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Ed ecco ora un'originale proposta di Lord Wilmore:
Nelle mie scorribande in Internet ho trovato questa Lista dei Territori Non Autonomi delle Nazioni Unite, cioè una lista di territori che non hanno un proprio governo autonomo, ed in pratica sono ancor oggi delle colonie. Questa lista, redatta per la prima volta nel 1946 in conformità all'Articolo XI dello Statuto delle Nazioni Unite, viene da allora periodicamente aggiornata dall'Assemblea Generale in base alle indicazioni di una speciale Commissione sulla Decolonizzazione. Rientrano in questa lista solo i territori considerati permanentemente abitati: non dunque ad esempio le isole subantartiche come Kerguelen o Bouvet, abitate solo da ricercatori e solo temporaneamente. Ecco la lista in ordine alfabetico:
In Africa:
Sahara Occidentale
Sant'Elena
In
America:
Anguilla
Bermuda
Isole Cayman
Isole Falkland
Montserrat
Turks e Caicos
Isole Vergini americane
Isole Vergini britanniche
In Europa:
Gibilterra
In Oceania:
Guam
Nuova Caledonia
Isole Pitcairn
Samoa Americane
Tokelau
Come eliminare TUTTI i territori da questa lista, cancellando il termine "colonia" dall'atlante geografico? Ecco una possibile catena di eventi che porta a questo risultato:
1967, 1 novembre: Ronald Webster proclama l'indipendenza di Anguilla da Saint Kitts e Nevis. La sovranità inglese non è restaurata dopo che Anguilla ha offerto agli USA di ospitare una sua base militare in cambio di protezione.
1982, 2 aprile: con l'Operazione Rosario le isole Falkland vengono occupate dall'Argentina. Poco dopo tocca alla Georgia Australe e alle Sandwich Australi.
1982, 27 maggio: gli Argentini sconfiggono i Britannici nella Battaglia di Goose Green, le forze armate di Sua Maestà sono costrette a far rientro in Europa. Grave scacco per il Regno Unito: questa data segna la fine del suo impero coloniale. La dittatura militare in Argentina sopravvive ancora per qualche anno. Le Falkland sono ribattezzate Islas Malvinas e la capitale Port Stanley diventa Puerto Argentino. Esodo degli inglesi, sostituiti da coloni argentini.
1982, 1 dicembre: per prevenire altre eventuali rivendicazioni sudamericane, Sant'Elena è trasformata in Stato Associato al Regno Unito e le è concesso l'autogoverno. Da essa dipendono Ascensione, Tristan da Cunha e Gough.
1983, 2 febbraio: anche le Bermude da Territorio Britannico d'Oltremare diventano Stato Associato al Regno Unito. Il 6 febbraio tocca alle isole Cayman ed il 15 marzo a Montserrat.
1985, 1 gennaio: anche le isole Turks e Caicos acquisiscono lo status di Stato Associato al Regno Unito, sempre come contraccolpo della fallita riconquista delle Falkland. Lo stesso giorno le isole Cayman optano per la piena indipendenza nell'ambito del Commonwealth.
1986, 3 novembre: contestualmente agli Stati Federati di Micronesia e alle Isole Marshall, anche Guam e le isole Marianne Settentrionali diventano indipendenti dagli USA, anche se fortemente legati ad essi (gli USA pagano redditizi affitti per le loro basi presenti su quelle isole).
1987, 1 marzo: anche le isole Vergini Britanniche diventano Stato Associato al Regno Unito con il nome di West Virgin Islands.
1989, 1 gennaio: piena indipendenza nell'ambito del Commonwealth anche per l'importante paradiso fiscale delle Bermude.
1991, 6 settembre: il Fronte Polisario (Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro) sconfigge militarmente le forze armate marocchine con l'aiuto di Algeria, Mauritania e Francia, scaccia gli occupanti e proclama la Repubblica Araba Democratica Sahrawi (RASD), riconosciuta dall'ONU e dall'Unione Africana. Il Marocco per protesta si ritira dall'Unione Africana e comincia a chiedere l'ingresso nell'Unione Europea.
