Lo sceneggiato dedicato da Rai Uno alla vicenda dello sfortunato Arciduca Rodolfo d'Asburgo ha ispirato al nostro Webmaster William Riker la seguente ucronia.
Il 10 maggio 1881 Rodolfo d'Asburgo-Lorena, unico figlio maschio ed erede al trono di Francesco Giuseppe, Imperatore d'Austria e Re d'Ungheria, nella Chiesa degli Agostiniani di Vienna sposa Stefania, figlia del re dei belgi Leopoldo II.
Egli stesso ha scelto la sua sposa tra molte rampolle di famiglie regnanti cattoliche, ed il connubio si presenta (al pari di quello dei suoi genitori) come un matrimonio d'amore, anche se l'imperatrice Elisabetta di Wittelsbach (la popolare Sissi) ha criticato la nuora definendola "stupida e impacciata". Poco dopo tuttavia, il 2 settembre 1883, Stefania dà alla luce una bambina, l'arciduchessa Elisabetta, e Rodolfo, già inquieto ed insofferente di natura, comincia ad accusare la moglie di non essere stata capace di dargli un erede maschio, e torna a frequentare le molte donne con cui si accompagnava prima del matrimonio, tra cui la più nota è Mizzi Casper; pare che la moglie, al corrente di tutte queste infedeltà, gli abbia buttato in faccia: "una puttana che si accompagna con un solo uomo è pur sempre una puttana!" Presa la gonorrea da un'attrice polacca, Rodolfo la trasmette anche alla moglie, che così non può più avere figli maschi. L'erede al trono asburgico si allontana definitivamente da Stefania e, conosciuta la diciassettenne baronessa Maria Vetsera, pensa di farne la propria amante fissa, ammogliandola ad un nobiluomo portoghese. Ma il padre gli impone di troncare la relazione, e così la triste storia di Rodolfo si chiude con il suicidio, avvenuto il 30 gennaio 1889 nel casino di caccia di Mayerling, i cui particolari sono tuttora avvolti nel mistero a causa del tentativo della famiglia reale viennese di insabbiare completamente la vicenda.
Ma uno spermatozoo diverso può cambiare la storia dell'Europa?
Sì, se l'erede che nasce nel 1883 dall'unione tra Rodolfo e Stefania è un maschio, poniamo che si chiami Massimiliano come lo sfortunato fratello di Francesco Giuseppe. Allora Rodolfo si dedica interamente all'educazione del figlio, per lui tronca ogni altra relazione extraconiugale tranne quella con Mizzi Casper (ma per i regnanti è quasi un obbligo avere un'amante fissa), non si dà all'alcool né tantomeno alla morfina. La Vetsera sarà al massimo dama di compagnia della futura imperatrice Stefania. Non molti lo sanno, ma Rodolfo è uno studioso, appassionato di ornitologia, e possiede anche un'immensa collezione di minerali, tutte qualità che può trasmettere al figlio. Inoltre le sue idee sono molto diverse da quelle del padre e della madre, tant'è vero che qualcuno alla corte lo chiama "il Socialista". Se Rodolfo sopravvive, ed il padre lo vede in buona salute psicofisica, probabilmente Francesco Giuseppe abdica in suo favore, come già aveva fatto suo zio Ferdinando I, al compimento del 45° anno di regno, cioè il 2 dicembre 1893: cosa che si rifiutò sempre di fare con l'assai poco amato nipote Francesco Ferdinando.
