giudice destinato  a tornare presto, il Pretendente afferrò uno sgabello e glielo lanciò contro, colpendo al suo posto il coppiere e provocando la reazione offesa da parte di Abimelec che invitò i commensali ad andarsene.
19 Dopo che Elead ebbe invitato a sua volta i compari a ritirarsi, esortandoli a lasciare che fosse Abimelec a decidere cosa fare a riguardo dell'ospite, i parassiti si ritirarono dopo un'ultima bevuta, dirigendosi ciascuno alla propria dimora [Odissea XVIII].
20 Rimasti soli Gedeone e Abimelec, il Giudice esortò il figlio ad asportare le armi presenti nella sala e a rispondere, se ciò avesse suscitato la perplessità dei Pretendenti, che temeva fossero usate durante le liti che scoppiavano sempre più di frequente durante i banchetti a palazzo.
21 Dopo aver nascosto le armi, Abimelec andò a dormire mentre Gedeone si preparò al colloquio con la moglie, ed allora gli apparve nuovamente l'angelo Michele, che lo rassicurò: "Ecco, grazie ai soli tre uomini a te fedeli, il Signore Dio metterà tutti i Pretendenti nelle tue mani!" [Gdc 7,7]
22 Il Giudice se ne rallegrò e ringraziò il Signore degli Eserciti, dopo di che incontrò finalmente la padrona di casa e le raccontò la storia che si era inventata per celare la propria reale identità.
23 Ammoleket si commiserò per la sua condizione, raccontando come avesse rimandato la data delle nozze grazie all'inganno della tela [2Om 3,9-10], poi scoperto, quindi chiese al mendicante dove avesse incontrato suo marito.
24 Gedeone le diede a bere di aver incontrato il celebre Giudice di Manasse in Egitto, e di averlo ospitato per dodici giorni nella propria dimora.
25 Giustamente sospettosa, la padrona di casa cercò di scoprire se l'enigmatico ospite avesse veramente incontrato il suo sposo o stesse mentendo, ponendogli delle dettagliate domande sull'abbigliamento di Gedeone, alle quali il mendicante rispose in modo preciso.
26 Affermò poi con sicurezza che Gedeone era vivo, e le narrò degli aneddoti sui viaggi del Giudice, che alludevano però a fatti realmente accaduti, raccontando l'episodio degli agnelli dell'Oreb che aveva causato la perdita di tutti i compagni, e quello dell'ospitalità offertagli dagli Edomiti [Odissea XIX,1-307].

