Sekigahara, un'ucronia giapponese


POD: Mori Terumoto raggiunge il resto delle truppe fedeli ai Toyotomi invece di gironzolare nei dintorni di Osaka. Tokugawa Ieyasu perde la battaglia di Sekigahara nell'ottobre del 1600 (oppure Kobayakawa Hideaki non tradisce...)

La tomba di Tokugawa Ieyasu, foto di Perchè No?

Il 21 ottobre 1600, Ishida Mitsunari annienta le forze del clan Tokugawa e dei suoi alleati presso Sekigahara, grazie al decisivo intervento dell’armata di Mori Terumoto; nel corso del mese successivo, sconfigge Hidetada, il figlio di Tokugawa Ieyasu, presso Nara; Hidetada compirà il suicidio rituale. 
Mitsunari restituisce al principe shogunale, il bambino Toyotomi Hideyori i pieni poteri e si insedia quale reggente ( Shessho) per lo shogun bambino. La capitale dello stato è stabilita ad Osaka, feudo dei Toyotomi. Nel 1601 comincia il periodo Osaka nella storia giapponese, che molti storici chiamano anche periodo Toyotomi. 
Mitsunari impiegherà dieci anni a sottomettere i diversi daimyo dell’Est fedeli ai Tokugawa; nel corso della guerra, conquisterà le isole Tok (Takeshima) e Jeju-do (Saishu). Infine, nel 1609, Edo e Kamakura vengono conquistate da Mori e gli ultimi Tokugawa, tra cui lo stesso Ieyasu, compiono il suicidio rituale nel castello di Edo assediato. La piana del Kanto diventa un feudo dei Toyotomi, tranne Kamakura e la regione circostante che passano agli Ishida. 
Alcuni daimyo del nord continuano ad opporsi allo shogun, sotto la guida del cristiano Date Masamune; la loro ultima roccaforte, Sendai, cade nel 1615, ma Masamune si rifugia ad Oshima, nell’isola di Yezo, con alcune migliaia di fedeli.
Sempre nel 1609, le flotte del daimyo Shimazu di Satsuma occupano e conquistano le isole Amami e poco dopo, il regno di Okinawa. Il re di Okinawa è portato prigioniero a Kagoshima, capitale del feudo (han) di Satsuma, e la flotta giapponese annette l’intero arcipelago delle Ryukyu; Okinawa diventa un feudo dei Toyotomi, mentre le isole Amami e Sakishima passano a Satsuma. Nel 1610, dopo aver svernato a Naha, la spedizione avanza ulteriormente a sud e fonda Nankushima, nell’isola di Taiwan. 
La conquista di Okinawa mette nelle mani dei giapponesi la rete commerciale dell’isola; un ex samurai, Yamada Nagamasa, avvia un crescente commercio soprattutto con la crescente potenza del Siam di re Songtham, per il quale fornisce un contingente di Samurai (molti dei quali rifugiati che avevano combattuto per i Tokugawa; a loro, Ishida permette di stabilirsi a Nankushima o di servire il re Thai, ma non di tornare nelle isole patrie). Il contingente giapponese si mostra fondamentale nel respingere le invasioni birmane e nel conquistare Pattani e la Cambogia orientale; l’occupazione siamese del regno di Lannathai, invece, sarà effimera, ed il paese resterà vassallo della Birmania. 
Nonostante le malattie e la resistenza dei nativi Mien ed Akka, il feudo di Nankushima si espande a causa della sua crescente importanza commerciale, e del flusso di Ronin senza padrone che si stabiliscono nell’area. Attorno al 1625, tra i mercanti olandesi della VOC e quelli giapponesi, delle compagnia di Kagoshima, Okinawa e Nagasaki comincia a profilarsi la rivalità; Nagamasa ottiene da Songtham, oltre al governatorato di Ligor e Pattani, il divieto di commercio per gli olandesi e la loro espulsione da Ayutthaya nel 1629. 
Nel frattempo Hideyori, raggiunta la maggiore età, sale alla carica di Shogun, sempre assistito da Mitsunari, comincia a temere il potere dei clan Shimazu, Choshu, Hizen e Tosa, tra gli ultimi rimasti ad avere una forza effettiva; sceglie quindi di rafforzare il potere centrale con una campagna navale verso sud, guidata da un suo generale: il messaggio è che Kagoshima fa parte del Giappone e non può gestire da sola il commercio meridionale come un subappalto. Lo scopo della spedizione è conquistare Manila. Al comando un nobile cristiano, Hasekura Tsunenaga, che aveva servito il clan Date prima di passare ai Toyotomi. La spedizione parte da Nankushima nell’aprile del 1631, preceduta da una forza più piccola che ha conquistato le isole Babuyan e sconfitto gli Ilokano, gli indigeni della parte settentrionale di Luzon. 
Manila, assediata da preponderanti forze giapponesi, si arrende in settembre; nel 1633 cade anche Cebu, dove si è ritirato il governo spagnolo delle Filippine con alcuni rinforzi provenienti dal Messico. Nel 1634 Hasekura stipula un trattato col sultano di Maguindanao, a cui riconosce il dominio sull’isola di Mindanao, mentre il resto delle Filippine diventa una provincia giapponese; le isole di Cebu, Leyte e Samar gli sono concesse in feudo, mentre il resto dell’arcipelago è integrato nelle terre shogunali. Nel 1635 anche le Marianne sono conquistate ed organizzate nelle prefetture di Saipan e Gowan (Guam) dello han Toyotomi; quest’ultima include anche l’arcipelago di Belau. 

