di Never75
PREMESSA
Agli inizi del '500, con Venezia nel pieno del suo sviluppo e splendore, molti erano gli interessi convergenti volti ad un suo "necessario" ridimensionamento. Tra i principali promotori della Lega di Cambrai vi erano:
- il papa Giulio II, il cui obiettivo era quello non solo di ridurre il predominio veneziano, ma anche di riacquistare i territori di Ravenna, Cervia, Rimini e Faenza;
- Massimiliano I d'Austria, anch'egli interessato a importanti territori della Repubblica (Rovereto, Verona, Padova, Vicenza, Treviso, il patriarcato di Aquileia ed il Friuli);
- Luigi XII, di Francia che puntava ai territori dell'area lombarda essendo egli già Signore di Milano;
- Ferdinando d'Aragona, che guardava con favore ad un possibile accerchiamento della Serenissima per riacquistare il controllo dei porti del Regno di Napoli impegnati da tempo ai Veneziani per ben 30.000 ducati.
Ad aprire le ostilità fu il papa con una bolla di scomunica (datata 27 Aprile 1509) a tutti gli stati e le città della Repubblica tra cui ovviamente Padova: "...Repubblica ingrata... abusando di sua potenza asseguita co' favori e fin anco co' denari di Roma, l'adoprasse a molestare i vicini e perfino a usurpare le terre della Sede Apostolica…".
Le prime a scendere realmente in campo furono le truppe francesi che, il 14 maggio del 1509, costrinsero alla ritirata l'esercito della Serenissima nei pressi di Agnadello (CR) sul fiume Adda. A seguire l'esercito pontificio riuscì facilmente ad avere ragione di Venezia riprendendo il controllo delle città di Cervia, Faenza, Rimini e Ravenna. Questo deciso attacco su più fronti, costrinse la Repubblica da un lato ad abbandonare in mano nemica, senza quasi neanche combattere, le città orientali della Lombardia (Bergamo e Brescia in particolare) e Peschiera, dall'altro a cedere i possedimenti pugliesi (Otranto, Brindisi, Trani e Monopoli) a Ferdinando d'Aragona al fine di evitare che quest'ultimo potesse impegnare oltre modo le sue forze a supporto della Lega anche su altri fronti. L'ultimo ad approfittare di questa situazione fu Massimiliano d'Austria il quale, non avendo ancora impostato alcun serio preparativo di guerra, si limitò ad attestarsi con le sue truppe nei pressi di Rovereto.
In sostanza la Serenissima, preso atto dell'impossibilità di resistere agli attacchi operati su più versanti, cercò in questa prima fase di operare una "giudiziosa" ritirata, cedendo ai Confederati tutte quelle città per la cui riconquista si erano uniti contro di lei, con il fine neanche tanto recondito di fomentare tra di loro tutte quelle discordie che avevano solo momentaneamente accantonato in vista del comune obiettivo.
Ma i confederati (in primis lo scaltro Giulio II) capiscono il trucchetto e non si danno per vinti.
CRONOLOGIA
Agosto 1510 – Approfittando della debolezza di Venezia, anche l'Impero Ottomano se ne approfitta.
Comincia l'invasione di Cipro. Venezia cerca di raggiungere un accordo con le potenze nemiche arrivando perfino a cedere città importanti come Padova e Verona, ma non c'è nulla da fare.
Nel frattempo fa la sua prima comparsa anche la peste.
12 Aprile 1511 – le truppe franco-imperiali-spagnole tentano una sortita notturna con delle primitive imbarcazioni sotto le mura di Venezia, ma vengono respinti anche se con grosse perdite.
È comunque la prima volta che i nemici riescono a penetrare nella laguna veneta. Tra la popolazione si diffonde il panico.
15 Maggio 1511 – Grazie ad un astuto piano di ingegneria dovuto (pare) all'intervento di alcuni architetti ed operai alle dirette dipendenze di Leonardo da Vinci, vengono costruiti dei ponti di barche sulla laguna. Nonostante le incursioni veneziane ritardino di molto l'opera nemica, alla fine il ponte è ultimato ed i primi soldati confederati riescono a mettere piede sull'entroterra veneziano.
28 Maggio 1511 – Le truppe confederate (inizialmente imperiali, francesi e spagnole con un piccolo contributo di milizie volontarie lombarde) stabiliscono una testa di ponte sulla laguna nei pressi di San Pietro all'Orto.
Nel frattempo una possente flotta (quasi tutta formata da galee spagnole) forza le acque del Golfo di Rialto e si allinea a dirimpetto minacciando direttamente Piazza San Marco.
