Gli Stati Uniti d'Italia

di Lord Wilmore

Bandiera degli Stati Uniti d'Italia

Bandiera degli Stati Uniti d'Italia

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Il 6 marzo 1714 la Pace di Rastatt decretò il passaggio dello Stato di Milano, del Ducato di Parma, del Ducato di Modena, della Repubblica di Lucca, della Repubblica di Venezia, del Granducato di Toscana, dello Stato dei Presidi, della Corsica e delle ex legazioni pontificie in Romagna alla corona d'Austria, mentre il Principato di Piemonte, il Ducato di Savoia, la Contea di Nizza e la Repubblica di Genova passavano alla Francia. Lo Stato Pontificio incamerava la Sardegna come contropartita per le Legazioni, mentre il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, inizialmente assegnati agli Asburgo, il 10 maggio 1734 passarono sotto il controllo di Carlo di Borbone. Cominciava così per l'Italia settentrionale un periodo di dominazione asburgica che, se portò molti vantaggi in termini di miglioramento sociale, di industrializzazione e di reddito pro capite, fu vissuto dalla nascente borghesia italiana come una vera e propria oppressione. Vienna fu accusata di trattare i domini italiani, e in particolare la Lombardia, come una colonia e non come un viceregno, assorbendone sistematicamente ogni risorsa a solo vantaggio dell'elemento tedesco. In particolare il grande contributo dato dagli italiani alla Guerra dei Sette Anni portò la nobiltà e la borghesia italiana a pensare che esso sarebbe stato ricompensato con una maggiore autonomia politica, ma soprattutto durante l'impero di Giuseppe II le loro speranze vennero deluse. Il livello della protesta salì con il cosiddetto "Caffè di Venezia", il 16 dicembre 1773, quando patrioti veneziani mascherati da personaggi della Commedia dell'Arte gettarono in mare le casse di caffé provenienti da Costantinopoli, dato che Vienna costringeva gli italiani ad acquistare da lei prodotti come questo, pagando salatissimi dazi, anziché acquistarli direttamente sui mercati stranieri. L'Austria rispose con le "leggi intollerabili" che praticamente annullavano l'autogoverno degli stati italiani. Si arrivò così alla rottura definiva: il 4 luglio 1776 delegati di Milano, Venezia, Trento, Modena, Parma, Lucca, Romagna e Toscana firmarono la Dichiarazione d'Indipendenza e proclamarono la nascita degli Stati Uniti d'Italia; comandante in capo delle armate degli stati italiani fu nominato il valoroso veneziano Ludovico Manin, soprannominato "l'ultimo Doge". Scoppiò così la Guerra d'Indipendenza Italiana, che inizialmente vide prevalere gli Austriaci; in seguito il poeta Giuseppe Parini, plenipotenziario dei neonati Stati Uniti d'Italia, si recò a Parigi e ottenne l'aiuto decisivo di Re Luigi XVI. Da tutta Europa inoltre affluirono volontari per sostenere la causa italiana: tra di essi vanno annoverati il francese Marie-Joseph Paul Yves Roch Gilbert du Motier, Marchese di La Fayette, il generale Jean-Baptiste Donatien de Vimeur, conte di Rochambeau, il generale prussiano Friedrich Wilhelm Von Steuben, organizzatore dell'esercito italiano, e l'eroe nazionale polacco Tadeusz Kosciuszko. Il 6 ottobre 1781 nella decisiva Battaglia di Custoza il generale austriaco Barone Ernst Gideon von Laudon, comandante in capo delle forze austriache, fu costretto ad arrendersi a Ludovico Manin: la Guerra d'Indipendenza e il Dominio Austriaco sull'Italia erano finiti. Il 3 settembre 1783 il Trattato di Parigi sancì il riconoscimento da parte austriaca dell'indipendenza italiana. Il 16 settembre 1787 si radunò il Primo Congresso Federale a Venezia, prima capitale dello stato, che scrisse la Costituzione degli Stati Uniti d'Italia. Tra Centralisti e Federalisti (i futuri Democratici) mediò ancora una volta Giuseppe Parini. I delegati si accordarono su una repubblica federale di tipo presidenziale, e il 30 aprile 1789 Ludovico Manin fu eletto primo Presidente degli Stati Uniti d'Italia.

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Ed ecco la lista dei Presidenti degli Stati Uniti d'Italia:

Ludovico Manin (1789-1797), Indipendente, eroe della Guerra d'Indipendenza Italiana. Sotto il suo duplice mandato la nazione assunse la fisionomia che conserva tuttora, anche se gli Stati Uniti d'Italia erano estesi solo a una parte piuttosto ridotta della Penisola. Nel 1793 Manin fu costretto ad affrontare una ribellione a Firenze a causa dell'introduzione di una tassa sulle bottiglie di acquavite, prima prova seria affrontata dalla neonata democrazia italiana. Intanto in Francia scoppiava la Rivoluzione Francese, favorita dal diffondersi oltralpe delle idee illuministe della Rivoluzione Italiana, e il Piemonte e Genova premevano per unirsi agli Stati Uniti d'Italia. Nel 1796 Manin rifiutò un terzo mandato presidenziale perchè « chi governa più di otto anni è un monarca o un dittatore ».

Vittorio Alfieri (1797-1801), Federalista, già Vicepresidente di Ludovico Manin, insigne poeta e padre fondatore degli Stati Uniti d'Italia. Trasferì la capitale a Firenze, ritenendola più sicura. Iniziò lo scontro con la Francia Rivoluzionaria che intendeva estendere il suo controllo sulla Penisola. Durante la sua Presidenza La Fayette riuscì ad eliminare Robespierre e Danton e restaurò la monarchia sotto Luigi XVIII di Borbone, che fu costretto ad accettare una Costituzione sul modello italiano. I suoi modi autoritari produssero la sconfitta del neonato Partito Federalista alle elezioni del 1800.

Napoleone Buonaparte (1801-1809), Democratico Repubblicano, nato in Corsica, militò come giovanissimo tamburino durante la Guerra d'Indipendenza. Sposò Vincenza Melzi d'Eril, sorella di Francesco Melzi d'Eril, futuro Presidente Italiano. Nominato dal Presidente Alfieri comandante in capo delle armate d'Italia, il 19 aprile 1796 sconfisse i Francesi nella Battaglia di Mondovì e dopo l'Armistizio di Cherasco li costrinse a cedere Piemonte, Val d'Aosta, Nizza e Genova all'Italia. Reso popolarissimo dalle sue vittorie (Beethoven gli dedicò la sua Terza Sinfonia "Eroica"), nel 1800 sconfisse Vittorio Alfieri alle elezioni e divenne Presidente a soli 31 anni. Riprese personalmente le armi contro Francesco II del Sacro Romano Impero che tentava la riconquista dell'Italia e il 2 dicembre 1805 gli inflisse la tremenda sconfitta di Austerlitz. In conseguenza della Pace di Presburgo del 26 dicembre 1805, Trieste e il suo entroterra furono annessi all'Italia, anche se Francesco II conservò il titolo di Sacro Romano Imperatore. Prussia, Russia ed Austria promossero la "Santa Alleanza" proprio per contenere l'avanzata napoleonica. Nel 1808 Napoleone tentò una nuova spedizione per conquistare Bolzano e portare il confine sul displuviale alpino, ma stavolta fu sconfitto da un'alleanza fra l'austriaco Karl Philipp Schwarzenberg e il prussiano Gebhard Leberecht von Blücher. Deluso, Napoleone Buonaparte decise di non ripresentarsi alle elezioni per la terza volta e, lasciata la politica, partì per il Congo, dove fondò alcune colonie italiane e si fece proclamare Imperatore da alcune tribù locali. Morì sull'isola di Sant'Elena il 5 maggio 1821, nel corso di uno dei suoi viaggi, ed oggi le sue spoglie riposano nel Pantheon a Roma.

Francesco Melzi d'Eril (1809-1817), Democratico Repubblicano, cognato di Napoleone Buonaparte e veterano della Battaglia di Austerlitz, si lasciò trascinare dal suo partito nella Terza Guerra d'Indipendenza contro gli Austriaci (dopo quella del 1776-1783 e quella del 1805), per "vendicare" la sconfitta subita dal Buonaparte. La guerra scoppiò il 18 giugno 1812 e andò subito male: Karl Philipp Schwarzenberg giunse ad incendiare Milano, mentre Venezia resisteva disperatamente all'assedio, difesa da Carlo Emanuele di Savoia-Carignano, esponente di un ramo collaterale dei Savoia che aveva aderito agli Stati Uniti d'Italia ed era diventato un acceso buonapartista. Alla fine la mediazione del plenipotenziario inglese Arthur Wellesley, Duca di Wellington, che non voleva la riconquista austriaca dell'Italia per non creare una potenza egemone sul continente, portò al Trattato di Bristol e al ritorno allo status quo.

Gioacchino Murat (1817-1825), Democratico Repubblicano, nato in Francia ma naturalizzato italiano, lui pure cognato di Napoleone Buonaparte, avendo sposato sua sorella Carolina, e veterano di molte sue battaglie. Portò avanti la politica di colonizzazione del bacino del Congo avviata da Napoleone, nonostante le proteste portoghesi cui l'area apparteneva, e fondò la cosiddetta "Dottrina Murat": "l'Europa agli Europei, l'Italia agli Italiani", preludio di una lunga politica isolazionista. Nel frattempo l'esploratore padovano Giovanni Battista Belzoni in Egitto scopriva il Tempio di Abu Simbel e l'ingresso alla Piramide di Chefren.

