1966, Marigolds for Vietnam

di Dans


Nel 1966, durante la guerra del Vietnam, l'Italia e la Polonia provano ad intavolare una trattativa diplomatica, tramite i rispettivi ambasciatori a Saigon, Giovanni D'Orlandi e Janusz Lewandowski, per giungere ad un compromesso globale sul Vietnam che fosse accettabile tanto dagli Stati Uniti che dal Vietnam del Nord (l'operazione Marigold).

Tramite una serie di colloqui tripartiti presso l'ambasciata d'Italia, con  l'ambasciatore americano a Saigon, Henry Cabot Lodge, Lewandowski, in diretto contatto con Hanoi, può stilare una lista di 10 punti che riassuma la posizione americana e che possa fare da base per un negoziato diretto tra Washington e Hanoi.

La lista, stilata per l'incontro del 30 novembre, comprende i seguenti punti:

1- gli USA sono interessati ad una soluzione pacifica tramite negoziato
2- l'obiettivo non è la resa degli avversari degli USA; lo status quo nel Sud deve essere cambiato
3- gli USA non sono interessati ad una presenza militare permanente o a lunga scadenza nel Sud
4- gli USA sono pronti a discutere proposte che coprano tutti i problemi importanti
5- gli USA non si opporrebbero ad un governo del Sud in base alla volontà popolare, con la partecipazione di chiunque attraverso libere elezioni democratiche
6- la riunificazione sarà decisa dai vietnamiti una volta ristabilita la pace ed organi rappresentativi
7- gli USA sono pronti ad accettare e rispettare una vasta e completa neutralità del Sud
8- gli USA sono pronti a cessare i bombardamenti sul Nord, senza che ciò comporti un riconoscimento o conferma del Nord sull'infiltrazione delle sue forze nel Sud
9- gli USA non accetteranno una riunificazione sotto la pressione delle armi
10- non è realistico aspettarsi che gli USA dichiarino in futuro l'accettazione dei 4 punti di Hanoi.

Il 3 dicembre Cabot Lodge fa sapere la risposta di Washington, che acconsente ad un incontro con un rappresentante nordvietnamita a Varsavia per il 6 dicembre o poco dopo, pur mantenendo delle riserve interpretative sui punti 2 e 8 della lista.

Dal 5 al 7 dicembre a Varsavia il ministro degli esteri polacco Rapacki e  l'ambasciatore americano Gronouski sono a colloquio; Rapacki vorrebbe risolvere il problema delle divergenze interpretative prima di inoltrare il documento ad Hanoi, ma deve rinunciarvi, inoltrando il tutto il 6 dicembre.

Tuttavia, il 13 e 14 dicembre, una serie di bombardamenti colpisce direttamente Hanoi e Haiphong, colpendo anche il Liceo Polacco: un possibile effetto collaterale, ma una diretta provocazione per Hanoi, che dopo la diminuzione dei bombardamenti a novembre (dovuta per gli americani al cattivo tempo, ma per i nordvietnamiti segnale dell'instaurazione dei contatti) quantomeno non si aspettavano un'intensificazione oltre che una ripresa degli stessi. Il Politburo di Hanoi trancia quindi il collegamento tramite Varsavia.

Eppure i bombardamenti vengono confermati, il 6 dicembre, da personalità (Johnson e Rusk) che sono ben al corrente del tentativo diplomatico e degli avvertimenti di Rapacki e Fanfani sul possibile effetto negativo.

Secondo quanto riportato dal giornalista comunista australiano Wilfred Burchert l'anno dopo, Hanoi aveva accettato le riserve americane ed un suo rappresentante era già in viaggio per Varsavia, quando gli Stati Uniti ripresero i bombardamenti su Hanoi.

...e se...

1) Rapacki trasmette immediatamente i 10 punti ad Hanoi
2) colloquio USA-RDV a Varsavia il 9 dicembre, interlocutorio ma positivo
3) McNamara preme su Johnson perché sospenda i bombardamenti su Hanoi e Haiphong durante lo svolgimento dei colloqui
4) il piano di pace Lewandowski-D'Orlandi può essere messo in atto.

5 dicembre 1966:
Gronouski incontra Rapacki e Michalowski, suo collaboratore esperto del Vietnam
Rapacki richiede a Gronouski una precisazione dell'affermazione sulle divergenze interpretative sui 10 punti; Gronouski nega in modo completo di essere autorizzato a fare qualcosa di simile prima di aver contattato il proprio governo; Rapacki, comprendendo la necessità di urgenza nelle trattative, soprassiede e si convince ad inviare immediatamente ad Hanoi il testo dei 10 punti di Lewandowski ritenendo che i chiarimenti richiesti avrebbero potuto essere forniti dagli Stati Uniti nel corso del primo contatto con l'ambasciatore nordvietnamita, "nel caso che esso abbia luogo" [1].

