Tutto parte da una proposta seducente di G. Ghilardelli:
Sarebbe interessante lanciare
un giuoco basato sull'idea che una piccola associazione di
un settore per così dire "d'élite" diventi nel giro di alcuni anni
la maggiore potenza sovranazionale esistente.
Per rendere più invitante il giuoco è necessario selezionare una associazione
senza fini di lucro, apolitica ma con un forte substrato utopico, che potrebbe
divenire "maggioritaria" in caso le sue idee fossero avvertite come
via di fuga da un presente oppressivo.
Pensando al problema della privatizzazione delle risorse genetiche e al degrado
ambientale mi sono sentito di proporre una associazione italiana chiamata Civiltà
Contadina, anche se il nome verrà eufemisticamente tradotto in "Civiltà Agraria".
Questo più o meno è la linea di pensiero a cui si ispira l'associazione:
L’associazione non ha fini di lucro ed ha lo scopo di contribuire alla
diffusione di una nuova “civiltà contadina”, favorire un modello di vita
attento alla salute, all’utilizzo corretto delle risorse naturali, alla
salvaguardia dell’ambiente e della sua biodiversità, alla valorizzazione
delle proprie radici. Per il raggiungimento dei propri fini, l’associazione si
propone di favorire:
* La costituzione di una “rete di custodi di semi”;
* La costituzione di frutteti storici riproducendo vecchie varietà rinvenute
sul territorio;
* La riproduzione e l’allevamento di razze animali storiche da cortile;
* La promozione e la diffusione della “rete delle scuole di ecologia
all’aperto”.
* La realizzazione di una banca dati e un archivio vivente delle specie animali
e vegetali custodite dai soci.
lascio anche l'indirizzo del pieghevole da cui trarre eventualmente altri dati: http://www.biodiversita.info/download/depliant.pdf
.
Ed ecco come Sandro Degiani risponde da maestro:
Uhm... Per spazzare via un
società industriale e giustificare l'ascesa di una civiltà e di una società
"contadina" non c'è che un modo, già usato in racconto di non
ricordo chi per innescare invece un mondo senza armi, una epidemia di
"ruggine virale"...
Possiamo quindi ipotizzare un intervento "deus ex machina" del tipo:
Un piccolo meteorite si schianta nel New Mexico.... e da quel cratere si innesca
un processo di arrugginimento istantaneo di ogni lega contenente il ferro.
Un microrganismo alieno accelera l'ossidazione del ferro per sfruttare l'energia
nel suo processo metabolico.
Immune l'emoglobina dei viventi ovviamente, ma si sbriciolano automobili e
viadotti (cemento armato no più armato), crollano i grattacieli, affondano le
navi e precipitano gli aerei...
Provate a pensare la nostra civiltà senza il ferro... si salvano solo i miei
occhiali fatti di titanio... e meno male sennò non potrei concludere la mia
breve dissertazione.
Quindi ritorno a costruzioni in legno, ad agricoltura di tipo tradizionale,
ovvio che di 6 miliardi di uomini la terra così ne potrà mantenere sì e no
600 milioni.
Senza armi e tecnologie il crollo potrebbe essere incruento, ma sicuramente
drammatico e per i 5 su 6 che devono andarsene non piacevole...
Difficile mantenere un potere di tipo planetario con un tecnologia assente. Vedo
di più una specie di feudalesimo avanzato con forti tinte "noir".
Si impiccherà ad ogni lampione dato che la mannaia del boia se ne è andata in
ruggine...
A voi continuare...!!
.
L'amico Cesare ribatte:
Fortunatamente molti
scienziati hanno gli occhiali di titanio (li ho anch'io), e trovano un sistema x
bloccare il virus, che tenuto sotto controllo diviene una terribile arma di
distruzione di massa. Infatti viene mutato geneticamente, ed ora attacca
l'emoglobina :)))
Ce [1° Cavaliere dell'Ordine Radioso]
.
Ma Sandro non demorde:
Abile contromossa degli
scienzati che riescono a creare un sostituto dell'emoglobina con il rame... la
CUPROGLOBINA.
Altro giro di mutazione genetica di massa e nasce una nuova stirpe di esseri
Umani a SANGUE VERDE... e qui ci mettiamo una storia di scontro razziale del
tipo di A.E. Van Vogt...
il titolo potrebbe essere "Sangue di Smeraldo"...
.
A questo punto G. Ghilardelli precisa:
Caro Sandro, non credo sia
necessario un deus ex machina. Io pensavo semplicemente a una Rivoluzione Verde
conseguente a questi fatti che dovrebbero verificarsi nel corso di qualche
decennio:
- espansione del settore biotech, le cui colture producono molto in quantità ma
di qualità scarsa; le stesse non riescono a sopravvivere in assenza di un
ambiente "asettico" quale un campo coltivato con l'utilizzo massiccio
di composti chimici industriali. Inoltre il non poter salvare la semente dal
raccolto precedente indurrà gli agricoltori ad una sudditanza che diverrà
sempre più gravosa col tempo.
- progressiva desertificazione delle zone fertili dovuta all'ipersfruttamento.
- repentini cambiamenti climatici che metteranno in crisi il settore agricolo,
soprattutto le cultivar orticole molto selezionate.
- la fine dei carburanti fossili, con conseguente crisi dei trasporti.
- in più ci vuole l'applicazione con
successo dei principi dell'agricoltura naturale e sinergica, che ridurranno i
costi, aumenteranno la produzione complessiva, soprattutto quella locale, ma
richiederanno studiosi specializzati di ecologia che riescano a mettere a punto
e collaudare un ecosistema artificiale qual è l'orto.
