Stavolta la discussione parte da un sasso lanciato nello stagno da Dorian Gray:
Io ho letto il romanzo di Philip Dick, "La svastica sul sole", il romanzo che meglio di ogni altro descrive una vittoria nazista nella Seconda Guerra Mondiale. Ho letto anche "Fatherland". Secondo voi qual è il migliore dei due? Durante le feste ho letto anche il ciclo dell'ucronia di Farneti, che pur essendo interessante nella trama, è troppo apologetico del fascismo per i miei gusti. Mentre "Romanitas" di Sophia McDougall è un'ucronia basata sull'ipotesi che l'impero romano non sia mai caduto, in cui il punto di diversione sta nella sopravvivenza dell'imperatore Pertinace. Come vedete è un periodo in cui mi sento molto coinvolto nel genere storico-letterario delle ucronie!
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Così risponde Never75:
Francamente a me non hanno fatto impazzire né l'uno né l'altro. "Fatherland" è un giallo come un altro, fondamentalmente. Tra l'altro pure pieno di errori abbastanza vistosi, a partire dalla stessa cartina ucronica che c'è nelle primissime pagine (mostra i confini dell'Italia già amputata dell'Istria, mentre invece dovrebbe averla ancora tutta oltre alla Dalmazia). Mentre "La Svastica sul sole" non è male. Ha solo la trama un po' troppo complicata per i miei gusti. Tra i due comunque scelgo quest'ultimo, anche se l'ucronia lì è assai più improbabile...
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Ecco invece il parere di Lord Wilmore:
"The Man in The High Castle" ("La Svastica sul Sole") è genialissimo ma vuole strafare (il Mediterraneo prosciugato, i nazisti su Marte nel 1962), e poi finisce per essere troppo celebrale per i miei gusti. "Fatherland" è meno psicologico e più ricco d'azione, ma meno accurato dal punto di vista ucronico. Il ciclo di Farneti non l'ho mai letto. "Romanitas" presenta un quadro ucronico credibile ma l'autrice decisamente non sa scrivere. I migliori romanzi ucronici in assoluto secondo me sono quelli di Harry Turtledove. Passando ai film, "L'Ultima Legione" tratto dal romanzo di V.M. Manfredi è uno dei peggiori film di avventura che abbia mai visto, non mi aspettavo così tante incongruenze storiche in una volta sola (la protagonista veneziana è diventata indiana perchè l'attrice che la impersona viene da Bollywood). Invece mi è piaciuto tantissimo "Sky Captain and the World of Tomorrow", che si può considerare ucronico con quegli aeroporti volanti e quei robottoni che invadono Manhattan. Ma i film ucronici veri e propri sono pochissimi, la gente non li apprezza perchè per lo più non conosce nemmeno la storia della nostra Timeline!!!
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E Dorian Gray aggiunge:
Condivido in pieno: "La svastica sul sole" (Dick) è troppo cerebrale; " Fatherland" è meno curato storiograficamente; il ciclo di Farneti: illeggibile per via dell'esaltazione continua del fascismo; la McDougal ha uno stile pesante e a tratti noioso; Turtledove è un grande, il suo "Ciclo dell'Invasione" è una delle migliori saghe di ucronia fantascientifica in circolazione; "L'Ultima legione" è un'accozzaglia di strafalcioni storici e di banalità da polpettone americano. Hai ragione anche sul fatto che la gente non conosce nemmeno la timeline vera, ed è per questo che l'umanità ripete sempre gli stessi errori.
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Così ci scrive allora Lord Wilmore:
Avete proprio ragione, quella di Dick è proprio l'ipotesi ucronica più improbabile. In realtà la sconfitta dell'Asse nella II Guerra Mondiale era inevitabile, per le seguenti ragioni:
1) Hitler colorò la sua ideologia di razzismo, con il risultato di far fuggire dalla Germania tutti gli scienziati (all'80 % ebrei) che avrebbero potuto costruirgli la bomba atomica. L'unico che riuscì a trattenere, il danese Niels Bohr, fu liberato dagli Alleati; e l'unico grande fisico "ariano" (absit iniuria verbis), Werner Heisenberg, secondo alcuni sabotò volontariamente il programma nucleare, secondo altri invece ci lavorò con impegno, ma i partigiani norvegesi fecero saltare per aria la centrale di Telemark per la produzione di acqua pesante, e addio sogni di gloria.
2) Hitler mise in cantiere l'operazione Seelöwe (Leone Marino) per invadere le isole britanniche, e per questa la Luftwaffe bombardò a tappeto l'Inghilterra, ma non sapeva che gli inglesi possedevano un'arma strategica che li rendeva superiori: il Radar. Così l'operazione Seelöwe dovette essere annullata. Ma Mussolini era già stolidamente sceso in guerra, perciò perse in breve tempo l'AOI per impossibilità di rifornirla (Gibilterra e Suez erano saldamente in mani inglesi). e la sua marina dimostrò di non essere in grado neppure di occupare Malta, a un tiro di fucile dalle coste sicule.
3) Hitler attaccò Stalin prima di aver chiuso i conti con Churchill. Errore che costerà la sconfitta.
4) Hitler voleva attaccare l'URSS nella primavera 1941, ma dovette rimandare per due motivi. Primo: la Grecia stava ributtando a mare gli italiani, alla faccia della "Guerra Parallela", e Hitler dovette correre in aiuto dell'Alleato attraverso la Jugoslavia, impelagandosi così nel ginepraio balcanico. Secondo: gli Italiani stavano perdendo anche la Libia, cosicchè Hitler dovette mandare Erwin Rommel con i suoi Afrika Korps. Sembrava un'idea geniale: Rommel avrebbe conquistato l'Egitto e il Medio Oriente e si sarebbe ricongiunto con le forze di Von Paulus provenienti da Stalingrado, distruggendo così la Russia Europea e l'Impero Coloniale Britannico. Ma gli inglesi avevano forze fresche a disposizione, provenienti anche da Africa, Canada, India, Australia e Nuova Zelanda, mentre i Tedeschi non ne avevano più, e l'attacco nazifascista fu bloccato ad El Alamein. Inoltre, la diversione delle forze in campo impedì ai tedeschi di realizzare il loro obiettivo entro l'inverno 1941: prendere Mosca (Rommel ci sarebbe certamente riuscito) ed attestarsi a tempo indeterminato sugli Urali, rendendo imprendibile la Festung Europa (Fortezza Europa). Invece, i Russi riuscirono a fermare i carri armati tedeschi quando già i carristi avevano nei loro binocoli le cupole dorate del Cremlino.
5) Hitler credeva che la macchina industriale sovietica fosse tutta nella Russia Europea, e per questo mirava agli Urali. Non sapeva (nessuno lo sapeva in Europa) che Stalin avesse creato un impianto industriale incredibile nella Siberia occidentale: fu questo che gli garantì la vittoria.
