Ecco la proposta iniziale di Filobeche:
E se Alessandro fosse morto?
Ispirato dalla discussione
con Falecius, propongo di scrivere un'ucronia nella quale in grande macedone
sia morto e vediamo come ognuno di noi disegna il mondo senza Alessandro e senza
l'ellenismo... Che ne dite?
.
Falecius ribatte:
OK, io ci sto. Non demordo sul fatto che l'Impero Persiano conquisti in una breve controffensiva la Macedonia: le città greche recuperano l'indipendenza, e:
A) Dario III ci riprova, viene sconfitto e perde il controllo di molte province occidentali; l'Impero persiano si chiude in sé stesso, finché non viene spazzato via dai Parti o più realisticamente dai Saka.
B) Dario lascia greci tranquilli, memore delle passate sconfitte. Mi sembra più probabile. se ne torna in Asia e il controllo persiano sulla Macedonia e sull'Egitto svanisce alla fine del suo regno. Alcune satrapie, come l'Armenia, sono già di fatto indipendenti anche se formalmente vassalle.
Nel frattempo Roma, poco toccata dagli eventi orientali, combatte e vince le sue guerre sannitiche e si trova di fronte i tarantini come nella HL. In India, Chandragupta Maurya unifica la pianura indogangetica, e fissa con interesse i domini del vicino, debole impero persiano. Dispone di risorse superiori per popolazione, leadership ed organizzazione, e segue perciò il consiglio dell'antico manuale della politica indiana, l'Artashastra che uno dei suoi ministri ha iniziato a redigere, secondo cui "ogni potere superiore per forze ad un latro deve fargli guerra". Conquista dunque l'Aracosia, la Bactriana, la Sogdiana e forse anche la Chorasmia, raggiunge il Mar Caspio e i deserti centrali, ma non riesce a sottomettere del tutto la Partia.
Le satrapie occidentali si sfilano dal controllo persiano, vengono creati degli stati di lingua aramaica o anatolica.
La mia proposta è: Israele, Nabatea ( che occupa tutta la Transgiordania e la Siria del Sud) Tiro, Sidone, Biblo, Arad, Pirindu (Cilicia aspera) Siria (capitale Aleppo) Cappadocia, Armenia, Licia, Lidia, cui poco dopo si aggiunge Galatia, fondata da invasori celtici provenienti da nordovest ( che devastano la Tracia ) Inoltre, Paphos e Kition a Cipro ( il primo regno greco, il secondo fenicio).
La parte centrale del'Impero Persiano invece tiene: Attorno al 150 A.C. gli Achemenidi vengono sostituiti dagli Arsacidi alla guida del regno iranico.
Non so cosa accada alla
mesopotamia, se cioè babilonia non possa diventare un polo di aggregazione
alternativo alleandosi magari con i Maurya (seguendo un antichissimo percorso di
relazioni politiche e commerciali)
Inoltre la ritrovata indipendenza di Tiro può avere effetti importanti su
Cartagine: non so in che situazioni si trovi Pirro o chi per lui regni in Epiro,
nel momento in cui Taranto e Siracusa lanciano il grido d'aiuto; ma è possibile
che Atene, indipendente, abbia recuperato un certa egemonia in una Grecia
esausta e risponda all'appello. Una guerra ateniese in Italia e Sicilia sarebbe
senza speranza: e i Romani potrebbero passare l'Ionio e raccogliere il bottino
L'unico ad opporglisi, se esiste in questa linea temporale, può essere proprio
Pirro. Che avrebbe vasto successo, diventerebbe re di Macedonia oltre che di
Epiro, e ed eventualmente anche di Tracia, e unificherebbe le città in una
unica potenza ellenica, concordando con Roma un spartizione al canale d'Otranto.
A Roma, il prestigio della cultura greca non sarebbe così grande, e i Greci
verrebbero visti essenzialmente come rivali. Per un certo tempo ci potrà essere
una modo grecizzante, ma il problema principale è è quello dei rapporti con
cartagine: Azzardo una supposizione: Tiro, che è il terminale dei commerci
nabatei, è indipendente, e recupera i rapporti economici e la teorica signoria
politica sulla colonia occidentale. In questo modo, un certo numero di cammelli
viene trasportato in Nordafrica dove diventa il nerbo della forza militare e
commerciale di Cartagine: "tribù" cammelliere miste fenicio-numide
attraversano il Sahara, gli indigeni Numidi Mauri, Getuli e Garamanti vengono
sottomessi. Pirro e suoi successori potrebbero imbarcarsi in una serie di Guerre
in Asia Minore, scontrandosi infine con un altra potenza che potrebbe diventare
l'Armenia.
