Il Re Scorpione

Il glifo del Re Scorpione

Così ha aperto le danze il Marziano

L'agenzia russa Interfax ha comunicato che studiosi dell'Università di Novosibirsk hanno ritrovato, negli anni novanta, la mummia di una donna della antica Scizia, nella repubblica dell'Altai, che indossava una collana che poteva provenire solo dall'Egitto durante l'epoca tolemaica.
Se l'ipotesi venisse confermata da studi più approfonditi si avrebbe prova di contatti fra gli Sciti dell' Altai e l' Egitto faraonico. In effetti, ci sono reperti che fanno pensare che, Gli Egizi erano in contatto, già nel Predinastico, cioè millenni prima dell'era ellenistica, con un'area che si estende dalla Francia, alla Siberia meridionale, alla Mesopotamia ed all'India.
Che dite, quale bella Ucronia se ne può tirare fuori?

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Commento di Falecius:

Non mi stupirebbe affatto: le reti di commercio a lunga distanza dell'epoca di Ebla portavano già in Egitto il Lapislazzuli del Tagikistan. La recente scoperta di civiltà antiche nell'attuale Iran ad est dell'Elam (Jiroft) ci fornisce gli intermediari. Gli Sciti invasero l'Egitto sotto uno Psammetico prima dell'invasione assira.

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Ed ecco la proposta di William Riker:

Mmmm... fammi pensare...

La storia dell'Egitto comincia con il periodo Neolitico detto Badariano (circa 4400 a.C. - 3900 a.C.), dopo il quale si susseguono diverse fasi dette "predinastiche": Naqada I o Amratiano (3900 a.C. - 3650 a.C.), Naqada II o Gezreano (3650 a.C. - 3400 a.C.) e Naqada III o Semainiano (3400 a.C. - 3200 a.C.). A queste tre epoche segue un periodo confuso in cui signorotti locali lottano per il predominio e cercano di imporsi come unico sovrano dell'Egitto, nonché come primo imperatore della storia dell'uomo. Uno di questi, Ka-Hor figlio di Iry-Hor, riesce a conquistare nel 3207 a.C. il cuore dell'Alto Egitto, tra Luxor e Tell el-Amarna, si proclama "Signore del Fiume e del Deserto", e per primo asserisce di possedere la natura divina, che gli dà diritto a comandare sull'intero Egitto. La sua capitale è posta a Nekhen (più tardi chiamata Ieracompoli, presso Edfu), l'antico feudo della sua dinastia.

Ka-Hor fa fabbricare quella che oggi è nota come "Pietra di Palermo": una lastra di diorite della quale rimane un frammento conservato appunto nel museo di Palermo. Ivi egli fa incidere i nomi dei suoi antenati, che si sono ritagliati un dominio attorno all'attuale Abido, i nomi delle loro madri (perchè in epoca predinastica il potere era tramandato per via matriarcale) ed il livello raggiunto anno per anno dalle piene del Nilo, onde poter affermare che il dio Nilo ascolta le sue preghiere ed invia raccolti sempre più ubertosi. Tra questi antenati, dopo un re senza nome, si leggono i nomi di Ny-Hor, Hat-Hor , Pe-Hor, Hedj-Hor e di suo padre Iry-Hor (la cosiddetta "dinastia zero", ultima fase del Predinastico); Hat-Hor diverrà poi, nel Pantheon egizio, la dea Hathor. Anche di Ka-Hor rimarrà un ricordo indelebile nella mitologia egiziana, perchè dopo di lui "Ka" diverrà sinonimo in Egitto del principio vitale stesso, cioè dell'anima dell'uomo, siccome egli aveva proclamato di possedere "la vita immortale".

Anche gli dei però a volte cadono. Ka-Hor infatti cade vittima, nel 3187 a.C., della congiura ordita da Ay, feudatario della regione dell'attuale Ermopoli, che si proclama a sua volta unico sovrano con il nome di Re Coccodrillo, perchè accanto alle sue immagini fa riprodurre il glifo con la testa di coccodrillo, dio del quale egli dice di essere l'incarnazione. Ay fa uccidere anche tutti i figli di Ka-Hor tranne uno, figlio di una schiava originaria della penisola del Sinai; quest'ultima riesce a scampare alla strage con il figlioletto nascondendosi nel canneto, quindi abbandona il bambino in una cesta di vimini sulle acque del Nilo, nella speranza che riesca a salvarsi; trovata, è poi uccisa a sua volta.

