di Det0
« E scomparve persino il nome di quella contrada, e dopo di allora gli Uomini più non parlarono di Elenna né di Andor il dono sottratto, né di Númenórë ai confini del mondo; ma gli esuli sulle rive del mare, quando si volgevano all'Ovest indottivi dal desiderio dei loro cuori, parlavano di Mar-nu-Falmar inghiottita dalle onde, di Akallabêth la Caduta, Atalantë in lingua Eldarin » (John Ronald Reuel Tolkien)
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Platone nelle sue opere "Timeo" e "Crizia" sostiene l’esistenza di Atlantide, mitica isola oltre le Colonne d’Ercole; ebbene, in questa ucronia Platone ha ragione ed Atlantide esiste davvero…
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Ora delineiamo gli aspetti più importanti della civiltà Atlantidea.
Geografia.
Atlantide si trova nel mezzo dell’Oceano Atlantico a circa 1350 km dalla Spagna e 3000 km dall’America, posizionata all’altitudine dell’attuale Marocco possiede un clima piuttosto mite e temperato, ma il nord dell’isola è leggermente più
freddo, essendo quasi all’altezza delle isole Britanniche.
La superficie dell’isola è per buona parte (a ovest) coperta da tre catene
montuose che nascono da un unico grande ammasso nel centro dell’isola, quest’ammasso è anche il più grande “fornitore” di fiumi, che dal centro dell’isola si riversano nell’oceano formando grandi foci sulle quali si trovano meravigliose città.
Vicino all’ammasso centrale è presente un grande lago presso cui vengono costruite le tombe dei re di Atlantide, la
"Valle dei Re".
Atlantide possiede sette isole aventi i nomi delle pleiadi, ninfe della mitologia greca, nella baia di Biskios si trova l’isola di Merope, Sterope è l’isola più
settentrionale, a sud di Atlantide troviamo Taigete, mentre a ovest è presente un grande arcipelago formato dalle isole Alcione, Celeno, Elettra e Maia.
Cultura.
La cultura Atlantidea è una delle più antiche e sviluppate della storia dell’uomo, 7000 anni prima della nascita di Cristo l’isola possedeva già un unità etnica e linguistica.
Tra il V e il IV secolo vengono composti due dei più importanti testi della
letteratura antica, il primo è paragonabile per importanza solo alla Bibbia e raccoglie tutta la mitologia
Atlantidea (che noi conosciamo come Greca), il secondo, il Ciclo di Artros, narra delle vicende del primo grande re Atlantideo
Artros (che unificò Atlantide e poi fuggi nelle isole Britanniche generando la stirpe dei
Keltos), eccone alcune righe:
«Dalla terra al mare, e dal mare ad altre terre…le opere di Artros di Atlantide, narratemi, o grandi Pleiadi, affinchè i posteri sappiano delle gesta del grande re, il re dei due mondi…»

L’interno del tempio di Poseidone, sullo sfondo
si può vedere la famosa statua a lui dedicata
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Società.
La società Atlantidea cominciò a delinearsi dal VII millenio avanti Cristo e si
definì sotto il regno di Artros, eccone uno schema:
Al vertice della società sta il Gran Re, oppure Re dei Re, con il palazzo in sede a Poseidonia, da qui controlla tutti gli altri otto Vicerè, che controllano le
prefetture in cui è diviso il territorio Atlantideo, alla fuga di Artros il vicerè di Biskios assunse il potere e la dinastia regnante da quel momento veniva dalla parte
occidentale, e più ricca, di Atlantide.
Invece, la parte orientale, nelle provincie di Eriador e Lokaron, è abitata dalla parte più povera della popolazione e producono il sostentamento e riforniscono di soldati la capitale Poseidonia.
In ogni città è presente un palazzo, dove risiede una squadra di soldati utilizzati per la difesa della città, questa è la classe più nobile di Atlantide e rappresenta il fior fiore dell’esercito, utilizzato solo in circostanze di emergenza o come
guardia personale dell’imperatore.
Al gradino sottostante sta la classe dei sacerdoti, considerati molto importanti ad Atlantide, in quanto questa è uno degli stati al mondo più devoti agli dei, soprattutto a Poseidone, al quale è dedicato un immenso tempio, una delle tre meraviglie di Atlantide(il Tempio di Poseidone, la Valle dei Re, il porto di
Biskios).
Le classi più basse della società sono composte dai soldati semplici, dai
contadini e gli artigiani, che comunque vivono agiatamente, data la ricchezza di
Atlantide.
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Storia di Atlantide.
12.000 a.C.:: Cominciano a svilupparsi le prime forme di civiltà sull’isola di Atlantide e Maia.
10.050 a.C.:: Viene fondato un piccolo villaggio nei pressi di quella che sarebbe diventata, poi, la grande Poseidonia.
9.000 a.C.:: Le popolazioni indigene dell’isola di Maia (descritti come selvaggi che adorano il dio serpente, chiamati Aztlan…) vengono scacciate dagli Atlantidei; queste genti migreranno, secondo la leggenda, verso ovest.
7.500 a.C.:: Viene sviluppata la prima forma del linguaggio Atlantideo, il ceppo fondamentale della lingua Greca e Fenicia.
6.100 a.C.:: Un gruppo di Atlantidei chiamati Ekpty naviga verso le coste del Mediterraneo e si stabilisce nei pressi del fiume Nilo.
4.300 a.C.:: Gli Atlantidei, sotto il comando del loro primo re, Artros, cominciano a darsi un organizzazione statale.
Sotto il regno di Artros viene composto un testo anonimo che raccoglie tutta la mitologia e le leggende atlantidee, questo diventerà la base della mitologia greca e, successivamente, romana.
4.256 a.C.: Re Artros fugge da Atlantide e gli viene dedicato un poema (simile a quello di Gilgamesh) nel quale si narra della sua fuga verso le fredde acque del nord e della fondazione di una stirpe chiamata Keltos.
3.200 a.C.: Un gruppo di Atlantidei ribellatisi alla patria (chiamati Baisok) migra verso la Spagna.

I popoli che abbandonarono Atlantide:
Aztlan (verde
scuro), Ekpty (giallo), il re Artros e la stirpe dei keltos
(viola), i Baisok (azzurro) e gli Shardan (arancio).
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2.400 a.C.: Poseidonia diventa la città più importante tra le tante disseminate sull’isola, quando comincia a delinearsi, negli animi degli Atlantidei, un’idea nazionale Poseidonia diviene la capitale dello stato.
1.600 a.C.: Alcuni coloni Atlantidei1 giungono in un isola vicina alle coste italiche, dove si stabiliscono e le danno il nome di Shardan.
1.200 a.C.: La civiltà micenea è spazzata via dai Popoli del Mare. Sviluppo della civiltà greca, che mantiene, però, rapporti leggermente ostili con Atlantide.
1.100 a.C.: Gli Atlantidei cominciano a interessarsi delle faccende del Mediterraneo, questi si alleano con i Fenici e insieme sviluppando una rete di commerci nel Mediterraneo e oltre.
900 a.C.: Il re Ghytor fonda l’Impero di Atlantide e invia alcuni uomini,
insieme a dei Fenici, in delle spedizioni di esplorazione.
Inoltre finanzia delle campagne militari mirate a conquistare Africa e Spagna.
874 a.C.: Alla morte del re Ghytor viene costruita la Valle dei Re ed egli è il primo ad esservi seppellito.
800 a.C.: Atlantide controlla un grande impero e ha un intensa attività commerciale ed economica.

784 a.C.: Il re Assiro Tiglatpileser III conquista la Fenicia, Atlantide ne approfitta per appropriarsi dei territori dei Fenici.
775 a.C.: Cartagine si ribella al dominio Cartaginese.
771759 a.C.: I primi dieci anni di battaglie vedono molte vittorie dei Cartaginesi, che, attraverso la Spagna, riescono a respingere gli Atlantidei.
756 a.C.: In una battaglia nei pressi del Guadalquivir Atlantide perde molte forze militari e sembra ormai destinata ad abbandonare i suoi possessi in Spagna.
753 a.C.: I cartaginesi scacciano definitivamente gli Atlantidei dalla Spagna, finisce la Prima Guerra Atlantico-Punica.
748 a.C.: Negli anni successivi alla sconfitta di Atlantide Cartagine impone il proprio dominio sul Mediterraneo, conquista Sicilia, Sardegna, Corsica e il Sud Italia.
746 a.C.: A Cartagine il governo oligarchico viene sostituito da un monarca, chiamato Fesante, che proclama l’impero ed espande ulteriormente i possedimenti Cartaginesi in Africa.
732 a.C.: Cartagine comincia una serie di campagne militari rivolte verso il Mediterraneo orientale e si scontra con i Greci.
731 a.C.: In una battaglia navale Cartagine sconfigge i Greci presso Itaca e comincia ad infiltrarsi nell’entroterra.
729 a.C.: Tebe viene espugnata dai cartaginesi.
724 a.C.: Atene è messa sotto assedio, questa chiede l’aiuto di Sparta che rifiuta e si allea con Cartagine. In poche settimane Atene capitola.
721 a.C.: Cartagine ultima la conquista dell’Attica e, con l’aiuto di Sparta, della Tessaglia.
689 a.C.: Cartagine si spinge in Marocco e sulle coste dell’Africa Occidentale.
686 a.C.: Scoppia la Seconda Guerra Atlantico-Punica.
684-682 a.C.: Atlantide e Cartagine si affrontano in alcune battaglie in Marocco e Atlantide subisce gravi perdite.
681 a.C.: Atlantide, ormai indebolita, viene attaccata da Cartagine via mare con un immensa flotta, ma gli Atlantidei, grandi navigatori e marinai, riescono a sconfiggere i cartaginesi, che sono costretti a rifugiarsi in Spagna; ma qui Atlantide ha degli alleati, infatti il re basco Yprhias interviene militarmente e aiuta Atlantide a riprendere il possesso di Spagna e Africa.
679 a.C.: Gli eserciti di Atlantide si spingono in costa Azzurra e attraversano le Alpi.
676 a.C.: Atlantide sottomette gli Etruschi e conquista il Nord d'Italia.
673 a.C.: Roma si sente minacciata da Atlantide e chiede l’aiuto di Cartagine, Atlantide viene sconfitta in una serie di battaglie in Toscana e Liguria e deve abbandonare l’Italia.
671 a.C.: Al termine della guerra Cartagine pretende da Roma i territori dell’Italia Settentrionale, ma questi gli vengono negati e dichiara guerra a Roma.
669 a.C.: Roma, ormai sotto l’assedio Cartaginese, viene aiutata dall’esercito Atlantideo e scaccia le forze puniche.
665 a.C.: Quando Atlantide e Cartagine si scontrano nuovamente in Sicilia, Roma si dichiara neutrale.
663 a.C.: Atlantide sconfigge Cartagine in una battaglia navale presso le isole Egadi e ottiene la Sicilia.
661 a.C.: Atlantide firma un'alleanza con Cartagine e le dona la Sicilia come tributo.
627 a.C.: Alla morte di Assurbanipal, Cartagine approfitta per prendere il controllo dell’Egitto e della Fenicia.
Continua...

547 a.C. A Cartagine comincia una dittatura e il governo punico impedisce ad Atlantide il permesso di commercio nel Mediterraneo, il re atlantideo Obyhyr, uomo assai pacifista e ragionevole, sostiene che sia meglio non reclamare e far scoppiare così un’altra guerra, e dirige i commerci atlantidei verso ovest.
546 a.C. Re Obyhyr parte per una spedizione esplorativo - militare verso ovest, dopo alcuni mesi di navigazione giunge in quella che noi chiamiamo America, che sarà poi chiamata Aztlania. Il governo atlantideo decide saggiamente di mantenere il segreto e di non rivelare la scoperta del nuovo continente agli europei.
544 a.C. Nuove spedizioni partono da Atlantide per dare appoggio alle truppe di Obyhyr che stavano combattendo contro i popoli mesoamericani.
534 a.C. Re Obyhyr sconfigge i Maya presso Tulum, e comincia la conquista dello Yucatan, in pochi mesi cadono Chichen Itza, Mayapan e Tikal.
531 a.C. Quando gli Zapotechi invadono lo Yucatan meridionale, sparita l’influenza Maya, incontrano le truppe atlantidee che(a differenza di quelle europee nella nostra Timeline) si accordano sulle conquiste, la provincia imperiale di Aztlania diventa una delle più floride dell’impero e Chichen Itza una delle città più belle.
507 a.C. Gli Zapotechi entrano in Kaminaljuyu spinti dallo sviluppo della cultura olmeca a ovest, così scoppia una guerra tra atlantidei e olmechi.
Presto le truppe atlantidee entrano nel territorio olmeco e le città di La Venta e San Lorenzo sono rase al suolo, in primavera le truppe di Obyhyr attaccano Tres Zapotes, una delle più floride città del mesoamerica, che resiste incessantemente all’assedio. Dopo otto anni di assedio Tres Zapotes cade.
498 a.C. Re Obyhyr muore a Palenque per una razzia di alcune tribù mixteche.
495 a.C. Il figlio di Obyhyr, Faeremer, ultima la conquista delle città mixteche e si dirige verso nord, attaccando i Toltechi.
492 a.C. Dopo anni di lunga resistenza le città tolteche sono sotto il controllo Atlantideo, che domina ormai, l’intera regione; ma non è sola, poiché ci troviamo nel periodo di splendore di Teotihuacan, un piccolo regno nel centro del Messico, che contende ad Atlantide il controllo commerciale della zona.
468 a.C. Quando le popolazioni stanziate nell’africa Atlantidea si ribellano e cade una grande zona di influenza economica il governo, data la concentrazione di truppe in Aztlania, decide di attaccare Teotihuacan.
466 a.C. Faeremer attacca i territori del Regno di Teotihuacan e abbatte la città di Portezuelo, una delle tre più importanti della regione.
451 a.C. Dopo quindici anni di battaglie le truppe di Faeremer riescono finalmente a entrare in Azcapotzalco, e l’unica barriera alla completa conquista del Messico rimane ormai Teotihuacan.
376 a.C. Il poeta Omairen ultima la composizione della
Teotineide (simile all’Iliade), che narra della conquista di Teotihuacan, rimasta sotto assedio per 56 strabilianti anni.
«La città delle città, davanti alla quale sta solo la divina Poseidonia, la sua storia, o sacre pleiadi, datemi il coraggio di narrare…di lance e spade, di dardi e fuoco, della grande battaglia di
Teotihuacan…»
354 a.C. Il re Iztiplo sale al trono nel Regno degli Zapotechi, ormai stato fantoccio sotto il controllo atlantideo, e incita i suoi sudditi alla rivolta, scoppia la guerra tra Zapotechi e Atlantidei.
349 a.C. Gli atlantidei avanzano nel sud del Messico e si impossessano della città e del palazzo reale di Mitla, catturano Iztiplo e conquistano l’intera regione.
347 a.C. Alcuni Zapotechi rifugiatisi nelle rovine di Tres Zapotes danno vita a una resistenza e combattono valorosamente per l’indipendenza.
342 a.C. Quando i ribelli di Tres Zapotes vengono sconfitti, nasce la credenza che la città sia sacra e ispiri alla guerra, viene costruito sulle sue rovine il Tempio di Ares.
340 a.C. Dopo la conquista del Messico gli atlantidei si riconcentrano sulle province europee e africane ma continuano opere di conquista verso il nord e il sud del Messico.

312 a.C. Un terremoto colpisce Acatlan, cittadina poco a nord di Monte Alban, causando ingenti danni alla città e a quelle circostanti.
297 a.C. Tututepec, città sulla costa meridionale del Messico, viene inondata dalle acque del
Pacifico.
274 a.C. Una serie di terremoti colpisce le città di Tres Zapotes, La Venta e Chalcatzingo, nel territorio olmeco.
L’imperatore in carica ad Atlantide, Doderos, decide di concentrarsi sulle province
orientali, data la decadenza di quelle in Aztlania.
269 a.C. Doderos comanda una spedizione per riprendere il controllo delle province sul Golfo di Guinea, ribellatesi al controllo atlantideo due secoli prima, in poco tempo viene riconquistata la regione e vengono fondate nuove città di fondamentale importanza economica.
264 a.C. Doderos spinge i suoi uomini nel deserto dove sottomette molte tribù di beduini, aprendosi nuove vie commerciali verso il Nordafrica.
231 a.C. Dopo anni di viaggio le truppe di Doderos superano il limite del Sahel e arrivano presso le foci del fiume Nilo, si dirigono ancora più a est e sottomettono alcune zone della penisola arabica, che diventa fulcro per il commercio atlantideo.
227 a.C. Doderos invia una spedizione a sud del Golfo di Guinea.

La Valle dei Re
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223 a.C. La spedizione giunge presso il Capo di Buona Speranza e continua verso est.
221 a.C. La spedizione inviata da Doderos sei anni prima raggiunge l’Arabia, dopo aver circumnavigato l’Africa.
Si apre il periodo più prospero per Atlantide: in poco tempo le rotte commerciali vanno dall’America all’Arabia, portando nelle casse di Atlantide immense finanze, con le quali può contribuire agli armamenti per le truppe e all’abbellimento delle città; in particolare la Valle dei Re diventa una delle sette meraviglie del mondo antico.
220 a.C. Alla morte di Doderos, il figlio Aterfes finanzia moltissimi viaggi geografici in memoria del padre: verso le coste del nord e del sud America, altre circumnavigazioni dell’Africa, e in particolare una spedizione mirata a conquistare le isole Britanniche: Limnea (la Britannia) e Cloras (l’Irlanda).
219 a.C. La spedizione per la conquista britannica parte da Biskios, in alcune settimane di viaggio giunge sulle coste dell’Irlanda e si scontra subito con le tribù celtiche in una guerra che durerà più di cinquant’anni.
218-206 a.C. Aterfes sottomette le tribù irlandesi dei Velabri, dei Robogdi, dei Manapi, degli Eblani, dei Garini e degli Autini; nel 206 rimangono da sconfiggere solo i Coriondi guidati da Baljagh, nell’estate dello stesso anno Baljagh muore e le truppe atlantidee prendono il controllo dell’isola.
205-173 a.C. Aterfes e le sue truppe sbarcano in Britannia e nei primi quindici anni prendono il possesso della parte meridionale dell’isola sottomettendo i Dobuni, gli Atrebati, i Cornovi, gli Iceni e i Trinobanti.
Nel 189 si spingono verso la Scozia dove incontrano l’opposizione di tribù quali Epidi, Veniconi, Tassali, Vacomagi e Caledoni; tutte sottomesse rispettivamente nel 186, 184, 180, 179, 174, nel 173 Aterfes salpa dalla costa meridionale dell’isola verso le coste della Bretagna.
172-169 a.C. Aterfes entra in Bretagna e nel 171 sconfigge la tribù celtica dei Baiocassi, stanziati sulla costa settentrionale, scendendo verso l’entroterra le truppe atlantidee sottomettono Riedoni e Abrincati, nel 170.
Nel 169 a.C. Aterfes ultima la conquista del regno celtico di Armorica, muore in una battaglia, ma Atlantide è padrona della penisola, che sarà chiamata
Yle.
167-165 a.C. Una nave salpa dalla Scozia e in estate arriva in Islanda, continua il suo viaggio e dopo poco tempo giunge anche in Groenlandia.
164-158 a.C. Spedizioni risalgono la costa americana dal Messico e giungono fino al nord America, vengono sottomesse le popolazioni locali e fondate nuove città, lo stesso avviene in sud America tra il 161 e il 158.
157-147 a.C. Altre spedizioni sia via terra sia via mare allargano i possedimenti di Atlantide, dal 157 al 150 vengono conquistati ampi territori nell’entroterra africano, oltremodo ricchi di materie prime, che permettono ad Atlantide di arricchirsi e finanziare nuovi viaggi, uno di questi nel 149 arriva fino alle coste dell’India, un altro, nel 147, giunge addirittura fino in Antartide.