Pietro Antonio Manin (1825-1829), Democratico Repubblicano, nato Pietro Antonio Fonseca, discendente di una famiglia ebraica ma convertito al cattolicesimo, adottato come figlio da Ludovico Manin che era privo di eredi. Portò avanti la Dottrina Murat e nel 1828 riuscì a far approvare dal Parlamento di Firenze una legge che innalzava le tariffe doganali per proteggere la nascente industria italiana dalla concorrenza straniera, estendendole anche ai prodotti agricoli della Pianura Padana. Suo figlio fu Daniele Manin, Segretario di Stato del Presidente Niccolò Tommaseo.

Carlo Emanuele di Savoia-Carignano (1829-1837), Democratico Repubblicano, detto dai suoi soldati "Vecchia Quercia", eroe della difesa di Venezia durante la Terza Guerra d'Indipendenza. Membro della Massoneria, espropriò i beni degli ordini religiosi ed affermò che Roma doveva essere la capitale degli Stati Uniti d'Italia, attirandosi così le antipatie dell'ala cattolica più conservatrice. Sotto la sua Presidenza la Sardegna si ribellò al governo pontificio e chiese ed ottenne l'annessione agli Stati Uniti d'Italia: era il prologo alla Rivoluzione Romana.

Alessandro Manzoni (1837-1841), Democratico, il più famoso dei letterati italiani. Fervente cattolico, fu eletto in contrapposizione al massone Carlo Emanuele di Savoia-Carignano, dopo una scissione del Partito Democratico Repubblicano. Sotto la sua Presidenza scoppiò una rivolta a Roma contro il governo del Pontefice reazionario Gregorio XVI, che fu costretto a riparare a Gaeta; Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini proclamarono la nascita della Repubblica Romana e chiesero l'ammissione negli Stati Uniti d'Italia. Manzoni tuttavia rifiutò per non scontentare gli ambienti cattolici che lo avevano eletto. Mediò invece tra la Repubblica Romana e il Papa, che alla fine tornò a Roma e riconobbe la Repubblica in cambio dell'indipendenza dei palazzi vaticani e dei territori all'interno delle Mura Leonine, entro le quali il pur minuscolo Stato Pontificio continuò ad esistere.

Santorre Derossi, conte di Santarosa (1841-1841), Liberale. Eroe della Guerra d'Indipendenza Greca ed oppositore del cattolico Manzoni, è il Presidente italiano che ha governato di meno. Il 4 marzo 1841 pronunciò il discorso inaugurale in una giornata freddissima e senza cappotto per avvalorare la sua fama di uomo temprato a resistere ad ogni difficoltà. Si ammalò di polmonite e morì il 4 aprile 1841.

Silvio Pellico (1841-1845), Liberale, Vicepresidente di Santorre Derossi, gli succedette dopo la sua morte prematura (fu il primo Vicepresidente a subentrare automaticamente al suo Presidente). Pose il veto a un progetto di corporazione fiscale, causando le dimissioni di massa di tutti i suoi ministri, eccezion fatta per il Segretario di Stato Pietro Maroncelli. Pur essendo osteggiato per la sua indipendenza dall'establishment politico, il Presidente Pellico prese importanti iniziative, come il Trattato con l'Austria per porre fine ad ogni contenzioso circa i confini tra le due nazioni. Durante la sua presidenza il 24 maggio 1844 venne inaugurata la prima linea telegrafica che collegava Milano a Venezia, e venne inviato il primo messaggio in codice Morse: "Quello che opera Dio" (Numeri 23, 23). Infine, Pellico accettò l'ammissione della Repubblica Romana negli Stati Uniti d'Italia e rinnovò il trattato di protezione dello Stato Pontificio (la nostra Città del Vaticano). Ciò fu fonte di attriti con i cattolici.

Ciro Menotti (1845-1849), Democratico, diventò Presidente sconfiggendo Vincenzo Gioberti per pochissimi voti. Sotto la sua presidenza scoppiò la cosiddetta "Primavera dei Popoli" che nel biennio 1848-49 si opposero all'assolutismo regio ancora imperante in Europa. Il 29 gennaio 1848 a Napoli scoppiò la rivoluzione e Re Ferdinando II di Borbone fu costretto ala fuga. Il liberale Francesco Paolo Bozzelli proclamò la Repubblica e, siccome la Santa Alleanza minacciava l'intervento armato, chiese l'aiuto degli Stati Uniti d'Italia. Mentre il generale Carlo Alberto di Savoia-Carignano, figlio dell'ex Presidente Carlo Emanuele di Savoia-Carignano, attraversava il confine terrestre e puntava su Napoli, Giuseppe Garibaldi sbarcava a Marsala con mille volontari, attraversava tutta la Sicilia, risaliva lo stivale e si ricongiungeva con le truppe regolari sul Volturno. La cosiddetta "Guerra di Menotti" si concluse con l'annessione di Italia Meridionale e Sicilia agli Stati Uniti d'Italia. Restava però irrisolto, nel Meridione, il problema della Servitù della Gleba, abolito da secoli al Nord, ma ancora in vigore nei latifondi del Sud, dove costituiva il perno dell'economia.

Pellegrino Rossi (1849-1850), Liberale. Dopo sedici mesi di governo, il 15 novembre 1850, si recò a Roma per essere ricevuto in udienza privata dal Papa Pio IX, lui pure di idee progressiste, ma prima dell'incontro fu accoltellato da Angelo Brunetti detto Ciceruacchio ("cicciottello"), noto rivoluzionario romano oppositore dei Liberali. Il Brunetti fu impiccato e a Pellegrino Rossi succedette il Vicepresidente Niccolò Tommaseo.

Niccolò Tommaseo (1850-1853), Liberale. Grande letterato, amico di Alessandro Manzoni, egli trasportò la capitale a Roma, avendo Papa Pio IX dichiarato che non si sarebbe opposto a tale trasferimento, e fu il primo Presidente a risiedere nel palazzo del Quirinale. Cercò di attenuare le crescenti tensioni esistenti tra gli Stati del Nord, contrari alla servitù della gleba, e quelli del Sud ad essa favorevoli, ma con scarso successo. Egli inoltre avviò rapporti commerciali con l'Abissinia, inviando il Commodoro Carlo Pellion di Persano a prendere possesso dell'Eritrea e costringendo il Negus Sahle Dengel ad aprire il suo paese al commercio dei prodotti italiani dopo un lungo isolamento. Carlo Pellion di Persano sottoscrisse con gli Abissini i cosiddetti "trattati ineguali", vantaggiosi solo per gli Stati Uniti d'Italia. Tommaseo dovette affrontare anche l'attività brigantesca di Stefano Pelloni, detto il Passator Cortese, che infuriò in Romagna fino alla sua uccisione il 23 marzo 1851; grazie al poeta Giovanni Pascoli, anch'egli finì per entrare nel mito.

Massimo Taparelli d'Azeglio (1853-1857), Democratico. Espropriò i beni degli ordini religiosi nel meridione, attirandosi l'antipatia della Chiesa, e decise di acquistare la Somalia dall'Egitto, ampliando i possedimenti coloniali in Africa, che si stavano estendendo anche nella regione del Congo. Nel 1853 i lucchesi Eugenio Barsanti  e Felice Matteucci inventarono il motore a scoppio.

Carlo Luigi Napoleone Buonaparte (1857-1861), Democratico, figlio di Napoleone Buonaparte e di sua moglie, Vincenza Melzi d'Eril. Detto anche "Napoleone Terzo" ("Napoleone Secondo" era il soprannome di Gioacchino Murat), sotto la sua presidenza il problema dell'abolizione della servitù della gleba si accentuò ulteriormente; gli storici accusano Napoleone Junior di essere stato troppo incerto nell'affrontare le divergenze fra il Nord e il Sud che avrebbero portato alla Guerra Civile. Nel 1859 Giuseppe Nicola Summa, detto Ninco Nanco, attivista e "guerrigliero ante litteram" contro la servitù della gleba, attaccò un deposito federale di armi in Basilicata allo scopo di armare i servi della gleba e suscitare una rivolta contro i latifondisti, ma fu catturato, processato e impiccato il 2 dicembre 1859. Subito acclamato come martire dai nascenti movimenti socialisti, in suo onore fu composto il celebre motivo "Gloria, gloria, alleluia!" (« Ninco Nanco giace nella tomba là nel pian / dopo una lunga lotta contro l'oppression; / Ninco Nanco giace nella tomba là nel pian / ma l'anima vive ancor! »)