Divenuto adulto, il bambino asserirà di essere stato raccolto dal Giardiniere degli Déi, che lo ha allevato come figlio suo facendolo partecipe della vita divina propria e del suo genitore; quando era ancora bambino, un grosso scorpione aveva il compito di nutrirlo e di uccidere i sicari di Ay inviati ad eliminarlo. In realtà il bambino è stato raccolto da alcuni contadini che hanno riconosciuto sulle sue fasce il sigillo di Ka-Hor ed hanno capito che si trattava di suo figlio, sopravvissuto all'eccidio. Devoti al vecchio re, che era creduto davvero un dio, lo hanno allevato preparandolo alla vendetta. In ogni caso gli scorpioni c'entrano perchè il ragazzo era abilissimo a catturarli senza farsi pungere: da ciò è nata la convinzione popolare che egli fosse l'incarnazione del dio scorpione. E così, raggiunti i 16 anni, nel 3172 a.C. il giovane, che ha assunto il nome di Skr-Hor, entra a Nekhen con pochi seguaci, raggiunge il Re Coccodrillo e, secondo la leggenda, apre con la sua mazza una voragine nella quale sprofonda l'usurpatore fino all'inferno. Storicamente, invece, Ay muore nell'incendio della sua reggia.

Skr-Hor è acclamato sovrano dell'Alto Egitto, assume il nome di Re Scorpione, stabilisce la sua residenza ad Abido, la prima capitale della storia da lui appositamente fondata, e si fa fabbricare un trono di diorite decorato con il glifo rappresentate uno scorpione sormontato da una stella, il simbolo della regalità. Come scettro adotta la mazza che tanta fortuna gli ha portato in battaglia; una testa di mazza calcarea recante l'immagine del re con a fianco il suddetto glifo scorpioniforme è il principale oggetto attribuito a questo leggendario sovrano che sia giunto sino a noi. Del periodo del suo regno, durato dal 3172 al 3132 a.C., sono sopravvissute anche piccole tavolette di osso, legno o avorio di 2 centimetri di lato riportate alla luce nel 1990 ad Umm el-Qaab, che sorge nei pressi dell'antica Abido, dall'archeologo tedesco Gunther Dreyer; esse portano su una faccia un nome di re, regina o di un alto ufficiale, e sull'altra un numero. Esse testimoniano l'idea del Re Scorpione di creare una gerarchia numerica tra i suoi sottoposti; il numero uno ovviamente è lui, il numero due il Gran Visir, il numero tre la sposa reale, e così via. Questi oggetti rappresentano i più antichi documenti scritti a tutt'oggi da noi posseduti, anche se non si tratta certo di testi storici né di iscrizioni celebrative, che erano ancora di là da venire.

La mazza del Re Scorpione (clicca per andare alla fonte)  Le iscrizioni sulla mazza del Re Scorpione (clicca per andare alla fonte)

Dopo la fine del Re Coccodrillo, Skr-Hor deve affrontare una seconda rivolta da parte di un usurpatore, che asserisce di essere il vero erede di Ka-Hor e il vero Re Scorpione, essendo immune dal veleno di questo animale, tanto che sarà ricordato con il nome di Re Scorpione II. Questi pone la sua residenza nel luogo dove in seguito verrà edificata la grande Tebe, ma Skr-Hor lo sconfigge dopo aver dimostrato che egli si faceva pungere, nelle dimostrazioni pubbliche, solo da animali cui era stato eiaculato il veleno. Per contrappasso, come punizione l'usurpatore è gettato in una fossa zeppa di scorpioni (veri).

Successivamente il Re Scorpione muove verso il basso Egitto e ne conquista la capitale Pe, nel cuore del Delta. Egli fa cancellare ogni iscrizione dei re predinastici del Basso Egitto, dei quali infatti non ci è giunta alcuna testimonianza; al contrario, fa divinizzare non solo suo padre ma anche tutti i suoi antenati citati nella Pietra di Palermo, trasformandoli nei sette custodi delle Porte dell'Aldilà; e questo è il motivo per cui Manetone chiama i re predinastici col termine "Spiriti dei Defunti", mentre il Papiro di Torino usa il termine "Spiriti che furono seguaci di Horo".