146 a.C. Roma vince la Terza Guerra Punica e distrugge Cartagine, Atlantide torna nel Mediterraneo e conquista gli ex territori cartaginesi.
144 a.C. Le truppe atlantidee entrano a Cirene, scoppia la Guerra Romana.
139 a.C. Spurio Postumo Albino viene inviato in Africa per sconfiggere le truppe atlantidee, ma la sua flotta è distrutta prima di arrivare sulla costa.
136 a.C. Dopo aver conquistato l’Africa le truppe di Atlantide si dirigono verso la Grecia, e, con l’aiuto dell’Impero dei Parti la strappa al dominio romano.
133-128 a.C. Si succedono una lunga serie di battaglie nell’Illirico romano per fermare l’avanzata atlantidea verso nord, ma nel 128 il generale romano Marco Antonio Cretico viene fatto prigioniero e le truppe romane sono costrette alla resa; mentre quelle atlantidee avanzano verso l’Italia.
125 a.C. Gli atlantidei varcano le Alpi da est e conquistano Aquileia.
124-119 a.C. Gli atlantidei vengono fermati in più battaglie nella loro avanzata dall’Italia orientale.
117 a.C. Dalla Spagna vengono inviate delle truppe che riconquistano il nord di questa e avanzano sulla Costa Azzurra verso l’Italia.
114 a.C. La spedizione spagnola varca le Alpi e conquista Augusta Taurinorum.
110 a.C. La spedizione spagnola conquista Mediolanum.
106 a.C. Le truppe dell’est italico vincono una battaglia presso Pavia e riprendono la loro avanzata.
103 a.C. La spedizione spagnola entra in Etruria e la conquista.
102 a.C. Le truppe dell’est italico scendono la costa adriatica.
101 a.C. Le spedizioni atlantidee attaccano congiuntamente Roma.
89 a.C. Roma viene espugnata.
87-74 a.C. Atlantide guida una serie di campagne militari
che mirano a conquistare la Gallia e la Germania.
Nell'84 vengono sottomesse le popolazioni al sud della Gallia e nel 81gli atlantidei ne ultimano la conquista.
Dall'80 al 74 Atlantide è impegnata contro i germani, nel 79 superano il Reno e nel 76 l’Elba, quando nel 74 sottomettono i Quadi e i Marcomanni hanno il
completo controllo della regione.
72-68 a.C. Nella loro espansione verso il nord europa Atlantide viene a scontrarsi con le popolazioni Ugro-Finniche, che sono facilmente sottomesse in una campagna militare di soli quattro anni di durata.
67 a.C. I Parti sconfinano ed entrano in Grecia, scoppia la Guerra Partica.
66-63 a.C. Gli atlantidei riprendono il possesso della Grecia e entrano in Anatolia.
62-57 a.C. L’Impero Partico subisce ingenti perdite poiché viene attaccato da Atlantide da tre fronti: quello anatolico, quello africano e quello arabo, nel 57 viene presa Babilonia.
54 a.C. Gli atlantidei entrano a Susa.
51 a.C. Nella Battaglia di Ecatompilo viene sconfitto l’imperatore partico Vologase, e l’Impero Partico cade.
50-43 a.C. Gli atlantidei superano il Caucaso ed entrano in guerra con le popolazioni Sarmatiche e Scitiche.
I primi sono sottomessi in alcuni mesi, mentre gli Sciti, con l’appoggio dei vicini turchi, riescono a mantenere l’indipendenza fino al 46 a.C.
I turchi vengono attaccati dagli atlantidei che li sconfiggono in tre anni e avanzano verso la Mongolia.
43-35 a.C. In otto anni di combattimenti vengono sottomesse le popolazioni unne e mongole; ultimata la conquista di queste, Atlantide continua la sua espansione verso il nord della Siberia, terra ricca di materie prime. Mentre vengono ampliati a dismisura i possedimenti in Africa, America del nord e del sud, ormai interamente conquistate.
34 a.C. Le truppe atlantidee stanziate in Mongolia sono attaccate da quelle cinesi.
34-18 a.C. Le guerre cinesi sono le più devastanti e difficili per l’Impero Atlantideo e decimano le sue finanze e le sue forze, ma, finalmente, nel 18 a.C. è presa Beijing e l’Asia va sotto il controllo atlantideo.
18-5 a.C. Le rotte commerciali atlantidee portano l’Impero ad espandere la sua influenza nelle isole del sud-est asiatico, che vengono conquistate in pochi anni; mentre l’Australia richiede una campagna militare durata dal 15 al 5 a.C.
5-2 a.C. Atlantide finanzia altri viaggi di esplorazione che scoprono le isole del Pacifico, le Hawaii e le Galapagos. Nel 2 a.C. viene circumnavigato il globo per la prima volta.
1 a.C. Alla morte del padre sale al trono Thomaen, che controlla l’Impero Atlantideo, esteso ormai a tutto il mondo.
Anno Zero, 25 dicembre: un catastrofico evento tellurico sommerge
l'isola di Atlantide, il suo vastissimo impero crolla di schianto, mentre
tsunami alti 50 metri colpiscono le coste di tutti i continenti che si
affacciano sull'Oceano Atlantico. La Terra muta il proprio volto.
Lo stesso giorno, in una piccola cittadina della Giudea, Betlemme, nasce un bambino chiamato Gesù.

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Se volete fornirmi suggerimenti o commenti, scrivetemi a questo indirizzo.
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Leggiamo ora la versione di quest'ucronia scritta da Homer:
14.000 a.C. circa: Alcune tribù vagano nella zona settentrionale della Glaciale Europa, e dopo innumerevoli peregrinazioni attraverso le calotte polari arrivano all’Oceano Atlantico, scorgono all’orizzonte una isola di dimensioni considerevoli, e con mezzi di fortuna la raggiungono.
12.000-11.500 a.C. circa: Il clima dell’Isola è piuttosto mite e grazie alla ricca fauna e flora la popolazione cresce rapidamente, dal circa duecento-trecento persone che hanno occupato l’isola si raggiungono i duemila individui. Presto i locali, che si fanno chiamare Uramà (“I viaggiatori”), scoprono il segreto dell’agricoltura ed iniziano rapide opere di canalizzazione e irrigazione dell’Isola. In duecento anni vengono anche scoperte la ruota e il rame. La popolazione impenna e in 500 anni la popolazione triplica.
11.550 a.C. circa: Sorge la prima città sull’Isola, Katamarà (“Grande Villaggio”), da qui il clan dei Prituurè (“Orso Nero”) inizia una rapida conquista delle tribù Uramà vicine.
11.500-11.000 a.C. circa: Età del Bronzo sull’Isola: da Katamarà, i vari re Prituurè conquistano le terre circostanti, ma vengono poi rovesciati dal clan Bakasanlu (“Cervo Lucente”) come regnanti sull’isola. I Cavalli sull’isola iniziano ad essere utilizzati, mentre la scrittura sillabica inizia a diffondersi in questo periodo. Per la prima volta abbiamo menzioni scritte della storia Uramà precedente grazie alla Katèlazu (“Grande Storia”), che viene composta attorno all’11300 a.C. Di questo periodo abbiamo numerose attestazioni di ceramiche, tavolette e statue. Il Pantheon Uramà è ancora fortemente totemico, con l’Orso come divinità superiore, affiancato nel Quartetto Divino Maggiore da Cervo, Aquila e Tigre.
10785 a.C. circa: Primo forno per la lavorazione del ferro sull’Isola.
10900-9800 a.C. circa: Età del Ferro sull’Isola: i re Bakasanlu vengono rovesciati dopo una lunga guerra (10856-10833 a.C.) dai sedici clan che instaurano un regime prettamente repubblicano, con un Consiglio dei Sedici deputato a tutte le decisioni (“Kantarà Igullo”). Da questo periodo la pace regna trionfante sull’isola e questo permette un grande sviluppo tecnologico, demografico ed economico: avviene il passaggio dalla scrittura sillabica a quella alfabetica fonetica, il ferro si diffonde al di fuori dell’ambito militare, permettendo attrezzi agricoli superiori e quindi una maggiore produzione agricola. Navi Uramà partono per il mare aperto tra il 9900 e il 9800 e visitano ripetutamente la Spagna, la Francia, le Isole Britanniche, la Costa del Marocco, tutta la regione africana occidentale, l’odierno Venezuela, molte isole dei Caraibi e la Florida. La pressione demografica (26000 persone) porta alla fondazione di una colonia sulle coste portoghesi, nei pressi dell’odierna Faro, attorno al 9820, con il nome di Harpamarà (“Nuovo Villaggio”).
9790-9600 a.C. circa: Età Classica sull’Isola: Il consiglio dei Sedici che ha visto nascere altri diciannove clan dalla sua fondazione, di cui sette oltremare, applica una rigida politica di colonizzazione, che porta alla fondazione di altre nove colonie sull’Atlantico: Harpamarà (Portogallo Meridionale), Vatèrualine (Gibilterra), Barumarà (Bretagna), Alusadite (Foce del Senegal), Hurmaga (Costa Nigeriana), Ermarà (Venezuela Orientale), Ugena (Saint Lucia), Gefalamarà (Bahamas) e Indelmarie (Isole Keys). La popolazione complessiva degli Uramà sfonda le 35000 unità, e la ricchezza e il benessere dilagante portano i contadini poveri dell’isola alla ribellione del 9721-9719, sedata nel sangue. Questa rivolta convince il Consiglio ad utilizzare i metodi coloniali, cioè l’utilizzo di schiavi presi dai vari continenti per coltivare la terra e per compiere i lavori più pesanti. Questo permette una migliore vita e quindi una migliore educazione per la gente Uramà, che sfonda culturalmente: a questo periodo risalgono le prime enunciazioni filosofiche dei grandissimi Alakaza, Beruèl, Limasson e Lagretà, che con le loro logiche e ragioni rendono rapidamente razionalista la popolazione, che abbandona i vecchi credo totemici. Il matematico e filosofo Gafarrù scrive ed enuncia in questo periodo la “Subaràta Rematu” (Studio sul numero e sulle forme), nei quali raccoglie nozioni che sono molto più avanzate degli Elementi di Euclide (il periodo è lo stesso per le due civiltà). Il grande pensatore Halanès scopre che la Terra è sferica e deduce che la Terra stessa ruota attorno al sole, mentre la geniale Ieran intuisce il principio di Archimede e deduce le prime considerazioni sul principio d’inerzia. Le città sull’Isola si moltiplicano per una crescente popolazione, che al momento del censimento del 9620 a.C. è di 59000 cittadini ripartiti in 74 clan sull’Isola con 36000 schiavi, e di 8000 cittadini ripartiti in dodici clan nelle colonie con 19000 schiavi. Il Consiglio dei Sedici è rovesciato dalla crescente borghesia che serve come cavalleria in battaglia contro le primitive popolazioni che forniscono gli schiavi, che non è rappresentata nel Consiglio. Così nel 9618 la Borghesia ottiene l’allargamento del consiglio a ventisei membri, sedici originari e dieci di rango cavaliere. Sfruttando il malcontento della classe popolare, aizzata precedentemente dalla borghesia con promesse demagogiche, Lemantu, generale ed eroe della campagna del Bariù (Tago) contro le genti ribelli dei Kamarè, torna dalla Spagna con i suoi duemila soldati veterani e con dodicimila schiavi, e armando alcune migliaia di contadini ribelli rovescia il debole governo dei ventisei nel 9615 con la battaglia di Argaila. Viene acclamato Tetsò (“Vincitore”) dal popolo adorante e diviene di fatto padrone dell’Isole e delle colonie Orientali (Harpamarà,Vatèrualine,Barumarà,Alusadite). Si lancia in campagne contro i Cavalieri fuggiti nelle colonie occidentali, dove Lemantu è poco conosciuto. Così Lemantu batte Hiramu Kataulè a Ermarà nel 9614, Ebegu Alakaza a Ugena lo stesso anno e Mar Lougane a Hurmaga nel 9612, piegando definitivamente i Cavalieri e ponendo fine a trent’anni di guerra civile e anarchia. Lemantu distribuisce terra nelle colonie ai suoi veterani e sull’Isola ai suoi comandanti, espropriando al cavalierato e alla nobiltà. Nel 9610 però le terre non bastano e il crescente fabbisogno di schiavi porta Lemantu a scendere in battaglia contro gli Omeru nel 9609 (Sardegna), alla cattura di diecimila schiavi e alla fondazione di Omerutetsa, una nuova colonia in pieno mediterraneo (L’odierna Alghero). Combatte anche contro i Meru nel 9608, nella regione del Capo di Buona Speranza e anche qui cattura diverse migliaia di schiavi e fonda la colonia di Uzukemarà. Lemantu riforma il governo, ponendo nelle mani del popolo (cioè tutti i clan nobili, equestri e popolari) la scelta di un Tetsò che per due anni avrebbe governato l’Impero. Crea numerose assemblee popolari,composte dai vari clan e divide in 80 Clan la popolazione dell’Isola, che elegge cinque consiglieri per il Tetsò e in sedici clan quella delle colonie, che ne eleggono uno. L’esercito viene riformato e lo stato fornisce gli armamenti al cittadino che decide di arruolarsi in cambio di terre dopo venticinque anni di servizio, è il passaggio alla regolarità dell’esercito. Nel 9600, anno della morte di Lemantu, l’Isola ospita 66000 cittadini e 81000 schiavi, le colonie circa 17000 cittadini e 76000 schiavi. Prima di morire Lemantu stabilisce che la schiavitù è vincolante per due generazioni, cioè il nipote di uno schiavo è libero a patto che decida di servire nell’esercito.
9600-9300 a.C. circa: Età Imperiale: dopo Lemantu, si avvicenda al potere Iurtu (9600-9579) che aumenta la paga all’esercito e si lancia in campagne di conquista in Iberia (9581-9574), partendo da Harpamarà e Vatèrualine, quattromila soldati Uramà risalgono il Iaghè (Baetis) e il Bariù (Tago), sconfiggendo le varie tribù locali e catturando migliaia di schiavi. Nella regione Iurtu fa costruire due colonie, Barhela (Badajoz) e Gamamarà in cui insedia i veterani. A Iurtu succede il figlio Martu (9579-9560), che si fa amare per la sua carità e benevolenza e anche per la sua filantropia, concede ettari e ettari di terreno alle classi meno agiate nella regione di Taragama (Tra Tago e Baetis). Favorisce le arti e fa comporre dal grande poeta Fadrinu il poema “Iurtu Tetsòmaràsaari” (Iurtu il Vincitore di Popoli) e incoraggia l’attività della scuola filosofica di Kartemarà, sotto la guida della grandissima Tero, che in questo periodo inizia a concepire il sistema posizionale nella matematica in base dieci. A Martu succede Linra (9560-9549), che si trova a fronteggiare una rivolta delle truppe di stanza a Ermarà nel 9558. Linra le tiene a bada e le guida contro le tribù Amazzoniche, incontrando una tenacissima resistenza, che verrà domata solo nel 9551, con la fondazione di Scombela sul Rio delle Amazzoni. Linra investirà molto nelle opere pubbliche ed infatti di questo periodo sono gli Orti di Katamarà e il Foro di Jartane. Linra, durante una visita a Scombela viene ucciso da uno schiavo amazzonico. Segue un breve periodo di anarchia (9549-9546) nel quale tre persone sono elette Tetsò: Mindul, figlio di Linra e noto filosofo della scuola di Kartemarà, Candras, generale della Taragama, e Metug, un uomo di provata abilità finanziaria, rampollo di una delle sedici Case originarie. Mindul, privo di esercito, sebbene molto amato, viene imprigionato da Metug, che conquista il controllo dell’Isola nel 9547, intanto Candras ottiene il supporto di Harpamarà,Vatèrualine,Omerutetsa e Barumarà. Nel 9546 arma una imponente flotta e invade l’Isola, attaccate le forze di Metug dai suoi veterani, entra a Katamarà indisturbato, fa uccidere Metug e risparmia Mindul, che diviene Primo Oratore della Scuola di Kartemarà. Candras (9546-9531) in sei anni sottomette tutti i territori imperiali ribelli e si lancia nel 9537 nella campagna contro i Lutenè (Abitanti della Valle della Loira), nel 9534 li ha sconfitti e fonda la colonia di Candrasamarà sul sito che poi ospiterà Orleans. La regione della Loira (Lutenègama) viene data ai veterani come premio. Candras, che proviene da una ex famiglia schiavile, rende la legislazione per la cittadinanza più snella e rende possibile l’acquisizione della cittadinanza in questi modi: Liberazione previa tassa allo stato per opera del padrone, Arruolamento nell’esercito per trent’anni con il consenso del padrone, che riceverà la paga e le terre dello schiavo, diritto di sangue cioè tramite matrimonio con figli con cittadini/cittadine. A Candras succede Idul, figlio di Mindul (9531-9502). Idul è molto caro al suo popolo per gli aiuti che diede durante le numerose carestie che iniziarono ad affliggere l’Impero a partire dal 9520. Ma non fece solo questo, finanziò spedizioni marittime ai quattro angoli del globo, e sotto il suo Impero vennero scoperte India e Australia. Di questo periodo sono le prime innovazioni principali, come la stampa a caratteri mobili, che si diffonde attorno al 9510 e la scoperta dell’uso del vento per la produzione di energia. Sotto Idul viene lanciata una campagna militare nel 9508-9505 con la quale la regione di fronte a Vatèrualine è sottomessa con il nome di Parnasagama, dalla colonia di Parnasamarà, fondata di fronte a Vatèrualine. Al censimento del 9505 risultano 104000 cittadini divisi in ottanta clan e 146000 schiavi sull’Isola, e circa 46000 cittadini e 208000 schiavi nelle colonie. Dai dati accuratissimi voluti da Idul si denota che circa il 20% dei cittadini dell’Isola lo sono da meno di 50 anni e che nelle colonie l’aliquota sale al 55% del totale dei cittadini. A Idul succede Marne, la prima Tetsò donna: (9502-9488), Marne fa