6) Quando si avvicinò l'inverno 1942, nonostante Stalingrado fosse accerchiata e i pozzi petroliferi del Caucaso ad un passo, i feldmarescialli tedeschi proposero ad Hitler la ritirata strategica, per poi tornare ad avanzare in primavera, ma il Führer urlò isterico: "Mai un soldato del Reich arretrerà di un passo!" Ci pensò così il generale Morizov ( il generale Inverno), che aveva già sconfitto gli svedesi e Napoleone: con l'Operazione Urano i sovietici, muniti di stivaloni di feltro, liberarono Stalingrado, e tedeschi ed italiani furono costretti ad una ritirata che si trasformò in una rotta, con stivali di cartone ai piedi. Mio zio infatti era un reduce ed aveva dieci dita dei piedi tutte amputate a causa del gelo artico.
7) Il Giappone in sei mesi aveva conquistato un'area gigantesca con 500 milioni di abitanti, il 95 % della produzione mondiale di caucciù, il 75 % di quella di riso, e tutto il fabbisogno di petrolio e minerali per la sua industria, ma commise l'errore di sottovalutare la marina USA, ed attaccò a Pearl Harbour. Per la prima volta gli USA si sentirono attaccati nel cortile di casa loro, e Roosevelt reagì come sappiamo, mobilitando addirittura 12 milioni di uomini. Per il Sol Levante fu l'inizio della fine.
8) Infine, tedeschi e giapponesi tentarono di sollevare i popoli soggetti al dominio coloniale contro francesi, inglesi e olandesi, ma i nipponici sostituirono a quello europeo il proprio, producendo la reazione di Ho Chi Minh che ben conosciamo, e i tentativi tedeschi di far sollevare gli arabi e i persiani fallirono (vedi i fatti di Baghdad, il Cairo, Teheran)
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Never75 aggiunge di suo:
Sono d'accordo con voi, Milord. È chiaro come il sole che, dopo l'intervento USA in seguito a Pearl Harbour, né Hitler né i Giapponesi avrebbero potuto vincere in alcun modo la guerra. E questo lo sapevano pure loro. Infatti più che a cercare una vittoria, puntavano ad una pace di compromesso e magari se avessero trovato interlocutori più "molli" (al posto di gente come Churchill ad esempio) l'avrebbero anche ottenuta.
La sproporzione di forze, mezzi e uomini era troppa perchè nipponici e tedeschi (noi meglio non considerarci neppure, che la guerra, in qualsiasi modo sarebbe finita, l'avevamo già persa!) potessero avere anche la più pallida speranza di vittoria. Ormai, dopo l'intervento USA, era solo questione di anni (anche se molti tra gli Alleati si auspicavano potessero essere mesi) e Germania e Giappone sarebbero capitolati.
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Così obietta Francesco Dessolis:
Nel romanzo italiano "Asse Pigliatutto" si ipotizzava che un generale italiano convinceva all'ultimo momento Mussolini, che nessuno lo obbligava a dichiarare la guerra all'America dopo Pearl Harbour. Mussolini all'ultimo momento convince Hitler...
In questa Timeline Roosevelt non riesce a convincere il Congresso a dichiarare guerra al la Germania. così gli americani vincono la loro guerra contro il Giappone, e l'Asse vince contro Russia e Inghilterra...
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A questo punto non può non farsi sentire la voce di MAS:
Nella nostra Timeline le speranze dell'Asse di vincere la II GM cessarono l'11/12/1941; da quel giorno, l'unica cosa ancora da stabilire era quando e come sarebbero cadute le tre potenze dell'Asse (se potenza si poteva definire l'Italietta fascista).
In ogni caso, al di là di quanto previsto dal patto Tripartito, di casus belli gli italo-tedeschi ne avevano parecchi da rimproverare agli USA (scorta in acque internazionali di navi di belligeranti, forniture univoche di materiali bellici, presenza di militari USA sui territori del Commonwealth, ecc. ecc.); ciò non toglie che, per reciprocità, al rifiuto nipponico di attaccare l'URSS, Italia e Germania avrebbero potuto evitare di dichiarare guerra agli USA.
Probabilmente Roosevelt non sarebbe riuscito a convincere il congresso a dichiarare guerra a Germania ed Italia (fondamentalmente non gli fornivano il benché minimo appiglio, da un punto di vista diplomatico).
Ipotizziamo che per tutto la durata della II Guerra Mondiale gli USA non entrino in guerra con Hitler (e Mussolini). Le pantagrueliche forniture a URSS e Commonwealth sarebbero state ancor più pantagrueliche (per far fuori i nipponici gli USA non abbisognavano di quanto hanno storicamente prodotto, per cui avrebbero potuto fornire ai loro alleati europei ogni ben d'Iddio e in quantità industriali); per assurdo, gli U-boot e i nostri RSm avrebbero avuto più remore nella guerra sottomarina nell'Atlantico onde evitare di affondare navi USA.
Nel '44 o al più tardi nel '45 gli USA con una minor partecipazione britannico, rispetto alla nostra Timeline, avrebbero costretto alla resa i nipponici (immaginatevi tutto il potenziale USA utilizzato solo contro il Sol Levante!)
La guerra in Europa sarebbe stata vinta da Commonwealth e URSS solo alla fine degli anni '40 e, forse, solo grazie alla fornitura al Commonwealth di un paio d'atomiche.
L'operazione Torch (occupazione del Nord Africa francese) difficilmente avrebbe potuto aver luogo nel novembre '42 e se anche fosse stata tentata dai soli britannici, si sarebbe trasformata in un fiasco e avrebbe condotto all'entrata in guerra di Vichy contro i britannici (ricordiamoci che in Siria, nel Madagascar e a Dakar i francesi avevano opposto una fiera resistenza ai britannici); per farvi un esempio in tutti gli Wargames strategici sulla II Guerra Mondiale se un'unità di Vichy viene attaccata dai britannici, reagisce a tutta potenza, se attaccata da unità USA al 50% si arrende senza combattere.
Fallita "Torch", i franco-italo-tedeschi dal Marocco e dalla Francia avrebbero occupato Gibilterra (con o senza la complicità di Franco) e Rommel avrebbe occupato Suez; l'offensiva Sovietica su Stalingrado avrebbe comunque avuto successo (non pretendiamo che Hitler rinsavisca del tutto) ma con esiti meno devastanti.
Senza Hitler e Mussolini, probabilmente Italia e Germania avrebbero potuto strappare a quel punto una vantaggiosa pace di compromesso, altrimenti alla lunga avrebbero perso comunque la guerra, specialmente se gli USA avessero comunque sviluppato l'atomica (prestandola a fine anni '40 ai loro amici britannici); il rischio è che per il 46-47 anche i tedeschi ci sarebbero arrivati e non avrebbero avuto remore ad usarle contro i sovietici e forse anche contro i britannici.
In ogni caso, anche in questo caso la sopravvivenza postbellica del nazifascismo appare improbabile.
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Ed Enrico Pellerito aggiunge:
La tua analisi non fa una grinza. Per fortuna, i Giapponesi non fecero la mossa di attacarce l'URSS (sarebbe stata politicamente definita un'ennesima pugnalata alle spalle) e di non irritare gli USA espandendosi ulteriormente nel sud est asiatico e in Cina.
