Ucronie fantageologiche

Il Mare CimmerioIl Ponte ItalicoFantamediterraneiContinenti in più e in meno...L'altra AmazzoniaIl continente di PacificaIl mondo allo specchio

1) Il Mare Cimmerio

Cominciamo con la pensata di Det0:

POD: Alla fine della glaciazione di Würm, il livello delle acque nel Mare del Nord è più alto, perciò la zona corrispondente alle nostre Germania e Francia (solo la parte centro-meridionale) vengono sommerse. ha così origine il Mare Cimmerio.

5000 a.C.: I Paleoeuropei danno origine a cinque ceppi culturali pre-indoeuropei: Liguri, in Costa Azzurra e sulle coste del Mare Cimmerio, Etruschi, in Toscana e nella Pianura Padana, Baschi, nel nord della Spagna, Sardi, in Sardegna, e Pelasgi, in Grecia.

4750 a.C.: I Baschi cominciano la loro espansione verso est e si scontrano con i Liguri, che vengono cacciati e si spostano sulle coste orientali del Mar Nero.

4500 a.C.: Arriva in Europa la prima ondata di popolazioni Indoeuropee, tra cui i Germani, che si stabiliscono in Danimarca, Scandinavia e sul Mar Baltico.
Celti e Cimmeri, arrivano alle soglie dell’Europa, i primi, si spostano nel Caucaso e in Kazakistan, i secondi attraversano l’intera Europa centrale e, attraversato il Mar Cimmerio (da cui prenderà il nome) si stabiliscono in Cimmeria (attuale Normandia).

4000 a.C.: Una terza ondata di Indoeuropei formata da Iranici e Slavi, non entra in Europa poiché fermati dai Germani e dalle altre popolazioni già insediatesi nel continente, ma gli Iranici si spostano in Cina e India e gli Slavi vanno verso la Siberia.

3800 a.C.: Gli Iranici, dopo aver sottomesso le popolazioni dravidiche indiane, si stabiliscono nella valle dell’Indo.

2300 a.C.: Fondazione di Babilonia, che invece di nascere sulle rive dell’Eufrate, è sulle rive dell’Indo. Impero Babilonese.

1900 a.C.: I Cimmeri attraversano la Manica e colonizzano la Britannia.

1700 a.C.: I Baschi attraversano lo Stretto di Gibilterra e colonizzano l’Africa settentrionale. A Babilonia regna Hammurabi, politica espansionistica che porta i babilonesi in Cina e Persia.

700 a.C.: I Baschi entrano in Italia dalla Sicilia e si scontrano con le colonie Etrusche in Campania.

450 a.C.: Nasce l’Impero Basco (Euskal Inperioa).

205 a.C.: Alcuni gruppi di Germani tra cui Angli e Sassoni, si spingono in Britannia, Scozia e Irlanda. Gli Juti, approfittando della situazione lasciata in Danimarca da Angli e Sassoni, la conquistano.

95 a.C.: Liguri e Sardi cominciano a fondare colonie sulle coste dei rispettivi mari.

80 a.C.: I Celti sottomettono i Liguri, Baschi e Etruschi sottomettono i Sardi.

55 a.C.: Sardi e Liguri si proclamano indipendenti e nascono due sottospecie di Repubbliche Marinare; che mantengono l’indipendenza commerciando per i popoli confinanti.

40 a.C.: Gli Slavi e i Siberiani cercano di infiltrarsi in Europa e spingono in Germani verso ovest.

30 a.C.: L’Illiria e la Dalmazia sono invase da Vandali e Burgundi. I Visigoti invadono le coste del Mar Nero e entrano in contatto con Liguri e Celti. Gli Ostrogoti invadono la pianura padana e le coste del Mar Cimmerio. I Franchi fondano il loro regno nel Centroeuropa.

L'Europa nel 30 a.C. (grazie a Deto)

25 a.C.: Quando i Cimmeri decidono di spingersi a Nord si scontrano con gli Anglosassoni, contro i quali intraprendono una guerra che durerà più di 40 anni.

21 d.C.: I Cimmeri sconfiggono gli Anglosassoni (che fuggono verso l’Islanda) e conquistano Irlanda e Britannia. Nasce il Regno delle Tre Cimmerie.

34 d.C.: Guerre Civili nel Regno Vandalo-Burgundo e tra gli Slavo-Siberiani; i primi avevano un governo diarchico, e, alla morte del re Vandalo Suabar, il Burgundo Biber prese il comando singolarmente, perciò scoppiò una guerra interna tra Burgundi e Vandali, e i secondi, appoggiati dai Visigoti, la vinsero.
La situazione Slavo-Siberiana era diversa, agli Slavi vennero offerti i territori al di là degli Urali, invece essi volevano governare sulla Scandinavia, gli Slavi attuarono una rivolta contro i Siberiani, che, con l’aiuto di Unni e Mongoli, riuscirono a scacciare nuovamente gli Slavi dall’europa.

56 d.C.: I Liguri attraversano il Canale di Suez e fondano città sulle coste del Corno d’Africa, cominciano i commerci con i Babilonesi.

89 d.C.: I Siberiani rimasti da soli al comando dell’europa orientale vengono attaccati da Juti, Franchi e Visigoti, ma perdono una minima parte dei possedimenti e la questione si risolve con un semplice patto di non-aggressione e qualche donazione territoriale ai regni germanici. Nasce il Regno della Grande Siberia.

107 d.C.: I Giapponesi entrano in guerra con Babilonia, che trova sostegno da Unni, Mongoli e Celti, il Giappone viene sconfitto e se ne spartiscono i territori.
I Babilonesi cominciano la colonizzazione delle isole del sud-est asiatico.

Il Mondo Antico nel 100 d.C. (grazie a Deto)

127 d.C.: I Burgundi cercano di riprendere il controllo del Regno Vandalo, che appoggiato da Regno Ostrogoto, Franco e Visigoto reprime nuovamente i Burgundi.

128 d.C.: A Zara, in Dalmazia, nasce la Lega Germanica, un alleanza tra i regni Germanici (Franco, Visigoto, Ostrogoto e Vandalo) che promettono aiuto reciproco in caso di guerra; gli Juti (pur essendo germanici) non accettano di entrare in questa lega.

134 d.C.: La penisola della Kamkatcka viene attaccata da una popolazione di stirpe europea arrivata dallo Stretto di Bering, dopo alcuni giorni si scopre che erano gli Anglosassoni, che, fuggiti in Islanda, avevano continuato il loro viaggio verso ovest arrivando in Nauland (Terra Nuova, la nostra America) e colonizzandola.

138 d.C.: Gli europei, riappacificatisi con gli Anglosassoni, partono alla mercè della Nauland, vengono sottomesse le popolazioni locali (Olmechi e Zapotechi) e fondate alcune colonie.

140 d.C.: L’Euskal Inperioa fonda Mexiko Hiria.

142 d.C.: I Liguri circumnavigano l’Africa, si apre un’altra porta al colonialismo europeo.

45 d.C.: Il Regno delle Tre Cimmerie colonizza la costa orientale della Nauland e il Sudafrica.

147 d.C.: Gli Etruschi arrivano in Brasile, Argentina e in Etiopia.

149 d.C.: I Pelasgi colonizzano la Florida, i Carabi e il Golfo di Guinea.

153 d.C.: La Lega Germanica organizza spedizioni di colonizzazione in Venezuela, Colombia, Ecuador, Camerun e Tanzania.

164 d.C.: La Grande Siberia annette ai suoi possedimenti l’Alaska.

171 d.C.: I Sardi prendono il controllo dell’istmo di Panama e controllano i commerci tra Europa e Nauland. I Liguri prendono il controllo del Canale di Suez e controllano i commerci tra Asia, Africa ed Europa.

184 d.C.: I Babilonesi scoprono l’Australia e la chiamano Ishtiya (in onore della dea Ishtar), stringono un alleanza con gli aborigeni e colonizzano solo una parte dell’isola.

190 d.C.: I Babilonesi sbarcano in Cile e colonizzano la fascia andina del Sudamerica.

194 d.C.: I Burgundi si ribellano nuovamente al dominio Vandalo, che con l’aiuto della Lega Germanica, ne attua il genocidio; che non viene accettato dalle nazioni europee, scoppia la Prima Guerra Mondiale; che vede schierarsi da una parte la Lega Germanica (Ostrogoti, Visigoti, Franchi, Vandali), e dall’altra la Quintuplice Alleanza (Regno delle Tre Cimmerie, Etruschi, Euskal Inperioa, Grande Siberia e Pelasgi).

197 d.C.: Dopo tre anni di battaglie finisce la Prima Guerra Mondiale, che vede uscire la Quintuplice Alleanza sconfitta, i Baschi perdono i possedimenti in Costa Azzurra e Italia, i Pelasgi perdono la Puglia, gli Etruschi (che si allearono a metà guerra con i germani) prendono il controllo dell’Italia e la Siberia deve concedere l’indipendenza ai Cimbri.

L'Europa nel 200 d.C. (grazie a Deto)

200 d.C.: Nel Trattato di Buona Speranza, a Città del Capo, tutte le nazioni del mondo firmano un trattato per l’alleanza e il disarmo.

Det0

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2) Il Ponte Italico

Diamo la parola a William Riker:

Ipotizziamo che per qualche arcano motivo, nella geologia si realizzi questa ipotesi, con due mari separati al posto del Mediterraneo ed un ampio ponte di terra che unisca l'Italia all'Africa, con la Sicilia che costituisca il relativo massiccio centrale... Come si modifica la storia?

Le premesse sono dunque:

1) Unione dell'Italia alla Sicilia ed alla Tunisia tramite un ponte di terra molto ampio che si estende anche per parte del golfo della Sirte. Ciò divide il Mediterraneo in due mari distinti: il Mar Tirrenico ad occidente ed il Mar Egeico ad oriente.
2) Presenza di un ampio mare interno, il Mare Atlantico, tra il Massiccio Tunisino e i monti dell'Atlante.
3) Trasformazione dell'Adriatico in un'ampia pianura, con un golfo residuale.
4) Ampliamento delle linee di coste in Anatolia ed in Grecia, che riduce l'attuale Egeo, trasformando in colline molte isole ed unendo Creta al Peloponneso.
5) Riduzione dell'estensione del Mar Nero.

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Così gli risponde il grande Bhrihskwobhloukstroy:

Questa è una delle rare ucronie geologiche nelle quali mi sembra facile giustificare l'esistenza dell'Uomo come lo conosciamo, per il fatto che il Punto di Divergenza si potrebbe collocare (certo anche molto prima, ma al più tardi) al (posto del) termine del Pleniglaciale: in pratica, se il Pleniglaciale perdurasse a oltranza, il livello dei mari scenderebbe sotto gli attuali -200 e così il canale di Pantelleria emergerebbe, il che però - ribadisco - comporta non solo il prosciugamento della Sella del Canale di Messina, ma anche dell'intero Mar Rosso (per non dire del Golfo Persico...), dove rimarrebbero circa otto laghi salati delle dimensioni al massimo dell'Isola d'Elba e distanziati fra loro ogni volta da almeno 50 km di deserto, per cui vanno scordati sia Gibilterra sia qualsiasi canale simile a quello di Sūways.

Dal punto di vista della cosiddetta (non ho altro termine) etnogenesi, si rigistrerebbe una decisa persistenza della situazione del Pleniglaciale, con possibile sviluppo dell'agricoltura - in prossimità dell'Europa - solo nelle terre emerse fra le attuali Anatolia, Grecia e Italia Meridionale, oltre che lungo le sponde atlantiche della Penisola Iberica. Come storicamente il Neolitico ha interessato le popolazioni indoeuropee in una fase nella quale ancora condividevano il medesimo sistema fonologico (e probabilmente anche morfologico), a maggior ragione l'assenza della Deglaciazione Mesolitica e della conseguente dispersione demografica significherebbe un'unità indoeuropea ancora più stretta e duratura. Dunque il massimo di rottura della continuità etnologica potrebbe essere rappresentato da un Riforma Religiosa più o meno del tipo di quella di Zaraθuštrah (in questo caso *G'ĕrh₂nt-hₓúk'/strŏ-s) o di Bŭddháḥ (*Bʱŭdʱ-tó-s); il centro indiscusso dell'Indoeuropa andrebbe da Pantelleria a Trebisonda, affacciato su tre bacini endoreici (il Mediterraneo Occidentale, il Mediterraneo Orientale e il Mare Ponto-Caspio-Araliano), con massima concentrazione demografica e verosimile focolare di sviluppo dell'Urbanesimo, mentre la più potente area rivale sarebbe letteralmente l'Atlantide lusitanica, sempre indoeuropea e con connotazione regionale spiccatamente celtica. Un terzo punto di aggregazione agricola e protourbana sarebbe sicuramente la sponda settentrionale del Mar Nero, storicamente fulcro dell'unità baltosalvo-dacomisia.