1995, 18 giugno: l'eruzione del vulcano Soufrière devasta l'isola di Montserrat e porta alla fuga di 8000 dei 9500 abitanti; viene perciò restaurato temporaneamente lo status di Territorio Britannico d'Oltremare.
1996, 1 gennaio: Aruba diventa pienamente indipendente dai Paesi Bassi.
1998, 14 luglio: un referendum respinge la proposta di trasformare Portorico in uno stato degli USA o in uno stato indipendente. Un referendum contestualmente tenuto nelle vicine Isole Vergini Americane decide invece di trasformarle nel 51° Stato degli USA.
1998, 8 novembre: in seguito agli Accordi di Nouméa la Nuova Caledonia con le isole circonvicine diventa indipendente dalla Francia.
2001, 4 gennaio: optando per la piena indipendenza nell'ambito del Commonwealth, Sant'Elena con le sue isole circostanti diventa il primo stato a diventare indipendente nel Terzo Millennio.

2002, 7 novembre: il 98 % degli elettori di Gibilterra vota per trasformare il Territorio d'Oltremare del Regno Unito in una provincia sotto sovranità congiunta di Spagna e Gran Bretagna (come Andorra è sotto la sovranità congiunta del vescovo di Urgell e del presidente della Repubblica Francese). Il territorio si dota di propria costituzione e di proprio autogoverno, così come Andorra; il piccolo paese (6,8 Kmq per 28.875 abitanti) è anche ammesso nella UEFA, e la sua nazionale va a giocare con le grandi squadre d'Europa.
2004, 17 aprile: le Samoa Americane diventano il 52° Stato degli USA.
2005, 18 giugno: in seguito al ritorno di parte degli abitanti è restaurato per Montserrat lo status di Stato Associato al Regno Unito, anche se la capitale ora è Brades e non più Plymouth, ancora non ricostruita dopo l'eruzione.
2006, 1 gennaio: piena indipendenza nell'ambito del Commonwealth per le West Virgin Islands.
2007, 20 ottobre: in seguito a referendum le isole Tokelau si staccano dalla Nuova Zelanda e diventano uno dei più piccoli stati del mondo (10 Kmq di superficie e 1466 abitanti). Per effetto domino anche le isole Cook e l'atollo di Niue proclamano l'indipendenza da Wellington.
2009, 10 novembre: la popolazione dell'isola di Pitcairn è andata costantemente decrescendo (223 abitanti nel 1939, 161 nel 1956, 126 nel 1961, 96 nel 1966, 74 nel 1976 e 48 nel 2009) in seguito all'isolamento dopo che i moderni viaggi aerei hanno ridotto gli scali navali a quelli degli yacht da turismo, il Regno Unito vende l'isola ed il suo arcipelago alla Francia, che la aggrega alla Polinesia Francese, territorio già ampiamente autonomo, impegnandosi a rispettare l'identità anglofona dei residenti. Pitcairn conosce una seconda giovinezza grazie al turismo legato al mito dell'ammutinamento del Bounty. Ed in questo modo anche l'ultima colonia sulla Terra ha cessato di esistere.
Questa cronologia mi porta a calcolare in tutto 210 stati indipendenti (contro i 194 della nostra Timeline al 10/11/2009), di cui 208 membri ONU più Città del Vaticano e Taiwan (Palestina e Sovrano Militare Ordine di Malta sono osservatori ONU ma non vengono considerati stati indipendenti). Secondo voi quest'allungamento della lista degli stati indipendenti può produrre significativi mutamenti della nostra Timeline (ci riferiamo in particolare al diverso esito della Guerra delle Falkland o del Referendum a Gibilterra)?
