Possis nihil Urbe Roma visere maius!

di MAS


Scopo di quest'ucronia è permettere a Ravenna di restare capitale di un impero, anche più vasto di quello romano in età traianea.

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Nel 402 Onorio portò la capitale dell'Impero Romano d'Occidente a Ravenna.

Nel 407 Costantino III (proclamato Imperatore dalle legioni in Britannia) sbarca in Gallia e dopo alterne vicende viene riconosciuto co-imperatore da Onorio nel 409, gestendo la Gallia, la Britannia (dove il secondogenito Ambrosio Aureliano è nominato Cesare), la Spagna (dove il primogenito Costante è a sua volta Cesare) e le province Pannoniche (compresi Norico e Rezia).

Il Mediterraneo nel 410 (grazie a Camillo Cantarano)

Nel 411, dopo che ha a più riprese sconfitto i barbari e dopo che li ha respinti oltre il Reno e il Danubio, viene ucciso per ordine di Onorio.

Mentre Ambrosio Aureliano (385-476) sconfigge a più riprese Britanni, Pitti e Sassoni, rinsaldando con truppe romano-britanniche il potere imperiale in Britannia, Costante II batte le truppe di Onorio nei pressi di Vienne e ottiene anche il governo dell'Italia del Nord, ponendo la sua capitale a Ravenna, mentre Onorio riporta la capitale a Roma.

Dopo aver sconfitto più volte i barbari ed avere frustrato i loro tentativi di forzare Reno e Danubio nel 416, Costante II rompe gli indugi e sconfigge nei pressi di Tivoli Onorio che deve fuggire a Costantinopoli; entro il 417 tutta la parte Occidentale dell'Impero Romano (Impero Romano d'Occidente) è pacificata, la capitale resta Ravenna.

Nel 418 sconfigge nei pressi di Sirmio le truppe dell'Imperatore d'Oriente Teodosio II, che, malgrado fosse impegnato a respingere una imponente invasione da parte dei Sassanidi di Yazdgard I, voleva riportare sul trono di Roma Onorio; firmata nella stessa località una pace con Teodosio II, lo accompagna in una campagna contro i Sassanidi ma muore nel dicembre dello stesso anno in Mesopotamia.

Vista la giovanissima età del figlio di Costante II, Costanzo (415-444), Ambrosio Aureliano lascia il governo della Britannia al giovane figlio Lucio (405-433) e al fratello Draco (391-460), detto dai Britanni Uther Pendragon, e si proclama imperatore.

Tra il 419 e il 420 combatte una dura guerra contro Teodosio II e lo sconfigge ripetutamente entrando a Costantinopoli nell'aprile del 420 e proclamando la riunificazione dell'Impero Romano (Capitale della "Diocesi d'Occidente" è Roma, di quella d'Oriente è Costantinopoli, capitale dell'Impero è Ravenna); nel 421 sconfigge duramente Bahram V e oltre a strappare vasti territori ai Sassanidi, li obbliga a redigere un editto di tolleranza per i cristiani.

Durante la prima parte del suo regno (418-433) Ambrosio Aureliano inizia una serie di riforme politiche (abolendo, tra l'altro, almeno "de jure", lo schiavismo), militari ed amministrative che ridanno nuova linfa al claudicante impero e con una serie di grandi campagne riconquista vasti territori:

L'Impero Romano nel 433 (grazie a Camillo Cantarano)

Nel 433 la corona passa a Costanzo III che ha raggiunto la maggiore età (già nel 430 era stato nominato Cesare) mentre Ambrosio Aureliano viene nominato Cesare; Costanzo III prosegue le riforme di Ambrosio Aureliano e nuovi territori vengono aggiunti all'impero:

Alla morte di Costanzo III, data la minore età del figlio Valentiniano (439-458), la corona viene riassunta da Ambrosio Aureliano per il suo 2° periodo di regno (444-457), l'impero deve affrontare due pericoli che rischiano di portarlo al collasso: le invasioni degli Unni e la presenza di un usurpatore in oriente (Basilisco 451-459).

Quest'ultimo era un generale di Costanzo e alla morte di questo era divenuto proconsole delle Prefettura di Persia, nel 447 aveva ottenuto il titolo di Cesare e l'amministrazione di tutta la parte orientale dell'impero, nel 451, alleandosi con Attila, si era proclamato Imperatore.

La lotta contro Unni vede alterne vicende. Nel 451 una prima campagna di Attila attraverso Germania e Gallia, viene fermata presso i Campi Catalaunici dal generale romano Ezio, gran parte dei Germani (Sassoni esclusi) al di qua dell'Elba si assoggettano conseguentemente all'impero.

Nel 452 una seconda campagna punta direttamente al cuore dell'impero ma viene fermata nei pressi dell'Isonzo dall'esercito romano ai comandi dello stesso imperatore.