6 dicembre 1966:
1) incontro in Texas tra Johnson e i suoi consiglieri per discutere una possibile pausa dei bombardamenti: Johnson si lascia convincere da Rostow e dai militari, contro il parere di McNamara, a mantenere immutata la scaletta delle incursioni aeree. Gronouski viene informato.
2) il governo nordvietnamita accetta la proposta americana di colloqui a Varsavia e autorizza il suo ambasciatore a prendere parte al primo, interlocutorio, incontro. Richiede che ai successivi prenda parte un rappresentante speciale, già in viaggio per Varsavia. Ribadisce che la RDV non tollererà il tentativo americano di negoziare da una posizione di forza ( = una intensificazione dei bombardamenti). Rapacki informa Gronouski e fissa il primo colloquio tra i due ambasciatori il giorno successivo.

7 dicembre 1967:
Primo colloquio tra Gronouski e l'amb. RDV a Varsavia, alla presenza di Rapacki e Michalowski.
- l'amb. RDV richiede una esposizione precisa ed ufficiale della posizione americana, in modo da potere passare, nelle successive consultazioni, alla discussione delle "differenze di interpretazione".
- Gronouski riafferma la volontà della parte americana a dare inizio ad un negoziato, chiedendo conferma dell'identica volontà nordvietnamita. Chiede di fissare il luogo e la data delle future riunioni. Replica che non è autorizzato a dare esposizione ufficiale della posizione americana, ma che può confermare i 10 punti di Lewandowski, fatte salve le "qualificazioni" di Cabot Lodge.
- l'ambasciarore RDV esprime la sua delusione per quest'ultimo punto, ribadendo che non è interessato al pensiero di Lewandowski, ma a quello di Washington. Conferma la volontà della Repubblica Democratica del Vietnam di giungere ad una soluzione globale del conflitto tramite negoziato [2]. E' d'accordo nel fissare data e luogo dei prossimi incontri, alla presenza del rappresentante speciale inviato da Hanoi, e richiede se Washington vuole ugualmente inviare un rappresentante speciale. Propone come sede il ministero degli esteri polacco e come data l'11 dicembre. Ribadisce che ogni futuro incontro sarà annullato nel caso Washington cerchi di negoziare da una posizione di forza; lamenta, a questo proposito, i pesanti bombardamenti americani su Hanoi del 2 e 4 dicembre, chiaramente un'intensificazione dell'azione aerea americana, e secondo alcuni una diretta provocazione.
- Rapacki ribadisce a Gronouski che futuri bombardamenti su Hanoi e Haiphong potrebbero essere fatali per la continuazione dei colloqui, e chiede se Washington non ritiene utile una pausa. Conferma la disponibilità polacca per un nuovo incontro presso il ministero in data 11 dicembre.
- Gronouski accetta data e luogo proposto per il futuro incontro. Informa che il governo degli Stati Uniti, a fini di maggiore segretezza, non intende per ora inviare rappresentanti speciali. Dichiara che l'andamento dei bombardamenti sul Vietnam del Nord non ha niente a che vedere con gli sforzi in corso dei governi polacco e americano per avviare un negoziato americano-nordvietnamita. Notifica la decisione Usa di mantenere invariato il calendario e gli obiettivi dei bombardamenti sul Nord Vietnam, come stabiliti da mesi:
a) in primo luogo, perché ogni possibile sospensione dei bombardamenti deve essere accompagnata da una identica e reciproca concessione, ad es. la fine delle infiltrazioni vietcong al Sud, secondo la formula dichiarata dal presidente Johnson a San Antonio
b) in secondo luogo, per evitare che una tregua aerea attiri le attenzioni della stampa come segno di un negoziato latente, che deve essere mantenuto segreto
- l'amb. RDV esprime la sua profonda delusione anche riguardo a questo punto. Afferma che, in base alla formula San Antonio per la reciprocità e identità della cessazione dei bombardamenti, la RDV potrebbe continuare a non bombardare gli Stati Uniti. Afferma che il Fronte Nazionale di Liberazione del Sud Vietnam è una forza politica autonoma da Hanoi, per la quale il governo della RDV non può parlare. Ribadisce che ulteriori bombardamenti su Hanoi e Haiphong metteranno fine ai colloqui ancora prima del loro inizio, dimostrando la mala fede degli Stati Uniti.
- Rapacki invita Gronouski a richiedere al proprio governo di considerare la possibilità, se non di una pausa, almeno di una safe area attorno ad Hanoi e Haiphong, al fine di mostrare la propria volontà negoziale. Informa che la stessa Polonia non avrebbe potuto continuare nel suo ruolo di mediatrice se non fosse stata convinta che da parte americana si era posto fine all'intensificazione dei bombardamenti [3]. Richiede all'ambasciatore RDV se tale concessione sarebbe ritenuta significativa.
- l'amb. RDV risponde, a titolo personale, che tale concessione, per quanto limitata, potrebbe essere presa in considerazione dal Politburo
- Gronouski ribadisce che ciò che può venire interpretato come intensificazione, può essere in realtà solo la ripresa di un ritmo normale dopo una pausa dovuta al cattivo tempo. Accetta di inoltrare la richiesta al Segretario di Stato Rusk.

Gronouski telegrafa a Rusk:
- l'avvenuto primo contatto, e l'apparente volontà negoziale dei nordvietnamiti
- il futuro colloquio con il rappresentante speciale inviato da Hanoi, stabilito per l'11 dicembre
- la richiesta nordvietnamita di una esposizione precisa ed ufficiale della posizione americana, da poter essere confrontata e discussa rispetto ai 10 punti di Lewandowski
- la richiesta nordvietnamita di una cessazione dei bombardamenti, almeno relativa ad Hanoi e Haiphong, a pena della cessazione dei contatti.
- la mancanza di garanzie nordvietnamite rispetto a questo punto e all'operato del FLN al sud.

