Questo è un piccolo gioco che immagina l'esistenza di qualche ministato in più: quei simpatici puntini sulla mappa europea, del tutto irrilevanti sulla scena politica. Io mi sono limitato all'italia, e solo a 3 formazioni politiche (che sommate a San Marino, Monaco ed il Vaticano farebbero 6 ministati sul suolo italiano, credo il massimo raggiungibile per non dover immaginare qualche problemino al nostro risorgimento...) Volendo però, il gioco si può ampliare, immaginando casi italiani diversi da quelli che ho messo (volendo i potenziali ministati italiani sono tantissimi: Guastalla, Mirandola, Finale, Correggio, Cospaia, o, se si vuole andare su una stazza più massiccia, Mantova, Saluzzo, Monferrato...) o anche casi europei (le città libere imperiali o le anseatiche tedesche potrebbero essere una miniera... Per altre zone la vedo un po' più dura)
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Principato dell'isola d'Elba

Superficie: 292 Kmq
Popolazione: 49660 ab.
Densità: 170 ab/kmq
Capitale: Portoferraio/Port du Fer
Forma di governo: monarchia costituzionale
Lingue: Italiana, Francese
Etnie: Italiana 80 %, Francese 15 %, altre 5 %
Religioni: cristiana cattolica, ebraica, altre
PIL pro capite (a parità di potere d'acquisto, 2010): 40311 $
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La storia del principato dell'Isola d'Elba ha origine dall'esilio di Napoleone Bonaparte nell'isola.
Durante il congresso di Vienna viene sancito il possesso ereditario del principato a lui ed ai suo eredi. Nel frattempo, l'ex imperatore dei francesi aveva aperto le porte del suo dominio a tutti i suoi fedelissimi desiderosi di trovarsi un riparo dalle persecuzioni borboniche. I francesi presero dimora soprattutto a Portoferraio, la capitale, ma anche a Biodola e Procchio.
I figli dell'empereur furono sempre sospetti agli austriaci ed ai granduchi di Toscana, ma nulla effettivamente fecero per riottenere, come temevano gli Asburgo, il controllo di Parigi. Pur tuttavia, l'Elba divenne il ricettacolo di molti liberali e, con l'avvio del risorgimento, di molti patrioti italiani, costretti a fuggire dallo stato pontificio e dal granducato di Toscana.
Oltre a ciò il governo dei Bonaparte fondò un'accademia delle scienze di primo livello, che attirava studenti di Fisica, Chimica Geologia e Biologia da tutta l'Europa. Il museo di scienze naturali di Portoferraio contiene molti reperti fossili donati dai più eminenti studiosi che avevano fatto dell'Elba una seconda casa, come Edward Cope durante il suo periodo di studi in Europa.
Nel 1859, con la seconda guerra d'indipendenza, Napoleone III d'Elba strinse un accordo di cooperazione economica con Francia e regno di Sardegna. Gli Austriaci minacciarono l'occupazione, ma gli inglesi si misero in mezzo e non se ne fece nulla.
Con la nascita dell'Italia unita, gli accordi di amicizia con il neonato regno vennero riconfermati; anzi, i Savoia donarono ai Bonaparte le isole dell'arcipelago toscano, fatto importante dal punto di vista simbolico, anche se le isole erano perlopiù disabitate.
Allo scoppio del primo conflitto mondiale l'isola rimase neutrale. All'avvento del regime fascista, tuttavia, l'indipendenza dell'isola venne messa in pericolo in quanto Luigi Napoleone, fedele alle tradizioni della famiglia, diede ricetto agli oppositori del regime, anche se si rifiutò di accogliere molti comunisti, da lui reputati “peggio dei fasci neri”. Mussolini minacciò ritorsioni economiche contro il piccolo principato, che nel frattempo si era anche munito di un casinò e di una pista automobilistica. Ma ancora una volta, la sua neutralità fu difesa dalla marina britannica che inviò una nota a Roma per ricordare che non avrebbe permesso la violazione della neutralità dell'isola.