In questo caso, per come è già stato ipotizzato durante le nostre discussioni, le probabilità per l'Asse di sconfiggere l'URSS sarebbero state molte di più. A quel punto era probabile il raggiungimento di un compromesso tra Londra e l'Asse, nel senso di un armistizio? E poi era altrettanto probabile un lungo periodo di "guerra fredda" tra l'Asse da una parte e gli USA e il Commonwealth dall'altra? O prima o poi si sarebbe nuovamente passati alle vie di fatto?
Domande, domande, domande....
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MAS vuole allora precisare:
Mettiamola così. Durante i Consigli di guerra della seconda metà del '41 in cui i nipponici decisero di attaccare gli USA (e il Commonwealth coi suoi alleati), a seguito dello strangolamento economico da parte USA a fronte della guerra sino-giapponese, prevale la linea che prevede di accedere alle richieste tedesche, puntando sull'Area di approvvigionamento NORD (Siberia e Mongolia) e non su quella SUD (N.E.I., Indocina francese, ecc.); consideriamo che a novembre '41, le scorte di petrolio e materiali strategici stavano avvicinandosi alla riserva (6-8 mesi max.).
Vengono quindi fatte alcune concessioni agli USA (essenzialmente promesse di intavolare trattative coi cinesi e di sgombero dell'Indocina francese), nel tentativo di attenuare le sanzioni USA e Commonwealth, mentre si sposta il grosso dell'esercito in Manciuria e nella Mongolia Interna.
A fine novembre e nei primi gg. di dicembre '41 vengono inscenati scontri di frontiera in Manciuria e Mongolia, il 7/11/41 il Giappone dichiara unilateralmente nullo il Patto di non aggressione con l'URSS e invia un ultimatum a breve scadenza con la richiesta di occupare alcune aree di confine e la creazione di una zona smilitarizzata (tutta dalla parte sovietica); allo scadere dell'ultimatum le forze nipponiche penetrano nell'URSS e in Mongolia incontrando una scarsa resistenza (le truppe "Siberiane" erano state trasferite sul fronte occidentale da almeno un mese e sul fronte mancese-mongolo erano state lasciati battaglioni della "Guardia di frontiera", male armati e poco preparati).
Entro fine anno cadono in mano nipponica:
- la parte nord dell'isola di Sahalin
- Petropavlovsk dove avviene uno sbarco
- Magadan dove avviene uno sbarco
- Vladivostok e tutti i territori a sud dell'Amur
- Vaste aree in Mongolia
- Varie teste di ponte oltre l'Amur con la principale direttrice che raggiunge Cita e isola le forze sovietiche ad oriente di tale città.
I sovietici sono costretti ad arrestare la controffensiva sul fronte occidentale (che si limita quindi ad arrestare l'avanzata tedesca) e a rinviare parecchie unità in Siberia.
A metà gennaio avviene un grande scontro nei pressi di Cita con esiti favorevoli ai sovietici che rioccupano la città; durante l'inverno e la primavera i sovietici riescono a ricacciare dietro l'Amur tutte le forze nipponiche e rioccupano tutta la Mongolia.
La soddisfazione per questi successi viene offuscata quando i tedeschi passano all'attacco a metà maggio; l'attacco verso il Don è assai veloce e a metà giugno porta all'occupazione di Stalingrado, solo a questo punto le forze tedesche puntano sul Caucaso (nella nostra Timeline una volta giunti nei sobborghi di Stalingrado, il grosso delle forze tedesche aveva puntato a Sud), entro ottobre le forze tedesche raggiungono la frontiera turca e occupano Baku, predisponendosi sulla difensiva.
Durante l'estate del '42 i nipponici, oramai a corto di petrolio, subiscono alcune pesanti sconfitte e cedono ai sovietici tutta la Mongolia interna e il Nord della Manciuria pur mantenendo Vladivostock e tutti i porti sovietici sul Pacifico.
Il mancato intervento americano (malgrado la grande messe di aiuti forniti a Commonwealth e URSS) impedisce agli inglesi di effettuare sbarchi in Nord Africa e permette anzi a Rommel di vincere ad El-Alamein nel mese di luglio e di occupare Suez ad agosto; tra settembre e ottobre cadono in mano tedesca Palestina, Siria (restituita al governo di Vichy), Transgiordania e Iraq, nonché parte dell'Iran (congiungendosi con le forze tedesche del Caucaso), portando Turchia, Francia di Vichy e Spagna a schierarsi con l'Asse (occupazione di Gibilterra il 14/12/1942) con la conseguente occupazione di Malta e Cipro durante l'inverno (gli italiani non riescono a superare la Nubia, per cui la liberazione dell'Impero viene "programmata" per la seconda metà del '43).
A fine ottobre i tedeschi, per impedire forniture occidentali all'URSS, lancia una grande offensiva in Lapponia che entro novembre porta all'occupazione di Murmansk (unico porto "ognitempo" in mano sovietica); l'URSS è virtualmente (anche praticamente) circondata e non può più ottenere alcun aiuto da parte USA; per questo motivo Stalin rinuncia a qualsiasi offensiva in occidente e concentra durante l'inverno tutti gli sforzi invernali in estremo oriente, nel tentativo di rioccupare Vladivostock e l'isola di Sahalin (che se restasse in mano nipponica renderebbe inutile la liberazione di quel porto).
L'assenza di offensive invernali e di impegni seri in Nord Africa, nonché il controllo di quasi metà delle scorte petrolifere mondiali, permette alla Germania di lanciare una grande offensiva primaverile in Russia e di intensificare la lotta ai convogli diretti nel Regno Unito (grazie alle basi in Spagna e a Gibilterra e Dakar e alla presenza in Atlantico delle flotte italiana e francese), creando nel contempo convogli per approvvigionarsi in America Latina (neutrale e tutto sommato filotedesca in questa Timeline); i sovietici iniziano a mostrare forti segni di cedimento mentre i britannici devono far fronte ad una carestia senza precedenti; da parte loro i nipponici si oppongono strenuamente alle offensive sovietiche e Vladivostok resta nelle loro mani (pur perdendo vaste aree della Manchuria e nella Cina settentrionale), Sahalin non viene occupata dai sovietici stante l'assoluto predominio nipponico sui mari.
In primavera (1943) Rommel finisce d'occupare l'Iran e raggiunge le frontiere dell'attuale Pakistan, mentre l'intervento saudita a fianco dell'asse porta all'occupazione dei vari protettorati britannici in Arabia (Aden compresa) agevolando di molto la "Reconquista" italiana in AOI; con un'operazione a tenaglia i tedeschi isolano Mosca entro giugno e puntano verso gli Urali, Stalin viene ucciso dal NKVD (a quei tempi il KGB non c'era ancora) e l'URSS chiede la resa, seguita a ruota dal Regno Unito sconvolto da rivolte del "pane".