Capitolo 23
1 Dopo essersi augurata il ritorno di Gedeone, secondo lei ormai improbabile, Ammoleket ordinò alla fedele ed anziana Macla, la nutrice di Abimelec, di lavare l'ospite.
2 Macla aveva già notato la somiglianza tra il misterioso ospite e il re partito vent'anni prima, affermando che erano simili per aspetto e che avevano subito la stessa misera sorte;
3 mentre lo lavava, tuttavia, ella gli trovò sulla coscia una cicatrice procuratagli da un cinghiale in gioventù sul Monte Gelboe [1Sam 28,4]: per la sorpresa il piede lasciò andar giù, e in terra l'acqua si sparse. Gaudio e duolo ad un tempo la prese, e gli occhi le si empirono di pianto.
4 Proruppe al fin: "Caro figlio, tu sei per certo Gedeone, nè io ti ravvisai, prima che tutto non avessi il mio signor tastato!"
5 Cercò di avvisare Ammoleket, ma il Giudice la tirò a sé, le fece segno di tacere e le sussurrò: "Nutrice, vuoi tu perdermi? Sì, son io, che dopo vent'anni, sofferte pene infinite, alla mia patria io venni. Ma, poiché mi scopristi, e Iddio sì volle, taci, e di me qui dentro altri non sappia."
6 E Macla a lui: "Non mi conosci tu nel petto un'anima ferma ed inespugnabile? Il segreto io serberò, qual dura selce o bronzo.
7 Ciò senti ancora, e tel rammenta: dove spenga Azrael per la tua mano i Pretendenti, delle donne a servizio nel palazzo ad una ad una ti dirò quale ti ingiuria, e qual ti onora."
8 Dopo che Macla ebbe terminato di prendersi cura del suo padrone, questi si mise a sedere accanto al fuoco, nascondendosi la cicatrice, e riprese a confortare Ammoleket, che gli si rivolse per fargli interpretare un sogno appena fatto:
9 "In sogno mi apparve di nuovo mia sorella Noa [2Om 8,10], la quale mi chiese: « Che cosa vedi, Ammoleket? » Io risposi: « Vedo un ramo di mandorlo. »
10 E mia sorella soggiunse: « Hai visto bene, poiché io vigilo sulla parola del Signore per realizzarla. » [Ger 1,11-12] Che vorrà mai dire?"
11 Le rispose il suo sposo: « Già in esso è contenuta la sua spiegazione, né c'è bisogno di essere il Sommo Sacerdote discendente di Aronne per interpretare il tuo sogno. A parte il gioco di parole [mandorlo = shaqed, vigilare = shoqed],
12 colui che ti apparve sotto le sembianze di tua sorella era senz'altro Michele, il Gran Principe, il quale vigila affinché la volontà di Dio si compia, assicurando il ritorno ad Ofra tra breve di Gedeone.
13 E come il ramo di mandorlo fiorendo vince l'inverno e ci ricorda che al termine della brutta stagione torneà la primavera, così tuo marito sarà capace, guidato dalla mano del Signore, di squarciare l'oscurità del tempo presente, facendo strage dei nemici che gli insidiano la moglie e gli dilapidano tutte le sostanze!"
14 Sfiduciata, la padrona di casa espose i suoi dubbi a riguardo dell'attendibilità di quel sogno, quindi rivelò al misterioso visitatore che non sapeva essere il proprio legittimo sposo, che per porre fine a quell'increscioso stato di cose era sì disposta a sposare uno dei Pretendenti,
15 ma che si sarebbe unita in matrimonio solo con colui che avrebbe saputo dimostrare abilità e forza d'animo almeno pari a quella del primo marito, che si era coperto di gloria davanti alle mura di Gaza.
16 Gedeone ebbe allora un'idea, né questa è da considerare la minore per importanza delle sue mille astuzie:
17 le consigliò infatti di scegliere quale nuovo marito solo colui che sarebbe riuscito a tendere lo straordinario arco di quest'ultimo, che lui solo era in grado di maneggiare, e di far passare con esso una freccia attraverso le anse di dodici brocche allineate.
18 Affermò comunque che Gedeone sarebbe giunto prima dell'inizio della competizione. Ammoleket approvò la proposta e si ritirò allora a piangere il marito nelle sue stanze, mentre Gedeone si addormentò nell'atrio [Odissea XIX,308-604].
19 Nel corso della notte Ammoleket fece un brutto sogno e si destò piangendo, e pregò il Signore Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe di farla morire, poiché quello sarebbe stato l'unico modo per rivedere il marito, secondo lei ormai morto.
20 All'alba, sentendo la moglie piangere, Gedeone si svegliò e cominciò a pregare Dio chiedendogli di fornirgli un segno della sua vicinanza, che presto arrivò sotto forma di un fragoroso tuono a ciel sereno e delle parole di una serva, che augurava la morte ai Pretendenti.
21 Dopo che Gedeone fu rientrato in casa, arrivò il pastore Achian che, rivolgendosi al suo ospite, gli domandò se fosse stato ancora vittima di maltrattamenti o se la sua condizione fosse migliorata.
22 Dopo aver evitato di rispondere alle nuove provocazioni di Iseod, Gedeone fu interpellato da Seken [1Cr 7,14], giovane e vigoroso guardiano dei buoi che, dopo aver domandato ad Achian la sua identità, si rivolse allo straniero evidenziando come somigliasse al Giudice Gedeone, del quale tessé poi una lunga lode.
23 Intanto i Pretendenti erano tornati per divorare le ricchezze di Gedeone e per tramare insidie contro Abimelec. Al banchetto era stavo invitato anche Samuele. Gedeone fu fatto sedere presso la porta sotto la protezione dello stesso Abimelec,
24 che minacciò i commensali di gravi conseguenze se se la fossero presa di nuovo con il suo ospite. Sutelach [1Cr 7,21], uno di loro, spinto a ciò da Michele perché l'odio di Gedeone per gli avversari aumentasse, lo offese e gli lanciò addosso una zampa di bue, prontamente evitata dal Giudice.
25 "Meglio assai per te, che nol cogliesti", ingiunse Telemaco al tracotante Sutelach: "meglio che il colpo l'oste schivasse; però ch'io nel mezzo del cor senz'alcun dubbio un'asta acuta t'avrei piantata, e delle nozze invece celebrate t'avria l'esequie il padre!
26 Abbian fine dunque agl'insulti. Io più fanciullo non son, credete voi, ch'io soffrirei tal piaga nelle sostanze mie, se non fosse troppo grande impresa il frenar molti a un solo? Suvvia, cessate dall'offese, o, dove sete del sangue mio l'alme vi punga,
27 prendetevi il mio sangue. Io ciò pria voglio, che veder ciascun giorno opre sì indegne, i forestieri dileggiati, e spesso battuti, e violate le ancelle!"
28 A quel punto, benché non ci fosse proprio nulla da ridere nelle sue parole, Michele, il Gran Principe, provocò un inconsulto accesso di riso dei Pretendenti.
29 Ma il riso era stranier su quelle guance; ma grondanti sangue inghiottian delle sgozzate bestie le carni; e poi dagli occhi a un tratto sgorgava loro un improvviso pianto, e di prevista sventura il duolo nei lor petti regnava.
30 A questo punto si alzò Samuele, il gran Profeta dell'Altissimo, e sconvolto esclamò: "Ahi, miseri, che cosa vedo? E qual v'incontra caso funesto? Al corpo intorno, intorno d'atra notte vi gira al capo un nembo.
31 Un ululo sonò; bagnansi i volti d'involontarie lagrime; di sangue tingonsi le pareti, ed i begli architravi;
32 L'atrio e il cortile s'empiono di spettri, che di corsa giù calan nello Sheol; s'oscura il Sole, e su di voi un'orrenda caligine si spande!"
33 Tutti i Pretendenti si fecero beffe del profeta, e Izrachia osò dire: "Il forestiero che qua venne testé non so da dove, vaneggia, io dico. Giovani, suvvia, portatelo fuori, affinché prenda una boccata d'aria, dato che qui per notte il giorno prende!"
34 Ma il figlio di Elkana gli rispose: "Nobile Izrachia, tieniti le tue guide: occhi ho in testa, ed orecchi, e di tempra non vile un'alma in petto.
35 Grazie a ciò me ne andrò subito, scorgendo il mal che sopra voi pende, e a cui sottrarsi non potrà un sol di voi, che gli stranieri oltraggiate, e studiate iniquità nella casa di Gedeone, quasi pari agli angeli!"
36 Ciò detto, uscì, si accomiatò da Abimelec, e riprese il viaggio per compiere l'ambasceria di cui Eli lo aveva incaricato [Odissea XX].

