Nessuna disfatta di Caporetto!


L'amico Camillo Cantarano ha voluto proporre una Timeline riguardante l'(evitata) disfatta di Caporetto. L'esercito austriaco è così logorato che il suo collasso diventa inevitabile. Ovviamente Carlo I ne approfitta per uscire dal conflitto, e così la Germania giunge ad una pace di compromesso. Come cambia la storia?

24/10/1917: Gli italiani guidati da Luigi Cadorna vincono a Caporetto, ottenendo con pochi sacrifici una vittoria schiacciante.

28/10: Approfittando del caos e del fatto che gli austriaci non si sono ancora ripresi dalla battaglia dei giorni precedenti, gli italiani entrano in Slovenia, che oppone poca resistenza.

31/10: Gli italiani arrivano a Zagabria e comunciano un assedio che si trasforma in guerra di posizione. Ci saranno tre mesi di guerra con l'esercito italiano alle porte della città croata.

25/12: L' Italia decide di lasciare l'assedio di Zagabria alle forze serbe, che in poco tempo prendono la città. Nel frattempo l'esercito italiano sverna in Slovenia, dove vuole mantenere una posizione forte ed evitare ribellioni.

4/04: Malgrado Cadorna abbia dato all' Italia i più grandi successi della guerra, si decide di sollevarlo dal comando della guerra per aver lasciato Zagabria ai serbi. Il suo posto viene preso dal maresciallo Diaz.

6/04: Ultimo successo italiano della guerra: presa dell' Ungheria occidentale.

7/04: Appena saputo del successo dell' Italia, l'imperatore d'Austria decide di firmare una tregua per potersi occupare degli altri fronti. Questo trattato segna la fine della guerra per l' Italia, che però continua a mandare piccoli contingenti in appoggio alle forze dell' Intesa.

12/09/1919: Un giovane nazionalista jugoslavo di destra, il maresciallo Tito, occupa Zagabria, da cui vengono espulsi gli italiani. In Jugoslavia era infatti nato il mito della vittoria mutilata per la mancata cessione di Zagabria.

21/11/1919: Si apre la conferenza di pace: all' Italia vengono cedute l'Istria, la Slovenia e Zagabria, ma non l'Ungheria occidentale. I territori di Bosnia, Serbia e Montenegro vanno a fondare il regno di Jugoslavia.

1919-1920: Biennio Rosso in Jugoslavia. Il re Alessandro I, dopo alcuni momenti di incertezza, riesce a mantenere un ferreo controllo sulla sua nazione. Nel frattempo le camicie nere, che acclamano Tito come nuovo capo di stato, compiono le loro prime violenze.

1921: Tito con il suo partito dei Giovani Serbi ottiene dei successi elettorali enormi, che attirano l'attenzione di un giovane imbianchino tedesco, Adolf Hitler.

28/10/1922: Marcia su Belgrado. I Giovani Serbi costringono il re Alessandro a conferire l'incarico di formare il nuovo governo a Tito, che appare come uomo forte e che nei primi anni di governo sembra essere inarrestabile.

30/05/1924: Giacomo Matteotti, un italiano emigrato in Jugoslavia per fondare un suo partito di centro-sinistra, viene assassinato per aver contestato pubblicamente Tito. Secessione di Sarajevo.

3/01/1925: Tito, ormai inarrestabile, si autoproclama dittatore. Viene sospesa qualsiasi libertà personale. Tito cerca subito un accordo con la Bulgaria, che guardava con diffidenza alla nascita di una dittatura nei balcani che prima o poi avrebbe destabilizzato gli stati minori. La Bulgaria per ora decide di non scendere a patti, e quindi Tito si concentra sulla lotta alla svalutazione.

13/02/1929: Firma dei patti di Nis: La Bulgaria riconoscerà il regime presente in Jugoslavia in cambio della cessione di piccoli territori nell' ovest del paese.

1930: La Jugoslavia si concentra sul potenziamento delle forze navali e aeree, che sono imponenti, seconde solo a quelle inglesi.

1933: L'imbianchino Adolf Hitler instaura in Germania una dittatura sul modello di quella di Tito in Jugoslavia. Tito in quel periodo cerca di consolidare la sua posizione, che è ormai alla sua massima potenza.