Attila muore nel 453 mentre stava dando inizio ad una nuova campagna nei Balcani ed in Illiria, assieme alle truppe di Basilisco.

Basilisco deve dapprima difendersi dalla rivolta delle popolazioni iraniche e perde gran parte delle terre conquistate da Costanzo III (l'altipiano iranico viene controllato in buona parte dal regno neo-persiano di Ciro III, mentre il nord viene in parte rioccupato dai Sassanidi: dopo aver siglato un accordo coi primi, nel 453 Basilisco si lancia contro Roma e le sue forze occupano l'Illiria e la Sirtica.

Il Medio Oriente nel 453 (grazie a Camillo Cantarano)

Nel 455, scemato il pericolo Unno, Ambrosio Aureliano, combatte su due fronti principali: la Sassonia (che verrà completamente assoggettata solo nel 470) e contro Basilisco (nel 457 si giungerà ad un temporaneo accordo l'usurpatore sarà riconosciuto come coimperatore mantenendo il controllo di tutti i possedimenti asiatici).

Nel 457 la corona passa a Valentiniano III (già Cesare dal 454) che viene osteggiato da Basilisco: il giovane imperatore muore (senza prole) nel 458 durante la battaglia vittoriosa nei pressi di Nicea.

Ambrosio Aureliano riassume per la terza volta la corona (458-473) in attesa della maggiore età del figlio del fratello Draco, Artosio (455-549, chiamato Artù dai Britanni); sconfigge definitivamente Basilisco (che nel frattempo aveva occupato quasi tutta la penisola arabica con l'esclusione dello Yemen rimasto fedele all'impero) e i neo-persiani (battaglia del Ponte nel 461) e stipula un accordo coi Sassanidi che mantengono un piccolo stato (formalmente indipendente) a sud e ad est del Mar Caspio.

Nel 462 Roma viene raggiunta da una delegazione di punici (cartaginesi) del Regno di Opet, uno stato che occupava l'attuale Zimbabwe, Botswana, Namibia, e la parte settentrionale del Sudafrica; questo stato era sottoposto ad una forte invasione da parte di popolazioni Bantu e aveva deciso di appellarsi a Roma malgrado da oltre 600 anni questi sopravvissuti cartaginesi, avessero interrotto ogni rapporto col Mediterraneo (almeno a livello ufficiale, anche se i commerci con l'Impero Romano erano stati floridi ma sempre attraverso intermediari, in modo che Roma ignorasse la presenza di uno stato cartaginese in Africa).

In cambio di un protettorato formale, Roma invia due legioni (seguite l'anno successivo da altre due) che riescono in extremis a salvare questo impero.

Nel 463-466 ha luogo una campagna che porta all'assoggettamento definitivo della Nubia e all'occupazione di parte dell'impero di Axum.

Profittando del caos provocato dagli Unni e del relativo vuoto di potere generatosi alla morte di Attila, Ambrosio Aureliano dà inizio ad una serie di campagne oltre il Danubio e l'Elba per assoggettare le popolazioni barbare e creare una zona cuscinetto di protezione delle aree storicamente facenti parte dell'impero; queste campagne saranno proseguite e le conquiste perfezionate da Artosio.

Nel 473 Ambrosio Aureliano, quasi novantenne, cede la corona ad Artosio che trai primi atti crea una consulta col compito di ammodernare e standardizzare la lingua latina (unica lingua imperiale: ogni singola provincia può utilizzare accanto al latino, uno o più lingue diverse, per esempio in Egitto il copto e il greco, in Asia il greco ecc.) con l'introduzione ufficiale di quei termini, sia d'origine greca che di altre lingue, che sono entrati nel lessico comune (bucca, blancus, guerra, focus, cattus, caballus ecc.)

MAS

Per farmi avere il vostro parere in proposito, scrivetemi a questo indirizzo.

La bandiera dell'Impero Romano con capitale Ravenna

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Ecco l'entusiastica risposta di *Bhrg'howidhHô(n-):

Splendido! Solo una minima proposta di modifica: Artorio, lat. *Artorîus*, dal britannico *Artorîjos*, a sua volta trasformazione di *Artorîgios *"figlio, discendente di *Arto-rîxs*" (*Arto-rîxs *"re degli Orsi (= guerrieri)" o "re (protetto) dal (Dio-)Orso (totem)").