equiparare per legge le donne agli uomini, abbassa le tasse e finanzia le esplorazioni e la fondazione di colonie. Appoggia caldamente la nuova scuola filosofica di Bakamarà contro quella di Kartemarà, e questo la porterà a mettere a morte Vendul, figlio di Idul nel 9490 per una disputa teologica sull’esistenza del bene supremo, sostenuta da Vendul. Nel 2488 una rivolta del “Usi Varè” (Clan del Bene), cioè dei sostenitori della via di Kartemarà rovescia Marne, che si suicida. Marne verrà colpita da una specie di “damnatio memoriae” da parte dei successivi Tetsò nonostante sotto il suo Impero vennero fondate sette colonie e la ricchezza si fosse distribuita in tutti gli strati della società. Il nuovo Tetsò fu Icegu (9488-9461), che fu un uomo di pace. Sotto il suo impero la popolazione continuò a crescere e questo portò al popolamento di massa nelle regioni di Taragama, Lutenègama, Parnasagama ma anche nelle nuove colonie tra le quali quella in Cirenaica, quella in Messico, quella in Irlanda, quella in Madagascar e quella in Anatolia. Icegu restrinse i vincoli per la cittadinanza e dichiarò chiuse le pratiche di liberazione al di fuori del servizio militare, che si iniziava a fare sempre più necessario per mantenere le posizioni imperiali. A Icegu succedette la figlia Icena (9461-9433) che si appoggiò molto ai due oratori della Scuola di Kartemarà di quel periodo: Troimbu (9473-9449) e Ingu (9449-9430). Icena favorì la crescita economica vendendo terre statali alla crescente classe Borghese, che emergeva dalla classe popolare in quel periodo sottoforma di mercanti, artigiani e dottori. Trasformò la Scuola di Kartemarà in Università nel 9456 e fece si che anche Bakamarà e Harpamarà avessero la loro università entro il 9449. Si diffuse in questo periodo la Ideologia del Bene Comune, esposta per la prima volta da Vendul e codificata poi da Ezegu, predecessore di Troimbu. Icena fronteggiò la ribellione di Wilario del 9437 che guidava gli schiavi dell’isola contro la capitale. Wilario venne fermato da Berzu, generale d’origine Lutena a Jartane nel 9435. Alla morte di Icena, Ingu impose il figlio suo e di Icena come Tetsò, il giovane Ingenu, mentre il consiglio dei Clan aveva scelto Berzu. La guerra civile durò tre anni, fino alla vittoria di Berzu su Ingu e Ingenu in Sudafrica, davanti alla porte della Colonia di Uzukemarà. Berzu (9430-9411) è il primo imperatore di origine schiavile pura, cioè liberatosi dopo la carriera militare. E’ però molto restrittivo con gli schiavi e impone un tetto alle domande di servizio nell’esercito per gli schiavi, che viene fissato alla metà dei veterani che ottengono la libertà ogni anno. A Berzu succede Piruske (9411-9390), membro della antica classe nobiliare e di sangue reale. Piruske aumenta le tasse per rattoppare i buchi nel bilancio lasciati da Berzu, che non aveva elargito più terre per mancanza fisica di esse. Piruske è molto impopolare, ma rivolta la situazione a suo vantaggio quando sostiene le posizioni dei contadini proprietari delle regioni di Lutenègama e Taragama contro i consiglieri Coloniali. Sotto Piruske il fisico e matematico Karè scopre come risolvere le equazioni di secondo grado e inizia a studiare sperimentalmente i moti. Il suo successore Lizor enuncerà in una sola proposizione i tre principi della dinamica e porrà le basi della fluidodinamica. Lendul (9390-9377) è un Tetsò molto precario, sostenuto dalla prima classe (Ex Nobili e Ex Ceto Equestre) contro le aspirazioni della seconda classe (I Borghesi), che sono il motore dello stato e la terza classe (Il Popolo) che chiede maggior rappresentanza. Lendul è un uomo di studio, né di azione, né di politica. E’ un alchimista e un filosofo e grazie a lui verranno riconosciuti numerosi elementi chimici fino ad allora ignoti come il Manganese, il Cobalto e il Berillio. I suoi studi sul livello del mercurio in una provetta portarono suo figlio Isdul a scoprire la Pressione Atmosferica e a codificare in formule le sue scoperte, grazie alle numerosi leggi matematiche che l’Università di Iselmarà sotto Lizor e Tamarne stava riordinando e codificando in un nuovo linguaggio snello ed elegante. Tamarne divenne la prima donna a dirigere una università e tra l’altro contribuì alla nascente scienza dell’Astronomia, grazie al cannocchiale. Dopo Lendul arriva al governo Basè (9377-9371), che è un inetto d’origine Equestre. Basè dapprima usa il pugno duro con la Seconda Classe e la Terza Classe, dopodiché per fermare una ribellione a sfondo conciliare della Seconda Classe libera de iure gli schiavi per avere una nuova piattaforma di supporto, anche se de facto questi continuano ad esserlo. In questo periodo si diffonde l’applicazione di macchine a vapore ad una nascente industria e lo sviluppo di una chimica e di una fisica più moderne. Nel 9371 Basè è assassinato dal suo servo personale, che confessa la sodomia del Tetsò, che è un peccato durissimo secondo la via del Bene Comune. Basè è colpito dalla damnatio memoriae. A Basè succede Karù (9371-9356), che concede una riforma e un abbassamento della pressione fiscale. Questa misura rende il deficit delle casse statali sempre più elevato, mentre il filosofo dell’Università di Indelmarie, Istubu, elabora la dottrina del Libero Stato, che si fonda sul contratto sociale tra i cittadini, che concede libertà e diritti inalienabile ai cittadini, che riporta ad un razionalismo esasperato nella visione del Bene Comune, e che chiede il riconoscimento dell’uguaglianza degli uomini. Le idee di Istubu girano liberamente nell’Impero tramite la stamperia di Dakaramarà (Venezuela) gestita da Iderotu e si diffondono tra la crescente classe borghesia. Karù soffoca nel sangue una rivolta popolare animata dai Borghesi dopo il rialzo delle tasse suggerito dal Consigliere Economico Faradu. Karù subisce un ampio calo di popolarità dopo questo fatto e decide di abdicare e di cedere al nipote Wagallo con l’appoggio del Consiglio. Wagallo (9356-9338) concede un Parlamento ad elezione classista, diviso in tre classi (Nobili, Popolo, Libera), divide in province l’Impero: Iga Navamarai (Nord Isola), Matu Navamarai (Sud Isola), Ito Navamarai (Est Isola), Tamu Navamarai (Ovest Isola), Katamarà, Lutenègama (Valle Loira), Taragama (Spagna e Portogallo Meridionale), Parnasagama (Marocco Settentrionale), Omerugama (Sardegna), Alusaditagama (Senegal Costiero), Hurmagama (Nigeria Costiera), Ermagama (Venezuela e Amazzonia), Esdru Navamarai (Isole Keys, Caraibi), Itiptagama (Cirenaica), Elabagama (Irlanda), Apuragama (Cilicia), Isleagama (Madagascar), Merugama (Sudafrica), Asagama (Messico). I Nobili vengono eletti in numero di cinque per provincia, la Classe Popolo ha lo stesso numero di deputati, mentre la Classe Libera è aperta a tutti coloro che hanno un reddito superiore ai quattro milioni di Iszeku. Questo fa si che solo la alta Borghesia ormai aristocratica e la Nobiltà possano essere elette nella classe Libera, che vota compatta con i Nobili. L’Età del Sole, come viene chiamato il periodo in cui le idee di Istubu vengono diffuse e seguite dalla borghesia, divampa dalle regioni Occidentali dell’Impero fino a investire l’Isola e le regioni Orientali, notoriamente militariste e conservatrici. Wagallo si trova a fronteggiare contemporaneamente nel 9350 una rivolta di schiavi nell’Ito Navamarai e l’ammutinamento di massa delle truppe di stanza sull’Isola. Il suo governo è a repentaglio e solo l’intervento di forze lealiste provenienti dal Lutenègama permettono una normalizzazione della situazione. Nel 9341 la rivolta divampa nelle regioni Occidentali, nell’Asagama e nell’Esdru Navamarai è proclamata la Repubblica, con presidente Vadanu Axacatapo. Intanto manifestazioni di piazza si susseguono nell’Ermagama, dove gli schiavi fraternizzano con i rivoltosi e le guarnigioni disertano. La Repubblica abolisce definitivamente la schiavitù nel 9340 e riconosce l’uguaglianza di fatto di tutti gli esseri umani all’interno dello stato. Forze Lealiste nel 9339 sbarcano sulle varie isole dell’Esdru Navamarai e combattono contro i ribelli, subendo perdite elevatissime. Nel 9338 l’Ermagama proclama la Repubblica con presidente Damatu Iderotu, che adotta la costituzione della Repubblica di Asagama e Esdru Navamarai. Wagallo muore in questo anno. La destabilizzazione raggiunge enormi dimensioni, anche sull’Isola i disordini a carattere solarista si diffondono, ma anche a carattere anti schiavile da parte del proletariato cittadino che ha paura di perdere il proprio lavoro. Anche le regioni orientali, conservatrici per definizione, iniziano a chiedere riforme al governo centrale. Il nuovo Tetsò è Agallo (9338-9309), che con il pugno di ferro schiaccia le rivolte in patria, nel Lutenègama, nel Parnasagama e nel Taragama, mentre concede l’indipendenza all’Ovest, che si confedera nel 9332 nella Unione degli Stati Liberi, AMS (“Amake Maraisuta Savulto”) con presidente Trico Zesakamaocalpo. Agallo continua ad alzare le tasse e provvede ad unificare le condizioni degli ex schiavi con quelle dei proletari cittadini tra il 9330 e il 9322, che porta a numerose rivolte popolari di carattere xenofobo e anti schiavile, che causano migliaia di morti sull’Isola tra il 9328 e il 9324. Questi moti vengono repressi ovviamente nel sangue, nonostante la Classe Popolo in parlamento avesse sostenuto sia le rivendicazioni popolari che l’utilizzo della manodopera ex schiavile ad un prezzo minore. Nel 9319 lo Stato fa bancarotta, grandi rivolte a carattere indipendentistico nelle regioni più lontane, come il Merugama e l’Apuragama, ancora una volta schiacciate dalla reazione imperiale. Nel 9311 i Borghesi abbandonano il Parlamento dopo la nuova tassa sui mezzi di produzione e sulla manodopera, che legate all’introduzione della tassa sul macinato, portano ad una prima rivolta. I Deputati Popolari si rinchiudono nel Palazzo Pristuurè e dichiarano che non sarebbero usciti fino a che l’Impero non fosse caduto e il Tetsò ucciso. I Reggimenti dell’Alusaditagama assaltano il Palazzo e massacrano i deputati. A questo punto viene aperto il bando da parte di Barcu Asnicarè che invita gli schiavi, il popolo, i borghesi alle armi. In breve tempo si costruisce un esercito sotterraneo e segreto sotto il comando del Generale Wadè Osmalu forte di sessantamila uomini sull’Isola e di altri quarantamila nelle colonie. Gli armamenti e il supporto, oltre che l’addestramento è dato dalla AMS. Nel 9310 ad un ulteriore scioglimento del Parlamento appena rieletto, l’Esercito Sotterraneo esce allo scoperto, occupando numerose città nell’Isole e tutta la provincia del Matu Navamarai. Nel Taragama i rivoltosi battono i reggimenti lealisti a Sindulasa e proclamano la Repubblica del Taragama, mentre nel Lutenègama si raccolgono forze lealiste per schiacciare il Taragama. Il Parnasagama, che aveva cacciato i propri presidi imperiali viene invaso da forze dell’Alusaditagama e dell’Hurmagama ed è occupato. L’Apuragama dichiara l’indipendenza e indisturbato si autogoverna dall’inizio del 9310. L’Omerugama è una roccaforte lealista, dopo che almeno diecimila sospetti sono stati uccisi e trentamila incarcerati nei due anni precedenti. L’Itiptagama, fortemente lealista, cade nelle mani della Generalessa Ita Polaru, che di fatto è dittatrice della provincia in vece del Tetsò. L’Elabagama è in preda al tumulto rivoluzionario, mentre Merugama e Isleagama sono relativamente pacifiche e lealiste. Le forze di Osmalu combattono i reggimenti africani di Merugama e Alusaditagama che costituiscono il presidio dell’Ito Navamarai e li sconfiggono a Eramarà, conquistando la regione nel giugno 9310; truppe del Lutenègama combattono contro le forze del Taragama sul Sazaku (Ebro), in pieno territorio primitivo e vengono sconfitte in una battaglia campale sui Pirenei, dopo uno sfondamento ribelle. Nel Parnasagama, gli occupanti imprigionano almeno cinquantamila persone e ne uccidono circa seimila. Dall’Omerugama parte una spedizioni di navi dirette a Vatèrualine per reprimere la repubblica del Taragama, questa flotta però è colpita da delle tempeste alle isole Tatu Navamarai (Baleari) ed è praticamente dimezzata quando raggiunge le coste del Taragama; i lealisti vengono annientati dall’Ammiraglio Sedu Inamtia al largo del Parnasagama. Ita Polaru marcia attraverso le lande medio orientali con le sue truppe, nel territorio primitivo, per schiacciare i ribelli dell’Apuragama. In Settembre il Consigliere Tomoro Coilli, dell’Elabagama è ucciso dai ribelli, che conquistano la provincia, che è eretta a Repubblica e chiede l’ammissione alla AMS. Osmalu ottiene una vittoria dopo l’altra e minaccia Katamarà in Ottobre, Agallo fugge ad Alusadite, consegnando l’Isola ai ribelli, che si danno ad un eccidio dei lealisti e dei collaborazionisti, stimato in almeno centoventimila morti. Forze del Taragama invadono congiuntamento con l’Elabagama la Lutenègama, che capitola in Novembre, dopo che le forze lealiste sono fuggite nell’Omerugama. Il Parnasagama caccia i reggimenti africani e si dichiara indipendente. In Dicembre l’AMS accetta la richiesta dell’Elabagama ed entra in guerra con l’Impero. Forze Navali dell’AMS appaiono di fronte al Merugama, che capitola senza combattere in gennaio, stessa cosa fa l’Isleagama in Febbraio. I ribelli dell’Itiptagama, senza la Polaru nelle vicinanze conquistano il potere e chiedono l’annessione alla AMS anche essi. La Polaru muore in Siria per tifo, che ha sterminato il grosso del suo esercito in Maggio, così l’Apuragama è libero. In Giugno la flotta dell’AMS e le flottiglie ribelli sbarcano almeno duecentomila uomini sull’Omerugama che capitola in Settembre. Sull’Isola intanto è proclamata la repubblica e viene concessa una costituzione molto liberale e anche comunitaria, quindi un po’ radicale. Osmalu è eletto presidente sull’Isola e iniziano i negoziati per riunire gli Uramà, compresi quelli Occidentali dell’AMS. Lentamente le flotte di AMS e Ribelli raggiungono le coste di Alusaditegama e Hurmagama in Novembre, sbarcano migliaia di uomini e nonostante la resistenza dei mercenari dell’interno entrambe le province cadono entro la fine del mese. Agallo si suicida mentre forze ribelli sfondano i cancelli del Palazzo del Tetsò di Galungamarà. E’ Vittoria. L’Impero è caduto. Nei nove anni successivi si riorganizza lo stato, che è riunito agli AMS, viene stilata una nuova costituzione unitaria nel 9303, che ricalca quella dell’Isola del 9309 con meno accenni comunitari. Viene repressa una rivolta di carattere comunista di Raku Balove sull’Isola nel 9305. Nel 9301 si tengono le elezioni in tutto il territorio dell’ex impero e vengono vinte da un homo novus, Utre Lisanga, proveniente dalla elite nera del Merugama. Viene concesso il suffragio universale e istituito un nuovo parlamento eletto su base proporzionale provinciale di 300 membri. Le prime elezioni vedono un grande successo del Partito Liberale Radicale, di matrice liberal - radicale con accenni comunitari nelle frange più estreme, elettorato piccolo borghese e popolare (“Amakura Savullara Tamarara”) che ottiene 96 seggi, seguito a breve distanza dal Partito Nazionale Uramà di stampo conservatore con un elettorato alto borghese e nobiliare, ma anche popolare nazionalista (“Amakura Navarara Uramarè”) con 84 seggi, il terzo partito è il Partito del Bene (“Amakura Varè”) con 54 seggi, di stampo moderato e religioso, ha un elettorato trasversale a tutte le classi sociali. Il quarto partito è il Partito dei Cittadini (“Amakura Marelau”), con 31 seggi, di matrice populista e nazionalista, fa leva sul proletariato nazionalista d’origine cittadino contadino, vi è poi il Partito dei Lavoratori (“Amakura Lopaua”), con 28 seggi, di stampo quasi socialista con forti accenni comunitari, il partito di riferimento della rivolta di Raku Balove del 9305, ha un elettorato composto dal proletariato urbano cittadino e dal nuovo proletariato composto dagli ex schiavi. I restanti sette seggi sono occupati da indipendenti. I Liberali - Radicali sono forti all’Ovest, nel Taragama e nella Capitale, mentre i Nazionali sono fortissimi in Africa e in Lutenègama, senza contare l’Omerugama e le campagne dell’Isole, i Buonisti sono forti nelle campagne dell’Isola, nel Parnasagama, nel Merugama e nell’Elbagama. Il Partito dei Cittadini è presente in tutto il territorio nazionale, fortissimo tra i piccoli proprietari e tra i braccianti cittadini; mentre il Partito dei Lavoratori è ben radicato solo nelle città industriali.
