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Per realizzare l’ucronia prendiamo in esame 5 POD diversi:
POD 1: Il matrimonio di Giacomo I d’Aragona ed Eleonora di Castiglia non viene annullato.
POD 2: Alla morte del re di Navarra Sancho VII, Giacomo I e i navarrini rispettano i patti di Tudela e il loro regno va nelle mani dell’aragonese.
POD 3: Andrea II d’Ungheria non ha figli maschi, da nessuna delle sue tre mogli.
POD 4: Alfonso III di Poitiers non riesce a placare le ribellioni dei feudatari del Poitou e della Guascogna.
POD 5: Carlo d’Angiò non è promesso sposo di Beatrice di Provenza.
1208: Presso Montpellier, dal matrimonio del re d’Aragona Pietro II il Cattolico e Maria di Montpellier, nasce Giacomo, che sarà detto il Conquistatore, erede al trono d’Aragona.
Viene educato sotto la tutela dei Cavalieri Templari presso il castello di Monzon, a
Huesca.
1213: Durante la battaglia di Muret il padre di Giacomo muore e lui eredità il trono d’Aragona.
1214: Giacomo I presta giuramento dinnanzi alla corte di Lleida.
1219: Alla morte della madre Maria, Giacomo ottiene la signoria di Montpellier.
1221: Nella cittadina di Agreda Giacomo sposa la regina Eleonora di Castiglia, unione delle due corone spagnole.
1224-1227: Giacomo affronta dure lotte contro la nobiltà catalana e aragonese, che voleva arrivare al potere ed era opposta al suo matrimonio con Eleonora di Castiglia; con il concordato di Alcalá del 1227 la monarchia segna il suo trionfo sui nobili ribelli.
1228-1235: Giacomo tenta la conquista delle isole Baleari con un piccolo contingente di aragonesi e catalani; Minorca è conquistata nel 1229 ma una piccola minoranza musulmana resiste fino al 1232, Maiorca capitola nel 1231, Ibiza e Formentera nel 1235.
1229: Dall’unione di Giacomo e Eleonora nasce Alfonso, erede alla corona di Spagna.
1231: Giacomo firma il trattato di Tudela con il re di Navarra Sancho VII, che prevedeva che colui dei due re che fosse sopravvissuto avrebbe ottenuto la corona dell’altro.
1234: Sancho VII di Navarra muore, il suo regno passa nelle mani di Giacomo I d’Aragona.
1233-1245: Campagna di Alcañiz, viene pianificata la conquista del territorio di Valencia, nel 1233 vengono conquistate Castellón, Burriana e Peñiscola.
Nel 1237 si arrivò ad avanzare a sud del fiume Jucar e a conquistare Puig.
Dopo la disfatta della squadra inviata dal re tunisino per aiutare la resistenza araba i cristiani continuarono ad avanzare fino a far capitolare Valencia nel 1238.
Tra il 1243 e il 1245 venne ultimato il processo di conquista della regione, vennero conquistati il Regno di Murcia e fissati i confini con quello di Granada.
1241: Muore Nuño Sanchez, il cugino di Giacomo, che in eredità ottiene le contee del Rossiglione e di Cerdanya.
1242: Rivolta dei feudatari del Poitou e della Guascogna, Giacomo I di Spagna ed Enrico III d’Inghilterra li appoggiano e sconfiggono il governatore Alfonso III di Poitiers, le zone del Poitou sono affidate agli inglesi, mentre Giacomo I ottiene la Guascogna.
1244: Eleonora di Castiglia muore a 42 anni, così Giacomo I sposa la regina ungherese Violante, figlia di Andrea II d’Ungheria, che non aveva eredi al trono.
1245-1247: Alla morte del conte di Provenza Raimondo Berengario IV, dato che l’erede era la dodicenne Beatrice di Provenza, Giacomo I decide d’intervenire e di entrare in possesso della contea, dopo alcune lotte con Carlo d’Angiò nel 1246 riesce ad impossessarsi della regione e nel 1247 entra a Marsiglia.
1249: Dall’unione di Violante d’Ungheria e Giacomo I di Spagna nasce Pietro III.
1251: Alla morte di Violante d’Ungheria il regno magiaro rimane senza una guida, così Giacomo decide di intervenire e farsi proclamare reggente.
1260: Il primo figlio di Giacomo, Alfonso, muore prematuramente, lasciando il titolo d’erede al fratellastro Pietro III.
1269-1276: Negli ultimi anni della sua vita Giacomo si dedicò alle lotte contro i musulmani, nel 1272 fece capitolare il Regno di Granada, rendendo la Spagna terra esclusivamente cristiana, organizzò alcune spedizioni verso la Terrasanta nel 1269 e nel 1274.