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Questo invece è quanto replica Renato Balduzzi:

Ho trovato molto interessante l'"espediente" di standardizzare la lingua ufficiale. Il concetto di standard è piuttosto antico, anche se ovviamente ai tempi si rifletteva soprattutto sulla parola scritta, non molto su quella parlata, per ovvi motivi legati all'impossibilità di diffondere la parlata standard mediante registrazioni sonore. Lo standard romano però già c'era (era la lingua di Virgilio e Cicerone, presa come modello). Mancava una alfabetizzazione nel senso moderno: di massa ed approfondito in diversi anni di studio. Ai tempi infatti non più del 10% della popolazione sapeva leggere (ancor di meno chi sapeva scrivere), e quei pochi che sapevano farlo spesso non erano in grado di produrre testi in forma corretta. In poche parole, spesso mancava una istruzione mirata alla produzione scritta. Per di più, l'informazione scritta non era presa quasi mai per se stessa, ma esisteva l'uso di declamare ad alta voce ciò che si leggeva. Leggere a mente è una scoperta della civiltà monastica pressoché sconosciuta nel mondo antico. Di conseguenza, la mediazione vocale rendeva "barbaro" anche il più formalmente corretto dei testi di Cicerone.

Per questo POD dobbiamo quindi trovare qualche deus ex machina che scopre l'importanza della lettura silenziosa e un imperatore che, a monte di un dibattito intellettuale, propone una alfabetizzazione di massa (coinvolgente almeno il 50% della popolazione imperiale) ma soprattutto un corso di studi alfabetici molto approfondito che permetta di acquisire anche le basilari competenze scritte in lingua latina.

Un appunto sull'Irlanda. Secondo me è molto verosimile la conquista totale delle Isole Britanniche entro il 100 d.C. (tranne le Highlands, i cui abitanti diedero parecchio filo da torcere a Giulio Agricola). Infatti, Agricola, pur essendosi concentrato sulla conquista della Scozia, mise certamente piede in Hibernia e ponderò l'invasione dell'isola alla fine del I secolo d.C. coinvolgendo un regnante locale. Se fosse stato un po' più fortunato, perché no, avrebbe potuto conquistare l'Hibernia, come Cesare conquistò la Gallia transalpina, nel corso del I secolo. Questo potrebbe significare la conquista totale delle Isole britanniche entro la fine del II secolo (prima o dopo anche gli Highlanders si sarebbero arresi) e una romanizzazione profonda anche dell'Hibernia, dove si sarebbe potuta sviluppare una lingua ibernoromanza. Altre informazioni (a mio avviso interessantissime) sono riportate a questo link.

Ipotizzerei, dopo la conquista della Persia, l'inizio di una espansione in India, frequentata spesso dai mercanti romani anche nella nostra Timeline. Secondo me potrebbe partire verosimilmente dalla fondazione di colonie sulla costa sudorientale, protetta dalle alture del Deccan e dai monti Ghati. Tra l'altro, se i Romani scendono un po', possono anche colonizzare senza problemi le isole Maldive, che sicuramente si riempiranno di domus sontuose e diverranno meta di un turismo d'élite che potrebbe giovare all'espansione di Roma nell'Oceano Indiano (l'Oceanum Nostrum!).

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L'autore dell'ucronia gli risponde:

Per l'Irlanda il mio POD avviene attorno al 406/7 d.C. per cui (pur concordando con te) dovrò occuparla dopo questa data e senza una particolare celerità a causa degli altri problemi incombenti sul rinnovando impero.

Calma, all'India ci arriverò con una occupazione lenta e contrastata, cominciando ovviamente dall'apertura di empori e di "colonie" sulla costa occidentale della penisola), cno uno strano stato Romano-Indigeno alle Andamane.

Quanto alla scolarizzazione di massa, è figlia della piccola rivoluzione industriale, a partire dal 420: "Attorno a questi anni vengono migliorate le tecniche della metallurgia e vengono riprese e sviluppate le scoperte di Erone sull'uso industriale del vapore; il tutto porterà in breve ad una piccola rivoluzione industriale."

In pratica avvengono 5 fatti che portano appunto a questa piccola ed anticipata rivoluzione industriale:

- la scomparsa della schiavitù o comunque l'attenuazione della stessa costringe mercanti e imprenditori a "meccanizzare" il lavoro e a sviluppare le ricerche in quella direzione (le riforme scolastiche introdotto a partire dal 420 al 480, fanno in pratica nascere un sistema scolastico imperiale e le proto-università);

- riprendendo gli studi di Erone il Vecchio viene sviluppata a partire dal 425 ca. la macchina a vapore che porterà alla motorizzazione di magli, telai e alla nascita di navi e treni a vapore nell'arco di un 50ennio;

- viene migliorata l'efficienza dei forni (raggiungendo temperature molto più alte grazie allo sfruttamento sempre più intensivo del carbone le cui miniere iniziano ad essere sfruttate a partire dal 415 ca. e grazie al miglioramento dei forni a tino), giungendo alla realizzazione dell'acciaio (la ghisa era già conosciuta);