Camillo Benso, Conte di Cavour (1861-1865), Primo Presidente espresso dal Partito Repubblicano e convinto fautore dell'abolizione della schiavitù della gleba. Fu eletto sconfiggendo di stretta misura Carlo Filangieri, principe di Satriano, duca di Cardinale e di Taormina, barone di Davoli e di Sansoste, candidato del Partito Democratico. Gli Stati del Sud (Terra di Lavoro, Abruzzi, Sannio, Puglie, Napoli, Salerno, Basilicata, Calabria e Sicilia), temendo l'abolizione della servitù della gleba, l'8 febbraio 1861 decisero la secessione e proclamarono gli Stati Confederati d'Italia con capitale Napoli. Il 12 aprile 1861 una nave dell'Unione bombardò la fortezza di Gaeta, causando lo scoppio della Guerra di Secessione Italiana. I Confederati ebbero il riconoscimento dei governi di Austria, Prussia, Regno Unito, Spagna e Portogallo, ma l'industrializzazione e le risorse del Nord in confronto alla povertà del Sud, essenzialmente agricolo, lasciavano pochi dubbi sull'esito del conflitto. Comandante in capo dell'esercito Nordista fu nominato Raffaele Cadorna, ma il più grande dei generali dell'Unione ancora una volta fu Giuseppe Garibaldi, fiero oppositore della servitù della gleba, mentre l'Esercito Sudista era comandato dal carismatico generale Giosuè Ritucci. Questi inizialmente ottenne alcune vittorie, ma ben presto le fortune della guerra cambiarono e Ritucci tentò il tutto per tutto muovendo tutte le proprie forze nel tentativo di conquistare Roma. Lo scontro avvenne nell'entroterra di Anzio tra l'1 e il 3 luglio 1863, ed è ricordato come una delle maggiori carneficine della storia, con quasi 10.000 morti e 30.000 feriti complessivi. Lo stesso Garibaldi fu ferito ad un piede da una schioppettata (fu composto allora il motivetto « Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba... »), ma lo scontro si concluse con una netta vittoria dell'Unione. Durante lo scontro lo svizzero Henri Dunant rimase impressionato dalla totale inadeguatezza delle strutture sanitarie degli eserciti, e decise di fondare la Croce Rossa Internazionale. Il 22 settembre 1862 Cavour aveva già emanato il Proclama di Emancipazione, con cui aveva abolito definitivamente la servitù della gleba. Garibaldi, spintosi in profondità in territorio sudista, prese la città di Bari, il cui assedio sarà descritto dalla scrittrice Grazia Deledda nel suo capolavoro "Via col vento", da cui verrà tratto anche un epico film kolossal. Intanto, Raffaele Cadorna conquistava Napoli e faceva prigioniero il Presidente Confederato Giustino Fortunato. Il 9 aprile 1865 il generale Ritucci, che tentava l'ultima difesa in Sicilia, fu costretto ad arrendersi al generale Cadorna e a firmare l'Armistizio di Cassibile. Il 14 aprile 1865 (Venerdì Santo) Camillo Benso di Cavour fu assassinato nel Teatro dell'Opera di Roma da Agesilao Milano, fanatico Sudista, che venne impiccato due giorni dopo. L'onere della ricostruzione spettò al Vicepresidente Bettino Ricasoli; sotto la guida del Nord, gli Stati Uniti d'Italia si avviavano a diventare una potenza politica ed economica. Quanto a Garibaldi, l'Eroe dei Due Mondi rifiutò la proposta di una candidatura al Senato e, come Coriolano, partì per Caprera, suo buon ritiro, osannato da tutti come un eroe e un gentiluomo.

Bettino Ricasoli (1865-1869), Repubblicano, tentò di ricostruire il Sud e di pacificarne gli animi in nome della concordia nazionale, ma non aveva l'energia e il prestigio del predecessore e subì numerosi attacchi dai radicali del Nord, come Urbano Rattazzi e Marco Minghetti, che avrebbero voluto punire gli Stati del Sud e sottoporli a controllo militare. I suoi oppositori gli impedirono di attuare diversi provvedimenti in favore degli ex servi della gleba emancipati. Il Congresso invece nel 1867 approvò una legge per la ricostruzione degli Stati del Sud, i quali, per essere riammessi nell'Unione, dovevano promulgare nuove costituzioni, convocare assemblee legislative elette a suffragio universale e ratificare l'abolizione della servitù della gleba. Ricasoli inoltre acquistò dalla Turchia la Libia, da lui definita la "quarta sponda" dell'Italia, operazione per la quale fu aspramente criticato (la Libia venne definita "uno scatolone di sabbia"). Come reazione, la Francia conquistò Tunisi. Ricasoli è famoso anche per aver fatto approvare il 7 luglio 1868 l'impopolarissima tassa sul macinato. In questi anni il fiorentino Antonio Meucci inventò il telefono, mentre venne fondato il prestifioso MIT, l'Istituto di Tecnologia di Milano, una delle migliori università del mondo. Verso la fine del suo mandato il Presidente fu messo sotto processo dal Congresso che, dominato dai Radicali, voleva disfarsi di un presidente così poco arrendevole nei suoi confronti, ma egli fu assolto il 16 maggio 1868, mancando un voto per raggiungere la maggioranza dei due terzi necessaria all'impeachment.

Raffaele Cadorna (1869-1877), Repubblicano, comandante in capo dell'esercito nordista durante la Guerra di Secessione Italiana, guidò il paese nel tentativo di rimuovere le vestigia del nazionalismo e della servitù della gleba negli ex Stati Confederati d'Italia, proteggere i diritti civili per gli ex servi della gleba, attuare la ricostruzione del Sud e sostenere la prosperità economica. La maggior parte degli storici è concorde nel riconoscere la grandezza del genio militare di Cadorna, sebbene una minoranza affermi che ottenne i suoi successi con la forza bruta piuttosto che attraverso una strategia superiore. Al termine della sua Presidenza i conservatori Sudisti ripresero però il controllo di tutti gli Stati meridionali, e ciò causò il totale fallimento delle politiche di Cadorna. Nel 1872 fu rieletto sconfiggendo il Democratico Luigi Federico Menabrea. In politica estera Cadorna cercò di aumentare il peso commerciale e l'influenza della nazione rimanendo in pace con il resto del mondo. Purtroppo non riuscì a fermare una grande depressione economico-industriale, che produsse alti tassi di disoccupazione, deflazione e bancarotta; la conseguenza fu il dilagare della corruzione su larga scala nel settore pubblico. Intanto in Basilicata e Irpinia imperversava la banda di Carmine Crocco, detto "il Robin Hood della Basilicata", che a capo di una banda di fuorilegge rubava ai ricchi (nordisti) per dare ai poveri (sudisti), non essendosi rassegnato alla sconfitta del Sud nella Guerra di Secessione Italiana. Carmine Crocco fu ucciso il 3 aprile 1882 dal compagno d'armi Giuseppe Caruso, detto Zi' Beppe, che gli sparò alla schiena a tradimento, ma il suo mito resiste tuttora.

Agostino Depretis (1877-1881), Repubblicano, noto per il suo acceso anticlericalismo. Nel corso della sua amministrazione venne definitivamente normalizzato il Sud del paese, tormentato da bande di ribelli, sebbene i diritti dei più poveri venissero violati mediante espedienti giuridici o con la violenza. Ciò provocò, a partire dal 1879, il fenomeno dell'emigrazione verso il Nord: a decine di migliaia i miserabili contadini del Sud si trasferirono nel triangolo Torino-Milano-Genova, risucchiati dal bisogno di forza lavoro della nascente industria italiana. Depretis continuò inoltre la colonizzazione del Congo iniziata dai suoi predecessori, scontrandosi con la resistenza degli abitanti di quelle terre, contro i quali utilizzò il pugno di ferro; egli si avvalse dell'opera dell'esploratore friulano Pietro Savorgnan di Brazzà, che risalì il corso del fiume Congo fino alla sorgente. Intanto, il missionario bresciano Daniele Comboni veniva nominato da Papa Pio IX Vescovo dell'Africa Centrale ed iniziava una vasta opera di evangelizzazione e una strenua battaglia contro la tratta degli schiavi. Depretis però dimostrò di non avere sufficiente lungimiranza per comprendere i cambiamenti sociali in atto, come le rivendicazioni della classe operaia, che organizzò un'imponente catena di scioperi nelle industrie siderurgiche, oltre a toccare il settore delle ferrovie, con la richiesta di migliori condizioni di lavoro, di salari più alti e della riduzione della giornata lavorativa. Contro i manifestanti Depretis permise, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti d'Italia, l'impiego dell'esercito per reprimere gli scioperi. Nel corso della sua presidenza, comunque, il paese conobbe un notevole sviluppo tecnologico e industriale, in grado di far uscire la Nazione dalla depressione economica scoppiata durante l'amministrazione di Raffaele Cadorna. Altri aspetti positivi della sua presidenza furono l'opera di moralizzazione della pubblica amministrazione, non esitando egli a colpire il suo stesso partito, dentro il quale si procurò acerrimi nemici, al punto da non ripresentarsi alle elezioni del 1880, lasciando spazio al suo Vice Benedetto Cairoli.

Benedetto Cairoli (1881-1881), Repubblicano. Sconfisse il Democratico Giovanni Lanza e si insediò al Quirinale il 4 marzo 1881, ma vi rimase solo fino al 2 luglio. Quel giorno, mentre si trovava in visita a Napoli, l'estremista Giovanni Passannante gli sparò nella stazione ferroviaria della città partenopea, ferendolo gravemente. Morì due mesi dopo, il 19 settembre 1881, a causa delle infezioni trasmesse dai medici, i quali, senza precauzioni di sterilizzazione, arrivarono a infilare le dita nelle ferite per cercare di estrarre i proiettili. Passannante fu giustiziato, e a Cairoli nella carica succedette il suo Vice Antonio Starabba, marchese di Rudinì.