Il Re Scorpione però non si accontenta di questa impresa: dopo aver fondato effettivamente l'impero egizio unitario, egli asserisce di aver sognato suo padre Ka-Hor, custode della Vita nell'Oltretomba, raffigurato come una colomba bianca appollaiata sotto una grande mano di pietra nera, la Mano del Destino che guida ogni azione umana. Ka-Hor gli avrebbe comandato di partire alla conquista del mondo e di unificare tutte le genti sotto il governo della propria mazza. Così, dopo aver lasciato il Gran Visir Sehen a governare il regno, nel 3163 a.C. con un numeroso esercito fatto di giovani che lo idolatrano e gli sono fedeli fino alla morte, varca i confini del Sinai e conquista la Palestina e la Siria. Giunto sull'Eufrate, si allea con i semiti antenati degli Accadi e con il loro re Humbaba, di corporatura colossale; con loro invade la Mesopotamia sconfiggendo le nascenti città sumeriche. Questo provocherà tra i Sumeri il ricordo di una potenza ostile proveniente dall'occidente, ed Humbaba verrà ricordato come il mostro custode delle montagne della Siria e dei cedri del Libano. Skr-Hor ed Humbaba radono al suolo la più eminente tra le città sumeriche, Shuruppak, che ha opposto loro una strenua resistenza, nonostante il sapiente Ut-Napishtim consigliasse di venire a patti con i re d'occidente per salvare la città. Accusato di tradimento, Ut-Napishtim è incarcerato con tutta la sua famiglia, ma il Re Scorpione lo libera ed ordina che sia l'unico ad essere risparmiato dal generale eccidio della città, che conterà 10.000 morti. Il sapiente, che asserisce di aver dato ascolto ai vaticini inviatigli da Ea, dio dell'aria, ma che è semplicemente dotato di grande pragmatismo politico, diventa astrologo di corte del re, e dagli egiziani viene chiamato semplicemente Ut; la sua vicenda genera la leggenda dell'unico uomo salvatosi dalla distruzione di Shuruppak, e più tardi dell'unico sopravvissuto al Grande Diluvio (ne resta traccia nel Poema di Gilgamesh).

Humbaba rientra nel Libano e il Re Scorpione si prepara al rientro; ma, siccome i Gutei dai monti Zagros premono sulla Mesopotamia per occupare il vuoto di potere lasciato dalle città sumeriche, forte dei vaticini favorevoli di Ut-Napishtim, il Re Scorpione li affronta e li sconfigge. Quindi varca i monti dell'Iran, che a quei tempi è fertile e ubertoso: fertilità che darà origine alla leggenda dell'Eden, il giardino paradisiaco posto ad oriente del mondo abitato dagli uomini, cioè della Mezzaluna Fertile. Skr-Hor giunge così fino al Turkestan, dove sconfigge i Proto-Indoeuropei, gli antenati dei futuri Sciti, guidati da una fiera regina guerriera; anche tale ricordo si stratificherà, dando vita alla leggenda delle Amazzoni. Siccome però è rimasto colpito dalla bellezza della regina, catturata e condottagli davanti in catene, prima la mette incinta, e quindi la rimette sul trono come sua vassalla. Il figlio nato da loro due conserverà l'audacia del padre e deciderà di guidare i Proto-Indoeuropei verso occidente, verso l'Europa, dove i suoi sudditi daranno vita alle tribù degli Ittiti, dei Tocari, dei Greci, degli Italici, dei Celti, dei Germani, dei Balti e degli Slavi; di tutti noi, insomma. I Proto-Indoeuropei che non hanno incontrato il rullo compressore del Re Scorpione restano invece in oriente e popoleranno secoli dopo la Persia, la Media, l'Aria e l'India.

