Venexia in America!

di Homer


1472-1479: La Serenissima è impegnata da tempo in guerre con i Turchi, su tutti i fronti, dalla Grecia, all’Egeo,alla Dalmazia e pure in Istria, senza contare le lotte con gli altri Stati Italiani. In questo anno la veneziana Caterina Cornaro sposa il Re di Cipro, mentre tutti i domini veneziani resistono alla enorme massa turca. Nel 1473 i nobili Ciprioti cacciano la Cornaro da Cipro in seguito alla morte del Re. L’Anno successivo una flotta veneziana al comando di Pietro Mocenigo entra a Famagosta imponendo la restaurazione della Regina e tornando nell’Adriatico rompe l’assedio turco di Scutari, in Albania. Nel 1477 i Turchi assediano Lepanto che resiste, mentre però varcano Isonzo e Tagliamento, entrando in Friuli. Nel 1478 cadono sia Croia che Scutari, e l’anno seguente con la pace con la Sublime Porta Venezia cede gran parte delle Cicladi, l’intera Eubea,l’Albania, il Negroponte e Lemno oltre a diecimila ducati per il commercio nell’Egeo.

1480-1500: Santa Maura e Cefalonia cadono in mani Turche che incendiano pure Otranto. Tra 1481 e 1484 Venezia sostiene una guerra contro Ferrara e Napoli che si conclude con la riconquista del Polesine e di Rovigo. Nel 1487 Bartolomeo Diaz termina la circumnavigazione dell’Africa. Nel 1489 Caterina Cornaro cede a Venezia l’interezza di Cipro, mentre due anni dopo i Veneziani perdono a favore dei Turchi Modone e le fortezze della Morea. Nel 1492 Colombo apre le rotte dell’Atlantico, la Serenissima è conscia di dover studiare queste nuove rotte e così si inizia a pensare cosa fare in futuro, soprattutto perché nel 1498 Vasco Da Gama raggiunge Calicut e lo stesso anno per la prima volta i Veneziani non hanno abbastanza denaro per accalappiare tutte le spezie al porto d’Alessandria, urgono nuove soluzioni, così viene deciso di lanciare un navigatore Veneziano alla circumnavigazione dell’Africa, è Giovanni Caboto. Nel 1499 è ancora guerra e i Turchi giungono fino a Zara e massacrano la popolazione di Corone. Il Caboto arriva nel 1500 al Capo di Buona Speranza e l’anno successivo arriva a Calicut, per comprare le spezie direttamente, il tutto è un grandissimo successo commerciale e nel 1506 Venezia inaugura tratte commerciale continue con l’India, togliendo il monopolio ai Portoghesi, il tutto ricade sulla crisi per gli Ottomani che si vedono privati di ampie entrate sul commercio, visto che ora i Veneziani si approvvigionano direttamente dal produttore.

1501-1530: Al ritorno del Caboto vengono finanziate ulteriori esplorazioni in Oriente e nel 1508 sono aperti empori a Calicut e a Goa con il disappunto Portoghese, che dopo l’Occupazione di Ormuz pensava che Venezia non avrebbe più potuto approvvigionarsi. Nel 1508 la Lega di Cambrai contro Venezia riunisce Impero,Spagna e Francia e signorie Italiane come Mantova e Ferrara. Nel 1509 la guerra vede la Lega e il Papa suo alleato vicinissime al loro intento, con il controllo veneto delle sola laguna e di Padova, ma a fine anno la situazione si risolleva un po’, l’anno seguente il Papa passa dalla parte di Venezia, negli anni successivi i continui cambi d’alleanze e intrighi rendono impossibile una esatta ricostruzione storica da parte mia, perciò li evito, la guerra di fatto si conclude nel 1529 e lo status quo per Venezia, mentre Carlo V apre il suo predominio sull’Italia. Nel 1520 arriva la Riforma Luterana nella Serenissima che non viene contrastata per l’ideologia della separazione tra Stato e Chiesa, farà pochi proseliti. Nel 1530 finisce il dominio Veneziano dei vari porti pugliesi.