Dopo aver invano tentato di ottenere condizioni più favorevoli, il doge Lorenzo Loredan in presenza degli ambasciatori francesi, spagnoli, aragonesi ed imperiali e del legato pontificio, si affaccia al balcone del Palazzo ducale ed abdica solennemente rimettendo tutti i suoi poteri nelle mani nemiche. È la fine dell'indipendenza della Repubblica Paradossalmente, per ironia della sorte, quasi nello stesso momento si arrende ai Turchi Famagosta, l'ultima fortezza nelle mani veneziane dell'isola di Cipro. Nonostante le assicurazioni di aver salva la vita, il comandante e tutta la sua guarnigione vengono impalati vivi per ordine diretto del Sultano. Tale comportamento indigna perfino la Francia e Lo Stato Pontificio, le potenze che più di ogni altre avevano voluto la fine di Venezia e cominciano a pensare, forse, di aver commesso un errore madornale.
8 Giugno 1511 – Come era stato convenuto prima dell'inizio del conflitto, le Potenze Confederate stabiliscono di dividersi l'eredità rimanente di Venezia.
Massimiliano riceve così Verona, Vicenza, Padova, il Patriarcato d'Aquileia ed il Friuli, mentre l'Istria e la Dalmazia vanno al re d'Ungheria.
Alla Francia, che già occupava Milano, vanno le altre città lombarde Bergamo, Brescia e Cremona. Otranto torna agli Aragonesi, mentre il papa riottene i territori romagnoli (Ferrara e parte del Polesine) che aveva perduto recentemente e che furono il vero motivo scatenante del conflitto.
La laguna veneta (che in teoria sarebbe rimasta alla ridotta Repubblica) viene temporaneamente divisa tra il Papa e l'Imperatore, ma sorgono quasi subito dei malumori tra i due contendenti, anche a causa dell'ambiguo atteggiamento francese.
Incerta resta pure la sorte di Creta che, teoricamente, rimane pure l'unico territorio della Repubblica a non essere ancora conquistato, anche se su di essa si allargano già i tentacoli della Porta.
Nel frattempo la nobiltà ed alta borghesia delle città venete di Bergamo, Cremona, Crema, Brescia, Treviso, Padova, Verona e Vicenza accolgono festosamente i loro nuovi padroni (in realtà queste città avevano sempre avuto un malcelato odio per Venezia ed anche a causa di questo la Repubblica cadde così in fretta). Cogliendo la palla al balzo Imperatore, re di Francia e Papa si apprestano a riconoscere ai rappresentanti delle città recentemente riconquistate tutti i privilegi comunali. Più fredde rimangono invece le campagne che fino all'ultimo rimasero fedelissime alla Repubblica.
Apparentemente la situazione sembra tranquilla ma i focolai di tensione sono alle porte.
27 Agosto 1511 – Scoppiano piccoli "incidenti" di frontiera tra le truppe francesi e quelle imperiali nei pressi di Brescia. La contesa riguarda una sottilissima striscia di terra al confine tra i due Stati nella cittadina murata di Pizzighettone. Nonostante l'esiguità della posta in gioco, la presa della cittadina del cremonese è strategicamente importantissima: infatti proprio in quel punto il fiume Adda è guadabile ed il possesso della fortezza quasi inespugnabile è fondamentale per riscuotere i dazi delle merci.
Dopo una iniziale occupazione francese di una parte della cittadina (ed il ritiro temporaneo degli imperiali) si ha un capovolgimento di fronte con l'appoggio esplicito dato dal papa all'Imperatore.
Un contingente di truppe papaline risale dall'Emilia e dà manforte alle stanche truppe mercenarie imperiali. Lo scopo del "voltafaccia" del Papa è chiaro: ora teme un accerchiamento della potentissima monarchia francese (che lui stesso pochi anni prima auspicò invece) e preferisce avere come confinanti le deboli e scarse guarnigioni imperiali.
Il voltafaccia del papa non lascia indifferente Luigi di Valois che con un possente esercito varca le Alpi (con la complicità dell'alleato Duca di Savoia) e penetra quasi senza colpo ferire nelle Romane, cuore stesso dei domini pontifici.
5 Ottobre 1511 – Il papa lo precede e stipula una nuova alleanza il (Lega Santa) stavolta in funzione antifrancese con l'appoggio diretto di Impero, Spagna e Confederazione Elvetica. Perfino il lontano Re d'Inghilterra Enrico VIII viene inserito nell'alleanza. Gli eserciti imperiali e spagnoli calano da Ovest e da Est per prendere la Francia in una morsa.
Dal canto suo Luigi si allea con la Scozia in funzione anti-inglese.
11 Aprile 1512 – A Ravenna un esercito formato da Svizzeri Confederati, Imperiali, truppe pontificie e spagnole si scontra con l'esercito francese; l'esito dello scontro è altalenante, ma la morte del comandante francese Gastone de Foix determina la sconfitta di questi ultimi. A Firenze ritornano i Medici.
Maggio 1512 – Le truppe mercenarie papali e quelle degli Svizzeri entrano a Milano e cacciano definitivamente i francesi. Al Ducato Milanese vengono però tolte Parma e Piacenza (che vanno al Papa) e l'odierno Canton Ticino (che va ai Confederati), in compenso le città ex veneziane Bergamo, Brescia e Cremona le sono restituite. Sul trono s'insedia Massimiliano Sforza, figlio di Ludovico il Moro, ma sarà soltanto un sovrano fantoccio.