Durante la seconda guerra mondiale, l'isola funse da ricetto per molti ebrei. Rimase neutrale per tutta la durata del conflitto, ma il re stesso si premurò di organizzare un collegamento aereo continuo con la Svizzera, per mettere al sicuro il maggior numero di fuggitivi possibile, anche nella non impossibile eventualità di un'occupazione nazista dell'isola. Diverse famiglie ebree decisero tuttavia di rimanere. Luigi Napoleone venne insignito dalla neonata repubblica italiana della medaglia al valor civile nel 1948, “per la sua indefessa opera a salvaguardia di numerose vite umane, che senza il suo aiuto si sarebbero perdute”. Un albero in suo onore si trova nel giardino dei giusti.
Oggi l'Elba è un florido paradiso fiscale che, oltretutto, attira un considerevole flusso turistico grazie alle sue ricchezze paesaggistiche, in particolare la riserva nazionale delle isole dell'arcipelago toscano. Ancora oggi la sua accademia di scienze è rinomata e prestigiosa, ed è una delle mete più ambite per gli studenti Erasmus italiani.
Dal 1951 ha accordi di libero transito di merci con la repubblica italiana, quella francese, Monaco e gli altri paesi italofoni, estesi dal 1993 ai paesi dell'Unione Europea. Nel 1995 ha aderito al trattato di Shengen. Dal 2002 è un paese associato all'unione monetaria europea, ed ha il diritto di coniare l'euro.
Dal 1985 è sul trono il principe Francesco Bonaparte. Dal 2007 il primo ministro è il socialista moderato Stefano Nay.
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Repubblica di Lucca

Superficie: 1105 Kmq
Popolazione: 304087 ab.
Densità: 275 ab/kmq
Capitale: Lucca
Forma di governo: repubblica presidenziale
Lingue: italiana, altre
etnie: italiana 95 %, altre 5 %
religioni: cristiana cattolica, altre
PIL pro capite (a parità di potere d'acquisto, 2010): 34311 $
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La millenaria storia della repubblica di Lucca non viene interrotta dal congresso di Vienna, che ripristina molte piccole repubbliche spazzate via da Napoleone (anche se non le più grandi, Genova e Venezia).
I vertici del piccolo stato si rendono perfettamente conto che devono rilanciare l'economia e dare nuovi ordinamenti allo stato, se vogliono sopravvivere al XIX secolo. Una forma modificata del codice napoleonico viene applicata nel diritto civile. Il priore è inizialmente eletto a suffragio ristretto e rimane in carica per 6 anni. Il suffragio universale maschile verrà introdotto nel 1890 e il diritto di voto esteso alle donne nel 1946.
Grazie al priorato di Sisto Tardelli, Bagni di Lucca viene trasformata in una ricercata meta termale da parte dell'alta borghesia italiana ed europea, vincendo nettamente il confronto con Montecatini e Salsomaggiore.
Con il risorgimento, si avvia il periodo più difficile per la sopravvivenza. Gli ideali di unità fanno presa in alcuni ambienti della repubblica. Ma la stragrande maggioranza degli abitanti non desidera perdere la secolare libertà in nome di un ideale stato unitario. Quando scoppia il conflitto tra Austria e Savoia, Lucca dichiara la propria neutralità, nonostante gli ottimi rapporti con gli Asburgo. Il duca di Modena, allora, decide di far muovere il suo piccolo esercito contro “gli sporchi traditori” di Lucca. Allora la repubblica chiede la protezione a Vittorio Emanuele, in cambio della garanzia dell'indipendenza dello stato. Il re accetta. In questo modo l'invasione degli estensi non solo è sventata, ma lo stesso ducato di Modena viene annesso, con plebiscito, allo stato italiano. Che propone il plebiscito anche ai lucchesi, ma non in punta delle baionette dei bersaglieri. Il plebiscito è “pulito” e i lucchesi preferiscono rimanere lucchesi, piuttosto che italiani. Non solo, accadono incidenti in Garfagnana, poiché alcuni paesi insorgono dopo l'annessione del ducato di Modena al Piemonte, e vorrebbero passare (si tratta di un ritorno, in molti casi) a Lucca. I gendarmi della repubblica si vedono costretti, a malincuore, a reprimere loro stessi la rivolta, di fronte alle minacce italiane.
