di Falecius
Nessuno vi darà mai il visto per entrare in Zartvonia; non troverete l’indirizzo della sua ambasciata su nessun elenco telefonico, perché nessun paese al mondo è così sconsiderato da ospitare un diplomatico zartvoniano. Questo potrebbe provocare le ire del Kazakhstan, il cui governo sostiene, con una qualche credibilità giuridica, che la Zartvonia sia parte del territorio kazako. I non informati possono legittimamente chiedersi cosa ci sia di così terribile nell’irritazione kazaka; è vero che nel diciottesimo secolo erano temuti come predoni e guerrieri, ma adesso qui tempi d’oro sono finiti. I ben informati osserveranno che il Kazakhstan è un esportatore di petrolio, con grandi ed allettanti riserve potenziali. Quelli che sono davvero addentro alla questione, infine, vi diranno che semplicemente non vogliono annoiarsi a discutere la faccenda, della quale, all’infuori del Kazakhstan, non importa assolutamente niente a nessuno. La Zartvonia è l’ultimo relitto della vecchia URSS, che ancora funziona (o più esattamente, non funziona) con il vecchio sistema economico e burocratico sovietico. Il presidente della Repubblica e segretario del Partito è Anatolij Nazarov. Con una modifica costituzionale, è stata legalizzata la proprietà privata. La sua. Tra le altre cose, Nazarov è proprietario dell’unica radio, dell’unico giornale, dell’unica agenzia immobiliare, delle uniche compagnie petrolifera, elettrica ed idrica e delle quattro fabbriche del paese, presidente dei tre club calcistici del locale campionato, e padrone dello stadio Nazarov della capitale, ribattezzata appunto Nazarovgrad in suo onore.
Tutto ciò che non appartiene a Nazarov appartiene allo Stato, di cui Nazarov è presidente, primo ministro, capo dell’esercito e ministro degli interni, degli esteri, della difesa e della pianificazione economica.
Se per qualche sventurata ragione vi trovate a Nazarovgrad, avrete serie difficoltà ad orientarvi. Tutte le strade della capitale si chiamano via Anatolij Nazarov o via Rakhman Nazarov, in onore del padre del presidente, notabile del PCUS ai tempi dell’Unione Sovietica. Il PCUS si chiama ancora così, ed è l’unico partito legale del paese. Anatolij Nazarov ne è Segretario. L’unica speranza che avete è di rintracciare Piazza Stalin, dove una campeggia una enorme statua d’oro massiccio, che rappresenta la riserva aurea della Banca Centrale, (di cui Ejmet Nazarov, il figlio unico e primogenito, è governatore) e che raffigura… Nazarov.
Considerata la quantità di compiti che ricadono sulle sue spalle, A. Nazarov è un uomo molto impegnato. Ciononostante ama molto farsi intervistare dal suo giornale, per cui almeno un volta al giorno interrompe i gravosi incarichi di governo e concede al direttore brevi risposte ai quesiti principali sulla direzione del paese, affinché il popolo, leggendo il giornale il giorno dopo, possa esserne informato. Non c’è rischio che non lo vengano a sapere, dato che non acquistare il giornale è un delitto contro la Nazione punito con la morte. L’incontro con la stampa è sempre assai intimo e cordiale, dato che Nazarov dirige il suo giornale personalmente e scrive di suo pugno tutti e quattro gli articoli. Una volta ha detto che l’idea di intervistarsi da solo gli è venuta da una giornalista italiana.
Nazarov si tiene molto informato sui fatti mondiali. Ogni giorno legge il rapporto che ha scritto il giorno precedente sulla sezione “Esteri” del suo giornale. In questo modo è in grado di monitorare i prezzi del petrolio in modo assoluto, dato che, che per quanto lo riguarda, li decide, o più esattamente li inventa, lui. Inoltre si fa inviare dall’Italia tutte le copie invendute di “Libero”. Dice che costa meno della carta igienica e funziona meglio, specie quando mettono in prima pagina una foto di Berlusconi.
Esistono solo due attività legali in Zartvonia: l’ascolto di concerti heavy-metal in stato di ebbrezza e il crimine organizzato. La differenza tra le due è sottile: dato che la Zartvonia non ha esistenza legale, qualsiasi azione intrapresa dai suoi cittadini è criminale a livello internazionale. In particolare il commercio estero, ossia l’unica attività economica produttiva nel paese. Nemmeno un lotto della produzione industriale locale, consistente in armi atomiche tattiche e ogive di gas nervino, è consumata nel paese; ciò è anzi proibito severamente, per evidenti motivi di sopravvivenza pubblica.
Del resto, se ascoltare heavy-metal è incoraggiato dal regime, suonarlo è invece un crimine. Perciò solo i gruppi esteri possono esibirsi nei sordidi locali che Nazarov ha acquistato ed approntato allo scopo. Generalmente, il pubblico locale è molto ricettivo verso la musica. La amano a tal punto, in effetti, che spesso, quando il gruppo smette di suonare, viene violentemente aggredito con bottiglie di vodka rotte e mazze da baseball. Più di una giovane promessa del metal più rumoroso ha visto la propria carriera stroncata dalla critica zartvoniana. Critica bruciante, nel senso che solitamente cosparge di benzina il malcapitato e lo brucia in mezzo a Piazza Stalin. Meritata punizione per gli stranieri che si sono introdotti illegalmente nel Paese! (illegalmente, in quanto mancavano di visto, ottenibile solo presso le inesistenti ambasciate zartvoniane)
Questo quadro terribile di autocrazia e dominio lascia però qualche speranza. Ad un sondaggio organizzato dall’Istituto Nazarov di Statistica e Ricerca, il 98,7% degli zartvoniani intervistati si è dichiarato “molto felice”, l’1% “abbastanza felice”, lo 0,2% “indeciso”. Gli altri, una decina di persone, sono stati immediatamente fucilati per tradimento. Dopo questa operazione, Nazarov ha potuto dichiarare pubblicamente sugli schermi della sua TV che l’infelicità è stata sradicata e bandita dalla Zartvonia.