1935: L' esercito jugoslavo combatte per la conquista dell' Etiopia.

1936: Il nuovo re Pietro II viene nominato imperatore di serbi, bosniaci ed etiopi. Cresce il consenso per il re, ma questa è una vittoria soprattutto di Tito.

1938: Annessione dell' Austria da parte di Hitler.

1939: Franco vince la guerra civile in Spagna. Annessione dell' Albania da parte di Tito, firma del patto d'acciaio. Hitler conquista gran parte dell' Europa, ma Tito preferisce non scendere in guerra per ora.

10/06/1940: La Jugoslavia entra in Guerra, dichiarando guerra all' Italia. Annessione di Serbia e Croazia.

20/09: Le forze Jugoslave entrano a Venezia. Il re Vittorio Emanuele III decide di firmare un armistizio, e in Italia viene formato un governo collaborazionista che ha per capo Benito Mussolini. Hitler rimprovera Tito per aver scelto come guida dell' Italia un personaggio che lui non ama particolarmente. Così nasce l' Italia di Roma, che ha un territorio che comprende sud Italia e Lazio.

1941: Inizia la campagna di Grecia, presa con entusiasmo dal popolo jugoslavo. I greci resistono con un vigore che ha del miracoloso. Quando sembra che tutto sia perduto, Hitler invia due divisioni corazzate in Grecia, che pongono fine alla resistenza greca. Sul fronte africano invece sembra che la guerra abbia poco successo: viene persa l'Etiopia.

7/12/1941: Parte una doppia offensiva, che colpisce obiettivi strategici per gli USA. Prima viene attaccato Pearl Harbour, alle 8:30 ora locale, poi la Liberia, fondata da ex cittadini americani.

1942: C'è una situazione di sostanziale stallo in Europa. Invece nel Pacifico gli Usa combattono contro il Giappone, e nell'Atlantico i britannici riescono a distruggere le forze di occupazione in Liberia.

1943: L'armata russa comincia la controffensiva, espandendosi verso i territori che la Germania le aveva sottratto. Il Nordafrica cade.

1944: Liberazione di Italia, Francia ed Europa orientale. Tito viene arrestato, ma Hitler riesce a farlo evadere e a creare uno stato nell'attuale Bosnia, la repubblica di Sarajevo.

1945: Ultimi assalti alla Jugoslavia. E' ormai una gara a chi arriva prima a Belgrado. I primi sono i greci, che liberano la città il 25 aprile. Due giorni dopo cade anche la Germania.

1946: La Germania subisce la divisione che noi tutti conosciamo. La Jugoslavia viene dissolta ed abolita come realtà geografica, e al suo posto vengono create le 4 repubbliche di Montenegro, Macedonia, Serbia e Kosovo. La Bosnia è annessa all' Italia, che decide di espellere tutti gli slavi dalle zone di sua competenza.

1949: In Italia (che nel frattempo è diventata una repubblica) nasce la FIAS (Fabbrica Italiana Automobili Sarajevo), diretta concorrente della compagna piemontese.

Camillo Cantarano

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Ed ecco, a questo proposito, una cronologia del romanzo ucronico "L'Italia di Carzano", di Fabio Mentasti, che può essere acquistato in print on demand a questo indirizzo.

Fino al 4 settembre 1917, non ci si discosta dalla cronologia storica.

7 settembre 1917: Nomina del Generale Antonino di Giorgio a capo dell’operazione Carzano.

Di Giorgio conosce alla perfezione il terreno, avendo combattuto la maggior parte della guerra nel settore Valsugana, al comando della 51a divisione italiana (confinante con la 15a coinvolta nelle operazioni) e possiede l’energia, l’intraprendenza e la prontezza di decisione necessaria, come aveva ampiamente dimostrato in colonia nel 1908 e sull’Ortigara nel 1916. Intratteneva rapporti epistolari con Cadorna sin dal 1906, che lo stimava e lo aveva lasciato a malincuore andare a comandare truppe al fronte. “Vada, anche se Lei mi serve qui, allo Stato Maggiore”, fu il commento di Cadorna.

Di Giorgio si sceglie, come secondo in comando, Ten. Col. Mario Cerruti, esperto del terreno e della situazione: era stato il Cerruti a ricevere dalle manone di Mleinek il plico di “Paolino”, poi fatto avere a Pettorelli Lalatta.