Il 27 giugno del 1276 morì a Valencia lasciando al figlio Pietro un immenso impero comprendente la Spagna, zone della Francia e l’Ungheria.
1278: La morte di Giacomo I porta scompiglio in Ungheria, dove lui era reggente, così Pietro III decide di andarci per controllare la situazione, arrivato in Ungheria ne viene subito nominato re legittimo, in quanto figlio della precedente regina Violante.
1282-1284: Vespri Siciliani: la popolazione dell’isola chiede l’aiuto del papa contro il dispotismo angioino, il papa nega il suo aiuto e i siciliani chiedono l’intervento di Pietro III di Spagna, che scende in Italia e in pochi anni riporta la tranquillità nell’isola.
1284: Le grandi famiglie feudali francesi del sud Italia rifiutano il dominio spagnolo sulla Sicilia così lanciano attacchi all’isola controllata da Pietro III, le flotte spagnole e francesi si affrontano presso le Lipari in più di un occasione ma quest’ultime sono ripetutamente sconfitte.
Un anno dopo Pietro III riparte all’attacco e sbarca a Taranto, conquistando in pochi mesi ampie zone della Puglia e dell’omonimo golfo.
Nel 1286 un contingente di circa 9.400 uomini attraversa lo Stretto di Messina ed avanza senza problemi verso l’entroterra calabrese.
Gli Angioini si rifugiano in Campania, che non viene presa dagli spagnoli grazie ai continui rinforzi dati ai francesi dal papa, ostile a Pietro III.
Dopo anni e anni di lotte anche il fronte campano cade e gli spagnoli entrano a Napoli nel 1289.
Per altri due anni le truppe spagnole vagano per l’Italia meridionale per placare le ultime resistenze angioine e nel 1291 sfondano il confine papale, Pietro III propone di fermare l’avanzata in cambio di alcune donazioni del papa, che nel 1293 da in feudo al re spagnolo la Sardegna.
1295: Morte di Pietro III di Spagna, gli succede il figlio Giacomo II, che controlla una vastissima compagine territoriale che va dal Danubio all’oceano Atlantico.
Possedendo tutti questi territori e il conseguente potere viene convocato a Roma da papa Bonifacio VIII e incoronato “Imperatore di
Spagna”.
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Se avete altre idee per la continuazione, scrivetemi a questo indirizzo.
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L'impero spagnolo di Giacomo II nel 1295 (cliccare per ingrandire)
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La bandiera dell’Impero Spagnolo, presentante i simboli di Guascogna (in alto a sinistra), Castiglia (in basso a sinistra), Aragona (in alto al centro), Sicilia (in basso al centro), Provenza (in alto a destra) e Ungheria (in basso a destra): cliccare per ingrandire
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Salve, sono Boreale89, questa è la mia prima ucronia e spero vi piaccia. Non di meno apprezzerò qualunque critica, correzione o suggerimento vogliate offrirmi.
Domanda: Cosa sarebbe successo se anche l’Italia, al pari di Francia, Spagna e Inghilterra avesse ultimato il suo processo di unificazione nel Medioevo?
Il 26 febbraio 1266 la Battaglia di Benevento tra Manfredi Re di Sicilia e del sud Italia e con un forte potere anche in Toscana, nel Ducato di Spoleto, nella Marca Anconitana, in Romagna ed in Lombardia e Carlo I d'Angiò, fratello del re di Francia, chiamato dal Papa ad opporsi allo strapotere svevo, termina con la sconfitta e la morte di Manfredi.
E se non fosse andata così?
Il 24 maggio 1265 riesce l'appello rivolto da Manfredi ai Romani con un manifesto in cui chiedeva di essere nominato loro re. L'esercito di Carlo nel dicembre 1265 penetrò per la Savoia ed il Piemonte in Lombardia, ove la parte ghibellina non riuscì ad opporre sufficiente resistenza e di là per la Romagna giunse nell'Italia centrale ed a Roma. Mosse quindi nel Mezzogiorno dove La battaglia decisiva, battaglia di Benevento, avvenne il 26 febbraio 1266; le milizie siciliane e saracene insieme alle tedesche ed italiane (nella nostra Timeline queste abbandonarono Manfredi al suo destino) combatterono strenuamente contro gli angioini sconfiggendoli. Come conseguenza viene di gran lunga potenziata la posizione siciliana nel ducato di Savoia e in generale nel nord Italia a discapito della Francia.