Il resto dell'ottocento procede con l'arrivo della rivoluzione industriale nel territorio repubblicano, che però non impedisce l'aumento dell'emigrazione negli Stati Uniti ed in Brasile. Industrie chimiche e tessili divengono il settore trainante, assieme all'attività dell'estrazione del marmo, alla pesca e alla itticoltura.
Con l'avvento del fascismo, anche Lucca chiude le porte ai comunisti, e il priore Elia Chiappini tenta una svolta autoritaria, che, tuttavia, fallisce, con gran scorno per il duce. Lucca è però molto meno favorevole ad accogliere i partigiani comunisti e i fuggiaschi, rispetto all'Elba, per il terrore di essere invasi dall'Italia. A differenza dell'Elba, infatti, lo stato Lucchese non è separato dall'Italia da un braccio di mare. Un'azione militare sarebbe molto più facile e rapida da mettere in atto. Inoltre la repubblica non gode del prestigio internazionale della casa regnante corsa.
Anche dopo l'armistizio e la caduta del fascismo, il governo repubblicano mantiene una stretta neutralità, nonostante il fatto che la repubblica si trovasse a pochissimi chilometri dal sistema difensivo della linea Gotica, cosa che tenne sotto intensissima pressione diplomatica il governo lucchese. Tra l'agosto ed il settembre 1944 avvennero alcuni gravissimi incidenti con le forze di occupazione naziste. A sant'Anna di Stazzema, a pochi passi dal confine, i nazisti uccisero, con premeditata ferocia, più di 560 persone, il 12 agosto 1944, perlopiù vecchi, donne e bambini. Gli uomini, che si erano rifugiati sui monti, decisero di sconfinare in territorio lucchese. Il priore, venuto a conoscenza della strage, diede l'ordine di accogliere quanti più civili possibile, assicurandosi però che fossero disarmati. I nazisti, nel frattempo non si fermarono, seminando morte e distruzione in tutta la Garfagnana e nella Lunigiana. A Minucciano, enclave lucchese, già molti erano stati accolti per sfuggire alla furia delle SS. Ma le guardie della vicària dovettero porre un freno a quel flusso, dato che non ci stavano tutti nel paese. Nella notte circa un paio di centinaia di persone si accamparono presso il confine, attendendo, e sperando nell'autorizzazione del governo, che, si auguravano, doveva giungere il mattino seguente. Gli abitanti di Minucciano e gli sfollati già dentro al borgo facevano quello che potevano per aiutarli, portando coperte e vino.
Verso le due del mattino arrivarono i tedeschi, che mitragliarono l'accampamento, uccidendo anche tre guardie della vicaria. La repubblica di Lucca inviò una nota diplomatica sia al comando generale delle forze d'occupazione tedesche, sia a Berlino stessa. Il comando rispose che i tedeschi avevano semplicemente risposto al fuoco nemico, e che non avevano sconfinato in territorio lucchese. Da Berlino arrivò invece la minaccia di una dichiarazione di guerra se “nel corso delle operazioni belliche, le guardie confinarie della repubblica avessero osato ancora molestare l'esercito del Reich nell'adempimento dei suoi doveri”.
Fortunatamente in seguito non si ripeterono eventi del genere, anche se Lucca cercò di aiutare nel modo più discreto possibile gli alleati del generale Alexander. Il 21 aprile la linea gotica venne sfondata, portando lontano lo spettro della guerra.