Alle proteste degli attivisti per i diritti umani, Nazarov è solito rispondere che è impossibile che il suo paese violi la Convenzione sui Diritti dell’Uomo, dal momento che:
a) Secondo i loro governi, non esiste;
b) Non l’ha mai firmata né tanto meno ratificata.
Il problema della ratifica, di qualsiasi cosa, è serio, dal momento che il Soviet supremo, dove siedono le mogli, i figli, i fratelli, i nipoti ed i cugini di Anatolij Nazarov, non è mai stato riunito dal 1991, anno della proclamazione d’indipendenza.
L’indipendenza è anch’essa una faccenda presa molto sul serio, dal momento che, stando alla versione ufficiale zartvoniana, non è stata la piccola Repubblica a separarsi dal Kazakhstan, bensì quest’ultimo a dichiararsi indipendente dall’URSS. Nazarov è naturalmente al corrente del fatto che l’URSS ha cessato di esistere, ma obietta che la sua Repubblica, nell’esercizio della sua (di Nazarov, non della Repubblica) sovranità, ha scelto di continuare ad aderirvi. Di conseguenza, la Zartvonia ha il nome ufficiale di “Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche-Repubblica di Zartvonia ” (nota, "attualmente unico membro"), in cui la nota a piè pagina è parte integrante della denominazione (ometterla rappresenta reato di alto tradimento).
Nota: L'idea mi mi è venuta dalla Transnistria, che esiste davvero...
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L'idea iniziale è di William Riker:
Al termine di "Jurassic Park" (il romanzo, non il film omonimo), Isla Nuvlar viene coventrizzata dall'esercito costaricano, ma alcuni dinosauri sopravvivono e migrano sul continente dove divorano cibi ricchi di lisina, un aminoacido che essi non possono sintetizzare autonomamente. Ma che accade se, anziché su un'isola sperduta nel Pacifico, il miliardario John Hammond ha la cattiva idea di costruire il suo Jurassic Park in qualche angolo dell'Amazzonia o degli Stati Uniti occidentali? Dopo il collasso dei sistemi di difesa dovuto al tradimento di Dennis Nedry, i dinosauri (T-Rex incluso) fuggono e si disperdono in tutto il continente, cercando di riprendere possesso del mondo; in ciò sono aiutati dal fatto che gli scienziati della InGen hanno completato il loro DNA con DNA di rospo, e se di questo animale sopravvive una popolazione di sole femmine, alcune di esse cambiano sesso per assicurare la continuità della specie. Come l'umanità potrà combattere la minaccia proveniente dal Mesozoico?
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Ed ecco la proposta di Lucasauro:
POD: John Hammod ha l'idea di costruire Jurassic Park in California.
1989: a causa di Dennis Nedry i dinosauri sfuggono al controllo e invadono la costa occidentale americana; la guardia nazionale interviene.
1994: i dinosauri vengono sterilizzati e gli ultimi moriranno nel 2020 a causa di un misterioso virus.
2020: l'ultimo dinosauro muore nello zoo di Roma. Che ne dite?
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Il nostro Webmaster gli risponde:
Interessante, caro Lucasauro. Ma ci sono varie domande a cui è possibile cercare una risposta nella tua cronologia. In che modo nel 1992 la guerra contro i dinosauri influenzerà la campagna elettorale americana? George Bush padre riuscirà a farsi rieleggere contro Clinton promettendo il pugno di ferro? E se la guerra fosse più dura del previsto e un'alleanza tra Russia, Cina e Iran tentasse un attacco contro gli USA per togliere loro il ruolo di superpotenza? E se i dinosauri nascosti su nasvi raggiungessero l'Europa? E se i dinosauri erbivori venissero lasciati in pace ed abitassero l'Amazzonia, trasformata finalmente in un immenso bioparco per loro? E se Bin Laden usasse dinosauri addestrati per combattere le forze di invasione americane in Afghanistan e in Iraq? Tu che ne dici?
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Anche Toxon dice la sua:
E se invece, dopo il primo catastrofico impatto iniziale, i dinosauri vengono impiegati dall'uomo? Un'ipotesi è l'uso bellico; più che ai colossi come i tirannosauri io penserei ad animali più piccoli, più veloci, più intelligenti (e quindi più facili da addestrare) e più difficilmente rilevabili, come il Deinonychus, o magari il Velociraptor. Struthiomimus e Ornithomimus potrebbero essere cavalcati, e in capo a qualche decennio forse saranno usati così da qualche popolo nomade. I dinosauri erbivori potrebbero forse essere allevati e mangiati (si ricaverebbe un bel po' di carne da molti ornitopodi!), ma sapranno adattarsi a mangiare l'erba, che non esisteva nel Mesozoico?
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