Il Re Non Buono


Ecco a voi un'altra idea del nostro Webmaster William Riker:

Il "Re Buono" (che aveva decorato Bava Beccaris per aver sparato sull'inerme folla di Milano) Umberto I sfugge all'attentato di Bresci ma viene gravemente ferito, e quando si riprende si irrigidisce su posizioni ancor più conservatrici e reazionarie; un Mussolini emerge prima, nella persona del generale Luigi Pelloux (1839-1924), che sospende le libertà costituzionali ed instaura una dittatura di destra senza partiti, dominata dall'esercito. L'Italia si schiererà comunque con l'Intesa contro l'Austria; è probabile che, in questo contesto, Mussolini resti socialista e venga incarcerato a più riprese dal Pelloux. Questo stato di cose proseguirà, sotto successivi governi militari, fino alla caduta del governo Badoglio il 25 luglio 1943, in seguito alla sconfitta italiana nella Seconda Guerra Mondiale, quando l'Italia, cacciati i tedeschi, diverrà democratica e repubblicana.

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Ed ecco come l'amico Enrico Pellerito l'ha genialmente commentata passo passo:

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Riker:

Il "Re Buono" Umberto I sfugge all'attentato di Bresci ma viene gravemente ferito, e quando si riprende si irrigidisce su posizioni ancor più conservatrici e reazionarie

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Enrico:

Sì, potrebbe essere l'effetto naturale dopo ben quattro attentati subiti (Re Buono si, ma Re fesso no dal suo punto di vista); però lo stesso Umberto ebbe a dire che gli attentati erano un rischio che chi regna doveva accettare, e quindi non è proprio certo che da fascista in pectore (perchè lo era, eccome!) diventi smascheratamente un despota.

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Riker:

Un Mussolini emerge prima, nella persona del generale Luigi Pelloux (1839-1924), che sospende le libertà costituzionali ed instaura una dittatura di destra senza partiti, dominata dall'esercito.

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Enrico:

Nella nostra TL, Pelloux (il quale, incredibile dictu!, iniziò la sua carriera politica nella sinistra), voleva dare una violenta sterzata in senso autoritario, oppressivo e repressivo (dittature di destra o di sinistra? sono dittature e basta); fu bloccato dal Parlamento, ma pare che anche il Re non gradisse molto questa "esuberanza", in quanto preferiva, in presenza di tumulti, dei temporanei stati d'emergenza per poi rientrare nella legislazione ordinaria.

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Riker:

L'Italia si schiererà comunque con l'Intesa contro l'Austria

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Enrico:
Qua ho dei dubbi, perchè Umberto era sfegatatamente "triplicista", ma ciò non toglie che le conclusioni delle analisi strategiche del 1915, convincessero lui e i militari al potere (come nella realtà avvenne più facilmente con il figlio e con Salandra) ad aderire all'Intesa; e non è una forzatura, perchè nel 1915 dipendevamo per più del 50% dall'estero nei settori energetico e alimentare, e anche restando neutrali, Francia e Gran Bretagna, tra sospensione dei noli e controlli e contingentamento del traffico mercantile neutrale, in pochi mesi avevano ridotto le importazioni italiane di carbone, petrolio e grano del 25%. Con simili pressioni sul nostro governo, e con il fatto che i Tedeschi non ci avrebbero potuto rifornire di carbone in modo adeguato (per non parlare del grano), a causa anche dell'insufficienza della rete ferroviaria italiana, la scelta a favore dell'Intesa divenne, di fatto, obbligatoria. 

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Riker:

È probabile che, in questo contesto, Mussolini resti socialista e venga incarcerato a più riprese dal Pelloux.

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Enrico:

Concordo in pieno.

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Riker:

Questo stato di cose proseguirà, sotto successivi governi militari, fino alla caduta del governo Badoglio il 25 luglio 1943, in seguito alla sconfitta italiana nella Seconda Guerra Mondiale, quando l'Italia, cacciati i tedeschi, diverrà democratica e repubblicana.

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Enrico:

Si, se seguiamo l'iter successivo alla fine del primo conflitto, l'emergenza del biennio rosso comporta il prolungarsi del regime autoritario, e i militari, specie quelli felloni e arrivisti, alleati al capitalismo industriale ed economico nostrano, preferiranno mantenere quanto più a lungo possibile il potere. Se diamo per certo l'impossibilità di una qualche evoluzione in senso democratico, possiamo considerare altamente probabile il nostro schieramento a fianco della Germania nazista (Londra e Parigi sono pur sempre responsabili della vittoria mutilata), e lo sviluppo della guerra è simile a quello della nostra TL.