Antonio Starabba, marchese di Rudinì (1881-1885), Repubblicano e primo Presidente proveniente dal Sud dopo la Guerra di Secessione (era nato a Palermo nel 1830). Succedette a Cairoli dopo il suo assassinio, dimostrando di essere più adatto alla carica del predecessore. Il di Rudinì attuò infatti un'opera moralizzatrice, facendo approvare il 16 gennaio 1883 una riforma della pubblica amministrazione, stabilendo l'assunzione degli impiegati statali attraverso concorsi pubblici, gestiti da una commissione federale, e che non potevano essere licenziati per motivi politici. Questa legge diede all'Italia funzionari esperti nel momento in cui si avviava a diventare una potenza industriale. Nell'agosto 1882 una legge sull'immigrazione regolò l'afflusso di stranieri nel Paese, imponendo una tassa di 50 centesimi per ogni immigrato presente negli Stati Uniti d'Italia e vietando l'ingresso ai malati di mente, ai criminali e a chiunque dovesse dipendere dall'assistenza pubblica. Contro i ribelli Senussiti, che si opponevano alla dominazione italiana sulla Libia, il di Rudinì usò la mano pesante, reprimendoli senza pietà. Nel 1884, infine, fu definitivamente abolita l'odiata Tassa sul Macinato.

Francesco Crispi (1885-1889), primo Presidente Democratico dopo sei Repubblicani, acceso anticlericale, propose di stringere un'alleanza politica e militare con l'Impero Tedesco, giudicato la nazione più forte d'Europa, e con l'ex nemico numero uno, l'Austria-Ungheria, ma il Congresso rifiutò la proposta e gli Stati Uniti d'Italia continuarono la loro tradizionale politica detta dello "Splendido Isolamento". Tuttavia avviò una politica fortemente militarista e potenziò notevolmente l'esercito. Usò il pugno di ferro con i Senussiti e con le tribù congolesi che rifiutavano di sottomettersi all'Italia. Ebbe inoltre l'idea di comprare dall'Argentina la Terra del Fuoco per farne una colonia penale sul modello della francese Isola del Diavolo, ma grazie al Cielo questa proposta finì con un nulla di fatto. Il 9 settembre 1888 l'esploratore Vittorio Bottego rivendicò il possesso dell'Isola di Pasqua, uno dei luoghi abitati più isolati del mondo, che appartiene ancor oggi agli Stati Uniti d'Italia, ai quali è uno Stato Associato. I modi autoritari di Crispi comunque determinarono la sua sconfitta alle elezioni del 1888.

Giuseppe Zanardelli (1889-1893), Repubblicano. Nel corso del suo mandato si dimostrò ben più arrendevole di Crispi nei confronti di un Congresso i cui deputati accettavano qualsiasi proposta e spendevano soldi, prosciugando così le riserve risparmiate durante l'amministrazione precedente. L'aumento della spesa pubblica portò il Paese ad un boom economico. La sua presidenza coincise con forti incentivi ai settori privati dell'economia, anche grazie all'approvazione, nel 1890, di una legge che stabilì un forte incremento dei dazi protettivi, mentre al contempo colpì duramente i monopoli, ponendo fuori legge ogni sorta di trust mirante ad ostacolare la libertà di commercio. Con il Trattato di Uccialli del 2 maggio 1889 fu ribadito il protettorato italiano sull'Abissinia. Zanardelli incentivò il trasferimento di coloni italiani in Libia, Congo, Eritrea e Somalia e istituì il primo Parco Nazionale italiano, quello del Gran Sasso. La sua spietata politica nei confronti dei Senussiti portò però a massacri indiscriminati. Sempre sotto la sua amministrazione vide la luce il Partito Socialista, che però non riuscì a scalzare il tradizionale bipartitismo Democratici-Repubblicani. Quando scoppiò lo sciopero dei lavoratori delle industrie dell'acciaio, esso fu subito represso dalle truppe federali, in un crescendo di tensioni e gravi incidenti. Lo scoppio dello Scandalo della Banca Romana costrinse alle dimissioni il suo Vicepresidente, Giovanni Giolitti, e minò in maniera decisiva la credibilità di Zanardelli.

Francesco Crispi (1893-1897), Democratico, nonostante la sconfitta subita alle Presidenziali del 1888, si ripresentò nel 1892 e riuscì a sbaragliare Zanardelli, reso impopolare dallo Scandalo della Banca Romana. Egli resta l'unico Presidente italiano eletto per due mandati non consecutivi. Crispi represse il Movimento dei Fasci Siciliani e criticò il suo predecessore, definendolo "spendaccione". Nel 1893 scoppiò il boom speculativo che causò la crisi dell'economia, le principali industrie ferroviarie iniziarono a fallire e l'economia a declinare. Crispi attuò i principi del libero mercato, il cosiddetto "laissez faire, laissez passer": non fece nulla per aiutare le aziende e le società che chiedevano un qualsiasi aiuto diretto dal governo. La colpa della crisi ricadde sul governo in carica e nelle elezioni di metà mandato nel 1894 il Partito Democratico perse il controllo sia del Senato che della Camera. In Africa, il Negus d'Abissinia Menelik II tentò di svincolarsi dalla sudditanza all'Italia stracciando il Trattato di Uccialli e annientando un convoglio militare italiano sull'Amba Alagi. Come crappresaglia il 1 marzo 1896 il generale Oreste Baratieri inflisse una storica sconfitta all'Abissinia nella Battaglia di Adua e poi occupò Addis Abeba, ma Crispi preferì mantenere Menelik II sul trono come sovrano vassallo, piuttosto che annettere l'Abissinia come colonia. La vittoria però non bastò a Crispi: ripresentatosi alle elezioni del 1896, fu sconfitto e lasciò la politica.

Emanuele Notarbartolo, marchese di San Giovanni (1897-1901), Repubblicano, secondo Presidente siciliano della seconda metà del XIX secolo. La sua presidenza fu contrassegnata da una rapida crescita economica dovuta in parte alle sue misure protezionistiche sui beni di lusso per frenare la concorrenza estera in quei settori. L'altro importante provvedimento attuato da Notarbartolo fu la creazione dello Stato Libero del Congo, in associazione con gli Stati Uniti d'Italia, che ebbe una sorte assai meno triste di quella del Congo Belga della HL. Sotto la sua presidenza si giocarono ad Atene le prime Olimpiadi dell'Era Moderna, dove l'italiano Carlo Airoldi vinse l'oro nella Maratona battendo l'idolo di casa Spiridion Louis, e prese avvio il Campionato Italiano di Calcio, la cui prima edizione fu vinta dal Genoa. Il 25 aprile 1900 l'esploratore italiano Luigi Amedeo di Savoia-Aosta fu il primo uomo a raggiungere il Polo Nord con la sua nave "Stella Polare". Sempre nel 1900 Notarbartolo inviò in Cina un contingente che contribuì a reprimere la rivolta dei Boxer, ottenendo in cambio la concessione di Tientsin. Rieletto nel 1900 sconfiggendo il Democratico Tommaso Tittoni, il suo secondo mandato fu molto breve, perchè il 6 settembre 1901, dopo aver pronunciato un discorso a Monza, presso Milano, durante la cerimonia di chiusura del concorso ginnico organizzato dalla società sportiva "Forti e Liberi", il Presidente fu assassinato dall'anarchico Gaetano Bresci, che gli sparò con un revolver. L'omicidio suscitò in Italia un'ondata di deplorazione, tanto da indurre gli stessi ambienti anarchici e socialisti a prenderne le distanze; il poeta Giovanni Pascoli scrisse di getto l'inno "al marchese di San Giovanni", dedicato al Presidente scomparso. Bresci fu assassinato in carcere il 22 maggio 1901, e a Notarbartolo succedette il suo Vice, l'autoritario Generale Luigi Pelloux.

Luigi Pelloux (1901-1909), Repubblicano, divenne Presidente dopo l'assassinio del suo predecessore, non senza qualche preoccupazione dello stesso Partito Repubblicano, che lo considerava un avventuriero. Egli portò avanti una politica populista e spregiudicata: tentò di rinsaldare il proprio rapporto con l'opinione pubblica attraverso frequenti viaggi e comizi e con l'avvio di imponenti opere pubbliche; inoltre con un ordine presidenziale istituì una pensione per tutti i veterani di guerra. Nel 1902 l'esploratore Luigi Amedeo di Savoia-Aosta si spostò nell'emisfero australe, sbarcò in Antartide e proclamò la sovranità italiana sulla remota isola Bouvet e su una porzione di continente antartico, ancor oggi nota come Antartide Italiana. Nel 1904 Pelloux fu rieletto sconfiggendo il Democratico Alessandro Fortis.  La politica estera di Pelloux fu fortemente aggressiva, tanto da essere ricordata come la "politica del grosso bastone" (« Se vuoi andare lontano, parla piano e porta con te un grosso bastone »). Per ironia della sorte, nel 1905 vinse il Premio Nobel per la Pace per aver fatto da mediatore nella Guerra Russo-Giapponese. Nel 1906 coniò il termine "spalaletame", per definire un tipo di giornalismo investigativo volto alla ricerca di scandali e corruzione. Nel 1908 disapprovò l'annessione della Bosnia-Erzegovina da parte dell'Austria-Ungheria, ritenendo che avrebbe destabilizzato gli equilibri nei Balcani occidentali. Compì alcuni viaggi in Africa per partecipare a battute di caccia grossa, della quale era appassionato, e represse con violenza ogni sollevazione di stampo socialista e anarchico, ma non riuscì a far passare al Congresso leggi speciali che gli avrebbero conferito i poteri di un dittatore militare. Deluso, rinunciò a ricandidarsi nel 1908 e lasciò strada al suo vice, Sidney Sonnino.

