Sargon l'immortale

di Blade87


2296 a.C., nel cuore dell’Asia Minore:

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Il sole tramontava lentamente, tingendo il cielo di rosa e gettando una luce sanguigna sul luogo della battaglia appena conclusa; migliaia di corpi di soldati uccisi giacevano sulla terra arida e sassosa, macchiandola di sangue, mentre i vincitori di quel tremendo scontro si aggiravano silenziosi tra i caduti. Sargon di Akkad, Re della guerra e Condottiero Supremo, contemplava con distacco il massacro intorno a lui; stringeva ancora in pugno la sua spada ricurva, dalla quale gocciolava il sangue dell’ultimo soldato nemico che aveva ucciso. Come al solito non provò alcuna pietà per gli sconfitti: l’unica cosa che contava era il fatto che aveva vinto un’ altra battaglia, l’ultima di una lunga serie: alla testa del suo invincibile esercito aveva conquistato innumerevoli terre, e sottomesso altrettanti popoli; si era lavato le mani nel vasto Mare Inferiore, ed era giunto fino alla foresta di Amanus e alle remote Montagne D’argento. Il suo impero si estendeva dall’Elam al Mare dell’Ovest, e il suo nome era pronunciato con timore e rispetto in ogni parte del mondo conosciuto. “eppure- pensò Sargon mentre un’ombra d’inquietudine gli oscurava il volto-dopo che sarò morto non resterà nulla della mia gloria. Come tutti gli uomini, prima o poi sparirò nelle nebbie del tempo e di me si perderà anche il ricordo”. Shiruk, suo consigliere ed amico, gli si avvicinò distogliendolo da quei pensieri. “mio signore-disse-l’intera pianura è ormai sotto il nostro controllo. I nemici superstiti sono fuggiti, ma i nostri guerrieri li stanno inseguendo. Non gli daranno scampo.” “molto bene- rispose Sargon con un sorriso compiaciuto- la vittoria finale è ormai vicina; la nostra prossima mossa sarà mettere sotto assedio la città di Burushanda, che ormai non è lontana. Quando l’avremo conquistata decapiterò il re personalmente; è tempo che paghi per i suoi affronti”. Infatti il re di Burushanda aveva oppresso per anni i mercanti di quella zona (che commerciavano quasi tutti con Akkad) con tasse elevatissime, finchè questi ultimi non avevano chiesto aiuto a Sargon; il Re della Guerra aveva accolto la loro richiesta, e dopo aver riunito un vasto esercito si era inoltrato in quelle terre aride e desertiche per annientare il re nemico; e ormai era a un passo dal riuscirci.

Ad un certo punto si avvicinarono alcuni soldati a cavallo: Sargon li aveva mandati poco prima in esplorazione ed erano già di ritorno. Cosa potevano mai aver visto? Uno dei soldati si rivolse a Sargon in tono reverenziale: “mio signore, dovete assolutamente venire a vedere; a poca distanza da qui, presso il lago che si trova oltre il promontorio roccioso davanti a noi, abbiamo trovato…qualcosa. Non so spiegare bene che cosa sia, ma è enorme; a quanto pare i soldati di Burushanda l’avevano trovata prima di noi e tentavano di proteggerla.””d’accordo-disse Sargon incuriosito-andiamo a vedere.” Poi gonfiò il torace possente e gridò: “Avanti uomini, seguitemi! A quanto pare il nemico ci ha lasciato un regalo…andiamo a scoprire di che si tratta!” Un coro d’assenso e di entusiasmo si levò dai soldati akkadici, che subito seguirono il loro sovrano verso il promontorio.

Sargon giunse per primo in cima a quest’ultimo, seguito da Shiruk  e dai suoi aiutanti più fedeli…e quello che vide lo lasciò senza fiato: nella pianura davanti a lui si estendeva un grande lago, le cui acque poco profonde emanavano riflessi rossi e arancioni alla luce del tramonto; all’orizzonte si stagliava un’imponente catena montuosa, dietro la quale il sole si apprestava a scomparire. Vicino alla sponda del lago c’era un oggetto enorme e scuro, di forma allungata; né Sargon né i suoi seguaci avevano mai visto nulla di simile. L’oggetto giaceva di traverso, con quella che pareva essere la parte anteriore conficcata nel terreno sabbioso. Riflessi argentei balenavano sulla sua superficie, che pareva composta interamente di metallo. “Che cosa facciamo mio signore?” chiese Shiruk intimorito; “andiamo avanti-rispose Sargon risoluto-voglio vederlo da vicino”. E con queste parole s’incamminò. I suoi uomini ebbero alcuni istanti di esitazione, ma poi, incoraggiati da Shiruk, si decisero a seguirlo.