21 Febbraio 1513 – Muore Giulio II, al suo posto sale Leone X il quale ha una politica meno belligerante del predecessore.
Aprile 1513 – Luigi non si dà per vinto e ritenta una spedizione in Italia per riprendersi Milano. Quasi contemporaneamente si riforma la Lega Santa (Papa, Impero, Spagna, Inghilterra).
Maggio 1513 – I Francesi invadono la Pianura Padana ma vengono sconfitti dagli Svizzeri a Novara. La disfatta è tale che i Francesi devono ripiegare su Digione, sempre inseguiti però dagli Elvetici.
16 Agosto 1513 – Il nuovo Re d'Inghilterra Enrico VIII sbarca a Calais (ultimo avamposto inglese sul continente), battaglia di Guinegatte e sconfitta francese.
9 Settembre 1513 – Battaglia di Flodden combattuta tra Inglesi e Scozzesi (alleati dei Francesi). Sconfitta di questi ultimi (lo stesso re di Scozia Giacomo IV rimase ucciso sul campo di battaglia, e secondo lo storico Polidoro Virgilio si ebbero non meno di 10.000 morti).
Dicembre 1513 – Luigi si dichiara sconfitto. Scende a patti con gli Alleati (in primis lo stesso papa) e rinuncia a tutti i territori recentemente conquistati compreso il Ducato di Milano, che viene ridato allo Sforza.
1514 – Luigi si riappacifica anche cogli altri sovrani: con Massimiliano d'Asburgo e Ferdinando d'Aragona. Conclude poi un trattato di amicizia con l'Inghilterra (coronato anche dal matrimonio tra Luigi ed una sorella di Enrico VIII). Ma il 31 Dicembre Luigi muore senza eredi diretti.
1 Gennaio 1515 – Sale al trono di Francia Francesco I (genero di Luigi VIII) che inaugura la dinastia dei Valois. Uno dei primi atti del giovane sovrano è quello di rimpadronirsi del Ducato di Milano (perduto dal suocero solo due anni prima).
13 Settembre 1515 – Dopo aver stipulato un nuovo trattato di alleanza coi principali sovrani europei, Francesco I penetra in Italia e sconfigge gli Elvetici presso Marignano (oggi Melegnano).
Stavolta sono gli Svizzeri a perdere ed a cedere di nuovo il Ducato ai Francesi. A loro rimane solo l'odierno Canton Ticino. È dall'esito (negativo) di questa battaglia che gli Svizzeri fanno risalire la loro proverbiale neutralità.
1516 – Muore Ferdinando il Cattolico. Alla sua morte i Regni di Spagna, i possedimenti italiani e le immense Colonie d'Oltremare vanno al nipote Carlo appena sedicenne, che diventa Carlo I.
13 Agosto 1516 – A Noyon viene stipulata un'alleanza tra Francia e Spagna in cui entrambe le potenze si accordano per lo status quo in Italia: il Ducato di Milano (comprese Bergamo, Brescia e Cremona), alla Francia, Venezia, il resto delle città Venete, il Friuli, il Meridione e le isole alla Spagna. Ma sarà una pace di breve durata.
13 Ottobre 1517 – A Wittemberg Lutero affigge le famose 95 tesi sulla porta del Duomo. A questa data si fa risalire l'inizio della Riforma protestante. Il papa sottovaluta di molto il problema.
12 Gennaio 1519 – Muore l'imperatore del SRI Massimiliano d'Asburgo. Il nipote Carlo (già re di Spagna, di Napoli e delle Fiandre) eredita anche i domini di Casa d'Austria. Era dai tempi di Carlo Magno che in Europa non si assisteva ad un Impero così vasto. Ma Carlo non è ancora satollo e, sfidando i suoi colleghi re di Francia, d'Inghilterra e di Baviera, propone la sua candidatura alla soglia imperiale.
25 Giugno 1519 – Carlo I di Spagna diventa anche Carlo V del S.R.I (grazie soprattutto ai banchieri Fugger). Uno dei primi compiti che il giovanissimo sovrano si prefigge è di realizzare il sogno di "Monarchia Universale", ma per farlo deve sconfiggere l'unico vero rivale: Francesco I di Francia. Inizieranno a breve le sanguinose "Guerre d'Italia".
15 Giugno 1520 – Papa Leone X con la Bolla "Exsurge Domine" condanna le eresie di Lutero, ma è troppo tardi ormai l'eresia ha avuto modo di sedimentarsi bene.
1 Dicembre 1521 – Muore papa Leone X. Gli succederà il cardinale Florens Dedel di Utrecht, fiammingo ed ex precettore di Carlo V, che assumerà il nome di Adriano VI. È anche famoso per essere stato l'ultimo papa non-italiano prima di Giovanni Paolo II.
10 Dicembre 1521 – Il monaco ribelle Lutero brucia per dileggio in pubblico la Bolla di Scomunica.
27 Aprile 1522 – Dopo aver stipulato segrete alleanze con il Papa e col re d'Inghilterra, Carlo V varca le Alpi ed invade il Ducato di Milano cacciando ancora una volta i francesi.