Rodolfo III cinge la corona e decide una profonda riforma della duplice monarchia, trasformata in un impero federale parlamentare: Austria, Cechia, Slesia, Galizia, Bucovina, Trentino, Istria e Dalmazia diventano stati federati sul modello degli Stati Uniti d'America, mentre l'Ungheria, che pure si è rifiutata di procedere ad un'analoga federazione, è costretta a concedere larga autonomia ai romeni della Transilvania, alla Slovacchia ed alla Croazia. Inoltre Rodolfo è fortemente ostile all'alleanza di ferro con la Germania, che secondo lui conduce inevitabilmente alla guerra, e così la Triplice Alleanza non è rinnovata. La concessione dell'autonomia alla Croazia e, conseguentemente, alla Bosnia-Erzegovina, disinnescano il panslavismo e la Russia ha meno margini di manovra nei Balcani. Nel 1906 è firmata la Cordiale Intesa tra Austria-Ungheria, Italia, Francia e Inghilterra; la Germania si trova isolata e si rende conto che non potrà mai scatenare da sola una guerra europea. Il 28 giugno 1914 lo studente serbo Gavrilo Princip tenta di assassinare l'imperatore Rodolfo III, 56 anni, in visita nella città, ritenendolo responsabile del fallimento del sogno jugoslavo della Serbia, ma l'attentato fallisce perché la sorveglianza è assai più stretta, e la Serbia è costretta a mettere fuori legge i movimenti ultranazionalisti. La Prima Guerra Mondiale non scoppia, e di conseguenza neppure la Rivoluzione Bolscevica. Lenta transizione dell'Impero Russo verso una monarchia federale parlamentare sul modello asburgico; solo la Germania resta capofila della Reazione, ma il Kaiser resta saldo in sella ed Hitler non ha spazio per ascendere al potere. Inoltre l'autonomia concessa agli italiani suoi sudditi da Rodolfo III disinnesca l'ultranazionalismo dannunziano, Mussolini non cambia bandiera e diventerà vicesegretario del PSI, il cui segretario è Giacomo Matteotti.
Nel 1919 l'imperatore Rodolfo III e il cancelliere austriaco Karl Renner lanciano l'idea di una Comunità Europea che permetta di evitare per sempre le contese armate sul continente; positiva risposta del primo ministro italiano Giovanni Giolitti, del presidente francese Raymond Poincaré e del primo ministro inglese David Lloyd George. Rodolfo III fa in tempo a vedere la fondazione di un Sistema Monetario Europeo e di una Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, prima di spegnersi a 72 anni nel 1930. Gli succede il figlio Massimiliano I.
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In figura: l'impero di Rodolfo III nel 1930. Stati federali: 1 - Boemia e Sudetia; 2 - Bucovina; 3 - Carinzia; 4 - Carniola; 5 - Dalmazia; 6 - Galizia e Lodomiria; 7 - Trieste ed Istria; 8 - Bassa Austria; 9 - Moravia, 10 - Salisburgo; 11 - Slesia; 12 - Stiria; 13 - Tirolo; 14 - Alta Austria; 15 - Vorarlberg; 16 - Ungheria; 17 - Croazia e Slavonia; 18 - Bosnia-Erzegovina; 19 - Transilvania; 20 - Trentino; 21 - Slovacchia; 22 - Rutenia. Il progetto illustrato (federalizzazione dei Paesi della Corona) corrisponde puntualmente a quanto proposto per l'Austria al Parlamento di Francoforte da K. Möring, K.L. von Bruck e J. von Würth, in federazione con tutti gli Stati tedeschi (Lussemburgo incluso), l'Olanda e la Danimarca (eventualmente anche Belgio e Svizzera).
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Così fa notare *Bhrg'howidhHô(n-):
Una puntualizzazione. Come Imperatore d'Austria il figlio di Francesco Giuseppe sarebbe stato Rodolfo I (infatti Francesco II Imperatore del Sacro Romano Impero dal 1792 al 1806 è stato Francesco I Imperatore d'Austria dal 1804 al 1835; Rodolfo non sarebbe stato Sacro Romano Imperatore). Come Arciduca d'Austria sarebbe stato Rodolfo VI, come Re d'Ungheria Rodolfo II, solo come Re di Boemia Rodolfo III (infatti Rodolfo II, Imperatore e re di Germania dal 1576 al 1612, è stato Rodolfo V d'Austria, dal 1576 al 1608, Rodolfo I d'Ungheria e Rodolfo II di Boemia).
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Ed ecco il commento di Enrico Pellerito:
Nulla da eccepire a parte, forse, il fatto che Princip e compagni potrebbero non avere un'occasione come quella di Sarajevo: in fondo, in quella città ci andò l'Arciduca Francesco Ferdinando, che non era l'imperatore, e quindi, cosa avrebbe dovuto portare in quel giorno Rodolfo a Sarajevo? Ma considerando che Rodolfo amava girare per l'Impero, opportunità in questo senso ce ne sarebbero potute essere.
Se però al posto del cugino ci fosse stato l'ucronico figlio Massimiliano, Rodolfo se ne sarebbe stato buono e zitto a piangere o avrebbe ridotto la Serbia ad una landa desolata, disabitata e incolta? Vallo a sapere.