Le Alpi sarebbero completamente inabitabili, in compenso la Pianura Padana si estenderebbe lungo tutto il fondo dell'attuale Adriatico fino alla latitudine dell'Albania. Contatti significativi con le popolazioni afroasiatiche sarebbero fortemente ostacolati dal grande Deserto a Sud dei Mediterranei. Fin qui possiamo essere abbastanza fiduciosi di non deformare troppo. Se vogliamo azzardare un'ipotesi di geopolitica statisticamente 'media', senza prevalenza di un unico polo, candidati verosimili sarebbero:

1) a Ovest l'atlantidea *Gʱōdʱo-h₁epiro-s (ca. 30 km al largo di Cadice), indoeuropea celtica;
2) sua rivale nel Mediterraneo Occidentale *B⁽ʱ⁾úrs(a)h₂/₄ (ca. 75 km a Nord di Cartagine), indoeuropea d'Africa;
3) simmetricamente, nel Mediterraneo Orientale la spettacolare Penisola di *Mélitah₂/₄ (non più di 5 km a Sud delle coste meridionali di Malta), indoeuropea sicula;
4) le due città gemelle di *Bʱauh₂/₄rio-m (Bari / Bar), allo sbocco del Golfo Padano nel Mar Ionio, indoeuropee illiriche;
5) alle foci del fiume omonimo, *Bʱoru-stenēs- (200 km a Sud di Mykolajiv / Nikolaev), indoeuropea baltoslavo-dacomisia;
6) *(S)krpndʱo-s (Scarpanto) a guardia dello stretto che collega il Mare di Creta al Mediterraneo Orientale, indoeuropea anatolica;
7) all'estremità della Penisola di Cipro, *Bʱng'ʱuos (Pafo), indoeuropea achea.

Per il principio del "nemico del mio nemico", si possono immaginare convergenze di interessi fra Atlantidei, Siculi, Geti e Achei da un lato, Afri, Illiri e Asiati dall'altro. A lungo termine, l'assenza di nemici alle spalle degli Atlantidei e dei Geti dovrebbe garantire la prevalenza al loro schieramento, con rispettiva egemonia sul Mediterraneo Occidentale (a partire dall'Atlantico) e Orientale (a partire dal Mare Ponto-Caspio-Araliano) e spartizione degli alleati (i Siculi agli Atlantidei, gli Achei ai Geti) nonché dei nemici (gli Afri agli Atlantidei, gli Asiati ai Geti; gli Illiri divisi a metà, con una capitale per uno).

Si noterà la complessiva sovrapponiblità degli Atlantidei (Celti) all'Impero Spagnolo (Cadice ÷ Madrid) e dei Geti (Slavi) all'Impero Ottomano (Boristene ÷ Bisanzio). In effetti, come i Celti sono chiamati Atlantidei, così i Geti andrebbero chiamati Iperborei.

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MattoMatteo ha una proposta alternativa:

Ipotizziamo la presenza di una striscia di terra che unisce Italia e Albania, all'altezza dello Stretto di Otranto, chiudendo il mare e trasformandolo in un lago.
Tale striscia, originata dall'innalzamento del fondale marino a causa della spinta della Placca Africana, avrebbe una larghezza minima di 40-50 km, ipotizzando che il lago mantenga l'attuale livello.

Nella nostra HL il Po immette nell'Adriatico parecchia acqua dolce, abbassandone la salinità rispetto alla media del Mediterraneo; bisogna quindi ipotizzare la presenza di un collegamento con lo Ionio, sotto forma di un fiume o di uno stretto, per evitare l'allagamento dell'intera Pianura Padana.
Nel caso di uno stretto, consiglierei una larghezza minima di 500 m e una massima di 2,5 km, contro i 75 km di ampiezza dello Stretto di Otranto.

Come cambierebbe la storia, a cominciare dai Greci e i Romani, con una situazione del genere?
Le prime due cose che mi vengono in mente sono:
1) una maggiore e precoce influenza greca nei confronti di Roma.
2) la mancata divisione tra impero romano d'oriente e d'occidente.

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E Paolo Maltagliati ipotizza:

Linguisticamente il Sud d'Italia diverrebbe quindi prima messapico, poi greco? Probabilmente non esisterebbe un impero romano.

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Ma MattoMatteo obietta:

Più probabile che l'impero romano, vista la maggiore espansione dei greci in Italia meridionale, decida di puntare principalmente verso nord e ovest: Italia centrale e settentrionale, Germania, Francia, forse Inghilterra, Spagna.
Forse anche Africa nord-occidentale: forse Tunisia, Algeria, Marocco... non sò quanto a sud potrebbe spingersi; potrebbe decidere persino di cercare la mitica Atlantide, finendo invece in America (chiamata "nuova Esperia)!
All'arrivo dei barbari da est, ci potrebbe essere un'emigrazione di massa (quanto meno quelli più ricchi, compreso l'imperatore) dall'impero romano verso la Nuova Esperia.

Tornando all'impero romano, il bacino del mediterraneo sarebbe quindi diviso tra tre imperi:
1) egiziano: principalmente Egitto e Sudan, ma comprenderebbe anche parte della Libia, le terre attorno al Mar rosso, e il Medio Oriente a sud della Turchia.
2) greco: principalmente la Grecia (grossomodo a sud della linea Bucarest-Tirana) e l'Italia meridionale (grossomodo a sud della linea Napoli-Bari), ma potrebbero arrivare a conquistare anche parte della Turchia.
3) romano: approssimativamente tutta l'europa ad ovest della linea Roma-Venezia-Berlino-Copenaghen (ma potrebbero arrivare a conquistare la parte meridionale di Svezia e Norvegia); per quanto riguarda l'Africa, ipotizzo grossomodo tutta l'area ad ovest del 10° meridiano est (il meridiano di Tunisi e del Golfo di Guinea, giusto per capirci), anche se in questo caso si tratterebbe quasi esclusivamente delle coste.

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Paolo insiste:

Per me, si creerebbe una situazione per cui Roma non può nascere, come potenza. La sua crescita è stata permessa dalla peninsularità di partenza. In questo caso è più probabile che il Sud d'Italia divenga casa di un regno ellenistico, mentre la Padania di uno celto-greco. Pirro, per dirne una, potrebbe contare su linee di rifornimento più facili.

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Lord Wilmore ha poi ideato quest'altra ucronia:

Recenti studi hanno mostrato come nell'Olocene il Sahara era attraversato da un fiume che dal massiccio del Tibesti si gettava nel Mediterraneo. Ammettendo che per qualche modifica del regime delle piogge sahariane anche questo fiume possa sopravvivere, assieme con il Nilo.

1) Se il comportamento è analogo all'altro grande fiume africano, nulla vieta la possibilità della nascita di uno stato analogo a quello egizio e suo rivale.

2) Se, come più probabile, mancando i grandi laghi africani il comportamento è analogo a quello del Tigri e dell'Eufrate, potrebbe svilupparsi una civiltà con un modello di sviluppo simile a quello mesopotamico.

In ogni caso, mancano probabilmente un sistema di rapide come quello Nilotico, i contatti tra il mondo mediterraneo e l'Africa nera potrebbero essere molto più stretti che nella nostra linea temporale.

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Così Edoardo Secco gli fa notare:

Questo post è interessante, perchè considerando la civiltà del fiume Sahariano, bisognerebbe anche ipotizzare che il Sahara non diventi un deserto quale è oggi, ma al massimo una distesa erbosa (almeno per un centinaio di chilometri da ambo le sponde del fiume all'intorno, dato che si sa che sotto il "nostro" Sahara si trovano laghi sotterranei).

Questa civiltà non avrebbe potuto avere forse scambi cultural-commerciali della stessa entità di quelli che aveva l'Egitto col Medio Oriente, ma si potrebbe pensare che grazie all'ambiente coltivabile (come detto prima, non diventa un deserto) riesca comunque a svilupparsi grandemente, avendo contatti con l'area del Niger-Congo. Invenzione di un altro metodo di scrittura oltre il cuneiforme mesopotamico e i geroglifici egizi?

I rapporti dell'Africa Nera con l'area Mediterranea sono più intensi, e se ipotizziamo che i Sahariani divengono avversari degli Egizi, i Romani vi troveranno un valente alleato (da sottomettere con comodo più tardi).

Inoltre, ben prima dell'espansionismo islamico, il Cristianesimo (Copto come nella nostra Timeline?) si diffonde molto più nell'Africa settentrionale, e al giorno d'oggi potremmo già aver avuto un "Papa nero"...

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C'è anche la domanda postaci da aNoNimo:

E se l'Italia avesse avuto questo aspetto, con un Tirreno emerso che mi immagino dominato dal vulcano Marsili, e un Tevere, qui chiamato con il suo antico nome di Albula, più lungo del Po? (la cartina è tratta da questo sito)

Gli risponde Lord Wilmore:

Per giustificare questo POD dovrei postulare che, quando nel Proterozoico si frammenta l'antico supercontinente di Pannotia, nell'oceano così apertosi fra le masse continentali precambriane si formi una cintura di isole vulcaniche (come il Giappone, ma in senso est-ovest) tra la Siberia a nord e il Gondwana a sud. Poi l'oceano si richiude a formare la Pangea, e un frammento di quell'arco insulare resta intrappolato all'interno del supercontinente. Poi si apre il mare/golfo Tetide, e quel frammento si ritrova unito alla Laurasia meridionale. Quando l'Africa si separa dal resto dei cratoni del Gondwana, il frammento dà vita all'Italia e il fiume Albula forma la pianura della cartina. A questo punto, si può ipotizzare che prima i Pelasgi e poi gli Achei e i Dori scelgano di stanziarsi qui, dopo la catastrofe ("diluvio universale") che ha allagato il Mar Nero, anzichè nei montuosi e aspri Balcani. A questo punto si può immaginare una guerra di Troia in Italia o comunque nel Mediterraneo Occidentale. Atene e Sparta prendono il posto di Siracusa e di Roma. Gli Etruschi si stanziano invece nell'attuale Grecia, ed ecco una bella inversione Grecia-Italia...

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E Iacopo aggiunge di suo:

L'immensa Pianura Tirrenica sarebbe anche più grande di quella Pannonica. Se fosse pure di origine vulcanica sarebbe fertilissima... una volta disboscata la foresta primigenia, magari per mezzo di estesi incendi, l'Italia diventerebbe una superpotenza agricola tale da cancellare l'Africa e far impallidire persino l'Egitto!

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3) Fantamediterranei

Antonio Mele propone questa "Mediterramerica":

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Invece Inuyasha Han'yō ha un'altra idea:

Cinque milioni e mezzo di anni fa, a causa dell'ostruzione dello stretto di Gibilterra, il Mediterraneo restò isolato dall'Oceano Atlantico, e quindi non fu più in grado di compensare l'evaporazione con le precipitazioni e con l'apporto dei fiumi. Ciò lo portò a ridursi ad un'immensa distesa arida, zeppa di depositi di sale, la cui base in alcuni punti raggiungeva i 4 km al di sotto del livello degli oceani. Questo evento è oggi noto come Crisi di Salinità del Messiniano, dal nome del periodo geologico in cui ebbe luogo. Solo 700.000 anni dopo, all'inizio del Pliocene, l'innalzamento del livello del mare riaprì lo stretto di Gibilterra e il Mare Nostrum rinacque con una spettacolare cascata (Alluvione Zancleana). Ma che accade se il Mediterraneo resta prosciugato?

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Gli risponde Generalissimus:

Nel romanzo "Dramma nelle terrefonde" si immagina proprio questo scenario. In particolare esso è ambientato in questo mondo:

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E MattoMatteo aggiunge:

Senza l'influsso del Mediterraneo (umidità + "ammortizzatore termico"), le zone circostanti sono sicuramente molto più secche, probabilmente desertiche... prova ad immaginare un Sahara ampio 12 milioni di km2, al posto dei 9 attuali, ed esteso fino a Pirenei, Alpi e Carpazi.

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Bhrg'hros non può esimersi dal far notare:

Comunque resterebbero vasti mari interni, come nel Messiniano; la cartina mi pare poco meditata, perché se il clima è asciutto significa che la temperatura è più bassa (per trattenere le acque di fusione, il che di conseguenza provoca meno evaporazione dai mari) e quindi l'Arcipelago Britannico non sarebbe tale, ma parte dell'Europa Nordoccidentale fino al bordo dello Scudo Celtico. Se invece la temperatura si alzasse, alimenterebbe notevolmente il Mediterraneo (che è il Bacino di Raccolta di tutte le acque dell'Europa Meridionale, Alpi comprese, e da un certo momento in poi anche del Danubio e dei grandi fiumi russi e ucraini. Tutto questo a prescindere dal fatto che una Divergenza geologica ha bisogno di una causa molto remota (e riguarda solo lo Stretto di Gibilterra?) e mette in forse come minimo la precisa evoluzione dell'Umanità; in ogni caso il sapiēns e il neanderthalēnsis (ammesso che si selezionino proprio così) interagirebbero di più, lo stesso sapiēns avrebbe un accesso più facile all'Europa, non ci sarebbe la deindoeuropeizzazione dell'Africa Bianca e comunque le lingue avrebbero un'evoluzione con ogni probabilità diversa da quella implicita nei nomi riportati. Se volessimo sviluppare quest'ucronia ci sarebbe da lavorare per anni!

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Allora Generalissimus precisa:

Infatti nel romanzo Neanderthal e Sapiens coesistono pacificamente. E in questo caso bisognerebbe fare riferimento a questa cartina:

E così si tornerebbe alle ucronie del Ponte Italico. In questa cartina, poi, manca il Mar Pannonico.

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Ora è il turno di questa proposta di Mattiopolis:

I popoli indoeuropei invadono il Vecchio Continente, ed influenzano la cultura di ogni singolo territorio in cui si stanziano... tranne uno. La civiltà cretese è così raffinata, per quei rudi guerrieri delle steppe asiatiche, che ne sono estasiati e ne adottano gli usi. Creta diviene così suddita di un èlite indoeuropea, che però diventa più "cretizzata" ogni giorno che passa, esportando la cultura di Minosse anche sul continente.