L'URSS sparisce dalle cartine e viene sostituitao da staterelli vassalli di Berlino, la Siberia centro-orientale viene ceduta al Giappone che, nel contempo ottiene una pace di compromesso con la Cina che risulta suddivisa in tre stati: Repubblica Cinese (filoamericana), Repubblica Comunista Cinese e Repubblica Nazionalista Cinese (sotto controllo nipponico); il Regno Unito se la cava un poco più a buon mercato restituendo le colonie alla Germania e vari possedimenti a Italia, Francia e Spagna, incaponendosi negli anni a seguire nel mantenere il controllo sull'India.
In seguito vedrò di definire meglio i trattati di pace e gli sviluppi di questa situazione...
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Ecco la risposta di Enrico Pellerito:
Complimenti, ben fatto. Io avevo preparato qualcosa su un'eventuale azione nipponica contro l'URSS, ma è rimasto un lavoro tronco e non ne ho fatto più niente. Quale azione simmetrizzante prevedevo pure un attacco aereo alla modesta flotta sovietica del Pacifico, ovviamente a Vladivostok; non mi sono spinto così avanti come hai brillantemente fatto tu, però, a mio avviso, Stalin avrebbe preferito contenere l'avanzata tedesca e tentare pur sempre una controffensiva ad ovest, piuttosto che cercare di bloccare e ricacciare i Giapponesi ad est. Avrebbe potuto scambiare spazio fino a far si che le linee logistiche nipponiche si sarebbero talmente allungate, da far fatalmente rallentare l'avanzata nemica ad oriente; ovviamente, una determinata linea di difesa si sarebbe pur sempre dovuta costruire, onde non rischiare che i Giapponesi raggiungessero le industrie che erano state trasferite presso gli Urali.
Come te, ritenevo che l'unico modo per isolare definitivamente l'URSS fosse l'occupazione di Murmansk, solo che, rispetto alla tua ipotesi, vedo più probabile il tentativo sovietico di "liberare" questo porto, piuttosto che Vladivostok. Infine, presumevo che il rischio di un intervento USA a fianco degli alleati avrebbe potuto verificarsi, qualora, per "errore", navi da trasporto statunitensi fossero state oggetto di attacco da parte nipponica nel Pacifico settentrionale. Onde evitare ciò, lo Stato maggiore della marina imperiale avrebbe dovuto, nel modo più assoluto, evitare il ripetersi di possibili incidenti.
Il finale, sebbene non l'abbia messo nero su bianco, era molto simile al tuo, con il crollo dell'URSS e il raggiungimento di una sorta di pace in armi con il Regno Unito.
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Segue la replica di MAS:
Effettivamente Stalin arresta l'avanzata tedesca del '41 e lancia la controffensiva il 5 dicembre, visti i successi iniziali nipponici, che entro 15 giorni occupano tutta Sahalin e Vladivostok e occupano tutti i porti sovietici sul Pacifico (Petropavlosk, Magadan, Ochotsk, Nikolayevsk e Alexandrovsk) e puntano con la principale direttrice d'attacco su Cita (in direzione di Irkutsk, che, se occupata avrebbe visto il controllo totale dei nipponici sulla Siberia orientale), verso Natale decide di sospendere l'attacco ad Ovest e di rinviare le divisioni siberiane sul fronte orientale.
In effetti, una volta respinti i nipponici da Cita, per giustificare la prosecuzione dell'offensiva in Mongolia, Cina e Manciuria, bisognerebbe anticipare la presa di Murmansk all'estate del '42; nell'autunno, visto il fallimento dei tentativi di rioccupare questo porto, l'unica alternativa per Stalin è quella di insistere nell'offensiva sui deboli giapponesi (oramai con scorte di petrolio ridotte al lumicino e non dotati di un'armata di terra paragonabile, quanto meno come mezzi, a quella sovietica) per liberare i porti sul pacifico.
La tua preoccupazione riguardo all'attacco da parte di navi nipponiche a convogli USA (che avrebbe giustificato l'intervento statunitense) è ingiustificata; non riuscendo a liberare Vladivostok e l'isola di Sahalin, nessun convoglio verrà mai inviato nel Pacifico da parte americana.
Inoltre, solo il 2,5% degli aiuti sono giunti attraverso la via artica (un nonnulla); persi i porti sul Pacifico (oltre il 45% delle merci destinate all'URSS, passarono per questa via) sin dai primi giorni di guerra col Giappone, stante il totale controllo marittimo (il rapporto tra la flotta nipponica e quella sovietica in Estremo Oriente era di 25 a 1) e viste le capacità di effettuare sbarchi da parte nipponica, i primi aiuti attraverso la via artica sarebbero giunti solo nell'estate del '42, al momento della presa di Murmansk da parte tedesca (20% di aiuti addio!), ed entro fine anno anche quelli attraverso il Mediterraneo (5%) e l'Iran (25%); in pratica, considerando che da fine ottobre '42 l'URSS non avrebbe più potuto ricevere aiuti sino al giugno '43, ti lascio immaginare che fine avrebbe fatto il "povero" Stalin, che non fu spazzato via nel '42-43 quasi solo grazie agli aiuti americani che in quell'epoca ammontavano al 50% della sua capacità industriale!
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E ora, l'idea di Enrica S.:
Il 1 marzo 1932 Charles Lindbergh Junior, di venti mesi, figlio del grande trasvolatore che per primo volò senza scalo da New York a Parigi, viene rapito in circostanze misteriose dall'abitazione di campagna dei genitori a Hopewell, nel New Jersey. Anche se la famiglia pagò il riscatto, il corpicino del bambino fu ritrovato 12 maggio a poche miglia di distanza da casa sua. Del rapimento di Baby Lindbergh viene accusato Bruno Hauptmann, un immigrato tedesco che, pur essendosi sempre proclamato innocente, viene condannato a morte e giustiziato sulla sedia elettrica il 3 aprile 1936. Stanchi di essere costantemente sotto i riflettori, nel dicembre 1935 i Lindbergh si trasferiscono in Europa con gli altri due figli; in Europa il trasvolatore dell'oceano diverrà un fanatico ammiratore di Adolf Hitler, e per questo sarà emarginato in patria quanto prima è stato idolatrato.
Ma se il rapimento non avviene, o se Charles Junior è ritrovato in vita? Suo padre resta in America, viene candidato dal Partito Repubblicano contro Roosevelt nel 1940 e, forte della sua grande popolarità, vince, diventando Presidente. Com'è noto, anche nella nostra Timeline egli voleva tenere gli USA fuori dal conflitto mondiale. Se trova un accordo con il Giappone, evitando Pearl Harbour, e mantiene l'America neutrale, probabilmente Gran Bretagna e URSS riusciranno comunque a vincere contro Hitler, ma gli USA potrebbero rimanere isolazionisti anche nel Dopoguerra, ed allora chi si contrapporrà all'URSS? Come cambia la storia del Secondo Dopoguerra senza gli Stati Uniti come protagonisti?
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Perchè No? le fa notare:
Questo é piu o meno l'argomento del romanzo dell'Americano Philipp Roth "La congiura contro l'America"...