Sidney Sonnino (1909-1913), Repubblicano. Fu un buon amministratore ma commise gravi errori nella gestione delle colonie, dove tollerò che i coloni italiani commettessero angherie contro le popolazioni locali, alienandosi così le simpatie della Chiesa e dei movimenti per i diritti umani. Cercò di barcamenarsi tra i contrapposti nazionalismi che stavano portando allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Inoltre, verso la fine del suo mandato gli esponenti più conservatori del Partito Repubblicano riuscirono a prendere il sopravvento su di lui, e questo creò disagio all'interno del Partito. Sotto la sua Presidenza venne inaugurata Cinecittà, destinata a diventare una delle maggiori industrie cinematografiche del mondo (il primo kolossal da essa prodotto fu "Cabiria"). Nel 1912 fece il suo esordio il personaggio di Gastone, celeberrimo vagabondo con bombetta, baffetti e scarpe enormi, interpretato dal comico romano Ettore Petrolini e destinato a una fortuna planetaria (nei paesi anglosassoni è conosciuto come "Charlot"). Alla scadenza del mandato di Sonnino, Pelloux decise di riproporre la propria candidatura come indipendente, e questo provocò la sconfitta del suo ex delfino, che nelle presidenziali del 1912 si piazzò addirittura terzo, dietro Giolitti e lo stesso Pelloux.

Giovanni Giolitti (1913-1921), Democratico. Il periodo storico durante il quale esercitò il suo duplice mandato è oggi definito "età giolittiana". Nonostante le critiche dei suoi contemporanei, Giolitti fu uno dei politici più efficacemente impegnati nell'estensione dei diritti civili e nella modernizzazione economica, industriale e politico-culturale della società italiana. Primo atto della sua Presidenza fu l'abolizione della pena di morte in tempo di pace, nonostante l'ostruzionismo dei Repubblicani; in seguito concesse per la prima volta il voto alle donne, e nominò Ministro del Lavoro nel suo gabinetto il socialista riformista Filippo Turati. Egli dovette anche confrontarsi con lo scoppio della carneficina della Prima Guerra Mondiale, causata dall'attentato di Gavrilo Princip a Sarajevo. Nonostante i Repubblicani, e in particolare l'ex Presidente Luigi Pelloux, spingessero per scendere in guerra a fianco dell'Intesa, Giolitti preferì persistere nella tradizionale politica italiana di neutralità, anche se alcuni italiani si arruolarono come volontari negli eserciti dell'Intesa. Si offrì anzi come mediatore, ma né gli Alleati né gli Imperi Centrali presero seriamente in considerazione le sue proposte. Nel 1916 fu rieletto, sconfiggendo il Repubblicano Gaetano Salvemini, con la promessa che avrebbe tenuto l'Italia fuori dalla Grande Guerra; quando però l'Austria-Ungheria estese la propria guerra sottomarina alle navi italiane, accusate di foraggiare l'Intesa, e fece un azzardato tentativo di portare dalla sua parte la neutrale Spagna tramite il Telegramma Zimmermann, promettendole la Sicilia, la Sardegna e la Corsica in caso di vittoria, il 6 aprile 1917 Giolitti dichiarò guerra ad Austria-Ungheria, Germania e Turchia. Comandante in capo delle truppe italiane era il Generale Armando Diaz. Nonostante gli iniziali successi degli austrotedeschi, che occuparono Trieste e l'Istria, nel 1918 la Battaglia di Gorizia segnò il crollo austriaco e la vittoria italiana. Nella successiva Conferenza di Pace di Parigi, Giolitti propose "quattordici punti" per scongiurare nuove guerre planetarie, che prevedevano la nascita di stati nazionali sulle ceneri degli imperi austroungarico, tedesco, russo e ottomano, la fine della diplomazia segreta e la nascita di una Società delle Nazioni che avrebbe dovuto risolvere pacificamente le controversie internazionali. Il Congresso Italiano però si rifiutò di ratificare l'adesione dell'Italia alla Società delle Nazioni, continuando la politica dello "Splendido Isolamento". L'Italia spinse i suoi confini fino al displuviale alpino, annettendo Bolzano, Postumia e Fiume, ed ottenne il mandato sul Togo ex tedesco, ma non quello sulla Palestina, andato al Regno Unito (l'Italia si atteggiava a protettrice dei Luoghi Santi). Il Regno di Francia pretese inoltre che Sloveni, Croati, Montenegrini e Bosgnacchi formassero con i Serbi il nuovo Regno di Jugoslavia, per controbilanciare lo strapotere italiano sui confini orientali. La Pace di Parigi purtroppo causò incalcolabili danni economici alla neonata Repubblica di Weimar, ponendo le basi per la futura affermazione del Nazismo. L'opposizione alla guerra da parte di Cattolici, Socialisti e Anarchici causò in Italia una stagione di rivolte sociali ("Biennio Rosso") e, come se non bastasse, l'Italia fu colpita dalla terribile epidemia di influenza spagnola. Il 5 dicembre 1920 Giolitti fu costretto a far approvare il XVIII Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d'Italia, che proibiva la produzione e il consumo di bevande alcoliche (il cosiddetto Proibizionismo). Deluso, e debilitato da un leggero ictus che lo aveva colto negli ultimi mesi del suo secondo mandato, Giolitti si ritirò dalla vita politica, dedicandosi alla scrittura delle sue memorie.

Armando Diaz (1921-1923), Repubblicano, Comandante in Capo delle truppe italiane durante\ la Prima Guerra Mondiale, sconfisse facilmente Vittorio Emanuele Orlando, Ministro degli Esteri di Giolitti, grazie alla sua enorme popolarità (era amatissimo dai suoi soldati). Dovette affrontare la crisi economica seguita alla Prima Guerra Mondiale e le agitazioni di stampo socialista ("Biennio Rosso"), e combatté con ferocia le tribù Senussite che in Libia si erano sollevate approfittando della guerra in Europa. Come aveva previsto Giolitti, intanto, lungi dal fare degli Italiani un popolo di virtuosi astemi, il Proibizionismo fece la fortuna delle mafie, che divennero vere multinazionali dedite al contrabbando di alcolici. Nel 1922 Diaz sostenne la "Marcia su Belgrado" del leader nazionalista jugoslavo Petar Živković, il quale instaurò nel vicino paese balcanico una dittatura personale, durata fino al 1945. Morì improvvisamente di infarto il 2 agosto 1923.

Benito Mussolini (1923-1929), Repubblicano. Maestro elementare, in gioventù era stato socialista rivoluzionario, ma durante la Grande Guerra si era convertito alla causa interventista e si era schierato con Luigi Pelloux. Scelto da Armando Diaz come suo Vicepresidente, gli succedette al momento della sua morte. Portò avanti una politica aggressiva ed autoritaria: sciolse i movimenti e i sindacati di ispirazione socialista e comunista, conferì poteri speciali alla polizia e rischiò di precipitare l'Italia in guerra con la Grecia in seguito alla crisi di Corfù. Nel 1924 fu rieletto sconfiggendo il Democratico Giacomo Matteotti, in un clima di intimidazioni da parte dei sostenitori di Mussolini, le cosiddette Camice Nere. Tentò senza successo di restaurare la pena di morte in tempo di pace, fece giustiziare Omar al-Mukhtar, leader dei Senussiti catturato in Libia, e combatté con ogni mezzo la mafia che, arricchitasi con il contrabbando di alcolici durante il proibizionismo, stava trasformandosi in un vero e proprio Stato nello Stato. Il 21 maggio 1927 il trasvolatore ferrarese Italo Balbo, amico personale di Mussolini, compì la prima traversata aerea in solitario e senza scalo dell'Oceano Atlantico. L'anno successivo Umberto Nobile riuscì in un'altra impresa: raggiungere il Polo Nord con il dirigibile "Italia", sbarcare sul pack ghiacciato lasciandovi la bandiera italiana e poi proseguire fino in Alaska: tutte imprese di cui Mussolini si servì a fini di propaganda. Famoso per lo straordinario numero di amanti e di figli illegittimi, subì vari attentati contro la propria persona, che lo fecero diventare sempre più paranoico e sospettoso. Reso impopolare dai suoi provvedimenti economici e dalle violenze delle squadracce di camice nere, fu costretto dal suo Partito a rinunciare a un ulteriore mandato nel 1928, e si ritirò momentaneamente a vita privata.

Costanzo Ciano (1929-1933), Repubblicano. Ricchissimo consuocero di Mussolini (suo figlio Galeazzo aveva sposato Edda Mussolini), fu scelto da lui come proprio successore, e sconfisse nelle elezioni Presidenziali del 1928 il filosofo Benedetto Croce, candidato dei Democratici, ma dovette affrontare le guerre di mafia (a Napoli spadroneggiava il superboss Alfonso Capone, detto lo Sfregiato, autore della famosa "Strage di San Valentino") e la tremenda crisi economica seguita al crollo della Borsa di Milano avvenuta il 24 ottobre 1929 ("Giovedì Nero"), dopo anni di boom azionario. Bruscamente terminati i "Ruggenti Anni Venti", iniziava il periodo della Grande Depressione che investì tutta l'Europa, provocando tra l'altro l'irresistibile ascesa di Adolf Hitler in Germania.