Dopo tutto questo, nel 3157 a.C. il Re rientra in Egitto da trionfatore. Ma cinque anni dopo di nuovo il padre gli torna in sogno (o almeno egli così dichiara) e lo incita a rimettersi in marcia, perchè la conquista del mondo non è certo finita: gli manca l'occidente. E così, con i consigli di Ut-Napishtim che è nato in una terra di marinai, allestisce una flotta di navi di papiro, e con essa varca con coraggio il mare Mediterraneo, spinto dall'irresistibile richiamo dell'avventura. L'astrologo sumerico va con lui come aruspice della spedizione. Egli sbarca dapprima a Creta, dove lascia un presidio; saranno questi egiziani a stimolare gli abitanti preistorici del luogo a dare vita all'imponente Civiltà Minoica. Proseguendo su questa rotta, Skr-Hor tocca capo Matapan ma preferisce far vela verso occidente, sbarcando in Sicilia. Qui deve affrontare popoli indigeni di alta statura con un grande occhio tatuato in fronte, il cui ricordo genererà la leggenda dei Ciclopi. Lasciata la Sicilia, si spinge nella terra di Shardana (la nostra Sardegna), i cui popoli gli si sottomettono e gli offrono tributi, ed infine raggiunge la Francia meridionale. Qui però Ut-Napishtim lo avvisa che, come ha letto nelle stelle, il suo Visir Sehen sta tramando in patria contro di lui per usurpargli il trono. Anche in questo caso, molto probabilmente più che di arti divinatorie si tratta di buon senso. In ogni caso, dopo aver razziato prodotti e donne locali che gli consentano di passare per conquistatore di quelle terre, il Re Scorpione fa vela di nuovo verso oriente. Una tempesta lo spinge nelle acque del Lago Tritonide, a quei tempi vasto specchio d'acqua nel deserto della Tunisia comunicante con il mare; siccome si tratta di un luogo fetido e pantanoso, nasce la leggenda delle "acque di morte" che delimiterebbero i confini del mondo. Con difficoltà ne esce, ricostruisce la flotta e nel 3148 a.C. è di nuovo in patria, dove Sehen, che effettivamente aveva cercato di farsi proclamare re, è sepolto vivo senza troppi complimenti. Il Re comunque è stato il primo grande viaggiatore della storia dell'uomo, prima di Gilgamesh, prima di Ulisse e prima di Enea, ed ha riportato con sé un tale tesoro di sapienza, da giustificare il culto divino che gli viene tributato.

Il resto del regno di Skr-Hor prosegue senza grandi sussulti, eccezion fatta per le due spedizioni da lui condotte in Nubia fino alla Quarta Cateratta del Nilo, e per la prima spedizione navale da lui allestita nel Mar Rosso; i navigatori che riescono a fare ritorno asseriscono di aver raggiunto il mitologico Paese di Punt (la Somalia?), governato da una regina dai tratti somatici mostruosi e dalla pelle nera come l'ebano (ciò che è straniero appare sempre spaventoso e diverso). Egli è anche il primo costruttore della storia, perchè fa erigere la Sfinge di Gizah; più tardi Chefren le cambierà la testa, ormai erosa dalla sabbia, vi farà porre le sue sembianze ed affermerà falsamente di averla costruita lui. Quanto ad Ut-Napishtim, il saggio mesopotamico scompare all'improvviso senza lasciare traccia. Tra gli egiziani si diffonde la voce che gli déi lo abbiano assunto tra di loro; e, siccome lo chiamavano semplicemente Ut, negli anni il suo nome è storpiato in Toth. La sua figura è così trasmutata dalla leggenda in quella dell'onnisciente dio della sapienza!

Infine, dopo aver preso decine di mogli ed aver avuto moltissimi figli, il Re Scorpione muore nel 3132 a.C. e viene sepolto nella necropoli di Gizah, in una camera segreta posta sotto la sfinge, tuttora inviolata; tale camera è stata individuata dai sonar ma nessuno ha ancora trivellato per raggiungerla. Chi lo facesse, dice la leggenda, diverrebbe ricco sfondato perchè Skr-Hor si fece seppellire laggiù assieme agli inestimabili tesori in oro e pietre preziose, da lui riportati dai suoi viaggi fino ai confini del mondo.

A lui segue un periodo di torbidi, perchè i suoi figli guerreggiano tra di loro per il predominio e dianiano di nuovo il regno. Ma nel 3126 a.C. il suo quintogento Narnh-Hor, sovrano dell'Alto Egitto, conquista Abido e si fa incoronare sovrano di tutto il paese, ponendo la sua capitale a Menfi, città da lui stesso fondata. Narnh-Hor è quello che oggi ci è noto come Narmer; egli abbandona l'usanza del nome totemico (Re Scorpione, Re Coccodrillo) e prende invece il nome di "Signore della Grande Casa", in egiziano Faraone. Questo diverrà poi un titolo di tutti i suoi successori, fino agli imperatori romani. Verrà anche chiamato Menes, "il fondatore".