Una cosa però è certa, Rodolfo e lo stesso Francesco Ferdinando, a differenza del rispettivo padre e zio, avevano le idee ben chiare sul fatto che qualcosa doveva essere fatta per evitare la disgregazione dell'Impero; e questo dava certo fastidio ai conservatori, anche se non ci sono prove documentali che all'interno dello stato maggiore abbiano brigato per mettere Francesco Ferdinando in condizioni di insicurezza tali da consentire l'omicidio e della moglie.
A proposito di questa, ecco invece la prova che all'interno della corte viennese le cose, anche se mal digerite, cominciavano a cambiare: nessuno voleva più rischiare un altro suicidio-omicidio al momento che Francesco Ferdinando s'incaparbì dichiarando che voleva sposare la Contessa Sofia. Poi, una volta diventato imperatore, bisogna vedere se Francesco Ferdinando non avrebbe tentato di cambiare le carte in tavola, al fine di far diventare la moglie imperatrice e abolire l'esclusione della propria progenie dalla successione.
Ma tornando alle analogie tra Rodolfo e il cugino, se quest'ultimo, nonostante convinto accentratore assolutista del potere della dinastia, riteneva che fosse necessario equiparare tutte le nazionalità, in modo da ottenere popolarità e prestigio tra i sudditi, chissà cosa avrebbe escogitato Rodolfo, che assolutista e accentratore non lo si poteva certo definire.
In effetti, la nuova, mancata, generazione di possibili regnanti viennesi, aveva pienamente compreso che il dualismo non era stata un'operazione felice. Si era mantenuta la supremazia austriaca, ma gli Ungheresi erano coscienti che non ci non ci avevano guadagnato molto, e le altre etnie erano rimaste scontente.
Possiamo immaginare che sia Rodolfo, sia Francesco Ferdinando, sarebbero intervenuti nel senso di rafforzare il potere della Corona concedendo un'ampia autonomia amministrativa alle varie nazionalità (impero in chiave federale) diminuendo la supremazia magiara nei confronti di Romeni e Croati, creando un'entità slava all'interno dell'impero (Francesco Ferdinando pensava addirittura ad una terza corona croata) che facesse da baluardo alla Serbia.
Emblematica resta la lettera del 1 febbraio 1913 inviata al ministro degli Esteri Berchtold da parte di Francesco Ferdinando, quest'ultimo, tra l'altro, flemmatizzatore della politica estera viennese, essendo stato uno dei principali sostenitori del mantenimento della pace e del non intervento della duplice sia durante la crisi bosniaca (1908-1909) sia durante le Guerre balcaniche (1912-1913): in quella lettera veniva spiegato che solo trattando bene le popolazioni slave e dando loro un'esistenza confortevole (al contrario di ciò che gli Ungheresi, in una sorta di guerra tra poveri, facevano in Croazia) si sarebbe disinnescato l'irredentismo slavo all'interno dell'Impero, e secondo l'Arciduca, questo avrebbe impedito uno scontro con la Serbia.
Ma perchè ad andarsene prima sono sempre i migliori (relativamente parlando)?
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Ed ecco un inizio della cronologia proposta da Dans:
1883: nasce il figlio di Rodolfo d'Asburgo e Stefania del Belgio. Viene battezzato Massimiliano [HL: Elisabetta], come lo sfortunato fratello di Francesco Giuseppe.
1893, 2 dicembre: al compimento del 45° anno di regno, Francesco Giuseppe abdica in favore del figlio, come già aveva fatto suo zio Ferdinando I. Rodolfo II cinge la corona.
1898: nel 20° anno di amministrazione austro-ungarica della Bosnia-Erzegovina, Rodolfo II mette in atto il suo progetto di riforma della duplice monarchia. La Cisleitania è divisa in regioni dotate di un proprio parlamento (Austria, Boemia e Moravia, Galizia e Slesia, Kunstland) e di notevole autonomia legislativa e culturale. L'Ausgleich è modificato in modo da costringere anche i riottosi ungheresi a concedere parlamenti ed autonomia culturale a Croazia, Slovacchia e Transilvania. La Bosnia-Erzegovina continua ad essere amministrata direttamente dalla corona d'Austria, ma inizia ad acquisire istituzioni autonome di autogoverno (un parlamento nazionale).
1898 incidente di Fashoda: punto basso nei rapporti diplomatici tra Francia e Regno Unito.
1899-1902: guerra anglo-boera.
1904: intesa anglo-francese: mano libera alla Francia sul Marocco.