- viene introdotto l'uso della carta che permette di decuplicare la capacità di supporti per la scrittura, che giunge dalla Cina attorno al 435-440 e viene prodotta (industrialmente per la prima volta tra Piceno e Umbria a Fabrius, l'attuale Fabriano);

- grazie all'aumentata disponibilità di supporto per la scrittura, viene dapprima introdotta la stampa con tasselli di legno (forse anche questa tecnica è giunta dalla Cina sempre attorno al 440-450), attorno al 455 nella città di Mogontium (Magonza in volgare) Johannes Bonomontis (quasi certamente un orafo) crea la stampa a caratteri mobili: la diffusione della lettura e della scrittura (anche grazie alle leggi imperiali per la scolarizzazione) è esponenziale e in due generazioni almeno il 50% della popolazione sa leggere e scrivere (non sempre in modo corretto, Sic.).

La scolarizzazione avviene essenzialmente in latino (nelle scuole l'insegnamento avviene sia in latino che nella/e lingua/e della provincia, mentre nelle università è in latino e in alcune regioni in latino e greco) e questo favorisce l'imporsi di questa lingua (sia pur assai lentamente) sulle altre parlate nell'Impero.

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Diamo spazio ora all'idea di Paolo Maltagliati:

Cosa accade se Alarico con i suoi Visigoti se ne sta buono buono nell'Illirico senza muoversi? Conseguenze:

1) niente sacco di Roma. psicologicamente è importante, dato che è sembrata veramente la fine di un'era, molto più che non il 476

2) niente visigoti in Aquitania e penisola iberica. Chi c'è al loro posto? Suebi? Vandali? e se Vandali, quanto ci mettono per avviare l'integrazione con l'elemento ibero-romano? dato che sotto questo aspetto i vandali stanno "in fondo alla classifica" non immagino un gran futuro per loro...

3) Rapporto visigoti-avanzata slava. Gli slavi avranno la meglio? e spazzeranno via i visigoti. O ci sarà un processo di fusione. Dipende, forse, dal punto 4.

4) Forse i bizantini, per soppiantare Odoacre pensano direttamente ai visigoti dell'Illirico. O forse no perché hanno paura di un'eccessiva loro espansione. in questo caso non si fideranno nemmeno di mandare in italia gli ostrogoti. Si adeguano a lasciar lì Odoacre, così da mantenere una politica dell'equilibrio a tutto vantaggio di Costantinopoli?

5) lingua. in base ai punti precedenti, cosa accadrà? lingua illiro-gota? lingua romanza con sopravvivenze illiriche e o gote in alcune aree? Lingua romanza con pesanti influssi slavi? viceversa?

6) futuro. Destino di frammentazione territoriale estrema con progressivi tentativi di riassestamento territoriale e fasi "imperiali" di breve durata. E poi? Inglobamento nel regno magiaro? riassorbimento da parte dell'impero bizantino, seguito da infiltrazioni veneziane più o meno pesanti come da nostra Timeline? oppure rimane un regno unitario che funge da cinghia di trasmissione tra il mondo mitteleuropeo e l'area bizantina? Influssi sulla situazione italica?

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Gli risponde punto per punto Bhrghowidhon:

Suebi e Vandali già basterebbero, ci sono pure gli Alani tra i non Germani. La riluttanza vandalica all'integrazione sarebbe un indizio a favore di una loro più lunga sopravvivenza come etnia, forse persino come i Longobardi in Cisalpina e in Italia, dove di fatto hanno dato origine a una Nazione tedesca a Sud delle Alpi che ancora al tempo di Federico II. poteva sperare di sopravvivere.

Riguardo al rapporto tra Visigoti ed avanzata slava, dipende soprattutto dagli Avari, che sono stati i promotori della slavizzazione (anziché della germanizzazione, data la diversa fonte di reclutamento cui sono stati obbligati a ricorrere in conseguenza del monopolio franco sui Germani). Storicamente abbiamo l'esperimento già svolto: i Gepidi erano indistinguibili dagli altri Goti e osserviamo che sono stati completamente slavizzati, ma va anche tenuto conto che i Daci (presso cui i Geti erano insediati) erano i più simili ai Balto-Slavi tra i popoli danubiani e quindi le proporzioni erano comunque soverchianti anche in assenza degli Avari. Lo stesso valeva nelle Mesie e nella Dacia Mediterranea a Sud del Danubio; man mano che si procede verso Occidente diventa invece maggioritario l'elemento propriamente illirico (in ogni caso albanese, a prescindere dall'origine unica o multipla di quest'ultimo).

Se i bizantini, per soppiantare Odoacre, pensano direttamente ai Visigoti dell'Illirico, ci sarebbe solo una 'sostituzione' ucronica dei Visigoti agli Ostrogoti. Nel caso contrario invece una consistente Gozia a Sud del Danubio (Visigozia a Ovest e Ostrogozia a Est, come al solito), come superstrato della Latinità danubiana anziché cisalpina e italica.