Dopo la conquista delle Filippine, i rapporti con l’Olanda si fanno ancora più tesi, fino all’editto di chiusura del 1643, con il quale alla VOC è proibito commerciare in tutto l’Impero Giapponese. Nel frattempo, Hideyori decide di chiudere i conti con i Date, invadendo e conquistando Oshima nel 1639, e stabilendo il proprio dominio su Yezo nel corso degli anni successivi. L’isola sarà affidata ad Ishida Shigenari, figlio di Mitsunari. Il clan Ishida impiegherà trent’anni a sottomettere gli Ainu nella regione; inoltre, a partire da Shigenari, svilupperà una rete commerciale settentrionale, comprendente le isole Kurili e Karafuto (dove un si avrà un graduale insediamento giapponese), e le coste della Kamchatka e della Lamutia, dove invece la presenza dei giapponesi sarà unicamente commerciale, per procurarsi pellicce e legname. 

Nel 1644, i Mancesi si impossessano di Pechino e stabiliscono il proprio dominio su tutta la Cina. Temendo la potenza dello Shogun Hideyori, cominciano a rafforzare la propria presa sulla Corea, e, invertendo la politica fino ad allora seguita dai Ming, aprono il paese al commercio con l’Olanda. Nel 1651 un esercito sino-mancese invade per la terza volta la Corea e la riduce a provincia, dato il continuo atteggiamento di opposizione e di sfida del “regno eremita”, senza che il Giappone intervenga: la sottomissione di Taiwan e delle Filippine richiede più energie del previsto, anche a causa delle continue interferenze della VOC e della crescente ostilità dei sultanati di Sulu (che, sconfitto nel 1646, è obbligato a cedere Palawan) Maguindanao e Brunei. Inoltre, la diffusione delle armi da fuoco, resa necessaria dalle guerre navali e dal conflitto con gli Ainu, inizia a mostrare la sua forza destabilizzante per la rigidità castale della società nipponica, così come aveva fatto per la Cina Ming e per la Corea stessa. 