1905: Einstein pubblica i suoi articoli che fondano una nuova Fisica. Vienna è centro della scuola del neopositivismo logico (Popper, Husserl, Heidegger).
1904-06: prima crisi del Marocco: l'Austria-Ungheria supporta la Germania in solitudine. Vedendo gli scarsi risultati dell'azione diplomatica tedesca e temendo l'isolamento, Rodolfo II scarica il Kaiser non rinnovando la Triplice Alleanza; in breve anche l'Italia esce dalla Triplice.
1907: intesa tra Regno Unito e Russia.
1911: seconda crisi del Marocco: senza nessun supporto, la mossa di Wilhelm II appare come un puro bluff; Wilhelm II resta screditato; cresce il malcontento interno e l'opposizione socialista; sempre maggior forza dei movimenti socialisti in Germania.
1911-12 guerra italo-turca.
1912-13 guerre balcaniche.
1914-1918: guerra navale tra Regno Unito e Germania vinta dai britannici; Intesa italiana con Francia, Regno Unito e Russia; attacco italiano alla Duplice per prendere Trento e Trieste: Francia e Gran Bretagna non sostengono l'Italia, e così si combattono due guerre parallele, una nel Nord e una nel Sud d'Europa.
Come proseguirà?
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Così aggiunge Francesco Dessolis:
Il problema è che l'impero asburgico, già multinazionale da un punto di vista culturale, non voleva diventarlo da un punto di vista politico. Il compromesso austro-ungarico del 1866 aveva peggiorato la situazione, perché i neo indipendenti (o quasi) ungheresi non intendevano rinunciare alla supremazia su croati e slovacchi.
Una nuova Timeline potrebbe forse svilupparsi proprio dal 1866, se in quell'occasione fossero strate ripristinate anche le corone di Boemia e Croazia. In tal caso gli Asburgo avrebbero potuto assumere in futuro anche la corona di Serbia. Si sarebbe potuto creare un nuovo status quo in Centro Europa. Naturalmente a spese delle altre nazionalità minoritarie dell'impero, in primo luogo gli italiani del Trentino e della Venezia Giulia...
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Dans ribatte:
Eppure, non riesco a credere che, senza la prima guerra mondiale, il destino della Duplice fosse già segnato.
Di POD austrungarici ne ho in mente parecchi, tanto per elencare:
- 1848: Ausgleich anticipato dopo la Primavera dei Popoli;
- 1853: partecipazione dell'Austria-Ungheria alla guerra di Crimea;
- 1866: vittoria a Sadowa: Grossdeutschland Losung, due Germanie: Prussia luterana e Austria cattolica;
- 1867: Ausgleich a quattro, con Boemia e Croazia;
- 1871: Articoli di Hohenwart;
- 1875: intervento congiunto con la Serbia degli Obrenovic nella crisi di Bosnia;
- 1878: Congresso di Berlino: Bosnia ceduta alla Serbia degli Obrenovic + ipoteca asburgica sulla corona serba;
- 1881: Kalnoky acquista la corona di Serbia da Milan IV Obrenovic;
- 1890: Taaffe divide etnicamente le province ceco-tedesche;
- 1895-97: Ordinanze Badeni sulla lingua ceca;
- 1908: nessuna annessione della Bosnia-Erzegovina;
- 1911: nessuna Guerra di Libia, dunque nessuna guerra balcanica e nessuna
Grande Guerra;
- 1912: intervento o minaccia Austro-Ungarica contro la Serbia: fallimento delle guerre
balcaniche e Prima Guerra Mondiale anticipata.
Dei più realistici e interessanti, quelli di Hohenwart (1871), Taaffe (1890) e Badeni (1895). Di progetti per spingere l'impero su una strada multinazionale ce n'erano, solamente sono falliti tutti...
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Ed ora, alcune considerazioni del francese Perchè No?:
Decisamente l'assassinio politico sembra essere uno dei nostri POD preferiti: credo che abbiamo assassinato tutte le persone possibili e risparmiato tutti gli assassinati, però mi chiedo se questi eventi hanno avuto sempre importanza.