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Ma Enrica corregge il tiro:
Non esattamente, amico. In esso Lindbergh ha avuto il figlio rapito e ucciso, è fuggito in Europa, ha incontrato Hitler, si è infatuato di lui, è ritornato negli USA, ha sconfitto Roosevelt e ha fiancheggiato Hitler. Nella mia ucronia invece non fiancheggia nessuno, nè Londra nè Berlino, e gli USA restano chiusi nel loro splendido isolamento. Vedo tre possibilità:
a) Gran Bretagna e Francia restano potenze mondiali e tengono le colonie, dove l'URSS finanzia invece i movimenti indipendentisti;
sopravvive la Società delle Nazioni;
b) l'Unione Europea nasce prima ed è essa ad opporsi all'URSS;
c) la Guerra Fredda avviene tra URSS e la superpotenza Giappone, che ha conquistato la Cina (Mao è fuggito a Mosca) ed ha come alleati l'Australia, la Nuova Zelanda, i paesi europei ed africani. Questa è la possibilità che mi intriga di più, te lo confesso.
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Perchè No? torna alla carica:
Secondo me il Giappone non sarebbe mai diventato una potenza mondiale e non avrebbe potuto conquistare la Cina, il suo settore industriale militare era ridicolo e non avrebbe potuto sostenere lo sforzo necessario. Però avrebbe potuto far nascere una Cina vassalla sotto la guida di Wang Jiwei e sviluppare il suo progetto di "Area di Coprosperità del Pacifico", ma le ambizioni del Giappone erano lontane delle loro capacità. In questo caso immagino una Cina divisa in tre (o quattro): Cina "comunista" ad Est, Cina "nippofila" nella Cina storica e sulle coste, il Mancukuo vassallo del Giappone e forse una Cina nazionalista nel Sud. Senza parlare del Tibet rimasto indipendente.
Inoltre un'amministrazione Lindbergh mi ispira un'altro dettaglio. Lindbergh era ovviamente appassionato di aeronautica e di progresso tecnico in generale: con lui gli USA conoscono un progresso industriale e tecnico piu rapidissimo, con la costruzione di aerei a reazione durante gli anni '40 e chissà, forse un inizio di programma spaziale. gli USA sarebbero comunque ancora oggi i leader nel campo aerospaziale.
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Se volete partecipare alla discussione, scriveteci a questo indirizzo.
Qui sopra: la nave da battaglia Vittorio Veneto in uno straordinario dipinto di Sandro Degiani. Varata il 25 luglio 1937, essa rappresentò il meglio della produzione navale bellica italiana della seconda guerra mondiale (cliccare per ingrandire)
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Ed ecco ora un'altra idea del solito William Riker:
Supponiamo che il Cile si muova per tempo e non annetta solo l'Isola di Pasqua e la vicina e disabitata Sala-y-Gómez, ma anche le Isole Sottovento, le Marchesi, le Tuamotu, Pitcairn. le isole Jarvis, le isole Cook e magari addirittura le Samoa e le Tonga, creando un vero e proprio impero coloniale nell'Oceano Pacifico.
Le potenze europee e gli Stati Uniti stanno a guardare? Il Giappone dichiarerà guerra anche al Cile, durante la Seconda Guerra Mondiale? E se nella corsa al Pacifico si inseriscono anche Messico e Perù? Come cambia la storia del Sudamerica?
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Così obietta dDuck:
Beh, non credo che cambi molto per cosi poco, sono solo avamposti.
Certo che il Giappone la guerra l'ha gestita davvero male, farsi nemici contemporaneamente Cina e USA e tenere alleati cosi lontani da essere totalmente inutili!
Fossi stato io nell'elite militare al potere (l'imperatore non contava nulla) avrei fatto una guerra completamente diversa. La Cina non nemica e preferibilmente alleata, USA neutrali e avrei fatto la guerre agli imperi coloniali europei, abbastanza deboli, odiati e ricchi di colonie.
Avrei cercato di spiluccare qualcosa Nuova Guinea, Filippine, appoggiando gli indipendentisti di tutti i paesi Olanda, Francia, Inghilterra. Eventualmente gli stati nascituri (Vietnam, Cambogia, Filippine) anche se indipendenti sarebbero stati de facto dipendenti dal Giappone.
Avrei cercato di favorire l'indipendenza indonesiana, ma impedendo la creazione di uno stato unitario (Giava, Sumatra, Bali, Sulawesi) stati indipendenti, da porre come piccoli controllabili. Invece si è cercato l'assalto frontale, come novelli Alessandro Magno, ma gli USA non sono la Persia!
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Never75 aggiunge:
Behm, che la guerra i Giapponesi l'abbiano gestita male, posso anche essere d'accordo. Ma siamo sicuri che ci sarebbe stata possibile un'alternativa?
Teniamo presente che Pearl Harbour fu, in un certo senso, una tappa obbligata.
Il Giappone, allora come oggi, dipende(va) al 90% dall'estero per le materie prime. Se gli USA gli avevano bloccato le importazioni dal Continente (con una specie di embargo militare già alla fine degli anni '30) me lo spiegate come avrebbe potuto conquistare quello che ha conquistato senza entrare in guerra cogli USA?
Il ragionamento dei generali era: attacchiamo gli USA ed impadroniamoci di più territori possibili e poi chiediamo a loro una pace separata. Credo che neanche i generali giapponesi abbiano mai preso in considerazione di vincere davvero una guerra con loro.
La cosa che non avevano considerato era la tenacia americana di fronte ad un attacco straniero (e gli effetti li stiamo vedendo anche oggi).
Sul fatto che Italia e Germania erano alleati troppo lontani da essere inutili: questo può anche essere vero, però vale anche il contrario.
Nei fatti Giappone-Germania-Italia (almeno fino al '43) pur formalmente tra loro alleate, in pratica si potè dire che combatterono più che una guerra sola, ben tre guerre parallele!
Non ci fu la benché minima collaborazione militare e geopolitica dei tre Stati Maggiori. Delle tre solo l'Italia (l'anello più debole della catena) fu costretta più per necessità che per altro a richiedere l'aiuto tedesco in diverse occasioni (Grecia, Jugoslavia e Nord Africa) ma solo perchè le cose si erano messe talmente male che da sola non ce l'avrebbe mai fatta a risolversele.
Per quanto riguarda i Paesi del Sud est asiatico, quello che dDuck dice nei fatti si è davvero verificato. In effetti il Giappone ci ha messo davvero poco a conquistarsi un Impero Continentale in Asia, proprio perchè gli avamposti occidentali erano deboli, divisi al loro interno ed in minoranza rispetto alla popolazione natìa (che aveva fatto causa comune con gli invasori).
L'India rimase britannica (ma solo fino alla fine della Guerra) solo perchè gli Inglesi le promisero l'indipendenza a fine conflitto. proprio per evitarle (forse) di abbracciare la causa nipponica. Anche se io avrei nutrito comunque dei dubbi.