Quanto alla lingua, la regola da manuale è che prevale la lingua della Corte del Re che si converte a una Religione Monoteistica; prima di ciò si avvicendano lingue veicolari egemoni entro una Pax Nomadica dopo l'altra. Teniamo conto anche del fatto che i Bulgari altaici sul Danubio hanno dapprima costruito un Regno Romano-'Barbarico' in cui, come negli altri Romano-Germanici, di fatto il predominio linguistico era romanzo, nel loro caso balcanoromanzo cioè rumeno.

Per il futuro, l'arrivo dei Magiari non è una necessità, ma una contromisura (sfuggita di mano) franca con materiale di mediazione khazara in funzione antislavobizantina. Quali infine gli influssi sulla situazione italica? Dal momento che i centri di germanizzazione e slavizzazione sono stati nelle zone meno romanizzate dell'Impero e quindi hanno sostituito le lingue preromane, mentre i punti estremi in Occidente dove la germanizzazione è stata più tarda o debole hanno visto la sopravvivenza delle lingue preromane (Britannia, in parte indirettamente la Bretagna, Paese Basco), così come dell'Illirico dove la slavizzazione è stata minore, è lecito supporre che con meno strati germanici ci sarebbe potuta essere qualche sacca preromana in più (del gallico ce ne sono effettivamente state nelle Alpi, per esempio in Val d'Ossola): gli insediamenti ostrogotici più massicci sono stati tra Milano e Pavia, tra Brescia e Verona e tra Ravenna e Pesaro (e aree circostanti), se fossero mancati forse si potrebbero postulare sopravvivenza bagaudiche di sostrato nelle stesse zone.

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E Paolo ribatte:

Certo, evitato il sacco dei Visigoti resta comunque quello dei Vandali: ci ho pensato. Ma è anche importante considerare il gap temporale tra i due. Il sacco di Alarico fa anche uno-due, dal punto di vista psicologico, con lo sfondamento del limes renano, che è il vero punto di non ritorno per l'impero d'occidente.

Ammetto però che la mia impressione secondo cui senza il sacco di Roma di Alarico, i diversi atteggiamenti mentali, prima che politici del cinquantennio circa che lo separa da quello di Geneserico possano influire sugli eventi non ha nulla di storico, anche se mi rimane. Se non altro è un'indagine basata su una variabile troppo instabile, le emozioni dei singoli, per cui un po' ardua da quantificare... (del resto lo diceva anche Hari Seldon nel ciclo della fondazione di Isaac Asimov che la psicostoria non si applica quando ha a che fare con gruppi di individui troppo ristretti. Scusate la citazione fantascientifica)

Venendo alla sopravvivenza di Suebi e Vandali come quella dei Longobardi, l'integrazione, a lungo termine, è un passo obbligato che, prima ho dopo tutti i regni romano-barbarici percorrono. E' un fatto che il regno di maggior successo dal punto di vista politico, i Franchi, è stato quello che, pur partendo da una condizione culturale inferiore rispetto ad altri (anzi, proprio per quello) si è integrato prima. Certo, per imposizione iniziale dall'alto, ma il fatto rimane. I Vandali sono i meno integrati, certo, ma credo, più che altro perché sono stati annientati prima. Anzi, va detto che l'opportunità bizantina è stata fornita proprio a causa della creazione di un conflitto interno ai vandali stessi, segno che si era vicini ad una conversione al cattolicesimo, con tutte le conseguenze che seguono.

Quando dicevo che "non immagino un gran futuro per loro" intendo proprio questo: la riluttanza vandalica all'integrazione sarà tanto forte da attirare l'aggressività di un attore esterno anche nella penisola iberica oppure no? (se no, si avrà una semplice sostituzione Vandali-Visigoti)

Invece, quello che mi chiedo è se l'inculturazione dei visigoti (dei visigoti, non dei goti in generale, tendo a precisare) sia, all'alba del VI secolo, tanto forte da resistere ad una rapida slavizzazione. Questo lo dico perché, fatti quattro conti, i visigoti hanno frequentazioni con i romani piuttosto importanti già dalla prima metà del IV secolo; entrano all'interno dei confini dell'impero negli anni '60-'70 del IV secolo. Insomma, hanno rapporti stretti con la romanità già da lunga data quando gli avari arrivano in europa più o meno intorno al 550, se non erro. E' per questo che fatico a condannarli allo stesso fato dei Gepidi, quanto meno non completamente.

Come dici tu dopo, parlando della situazione italica, si può pensare ad una situazione dei balcani tale per cui nel primo entroterra rispetto alla costa (ossia città romane) quanto meno a nord del lago di Scutari, si avviano i Visigoti, nell'interno sopravvive il sostrato preromano (un po' come in Gran Bretagna), che però cede progressivamente andando verso est e verso nord all'elemento slavo.