Koxinga, capo dei lealisti Ming nella Cina del Sud, interviene nella guerra civile vietnamita in aiuto ai lord Nguyen del Sud, dopo aver occupato il territorio rimasto agli imperatori della dinastia Mac. Nel 1655, occupata Ha Noi, annette il Tonchino, lasciando il grosso del Vietnam centrale ai suoi alleati Nguyen, ed eliminando i lord Trinh, che vengono uccisi o fuggono in Siam. La base di potere di Koxinga, così allargata, rappresenta una seria minaccia per i Qing; tuttavia, nel 1662 il nuovo imperatore mancese Kangxi ordina di porre fine alla rivolta lealista nel sud ed invia i generali Shang Zhixin e Wu Sangui ad occuparsi dei ribelli. Koxinga perde il controllo del Guandong, e due anni dopo muore di malaria, permettendo a Shang di occupare Ha Noi e attaccare i lord Nguyen, richiamando inoltre i Trinh superstiti; nel 1667, un nuovo regno Trinh, vassallo di Pechino, viene creato nel Vietnam centrale, mentre il nord rimane una provincia cinese col nome di Annam e nell’estremo sud i Nguyen mantengono uno stato (Viet Xin) con capitale a Dac Lat nel sud, da dove proseguono la politica di conquista dell’Impero Khmer; Viet Xin si popola di rifugiati delle guerre settentrionali. Shang governa il Guandong ed il Vietnam fino alla sua disfatta nel 1675, dopo che, assieme a Wu Sangui, si è ribellato ai Qing. Lo Shogun, per quanto preoccupato dall’espansionismo e dal potere di Kangxi, continua una politica essenzialmente marittima, conquistando nel 1669 Sulu e tra anni dopo Maguindanao, ed intervenendo ripetutamente nelle guerre civili del Brunei. Inizia a prendere forma una alleanza tra Siam, Giappone e Mataram contro la VOC. In questo contesto, avvengono scambi di ambasciatori tra Inghilterra e Giappone, e dopo il 1672, anche contatti con la Francia di Luigi XIV.