Con i pochi uomini rimasti Carlo I si reimbarcò per la Francia. Manfredi avanza quindi indisturbato nelle terre del papato ed ottiene la fine del pontificato di papa Clemente IV. Il suo successore, Urbano V, è costretto a ritirare la scomunica contro Manfredi, a cedere alcune terre e a riconoscere la legittimità sveva sul Regno di Sicilia. Il papato si trasforma in pratica in un protettorato del regno siciliano.
1270: Manfredi costituisce un forte esercito, concentrandone tutto il controllo e le decisioni in mano al re e relegando i feudatari a semplici ufficiali ai suoi ordini. Conscio del fatto che i forti ghibellini facevano capo a lui, Manfredi avvia una guerra di conquista della penisola italiana(con la benedizione del papa sotto il controllo svevo). Tale benedizione risulterà fondamentale: pone infatti fine alle lotte tra guelfi e ghibellini che vedono in Manfredi sia la forte figura di un nuovo imperatore sia un predestinato dal Signore e dalla chiesa e combattono al suo fianco. La riunificazione della penisola si trasforma in una sorta di crociata che lo porterà il 2 aprile 1272 a farsi incoronare dal Papa primo re d’Italia con capitale Napoli. Unificazione dei codici, delle istituzioni e della moneta (Tari Italiano) Solo le repubbliche di Genova e Venezia rimangono al di fuori dei confini del nuovo regno.
1310: Manfredi rimane gravemente ferito durante un tentativo di omicidio da parte di alcuni nobili traditori. Nonostante le gravi condizioni fisiche in cui versa il re avvia subito una grande purga contro i nobili e una serie di riforme che limita i loro privilegi e i loro poteri. Grande gioia tra il popolo e i ricchi mercanti che iniziano a vedersi affidate importanti cariche pubbliche e militari.
Dicembre 1310: muore, a seguito delle ferite riportate, il re d’Italia Manfredi I. Viene seppellito a Napoli, in un grande mausoleo costruito in suo onore. È il Papa in persona a celebrare il funerale. Viene incoronato la notte di Natale suo figlio Enrico I.
Enrico scopre che i nobili traditori sono stati istigati dal Sacro Romano Impero, amareggiato di aver ormai effettivamente perso ogni influenza sulla penisola italiana e sul papato e corrotti con l’oro dei veneziani e dei genovesi che hanno visto diminuire il loro potere contro la schiacciante superiorità della marina italiana (l’unione della marina delle città di Pisa e Amalfi con tutte le altre flotte italiane).
La conferma di ciò non si fa attendere: a marzo 1310 Enrico VII di Lussemburgo scende in Italia per restituire vigore all'impero, seguito da Genova e
Venezia ("Guerra dei due Enrichi").
La guerra durerà sei mesi e vedrà la netta vittoria delle truppe italiane su quelle tedesche la sconfitta delle flotte genovesi e veneziani.
La Pace di Prato sancisce che il Sacro Romano Impero dovrà d’ora in avanti tenersi fuori dagli affari italiani e all’annessione della contea del
Tirolo.
Continua invece la guerra contro Genova e Venezia che porterà alla loro completa annessione nel mese di maggio.
Maggio 1310 liberato dalla prigionia a Genova, l’esploratore Marco Polo parla dei suo viaggi a Enrico, il quale ne rimane molto impressionato.

Come continuare premettendo le continuazione di questa nazione fino ai giorni nostri ed un passato che non la faccia sfigurare di fronte ad inglesi e francesi? Aggiungere uno stato nazionale come l'Italia potrebbe cambiare la storia non di poco...
Per farmi avere il vostro parere, scrivetemi a questo indirizzo.
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Questo invece è il commento in proposito di Renato Balduzzi:
Per me il seguito non può che essere distopico:
a) il Papa a lungo andare sarebbe diventato un burattino in mano al re d'Italia. Ciò significherebbe una nazionalizzazione della Chiesa Cattolica, con conseguenze deleterie, forse addirittura catastrofiche, per la Chiesa di Roma. La nazionalizzazione delle chiese viaggerebbe a ritmo esponenziale e già nel '600 avremmo una chiesa per ogni nazione, con conflitti religiosi ancora peggiori di quelli della nostra storia.
b) uno stato unitario esteso a tutta l'Italia porterebbe a una crisi dei traffici marittimi dovuti alla scomparsa (nelle sedi originarie) di Genova e Venezia come repubbliche marinare. I capitali si dileguerebbero altrove. Forse Venezia si ricostituirebbe nell'Egeo e forse sarebbe inglobata dall'Impero Bizantino, che magari sopravvivrebbe all'avanzata ottomana grazie alla "freschezza" veneziana. Genova invece si trasferirebbe in Crimea, dove potrebbe dare l'impulso alla costituzione di una nazione ucraina. In compenso l'Italia potrebbe indebolirsi notevolmente ed essere facile preda di saccheggiatori stranieri.