Alcide de Gasperi (1933-1945), Democratico. Sconfisse facilmente il rivale Costanzo Ciano, accusato di incapacità nell'affrontare la Grande Depressione, sciolse le Camice Nere, represse tutti i movimenti di Estrema Destra e diede inizio a un vasto programma di lavori pubblici per far uscire l'Italia dal tunnel della crisi: furono bonificate le paludi Pontine e vennero edificate le nuove città di Latina, Carbonia, Torviscosa, Aprilia e molte altre. Tra i suoi primi successi il 5 dicembre 1933 ci fu l'approvazione del XXI Emendamento alla Costituzione, con cui poneva fine all'Era del Proibizionismo. Nel 1934 e nel 1938 la Nazionale di Calcio guidata da Vittorio Pozzo conquistò i suoi primi due titoli mondiali. Il grande statista trentino abbandonò per primo la "dottrina Murat" e, insieme a Francia e Regno Unito, formò un'alleanza per opporsi alla prepotenza del regime di Adolf Hitler. Il 29 settembre 1938 partecipò alla Conferenza di Monaco con il Führer, il Primo Ministro britannico Neville Chamberlain e il Primo Ministro del Regno di Francia Édouard Daladier, dal quale il dittatore tedesco ebbe mano libera per l'annessione dei Sudeti, ma fu l'unico ad opporsi a tale concessione, sostenendo che non sarebbe servita a fermare Hitler. I suoi timori si concretizzarono il 13 marzo 1939, quando Hitler occupò anche Boemia e Moravia, infischiandosene degli accordi di Monaco. Il 3 settembre 1939, in seguito all'invasione nazista della Polonia, dichiarò guerra a Hitler insieme al Regno di Francia e all'Impero Britannico, ma nella primavera del 1940 le truppe naziste dal Brennero invasero gli Stati Uniti d'Italia, conquistandoli senza difficoltà. Il Presidente de Gasperi, il suo gabinetto e il Congresso fuggirono prima a Salerno, poi a Palermo ed infine a Tripoli, mentre Hitler rimetteva Benito Mussolini, suo amico personale, a capo di un governo fantoccio a Roma; Pio XII, benché sconsigliato da de Gasperi, restò a Roma, protetto dall'autonomia e dalla neutralità del minuscolo Stato Pontificio. Illusosi che la vittoria nazista era vicina, il dittatore jugoslavo Petar Živković il 10 giugno 1940 scese in guerra acconto alla Germania occupando Dalmazia, Istria, Trieste e Friuli. De Gasperi ottenne un terzo mandato nel 1940, giustificato dalle condizioni di emergenza in cui il paese si trovava. Dopo una fallita invasione nazista della Libia, tentata dal feldmaresciallo Erwin Rommel, gli Italiani e i loro Alleati anglofrancesi guidati dal Maresciallo d'Italia Giovanni Messe sbarcarono in Sicilia il 10 luglio 1943 ("Operazione Mastino") ed iniziarono la riconquista della Penisola; gli scontri con i nazisti e i loro fiancheggiatori italiani, unitamente alla Resistenza dei partigiani antinazisti, causarono gravissimi danni agli Stati Uniti d'Italia, con atrocità e stupri commessi da entrambe le parti in guerra. Roma cadde in mani alleate il 4 giugno 1944, e de Gasperi ritornò in città, accolto da una folla osannante, stanca delle violenze naziste. Mussolini si rifugiò a Salò, sul Lago di Garda, sotto tutela tedesca, ma ormai la sua sorte era segnata. De Gasperi fu riconfermato alla Presidenza nel 1944 per un quarto mandato, ma il 12 aprile 1945 morì improvvisamente per emorragia cerebrale, e gli succedette il vicepresidente Antonio Segni.

Antonio Segni (1945-1953), Democratico, dovette portare a termine la Guerra di Liberazione e dare inizio alla ricostruzione nazionale. Il 25 aprile 1945 le truppe del generale Messe entrarono a Milano, mentre i Partigiani proclamavano l'Insurrezione Generale nelle città del Nord. Mussolini fu arrestato e fucilato mentre tentava di fuggire in Svizzera assieme alla sua amante Claretta Petacci. Hitler si suicidò il 30 aprile, in qualità di Führer gli succedette Joseph Goebbels che rifiutò di arrendersi. Il 9 giugno 1945 una bomba atomica sganciata da un bombardiere italiano cancellò la città di Dresda dalla faccia della terra: era stata realizzata in gran segreto dai fisici italiani Enrico Fermi, Edoardo Amaldi ed Ettore Majorana. Goebbels si suicidò assieme alla moglie dopo aver ucciso tutti i propri sei figli, la Germania finalmente si arrese e fu divisa in quattro zone di occupazione: italiana, britannica, francese e sovietica. Il 24 ottobre 1945 fu fondata l'ONU, con sede nel Palazzo di Vetro all'EUR di Roma, mentre il 18 settembre 1947 Segni istituì la CIA (Centrale di Informazione e Antispionaggio), l'agenzia di intelligence civile italiana. Il nuovo nemico ora era l'URSS, il Partito Comunista fu posto fuorilegge e il Senatore Fernando Tambroni scatenò una vera e propria "caccia alle streghe" (o "tambronismo") contro chiunque era sospettato di simpatie comuniste. Tra gli altri fu colpito anche il popolare commediografo napoletano Eduardo de Filippo che, sdegnato, lasciò Napoli e andò a vivere in Svizzera fino agli anni Settanta. Nella vicina Jugoslavia, crollato il regime di Živković sotto i colpi dell'Armata Rossa, si instaurò un regime stalinista guidato da Josip Broz Tito che rivendicava apertamente le aree italiane popolate da slavi. Il 24 giugno 1948 l'URSS bloccò tutti gli accessi via terra ai settori britannico, francese e italiano della città di Berlino, ma Segni organizzò un imponente ponte aereo per rifornire la città, e alla fine Stalin fu costretto a cedere. Grazie a questo successo d'immagine Segni fu riconfermato nel 1948 contro il Repubblicano Luigi Einaudi e, insieme agli altri alleati occidentali, fondò la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) e la CED (Comunità Europea di Difesa). Sotto la sua guida gli Stati Uniti d'Italia presero parte alla Guerra di Corea; Segni fu costretto a silurare il generale Pietro Badoglio, capo del corpo di spedizione italiano, che proponeva di usare l'arma atomica contro la Corea del Nord, rischiando di scatenare un conflitto nucleare. Il 1 novembre 1952 gli Stati Uniti d'Italia fecero esplodere anche la prima bomba all'idrogeno, messa a punto da Emilio Segrè. Infine, una buona notizia: il 16 luglio 1950 la Nazionale Italiana di Calcio, formata per tre quarti dal leggendario Grande Torino, vinse il suo terzo Campionato Mondiale di Calcio, battendo in finale 2-1 i padroni di casa del Brasile (gol di Friaça al 47', Guglielmo Gabetto al 66' e Valentino Mazzola al 79'), aggiudicandosi in via definitiva la Coppa Rimet.

Giovanni Messe (1953-1961), Repubblicano. Popolarissimo eroe della Seconda Guerra Mondiale, trionfò alle elezioni del 1952 sconfiggendo il Democratico Mario Scelba, delfino di De Gasperi e Segni. Da presidente si dimostrò equilibrato sia in politica interna che in politica estera: promosse alcune riforme in politica sanitaria e avviò il dialogo con l'Unione Sovietica. Durante la sua presidenza fu fondata la Comunità Economica Europea, cui parteciparono Stati Uniti d'Italia, Regno di Francia, Regno Unito, Repubblica d'Irlanda, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e Germania Ovest. Egli però dovette vedersela con i separatisti corsi e con i terroristi altoatesini che miravano a creare un Grande Tirolo. Nel 1960 il Congo italiano, la Libia, il Togo, l'Eritrea e la Somalia ottennero l'indipendenza, pur restando protettorati italiani. Sempre nel 1960 si svolsero le Olimpiadi di Roma, un grande successo della capacità organizzativa italiana, mentre Papa Giovanni XXIII indiceva  il Concilio Vaticano II.