La Cina ha parecchi problemi: controllare il Viet Nam, tenere a bada gli Zungari ed i Mongoli, e poi i Cosacchi che cominciano ad aggirarsi alle frontiere settentrionali della Manciuria. Dopo la morte di Songtham nel 1630 e Nagamasa, nel 1637, il Siam inizia un periodo turbolento; il governatorato di Ligor diventa quasi completamente indipendente sotto Yamada Takeshi, figlio di Nagamasa; la sua capitale di Nakhon Si Thammarat si popola sempre più di Giapponesi, tra cui molti cristiani, che governano una popolazione mista di Malesi musulmani dell’ex sultanato di Pattani e Thai buddhisti o cristiani. Anche un certo numero di Filippini migra lì, sfuggendo alla dominazione dei Toyotomi e degli Hasekura. La lotta per la successione vede trionfare Prasat Thong, già ministro della Difesa di Songtham. Nel 1658, suo figlio Narai sconfigge i rivali col sostegno del governatore Yamada Takeshi di Ligor e dei samurai di Ayutthaya. 
Con Narai il paese tocca un nuovo momento di potenza e di influenza giapponese. Ligor torna a pagare regolarmente i tributi al re, pur essendo del tutto autonoma nei suoi affari interni (ad anzi venendo ingrandita con l’isola di Phuket) e si espande inoltre verso sud, annettendo i territori di Kedah, Perlis, Perak, Kelantan e Terengganu; cristianesimo e buddhismo di scuola giapponese si diffondono nel principato. 
Nel 1675 un governatore cinese viene inviato nell’Annam con l’ordine di sconfiggere i Trinh, colpevoli di aver appoggiato Shang Zhixin; gli Nguyen ne approfittano per estendere Viet Xin, e la ex capitale Cham di Nha Trang segna la frontiera tra il loro stato e la Cina. La capitale Trinh di Hue cade nel 1683. Viet Xin continua ad espandersi a spese della Cambogia, i cui sovrani sono vassalli degli Nguyen, mentre i sovrani locali di Batdambang e Siem Reap pagano tributo a Narai. La Cina ottiene da Viet Xin un vassallaggio più che altro formale ma ottiene l’espulsione dei mercanti giapponesi dalla regione e dalla dipendente Cambogia, mentre avvia un conflitto con l’indebolito regno di Lan Xang sulla regione di Muang Phuan, la Piana delle Giare, già soggetta alla sovranità feudale vietnamita di cui il governo cinese dell’Annam si proclama successore. Nel 1694 Lan Xang cade nella guerra civile; un esercito mancese occupa allora Muang Phuan e Luang Phrabang, la capitale, istituendo la nuova provincia di Lao Nan. Contadini Viet e Han si insediano nella regione. I due regni di Vianchang e Champasak sorgono dalla parte meridionale di Lan Xang attorno al 1700; Vianchang si riconosce vassallo di Pechino, mentre Champasak oscilla tra l’orbita di Ayutthaya e Viet Xin, e si espande a sua volta a spese degli Khmer. Un periodo turbolento termina con un nuovo intervento cinese nel 1713: Vianchang è distrutta, il suo territorio spartito tra Champasak, che diventa definitivamente vassallo della Cina, e la provincia di Lao Nan; i Siamesi sono ricacciati ad ovest del Mekong; inizia un fase di rapporti difficili tra il Celeste Imperatore di Pechino ed i sovrani Nguyen, sempre più restii a pagare i tributi e ad assorbire la cultura cinese. Ad ogni modo, la Cina li lascia liberi di dedicarsi al loro sport preferito, la politica del carciofo verso il regno Khmer; e anzi, avendo ridimensionato le ambizioni siamesi di fatto li favoriscono. 
Il Siam del resto ha ben altre gatte da pelare; la disastrosa politica di apertura agli stranieri di Narai ha portato all’ascesa del greco Konstantinos Phaulkon come primo ministro e ad una serie di scontri con la John Company inglese nella zona di Mergui. Nel 1688, mentre in Europa l’incoronazione dell’olandese Guglielmo d’Orange a re d’Inghilterra fa scoppiare la guerra dei Nove Anni, un colpo di palazzo estromette Narai e Phaulkon dal potere; l’influenza francese e giapponese nel paese è eliminata, ed il generale Phetracha si proclama re. Ligor dichiara allora la propria indipendenza sotto la dinastia locale di Yamada e con l’aiuto di una flotta francese conquista Mergui. Ayutthaya inizia un periodo di chiusura in se stessa e prevalente nazionalismo. Phetracha deve affrontare una lunga rivolta nel territorio orientale di Khorat, che è domata solo poco prima della sua morte. 

In tutto questo, il Giappone ha poche risorse per intervenire. Il contrasto con l’espansionismo olandese a Sulawesi e Brunei, benché di natura essenzialmente difensiva per il mantenimento dell’ex sultanato di Maguindanao, è costosa. Nel 1669 gli Ishida sconfiggono finalmente gli Ainu di Yezo e annettono Karafuto. Nello stesso anno inizia una breve guerra con l’Olanda, che è costretta ad abbandonare il sultanato di Makassar; il Giappone annette la penisola di Minahasa, nel nord di Sulawesi; la pace è firmata nel 1672, in seguito all’invasione francese delle Province Unite. Da invasore, il Giappone comincia a presentarsi ai popoli dell’Indonesia come protettore contro la VOC, benché in concreto possa fare ben poco quando gli olandesi insediano Amangkurat II sul trono di Mataram, nel 1681, ed annettono Bantam l’anno seguente. Il dominio sulle Filippine e Taiwan è definitivamente assicurato solo verso il 1690, dopo una serie di rivolte sia cristiane che soprattutto musulmane, grazie alla politica di trasferire i cristiani delle isole patrie nella regione. Il buddhismo si diffonde in molte parti dell’arcipelago e soprattutto a Minahasa. Mentre i Filippini sono gestiti essenzialmente attraverso un misto di forza, tolleranza e buona amministrazione, tanto che alcuni gruppi, in particolare gli Ilokano e gli Igorot si nipponizzano, verso i Mien e gli Akka di Taiwan l’atteggiamento è di usare la forza punto e basta. Le aree dell’isola non insediate da giapponesi o ryukyuani sono sfruttate in modo coloniale, in particolare per il legname, dopo che verso il 1650 Hideyori emana una serie di decreti per proteggere le foreste di Honshu minacciate dall’eccessivo sfruttamento. Anche i Chomorro delle isole Marianne sono assimilati rapidamente ed accolgono il Buddhismo. 
Esploratori giapponesi iniziano a commerciare con le isole Ratak, Ralik e Caroline, e a spingersi lungo le coste della Nuova Guinea. Una base commerciale giapponese è creata a Yabeshima (Yapen). Inoltre, grazie all’alleanza con Makassar, equipaggi giapponesi raggiungono le coste settentrionali dell’Australia, dove le giunche Bugis hanno un commercio stagionale con gli aborigeni; tuttavia, si tratta solo di remote appendici delle rete commerciale giapponese, che è centrata sui mari attorno alla Cina e l’Indonesia, ed ha il suo principale punto d’appoggio a Nakhon Si Thammarat. 