Si giunge così ad una singolare fusione tra le due culture, superiore a quanto accaduto nella nostra Storia: Micene scriverà la sua lingua in Lineare A e non in Lineare B, e reputerà Hera una divinità pari in dignità al suo consorte Zeus. Di conseguenza le donne saranno reputate uguali in tutto agli uomini, e per questo i Micenei consentono a loro di far parte dell' esercito, raddoppiando così la loro forza militare. I vestiti di foggia cretese e l' arte della stessa terra si diffondono tra i ceti alti e poi anche tra il popolo. Vengono costruite mura in stile miceneo, ma queste saranno probabilmente dipinte, come le case, magari con immagini apotropaiche o spaventose, per impressionare i nemici.

I Micenei adottano la consuetudine cretese di distribuire al popolo i beni necessari, creando una sorta di società socialista. La taurobolia perde il suo carattere sacro per divenire uno sport, che scatenerà passioni accese secoli prima delle Olimpiadi. Una civiltà così evoluta sarà padrona del Mediterraneo per secoli, Dori e Popoli del Mare dovranno fare i conti con una vera e propria superpotenza che concilia l'ardore guerriero indoeuropeo e la cultura cretese... riusciranno a conquistarli, ma con talmente tanta fatica che si arriverà quasi ad un pari e non ad una disfatta, e perciò conserveranno la cultura e l'organizzazione statale dei loro predecessori, replicando ciò che era successo tra minoici e micenei, evitando così il Medioevo Ellenico... Iliade ed Odissea saranno scritte secoli prima di Pisistrato, in una lingua greca con influssi micenei incalcolabili, e con anche qualche forma cretese. Si adotterà poi l'alfabeto fenicio per maggiore praticità, ma i caratteri ideografici della Lineare A rimarranno, creando una situazione simile a quella che è la lingua giapponese, dove hiragana-katakana e kanji convivono.

Le poleis si sviluppano quando il popolo decide di fare da se, togliendo il potere ai signori (che conserveranno però ruoli sacerdotali) ed istituendo democrazie elettive, in cui parteciperà gran parte del popolo, uguale per ricchezza in conseguenza del governo socialista di quello che era il palazzo, e uguale per condizione, essendo la schiavitù diffusa in misura molto minore rispetto alla nostra timeline. La filosofia nasce molto prima, date le condizioni favorevoli per il suo sviluppo, Omero ed Esiodo potrebbero essere dei Talete e Pitagora ante litteram, i quali metteranno le loro teorie per iscritto in bellissimi poemi. Il governo di uno solo si affermerà solo con Alessandro il Grande, e dopo la caduta del suo regno Grecia ed Asia Minore ritorneranno a furor di popolo alla democrazia "socialista" o a monarchie sul modello di quelle cretesi. Quando Roma conquisterà questa Grecia alternativa, le idee "progressiste" che questa veicolerà saranno talmente forti che l' idea di abolire la schiavitù, circolata in Grecia ed a Roma solo tra persone profondamente illuminate, potrebbe essere uno dei temi caldi discussi in Senato, così come la riforma del diritto romano per concedere uguaglianza e diritto di voto e di elezione alle donne...

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Gli replica Bhrg'hros:

Tutto benissimo e bellissimo, ma che gli Indoeuropei abbiano fatto un'invasione dell'Europa nel 2000 a.C. è una specie di mito colonialistico: attualmente ci sono anche altre due ipotesi, una che li identifica con gli agricoltori anatolici (all'origine degli stessi Cretesi!) espansisi pacificamente in Europa sudorientale e nordoccidentale nel 7000-3500 a.C., l'altra che li identifica con i popoli precedenti, cioè i cacciatori-raccoglitori paleolitici (i primi a popolare l'Europa).

La stessa lingua minoica può appartenere a tre famiglie (il dibattito è ancora aperto):

1) semitica;
2) indoeuropea (anatolica);
3) khattica (caucasica settentrionale?)

Comunque non cambia niente a parte le primissime parole dell'ucronia: basta sostituire "Arcadi" a "Indoeuropei".

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E Renato soggiunge:

Quindi gli Indoeuropei sarebbero giunti dall'Anatolia assieme ai buoi, al frumento, all'aratro e alle fave? Credo sia più plausibile della "calata da nord est". E poi, ironia della sorte, oggi in Anatolia non si parla più una lingua indoeuropea!

Comunque, ipotizzerei un Impero Cretese che ha a Cnosso la sua capitale e che si estende sulle coste mediterranee anche se con centro più spostato verso est, e quindi più interessato all'espansione in Mesopotamia e in Persia. L'area di cultura micenea potrebbe interessare quindi buona parte del continente europeo, le coste africane settentrionali, l'Arabia e la Persia.

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Cui segue la risposta di Bhrg'hros:

Che gli Indoeuropei siano giunti dall'Anatolia insieme al frumento è una delle (complessivamente) tre ipotesi; è detta Ipotesi Neolitica o di Sir Colin Renfrew. Quanto all'ipotesi della "calata da nord est", essa non nega che all'epoca delle invasioni calcolitiche (delle Culture dei Kurgany: ipotesi di Marija Gimbutas) ci sia stata un'espansione di Indoeuropei (parlanti indoeuropeo preistorico): semplicemente anche nei territorî invasi c'erano già (tanti) Indoeuropei (parlanti altri dialetti indoeuropei preistorici).

In Anatolia non si parla più una lingua indoeuropea solo dal 1922 (ed escludendo il Kurdistan), anche se la turchizzazione è iniziata nel 1071. Le lingue indoeuropee locali (anatoliche e frigio) sono però probabilmente cadute in disuso, almeno in gran parte, già in epoca bizantina.

Infine, tu hai immaginato un'ucronia ulteriore: ipotizzare che Creta alteri gli equilibrî nel Sistema Regionale del Vicino Oriente nell'Età del Bronzo. Davvero intrigante.

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Collegata ad essa è la proposta del Marziano:

La cultura della ceramica cardiale è una facies archeologica neolitica caratterizzata dallo stile della sua decorazione ceramica, ottenuta mediante l'impressione della conchiglia del mollusco Cardium edulis. Si diffuse nel bacino del Mediterraneo, dalle coste del Medio Oriente a quelle della Spagna. E se essa desse vita a una civiltà monumentale in Europa fin dal V millennio a.C.?

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Gli risponde Bhrg'hros:

Per chi aderisce (come faccio, limitatamente al Neolitico) all'interpretazione che ne dà Sir Colin Renfrew, la versione vulgata è già un'ucronia. Infatti Per Renfrew tutto il Neolitico, inclusa la Ceramica Cardiale, rappresenta l'espansione dell'indoeuropeo (secondo lui sarebbe la prima espansione, ma in questo caso non è fondamentale), mentre per tutti i Predecessori di Renfrew si tratta di popoli non indoeuropei. Ne consegue il pensierino un po' barocco che ciò che ognuno dei due respinge resta valido solo come una eventuale ucronia: per Renfrew è ucronico che la Ceramica Cardiale non fosse indoeuropea, per gli altri è ucronico che fossero Indoeuropei. Poi è chiaro che nessuno dei due schieramenti pensa abitualmente in termini di ucronia (bensì solo di "errore"), ma volevo fare una battutina pseudoriconciliativa...

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Ci si mette allora d'impegno Rivoluzionario Liberale:

Io ci provo. La lingua diffusa nella mia Timeline è un indoeuropeo mediorientale, i cui rimasugli hanno dato vita all'albanese. Però ne rimangono tracce in Catalogna, nel bacino dell'Ebro. in Liguria, e in Toscana. Con la romanizzazione le lingue arretrano, e con la cristianizzazione i locali vivono assieme ai latini accettando la religione cattolica romana.

Nel regno di Aragona, poi nella Spagna c'è una discreta presenza di "cardici", anche se la lingua ufficiale è il catalano; nella Francia del sud assieme all'occitano nell'interno si parla cardico. Il solo stato in cui è maggioritario il cardico è la repubblica di Genova, oltre all'Albania annessa all'impero ottomano.

Essendo cattolici sia in Spagna che in Francia sono tollerati, e sopravvivono alla cacciata dei mori, degli ebrei e degli ugonotti; anzi, aiutando lo stato francese, ampliano il loro territorio a spese degli ugonotti. I cardici di Francia sono ottimi soldati e fedeli alla corona, e non sono perseguitati.

Con l'annessione della repubblica di Genova al regno sabaudo inizia il declino del cardico di Liguria, via via sostituito dall'italiano. In Toscana è gia minoranza da secoli. Oltre alla Vandea nel sud della Francia c'è la Cardica, ostilissima alla Rivoluzione Francese. Con Napoleone il cardico di Francia inizia l'arretramento, anche perchè i cardici sono fedeli alla corona e alla religione cattolica, e per questa parlata inizia il declino.

Con l'unità d'Italia il cardico è decisamente minoritario in Liguria, e sfavorito dai Savoia. Tuttavia inizia un piccolo risorgimento cardico. Il Genoa è la squadra cardica per eccellenza, una specie di Altletico Bilbao.

Arriviamo alla guerra in Jugoslavia negli anni '90. La fratellanza illiro-cardica si fa sentire e Francia, Spagna e Italia si schierano a favore della Serbia, gli angloamericani, i tedeschi e i turchi a favore degli albanesi del Kosovo. Risultato: d'Alema non invia i caccia contro Milosevic. la guerra è comunque vinta dalla NATO. A Genova scoppia una manifestazione cardica a favore della NATO e dei fratelli albanesi, la polizia interviene, botte da orbi come al G8. Oggi il cardico è tutelato dall'Unione Europea.

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E c'è anche il contributo di Enrica S.:

Sul sito di Repubblica l'architetto Renzo Piano ha pubblicato un suo disegno del Mediterraneo, e ha chiesto ai lettori di immaginare e metterci la loro Italia "come piace a loro". « Il Mediterraneo è un grande lago salato ». ha scritto. « Il Mediterraneo è un grande lago salato. Anzi un brodo di culture, da quelle nordiche a quelle orientali, arabe ed africane. E l’Italia è lì nel bel mezzo a prendere il sole, e a congiungere i paesi del nord, con quelli del sud. Per questo è così bella e così fragile. Ragazzi, in questo disegno l’Italia non c'è. Mettetecela voi, come vi piace. E sarà sempre un Paese con un grande privilegio, regalato dalla geografia, nel mezzo di un mondo di antiche civiltà, diverso, ricco e bellissimo ». Il disegno lo vedere qui sopra: volete raccogliere anche voi la sfida del grande architetto? E se invece il Mediterraneo fosse proprio così, senza nessuna penisola italiana? Come cambierebbe la storia?

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4) Continenti in più e in meno...

La cartina sottostante, proposta da MattoMatteo. ha il merito di rendere storici in un colpo solo tre dei più famosi "continenti leggendari" della storia dell'uomo: Atlantide, Lemuria e Mu!

Al momento della frammentazione della Pangea, le cose vanno in modo diverso:

1) quando Sudamerica e Africa si separano, la parte occidentale del Nordafrica si stacca dal resto del continente e rimane al centro dell'Atlantico, formando il contitente-isola di Atlantide (8-10 milioni di km quadrati).

2) mancando la spinta dell'Africa nord-occidentale, l'Iberia rimane un'isola invece di congiungersi con la Francia (quindi non si formano né la catena dell'Atlante, né i Pirenei); inoltre non si formano né l'Italia (ridotta ad una manciata di isole), né le Alpi.

3) poiché la placca araba è più lunga, rallenta l'avvicinamento della placca indiana a quella eurasiatica; contemporaneamente il Madagascar si allontana dall'Africa, andando a scontrarsi con l'India; i due, pertanto, formano il continente-isola di Lemuria (4-5 milioni di km quadrati) al centro dell'Oceano Indiano.

4) mancando lo scontro tra India e Asia, la catena montuosa dell'Himalaya non si forma.

5) l'Australia si muove verso il Sudamerica molto più velocemente, formando il continente-isola di Mu (7-8 milioni di km quadrati) al centro del Pacifico meridionale.

Ho approntato una mappa geografica di questo strano mondo, comprendente le catene montuose e i confini delle placche tettoniche:

Voi che ne pensate?

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Il Marziano ha provato invece a togliere dei continenti:

1) I saggi di Salamanca avevano ragione e l'America non esiste. Primo caso possibile: l'America non c'è e il mondo ha le dimensioni previste da Colombo (12.500 miglia nautiche di circonferenza). Allora Colombo ce la fa a raggiungere il Cipango (il Giappone), guerre fra la Spagna e la Cina.

2) L'America non c'è e il mondo ha le dimensioni della nostra Timeline (21.500 miglia nautiche di circonferenza). In pratica sussiste la Pangea perchè Asia, Australia, Europa ed Africa sono assai ravvicinate tra loro, e non vi sono altri continenti. Allora Colombo non ce la fa a raggiungere l'Asia e deve tornare indietro. La Spagna (ma anche la Francia e l'Inghilterra) sono sconfitte nella corsa verso le Indie, perchè l'unica via praticabile è la circumnavigazione dell'Africa, monopolizzata dai Portoghesi. I Francesi vengono a patti con i Turchi per usare la via del Mar Rosso, e Ferdinand de Lesseps - o chi per esso - taglia l'istmo di Suez con tre secoli di anticipo, mentre Venezia non decade come potenza navale.