Quasi contemporaneamente una flotta turca conquista anche Rodi (1522). Ora solo Creta tra le grandi isole greche rimane in mano occidentale. Dopo aver conquistato anche Rodi (1522) solo Creta tra le grandi isole greche rimane in mano occidentale. Formalmente, anzi, rimane ancora possedimento veneziano e come tale continua ad auto-considerarsi anche dopo la conquista della madrepatria da parte degli Alleati.
1524 – 1525 – La guerra in Italia ha esiti altalenanti. Per un breve periodo i Francesi riacquistano il Ducato di Milano, ma con la battaglia di Pavia (24 Febbraio 1525) l'esercito francese viene sconfitto sonoramente e lo stesso re Francesco I è catturato e trasferito in Italia come prigioniero. Pare che in quest'occasione lo sconfitto sovrano abbia pronunciato la famosa frase: "Tutto è perduto fuorché l'onore!"
1526 – Francesco I, per poter ottenere la liberazione, è costretto a firmare l'oneroso Trattato di Madrid, con cui si impegna non solo a rendere il Milanese (ulteriormente ampliato con le recenti annessioni dei territori ex veneziani) ma anche la Borgogna.
Nel frattempo procede quasi inarrestabile l'avanzata turca. Il 29 Agosto a Mohacs il Re d'Ungheria Luigi II Jagellone viene sconfitto e muore. L'Ungheria diventa de facto uno stato vassallo ottomano affidato a Giovanni Szapolyai, voivoda di Transilvania.
1527 – Dopo la Francia, è l'ora del papa. Frotte di soldati e mercenari spagnoli, tedeschi ed italiani penetrano in Roma e la mettono a ferro e fuoco. Il papa si salva a stento.
1529 – Solimano, alleato del Re di Francia, pone per la prima volta sotto assedio Vienna, ma la difesa fortificata della città e la sua eccessiva lontananza dalle basi ottomane fanno sì che l'assedio si risolva in un nulla di fatto.
1530 – Nel frattempo Carlo V si riappacifica col pontefice. Viene incoronato a Bologna da lui stesso e, in cambio, aiuta i Medici nel ritornare a Firenze.
Contemporaneamente fa convocare una Dieta Imperiale nella città di Augusta che abbia lo scopo di riappacificare cattolici e protestanti. Filippo Melantone (braccio destro di Lutero) propone una mediazione tra le parti con la stesura di una Confessione di fede (poi detta Augustana). Nonostante la stesura della professione di fede fosse (nei fatti) piuttosto conciliante, i teologi cattolici la respinsero.
A questo punto i principi protestanti, viste fallire le trattative di pace, sottoscrivono un'alleanza difensiva detta "Lega di Smalcalda". Le guerre di religione tra cattolici e protestanti stanno per iniziare.
Intanto, mentre accadono in tutta Europa questi importantissimi fatti, Carlo V pensa a riordinare i nuovi possedimenti italiani.
Il comportamento dell'Imperatore è, generalmente, improntato al rispetto degli antichi privilegi comunali e regionali che, ormai da parecchi secoli, caratterizzano la storia della nostra Penisola.
In modo particolare, grandissimo rispetto è portato alla città di Venezia ed ai suoi ex possedimenti istriani e dalmati, ora completamente facenti parte dell'Impero.
Infatti la città di Venezia col suo retroterra viene lasciata sopravvivere come "città libera" con una costituzione simile per certi versi alle analoghe "città libere" tedesche (come Norimberga). Vengono quindi mantenute le antiche magistrature. Il Doge ed il Consiglio dei 10 continuano a governare sulla città lagunare. Seppure hanno perso l'indipendenza politica (specie quella degli affari "esteri") essi possono ancora legiferare su ampie materie interne: dalla micro-politica economica al campo sociale. Vengono pure confermati i privilegi conquistati negli anni precedenti come la particolare indipendenza della città lagunare in materia religiosa (i Vescovi devono essere approvati anche dal Consiglio cittadino oltre che dal papa) e fiscale. I mercanti veneziani ricevono appalti ed esclusive commerciali per tutto l'Adriatico. Per certi versi la sudditanza all'Impero ha i suoi vantaggi: non essendo più formalmente rivali né della Spagna né degli
Asburgo, Venezia ritorna ad essere padrona dei Mari. Perfino la sua dipendenza politica dà i suoi vantaggi nella lotta contro i Turchi. Non esistendo più motivi di attrito tra le principali potenze mediterranee è più facile coordinare un'alleanza tra le potenze cristiane stesse in funzione anti-turca (come vedremo più tardi).
Anche i possedimenti istriani e dalmati vengono riorganizzati nella nuova compagine imperiale. Le antiche città ex-veneziane come Zara e Spalato ridiventano pure esse "città libere" e porti franchi dell'Impero. Seppure non ai livelli di Venezia, pure esse sviluppano una discreta flotta commerciale che (sotto la protezione spagnola ed imperiale) permette la circolazione di merci per tutto il Mediterraneo.