Rapacki telegrafa a Rusk circa la necessità di una sospensione dei bombardamenti su Hanoi. Telegrafa a Lewandowski pregandolo di intercedere presso D'Orlandi e Lodge.

8 dicembre 1967:
Saigon: Lewandowski compie una visita allarmata presso D'Orlandi, lamentando il pericolo dei bombardamenti del 2-4 dicembre per la continuazione dei negoziati, pregando D'Orlandi di farlo comprendere a Lodge e a Rusk, in visita a Saigon il giorno successivo.
New York: Fanfani riceve un passo di Rapacki del 6 dicembre riguardo la pericolosità di ulteriori bombardamenti.

9 dicembre 1967:
Saigon: Cena all'ambasciata americana con Cabot Lodge, D'Orlandi e Rusk. D'Orlandi riceve un telegramma di istruzioni di Fanfani, che lo esorta ad intercedere presso Rusk per la sospensione dei bombardamenti su Hanoi, anche in base agli elementi emersi dal colloquio di Varsavia. D'Orlandi fa del suo meglio.

Varsavia: Gronouski riceve informazioni dettagliate dal Dipart. di Stato per il prossimo colloquio:
- dare lettura dei 10 punti, chiedendo conferma dell'identità del testo
- sottolineare che il testo, pur nel linguaggio di Lewandowski, presenta un quadro generale della posizione americana, sulla base del quale poter avviare negoziati diretti.
- rimandare un negoziato di sostanza sui 10 punti alle trattative vere e proprie.
- sulla riserva americana relative alle "importanti differenze d'interpretazione", rispondere che il chiarimento delle naturali molteplici interpretazioni di una dichiarazione tanto complessa e delicata sarebbe stato lo scopo normale del negoziato da avviare.
- a proposito del punto 8 (cessazione dei bombardamenti), riproporre l'idea della fase A - fase B (avanzata da Lodge il 14 luglio ed accennata da Lewandowski ad Hanoi)
- non addentrarsi nel punto 2 (cambiamento dello "status quo" a Saigon), in quanto il più problematico ("troublesome").


Il Dipartimento di Stato informava inoltre Gronouski di non voler al momento riformulare i 10 punti di Lewandowski, in quanto ciò:
a) obbligherebbe gli Stati Uniti ad assumere alcune posizioni più rigide
b) ogni formulazione direttamente attribuibile agli Usa potrebbe essere usata per mettere in difficoltà il governo di Saigon o i rapporti degli USA con esso.
Riferendosi ai termini utilizzati da Lewandowski, gli Usa possono sempre dire di non accettare i termini precisi utilizzati da Lewandowski, mantenendo con ciò un margine di manovra.
Si augura, inoltre, che venga evitata ogni ulteriore discussione con i polacchi sul problema vietnamita, e chi i polacchi non intendano partecipare ai negoziati.

Hanoi: bombardamenti americani sulla città, anche se più lievi di quelli del 2-4 dicembre
Il Politburo telegrafa a Varsavia per far sapere che, se questo è l'impegno degli americani nel negoziato, i colloqui si possono considerare chiusi.

Varsavia: L'amb. RDV a Varsavia comunica a Rapacki l'annullamento del colloquio previsto per l'11 dicembre. Rapacki convoca Gronouski e, dopo avergli ricapitolato l'andamento del tentativo di pace, osserva l'intempestività dei bombardamenti americani e comunica la decisione del governo di Hanoi di annullare il colloquio dell'11 dicembre, a seguito dei bombardamenti subiti dalla città di Hanoi. Gronouski avverte il Dipartimento di Stato che Marigold è in gravissimo pericolo e suggerisce che gli Stati Uniti si impegnino a non bombardare Hanoi e Haiphong durante i contatti miranti all'apertura dei negoziati [4].

10 dicembre 1967:
Washington: Rusk, di ritorno, è informato:
- delle istruzioni inviate dal Dipartimento di Stato a Gronouski
- del telegramma di Gronouski con:
1- l'immediato annullamento del colloquio dell'11 dicembre
2- la minaccia vietnamita di chiudere i colloqui di Varsavia
3- la richiesta di impegno americano a non bombardare Hanoi e Haiphong
- del telegramma di Cabot Lodge avente lo stesso fine

Rusk telefona a Johnson e consiglia una riunione del NSC per il pomeriggio, al fine di discutere gli avvenimenti di Varsavia e la proposta di Gronouski.

Riunione del National Security Council:
- Rusk informa della minaccia di Hanoi di terminare i colloqui, già avviati, e della proposta di Gronouski di impegno a non bombardare Hanoi e Haiphong
- i militari si oppongono, sostenendo che già troppi obiettivi militari sono stati cancellati dalla lista
- McNamara fa notare che i bombardamenti sul resto della RDV continuerebbero, non creando il rischio di una ripresa delle infiltrazioni al Sud, e che la sospensione sembra necessaria al fine di mantenere aperto una canale diplomatico finora insperato e che sta portando alla possibilità di negoziati diretti
- Rusk informa che, secondo lui, sarebbe possibile, ai fini del negoziato e della segretezza, continuare a dichiarare pubblicamente la continuazione dei bombardamenti, sospendendoli nei fatti per quanto riguarda un raggio di 10 miglia marine attorno ad Hanoi e Haiphong, ed aggiungendo, ai fini di reciprocità, la richiesta della stessa safe zone attorno a Saigon.
- Johnson è d'accordo con Rusk e approva la sospensione tacita attorno alle città.