Gli Indiani in Asia si sono sempre ritenuti un popolo a parte, diversi (anche fisicamente) dagli altri "orientali".
Credo che i Giapponesi, in una eventuale invasione, sarebbero stati visti male comunque, né più né meno degli stessi Inglesi.
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Ed ecco il parere di Enrico Pellerito:
Mi trovo d'accordo con le conclusioni di Never75, ma anche l'analisi di dDuck, sul fatto che l'eventuale dominio del Pacifico cileno da occupare sarebbe stato solo un avamposto, mi sembra corretta.
Solo che bisognava arrivarci, e così ad est, nel quadrante meridionale del Pacifico, i Giapponesi non arrivarono.
Volevo far notare che l'apertura di un fronte nel Sud America sarebbe stata un'avventura piuttosto rischiosa, dagli esiti incerti e con (presumibili) risultati perlomeno discutibili.
Certo è che le più azzardate e fantasiose proiezioni di conquista nipponiche, prevedevano il dominio della costa pacifica delle Americhe, ma ciò sarebbe stato fattibile solo nel caso gli USA fossero spariti come potenza militare; ma fra il dire e il fare, c'è di mezzo il mare (è proprio il caso di dire).
Sul fatto che il Giappone abbia gestito male la guerra, sono pienamente d'accordo, ma, come dice Max, la cricca al potere era ormai ad un bivio che per un orientale (specie nella prima metà del secolo scorso) risultava è improponibile: o combattere o perdere la faccia.
La Cina era considerata terra di conquista per Tokyo, nonostante il "Generalissimo" (ho sentito dire che nei documenti ufficiali cinesi il titolo era riportato in lingua italiana!?!) Chiang Kai-shek fosse ideologicamente vicina a Italia e Germania, che lo rifornirono di armi fino a poco prima che scoppiasse il secondo conflitto mondiale.
Sebbene ispirato ai principi della democrazia, il Partito Nazionalista Cinese (Kuomintang) non li applicava affatto.
Il Generalissimo aveva fatto l'accademia militare proprio in Giappone, impregnandosi di militarismo e di autoritarismo fin sopra i capelli e le sue idee politiche potevano tranquillamente definirsi fasciste.
Preconcetti razziali e fama di conquiste e materie prime impedivano ai Nipponici di vedere l'utilità di un'alleanza con la Cina, con qualsiasi Cina.
Paradossale e identico a quanto fatto da Mussolini nei confronti della Grecia!
Il Giappone voleva dominare totalmente la Cina e per questo, quando aveva invaso la Manciuria, era anche uscito dalla Società delle Nazioni, avendo contro tutti, ma, in primis, gli Stati Uniti.
La niente affatto consolidata talassocrazia nipponica comprese troppo tardi di essersi andata a cacciare in un vicolo cieco, dipendente com'era dalle materie prime che giungevano dall'estero.
Il petrolio mancese non era sufficiente a renderla indipendente per l'energia; nonostante ciò, la politica d'espansione in Cina provocò attriti e frizioni con USA e UK ma nessuna stretta economica tale da strangolare il Giappone; se Tokyo avesse ridimensionato i suoi programmi non si sarebbe per forza giunti alla guerra.
Proprio la successiva espansione verso l'Indocina francese fece provocare l'embargo petrolifero, voluto e guidato dal governo Roosevelt; da lì ne seguì l'esigenza che ha precisato Max e che potremmo riassumere in: o perdo la faccia o ti rompo la faccia (con l'altissimo rischio di trovarmela, invece, rotta io).
Aveva voglia a dire Yamamoto, che negli USA c'era stato e li conosceva bene, quanto rischioso fosse il gioco: "Se entriamo in guerra non dovremmo solo conquistare le Hawaii o la California; dovremo marciare fino a Washington". Praticamente impossibile.
I vertici giapponesi ritennero che l'occupazione di un'area quanto più ampia, accompagnata da potenti colpi inferti alle forze armate USA, avrebbero consentito di chiedere, da una posizione di predominio, il raggiungimento di un accordo.
Quanto si sbagliavano!
Tornando alle analisi di Never75, sul fatto che si lottava separatamente, ricordiamo che all'inizio Mussolini era un convinto assertore della guerra "parallela"; altra pia (anzi pietosa) illusione niente affatto diversa da quella di Tojo e combriccola.
Poi, come ricordate, invocò l'aiuto del più potente vicino.
Per concludere, è certo che i Giapponesi vennero accolti come liberatori da quei popoli prima soggetti al dominio diretto britannico, francese, olandese e americano, ma quando fu chiaro il vero spirito razzista dei militari del Sol Levante... i sinceri collaborazionisti cominciarono a diradarsi.
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Renato Balduzzi subito aggiunge:
Complimenti a Enrico e a Never75, avete una ottima conoscenza della Seconda Guerra Mondiale!
A me però ha sempre intrigato l'idea di un attacco diretto agli Stati Uniti (cosa che se non erro non sperimentarono dalle ultime guerre contro l'Inghilterra fino all'11 settembre 2001). E' anche vero che l'invasione degli Stati Uniti non sarebbe stata possibile se non per via dimostrativa (mi sembra di ricordare a questo proposito un bombardamento giapponese in una foresta dell'Oregon).
L'Europa, essendo un mosaico di popoli e nazioni, per di più con l'agguerrita Gran Bretagna onnipresente e l'Unione Sovietica che premeva ad est, non sarebbe stato un buon posto da dove partire per un ipotetico attacco agli USA.
L'unica speranza era un attacco giapponese della costa occidentale con bombardamenti sulle città di Seattle e San Francisco, e un ipotetico sbarco nella California meridionale.
Da quanto ho potuto evincere, esso si sarebbe potuto realizzare, forse, anche se in modo fallace, se il Giappone avesse rinunciato al controllo diretto della Cina. Grazie alla politica fascista di Chiang Kai-shek il Giappone avrebbe potuto impiegare truppe per un attacco diretto agli Stati Uniti, con conquista diretta delle Hawaii. L'asse sarebbe stato quindi quadripartito, e avrebbe visto Shangai e Tokio combattere "insieme" in Asia, Roma e Berlino in Europa e in Africa. La simbiosi sino-nipponica avrebbe portato giovamento ad entrambi. La Cina avrebbe potuto rimanere sul continente, mentre il Giappone avrebbe puntato esclusivamente al mare, protetto alle spalle dall'alleato.
Una espansione anche in Indonesia sarebbe stata importante, dato che alcune zone come il Borneo sono ricche di petrolio e materie prime.
Riguardo il Cile, siamo sicuri si sarebbe alleato con gli USA? Quali vantaggi avrebbe avuto ad entrare nell'Asse?
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Never75 non manca di rispondere:
I bombardamenti giapponesi nell'Oregon, come è stato recentissimamente svelato da documenti USA tenuti TOP SECRET fino a qualche anno fa, furono provocati da palloncini simili a quelli di elio con cui giocano i bambini ancora oggi.