L'Egitto della nuova dinastia faraonica riprende la politica espansionistica in Palestina e Libia e Cipro, scontrandosi con Greci e Fenici.
Mi fermo qui, per ora.
.
Ed ecco la risposta di Lord Wilmore:
323 a.C.: Besso per conto
di Dario III conquista la Macedonia
301 a.C.: battaglia di Ipso, i Parti subentrano ai Persiani e si convertono al
mazdeismo
193 a.C.: i Romani sono sconfitti dai Parti a Magnesia
146 a.C.: i Romani conquistano ciò che resta della Grecia
53 a.C.: Crasso è ucciso dai Parti
48 a.C.: Cesare si innamora della regina dei Parti, la sposa, unisce le corone
romana e partica, sposta la capitale dell'impero a Ctesifonte ed è per questo
ucciso da una congiura di senatori romani
27 a.C.: Augusto si fa nominare imperatore di Roma e dei Parti, si converte al
mazdeismo e "orientalizza" l'occidente; l'aramaico lingua franca in
tutto il Mediterraneo, grande potenza dei banchieri ebrei
64 d.C.: Nerone perseguita il nascente Cristianesimo
227 d.C.: Artaserse della Casa di Sasan sconfigge i Romani e fonda l'impero
sasanide esteso dal Portogallo all'Indo
531 d.C.: Cosroe I Anushirvan è sconfitto dai germani, deve cedere loro tutta
la Parte Occidentale del suo impero fino ai Dardanelli. Si formano i regni
persiano-germanici di religione cristiana.
800 d.C.: Carlo Magno riunifica i regni persiano-germanici ed è incoronato
imperatore d'occidente.
Conseguenze:
> L'Islam non nasce e in
oriente trionfa il mazdeismo;
> Il latino scompare e l'intero occidente è dominato da lingue celtiche e
germaniche;
> non si ha la divisione tra cattolici ed ortodossi e la cristianità
rimane unita
> l'ebraismo non è perseguitato e non si ha la diaspora.
.
Facciamo tornare la palla a Filobeche:
OK, adesso immagino che tocchi a me... si tratta di Idee prima di dargli un corpo definitivo, ma devo aspettare di aver più chiari alcuni concetti.
Dunque, Alessandro
Muore e la corona macedone tocca ai parenti della madre (perciò a Pirro).
L'impero Persiano,che non ha la capacità di marciare verso occidente, recupera
però l'Asia minore; in Grecia la Lega Etolica diventa la maggiore potenza
militare. Ma comunque l'impero Persiano non può più permettersi di controllare
le province occidentali e si ritira oltre l'Eufrate. dove rafforza il suo potere
magari con una riforma politico-militare. Intanto in Occidente Cartagine decide
di recuperare la madre patria mentre L'Egitto rinasce sotto l'ennesima dinastia
nazionale. I Celti invadono le regioni centrali dell'Asia minore e travolgono i
regni che vi erano sorti; fondando un aristiocrazia bianca su gente più scura.
Roma si espande come nella HL
e viene in contatto con la Grecità attraverso le colonie della Magna Grecia; ma
dopo la conquista dell'Italia e una guerra con cartagine; la repubblica assesta
i suoi confini sull'Epiro e la Gallia Narbonese. Cartagine si espande e forse
prende l'Egitto. In Asia minore la Fenicia ritorna cartaginese e Israele diventa
una potenza regionale. L'Alta mesopotamia potrebbe rivelare delle sorprese.
Gesù diventa re d'Israele; ha dodici ministri e regna come se il suo regno
fosse il paradiso. Giuda (Ministro del tesoro?) lo vende ai parti che vogliono
recuperare le antiche terre e lo uccidono. Gesù risuscita e promette un regno
che non passerà, Pietro gli succede sul trono ed Israele potrebbe diventare una
potenza. Il culto di un Gesù-Messia si diffonde nel Mediterraneo e nascono più
"Chiese" di stampo nazionale; l'influenza del mazdesimo è pesante più
che nella HL.
Per adesso mi fermo qua poi vediamo...
.