Queste note positive fanno sì che, dopotutto, la sudditanza di queste regioni a Carlo V non sia del tutto vista negativamente dalle popolazioni occupate, ma che, anzi, abbia potuto anche sortire degli effetti positivi a lungo termine.
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Ed ecco ora una proposta di Det0:
Questo è l'inizio di un'ucronia che vorrei scrivere (con il vostro aiuto) a proposito della vittoria delle truppe di Carlo VIII nella battaglia di Fornovo e delle sue conseguenze. Ecco qui la mia timeline:
22 Febbraio 1495, il re di Francia Carlo VIII entra vittorioso a Napoli ed ottiene il controllo del regno. Gli stati italiani, spaventati dalla velocità e dalla violenza della campagna, decidono di unirsi per contrastare l'inesorabile avanzata di Carlo.
Il 31 Marzo a Venezia è proclamata la Lega Antifrancese: comprendente la stessa Repubblica della Serenissima, il Ducato di Milano, il Papa ed i regnanti di Spagna ed Inghilterra.
Per fermare l'avanzata francese, le truppe dei "collegati" (nome dato ai membri della lega) cominciano ad attaccare gli avamposti che Carlo VIII aveva lasciato lungo la penisola per ricevere rinforzi.
La vera offensiva comincia alla fine di giugno, quando i collegati decidono di fermare il re francese in ritorno da Napoli presso Parma, più precisamente a Fornovo, sulle rive del Taro.
Sotto la guida di Francesco II Gonzaga le truppe dei collegati dispongono il loro accampamento sul lato destro del fiume, a difesa di Parma.
Fortunatamente per le truppe di Carlo VIII, nei giorni precedenti all'imminente battaglia il clima è buono e non rovina le condizioni del campo; permettendo così lo stabilimento francese sulla riva sinistra del Taro, considerata una buona posizione per la difesa.
Le forze in campo contano più di ventimila uomini, con un leggero svantaggio numerico per i francesi.
All'alba del 6 luglio Carlo VIII decise di attaccare, dividendo le sue forze su tre linee: l'avanguardia, formata da fanti leggeri, picchieri tedeschi e cavalieri; la seconda linea era formata dal fior fiore dell'esercito francese, comandata dallo stesso re; la retroguardia era prevalentemente composta da cavalieri e fanti tedeschi, affiancati ad un'altra piccola falange di picchieri; l'artiglieria era disposta in prima linea, a difesa dell'avanguardia.
Il primo attacco, sferrato dalla cavalleria leggera dei collegati, s'infranse contro la linea di artiglieria francese, provocando così l'intervento della riserva veneziana, irrimediabilmente sconfitta dalla cavalleria di Carlo VIII.
Nel tentativo di impossessarsi del bottino francese, una falange di guerrieri detti "stradiotti" (mercenari di origine greco - albanese) attacca le guardie del tesoro, ma è messa in fuga e costretta a ripiegare sulle colline.
Con l'abbassarsi del fiume, i collegati cominciano ad attraversarlo in numero sempre maggiore, ma in numero sempre maggiore sono sconfitti ed uccisi dalla cavalleria francese.
Con l'arrivo della sera le due fazioni si ritirano per rifocillarsi e seppellire i morti.
Le stime della prima giornata di combattimento sono disastrose per le truppe italiane, anche perché i francesi non rispettavano il codice di guerra italiano, secondo il quale un soldato caduto da cavallo non doveva essere ucciso.
Proprio per questo motivo, durante la notte i capi della fazione italiana studiarono un compromesso da proporre a Carlo VIII per chiudere pacificamente la faccenda.
Il mattino seguente degli ambasciatori italiani presentano il piano a Carlo VIII: lui e le sue truppe avranno libero passaggio e il re avrebbe si recherà a Milano, pochi giorni dopo, per trattare con gli esponenti della Lega Antifrancese il suo ritorno in patria.
Carlo, dopo aver illuso gli italiani di accettare, approfittando della superiorità numerica e del morale dei suoi uomini decide di dare il colpo finale ai collegati: dopo aver sbaragliato la scompigliata avanguardia che gli italiani avevano messo insieme in pochi minuti le truppe francesi fecero irruzione nell'accampamento, depredando qualunque cosa sulla loro strada, non riuscendo però a catturare i comandanti italiani, rifugiatisi a Parma.
Nei giorni successivi alla battaglia Carlo VIII cerca l'alleanza dei duchi di Savoia, in cambio di alcune cessioni territoriali, per permettere ai rinforzi di arrivare dalla madrepatria, sebbene soltanto una piccola parte delle sue truppe sia rimasta vittima degli scontri a Fornovo (circa 600 uomini).
In verità questa mossa aveva tutt'altro fine.
Infatti, mentre a Milano i rappresentanti della lega aspettano l'arrivo del re francese, questo è in procinto di attaccare la città di Parma.