1531-1600: In questi anni parte il figlio di Giovanni Caboto, Sebastiano, che viaggiando verso occidente naviga dapprima nei Caraibi e poi scende verso sud, fino al Rio de la Plata, nel 1530 i suoi luogotenenti marciano a piedi per trovare il mitico regno del Birù (Perù), giungono fino alla Bolivia, viene lasciato un piccolo insediamento chiamato San Marco a presidiare il Rio de la Plata. Nel 1537 la Sublime Porta attacca e i Veneti perdono Corfù e numerose altre isole nell’Egeo, mentre assediano Nauplia e Monemvasia minacciando allo stesso tempo Creta. Nel 1540 viene ancora firmata la pace che cede ai Turchi gli ultimi possedimenti della Morea, Nauplia, Monemvasia, le isole occupate e l’entroterra dalmata, la popolazione slava tenta di riversarsi in Dalmazia ma i Veneti si rifiutano, lasciando la Dalmazia italofona, seppur quasi deserta. Altre spedizioni verso San Marco giungono lì e iniziano una operazione di occupazione della zona circostante mentre Caboto nel 1547 naviga nei Caraibi e impianta numerose basi nelle isole Sottovento. Dal 1562 il Sultano Turco vuole prendere Cipro e inizia nel 1564 prendendo Chio e nel 1570 Cipro è evacuata eccetto Famagosta che è assediata, la quale cade nel 1571 ed è sede di un atto osceno, la scorticazione di Bragadin, e lo sterminio dei difensori dopo la promessa del Sultano che gli rendeva salva la vita. Nel 1583 sorge la Compagnia Veneta delle Indie Occidentali, che si propone la colonizzazione delle Isole Sottovento, mentre nel 1591 la zona di San Marco è organizzata con un governo locale, seppur povera di ricchezze, la colonia cresce di popolazione.

1601-1699: I Primi anni vedono più che altro ad un consolidamento delle difese nell’Egeo e delle esplorazioni commerciali in Oriente e nei Caraibi. Nel 1613 inizia la guerra contro i Pirati Uscocchi, difesi dall’Austria, nel 1517, dopo diversi eccidi e assedi si torna allo status quo, con il riconoscimento dell’Adriatico come lago Veneziano, inizia la costruzione della cosiddetta “Armada Grossa”, una flotta di velieri da affiancare alla tradizionale “Armada Sottile” composta da barche a remi per poter affrontare la potenza spagnola. Nel 1630 la peste colpisce Venezia. Nel 1639 la Compagnia Veneta delle Indie Occidentali occupa l’isola di Pellestrina (St.Vincent per noi), stabilendovi una base per la lotta contro gli Spagnoli, anche se nell’isola deve essere ancora debellata la resistenza indigena. Nella Guerra dei Trent’anni, la Serenissima mantiene una posizione del tutto marginale nel conflitto. Nel 1644 i Cavalieri di Malta fanno scalo a Creta dopo aver affondato una flotta turca, e nel 1645 una flotta turca, che pareva andasse a Malta sbarca a Creta occupando la piazzaforte di Canea, per iniziare la guerra di Candia contro Venezia per il possesso dell’Isola. Nel 1646 i Veneziani sconfiggono i Turchi a Negroponte e avviando un blocco strettissimo per i Dardanelli. Nel 1647, oltre a Pellestrina è colonizzata anche l’isola di Famagosta (St. Lucia). Nel 1648 il blocco dei Dardanelli causa la caduta del Sultano Ibrahim II. Nel 1651 i Turchi sono sconfitti a Paro dai Veneti. Nel 1656 le navi Veneziane al comando di Lazzaro Mocenigo sconfiggono i Turchi e arrivano sotto una pioggia di fuoco e a costo della vita a minacciare la stessa Istanbul, causando un panico generalizzato a corte. Nel 1660 giunge a Candia un contingente francese d’appoggio ai difensori, mentre nel 1661 i Turchi perdono a Milo. Il 5 settembre 1669, dopo 24 anni di assedio, 29.000 caduti tra i difensori e 108.000 tra gli assedianti, Francesco Morosini firma la resa di Candia con l'onore delle armi e nel 1671 Creta è definitivamente persa. Nel 1672 è occupata anche l’isola di Candia (Dominica), nelle isole Veneziane inizia uno scellerato sterminio degli Indigeni grazie al lavoro coatto, che costringe nel 1674 alla prima importazione di schiavi neri sull’isola di Pellestrina. A San Marco invece, la colonizzazione di quella che per noi è l’Argentina procede a rilento. Nel 1684 Venezia aderisce alla nuova Lega Santa contro i Turchi e conscia della sua superiorità navale dichiara guerra per prima ai Turchi, per la prima volta. Lo scalo commerciale portoghese di Goa è strappato ai Portoghesi nel 1685 e nel 1687 gli stessi per paura di ulteriori perdite cedono Timor Est a Venezia. Tra il 1684 e il 1686 i Veneziani prendono Santa Maura, Corone, La Maina, Navarino, Modone, Argo e Nauplia. Nel 1687 Francesco Morosini conquista mezza Grecia compresa Atene e l’anno successivo è presa anche la Morea. Nel 1699 dopo continui perdi e riconquista con la pace di Carlowitz, l’intero Peloponneso è ceduto a Venezia che però lo cederà ad amministratori locali eccetto per i porti più importanti e le fortezze in due anni.