Risultato: dopo la guerra l'Italia sarà più lontana dal mondo militare di quanto non lo è stata, effettivamente, nella nostra realtà, tanto che, come il Giappone, definirà le proprie FF.AA. quali forze di auto-difesa.

Solo una cosa: avete pensato che Mussolini, in quanto socialista e perseguitato dal regime militare potrebbe far parte del C.L.N.? Immagina Alessandra impegnata a difendere il nonno dalle accuse dei revisionisti che stigmatizzano la sua grave responsabilità nell'avere ordinato la fucilazione di Badoglio, senza che questi sia stato sottoposto ad un regolare processo. Fucilazione, avvenuta, forse, il 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra?

Ah, l'Ucronia! questo genere affascinante...

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Ed ecco ora un'altra idea di William Riker:

Com'è noto, le famiglie reali europee erano quasi tutte imparentate tra di loro, ma non si registrarono mai matrimoni tra i Savoia e le nobildonne inglesi. Un'eccezione a questa regola avrebbe potuto riguardare il principe di Napoli Vittorio Emanuele di Savoia, figlio di Umberto I ed erede al trono d'Italia, al quale nel 1892 si era pensato di far sposare Maud Charlotte Mary Vittoria di Edimburgo, castana, sguardo deciso, naso importante, viso allungato, cavallerizza, pattinatrice e ciclista. Il progetto fallì, perchè era necessario che Maud abiurasse l'anglicanesimo per abbracciare il cattolicesimo; Maud era anche disposta a farlo, ma i Savoia pretendevano che ciò accadesse prima del matrimonio, mentre la famiglia reale inglese voleva che ciò avvenisse dopo le nozze. Alla fine il futuro re Vittorio Emanuele III sposò invece Elena del Montenegro. Ma come cambia la storia d'Italia se il "Re Soldato" ha accanto a sé una regina proveniente dalla "Perfida Albione"?

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Ad essa risponde proprio Enrico Pellerito:

Non si è trattato dell'unico caso che ha interessato casa Savoia. Lo storico Mack Smith, nella seconda metà del secolo scorso, rivelò che il viaggio che Vittorio Emanuele II e Cavour fecero a Londra nel 1855, aveva anche uno scopo matrimoniale. Andiamo per ordine.

Il 20 gennaio 1855, Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena, consorte di Vittorio Emanuele e pertanto regina di Sardegna, morì in seguito ad un improvviso e violento attacco di gastroenterite. Il cosiddetto re "galantuomo", che nei confronti della moglie non lo era tanto, non patì problemi sul versante dell'intimità; era solito tradirla e, proprio in quel periodo, era particolarmente legato a Rosa Vercellana, la famosa "bella Rosina", una popolana sanguigna per carattere come del resto era lui, dalla quale ebbe anche prole, da lui preferita a quella legittima.

A Rosina, Vittorio Emanuele non fu neanche fedele, ma certo le volle bene, tanto che la sposò quando lui fu in punto di morte. Nonostante fosse quindi vedovo, il re poteva dirsi soddisfatto per quanto riguardava la sua vita intima e non aveva dunque desiderio di risposarsi, ma c'erano pur sempre delle esigenze dinastiche. Così, approfittando della situazione di intesa che si era creata tra il Regno di Sardegna e gli imperi britannico e francese, pensò di scegliere moglie tra le principesse della Casa Reale britannica. Il viaggio intrapreso a Parigi e a Londra aveva, dunque, anche questo scopo, che però fu coperto con il massimo riserbo da parte italiana; ora vedrete il perchè.

Nonostante i consigli di Cavour, dal come comportarsi nell'ambiente della corte di Londra, all'accorciarsi i baffi, a vestirsi in modo meno rozzo, Vittorio Emanuele fece non poche gaffes, tanto che la regina Vittoria scrisse nel suo diario che quello non era un re ma un avanzo di caverne medievali, anche se in seguito cambiò un poco in positivo il suo giudizio.