Quando arrivò vicino all’oggetto Sargon  notò che era molto più grande di quanto sembrasse dalla cima del promontorio: al suo confronto lui e i suoi soldati sembravano minuscoli insetti. Il re alzò gli occhi, scrutando l’alta parete metallica che lo sovrastava. Di cosa poteva mai trattarsi? Un dono degli dei forse? “Qui c’è un’apertura!” esclamò d’un tratto uno dei soldati; Sargon si avvicinò con passo svelto, e vide che aveva ragione: in un punto di quella strana superficie lucente si apriva un buco di forma ovale, largo una decina di metri e alto la metà; al suo interno non si vedeva nulla, solo oscurità. Sargon era sempre più incuriosito. “voglio sei uomini con me-disse-entreremo là dentro e scopriremo cos’è questo affare!” “ma, mio signore, potrebbe essere pericoloso!” disse un soldato con voce tremante. Il re lo fissò severamente: “quando mai mi hai visto arretrare di fronte al pericolo?-disse-seguimi e non osare più contraddirmi, o ti giuro che userò le tue budella come collana!” quindi si voltò e si infilò nell’apertura senza esitare. Sei uomini (i più coraggiosi) fecero lo stesso. Preferivano senza dubbio affrontare l’ignoto piuttosto che incorrere nell’ira del loro sovrano.

L’interno era totalmente buio. Sargon avanzò a tentoni, con la spada sguainata nel caso vi fossero stati pericoli. Sentiva i suoi passi e quelli di coloro che lo seguivano riecheggiare sordi sul pavimento di metallo; improvvisamente si accorse che c’era un altro rumore, una sorta di ronzio basso e diffuso; d’un tratto le pareti di quella specie di tunnel vennero rischiarate da una tenue luce azzurra, che non sembrava provenire da nessuna parte. Sargon fu pervaso da una sensazione di minaccia: sentiva che da un momento all’altro sarebbe accaduto qualcosa. Stava per dire ai suoi uomini di stare all’erta, ma non ne ebbe il tempo: in un istante dal soffitto del tunnel scesero dei lunghi tentacoli lucenti, dall’aspetto metallico. I soldati sguainarono le spade, ma prima di poterle usare vennero tutti afferrati e stritolati dai tentacoli, alcuni dei quali si protesero anche verso Sargon. Quest’ultimo lanciò un urlo di rabbia e colpì un tentacolo con un fendente. Non riuscì nemmeno a scalfirlo. Prima che potesse sferrare altri colpi i tentacoli si serrarono intorno al suo corpo e lo sollevarono, trascinandolo verso un buco che si era aperto nel soffitto: il re fu inghiottito dalle tenebre, e sentì i tentacoli aumentare la stretta. Si sentì soffocare, e capì che stava per perdere i sensi; “no, non può essere vero-pensò con orrore-io sono Sargon il grande…non posso morire così, senza nemmeno sapere chi o cosa è il mio assassino…non posso!!!” un istante dopo svenne.