La Tavola di Narmer (clicca per andare alla fonte)

La più grande impresa di Narmer, oltre a ricostruire il regno e l'impero del padre, è quella di inventare la scrittura ideografica non più solo per registrare nomi e numeri, ma anche fatti e avvenimenti: con lui, a tutti gli effetti, comincia la storia. Tra l'altro gli decide di scrivere il suo nome non più con un glifo totemico come faceva suo padre, ma accostando all'ideogramma che si legge "NAR", pesce, quello che si legge "MER", scalpello: questo è anche il primo rebus della storia! Il fatto che egli ideò questo tipo di scrittura gli permise di superare ogni più rosea speranza, divenendo in effetti immortale, poiché i due ideogrammi del suo nome ci sono noti ancor oggi, incisi su di una paletta per il trucco, scoperta a Hierakompolis nel 1898, e detta appunto "Tavola di Narmer". E non solo: leggendo le sue iscrizioni, Manetone ritenne che fosse stato lui il primo a cui riuscì l'impresa di unificare Alto e Basso Egitto; e così da lui, e non dal Re Scorpione, viene fatta iniziare la storia dell'Egitto. Tanto può la scrittura.

Purtroppo l'impero fondato da Skr-Hor, il primo impero universale della storia dell'uomo, non gli sopravvive a lungo. Infatti nel 3118 a.C. una terrificante alluvione si abbatte sulla Mesopotamia, generando il celebre racconto del Diluvio Universale e tagliando la via verso le conquiste egiziane in Persia e in Scizia. Le distruzioni portate dal re d'Egitto prima, e dalle acque impazzite del Tigri e dell'Eufrate poi, ingenerano la convinzione che gli déi hanno voluto punire gli uomini peccatori, convinzione registrata (con ben altri fini teologici) anche nella Bibbia. Dopo le catastrofi apocalittiche alla fine del IV millennio a.C., comunque, le città stato sumeriche rinascono rendendosi indipendenti e sviluppando la fiorente civiltà sumerica, che indipendentemente da Narmer riscopre la scrittura, inventa la matematica e l'astronomia ed entra a sua volta nella fase storica. L'alluvione mesopotamica ha però anche un riflesso sulla civiltà egizia, perchè fa sì che gli abitanti del delta considerino un nemico l'acqua del mare, abbandonino la navigazione di lungo corso e conservino solo quella di piccolo cabotaggio. Così la memoria dei paesi tributari di là del mar Mediterraneo svapora nella leggenda secondo cui di là dal mare abitano le anime dei morti. Da qui in poi non si parla più di preistoria, di leggenda, di mito, ma di storia, che proprio grazie al Re Scorpione prende la forma che noi oggi conosciamo. In un certo senso, noi oggi siamo figli suoi, e quasi tutti i miti che fanno parte del subconscio storico della civiltà umana provengono da lui, essendosi egli spinto in ogni contrada conosciuta e sconosciuta. Ma il fatto di non usare la scrittura per lasciare annotazioni annalistiche e storiografiche non gli ha giovato, giacché le sue imprese sono state obliate, trasformandosi in substrati mitici, e il suo nome è rimasto circonfuso di leggenda. Come desiderava ardentemente, egli è diventato un dio del pantheon egizio, ma ha perso i suoi connotati di uomo, usurpatigli da suo figlio. Sic transit gloria mundi...