3) L'America non c'è e il mondo ha le dimensioni della nostra Timeline, ma esiste la famosa Terra Australis Incognita che occupa quasi tutto l'emisfero australe, abitato dall'equivalente dei nostri aborigeni, numerosi e minacciosi. Come si svolge l'epopea di conquista di questa terra australe, scoperta per caso da Cabral al posto del Brasile?

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MattoMatteo coglie la palla al balzo:

Mi piacciono molto la seconda e terza opzione, perchè partono dal presupposto che la Terra abbia le dimensioni vere, invece che quelle più piccole calcolate da Colombo. Proviamo quindi ad unirle, ricordando la tettonica a placche:

1) America settentrionale, centrale, e meridionale, sono su tre placche differenti, quindi l'assenza di una non obbliga necessariamente a far sparire anche le altre due.

2) la Placca Pacifica consiste quasi esclusivamente di mare, a parte alcune piccole isole (numerosissime, ma che sommate compongono meno dello 0,1% della superficie della placca), così come altre due placche più piccole, quindi non è impossibile immaginere un'altra placca con le stesse caratteristiche.

Tenendo presente questi due semplici punti, la mia idea è che manchi solo l'America settentrionale; sono invece presenti: Islanda, Groenlandia, le isole del Canada, l'Alaska le isole Aleutine, alcune isole la dove ci dovrebbero essere le Montagne rocciose, la penisola (ora solo isola) della California, i Caraibi, l'America centrale e meridionale (dalla penisola dello Yucatan in giù).

L'Oceano Nordamericano è poco profondo, in media appena 1.900 m (contro i 3.300 dell'Atlantico e i 4.300 del Pacifico), con ampie zone profonde meno di 500 m (soprattutto attorno alle isole). Questa caratteristica deriva dalla sua nascita: originariamente in quella zona era presente della terra emersa, ma milioni di anni fà il movimento delle placche ha fatto sprofondare quel continente, di cui ora emergono solo le vette più alte.

In queste condizioni per Colombo non cambia quasi niente (lui non è mai sbarcato in America settentrionale); per le potenze marittime del tempo raggiungere la Cina è possibile, anche se lungo e difficoltoso, ma le isole Rocciose, l'Alaska e le Aleutine potrebbero essere usate come punti intermedi, per arrivare al Giappone e alla Cina senza doversi fare un'unica tratta di circa 20.000 km. L'America centrale e meridionale sono quasi sicuramente disabitati, e dotati di una flora e fauna uniche (un po' come l'Australia); se mai ci fossero esseri umani, sarebbero arrivati dall'Oceania via mare, invece che che dalla Siberia via ponte di terra, e sarebbero presenti principalmente sul lato occidentale delle Ande.

(Cliccare per ingrandire)

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E Massimiliano Paleari aggiunge:

La prima cosa che mi viene in mente è che senza il Nordamerica il mondo intero sarebbe egemonizzato da qualche impero continentale eurasiatico, quasi sicuramente con connotati dittatoriali di destra o di sinistra (comunismo, fascismo). Non sarebbe un bel mondo...

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Ma William Riker non si mostra d'accordo:

No, Max, il mondo è sempre stato bipolare. Egitto e Assiria, Atene e Sparta, Roma e Cartagine, Roma e Ctesifonte, cristiani e musulmani, Francia e Inghilterra... penso piuttosto a due o tre grandi imperi continentali, tipo Eurafrica contro Russia + Cina e contro Califfato.

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Max allora precisa:

Si, è vero, ma se ci pensi la "scala territoriale" del confronto ha teso sempre ad ampliarsi. A partire dal secolo scorso il "teatro" dello scontro bipolare coincide con il mondo intero. Tieni conto che parto da una visone geopolitica alla Mackinder per intenderci, che vede l'inevitabile confronto tra una Potenza marittima (anello esterno) identificata prima nell'Inghilterra e poi negli Usa e un Heartland terrestre eurasiatico, coincidente con le steppe russe, turaniche e con le pianure del centro Europa. Partendo da questo modello e presupponendo l'assenza fisica del Continente nordamericano, diviene quasi inevitabile supporre il prevalere mondiale come unica superpotenza, dello Stato che riesce ad imporsi in questo spazio. Se pensiamo al XX secolo diventa facile pensare all'URSS o alla Germania nazista, entrambe alternative non gradevoli.

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Interviene Paolo Maltagliati:

Perché date per scontato che un mondo così fatto crei degli esiti storici uguali al nostro? caspita, abbiamo tolto un continente, non mi sembra poco. Per collegarmi all'argomento che si sta dibattendo, penso che nessuno abbia preso, per esempio, in considerazione l'ipotesi che una potenza egemone di livello mondiale sorga in sudAmerica. Oppure, dato che gli stati Uniti d'america non sono che la continuazione/sostituzione di un'egemonia mondiale inglese o, quantomeno, anglosassone, si può pensare che le molte isole (quanto sono grandi, a proposito?) rimangano solidamente in seno all'impero britannico. Comunque anch'io sono convinto che si balla sempre in coppia. la scala territoriale aumenta per accrezione, non di punto in bianco. Rimarranno due contendenti enormi comunque, magari, in direzioni in cui non siamo abituati a guardare perché troppo assuefatti da come gira nella nostra timeline.

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Massimiliano insiste:

Quello che penso è che senza il retroterra del Nordamerica, la potenza marittima imperiale (con ogni probabilità la Gran Bretagna), pur con il suo impero e i suoi Dominion fatti di isole (+ India + Australia) alla lunga non avrebbe potuto reggere il confronto con la potenza continentale di turno (Heartland). A meno di non ipotizzare come hai fatto tu uno sviluppo del Sud America (in termini industriali e quindi di potenza militare) paragonabile a quello del nostro Nordamerica.

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Anche Luigi Caratti ha la sua opinione in proposito:

Il mio piccolo guscio di noce...

1) secondo me l'influenza del Nord America sull'Europa si è fatta sentire in maniera determinante a partire dalla rivoluzione americana. Prima è stata una fonte di materie prime ma non penso sia risultata "determinante" per le sorti delle nazioni che sarebbero state i grandi "players" della scena mondiale qualche secolo dopo.

2) dove li mandiamo i "dissidenti" e tutta quella gente che hanno fatto degli Stati Uniti la nazione che sono? Si può pensare che il ruolo del nord America sia preso da un'altra colonia inglese? L'ideale sarebbe un'Australia scoperta con qualche secolo d'anticipo (non c'è un ostacolo a bloccare il passaggio dall'Atlantico al Pacifico, anzi c'è un unico immenso "panthalassa" che permetterebbe di raggiungere l'Oceania più facilmente, senza dover fare il giro del sud America).

3) a torto o a ragione che sia, ho forti dubbi che la rivoluzione francese possa scatenerasi ed essere così forte senza un'anteprima americana. Quello è stato il banco di prova degli ideali che sono poi quelli della Rivoluzione Francese. Un mondo senza nord America potrebbe voler dire un mondo senza Francia repubblicana, oppure con una Francia repubblicana "ritardata" di qualche decennio e molto più "estremista". Napoleone potrebbe essere l'alter ego di Robespierre in questo ipotetico mondo senza Nord America.

4) In ogni caso vedo l'Impero Britannico come "gendarme del mondo" fino alla prima guerra mondiale, come nella nostra timeline. In fondo lo è stato senza gli U.S.A., in assenza di un Nord America le risorse investite per quella colonia andrebbero semplicemente da qualche altra parte.

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Ridiamo la parola a MattoMatteo:

Per rispondere a Massimo: le isole Rocciose sparse nel Mare Nordamericano non sono molto grandi, come dimensioni totali sono all'incirca pari ai Caraibi o alle isole del Pacifico (sui 200.000 km quadrati). Concordo sull'idea dello sviluppo, in mancanza del continente Nordamericano, di una nuova potenza mondiale in Sudamerica e/o in Australia... anche se personalmente punterei soprattutto sul quest'ultima. La mancanza del Nordamerica, inoltre, potrebbe rendere più facile raggiungere e conquistare la Cina, da parte delle potenze del vecchio continente. Non dimentichiamoci, inoltre, che visto che gli Usa non ci sono, l'Alaska rimarrà in mano russa, assieme a tutte le sue enormi ricchezze... questo potrebbe permettere agli Zar di evitare la rivoluzione.

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Paolo all'improvviso ha una folgorazione:

Un attimo... avete pensato al fatto che senza il nordamerica non avremmo neanche il cavallo? Questo sì che cambia di parecchio le nostre prospettive per questa ucronia...

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Luigi non si fa certo pregare a rispondergli:

Ma il cavallo non lo abbiamo portato noi in America? In ogni caso l'idea di un mondo senza cavallo è eccezionale come esperimento mentale! Imporrebbe di ripensare:

a) trasporti: non ci sarebbe nessun modo di spostare rapidamente le persone (o comunque più velocemente dei propri piedi) fino all'avvento dell'automobile. Le grandi strade romane sarebbero percorse da gente a piedi o al massimo su carri trainati da buoi.

b) comunicazioni: mi azzarderei a dire che non sarebbe pensabile (secondo me) un impero delle estensioni di Roma (o della Macedonia, o della Persia, per quel che vale) senza cavalli. Una delle necessità di un impero centralizzato è quello di poter gestire in tempi ragionevoli una crisi su grandi distanze - i romani le strade le avevano, ma senza cavalli sarebbe stato un compito improbo cercare di governare. Non ci sarebbe stata una rete di comunicazione efficiente che potesse far capire al nucleo centrale di potere cosa stesse accadendo nelle periferie, ed un impero troppo vasto avrebbe finito con lo sfaldarsi da solo per "autoesaurimento". L'alternativa sarebbe quella di imperi sulla falsariga di Cartagine, sviluppati lungo le coste e lungo i fiumi (uniche vie di comunicazione relativamente veloci da un punto all'altro dei propri possedimenti).

c) strategia militare: senza cavalleria compagna Alessandro non sarebbe stato così Magno. Prima di lui, gli egizi non avrebbero avuto carri da guerra ed altre armi capaci di dare un'arma superiore sulla fanteria. Dopo di lui, i Parti sarebbero stati costretti a sviluppare un esercito sul modello di quello romano (fanteria forte, magari versatile e con la possibilità di "stuzzicare" il nemico con pilum ed armi da tiro) ed i popoli delle steppe asiatiche sarebbero stati molto più lenti nel loro spostarsi - forse una migrazione come quelle che hanno portato al crollo dell'Impero d'Occidente sarebbe stata impensabile. Gli scenari strategici poi sarebbero stati infinitamente più limitati senza la possibilità di esploratori a cavallo e la possibilità di avere una visione della situazione la più ampia possibile. La campagna di Cesare in Gallia sarebbe stata una serie campagne di piccole dimensioni (ammesso che in un'Europa senza cavalli ci sia un Bello Gallico) e sarebbe durata molto più a lungo per la necessità di dover operare su scala più ridotta.

Complicato, però mi piace.

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E Max ribatte:

E' vero! Non ci avevo pensato. Niente Nordamerica, niente cavallo, con coseguenze gigantesche. Gli elefanti però ci sono, e questi temibili "carri armati" faranno la differenza per le civiltà che possono utilizzarli. India ed Egitto in pole position quindi...

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Paolo allora puntualizza:

Il cavallo è nato in America, poi è migrato in Eurasia. Poi però nel continente in cui si è evoluto si è estinto. La teoria più accreditata è che in seguito alla "cometa di Clovis", un corpo celeste di notevoli dimensioni che ha impattato sul continente nordamericano, ci siano stati dei mutamenti climatici tali per cui la megafauna del continente si è trovata in difficoltà. Anche la cultura Clovis, la prima realmente identificabile, ha subito le conseguenze di tale cataclisma, e ha messo in atto un overkill, portando all'estinzione gran parte degli animali già colpiti, tra cui anche i cavalli (l'equus scotti era veramente gigante. E' paragonabile alle dimensioni di un cavallo di taglia grande attuale). Per tornare alle conseguenze sul nostro continente, io sarei ancora più radicale: gli indoeuropei fecero del cavallo la loro principale risorsa per i conflitti, per spostarsi e per prevalere su popolazioni magari più avanzate sa un punto di vista urbano e agricolo. Senza l'uso di questa bestia, tali popoli sarebbero stati sottomessi, credo e molto probabilmente noi parleremmo dialetti camitici o semitici...

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MattoMatteo si dà una manata sulla fronte:

Caspita, mi ero completamente dimenticato del cavallo! Però esistono due modi per aggirare l'ostacolo:

1) come ho scritto, il Nordamerica esisteva, ma poi si è inabissato a causa dei movimenti delle placche tettoniche; quindi non è impossibile ritenere che gli antenati del cavallo abbiano avuto il tempo di migrare in Sudamerica e Asia.

2) variante dell'ipotesi precedente... il più antico antenato del cavallo, l'Eohippus o Hyracotherium, circa 50-55 milioni di anni fa diede origine a due diversi tipi di discendenti: l'Orohippus in America, che si evolse nell'attuale cavallo, e il Propalaeotherium in Asia ed Europa, i cui discendenti si estinsero circa 40-45 milioni di anni fa; ma possiamo ritenere che, senza la presenza dell'Orohippus, il Propalaeotherium e i suoi discendenti riescano a svilupparsi in una forma affine agli attuali cavalli.