Le truppe scelte per la prima fase dell’offensiva dai due ufficiali sono le migliori possibili: la Brigata Venezia (83° e 84° Rgt. Fanteria), relativamente fresca poiché tenuta in riserva durante l’offensiva della Bainsizza, e che a parte questa battaglia aveva sempre combattuto in Valsugana; L’irruenza della IV brigata Bersaglieri (14° e 20° Rgt Bersaglieri), il cui 20° reggimento era costituito da poco e desideroso di farsi valere. Di Giorgio aveva avuto sotto il suo comando la III Brg. Bersaglieri (17° e 18° Rgt. Bers.), e quindi conosceva bene il modo di comportarsi, l’audacia e la “pazzìa” dei reparti Bersaglieri. Il comando della 51ma divisione, lasciato da Di Giorgio, viene affidato al Gen. Andrea Graziani, il ‘Padrone della Valsugana’.

Logisticamente, la strada statale della Valsugana si presenta ideale, coperta com’è da fitti alberi che nascondono i movimenti all’osservazione austriaca. Qui truppe ingombrate leggermente e calzanti silenziose scarpe di gomma al posto degli scarponi chiodati d’ordinanza possono marciare spediti per quattro, ed essere a Borgo e attorno ai forti di sbarramento di San Biagio (colle delle Benne) e Tenna in pochissimo tempo.

Sfondato il fronte grazie alla collaborazione di Pivko, si possono lanciare i reparti Arditi del Capitano Caretto a catturare il trenino viveri che arriva a Marter, e con quello risalire la valle celermente, assaltando i campi di prigionieri di guerra russi e italiani tenuti dagli austriaci a ridosso delle linee; i camion possono portare la 62a divisione del generale Viora, che comprende i Bersaglieri della III brigata e la brigata “Salerno” del poi generale degli arditi Ottavio Zoppi verso il campo fortificato di Trento, guardato da sette battaglioni raccogliticci di territoriali e senza cannoni, in poche ore. Intanto i battaglioni ciclisti punteranno sulla Sella di San Lugano, per aggirare Trento e tagliare la Val D’Adige a nord della città. Le truppe nemiche e i pochi cannoni ancora non trasferiti dal Trentino all’Isonzo verranno impegnati e tenuti bloccati dalla IV e I armata italiana, fino ad accerchiamento completato.

Insaccate e neutralizzate le truppe sugli altipiani e i forti relativi, le truppe della 65a divisione e tutte le truppe che verranno in seguito concesse punteranno verso Merano e Bolzano. La fine dello sfruttamento massimo dell’offensiva è previsto al Brennero, nel caso migliore; l’offensiva potrà dirsi brillantemente riuscita anche solo con la presa di Trento e la caduta delle truppe nemiche sugli altipiani.

17/20 settembre 1917: L’operazione Carzano si sviluppa come previsto e sostanzialmente raggiunge tutti gli obbiettivi prefissati.

24/30 ottobre 1917: L’offensiva austro-tedesca verso Plezzo e Caporetto viene sventata dopo feroci scontri, grazie anche alle informazioni dei disertori slavi e romeni dell’esercito imperial-regio e ad un intenso fuoco di contropreparazione.

I 48 battaglioni costituenti la riserva della II armata italiana si coprono di gloria, respingendo i reparti avanzati nemici che erano riusciti a sfondare in più punti le linee italiane.

Le perdite sono ingenti, da ambo le parti: italiani 50.000, di cui 13.000 morti e 8.000 dispersi; austro-tedeschi 85.000, di cui 24.000 morti e 18.000 dispersi.

2/6 novembre 1917: Tredicesima battaglia dell’Isonzo. Presa di Trieste.

8 novembre 1917: Sbarco di truppe italiane in Istria, non contrastato dalla marina austriaca sempre rintanata nei propri porti fortificati. Rivolte sulle navi austriache alla fonda.

11 novembre 1917: Richiesta di armistizio da parte dell’Austria-Ungheria.

18 novembre 1917: Resa di Germania e Bulgaria. Fine della Grande Guerra.

Giugno – luglio 1918: Firma dei trattati di pace.

24/25 maggio 1921: Congresso del Partito Nazionale Fascista.