Rusk telegrafa a Gronouski: gli Usa si impegnano a rispettare una tacita sospensione dei bombardamenti per un raggio di 10 miglia marine attorno ad Hanoi e Haiphong, a patto che i colloqui non vengano interrotti e che i vietcong facciano lo stesso attorno a Saigon. Non verranno modificate le informazioni date all'opinione pubblica in proposito, a fine di riservatezza.

Varsavia: Gronouski informa Rapacki dell'intesa. Rapacki replica che il governo di Hanoi non può prendere impegni da parte del FLN, e si rifiuta di trasmettere la comunicazione all'amb. RDV; suggerisce a Gronouski di far cadere la condizione di reciprocità, se veramente interessato al dialogo. Gronouski telegrafa a Rusk.

11 dicembre 1967:
Washington: Rusk parla con Johnson e McNamara. Johnson decide di provare a fondo la carta negoziale e di lasciar cadere la pregiudiziale di reciprocità sulla safe zone. Rusk telegrafa a Gronouski.

Varsavia: Gronouski comunica le istruzioni ricevute a Rapacki. Rapacki ne parla con Michalowski. Michalowski si reca presso l'amb. RDV per informarlo dell'impegno americano. L'amb. RDV telegrafa ad Hanoi.

Hanoi: il Politburo della RDV accetta l'impegno USA e autorizza l'ambasciatore RDV e lo speciale rappresentante ad un rinnovato dialogo con Gronouski.

12 dicembre 1967:
Varsavia: l'ambasciatore RDV convoca Rapacki e lo informa dell'accettazione da parte di Hanoi. Un nuovo incontro è fissato per il 13 dicembre. Rapacki convoca Gronouski e lo informa dell'avvenuta accettazione da parte di Hanoi e del nuovo appuntamento per i colloqui. Gronouski telegrafa a Rusk il buon fine dell'operazione.

Washington: Rusk telefona a Westmoreland e chiede la modifica al calendario dei bombardamenti, con la sospensione di ogni azione in un raggio di 10 miglia marine da Hanoi e Haiphong.

13 dicembre 1967:
Secondo colloquio tra Gronouski, l'amb. RDV a Varsavia e il rappresentante speciale di Hanoi, alla presenza di Rapacki e Michalowski
- l'ambasciatore RDV si felicita per il compromesso raggiunto e afferma la necessità che nessuna delle due parti, in futuro, cerchi di approfittare dei colloqui per ottenere vantaggi militari
- Gronouski dà lettura del testo dei 10 punti di Lewandowski e chiede conferma dell'identità del testo in possesso alla RDV
- l'amb. RDV conferma l'identità del testo in possesso di Hanoi con quello di Washington. Richiede una esposizione precisa ed ufficiale della posizione americana, in modo da potere discutere delle "differenze di interpretazione".
- Gronouski risponde che il Dipartimento di Stato non intende farlo, ma intende base il negoziato sul testo dei 10 punti che, pur nel linguaggio di Lewandowski, presenta un quadro generale della posizione americana, sulla base del quale poter avviare negoziati diretti, rimandando un negoziato di sostanza sui 10 punti alle trattative vere e proprie.
- l'amb. RDV richiede almeno chiarificazioni sulla riserva americana relative alle "importanti differenze d'interpretazione"
- Gronouski risponde che il chiarimento delle naturali molteplici interpretazioni di una dichiarazione tanto complessa e delicata sarebbe stato lo scopo normale del negoziato da avviare.
- l'ambasciastore RDV chiede a quali dei 10 punti si riferiscano le differenze interpretative.
- Gronouski cita, come esempio non esaustivo, i punti 2 e 8. A proposito del punto 8 relativo alla cessazione dei bombardamenti, Gronouski propone in maniera personale che potrebbe risultare accettabile ad entrambe le parti una scansione in due fasi per una intesa globale di de-escalation: una fase A con la cessazione americana dei bombardamenti sul Nord Vietnam, senza contropartita; una fase B con reciproche concessioni da definirsi, ad esempio l'arresto dell'invio di ulteriori forze in Vietnam e l'arresto delle infiltrazioni dal Nord Vietnam.
- l'amb. RDV ritiene interessante la questione e dichiara che riferirà al proprio governo. Richiede ulteriori informazioni a proposito del punto 2, sul cambiamento dello status quo a Saigon.
- Gronouski ritiene di non essere autorizzato a dare ulteriori spiegazioni, neanche a livello personale, sul punto 2.
- Rapacki ribadisce che sarà opportuno lasciare la discussione relativa al contenuto dei 10 punti al negoziato formale da definire.
- l'ambasciatore RDV è d'accordo. Ne propone l'inizio entro una settimana, in modo da avere informazioni dettagliate da Hanoi. Il prossimo incontro è fissato per il 20 dicembre.