È la mattina del 10 luglio, le forze francesi sono appostate appena a sud di Parma e aspettano l'alba per attaccare, in quel momento l'astuzia e l'abilità di comandante di Carlo VIII si rendono protagoniste.
Il re decide di attaccare la parte est della città, situata a destra del torrente Parma: i colpi di cannoni e trabocchi oltrepassano le mura e attaccano il castello a difesa di Porta Nuova, una volta sbaragliata la resistenza cittadina di questa roccaforte entrano in campo le armi d'assedio (soprattutto arieti e torri) che fanno breccia nella porta e dalle mura seminano il panico in città.
In serata le truppe francesi entrano vittoriose in città: Carlo VIII dispone il suo accampamento in prossimità del castello e vi rinchiude i condottieri scappati dopo la battaglia di Fornovo.
Intanto nella notte gli abitanti dell'Oltre torrente (la parte di Parma a sinistra del fiume) bruciano i ponti, impedendo l'accesso alle truppe francesi.
Il mattino seguente Carlo VIII ribatte alla mossa dei cittadini parmigiani invocando l'intervento del suo alleato in Italia: il duca Carlo II di Savoia, che promette di inviare il prima possibile delle truppe per attaccare il lato ovest della città.
Mentre l'intervento di Carlo II si fa aspettare, circa un mese di attesa, i francesi assediano gli abitanti dell'Oltretorrente: grazie ad alcune fortunose spedizioni Carlo VIII riesce a spostare parte delle sue truppe (ormai non più molto numerose) fuori porta Santa Croce per bloccare l'arrivo di aiuti attraverso le mura ad ovest, mentre il resto dell'esercito preme dal fiume; chiudendo così i parmigiani in una morsa fino all'arrivo delle truppe piemontesi.
Nel ferragosto 1495 Carlo II di Savoia arriva a Parma con un drappello di circa 4.450 uomini al suo seguito, unito alle truppe francesi accampate fuori le mura l'esercito attacca porta Santa Croce, in poche ore la cinta muraria è sfondata e le truppe si dirigono verso il Palazzo Ducale, nel frattempo gli uomini schierati ad est del torrente Parma lo attraversano e si muovono verso Palazzo Ducale per aiutare i compagni nell'assedio dell'ultima roccaforte della città.
Per due giorni i parmigiani resistono ma il 18 agosto Carlo VIII entra vittorioso a Palazzo Ducale.
Alla notizia della presa di Parma i rappresentanti della Lega Antifrancese decidono di riunirsi in un assemblea votata a controllare le ormai pericolose mosse di Carlo VIII sullo scacchiere italiano.
In settembre dei messaggeri inviati dall'assemblea della Lega Antifrancese invitano Carlo VIII a recarsi a Milano per discutere con i collegati del suo rimpatrio.
Cosa potrebbe accadere ora? Per darmi dei suggerimenti, scrivetemi a questo indirizzo.
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Questo è il commento in proposito del grande Bhrghowidhon:
In tante delle nostre ucronie vediamo che l'Italia (almeno la sua parte nordoccidentale) è stata un passo dal francesizzarsi e perdere quasi completamente la sua cultura, perché l'annessione della Cisalpina occidentale all'Italia ha richiesto quasi due millenni e molte tappe, mentre l'unificazione 'nazionale' della Penisola in senso stretto aveva già un retroterra di decine di millenni. Sul piano antropico, l'Italia propriamente detta si era formata - spontaneamente - nella Preistoria fino a includere quasi tutta la Penisola appenninica (con esclusione soprattutto delle Puglie) ed estesa alla Sicilia orientale (Malta inclusa) da un lato e all'Angulus Venetorum (fino all'Istria e alla Liburnia) dall'altro (con ulteriore estensione a Nord-Est delle Alpi, a Est dei Tauri, forse almeno in parte fino alla grande ansa del Danubio). Tutto ciò che era a Ovest di questo complesso territoriale rientrava nel grande àmbito europeo (centro)occidentale, tutto ciò che era a Est (comprese le Puglie) in quello paleobalcanico. Ciò che oggi rientra nei confini dello Stato italiano rappresenta quindi da un lato una contrazione (in senso latitudinale), dall'altro una sovraestensione (in senso longitudinale) dell'Italia tradizionale.
Per quanto riguarda in particolare la Cisalpina occidentale, a parte l'interazione con l'etnogenesi e poi l'egemonia etrusca (che, come pure l'Ellenizzazione, ha interessato anche di più l'Italia), la prima grande svolta è stata rappresentata dalla Romanizzazione, che tuttavia ha coinvolto l'intera Europa occidentale, non solo (né tanto) la Cisalpina (erano assai più romanizzate le coste meridionali della Spagna e della Transalpina). Al termine della fase imperiale romana, il destino di tutta la fascia dalla Britannia alla Liguria era ancora quello di diventare una sorta di Grande Galles (con tutta la frammentazione politica che ciò avrebbe inizialmente comportato). Di questo non si discute mai, ma la Bretagna ne è la realizzazione storica e le minori Bretagne attestate nell'Alto Medioevo (in Galizia e, a Sud delle Alpi, a Bertonico, Castel de' Britti, Bertinoro e Montelibretti) altrettante eventualità mancate.