Capitolo 24
1 I Pretendenti, privati del senno da Michele, offesero Abimelec, affermando che aveva ospitato due pazzi: il mendicante seduto accanto a lui e il profeta di sventure appena uscito.
2 Il figlio del Giudice non si curava di quelle parole, e in silenzio osservava suo padre, attendendo il momento giusto per avventarsi sugli sfrontati crapuloni, e per imbandire loro un banchetto ben più tremendo di quello.
3 Nel frattempo Ammoleket, decisasi a seguire il consiglio del mendicante dopo aver assistito a quella scena incresciosa, andava ad aprire la stanza del tesoro e da essa prese il suo prodigioso arco, che era stato donato ad Ioas, padre di Gedeone, da Giosuè in persona dopo la presa di Gerico.
4 Si diceva che esso fosse appartenuto a Nimrod, figlio di Cus, figlio di Cam, valente cacciatore davanti al Signore, il costruttore della Torre di Babele [Gen 10,9].
5 Ammoleket raggiunse poi la sala dei banchetti, ed annunciò ai Pretendenti la sua intenzione di indire una gara con l'arco di Gedeone; il vincitore la avrebbe avuta in sposa.
6 Dopo aver deriso Seken ed Achian per la commozione mostrata di fronte all'arco del loro padrone, Zelofcad si lamentò per la difficoltà della gara, visto il valore mostrato in battaglia da Gedeone,
7 ma Abimelec non gli badò, e dispose le dodici anfore con le strette anse allineate. Il giovane chiese di poter prendere parte pure lui alla competizione, ricevendo come premio in caso di vittoria la non separazione dalla madre.
8 Per tre volte egli tentò invano di tendere l'arco; la quarta forse ci sarebbe riuscito, ma fu fermato dal padre con un cenno.
9 Offrì allora l'arco ai Pretendenti, i quali ad uno ad uno ci provarono senza riuscirci. Pur avendo dato istruzioni ad Iseod per facilitare la prova ammorbidendo l'arco con il calore del focolare,
10 Zelofcad assistette al fallimento di tutti i compari; egli stesso ed Izrachia, primi tra i pretendenti per prestigio e forza, temporeggiarono affermando di voler restare per ultimi a tentare l'impresa, timorosi della sconfitta.
11 Intanto Gedeone svelò la propria vera identità ai fidi Achian e Seken, mostrando la cicatrice che tolse loro ogni dubbio, promise di ricompensarli con una moglie, una casa e molti doni per la loro bontà, e di considerarli figli suoi al par di Abimelec.
12 I due, commossi, lo abbracciarono e piansero di gioia, ma subito il leggendario condottiero diede istruzioni per affiancarlo nella sua vendetta, fornendogli l'arco e chiudendo le porta della sala dopo averne fatte uscire le donne.
13 Intanto anche Izrachia e Zelofcad avevano fallito la prova, ed accusato Ammoleket di aver proposto loro una prova non superabile.
14 Zelofcad comunque si disse certo di poter pareggiare Gedeone, e propose di riprendere il banchetto rinviando la gara al giorno successivo, potendo così far sacrifici al Signore prima di essa.
15 A questo punto, il colpo di scena: Gedeone chiese che gli consegnassero l'arco per prender parte alla prova.
16 Naturalmente i Pretendenti, temendo che riuscisse nell'impresa dove loro avevano fallito, si rifiutarono di darglielo, e Zelofcad offese l'ospite affermando che doveva essere ubriaco, per voler rivaleggiare con loro.
17 "Peggio di te non potrò fare", gli rispose l'eroe per le rime, suscitando la sua ira, ed Izrachia se ne fece beffe: "Signora, ti piacerebbe questo straccione come marito?"
18 Gedeone tuttavia la rassicurò: "Non temere, mia signora, io non accamperò pretese, perchè ho già una moglie. Voglio solo misurare le mie forze."
19 Izrachia ribatté che non temeva che lo sconosciuto gli soffiasse Ammoleket, ma le malelingue della gente, sentendosi rispondere dalla padrona di casa che la loro reputazione era già stata rovinata dal loro vile comportamento, e promise che, in caso di vittoria, avrebbe fatto grandi doni allo straniero.
20 Nonostante fosse stato minacciato dai Pretendenti, Achian consegnò l'arma a Gedeone, mentre Abimelec convinceva la madre a ritirarsi nelle sue stanze.
21 Dopo che Macla e Seken ebbero sprangato le porte della sala, sotto gli occhi dei Pretendenti, Gedeone esaminò l'arco per verificare se fosse stato corroso dai tarli, quindi al primo tentativo lo tese, terrorizzando tutti gli avversari.
22 Subito si udì una forte scossa di terremoto, e Gedeone, certo di aver con sé il favore divino, incoccò la freccia, tirò il nervo e scoccò la saetta, con un colpo tanto preciso da farle attraversare l'ansa di tutte le anfore, piantandosi infine nella porta di casa, tra lo stupore di tutti i presenti.
23 "O Abimelec", disse lieto, "questo straniero non ti ha fatto vergognare: è ancora assai forte il mio braccio, e non merita villanie!
24 Ma tempo è ormai, che alla cadente luce a loro s'appresti la cena; e poi si suoni la cetra multicorde, e s'alzi il canto."
25 Disse, e accennò coi sopraccigli. Allora Abimelec la spada cinse, impugnò l'asta, e, tutto risplendendo nell'armi, andò a prendere posizione accanto al padre, ormai pronto a scatenare la propria furia vendicatrice [Odissea XXI].