Infine, io avevo immaginato per questa ucronia una lingua balcano-romanza con sostrato illirico e superstrato goto. E in Italia, diglossia lingua celtica (o, piuttosto, celtoromanza, come il gallo della Bretagna orientale) - lingua romanza in pianura padana?

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Nella discussione si inserisce Massimiliano Paleari:

Sarà forse perché ho "il pallino" di una ripresa dell'Impero Romano d'Occidente basata su POD posizionati temporalmente nel V Secolo, ma perché non immaginare semplicemente che se i Visigoti di Alarico se ne stanno buoni buoni in Illiria, l'Impero Romano supera il 476? Un po', come è stato già detto, perché non ci sarebbe stato il trauma psicologico del sacco di Roma (ben più grave di quello dei Vandali di qualche decennio dopo proprio perché il primo a opera di stranieri e per giunta barbari dai tempi semi leggendari dei Galli di Brenno). Un pò perché, se i Visigoti non si insediano in Aquitania e in altre regioni galliche, forse Roma sarebbe riuscita a conservare questi territori. E' vero che c'era già stato lo sfondamento del limes nel 404 e che come un torrente i Barbari si erano riversati in Gallia e poi in Spagna, ma è altrettanto vero che oggi molti storici sostengono che in realtà, dopo 2/3 anni di assoluto caos, le isole di romanità sopravvissute a quel periodo si stavano riorganizzando e la situazione si stava normalizzando (Bagaudi a parte). Lo prova anche il fatto che ci fu sempre nel V Secolo un Magister milutum per Gallias. Se nella nostra timeline, con i Visigoti "in casa", riuscì a sopravvivere nel nord ovest delle Gallie fin dopo il 476 una fetta di territorio tra la Senna e la Loira controllata direttamente dai Romani (chiamata poi dominio di Siagro), chissà, forse senza i Visigoti tutta la Gallia (almeno fino alla Senna, perché al di là si erano già insediati i Franchi), sarebbe rimasta romana. E, nel gioco delle conseguenze a catena, forse in seguito qualche capace generale o imperatore romano (magari Ezio, o Maggiorano), magari mettendo uno contro l'altro Alani, Suebi e Vandali stanziati nella penisola iberica, sarebbe riuscito a riprendere il controllo anche di questa. A quel punto la base territoriale e le risorse dell'impero sarebbero state di nuovo sufficienti ad affrontare le crisi e le sfide successive...

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Paolo torna a farsi sentire:

Il problema fondamentale è cosa si intende per "Roma", in particolare dopo il 404.

Per dire, volendo essere proprio pignoli, anche i regni romano-barbarici, entro una certa misura erano "Roma". Chi tirava la baracca era pur sempre il ceto dirigente locale. Il quale, per autopreservarsi decide di affidarsi, per la propria difesa, al popolo barbaro di turno. Siagrio non era il rappresentante di una romanità decurtata e ferita in cerca di riscatto. Era il rappresentate dell'ordine in quell'angolo di mondo. Non va commesso l'errore di pensare che il latifondista tipo dell'impero d'occidente fosse un agnellino povero e indifeso. La clientela armata non è affatto un'invenzione barbarica. Se tali individui avessero avuto la reale idea che Siagrio avesse rappresentato una garanzia tanto diversa per la loro sopravvivenza come ceto dirigente della società rispetto a Teodorico o a Childerico, non avrebbero esitato.

Quindi, nel V secolo cos'è "Roma"? questa è la vera domanda. Non si tratta delle legioni o la fedeltà ad un centro di potere piuttosto che a un altro. Si tratta invece del mantenimento di un modo di vivere, dell'intendere la società, le istituzioni e l'ordine.

Avete mai visto nel V e nel VI secolo rivoluzioni ed insorgenze di stampo etnico? sì. Ma, in modo apparentemente paradossale non dei "romani", ma delle culture di sostrato che, sopravvissute, hanno l'opportunità per tornare alla ribalta e riguadagnarsi spazi di libertà.

La caduta di Romolo Augustolo è passata quasi inosservata ai contemporanei essenzialmente per questo: era la sostituzione del simbolo del potere (peraltro non va dimenticato che Odoacre agiva con un larvato consenso di Costantinopoli), ma non una rivoluzione del sistema. A maggior ragione evidente poiche non si può nemmeno parlare di invasione di un popolo, perché se Odoacre era personalmente metà erulo metà sciro, il suo esercito era composto di uomini provenienti un po' da tutto il barbaricum, e certo non obbedivano al capo per via di legami di stirpe.

