La Provincia di Olonia


Ecco l'idea partita dal nostro Webmaster William Riker:

Negli anni cinquanta vi fu chi propose di fondere le città di Busto Arsizio e Gallarate in un'unica, grande conurbazione chiamata Olonia (dal nome del fiume Olona nella cui valle esse si trovano), che sarebbe divenuta capoluogo di una nuova provincia lombarda, ritagliata sottraendo comuni alle province di Varese e Milano, ed estesa da Magenta a Somma Lombardo e fino a Parabiago. In seguito i forti campanilismi prevalsero e il progetto sfumò.

Ma se va in porto ed Olonia con la sua provincia nascono effettivamente? Quali gli impatti sulla storia e sullo sviluppo urbano e industriale dell'Alto Milanese?

Nota dell'autore: io abito a 3 Km da Busto Arsizio, e della nuova provincia sarei stato cittadino...

Il gonfalone della città di Olonia

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Questa è la risposta di Never75:

Data l'importanza pressoché nulla a livello amministrativo, legislativo e di rapporto con la popolazione che hanno le province oggi in Italia, credo che sarebbe cambiato poco o niente. Tutt'al più ci sarebbe stato l'ennesimo magna-magna... E magari la nuova Provincia avrebbe fatto da apripista per molte altre (sempre nell'area lombrada)

Ad esempio:

- Le province di Lodi, Lecco e Monza-Brianza (sic!) sarebbero state 'inventate" molto prima.

- Ci sarebbe stata un'ennesima provincia che raggruppi Rho (che già oggi ha 60.000 abitanti circa, più o meno come Mantova) ed i paesi limitrofi (e magari anche Bareggio, Pregnana, Settimo Milanese, Cornaredo e Pero ci sarebbero finiti dentro).

- Legnano avrebbe avuto una doppia scelta: od unirsi nella nuova provincia a Rho od a Busto Arsizio.

- Crema si sarebbe staccata da Cremona così come Vigevano lo avrebbe fatto da Pavia, inventandosi la provincia di Lomellina.

- La Valcamonica sarebbe divenuta pure essa una provincia a parte.

- Per il comprensorio di comuni sul Lago di Garda (Sirmione, Desenzano, Gardone ecc.) ci si sarebbe inventati una cosa stile Verbania-Cusio-Ossola.

Come conseguenza ci sarebbero state quasi più province in Lombardia che nel resto d'Italia!

Alternativa: e se si fosse deciso di fare (più seriamente) una seria riforma delle città metropolitane? Milano avrebbe giocoforza dovuto inglobare tutti i comuni immediatamente confinanti (oltre agli altri più grossi) e sarebbe diventata una mega metropoli in grado (forse) di competere con altre città europee come Parigi, Londra o Berlino. Quali le conseguenze?

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Ed ecco la proposta del grande *BhriHskwo-bhlôukstrôy:

Insospettabile entusiasmo (anch'esso ormai pluridecennale) da parte di un mediolano-varesino emigrato, pur tuttavia con la preghiera di inserire il tutto in una radicale trasformazione della geografia amministrativa del bacino padano!

La cosa mi interessa molto anche perché ho in soggiorno una cartina degli Anni Settanta pubblicata dalla Regione e nella quale sono colorati in modo evidente i costituendi Comprensorî (che avrebbero sostituito le Province) sopra la rete dei confini comunali, quindi si vedono benissimo sia il tracciato dei confini dei Comprensorî sia da quali Comuni sarebbero stati formati).

Ecco i comuni appartenenti alla provincia di Varese che avrebbero dovuto entrare nella provincia di Olonia: Albizzate, Solbiate Arno, Carnago, Cairate, Gorla Maggiore, Gorla Minore, Marnate, Castellanza, Olgiate Olona, Solbiate Olona, Fagnano Olona, Busto Arsizio, Cassano Magnago, Oggiona con Santo Stefano, Jerago con Orago, Cavaria con Premezzo, Besnate, Gallarate, Samarate, Cardano al Campo, Casorate Sempione, Arsago Seprio, Somma Lombardo, Golasecca, Vizzola Ticino, Ferno, Lonate Pozzolo.

Ed ecco quelli scorporati dalla provincia di Milano: Rescaldina, Cerro Maggiore, San Vittore Olona, Canegrate, San Giorgio su Legnano, Legnano, Villa Cortese, Busto Garolfo, Dairago, Arconate, Buscate, Magnago, Vanzaghello, Nosate, Castano Primo, Turbigo, Robecchetto con Induno, Cuggiono, Inveruno, Mesero, Bernate Ticino, Boffalora sopra Ticino, Marcallo con Casone, Magenta, Robecco sul Naviglio, Corbetta, Vittuone, Santo Stefano Ticino, Ossona, Arluno, Casorezzo, Parabiago, Nerviano.