28 Maggio 1921: Fallimento della Marcia su Roma dei Fascisti. L’esercito controlla e neutralizza i più facinorosi. Dieci feriti tra le truppe regolari, tre morti e otto feriti tra i fascisti.

29 maggio 1921: Arresto di Mussolini.

2 giugno 1921: tentativo di colpo di stato comunista. L’esercito, memore del trattamento subito dai soldati al fronte nella Grande Guerra ad opera dei socialisti, non limita l’uso della forza. 90 morti e 130 feriti tra le truppe regolari, 2.500 morti e 50 feriti tra gli insorti.

28 ottobre 1921: Assassinio del Generale Tellini in Albania.

4 dicembre 1921: Su ordine del ministro della guerra, Generale Di Giorgio, le truppe dell’ammiraglio Antonio Foschini e la brigata Bologna del generale Pirzio Biroli cannoneggiano ed occupano Corfù, in seguito alla mancata ottemperanza delle richieste di risarcimento italiane, riguardo all’assassinio del generale Tellini.

22 Gennaio 1922: Le truppe italiane riconsegnano Corfù all’esercito regolare greco, dopo aver neutralizzato reparti di facinorosi legionari dannunziani.

3 giugno 1938: L’Italia trasforma il proprio protettorato sull’Albania, risalente al 1914 (Valona e isolotto di Saseno) e 1920 (il resto dell’Albania) in una occupazione militare pacifica.

1 settembre 1939: La Germania aggredisce la Polonia. Scoppia la Seconda guerra Mondiale. L’Italia si allea con Francia (a malincuore) ed Inghilterra. Iugoslavia, Ungheria, Romania e Grecia si alleano con il Reich.

La Spagna di Franco, aiutato a salire al potere dalla sola Germania, è costretta ad entrare in guerra all’inizio del 1941.

Gli Stati Uniti da una parte ed il Giappone dall’altra entrano in guerra a metà del 1942.

La Russia rimane neutrale, approfittando solo della situazione per occupare nel 1941 anche la parte di Polonia conquistata dai tedeschi nel 1939. Non c’è formale dichiarazione di guerra, così come era successo con il Giappone in Manciuria, l’anno prima, e alla Germania non conviene inimicarsi Stalin. Per ora, pensa Hitler in uno dei sempre più rari momenti di lucidità.

La Finlandia resiste ai russi. Viene sconfitta, ma resta pressoché integra.

Germania e Giappone vengono piegati solo dalle atomiche su Hiroshima, Nagasaki, Francoforte (fortissime proteste svizzere) e Norimberga, nell’aprile del 1946. L’ultima, su Norimberga, è stata sganciata il giorno del compleanno del Fuhrer, il 20 aprile, sulla città culla del Nazismo.

Di lì a poco si aprirà, a Dresda, un processo per giudicare i crimini del nazismo. Hitler era già sfuggito al boia, essendosi suicidato. Poco dopo la firma della resa, aveva cercato di riparare in Sudamerica partendo da un aeroporto secondario alla periferia di Berlino. Riconosciuto e braccato, si era rinchiuso in una toilette e aveva ingoiato una capsula di cianuro.

Che ne dite?

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C'è però anche la proposta contraria di dDuck:

Ho pensato ad una Timeline che prevede il collasso del fronte di Caporetto e l'eventuale caduta della monarchia sabauda, con la continuazione della guerra da parte di forze socialiste e democratiche. A mio giudizio una caduta della monarchia sabauda e una presa del potere da parte dei socialisti non avrebbe consentito la continuazione della guerra.

Avrebbero potuto gli imperi centrali vincere la guerra con il ritiro dell'Italia nel 1917? Gli anglo-francesi avrebbero occupato il territorio nazionale italiano? Come sarebbe finita?