Nemmeno Teodorico con i suoi ostrogoti rappresenta una rottura. E quando Costantinopoli decide di riprendersi l'Italia, nemmeno lì nessuno ha niente da dire. I goti stavano paventando una sovversione di "Roma" e la garanzia di Romanità era nell'esercito di Belisario. La capacità di resistenza dei goti dell'est è ammirevole, ma niente più di questo.

Viceversa, ma non è una violazione della regola, anzi secondo me la invera, in Spagna è Costantinopoli a rappresentare la rottura dell'ordine e pertanto un nemico da ricacciare indietro, come è ben visibile se si legge Isidoro di Siviglia, in cui già i bizantini sono "i greci" e basta.

Il vero, netto, pesantissimo strappo della storia dei regni romano barbarici è dato dall'invasione longobarda. Quella sì è stata una sovversione del sistema ed è stata vissuta come tale. In quel caso sì che il ceto dirigente è scappato, vescovi compresi. Ed è per questo che abbiamo una (mezza) regione che si chiama Romagna, "terra dei romani", proprio per distinguerla dalla Lombardia "terra dei lon(go)bardi".

Oso ulteriormente nel dire che se il progetto di unificazione dell'italia da parte longobarda è fallito non è tanto per la debolezza dei sovrani (allora alla francia merovingia cosa sarebbe dovuto accadere??) o un'inferiorità così pesante delle strutture di potere (feudalesimo VS gasindiato), ma più che altro perché pur con un'inculturazione per quanto lunga, tutto sommato di successo, la chiesa, rappresentante ed erede non solo di Cristo ma anche e, forse, soprattutto di "Roma", continuava a fare memoria e tramandare quanto i longobardi fossero stati e, pertanto, dovessero rimanere ideologicamente per sempre, una frattura, un'infrazione. Insomma, per definizione un nemico.

Mi raccomando! queste precisazioni sono solo per deformazione professionale medievalista che è in me. Ovviamente non le dico certo per affermare il fatto che le ucronie che prolunghino la vita dell'impero d'occidente siano poco interessanti. anzi, lungi da me!

Penso che il bello delle ucronie, tale da renderle VERAMENTE interessanti è il fatto che possono divenire una spinta in più per capire meglio la storia reale sotto tutti i suoi aspetti.

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Gli replica Massimiliano:

Verissimo è che fu la Chiesa in Italia, in qualche modo erede della "Romanitas universalis", a "mettere i bastoni fra le ruote" al processo di creazione di una grande Longobardia/Lombardia coincidente con la penisola. 
Solo qualche distinguo. Tra Egidio/Siagrio e i Regni Romano/Barbarici delle differenze c'erano, eccome, proprio sul piano della concezione dell'ordine esistente. Intanto, sul mero piano biografico, Egidio era stato inviato dall'imperatore Maggioriano (non a caso l'ultimo imperatore romano alle prese con un realistico tentativo di riconsolidamento dell'impero) in Gallia con il compito di restaurare non una generica concezione di "romanitas", ma proprio l'autorità politica e militare dello Stato centralizzato romano! E Egidio, ultimo magister milutum delle Gallie, si impegna in tal senso, non senza rilevanti successi, come ad esempio la riconquista di Lione dove si erano installati i Burgundi. Quando poi Maggioriano viene eliminato e sostituito con un imperatore "fantoccio" del barbaro Ricimero, Egidio rifiuta di sottometersi in nome della vera "romanitas". E sulla stessa linea continuerà il figlio Siagrio, ormai rinchiuso in una enclave romana circondata dai Franchi, dai Burgundi e dai Visigoti. Ma, ancor più importante, mentre nei Regni Romano/Barbarici i "possidentes" si erano sì più o meno adattati ai nuovi regimi (e cosa avrebbero dovuto fare di diverso per sopravvivere individualmente e come classe?) ma al prezzo di perdere la metà delle terre, oltre che il potere politico effettivo (senza contare il declino dei municipia), nell'enclave romana i possidentes gallo/romani non dovevano spartire terre e incarichi con alcuno. Alla fine "Roma" (intesa come dominio di Siagrio) fu definitivamente espulsa dalle Gallie a seguito di meri rapporti di forza militari. I latifondisti avevano sì milizie private di difesa, ma non potevano competere con gli eserciti romano/barbarici. , essendo concepite più che altro per la difesa nei confronti delle bande di Bagaudi. La "romanitas" che resta come residuo (diritto, costumi etc..) nei Regni romano/barbarici è per l'appunto un resto, un apporto, ma non può coincidere con "Roma".

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E adesso, la soluzione proposta da Iacopo: l'Impero Romano Feudale!

1.

Teodosio non muore nel 395 ma nel 417, a settant'anni.

Morto però Ambrogio nel 397, l'Imperatore ha mano libera, non essendoci  nessuno dotato dell'autorità del severo vescovo-censore. Tanto per non sbagliare, Teodosio invia Stilicone a Milano come Magister Militum.