Ad ogni modo, il corteggiamento nei confronti di una delle cugine della regina, che Vittorio Emanuele riteneva erroneamente la primogenita di Vittoria, non sortì alcun effetto, dato che la principessa in questione lo riteneva una specie di bifolco. Anche in questa occasione la motivazione del rifiuto fu imputata a problemi religiosi.

Vittorio Emanuele ne fu lo stesso umiliato e tutto questo venne tenuto segreto quasi fosse un affare di stato (e forse lo era); ad ogni modo decise di non risposarsi, checché ne pensassero Cavour, Minghetti e D'Azeglio.

Riguardo la domanda del nostro Webmaster, credo che in effetti sarebbe cambiato poco per la storia del nostro Paese. I Savoia non si facevano certo scrupoli a guerreggiare contro l'Austria, pur sposando principesse di sangue austriaco, anche se nel caso di Maria Adelaide siamo in presenza di "contaminazioni" toscane e lombarde.

D'altra parte, gli stessi popoli dai quali provenivano principesse che sposeranno re e principi italiani, non stavano certo a guardare per il sottile. I Montenegrini non pensavano certo alla regina Elena quando si ribellarono alle truppe italiane presenti sul loro territorio. E nessun problema ci fu per i soldati belgi che agirono contro le nostre truppe in Etiopia, ancorché Maria Josè fosse originariamente una loro principessa.

Nei momenti di crisi politica, credo che nessun monarca ha scelto la famiglia o la propria origine rispetto la fedeltà alla nazione di cui aveva la guida, come fece re Ferdinando I di Romania (nato in Germania e membro del ramo cadetto della famiglia imperiale tedesca Hohenzollern), che entrò in guerra contro gli Imperi Centrali, o Guglielmo II, che dopo la morte di Federico III bandì dalla corte la propria madre Vittoria, proprio perchè figlia della regina britannica Vittoria, in nome di una nuova politica nei confronti di Londra...

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Se volete partecipare anche voi alle discussioni, scrivete al Webmaster.


La Comune di Milano

di Never75

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Ed ora, un'altra proposta di ucronia che dobbiamo invece a Never75: la Comune di Milano.

I moti milanesi del 1898 (la cosiddetta "Protesta dello stomaco") riscuotono maggior successo. La folla inferocita, ma meglio organizzata in questa Timeline, riesce, seppur con gravi perdite, a ricacciare il Regio Esercito. Il generale Bava Beccaris ferito, cade da cavallo e poi viene linciato dalla folla. Infine il suo corpo, come ulteriore sfregio, viene appeso a testa in giù a Piazza Loreto, assieme a quello dei suoi ufficiali.

A Milano si festeggia: per la seconda volta della sua Storia in meno di 60 anni è riuscita a cacciare da sola i suoi occupanti, prima gli Austriaci di Radetzky, ora i Piemontesi di Re Umberto. In San Simpliciano si festeggia la vittoria con una Messa di Suffragio per i "patrioti" defunti.

Calata l'euforia della vittoria, si pensa ad organizzare meglio gli effetti della Rivolta. Pochi giorni dopo l'uccisione del Bava Beccaris i patrioti milanesi vanno all'assalto della Prefettura e del Municipio. Anche qui, con gravi perdite, Sindaco e Prefetto vengono cacciati dalla città. Lo Stato Sabaudo, per il momento, risulta sconfitto.

In seguito, nel capoluogo meneghino si costituisce una sorta di Comune simile, nella sostanza, a quella parigina di un trentennio precedente, chiamata "Repubblica Ambrosiana", che ha come bandiera lo scudo crociato rosso che viene perfino issato sulla "Madonnina" dorata del Duomo.

Alla Costituzione del nuovo statuto comunale prendono parte, tra gli altri, esponenti federalisti (ex seguaci di Cattaneo, poi messi in minoranza con la nascita del Regno d'Italia), repubblicani, socialisti, anarchici, parecchi cattolici (seppure, ufficialmente, la Chiesa Ambrosiana sia rimasta neutrale nello scontro) e pure qualche liberale. Punto fondamentale della Nuova Costituzione cittadina sono i temi sociali e quelli dei diritti civili.

Milano si ricostituisce quindi come città stato, pienamente indipendente ed autonoma da Roma e dallo Stato Italiano. Inutile dire che in molti paesi confinanti con Milano si scatenano moti analoghi, con tanto di cacciata dei sindaci scelti da Roma. L'esempio milanese viene ripreso poi anche da altre città del Nord Italia come Piacenza, Parma, Modena e Reggio (paradossalmente è stato in quest'ultima città che è apparso per la prima volta il tricolore italiano).