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A cui replica Lord Wilmore:

Credo che sarebbe finita come in Russia. Crolla il fronte, l'Austria-Ungheria occupa Venezia, Milano e Torino. Scoppia la "Rivoluzione di Ottobre" con Filippo Turati che prende il potere a Roma, caccia la monarchia, proclama la Repubblica Socialista (i Savoia fuggono in Portogallo) e chiama alla mobilitazione contro gli austriaci, continuando la guerra a fianco della Terza Repubblica Francese; a questo punto il popolo italiano si ribella e chiede la pace. Nel febbraio 1918 scoppia la "Rivoluzione di Febbraio" (il contrario di quanto accaduto a Pietrogrado!), con Gramsci e Bordiga che prendono il potere e proclamano la Repubblica Sovietica d'Italia; Papa Benedetto XV fugge in Spagna sotto la protezione di re Alfonso, la nuova Repubblica Italiana firma una pace umiliante con gli ex alleati della Triplice, cedendo il Veneto e Mantova all'Austria e le colonie alla Germania. Si aprono ora vari scenari:

a) La sconfitta degli Imperi Centrali secondo molti è stata accelerata dal dilagare dell'epidemia di spagnola, per cui, anche senza Italia e Russia, Berlino e Vienna crollano comunque. Gramsci spera di recuperare i territori perduti, invece Parigi, Londra e Washington invadono l'Italia per abbattere quella che chiamano "la buffonata bolscevica". L'Italia non è la Russia e il regime comunista crolla subito, essendo a sua volta l'URSS tenuta impegnata dalle forze Bianche e non potendo mandare aiuti. I Savoia sono riportati sul trono, Benedetto XV torna in Vaticano e l'Italia riottiene Veneto e colonie più Trento, ma non tutto il resto; ancora più rapida la svolta autoritaria di Mussolini.

b) Francia, Inghilterra, USA, Germania, Austria-Ungheria e Turchia giungono a una pace di compromesso per sfinimento. Alsazia-Lorena alla Francia, però la Germania si vede restituite le colonie (tranne quelle occupate dai giapponesi); l'Austria-Ungheria resta a Carlo I ma diventa una "Federazione Danubiana" di stati sovrani; nascono gli stati di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia; fallisce il sogno panjugoslavo della Serbia; l'URSS ha già eliminato i Bianchi e si erge a paladina dell'Italia che resta sovietica, riottiene il Veneto ma non le colonie (Libia alla Francia, Corno d'Africa all'Inghilterra). Di qui in poi, volendo, c'è da scrivere un romanzo sull'Italia dominata dal "ventennio comunista" anziché dal ventennio fascista...

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Enrico Pellerito dal canto suo aggiunge:

Se fossimo usciti dal conflitto a causa di Caporetto, erano già stati preparate adeguate contro-misure da parte dei Britannici e dei Francesi, compreso la distruzione o la cattura della nostra flotta, tanto per fare un esempio.
Non eravamo considerati, in effetti, alleati sicuri e abbastanza forti da proseguire a combattere oltre un certo livello di offesa che avessimo dovuto subire dai nostri nemici...

Hitler uomo dell'anno... per aver abbattuto l'URSS?

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Anche il grande Sandro Degiani dice la sua in proposito:

Lo sfondamento di Caporetto sarebbe stato un duro colpo per I'Italia e per la monarchia Sabauda, ma non avrebbe cambiato il corso degli eventi.

Troppo focalizzati da italiani sulla "Grande Guerra" e sul nostro fronte alpino, sugli eroismi e sui massacri delle trincee dove per la prima volta si "fece l'italia e gli italiani", dimentichiamo che la sconfitta degli Austroungarici avvenne in seguito all'offensiva di fine Settembre 1918 degli Alleati Inglesi, Francesi ed Americani sul fronte della Mosa-Argone.

Grazie all'impiego di oltre 700 carri armati U (e ai freschi rinforzi arrivati da oltremare) vennero travolte le esauste linee di difesa tedesche ed annientati i nidi di mitragliatrici che un anno prima, nella battaglia della Somme, avevano fermato ed ucciso centinaia di migliaia di fanti all'assalto.

La spallata finale fu decisiva.. La Bulgaria  fu il primo tra gli Imperi Centrali a firmare l'armistizio  (29 settembre 1918), seguito dalla Turchia (30 ottobre).

Solo il 24 Ottobre gli italiani scatenarono a loro volta l'offensiva sul fronte del Piave, ma la macchina militare austroungarica era oramai al collasso... e la resa avvenne solo dopo pochi giorni, il 4 Novembre.

La Germania richiese un cessate il fuoco il 3 novembre 1918, seguita dall'Austria-Ungheria. I combattimenti terminarono con l'armistizio concordato l'11 novembre a Compiègne.