William Riker

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Questo invece è la considerazione finale di Filobeche:

Questa ucronia mi fa venire in mente, per l'ennesima volta, che i popoli che noi consideriamo primitivi non lo erano affatto... Noi non sapremmo ricavare una punta di freccia da una roccia (anzi non sappiamo, visto che gli archeologi sperimentali mancano della capacità di realizzare un determinato tipo di spaccamento della pietra dalla matrice), e nonostante tutte le belle teorie che gli potremmo dire sulla luna, le stelle e cosi via non saremmo capaci di campare.
E poi chi ci dice che non esista UNA scrittura?
Se l'Egitto non si fosse trovato in un'area tanto importante per gli scambi che avremmo detto dei geroglifici? Li avremmo riconosciuti per scrittura?
E del sumerico? L'avremmo forse scambiato per un sistema di conto, visto che pare che la matematica venga prima della letteratura.
Ancora, considerate i Quipu! Per secoli sono stati considerati della forme di tabelle per i conti, ma erano delle vere e proprie lettere con tanto di alfabeto... e lo sappiamo solo grazie alla conquista Spagnola.
Immaginate quanti imperi della pietra sono sorti e caduti senza che noi lo sospettiamo minimamente...
Così dice Ariosto di Astolfo mentre sulla Luna attraversa la valle degli oggetti smarriti:

« Passando il paladin per quelle biche,
or di questo or di quel chiede alla guida.
Vide un monte di tumide vesiche,
che dentro parea aver tumulti e grida;
e seppe ch'eran le corone antiche
e degli Assiri e de la terra lida,
e de' Persi e de' Greci, che già furo
incliti, ed or n'è quasi il nome oscuro... »

(Orlando Furioso, canto XXXIV, 76)

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A proposito di viaggi impossibili nell'antichità egizia, anche Lord Wilmore ha voluto dire la sua:

Il Papiro della Vita

Conoscete la leggenda del Papiro della Vita? No? Ebbene, ve la racconterò io. Dovete sapere che nel Papiro della Vita, secondo la tradizione scritto dal dio Thot in persona, era contenuta la formula segretissima per far tornare i morti sulla Terra. Molti secoli prima che l'Egitto fosse riunificato e su di esso regnassero i Faraoni, viveva il principe mago Neferthak, un grande stregone, il quale voleva a tutti i costi ritrovare quel papiro: grazie ad esso, pensava di diventare il mago più famoso e potente dell'Egitto, e magari di ricattare gli stessi déi, costringendoli a dargli l'immortalità in cambio della promessa di non divulgare il segreto agli uomini. Dopo molte ricerche riuscì a individuare un vecchio sacerdote che aveva appreso dove era nascosto il papiro da suo nonno, e questi da suo nonno, e così via.

« Se mi confiderai questo segreto », gli propose il mago, « con un incantesimo ti farò tornare giovane. »

La tentazione era troppo forte, e il sacerdote vendette la preziosa informazione in cambio di una seconda giovinezza. Ma la risposta non era tranquillizzante: il papiro si trovava nella tomba di Kopso, che era stato aiuto scriba del dio Thot, e questa era posta al di là dei Paesi d'Occidente. Neferthak tuttavia decise di intraprendere il lungo viaggio, e portò con sé anche la moglie e il figlioletto.

Arrivato davanti al tempio, Neferthak decise di affrontare da solo la grande prova. Entrò e si trovò in una sala con al centro una cassa di pietra. Con un incantesimo la distrusse e apparve un'altra cassa, stavolta di legno. Distrutta anche la seconda cassa, ne apparve una d'oro, intorno alla quale c'era un serpente velenoso, evidentemente posto da Thot a guardia dell'inconfessabile segreto. Provò a tagliarlo più volte in due con il pugnale, ma i due pezzi si riunivano sempre. Allora cosparse di sabbia i monconi, che non poterono più saldarsi, e il serpente morì. Finalmente poté aprire la cassa ed afferrare il Papiro della Vita. Fu però preso dal panico:

« E se un ladro dovesse rubarmelo? »

Trascrisse allora la formula magica su un papiro, poi lo sciolse nella birra e bevve. In tal modo, non avrebbe mai dimenticato l'incantesimo.

Purtroppo nel frattempo il dio Thot aveva scoperto il furto, probabilmente grazie a qualche antifurto ante litteram; adirato, egli lanciò una maledizione contro il ladro. Subito uno dei suoi bassorilievi sulla tomba di Kopso si staccò dalla parete e ingiunse al sacrilego:

« Tu morirai, ma non prima di aver visto morire la moglie e il figlio! »