Anche se devo ammettere che sviluppare la storia di un mondo senza equini (cavalli, asini e zebre), è una sfida molto interessante. Di sicuro, senza cavallo, le popolazioni europee e mediorientali non avrebbero mai avuto niente da temere dalle popolazioni della steppa asiatica (unni, mongoli, ecc.).

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Paolo ritorna alla carica:

Mmm... l’ipotesi due mi sembra quella più interessante, visto che l’inabissamento di un intero continente in meno di centomila anni mi sembra... beh, un attimino troppo rapida. Poi porterebbe anche degli sconvolgimenti climatici non irrilevanti, credo. Guardate anche solo la micro-estinzione di massa post-miocenica: è stata causata dalla “sola” nascita della corrente circumpolare, per fare un esempio (quando la terra del fuoco si è staccata dall’Antartide).

Detto questo, magari tradisco la lettera della tua idea, caro Matteo, e me ne scuso profondamente, ma credo che il momento più “naturale” per un inabissamento possa essere dopo il cretaceo, tra il paleocene e oligocene, poniamo. Nel cretaceo infatti gran parte dell’America del nord era già occupata dal mare. C’era un vasto mare interno tra l’isola orientale (gli Appalachi) e quella occidentale (le montagne rocciose). E anche diversi bacini poco profondi che facevano sembrare buona parte degli stati uniti una via di mezzo tra l’estuario del rio delle Amazzoni e gli llanos venezuelani. Verso nord, invece, il clima era più secco, tipo savana. Ora, poniamo che dal Maastrichtiano, invece che seccarsi progressivamente, questo mare si amplia progressivamente. Per il Pleistocene avremmo un risultato, se non proprio analogo alla drastica sparizione di un continente, ma quantomeno vicino, con tante isolette. Avremmo un lunghissimo arcipelago dall’Alaska alla California, per intenderci. Che paradiso per i pirati del ‘600 e del ‘700!

Comunque, anch’io mi associo volentieri all’esperimento “senza equini”.Potremmo provare a pensare ad animali da locomozione alternativi. Magari è un po’ irreale come prospettiva, ma si potrebbe pensare ad una maggiore diffusione del cammello e del dromedario. Ve lo immaginate un cammello “europeo”?

P.S.: mi è venuto in mente un altro inconveniente di questa ucronia: come sono le correnti oceaniche? No, perché mi sa proprio che qui la corrente del golfo non c’è... e se non c’è... bella fregatura per il continente europeo!

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MattoMatteo non può esimersi dal chiosare:

Le tue idee mi piacciono parecchio, sono approvate! Quanto alla Corrente del Golfo, ci avevo pensato; è uno dei motivi per cui ho lasciato il fondale del "mare nordamericano" così poco profondo (in fondo la profondità media del Mediterraneo è appena inferiore, 1.500 m). Come il Mediterraneo, anche il mare nordamericano avrebbe acque abbastanza calde (10-20 in inverno e 20-30 in estate), proprio in virtù del suo fondale poco profondo (in effetti, data la sua origine, la profondità potrebbe benissimo essere inferiore a quando avevo indicato originariamente, anche del 50 %)... ma non so se basta a creare una corrente calda verso l'Europa.

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A partire da quest'ultima discussione, Dans ha creato uno spin-off:

Supponiamo che per qualche motivo si abbia l'inversione della corrente oceanica calda del Golfo Persico, che ruota in senso antiorario anziché orario: le acque calde del tropico lambiscono le Canarie e le coste marocchine per poi attraversare l'Oceano e spingersi a riscaldare la baia di Baffin. Quali le conseguenze?

- Groenlandia, baia di Baffin, Labrador, baia di Hudson sono abitabili e con clima scandinavo;

- Scandinavia, Islanda, Baltico, Isole Britanniche hanno clima glaciale e non risultano abitabili;

- maggior piovosità sul Sahara atlantico, che risulta fertile ed abitabile;

- desertificazione della Florida e della costa atlantica americana;

- spostamento verso nord delle fasce climatiche nordamericane e verso sud di quelle europee.

Ed ecco ora le possibili conseguenze sulla storia dell'uomo:

- l'Impero Romano si sviluppa lungo le coste africane atlantiche; limite settentrionale sulla Manica;

- i Germani conoscono un minor popolamento e uno stanziamento più meridionale, per cui sono inglobati nell'impero romano:

- 600: caduta dell'impero romano occidentale sotto le invasioni slavo-gotiche;

- 622-800: conquista araba del Mediterraneo Meridionale e della Spagna;

- il Marocco respinge invasioni e conquiste, mantenendo i suoi caratteri post-latini (una sorta di impero bizantino d'occidente, successore di Roma);

- 800: Carlo Magno incoronato re dei Franchi a Tolosa perchè la Manica spesso gelata impedisce lo sviluppo della piana francese settentrionale, a vantaggio della costa atlantica: Sacro Romano Impero centrato su Occitania, Padania e Baviera.

Dopo l'anno 1000:

- sviluppo del feudalesimo in Europa;

- egemonia occitana su Neustria e Austrasia;

- sviluppo lento e faticoso di Irlanda, Gran Bretagna, Danimarca, spopolate per il freddo;

- nascita di urbanesimo e principati nella Moscovia su infiltrazione bizantina, non dei Variaghi;

- 1452: caduta di Costantinopoli;

- 1450-1500: Reconquista della penisola iberica;

- 1492: viaggio di Cristoforo Colombo verso l'America, conquista spagnola e portoghese dei regni precolombiani in Sud America;

- 1530: Riforma della Chiesa Cattolica: le tesi di Lutero sono accolte e fatte proprie dalla Chiesa di Roma;

- 1550: colonizzazione occitana della Guyana; prime colonie angle in Nord America, presto soppiantate dagli occitani; i marocchini colonizzano le Antille e le coste del golfo del Messico. Inglesi e danesi colonizzano Labrador, baia di Baffin, Groenlandia;

- 1600-1700: guerre di religione tra cattolici e ortodossi;

- 1720: pace di Spalato: fine dell'universalismo medievale, nascita di un moderno sistema internazionale di Stati Nazionali [Westfalia 1648];

- 1750 Rivoluzione Industriale in Austrasia, regno vassallo dell'Occitania (bacini carboniferi della Ruhr).

Altre idee?

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5) L'altra Amazzonia

E ora, un'idea ucronica che Lord Wilmore ha ripreso addirittura dal sito del Corriere della Sera:

Circa 130 milioni di anni fa il supercontinente Gondwana iniziò a dividersi. Il Sudamerica si separò dall’Africa, e così fecero anche Australia, Antartide e successivamente l’India. Come hanno scoperto alcuni geologi del Centro Helmholtz di ricerche di geoscienze di Postdam in Germania, nel bel mezzo di quello che è oggi il Sahara si sviluppò un rift dalla Nigeria alla Libia, simile a quello presente oggi in Africa orientale da Gibuti al Mozambico. E se questa spaccatura prosegue, spaccando in due il continente africano e lasciando gran parte del Sahara dall'altra parte dell'oceano?

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Gli risponde MattoMatteo:

La prima cosa che cambia è il percorso delle correnti atlantiche, con cambiamenti nel clima in Africa, Europa, e Sudamerica. A occhio e croce direi che, senza l'ostacolo dei Monti dell'Atlante, il Nordafrica non rischia di diventare un deserto, e questo non porterà gli antenati dell'uomo ad evolversi da scimmie arboricole a scimmie terrestri, e da quadrupedi a bipedi, quindi niente umani evolutisi in Africa.

Il Mediterraneo, con un ingresso molto più ampio, diventerebbe un'estensione dell'Atlantico, ma non sono sicuro di come cambierebbe il clima... tra l'altro, senza una parte dell'Africa a spingere verso nord, non so nemmeno se la Spagna si aggancerebbe alla Francia, e se l'Italia emergerebbe dal mare! Vorrei far notare che, mancando la spinta dell'Africa nord-occidentale (o dovrei chiamarla Sudamerica nord-orientale, ora), ci sono alcune modifiche all'orografia di tre continenti: l'Italia non si è formata, e la Spagna è più lontana dalla Francia; questo ha fatto si che Alpi, Pirenei e montagne dell'Atlante non si formassero; il Mediterraneo, ora, comprende solo il tratto di mare tra Grecia, Turchia, e Nordafrica.

Ora vediamo le correnti:

1) grazie alla corrente equatoriale, calda ed umida, il Sudamerica gode di una piovosità notevole; i fiumi (tra cui il Rio delle Amazzoni, il Niger e il Volta), così caricati d'acqua, hanno formato al centro del continente uno dei laghi d'acqua dolce più grandi del mondo; il fiume che ne esce è chiamato "Rio Dorado" (fiume dorato), a causa del suo colore, generato dai sedimenti che trasporta.

2) la corrente fredda che arriva dall'estremità settentrionale del Sudamerica, unita alla massiccia quantità di depositi generati dal Rio Dorado, rende le acque del Golfo estremamente pescose.

3) grazie alla confluenza della Corrente Africana e quella del Golfo (entrambe calde ed umide), il clima di Spagna, Francia e Grecia è estremamente caldo è umido; anche il Nordafrica beneficia, seppure in misura minore, di questi effetti.

4) la corrente fredda proveniente dal Mediterraneo, unita ai depositi prodotti dal Nilo, rende le acque dell'Africa nordoccidentale molto pescose. Ecco la mia cartina, cliccate per ingrandire:

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Paolo gli fa notare:

Io dico che la storia delle civiltà viene modificata di parecchio. Già i Fenici potrebbero creare diverse colonie in Sudamerica occidentale.

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E Bhrg'hros suggerisce:

Proporrei a questo proposito di chiamare *Kanekodubron (in celtico) il Rio Dorado, se non si forma l'Italia e quindi la Spagna non viene latinizzata.

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Federico Pozzi poi aggiunge:

Il continente africano diventa invece una grande isola-continente lontana da qualsiasi altra terra emersa. Conseguenze:

1) L'Africa in questa TL potrebbe non risentire delle glaciazioni (che trasformarono le lussureggianti foreste etiopi dove girovagavano i nostri antenati pitechi in savana costringendoli ad abbandonare i loro comodi rifugi arbicoli e a mettersi letteralmente "in cammino") però potrebbe essere comunque esposta a oscillazioni meteorologiche come quelle causate dal Niño.

2) In questo Alternativo per non essere troppo vicina a nessun continente abitabile il Sud Africa sarebbe come la Patagonia della nostra TL molto vicina all'Antartide.

3) Le prime civiltà sorgeranno sul Nilo (ovvio) e sul Niger e forse anche sul lago Tana, si dedicheranno alla coltivazione intensiva del miglio (poiché grano e orzo provengono dal medio oriente) e più tardi di alberi da frutto (Banani, cocchi, palme da vino, ecc...).

4) Sarà un problema la domesticazione del bestiame perché benché io non creda del tutto alla teoria di espressa da J. Diamond in "Armi, Acciaio e Malattie" secondo il quale nessun grosso mammifero africano è domesticabile bisognerà riconoscere che non avremmo né ovini né caprini, forse (sottolineo il forse) i facoceri potrebbero andare a formare il gruppo suini (maiali insomma) e gli gnu quello dei bovini (mucche e tori), ma come fare per il gruppo equino? Potremmo provare con le Zebre, ma effettivamente le Zebre come dice Diamond hanno davvero un brutto carattere... certo ci potremmo affidare agli elefanti come animali da trasporto (e non nascerebbe mai la cavalleria), prevedo anche tentativi di selezionare e domesticare anche qualche altro mammifero africano (gazzelle e forse giraffe).

5) Individuo almeno quattro grandi aree per la fioritura di civiltà che potranno influenzare i popoli adiacenti (ed eventualmente poi tentare di inglobarli in un sistema di regni /imperi/città stato): il Niger e il suo fiume influenzeranno più o meno quella che fu l'Africa settentrionale francese, anche se probabilmente avranno difficoltà a imporsi sui "barbari" che si troveranno sui monti dell'Atlante (Marocco), nelle propaggini più desertiche (Ciad-Libia) e nelle intricate foreste (Camerun-Zaire), Il Nilo e il suo fiume influenzeranno più o meno la dorsale dell'oceano indiano con propaggini fino in Libia, ma con uno stacco sia lungo il corno d'Africa (la culla dell'umanità sarà inevitabilmente un luogo dove fiorirà una civiltà forte ) sia verso le coste del Mozambico (Il Madagascar sarà infatti unica grande isola sarà inevitabilmente sede di un altra cultura forte e probabilmente con una grande tradizione nautico-marinara se dovessi scegliere un candidato per una spedizione del 1492 sceglierei il grande re del Madagascar).

6) Probabilmente quindi avemmo grosso modo due grandi blocchi linguistici a fronteggiarsi, una direi "atlantica" le cui lingue deriveranno probabilmente dal gruppo delle lingue pigmee che oggi parlano pochissime persone e che risultano ostiche persino ai più esperti glottologi, filologi e linguisti e l'altra invece derivante dalle lingue nilo-sahariane.

7) Fa comodo pensare che i primi a mettere sotto forma di scrittura la lingua siano gli abitanti dell'Egitto perché effettivamente nella nostra TL furono tra i primi , quindi è molto probabile che si diffonda nella maggior parte del continente una scrittura pittogrammatica, mentre la fonetica venga adottata solo in aree molto limitate (anche qui un ottimo candidato potrebbe essere il Madagascar e forse altre piccole isole che sono vicine all'Africa come le Seychelles , le Azzorre e le Isole di Zanzibar).