Durante la settimana Gronouski chiede a Rapacki di far sì che dal prossimo colloquio siano presenti solo rappresentanti americani e nordvietnamiti, non polacchi. Gronouski si dispiace per la poca considerazione americana dei buoni uffici polacchi, ed esprime le sue perplessità sulla buona riuscita di un negoziato diretto. Aggiunge che probabilmente i rappresentanti nordvietnamiti non accetteranno un negoziato senza la presenza di terze parti.
Rapacki inoltra la richiesta americana ai nordvietnamiti, che rifiutano, e riporta il rifiuto a Gronouski.
Gronouski telegrafa il rifiuto a Rusk, ed accetta la presenza dei polacchi al negoziato.

1-20 gennaio 1966:
Continua il negoziato a Varsavia sui 10 punti:

1- Soluzione pacifica tramite negoziato (problema del non vantaggio)
Gli Usa si ricollegano alla formula di San Antonio, e chiedono l'esplicita esclusione di quelle che considerano possibili azioni in malafede di Hanoi:
- attacchi alle posizioni americane nella zona demilitarizzata
- ondate di terrorismo urbano su larga scala
- accresciute infiltrazioni
in un periodo in cui non ci fossero bombardamenti americani e fossero in corso conversazioni di pace, rivelerebbero malafede da parte di Hanoi.

Azioni escluse dalla RDV in caso di inizio dei negoziati e fine dei bombardamenti:
- attacco contro Khe Sanh
- invasione delle due provincie settentrionali del Vietnam del Sud o tentativo di separarle dal resto del paese
- lancio di una seconda ondata di attacchi contro una o più città
- mossa a sensazione, ad es. un attacco su Camp Carroll
[considerazioni di Davidson presentate da D'Orlandi a Su]
"Ovvio che da momento in cui le due parti si incontreranno, simili cose non potranno verificarsi"
--> Hanoi può aderire formalmente alla formula del Non-Vantaggio, impegnandosi in realtà a ben poco

2- Cambiamento dello status quo a Saigon
Gli Usa iniziano col fare intendere semplicemente l'avallo alla procedura costituzionale del 1966-67, considerata da Hanoi una farsa. Hanoi richiede un governo di ampia coalizione, che includa anche membri del FLN, ed escluda come "criminali di guerra" i membri del presente governo Ky. Washington chiede che il punto sia lasciato per ultimo, Hanoi replica che sarà fondamentale per la riuscita globale del negoziato. Alla fine il compromesso è per un governo di coalizione, secondo la formula 10+2+2, con 2 rappresentanti del FLN e 2 membri del governo Ky, presieduto da Tran Van Do, già ministro degli esteri di Ky. Il governo tecnico di coalizione di Tran Van Do avrà il compito di organizzare elezioni libere e democratiche, entro un anno, su tutto il territorio del Sud Vietnam

5- Governo del Sud in base alla volontà popolare, con la partecipazione di chiunque attraverso libere elezioni democratiche.
Le elezioni libere e democratiche nel Sud porteranno alla costituzione del nuovo governo a Saigon.

6- Riunificazione una volta ristabilita la pace ed organi rappresentativi
Condizioni per la riunificazione:
- fine della guerriglia vietcong
- instaurazione di un Parlamento rappresentativo a Saigon
- decisione del Parlamento, eventualmente supportata da un referendum popolare
- tempo: circa 2 anni

7- Rispetto Usa della neutralità del Sud 
3- ritiro di truppe e basi Usa
Da effettuarsi gradualmente, nel periodo che intercorre tra lo stabilimento del Parlamento e la decisione sulla riunificazione del Vietnam (tendenzialmente 2 anni)

8- Cessazione dei bombardamenti sul Nord
Impegni nordvietnamiti in caso di cessazione totale dei bombardamenti:
(Harriman)
- cessazione degli attacchi coi lanciarazzi su Saigon e altri centri del Sud
- limitazione delle infiltrazioni attraverso la zona smilitarizzata

9- Gli Usa non accetteranno una riunificazione sotto la pressione delle armi
- Nuova Commissione Internazionale di Controllo: USA, URSS, Polonia, Italia
- garanzia "forte" delle superpotenze: possibile ripresa del conflitto in caso di non rispetto degli accordi da parte di Hanoi e del FLN

20 gennaio 1967:
i negoziati si interrompono prima della definizione dei dettagli

Febbraio 1968:
offensiva del Tet, prima della conclusione e firma degli accordi
- USA e RDV si rendono conto che una vittoria puramente militare sul campo è impossibile per entrambi
- Johnson annuncia l'apertura di negoziati diretti ad un accordo, e il suo ritiro dalle elezioni presidenziali

Aprile 1968: Accordi di Losanna:
Intesa globale USA-RDV
- governo di coalizione a Saigon, formula 10+2+2; esilio di Ky, 2 membri militari, 2 membri Fln
--> governo tecnico elettorale x elezioni generali nel 1968: Tran Van Do, già ministro degli esteri di Ky
- status intermedio del Vietnam del Sud come paese neutrale
- fine dei bombardamenti americani sul Nord Vietnam
- fine della guerriglia vietcong al Sud
- sganciamento graduale delle truppe Usa dal Vietnam e smantellamento delle basi
- riunificazione da decidersi una volta pacificato il Sud e dotato di organi rappresentativi
- nuova commissione internazionale di controllo, con garanzia delle grandi potenze (Usa e Cina)