1700-1800: Tra il 1700 e il 1714 diverse lotte con le grandi potenze nei Caraibi e nelle Indie che causano la perdita di Timor Est di nuovo ai Portoghesi dopo appena diciotto anni nel 1705. Nel 1714 i Veneziani lottano contro i Turchi, ma a causa d’un intrigo ordito da Austria e Impero Ottomano è costretta a cedere la Morea al Turco. Continui screzi con l’Austria fanno crollare la potenza Veneziana e anche le colonie iniziano ad alzare la testa e già nel 1772 Famagosta si solleva per cercare l’indipendenza, reprime tutto il Plenipotenziario Veneziano delle Indie Occidentali Sebastiano Venier. Nel 1777 scompare la Compagnia Veneta delle Indie Occidentali, e l’amministrazione diventa civile. San Marco ormai controlla tutto l’estuario del Rio d’Argento (Rio de la Plata) e si appresta a colonizzare tutta la zona esterna dell’Argentina. Nel 1789 va al potere l’ultimo Doge, Lodovico Manin. Nel 1797 il governo è costretto a dichiarare la fine della Repubblica Veneta e chiama i Francesi in città, i Marinai Schiavoni e la popolazione cacciano i Francesi per la prima volta, reissando il vessillo di San Marco, e la flotta è a favore del ritorno del Doge, così Napoleone è costretto a sconfiggere i Veneti e se dapprima li voleva alleati alla Francia, dopo la conquista li cedette all’Austria con il Trattato di Campoformio. Goa è annessa dai Britannici il giorno stesso della fine della Repubblica, mentre nelle colonie iniziano delle agitazioni prima che anch’essa siano annesse da potenze straniere. Così nel 1797 Famagosta e Pellestrina si dichiarano indipendenti eleggendo Doge rispettivamente Sebastiano Venier (si è riciclato) e Adelmo Visentin, nel 1798 segue Candia che si erige in una repubblica con Presidente Francesco Rizzo. San Marco diventa indipendente un anno dopo come Repubblica con Presidente Provvisorio Simone Boscolo. Nel 1800 Famagosta e Pellestrina si confederano dando vita alla Repubblica delle Isole di Famagosta e Pellestrina.

Homer

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Bandiera della Repubblica delle Isole di Famagosta e Pellestrina Bandiera della Repubblica di Candia
Bandiera della Repubblica delle
Isole di Famagosta e Pellestrina
0000 Bandiera della
Repubblica di Candia
0000
Bandiera di San Marco che diventerà Argentina
Bandiera di San Marco
che diventerà Argentina

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Ecco il commento in proposito di Adriano Boni:

Ma che lingua si parlerebbe nelle Indie Occidentali Veneziane? Prendiamo l'esempio reale: il francese del Quebec (e della Louisiana). poiché i francofoni del Nordamerica sono discendenti per maggior parte di coloni originari dalla Normandia e dalla Bretagna, emigrati tra il '600 e il '700, la loro parlata ricorda molto la variante locale, e antiquata del Francese di quelle zone.

In un scenario del genere, una comunità di veneti o più in generale di elementi allogeni venetizzati, parlerebbe una sorta di italiano con l'accento settentrionale, con elementi lessicali del veneto antico.

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Renato Balduzzi gli risponde:

Non credo. Il francese del Quebec e della Louisiana assomiglia molto alle forme regionali della Normandia e della Bretagna. Ma in quelle regioni è sempre stata parlata una forma vernacolare del francese. Diciamo, con ampie semplificazioni, che era ed è differente dalla lingua standard quanto lo può essere il grossetano o il perugino dall'italiano standard.

Il veneto invece è una lingua a tutti gli effetti, non solo abbastanza diversa dall'italiano standard (anche quello dell'età moderna), ma anche considerata dai suoi parlanti come un linguaggio prestigioso, aristocratico. Considerando che fino al 1800 inoltrato l'italiano era una lingua che si apprendeva come il latino, vedo più facile che sia il veneto a fungere da base su cui si sedimenterebbero elementi lessicali toscani, galloitalici e naturalmente nativi americani. Questo ovviamente senza contare che, in caso di unificazione italiana, i veneti farebbero di tutto per conservare la loro specificità, a maggior ragione in America, dove l'italiano non serve per le comunicazioni ed è quindi solo un impiccio.