Quando riprese conoscenza  si trovò a galleggiare in un mare di luce; non aveva la minima idea di dove fosse, né di quanto tempo fosse passato dalla sua cattura. Tuttavia sentiva una strana senzazione…quasi un senso di pace, di quiete assoluta. Intorno a lui c’era solo un oceano di tenue luce azzurra. Ad un certo punto si rese conto che non stava vedendo con gli occhi, e che non c’era traccia del suo corpo. Era come se in quel momento fosse composto di pura mente. Improvvisamente sentì una voce lontana, simile ad un eco…che però divenne a poco a poco più forte, facendosi chiara e comprensibile. Sargon si accorse che non la stava sentendo con le orecchie. La voce sembrava parlare direttamente nella sua mente. “chi sei?” disse…o meglio pensò…l’uomo. La voce rispose. Era calma e priva di emozione. “il mio nome non ha importanza, umano. Ti basti sapere che vengo da un mondo lontanissimo, situato tra le stelle che tu ogni notte puoi osservare nel cielo. L’oggetto nel quale ti trovi in questo momento è una nave dalla tecnologia avanzatissima, capace di percorrere distanze infinite e di muoversi tra gli astri e i pianeti. Ho lasciato il mio mondo con l’incarico di esplorare l’universo e di trovare nuovi pianeti adatti per essere colonizzati dai miei creatori, ma durante il viaggio una tempesta magnetica ha investito la nave, danneggiandola gravemente. Sono stato costretto a compiere un atterraggio di fortuna su questo pianeta, che però è totalmente privo dei materiali necessari alle riparazioni; così ora l’energia che alimenta tutti i sistemi della nave, me compreso, si sta esaurendo, e presto scomparirò per sempre.” “aspetta un momento-disse l’uomo-cosa vuoi dire? Per quale motivo dovresti scomparire? Non puoi abbandonare la tua nave?” “vedi, io non sono un essere vivente, almeno non in senso stretto-disse la voce- Sono un supercomputer senziente, programmato per guidare questa astronave verso pianeti colonizzabili e per preparare il terreno ai colonizzatori una volta raggiunto questi pianeti. Io non ho un corpo, poiché la nave stessa è il mio corpo. Senza di essa non posso sopravvivere.” Non capisco molto di ciò che dici, ma a quanto pare stai per morire…ebbene, cosa vuoi da me?” chiese l’uomo.”è semplice, umano. Non posso permettere che tutte le mie conoscenze vadano perdute, perciò intendo trasmetterle a te. Ho sondato la tua mente, e so che sei la persona giusta. Gli umani che sono entrati nella nave con te non erano in grado di comprendere ciò che ti sto offrendo. Per questo li ho uccisi. Solo tu potrai usufruire di questa conoscenza. Ora preparati, poiché ti metterò al corrente di cose che non hai mai neanche immaginato”. L’uomo non ebbe il tempo di rispondere: ad un tratto sentì una quantità incredibile di informazioni penetrare nella sua mente, in un flusso apparentemente senza fine. Di colpo seppe come era realmente fatto il suo mondo e quali erano le leggi che governavano l’universo, dalla forza di gravità a quella elettromagnetica; apprese i segreti della chimica e della biologia, e comprese come fosse realmente fatto il corpo umano. Ricevette un’immagine della molecola del DNA, nella quale era scritto tutto il programma genetico di un organismo, e che era possibile modificare a piacimento. Venne a conoscenza di tutte le incredibili tecnologie presenti su quella nave, e di come poterne fare uso. Conobbe la vera natura dell’entità che gli stava trasmettendo quelle informazioni, ed ebbe fuggevoli immagini di  mondi lontani e sconosciuti, alieni al di là di ogni immaginazione. Seppe come usare alcune delle tecnologie cibernetiche e nanotecnologiche presenti sulla nave per potenziare il proprio corpo e divenire praticamente immortale. Inoltre seppe che a bordo di quell’incredibile vascello stellare c’erano armi potentissime, che lo avrebbero reso invincibile in battaglia. Il tempo necessario per capire ed assorbire tante e tali rivelazioni gli parve infinito. Era come se fosse fuori dal corso del tempo, sospeso nell’eternità. Ma quando il flusso di informazioni cessò capì che erano passate soltanto poche ore…poche ore del suo tempo, ovviamente. “ora sai tutto ciò che so io, e conosci questa nave e le sue tecnologie come le conosco io-disse il supercomputer alieno-non mi importa di come utilizzerai questa conoscenza. Potrai utilizzarla per far progredire la tua razza, oppure per sottometterla. A te la scelta. Per me e per coloro che mi hanno programmato il concetto di bene e male è diverso dal vostro. L’unica cosa che mi interessa è aver messo al sicuro queste informazioni. Ora è il momento di salutarci. Non mi resta più molto tempo ormai. Addio.”