8) E' divertente (e non impossibile) immaginare che sorgano governi fortemente ecologisti per quello che dicevo nella mail precedente (probabilmente avremmo causato almeno un paio di grosse catastrofi ecologiche) molte misure ecologiste potrebbero fare riferimento a tradizioni religiose (sullo stile elfico dei fantasy, non si possono tagliare gli alberi perché sacri) a tabù (per esempio potrebbero esserci tabù su diversi tipi di carne e/o pesce magari riservati ad una stretta minoranza della popolazione o espressamente proibiti a tutti come il maiale per ebrei e musulmani ) o a divieti governativi (questi alberi non possono essere tagliati perché appartengono al nobile tale o al sacerdote talaltro sulla falsa riga delle proibizioni imposte dagli Shogun Tokugawa sulle foreste giapponesi). Attorno queste linee-guida (ampiamente modificabili perché frutto di mie convinzioni ) credo si potrebbe cominciare a ragionare su una cronologia, è bene non dimenticare che quando nell'Anno 1492 gli esploratori-conquistatori toccheranno terra su un nuovo modo, non vi sarà nessuno ad accoglierli in questa TL la conquista dei "nuovi mondi" verrà fatta davvero su "terra vergine" non ci saranno scontri/incontri con popolazioni locali è difficile che si mettano ad assaggiare le piante locali (a meno che non muoiano di fame) o che tentino di addomesticare la fauna locale (se non in epoca molto tarda) è infatti dubbio che gli spagnoli avrebbero mangiato patate se non avessero visto gli Incas fare altrettanto o che avrebbero saputo che lama, vigogne e tacchini sono specie domesticabili se non li avessero visti nei recinti di Incas e Aztechi. Ci eviteremmo i massacri dei nativi, ma forse non mangeremmo mai patatine fritte (le sostituiremmo con le banane fritte), ci sarebbe un esplosione di popolazione quando i collegamenti verso questi nuovi mondi saranno disponibili, prevedo rapide colonizzazioni (poiché non ci sarebbe alcuno ostacolo se non quelli posti dalla natura stessa) di tutto il mondo e una serie di guerre di indipendenza che renderà mano mano le colonie (partendo da quelle più lontane per esempio in Nord America e Asia Pacifica) indipendenti.

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Tommaso Mazzoni propone:

Io credo che, selezionando e allevando la zebra, sia possibile sviluppare la cavalleria.

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Enrico Pellerito commenta:

Mi chiedo se, così come si è giunti, ovviamente dopo tempo, ad addomesticare lama, vigogne e tacchini (successivamente o prima ancora, a seconda quale continente viene scoperto per primo, equini e altri bovini e suini) e a finire per mangiare le patate (come a coltivare altri cereali), non si possa arrivare agli stessi risultati accelerando il progresso tecnologico e intellettuale relativo agli studi scientifici fatti su fauna e flora delle "terre vergini"?
Ma questo rientra in una serie di dubbi che spero riuscirò a sciogliere con il Vostro contributo.
Per meglio essere chiaro, c'è un aspetto che desidero affrontare ed è legato al progresso tecnologico della supposta, alternativa, umanità solo africana ed isolata.
Mai come adesso vorrei una solida base di conoscenze antropologiche.
Non sono razzista, non credo proprio di esserlo, per cui quanto scriverò è in assoluta buona fede.
Penso che il raggiungimento di un livello di civiltà (nell'accezione comune con cui s'intende questo termine e che coinvolge i campi del sociale, della politica, della cultura, dell'economia, della tecnica e della scienza e chi più ne ha più ne metta), non sia dovuto a fattori genetici che distinguono un determinato popolo rispetto ad un altro, ma, ripeto penso, a fattori ambientali, clima compreso, che possono incidere sulle difficoltà con le quali ci si deve confrontare e che influiscono sul progressivo ingegno umano a seguito anche delle esperienze provate.
Domanda da perfetto ignorante: i popoli africani quale stadio di civiltà avevano raggiunto (o avrebbero potuto realisticamente raggiungere senza esserci importazione esterne) nel periodo (poi si può decidere di postergare il riferimento temporale per comodità nostra) prossimo al 1492 dell'era volgare?
Onestamente, mi pare fosse modesto se paragonato ai contemporanei che vivevano in Europa e Asia. 
Nella dinamica reale, i cosiddetti Out of Africa possono aver influenzato, in una fase di "marea di ritorno" il territorio corrispondente all'antico Egitto o qui, come nel resto del continente, era solo questione di tempo (ma quanto?) per progredire sempre di più?
Intendo dire che se un'area come quella nilotica si è sviluppata in maniera autonoma, ma anche contemporanea, rispetto quella mesopotamica, vuol dire che certe scelte e certi sviluppi possono nascere anche a distanza, senza reciproche influenze.
Sono esistite civiltà africane nere, come quella che fa riferimento al Grande Zimbabwe, quale livello hanno raggiunto prima di collassare?
E se il collasso è stato dovuto a fattori antropici esterni all'Africa, mancando tali fattori è realistico presumere un possibile ulteriore sviluppo delle anzidette civiltà nere?
Ancora più banalmente, le scoperte dello "zero" in matematica o della polvere da sparo, si sarebbero potute concretizzare (anche se in ambienti e tempi differenti) proprio perché conseguenza dell'evoluzione umana a prescindere?
Tutte queste domande si aggiungono a quella relativa alla pigmentazione.
Riguardo la zebra, non risulta si sia mai riusciti ad addomesticarla, nonostante parecchi sforzi; forse è questione di tempi davvero molto lunghi.

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Ecco il contributo di Federico Sangalli:

Lo stesso concetto di razzismo sarebbe profondamente diverso, visto che il colore della pelle dipende dalla concentrazione di melanina accumulatasi geneticamente nei millenni (se per esempio lasciassimo un gruppo di congolesi per 3000 anni in Antartide dovrebbero diventare bianchi di carnagione, analogalmente un gruppo di norvegesi in Centrafrica diventerebbero pian piano neri). In un'Africa staccata dal continente (ove tutta la popolazione è esposta alla stessa dose di raggi solari) esisterebbero solo persone di carnagione scura(come gli abitanti centroafricani) e piú chiara (come gli arabi per intenderci). Anche il Sud Africa essendo piú a Sud sarebbe abitato da persone di pelle piú chiara. Sono piú incerto sulle caratteristiche fisiche(quelle che, come nei telefilm, quando descrivono un cadavere o un fuggitivo, sono classificate come razza caucasica, asiatica,...). Culturalmente la scrittura sará prima geroglifica egizia(poi dominante nel Nord) e quindi anche fonetica nel Sud(i fenici da bravi navigatori vanno a Sud, in Mozambico o Tanzania, e sono loro a sbarcar in Madagascar-Cartagine-e il vicino Regno dello Zimbabwe diveneterá un gran centro di diffusione di tale lingua. Per rispondere ad Enrico tale civiltá (nota anche come Impero di Monotapa) fiorí tra il VII e il XV secolo dopo Cristo e si costituí di palazzi di pietra, statue, strade oltre ad una notevole produzione manufatturiera (celebre l'Uccello dello Zimbabwe, oggi simbolo nazionale; mi ricorda un poco l'Aquila romana). Si sa solo che quanto i portoghesi vi giunsero nel XVI secolo la cittá era stata abbandonata per cause sconosciute. Il grado di civiltá era molto simile a quello di atzechi, cretesi et simili direi. Comunque credo che un maggiore sviluppo sia posdibile. Territori come America e Africa erano particolarmente spopolati e, come cobseguenza, avevano un tasso di guerre e competizione inferiore rispetto ad Europa e Cina. Lo stare più stretti, l'aumento di popolazione, il bisogno di risorse e i conflitti derivati da questo hanno secondo me inciso molto sullo sviluppo della civiltá. All'opposto gli aborigeni australiani per esempio non avendo conflitti o sovraffollamenti(erano soli sulla loro immensa isola) hanno avuto un grado di sviluppo basso, ma semplicemente perchè non era necessario svilupparsi di piú. Quindi uno sviluppo piú rapido delle civiltá umane in Africa sarebbe molto probabile, indipendentemente dal clima (in Nord America c'é un clima simile a quello europeo ma i Sioux non hanno mai creato una civiltá pari a quella europea). Che altro? Niente cavalleria nè carri da guerra, ma armate di elefanti. Anche la marina é ridotta (a parte il Madagascar non c'é niente da raggiungere). La povere da sparo dipende se esiste un'area con giacimenti di carbone, zolfo e salnitro nei pressi di una civiltá che cerchi l'elisir di lunga vita come i cinesi(ma potrebbero scoprirla anche altri popoli, basterebbe che uno sciamano mischiasse delle polveri per qualche rito e le avvicinasse ad un fuoco). I numeri arabi in sè dipendono dall'evoluzione culturale. Molto importante sará poi lo spostamento delle popolazioni (sumeri, indoeuropei, celti...) nel nuovo ambito africano.

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Paolo Maltagliati suggerisce:

Se l'Africa sta leggermente più a sud, l'Irharhar, il Sahabi e il Kufrah (questi due porebbero essere addirittura immissari del Chad?) potrebbero essere fiumi ancora attivi attorno a cui far nascere civiltà.

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A questo punto Bhrg'hros riprende la parola:

Distinguiamo non solo cultura materiale e lingua, ma anche il caso dei Sumeri da quello degli Indoeuropei in generale: i Sumeri potevano essere Eurasiatici (o addirittura Indoeuropei) con sostrato o superstrato schiettamente indoeuropeo (eufratico), quindi una combinazione abbastanza idiosincratica; gli Indoeuropei invece rappresentano una macroarea conservatrice dell'euroafroasiatico, quindi non solo ci sarebbero stati lo stesso, ma avrebbero rappresentato la maggior parte dell'Umanità africana. Ovviamente non avrebbe senso chiamarli Indoeuropei, ma la lingua sarebbe praticamente quella, i geni di quelli che la parlavano sarebbero gli stessi (le mutazioni genetiche del DNA mitocondriale e nucleare / Cromosoma Y non sono direttamente connesse all'ambiente), semplicemente sarebbero in assoluto meno numerosi, ma proporzionalmente se non la schiacciante maggioranza (come nel Calcolitico) almeno la maggioranza assoluta.

La Facoltà del Linguaggio è con ogni verosimiglianza positivamente selezionata dall'Ambiente, i Livelli di Analisi delle singole Lingue Storico-Naturali - specialmente il Lessico - sono ovviamente in funzione dell'Ambiente, i Mutamenti Linguistici hanno almeno in parte cause ambientali e naturalmente la distribuzione delle Lingue nonché, di conseguenza, i loro reciproci rapporti sono determinati dalla Geografia.

Quel che intendevo era che da un'Umanità esclusivamente Africana potesse emergere l'indoeuropeo prìstino: il motivo - per limitarci a questo specifico caso, che poi storicamente ha rappresentato l'assoluta Maggioranza di Hŏmō lŏquēns - è che le trasformazioni accertabili dallo stadio linguistico precedente (da collocare con altissima verosimiglianza in Africa) sono, per la parte decisiva (il Livello di Analisi Fonologico, dato che il Lessico è continuamente sottoposto a pressioni di adeguamento), strutturali, quindi rappresentano uno dei rari casi di mutamento endogeno (e in quanto tale indipendente dallo specifico Ambiente).

Per esempio, la massima variazione diacronica concepibile per una parola come il numerale "quattro" (*kʷĕtu̯ŏ́rĕs, femminile *kʷĕtĕsŏ́rĕs) può essere stata la serie di lenizioni e sincopi da ***kbaytʰäbaurayti risp. ***kbaytʰaytyaurayti (o simili), che, per quanto vistosamente dissimile, è la regolare coppia di antecedenti che ci attenderemmo in un passaggio 'banale' come quello dall'irlandese primitivo all'antico irlandese: lenizioni e sincopi sono fenomeni endogeni, che nascono come conseguenza del Principio Generale del Minimo Sforzo (finoché non violano l'altro Principio Generale, della Massima Distinzione) e - quel che ci interessa qui - avrebbero agito in Egitto come hanno storicamente agito in qualche punto fra l'Africa e il Vicino Oriente (forse proprio l'Egitto stesso).

Almeno la Questione di Atena Nera dal punto di vista glottologico è falsificata; invece è molto verosimile che gli Indoeuropei originarî fossero anche in Egitto fin dalla loro formazione. Mi sembra che il punto cruciale nell'argomentazione di Cheikh Anta Diop sia anche il più discutibile, l'equazione fra Africa e Africa Nera, un'operazione che a rigor di termini si potrebbe impietosamente definire «razzistica».