I moti insurrezionali di manifestano anche a Torino, ex capitale che si è sentita tradita dai Savoia. Con la classica miopia che da sempre caratterizza i governi italiani dal post-Unità ad oggi, il Re ed i suoi ministri faticano a rendersi conto della reale situazione che si sta creando in parte della Lombardia e dell'Emilia Romagna. Come si dice dalle nostre parti: "Quant i bö in scapà, a saran la stala!"

Le misure d'urgenza (come mettere in Stato d'Assedio le città "ribelli" del Nord) vengono attuate quando queste ultime si sono già date un'organizzazione anche militare ben precisa, con tanto di creazione di una sorta di "Guardia Nazionale".

Gli altri Stati Europei intanto assistono curiosi alla vicenda. Da una parte ci sono Nazioni come la Francia, la Svizzera e l'Austria che guardano con simpatia alla Comune Milanese. In particolar modo Parigi, benché sia ancora fresca la ferita della sua fallita Comune, fa arrivare sottobanco ai Milanesi armi, soldati e viveri. Lo scopo principale è quello di indebolire lo Stato Sabaudo, che sta rappresentando una costante minaccia alle mire francesi sul Mediterraneo. Un grande stato italiano indipendente potrebbe essere un pericolo in futuro: molto meglio allora vederlo diviso in due o più tronconi. Inoltre, dato che l'esercito italiano per il momento ha altro a cui pensare, l'esercito francese occupa nel frattempo anche Tripoli e Bengasi (nell'odierna Libia).

Per motivi opposti invece simpatizzano per i comunardi milanesi gli Elvetici, specie i cugini del Canton Ticino. Oltr'Alpe, infatti, lo Stato Monarchico Sabaudo non è mai stato visto di buon occhio. Un po' per via di molti "geni" italiani che vorrebbero completare l'Unità della Penisola con l'annessione del Canton Ticino e di parte dei Grigioni, un po' per via delle idee federaliste di Cattaneo che, a Lugano e dintorni, ha fatto una vera e propria anti-propaganda dello Stato Italiano Post-Unitario.

In Austria la situazione è più sfumata. Molti vedrebbero nei moti italiani un buon motivo per attaccare i Savoia e riprendersi parte dei territori perduti (almeno il Veneto). Alcuni addirittura pensano (sbagliando) che l'odio per i "Piemontesi" sia così forte nei Lombardi da spingerli di nuovo tra le braccia di Vienna! Però l'Imperatore è scettico. Non solo (ufficialmente) l'Italia è alleata dell'Austria, ma pure quest'ultima, visto l'agitarsi delle questioni nazionali, specie dei popoli slavi, è a forte rischio secessionistico. Per cui, per il momento, a Vienna si preferisce la neutralità.

Invece i governi di Londra e Berlino (entrambe per la dottrina del "Balance of Power", un'Italia forte ed unita è un efficace antidoto alla "grandeur" parigina ed all'imperialismo austriaco) mandano un telegramma a Vittorio Emanuele in cui, sostanzialmente, si dichiarano pronti a sostenerlo anche militarmente nella sempre meno remota ipotesi di una guerra civile.

Curioso il comportamento di un gruppo (trecento circa) di Irlandesi che, fortunosamente, fuggiti di nascosto dalla loro Isola ed arrivati in Italia passando attraverso Francia e Svizzera, giungono infine a Milano e si arruolano spontaneamente nelle Milizie Ambrosiane!

Ora, il gioco è questo: come immaginereste voi (con queste premesse) l'evolversi della situazione italiana? E quali conseguenze avrebbe avuto (sia nel caso di vittoria che di, assai più probabile, sconfitta) la drammatica vicenda della "Comune" Milanese sugli equilibri geopolitici europei?

Never75

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Questo è il commento in proposito di Maggioriano:

La comune milanese non sarebbe destinata a durare a lungo, ma sicuramente avrebbe un'influenza determinante per l'orientamento dei partiti di sinistra italiani. Nei mesi successivi il popolo milanese conoscerebbe una crudele repressione ad opera di truppe venute dal sud (una dolce vendetta per loro). Credo che in ogni caso la morte di Bava Beccaris non sarebbe una grande perdita: è una macchia nella dignità dell'esercito italiano.

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