Neferthak pensò che grazie alle sue arti magiche sarebbe riuscito a scampare alla maledizione. Giunto sulla riva di un grande fiume, egli tramutò un tronco galleggiante in un grande pesce, che avrebbe portato sull'altra sponda sua moglie e suo figlio, per poi tornare a prendere lui. Arrivato a metà del fiume, tuttavia, il pesce si mutò in un coccodrillo e divorò i due disgraziati. Disperato, anche il mago decise di seguire la sorte dei suoi cari e si gettò nel fiume, annegando miseramente. Più tardi però il dio Toth si pentì di aver causato la morte anche della donna e del bambino, che non c'entravano nulla, non essendo entrati nella tomba di Kopso; fece allora in modo che il fiume restituisse i corpi di Neferthak e dei suoi congiunti; alcuni pescatori li trovarono e, riconosciuta la nobiltà del principe dai suoi gioielli, fecero in modo che tutti avessero sepoltura adeguata.

Passarono molti millenni, e l'impresa di Neferthak venne circonfusa di leggenda. Il primogenito tra gli innumerevoli figli del faraone Ramses II il Grande, chiamato Seth-her-khepeshef, cioè « Il forte braccio del dio Seth », udì un giorno un cantastorie narrare la storia del mago, e decise di impossessarsi del Papiro della Vita che era stato seppellito insieme con lui. Con il fratello minore Siamun, il cui nome significa « Figlio di Amon », arrivò fino alla tomba di Neferthak, ignorò le iscrizioni che avvertivano del pericolo, ruppe i sigilli ed entrò nella camera funeraria. Essa era piena di tesori di ogni genere, ma del libro non c'era traccia. Seth-her-khepeshef si avvicinò al sarcofago dove giaceva il corpo del mago e lo aprì. Indovinate un po': improvvisamente la mummia si alzò in piedi davanti a lui, con tutte le bende addosso.

Se Seth-her-khepeshef non morì di paura, poco ci mancava. In ogni caso la mummia non lo folgorò con lo sguardo, ma gli si rivolse con una voce che sembrava provenire dall'oltretomba:

« So che cosa vuoi, ma per averlo dovrai meritartelo. »

E propose al principe di giocare quattro partite a senet, un gioco da tavolo molto amato dagli egizi, considerato antenato del backgammon.

Giocare con un morto può essere inquietante quanto si vuole, ma il premio era più che appetibile. Purtroppo anche il prezzo da pagare in caso di sconfitta era molto alto, e Seth-her-khepeshef se ne rese conto quando perse la prima partita, e un incantesimo lo fece sprofondare nella terra fino alle ginocchia. Alla seconda sconfitta sprofondò fino ai fianchi, e alla terza fino al petto. Resosi conto che sarebbe morto se avesse perso anche il quarto incontro, menò il can per l'aia con la mummia e mandò il fratello minore in tutta fretta dal mago di corte, perché arrivasse e lo liberasse dal sortilegio di cui era vittima. Anziché con un mago, Siamun tornò con un'altra tavoletta da senet e chiese di giocare lui la quarta partita al posto del fratello, ormai sprofondato troppo in basso per arrivare all'altezza del tavolo. Seth-her-khepeshef pensò che Siamun fosse impazzito, ma la tavoletta da gioco era truccata ed il giovane principe vinse la partita. La mummia protestò, sostenendo che non aveva mai perso una partita in vita sua, e Siamun ribatté:

« Beh, è successo ora che sei morto! »

Il suo stratagemma funzionò, perché nel frattempo Seth-her-khepeshef riuscì a liberarsi, a rubare il Papiro della Vita e a tagliare la corda. Quando la mummia di Neferthak si rese conto di essere stata giocata, tirò giù dal cielo tutte le maledizioni possibili e immaginabili, ma proprio approfittando della sua rabbia anche Siamun riuscì a dileguarsi.

Ma la mummia meditava vendetta, se no che mummia d'Egitto sarebbe? Dovete sapere che il giorno dopo il principe Seth-her-khepeshef si trovava a compiere una passeggiata per le vie della città, quando incontrò una donna bellissima e ne rimase folgorato, tanto che decise di sposarla anche se aveva già una moglie e tre bambini, un maschietto di nome Seti e due femminucce. La donna accettò, imponendogli però un terribile patto:

« Dovrai uccidere i tuoi figlioletti, così le tue ricchezze saranno solo dei miei figli. »

Accecato da una passione insanabile, Seth-her-khepeshef ordinò alle sue guardie di eliminare i bimbi e condusse la donna al tempio per le nozze. Ma quando egli si avvicinò alla sposa per baciarla, questa si trasformò in un'orribile mummia e poi si dissolse in una grande nuvola di polvere mefitica!