Contemporaneamente alla chiusura del capitolo celtico, ha raggiunto l'apice l'opzione germanica (storicamente realizzata in Inghilterra, Fiandre, Svizzera e Austria) e che è rimasta all'ordine del giorno - attraverso varie forme, dall'Arianesimo al Ghibellinismo - fino appunto alla Riforma Cattolica.
La terza opzione (e sinora ultima tra quelle di Storia alternativa) è stata la Continuità romanza, che negli attuali schemi percettivi prende le fattezze di una "Francesizzazione" (ma, per esempio, la Svizzera Romanda non è certo francese perché sia mai stata annessa alla Francia prima della brevissima e sùbito abortita parentesi napoleonica; l'annessione della Burgundia al Regno dei Franchi non costituisce in alcun modo la condizione decisiva, perché non differisce in alcunché dall'analoga inclusione dell'Alemannia - invece germanizzatasi del tutto - nel medesimo Regno). La Cisalpina occidentale, tramontate le prospettive di continuità celtica e di etnogenesi gotica prima e tedesca poi, non tanto ha "rischiato" la Francesizzazione, quanto piuttosto *era* già galloromanza (ossia presentava le caratteristiche di tutte le regioni europee (centro)occidentali romanizzate); il portato dei numerosi conflitti iniziati con la 'spartizione' franco-longobarda del tardo VI. secolo e arrivati alla Seconda Guerra Mondiale (ancora dal 1861 al Fascismo il grosso dell'opera rimaneva da compiere, anche se le basi erano ormai irreversibilmente assicurate) è stato la creazione del confine nazionale franco-italiano sulle Alpi Occidentali.
È probabile che personalmente ci dividiamo sull'apprezzamento 'estetico' di quanto avvenuto, ma direi che sui fatti in sé e per sé possiamo serenamente concordare.
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E ora, la domanda postaci da Giordano Carassiti:
Davvero appassionante quest'ucronia! Siccome mi piace la storia e mi piace pormi certe domande, vorrei chiedervi cosa sarebbe cambiato in Europa se la Francia avesse mantenuto il controllo sul nord Italia prima, durante e dopo Carlo V.
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Gli risponde per primo Massimiliano Paleari:
Una prolungata occupazione francese dell'Italia Settentrionale, diciamo fino alla Rivoluzione Francese e a Napoleone, avrebbe probabilmente visto la Francia sostituire l'Austria nella veste di "nemico storico" della nazione italiana. Conoscendo la volontà e la capacità assimilatrice dei Francesi comunque non mi stupirei di vedere il Piemonte e la Liguria (almeno fino a Savona) completamente o parzialmente francesizzati. il Risorgimento sarebbe stato quindi antifrancese, magari capeggiato dal Regno delle 2 Sicilie. Il mondo germanico sarebbe stato l'alleato naturale del nostro Risorgimento, con tutte le conseguenze psicologiche e geopolitiche del caso proiettate anche nel XX Secolo...
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E Fabio aggiunge:
Unità d'Italia speculare, dal sud verso nord escluso l'estremo nordovest (ma con tutto il nordest perfino un po' oltre i confini odierni), conquistato soltanto nel 1918 dopo la Prima Guerra Mondiale assieme alla Savoia grazie all'aiuto dell'alleato austriaco. Nel nizzardo però la conferenza di pace di Vienna del 1919 decide di creare uno stato occitano e in Italia si sviluppa il mito della vittoria mutilata. Seconda guerra mondiale alleati dei francesi e contro prima austriaci e poi pure occitani, le truppe fasciste occupano Nizza e Klagenfurt, ma poi la guerra viene persa e come compensazione gli austriaci ottengono Tarvisio e metà di Gorizia, ma non riescono a concretizzare le loro pretese su una Trieste già italiana fin da subito (mentre l'Istria e Fiume restano sempre austriache), intanto anche la Savoia viene assegnata all'Occitania. Su pressione degli altri alleati l'Austria si trasforma da impero a stato federale comprendente l'Osterreich vero e proprio, l'Ungheria, e le nazioni dell'ex Jugoslavia; la Germania continua a prosperare per conto suo, gli Stati Uniti loro alleati in guerra contro i francoitaliani (a proposito di "franco...", si potrebbe anche congetturare un coinvolgimento spagnolo, dalla parte perdente) hanno un ruolo simile a quello nella nostra timeline, e pure l'URSS, contro il quale si svolge la guerra fredda come nella storia vera, anche se viste come si sono svolte le cose gli stessi non si sono rivolti troppo in Europa orientale, ma si sono concentrati verso il Medio oriente e la Scandinavia (dei cui Stati si potrebbe valutare la fazione presa, se una, in guerra). Dopo i primi anni '90, nasce l'Unione Europea tra Italia, Francia, Occitania, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Irlanda, Germania, Federazione Austriaca, Coesione Scandinava (questa creata tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca per scongiurare la minaccia russa, ammettendo la possibilità che parti di questi stati non siano stati occupati dall'Armata Rossa, naturalmente nel caso ci si riferirebbe a quelle sotto il controllo NATO), Belgio, Olanda, Lussemburgo e Grecia.