Riprende la parola Falecius:
Artaserse, quinto del suo nome, figlio di Dario, si dimostrò il più grande dalla casa degli Achemenidi, secondo solo al sommo Ciro, fondatore dello Stato, per molti secoli.
Suo padre Dario, pur tra molte difficoltà, era riuscito a conservare ed ingrandire lo stato persiano, annettendo le satrapie di Skudra (Tracia) e Makedonia, ma, memore delle passate sconfitte, non aveva fatto nulla per riconquistare le città greche, pur tornando a riscuotere i tributi della Yavana (Ionia), sulla costa dell'Asia Minore. Inoltre aveva posto fine alla dinastia indipendente che gli si era ribellata in Egitto, ed aveva riconquistato Put (la Cirenaica). Tuttavia le satrapie occidentali, costellate di città e regni locali semi autonomi, erano di difficile controllo per lo Stato Achemenide. Di questo Dario era consapevole, ed in punto di morte raccomandò ad Artaserse di consolidare lo Stato.
Il
giovane Artaserse si impegnò in questo con vigore, intelligenza ed energia. I
primi cinque anni del suo regno furono impiegati per annientare autonomie
locali, come quelle dei regni di Giudea, Cilicia e Sidone, e per rafforzare la
presa sull 'Egitto, insediandovi coloni siriaci e specialmente tribù arabe
alleate, di cui la principale erano i Sariq e i Qedar. Questo lasciò la tribù
dei Nabatu come unica grande forza nella penisola araba nord-orientale.
lasciandoli sotto le loro istituzioni tradizionali, Artaserse riuscì però ad
annettere il loro paese all'Impero, fino alla città di Iatribu a sud, e ne fece
la ventiduesima satrapia. Nel quinto anno di regno le satrapie di India e
gandara furono invase dalle forze del conquistatore Candrakottas di Magadha.
Artaserse si portò ad est, lasciando che l'incauto indiano si spingesse nei
terreni desertici dell'Aracosia, dove le sue forze cammellate arabe e di opliti
greci mercenari annientarono il superiore esercito indiano. Inseguendo il
nemico, Artaserse si spinse poi oltre l'Indo e conquistò l'intero Panjab fino
al fiume Beas. Notizie di rivolte ed invasioni nomadiche in varie regioni
dell'Ovest lo dissuasero dalla conquista del magadh propriamente detto. La
minaccia più seria veniva dai galati, un gruppo di tribù celktiche che avevano
invaso e devastato Skudra e macedonia, per poi installarsi in Lidia, Frigia e
Cappadocia. Artserse si alleò contro di loro con Atene e tebe, città greche
tradizionalmente ostili, e riuscì a sottometterli, riprendendo Skudra fino al
Danubio e alla Moldava.
Dopo
aver represso alcune ribellioni, ed esentato le città ioniche dal tributo come
ricompensa per l'aiuto prestato, il Re dei Re fece ritorno in Persia, acclamato,
ma terribilmente conscio della fragilità dell'Impero e della superiorità
militare di Greci. Anziché però, come i suoi predecessori, reclutare
inaffidabili mercenari come opliti, Artaserse introdusse nella fanteria
medo-persiana gli elementi tipici della riforma militare di Epaminonda,
affiancati però dal maggiore accento, tipico della tradizione militare iranica
e dalle necessità dell'ambiente asiatico, sulla mobilità delle truppe,
dividendo le falangi in due ordini ( opliti pesanti dietro, truppe più leggere,
spesso celtiche o siro-babilonesi davanti, queste ultime riorganizzate in
manipoli autonomi di cento o trecento soldati)) e affiancandole con abbondanti
colonne di cavalleria leggera araba e saka e cavalleria corazzata armena. Gli
arcieri a cavallo dei Parti e le forze cammellate ausiliarie vennero integrate
in
questa poderosa armata, la meglio concepita del mondo di allora.
Le parti dell'Impero ad ovest dell'Eufrate erano continuamente in rivolta, difficili da governare. Artaserse decise di porre fine a questa situazione riorganizzando la struttura dello Stato. L'Impero fu diviso in due parti, appunto dall'Eufrate, con amministrazioni rispettivamente in lingua aramaica e persiana. La capitale dell'Occidente fu Tiro, che perse la sua autonomia. Quella dell'Oriente non fu definita, ma di solito il re dei re risiedeva a Persepoli.
Naturalmente l'Ovest non era indipendente. Il principe ereditario era il suo governatore, con una propria corte, e rispondeva del suo operato al Re dei Re.