9300-9250 a.C.: L'Industrializzazione dilaga dall’Ovest e dall’Isola nelle regioni Orientali europee e africane. Il ricorso alla manodopera ex schiavile porta ad una fortissima ribellione sotto l’egida del Partito dei Cittadini nel 9293, che viene repressa dalla Polizia sull’Isola. Nel 9290 il censimento dice che la popolazione è di almeno 420000 persone nell’Isola, nelle regioni Occidentali (Ermagama,Esdru Navamarai,Elabagama e Asagama) si aggira attorno ai 130000 individui, mentre in quelle Orientali (Lutenègama, Taragama, Omerugama, Parnasagama, Itiptigama, Apuragama) ai 190000 individui, le regioni Meridionali (Alusaditegama, Hurmagama,Merugama, Isleagama) attorno agli 80000 cittadini, per un totale di 820000 cittadini. Il Governo Lisanga viene riconfermato nel 9296, con una coalizione del PLR-PdL che raggiunge i 138 seggi (99+39), con connotati ancora più di sinistra e comunitari nella sua componente Pdl, in linea al nuovo pensiero espresso dal filosofo Fau Malessè, che è similare al nostro marxismo. La coalizione conservatrice di PN e PdC raccoglie circa 117 seggi (85+32), mentre il PdB raccoglie 45 seggi. Nascono in questo periodo le prime leghe operaie di ispirazione Malessista e Radicale, che iniziano una ondata di scioperi per ottenere migliori condizioni contrattuali tra il 9309 e il 9311, anno in cui la destra ottiene il governo grazie ad un numero esorbitante di liberali borghesi spaventati dal piglio socialisteggiante del governo e dal malcontento della classe lavoratrice delle campagne, ignorata dal governo liberal - radicale. La destra prende il governo con Pern Istaldè (PN), proveniente dal Lutenègama, che espugna il Palazzo del Governo con 141 seggi, con l’appoggio del PdC (97+44), forte calo del PLR (85 seggi) e del PdB (42 seggi), ma anche della sinistra del PdL, che perde 19 seggi, (20 eletti), sono 12 gli indipendenti, quasi tutti di sinistra Malessista oppure Laici Democratici. La politica conservatrice porta ad una crescita esponenziale di scioperi e lotte sindacali tra il 9289 e il 9286, tutte represse nel sangue e sostenute dal nuovo partito di sinistra, il Partito Popolare Sociale (“Amakura Fakena Ziola”) guidato da Lidamo Mazzèr, e sostenuto da Fau Malessè. La politica del governo è di espansione economica e numerose nuove aree sono visitate e colonizzate con poche decine di cittadini a tenere a bada migliaia di primitivi. La scienza fa passi da gigante, di questo periodo (9300-9280) sono la mongolfiera, la prima ferrovia e la chimica e la fisica moderna, con studi intensivi sull’elettromagnetismo, condotti da Jala Forde, rettrice dell’Università di Parnasagama. Nel 9287, molti indipendenti di stampo Laico e Democratico fondano il Partito Democratico (“Amakura Fakenatetsa”), nel quale la ala radicale del PLR confluisce in larga parte, senza contare alcuni elementi come l’ex primo ministro Lisanga, che aderisce al PdL, mentre quella Liberale rimane nel nuovo Partito Liberale (“Amakura Savullara”),che si allea al Partito Nazionale. Le elezioni del 9286 sono vinte nuovamente dalla Destra di Pern Istaldè con il 61% dei voti alla coalizione PN/PL/PdC e 183 seggi (82+55+46), la sinistra del PD e del PdL si ferma a 43 seggi, i centristi del PDB sono più forti di loro con 44 seggi, mentre la sinistra comunista del PPS arriva a 16 seggi, cannibalizzando il PdL. Il governo prosegue la sua lotta contro gli operai che continuano ad occupare le fabbriche e a scioperare. Investe forte sulle infrastrutture, riempiendo il paese di ferrovie e di nuove fabbriche. Dal punto di vista militare si limita a incoraggiare l’espansione economica nelle regioni primitive, e spinge migliaia di nullatenenti dell’isola nelle colonie. La scienza arriva alla elettricità e all’invenzione della lampadina nel 9281. Alle elezioni del 9281 i valori in campo sono mutati lievemente da quelle di 5 anni prima, Istaldè non può essere ricandidato e la destra perde carisma, mentre il PPS ormai è fortissimo e la fusione tra PD e PdL è vicina, tanto che si presentano nel cartello dei Socialdemocratici (“Ziolakurafakenatetsa”), che diverrà poi partito unico dal 9323, sotto il leader Entre Pallavè, noto avvocato isolano. Il centro si presenta con un nuovo programma molto sociale, che tenta di strappare voti tra i contadini religiosi, che altrimenti voterebbero PdC o SD. Il PdC confluisce nel PN prima delle elezioni, mentre i liberali perdono rapidamente consenso. La destra ottiene la maggioranza relativa con 138 seggi (109 PN+29 PL), ma non può governare, così apre al centro del PdB che ha ottenuto 45 seggi, così Lavardo Muts è eletto Primo Ministro. Il cartello socialdemocratico raccoglie 67 seggi, insufficienti, i Comunisti raccolgono 36 seggi. Il governo è ancora più irremovibile e fa sparare sugli operai che si erano raccolti a Katamarà nel 9278, in almeno trentamila scioperanti, la città viene dichiarata sotto stato d’assedio, e il governo Muts cade nell’Aprile 9278, dopo aver firmato un provvedimento che toglie tutti i diritti agli scioperanti. Questo porta ad un elezione dai caratteri infuocati, con la sinistra comunista che scalpita, i Socialdemocratici che fanno a bocconi i Liberali e i Centristi che si alleano ai Socialdemocratici prima delle elezioni. L’Alleanza di Socialdemocratici e Centristi ottiene la maggioranza assoluta dei seggi, 152 (93+59) sotto la leadership di Entre Pallavè, mentre la destra di Nazionali e Liberali raggiunge solo 106 seggi (91+15) con la guida di Ala Rodicè. I Comunisti ottengono 42 seggi sotto la leadership della sindacalista Kara Iolendo. Il nuovo governo fa arrestare Muts e il suo ministro degli Interni, Kabredu, restituisce il diritto di sciopero e di associazione, rende legali i sindacati, concede le quaranta ore settimanali e la malattia, oltre che la maternità. Nel 9327 c’è un riavvicinamento dei Socialdemocratici con il PPS, che nel frattempo è diventato Partito Comunitario (“Amakura Olavana”), che fa imbestialire i Centristi, che minacciano di far cadere il governo se non verrà riconosciuta nella costituzione la matrice Buonista della Cultura Isolana. Pallavè cede ai centristi e si allontana sempre di più dai Comunitari, come del resto il suo partito, che inizierà ad essere accusato di imborghesimento dai comunitari, che saranno considerati dai Socialdemocratici come dei pericolosi estremisti insurrezionalisti. La politica del governo è molto progressista, vengono finanziate la costruzione di centrali idroelettriche e a combustibile, la libera impresa e l’abbattimento dei dazi di produzione sulle merci coloniali. Viene fermata la migrazione di massa nelle colonie per non turbare la vita delle popolazioni primitive. Viene abbozzata una prima forma di sanità sociale e si prepara il riconoscimento delle ferie e del riposo settimanale, oltre alla maternità. Nel 9273, il governo si presenta forte alle Elezioni, mentre le tensioni interne tra Centristi e Socialdemocratici sembrano ormai evidenti, al contrario dell’unità e della forza del Governo. La coalizione esplode, e porta i Liberali e i Centristi a coalizzarsi, mentre i Socialdemocratici corrono da soli. I Nazionali, divenuti Conservatori Nazionali, presentano una lista unitaria, mentre molti fuoriusciti comunisti moderati appoggiano i Socialdemocratici, che hanno concesso incredibili risultati alla lotta operaia. I Socialdemocratici ottengono 109 seggi più 6 seggi degli Indipendenti, contro i 77 seggi dei Conservatori, i 72 di Centristi e Liberali (63+9) e i 36 dei Comunitari. Impossibilitati all’alleanza con i Centristi e al rifiuto schifato dei Comunitari, i Socialdemocratici sono costretti ad abbandonare il governo, mentre i Centristi fanno una grande coalizione di Centristi, Conservatori e Liberali, con i suoi 149 seggi sotto la presidenza di Indoll Scoiè. Il cartello di centrodestra, in minoranza assoluta governa a fatica e si barcamena tra le incomprensioni tra Conservatori e Centriste riguardo le questioni popolari. Alla fine il governo termina il mandato con un nulla di fatto. Nel 9268 la Elettricità nelle case dell’Isola è arrivata e i servizi fognari preparati dal governo Socialdemocratico raggiungono ogni casa del paese. Le elezioni del 9268 vedono fortissimi i Socialdemocratici di Pallavè, che compiono un’alleanza con il Fronte Sociale, gli ex - fuoriusciti del PC, mentre il Centro corre con i Liberali sotto Scoiè, i Conservatori corrono da soli con Berzu Prituurè, e i Comunitari candidano ancora Kara Iolendo. Il Blocco Socialdemocratico ottiene 123 seggi (119+4) e forma un governo di minoranza con Pallavè, i Centristi raggiungono con i Liberali 80 seggi (71+9), i Conservatori crollano a 57 seggi e i Comunitari tornano a livelli accettabili con 40 seggi. La sanità sociale viene preparata e viene fondato l’Istituto di Previdenza Sociale, mentre la maternità e le ferie, oltre al riposo settimanale a scelta del lavoratore (a patto che non siano due giorni consecutivi, cioè domenica e lunedì) vengono concessi. Numerose opere pubbliche alimentano una crescita economica esplosiva. La produzione agricola cresce enormemente con la nuova agricoltura di mercato gestita in modo sociale e la meccanizzazione del lavoro nelle fabbriche procede a ritmi rapidissimi. La disoccupazione diviene però un grosso problema a causa della automazione, l’esercito, costoso e nullafacente è sempre pronto a rovesciare il governo Socialdemocratico democraticamente eletto. Pallavè cade con il suo governo nel settembre 9265 e scioglie le camere. Le elezioni vedono i Comunitari fortissimi dati al 20% dei voti, i Socialdemocratici sono dati attorno al 30%, mentre i Socialisti al 2%, I Centristi al 25%, i Liberali al 5% e i Conservatori al 18%. Pallavè cede al suo delfino Kosro Romanì la guida della Coalizione Socialdemocratica, mentre Luso Matenga guida il Centro Liberale, Berzu Prituurè guida ancora i Conservatori, mentre Longu Prizela guida i Comunitari. Romanì ottiene 122 seggi coi Socialdemocratici e nessuno con i Socialisti, ma conduce un nuovo governo di minoranza, il Centro di Matenga ottiene 71 seggi (60+11), Prituurè e i Conservatori calano ancora fino a 49 seggi, mentre i Comunitari di Prizela ottengono il loro miglior risultato di sempre con 58 seggi. Romanì apre ai Centristi di Matenga, che accettano la Grande Coalizione, da 193 seggi (122+71). Il nuovo governo si propone di creare nuovi posti di lavoro dopo la crisi sotto il governo Scoiè, che dopo la crescita vertiginosa della prima metà del secolo aveva lasciato a casa migliaia di cittadini senza lavoro. Nuove opere pubbliche, come le Autostrade, per le nuove vetture a motore, la Metropolitana di Katamarà, la Diga del Yanundalè (Rio delle Amazzoni) e il bacino idrico artificiale per la secchissima Itiptigama. La depressione viene fermata anche grazie alle nuove scoperte, come l’utilizzo del petrolio, le teorie sull’atomo di Taudari e le scoperte riguardo la Meccanica e l’Ottica di Ulmin Kasarè, l’Einstein atlantideo, portano alla nascita di numerose nuove applicazioni tecnologiche per la popolazione, che sempre più istruita (i Socialdemocratici e i Comunitari dicono “Cultura è Potere”) ha modo di ottenere posti di lavoro, che fino ad allora erano impensabili. Nel 9263, lo scienziato d’origine Omerugamese Ori Basel accende la prima pila atomica nei laboratori di Lasamarà, nelle Esdru Navamarai. I Centristi fanno esplodere la coalizione dimostrando la corruzione di Romanì e del suo governo nel 9262, e i Socialdemocratici conducono un governo di minoranza con l’instancabile Pallavè fino al 9260, anno in cui si presentano alle elezioni: i Centristi, forti della loro integrità morale si presentano da soli sotto Tomin Arelle con un programma accattivante per le classi popolari che votano Socialdemocratico o Comunitario, i compromessi Socialdemocratici guidati dall’inossidabile Pallavè, che non possono fare altro che correre da soli, i Conservatori, con la nuova denominazione di Fiamma Atlantidea (“Bakalerae Uramarè”) sotto la guida del leader d’estrema destra Cosmin Bellerove, mentre i Comunitari, sotto la guida di Prizela, provano a mangiarsi l’elettorato socialdemocratico. I risultati dicono che il Centro ha ottenuto circa 90 seggi più i 16 dei vari liberaluncoli che si agganciano ai Buonisti, i Socialdemocratici calano a 101 seggi, i Comunitari salgono a 73 seggi, mentre le destre raccolgono solo 20 seggi. I Buonisti governano con le destre in un governo di minoranza sotto Arelle. Nel 9258 la prima bomba atomica esplode nel deserto di Katafaruma (“Grande Sabbia, Sahara) sotto la supervisione di Kasarè e Basel. Il governo Arelle nel 9257 si applica per una riforma dell’esercito, che è come un corpo da gigante per la testa d’un nano per lo stato, ma i militari si rifiutano e prendono controllo di numerose province come Itiptagama e Alusaditegama, senza contare il controllo di tutte le risorse militari del paese. E’ l’inizio della Grande Guerra Civile del 9257-9250. Il Generale Humi Velves, preso il controllo dell’Itiptagama sbarca nell’Apuragama e ne assedia la capitale Apuruàline per un anno, mentre nell’Alusaditegama, il Generale Garru Geera prende il controllo di tutta l’Africa Atlantidea eccetto il Parnasagama, e si proclama Harputetsò (“Nuovo Imperatore”) degli Uramà. Il governo di Arelle è debole e solo nel 9255 riesce a riprendere il controllo di tutta l’isola, mentre spinte centrifughe hanno fatto sì che l’Elabagama e il Lutènegama costituissero un nuovo stato d’ispirazione nazionalista, con accenni che nel nostro periodo diremmo fascisti, sotto la guida di Eris Hadulest, che grazie a fisici compiacenti ha anche l’Atomica. Velves de facto governa su Omerugama, Itiptagama e Apuragama entro la fine del 9255 come leader Assoluto (in Uramà “Tabari Savulta”, cioè Libera Guida), mentre l’Harputetsò ha attaccato il Parnasagama, dove forze lealiste si difendono dalla primavera del 9256. Nelle aree Occidentali, governi locali provvisori di carattere liberal-borghese controllano le regioni di Esdru Navamarai e Ermagama. L’Harputetsò, conscio della sua inferiorità tecnologica, decide di allearsi con Hadulest in funzione anti-Velves e anti-governativa, così con l’appoggio di Hadulest bombarda le città di Parnasagama e Taragama, nel piano di espansione dei due potentati nel 9255 tardo, quando le forze dell’Hadulest entrano in Vateruàline, mentre le truppe di Geera arrancano nel Rif e solo nel primo 9254, con l’appoggio delle truppe di Hadulest entrano in Parnasagama, del tutto distrutta. Nel 9253 Velves muore, assassinato da sicari governativi, e al suo posto sale al potere Tira Karbas, un militare ex-militante del Partito Comunitario. Karbas trasforma il suo dominio personale, nel paradiso dei Comunitari e ne fa la Lega delle Repubbliche Comunitarie (“Siraka Esumarinè Olavane”), e dichiara guerra ai governi Fascisti di Geera e Hadulest. Nel 9252, il governo del molle Arelle è sostituito con quello del ben più energico Candras Fadden Bakasanlu, un nazionalista convertito al centrismo. Fadden recupera consenso sull’Isola e prende in mano la situazione nelle regioni occidentali, che nel giro di quattro mesi sono recuperate ai governativi. In quell’anno Hadulest dichiara guerra alle LRC con l’appoggio dell’Harputetsò, e forte di circa duecentomila uomini attacca l’Omerugama, che è annichilito. Frattanto Fadden fa iniziare i bombardamenti sulle regioni occupate da Hadulest e Geera, con il bombardamento che rade al suolo Barumarà nel Marzo del 9251. Hadulest e Geera conquistano anche l’Itiptagama nel Giugno 9251, ma le loro linee di approvvigionamento sono troppo lunghe, e così le truppe di Karbas li cacciano verso il Parnasagama e nel Settembre dello stesso anno rioccupa l’Omerugama dopo una sollevazione popolare a suo favore. Fadden comprende che l’Harputetsò è l’anello debole dell’Alleanza, e così lancia i suoi contro il Nuovo Impero, conquistando rapidamente Merugama e Isleagama, e unendo via navale le sue forze con quelle di Karbas nel Novembre 9251. L’Harputetsò è deposto dal governo di Alusaditegama, che dichiara la resa a Fadden, mentre le truppe leali a Geera prendono possesso della regione stessa, senza però riuscire a riprendere l’Hurmagama, che nel frattempo era caduto nella mani dei Governativi. Nel Febbraio 9250 forze Governative sbarcano nell’Elabagama, e dopo quattro mesi di battaglia senza quartiere ne prendono possesso. Nello stesso periodo Geera è catturato da truppe della LRC che hanno occupato il Parnasagama. Geera è immediatamente giustiziato sul posto il 5 Marzo 9250. Intanto un grande sbarco di Governativi nell’area di Faramana (Bordeaux) nel Maggio 9250 apre le porte all’attacco al cuore del potere di Hadulest. Il 9 Settembre 9250 Hadulest usa la sua unica atomica contro i governativi, bombardando atomicamente l’importante centro di Zasin, nell’Ito Navamarai, uccidendo almeno ottantamila civili inermi. Fadden autorizza perciò l’uso di atomiche su larga scala su tutte le città del Lutènegama, che viene annientato. Il 18 Ottobre 9250 le truppe Governative entrano in ciò che rimane di Candrasamarà, e trovano Hadulest morto con una pistola in mano. La Grande Guerra Civile è finita: sono morti almeno quattrocentomila atlantidei su un milione e duecentomila, il Lutènegama è devastato, eccetto per le installazioni sotto le città di Candrasmarà, Barumarà e Faramanà, mentre le regioni del Mediterraneo sono cadute in mano ad un potere ostile, la Lega delle Repubbliche Comunitarie.
9250-9200 a.C.: Fadden è costretto alle elezioni del 9250, e nonostante tutto il suo impegno nella lotta ai ribelli, gli è preferito dal partito Lagos Ostalla, che vince le elezioni con 109 seggi più 14 dei partiti minori di centrodestra e 25 della Fiamma Nazionale, 95 seggi per i Comunitari di Lestimo Cubèr sostenuti dalla LRC e solo 57 seggi per i Socialdemocratici, che slittano sempre di più verso il Centrosinistra e il quieto Riformismo sotto la guida di Jaka Scalaberzu. Ostalla si adopera per risanare le fratture sociali prodotte dalla guerra civile, mentre la scienza, alimentata dalle necessità belliche concepisce il Volo di massa con le prime compagnie aeree civili, come la Baru Ridda (“Cielo d’Aquila”) e la Uramà Ridda (“Cielo Uramà”) e mezzi di comunicazione moderni come radio e televisione, senza contare il perfezionamento di telefono ad opera di Fagrin Ostalla (cugino del Presidente) ed altre applicazioni delle tecnologie pregresse che portarono alla società di consumo degli anni 9240-9225. Nell’LRC Karbas consolida il proprio potere e si pone come alternativa al governo centrale Atlantideo. Karbas lancia anche due piani quinquennali per rafforzare la produzione industriale e agricola dell’LRC. Ostalla, che nel 9245 ha ormai aperto la strada per la ripresa, si ritira dalla vita politica, lasciando al suo vice Ettin Nemaprituurè il Segretariato dell’Amakura Varè. Nemaprituurè stravince le elezioni del 9245, nonostante l’apparentamento di Comunitari e Socialdemocratici sotto Lestimo Cubèr, con 167 seggi complessivi (132 Centro+11 Liberali+24 Nazionalisti), mentre 102 seggi vanno ai Comunitari e31 ai Socialdemocratici. Nemaprituurè annuncia che Atlantide vuole lanciarsi nell’avventura del volo spaziale, utilizzando gli studi compiuti sui razzi da parte degli scienziati di Hadulest durante il conflitto civile. L’annuncio spiazza un po’ Karbas, che però risponde iniziando con il rafforzamento del proprio arsenale nucleare, nullo nel 9250 ed ora quasi pari a quello di Atlantide. Gli anni ’40 del secolo sono passati alla storia come gli Anni della Ripresa dell’economia, che galoppa nelle regioni orientali un tempo devastate ed ora di nuovo floride (il Taragama ha una crescita media del PIL dell’11,7% tra 9245 e 9240), senza contare il boom demografico nelle aree poco popolate di Alusaditegama e Hurmagama. Nel 9242 nasce il primo canale televisivo pubblico di Navamarai, il Quaraghe Biu (“Visione Uno”). Nel 9240 Nemapritùre vince ancora le elezioni con 159 seggi, mentre i Comunitari ottengono 114 seggi, gli altri partiti sono ai margini della politica isolana. Nello stesso anno muore Karbas, che vede l’economia dell’LRC raggiungere quasi l’80% di quella di tutte le province isolane sommate, una cosa del tutto impensabile nel 9250 (quando quella percentuale rasentava circa il 20%). A Karbas succede Pikarde, che lancia il primo uomo in orbita nel 9237. Navamarai risponde con il primo satellite e le prime sonde sulla Luna nei due anni successivi. Nel Navamarai si diffondono gli elettrodomestici con la stessa rapidità con la quale cresce la popolazione (+9% annuo), che raggiunge e sfonda il milione e mezzo di persone. Gli Anni ’30 del secolo sono infatti gli anni del cosiddetto Iver Bakem Edari (“Sacra Fiamma dei Giovani”), il nostro baby boom. Nel 9235 scoppia la cosiddetta contestazione nelle Università di Kartemarà e Indelmarie, da parte della gioventù che si fa chiamare Tesimaarè (“Uomini della Natura”), contro la politica di riarmo perseguita dal Ministro dell’Interno Tisavefri e le restrittive norme sulle libertà personali imposte dall’etica del bene comune. Questi anni, fatte di occupazioni, scioperi preparati con l’appoggio dei sindacati del Partito Comunitario e anche terrorismo a sfondo politico, sono i più caldi del periodo postbellico. Infatti nel 9233, il neoeletto Presidente di Navamarai, il Buonista Eferi Saki e il Leader dell’LRC Oligare Pikarde iniziano un braccio di ferro lungo due mesi sul possesso delle Isole Tatu Navamarai (Le Baleari), nelle quali Pikarde ha fatto installare missili in grado di raggiungere anche Katamarà. Alla fine Pikarde cede in cambio del ritiro di truppe Navamarainesi dalla nostra Tripolitania. Nel 9232, l’Università di Parnasamarà mette a punto il primo computer degno di questo titolo e in quegli stessi anni inizia uno studio sistematico sulla genetica da parte di Iliso Damarà e Gani Ibarà, all’Università di Ziamarà, nell’Elabagama. A Saki succede nel 9230 Tosjaro Jaberni, anche lui buonista, che governa per la prima volta con l’appoggio di parte dei Socialdemocratici della corrente minoritaria di destra guidata da Aulis Simarkus. Nel 9227 Redim Boier sbarca sulla Luna, seguito da Erader Laghè, entrambi Navamarainesi. Pikarde muore nel 9224 ed è sostituito da Pedaru Ligarmi. Ligarmi espande il suo potere anche sulle zone primitive di Siria, Mesopotamia ed Egitto, unendo i suoi domini tra 9224 e 9221. Jabeni nel 9225 vince le elezioni con l’appoggio dei Socialdemocratici di Simarkus. Alla fine degli anni venti (9221-9220) il computer si diffonde in gran parte delle case dell’isola, e inizia l’Era dell’Informatica. Gani Ibarà, che è invecchiata sul problema della genetica, rivela la struttura del DNA e del Genoma Umano nel 9222. Nel 9220 il delfino di Simarkus, Kargori, chiede il conto ai Buonisti, e diventa Presidente con il suo partito al governo. Nel 9219, i Socialdemocratici, dopo sessant’anni, si scindono Nuovo Corso Democratico (“Karte Tebaka Fakenatetsa”), guidato da Kargori e Socialisti (“Ziolamarai”) guidati dal leader della minoranza di sinistra del partito Hiru Lisanga-Metugi. Ligarmi, vecchio e debole perde sempre più consenso, e le agitazioni popolari portano ad un clima di violenza notevole nella LRC tra 9217 e 9213, nel quale il Segretario alla Sicurezza, Adecara Isteladi, è di fatto dittatore sanguinario della LRC.