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Non può mancare il contributo del grande Bhrghowidhon:
Mi permetto di proporre altre e differenti conseguenze: sul modello dei territorî acquisiti dalla Monarchia francese dal XVI. secolo in poi e tenendo presente che la Cisalpina - ciò che qui modernisticamente viene chiamato "Nord Italia" - è ancora oggi per genetica e lingue (basilettali) assai più simile alla Francia che all'Italia propriamente detta (la Penisola Italica), mi sembra di gran lunga più probabile che:
1) anzitutto la totalità dei possedimenti francesi rimanga definitivamente alla Corona Francese e quindi alla Francia e in prosieguo di tempo sia pressoché completamente francesizzata (come avvenuto all'Occitania, al complesso franco-provenzale ecc.; la Corsica stessa, che è più simile alla Toscana di quanto lo sia l'Umbria, oggi è perlomeno completamente bilingue e il senso di italianità è ai minimi storici);
2) inoltre che questi possedimenti si estendano ulteriormente (nel corso del tempo) soprattutto verso Sud, ma inevitabilmente anche verso Venezia (che pure presentava tutte le caratteristiche di uno Stato Nazionale, sia pure di dimensioni territoriali relativamente contenute rispetto alla media europea occidentale), sempre con assimilazione praticamente completa;
3) infine che tale stato di fatto non susciterebbe alcuna rivendicazione; è infatti stupefacente come in tutte le nostre discussioni, che pure sono proprio dedicate alla Storia alternativa, non emerga mai alcuna rivendicazione dell'unità 'nazionale' latino-romanza (con o senza Romanìa, non fa differenza), benché ciò che unisce l'Italia attuale sia precisamente l'appartenenza romanza (altro di più preciso non c'è, se non ciò che autoschediasticamente deriva dall'esistenza stessa dello Stato: acroletto, burocrazia, cultura popolare moderna ecc.). (Per intenderci: prendiamo l'Impero Romano d'Occidente, sottraiamo i territorî slavizzati e germanizzati e quelli di persistenza basca, quindi distinguiamo quanto rimane a Oriente - sostanzialmente il rumeno - e tutto il resto a Occidente, dopodichè, in questo residuo, facciamo espandere la neomicronazione 'spagnola' dalla Castiglia e la neomicronazione 'francese' dall'Ile-de-France, lasciamo che la prima si espanda a Sud e poi inglobi la a sua volta espansa Catalogna e la Galizia, arrivando per un certo periodo a controllare anche il Portogallo - una semineomicronazione - mentre la seconda si espande in tutte le direzioni, ma anch'essa prevalentemente verso Sud ed Est, pur senza garantirsi il controllo definitivo di due 'periferie', la Vallonia a Nord/Nord-Est e la Romandìa a Est/Sud-Est, comunque considerate in un certo modo anch'esse "francesi"; a questo punto l'unica area rimasta è di dimensioni ridotte a quelle delle due neomicronazioni espanse ed è l'Italia, inclusa la Retoromània per due terzi, a eccezione dei soli Grigioni non lombardi. Come l'Impero Romano d'Occidente si è politicamente ridotto alla sola 'Italia' di Romolo Augustolo cui è subentrato Odoacre, così la Nazione Latina generica si è ridotta appunto all'Italia moderna, erosa dall'individuazione in negativo della Romanìa - e del Portogallo - e in positivo della Spagna e della Francia con addentellate Vallonia e Romandìa, più l'indipendenza dei Grigioni incluse tre o quattro valli lombarde e la più recente aggiunta del Ticino, abortita invece in Valtellina e Valchiavenna.
L'Italia unita è la Nazione dell'Impero Romano - non ha niente di più specifico - ridottissimo appunto come territorialmente quello di Romolo Augustolo. Eppure nessuno nemmeno pensa che la Transilvania o la Normandia o la Galizia siano 'italiane', benché 'italiano' sia semplicemente un eufemismo di modestia per 'romano-neolatino', giacché l'Italia sarebbe di per sé appunto solo la Penisola, senza né Sicilia né Sardegna e addirittura senza neppure la pur pienamente toscanizzata Corsica...)
Quindi, per riassumere: semel Francogallia, semper Francogallia. Senza dimenticare, poi, che la Cisalpina ha cambiato 'nazionalità' già tre volte nel solo Medioevo: all'inizio sarebbe dovuta essere parte di un 'Grande Galles' (dalla Caledonia al Norico), dopodiché è stata per secoli in bilico se trasformarsi in Germania Cisalpina, poi ha prevalso la sua galloromanità che appunto sarebbe stata destinata a farla confluire nella Grande Francia. Invece è rimasta nella Nazione Latina indifferenziata e quindi, residualmente, un'estensione geopolitica dell'Italia.
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