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Così gli risponde Enrico Pellerito:
Se il Regno Unito avesse perso la guerra con l'Argentina, poco ma sicuro la Cina avrebbe fatto le sue mosse per anticipare la presa di possesso di Hong-Kong; dapprima con pressioni diplomatiche e con la ricerca di un accordo, ma se non ci fossero stati risultati (tipo una Dichiarazione Congiunta Sino-Britannica che, a differenza di quella del 19 dicembre 1984, prevedesse un quasi immediato passaggio della sovranità a Pechino, perfino senza considerare Hong-Kong una regione amministrativa speciale), allora si sarebbe rischiato qualcosa di più grosso.
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C'è poi da segnalare l'intervento di Perchè No?:
E se al contrario scrivessimo un'ucronia dove il colonialismo sarebbe ancora vivo, modernizzato e in crisi senza dubbio, ma sopravissuto alle indipendenze degli anni '60?
O forse si potrebbe immaginare una nuova espansione coloniale da parte di nuove potenze, ovviamente penso alla politica cinese in Africa piuttosto che ad un colonialismo americano. India e Brasile potrebbero avere nuovi obiettivi anche loro e forse la Russia potrebbe rinnovare il suo controllo sull'Asia Centrale dove il "Grand Jeu" sarebbe stavolta giocato contro la Cina.
Terza possibilità: un mix tra le due precedenti idee, i vecchi imperi coloniali sono ancora vivi e devono affrontare lo sviluppo dei nuovi colonialismi; in questo caso sarebbe un'ucronia guerriera!
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Cui replica Renato Balduzzi:
Interessante. Sto pensando a un POD in cui, partendo dalla situazione politica odierna, si potrebbero costruire delle ipotetiche colonie.
Con la situazione attuale penso che i migliori candidati siano Stati Uniti, Brasile, Iran, Cina, India.
Il Brasile avrebbe il movente di una migliore stabilità del Sudamerica e potrebbe avere anche un ampio appoggio popolare tra i ceti medio-bassi, garante come sarebbe dell'ordine (salvo poi voltare la gabbana). Ovviamente sogno dei brasiliani sarebbe quello di conquistare il Portogallo...
Gli USA tenderebbero ad espandersi nel Medio Oriente e bramerebbero il controllo della Russia per evitare l'espansione verso nord di Cina, India e Iran.
L'Iran invece avrebbe sbocco probabilmente, oltre che verso il Medio Oriente, sull'Asia Centrale e l'Indonesia, ma dovrebbe vedersela con India e Cina.
La Cina, già interessata all'Africa, punterebbe al controllo della Siberia e del Pacifico.
L'India punterebbe anch'essa all'Africa, entrando in conflitto con la Cina..
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Risponde anche Enrico Pellerito:
Certo, è fattibile. Però dovremmo considerare il fatto che, all'indomani della seconda guerra mondiale, i movimenti indipendentisti verrebbero non soltanto combattuti, ma letteralmente schiacciati dalla reazione delle forze dei paesi colonialisti.
Avrebbero forse accettato, i vari fronti di liberazione, una politica paternalistica da parte di Amsterdam, Bruxelles, Lisbona, Londra, Madrid e Parigi? (ovviamente non inserisco Roma perchè le colonie sono ormai perse per l'Italia).
Ammesso che fosse prevista una più corretta ed equa ripartizione dei proventi dallo sfruttamento delle materie prime proprie delle colonie, con conseguente investimento locale in infrastrutture e servizi di cui avrebbero pure goduto gli autoctoni, restano in essere problemi di notevole entità, come la sete di libertà e di indipendenza.
I popoli assoggettati, ma sopratutto gli elementi istruiti e consapevoli (anche senza l'aiuto dell'URSS e di una Cina comunista), fino a quando avrebbero accettato supinamente una situazione di altrui dominio?
Perciò le lotte ci sarebbero state lo stesso, con la differenza che, stavolta, controguerriglia e gestione della repressione sarebbero dovute essere molto più efficienti ed efficaci; in una parola, più spietate.
Per quanto tempo la situazione potrebbe restare sotto controllo?
Possono ancora attuarsi politiche di "quasi" genocidio dei popoli dominati (sul tipo di quelle adottate nell'ottocento)?