Il mare di luce azzurra svanì, e Sargon si sentì come precipitare. Dopo alcuni momenti di buio totale, capì di essere nuovamente nel proprio corpo. Sentire nuovamente i cinque sensi era una strana sensazione dopo quell’esperienza. Aprì lentamente gli occhi, e si rese conto di essere disteso sul freddo pavimento metallico dell’astronave. Solo che non si trovava più nel corridoio dove era stato catturato, bensì in una sala enorme, nel cuore della nave. Si alzò, guardandosi intorno, e vide che intorno a lui c’erano tutte le tecnologie di cui lo aveva informato il computer, e con immensa gioia capì di saperle usare tutte perfettamente, come se le conoscesse da sempre. Sargon si accarezzò con le dita la lunga barba (era un tic che gli veniva sempre quando era eccitato), mentre un sorriso gli illuminava il volto. Sapeva esattamente quale sarebbe stata la sua prima mossa. L’occasione era troppo ghiotta. Si avvicinò ad una serie di grossi contenitori cilindrici che contenevano un liquido verdastro. L’uomo sapeva cosa contenevano: cellule nanotecnologiche potenzianti; una volta immesse in un organismo ne potenziavano enormemente le capacità e lo proteggevano da ferite e malattie, rigenerandolo continuamente…e rendendolo immortale. Il suo sorriso si allargò ancora di più, mentre una luce di gioia quasi folle gli brillava negli occhi. Finalmente non avrebbe più dovuto temere la morte e l’oblio. Da quel momento in avanti tutti gli altri uomini sarebbero passati a miglior vita, ma lui no. Lui sarebbe rimasto, fino alla fine dei tempi.

Shiruk sedeva vicino al fuoco di bivacco, contemplando pensosamente il cielo stellato sopra di lui. Ormai cominciava a perdere le speranze. Quando il loro sovrano era scomparso all’interno del passaggio, quest’ultimo si era richiuso da solo ed era stato impossibile riaprirlo, anche per gli uomini più forti. Così, su ordine di Shiruk e degli altri luogotenenti di Sargon, l’esercito akkadico si era accampato presso l’enorme e misterioso oggetto per attendere che il sovrano ne uscisse. Ma ormai erano lì da una settimana, e dall’oggetto non giungeva alcun segno di vita. La paura e l’incertezza serpeggiavano tra gli uomini, e molti sarebbero già fuggiti se non fosse stato per la fermezza di Shiruk, che li aveva convinti ad aspettare ancora e ad avere fede. Lui sarebbe rimasto fedele al suo re. Non lo avrebbe mai abbandonato, nemmeno se fosse rimasto ad aspettarlo da solo ai piedi di quell’ammasso di metallo. Improvvisamente un grande clamore si levò nell’accampamento; gli uomini urlavano sgomenti, indicando qualcosa che si trovava presso la parete metallica di fronte a loro. Shiruk guardò in quella direzione, e vide qualcosa che lo lasciò senza fiato. Il passaggio che conduceva all’interno dell’oggetto si era riaperto, e ne era uscita una figura imponente, che ora stava avanzando verso l’accampamento. L’uomo (se di un uomo si trattava) era coperto da capo a piedi da un’armatura strana e spaventosa al tempo stesso, di una fattura che Shiruk non aveva mai visto, né immaginato. Era avvolto da una luminescenza azzurrina, come se brillasse di luce propria. L’elmo che indossava era terrificante, a forma di teschio umano e ornato da due strane e lunghe “corna” di metallo. Stringeva in pugno un’enorme spada dentellata, che però dopo un attimo cambiò forma, come se fosse fatta di metallo liquido, e diventò una sorta di ascia bipenne. Un secondo dopo si trasformò nuovamente, assumendo la forma di una lancia robusta e appuntita. Infine assunse nuovamente la forma di una spada dentellata. Shiruk si strofinò gli occhi con le mani, chiedendosi se non fosse soltanto un illusione, o un sogno. Anche molti degli uomini intorno a lui stavano facendo lo stesso. L’essere si fermò a poche decine di metri da loro, scrutandoli con freddezza. Poi, come per magia, la  sua armatura cominciò a dissolversi con uno strano ronzio, riducendosi a una cintura metallica e rivelando le fattezze del suo proprietario. Shiruk non credeva ai suoi occhi: era Sargon! Il re lo guardò e gli sorrise: aveva una strana luce negli occhi, una sorta di serenità, di saggezza, che Shiruk non gli aveva mai visto. L’intero esercito akkadico restò in silenzio per un istante, come paralizzato. Poi esplose in un unico, possente grido di gioia, levando in alto le spade per salutare il loro condottiero. Sargon alzò a sua volta la spada dentata, e parlò: aveva una voce nuova, più profonda e tonante, che sembrava far tremare la terra:

"GUERRIERI DI AKKAD", disse, "GLI DEI MI HANNO CONCESSO I LORO FAVORI; ORA SONO INVINCIBILE E GODO DEL DONO DELLA VITA ETERNA; SEGUITEMI, E VI COPRIRETE DI GLORIA! CONQUISTEREMO OGNI ANGOLO DI QUESTO MONDO, E NESSUNO POTRA’ FERMARCI! DA OGGI INIZIA UNA NUOVA ERA!"

Shiruk e gli altri guerrieri gridarono il loro assenso, levando nuovamente le spade. Da quel momento in poi nulla avrebbe potuto spaventarli, non se avessero avuto Sargon a guidarli.

Blade87

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E ora, un racconto di fantascienza di Gianni Isidori:

La nave da  battaglia  SUMER lasciò la curvatura 20  e sbucò dall’altra parte dell’universo conosciuto, in quella che le altre confederazioni chiamavano “Via Lattea”.

LA SUMER proveniva dalla galassia ASGARD dal 10° pianeta conosciuto come ASI, era una nave da battaglia che aveva partecipato alla guerra  per la sovranità  del pianeta AURGELMIR, e la guerra per la sovranità  era durata ben 30 anni terrestri,senza esclusione di colpi ,ma alla fine la guerra contro  gli XHAGUAR, e il loro comandante  KAR OBA, alleati dei Primordiali  era stata vinta. Il pianeta , AURGELMIR era un pianeta minerario

,ricco di NAQUADAH  uno dei materiali più forti e resistenti dell’intero universo conosciuto, che veniva estratto dagli [URBOS, esseri di metallo che si era fatto vivo], per costruire le navi da battaglia  SUMER , in grado di sopportare altissime temperature, come  la barriera di fuoco dei due soli del sistema da cui proveniva la, SUMER era un materiale allo stato liquido, custodito prima dagli “ANTICHI”,coloro che avevano civilizzato una parte degli Universi, conosciuti un materiale che venne usato per la costruzione appunto delle navi SUMER.// Gli XHAGUAR,una  razza di esseri molecolari creati artificialmente //, i più  temibili saccheggiatori e predatori  degli Universi conosciuti  provenienti dalla galassia KRESH’T, che ribellandosi ai loro creatori avevano  capito l’importanza del DRAUPNUR, col quale costruire astronavi da guerra in grado di rigenerarsi e diventare i padroni dei mondi, gli XHAGUAR, sottomettendo gli URBOS,avrebbero avuto il controllo di AURGELMIR e del NAQUADAH 

Erano riusciti a costruire una propria flotta per l’attacco ad AURGELMIR ma il tutto era fallito con l’intervento della flotta SUMER .Una guerra durata 30 anni terrestri,alla fine sconfitti dalla federazione dei pianeti di ASGARD.

La, SUMER aveva inseguito una  delle navi da guerra dei XHAGUAR,fino ai confini dell’universo conosciuto,i missili fotonici al cobalto  avevano fatto il loro dovere.

Ma adesso le riserve di energia erano quasi esaurite,dopo l’inseguimento durato ben 5 anni terrestri.

Tutte le navi da battaglia SUMER, erano alimentate  da un motore a fusione atomica che sfrutta gli atomi di idrogeno in grado di canalizzare gli atomi di idrogeno,di accelerarli e di concentrarli fino alla fusione in elio, trasformando la materia in energia sufficiente per i viaggi interstellari.