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Adriano Boni insiste:

Quello che mi chiedo, e voglio chiedere a tutti voi, nel caso di una lingua italiana nelle Antille e in Sudamerica, quali differenze potevano essere intercorse tra le due sponde dell'Atlantico.

Ecco alcune divergenze che potevano aversi prodotto nel tempo le due lingue:

1) L'uso del passato prossimo al posto di quello remoto:
- italiano standard: ieri mangiai una mela
- italiano d'America:ieri ho mangiato una mela

2) L'uso di "essere dietro a" al posto del gerundio:
- italiano standard: sto mangiando una mela
- italiano d'America: sono dietro a mangiare una mela

3) L'uso di "o" al posto dei dittonghi in "uo":
- italiano standard: uovo, lenzuolo, nuovo, vuoto
- italiano d'America: ovo, lenzolo, novo, voto

4) L'uso di "s" al posto della "c dolce":
- italiano standard: cielo, amicizia
- italiano d'America: sielo, amisizia

5) il pronome personale soggetto quasi sempre obbligatorio:
- italiano standard: mangio una mela
- italiano d'America: io mangio una mela

6) Il troncamento delle vocali finali, soprattutto dopo consonante in "n":
- italiano standard: sperone
- italiano d'America: speron

7) Alcune differenze lessicali:
- italiano standard: cambiare, macchia, sicurezza
- italiano d'America: cangiare, tacca, sicurtà.

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E questo è l'autorevole parere di MAS:

Penso che le differenze tra l'italiano d'America (legato alla colonizzazione veneta del Nordamerica (prima dell'unità d'Italia, che ipotizziamo avvenga nel 1861 come nella nostra Timeline, con un distacco delle colonie dalla Madrepatria veneta nel 1797) e l'italiano (tosco-italiano) adottato dallo stato unitario, sarebbero state assai più evidenti.

Sicuramente l'americano sarebbe più ricco d'arcaismi e, al tempo stesso, di neologismi e le differenze grammaticali sarebbero più marcate (nei dialetti veneti e lombardo orientali c'è l'uso del pronome clitico "me a go mangiat oena mela - mi a go mangià una mela"), molti termini risulterebbero incomprensibili (tortor o pedriol = imbuto; persega o persec = pesca, pedersém = prezzemolo; selem = sedano; schei = soldi ecc.), i verbi avrebbero forse una forma interrogativa (nel lombardo orientale e in quelli veneti esiste: an vai? e non an va?), con l'uso del pronome clitico penso che il pronome non sarebbe obbligatorio (come pure in italiano).

Tipico del veneto è anche l'interrogativo-esclamativo sottinteso o vuoto usato retoricamente; alcune varianti possiedono la particella enfatica A utilizzata per rafforzare i verbi o presentarli come novità (anche nel lombardo orientale).

Il mia (minga dei lombardi occidentali) farebbe parte dell'americano.

Per farla breve, un italiano e un americano si capirebbero solo poco più che un italiano con un ispanoamericano (s simile alla nostra e non allo spagnolo), e leggere l'americano sarebbe solo di poco meno ostico che leggere in portoghese (più simile nello scritto all'italiano che lo spagnolo).

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Adriano Boni avanza un'altra pazzesca proposta:

E se fosse stato Il Nordamerica la cosiddetta "Nuova Venezia", invece dei Caraibi e dell'Argentina? Il veneto(italo)americano sarebbe diventato la lingua più importante del mondo... così tanto da essere dominante rispetto all'italiano d'Europa!

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Renato Balduzzi va a ruota libera:

La prospettiva è davvero interessante. Ad esempio, Boston e Charleston non si chiamerebbero così, ma piuttosto "Bustòn" o "Ciarlestòn". New York sarebbe "Nova Venexia", con relativo stato omonimo. Le città dal nome ricalcato da località inglesi avrebbe un corrispettivo lombardo veneto. Birmingham potrebbe chiamarsi Berghemo (dal nome locale Berghem), Atlanta sarebbe presumibilmente ribattezzata Atalanta (!), Washington avrebbe, presumo, un altro nome, magari del locale liberatore delle colonie dal dominio veneziano o italiano.