Settembre 1968: elezioni generali al Sud
- FLN maggioranza relativa, buon risultato di cattolici e buddisti, confermato Tran Van Do
- Assemblea Costituente del Vietnam del Sud
- insediamento della Commissione Internazionale

Novembre 1968: elezione di Nixon

Conseguenze a medio termine:
- maggiore disponibilità di fondi, armi ed equipaggiamenti per la NATO:
maggiore credibilità della garanzia americana sull'Europa [Melvin Laird, segretario alla Difesa 1969-73, trova che 10 miliardi $ di armi ed equipaggiamenti assegnati alla Nato erano stati usati sottobanco in Vietnam]
--> effetto su Euromissili, eurocomunismo
- minore sviluppo economico del Giappone e conquista dei mercati europei [sviluppo iniziale sui mercati del Sud Est asiatico, drogati dalla maggior circolazione di dollari]
- minor deficit di bilancio e indebitamento estero degli Stati Uniti
--> minore slittamento del dollaro: possibile "fine dolce" di Bretton Woods anziché il crollo del 1971
- Italia: trasformazione del PSI in una forza socialdemocratica saldamente alleata alla DC, crollo del PSIUP, diminuzione del PCI.

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Riferimenti:
- Mario Sica, Marigold non fiorì, ed. Ponte alle Grazie, Firenze 1991
- Giovanni D'Orlandi, Diario Vietnamita

Note:

[1] posizione assunta da Rapacki dopo tre giorni di inutili trattative con Gronouski
[2] posizioni prospettate da Rapacki a Gronouski negli incontri del 5-7 dicembre
[3] parole di Rapacki a Gronouski il 7 dicembre
[4] Reazioni e posizioni effettivamente tenute dopo la chiusura nordvietnamita a seguito dei bombardamenti del 13-14 dicembre, qui anticipata rispetto ai bombardamenti del 9, a fini politico-diplomatici. Cfr. Sica, pp. 82-83.

Dans


È scoppiato un Sessantotto!

di Lord Wilmore

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Il Sessantotto italiano degenera in una vera e propria guerra civile con scontri armati, barricate e sparatorie nelle principali città. Il Partito Comunista Italiano proclama l'insurrezione generale e insedia a Firenze un governo presieduto da un triumvirato formato da Luciano Lama, Armando Cossutta e Sergio Garavini; esso proclama la nascita della Repubblica Popolare Italiana. I Soviet del Popolo immediatamente creatisi prendono il controllo di città come Bologna, Ravenna, Napoli, L'Aquila, Bari e Reggio Calabria. Vengono invece violentemente respinti dalla Città di Roma, che proclama la rinascita dopo 119 anni della gloriosa Repubblica Romana con a capo Giulio Andreotti; questi riporta in vigore sia la bandiera che la Costituzione del 1849. Intanto il governo legittimo guidato da Aldo Moro ripara a Genova e da qui a Milano, dove invoca l'aiuto degli altri paesi NATO. A sua volta però la Repubblica Popolare Italiana chiede l'aiuto dell'URSS e l'ammissione nel Patto di Varsavia; Leonid Breznev mette in guardia Lyndon Johnson dall'attaccare il governo di Firenze, o sarà la guerra nucleare. Intanto, con l'aiuto francese e britannico i Soviet sono espulsi dal Nord d'Italia, i comunisti fuggono a sud del Po mentre un forte esodo di anticomunisti ha luogo nella direzione opposta. Alla fine la situazione si stabilizza ed il nuovo confine tra i due blocchi è fissato sul Po. A sud di esso però Piacenza scaccia i Soviet e forma un governo provvisorio, mentre la Royal Navy occupa le isole dell'Arcipelago Toscano. Aldo Moro proclama a Torino la nascita della Repubblica Federale Italiana, formata da sei stati: Repubblica di Genova (che così finalmente risorge), Repubblica di Piemonte, Repubblica di Valle d'Aosta, Stato di Milano (la nostra Lombardia), Repubblica di Piacenza (poco più dell'omonima provincia) e Repubblica dell'Arcipelago Toscano. A Venezia invece è solennemente proclamata dopo 171 anni la rinascita della Repubblica di Venezia, che comprende i territori dei nostri Veneto, Trentino e Friuli-Venezia Giulia sino a Trieste. La Provincia di Bolzano rifiuta di aderire e dopo un plebiscito si unisce all'Austria, ricostituendo il Grande Tirolo; esodo di italofoni verso la Repubblica Federale Italiana e verso la Repubblica di Venezia. In Sicilia, che ha anch'essa respinto gli attacchi comunisti, viene restaurato il Regno di Sicilia con capitale Palermo, la corona è offerta a Carlo Maria di Borbone-Due Sicilie (nato il 16 gennaio 1938) che accetta e prende il nome di Carlo I di Borbone-Sicilia. Anche la Sardegna proclama la sua indipendenza; nasce una repubblica con capitale Cagliari, divisa in sei Giudicati (Arborea, Campidano, Sulcis, Cagliari, Gallura, Sassari), che persegue una politica di neutralità e di forte isolazionismo.