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La palla torna ad Enrico Pellerito:

Il PoD che ho proposto è nato con lo scopo di giungere alla conclusione se scientificamente l'umanità può essere costituita solo da individui con caratteristiche fisiche esteriori tipiche dell'etnia negroide, di fatto non costituendosi le etnie europoide e mongoloide (tutti termini che credo siano corretti).
In pratica, come ho già detto, non ci sarebbe il tempo sufficiente per l'attuale umanità alternativa di subire quei cambiamenti indotti dalla diversa esposizione al sole e dagli altri fattori ambientali che hanno finito, nel corso dei lunghissimi periodi preistorici, per diversificare l'aspetto esteriore degli individui.
Con ciò non si otterrebbe una fratellanza universale, così come puntualizzato da Federico Pozzi.
Per ottenere tale unicità esteriore, il PoD deve essere di carattere geologico e in questo senso esso è già stato ipotizzato dal nostro Webmaster:
"L'Isola Africana. Per qualche motivo, al momento della rottura del continente di Gondwana l'Africa non comincia a muoversi verso nord, in direzione dell'Eurasia, ma si sposta verso oriente, magari restando unita ad India e Madagascar. Di conseguenza il mare Tetide non si chiude (il Mediterraneo oggi ne rappresenta l'ultimo rimasuglio), ma rimane sotto forma di un largo canale che separa l'Africa dall'Eurasia. Non avviene l'Orogenesi Alpina, dunque Alpi e Appennini non si solleveranno: l'Italia resta una cintura di isole sabbiose simili alle Bahamas, disseminate nel vasto mare Tetide. Anche il Vesuvio, l'Etna e lo Stromboli non avranno mai origine, perché la loro attività vulcanica è proprio dovuta all'attrito dell'Africa contro la placca eurasiatica: se mai Pompei avrà origine, non subirà alcuna distruzione. Ma soprattutto l'Africa resta isolata: quando l'umanità nasce, resta confinata in Africa fino ai tempi storici, quando le navi egizie di papiro inizieranno la colonizzazione delle isole nel mare Tetide. Come cambia la storia dell'uomo?"
Al momento io focalizzerei sulla mancata unione con l'Eurasia.
La struttura territoriale immaginata da Franco Maria comprenderebbe anche India e Madagascar, il che non dovrebbe significare stravolgimenti particolari.
La differenza geologica da me formulata, solo in parte diversa da quanto sopra espresso, è che la deriva dei continenti tiene sufficientemente lontana l'Africa dall'Eurasia; questo significa che certo non dev'esserci spostamento verso nord ma è sufficiente quello verso oriente o sarebbe meglio che questo avvenisse in senso contrario, portando l'Africa quasi al centro dell'attuale Atlantico?
E ciò sarebbe bastevole per tenere la massa continentale africana lontana dagli altri continenti senza doverla riposizionare troppo verso sud, creandosi un'area meridionale simile alla Patagonia?
Parallelamente, quali conseguenze climatiche sorgerebbero a seguito delle correnti marine?
Direi di vedere se queste tre domande possono avere risposte, trattando tutto il resto che è già stato proposto in un successivo step.

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E Bhrg'hros gli replica:

Sarei per una soluzione intermedia: la plica Mongolica non avrebbe un contesto ambientale da cui essere favorita, ma la pigmentazione chiara potrebbe (che, per quanto riguarda la cute, è più antica di quella decisamente nera) potrebbe rimanere, a seconda della latitudine, o nell'Africa Bianca (dove storicamente non è stata introdotta né più di tanto favorita da immigrazioni dall'Eurasia) oppure all'Estremo Australe. Quindi Africa Bianca e Africa Nera.

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Allora Enrico propone questa Timeline:

- Circa 180 milioni di anni fa: il supercontinente (nostra Pangea) che unisce tutte le terre emerse inizia a frammentarsi; si creano due masse continentali (nostre Laurasia e Gondwana). La massa continentale boreale si sposta verso nord, quella australe comincia a dividersi in due blocchi che rappresentano rispettivamente le nostre America meridionale-Africa-India e l'Antartide-Australia.

- Circa 135 milioni di anni fa: il megacontinente boreale ruota principiando a chiudere la parte orientale di una vasta area marina (nostro Oceano Tetide); il vasto oceano ancestrale che invece dominava il pianeta si va separando in più bacini.

- Era terziaria (nostra cenozoica) circa 65 milioni di anni fa: la parte occidentale del megacontinente australe si è separato e procede verso occidente, l'immensa zolla che comprende le nostre Africa e India si dirige molto più lentamente verso settentrione e resta nella proiezione originaria (diciamo circa 40, 45 gradi a destra rispetto alla realtà, per cui il punto più settentrionale sarà, grosso modo, dove oggi c'è Tangeri, facendo la tara al fatto che mancherà la catena dell'Atlante); l'altra massa meridionale dirige verso oriente.

- Fra i 55 e i 45 milioni di anni fa: la massa meridionale orientale si è a sua volta separata, una parte si dirige verso il polo sud del pianeta, l'altra viene spinta ancora più a oriente e non si avvicina a quella che è l'attuale Asia sudorientale; la massa meridionale centrale si assesta sfiorando il parallelo 23 a nord e il 35 a sud (felice di ricevere correzioni in merito). Quello che è il nostro Sud America si collega ad un'altra massa che si è a sua volta staccata dal megacontinente boreale. Venendo meno lo scontro tra Africa ed Eurasia l'orogenesi alpina non si verifica: niente catena montuosa Alpino-Himalayana dal Marocco all'Indocina.

E poi?

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6) Il continente di Pacifica

Ed ora, la proposta di Tommaso Filighera:

Se nel sud dell'Oceano Pacifico si fosse trovato un nuovo continente scoperto ed esplorato ancora più tardi dell'Australia? E se su questo continente fossero state presenti civiltà simili a quelle precolombiane?
Edward Davis, il primo esploratore che vide l'Isola di Pasqua, la ritenne parte di un nuovo continente... e se fosse stato proprio così?

Pacifica è un grande continente situato nell’emisfero australe, la Penisola di Pasqua (Rapa Nui) ne è l’estremità orientale e la Maoria è l’estremità occidentale. Pacifica si estende a nord fino al Circolo del Capricorno, da cui la zona detta Capricornia, e a sud fino allo stretto mare ghiacciato, lo Stretto di Ross (che l’esplorò nel 1841), che la divide dall’Antartide.

La Penisola di Pasqua viene coperta nel 1687 da Edward Davis (che la credette un’isola) ma il primo a sbarcare nella Pacifica Orientale è l’olandese Jakob Roggeveen la domenica di Pasqua del 1722, da qui la parte orientale del continente si chiamerà Pasqua (Penisola di Pasqua) o Pacifica Pasquale (o Roggeveenia). A metà del 1700 nasce un conflitto tra la Spagna, Olanda e Inghilterra per la colonizzazione della Pacifica Orientale (Pacifica Pasquale).

La parte occidentale del continente, Pacifica Occidentale o Maoria, e la grande isola di Nuova Zelanda vengono esplorate da una spedizione olandese guidata da Abel Tasman nel 1642 (l’esito della spedizione fu tenuto segreto per evitare intromissioni da parte Compagnia Inglese delle Indie Orientali). In seguito gli olandesi abbandonano l’idea di continuare l’esplorazione e la parte occidentale del continente viene esplorata da James Cook che segue la linea costiera nord del continente da est a ovest (da Pasqua a Nuova Zelanda).

Pacifica viene colonizzata originariamente attorno anno 1000 da popolazioni polinesiane provenienti dall’Asia in due ondate migratorie differenti. Nella zona orientale si sviluppa la fiorente ed evoluta civiltà megalitica di Rapa Nui che possiede una scrittura, il Rongorongo, e una religione incentrata sul culto degli antenati, a cui vengono erette statue colossali (Maoi) e il culto politeistico incentrato su l’Uomo Uccello (in polinesiano: Tangata manu). Nella regione occidentale si sviluppa la civiltà guerriera dei maori che ha scarsi contatti sia con gli aborigeni asutraliani che con i Rapa Nui.

La tipica fauna è rappresentata da struzzi, kiwi giganti, varani e ratti polineasiani. La flora, da foreste di felci.

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Lord Wilmore ha voluto aggiungere in proposito:

E se l'Indonesia fosse rimasta un subcontinente emerso, come era al tempo delle glaciazioni?

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7) Il mondo allo specchio

Chiudiamo per ora con un'altra grande trovata di Ded17:

Mi è venuta l'idea di scambiare completamente Europa/Africa con Nord America/Sud America.

Inizio col dire che l'ipotetico POD ha luogo con l'evoluzione dell'uomo nelle steppe brasiliane, da dove col passare dei millenni si sposterà in tutto il continente americano e grazie alle glaciazioni passerà lo stretto di Bering verso la Russia.

Le prime civiltà si formeranno nella zona brasiliana, boliviana e argentina. Ci sarà anche qua una Mesopotamia con assiri, babilonesi e sumeri, solo che si troverà non tra il tigri e l'Eufrate a tra il Rio Paranà e il Rio Paraguay.

Al posto dell'Egitto ci sarà uno stato "venezuelano" e l'Impero Commerciale Fenicio sarà preso posto dal nuovo Impero Commerciale Panamese, che controllerà gran parte delle isole caraibiche.

La Civiltà Haitiana sarà l'equivalenza di quella Minoica, e in corrispondenza del declino di questa ci sarà l'avvento del predominio della nuova Civiltà Cubana/Yucatana che costituirà la Grecia delle Poleis, in questo caso saranno la Città-Caserma L'Havana, e la città democratica Merida a svolgere i ruoli rispettivamente di Sparta e di Atene.

Intanto nel Sud America sta avanzando l'Impero Cileno, il nostro Impero Persiano, che darà non pochi fastidi alle poleis cubane/yucatane.

La storia Romana di questa ucronia nascerà su uno spicchio di costa interna della Florida, magari nella zona di Clearwater; e la Florida fungerebbe da penisola al posto dell'Italia.

Il nostro Impero Cartaginese nascerà nella zona texana e verrà presto annesso da "Clearwater". Come nella nostra timeline la Repubblica di "Clearwater" si porterà avanti con le conquiste e arriverà fino al corrispondente del nostro Egitto, il Venezuela, e fino in Mesopotamia.

Al nord, con un capo simile a Cesare, verrà conquistata la "Gallia" (il nostro New England).

Dopo la suddivisione tra nord (fino allo stretto di Panama) e sud, il nord vedrà il suo declino a causa delle popolazioni barbare centrali (l'attuale centro-ovest degli Stati Uniti).

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Perchè No? gli fa notare:

E cosa rimane allora per il "vecchio" mondo? Per me l'idea di un'ucronia a specchio non basta, si dovrebbe ricreare tutta una nuova Timeline dove i popoli precolombiani imboccano una via imperiale alla loro maniera. Avevo provato a fare questo con la mia idea su Pitea (a proposito, i nomi usati erano storici, si possono dunque riusare...)

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Ded17 ribatte:

Ipotizzando un confine naturale quasi invalicabile tra Europa e Russia, per l'Europa e l'Africa si avrà la stessa scoperta e colonizzazione che hanno avuto le americhe nella nostra timeline...

Comunque pensavo che pure la Russia potrebbe avere il suo centro economico nell'estremo est invece che a ovest, e viene immessa nella storia asiatica; nello stesso momento negli "sconfinati" continenti Europa e Africa, si avranno più storie: in Europa vivranno popolazioni "pellegrine" (come quelle indiane in america del nord) potrebbero esserci ipotetici germani nella zona centrale come ci furono gli Anasazi; e in Africa si formeranno nella zona di Israele l' impero Israeliano (atzeco), nella zona della Grecia quello peloponnesiaco (Maya).

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E Perchè No? gli obietta:

OK, però per quale motivo i popoli di Europa e Africa potrebbero rimanere nomadi e senza metallurgia (se vuoi mantenere la simmetria)? Ci vorrebbe un secondo POD localizzato durante la preistoria, che non conosco abbastanza bene per avanzare ipotesi.

E poi, pensando un po' ai nostri primi imperi, essi sono legati ai grandi fiumi. Piuttosto che rimanere sulle civiltà precolombiane penso piuttosto che il POD dovrebbe essere localizzato sul fiume Mississippi, forse l'antica civiltà dei Mound's Builders del primo millennio a.C.!

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Aggiungiamo l'osservazione di Bhrg'hros:

(Avvertenza: siccome né John Stuart ‘Jack’ Williamson né Herman Sörgel avevano le competenze per formare un composto corretto [Pan-ropa è formato come se in Europa Eu- fosse il prefissoide neoclassico eu- “bene”; Atlant-ropa è formato come se -ropa fosse un secondo elemento di composto, il che è possibile ma non garantito e comunque in greco è ormai irriconoscibile da millennî; Terra- nei composti diventa Terri-] e l’italiano ha perso due occasioni per correggere in traduzione i loro errori, personalmente uso «Paneuropa» e »Atlanteuropa» invece di «Panropa» e «Atlantropa», «Terriformazione» invece di «Terraformazione»).

Avevamo già discusso di Atlant(eu)ropa, ma qui c’è la possibilità di considerazioni più generali, non legate agli Anni Trenta. Il progetto di Sörgel era di tornare al livello del Mediterraneo durante l’ultima Glaciazione (ca. -200 m), con l’effetto che si può vedere in questo sito.

L’opera-chiave sarebbe la diga di 14 km e 286 m di profondità attraverso lo Stretto di Gibilterra. Il progetto è fallito a causa della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra Fredda, ma evidentemente non sarebbe mai accettato neppure oggi dalla Russia (perché il Bosforo e i Dardanelli diventerebbero terre emerse) né, se non altro, dalla Slovenia (dalla Jugoslavia forse sì; dall’Austria solo dopo l’Annessione di Venezia). Gli unici scenarî che l’avrebbero reso possibile in Età Contemporanea sono, in ordine regressivo di tempo:

1) Vittoria Sovietica nella Guerra Fredda e annessione della Turchia all’URSS;
2) Vittoria del Terzo Reich nella Seconda Guerra Mondiale;
3) Vittoria degli Imperi Centrali nella Prima Guerra Mondiale;
4) Conquista dell’Impero Ottomano da parte della Russia nel XIX secolo;
5) Conquista dell’Impero Ottomano (Egitto incluso) e della Russia da parte di Napoleone I;
6) Sopravvivenza dell’Impero Bizantino, Successione dei Wasa in Russia e dei Lorena ai Wasa.