L’arrivo dei Russi sullo scenario est-asiatico avviene in sordina. Verso il 1680 i Cosacchi appaiono per la prima volta lungo il corso del fiume Heilongjiang, scontrandosi con guarnigioni mancesi, che hanno generalmente la meglio. Nel 1689 Un colpo di palazzo porta al potere in Russia lo zar Pietro, che invia un contingente nell’area dopo un attacco cinese all’avamposto russo di Albazan. 

La politica ufficiale dei Toyotomi verso il Cristianesimo, stabilita dopo la conquista delle Filippine, fu di permetterne il culto, con alcune restrizoni, ma di vietare l'attività missionaria degli occidentali, ed anche dei giapponesi convertiti nelle isole patrie. I giapponesi che desideravano diffondere il cristianesimo a Ryukyu, Taiwan, Ligor o nelle Filippine erano invece liberi di farlo. Per un certo periodo, durante la minore età dello shogun Toyotomi Hideyori, il cristianesimo fu perseguitato nei territori settentrionali, poiché il clan Date, che dopo la caduta di Edo guidò la resistenza anti-Toyotomi, era cristiano. Dopo l'invasione di Yezo, i cristiani che vivevano sull'isola ricevettero uno speciale editto di tolleranza, purché però garantissero obbedianza allo shogun. Sotto il governo degli Ishida, Yezo perse gradatamente la sua maggioranza cristiana a causa dell'immigrazione. Nel 1669, il cristianesimo contribuì ad animare la rivolta Ainu, ma quando questa fu
stroncata, i margini di tolleranza nello Han Ishida si ridussero, e molti cristiani, sia Giapponesi che Ainu, furono incoraggiati a migrare a Taiwan o a Ligor. A Ligor, che aveva stretti legami con l'impero giapponese, ma non ne faceva parte, l'élite dominante era costituita da giapponesi cattolici, che spesero grandi sforzi per cristianizzare la popolazione Thai e malese. Con i malesi, musulmani, questi sforzi furono poco fruttuosi, mentre un percentuale di thai si convertì. Sia a Ligor che in Giappone, il giapponese divenne la lingua liturgica attorno al 1660, portando i già difficili rapporti con Roma sull'orlo dello scisma. Solo nelle Filippine la messa in latino rimase vitale. 
La cultura giapponese nel suo complesso fu poco influenzata dal cristianesimo, anche se un certo di numero di dotti, i "rengakusha" , conoscevano il latino e le lingue europee (specialmente spagnolo, portoghese, francese ed olandese). Nel 1694 apparve a Kagoshima una traduzione giapponese illustrata del "Don Kichote"; il celebre autore di teatro kabuki Monzaemon Junichiro adattò per il pubblico giapponese "la vida es sueno" di Calderon. Ma nel complesso i grandi scrittori ed artisti giapponesi erano ancora monaci o dotti confuciani, almeno fino all'inizio dell'era Genroku (1683) quando apparvero i primi ukiyozooshi, romanzi illustrati scritti da e per la nuova borghesia commerciale. 
L'equilibrio di potere su cui si reggevano i Toyotomi aveva tre pilastri: virtù confuciane, classe samuraica e borghesia.