In quella galassia c’era un unico sole, capace di rifornire di idrogeno i serbatoi della SUMER.

La nave si diresse verso la corona della stella chiamata dagli abitanti del III pianeta :Sole.

La temperatura era inimmaginabile e insopportabile per qualunque cosa si avvicinasse alla Stella,ma non per la SUMER, che grazie al KAPBION, era in grado di rigenerare le sue molecole, e di riempire i serbatoi di idrogeno.

Il comandante guardò incuriosito il 3° pianeta,e pensò cosa potessero pensare gli umani di quell’oggetto così vicino al loro Sole, che di certo stavano osservando con i loro mezzi “primitivi”.

A volte si era chiesto come mai,ancora non c’era stato un contatto ravvicinato definitivo  con quel mondo. Da sempre il 3° pianeta aveva suscitato l’interesse dei popoli sparsi negli UNIVERSI,e del resto era così per ogni pianeta che si apprestava a” ricevere la vita”. Molte razze erano scese sul 3° pianeta,e in modo discreto e intelligente erano riusciti a trasmettere le conoscenze perché progredisse per raggiungere quel grado di civiltà e di progresso per farlo  entrare di diritto nella confederazione dei Pianeti. Ma l’evoluzione “umana”,si era rivelata sempre difficile,e antiche civiltà  terrestri che avevano raggiunto un grado di conoscenza superiore si erano auto distrutte. Ma la razza terrestre umana s’era rivelata,forte e capace di tornare ogni volta a rigenerarsi. Ma era un popolo debole e  bellicoso, valoroso e geniale,ma capace appunto di farsi del male solo per manifestare la superiorità l’uno sull’altro,e alcune “razze” aliene s’erano confuse con gli umani terrestri,per provare a cambiare la loro natura. inutilmente

[   “I GUARDIANI DELL’UNIVERSO “  che curavano la pace e l’equilibrio dei tempi e delle dimensioni ,erano i diffusori di luce] ,autorizzarono  “GLI ANTICHI” ,dopo una delle terribili guerre che l’umano terrestre aveva attuato,e con  l’esplosione Nucleare nell’anno terrestre 1945, decisero che era giunto il momento della “rivelazione”,onde impedire una nuova autodistruzione,decisero contattare direttamente  gli umani terrestri,inviando  una nave per il contatto nell’anno terrestre indicato come 1947, in una località del paese più potente del 3° pianeta, ma la nave per un errore dei computer, si schiantò a ROSWELL .

E lì, si dimostrò tutta la barbarie degli umani terrestri,che catturando l’equipaggio superstite della navetta di “contatto” venne sottoposto alle più crudeli torture ed esperimenti, e fu così che “GLI ANTICHI” sospesero il programma di contatto diretto riprendendo il contatto fino ad allora intrapreso,con terrestri umani selezionati con alte qualità,aiutati dagli esseri delle stelle che vivevano in mezzo a loro, e che non si erano mai rivelati,  terrestri umani, capaci un giorno,di essere i coordinatori per il contatto ufficiale diretto,ma fino alla data terrestre 2012, questo non era avvenuto: L’umano terrestre era ancora un essere incompiuto.

Il comandante GILGAMESH guardò ancora una volta il 3° pianeta,e sperò che un giorno potesse essere lui a stabilire il primo contatto.

LA SUMER  portò i motori ricaricati a curvatura 30 e sparì dentro quello che gli umani terrestri chiamavano un “buco nero”, al di là dell’universo conosciuto, nella galassia di  ASGARD.

Gianni Isidori

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Riferimenti: MITOLOGIA NORDICA; SERIE :STARGATE SG1; SERIE :STAR TREK; SERIE: GILGAMESH DI ROBIN WOOD E LUCHO OLIVERA (SPERO CHE GRADISCANO).

SUMER È IL NOME DATO DA GILGAMESH AL “NUOVO MONDO”, KAR OBA e i  Primordiali e  LA PARTE INSERITA TRA LE //..//,è tratta dalla serie  “L’UNICA STRADA”  LA PARTE TRA […]  è TRATTA DALLA SERIE CONCLUSIVA DELLA SAGA GILGAMESH  “IL GUARDIANO”.


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