Essi venivano caricati con materiale esplosivo ed incendiario e, sfruttando le correnti calde ascensionali del Golfo, lanciati dal Giappone arrivavano dalla parte opposta degli USA e lì rilasciavano il loro contenuto.
Nei fatti la difficile realizzazione pratica dei palloncini (e l'esito ormai scontato della guerra stessa) ne rese gli effetti reali pratici pressoché inesistenti.
Solo qualche incendio qua e là e l'uccisione di una ignara famiglia americana che aveva inavvertitamente raccolto il palloncino esplosivo.
Quelle 5 persone possono essere a pieno titolo annoverate tra le uniche vittime civili degli USA nella Seconda Guerra Mondiale!
Nonostante gli scarsi effetti, tuttavia i servizi segreti USA tennero i palloncini incendiari sotto segreto militare fino a pochissimi anni fa.
Solo recentemente ne è stata ufficialmente rivelata l'esistenza aprendo i famigerati archivi militari di 60 anni fa.
Guarda caso, detta rivelazione, giunse a pochissima distanza dagli avvenimenti dell'11/09/01.
Quasi a voler dire che ormai era inutile negare gli attacchi terroristici di quasi 60 anni prima quando se ne era verificato uno solo (ma dagli effetti assai più terrificanti) molto più recentemente...
Qui potrebbe venire l'ucronia.
E se i Giapponesi avessero pensato da subito all'idea dei palloncini kamikaze? Magari sarebbero riusciti a praticare con anticipo rispetto ad Al Qaeda una politica del terrore nei confronti degli USA anche senza entrare apertamente in conflitto con loro?
Io ne dubito lo stesso, però penso che comunque l'effetto-paura negli USA sarebbe stato assai maggiore.
Forse avrebbe prevalso il partito cosiddetto "pacifico" davvero esistente in HL e cioè coloro che pensavano che era meglio per gli USA concentrarsi maggiormente nella guerra del Pacifico contro i giapponesi piuttosto che aprire un fronte in Europa per aiutare gli inglesi.
Alla fine si fece un po' ed un po'.
Se però davvero gli USA ritengono che la guerra "giapponese" debba avere la precedenza?
In quel caso lo sbarco in Normandia o non avviene od avviene in ritardo. Magari spetterà ai soli inglesi ed ai loro Dominion (in primis Canada e Australia) accollarsene l'onere-onore,magari assistiti solo da un poco più che simbolico contingente statunitense. Con quale esito? E soprattutto, con quali effetti a fine conflitto?
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Enrico allora precisa:
Sul fatto dei palloncini incendiari, aggiungerei che la famiglia (una madre e i suoi 4 figli se non erro) perita nell'infausto evento, la si può definire l'unico gruppo di civili vittime sul suolo nazionale degli USA durante la seconda guerra mondiale.
In realtà, le vittime civili USA furono ben 8.000.
Ciò sembra assurdo, dato che non ci furono, ad esempio, bombardamenti sul territorio degli Stati Uniti.
In effetti, alcuni civili USA perirono in Europa durante il conflitto, perchè si trovavano di passaggio o momentaneamente residenti nelle città britanniche sottoposte agli attacchi della Luftwaffe.
Altri, marinai non militarizzati, facevano parte degli equipaggi di navi mercantili attaccate, oppure passeggeri di navi colpite "per errore".
Non mancarono anche dei giornalisti al seguito delle truppe, sebbene, in questo caso, una qualche forma di militarizzazione fosse in essere.
Vengono considerati pure "civili" alcuni membri dei servizi segreti che però non provenivano dalle forze armate (specie le donne) e che perirono a causa di operazioni fallite.
Infine, ricorderei i 68 civili morti durante l'attacco a Pearl Harbour e tutti quelli che si trovarono soggetti alle azioni nipponiche in Asia (specialmente nelle Filippine), compresi coloro fatti prigionieri e messi nei campi di concentramento dove hanno trovato la morte.
Per inciso, azioni militari dirette contro il territorio USA ve ne furono, come testimonia questa fonte.
L'ipotesi ucronica di un "Japan first", rispetto un "Germany First" è certo valida.
Pare che Roosevelt e Marshall giunsero alla seconda scelta perchè nell'entourage del governo americano (specialmente al Ministero del Tesoro) fosse presente una "corrente" sovietica (costituita anche da agenti segreti di Mosca) che pressava in questo senso.
Ma la logica ineccepibile diceva (e dice) che se si fosse combattuto primariamente il Giappone, Hitler avrebbe avuto il tempo di sconfiggere l'URSS e quindi consolidare al massimo la "Festung Europa", rendendo ancor più difficoltoso uno sbarco sul continente.
Mi chiedo, però, se nessuno abbia preso in considerazione a cosa si sarebbe andati incontro dovendo invadere il Giappone.
In ogni caso, ammettendo che non ci fossero state truppe USA impegnate in Africa e in Europa fintantochè non si fosse sconfitto il Giappone e che i bombardamenti nel vecchio continente fossero fatti dai soli Britannici, solo nel caso venissero pure lesinati gli aiuti all'URSS si sarebbe prospettata una situazione infausta per gli Alleati, al momento di sbarcare nella "Fortezza Europa".
Ben diversamente sarebbero state le cose nel caso di una guerra separata (Asse contro Commonwealth e URSS da un lato e Giappone contro Commonwealth e USA dall'altro).
Questa ipotesi, prospettata in "Asse pigliatutto" di Lucio Ceva, e sviluppata dai "nostri" Francesco, MAS e Giorgio Tebaldi, avrebbe costituito una seria probabilità che Hitler e Mussolini restassero in sella, dominando direttamente dall'Atlantico agli Urali e da Capo Nord fin dove si sarebbero potuti spingere in Africa.
Per fortuna nostra, non è andata così.
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E Basileus TFT puntualizza:
C'è anche da dire che un Cile troppo forte avrebbe certamente attirato le ire dell'Argentina, anche se è difficile prevedere se ci sarebbe stata una guerra, visto che tutta l'america del sud era sotto l'occhio vigile degli USA. Per quanto riguarda la Seconda Guerra Mondiale, penso proprio che il Cile avrebbe volentieri preso parte alla spartizione del Giappone,piuttosto che rischiare di essere asfaltato dai relativamente vicini USA.
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Ed ora, a proposito di sopravvivenza del nazismo, ecco un'altra idea in proposito:
di Demofilo
L'idea parte, come già accaduto molte altre volte, da William Riker, che, ispirato dal film "La caduta - gli ultimi giorni di Hitler", in cui il tiranno è interpretato dall'attore italiano Bruno Ganz, ha avuto quest'idea:
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Hitler viene convinto da Eva Braun a lasciare Berlino mentre i Sovietici sono ormai alle porte; l'ex dittatore e la sua compagna di una vita riescono a fuggire in Paraguay insieme ad altri gerarchi (Goebbels con la moglie e i sei figli, Göring, il dottor Mengele), dove fondano un IV Reich alleato con gli altri governi di destra del Sudamerica. Gli USA lo tollerano e addirittura lo appoggiano in funzione anticomunista, nonostante le proteste di Francia, Gran Bretagna, Unione Sovietica, del neonato Israele e anche del governo italiano di de Gasperi. Si approfondisce la spaccatura tra USA ed Europa, la NATO non nasce ed anzi gli stati europei si mettono d'accordo con Stalin contro il pericolo di un revival nazista. La Cortina di Ferro cade meno pesantemente sull'Europa ed il Patto di Varsavia comprende URSS, satelliti ed anche i paesi occidentali, Italia inclusa. Hitler potrebbe essere tentato di scatenare nuove guerre di espansione ai danni di Argentina, Bolivia e Brasile; in tal caso però il IV Reich paraguaiano sarebbe stritolato, a meno di non ricevere appoggio militare americano...