Repubblica Federale Italiana

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Repubblica di Venezia

Repubblica Popolare Italiana

Repubblica Romana

   

Repubblica Federale Italiana, Repubblica di Venezia, Repubblica Romana e Regno di Sicilia sono immediatamente ammesse nella NATO e nella CEE (che sale così a 9 stati membri), mentre la Repubblica Popolare Italiana aderisce al Patto di Varsavia e al Comecon, e come detto la Sardegna sceglie la neutralità di tipo svizzero. Il governo di Firenze instaura la dittatura del partito unico, chiamato ora Partito Comunista d'Italia, e diventa uno dei più fedeli satelliti dell'URSS (tanto che Nixon la definirà "la sedicesima delle quindici repubbliche federali dell'URSS"). A Mosca sono concesse molte basi militari nella penisola, e nel 1970 il governo di Firenze, ora presieduto da Armando Cossutta in qualità di Presidente del Soviet Supremo d'Italia, cede formalmente le Isole Tremiti all'URSS, che le annette alla RSFSR (Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa) e vi insedia non solo un'imponente base navale, ma anche lussuosissimi resort per i caporioni sovietici che vi verranno in vacanza. Anche su Ponza è insediata una base sovietica, anche se formalmente l'isola resta sotto sovranità della Rep. Pop. It. Tito si sente minacciato dall'imponente base militare sovietica delle isole Tremiti, così come dalle navi sovietiche di stanza nei porti di Ancona e Bari, e si riavvicina all'Occidente, adottando alcune misure economiche tipiche dei paesi ad economia capitalista.

Dal canto suo la Rep. Fed. It. Si trasforma in uno dei bastioni dell'Occidente contro l'avanzata sovietica. Il governo di Torino (la capitale risorgimentale assurta di nuovo al rango che le compete) dichiara tutti i cittadini della Rep. Pop. It. automaticamente anche cittadini della Rep. Fed. It., incentivandoli a fuggire "nella terra delle libertà". Comincia un'emorragia dalla Repubblica Popolare verso la Repubblica Federale, la Repubblica di Venezia e la Repubblica Romana: in vent'anni un milione di persone abbandonerà il territorio controllato da Firenze, nonostante la ferrea sorveglianza alle frontiere da parte della neocostituita Armata Rossa d'Italia. Ne consegue che la Rep. Pop. It. si spopola e si impoverisce, mentre la Rep. Fed. It. si arricchisce e diventa in breve tempo una potenza economica, puntando sul nuovo settore dell'elettronica, dei computer e del software. La moneta della Repubblica Federale, che ha ancora il nome di Lira, vale 2000 delle vecchie lire unitarie ed è una delle monete più forti del continente europeo; Milano, Torino, Genova, Alessandria, Bergamo, Brescia, Piacenza diventano grandi metropoli pulsanti di attività industriali e soprattutto di servizi, e la Borsa di Milano conosce guadagni fortissimi. Mentre la Repubblica Popolare Italiana chiude le centrali nucleari civili e ne tiene in funzione solo due militari per cercare di dotarsi dell'arma atomica, nella Repubblica Federale Italiana funzionano a pieno regime otto centrali nucleari (6 PWR e 2 BWR) che producono l'85 % del fabbisogno energetico dello stato, svincolandolo dalla dipendenza dal petrolio. Insomma, la Rep. Fed. It. si trasforma ben presto nella terza potenza economica mondiale dopo Stati Uniti d'America e Giappone, doppiando Regno Unito, Francia, Germania Ovest, Canada ed Unione Sovietica, nonostante l'esiguità del suo territorio. Le Alpi offrono scenari da sogno per i turisti della neve provenienti da tutto il mondo, così come le coste Liguri e l'arcipelago toscano vedono un grande afflusso di amanti del mare.

Le prime elezioni politiche del 1969 nella Rep. Fed. It. vedono la Democrazia Cristiana di Aldo Moro prevalere sul Partito Socialista Unificato di Sandro Pertini, mentre fuori dal Parlamento Subalpino di Torino (unicamerale e formato da 300 deputati) restano l'estrema destra e l'estrema sinistra. Moro rivince cinque anni dopo nel 1974, mentre nel 1979 vincerà il Partito Socialista, ora guidato da Bettino Craxi, che governerà sino al 1984, anno in cui vincerà la Democrazia Cristiana, guidata da Benigno Zaccagnini. Si stabilisce così una vera Democrazia dell'Alternanza. Invece la Repubblica di Venezia è governata stabilmente dall'alleanza tra Democrazia Cristiana e Liga Veneta; nella Repubblica Romana Giulio Andreotti governa praticamente a vita, mentre in Sicilia si susseguono governi di centrodestra relativamente deboli.