La provincia di Olonia

Circa il punto della radicale riorganizzazione della geografia amministrativa nel bacino padano, intendevo riferirmi a tre aspetti, tutti legati al fatto che le Regioni come sono oggi - e tanto più se dovessero ricevere nuove competenze - sono ritagliate secondo confini del tutto estemporanei, dovuti a circostanze storiche non solo spesso incongrue con qualunque prospettiva geografica e antropica (che, in geografia amministrativa, dovrebbe per definizione costituire il principale criterio organizzativo), ma anche, in ogni caso, irrazionalmente parziali rispetto alle stesse dinamiche geopolitiche che hanno agito nella storia, come è particolarmente ben noto a tutti coloro che partecipano a discussioni di storia alternativa (una delle cui molte utilità è di analizzare le - verissime ed effettive - cause storiche e di distinguerne, fin dove è possibile, gli effetti):

1) manca un'unità amministrativa del bacino padano; fra l'altro ce ne sarebbe una storicamente formatasi, che è la Lombardia medioevale: il fatto che oggi la Lombardia sia molto più ristretta è dovuto alle note vicende storiche incentrate sugli (= contro gli) Asburgo (Genova, Venezia, Svizzera, Papato, Savoia), ma si tende a dimenticare che gli stessi avversarî degli Asburgo (a parte Genova e forse il Papato)  miravano alla conquista di tutta la Lombardia, non semplicemente alla sua spartizione.

Quindi vera Lombardia = Piemonte + Lombardia (per la Svizzera a Sud delle Alpi v. sotto) + Emilia (senza Romagna?); la Valle d'Aosta evidentemente è destinata all'indipendenza e quindi non può essere inclusa, a meno di non immaginare accordi Euregio come con la Svizzera, v. sotto; per il Trentino occidentale vale lo stesso che per la Val d'Aosta.

2) È chiaro, d'altra parte, che tra una regione così ampia e il livello amministrativo provinciale esiste almeno un piano intermedio, costituito a sua volta da regioni storiche, per esempio appunto l'Emilia o il Piemonte; per quanto riguarda Milano a tale livello, si tratta di quella che ormai convenzionalmente viene chiamata, con tipica espressione neoclassica, "Insubria".

Tale Regione Insubria è abbastanza variabile quanto a confini percepiti, comunque include sempre le seguenti attuali Province: Milano, Monza-Brianza, Varese (spesso anche Verbano-Cusio-Ossola), Como, Lecco, Sondrio e - in prospettiva Euregio - la "Repubblica e Cantone del Ticino" e le tre valli a Sud delle Alpi del Canton Grigioni (Mesolcina-Calanca, Bregaglia, Poschiavo).

3) In relazione alle Province, dalla fine del Settecento tutti tentativi di riforma si sono dibattuti, anche a pochi anni di distanza l'uno dall'altro, tra due livelli: quello corrispondente ai tradizionali Contadi (il corrispettivo civile delle Diocesi) e quello corrispondente ai tradizionali Comitati (so che etimologicamente è lo stesso termine che "Contadi", ma storicamente hanno finito per essere diversi). È inevitabile prendere atto che entrambi hanno ragione di esistere, in quanto insistono su piani diversi.

Dato che poi non stiamo facendo riforme, ma proponendo una griglia di lettura del territorio, penso che saremo tutti (e due?) d'accordo che nella Regione Insubria come sopra delineata esistono due grandi centri urbani tradizionali, Sedi vescovili per quanto riguarda l'aspetto storico, centri di reti stradali per quanto riguarda il tessuto territoriale, evidentemente Milano e Como; invece, per quanto concerne le Province 'locali' (= Comprensorî della Riforma mancata) e che, data la scelta concreta dei loro singoli nomi (quasi sempre con riferimento a fiumi), potrebbero essere chiamate "Dipartimenti", se ne distinguono almeno dieci:

Ognuno di questi sarebbe poi suddiviso in un congruo numero di Cantoni, corrispondenti alle tradizionali Pievi (per l'Olona-Seveso-Lambro sarebbero: Milano, Bruzzano, Bollate, Trenno, Nerviano, Parabiago, Dairago, Corbetta, Rosate, Casorate, Gaggiano, Decimo, Locate, S. Giuliano, S. Donato, Mezzate, Segrate, Settala, Gorgonzola, anche se non mi sfugge l'implicita differenza con i progettati Comprensorî, visto che Dairago, Corbetta, Parabiago e Nerviano erano inclusi nel Comprensorio n° 10 Busto Arsizio - Legnano - Gallarate).