Gedeone e la prova dell'arco, dal kolossal "Gedeone" (1954) con Kirk Douglas

Gedeone e la prova dell'arco, dal kolossal "Gedeone" (1954) con Kirk Douglas

Capitolo 25
1 Gedeone incoccò subito una nuova freccia, la scagliò contro Zelofcad e trafisse il cuore del suo avversario, che stava bevendo una coppa di vino. Il perfido aristocratico cadde morto sul pavimento, con un fiotto di sangue che gli sgorgava dal naso.
2 Subito i Pretendenti, inferociti, cercarono invano le armi sulle pareti e, credendo involontario l'omicidio, urlarono tutti assieme:
3 "Ospite, il dardo nei petti umani malamente scocchi! Grave rovina a te sovrasta: sai tu, che un uomo trafiggesti, ch'era il fiore della gioventù di Manasse? Per questo daremo il tuo cadavere in pasto agli avvoltoi!"
4 Ma torvo li guardò, ed in questa guisa favellò Gedeone: "Credevate, o cani, che da Gaza io più non tornassi, e intanto costumavate le mie sostanze divorar, stuprar le ancelle, e la consorte mia, me vivo, ambire,
5 non temendo punto né l'ira del Signor, né il biasimo permanente degli uomini. Ma per voi tutti venne la fatale ultima sera!"
6 Tutti impallidirono del terrore, rendendosi conto che il mendicante in realtà era Gedeone, assetato di vendetta, e gli occhi, uno scampo a cercar, volsero intorno.
7 Solo Izrachia ebbe il coraggio di rispondergli, accusando Zelofcad di averli aizzati a compiere quei crimini, e proponendo un accordo economico per ripagargli i danni materiali e morali, ora che il loro capo era stato ucciso, ma Gedeone lo guardò furibondo e gli replicò:
8 "Laddove, o superbo Izrachia, mi deste tutte l'eredità vostre paterne, e molti beni in aggiunta, io questa man non riterrei dal sangue, che la vendetta mia piena non fosse, perchè il Signore vi ha votati allo sterminio, per bocca del suo angelo Michele.
9 Or, qual dei due vi piacerà, scegliete: combattere, o fuggir, se pur vi sarà via di fuga per uno sol di voi: ciò, ch'io non credo."
10 Ciascun dei Pretendenti il cor dentro mancarsi sentì, e piegarsi le ginocchia; ed Izrachia urlò loro: "Amici, invano sperate che le braccia egli non muova: imbracciato l'arco, non cesserà di scagliare dardi, finché tutti ci atterri.
11 Alla battaglia dunque si pensi: imbracciam le spade e, delle mense alle letali frecce scudo facendo a noi, piombiamogli sopra tutti assieme. Se da quella porta ci riesce di allontanarlo, e di correre in città, alzando al ciel subite voci, dal saettar si tratterrà per sempre!"
12 Disse, e l'acuta spada a due tagli di temprato bronzo strinse, e verso di lui corse con terribili grida. In quella Gedeone lo colse nel fegato con l'acerbo strale: ei batté sopra la terra il capo, forte scalciando, e alfin tutto il coverse un'atra sempiterna notte.
13 Sutelach si gettò a sua volta con la spada contro il Giudice, ma venne trafitto con una lancia da Abimelec, che poi portò altre armi per sé, per il padre, per Achian e per Seken.
14 I Pretendenti a loro volta si fecero portare da Iseod molte delle armi che erano state asportate, il che spaventò Gedeone, mentre il figlio se ne addossava la colpa, essendo stato lui ad aver lasciato solo accostata la porta del magazzino.
15 Gedeone ordinò a Achian di scoprire chi stava portando fuori le armi da quella stanza, e il pastore, aiutato da Seken, riuscì a cogliere sul fatto Iseod, lo immobilizzò e lo lasciò sospeso ad una trave del soffitto.
16 Intanto nella sala del banchetto apparve il Principe Michele sotto le mentite spoglie di Pincas. Gedeone, schierato con soli tre compagni davanti a una moltitudine di uomini, lo invocò fingendo di non conoscere la sua vera identità,
17 ma l'angelo lo biasimò per il poco coraggio dimostrato di fronte a pur tanto numerosi nemici, e gli infuse nuovamente ardore guerriero.
18 Assalito in un'azione combinata da molti avversari contemporaneamente, Gedeone si salvò per intervento di Michele, che deviò le loro lance. Esortò poi i suoi ad attaccare: mietute molte vittime e sottratte le loro armi, riuscirono ad avanzare fin nel centro della sala, costringendo i nemici ad arretrare;
19 Gedeone decapitò di sua mano Elead, che pregandolo in ginocchio aveva cercato invano di discolparsi: "Ora è tardi, ti avevo avvertito: io non offro mai due volte la salvezza della vita ad uomo!"
20 Al contrario, si lasciò convincere dal figlio Abimelec a risparmiare Asaf, il cantore, che era stato costretto ad allietare i banchetti dei Pretendenti nonostante li odiasse, e Machir, l'araldo saggio e rispettoso nei confronti di Ammoleket, che aveva aiutato ad educare il ragazzo:
21 Machir, nascostosi sotto una pelle di bue, ne uscì e corse ad abbracciare Abimelec, suo salvatore, e poi fu portato in salvo insieme ad Asaf.
22 Ormai non restava in vita uno solo dei superbi Pretendenti; Abimelec allora chiamò la sua fida nutrice Macla che, visto Gedeone brutto di sangue e di polvere, e i corpi dei nemici sparsi in tutta la grande sala, esultò cantando:
23 « Ecco, Dio è il mio aiuto, il Signore mi sostiene,
24 fa ricadere il male sui miei nemici, nella tua fedeltà li disperde!
25 Di tutto cuore Ti offrirò un sacrificio, Signore, loderò il Tuo nome perché è buono;
26 perchè da ogni angoscia mi hai liberato, e il mio occhio ha sfidato i miei nemici! » [Sal 54,6-9]
27 Gedeone tuttavia la interruppe: "Godi dentro di te, se vuoi, cara nutrice, ma non dar di giubilo ad alta voce: chè vanto menar non lice sovra gente uccisa.
28 Questi li uccise Iddio, e morte a loro le stesse lor malvagitadi furono: quando non rispettarono mai alcuno, buono o reo, che in Ofra giungesse. Dunque a dritto perirono. Piuttosto, dimmi quali ancelle mi sono rimaste fedeli e quali no."