c) lingua ufficiale il napoletano, o forse il siciliano. Niente poeti toscani, che rimarrebbero dei provinciali. Il centro e il nord italia potrebbero comportarsi come la Catalogna e la Galizia in Spagna, continuando ad utilizzare a livello ufficiale il toscano e la koiné lombardo-veneta e mantenendo la propria specificità etnica, il che non sarebbe poi così deleterio.. Il rischio però è che l'Italia diventi una sorta di "francia con le gambe all'insù" e che l'idioma meridionale si imponga completamente sugli altri così come è successo in Francia con l'idioma settentrionale nei confronti di quelli meridionali.
d) esistendo una corte comune, il Rinascimento, forte di una miriade di piccoli commissari, non esisterebbe. Nemmeno il Vaticano come noi lo conosciamo esisterebbe per il motivo citato all'inizio del mio intervento. Una cosa è certa, se fosse stata unificata nel Duecento, l'Italia non sarebbe detta il Bel paese e avrebbe meno di un quarto delle opere d'arte che nella nostra dimensione sono state prodotte, e per giunta quasi tutte a Napoli (o comunque nella capitale del regno).
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Francesco però gli risponde:
Non credo che sarebbe stata una distopia. Anche in caso di unificazione dell'Italia con capitale Napoli, Roma, con parte del Lazio, sarebbe rimasta al papa. Si sarebbe creata una situazione simile a quella che si è effettivamente verificata con il papa ad Avignone. Probabilmente ci sarebbe stato un Grande Scisma anche in questa Timeline, ma la conclusione sarebbe stata una Chiesa Cattolica in cui il Papa conta di meno, e con più poteri al concilio. In Italia meno opere d'arte? Forse. Ma anche in Francia non c'è solo Parigi!
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Anche Toxon ha voluto inserirsi nella discussione:
Ho letto l’ucronia di Boreale89 e vorrei intervenire nella discussione che si è aperta. Io non sono così pessimista su questo scenario. Per quanto riguarda Genova e Venezia, è probabile che a lungo termine trovino un accordo con lo stato svevo. Genova ha sempre dimostrato una certa elasticità nel rapportarsi con potenze più grandi, vedi le volte in cui Genova è stata senza troppi problemi sotto la Francia o Milano, o l’anomala tutela della Spagna nel cinque-seicento. Per Venezia le cose sono più complicate, sulla laguna si è sempre tenuto di più alla propria indipendenza, ma nel lungo periodo si può instaurare anche qua un modus vivendi pacifico, basato magari sulla concessione di una certa autonomia. Inoltre in quest’epoca Amalfi è già decaduta e ha comunque poco spazio a disposizione, quindi non potrebbe risollevarsi di molto, Pisa avrebbe più opportunità ma dovrebbe sempre affrontare il problema dell’insabbiamento del porto, quindi sarebbe nell’interesse della monarchia non deprimere troppo Genova e Venezia. Un cambiamento abbastanza rilevante rispetto all’OT potrebbe essere invece l’espandersi della marineria meridionale, soprattutto siciliana. Non penso però che un potere centrale porterebbe necessariamente a una riduzione degli investimenti commerciali: anzi, la monarchia avrebbe interesse a proteggere i mercanti, e se ne servirebbe per bilanciare il potere dell'aristocrazia.
Per quanto riguarda la questione papale, è vero che probabilmente si creerebbero tante chiese nazionali, ma in assenza di forti differenze dottrinali non penso che si assisterebbe a guerre di religione peggiori che in OT. Probabilmente si arriverebbe a un sistema “ortodosso”, con tanti patriarcati indipendenti; in questo modo, tra l’altro, si potrebbe probabilmente ricomporre lo scisma del 1054. In alternativa, come ha detto Francesco, si può pensare a un conciliarismo molto sviluppato che riesce a garantire comunque l’unità della Chiesa. C’è comunque una possibilità di tornare a una situazione simile a quella storica, a patto di avere qualche POD in più: a un certo punto un Papa trasferisce la sede papale da un’altra parte e forma un altro Stato della Chiesa, mentre il Lazio viene prima o poi inglobato dall’Italia. Posso suggerire Avignone? Un re di Francia, tentando di ingraziarsi la Chiesa contro l’Italia, le regala questo territorio, il Papa ne approfitta per insediarsi là durante un periodo di debolezza del potere regio, in un modo o nell’altro acquisisce tutta la Provenza e si forma così uno Stato della Chiesa tra Francia, Italia e Aragona.