Aldo Moro (1961-1963), Democratico. Giovane e carismatico, fu eletto nel 1960 sconfiggendo il Repubblicano Giovanni Leone dopo il primo dibattito televisivo tra candidati della storia italiana. Ettore Majorana fu il suo Ministro delle Scienze. La sua breve presidenza, in epoca di guerra fredda, fu segnata nel 1961 dalla costruzione del Muro di Berlino, dall'avvio della corsa alla conquista dello spazio, e soprattutto dalla cosiddetta Crisi di Zara: la Jugoslavia comunista pretendeva la restituzione della Dalmazia e, essendosi dotata come l'Italia dell'arma atomica, tra i due paesi si rischiò una guerra nucleare che si sarebbe estesa alla CED e al Patto di Varsavia, ed avrebbe così coinvolto e devastato tutto il pianeta. Dopo un lungo braccio di ferro che tenne il mondo con il fiato sospeso, Papa Giovanni XXIII benché già malato lanciò un accorato appello per la pace e Tito decise di cedere, rinunciando ad invadere la Dalmazia. È merito di Moro la definitiva abolizione della pena di morte in Italia, anche in tempo di guerra. Cominciò pure la lunga offensiva dello Stato contro la mafia. Aldo Moro fu assassinato il 22 novembre 1963 a Erice, presso Trapani, dove era in visita al Poligono Spaziale Italiano; l'autore dell'omicidio, il siciliano Salvatore Giuliano, fu subito arrestato ma a sua volta ucciso, due giorni dopo, da Gaspare Pisciotta, lui pure in seguito avvelenato in carcere con un caffé alla stricnina. I veri mandanti dell'omicidio di Aldo Moro non sono mai stati individuati, anche se i più pensano ad una cospirazione dei servizi segreti con la collusione della mafia. L'assassinio di Aldo Moro fu un evento focale nella storia degli Stati Uniti d'Italia per l'impatto che ebbe sulla nazione e sulla politica del Bel Paese, e ancor oggi è ricordato come una tragedia nazionale.

Giuseppe Saragat (1963-1969), Democratico, succedette ad Aldo Moro dopo il suo assassinio. Promosse un ampio piano di riforme e divenne noto come "il presidente dei diritti civili", per l'approvazione delle leggi sul divorzio e sull'aborto, e "il presidente della guerra alla povertà", per via del suo grande programma per migliorare le condizioni di vita delle fasce di popolazione più deboli ed emarginate degli Stati Uniti d'Italia; intanto la Nazionale Italiana di Calcio vinceva il Campionato Europeo del 1968 e il Campionato Mondiale di Calcio nel 1970. Purtroppo però la presidenza Saragat fu funestata dallo scoppio della Guerra di Somalia. Infatti nella ex colonia italiana si era formata la Repubblica Democratica Somala con capitale Mogadiscio e Presidente Aden Abdullah Osman Daar, mentre nella confinante Somalia ex Britannica si era formata la Repubblica Socialista Somala con capitale Hargheisa e Presidente Mohammed Siad Barre, nell'orbita sovietica. Nella Somalia del Sud era all'opera una guerriglia comunista foraggiata dall'URSS, e Saragat decise di intervenire in forze con l'esercito italiano, nel timore di un'estensione del comunismo in Africa. Ebbe così inizio un'escalation che portò all'intervento massiccio delle truppe italiane e a una drammatica intensificazione della guerra con pesanti perdite per entrambe le parti. Come reazione alle atrocità della Guerra in Somalia, scoppiò in Italia il movimento del Sessantotto, guidato dallo studente comunista Mario Capanna. L'andamento non soddisfacente della guerra in Somalia, le crescenti divisioni all'interno della sua amministrazione e la nazione profondamente lacerata dai contrasti sul coinvolgimento militare nel Corno d'Africa indussero Saragat nel 1968 a rinunciare ad una nuova candidatura e a ritirarsi dalla vita politica.

Giovanni Leone (1969-1974), Repubblicano. Sotto la sua presidenza tre astronauti europei sbarcarono sulla Luna, battendo la concorrenza dell'URSS. Inoltre Ettore Majorana nel 1969 vinse il Premio Nobel per aver ideato il Modello a Quark. Leone stroncò le rivolte comuniste del Sessantotto, promosse il progressivo disimpegno di uomini sul campo nella Guerra di Somalia a favore di bombardamenti ed azioni diplomatiche, aprì relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese in chiave antisovietica e alla ricerca di nuovi sbocchi di mercato, promosse la lotta alle mafie, avviò le prime politiche ambientali e cercò di normalizzare i rapporti con la Jugoslavia dell'ormai molto anziano dittatore Tito. È stato l'unico Presidente Italiano a dimettersi dalla carica, il 9 agosto 1974, per evitare l'imminente destituzione in seguito allo Scandalo Lockheed: l'omonima azienda ammise di aver pagato tangenti a politici e militari stranieri per vendere a stati esteri i propri aerei militari. Anche a distanza di decenni, Giovanni Leone rimane uno dei presidenti più controversi della storia degli Stati Uniti d'Italia.

Francesco Cossiga (1974-1977), Repubblicano, succedette a Leone dopo le sue dimissioni e gli garantì il perdono presidenziale. Dovette affrontare la crisi petrolifera seguita alla Guerra del Kippur. Fu l'unico Presidente Italiano a non essere mai stato eletto, essendo subentrato in corsa al Vicepresidente Giulio Andreotti, accusato di collusioni con la mafia siciliana, e venendo sconfitto alle elezioni del 1976 da Giovanni Spadolini. Il 30 aprile 1975 dovette evacuare Mogadiscio, conquistata dalle truppe della Somalia del Nord, uno dei peggiori scacchi militari subito dall'Italia nella sua storia trimillenaria. Migliori risultati ottenne in Abissinia, protettorato italiano fin dal secolo precedente: grazie all'aiuto italiano fu sventato il colpo di stato di stampo marxista che mirava a deporre il Negus Hailè Selassiè e a portare il paese nell'orbita sovietica. Alla morte di Hailè Selassiè, il 27 agosto 1975, gli succedette senza scossoni il primogenito Amhà Selassié.

Giovanni Spadolini (1977-1981), Democratico, promosse la costruzione di nuove centrali nucleari per ridurre la dipendenza dell'Italia dal petrolio e il 17 settembre 1978 mediò i cosiddetti Accordi di Campo Imperatore (sul Gran Sasso) tra il presidente egiziano Anwar al-Sadat e il Primo Ministro israeliano Menachem Begin. Spadolini decise di boicottare le Olimpiadi di Mosca del 1980 dopo l'invasione sovietica dell'Afghanistan. Per sua sfortuna era molto amico dello Shah di Persia Reza Pahlavi; quando egli fu rovesciato dall'Ayatollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica, i dipendenti dell'ambasciata italiana in Iran furono presi come ostaggi, e il tentativo di blitz militare promosso da Spadolini per liberarli finì in un fiasco. Ciò, unito alla recessione economica che investì l'Italia, gli costò la rielezione.

Michael Bongiorno (1981-1989), Repubblicano, partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale, era il più popolare conduttore di telequiz italiani, dalla parlantina facile e telegenico, anche se famoso per alcune esilaranti gaffe. Sceso in politica, fu governatore della Lombardia e nel 1980 fu eletto Presidente con una larghissima maggioranza. Promosse uno scontro frontale con l'URSS, da lui definita "l'Impero del Male", e sostenne Papa Giovanni Paolo II nella sua crociata anticomunista nei Paesi dell'Est Europeo. Intervenne inoltre in Libano per cercare di porre fine alla guerra civile in quel paese, e condannò l'apartheid in Sudafrica. Sotto di lui l'Italia conobbe un piccolo boom economico, ma iniziò un nuovo scontro con il dittatore libico Mu'ammar al-Gheddafi, fin qui fedele vassallo degli Italiani, che si avvicinò all'URSS e cominciò a pretendere riparazioni dall'Italia per il passato coloniale. Resta nella storia la sua esultanza sugli spalti dello Stadio Bernabeu di Madrid, quando l'Italia vinse il Campionato Mondiale di calcio in Spagna del 1982. Purtroppo durante i suoi due mandati (nel 1984 sconfisse facilmente il Democratico Giovanni Goria) il divario tra le classi sociali aumentò. Subì anche un tentativo di assassinio, il 30 marzo 1981, ad opera del militante comunista Renato Curcio, e riportò la perforazione del polmone, ma sopravvisse; Curcio fu condannato all'ergastolo.

Bettino Craxi (1989-1993), Repubblicano. Delfino di Michael Bongiorno, gli succedette nel 1988 battendo il Democratico Giuliano Amato. Craxi condusse il suo mandato presidenziale soprattutto sulla politica estera: nel 1989 cadde il Muro di Berlino, nel 1990 la Germania si riunificò e nel 1991 l'Unione Sovietica e la Jugoslavia si dissolsero definitivamente. Sotto la sua Presidenza la Nazionale Italiana di Calcio vinse il Campionato Mondiale casalingo del 1990 (le cosiddette "Notti Magiche" passarono alla storia). Quando il dittatore libico Mu'ammar al-Gheddafi occupò la Tunisia calpestando il diritto internazionale, Craxi promosse un intervento militare della CED che costrinse al-Gheddafi a sgomberare il paese vicino, ma lo lasciò al potere come valido argine contro il crescente integralismo islamico. In politica interna, invece, non mantenne la promessa della famosa dichiarazione: « Leggete le mie labbra: nessuna nuova tassa », e per questo perse le elezioni presidenziali del novembre 1992.