Vediamo l'impatto della lingua sul nostro immaginario collettivo: la musica internazionale sarebbe cantata in veneto. I Beatles sarebbero probabilmente rimasti un fenomeno locale inglese, oppure avrebbero dovuto adattarsi al mercato internazionale cantando "Per piaser mi" in luogo di "Please please me" o "la te ama" invece di "she loves you". Mi domandavo però se il "country veneto", ma anche il "blues veneto" sarebbe stato simile a quello odierno. Probabilmente, mentre il country sarebbe una musica di festa, che discenderebbe direttamente dai canti polifonici da osteria (quelli dei Girasoli, tutti basso e fisarmonica per intenderci), il blues potrebbe nascere dai canti da lavoro degli schiavi neri nelle immense pianagioni americane sulla riva del Piave d'America (il Mississippi), derivato a sua volta dai canti di lavoro dei contadini padani.

Il mito dei cowboy sarebbe stato il medesimo, anche se forse più colorato di lombardo che di veneto, dato che dal '600 la Lombardia è sempre stata all'avanguardia nell'allevamento bovino. I cow boy sarebbero quindi per buona parte bergamaschi, mantovani e bresciani, che utilizzano tra loro una lingua specifica (magari simile al gaì, linguaggio dei pastori delle Alpi centrali) che li preclude al resto del mondo. Gli indigeni americani forse sarebbero visti in modo più accondiscendente, accostandoli alla figura dell'uomo selvatico del folklore alpino, tutto sommato positiva. Gli western quindi sarebbero presumibilmente molto diversi dai classici a cui siamo abituati, con un Gioan Rota al posto di John Wayne che parla un linguaggio duro e incomprensibile, in buoni rapporti con indigeni solitamente saggi e pacifici.

Gli hamburger probabilmente sarebbero gustati con la polenta, piatto nazionale americano. Le immense piantagioni di mais delle Grandi Pianure avrebbero sfamato per generazioni milioni di americani. Ma anche la cultura del maiale, e in generale dell'insaccato, fortemente viva in tutta l'Europa centrale, avrebbe preso piede. Forse avremmo fast food dove si vende luganega al centimetro. Inoltre, gli immigrati friulani avrebbero reso gli Appalachi e la California delle vere e proprie oasi del vino. Magari la Virginia, che è in un'ottima posizione, si sarebbe chiamata Vitigna!

La letteratura. Nella nostra timeline la prima timida letteratura americana affonda le radici nella tradizione preromantica inglese. C'è da scommettere invece che la letteratura veneto-americana si nutrirebbe di neoclassicismo. Probabilmente, sarebbero nati sul suolo americano letterati che avrebbero scritto cose molto simili a quello che scrissero Alfieri e Foscolo: tragedie di ispirazione mitologica e poesie difficilissime, lunghissime e fitte di riferimenti alla letteratura classica. Mentre in Italia questa tendenza sarebbe stata spazzata via dal Romanticismo (Manzoni con il suo 5 maggio fu uno degli ultimi esponenti), si sarebbe conservata in America, dove tra l'altro il vernacolo avrebbe conquistato man mano le sfere letterarie che inizialmente erano appannaggio della lingua italiana. Nel corso del '900 questo stile neoclassico dovrà per forza essere scalzato da qualcosa di più moderno. Forse, per affinità linguistica tra veneto e spagnolo,
dal Sudamerica potrebbe permeare il realismo magico di Gabriel Garcia Marquez.

Diverso il discorso sul teatro. Il Veneto ha dato i natali a Goldoni, uno dei più grandi autori di commedie di tutti i tempi. L'influsso della Commedia dell'Arte potrebbe essere fortissimo sul cinema, che partorirebbe copioni simili a quelli delle nostre commedie dialettali. Forse si potrebbe ancora riscontrare un eco del Ruzzante e della sua "satira del villano" basata sul rapporto conflittuale tra città e campagna. Importantissimo poi il rapporto con le maschere popolari, come Arlecchino, il Gioppino che rappresenta i contadini delle grandi pianure, Brighella ossia il simbolo dell'uomo furbo che fa fortuna nel Nuovo Mondo, Pantalone l'avido mercante veneziano che rappresenta il nemico degli interessi nazionali, che forse ispirerebbero i cartoni animati e le prime comiche slapstick. E magari su di loro potrebbero basarsi sit-com o cartoni animati sulla falsariga dei Jefferson o dei Simpson della nostra Timeline!

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E MAS chiosa:

L'idea del bergamasco-bresciano parlato nel far-west m'intriga assai: avremmo i 'aker (cow-boys), indià (indiani) e a Potranga (Pittsburgh) o a Cadindià (Indianapolis) la parlata somiglierebbe a quelle delle nostre valli; a Hità del lak Halat (Salt Lake City o Sità del lago Salado in americano ufficiale) avremmo una hità ölta e una hità baha... Pazzesco.

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