Falecius

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Aggiungiamo questa proposta alternativa di Perchè No?:

Toyotomi Hideyoshi, uno dei grandi signori della guerra e padrone del Giappone prima di Tokugawa aveva lanciato una guerra per conquistare la Corea, progetto poi fallito; ma in origine Hideyoshi aveva un’idea pazzesca e megalomane. Pensava di conquistare la Corea e poi marciare su Beijing per rovesciare la dinastia cinese e diventare padrone anche della Cina. Voleva traslocare l’imperatore del Giappone in Cina e creare una dinastia cadetta a Kyoto, mentre la sua dinastia avrebbe tenuto in mano lo shogunato dei due paesi. Hideyoshi voleva poi conquistare le Indie, le colonie spagnole e portoghesi tra cui le Filippine e poi il resto del mondo. Chi troppo vuole, nulla stringe: non é riuscito neanche a mettere piede in Corea. Ma se il suo progetto di conquista riesce almeno in parte? A voi la palla.

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Impero Qing, anno 2000

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C'è spazio anche per un'ucronia cinese, proposta da Maggioriano. L'imperatore Kuang Hsiu, che regnò fino al 1908, volle riformare l'impero, ma fu relegato all'ombra da un colpo di stato di sua zia, Tzu Hsi, che aveva il vero controllo dell'impero. Prima di soccombere l'imperatore fece uso di un ultimo espediente: diede ordine al generale Yuan Shin K'ai di arrestare l'imperatrice. Quest'ultimo disobbedì ed, anzi, fece lega con la regina per deporre l'imperatore. E se invece Yuan avesse obbedito? Come sarebbe cambiata la storia della Cina? Ecco una possibile cronologia.

La bandiera dell'impero Qing

1894: Dopo l'affondamento di un traghetto cinese i Giapponesi attaccano le posizioni cinesi in Corea. La superiorità dell'esercito giapponese è schiacciante ed i Cinesi devono ripiegare. L'unica armata cinese valida è quella organizzata all'occidentale e guidata da Yuan Shin K'ai, che viene notato dall'imperatore.

1895: Dopo una serie di folgoranti vittorie il Giappone impone alla Cina una pace umiliante: Corea e Formosa entrano nell'area d'influenza giapponese, mentre il Giappone ottiene numerosi privilegi in Cina.

1898: Sotto l'influsso del suo maestro e precettore , K'ang You Wei, l'imperatore decide di avviare una serie di riforme. Vengono costituiti nuovi arsenali e tecnici europei vengono invitati a lavorare per l'imperatore; vengono anche comprate armi moderne dalla Russia e dalla Francia. Due armate organizzate all'occidentale costituiscono ormai la guardia imperiale. L'imperatrice viene arrestata ed esiliata nel deserto del Gobi.

1899: Due accademie militari vengono fondate a Pechino ed a Nanchino, mentre un politecnico viene costruito a Chengdu; in queste istituzioni sono occidentali ad insegnare. Un giovane politico di idee progressiste accetta di collaborare col regime imperiale: il suo nome è Sun Yat Sen.

1900: K'ang You Wei, ormai primo ministro, attua numerose riforme ed invia il generale Jung Lu a domare i signori della guerra, con una delle due armate della guardia. Ne sfocerà una dura lotta che durerà dieci anni.

1903: Ora l'esercito imperiale è composto da trenta divisioni di fanteria, cinque divisioni di cavalleria e dieci reggimenti di artiglieria.