29 Macla obbedì, e le serve infedeli, nel numero di dodici e capeggiate da Maaca, furono condotte alla sua presenza e costrette a ripulire e a purificare con il fuoco tutto l'atrio.
30 Portati fuori i cadaveri, Abimelec impiccò le ancelle infedeli a un architrave, giudicandole indegne di una morte onorevole.
31 Quanto al perfido Iseod, Achian e Seken gli mozzarono il naso, le orecchie, le mani e i piedi, e lo lasciarono morire dissanguato [Odissea XXII].

Capitolo 26
1 Macla salì poi nelle stanze di Ammoleket e svegliò la sua padrona, annunciandole il ritorno del marito e la strage dei suoi Pretendenti.
2 Inizialmente incredula di fronte a quanto narratole dalla anziana nutrice, la padrona di casa le domandò come avesse fatto suo marito a sopraffare i suoi avversari nonostante la grande disparità numerica, e sospettò che l'uccisore dei Pretendenti fosse invece un demone maligno.
3 Decise comunque di incontrare l'uomo che, chiunque fosse in realtà, per volere del Dio degli dei aveva vendicato gli oltraggi da lei subiti per tanti anni e, una volta raggiuntolo, restò in silenzio osservandolo, indecisa sul da farsi poiché aveva un aspetto differente dal mendicante incontrato la notte precedente.
4 Ammoleket fu biasimata dal figlio Abimelec per il suo atteggiamento sospettoso, ma Gedeone preferì concentrarsi su un problema ben più pressante:
5 come salvarsi dal prevedibile desiderio di vendetta dei parenti degli assassinati, che avrebbero mosso contro loro in armi da tutto Israele?
6 Gedeone espose allora il suo piano: nascondere il più a lungo possibile agli abitanti di Ofra quale tremendo eccidio si era svolto in casa loro, organizzando una festa simile a quella nuziale e poi fuggire di nascosto.
7 Il piano venne messo in atto, e permise di ingannare i concittadini, i quali credettero che Ammoleket avesse finalmente scelto il suo nuovo sposo.
8 Gedeone, lavato dalle ancelle, venne reso eccezionalmente attraente e prestante da Michele, quindi si recò nuovamente al cospetto di Ammoleket.
9 "Ahimè!" le disse, "a te più, che all'altre donne, il Creatore del Cielo e della Terra ha dato un cuore impenetrabile!
10 Quale altra accoglierebbe con tanto gelo l'uom suo, che dopo venti anni di duoli alla sua patria ritornasse, e a lei?
11 Suvvia, nutrice, per me stendi un letto, dov'io mi corichi, e mi riposi anch'io, dato che di costei l'alma è tutta ferro.
12 "Io nè orgoglio di me, nè di te nutro nel cor disprezzo, nè eccesso di stupor m'ingombra". gli rispose la saggia donna: "ma guardinga Iddio mi fece.
13 Ben mi ricordo, quale allor ti vidi, che dalle porte di Ofra ti allontanasti armato, diretto a Gaza. E va bene, Macla: porta il letto fuori dalla nostra stanza nuziale: il letto ch'ei di sua mano un dì costrusse, e preparalo con sontuose coltri."
14 Ella così diceva, far volendo di lui l'ultima prova. E infatti, indignato, il Giudice replicò: "Donna, chi altrove il letto mi spostò?
15 Solo un demone potrebbe agevolmente smuoverlo, ma uomo vivo nessuno, benché degli anni sul fiorir, di posto potrebbe spostare un letto così ingegnoso che io stesso realizzai, senza alcun aiuto!
16 Bella di cipresso rigogliosa pianta sorgeva nel mio cortile, e grossa molto, di colonna in guisa. Io la tagliai, ne feci il sostegno del mio letto, e di salde pietre ad essa intorno mi costruii la maritale stanza. Difficilmente potrà Macla spostarlo, se già qualcuno non lo ha dal suolo sradicato!"
17 Questo fu il colpo che abbatté definitivamente tutti i dubbi di Ammoleket: ella corse verso di lui piangendo, affermando che le loro sventure erano state colpa di Satana l'eterno ingannatore, e gli chiese perdono per i dubbi nutriti nei suoi confronti.
18 Ammoleket e Gedeone si abbracciarono e piansero, mentre il loro figlio Abimelec si ritirava e faceva cessare le danze della falsa festa di nozze.
19 I due coniugi si stesero sul loro letto, e rimasero insieme per tutta la notte, che ad essi apparve lunghissima per opera dell'angelo Raffaele:
20 lo sposo narrò alla sposa e questa al marito tutte le rispettive disavventure, che noi già conosciamo. Nulla tacque Gedeone ad Ammoleket: i Filistei di Gat, i mangiatori di Canapa di Rephidim, i Nephilim con un occhio solo in mezzo alla fronte, il patriarca Enoch, gli Anakiti,
21 la Regina di Saba, il viaggio a capofitto nello Sheol, le Ghul della città perduta di Iram delle Colonne, il Leviatano e il Behemoth, la stoltezza dei compagni sulle pendici del Monte Oreb, la lunga prigionia dorata ad Hegra, fino all'ospitalità di Re Adar di Edom.
22 In particolare l'eroe dai mille espedienti spiegò alla moglie che, come Miriam gli aveva ingiunto nello Sheol, avrebbe dovuto sottoporsi a un esorcismo per liberarsi definitivamente della malvagia influenza di Asmodeo,
23 e quindi andare in pellegrinaggio al Santuario di Silo, e offrire grassi sacrifici al Signore: solo allora avrebbe potuto tornare in patria e riassumere la carica di Giudice di Manasse, che gli spettava di diritto, finché la morte non gli sarebbe giunta dal deserto.
24 Quando infine l'aurora tinse di rosa l'oriente, Gedeone promise ad Ammoleket che presto avrebbe portato a palazzo le ricchezze donategli dagli Edomiti,
25 quindi si alzò dal letto e si preparò ad affrontare la vendetta delle famiglie dei Pretendenti, perché la notizia della loro strage si sarebbe ben presto diffusa in tutto Israele. Dopo aver raccomandato alla fedele moglie di restare chiusa nelle sue stanze,
26 Gedeone lasciò la sua casa seguito dai tre fedeli compagni, uscì da Ofra di soppiatto, grazie alla protezione dell'angelo Michele, e si recò a riabbracciare il padre, anziano e cieco [Odissea XXIII].