E poi?
Se volete, potete scaricare comodamente quest'ucronia nel vostro Pc cliccando qui.
Ho anche pensato ad alcuni possibili toponimi atlantidei:
PROVINCE ATLANTIDEE:
Iga Navamarai (Nord Isola,
Kartemarà "Villaggio della Tigre")
Matu Navamarai (Sud Isola, Argaila "Grotte Profonde")
Tamu Navamarai (Ovest Isola, Bakamarà, "Villaggio del Sole")
Ito Navamarai (Est Isola, Jartane "Lungo Fiume")
Katamarà (Grande Villaggio)
Lutenègama (Valle Loira, Barumarà "Villaggio dell'Aquila")
Taragama (Iberia Meridionale, Harpamarà "Nuovo Villaggio")
Parnasagama (Marocco, Parnasamarà "Villaggio Oltre")
Omerugama (Sardegna, Omerutetsa "Sardegna Vinta")
Alusaditagama (Senegal, Alusadite "Spiaggia dorata")
Hurmagama (Nigeria Costiera, Hurmaga "Piana Verde")
Ermagama (Amazzonia, Ermarà "Villaggio della Foresta")
Esdru Navamarai (Caraibi, Indelmarie "Case Rosse")
Itiptagama (Cirenaica, Itiptikarè "Campo dell Itipta")
Elabagama (Irlanda, Ziamarà (Villaggio della Pioggia")
Apuragama (Cilicia, Apurualine "Monte dell'Apura")
Isleagama (Madagascar, Islamarà "Villaggio della Frutta")
Merugama (Sudafrica, Uzukemarà "Villaggio del Capo")
Asagama (Messico, Askarè "Campo degli Asà")
CITTÀ:
Vatèrualine, Taragama (Gibilterra, "Monte di Vat")
Barhela, Taragama (Badajoz, "Torre di Hel")
Gamamarà, Taragama ("Villaggio dell'Accampamento")
Gefalamarà, Esdru Navamarai (Bahamas, "Villaggio di Gefala")
Ugena, Esdru Navamarai (Saint Lucia, "Sputo")
Candrasamarà, Lutènegama (Orleans, "Villaggio di Candras")
Faramana, Lutènegama (Bordeaux, "Baia Chiusa")
Dakaramarà, Ermagama (Maracaibo, "Villaggio del Lago")
Galungamarà, Alusaditegama ("Villaggio del Riposo").
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Ed ecco ora il parere in proposito di Iacopo:
Ho appena finito di leggere l'ucronia atlantidea di Det0, e l'ho trovata affascinante. Purtroppo però l'affondamento di un'isola-continente nel mezzo dell'Atlantico avrebbe causato tali e tanti sconvolgimenti da cancellare completamente ogni traccia di civiltà dal pianeta, e forse avrebbe imposto un serissimo cambiamento anche alla stessa biologia... per intenderci, sarebbe stato un evento paragonabile all'impatto dell'asteroide che probabilmente causò l'ultima grande estinzione di massa, quella dei dinosauri. Inoltre, se Atlantide fosse stato un mini-continente delle dimensioni della Groenlandia, le dinamiche di popolazione interne ad esso sarebbero state piuttosto complesse, e non avrebbe potuto raggiungere l'unità necessaria per un'impresa di conquista anche locale prima dello sviluppo di adeguati strumenti di navigazione, oltre che di strutture sociali ed amministrative di un certo spessore. Diciamo che avrebbe dovuto essere ad un livello post-rinascimentale. Dunque l'affascinate ipotesi di Platone non può essere accettata in tutte le sue parti: almeno su qualcosa, Platone aveva torto.
E qui mi viene l'idea per un gioco di ruolo, tipo Persia Eterna o l'Impero di Alessandro. Platone aveva ragione, su qualcosa. Atlantide è davvero esistita, in qualche forma e in qualche luogo, ed è davvero finita, in qualche modo e in qualche circostanza. Ma se non fosse andata così? Ovviamente esistono svariate possibili "atlantidi". Provo a elencarne qualcuna, sperando che risultino di ispirazione.
Ipotesi Platonica: Atlantide si trovava oltre le colonne d'Ercole, era un'isola, e tutto ciò che ne rimane sono delle isole, un tempo vette di montagne. le Azzorre sono realisticamente troppo lontane, quindi opterei per le Canarie, identificate in antichità pure con il Giardino delle Esperidi. Atlantide sarebbe stata una civiltà di ceppo simile a quella basca, oppure afferente al filone berbero o tuareg. Avrebbe dominato economicamente gli scambi nel mediterraneo occidentale e centrale, oltre che nell'europa atlantica. Avrebbe avuto colonie in Africa del nord, Sardegna, Sicilia e forse malta. Avrebbe imposto il suo tributo alla civiltà micenea, e forse Creta e Troia potevano essere sue colonie. In questa ipotesi la fine di Atlantide corrisponderebbe davvero all'affondamento della sua terra madre. In questa ucronia la civiltà mediterranea orientale non scompare, e Marocco e Spagna entrano nella Storia molto prima dell'impero romano. Forse Cartagine non sarà nemmeno colonizzata... Creta, Troia e Atene potrebbero ribellarsi presto al giogo del re troppo lontano.
Ipotesi Classica o Egea: Thera esplode nel 1450, causando l'indebolimento dei micenei e il successivo fiorire dei micenei. Ma con la loro capitale Thera saldamente al comando (Cnosso non ne è che la pallida imitazione!), i minoici non cedono il passo, e assorbono i micenei nella loro cultura. Sarà il popolo che deriva da questa fusione a operare la Grande Colonizzazione, forse con secoli di anticipo. Così i popoli della prima età del ferro dovranno fare i conti con una potente civiltà insulare, dotata di strutture amministrative centralizzate e di una flotta avanzatissima (per l'epoca). Il gioco mediorientale comprenderà un terzo concorrente, oltre a Ittiti ed Egizi...
Ipotesi Micenea: una variante della precedente: Atlantide è la forma mitizzata della dominazione
Micenea sulla penisola greca. Se essa non cade, significa che i Micenei non soccombono ai Dori, che rimangono semi-barbari come i Macedoni, si fondono con gli Ioni e ignorano gli Eoli. Niente Medioevo Ellenico, la civiltà greca si sviluppa con quattrocento anni di anticipo. Omero è contemporaneo agli eventi di Troia, e passa alla storia con le caratteristiche che noi daremmo ad Erodoto. Esiodo è il fondatore della mitologia comparata, probabilmente.
Ad una grande espansione mercantile dopo la conquista dell'Asia Minore, segue l'Era dei Tiranni e la Grande Colonizzazione. I popoli mediorientali, già indeboliti dalle invasioni dei Popoli del Mare, non oppongono grandi resistenze. I Siriaci delle costa non si sviluppano in Fenici, e la lignua dell'Imepro Assiro non è l'aramaico (siriaco) ma il greco. L'Africa e la Sicilia sono costelalte di colonie greche. Ippia muore nel 910 a.C.
Assurnarsirpal II tenta la conquista dell'Ellade, quindi si avranno, nel IX secolo, le Guerre Assire. L'VIII secolo vedrà la decadenza dell'ellade e l'aumento di influenza dell'Assiria.
Alessandro, Re dei Dori, parte per la sua spedizione contro Tiglatpileser nel 734. Conoscendo il personaggio non si
sarebbe certo fatto mancare Giuda ed Egitto, così la diaspora non viene compiuta dai Babilonesi ma dai Greci, che si macchiano della
distruzione del Tempio.
Fin dove si spinge Alessandro? A fondo, ma non certo fino in India. E poi?
Ipotesi Sarda: le Colonne d'Ercole di cui parla Platone sono il Canale di Sicilia. Non è
impossibile. Gli Atlantidei sono i Shardana, eminenti fra i Popoli del Mare. Appartenenti alla più ampia branca dei popoli Tirreni (che comprende i Tartessici e gli antenati degli Etruschi), danno origine, con la loro invasione, ai vari popoli quasi-indoeuropeizzati dell'Anatolia e del Medio Oriente. Dopo questa dispersione, però, non scompaiono dalla Storia, ma continuano
a dominare più o meno direttamente il Mediterraneo. Gli indoeuropei sono respinti, quindi niente Ittiti ne Mitanni. In effetti l'unico popolo indoeuropeo del mediterraneo sarebbero i Dori, mentre l'elemento Tirreno si contenderebbe la regione con quello semitico. La lingue Uraliche non scompaiono dall'Europa, ma rimangono ben salde... diciamo... a sud della linea Alpi-Carpazi. L'ellade fa eccezione, ma comunque non si sviluppa oltre i suoi confini naturali. Con il passare dei secoli la Sardegna decade e capitale del mondo civilizzato diviene Sardi, in Asia Minore.
Quali i rapporti di queste genti coi Persiani? E Roma? sorgerà forse sul Rodano?
Ipotesi Arturiana: i casi sono due: o gli atlantidei erano dei navigatori dannatamente buoni, o Felice Vinci ha ragione e la cultura greca è nata sul Baltico. In ogni caso, Atlantide e Albione sono la medesima cosa. Non si tratta di sette mari concentrici, come diceva Platone, ma di sette laghetti attigui, come nelle paludi che circondavano quella che ora è Glasgow. I sacerdoti egizi non intendevano dire e Solone che Atlantide fosse egemone, ma che semplicemente esistesse, che fosse qualcosa. Il loro linguaggio enfatico, adatto a tessere le lodi del Faraone piuttosto che a trasmettere la storia, ha confuso il saggio greco. Dunque esisteva, diciamo prima dell'età del ferro, una fiorente (per l'epoca) civiltà megalitica in Britannia, poi cancellata da qualche tipo di inondazione -i Tuatha de Danann delle leggende irlandesi. L'architettura megalitica dei circoli di pietre si sviluppa, Stonehenge è uno fra i tanti, e forse è noto più per i suoi caratteri primitivi. Gli Abonici sviluppano una civiltà mercantile basata sulla navigazione, fondano colonie in Britannia, in Iberia (Gibilterra) e forse contendono Cartagine ai Fenici. Gli indoeuropei, in forma di Celti, giungono in Britannia nel terzo secolo, bene armati di spade e lance di ferro. Potrebbero assimilare i locali, creando una sintesi come quella che avvenne nell'undicesimo secolo della nostra era fra normanni e sassoni. Il risultano è che la Britannia sarà pronta a fare il bello ed il cattivo tempo in europa e nel mondo attorno al primo secolo dopo Cristo. Grossi guai per Roma, ma era delle esplorazioni geografiche anticipata di mille e cinquecento anni!
Ipotesi Egiziana, ovvero Solone Credulone: i sacerdoti si beffano di Solone, la storia non parla della dominazione "atlantidea" sull'Ellade, ma della dominazione egiziana su di essa! Atlantide sarebbe un'antica città-tempio fra il Delta ed il Sinai, l'odierna Suez. in questa ucronia, in pratica, non avviene la decadenza dell'Egitto, ed esso assume il ruolo di matrice della cultura euro-mediterranea che ha avuto la Grecia (Alessandro nubiano?)
Ipotesi Cimmeria: le Colonne d'Ercole citate nel "Crizia" sono il Bosforo Taurico, e Atlantide non è che una civiltà Iranica settentrionale, della quale i Cimmeri non sono che i discendenti decaduti. Storicamente i Cimmeri sono attivi a partire dal settimo secolo fino all'arrivo degli Unni. in questa ucronia una grande civiltà iranica si sviluppa fra il Caucaso e la foce del Dnestr, arrivando a controllare e forse a sostituire i Traci. I Cimmeri si sviluppano pressappoco a partire dalle invasioni dei Popoli del Mare e creano una talassocrazia ariana sul mar nero (Ponto cimmerico). Nel settimo secolo invadono il Medio Oriente inglobando l'Armenia e facendo dell'Anatolia una provincia.
Ipotesi
Lemuriana: i sacerdoti egizi avevano ragione, è Crizia a lavorare di fantasia: Atlantide non si trova a occidente ma ad oriente, le
Seychelles e le Maldive sono tutto ciò che ne resta, e i Tamil sono i discendenti degli
Atlantidei. Se Lemuria non cade non avvengono alcune migrazioni fondamentali: niente Tamil in India, ne dravidici in Madagascar. Non nascono i popoli polinesiani (secondo il mio modesto parere derivano dalla fusione di elementi dravidici con elementi locali, mon, munda e simili),
né i giapponesi, e forse nemmeno gli Incas.
Viceversa le colonie Lemuriane in Australia non si scottano le dita con la civiltà, non rifiutano l'agricoltura e crescono in potenza e cultura.
L'ondata di acqua salata che rende difficilmente coltivabile l'Arabia meridionale non ha mai luogo, quindi i semiti non lasciano le loro terre avite e le lasciano più tardi. L'intera regione del Mare Arabico è storicamente più importante, con gli Ariani che piuttosto che invadere la valle del Gange si stabiliscono sulla costa e commerciano con
Lemuria.
I Mon fioriscono in Bengala, civiltà africane legate a quella dravidica. Forse l'intero bacino mediterraneo rimane secondario rispetto all'estrema fioritura dell'Oceano Indiano. Come conseguenza forse marginale alcuni elementi della cultura
Dravidica si diffondono in tutto il Grande Medio Oriente: il culto di Shiva e lo Yoga sono accettati dagli Indoari come dai Semiti come dai Sumeri come dagli Egizi.
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Così gli risponde Renato Balduzzi:
A me, quando si parla di Atlantide, viene sempre in mente il Nord America. Certo, è piuttosto lontano, specie tenendo conto del livello tecnologico dell'antichità. Tuttavia, trovo estremamente interessante immaginare che il Mississippi possa fungere da culla della civiltà analogamente alla Mesopotamia in Eurasia. Da lì il mar dei Sargassi si sarebbe facilmente trasformato in un altro Mediterraneo, che sarebbe stato probabilmente unificato politicamente e culturalmente dagli abitanti dello Yucatan, la cui posizione centrale nel Golfo del Messico è molto simile a quella della penisola italica (quindi un parallelo yucatani-romani). L'ipotetico, antichissimo impero yucatano potrebbe quindi conoscere un precoce sviluppo scientifico e tecnologico e imporsi in buona parte delle Americhe ma anche oltreoceano.. Però ci si può domandare perché gli Europei pre-età del ferro rimasero tali mentre l'Impero dei Sargassi si sarebbe sviluppato tecnologicamente.
La risposta si situerebbe nella sagacia degli americani: imporsi con le proprie tecnologie ai popoli sottomessi ma impedire allo stesso tempo che essi venissero a conoscenza dei prodigi della scienza. L'Atlantide americana sarebbe stata spazzata via probabilmente per collasso su se stessa o per belligeranza nei confronti delle popolazioni vicine.
Un'altra candidata al ruolo di Atlantide potrebbe essere l'Australia: lontanissima, se sviluppa una tecnologia marittima adeguata può considerarsi invincibile. Ma chi ci facciamo insediare? Inizialmente avevo pensato ad una civiltà aborigena stanziata sulle coste occidentali, dal clima simile a quello mediterraneo, ma più umido, che inizia a stabilizzarsi grazie alla coltivazione della castagna d'acqua (pianta endemica dell'Australia), poi della banana (originaria della vicina Nuova Guinea). Tuttavia, è difficile immaginare che una civiltà australiana possa nel giro di qualche millennio elevarsi al di sopra di quelle eurasiatiche, che hanno dalla loro parte un'agricoltura certamente più ricca e stabile. Così ho pensato ad una invasione di dravidi che, sospinti dagli Arii, si stanziano nelle regioni sudorientali del continente, importandovi piante e animali del Vecchio Mondo. Una volta inglobate le tribù aborigene nella civiltà urbana, l'Australia dravidica potrebbe iniziare ad imporre la propria egemonia sull'Oceano Indiano e forse anche sul Pacifico.
Un'altra possibilità, ma più difficile, è la precoce invasione indocinese dell'Australia. Durante le invasioni arie, i Tocari si insediano in Cina. Buona parte della popolazione autoctona si trasferisce in India o in Indocina, sospingendo gli abitanti di quelle regioni a sud. Gli indocinesi scacciati in Australia potrebbero continuare la loro civiltà sulle coste settentrionali, per poi unificare l'isola ed estendere la loro egemonia nell'Asia attraverso l'Indonesia, e da qui in India, in Arabia e in Egitto.
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Ed Iacopo aggiunge:
L'idea di un Atlantide americana è affascinante, ma si scontra con una certa impossibilità storica: una civiltà in grado di sviluppare con diversi millenni di anticipo tecniche di navigazione oceanica può davvero svanire nel nulla e non lasciare traccia? Credo sarebbe impossibile per la valle del Mississippi. Forse è possibile uno spin-off di questa ucronia, operando magari una di quelle inversioni che piacciono al nostro comandante Riker: il bacino del Mississipi diviene la Mesopotamia, la Florida e i Caraibi l'Ellade (Creta-Cuba? Cipro-Haiti?), gli Appalachi corrispondono all'Anatolia e il Venezuela all'Egitto. l'Italia a questo punto potrebbe essere lo Yucatan e il Messico corrisponderebbe ai Balcani. Oppure si potrebbero immaginare civiltà completamente parallele a quelle europee: e se una colonia atlantidea sopravvive nel Bajou?
Però l'Atlantide americana affascina, quindi ho cercato altre collocazioni possibili. Forse il fiume Hudson, presso l'odierna New York. O forse, come immaginavo in una vecchia ucronia denominata, mi pare, Altri Egitti, nel bacino del San Lorenzo, fra Quebec e Nuovo Brunswick. Qui ci sono grandi foreste di piante adatte alla costruzione di imbarcazioni, e soprattutto la navigazione verso oriente è resa meno dura dalla minore ampiezza dell'oceano e dal maggior numero di scali. Atlantide avrebbe potuto essere una civiltà marinaresca collocata fra la Nuova Scozia e l'Isola del Principe Edoardo, andata incontro all'affondamento nell'oceano ed alla distruzione. Gli Irochesi sarebbero tutto ciò che ne resta. L'ipotesi linguistica del gruppo na-dene-caucasico ne uscirebbe forse rafforzata, in qualche maniera.