Le satrapie vennero mantenute come concetti geografici, ma persero ogni valore politico. Artsaserse si rendeva conto del pericolo che il potere dei satrapi poteva rappresentare. La carica continuò ad esistere, ma diventò un semplice incarico contabile. All'interno di ogni satrapia, l'amministrazione individuò etnarchie e toparchie. Ognuna fu soggetta alla giurisdizione consuetudinaria locale, purché accettasse il diritto di appello al re o al suo rappresentante ( che giudicava secondo la legge persiana) e la codificazione scritta. Ogni etnarchia era autonoma, e ad aveva giurisdizione personale su tutti i membri della tribù nei confini della satrapia. Le toparchie esercitavano invece la giurisdizione su una città ed il territorio agricolo circostante, senza riguardo alle etnie che ne componevano la popolazione. La toparchia era retta collegialmente da magistrature o aristocrazie o monarchie locali, e amministratori persiani.
L'autonomia delle etnarchie era maggiore, ma il prezzo era l'obbligo di fornire, assieme ai persiani ( che non erano inquadrati nella struttura) la maggior parte dell'esercito permanente dell'Impero. Le toparchie erano invece tenute ad ospitare guarnigioni ( che venivano sempre da un satrapia diversa) e contribuivano principalmente con la tassazione e con la coscrizione d'emergenza. Anche le etnarchie erano soggette a tributo, ma in termini assai più lievi. Ci furono alcune eccezioni: ad esempio le toparchie greche fornivano opliti, più che tasse, mentre le etnarchie di Nabatu e Bit Yakini pagavano tasse sulle attività commerciali ( specialmente incenso) più che fornire , come anche facevano, contingenti cammellati per l'esercito. Il processo di riorganizzazione e riforma fu graduale, e alla morte di Artaserse era completo soltanto nell'Ovest e in Asia Centrale.
Il risultato fu che la forza militare dei nomadi e in genere dei popoli più riottosi fu separata dalla popolazione d'appartenenza in cambio dell'autogoverno di questa e della riduzione delle tasse. Lo Stato nel suo insieme risultò dunque rafforzato. Applicare le riforme nell'Iran proprio fu difficile. L'aristocrazia e la burocrazia perso-elamiche e alcuni quadri di ufficiali medi, sostenuti da settori dei Magi, organizzarono una violenta fronda contro le riforme, che avrebbero messo in discussione il loro potere. Le prime opposizioni, limitate alle satrapie di Bactriana e Partia, rimasero locali e vennero soffocate. La rivolta generale covò sotto la cenere negli ultimi anni di Artaserse, mentre questi si impegnava in una nuova campagna ellenica, che portò alla conquista delle isole Cicladi e Sporadi, di Creta e della Tessaglia, e dimostrò la superiorità della falange a doppio ordine persiana su quella greco-macedone composta esclusivamente di opliti.
Tornato a Persepoli, lasciando al figlio Elibaal ( avuto da un principessa fenicia) il governo dell'Occidente, dedicò gli ultimi due anni di regno a sventare congiure e liberarsi dei nobili più pericolosi ed ambiziosi.
Alla morte di Artaserse IV, Elibaal lasciò Tiro alla testa di un esercito composto di Arabi, Galati, e Greci, per reclamare il suo diritto all'eredità paterna, affidando l'Occidente al fratellastro Archelao, etnarca di makedonia, e alla madre, la regina di Tiro Shamash-Malkati. In Iran infatti la rivolta dei satrapi era esplosa sostenendo la candidatura di Vohumazda, un figura piuttosto oscura che vantava una dubbia discendenza da Dario il Grande, ma la cui sorella era stata per un certo tempo la favorita di Artaserse. Dietro Vohumazda i veri capo della rivolta erano il Chiliarca d'Oriente, Ahurakrishna, figlio di Puru del Panjab e di una principessa della casa di Otane, e l'intransigente Mago mazdeista Tamaspe. Cinque delle sette casate di Persia si schierarono con i ribelli, ed Elibaal decise che era tempo di eliminare con esse l'ultimo residuo del vecchio ordine stabilito da Dario I, e che aveva quasi portato l'Impero al collasso sotto Dario III e nei primi anni di Artaserse.
Entrato in Mesopotamia, ottenne quasi subito il sostegno di Artasse, il più potente degli etnarchi in quanto il suo territorio includeva tutta la vecchia satrapia di Armina ( Hayastan).