Nessuna di queste Divergenze si è potuta realizzare; come di consueto, credo che più si va indietro nel tempo meno difficile diventa alterare il Corso della Storia (perché la Divergenza ha più tempo per svolgersi).

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Enrico gli replica:

Quanto mai vera l'ultima affermazione, ma bisogna anche considerare le eventuali soluzioni di continuità che possono intervenire nel frattempo, specie per gli imperi di ampia estensione.

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Allora Bhrg'hros parte a ruota libera:

nfatti le due constatazioni, combinate, hanno qualche conseguenza importante sulle ucronie in generale. Penso che sia evidente che Napoleone, arrivato al culmine del suo successo storico, aveva più possibilità di vincere l’Impero Russo di quante ne avesse Hitler nei confronti dell’Unione Sovietica; addirittura, in questa prospettiva, dovremmo pensare che sarebbe stato (relativamente) più probabile che Napoleone conquistasse sia la Russia sia l’Impero Ottomano rispetto a una (stabile e definitiva) Vittoria dell’Asse nella Seconda Guerra Mondiale (la Vittoria degli Imperi Centrali nella prima si collocherebbe a metà fra queste due, meno probabile rispetto a Napoleone ma più rispetto a Hitler). E d’altra parte rimane il fatto storicamente innegabile che nessuno di loro ha vinto perché, nelle condizioni reali, nessuno di loro avrebbe potuto vincere: ognuno è arrivato fin dove poteva, dopodiché inesorabilmente la Coalizione avversaria li ha fermati e annientati. Questo vale anche per l’ipotesi che la Russia conquistasse (da sola) l’Impero Ottomano o che l’Unione Sovietica vincesse la Guerra Fredda; è lo stesso motivo per cui un processo di unificazione europea in Età Moderna (XVI-XVIII secolo) non ha mai superato la fase preliminare: ogni volta la Coalizione avversaria si è rivelata più potente (non mi riferisco solo agli Asburgo e Lorena, compresi i Wasa, ma anche agli stessi Ottomani, subentrati a Bisanzio: una crescita impressionante – paragonata a quella, loro contemporanea, degli Asburgo è come se questi ultimi avessero incamerato tutti i Feudi Imperiali e conservato perlomeno sia l’Inghilterra-Irlanda sia la Polonia-Lituania) e anzi la crescita stessa di una Potenza ha di solito favorito la crescita uguale e contraria di un agglomerato che la controbilanciasse (di nuovo, il caso di Solimano il Magnifico e Carlo V-Filippo II).

Così, la Vittoria del Comunismo parte, nelle ucronie, da quella di Trockij (e della Rivoluzione Mondiale) su Stalin (e non dalla Guerra Fredda propriamente intesa); nessuno scenario alternativo alla Seconda Guerra Mondiale può far vincere l’Asse senza stravolgere la Geopolitica di Hitler (il Terzo Reich si sarebbe dovuto spartire il Mondo con l’Impero Britannico – come infatti il Führer desiderava – o con l’Unione Sovietica – secondo gli auspìci di Haushofer – o con gli Stati Uniti); la Vittoria degli Imperi Centrali richiede sistematicamente se non altro un’effettiva Neutralità degli Stati Uniti; la Conquista Russa di Costantinopoli non sarebbe stata possibile senza che Austria e Prussia, oltre a prendervi ampiamente parte, neutralizzassero almeno la Francia. Con Napoleone I cominciamo a ridimensionare la Divergenza richiesta: sarebbe bastato che la Russia non cambiasse fronte e accettasse la proposta dell’Imperatore di spartire l’Impero Ottomano (con l’aggiunta di Persia e India), ma anche in questo caso non possiamo lo stesso arrivare, neppure lontanamente, alle condizioni necessarie – Conquista Napoleonica sia della Russia sia dell’Impero Ottomano – per permettere nel XX secolo la realizzazione dell’Atlant(eu)ropa.

La questione cruciale è dunque se una Divergenza anteriore – ma non al punto di cambiare l’esistenza stessa dei Popoli, come sarebbe se collocata nel Tardoantico o nell’Alto Medioevo (per non dire in Epoca Romana classica o prima ancora) – potesse alterare la Storia in modo tale da arrivare al XX secolo con una situazione favorevole all’Atlant(eu)ropa. In particolare, per il Progetto ‘Cattolico’ sono stati esiziali i contrasti religiosi in Germania e Francia, il distacco dal Cattolicesimo in Gran Bretagna e Scandinavia, l’opposizione ortodossa in Moscovia e il trionfo del Principio di Equilibrio di Potenza (in realtà tutt’altro, come abbiamo spesso visto, ma dato che così si chiama manteniamone il nome per intenderci) a cominciare dalle Paci di Westfalia (con la successiva Restaurazione Portoghese) e soprattutto con la Guerra di Successione Spagnola; ritengo che, invece, qualsiasi Guerra di Successione Polacca in assenza di almeno uno dei fattori elencati non avrebbe fermato i processi centripeti, perché si sarebbe scatenata ormai ‘troppo tardi’.

Questo significa che si può ipotizzare una sorta di Punto di Non Ritorno, oltrepassato il quale le Coalizioni Nemiche dell’Impero in ascesa non riescono più a contrastarlo. Già con Napoleone questo Punto di Non Ritorno sarebbe forse stato irraggiungibile, perché, anche nello scenario più favorevole, oltre alla Francia (pur se capace di recuperare le Colonie Ispanoamericane) sarebbero altrettanto potenti la Russia e – siamo nella prima metà del XIX secolo – il Regno Unito, per non mettere in conto il potenziale degli Stati Uniti. In pratica: da Napoleone in poi le ucronie non possono portare all’Unificazione del Mondo e neppure dell’Europa in termini tali da rendere concepibile l’attuazione dell’Atlanteuropa.

Prima di Napoleone (ma dopo l’Alto Medioevo, altrimenti cambiano perfino le Nazioni), i Candidati più probabili – chiaramente in Europa, perché se l’Unificazione partisse dall’Asia la questione non si porrebbe (a meno di pensare a una Conquista Ottomana dell’Europa o di una sua gran parte; questa sarebbe logicamente ideale per il progetto, ma in compenso impossibile da attuare, per le stesse ragioni di Napoleone: rimarrebbero troppe Potenze rivali) – sono i varî Imperatori, come discusso in tante ucronie. Quali sarebbero i possibili Punti di Non Ritorno?

Uno, facilmente prevedibile, è il mantenimento dell’Unità Cattolica; tuttavia, i Punti di Divergenza necessarî per conseguirlo sono di regola difficilissimi da innescare (fra gli altri motivi, anche per l’aleatorietà dei Conclavi, dovuta oltre al resto al fatto che i Cardinalati non sono ereditarî né, almeno in teoria, in numero abbastanza fisso, perché si possono creare in qualsiasi momento nuove Parrocchie a Roma).

I Wasa al posto dei Romanov sono un’ucronia abbastanza efficace nella nostra prospettiva; richiedono un Punto di Divergenza abbastanza circoscritto (la mancata introduzione della Riforma Evangelica in Svezia oppure semplicemente che non sia definitiva) e producono conseguenze decisive perché il processo si alimenti da solo. Più deboli sono le ucronie in cui Carlo V di Lorena viene eletto ‘soltanto’ Re di Polonia-Lituania o quelle in cui Carlo VI vince la Guerra di Successione Spagnola, perché lasciano comunque Potenze rivali in Europa, ma possono essere sufficienti a far vincere al Reich la Prima e la Seconda Guerra Mondiale (nel caso, comunque possibile, che abbiano luogo) e così arrivare in tempo con le condizioni adatte per l’Atlanteuropa entro la vita di Herman Sörgel.

Le «soluzioni di continuità», naturalmente, sono più probabili in questi ultimi scenarî che nell’ucronia dei Wasa a Mosca, la quale dunque – combinata con la quasi certa e comunque incontrastabile Elezione di Carlo V di Lorena – mi pare la più adatta in tutta la Storia (senza alterare le Genealogie né tantomeno le Nazioni Europee) per portare all’Atlanteuropa (sottolineo che non produce l’Unificazione del Mondo, perché di sicuro la Francia e verosimilmente anche il Regno Unito non entrano mai – comunque mai di necessità e la Francia in nessun caso – a far parte dei Dominî Imperiali). Ciò si deve al fatto che le conseguenze si concentrano soprattutto nelle aree rilevanti per il progetto (Europa Orientale e Sudorientale), dove sono inarrestabili (nessuna Coalizione Nemica le può realisticamente impedire), e in più fornisce alla Concentrazione di Potere un’enorme base territoriale aggiuntiva oltreoceano (come minimo l’Impero Coloniale Spagnolo, anche se senza Portogallo) che, in questo particolare contesto (nel quale l’egemonia raggiunta in Europa Centrale lascia a Vienna il controllo sulla Corsica, con quel che ne consegue per il ruolo di Napoleone), l’Impero ha tutti i mezzi per conservare (di sicuro più di quelli a disposizione dei potenziali Avversarî, Francia e Regno Unito, dato che gli Stati Uniti non sussisterebbero).

Quando si manifesterebbero le conseguenze del Punto di Non Ritorno? Non certo nel 1613; la fase fondamentale sarebbe il prosieguo del XVII secolo, anzitutto con la cancellazione delle Guerre Russo-Polacche e soprattutto per il drastico ridimensionamento della potenza della Svezia (con i relativi riflessi in Germania e anche nei conflitti fra l’Unione Iberica da un lato e Francia o Inghilterra dall’altro) nonché per il diverso andamento delle Guerre Russo-Turche (e da un certo punto in poi anche Austro-Turche); la Resa dei Conti arrivverebbe con la Guerra di Successione Spagnola, sul cui esito si possono nutrire dubbi in misura paragonabile a quelli circa la Seconda Guerra Mondiale o tutt’al più la Prima.

È per questo che collocherei le possibili «Soluzioni di Continuità» essenzialmente nel 1612-1613 (anche alla Successione dei Lorena ai Wasa, ma, come anticipato, meno). Il Punto di Divergenza (giacché è ovvio che non basta ribaltare gli avvenimenti di quegli anni, bisogna trovarne delle cause sufficienti) deve quindi essere tale da lasciare il minor margine possibile di realizzazione a queste Soluzioni di Continuità. Il migliore, per le ragioni viste tante volte, è che la Polonia-Lituania rimanga asburgica da Massimiliano II in poi: questo raddoppia le possibilità di una Dinastia Cattolica a Mosca (i Wasa stessi – qui con ogni verosimiglianza solo Cattolici – dalla Svezia, come hanno fatto storicamente sia col Ramo Cattolico dalla Polonia sia con quello Luterano dalla Svezia) e in séguito rafforza oltre qualsiasi rischio l’Elezione di Carlo V come Successore dei Wasa. È però innegabile che, se si tratta del miglior Punto di Divergenza, non basta a eliminare la possibilità di Soluzioni di Continuità proprio nel 1612-1613 e anni successivi: le riduce più che qualsiasi altro Punto di Divergenza, ma non le rende impossibili.

Inoltre, lo stesso Punto di Divergenza ha bisogno di qualcosa per potersi verificare, dato che storicamente i fatti sono andati in altro modo. Alterare la Storia Russa non lo faciliterebbe nello specifico, ma paradossalmente sarebbe funzionale all’ucronia, perché, se fosse  Ivan IV a diventare Re almeno di Lituania, gli Ortodossi avrebbero decisamente meno possibilità di opporsi a una Dinastia Cattolica trentacinque-quarant’anni dopo. Molte altre sarebbero le divergenze possibili, ma la più diretta di tutte sarebbe una Vittoria Bizantina – nel lungo periodo – contro gli Ottomani (la quale, fra l’altro, rafforzerebbe ulteriormente l’ucronia, grazie alla Successione Lorenese nell’Eredità dei Gonzaga-Paleologi). Certo, partire dal 1453 è troppo tardi; ma che gli Ottomani subentrassero a Bisanzio non era certo inevitabile. Inoltre, mi pare quanto mai adatto che il Punto di Divergenza per prosciugare il Bosforo e i Dardanelli parta proprio da Costantinopoli.

Insomma, concluderei affermando che il Punto di Divergenza che comporta meno rischi di Soluzioni di Continuità per arrivare all’Atlanteuropa sia la Persistenza dell’Impero Bizantino coi Paleologi (in Unione con Roma, di modo da non dover favorire il Candidato Transilavano in Polonia nel 1576). Come già ripetuto, non è affatto una certezza; una possibilità migliore delle altre, però, esiste sempre e in questo caso ritengo che si tratti di questa.

N.B.: Come vedete, l'ucronia dell'andamento delle coste che rimane come nel Paleolitico mi appassiona per la questione della Preistoria indoeuropea, inoltre il progetto di Atlanteuropa (di fatto l'Eurafrica) rientra in una della principali teorie geopolitiche, per cui i due temi messi insieme sono già di per sé molto interessanti; in più, in questo caso si apriva una questione essenziale per molte ucronie, ossia una classifica in ordine di grandezza della Divergenza provocata, quindi meriterebbe una discussione più approfondita. Di fatto è un giudizio complessivo sulla maggior parte delle ucronie di cui noi discutiamo...

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