Per quanto riguarda lo sviluppo dell'Australia: è da parecchio tempo che cercavo una buona ucronia sui Tocari! La tua proposta mi piace, ma non credo abbia molto a che fare con l'Atlantide. Immagino una situazione simile: Tocari stanziati nella valle del Fiume Giallo, xiongnu indoeropeizzati, Kushan in Afghanistan e Tibet. Regno Sino-Qiang (tibetano) nel bacino del Fiume delle Perle e regno Sino-Birmano lungo il Mekong ed in Indocina. I Vietnamiti fondano un impero marinaresco che comprende la penisola malese, Sumatra, Giava e forse Bali. A stanziarsi in Australia potrebbero essere gli Khmer, che vi porterebbero le loro tecniche di costruzione e la loro struttura sociale. i contatti con i Vietnamiti potrebbero fare il resto, portando l'australia (almeno la sua costa settentrionale) nell'alveo di una civiltà sino-indonesiana.
La tempistica di questo sviluppo sarebbe però decisamente troppo tarda per dare origine al mito di atlantide. Infatti tutto il processo dovrebbe cominciare al più tardi nel secondo secolo prima di Cristo, al più presto in epoca Zhou, magari alla fine della dinastia degli Zhou Orientali: i popoli nomadi che saccheggiano Zongzhou sono i nostri Tocari, che danno inizio ad un'invasione in grande stile ed ad un'era di profondi mutamenti in Cina. Niente Primavere e Autunni, quindi niente Confucio, e niente Stati Combattenti...
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C'è poi il fondamentale contributo di Bhrg'hros:
Intervengo nell'interessante discussione e mi permetto di segnalare un piccolo dettaglio su cui Platone ha dimostrabilmente detto il vero, anche se può trattarsi di un elemento introdotto da lui (o da qualcuno prima di lui) indebitamente nella narrazione su Atlantide: in Crizia 114b scrive che la regione di Cadice (in greco *Gadeiriko khorā*) prende nome da un luogo di Atlantide detto in greco “*Eúmēlos*”, in lingua locale “*Gádeiros*” (in greco i due nomi sono riportati in caso accusativo, “*Eúmēlon*” e “*Gádeiron *”, ma dal contesto sono da riferire grammaticalmente a “*tópos*” (“luogo”), che è maschile, quindi il nominativo dovrebbe essere “*Eúmēlos*” e “* Gádeiros*”). Normalmente, “*eúmēlon*” significa “dai buoni armenti” (composto di “*eús*” “buono” e di “*melon*” “pecora, capra”), ma poiché “* melon*” è anche il lessema che significa “frutto a scorza tenera (pomo, mela)”, l’omofono composto “*eúmēlos*” significa “dai buoni frutti a scorza tenera”; in irlandese, una delle tre parole di suono “*íar*” (dal celtico * *eiro-*) significa “prugnola” (in origine “scuro”, dall’indoeuropeo **h1epi-ro- *“posteriore”, “occidentale”), mentre la forma scozzese *Gàidheal *(< celtico **Gâdelo-s*) del nome dei Gaeli deriva da una base **gâdo-s *identica all’aggettivo germanico **gōda-z *“buono” (entrambi dall’indoeuropeo **ghōdh-o-s *“relativo all’unione” ← √**ghedh- *“unire”), per cui il composto celtico **Gâd[o]-eiro-s *(regolarmente realizzato come **Gâdeiro-s*) viene a significare “dalle buone prugnole”, di cui oserei affermare che il greco “*eúmēlos*” rappresenti un’adeguata traduzione (“dai buoni frutti a scorza tenera”).
Tutto ciò implica semplicemente che Platone aveva correttamente notizia del significato etimologico del nome di Cadice, che riteneva Cadice parte di Atlantide, che dunque con “Colonne d’Ercole” si riferiva a quelle di Gibilterra e che identificava la lingua di Atlantide con quella in cui è stato coniato il nome di Cadice, quindi il celtico. Poiché, grazie a Erodoto, gli Ateniesi della fine del V. e degli inizî del IV. sec. a.C. avevano precisa notizia dei Celti, dobbiamo concludere che il racconto platonico presuppone l’identificazione degli Atlantidei (o Atlantici) con un popolo di lingua celtica antica, anche se Platone poteva non rendersi conto che la lingua - da lui ritenuta di Atlantide – in cui “*Gádeiros*” voleva dire “dai buoni frutti a scorza tenera” coincidesse con la lingua dei Celti.
Fin qui le conclusioni incontrovertibili. Per quanto riguarda invece le ipotesi su Atlantide, tenuto conto che i principali ostacoli a ogni tentativo di valorizzazione storica del racconto derivano dall’assenza (per quanto risulta sinora) di indizî in àmbito egittologico e considerato d’altronde che in una narrazione trasmessa oralmente fino al V. sec. a.C. e riferita a 9000 anni prima deve essere confluito il ricordo di tutti i “diluvî” avvenuti nel frattempo nelle regioni considerate (tre innalzamenti rapidi del livello dei mari in conseguenza della deglaciazione: 13.000-12.000, 10.000-9000 e 6000-5000 a.C., quest’ultimo - per la cronaca - comprendente la trasgressione del Mediterraneo nel Mar Nero e la conseguente inondazione del Golfo di Odessa tra il Delta del Danubio e la Crimea, mentre i precedenti avevano interessato la sommersione del Mare del Nord e delle pianure al largo della Bretagna nonché le alterne vicende di apertura e chiusura del collegamento oceanico col Mar Baltico), l’interpretazione massimamente conservatrice del testo deve collocare i dominî di Atlantide nel bacino dell’Atlantico (in quanto a Ovest dello stretto di Gibilterra) o dei mari connessi (qualsiasi territorio raggiungibile solo attraverso lo Stretto di Gibilterra si trovava per definizione, secondo la terminologia nautica antica “fuori” dallo Stretto; qualsiasi costa, anche se continentale, purché raggiungibile principalmente per mare con un tratto di navigazione in mare aperto – come necessario nel tragitto dalla Galizia alla Bretagna – sarebbe stata definita “isola”) intorno al 9500 a.C., quindi in pieno periodo di innalzamento accelerato del livello dei mari (10.000-9000 a.C.).
Poiché:
1) i risultati delle nuove metodologie di genetica storica delle popolazioni (dal 2001) dimostrano che il 68% degli attuali Europei in generale discende da popolazioni già stanziate nelle proprie Sedi storiche prima del 12.000 a.C. e che tale percentuale risulta massimamente innalzata proprio nel caso di tutte le regioni atlantiche europee (N.B. gli unici che non risultano in continuità genetica neppure con l’epoca preromana sono i Baschi – almeno a Sud dei Pirenei),
2) mentre la motivazione etimologica dei vocaboli caratteristici delle singole lingue indoeuropee risale, nello strato databile più antico, alle tecniche paleolitiche di fabbricazione degli utensili
3) e la toponomastica preromana, dove dà indicazioni cronologiche (per esempio nelle regioni a Nord del Po), prova che l’evoluzione dall’indoeuropeo alle lingue storiche (preromane), nella fattispecie soprattutto celtiche, è avvenuta sul posto (dal momento che i toponimi preromani risultano coniati in fase indoeuropea e hanno partecipato – ovviamente in loco – a tutte le evoluzioni storico-fonetiche dall’indoeuropeo al celtico),
da quanto esposto consegue che le popolazioni che abitavano lungo le coste atlantiche europee alla fine del Paleolitico sono gli antenati di quelle storiche (nonché delle popolazioni della civiltà megalitica) e parlavano varietà indoeuropee già lessicalmente differenziate, da cui sarebbero derivate le lingue celtiche, ossia erano gli antenati indoeuropei dei Celti (si noti che l’estensione del dominio atlantico fino ai Tirreni è vero in quanto i Paleoliguri, anch’essi insediati in loco dall’epoca indoeuropea, erano di lingua celtica – a seconda delle zone arcaica o in senso pieno – mentre l’estensione alla Libia si accorda con le tracce indoeuropee – occidentali quando specificabili – in Africa settentrionale).
Merita di essere ricordato che in epoca predinastica è verosimile che una lingua indoeuropea fosse compresa nel repertorio delle popolazioni del Basso Egitto (ciò che sarebbe in accordo con la diffusione di toponomastica indoeuropea preistorica nelle regioni vicine).
Da sottolineare che, per quanto riguarda il corrispettivo preistorico reale nell’epoca in cui viene ambientata la storia di Atlantide, non si tratterebbe comunque di tutti gli Indoeuropei (territorialmente ben più estesi, fin all’India già da prima dell’ultimo innalzamento rapido dei mari) né tantomeno degli Indoeuropei primitivi; lo scontro tra Atlantide e Atene sarebbe solo un episodio tra tante vicende di ‘geopolitica’ preistorica, avvenute – come in qualsiasi epoca – senza riguardo alle parentele linguistiche e genealogiche.
Possiamo quindi precisare il dibattito storico-filologico sull’Atlantide di Platone entro le seguenti interpretazioni: (minima) Platone ha scritto un racconto di ambientazione europea occidentale atlantica e vi ha inserito una corretta notazione etimologica di toponomastica celtica (di cui può aver avuto notizia da proprî contemporanei); (massima) a Platone è giunta notizia degli Indoeuropei atlantici antenati dei Celti (nonché dei Megalitici); l’etimologia del nome di Cadice citerebbe in tal caso il nome nella forma fonica che aveva ormai assunto all’epoca di Platone nonché di Solone (**gâdeiro-s*) rispetto a quella indoeuropea di 9000 (ma anche 2500) anni prima, **ghōdh-o-h1epi-ro-s*, etimologicamente “posteriore / occidentale relativo all’unione”, in semantica lessicalizzata “che ha buone prugnole”.
L’interpretazione minima assicura che almeno un particolare non inventato esiste nel mito di Atlantide; l’interpretazione massima è in ogni caso a sua volta la più economica tra le tante altre ipotesi di lettura realistica del racconto platonico, perché non fa postulati ad hoc e riconduce il testo (per quello che dice apertamente) a un complesso di ricostruzioni preistoriche indipendentemente fondate e provate.
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Questa è la risposta di Iacopo:
L'intervento su Crizia 114b nella discussione su Atlantide è affascinante. Ma credo che sia un po' forzato il legame fra il nome Gadeira e le popolazioni celtiche: innanzitutto perchè di celti, in quella regione della penisola iberica, se ne sono visti pochi o punti, in secondo luogo perchè il nome di Cadice si spiega bene con il radicale trilittero siriaco g-d-r (qualcosa del tipo "area circondata da un fosso o da un recinto", "luogo identificato da confini"). Cadice è una città di fondazione fenicia, nata qualche centinaio di anni prima dell'arrivo dei Celti in Iberia.
Navigando da Cadice verso sud si incontra, dove l'Atlante cede il posto al deserto, un'altra città dal nome simile: Agadir. Gli Atlantidei delle Canarie probabilmente avrebbero usato la radice g-d-r per indicare i porti-fortezza sulla loro rotta verso il cuore del Mediterraneo. In effetti però non so spiegare come sia possibile che l'etimo proposto da Bhrg'hros risulti corretto, e mi guardo bene dal tentare di dare spiegazioni. Mi permetto solo di intervenire sulla prima delle ipotesi che lo porta a sostenere che "le popolazioni che abitavano lungo le coste atlantiche europee alla fine del Paleolitico sono gli antenati di quelle storiche (nonché delle popolazioni della civiltà megalitica) e parlavano varietà indoeuropee già lessicalmente differenziate, da cui sarebbero derivate le lingue celtiche": il fatto che la maggioranza degli europei attuali condivida il patrimonio genetico degli abitanti dell'Europa preistorica, non significa che ne condivida anche la lingua. Storicamente possiamo osservare che nel caso di un'invasione da parte di popoli piuttosto aggressivi e che godano di qualche tipo di prestigio, la lingua locale viene sostituita da quella dei nuovi arrivati. Ad esempio, pensiamo a come tutte le lingue locali del Medio Oriente e dell'Africa del Nord siano pressoché sparite all'arrivo degli Arabi nel settimo secolo. Una generazione prima l'Aramaico era compreso da Alessandretta a Bikander, una generazione dopo era in pratica una lingua morta, e tutto questo ovviamente senza cambiare la genetica delle popolazioni locali.
Molto interessante invece la nota sugli innalzamenti del livello del mare, che forse permetterebbero di inserire un'ucronia atlantidea in un orizzonte più vasto.
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Subito gli ribatte il ferratissimo Bhrg'hros:
È una critica abbastanza radicale: se togliamo sia l’etimologia celtica di Cadice sia la ricostruzione linguistica dell’Europa atlantica mesolitica come indoeuropea, cadono entrambe le interpretazioni di Platone, minima e massima (la sua spiegazione del nome di Cadice si ridurrebbe tutt’al più al fatto di riferire una deformante reinterpretazione di un toponimo fenicio da parte di Celti da pochissimo giunti sul luogo e in ogni caso per l’epoca a cui viene ascritta Atlantide non andrebbe postulata la presenza di Indoeuropei).
I punti di discussione si possono riassumere in quattro questioni:
1. Quali erano le lingue locali della Betica preclassica?
2. Il nome di Cadice è fenicio o celtico?
3. Quando avviene una sostituzione di lingua?
4. Nella preistoria dell’Europa occidentale sono avvenute sostituzioni di lingua?
1. Lingue locali della Betica preclassica. Sul Golfo di Tartesso era sicuramente parlata la lingua tartessia, che le più recenti ricerche (soprattutto Francisco Villar [Liébana], Indoeuropeos y no indoeuropeos en la Hispania Prerromana. Las poblaciones y las lenguas prerromanas de Andalucía, Cataluña y Aragón según la información que nos proporciona la toponimia (Acta Salmanticensia. Estudios filológicos · 277), Salamanca, Ediciones Universidad de Salamanca (© Ediciones Universidad de Salamanca y Francisco Villar [Obra realizada dentro del marco del proyecto de investigación de la DGICYT, PB-97-1333, concedido a su autor]), 2000 [487 p.], ISBN 84-7800-968-X) permettono di riconoscere come indoeuropea (“meridional-ibero-pirenaico”, con maggiori connessioni col baltico e l’italico). La presenza di lingue non indoeuropee viene normalmente fondata sui toponimi in -ipă, che lo stesso Villar ritiene non indoeuropei per ragioni areali; tuttavia, il suffissoide si può tranquillamente spiegare come indoeuropeo *ipā ‘città’ < *hip-áh > “(luogo) scosceso” (con motivazione facilmente comprensibile, dalla radice √*heip-, come il greco <aipys> “ripido“, da indoeuropeo *h(e)ip-ú-s) e quindi ricondurre, con notevole economia epistemologica, al medesimo strato meridional-ibero-pirenaico (in ogni caso non al celtico, data la conservazione del fonema indoeuropeo */p/, che in celtico subisce altri trattamenti). Anche le altre serie toponimiche ritenute non indoeuropee da Villar hanno facili etimologie indoeuropee: -uba, -ula, -ur- da indoeuropeo *ubh-áh “*sinecismo” (← √*webh- “intrecciare”), *ul-áh “*fortificazione”, cfr. *wol-go-s (donde il latino uulgus) ← 3√*wel- “racchiudere”), *ur- “*fortificazione” (← 5√*wer- “chiudere”); in questi casi la fonetica storica sarebbe compatibile anche col celtico, così come per le etimologie indoeuropee dei nomi dei due principali fiumi della zona, il Baetis (Guadalquivir) e il Bestlus (Guadalete, il fiume che sfocia nella baia di Cadice).
L’attestazione più vicina di Celti è a poco meno di 200 km a Nord di Cadice ed è costituita dalla popolazione dei Celtici, nel cui territorio è documentata la tipica toponomastica celtica di composti con secondo elemento -brigā “montagna”. Molto più vicino, nel raggio di 25 km da Cadice, si trovano i toponimi Ebora e Segontia, integralmente e tipicamente celtici: in teoria, poiché non presentano caratteristiche formali esclusivamente celtiche, non si può escludere che anche il tartessio (meridional-ibero-pirenaico) li usasse e quindi da soli non bastano a dimostrare con assoluta necessità la presenza di Celti.
Tipicamente celtica è invece l’evoluzione fonetica presupposta da una quinta serie toponimica ritenuta non indoeuropea da Villar, -tucci-, da indoeuropeo *tuk-ní-(h) “*popolazione” (cfr. misio Τευκρο < *teuk-ró-hes ← √*teuk- “gonfiarsi” o “discendenza, seme, nocciolo”). Due fenomeni celtici, l’anafonesi di /o/ in /u/ davanti a nasale (come in britannico) e il dileguo di /i/ intervocalico (come in leponzio), si possono riconoscere anche nel nome dei Coniī / Cuneī / Κονεοι (Cuneī è la forma prevalente negli autori latini, insieme a Cynetes; <Κνιοι> in Polibio ha <ο> come resa grafica di /u/, usuale nelle trascrizioni greche classiche ed ellenistiche di nomi traci, persiani e latini, ma <Conistorgis> /Conistorgis/, capitale dei Coniī, è attestata da Sallustio e certifica /o/), abitanti antichi dell’attuale Algarve (Portogallo) e quindi vicini occidentali dei Tartessii: *kuneo- < *koneio- < *konH-ei-o-, tema in -i- (al grado normale + -o- aggettivale) e formazione secondaria aggettivale come *konH-i-yo- (tema debole in -i- + -yo- aggettivale), entrambi col significato di “relativo a *konH-i-” (← 3√*kenH- “scaturire”).
A poco meno di 100 km da Cadice, l’antico nome di Siviglia, Hispal(is), può ricevere due etimologie indoeuropee, a seconda che sia connesso con Hispani o con Hispellum (Spello). Quest’ultimo confronto implica tuttavia una fonetica storica italica non compatibile con quella del meridional-ibero-pirenaico, mentre il primo confronto, fra l’altro molto più facile geograficamente, richiede perentoriamente una serie di sviluppi peculiari del celtico: Hispānī < *Pik’sk-wah-no-hes, masch. plur. (*-hes) degli abitanti (suffisso secondario *-no-) di un’ipotetica località *Pik’sk-wah, collettivo in *-ah di *Pik’sk-wo-, formato col suffisso di participio passato passivo non agentivo *-wo- dalla stessa base di *pik’-sk-i-s “variopinto” (> “trota” > “pesce”), quindi *Pik’sk-wah = “insieme di realtà naturali variopinte” localmente perspicue (toponimo descrittivo), a meno che *Pik’sk-wah-no-h₁es non significhi “Tatuati” < “variopinti” (Hispānī mostra una fonetica storica celtica centrale = “gallobritannica”, mentre l’italoromanzo pisquano – la cui usuale derivazione dall’inglese pipsqueak “persona insignificante” ha molto minore correttezza formale – conserverebbe la forma più antica dell’etnonimo).
In base a quanto precede, si deve concludere che le lingue preromane della Betica fossero due, il tartessio (meridional-ibero-pirenaico) e una varietà di ispanoceltico; non ci sono criterî per stabilire se una delle due fosse antecedente all’altra, anzi la distribuzione areale suggerisce piuttosto che fossero compresenti e che i Celti prevalessero a Occidente e Settentrione, i Meridional-Ibero-Pirenaici a Oriente e Meridione.
2. Nome di Cadice. L’etimologia fenicia è perfettamente corretta: da un antecedente protosemitico *Gadiru (su una radice GDR “costruire un muro” ricostruibile da tutti i gruppi semitici e connessa genealogicamente al berbero agadir “forte“) si hanno i due continuanti più vicini al toponimo, l’ebraico (verosimilmente anche fenicio) gâdēr “mur(ett)o di pietre” e l’aramaico (talmudico) gādērā “recinto”.