Nel 1975 il governo di Torino acquista dalla Francia l'isolotto di Clipperton, nel Pacifico orientale, ritenuto da Parigi per lo più improduttivo. Ignorando le accuse di "colonialismo" da parte del governo sovietico di Firenze, la Rep. Fed. It. gli restituisce l'antico nome di Isola della Passione e, oltre ad acquisire diritti di pesca nel Pacifico, vi insedia un grande centro di studi oceanografici e soprattutto un poligono spaziale, battezzato San Giovanni dell'Ariosto, da dove la neocostituita Agenzia Spaziale Italiana, finanziata oltre che dalla Rep. Fed. It. anche dalla Rep. Di Venezia, dalla Rep. Romana e dal Regno di Sicilia, lancia in orbita i suoi satelliti. Nel 1984 la Rep. Fed. It. diventa il terzo paese del mondo dopo URSS ed USA a spedire nello spazio un proprio astronauta con un proprio vettore appositamente progettato. Ormai la Rep. Fed. It. è assurta al rango di potenza mondiale, e con Stati Uniti dì America, Canada, Giappone, Regno Unito, Francia e Germania Ovest siede a buon diritto al tavolo del G7.

Nel 1971 iniziano la loro attività terroristica le Brigate Rosse, anche note come Partito Comunista Combattente, che porta avanti una vera e propria attività di guerriglia nella Rep. Fed. It., nella Rep. Di Venezia, nella Rep. Romana e nel Regno di Sicilia. Il movimento, guidato da Renato Curcio, è finanziato sottobanco dalla Rep. Pop. It. La loro vittima più illustre è Vittorio Bachelet, assassinato a Roma il 12 febbraio 1980. Il governo di Torino risponde a sua volta finanziando sottobanco movimenti guerriglieri di destra che agiscono contro il governo filosovietico; opera sua è ad esempio la strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Dopo la morte di Josip Broz detto Tito, avvenuta il 4 maggio 1980, la presenza minacciosa della Rep. Pop. It., ostilissima alla Jugoslavia "deviazionista", fa sì che quest'ultima si avvicini sempre di più all'Occidente, evitando la deriva nazionalista che nella nostra Timeline portò alla sua disintegrazione. Nel 1987 il Presidente della Federazione, il croato Stipe Mesic, introduce le prime timide aperture alla libertà di stampa e di associazione. Nel 1990 viene abbandonato il monopartitismo; i comunisti guidati dal serbo Slobodan Milosevic sono nettamente sconfitti dai centristi di Stipe Mesic, il Kosovo è elevato a settima repubblica federale e la Jugoslavia si avvicina sempre di più all'Europa. Il 1 gennaio 1999 la Jugoslavia sarà il primo paese ex comunista ad essere ammesso nell'Unione Europea.

Dal punto di vista sportivo, ognuno dei nuovi stati italiani ha una sua Nazionale di Calcio, ma sono tutte di secondo piano, tranne la Nazionale della Rep. Fed. It., che ha ereditato l'azzurro dell'antica Nazionale italiana, la quale si rivela una vera e propria superpotenza calcistica. Essa arriva:

In totale: in dieci edizioni abbiamo cinque vittorie, un secondo posto, due terzi posti e due quarti posti: un record difficilmente uguagliabile!

Invidiabile anche il tabellino di marcia degli Azzurri di Torino nei Campionati Europei di Calcio, vinti nel 1972, nel 1980 (edizione casalinga, boicottata dalla Rep. Pop. It.), nel 1988 e nel 2000, oltre a un secondo posto nel 1996 dietro alla Germania e a cinque terzi posti.

Non sono da meno le squadre di club della Rep. Fed. It., sempre ai primi posti nel calcio europeo. Il Campionato 1969-1970 vede la partecipazione di 16 squadre: Juventus, Torino, Alessandria, Pro Vercelli, Novara, Genoa, Sampdoria, Milan, Inter, Atalanta, Brescia, Mantova, Varese, Pro Patria, Piacenza e Como. Il primo titolo della Rep. Fed. It. va al Milan che supera di 8 punti la Juventus. Invece quest'anno il Campionato Veneto è vinto dall'Udinese, quello della Rep. Romana dalla Lazio, quello Siculo dal Catania e quello Sardo dal Cagliari. Nel Campionato 1970-1971 al primo turno della Coppa dei Campioni il Milan è opposto proprio alla Stella Rossa di Firenze, campione della Rep. Pop. It. I dirigenti sovietici fanno di tutto per impedire ai tifosi del Milan di raggiungere Firenze ma, nonostante i tifosi allo stadio siano tutti fiorentini e il regime abbia trasformato la partita in una battaglia ideologica contro il capitalismo torinese, il Milan si impone a Firenze per 8-0. Il regime impedisce allora alla squadra di recarsi a Milano per giocare il ritorno, il che fa sì che la Stella Rossa di Firenze si becchi un 3-0 a tavolino e una squalifica di due anni nelle competizioni europee. Al posto del match di ritorno allo stadio San Siro è giocata un'amichevole con il Peñarol, vinta 4-2 dal Milan, il cui incasso va interamente in beneficenza. Il Trofeo continentale in quest'edizione sarai poi vinto proprio dal Milan, battendo per 2-0 il Panathinaikos di Atene allo Stadio di Wembley.

Da notare che, quando nel 1989 crolla il Muro di Berlino, l'unico regime comunista a sopravvivere in Europa è proprio quello della Rep. Pop. It., che sopravvive fino ai nostri giorni come la Cuba dei fratelli Castro, benché messa in ginocchio economicamente dalla crisi del 2008 e scossa da continui moti di piazza che chiedono democrazia, regolarmente repressi dal governo di Firenze.

E poi?

Lord Wilmore


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