Date queste condizioni non sarebbe difficile ipotizzare l'ascesa del settore
agricolo senza negare tuttavia il mantenimento di un certo tenore di vita su
tutto il pianeta dove la Società Agraria sarebbe garante dello status quo,
senza tuttavia essere un organismo statale.
Una visione un po' più arcadica del futuro, insomma...
.
Sandro risponde a sua volta:
Non perchè sono un ingegnere ma perchè l'esperienza del passato insegna, le cause che tu individui per il fiorire di un Civiltà Agricola sono invece fattori di incremento di tecnologicizzazione della agricoltura e di dipendenza dalla tecnologia sempre più irreversibile:
- espansione del settore biotech: La biotecnologia, con gli ibridi sterili, ha monopolizzato molti settori agricoli.
L'agricoltore non è più un "essere umano integrato al territorio ed all'ecosistema" ma un imprenditore che usa la terra come mezzo di produzione. Il suo obiettivo è il raccolto ed il profitto. Se non ci credi vieni a trovarmi nella mia casa del Monferrato e ti faccio girare una mezza dozzina di aziende agricole per verificare la morte del "contadino" e la sua iscrizione nelle Razze Estinte insieme al Dodo e ai dinosauri.
- progressiva desertificazione delle zone fertili dovuta all'ipersfruttamento: che si combatte con intensa irrigazione artificiale ipertecnologica, ibridi che richiedono meno acqua, e sovraproduzione nelle aree fertili rimaste.
- repentini cambiamenti climatici che metteranno in crisi il settore agricolo: E anche qui arriva la tecnologia con le serre, con specie geneticamente mutate per climi variabili.
- la fine dei carburanti fossili, con conseguente crisi dei trasporti. Anche qui non si torna indietro.... i trattori viaggiano benissino a olio di soia o di girasole. Il 60 % delle macchine agricole che CNH (il consorzio FIAT, New Holland e Case) vende in Sud America funziona a carburanti vegetali. Il futuro è una azienda agricola integrata dove dalle stalle si ricava metano con digestori per riscaldamento ed illuminazione, nei campi si coltiva soia e girasole per i carburanti e si distilla parte del raccolto per avere alcool. Autosufficienza energetica totale con elevata tecnologia.
- l'applicazione con successo dei principi dell'agricoltura naturale e sinergica: l'orto è una bellissima cosa... ne ho uno da 16 metri quadrati che mi dà grandi soddisfazioni... ma la coltura sinergica ed ecologica lasciala ai frati Benedettini! Se voglio produrre peperoni o pomodori non per me ma per il mercato devo fare un salto di qualità e di tecnologia.
Un esempio? Ce l'ho pronto... io ed i miei amici ci dilettiamo proprio di "archeologia agricola" e quest'anno abbiamo seminato 8 tavole (circa 3000 metri quadrati) con granoturco "Otto file" una varietà antichissima che nessuno semina più. Dopo un anno di coltivazione senza l'uso di fertilizzante, anticrittogramici, diserbanti, funghicidi e irrigazione abbiamo raccolto il granoturco in 14 persone, l'abbiamo spannocchiato a mano in una fresca sera di ottobre e poi portato al mulino per macinarlo.
Risultato del lavoro di un anno = 120 chili di farina di mais. Non sono sufficienti nemmeno per una persona... bastano solo per le nostre polente invernali.
Una Società Agricola non Tecnologica (in un mondo inaridito e con il clima alterato) può garantire il benessere di forse un miliardo di persone e solo con una gestione tirannica e severissima delle risorse. Una gestione di tipo socialista centralizzato, con Kibbuz militarizzati e una distribuzione dei prodotti tesserata e controllata.
Non sarebbe un mondo bucolico ma una dittatura agricola.
E la corruzione inevitabile, la Borsa Nera e il commercio clandestino generato da una struttura del genere la farebbe decadere in poco tempo.
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Ecco un'altra accattivante proposta di Never75:
Se si riuscisse a creare del cibo artificiale ottenendolo dai materiali organici di scarto? Oppure, se si incrementasse a livello mondiale l'utilizzo di insetti come cibo? Si potrebbe (parzialmente) risolvere il problema della Fame nel Mondo. Anche qui: con quali effetti sui Paesi Asiatici, Africani e del Sud America? Diventerebbero delle Superpotenze in gradi di scalzare gli Occidentali dai loro troni di cristallo? Il G8 si terrebbe solo tra Paesi dell'ex Terzo e Quarto Mondo?
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Segue a ruota la risposta di Renato Balduzzi:
Sul cibo alternativo, un appunto. Il problema della fame del mondo non è dovuto all'insufficienza delle derrate alimentari (almeno, non ancora). Il problema è l'accessibilità al cibo che è preclusa o quasi a miliardi di persone. Quindi, creando cibi ex novo il problema sarebbe sempre uguale: chi controlla le risorse, chi distribuisce, a chi distribuisce.
Ricordo un film di fantascienza del 1973 intitolato "2022: i sopravissuti", con Charlton Heston e Edward G. Robinson, in cui, in un pianeta totalmente antropizzato, tutti mangiavano un solo cibo, il Soylent, che altro non era se non un macinato di carne di cadavere, l'unica risorsa alimentare rimasta sulla Terra.
Sul mangiare gli insetti ricordo di un volume di un inglese dell'Ottocento che aveva provato ad introdurre il consumo di artropodi nella dieta occidentale, ovviamente senza riuscirci (con l'eccezione aurea della cocciniglia, ragnetto parassita dei cactus che dà il colorante rosso per caramelle, gelati e ghiaccioli).
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