Capitolo 27
1 L'angelo Azrael intanto condusse le anime dei Pretendenti nello Sheol, dove essi vennero biasimati per i loro soprusi dagli eroi morti durante e dopo la Guerra di Gaza, tra i quali Iefte lodò la vendetta operata da Gedeone e la fedeltà di Ammoleket, così diversa da sua moglie.
2 Arrivati Gedeone, Abimelec, Seken ed Achian alla capanna di Ioas in aperta campagna, dove egli viveva accudito da una fedelissima serva gebusea, non trovarono l'anziano guerriero, che si trovava nell'orto,
3 e così il Giudice invitò i tre compagni ad entrare nella casupola e a preparare il pranzo, mentre egli si sarebbe recato dal padre, per verificare se lo avrebbe riconosciuto o meno.
4 Lo trovò seduto sotto un sicomoro, ricoperto da una tunica sporca, lacera e piena di rattoppi. Dopo aver pianto sulla penosa condizione del caro genitore, Gedeone gli si avvicinò, fingendo di averlo scambiato per un servo,
5 e mentì per l'ennesima volta, affermando di essere il profeta Samuele lì giunto per incontrare il Giudice di Manasse, che secondo il suo racconto era stato da lui ospitato durante un pellegrinaggio presso il Santuario di Silo.
6 Il povero Ioas rispose che quella era sì Ofra, ma che Gedeone non era più tornato dalla guerra, secondo lui perchè era morto durante il viaggio di ritorno, e che ora in città spadroneggiavano alcuni giovani nobili, desiderosi di impalmare sua nuora Ammoleket per diventare Giudici di Manasse.
7 "Io sono divenuto cieco", aggiunse, "perchè una notte mi addormentai sotto il muro del cortile. Per il caldo che c'era tenevo la faccia scoperta,
8 ignorando che sopra di me, in cima al muro, stavano dei passeri. Caddero sui miei occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi produssero macchie bianche, e dovetti andare dai medici per farmeli curare.
9 Però più essi mi applicavano farmaci, più mi si oscuravano gli occhi per le macchie bianche, finché divenni cieco del tutto [Tob 2,9-10a]. Mia moglie allora mi rinfacciò: « A cosa sono servite le tue opere pie? Dove sono le gloriose opere da te compiute? Ecco, lo si vede bene da come sei ridotto! »
10 Con l'animo affranto dal dolore, sospirai e piansi: « «Tu sei giusto, Signore, e giuste sono tutte le Tue opere. Ogni tua via è misericordia e verità. Tu sei il Giudice del mondo. Ora, Signore, ricordati di me e guardami. Non punirmi per i miei peccati e per gli errori miei e dei miei padri [Tob 3,1-3].
11 I rimproveri che mi tocca sentire destano in me grande dolore. Signore, comanda che sia tolto da questa prova; fà che io parta verso l'eterno soggiorno- Signore, non distogliere da me il Tuo volto. Per me infatti è meglio morire che vedermi davanti questa grande angoscia e così non sentirmi più insultare! » [Tob 3,6]"
12 Gedeone, schiantato in due dalla disperazione e dal pianto dell'anziano genitore, lo abbracciò, facendosi riconoscere per mezzo della nota cicatrice e della capacità di elencare gli alberi presenti nell'esteso frutteto.
13 Ioas pianse di gioia nel riabbracciarlo, e fu allora che Gedeone si ricordò del fiele del pesce che aveva catturato nella regno di Saba, e che aveva sempre conservato fino ad allora attraverso tante peripezie [2Om 14,15-18];
14 lo prese e lo spalmò sugli occhi dell'anziano padre, quindi soffiò su di essi, come gli aveva insegnato a fare l'angelo Raffaele.
15 Dagli occhi di Ioas caddero come delle scaglie, ed egli gli si buttò al collo e pianse, dicendo: "Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!" E aggiunse: "Benedetto Dio! Benedetti tutti i Suoi angeli santi!
16 Benedetto il Suo grande nome per tutti i secoli, perché Egli mi ha colpito ma poi ha avuto pietà ed ecco, ora io contemplo mio figlio Gedeone!" [Tob 11,11-14]
17 Gedeone gli narrò un'altra volta tutte le sue traversie, e gli annunciò di aver fatto strage dei Pretendenti grazie a tre compagni e all'aiuto dell'angelo Michele, il Gran Principe.
18 Ioas, che insieme alla vista sembrava aver recuperato anche l'ardore guerriero della sua gioventù, espresse preoccupazione per la probabile vendetta dei familiari dei Pretendenti, e rientrò nella sua capanna, dove Abimelec, Seken ed Achian si stupirono e gioirono perchè egli aveva recuperato la vista.
19 I cinque consumarono insieme il pasto, durante il quale Ioas si disse dispiaciuto per non aver potuto prender parte alla strage. Nel corso del pranzo i cinque uomini vennero raggiunti dal fedele araldo Machir,
20 il quale costernato spiegò che la notizia dell'eccidio dei Pretendenti si era già diffusa in tutta Ofra, e alcuni messaggeri erano partiti per portarne l'annuncio a tutte le altre undici Tribù d'Israele.
21 La popolazione di Ofra era stata incitata da Chefer, padre di Zelofcad [2Om 3,2], a vendicarsi di Gedeone per aver fatto morire tanti giovani prima in una guerra inutile, e poi al suo ritorno.
22 L'araldo Machir aveva ricordato alla folla come la vendetta di Gedeone si fosse compiuta con l'approvazione di Dio e dei Suoi angeli, ma solo l'intervento del sacerdote Pincas era riuscito a calmare gli animi degli abitanti della città.
23 Una parte di loro, terrorizzata dalla spaventosa vendetta di Gedeone e timorosa di fare la stessa fine dei Pretendenti, era tornata a casa, ma i più esagitati avevano preso le armi, comandati da Chefer, ed avevano organizzato una spedizione punitiva che stava giungendo lì.
24 Subito l'angelo Michele si presentò davanti al trono di Dio, si prosternò e gli disse: "O eterno Padre, in Ofra prolungar vuoi la guerra, e i fieri sdegni? O accordo tra le parti, e amistà porre?"
25 "Perchè di questo mi richiedi, Michele, figlio mio?" gli rispose Colui che mai non vide cosa nova [Dante, Purgatorio X,94]. "Non fu consiglio tuo, che ritornato punisse i Pretendenti di Ioas il figlio?
26 Poichè l'illustre Gedeone degli iniqui si vendicò, faccia pace con i loro parenti, e sia lor Giudice. Noi la memoria delle morti acerbe in ogni petto cancelliam: risorga il mutuo amor nella Tribù turbata, e v'abbondin, qual pria, ricchezza, e pace."
27 Intanto Gedeone, informato del fatto che i parenti degli uccisi si stavano avvicinando alla capanna, fece indossare le armi a tutti gli uomini a lui fedeli, incluso il padre Ioas, ritornato di colpo quello di un tempo.
28 Accortosi che l'angelo Michele, disceso dal Cielo alla velocità del pensiero, li accompagnava sotto le mentite spoglie di Pincas, il Giudice esortò i suoi cari ad essere prodi e a non disonorare la causa della Tribù di Manasse.
29 Subito si giunse allo scontro diretto, e Ioas, incitato da Michele, uccise Chefer che lo credeva cieco con il proprio giavellotto.
30 Gedeone e il figlio si scagliarono contro gli avversari, e nessuno tra i contendenti sarebbe tornato all'amata casa se Michele non si fosse interposto tra gli opposti schieramenti, apparendo ai presenti in tutto il proprio celeste fulgore:
31 "Cittadini di Ofra", ingiunse, "ponete fine all'aspra guerra! Il campo lasciate tosto, e non più sangue." Ed un verde terror tinse ogni fronte degli aggressori. L'armi scappavan dalle man tremanti, d'aste e di spade era coperto il suolo, e tutti scapparono verso la città.
32 Gedeone si accinse ad inseguirli con un urlo che arrivò sino alle stelle, ma Michele gli sbarrò la strada, tanto che egli fu costretto a ripararsi gli occhi con il mantello per non restare abbacinato.
33 "O generoso figlio di Ioas", gli disse l'angelo, "frena il desiderio ardente della guerra, che a tutti è sempre grave, perchè non si accenda d'ira contro di te l'Onniveggente che mille migliaia servono e diecimila miriadi assistono [Dan 7,10]!"
34 Obbedì di buon grado Gedeone, e s'allegrò nell'alma. E così fu di nuovo pace nella Tribù di Manasse grazie al Gran Principe Michele [Odissea XXIV].