1904: Il Giappone, sottovalutando Russi e Cinesi, dichiara guerra ad entrambi ed attacca la Cina, sperando di costringerla subito alla resa, in modo da rendere fragile la posizione russa.

Fine 1904: Al contrario di quello che si aspettano i Giapponesi vengono fermati dalle cinque divisioni del generale Su Wei, che riescono a resistere a Sinuiju, contro quindici divisioni giapponesi. Intanto i Russi attaccano la Manciuria giapponese, mentre quindici divisioni, guidate dal generale Yuan Shin K'ai, arrivano in Corea e liberano Sinuiju. Su Wei e Yuan contrattaccano e prendono Kannjye, per essere poi fermati dai Giapponesi. Inizia una guerra di posizione: con l'aiuto di un consigliere russo Su Wei fa fortificare Kannijye.

1905: L'imperatore in persona arriva in Corea con un'armata. Serie di spossanti offensive e controffensive cinesi e giapponesi.

Fine 1905: I Russi, dopo una vittoriosa avanzata in Manciuria, arrivano in Corea e rompono il fronte giapponese, spingendo i nemici verso il mare, in corrispondenza del porto di Hamhung. I Giapponesi chiedono la pace e cedono Formosa e Corea alla Cina, mentre la Russia prende il nord della Manciuria e conserva Port Arthur.

1906: Scaramucce alla frontiera con l'Indocina francese. I Francesi  invadono il sud del paese ma vengono respinti dalle truppe del generale Jung Lu . Inizia così la guerra sino–francese, in realtà niente di più di una serie di scaramucce .

1908: Morte di Kuang Hsiu e della sua zia ed avversaria, Tzu Hsi . A succedergli è, in seguito ad un colpo di stato, Jung Lu, che si nomina reggente in nome di Pu Yi, l'imperatore bambino.

1910: Il generale Su Wei vince i Francesi in uno scontro di frontiera. I Francesi perdono seicento uomini; la vittoria cinese ha una grande eco in tutto il mondo e rovina il prestigio della Francia. Quest'ultima rompe i legami diplomatici con l'impero, insieme alla Russia. Avviene un riavvicinamento sino–giapponese.

1912: Cina e Giappone realizzano un patto di amicizia con la Germania. Attaccano le Filippine, in mano degli Stati Uniti . Muore Jung Lu; è Su Wen a prendere la reggenza.

1914: Mentre la guerra si trascina pigramente nelle Filippine, scoppia la Grande Guerra . Cina e Giappone si schierano con la Germania: la Russia, stretta tra due fronti, combatte faticosamente: Cinesi e Giapponesi raggiungono Vladivostok; è un colpo duro per la Russia.

1915: Dopo l'offensiva austro-tedesca, che arriva fino alla Lituania, e dopo un'altra offensiva cinese, la Russia si arrende . I Tedeschi schiacciano i Francesi grazie all'affluire in occidente delle truppe del fronte orientale. La Triplice Alleanza domina l'Europa, mentre l'Inghilterra chiede la pace.

1917: Finite le lunghe trattative l'impero ottiene Vladivostok e l'attuale Mongolia, mentre il Giappone annette Formosa.

2000: Sotto il novantaquattrenne imperatore Pu Yi, l'impero si estende dal Mar Caspio al Pacifico e dalla Mongolia all'Indocina. La Cina è il secondo esportatore di petrolio del mondo. Io stesso scrivo da una piattaforma petrolifera sul Mar Caspio. Illimitata è la potenza del nostro impero! Tuttavia mi è appena giunta una notizia inquietante... gli Americani hanno appena elaborato una nuova arma: la chiamano bomba atomica...