Se avessero sfondato a Caporetto gli Austroungarici avrebbero potuto occupare parte del Veneto e della Lombardia, ma non avevano risorse per tenerli.

I Savoia sarebbero usciti rafforzati da una situazione di emergenza simile, che avrebbe compattato gli italiani mettendo a tacere le voci di dissenso (e gli scioperi e le manifestazioni al limite della rivolta) che si erano levate all'atto dello sfondamento.

E il peso del fronte italiano, pur mettendo in difficoltà gli Alleati, non era tale da spostare l'esito del conflitto, segnato dal 6 Aprile 1917, giorno in cui Wilson dichiarò guerra alla Germania.

Anche nel primo, come nel secondo conflitto mondiale, il peso industriale ed economico americano (e demografico, non dimentichiamo che gli USA avevano una popolazione pari a quella dell'intera Europa)  fece pendere la bilancia dalla parte in cui si schierava.

Per cui vi saluto con una provocazione... ucronica! E se Hitler, nominato uomo dell'anno da TIME nel 1939, come si vede nell'immagine soprastante, avesse curato di più le relazioni diplomatiche con gli USA e attaccato la Russia fin dal 1939, in  modo da avere la macchina bellica a regime, invece di giocare di anticipo e prendersela con la Francia e Inghilterra, magari portandosi dietro gli USA?

Peccato che il caporale boemo, buon tattico, difettasse di visione strategica e politica e fosse abbagliato e travolto dai miti e dai ruoli da lui stesso creati e diffusi... O dobbiamo dire per fortuna?

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Il Monitore Faà di Bruno (1917), dipinto di Sandro Degiani (cliccare per ingrandire)

E ora, vi racconto una storia, quella del Monitore Faà di Bruno, illustrato qui sopra.

Come tutti i paesi poveri abbiamo fatto di necessità virtù, e quando demolivamo vecchie corazzate recuperavamo le artiglierie e le torrette realizzando questi pontoni e monitori armati.

Il "Faà di Bruno"aveva due cannoni da 381 destinati alle Corazzate classe Caracciolo mai realizzate...Buoni per difendere un porto o scendere un fiume a martellare le difese del nemico...non certo assimilabile ad una nave!

Questo curioso "mezzo navigante" (duro equipararlo ad una nave) è stato protagonista di un evento bellico curioso ed insolito...

Il 18 Novembre 1918 il "Faà di Bruno" con il Pontone (orgogliosamente chiamato Monitore) armato "Cappellini" partono da Venezia, ognuno al traino di un rimorchiatore, con una scorta di torpediniere, per sottrarsi alla cattura degli Austriaci che puntavano a Venezia dopo la rotta di Caporetto, e raggiungere il sicuro porto di Ancona... un bel coraggio tentare l'impresa con quella chiatta che la prima onda un po'grossa può capovolgere visto il peso dell'artiglieria!

Infatti, con il culo che ha sempre caratterizzato noi italiani in guerra, scoppia nell'Adriatico una tempesta!Il Cappellini si inabissa a Marzocca (presso Falconara) portando con se il Com.te Pesce (decorato di Medaglia di Argento al Valor Militare alla Memoria) e 68 uomini di equipaggio lasciando solo 4 superstiti.Il comandante del Faà di Bruno, Ildebrando Goiran, per evitare la stessa sorte fa incagliare il monitore nelle secche di Marotta.

Sembra comunque perduto per sempre, lui e il suo equipaggio, ma undici ragazze marottesi con una piccola imbarcazione tentano l’impossibile e riescono a raggiungere il "Faa’ di Bruno" rifornendo di viveri e medicinali l’equipaggio ormai esausto.

Non solo, riescono perfino ad ancorare a terra il relitto e quindi a salvare la vita dei marinai. L’eroismo delle 11 ragazze fu pubblicamente riconosciuto il 24 Agosto del 1919 nella piazza di Porto Marotta (così veniva chiamata Marotta nelle cronache del tempo) con la consegna della Medaglia di Bronzo al Valore Militare della Marina.

...a dimostrazione che le fanciulle servono e non sono solo decorative...!!!

...e così adesso siete promossi esperti di pontoni e monitori! Ciao!

Sandro Degiani

Per partecipare alla discussione, scriveteci a questo indirizzo.


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