D’altra parte, anche l’etimologia celtica è perfettamente corretta: il protoceltico *eiro- (dall’indoeuropeo *h1epi-ro- “posteriore”, “occidentale”) è l’antecedente dell’irlandese íar “prugnola” (in origine “scuro”) e il protoceltico *gādo-s (dall’indoeuropeo *ghōdh-o-s “relativo all’unione” ← √*ghedh- “unire”; l’indoeuropeo *ghōdh-o-s è direttamente continuato dal germanico *gōda-z “buono” > inglese good, tedesco gut) è incorporato in *Gādelo-s, antecedente della forma scozzese Gàidheal del nome dei Gaeli, quindi anche il corrispondente composto celtico *Gād[o]-eiro-s “che ha buone prugnole” (dall’indoeuropeo *ghōdh-o-h1epi-ro-s “posteriore / occidentale relativo all’unione”) > *Gādeiro-s > *Gādēro-s non richiede postulati aggiuntivi.
Possiamo valutare comparativamente le due etimologie? Dal punto di vista formale si equivalgono, perché sono entrambe corrette. Anche dal punto di vista storico si equivalgono, perché nell’area sono attestate, all’epoca di Platone, entrambe le lingue. La maggiore antichità dell’una o dell’altra lingua non è rilevante per giudicare l’etimologia (mentre è invece rilevante per le ripercussioni sulla questione di Atlantide, v. sotto), perché la priorità cronologica non implica vantaggi, se entrambe le lingue sono attestabili all’epoca della prima documentazione del toponimo: il fatto che la città sia di fondazione fenicia non impedisce che il nome del luogo preesistesse (come nel caso delle città coloniali che conservano il nome precoloniale del terreno su cui sono state fondate, ad esempio Singapore) e, simmetricamente, anche nell’ipotesi di una maggiore antichità dei Celti (in quanto Indoeuropei locali) nella regione (tale è l’ipotesi per cui continuo a propendere), la questione specifica dell’etimologia di Cadice resterebbe impregiudicata, non solo perché i Fenici potrebbero aver dato il nome ex nouō, ma anche perché potrebbero aver tradotto un preesistente toponimo, per esempio, in celtico, *Arto-rāte “muro di pietre”, che quindi non avrebbe avuto niente a che fare – formalmente – con Gádeiros.
Fin qui dunque la questione resta aperta. L’esistenza di due alternative equipollenti impedisce di considerarne falsa una (qualsiasi) delle due (a motivo dell’esistenza di un’altra alternativa): ho usato quella celtica perché appunto spiegherebbe il testo platonico, ma certo non posso escludere a motivo di Platone l’etimologia fenicia, perché la notizia platonica potrebbe riflettere una semplice reinterpretazione celtica e non il nome originario (che fosse anche il nome atlantideo o no) e, reciprocamente, l’esistenza dell’etimologia fenicia non basta da sola a far scartare quella celtica, perché nessuna delle due è più probabile.
Solo una considerazione, tuttavia, può segnare eventualmente un leggere vantaggio – anche se certo non decisivo – per l’opzione celtica: la variante assunta in latino, Gādēs, e l’etnico Gāditānus implicano l’esistenza di una forma *gādi- o gāde- (il plurale Gādēs è ambiguo e il suffisso -itānus cancella qualsiasi vocale finale del tema cui si applica), che sarebbe estraibile con piena regolarità morfologica, in quanto tema autonomo *gādo- / gāde- (quest’ultimo in *Gādelo-s), dal composto *Gād[o]-eiro-s, mentre meno giustificata sarebbe una riduzione della parola semitica mediante cancellazione della terza consonante radicale (la radice è GDR, con le tre consonanti già presenti a livello camito-semitico, come dimostrato dal berbero agadir, anch’esso con tutte e tre le radicali). Con ciò non intendo scartare l’etimologia fenicia; semplicemente suggerisco che questa, da sola, spiega meno di quella celtica il complesso della documentazione e quindi tendo a pensare che siano stati i Fenici a reinterpretare semiticamente come gâdēr “mur(ett)o di pietre” il celtico *Gādēro-s (regolarmente da *Gādeiro-s) “che ha buone prugnole” e non viceversa, ma per ammettere ciò bisogna affrontare la questione della priorità cronologica dei Celti sui Fenici in Betica (v. sotto).
3. Sostituzione di lingua. Su questo punto c’è in realtà accordo. Desidero solo aggiungere che la sociolinguistica storica permette di precisare il «qualche tipo di prestigio» di cui devono godere i «popoli piuttosto aggressivi» dopo la cui invasione «la lingua locale viene sostituita da quella dei nuovi arrivati»: si tratta delle conversioni religiose, unici contesti in cui avviene – nelle società semiurbane premoderne – la sostituzione di lingua in continuità genetica di popolazione (il punto cruciale è che per avere sostituzione di lingua le madri devono diventare bilingui e usare la nuova varietà coi figli, altrimenti non si ha mai sostituzione; perché ciò avvenga è indispensabile che la lingua precedente sia stigmatizzata come caratteristica pagana, infedele). Così è accaduto col latino e il greco (copto e aramaico erano già locali) nei Patriarcati di Roma e Costantinopoli con la conversione dal sincretismo imperiale al Cristianesimo, col gaelico e il britannico nelle Isole Britanniche, con i dialetti anglosassoni e le lingue regionali tedesche e scandinave dopo le missioni altomedioevali, col ceco e il serbocroato dopo Costantino Cirillo e Metodio, col bulgaro dopo lo spostamento della missione verso la Bulgaria, col russo dopo la conversione dei Variaghi, col polacco dopo l’estensione della missione romano-germanica alla Polonia, nel frattempo con l’arabo dove l’islamizzazione è stata operata dal Califfato ’Umayyade e col turco dove è stata il portato dei Selgiuchidi ecc. ecc.
N.B. Non in tutte le conversioni religiose avviene una sostituzione di lingua: il caso più famoso è costituito dalla Persia, ma altrettanto vale per l’islamizzazione dell’India e delle regioni più a Oriente. In tutti questi casi si è creata una forma particolare di situazione sociolinguistica, definibile come diacrolettia, per cui la lingua della nuova religione si affianca come lingua alta a una nuova versione della lingua preesistente.
Per quello che invece attiene alla preistoria e protostoria europea, le uniche sostituzioni di lingua immaginabili sono in funzione di eventuali sostituzioni di popolazione (paragonabili al fenomeno delle colonizzazioni greca e fenicia), che tuttavia la genetica tende oggi a ridimensionare drasticamente: dopo il primo popolamento da parte di uomini anatomicamente moderni (al più tardi 36.000 anni fa), si sono avuti solo cinque mutamenti, tutti parziali: un riflusso verso Sud (in particolare nelle grandi Penisole Mediterranee) in concomitanza col Pleniglaciale (18.000 anni fa), un simmetrico ripopolamento dell’Europa centrale e il definitivo popolamento dell’Europa settentrionale nonché delle Alpi dopo il disgelo (15.000-7000 anni fa), il contemporaneo arretramento di fronte alla salita del livello del mare nelle pianure costiere atlantiche e nordpontiche nonché nell’Adriatico, nel Canale di Sicilia, nell’Egeo e sulle coste del Mediterraneo orientale (13.000-12.000, 10.000-9000, 6000-5000 a.C.), l’onda demica di avanzamento degli agricoltori dall’Anatolia alle Isole Britanniche (7000-3500 a.C.) e la sovrapposizione dei pastori-allevatori delle Culture dei Kurgán alle preesistenti Culture Neolitiche in Europa Orientale e Centrale (4200-2100 a.C.).

4. Preistoria linguistica dell’Europa occidentale. Premesso il dato di recente dimostrazione (2001) per cui il 68% degli attuali Europei in generale e una percentuale ancor più alta nel caso di tutte le regioni atlantiche europee discende da popolazioni già stanziate nelle proprie Sedi storiche prima del 12.000 a.C., i due argomenti di carattere linguistico a favore di un’indoeuropeizzazione paleolitica sono:
– la corrispondente datazione del lessico tecnologico già differenziato nelle diverse classi linguistiche indoeuropee (ossia: ogni classe linguistica indoeuropea – Celti, Germani, Latini ecc. – presenta un proprio lessico tecnologico esclusivo, i cui strati più antichi sono databili al Paleolitico, per cui va supposto che esistessero dialetti indoeuropei lessicalmente differenziati già nel Paleolitico; il vocabolario neolitico comune a tutte le lingue indoeuropee va quindi considerato prodotto di diffusione culturale tra comunità linguistiche già differenziate lessicalmente, ma non ancora foneticamente);
– l’esistenza di numerosi toponimi che devono essere stati coniati in quanto toponimi (ossia non semplicemente come nomi comuni, bensì già come denominazioni specifiche di luogo, poiché designano guadi o altri punti relativi a singoli fiumi) in fonetica indoeuropea e hanno poi attraversato tutte le trasformazioni storico-fonetiche dalla fase indoeuropea preistorica a quella della lingua indoeuropea storica locale (celtica nel caso della Transpadana, dove la dimostrazione ha evidenza cristallina).
L’unico modo per evitare la conclusione che gli Indoeuropei erano già diffusi nelle varie Sedi storiche fin dal Paleolitico Superiore richiede di postulare che gli Indoeuropei, benché – come visto – già differenziati lessicalmente in molte tradizioni locali fin dal Paleolitico, fossero comunque compressi in un’area bensì estesa, ma non tanto quanto l’intera Europa, dopodichè si sarebbero diffusi per onda demica nell’Europa balcanica e centro-orientale (7000-5000 a.C.) e, da quest’ultima, si sarebbero sovrapposti ai proprî consimili sempre in Europa Centrale e Sud-Orientale (4200-2100 a.C.), in tempo per giungere ancora con le proprie lingue in fase storico-fonetica preistorica nelle aree (come la Transpadana) dove la toponomastica è dimostrabilmente indoeuropea preistorica; da tutte queste regioni sarebbe partita la conversione religiosa legata alla Cultura dei Campi di Urne (seconda metà del II. millennio a.C.), che avrebbe provocato una sostituzione di lingua (pur in assenza di urbanesimo) in Europa occidentale.
In particolare, dato che postulare l’esistenza di famiglie linguistiche scomparse senza lasciare tracce evidenti è meno economico che ammettere come sicure solo le famiglie linguistiche di cui è rimasta traccia indipendente, “prima” della presunta indoeuropeizzazione del II. millennio a.C. sarebbero state parlate in Europa occidentale lingue genealogicamente apparentate col basco (che, si ricordi, è associabile – in quanto basco-aquitanico – a una popolazione geneticamente individuata solo a Nord dei Pirenei, mentre nell’attuale Paese Basco la popolazione continua un gruppo diverso dagli Aquitani e giunto sul posto nel Neolitico provenendo dall’area a Nord del Caucaso; in altri termini, il basco nelle proprie Sedi attuali è portato di una sostituzione di lingua venuta da Nord dei Pirenei sopra una popolazione che a sua volta era di provenienza esterna – dalla Ciscaucasia – e relativamente recente, in quanto neolitica, mentre in Aquitania la popolazione – e quindi presumibilmente la lingua, che nei primi documenti di epoca antica è aquitanica e dunque genalogicamente basco-aquitanica – è paleolitica). In breve, le numerosissime tradizioni paleolitiche indoeuropee sarebbe state concentrate in un’area più ristretta di quella che risulta fin dalle prime attestazioni documentarie, mentre al contrario la famiglia del basco sarebbe stata diffusa su un’area vastissima, benché ne manchi una documentazione altrettanto ricca. In questo bisogna rilevare un’incoerenza di metodo, poiché senza alcuna motivazione (che non sia un malcelato pregiudizio antiindoeuropeo e bascomane, ovviamente comprensibilissimo nella pubblicistica basca, che come ogni pubblicistica soggiace a miraggi nazionalistici proiettati nella Preistoria, ma ingiustificabile in sede di discussione imparziale) si minimizza ciò che è largamente indiziato e si massimizza ciò che è molto meno indiziato o addirittura, nella maggioranza dei casi, non è indiziabile affatto.
Per la questione di Atlantide e dell’etimologia semitica di Cadice entra in gioco anche la teoria di Vennemann secondo cui, tra il V. e il III. millennio a.C., navigatori di lingua semitica avrebbero colonizzato l’Europa occidentale fino alla Scandinavia, sovrapponendosi ai preesistenti Vasconici. Per valorizzare in cronologia atlantidea l’etimologia semitica di Cadice (altrimenti da ribassare all’epoca della colonizzazione fenicia) come coeva del nome (camitico) di Agadir, bisogna retrodatare al X. millennio ciò che Vennemann pone nel V., ma l’argomentazione linguistica – paradossalmente – non ne risente, poiché in realtà è costituita da etimologie di toponimi e quindi, come nel caso della toponomastica indoeuropea (v. sopra), fornisce indicazioni relative (soprattutto alla fase di lingua interessata), ma non una datazione diretta in cronologia assoluta (anche i toponimi indoeuropei, come visto, possono essere collocati nel Paleolitico oppure al termine del Calcolitico, v. sopra, poiché la fonetica preistorica dell’indoeuropeo è verosimilmente rimasta unitaria fino all’inizio dell’Età del Bronzo).
La valutazione della teoria di Vennemann si deve basare sul confronto tra le etimologie toponimiche basche e semitiche da lui proposte, da un lato, e le etimologie toponimiche indoeuropee relative alle medesime aree, dall’altro. Purtroppo per Vennemann, le sue etimologie sono fornite di una regolarità interna minore rispetto alle etimologie indoeuropee (è anche comprensibile, perché la ricostruzione linguistica indoeuropea esiste da più tempo ed è quindi più raffinata di quella basca; meno comprensibile per quanto riguarda il semitico, che costituisce un’unità linguistica più stretta di quella indoeuropea ed è quindi più facilmente ricostruibile, eppure anche le etimologie toponimiche semitiche di Vennemann presentano più irregolarità di quelle indoeuropee).
Nel caso specifico del nome di Cadice, l’etimologia semitica, a differenza delle etimologie di Vennemann, è altrettanto regolare di quella indoeuropea e celtica (anche se con più difficoltà spiega la variante Gādēs e l’etnico Gāditānus, v. sopra) e, come quest’ultima, non dà indicazioni cronologiche definitive; si può solo osservare che, se riferita ai Fenici, non può essere anteriore alla colonizzazione fenicia, mentre se la si retrodata a un’ipotetica antica presenza semitica deve essere riscritta in forma protosemitica *Gadiru (che avrebbe assunto la veste fonica Gādēr in bocca fenicia, ammesso che il nome *Gadiru giungesse a conoscenza dei Fenici prima che in fenicio fosse terminata la trasformazione fonetica con cui il protosemitico *gadiru è diventato, anche nel lessico ereditario fenicio, gādēr): anche l’etimologia celtica di Cadice non può essere anteriore all’arrivo dei Celti sul posto, ma quest’arrivo, a differenza di quello dei Fenici, non è databile con altrettanta sicurezza a epoca relativamente recente, anzi potrebbe (il che è diversissimo da dire: dovrebbe) risalire – senza che ci siano prove in contrario – a un’indoeuropeizzazione paleolitica.
Visto da un’altra prospettiva: le due etimologie alternative, fenicia e celtica, non creano difficoltà se collocate in epoca recente, mentre per essere retroproiettate al X. millennio a.C. richiedono il conforto di una teoria più ampia, in un caso quella della semiticità atlantica (a sua volta da retrodatare rispetto al V. millennio preso in considerazione da Vennemann), nell’altro caso quella dell’indoeuropeità paleolitica della medesima area atlantica. Ora, come osservato, entrambe le teorie si basano su argomenti toponimici, ma quella della semiticità atlantica e meno regolare e non ha altri indizî, mentre quella dell’indoeuropità paleolitica è più regolare e ha anche l’appoggio della datazione del lessico tecnologico delle diverse classi linguistiche indoeuropee (v. sopra); è vero che non si tratta di una dimostrazione definitiva, ma, come già evidenziato, l’unica teoria alternativa, per non cadere in una manifesta antieconomicità epistemologica (postulare famiglie linguistiche scomparse senza chiare tracce), si dovrebbe basare su un’incoerenza di metodo (il pregiudizio antiindoeuropeo di cui sopra, per cui si minimizza tutto ciò che è indoeuropeo e si massimizza tutto ciò che non lo è).
In conclusione:
> a Cadice e nella regione circostante si parlavano sia fenicio sia celtico all’epoca di Platone; il toponimo può essere nato in una lingua ed essere stato reinterpretato nell’altra o viceversa (in entrambi i casi, a Platone sarebbe arrivata la versione celtica); l’etimo celtico spiega meglio la variante assunta dai Latini;
> alla quota cronologica cui Platone colloca Atlantide non sappiamo quali lingue si parlassero nella zona: la tesi basca ha uno svantaggio metodologico generale e maggiori irregolarità specifiche rispetto a quella indoeuropea; la tesi semitica rappresenta la retrodatazione di una proposta basata su argomenti toponomastici (senza datazioni assolute) a loro volta meno regolari di quelli alternativi indoeuropei; di conseguenza, la tesi indoeuropea, pur non dimostrabile definitivamente, è al momento la migliore disponibile;
> se il mito di Atlantide corrisponde a qualcosa di (prei)storico, allo stato attuale delle conoscenze dobbiamo prendere in considerazione prima di tutto la tesi indoeuropea e comunque non la possiamo escludere senza escludere a maggior ragione anche tutte le altre sinora sostenute;
> interpretare il testo platonico alla luce della preistoria indoeuropea (che è l’impostazione opposta a quanto tendono a fare molti Atlantidologi: interpretare la preistoria alla luce del testo platonico) permette di valorizzare come veridici e quindi autentici più elementi del racconto di quanto sia possibile in qualsiasi altra teoria.
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Iacopo tuttavia non si dà per vinto:
L'unica, debole critica che posso permettermi di fare è alla tua frase « In base a quanto precede, si deve concludere che le lingue preromane della Betica fossero due », anzi, alla sola parola "preromana". Poiché stiamo parlando di epoca atlantidea, "preromana" è troppo vago. Anche "preclassica" non andrebbe bene. D'altra parte lavoriamo con quello che abbiamo, e le informazioni sulle lingue dell'Iberia antica sono utilissime anche per l'ucronia sulla razionalizzazione della Genesi. Ammettendo però che nella Spagna meridionale si parlassero lingue indoeropee pre- e proto- celtiche già in epoca arcaica (diciamo nel secondo millennio) potremmo lavorare su di un'ucronia di questo tipo: il mito di atlantide racconta in realtà di un'ondata di invasori indoeuropei precedente di almeno un millennio (ma quasi di certo molto di più) a quella dei popoli del mare, e l'inabissamento delle terre d'origine degli invasori non fu causato dall'espansione (e conseguente hubris) degli atlantidei, ma ne fu la causa. I sacerdoti egizi avrebbero poi invertito i nessi causali, usando la storia della caduta dell'antica civiltà come una parabola. Queste invasioni si situerebbero in un'epoca antichissima, ed immagino che la lingua indoeuropea parlata sul delta del Nilo derivi appunto da questi invasori.