E garantirebbero ancora il possesso assoluto su quelle terre?
A ben guardare, i domini coloniali più longevi sono proprio quelli dei due ultimi paesi fascisti europei, Portogallo e Spagna; segno che dominando questi regimi la propria società civile, riuscivano meglio ad agire nei confronti delle insurrezioni nelle colonie.
Gli Spagnoli, ad esempio, riuscirono sempre a contenere le forze "sovversive" nei territori da loro dominati, ed ancora oggi si sa poco o niente delle operazioni militari condotte dai paracadutisti di Madrid (i "Boinas nigras") e dalla "Legion" (straniera) spagnola.
Più probabile la seconda ipotesi che fai, con un odierno colonialismo da parte dei paesi emergenti.
Al momento, siamo in presenza di un'espansione neocoloniale del tutto simile a quella operata dalle nazioni occidentali nei loro ex domini.
Si tratta, più che altro, di una guerra d'espansione economica attraverso accordi diplomatici.
Per fare tutto ciò bisogna disporre, oltre ad una bella faccia tosta (detta, eufemisticamente, realismo), anche di una certa forza economica.
A tutt'oggi, le uniche nazioni che non hanno subito la recessione che affligge il pianeta, se non marginalmente, sono India e Cina; specie la seconda, si sta dando parecchio da fare e, ad esempio, il fatto che Pechino non vuole sentirne di rinnovare l'accordo con Pretoria per limitare la propria esportazione di tessuti ed abbigliamento in Africa (causando non pochi danni al settore tessile sudafricano) ne è la dimostrazione.
Esemplare è il fatto di garantire crediti al regime del Sudan, utilizzare la propria forza di manovra all'Assemblea delle Nazioni Unite per bloccare eventuali azioni contro il regime di Khartoum, vendere prodotti di qualità perlomeno dubbia, infischiarsene di quello che accade all'interno di quel paese e di ciò che fa il presidente al-Bashir, ottenere in cambio materie prime; se non è politica neocolonialista questa...
Quale differenza rispetto quanto fatto da noi occidentali dopo le varie indipendenze più o meno concesse?
La terza ipotesi è, certamente, la più intrigante, ma chiaramente gli sviluppi sarebbero quelli in un'ottica di scontri non sempre "freddi"...
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Chiudiamo per ora con questa proposta di dDuck:
L'europeizzazione è quel fenomeno avvenuto dopo il 1945 in territori extraeuropei, dove alla cultura indigena si è completamente sostituita quella europea, con sostituzione di popolazione, lingua, religione, cultura.
La cosa che ho notato che il sistema è molto critico, nel senso che è avvenuta la completa vittoria europea, e il conseguente genocidio nativo (voluto, o tramite i virus o semplicemente culturale) o la completa sopravvivenza della cultura extraeuropea, con talvolta la cancellazione della comunità europea, con le buone o con le cattive.
Classificazione degli scenari:
completa vittoria europea:
America ==> quasi tutta
Australia e Nuova Zelanda ==> tutta
completa sopravvivenza extraeuropea:
Mondo arabo-mussulmano ==> sempre (con la parentesi israeliana)
Africa ==> ovunque tranne che in Sudafrica
India ==> totale
sud est asiatico ==> totale
Inoltre esistono alcuni situazioni di permanenza di conflitto:
* Sud Africa
* Israele
* Caucaso (russi = europei)
* paesi latinoamericani con forti percentuali di nativi (Messico, Guatemala,
Perù, Bolivia, Paraguay)
Ma gli scenari in "pareggio" sono una minoranza.
La componente europea era demograficamente forte ed è stata cacciata in Algeria, Rhodesia, Eritrea, Somalia, Libia, Indonesia.
Interessante lo scenario Sudafricano, rimasto in condizioni di criticità.
Quali POD bisogna dunque assumere affinché l'europeizzazione non avvenga?
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Per farci pervenire il vostro parere, scriveteci a questo indirizzo.