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Ed ecco come Demofilo ha deciso di integrarla e di approfondirla:
20 aprile 1945: nel bunker sotto la Cancelleria a Berlino si svolge una riunione dei quadri generali del Terzo Reich, ormai in completo sfacelo. Il "signore della guerra", il Führer Adolf Hitler, convoca nel suo studio Joseph Goebbels, ministro della propaganda, Herman Göring, maresciallo di Berlino e il fido dottor Mengele, e rivela ormai desolato che la fine è giunta e che la "Grande Germania" è finita. L'Armata Rossa infatti è alle porte di Berlino e i diversi tentativi di resistere si sono sciolti come neve al sole. Di fronte all'impossibilità di continuare la guerra ed accettare la resa, Hitler comunica che da parecchie settimane la compagna, Eva Braun, propone uno spostamento dal bunker berlinese. La discussione continua sul tipo di meta da raggiungere.
23 aprile 1945: Goebbels propone di fare i bagagli e dirigersi con una documentazione falsa ad Amburgo, dove un gruppo di fedelissimi nazionalsocialisti aveva un piccolo aeroporto. L'obbiettivo era raggiungere un paese neutrale e riuscire quindi a salvarsi la pelle dai sovietici e dagli Alleati. Hitler giudica interessante la proposta mentre Göring e Mengele ipotizzano voli in Spagna o in Turchia.
25 aprile 1945: L'Armata Rossa e gli Alleati si incontrano sul fiume Elba, dietro di loro non c'è più Germania: tutto è finito. Mentre a Berlino i combattimenti si svolgono quartiere per quartiere, Hitler propone ai tre fedeli il piano che dovrà partire il 27 aprile: abbandono del bunker, partenza per il piccolo aeroporto nella periferia di Amburgo dove sarebbe stato preso un veicolo per la Spagna, dove sarebbe stato predisposto un secondo piano per la fuga. Goebbels contatta i fratelli Otto e Gregor Rosemborg, ex-ufficiali nella Prima Guerra Mondiale e gerarchi del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi, e gestori di un piccolo aeroporto privato che si trova nella prima periferia di Amburgo: la strada per giungervi infatti era stata bloccata con dei tronchi e con altri massi e cancellate le tracce di un insediamento umano nelle vicinanze del bosco.
27 aprile 1945, ore 0.30: un piccolo corteo di automobili nere esce dall'entrata laterale della Cancelleria del Reich e percorre una vecchia strada che portava prima verso la zona industriale di Berlino, completamente distrutta dai bombardamenti e successivamente costeggia il fiume fino a giungere alle zona periferica della città, puntando verso Nord. A bordo delle autovetture, senza targa, ci sono Adolf Hitler e la compagna Eva Braun, Joseph Goebbels con la moglie e i sei figli, Herman Göring e il dottor Mengele. Indossano tutti delle lunghe giacche nere e hanno in tasca dei documenti falsi. Alle 10.34 giungono a destinazione, nel piccolo aeroporto dei Rosemborg nella periferia di Amburgo, e partono alle 11.05 con destinazione Madrid, dove atterrano nel primo pomeriggio in un piccolo aeroporto pubblico alla periferia della capitale spagnola. La sera stessa Hitler ha un colloquio segreto con il generale Francisco Franco che lo fa alloggiare nella sede di un vecchio monastero e consegna ai fuggitivi abiti stirati e puliti, cibo, denaro e visti falsi.
28 aprile 1945: il gruppo nazista decide di dirigersi nel tardo pomeriggio verso la costa atlantica e compra un piccolo sottomarino nel porto di Palos: i fratelli Rosemborg sanno infatti manovrare tali mezzi poiché avevano partecipato alla "Guerra Altantica" del 1941-1942. A tarda sera Hitler riceve la notizia che l'ex-maestro ed alleato Benito Mussolini è stato catturato e fucilato dai partigiani.
30 aprile 1945, ore 5,35: mentre a Berlino sventola sopra il Reichstag distrutto la bandiera rossa con la falce e il martello, da un molo del porto di Palos parte il sottomarino guidato dai Rosemborg con destinazione il porto di Montevideo, in Uruguay. Lo stesso giorno viene celebrato, con rito civile, il matrimonio tra Adolf Hitler e Eva Braun. A presenziare Gregor Rosemborg in qualità di funzionario comunale ad Amburgo, mentre i testimoni sono rispettivamente Goebbels per il Führer e la signora Goebbels per la Braun.
8 maggio 1945, ore 10,26: mentre la Germania nazista firma la resa incondizionata nei confronti degli Alleati e dell'Unione Sovietica, nel porto di Montevideo arriva il piccolo sottomarino partito da Palos. Una giornata di sole accoglie un Adolf Hitler visibilmente soddisfatto per essere riuscito ad abbandonare una Berlino sotto le bombe e un'Europa in mano ai suoi avversari. Ora è in America Latina che può rinascere un nuovo stato nazionasocialista. Hitler, grazie ad un tacito accordo con le autorità dell'Uruguay si trasferisce in una piccola casa di campagna dove, nel giro di un paio di mesi, costituisce un vero e proprio centro di raccolta per ex-gerarchi ed esponenti del Terzo Reich e del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi. Nasce così l'UIN, l'Unione Internazionale dei Nazionasocialisti, che si radica soprattutto nell'America Meridionale ed annovera aderenti nei numerosi regimi militari che erano nati nei singoli stati nazionali. Wilhelm Keitel, che l'8 maggio 1945 avrebbe firmato la resa ratificando la fine del regime in Germania e della guerra, avrebbe portato nella tomba il segreto che il Führer gli aveva confidato e l'esistenza stessa della nuova colonia nazista in America Meridionale sarà un segreto anche per il Tribunale Internazionale di Norimberga. Un gran numero di assassini e tagliagole nazisti saranno infatti fatti espatriare nel piccolo paese americano. Adolf Hitler muore il 25 agosto 1960, all'età di settantuno anni, e il suo corpo è imbalsamato e posto sotto una teca di cristallo, in un mausoleo in pietra fatto costruire nel grande parco della grande villa che si trova nelle campagne di Piedra Sola. L'attuale segretario dell'UIN è il centenario principe Junio Valerio Borghese, comandante della X Mas e leader del Fronte Nazionale.