*BhriHskwo-bhlôukstrôy

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A proposito di ucronie sulla provincia italiana, c'è anche questa proposta di Ainelif:

Nel 1951 si verificò la catastrofica alluvione del Polesine devastando le province di Venezia e Rovigo, causando 84 vittime e sfollando più di 180.000 persone con conseguenti danni economici e sociali.

Si dice che ogni seicento anni si verifichi una piena fluviale "apocalittica" e che nessuna barriera riesca a fermarla. Ora, supponiamo che tale inondazione disastrosa si verifichi in questa epoca...

Il caldo soffocante di un'estate porta molti ghiacci sulle Alpi Marittime a sciogliersi facendo confluire molte portate idriche alla sorgente del Po sul monte Monviso, e quindi ha uno scorrimento maggiore ed impetuoso sebbene in pianura rallenterà il suo spostamento, ma nell'arrivato autunno le polveri sottili e le nubi di inquinamento dei centri industriali della Pianura Padana creano le basi per giganteschi temporali e nubifragi che riempiono spaventosamente il corso del fiume che sfonda molti argini e barriere, relativamente molto deboli per contenere una portata di questo genere.

Le continue piogge alzano continuamente il livello del bacino fluviale, le autorità sospendono il traffico navale e qualunque barca civile o militare vi ci navighi.

Il livello dell'acqua raggiunge ponti ferroviari e stradali fino all'inizio del drammatico cataclisma chiamato inondazione che si scatena sommergendo dapprima le numerose isolette presenti sul suo corso come la celebre Isola Serafini.

A Torino gli effetti non sono poi così devastanti essendo in un punto in cui il Po non è letale, la rete fognaria della città e il centro storico in parte sono allagati completamente, ma la popolazione sfollata reagisce con la costruzione di depuratori in grado di filtrare tutta l'acqua presente e di nuovi argini giganteschi per respingerla nei suoi confini naturali.

L'ondata catastrofica si manifesta attorno alla provincia di Piacenza, la zona lodigiana è completamente sommersa e l'acqua arriva perfino tra le strade della città omonima; mentre l'acqua travolge il centro industriale, la stazione, si scontra con le campagne circostanti toccando frazioni e zone periferiche ma invadendo completamente quasi tutto il centro storico in una sola giornata.

Il governo dichiara lo stato d'emergenza e provvede a prepararsi a Cremona per frenare l'ondata che riesce a fermarsi momentaneamente, ma l'acqua si infiltra sulla terraferma attraverso canali d'irrigazione e torrenti invadendo i campi coltivati e boscaglie dunque superando la barriera cremonese; se il Po è ad un livello esasperante di piena, i suoi affluenti Adda e Lambro riversano megalitri di muri idrici sulle proprie rive distruggendo altrettanti centri abitati e sconvolgendo le regioni contadine, stessa identica sorte per il Trebbia.

Parma e Modena subiscono effetti disastrosi per la totale distruzione delle loro reti fognarie, le migliaia di sfollati trovano rifugio sull'Appennino o a Reggio Emilia, l'unica città emiliana a malapena sfiorata dalla furia del Po; paesini come Guastalla o Luzzara sono solo un vago ricordo e le morti si contano a decine di migliaia.
Il mitico paese di Don Camillo e Peppone, Brescello, viene distrutto da una portata di fango e acqua in una sola notte, la mattina dopo si vedrà svettare tra i detriti solo il campanile della chiesa.

Nella Romagna le saline, canali e quant'altro contribuiscono ad una portata d'acqua maggiore e più frenetica che sommerge i tre laghi mantovani e la stessa Mantova colta di sorpresa sul suo Mincio, Ferrara invece è evacuata in tempo e sebbene i danni siano enormi gli abitanti riusciranno in parte a salvarsi, mentre un'ondata riesce a raggiungere perfino la periferia bolognese attraverso il letto del fiume Reno senza danni gravi.

La costiera romagnola corre quindi un grave pericolo, si trova ad essere schiacciata tra la furia del Padus e il mare Adriatico, senza grandi quantità di turisti come il ferragosto, gli abitanti vengono accolti in massa a Ravenna e a Forlì, successivamente in altri tre giorni il peso dei detriti rallenta il fiume che incamera le intere Valli di Comacchio creando un immenso lago di acqua dolce-salata che travolge strade, ponti, autostrade e ferrovie sommergendo per qualche tempo pure il Delta e molte spiagge e località costiere ed infine immettendosi in mare e addirittura alzando il livello dell'Adriatico intero di qualche metro con non poche ripercussioni sulla costa balcanica.

La Pianura Padana ritorna ad essere una sorta di palude, dove infuriano malattie come la malaria e il colera...

Quando si dice: piove sul bagnato!!!

Ainelif (molto pessimista!)


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