Per esempio, se l'arciduca austriaco non muore assassinato nel 1914 possiamo pensare che nell'ambiente di tensione internazionale una guerra sarebbe scoppiata lo stessa prima del 1920. Se Henri III di Francia non fosse stato stato assassinato le guerre di religione sarebbero terminate con due o tre anni di anticipo e Henri IV sarebbe lo stesso salito sul trono. Se Chirac fosse stato assassinato durante il 14 luglio 2002, posso dirvi che non avrebbe avuto una grande importanza politica (il suo secondo mandato non è servito a niente, si é accontentato di aspettare la fine). Fornisco esempi francesi, ovviamente, ma sono sicuro che ci sono altri esempi dove l'assassino politico non ha cambiato niente (mi viene ancora in mente la morte del candidato olandese di estrema destra Pim Fortuyn). Mi sbaglio?
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Così osserva Enrico Pellerito:
La domanda posta dal nostro amico francofono non è certo illogica. L'eliminazione di un capo, sia esso un sovrano liberale, un despota o un leader democratico, fino a che punto può incidere sulla struttura organizzativa di una nazione, oppure di un movimento/partito politico che sia giunto a contare grandi numeri e quindi a pesare sulla sorte della prima o del secondo? E quanto la suddetta eliminazione influenza gli eventi internazionali?
Credo che ogni singolo caso faccia storia (e allostoria) a sè, come giustamente dice Perché No?, e che non sempre gli assassini politici siano da considerarsi importanti nel gravare sugli eventi.
Fra l'altro, le conseguenze in termini di decisioni successive, potrebbero essere determinate a seconda del momento durante il quale avvenga un omicidio politico.
Venendo questo perpetrato durante il tempo di pace, in assenza di crisi internazionali e con ripercussioni solo "interne", bisogna vedere se la personalità dell'individuo in questione è di notevole spessore carismatico, tale da influenzare fortemente un popolo o una parte consistente di esso; ovvero se quest'uomo sia riuscito ad operare per lungo tempo lasciando un'impronta ideologica non indifferente.
I cambiamenti potrebbero essere, allora, marginali e quanto prospettato nei programmi sarebbe realizzato dall'erede o dagli eredi politici, che forse agirebbero con meno autorevolezza personale, ma godendo del retaggio del "martire".
Diverse le cose in caso di una situazione internazionale piuttosto "delicata".
Facendo riferimento a quanto accennato da Perché No?, la Belle Epoque sarebbe, prima o poi, finita e l'assassinio di Francesco Ferdinando ha solo rappresentato un casus belli da strumentalizzare.
Il processo di espansione economico/finanziario messo in atto da Berlino stava diventando insopportabile per Londra e Parigi, così come per Washington, quindi le cose sarebbero presto precipitate, anche se l'innesco fosse stato meno eclatante.
Ancora differente l'evoluzione in presenza di conflitto.
Citando personaggi che hanno ricoperto cariche di governo durante il secondo conflitto mondiale (il periodo storico che meglio conosco) potremmo parlare del "tentato" attentato ai Tre Grandi a Teheran.
Se l'operazione nazista "Lungo Salto" (detta anche operazione "Elefante") fosse riuscita, Churchill, Roosevelt e Stalin avrebbero potuto essere assassinati da un nutrito commando di agenti dei servizi segreti tedeschi che, addestrati ad una simile evenienza, erano stati inviati nella zona della capitale iraniana, grazie alle informazioni assunte su data e luogo dell'incontro al vertice.
Il piano non riuscì grazie all'infiltrazione nello stesso commando di un agente sovietico; pur non di meno, al di là dell'effetto scioccante che l'azione, una volta riuscita, avrebbe prodotto, ciò non poteva certo impedire il prosieguo della lotta conto l'Asse.
Semmai, gli animi di buona parte di Britannici, Sovietici e Statunitensi si sarebbero ancor più esacerbati nei confronti della Germania.
Anche la morte di Hitler in uno dei qualsiasi attentati (ma per comodità riferiamoci a quello del 20 luglio 1944) non avrebbe poi tanto cambiato le sorti del partito nazista e della Germania, se il successivo predisposto colpo di stato fosse fallito.
Rimasta intatta la gerarchia nazista, questa aveva forse garanzie di farla franca, anche in presenza di un armistizio o di una pace separata? Avrebbero detto: scusate signori, dato che Adolf ha tolto il disturbo, ed era soltanto lui a volervi fare la guerra, noi ci ritireremmo nei nostri confini e facciamo come se non fosse successo niente. Vi sembra plausibile?
Per concludere, siamo certi, come sostengono alcuni, che se JFK non fosse stato mai oggetto di un attentato (o che questo fosse fallito) ciò avrebbe veramente significato che non ci sarebbe stato un maggior coinvolgimento degli USA in Vietnam?
A voi la risposta.
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