Ancora adesso, Giuseppe Nobili, priore dal 1942 al 1948, è considerato un eroe nazionale, in grado di preservare la neutralità e l'indipendenza della repubblica in quei difficili anni, grazie alla sua straordinaria abilità diplomatica. Al congresso di pace, gli americani proposero che alla piccola repubblica venissero ceduti Stazzema, Pietrasanta, Forte dei Marmi e Seravezza. Ma il priore rifiutò, limitandosi a trattare con de Gasperi degli accordi per facilitare il collegamento tra il territorio repubblicano e le quattro enclave in territorio italiano: Gallicano, Fosciandora, Castiglione e Minucciano.
Nel dopoguerra, la repubblica fu impegnata nel rilancio della propria economia, che diventò sempre meno dipendente dall'agricoltura e sempre più dall'industria e dai servizi bancari, che, progressivamente, divennero il settore principale e trainante. Molto sviluppata è l'industria chimica; a le Focette c'è un polo di ricerca famoso a livello europeo. Particolarmente rilevante è il turismo balneare, dato che Viareggio è una meta rinomata ed esclusiva. Viareggio attira turisti anche per il suo celeberrimo carnevale, considerato la “versione europea” del carnevale di Rio. Il piccolo stato vanta la presenza di ben 2 casinò, a Viareggio e nella stessa Lucca. Sviluppato è anche, di recente, l'ecoturismo, dato che i prodotti delle colline lucchesi sono particolarmente ricercati.
Dal 1951 ha accordi di libero transito di merci con la repubblica italiana e gli altri paesi italofoni, estesi dal 1993 ai paesi dell'Unione Europea. Nel 1995 ha aderito al trattato di Schengen. Dal 2002 è un paese associato all'unione monetaria europea, ed ha il diritto di coniare l'euro.
Dal 2005 il priore è Marcello Pera, della formazione centrista dei cristiano-democratici.
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Repubblica di Noli

Superficie: 18 Kmq
Popolazione: 26021 ab.
Densità: 1446 ab/kmq
Capitale: Noli
Forma di governo: repubblica presidenziale
Lingue: italiana, altre
etnie: italiana 87 %, francese 10 %, altre 3 %.
religioni: cristiana cattolica, altre
PIL pro capite (a parità di potere d'acquisto, 2010): 24245 $
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Questa repubblica è sopravvissuta, in realtà, per la capricciosa ostinazione francese, che voleva fare un dispetto ai Savoia, che avevano ottenuto, a detta di Talleyrand ingiustamente, di nuovo, Chambery, e che, per giunta, si erano impossessati della repubblica di Genova. Non potendo pretendere la restaurazione della repubblica ligure, si impuntarono per rompere la continuità territoriale sabauda sulla riviera. Pertanto inglesi e austriaci concedettero di ripristinare l'antica repubblica di Noli, un innocuo puntino sulla mappa, cui regalarono anche parte dell'altopiano delle Maine e la località di Varigotti.
La piccola piccola repubblica di pescatori si premurò di intrattenere rapporti più che amichevoli sia con i Francesi, sia con i Sabaudi. Inoltre, strinsero una sorta di “alleanza” con il principato di Monaco, altro piccolissimo stato sulla costa mediterranea, restaurato, come Noli, dopo essere stato condannato in un primo momento all'estinzione. Il primo passo dei governanti fu, inoltre, cercare di rendere il porto utilizzabile anche da navi di una certa stazza. I lavori, tra Noli e Varigotti, per il “porto nuovo” durarono molti anni, tra carenza di fondi, incidenti di percorso e diatribe politiche. Divenne pienamente operativo, infatti, solo nel 1856. Nel frattempo, la vita venne sconvolta anche in questo luogo dal risorgimento montante. Noli e Monaco si sentirono minacciate dall'avvicinamento Franco – Sabaudo all'indomani della guerra di Crimea, ed inviarono ambasciatori sia a Torino, sia e soprattutto a Napoleone III. Noli fu rassicurata. Non era intenzione del governo francese permettere l'annessione piemontese. Non così Monaco, che aveva il sentore di essere in grave pericolo, anche perché la situazione giuridica di Mentone e Roccabruna era ancora instabile, visto che dal 1848 i patrioti avevano innalzato la bandiera dell'indipendenza e si erano messi sotto la protezione piemontese. Al che l'ambasciatore di Noli cercò di inserire nei trattati ufficiali che aveva appena stipulato con Parigi anche il principato. Inizialmente la sua proposta non ebbe successo. Poi, qualche mese dopo (siamo nel 1858), Parigi volle stipulare con Noli un trattato di unione doganale, con il nulla osta del regno di Sardegna. Nella piccola repubblica, la cosa sembrava sospetta: con il nuovo porto in funzione, il valore commerciale di Noli era aumentato di molto e non era logico pensare che il regno sabaudo lasciasse un cuneo economico nel cuore dei suoi territori.