Per quanto riguarda infine la lingua, la situazione non sarebbe poi tanto diversa da quello che è successo in OT (con il toscano prima lingua colta e poi ufficiale e gli altri idiomi relegati dopo l’Unità al ruolo di dialetti). I poeti toscani della prima generazione magari scriverebbero nel loro dialetto, ma già Dante adotterebbe la lingua della corte sveva (siciliano?).
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E Camus Vanz aggiunge:
Il disfacimento del regno di Sicilia iniziò nel 1245, con il Concilio di Lione quando la Chiesa decide la deposizione di Federico II dall’impero e dal regno di Sicilia, decisione applicata nel regno di Germania ma disattesa nel Regno di Sicilia, almeno fino a quando visse Federico.
E qui ci tengo a riportare un piccolo particolare: alla morte dell'Imperatore Federico, le popolazioni siciliane, furono istigate dall’ordine perentorio di papa Innocenzo IV “che nessun siciliano giurasse fedeltà né prestasse obbedienza a chi non fosse delegato dalla sua autorità pontificia"; così importanti città della penisola e dell’isola, tra cui Napoli, Caserta, Avellino, Capua, Barletta, Foggia e Palermo, si rifiutarono di riconoscere la successione sveva e molti comuni siciliani, sobillati da frate Ruffino da Piacenza sempre per conto del Papa, si riunirono in una federazione prendendo ad esempio la Lega lombarda.
Fatta questa premessa, veniamo al vero nocciolo della questione. Perché Manfredi cedette a Carlo?
Io credo forse perché Carlo, forte dell'appoggio papale, si era costruito un potere politico, attirando nella sua sfera d’influenza le città del nord Italia che prima erano alleate di Manfredi e perché aveva alle spalle una potenza europea come la Francia.
Al contrario gli Svevi, nello stesso periodo avevano assistito a una progressiva diminuzione della loro potenza militare, e avevano visto sciogliersi le alleanze del nord.
Tuttavia dopo la sconfitta degli Svevi i ghibellini del nord, quelli di Toscana e i fuoriusciti del Regno di Sicilia, si rivolsero all’ultimo degli Staufen, Corradino figlio di Corrado, (appena quindicenne) per strappare a Carlo ed al papato la supremazia In Italia.
Si sa che ha convincere Corradino furono soprattutto quei seguaci di Manfredi che erano sfuggiti alla cattura dopo la battaglia di Benevento: fra loro ricordiamo i Capece, i Ventimiglia, i Lancia, i Filangieri e soprattutto l’ammiraglio Ruggero di Lauria ed il medico Giovanni da Procida. Fra loro ebbe un buon ruolo anche Corrado d’Antiochia barone di Capizzi figlio illegittimo di Federico II, (questo personaggio e bene ricordarlo, perché riuscì a resistere agli attacchi che gli angioini sferrarono nell’isola costituendo un focolaio di resistenza che richiamò gli esiliati dalla Spagna e dall’Africa: Corrado Capace e Federico di Spagna, infatti organizzarono infatti un piccolo esercito, costituito da spagnoli, tedeschi e saraceni e sbarcarono a Sciacca dando il via ad una rivolta alla quale aderirono buona parte delle città isolane centro orientali Agrigento, Licata, Noto, Catania, Caltanissetta, che riuscì a strappare all’Angiò gran parte della Sicilia). Rimasero fedeli a Carlo le città Palermo e Messina e fu proprio nella cittadella di Messina che gli angioini, guidati da Filippo di Monfort, si rifugiarono.
Con una situazione simile sarebbe stato logico che il giovane Corradino avesse iniziato la sua marcia contro re Carlo dalla Sicilia verso la penisola! Così i due eserciti si affrontarono a Tagliacozzo il 23 agosto del 1268.
Pare che “l'ignobile” Angiò avesse chiesto consiglio al Papa su cosa fare del prigioniero, e da questo fu invogliato ad eliminarlo. Non solo. La rappresaglia fu violentissima: le città ribelli furono saccheggiate, ed i cittadini furono massacrati in maniera efferata.
Credo anche che senza la cacciata degli Svevi dalla Sicilia, il Meridione d'Italia sarebbe assurto a grande potenza mediterranea e il Sacro Romano Impero la principale, se non la prima potenza Europea! (poi si sa che il declino vero e proprio dell'Impero Sacro e Romano della Nazione Germanica, erede della tradizione imperiale e universalistica romana, e iniziato con la Pace di Westfalia). Siete d'accordo?
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