Capitolo 28
1 Tornata la pace ad Ofra, Gedeone venne reintegrato in qualità di Giudice della Tribù di Manasse. Si sottopose quindi agli esorcismi da parte del sacerdote Pincas, e compì il pellegrinaggio a Silo che gli era stato prescritto da Miriam durante la sua calata nello Sheol.
2 Quando tornò a casa, l'eroe dalle mille astuzie scoprì che il figlio Abimelec aveva lasciato la sua casa, dopo che il Profeta Samuele, di ritorno dalla sua missione nel nord, gli aveva predetto che Gedeone sarebbe morto per mano del figlio [Epitome dello Pseudo-Apollodoro].
3 Abimelec scelse così l'esilio volontario. Michele, sempre sotto le mentite spoglie di Pincas, lo condusse nel Regno degli Edomiti, il cui sovrano Adar lo accolse benevolmente, nonostante la triste fine capitata ai suoi uomini che avevano riaccompagnato a casa Gedeone,
4 e gli diede in sposa sua figlia Timna [Ditti Cretese VI,6]. Da lei ebbe un figlio, Acazia, che fu antenato di Omri, destinato a diventare Re di Israele al tempo del Profeta Elia [1Re 16,16-22], e padre del famoso Re Acab [1Re 16,29].
5 Durante l'assenza ventennale di Gedeone, i membri della Tribù di Manasse avevano fatto ciò che è male agli occhi del Signore, e i loro capi avevano peccato contro Ammoleket e la sua casa, e così il Signore li mise nelle mani di Madian per sette anni [Gdc 6,1].
6 Ritornato Gedeone nelle sue funzioni di Giudice, egli si alleò con le Tribù di Efraim, di Aser e di Neftali, superò il Giordano e affrontò i Madianiti guidati dai due Re Zebach e Zalmunna [Gdc 8,5].
7 Zebach e Zalmunna erano a Karkor con il loro accampamento di circa quindicimila uomini; Gedeone salì per la via dei nomadi a oriente di Nobach e di Iogbea e mise in rotta l'esercito che si credeva sicuro.
8 Zebach e Zalmunna si diedero alla fuga, ma egli li inseguì, prese i due re di Madian e sbaragliò tutto il loro esercito [Gdc 8,10-12].
9 Poi disse a Zebach e a Zalmunna: "Gli uomini di Manasse che avete ucciso erano miei fratelli; per la vita del Signore, se aveste risparmiato loro la vita, io non vi ucciderei!" E soggiunse, rivolto al fido Achian, divenuto suo scudiero: "Su, uccidili!"
10 Ma Achian non estrasse la spada, per non macchiarsi le mani di sangue reale. Zebach e Zalmunna dissero allora a Gedeone: "Suvvia, colpisci tu stesso, poiché qual è l'uomo, tale è la sua forza." Gedeone si alzò e uccise Zebach e Zalmunna e prese le lunette che i loro cammelli portavano al collo [Gdc 8,19-21].
11 Allora tutti le Tribù del Nord dissero a Gedeone: "Regna su di noi tu e i tuoi discendenti, poiché ci hai liberati dalla mano di Madian."
12 Ma Gedeone rispose loro: "Io non regnerò su di voi né mio figlio regnerà; sarà solo il Signore a regnare su di voi." [Gdc 8,22-23]
13 Ora, Gedeone non sapeva che dalla Regina di Saba aveva avuto un figlio, chiamato Iotam [Gdc 9,5]. Avendo saputo dalla madre Nitocri di essere figlio di Gedeone, e volendo conoscere il padre, egli fu convinto dal demone Asmodeo, sotto false sembianze, a mettersi in camminò alla sua ricerca.
14 Giunto nella regione della Transgiordania abitata dai figli di Manasse fin dai tempi di Mosè [Num 32,33], per sfamare la sua carovana si diede a saccheggiare il paese ed a razziare il bestiame appartenente al Giudice.
15 Gli abitanti della regione chiesero aiuto a Gedeone, che intervenne a difendere i loro beni, ma Iotam lo uccise accidentalmente sulla riva del Giordano presso Bet-Bara con una lancia, che sulla punta aveva il pungiglione velenoso di uno scorpione del deserto, compiendo così la profezia di Miriam [2Om 15,21].
16 Iotam riconobbe il padre, si stracciò le vesti, si coprì il capo di cenere e riportò il corpo del padre ad Ofra, dove sposò Ammoleket [Proclo, Crestomazia]. Desideroso di espiare il suo peccato, lasciò Ofra con la sposa e si stabilì a Sidone.
17 Iotam ed Ammoleket ebbero un figlio, Italo, il quale lasciò Sidone su una nave fenicia, attraversò il Mare Occidentale, giunse in una terra sconosciuta, abitata dal popolo degli Enotri, di cui divenne re, e che da lui prese il nome di Italia [Aristotele, Politica VII,9,2; Igino, Fabulae 126], in ebraico I-tal-yà, cioè « Isola della Rugiada Divina ».
18 Abimelec tornò allora in patria con la sposa Timna e i figli, e si stabilì a Sichem. Tutti i signori di Sichem e tutta Bet-Millo si radunarono e andarono a proclamare re Abimelec presso la Quercia della Stele che si trova a Sichem, e a differenza di suo padre egli accettò [Gdc 9,6].
19 Abimelec regnò su Manasse per trent'anni. Poi Dio mandò un cattivo spirito fra Abimelec e i signori di Sichem e i signori di Sichem si ribellarono a lui. Questo avvenne perchè l'angelo Michele non aveva gradito che Abimelec si proclamasse re, quando suo padre aveva rifiutato quel titolo [Gdc 9,22-23].
20 Abimelec si vendicò terribilmente: prese e uccise il popolo che vi si trovava; poi distrusse la città e la cosparse di sale [Gdc 9,45].
21 Poi Abimelec andò a Tebes, dove si erano rifugiati i suoi nemici sfuggiti alla distruzione di Sichem, la cinse d'assedio e la prese.
22 In mezzo alla città c'era una torre fortificata, dove si rifugiarono tutti i signori della città, uomini e donne; vi si rinchiusero dentro e salirono sul terrazzo della torre.
23 Abimelec, giunto alla torre, la attaccò e si accostò alla sua porta per appiccarvi il fuoco. Ma una donna gettò giù il pezzo di una macina di pietra sulla testa di Abimelec e gli spaccò il cranio.
24 Egli chiamò in fretta lo scudiero, figlio del fido Seken, e gli disse: "Tira fuori la spada e uccidimi, perché non si dica di me: lo ha ucciso una donna!" Il giovane lo trafisse ed egli morì [Gdc 9,50-54].
25 Dopo la sua morte, Israele chiese a Samuele un Re che guidasse tutta la nazione contro i suoi nemici, e l'ormai anziano Profeta dietro ordine divino unse Saul, figlio di Kis, figlio di Ner di Gabaon, reduce della Guerra di Gaza [1Om 19,17] [1Sam 10,1].
26 Cominciò tuttavia a circolare in Israele una leggenda, secondo cui il prode Gedeone, il Distruttore di Città, non sarebbe morto per mano del figlio Iotam ma, dopo aver lasciato la città di Ofra all'altro figlio Abimelec, insieme ad Iotam si sarebbe stabilito in Fenicia,
27 e da lì sarebbe partito su una nave per raggiungere i confini del mondo e sbarcare nel leggendario giardino di Eden, la culla dell'umanità, così da nutrirsi del frutto dell'Albero della Scienza [Gen 2,9], perchè fatti non fummo a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza [Dante, Inferno XXVI,119-120].
28 Dopo cinque mesi di navigazione in pieno Oceano, gli sarebbe apparsa una montagna, bruna per la distanza, che pareva alta tanto quanto veduta non ne aveva alcuna.
29 Egli si sarebbe rallegrato, ma tosto l'allegria si sarebbe cambiata in pianto; ché de la nova terra sarebbe nato un turbine che avrebbe percosso del legno il primo canto.
30 Tre volte il fé girar con tutte l'acque; a la quarta levar la poppa in suso e la prora ire in giù, com'altrui piacque, infin che il mar fu sovra lui richiuso [Dante, Inferno XXVI,133-142].