Riguardo al nome di Cadice, siamo in realtà d'accordo. Storicamente l'etimo dovrebbe essere celtico, e ne porti le prove. Direi che su questo non ho più dubbi. C'è da dire però che nell'ucronia delle isole Canarie ipotizzavo che i fondatori di Cadice e Agadir non fossero i fenici, ma un popolo parlante una lingua afroasiatica (berbera, forse) stanziato appunto alle Canarie. In questa particolare ucronia quindi il mito di Atlantide deriverebbe dall'espansione marinaresca di un popolo forse camitico o forse semitico, e l'interpretazione data da Solone del nome Gadeiros si baserebbe sulla lingua del popolo che abitava la Betica in epoca classica, piuttosto che su quella (perduta) del popolo che aveva fondato la città. (immagino che un fenomeno simile sia avvenuto quando il nome della città di Milano fu interpretato come medio-lanum, cioè semilanuto, in latino, invece che in celtico - gli abitanti di Milano nell'epoca in cui fu proposto questo etimo parlavano latino, in effetti). Tutta questa vicenda sarebbe da collocare nel decimo millennio prima di Cristo e potrebbe coincidere con la colonizzazione ipotizzata da Vennemann, ed essere causata dalla fine dell'era glaciale (che renderebbe disponibili nuovi territori) come anche da un potenziamento delle correnti che avrebbe permesso la navigazione dalla Canarie verso nord, anche con tecniche piuttosto primitive.
Dal punto di vista dell'ucronia celtica invece l'etimo corretto è quello
che tu proponi, e Cadice andrebbe quindi identificata con la mitica Atlantide. I suoi fondatori si sarebbero spinti in tutto il
Mediterraneo, creando la prima civiltà della storia, salvo poi inabissarsi come da Crizia. I fenici avrebbero poi, solo in seguito,
adattato il nome dello scalo di Gadeiros alla loro pronuncia. Questa espansione indoeuropea sarebbe da collocare fra il settimo e il quinto
millennio, in corrispondenza con l'aumento di popolazione dovuto all'espansione agricola.
Le due ipotesi (Atlantide preceltica e Atlantide semito-camitica) sono pensate come alternative, ma in effetti non sono mutuamente esclusive. La variante latina è un argomento troppo debole invece, perchè all'epoca nella quale i romani arrivarono nella Betica c'erano già diversi strati linguistici e non è detto che il nome della città e l'etnonimo derivino dalla lingua più antica.
Infine, in generale, non ho una grande passione per l'ipotesi basca. Semplicemente, stando alle mie conoscenze non potevo parlare di presenza indoeuropea sull'Atlantico prima dell'età del ferro.
Tu scrivi poi « le conversioni religiose, unici contesti in cui avviene – nelle società semiurbane premoderne – la sostituzione di lingua in continuità genetica di popolazione (il punto cruciale è che per avere sostituzione di lingua le madri devono diventare bilingui e usare la nuova varietà coi figli, altrimenti non si ha mai sostituzione; perché ciò avvenga è indispensabile che la lingua precedente sia stigmatizzata come caratteristica pagana, infedele) », cioè vero nelle società semiurbane premoderne. Solo, essendo la nostra un'ucronia su Atlantide, non è detto che la civiltà di cui parliamo abbia queste caratteristiche. Ovviamente, alla fine potremmo optare per un'Atlantide premoderna, neolitica o ancora più remota. Però non mi legherei le mani in questo modo. Per esempio la civiltà di Atlantide potrebbe essere stata schiavista, e potrebbe aver imposto con la forza la propria lingua ai servi autoctoni, nelle sue colonie. (un po' come gli schiavi africani portati nelle piantagioni americane). Il punto cruciale qui è che la continuità genetica non deve necessariamente essere completa. Ad esempio un dieci per cento di popolazione straniera, se agguerrita ed organizzata, può imporre la propria lingua agli asserviti come strumento di controllo. Inoltre la sostituzione linguistica non deve necessariamente essere immediata: basta che ad esserlo sia l'introduzione della nuova lingua. Ad esempio potrebbe verificarsi una situazione come quelle che hai descritto, di diacrolettia, e poi lentamente la lingua primaria potrebbe cadere in disuso. Lo so che è tutto tirato per i capelli, ma vorrei tener libera questa via di sviluppo per l'ucronia.
Quindi, riassumendo, alla luce delle notizie che porti sulla preistoria europea, sono possibili due ucronie atlantico-atlantidee:
1) Atlantide Celtica, con centro nella penisola iberica, sulle coste atlantiche, sviluppatasi fra il VII. e il IV. millennio a.C., espansione mediterranea e nord-pontica dovuta alla concomitanza di un aumento demografico ed all'inabissamento di alcuni tratti di costa atlantica. Gli atlanto-celti avrebbero quindi invaso e popolato gran parte del Mediterraneo, fino in medio oriente ed in Egitto;
2) Atlantide Africana, centrata forse alle Canarie, sviluppatasi fra il X. e il V. millennio a.C. lungo le coste atlantiche dell'africa e poi più a nord, fino alle isole britanniche. In questo caso l'espansione sarebbe dovuta alla desertificazione della madrepatria, come pure ad un grande sviluppo demografico (che non saprei spiegare), ma soprattutto all'acquisizione di tecniche per la navigazione lungo le correnti oceaniche. Questa atlantide avrebbe coinvolto solo marginalmente il mondo mediterraneo, ma la notizia della sua potenza potrebbe essere giunta in Egitto attraverso qualche rotta commerciale.
Infine, mi permetto una considerazione "archeologica". Il metodo linguistico è utile ed affascinate, ma non sopperisce completamente alla mancanza di ritrovamenti archeologici. Purtroppo però noi siamo in grado di ritrovare e studiare solo un certo tipo di reperti: quelli composti di materiali durevoli nel tempo o in qualche modo fissati in un materiale di questo tipo. In effetti, siamo in grado di studiare quasi solo prodotti in pietra e metallo, e solo in seconda battuta strumenti in vetro o osso.
Attraverso la comparazione con le culture neolitiche giunte fino ai giorni nostri però, possiamo notare che il materiale più diffuso a questo livello di sviluppo non è la pietra (ovviamente) ma il legno. La civiltà neolitica quindi potrebbe essere stata molto più sviluppata di quanto non immaginiamo, ed anche la costruzione di navi potrebbe essere stata molto più avanzata di quella delle epoche successive, senza che ce ne rimanga traccia (o con tracce difficilissime da trovare e da interpretare).
Un analogo di questa situazione potrebbe essersi verificato nell'Oceano Pacifico, dove la navigazione, prima dell'arrivo degli europei, doveva avere un raggio molto più lungo di quello che noi immaginiamo. Eventuali migrazioni da un lato all'altro di questo oceano non sarebbero state impossibili, nemmeno lungo le rotte meridionali.
Hai ragione circa il fatto che interpretare il testo platonico alla luce della preistoria indoeuropea permette di valorizzare come veridici e quindi autentici più elementi del racconto di quanto sia possibile in qualsiasi altra teoria: vero, verissimo, bellissimo. mi piace. Ma non dimentichiamo che qui si fa ucronia, e che per l'ucronia la storia non è che carburante.
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Anche Jeck86 ha voluto cimentarsi con l'ucronia di Atlantide:
Nella nostra timeline non è mai esistita una Atlantide in mezzo all'oceano Atlantico e, se mai è esistita, è sprofondata in mare migliaia di anni fa. In questa timeline, invece, è esistita una città di Atlantide in mezzo all'oceano atlantico e non è mai sprofondata.
La città di atlantide sorge su un atollo vulcanico perfettamente circolare che aveva in origine una superficie di 500 Kmq. Ma l'abilità degli Atlantidei nel costruire aveva dell'incredibile, ed essi erano riusciti a ricavare da quell'isola una struttura complessa. Avevano bonificato la parte interna, poi avevano scavato una serie di fossati circolari concentrici. Dei canali collegavano un fossato all'altro in una specie di labirinto marino. La città di atlantide era una specie di Venezia rotonda.
La città di Atlantide si trova a 38° ovest, 50° nord, 10° a nord delle Azzorre.
Vicino all'isola di atlantide vi sono altre isole. L'isola principale della zona si chiama Tule Atlantidea ed è un'isola con una superficie emersa poco più grande della Corsica.
Questa posizione è plausibile a causa dell'interazione in questa zona di tre placche continentali: l'alto livello di attività vulcanica di questa zona è il risultato dell'interazione delle tre maggiori placche tettoniche: quella americana, quella eurasiatica e quella africana. La zolla americana va gradualmente spingendosi ad ovest, quella eurasiatica verso est e quella africana si spinge verso est e nord. Il risultato di questa divergenza è la spaccatura della crosta con fuoriuscita di lava che crea delle dorsali alte fino a 2000 m in mezzo all'Oceano. Le dorsali non sempre sono interamente sommerse: alcune cime più elevate possono emergere e formare isole vulcaniche. È il caso delle Azzorre, situate lungo l'allineamento della dorsale medio-atlantica, che percorre l'oceano da nord a sud per una lunghezza di 16.000 km e che comprende anche l'Islanda).
La Tule atlantidea, oltre alla superficie emersa, condivide con la Corsica anche la varietà di paesaggi:ha montagne isolate di origine vulcanica e catene montuose,ha pianure ricche di fiumi e persino piccoli deserti.

La seconda isola più grande è la Tule Pitta che si trova a nord est della tule Atlantidea.
Queste sono le due isole principali, ma attorno ad esse si estende un gran numero di isolette di origine corallina e isole vulcaniche che arrivano fino all'Irlanda, l'Islanda, Cuba e l'Africa (Se avessi posizionato una Atlantide in mezzo all'oceano a grande distanza dai tre continenti più vicini sarebbero impensabili contatti con questi continenti e l'isola non sarebbe stata abitata da esseri umani prima delle esplorazioni marittime e coloniali delle potenze europee dell'età moderna. Quindi ho aggirato l'ostacolo ipotizzando anche l'esistenza di un certo numero,seppur ristretto,di atolli e barriere coralline nelle vicinanze che permettano una colonizzazione umana (percolativa) già in tempi antichi).
Circa 30.000 anni fa,durante una glaciazione, un certo numero di uomini di Neanderthal si sono insediati nel microcontinente di Tule approfittando dell'abbassamento del livello marino e delle distese di ghiaccio.
Ben presto i Neanderthal vengono spazzati via dal resto d'Europa, ma sopravvivono nelle due Tule.
Totalmente isolati dal resto del mondo, essi subiscono un'evoluzione tecnologica parallela a quella degli uomini ma più lenta.
In un momento storico imprecisato tra la metà del V millennio a.C. e l'inizio del II millennio a.C. essi raggiungono l'apice del loro sviluppo tecnologico, paragonabile al nostro 1400 d.C. circa. Le cose in cui sono più ferrati sono l'ingegneria edile, la medicina e la navigazione. Le loro navi si spingono a commerciare ad oriente in Europa ed in Africa.
I popoli preindoeuropei li venerano come dei e l'intera europa è conquistata senza colpo ferire.
Nel frattempo alcuni atlantidei neanderthaliani erigono costruzioni ciclopiche su commissione dei potentati locali d'Africa, Europa ed Egitto: è la cosiddetta civiltà dei monoliti (cfr. Stonehenge).
L'alfabeto atlantideo viene ripreso e migliorato dai Fenici.
Ma arriva inesorabile la decadenza di Atlantide. I Neanderthaliani non sono in grado di difendere le loro colonie dai bellicosi Indoeuropei che ben presto strappano loro l'intera Europa.
I Neanderthaliani di Atlantide entrano nelle leggende degli ingoeuropei con il nome di giganti, ciclopi e titani.
La civiltà dei monoliti non resiste all'invasione indoeuropea e sopravvive solo nelle due Tule, nei Paesi Baschi, in alcune zone d'Italia e d'Asia minore.
L'ultima colonia Atlantidea al di qua del mare è la misteriosa Tartesso.
La talassocrazia atlantidea è in decadenza e lo sviluppo tecnologico di Atlantide è in remissione.
I fenici provenienti di Cartagine continuano a commerciare con le Azzorre (all'epoca sotto il protettorato Atlantideo) e le due Tule fino al 300 a.C., ma dopo la fine di Cartagine la civiltà atlantidea torna ad essere isolata per quasi 2000 anni dal resto del mondo.
Dopo la conquista della Bretagna da parte di Cesare, alcune tribù della Scozia emigrano verso occidente alla ricerca della terra dei loro dei, si imbattono nelle due Tule e le invadono.
Dopo una breve guerra fanno la pace con il governo di Atlantide e si stabiliscono nelle montagne della Tule pitta ed in alcune isole circostanti, che da loro prenderanno il nome di Pictland.
Dall'america alcuni indiani pellerossa iniziano a navigare verso oriente seguendo le isole coralline ed arrivano nel Pictland fondendosi con la popolazione locale.
Nel 1492 Colombo Scopre Atlantide, credendo di essere arrivato in Giappone.
Atlantide e Tule diventano colonie spagnole, mentre le Azzorre e le altre isole dell'arcipelago di Atlantide diventano un dominio portoghese.
La cultura autoctona è spazzata via, la popolazione è decimata e l'arcipelago viene fortemente cristianizzato.
Nel 20° secolo l'arcipelago ottiene l'indipendenza dalla Spagna.
Nel 1980 un colpo di stato porta al potere nell'arcipelago il partito comunista locale,Atlantide si unisce a Cuba.
Studi genetici nel XXI secolo dimostrano che gran parte della popolazione discende dai Neanderthal.
Costituzione di Atlantide prima della colonizzazione Spagnola:
Le etnie di Atlantide sono quattro:
I Neandertal che si mescolano raramente con le altre etnie
i discendenti dei preindoeuropei immigrati nell'isola ai tempi delle invasioni indoeuropee (sono la maggioranza)
i pitti di origine celtica scozzese
gli indiani pellerossa.
La lingua parlata è una lingua ergativa di matrice preindoeuropea, simile al basco o all'etrusco.
La società atlantidea è divisa in caste o corporazioni. Al vertice sta il re. Sotto il re stanno i sacerdoti che devono essere di sangue puro Neanderthal (non sono ammessi figli di un neanderthal e di un sapiens). Essi hanno il monopolio della cultura,della scienza,della medicina,dell'educazione, sono giudici ed amministrano il territorio come vassalli del re (sono molto simili ai druidi celtici).
Sotto i sacerdoti stanno i guerrieri che si occupano di mantenere l'ordine nel paese e di fare guerra ai nemici di Atlantide. Alla base stanno i costruttori (nella lingua atlantidea non c'è differenza tra il verbo lavorare e la parola costruire). Essi si occupano di costruire le città ma anche di lavorare i metalli, coltivare la terra, commerciare, ecc.
Il re porta i titoli di Primo Costruttore, Generale Supremo e Gran Sacerdote.
Ad eccezione della casta dei sacerdoti, indipendentemente dalla razza o dall'etnia tutti possono entrare a far parte delle altre due caste; vi è però una predominanza di pitti e indiani nella corporazione militare ed una prevalenza di preindoeuropei in quella dei costruttori.
La costituzione delle tre classi è antichissima, risale alla fine dell'ultima glaciazione quando l'arcipelago era abitato esclusivamente da Neanderthal.
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Subito l'entusiasta Bhrg'hros gli risponde:
Ho letto con grandissimo interesse e ancora maggiore gratificazione CoDesta seducente versione ucronica di Atlantide. Non posso che ammirare la dottrina dell'impianto e la lucidità delle argomentazioni. Ho solo da imparare e leggo molto volentieri CoDesto splendido lavoro.
Uno degli aspetti che più mi interessano è naturalmente il rapporto (qui assai conflittuale) tra Atlantide e Indoeuropa. Nello specifico oserei dire che c'è un'ulteriore ucronia (ma purtroppo non so se volontaria o meno): Baschi ed Etruschi erano notoriamente fino a pochissimi anni fa ritenuti parte di un vasto insieme di popolazioni europee di lingua non indoeuropea (e in particolare preindoeuropea), mentre in questi ultimissimi anni entrambi e tutto il detto insieme sono stati con decisione rivendicati all'indoeuropeità, che quindi attualmente può essere ricostruita come la totalità del popolamento preistorico del Continente, dunque per millenni coabitante coi Neanderthaliani. Certo si tratta di temi su cui infuriano tuttora roventi polemiche, ma nel nostro caso potremmo trasformare lo scontro in un confronto. Propongo perciò una personale (e solo potenziale) alternativa indoeuropeistica all'ucronia, in cui a "Preindoeuropei" si sostituisca "Indoeuropei paleolitici e neolitici" e a "bellicosi Indoeuropei" si sostituisca "Indoeuropei calcolitici".
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E c'è anche l'interessante proposta di Filobeche:
Ho visitato l'isola di Sardegna ed ho visto le spettacolari rovine lasciate da un popolo civile ed evoluto, quello dei Nuraghe, di cui purtroppo, sappiamo ancora troppo poco (o nulla) dato che fino alla fine degli anni '50- '60 veniva ancora considerato primitivo e non degno di essere studiato.
Già da tempo, con le cognizioni di Paletnografia ed archeologia preistorica che posseggo, sostengo che l'antica Europa fu occupata da immensi imperi neolitici o bronzei di cui non sappiamo nulla.
Pensate ad esempio agli Inca, se invece che 500 anni fa essi fossero esistiti 5000 anni prima che avremmo saputo noi della civiltà andina? Avremmo creduto impossibile per Cuzco amministrare un impero di quella estensione, e non saremmo mai stati capaci di credere che i Quipu fossero una vera e propria forma di scrittura(cosa che secondo me dovrebbe costringere gli storici a riformulare il concetto di Preistoria)ma avremmo sparato le tesi più assurde al limite domandandoci chi fossero i costruttori di meraviglie architettoniche ed astrologiche simili ma non in grado di dare una spiegazione.
Lo stesso possiamo dire della Sardegna Nuragica di cui ignoriamo praticamente tutto (anche se dopo aver letto il libro di Frau vi saprò dire di più), una civiltà avanzatissima capace di costruire edifici complessi (i nuraghe) alcuni dei quali, a Barumini, ad esempio sono alti anche 24 metri e nella forma ricordano molto un castello medievale (io sono un medievista), oppure santuari come a Santa Cristina la cui precisione astronomica fa impallidire quella egizia ed infine la torre Ziggurat prenuragica che sorge presso Stintino.
Perchè non porre in Sardegna la mitica Atlantide? perchè non credere che i popoli del mare che tanto fecero penare l'Egitto non venivano dalla Sardegna e che essi fossero le avanguardie di un impero potente ed invincibile perso nelle nebbie del tempo perchè noi, cosi miseri nella nostra capacità scientifica, non siamo capaci di interpretare i segni che gli antichi ci hanno dato? Tra i popoli del mare le fonti egizie parlano di Sekelesh e Sherdana. Anche se non sicura, l'identificazione con Siculi e Sardi della tradizione classica sembra probabile. Alcune prove a sostegno della tesi comunque vengono dalla toponomastica di alcune città Sarde come Tharros (che ricorda la mitica Tarseso, la città portuale di Atlantide) E poi le mura circolari di Atlantide cosi simili nella descrizione di Platone (che dice di averla appresa dai sacerdoti egiziani a Menfi) alla stratigrafia di Barumini o Sante Antinie (le cui mura circolari, sembra, siano state ricoperte da un grande massa di fango provocate da quello che pare un grosso Tsunami che dovrebbe aver innalzato il livello del mare fino a sommergere alcune grotte sarde che invece erano all'aperto in epoca preistorica) Inoltre un collega sardo, mi ha detto che che i Nuraghiani erano sempre capaci di localizzare l'acqua anche se non è chiaro come facessero (Nell'Atlantide di Platone sembra ussasero l'orialcon che permetteva ai saggi atlantidei di trovare l'acqua) come a Barumini dove gli abitanti hanno scavato per 20 metri nella roccia a colpo sicuro per trovare una fonte d'acqua fresca.
Allora localizziamo l'Insula Atlantis in Sardegna ed immaginiamo cosa sarebbe successo se l'impero Nuragico non fosse crollato (tutti Nuraghe sono tagliati in altezza, evidentemente la cosa non è casuale ma si ignora, tanto per cambiare, il motivo di questa distruzione) e magari capace di sconfiggere l'Egitto e di creare un impero immenso nel mediterraneo occidentale vera controparte all'Egitto ed alla Babilonia con la sua religione Materna e femminile.
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