Anche il clero babilonese di Marduk e quello assiro di Sin a Kharran appoggiarono Elibaal, temendo l'imposizione forzata del mazdeismo sostenuta da Tamaspe. Dopo una vittoria non decisiva presso Eshnunna, Elibaal passò le porte di Zamua entrando in Iran.
Grazie al sostegno di Matieni, Caspii ed Alarodi, che provvidero forze fresche di cavalleria per contrastare quella meda dei ribelli, Elibaal vinse nuovamente ad Urmia, dopodichè, sorprendentemente, avanzò a nord per stabilizzare la frontiera sottomettendo i Kartveli, i Colchi e gli Albani. La satrapia di kartvelia tra i due caucasi fu quindi istituita, e a nord delle montagne Elibaal reclutò ausiliari Sciti.
Nel terzo anno di regno tornò a riprendere l'Iran, dove nel frattempo era esplosa la lotta per il potere tra Ahurakrishna, che rappresentava gli interessi dell'elite brahmanica e kshatriya delle satrapie indiane, e godeva del sostegno di Saka e Soghdiani, e Tamaspe, che controllava la Media, l'Ariana e la Margiana. Vohumazda aveva infatti estromesso Ahurakrishna e gli kshatriya dalla corte, a favore di elementi zoroastriani ed iranici. A questo punto Ahurakrishna si rivolse ad Ashoka, il giovanissimo re del Magadha, erede di un regno che dai monti Vindhya e Himalaya arrivava fino alla frontiera persiana. Elibaal decise di annaintare per primi Tamaspe e Vohumazda, anche perché la rinnovata minaccia indo-sacia aveva alianato loro parte dell'aristocrazia persiano-elamica, anche se non di quella meda, partica ed ircana.
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Infine, ecco l'ultima proposta di Filobeche, intitolata « UN MONDO SENZA ALESSANDRO »:
Punto di Divergenza: Alessandro Magno cade in battaglia durante la battaglia di Granico; con la sua morte la trionfale avanzata macedone non parte neppure; l'impero persiano sopravvive e l'occidente non conoscerà questa figura cosi importante per la storia…
Maggio 334 BC: Nella battaglia di Granico Alessandro III° re dei Macedoni trova la morte; colpito alla testa da un ascia nemica. Senza il loro re l'esercito Greco, vince si la battaglia, ma non può procedere oltre.
Giugno 334 BC: Atene e le altre città Libere greche incontrano a Tiro Dario III° e firmano con lui una pace separata che garantisce alle colonie ioniche l'indipendenza dalla Persia e libero accesso alle navi elleniche nei porti d'Egitto.
Luglio 334 BC: Senza più un leader a guidargli i nobili macedoni iniziano a lottare per il predominio, scatenando una feroce guerra civile;l'esercito fedele a Parmenione si ritira a Bisanzio. Intanto però Atene e Sparta formano un alleanza "Per cacciare il barbaro via dalla Grecia" L'esercito macedone è ancora troppo forte per i Greci, i cui eserciti si spuntano le zanne, nella battaglia di Lamia a fine mese. Ma Parmenione,minacciato da Dario e con ancora troppi generale riottosi accetta di ritirare le truppe da tutta la Grecia tranne la Beozia. Atene fonda una Lega marittima che include anche Bisanzio e Nicea.
Settembre 334 BC: Parmenione fa uccidere la madre di Alessandro: Olimpia ed incorona il piccolo fratello; Filippo, re di macedonia. Scoppia una nuova rivolta guidata stavolta da Efestione che come migliore amico del Re pensa di essere in grado di guidare la nazione. Ma viene sconfitto e costretto all'esilio alla corte di Dario.
333-332 BC: Alessandro Molosso di Epiro avanza su Pella e la conquista accolto da Tolomeo, dopo una rapida campagna militare mette in fuga Parmenione mentre attende il ritorno di Efestione; che viene ri- nominato Chiliarca(Comandante della Cavalleria) Per governare il regno che si trova tra le mani Alessandro Molosso crea una sorta di duplice monarchia dopodichè, firmata un'alleanza con i romani invade il sud Italia. Nella campagna che colà si svolge; grazie ad Efestione ed ai generali Macedoni sconfigge i Bruzzi ed i Lucani ottenendo la fedeltà di Taranto.
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