Maggioriano

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Ed ecco ora un'ucronia russo-cinese, proposta da William Riker:

La Dinastia Ming non crolla nel 1644, ma si trascina nella più completa decadenza ancora per una trentina d'anni. Alla fine non sono i Manciù ma i Russi ad approfittare del crollo della dinastia: nella loro progressiva espansione verso est conquistano la Mongolia e poi attaccano Pechino, prendendola. La Cina Meridionale, il Tibet e la Manciuria restano indipendenti ma vassalli di Mosca. Come cambia la storia del mondo, con una sola potenza a dominare quasi tutta l'Asia?

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Questo è lo sviluppo proposto da MAS:

Nel frattempo anche altre potenze (Olanda e più tardi Regno Unito) iniziano una seria penetrazione in Cina.

I Russi occuparono brevemente i territori oltre il fiume Amur tra il 1649 e il 1689, quando i Manciù gli tolsero queste terre; fino al 1850 i Russi non tentarono alcuna penetrazione né dall'Asia Centrale, che occuparono proprio in quel periodo, né dall'area mongolo-mancese.

Ipotizzando che i Manciù restino pastori e che Nurhaci (non è quello dell'ampolla di Indiana Jones e il tempio maledetto?) non li riunifichi nel 1616, che i Mongoli restino in "letargo" e che lo stesso facciano i Tibetani, probabilmente i decadenti Ming restano al potere nella Cina vera e propria; i russi, non vengono cacciati oltre l'Amur e attorno al 1720 iniziano una penetrazione in Manciuria e sottopongono la Mongolia ad un protettorato.

I Portoghesi sono troppo deboli per estendersi oltre Macao e gli Olandesi sono a loro volta in fase calante, riescono comunque ad assicurarsi Hong Kong, Amoy e qualche altro porto sulla costa cinese che fronteggia Formosa (dominio Olandese all'epoca) e un larvato protettorato sulle regioni del Guangdong e del Fujian; Francesi e Britannici sono troppo occupati a scannarsi tra di loro in India e nel Nord America per intervenire approfittando della lenta agonia della Cina.

Attorno al 1740, dopo aver completamente assoggettato Manciuria e Mongolia (all'epoca suddivisa) e sottoposto la Corea ad un protettorato, iniziano una seria campagna di penetrazione in Cina occupando Pechino nel 1744 e approfittando dell'anarchia generale che attanagliava la Cina da vari decenni si impadroniscono di tutta la Cina dei Ming entro il 1762, con la resa delle ultime guarnigioni Ming.

Vari Signori della Guerra si oppongono ai Russi ma il movimento non assume mai forme unitarie, anzi, spesso guerreggiano tra loro e vengono schiacciati entro il 1780 dai Russi che nel contempo occupano anche la Zungaria e nel 1790 impongono un debole protettorato anche al Tibet; nel contempo gli Olandesi si sono ritirati dalla costa mantenendo solo Hong Kong che passerà agli inglesi durante il periodo della Repubblica Batava (filo-francese).

Nel 1745 Elisabetta viene proclamata Imperatrice di tutte le Russie e di tutte le Cine.

Naturalmente occorre esaminare i riflessi sulla politica europea della Russia che, assorbita completamente dal lento e cruento asservimento della Cina (un boccone non facile da digerire), probabilmente si impegna assai di meno ad occidente: forse non partecipa o quasi alle spartizioni della Polonia; certamente risulta meno attiva nel Caucaso e sopratutto in Crimea; una volta strappata l'Ingria, la Carelia, l'Estonia e la Livonia alla Svezia arresta la sua marcia a nordovest.

Risulterà invece più spedita la sua marcia nell'Asia Centrale e i vari Khanati saranno assoggettati in anticipo e sul finire del '700 e nell'800 probabilmente attaccherà in modo più incisivo la Persia e l'Afghanistan, giungendo ad una spartizione (a lei assai più favorevole di quelle prospettate storicamente nell'800) con i Britannici; probabilmente a quel punto più che verso Costantinopoli, le sue mire saranno su Bassora e sulla Siria...

MAS

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Se volete contribuire a queste discussioni, scriveteci a questo indirizzo.


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