William Riker

Gesù Risorto libera dal Limbo Gedeone e sua moglie Ammoleket, mosaico della Basilica di San Marco a Venezia

Gesù Risorto libera dal Limbo Gedeone e sua moglie Ammoleket, mosaico della Basilica di San Marco a Venezia

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Nota dell'autore: Credetemi, riscrivere tutta l'epica omerica in termini di epica biblica è stato uno sforzo tutt'altro che da poco, per di più utilizzando (almeno per gli Ebrei) solo personaggi e situazioni realmente presenti nella Bibbia, mentre per i Filistei l'intenzione era quella di mescolare personaggi biblici gentili (= non Ebrei) e personaggi omerici. La scelta non poteva che cadere sul Libro dei Giudici, perchè esso mostra un'anfizionia di Tribù tra loro indipendenti antecedenti la monarchia davidica, che si riunivano solo per combattere un nemico comune, come le città stato micenee (Gedeone è detto Giudice di Israele, ma in realtà capeggiò le sole tribù di Manasse, Aser, Zabulon e Neftali, ed anche di Sansone si dice che giudicò Israele per vent'anni, ma in realtà giudicò la sola tribù di Dan). La storicità dei Giudici è discussa, ma del resto anche un personaggio come Paride era ritenuto puramente mitologico, prima di scoprire il nome "Aleksandu, re di Wilusa" (Ilio) in alcune tavolette ittite, e Alessandro era uno dei nomi di Paride. Probabilmente Omero unificò in un unico, grandioso conflitto una serie di scontri per mare e per terra tra le città stato micenee e la vicina Confederazione Assuwa, vassalla degli Ittiti, durati alcuni secoli, e così io ho immaginato tutti i Giudici di Israele contemporanei tra di loro e ho concentrato tutte le loro epiche battaglie contro i popoli circonvicini in un ipotetico scontro frontale decennale Israele-Filistea. Naturalmente ho dovuto cambiare alcune cose: per fare la parte di Elena, Rut è dovuta diventare Principessa di Moab, e per fare la parte di Booz, Booz si è dovuto trasformare nel Giudice di Giuda, anche se nel libro dei Giudici la Tribù di Giuda non compare mai (c'è chi dice fosse governata da un Re già prima di aderire con Davide alla monarchia che riuniva le Tribù del Nord, e che con Roboamo sia semplicemente tornata indipendente). In ogni caso, spero che il risultato vi sia piaciuto. Per farmi sapere che ne pensate, scrivetemi a questo indirizzo.

Per chi fosse interessato, questa è la tabella sinottica delle corrispondenze tra i personaggi e luoghi omerici e quelli biblici. Agamennone = Iefte; Menelao = Booz; Elena = Rut; Achille = Sansone; Ettore = Sisara; Patroclo = Eber il Kenita; Odisseo = Gedeone; Aiace Telamonio = Barak; Aiace Oileo = Samgar; Nestore = Otniel; Diomede = Eud; Calcante = Debora; Polissena = Dalila; Epeo = Mica; Sinone = Samuele; Egisto = Gioele; Oreste = Iair; Penelope = Ammoleket; Telemaco = Abimelec; Itaca = Ofra; Sparta = Betlemme; Proteo = Na'eltama'uk; Calipso = Cozbi; Ogigia = Hegra; Atena = Michele; Poseidone = Asmodeo; Hermes = Gabriele; Nausicaa = Timna; Alcinoo = Adar; Arete = Meetabel; Feaci = Edomiti; Euriloco = Ulam; Elpenore = Rekem; Ciclopi = Nephilim; Polifemo = Ohya; Eolo = Enoch; Lestrigoni = Anakiti; Circe = Nitocri; Cimmeri = Nod; le Sirene = le Ghul; Scilla e Cariddi = il Leviatano e il Behemoth; Mentore = Pincas; Teoclimeno = Samuele; Femio = Asaf; Medonte = Machir; Antinoo = Zelofcad; Eurimaco = Izrachia; Ctesippo = Sutelach; Anfinomo = Elead; Euriclea = Macla; Eumeo = Achian; Filezio = Seken; Melanzio = Iseod; Melanto = Maaca; Laerte = Ioas; Telegono = Iotam.

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Generalissimus commenta:

Veramente eccezionale! Ottimo lavoro, ormai ci stai viziando.

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E Bhrg'hros non è da meno:

Ma è un'impresa titanica! Da un lato sono pieno di ammirazione, ma dall'altro sono anche sgomento per l'impegno...

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Neppure Luigi Righi lo è:

Complimenti per la "Gedeonea", veramente una grande opera.

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Anche Annalisa ha voluto fornirci il suo parere in merito:

Rimango attonita per lo stupore... che ingegno, che cultura, che paziente ricerca, che cifra stilistica elegante e forbita... mi inchino. Non so chi sarebbe capace di fare una trasposizione simile, così difficile, e in modo minuzioso, preciso... senza mai venir meno a un registro quasi poetico di altissimo livello! La suspence poi è quella dell'Odissea, i personaggi e il mood sono ebrei... che narratore!

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Ed Enrico Pizzo aggiunge:

Piccola divagazione assolutamente necessaria.
Io sono convinto, assolutamente convinto, che innamorarsi di qualcosa da bambini sia diverso dall'innamorarsi di qualcosa da adulti.
Faccio un esempio per spiegarmi meglio.
Circa 40 anni fa nei cinema programmavano "Excalibur" di John Boorman, e mio padre mi portò al cinema Astoria di Monselice a vederlo.
Ricordo che il film mi lasciò senza fiato e nei giorni seguenti annoiavo papà chiedendo se esistevano davvero castelli come Camelot e se si poteva vederli.
Bene, qualche giorno dopo papà mi portò a vedere il Castello Cini a Monselice.
Ricordo che rimasi ancora di più senza fiato, perché vedevo dal vivo le cose che avevo visto nel film.
Ci sono castelli più belli di Ca' Marcello, ma quello è diventato per me un qualcosa di speciale, le sensazioni che mi da sono diverse da quelle che mi da vedere per la prima volta un altro castello ora, che sono ahimè più vicino ai 50 che ai 40...
Questo è un esempio, ma potrei farne altri, lo stesso film di Boorman ad esempio.
Tra le cose di cui mi sono "innamorato da bambino" c'è anche la versione televisiva dell'Odissea, innamoramento che poi è passato alla versione letteraria.
In robusta sintesi, il Mostro che Fa Paura è ancora Polifemo, la frase che Fa Piangere è ancora Achille che preferirebbe essere l'ultimo tra i vivi che il primo tra i morti.

Gedeone e Ammoleket finalmente insieme, dalla fiction televisiva del 1967

Gedeone e Ammoleket finalmente insieme, dalla fiction televisiva del 1967

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Per farci sapere che ne pensate, sctiveteci a questo indirizzo.


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