Fra il 402 e il 408 Teodosio stringe alleanza coi Goti di Alarico e  invia spie nelle steppe. Come parte delle trattative, Ezio viene affidato alla famiglia reale visigota. Vi sono molte mormorazioni a Roma e a Costantinopoli contro la presenza dei barbari ariani, ma nessuna voce eguaglia quella del defunto Ambrogio.

Nel 408 Alarico guida i suoi uomini in un trasferimento forzato verso Occidente: Teodosio ha acconsentito a cedere ai Goti l'Aquitania, in cambio del loro ingresso nelle fila delle Legioni.

L'assalto al Limes Renano, iniziato enl 406, è rintuzzato nel momento stesso in cui Alarico appare all'orizzonte. Battaglia a Durocortorum (Reims): Suebi, Alamanni e Vandali tornano oltre il Reno con la coda fra le gambe, i Franchi invece si sottomento completamente e, convertitisi al cattolicesimo, entrano nelle Legioni come i Goti.

La questione religiosa è delicata: i Goti potrebbero mantenere l'Arianesimo o convertirsi al Cattolicesimo (o alla morte di Alarico, o mentre lui ancora regna, magari mentre stanno passando dall'Italia -battesimo nell'Adda ad opera dell'arcivescovo Marolo che così si guadagna l'aureola).

2. (una storia parallela)

Goti pagani guidati da Ataulfo, separatisi dai loro fratelli presso Verona, giungono prima in Sequania, quindi sono insediati in Britannia al posto delle legioni. Il paganesimo riprende piede e i Sassoni sono respinti per tre generazioni. (oppure, l'arianesimo giunge in Britannia e i Sassoni si convertono al cattolicesimo come i Franchi, per guadagnarsi l'appoggio romano). Artù e i goti...

3.

Nel 408 muore Arcadio, quindi, alla morte di Teodosio nel 417 gli succede Onorio come Imperatore unico, mentre Stilicone viene nominato Patrizio d'Occidente. Valentiniano III nasce a Costantinopoli e contende il trono a Teodosio II.. Comunque alla fine Marciano si sbarazza di entrambi, e la storia bizantina può proseguire sui suoi binari almeno fino all'epoca di Giustiniano.

Attila regna dal 434 al 453, e nel 450 invade l'Occidente, dove è fermato dal Patrizio Ezio. Dopo questa data le cose si fanno più calme, Ezio provvede a rimettere insieme l'Occidente coadiuvato da personaggi come Avito, Maggiorano, Giovanni Primicerio, che assumo ruoli di comando nella gerarchia feudale imperiale. Avito potrebbe essere un buon Conte d'Aquitania, Maggiorano un buon Prefetto di Subirbicaria o Maestro di Palazzo di Milano o Ravenna, mentre Giovanni Primicerio potrebbe essere un buon Prefetto di Roma, avendo l'incarico di tenere a bada il Papa.

L'impero romano, respinta la minaccia più grave, si feudalizza. Teocrazie nel Norico, ad Aquileia, a Veglia e in Africa (oltre che a Roma, ovviamente). L'esercito tiene il resto, fondendosi a volte coi barbari (il Palatinato Franco ne è un esempio). Da Oreste in poi il Patriziato d'Occidente si limiterà alla pianura padana occidentale.

Centri di Potere nel 500 (tenendo presente che qui "Contea" vale più di "Ducato" e "Palatinato" vale più di tutti, come prestigio).

4.

La convergenza fra Ippona e Alessandria si fa più stretta, e mentre i Persiani impegnano Costantinopoli, i Miafisisti invadono l'Italia. Roma messa a sacco non si riprenderà (equivalente della Guerra Gotica).

Sconfitti e logorati da anni di guerra, gli africani devono cedere. Forse spazio per i longobardi. In ogni caso questa è la spallata finale all'impero d'Occidente, nonché la fine del patriziato.

5.

Sorge il Palatinato Franco per sostituire il Palatinato Milanese-Ravennate distrutto dall'invasione africana. Suoi rivali regionali sanno la Spagna e l'Africa. A questo punto un qualunque Gran Maestro o Duca-Conte potrebbe riunificare l'Occidente come Carlo Magno.

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Chiudiamo con la proposta di Federico Sangalli:

Ecco a voi l'Europa nell'anno mille dopo che Costantino ha spostato la capitale a Gerusalemme, gli Arabi hanno invaso i Balcani invece di Africa e Spagna venendo fermati da Carlo Martello a Friburgo e Carlo Magno li ha cacciati dalla Germania (ma non dall'Austria a causa della Battaglia di Salzburg, ove è caduto il paladino Orlando). Cliccate sulla cartina per vedere un'immagine con maggior risoluzione. Che ne dite?

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