Il figlio di Ramses II si rese conto di ciò che aveva fatto, comprese che la vendetta di Neferthak lo perseguitava e fuggì in preda alla disperazione, pensando di farla finita poiché aveva perso tutto ciò che amava. Sulle porte della città però lo fermò un vecchio sporco e lacero, che gli annunciò:

« Principe, non angosciarti, i tuoi figli sono vivi. Le guardie di tuo padre non hanno avuto il coraggio di eseguire il tuo crudele ordine. »

« Siano ringraziati gli dèi! » esclamò lui, buttandosi in ginocchio. « Cosa devo fare per riparare al torto che ho fatto loro? »

« Tutto questo orrore è stato causato dal Papiro della Vita, che è proprietà esclusiva del dio Toth », gli rispose il vecchio, che sembrava avere più di cento anni. « Prendilo e riportarlo nella tomba del mago. »

Seth-her-khepeshef obbedì, rientrò nella tomba e subito la mummia si rialzò in piedi davanti a lui. Il principe gli chiese umilmente, perdono.

« I corpi di mia moglie e di mio figlio sono sepolti in una città in mezzo al deserto », gli rispose il morto vivente. « Valli a prendere e portali qua, nella mia tomba, affinché possiamo tutti e tre riposare in pace; allora avrai il mio perdono. »

Come potete immaginare, Seth-her-khepeshef partì con una scorta di uomini armati per il deserto della Libia, ma le ricerche erano lunghe e difficili. Un giorno tuttavia rivide il vecchio sporco e lacero già incontrato alle porte della città, il quale lo apostrofò:

« So cosa cerchi e posso indicarti il luogo giusto. »

Egli lo guidò ad un pozzo molto profondo posto nel mezzo di un'oasi, dove il principe trovò le mummie molto antiche di una donna e di un bambino. Quando però si voltò a salutarlo, anche il vecchio si trasformò in una mummia e quindi si dissolse nell'aria: come la donna bellissima che lo aveva ingannato, anch'egli era un morto fatto tornare sulla terra da Neferthak. A questo punto Seth-her-khepeshef fece seppellire madre e figlio nella tomba dell'antico mago, la sua famiglia fu finalmente riunita e il giovane cancellò per sempre dalla sua mente il ricordo di quel papiro maledetto.

Lord Wilmore

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Chiude le danze questa proposta di Sandro Degiani:

A me l'unica storia che viene in mente (nel senso che l'ho inventata adesso) è "La Leggenda del Mercante Errante."

Nell'anno 2737 a.C. un ricco e fortunato mercante, dopo tre viaggi, accumulò una tale fortuna che avrebbe potuto ritirarsi e godersi la vita.
Ma era giovane e gli piaceva viaggiare e conoscere nuove genti, portare lontano merci strane ed esotiche e vedere sgranare gli occhi nei mercati davanti a cose mai viste prima.
Gli piaceva vedere la diversità dei luoghi, dei costumi e delle persone.
Non voleva ridursi in una villa in mezzo alle vigne a bere e mangiare in attesa della morte.
L'oracolo alla sua nascita gli aveva predetto:  "...farai sei viaggi, poi la tua vita finirà..."
Gliene ne restavano tre.... e allora decise che sarebbero stati i tre più grandi viaggi che gli Dei avessero visto... e poi si compia il suo destino.
Partì dalle piane della Nubia con oro, gioielli, spezie e esotici animali e raggiunse le desolate lande Iperboree dove il sole non tramontava mai, si caricò d'avorio di tricheco, pesce essiccato e pellicce e scese attraverso l'immenso continente e le sue foreste popolate di orsi e lupi fino ai deserti dell'Anatolia, alla via della seta e a Samarcanda, poi si spinse verso Est ancora ed ancora, fino al Catai elle coste del Pacifico, scese a Sud lungo una costa frastagliata e nuove genti e paesi fino all'India e poi tornò verso la conosciuta Arabia e la patria.
E fu solo il primo viaggio...
A voi gli altri due viaggi... ne esce una saga tipo Gilgamesh...


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