Mario Segni (1993-2001), Democratico, figlio dell'ex Presidente Antonio Segni, leader giovane e simbolo del rinnovamento della classe politica italiana, vinse a man bassa le elezioni del 1992 e sfruttò le indagini anticorruzione dei giudici di Milano Antonio di Pietro e Gherardo Colombo per silurare buona parte del vecchio establishment, incluso l'ex Presidente Craxi e il Segretario del Partito Repubblicano Arnaldo Forlani. Tramontata l'URSS, durante il suo mandato gli Stati Uniti d'Italia hanno vissuto uno dei più lunghi periodi di pace e prosperità economica della loro storia. Tra i suoi provvedimenti più importanti bisogna ricordare il Trattato di Maastricht che diede vita all'Unione Europea e una vasta riforma del welfare, oltre alla fine della discriminazione contro gli omosessuali. Combatté con decisione la mafia dopo la stagione delle stragi ordinata dal capo della Cupola, Totò Riina, che fu arrestato e finì i suoi giorni al 41 bis. Seppe circondarsi di collaboratori capaci, tra cui il Segretario di Stato Romano Prodi e il Segretario al Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, che prepararono gli Stati Uniti d'Italia all'introduzione della moneta unica europea. Il 20 agosto 1993 convinse l'israeliano Yitzhak Rabin e il palestinese Yasser Arafat ad iniziare un complicato processo di pace in Terrasanta, mentre il 14 dicembre 1995 sotto la sua egida furono firmati gli Accordi di Pace di Osimo, che ponevano fine alla guerra civile scatenatasi in Bosnia-Erzegovina dopo il collasso della Jugoslavia di Tito. Alla morte del Negus d'Abissinia Amhà Selassié gli succedette il nipote Zera Iacob, amico personale di Mario Segni, e tuttora sul trono. Segni junior assistette di persona alla vittoria della Nazionale Italiana di Calcio nel Campionato Europeo del 2000, battendo in finale la Francia. Il giovane leader ha lasciato la carica con il più alto indice di gradimento mai ottenuto da un presidente dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma non riuscì a far eleggere dopo di lui il suo Vicepresidente, l'ambientalista Francesco Rutelli, noto per le sue battaglie contro il riscaldamento globale.

Silvio Berlusconi (2001-2009), Repubblicano, erede politico di Bettino Craxi, imprenditore edile e re delle reti televisive private, riuscì a farsi eleggere grazie alla strenua campagna elettorale portata avanti sui canali televisivi di sua proprietà. Durante il suo mandato gli Stati Uniti d'Italia aderirono all'euro, ma l'11 settembre 2001 essi subirono anche il più devastante attacco terroristico della loro storia: due aerei dirottati da terroristi islamici di Al Qaeda si schiantarono contro due grattacieli di Milano, la capitale economica della Federazione, mentre un terzo si schiantò contro il Pentagono di Roma, sede del Ministero della Difesa, e un quarto cadde nelle campagne romane grazie alla rivolta dei passeggeri (si pensa che fosse diretto contro il Palazzo del Quirinale). Berlusconi, forte di un vastissimo sostegno popolare, invocò l'articolo quinto della Comunità Europea di Difesa, quello che obbliga gli stati membri alla difesa di un altro paese membro attaccato da forze nemiche, e le truppe della CED invasero l'Afghanistan, dove Al Qaeda aveva le sue basi, rovesciando il fanatico regime dei Talebani. In seguito però Berlusconi decise di chiudere i conti anche con la Libia, convincendo l'ONU a sponsorizzare l'invasione del paese africano, accusato di nascondere armi di distruzione di massa e di ospitare miliziani di Al Qaeda. Questo intervento provocò la caduta di al-Gheddafi, che fu arrestato il 13 dicembre 2003 nel suo villaggio natale, dove si era nascosto, e giustiziato il 30 dicembre 2006, ma spaccò il paese tra una Destra che fiancheggiava Berlusconi e una Sinistra che lo accusava di aver scatenato la sua "Guerra al Terrore" per distrarre l'opinione pubblica dai fallimenti della sua politica economica, voluta dal Ministro Giulio Tremonti. Nonostante le polemiche fu rieletto nel 2004 sconfiggendo il candidato Democratico Walter Veltroni. Le Seconde Olimpiadi di Roma del 2004, le Olimpiadi Invernali di Torino del 2006 e la vittoria italiana nei Mondiali di Calcio del 2006 in Germania furono indubbiamente suoi successi d'immagine, ma la crisi economica e una serie di disastri naturali cui egli non seppe far fronte con efficacia minarono la sua popolarità. Rinunciò a candidarsi per un terzo mandato perchè coinvolto in una serie di scandali sessuali che ruotavano intorno a un giro di escort. In particolare fu accusato di aver avuto una relazione con la minorenne marocchina Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori; i Democratici chiesero la sua messa in stato d'accusa, ma egli fu assolto dal Senato.

Cecilia Kyenge (2009-2017), Democratica, prima afroitaliana e prima donna ad essere eletta Presidente. Nata a Kambove, nella provincia congolese del Katanga, da una famiglia benestante e numerosa di etnia bakunda, vinse a sorpresa le Primarie del Partito Democratico sconfiggendo i più quotati Luigi Bersani e Matteo Renzi, e nelle elezioni presidenziali del 2008 batté largamente il Repubblicano Gianfranco Fini. Fu fatta oggetto di una campagna diffamatoria da parte dell'ala razzista e sovranista del Partito Repubblicano: Roberto Calderoli la chiamò "orango" e la Presidente fu fatta oggetto di un lancio di banane contro di lei, ma tutto ciò provocò la reazione di quasi tutto il mondo politico italiano, dello Stato Pontificio e anche della stampa estera, schierata in sua difesa. Fu rieletta nel 2012 sconfiggendo un'altra donna, Giorgia Meloni. La Kyenge è ricordata per le sue politiche ambientali, per la sua difesa dei diritti delle donne, delle minoranze e degli omosessuali, per aver normalizzato i rapporti con l'Iran e per aver avviato il ritiro delle truppe italiane da Afghanistan e Libia (paese, quest'ultimo, piombato nel più totale caos dopo l'intervento militare del 2003). Inoltre si oppose alla politica israeliana di costruire nuovi insediamenti nei territori palestinesi occupati e rifiutò di intervenire militarmente in Siria dopo lo scoppio della guerra civile in quel paese, e per tutto questo è stata insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2009 « per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli ».

Matteo Salvini (2017-in carica), Repubblicano, leader populista ed antieuropeista, eletto a furor di popolo con lo slogan "Prima gli Italiani!" in seguito all'invasione di profughi giunti dalla Libia su barconi di fortuna attraverso il Mediterraneo e al moltiplicarsi degli attacchi terroristici da parte dell'Isis, tra cui l'attacco al Piccolo Teatro di Milano il 13 novembre 2015. Noto per la sua avversione per l'Islam e per i rom, ha vinto sorprendentemente le elezioni presidenziali contro la candidata dei Democratici, l'ex First Lady Victoria Pons, moglie di Mario Segni, che a sua volta alle elezioni Primarie aveva sconfitto Paolo Gentiloni. L'imprevedibilità della sua Presidenza è ben rappresentata dal suo ruolo nella Crisi Cipriota (l'isola è     divisa in due dal 1974): prima minacciò di bombardare la Repubblica Turca di Cipro del Nord, poi ne incontrò il leader Mustafa Akıncı a Malta il 12 giugno 2018, abbracciandolo come un vecchio amico. Famosa la sua amicizia con l'autoritario leader russo Vladimir Putin; Salvini sognava inoltre di costruire un muro difensivo sulle Alpi Orientali per impedire l'immigrazione clandestina dalla ex Jugoslavia. Egli respinse con violenza l'immigrazione dalla sponda meridionale del Mediterraneo, ed impose pesanti dazi all'importazione di merci straniere, tanto che nel suo stesso Partito c'era chi pensò di sostituirlo con il suo Vicepresidente, Luigi di Maio, o con il suo Segretario di Stato, Giuseppe Conte. Nonostante le manifestazioni dei Democratici contro di lui, egli continua a godere di un ampio sostegno del popolo, cui ha promesso più lavoro e meno tasse.

Lord Wilmore

Stemma degli Stati Uniti d'Italia

Stemma degli Stati Uniti d'Italia

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Anche Enrica S. ha voluto partecipare al gioco:

Anche se è solo un gioco, quest'ucronia è davvero eccellente! Ecco come potrebbe apparire un famoso kolossal in salsa italiana...

Quo vadis?
La locandina del film
 
Titolo originale Quo vadis?
Paese di produzione Italia
Anno 1951
Durata 171 min
Rapporto 1.33:1
Genere kolossal storico
Regia Vittorio de Sica
Soggetto Henryk Sienkiewicz
Sceneggiatura Carlo Lizzani, Corrado Alvaro e
Cesare Zavattini
Produttore Dino de Laurentiis
Casa di produzione Lux Film
Fotografia Otello Martelli
Montaggio Mario Serandrei
Effetti speciali Mario Bava
Musiche Franco Mannino
Scenografia Flavio Mogherini e Vittorio Valentini
Costumi Vittorio Rossi

Interpreti e personaggi
  • Amedeo Nazzari: Marco Vinicio
  • Silvana Mangano: Licia
  • Rossano Brazzi: Caio Petronio
  • Vittorio Gassman: Nerone
  • Gianna Maria Canale: Poppea
  • Cesco Baseggio: San Pietro
  • Raf Vallone: San Paolo
  • Marina Berti: Eunice
  • Primo Carnera: Ursus
  • Fosco Giachetti: Aulo Plauzio
  • Clara Calamai: Pomponia
  • Marcello Mastroianni: Tigellino
  • Alberto Sordi: Seneca
  • Lucia Bosè: Atte
  • Paolo Stoppa: Chilone
  • Ivo Garrani: Crotone
  • Renato Salvatori: Lucano
Doppiatori originali
  • Gino Cervi: voce narrante

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