La risposta venne quando venne reso pubblico l'accordo di Plombières, dopo la seconda guerra d'indipendenza. Infatti, in cambio dell'aiuto contro gli austriaci Napoleone III aveva chiesto la contea di Nizza e la Savoia. Mentone e Roccabruna dovevano invece tornare a Monaco, che doveva poi girarle direttamente alla Francia in cambio di 4 milioni di franchi d'oro. Ma la clausola, per amicizia verso Noli (Napoleone III era un gran sentimentale, in fondo) e per intercessione dei Bonaparte dell'Elba, anch'essi in ottimi rapporti con i Grimaldi, venne modificata. In cambio del mantenimento della sovranità Monegasca sulle due città, i Francesi si erano accordati con il Piemonte per l'unione doganale e l'utilizzo privilegiato del porto di Noli. Il principato e la repubblica finirono sotto la diretta protezione del secondo impero, cosa che ne preservò l'indipendenza durante il processo di nascita del regno d'Italia. Ma, poiché fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, Noli cercò comunque di coltivare buoni rapporti con Torino. Cosa che in effetti tornò utile allorquando, nel 1870, Napoleone III cadde a seguito della battaglia di Sedan. Il XIX secolo, per il resto, proseguì senza particolari intoppi, a parte alcune tensioni con il governo Crispi, durante la guerra doganale con i transalpini, e così fu anche per i primi anni del ventesimo. Durante la prima guerra mondiale Noli si schierò con l'intesa. In direzione delle trincee di Verdun, assieme ai francesi, partirono alcuni volontari, che non fecero ritorno. Con l'avvento del fascismo la situazione di Noli come cuneo francese in territorio italiano si fece poco sicura. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale a nulla valsero i tentativi diplomatici: Noli fu occupata dalle forze del duce nel 1940. Un tentativo di rivolta riconsegnò la libertà a Noli nei tumultuosi giorni dopo l'8 settembre 1943, ma durò poco, poiché le forze della repubblica di Salò e i nazisti ripresero possesso del paese, fino all'aprile 1945. Poco dopo la guerra, nel 1946, a Noli si tenne un referendum per decidere se entrare a far parte della neonata repubblica italiana o restare indipendenti. Con un ampio margine vinse la seconda opzione. Vennero comunque siglati gli accordi di libero scambio della penisola italiana del 1951. Poco dopo decise di aderire alla CEE, contrariamente alla scelta intrapresa dagli altri piccoli stati della penisola. I principali introiti economici sono derivati dall'elevato numero di esercizi commerciali dell'industria del lusso che il governo ha cercato sempre di attirare (milioni di italiani vengono ogni anno a fare spese nella free- tax area del porto, attirati dal prezzo inferiore dei prodotti). Sono sorte inoltre moltissime strutture ricettive per il turismo balneare (sempre di alto livello). Dal 2000 (addirittura prima della repubblica italiana) i nolesi hanno potuto utilizzare la moneta unica europea. Dal 2008, primo capitano della repubblica è Ambrogio Repetto, liberal – socialista.
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